Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 15 del 16 dicembre

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 15 del 16 dicembre

    • Francesco Zanardi – L’UE risponde all’istanza della Rete L’ABUSO. La comunicazione ai Membri

    Petizione n. 0354/2023 – Le osservazioni della Commissione Petizioni

    La Commissione è impegnata a combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori. Il 24 luglio 2020, la Commissione ha pubblicato una strategia globale dell’UE per una lotta più efficace contro l’abuso sessuale di minori.

    La strategia definisce otto iniziative concrete per combattere questi crimini online e offline, utilizzando tutti gli strumenti disponibili a livello UE, legislativi e non legislativi, come finanziamenti. In particolare, un’iniziativa chiave della strategia è garantire la completa attuazione della normativa vigente.

    La Direttiva 2011/93/UE2 stabilisce norme minime relative alla definizione penale di reati e sanzioni in materia di abuso e sfruttamento sessuale di bambini, materiale di abuso sessuale e adescamento di minori a fini sessuali. Richiede agli Stati membri adottare una serie di misure per prevenire gli abusi sessuali sui minori, come programmi di intervento per gli autori di reato, campagne di educazione e sensibilizzazione. La Direttiva stabilisce inoltre degli standard e obblighi per gli Stati membri in relazione ai procedimenti giudiziari e all’assistenza e misure di supporto per i minori vittime. Gli Stati membri sono tenuti a recepire la direttiva nei propri sistemi legislativi nazionali.

    Quanto alla denuncia dei reati, l’art. 16 rimuove gli ostacoli che potrebbero impedire la segnalazione, ma lo fa senza imporre un obbligo. Le regole di riservatezza imposte dalla legislazione nazionale su alcuni i professionisti il ​​cui compito principale è lavorare con i bambini non devono costituire un ostacolo alla possibilità, per tali professionisti, di segnalare qualsiasi situazione ai servizi competenti dove hanno fondati motivi per ritenere che un minore sia vittima di reati commessi dalla direttiva. Inoltre, impone agli Stati membri di adottare le misure necessarie per incoraggiare chiunque sia a conoscenza o sospetti che siano stati commessi reati previsti dalla Direttiva, a segnalare l’accaduto ai servizi competenti.

    Un obbligo potrebbe essere considerato nell’imminente revisione della Direttiva.

    Per quanto riguarda il certificato, per contrastare i rischi che i delinquenti possano riottenere l’accesso ai minori attraverso attività di lavoro o di volontariato, l’art. 10 della Direttiva attribuisce questo diritto ai datori di lavoro e reclutamento per attività professionali e di volontariato che comportano uno stretto contatto con i bambini a richiedere i precedenti penali delle persone da assumere. Obbliga inoltre gli Stati membri a fornire il casellario giudiziale quanto più completo possibile in risposta a tali richieste, ricorrendo al sistema europeo di informazione sui casellari giudiziari, ove opportuno, e a qualsiasi altra fonte adeguata di informazioni.

    Per garantire il rispetto degli obblighi sopra menzionati, la Commissione monitora attentamente l’attuazione della Direttiva 2011/93/UE negli Stati membri, compresa l’Italia, continua ad avvalersi dei poteri conferiti loro dai trattati nella misura necessaria per garantire una piena e completa implementazione.

    La Commissione sta preparando una revisione della direttiva. In questo contesto si sta valutando una possibile inclusione dell’obbligo per gli Stati membri di introdurre un obbligo, almeno per professionisti che lavorano a stretto contatto con i bambini nei settori dell’istruzione, dell’assistenza all’infanzia e della sanità, a segnalare alle autorità competenti se hanno fondati motivi di ritenere che è stato commesso o rischia di essere commesso un reato ai sensi della presente direttiva.

    Un altra un’eventuale modifica potrebbe mirare a rendere obbligatoria la richiesta del casellario giudiziale a datori di lavoro che reclutano per attività professionali e di volontariato che comportano uno stretto contatto con bambini.

    • Conclusione

    Si raccomanda di informare il ricorrente che, pur non sussistendo ancora alcun obbligo derivante dalla legislazione dell’UE impone ai singoli individui di denunciare gli abusi sessuali su minori alle autorità competenti, creando un obbligo legale, almeno per le persone che hanno contatti regolari con i bambini in virtù della loro professione, è attualmente allo studio.

    Inoltre, la Commissione sta anche valutando controlli obbligatori dei precedenti personali per le persone assunte per attività professionali e volontarie attività che comportano un contatto stretto e regolare con i bambini.


    • Federica Tourn – Un vescovo svizzero accusato di abusi sessuali

    Non si ferma l’onda lunga delle denunce di abusi sessuali nella Chiesa cattolica svizzera. L’ultimo episodio in ordine cronologico è arrivato a toccare i vertici della gerarchia ecclesiastica. L’attuale vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo, Charles Morerod, ha dichiarato che in base ad una testimonianza, il suo predecessore Bernard Genoud – deceduto nel 2010 – avrebbe abusato sessualmente di una 19enne. La violenza si sarebbe ripetuta più volte, nel periodo in cui Genoud insegnava filosofia al Collège du Sud di Bulle (Friburgo). È il primo caso a coinvolgere una personalità di tale rango.

    Morerod ha specificato che la presunta vittima, che verserebbe in uno stato di “grande sofferenza”, ha chiesto di rimanere anonima e per questo la Chiesa non indica il periodo in cui si sarebbero verificati gli episodi. La donna ha contattato l’attuale vescovo alcuni mesi fa. Già vittima di abusi in passato in altre circostanze, la donna si era rivolta a Genoud – che era amico dei suoi genitori –  proprio per confidarsi sulle violenze, ma questi avrebbe abusato della situazione. Parlando con Morerod – lui stesso un ex allievo di Bernard Genoud – la donna avrebbe detto di “essersi liberata di un peso, anche se il percorso è doloroso da intraprendere”.

    L’attuale vescovo ha dunque lanciato un appello a testimoniare, perché la lunga carriera da insegnante del suo predecessore potrebbe celare ulteriori vittime. Ordinato prete nel 1968, Bernard Genoud ha insegnato al Collège du Sud dal 1976 al 1994, ma ha lavorato come docente anche in altre scuole fra gli anni Settanta e Novanta. È stato vescovo dal 1999 fino al suo decesso nel 2010. L’obiettivo, ha detto Morerod, è “liberare la verità”. Perché “è compito della Chiesa non lasciare senza risposta la sofferenza di vittime schiacciate dal peso di un silenzio insopportabile”.

    La Chiesa cattolica svizzera continua così a essere travolta da una bufera di rivelazioni sconcertanti. Dopo la pubblicazione, nello scorso settembre, del primo studio scientifico sulla materia, realizzato dall’Università di Zurigo, si sono infatti succeduti gli annunci di nuovi casi.

    A novembre Felix Gmür, vescovo di Basilea e presidente della Conferenza dei Vescovi svizzeri (CVS), e Joseph Maria Bonnemain, vescovo di Coira, sono stati ricevuti in Vaticano da Papa Francesco. L’incontro è stato l’occasione per presentare al pontefice un insieme di iniziative prese dai vertici della Chiesa cattolica svizzera per affrontare l’attuale situazione e per prevenire che casi analoghi possano verificarsi in futuro.

    Fonte:

    https://www.tvsvizzera.it


    • Pierelisa Rizzo – «Le chat non sono manipolate»: la conferma del perito nel processo al prete per violenze sessuali su minori a Enna

    Non ci sarebbe stata alcuna manipolazione, nessuna modifica e nessuna alterazione negli  screenshot della chat, che era stata ammessa dal tribunale di Enna nel processo per violenza sessuale aggravata a danni di minori in cui è imputato il sacerdote Giuseppe Rugolo. Lo ha certificato in aula un perito che ne ha confermato la corrispondenza con l’originale. La chat riguarda una conversazione tra l’archeologo Antonio Messina, che ha denunciato il prete per gli abusi subiti quando era minorenne, e che da ultimo è stato, a sua volta,  querelato dal sacerdote per diffamazione, e una sua amica. Un dialogo che proverebbe, all’epoca dei fatti, le violenze subite dalla vittima. Ancora una volta, come era già successo nel corso della scorsa udienza,  di un processo che si celebra a porte chiuse per «esigenze di riservatezza», è saltata la requisitoria della pm Stefania Leonte. Un ulteriore rinvio che, in questo caso, si è reso necessario per via dell’assenza,  giustificata per malattia ,  di uno dei giudici che compongono il collegio per cui la requisitoria è slittata alla prossima udienza che è già stata fissata per mercoledì 10 gennaio. In quella stessa data ci saranno le conclusioni degli avvocati delle parti civili. Appuntamento successivo per martedì 13 febbraio con i legali dei responsabili civili,  la diocesi di Piazza Armerina  e la parrocchia di San Giovanni Battista di Enna. e gli avvocati difensori dell’imputato. La sentenza, con le eventuali repliche,  è prevista per martedì 5 marzo.

    Fonte (meridionews.it)


    • Alessio Di Florio – Un anno fa la pubblicazione “Vatican Shock: le radici oscure del caso Orlandi”

    Il 9 dicembre 2022 sul canale youtube del blog d’inchiesta giornalistica Notte Criminale è stato pubblicato da Alessandro Ambrosini e Marco Milioni il video “Vatican Shock: le radici oscure del caso Orlandi” con l’audio di alcune dichiarazioni nel 2009 di Marcello Neroni. La scomparsa di Emanuela Orlandi «trova una nuova chiave di lettura attraverso le parole di un insider della Banda della Magliana» si legge nella presentazione del video.

    Dodici mesi dopo Ambrosini su facebook ha pubblicato un riassunto di quanto accaduto dopo la pubblicazione. «Dodici mesi fa, io e Marco Milioni, pubblicammo l’audio che “rubai” a Marcello Neroni. La “spia alla francese” della Banda della Magliana. Una registrazione sul “caso di Emanuela Orlandi”che costrinse il Vaticano ad aprire un’inchiesta, dopo 40 anni. Indignò il Papa, a tal punto da parlarne nell’Angelus domenicale. Spinse la Procura di Roma a riaprire un fascicolo chiuso alcuni anni prima, moralmente impegnò il Parlamento a istituire una commissione d’inchiesta per indagare sulla sparizione della giovane cittadina vaticana. Vero o falso, quel documento che ho trattenuto nei miei cassetti per 13 anni, ha svolto il suo ruolo. In questi dodici mesi, il Vaticano ha giocato a silenziare questa particolare registrazione. Ha nascosto l’argomento e il personaggio registrato, “sotto il tappeto”. Ha “secretato” l’intera inchiesta, dando pubblicamente esito solo di testimonianze inutili. Gettando fumo sugli occhi. Non si scorda niente».

    «E purtroppo non è finita – ha commentato Pietro Orlandi – La commissione è passata anche al Senato, è diventata legge, bene. Manca solo che tutti i partiti consegnino i nominativi ai presidenti di camera e senato. Dopo un mese ancora nulla. Chiedo, entro quanto tempo dal voto al Senato devono presentare i nomi? Mi rispondono che questa clausola non è inserita e quindi i partiti non hanno un limite di tempo. Quindi se qualcuno vuole ancora rallentare per non far partire questa commissione basta che ritarda ad oltranza la presentazione dei nominativi del proprio partito. Spero che il mio sia solo un cattivo pensiero».


    • Federico Tulli – Il potere e la colpa

    Cose che difficilmente vedrete accadere in Italia. Nel pieno del primo scandalo che travolse nel 2010 la Chiesa cattolica tedesca il primo canale televisivo pubblico ARD propose per diverse volte dei faccia a faccia tra vittime di una violenza e sacerdoti anche di alto rango. Uno dei più noti “duelli” avvenne nel corso di un programma dal titolo “I preti e il sesso. Quanta verità accetta la Chiesa (cattolica)?  Il quesito dava anche il titolo a un’inchiesta giornalistica. E anche qui a parte rarissimi casi in Italia raramente ne sono state proposte di simili.

    Abbiamo chiesto un commento alla psichiatra e psicoterapeuta Annelore Homberg, presidente di Netforp-Network europeo per la psichiatria psicodinamica: ”Trasmissioni come quelle di ARD hanno avuto il pregio di dimostrare come la Chiesa cattolica si arroghi il diritto di costruire uno Stato nello Stato. Ed è un discorso che ovviamente vale in Germania come altrove. Da psichiatra dico subito che si è vista la patologia della Chiesa, il suo cinismo, l’ipocrisia. E l’incompatibilità dell’impianto giuridico della Chiesa con uno Stato di diritto, per le modalità di gestione sia degli scandali, sia dei rapporti con le vittime. Oltre alla distruzione che il violentatore provoca nella vita delle vittime, e che una di queste seppur segnata profondamente è riuscita a denunciare pubblicamente con estrema lucidità, c’è la violenza e l’assoluta mancanza di senso civico dei vescovi che li hanno “coperti”. Approfittando del fatto che le vittime, dato che vengono dall’ambiente cattolico, si rivolgono spesso prima a loro che alle autorità civili”. Così il crimine viene immediatamente insabbiato, col pretesto che si devono fare delle indagini interne, diciamo noi.  «Ma ovunque nel mondo la pedofilia è un reato che deve essere perseguito dalle autorità preposte», osserva dal canto suo la dottoressa Homberg. E non da compiacenti vescovi, come quello apparso in un’altra trasmissione di ARD, che continuava a sostenere che il suo prete, scaricando materiale pedo-pornografico da Internet, era «caduto in una trappola», come se vi fosse stato spinto da quei bambini violentati. Commenta la psichiatra: “Allora il “male” sarebbe nei ragazzini? La pedofilia è “colpa” loro? Temo che questo sia un pensiero non tanto latente in seno alla Chiesa. Psichiatricamente un pensiero interessante però non è un pensiero tanto sano”.

  • Mirella Gregori, l’appello della sorella: “Riaprite le indagini sulla sua scomparsa, va risentito il suo compagno di classe”

    Mirella Gregori, l’appello della sorella: “Riaprite le indagini sulla sua scomparsa, va risentito il suo compagno di classe”

    “Ci sono dei punti fondamentali legati alla scomparsa di mia sorella. Non capisco perché la procura di Roma non li prenda in considerazione. Per questo con il nostro avvocato Nicodemo Gentile stiamo lavorando a un memorandum di cose che a breve dovrebbero portare alla riapertura dell’inchiesta”. A parlare è Maria Antonietta Gregori, la sorella di Mirella Gregori, scomparsa il 7 maggio 1983, un mese prima di Emanuela Orlandi. Ospite a Cusano Italia Tv, chiede di riaprire il caso.

    “Ci sono dei punti fondamentali legati alla scomparsa di mia sorella. Non capisco perché la procura di Roma non li prenda in considerazione. Per questo con il nostro avvocato Nicodemo Gentile stiamo lavorando a un memorandum di cose che a breve dovrebbero portare alla riapertura dell’inchiesta”. A parlare è Maria Antonietta Gregori, la sorella di Mirella Gregori, scomparsa il 7 maggio 1983, un mese prima di Emanuela Orlandi. Ospite a Cusano Italia Tv, chiede di riaprire il caso.

    “Abbiamo depositato di recente presso la Procura di Roma una memoria, ricca di elementi utili per far luce sulla scomparsa di Mirella Gregori. Si tratta di una serie di tracce che potrebbero impegnare la Procura a presentare una richiesta di riapertura delle indagini al gip”, spiega il legale della famiglia Gregori.

    La sorella chiede siano sentite dalla commissione d’inchiesta avviata in Parlamento delle persone che potrebbero avere informazioni utili sul caso. Si tratta di un compagno di classe della ragazza e della proprietaria del bar sotto casa della famiglia.

    “Il fulcro della storia è tutto lì ed è da lì che bisogna ripartire. Sonia non può non sapere; e andrebbe sentito bene anche Alessandro, compagno di scuola di Mirella alle medie che si è più volte contraddetto, ci sono tanto di verbali a testimoniarlo. Così come furono contraddittorie le dichiarazioni degli amici di Alessandro. Davanti a queste telecamere e questi microfoni voglio ribadire il mio appello: chi sa parli”, è l’appello di Maria Antonietta Gregori.

    Il caso Gregori e quello Orlandi sono stati spesso collegati. Ora l’ultima richiesta: fare luce sulla sparizione della ragazza, senza farla passare per una vittima di serie B.

    https://roma.repubblica.it/cronaca/2023/12/12/news/mirella_gregori_emanuela_orlandi_appello_nuova_inchiesta-421637697/

  • La Chiesa cattolica ha affermato che una vittima di abusi meritava 250.000 dollari. Una giuria gli ha dato 3 milioni di dollari

    La Chiesa cattolica ha affermato che una vittima di abusi meritava 250.000 dollari. Una giuria gli ha dato 3 milioni di dollari

    Il caso della Corte Suprema è la prima volta che un processo civile contro la Chiesa cattolica viene esaminato davanti ai giurati.

    Venerdì la giuria ha emesso una sentenza contro la diocesi di Wagga Wagga per gli abusi commessi dal sacerdote Vincent Kiss. Il verdetto includeva la consegna alla vittima di 1,3 milioni di dollari a titolo di risarcimento danni esemplari, dopo che la diocesi aveva inizialmente affermato nella sua difesa legale di non essere a conoscenza degli abusi di Kiss sulla vittima, nonostante lui si fosse dichiarato colpevole di accuse penali nel 2002 e avesse scontato una pena detentiva di sette anni. .

    L’arcidiocesi ha ammesso gli abusi e ha modificato la propria difesa solo il 20 ottobre, quattro giorni prima dell’inizio del processo.

    Una volta che l’ordine sarà eseguito dal giudice Stephen O’Meara e saranno inclusi i pagamenti degli interessi, si prevede che la cifra del risarcimento sarà la più alta per una vittima di abusi clericali in Australia.

    La chiesa aveva affermato che l’uomo, a cui era stato dato uno pseudonimo durante il processo, aveva diritto a soli 250.000 dollari di risarcimento per dolore e sofferenza e non avrebbe dovuto ricevere alcun risarcimento per perdite economiche passate o future.

    L’avvocato Jonathan Brett, KC, che rappresenta la vittima, ha criticato le tattiche legali della chiesa e la sua incapacità di seguire le proprie linee guida sulla risposta agli abusi clericali storici, noti come “Towards Healing”, che limitano il risarcimento alle vittime a $ 150.000.

    “La guarigione delle vittime” è nel titolo, ed è quello che dovrebbero fare, “una risposta sensibile e compassionevole al denunciante deve essere la prima priorità in tutti i casi di abuso”, ha detto Brett alla giuria di sei persone. 8 novembre.

    “Le parole costano poco. Siamo nel 2016, e nel 2023 stanno ancora giocando a giochi di parole e dicono: “Bene, va bene, si è dichiarato colpevole, ma continuiamo a non dire che sia successo”. Fino a quando, praticamente, nel momento in cui entriamo dalla porta del tribunale, finalmente dicono: “Beh, sì, OK, è successo”.

    Brett aveva anche sostenuto che i danni esemplari erano giustificati a causa della mancata risposta della diocesi a una denuncia di abuso presentata contro Kiss nel 1968.

    Tuttavia, l’avvocato Roisin Annesley, KC, in rappresentanza del vescovo della diocesi cattolica romana di Wagga Wagga Mark Edwards, ha affermato nelle sue osservazioni conclusive alla giuria che la vittima ha avuto “una vita molto bella”.

    “Le prove dicono che non era angosciato dagli abusi, non c’era violenza o minaccia, non era spaventato, non odiava i Kiss”, ha detto Annesley alla corte.

    La vittima subì ripetutamente abusi da parte dei Kiss nel 1972, quando aveva 9 anni, e continuò per più di due anni.

    Nonostante una carriera di insegnante di successo nel NSW e nel Regno Unito, la vittima ha raccontato alla corte degli ingenti danni psicologici inflitti da Kiss, che ora ha 91 anni.

    In diverse occasioni, l’uomo è crollato mentre raccontava le molestie calcolate e gli abusi da parte del prete caduto in disgrazia, che all’epoca era direttore dei giovani della diocesi di Wagga Wagga.

    Kim Price, partner dello studio Arnold Thomas Becker Lawyers, che rappresentava il querelante, ha affermato che il verdetto della giuria sarebbe “l’importo più alto che la chiesa abbia mai pagato a una vittima”.

    “Questa decisione riflette l’indignazione della comunità contemporanea per gli abusi sessuali perpetrati dai preti pedofili e per la condotta della Chiesa”, ha affermato.

    “Costituisce un precedente storico e costringerà la Chiesa a riconsiderare seriamente, finalmente, il suo atteggiamento bellicoso”.

    Price ha detto che anche tre delle altre vittime di Kiss hanno avviato un’azione civile contro la diocesi, ma hanno accettato accordi finanziari riservati prima del processo.

    Famoso per il suo carisma, i capelli biondi tinti e la passione per le auto sportive europee, Kiss è stato condannato a più di 10 anni di carcere da un tribunale distrettuale di Sydney nel 2002 dopo essersi dichiarato colpevole di 13 accuse di aggressione a quattro giovani di età compresa tra 13 e 17 anni.

    Era stato precedentemente deportato da Vanuatu nel 1979, dopo essere stato condannato per quattro gravi reati di atti osceni.

    Kiss ha anche trascorso sette anni nella prigione di Ararat dopo essersi dichiarato colpevole presso il tribunale della contea di Victoria per aver rubato 1,8 milioni di dollari dirottando denaro da cinque enti di beneficenza legittimi nel suo ente di beneficenza fittizio, il Vanuatu Development Project, di cui era l’unico firmatario e beneficiario della sua banca. account.

    Kiss utilizzò i proventi per finanziare un’”orgia di spese”, inclusi 17 viaggi all’estero in cinque anni, tre proprietà a East Brunswick, Prahran e South Yarra e una villa nelle Filippine, a sud di Manila, dove aveva intenzione di ritirarsi.

    Divenne un frequentatore abituale del circuito sociale di Melbourne e un benefattore delle arti.

    Prima della drammatica caduta in disgrazia di Kiss, la socialite Sheila Scotter disse che era “un uomo assolutamente affascinante” mentre la miliardaria e mecenate Jeanne Pratt una volta lo descrisse come “come Gesù Cristo… Non è un sacerdote, è un santo”.

    La diocesi di Wagga Wagga non ha risposto alle richieste di commento.

    The Catholic Church said an abuse victim deserved $250,000. A jury gave him $3 million

  • Abusi nella Chiesa cattolica svizzera, ex vescovo sotto accusa

    Abusi nella Chiesa cattolica svizzera, ex vescovo sotto accusa

    Non si ferma l’onda lunga delle denunce di abusi sessuali nella Chiesa cattolica svizzera. L’ultimo episodio in ordine cronologico è arrivato a toccare i vertici della gerarchia ecclesiastica.

    Lunedì l’attuale vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo, Charles Morerod, ha convocato una conferenza stampa per comunicare che in base ad una testimonianza, il suo predecessore Bernard Genoud – deceduto nel 2010 – avrebbe abusato sessualmente di una 19enne. La violenza si sarebbe ripetuta più volte, nel periodo in cui Genoud insegnava filosofia al Collège du Sud di Bulle (Friburgo). È il primo caso a coinvolgere una personalità di tale rango.

    Anonimato, e appello a testimoniare

    Morerod ha specificato che la presunta vittima, che verserebbe in uno stato di “grande sofferenza”, ha chiesto di rimanere anonima e per questo la Chiesa non indica il periodo in cui si sarebbero verificati gli episodi. La donna ha contattato l’attuale vescovo alcuni mesi fa. Già vittima di abusi in passato in altre circostanze, la donna si era rivolta a Genoud – che era amico dei suoi genitori –  proprio per confidarsi sulle violenze, ma questi avrebbe abusato della situazione. Parlando con Morerod – lui stesso un ex allievo di Bernard Genoud – la donna avrebbe detto di “essersi liberata di un peso, anche se il percorso è doloroso da intraprendere”.

    L’attuale vescovo ha dunque lanciato un appello a testimoniare, perché la lunga carriera da insegnante del suo predecessore potrebbe celare ulteriori vittime. Ordinato prete nel 1968, Bernard Genoud ha insegnato al Collège du Sud dal 1976 al 1994, ma ha lavorato come docente anche in altre scuole fra gli anni Settanta e Novanta. È stato vescovo dal 1999 fino al suo decesso nel 2010. L’obiettivo, ha detto Morerod, è “liberare la verità”. Perché “è compito della Chiesa non lasciare senza risposta la sofferenza di vittime schiacciate dal peso di un silenzio insopportabile”.

    Una processione di casi

    La Chiesa cattolica svizzera continua così a essere travolta da una bufera di rivelazioni sconcertanti. Dopo la pubblicazione, nello scorso settembre, del primo studio scientifico sulla materia, realizzato dall’Università di Zurigo, si sono infatti succeduti gli annunci di nuovi casi.

    In settembre l’ombra della vergogna ha toccato Bernard Sonney, vicario generale della diocesi di Losanna, Friburgo e Ginevra. In seguito ad una denuncia presentata in Procura da una presunta vittima, Sonney – il braccio destro dell’attuale vescovo Morerod – si è autosospeso fino alla conclusione dell’indagine. In occasione di quell’annuncio, la curia romanda ha inoltre comunicato di aver sospeso un prete nel canton Neuchâtel per fatti, di cui non sono stati forniti dettagli, commessi all’estero e segnalati da un presule straniero.

    Sotto pressione anche la diocesi di Lugano, individuata dal gruppo di ricerca di Zurigo come particolarmente attiva nel far scomparire dagli archivi le prove di presunti abusi. È stato pertanto richiesto l’accesso agli archivi di collegi e scuole cattoliche ticinesi, mentre da più parti si è sottolineata l’esigenza che, data la cancellazione di prove su episodi avvenuti nel cantone, in Ticino si vada a fondo della questione con indagini alla ricerca di potenziali vittime.

    Altri sviluppi

    A novembre Felix Gmür, vescovo di Basilea e presidente della Conferenza dei Vescovi svizzeri (CVS), e Joseph Maria Bonnemain, vescovo di Coira, sono stati ricevuti in Vaticano da Papa Francesco. Secondo la CVS, l’incontro è stato l’occasione per presentare al pontefice un insieme di iniziative prese dai vertici della Chiesa cattolica svizzera per affrontare l’attuale disastro e per prevenire che casi analoghi possano verificarsi in futuro. In settembre, d’altra parte, la Santa Sede aveva confermato l’apertura di un’inchiesta sulla situazione svizzera.

    Appena una manciata di giorni dopo il viaggio dei vescovi elvetici a Roma, però, un’inchiesta della Radiotelevisione svizzera di lingua francese RTS ha rivelato il caso dell’abate ad interim dell’Abbazia di Saint-Maurice, accusato di aver abusato di un novizio. Secondo il sacerdote, si sarebbe trattato di una relazione consensuale. Altri nove religiosi sarebbero tuttavia coinvolti in casi di abusi sessuali in seno all’Abbazia, in base alle testimonianze raccolte da RTS. E ancora, sempre nelle stesse settimane, un prete è finito sotto inchiesta a Coira, nel canton Grigioni.

    Un primo risultato della valanga di rivelazioni riguarda la crescente quantità di persone che in Svizzera decidono di uscire dalla Chiesa – quella cattolica, ma anche quella riformata. Intanto, la Conferenza dei Vescovi svizzeri ha annunciato l’istituzione di un tribunale ecclesiastico che si occuperà solo di abusi sessuali. Fra storie vecchie, e casi più recenti che continuano ad emergere, insieme ai molti appelli a testimoniare, il neonato tribunale potrebbe avere molto da fare.

    https://www.tvsvizzera.it/tvs/qui-svizzera/abusi-nella-chiesa-cattolica-svizzera–ex-vescovo-sotto-accusa/49049676

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 14 del 9 dicembre

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 14 del 9 dicembre

    Federica Tourn – Gli 80 anni dei Focolari, tra luci e molte ombre

    Margaret Karram e Jesús Morán, presidente e copresidente dei Focolari, sono stati ricevuti in udienza dal papa il 7 dicembre, giorno in cui ricorrono gli ottanta anni dalla fondazione del movimento da parte di Chiara Lubich. Nel pomeriggio, il cardinale Kevin Joseph Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, ha presieduto una messa di ringraziamento nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, insieme ad altri cardinali e vescovi. Una celebrazione in pompa magna per un movimento che ha dovuto ammettere di avere al suo interno diversi casi di pedofilia (66 i casi individuati dal 1969 al 2012, secondo i dati raccolti dalla Commissione interna dei Focolari): il più eclatante è senz’altro quello di Jean-Michel Merlin, un focolarino francese che ha violentato almeno 37 bambini e che è stato definito un «abusatore seriale di minori».

    Meno di due settimane fa, il 25 novembre, lo stesso papa ha però nominato Margaret Karram membro del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita: una decisione che ha destato stupore e scandalo fra le vittime e i fuorisciti dal movimento. L’Oref, organizzazione ex focolari, ha scritto una lettera aperta al cardinale Farrell in cui sottolinea la grave incompatibilità della nomina della presidente dei Focolari con la funzione di tutela che il Dicastero riveste in caso di denunce di abuso all’interno dei movimenti. «Questa nomina – si legge nella lettera di Oref – si configura come un grave conflitto di interessi: per noi e per le vittime di abusi, quel Dicastero era l’ultima istanza cui rivolgersi nella speranza di ottenere ascolto, comprensione e giustizia. E ora?».

    Ora, chi controlla adesso il controllore? La contraddizione appare evidente, soprattutto se si pensa alla “tolleranza zero” sugli abusi proclamata più volte da Bergoglio. «Margaret Karram dovrebbe contemporaneamente operare per risolvere il problema degli abusi all’interno del Movimento dei Focolari ed esprimersi poi sulle accuse di questi ultimi in seno al suo Dicastero», spiegano gli ex focolarini.

    Approvato dalle gerarchie ecclesiastiche nel 1962 (quasi vent’anni dopo la sua fondazione) con il nome di Opera di Maria, il movimento dei Focolari ha la sede centrale a Rocca di Papa ed è oggi diffuso in 182 paesi.

    Fonte: Domani


    Ludovica Eugenio

    E’ dedicato interamente al tema degli abusi nella Chiesa l’ultimo numero, il quarto de  2023, della rivista internazionale di teologia Concilium. Un tema già affrontato nel 2004, in un numero intitolato “il tradimento strutturale della fiducia”, che oggi viene ripreso e attualizzato. Cosa si intende per abuso? Lo spiega l’editoriale: “abuso – si legge – è un termine problematico perché potrebbe suggerire che vi possa essere un uso “corretto” di una persona, in contrasto con il suo ab-uso.

    Ciò non è possibile: non esiste un “uso” giusto o sbagliato di una persona, giacché una persona non dovrebbe mai essere usata. Eppure questa terminologia fa emergere esattamente il nocciolo della questione: nei casi di abuso sessuale gli individui non sono percepiti e rispettati come soggetti e persone. Sono usati, oggettivati, strumentalizzati. L’abuso è quindi sempre un abuso di potere e un abuso di fiducia, soprattutto nei rapporti di dipendenza. In particolare, nei rapporti di direzione spirituale o di cura pastorale. Proprio questo è il fulcro di questo fascicolo.

    Concilium tratta il tema da diverse prospettive e su un piano internazionale, registrando la difficoltà di contesti molto diversi tra loro in alcuni dei quali è ancora difficile mettere a tema l’abuso clericale. Vi sono dunque contrubuti molto diversi, ma tutti accomunati dal fatto che il contesto istituzionale in gioco è sempre la chiesa. Viene dunque messo in discussione il ruolo e la responsabilità istituzionale e teologica della chiesa cattolica, sia nel consentire relazioni di abuso sia coprendo e insabbiando.

    Undici i contributi presenti nel numero, tra i quali quelli della teologa tedesca Ute Leimgruber sulla rilevanza teologica della narrazione delle vittime, quello della teologa francese  Marie-Jo Thiel sul Rapporto Sauvé nella Chiesa francese, della ex religiosa, vittima di abusi Doris Reisinger sull’abuso spirituale e di p. Hans Zollner, preside dell’Istituto di antropologia della università Gregoriana sul significato della rielaborazione.


    Alessio Di Florio – L’ascolto che non ascolta del Vaticano

    Ascolto. Tante volte papa Francesco, Zuppi o altri della CEI hanno usato questa parola. Ascolto delle vittime, ascolto delle donne, ascolto di tante e tanti. A parole, la verità come spesso accade dietro le mura vaticane è un’altra come sottolinea questa dichiarazione di “Donne per la Chiesa”.

    Leggiamo la notizia che uno dei temi che verrà trattato da Papa Francesco, riunito con il gruppo dei 9 cardinali in questi giorni, sarà “la dimensione femminile nella Chiesa”. Da una parte ci incuriosisce cosa potrà emergere; dall’altra ci delude che, di nuovo e nonostante le tante istanze della nostra associazione, come di altre, le donne siano assenti al tavolo dove si parla del loro ruolo.

    Parlano di noi e su di noi ma non con noi.

    Auspichiamo invece e continuiamo a sollecitare un dialogo più autentico e sinodale, dove le donne siano soggetti del proprio processo di partecipazione nella comunità ecclesiale e dove si possa parlare di ministerialità così come di altre riforme necessarie.

    Alcune di noi insieme a tante teologhe e teologi contemporanei si domandano se non sia tempo per un superamento del principio petrino e mariano. Aggiungiamo che questa modalità binaria di definire la realtà presuppone separazione e impone paletti che ingabbiano invece di liberare i carismi di ciascuna e ciascuno.

    Abbiamo la sensazione che questo arroccarsi su alcune specifiche posizioni o teorie teologiche, di nuovo, nasconda un timore per una partecipazione sempre più ampia delle donne nella Chiesa.


    Francesco Zanardi – Ci siamo fatti in TRE. Nasce Rete L’ABUSO WEB PORTAL con tre siti tematici dedicati
    Un’esigenza per continuare a mantenere un servizio informativo di eccellenza, soprattutto in Italia dove l’informazione è estremamente carente, tanto da venire troppo spesso meno a quella che dovrebbe essere la sua funzione sociale.

    Una scelta radicale che valorizza con i suoi contenuti la stessa storia del paese e le inascoltate proteste dei sopravvissuti, documentata con migliaia di contenuti di cui molti non più reperibili sul web, ma presenti nel nostro archivio.

    Il nuovo PORTALE trova oggi all’indirizzo solito test.retelabuso.org/ tre distinte strutture:
    Il PORTALE – ASSOCIAZIONE SOPRAVVISSUTI che conterrà i soli contenuti relativi all’Associazione, l’operato negli anni, i consigli e i servizi MEDICI e LEGALI regionali, per le vittime.

    Il PORTALE – TG NEWS – NOTIZIE REGIONALI contenente non solo tutte le edizioni del TG NEWS ma la selezione di tutte le notizie di archivio storico, suddivise per Regione e categoria.

    Il PORTALE – OSSERVATORIO PERMANENTE contenente gli unici dati statistici italiani.
    I database sui sacerdoti accusati; quelli condannati; le strutture della chiesa per curare i preti pedofili (nessuna per le vittime); i vescovi insabbiatori tuttavia rimasti al loro posto in Itali, malgrado il Motu proprio; le statistiche sulla base europea; i riscontri sull’entità del fenomeno in Italia.

    Dati unici in quanto a differenza degli altri paesi, l’Italia non ha mai prodotto.
    Come è visibile a colpo d’occhio da ogni portale di accesso tematico, emerge uno storico molto chiaro, malgrado i contenuti siano gli stessi di prima.

    La struttura in realtà, malgrado i tre PORTALI tematici permette tramite la ricerca interna al PORTALE – indipendentemente dal portale utilizzato – la scansione dell’intero ARCHIVIO STORICO, con contenuti documentali che partono dal 1870 con sentenze di condanna (all’epoca MORALE) del RE d’Italia Umberto 1° e continuano con la storia “censurata” dalla memoria del paese, come lo “scandalo” di Varazze, luglio 1907, dietro ai preti pedofili, la guerra civile che in due giorni da Savona, travolse tutta Italia.
    I tre PORTALI sono già attivi e consultabili a pieno regime nella maggior parte dei servizi, alcuni ancora in fase di riallestimento.


    Pierelisa Rizzo

    La chiameremo Sheila ed è l’assistente sociale che ha testimoniato in tribunale ed ha contribuito a mettere in prigione uomini che hanno abusato di bambini e adolescenti ospiti degli orfanatrofi cattolici Madonna Manor e Hope Haven, a diverse miglia da New Orleans. “Ho provato. Ho fatto tutto quello che potevo per far arrestare quell’uomo”, ha detto, riferendosi a Harold Ehlinger, che viveva in un dormitorio quando il suo lavoro quotidiano fare l’assistente sociale ai ragazzi del Madonna Manor, ora chiuso.

    Questi due edifici, che ospitavano gli orfanatrofi belli allora e ben curati,  sono stati il rifugio di sadici e violentatori per decenni, beni immobili importanti  nella protezione dalla bancarotta che l’arcidiocesi ha voluto nel 2020, affrontando cause legali per le vittime di abusi. Il caso della Chiesa ora supera le 500 denunce di abuso grazie anche ad una legge della Louisiana , a rischio di sopravvivenza, che ha eliminato i termini di presentazione delle domande per le vittime.

    Man manco che si va avanti sta emergendo i contorni di una cultura religiosa criminale sotterranea con circa 100 denunce di abusi incentrate sui due orfanotrofi.

    Lo chiameremo Leon. Nato nel 1971, fu mandato a Madonna Manor da una famiglia che si era separata, alla fine del 1982 o 1983. “Invece di subire abusi, scappavo – troppe volte per poterle contare.  Era praticamente una prigione”. Era l’autunno del 1980, quando Sheila andò a lavorare al Madonna Manor. Nella consulenza e nella terapia di gruppo trovò ragazzi arrabbiati, cinici e che agivano per gli abusi sessuali subiti

    Sheila,  se n’era già andata quando arrivò Leon. Le autorità della Chiesa avevano permesso al fratello Harold Ehlinger di risiedere in un cottage vicino a Hope Haven.

    “Il fratello Harold era come il capo- dice Leon –   A volte indossavano maschere per nascondere la loro identità così non sapevi chi ti avesse violentato”.

    Ehlinger era uno del gruppo di presunti pedofili presenti a Hope Haven e Madonna Manor, secondo varie cause pendenti, deposizioni e documenti che forniscono nuovi, agghiaccianti particolari su due delle istituzioni più famigerate legate alla crisi degli abusi del clero cattolico, ma i cui dettagli sono stati in gran parte sepolti nel passato. La storia di Leon è solo una delle decine di testimonianze drammatiche . C’è Joe, violentato da Martin Marie, un membro delle Suore Scolastiche di Notre Dame e che, secondo Joe, non è stata l’unica suora complice delle percosse e degli abusi sessuali che ha subito sull’orlo della pubertà. C’è Rene Perez,  investito mentre a bordo della sua bicicletta era fuggito dall’orfanatrofio.

    Non è chiaro quando esattamente le due istituzioni la Hope Haven che aprì negli anni 20 e la Madonna Manor, aperta pochi anni dopo,  siano diventate una calamita per i pedofili e le persone inclini a comportamenti sadici. Ma 17 cause legali avviate nel 2005 contenevano accuse risalenti agli anni ’50 che descrivevano abusi orribili.

    Una figura importante nel contenzioso del 2005, è un prete di nome Ray Hebert, direttore delle due strutture dal 1966 al 1971.

    Hebert,  che era un monsignore  aveva la responsabilità degli orfanotrofi ed era a conoscenza delle dinamiche interne alle due strutture. Era lui che dopo avere accettato l’incarico, negli anni ’90 come vicario del clero presso l’arcidiocesi di New Orleans, avrebbe dovuto indagare sui preti accusati di abusi sessuali su minori.

    Hebert avrebbe stilato un rapporto al suo capo di allora l’arcivescovo Philip Hannan su una conversazione che aveva avuto con padre Lawrence Hecker accusato varie volte di abusi e ora in carcere in attesa di processo . Rapporto poi distrutto.

    Alla fine, dopo che l’arcidiocesi ha risolto la controversia Hope Haven-Madonna Manor per 5 milioni di dollari, le vittime che hanno nominato Hebert  hanno ritirato le accuse contro di lui.

    Tra il 2010 e il 2020, l’arcidiocesi ha risolto più di 130 denunce di abusi sessuali, per un totale di 11,7 milioni di dollari, in molti casi richiedendo alle vittime di firmare accordi di riservatezza

    L’arcidiocesi non avrebbe mai pagato un tale risarcimento se non considerasse credibili le vittime .

    Pierelisa Rizzo

    Fonte The Guardian.

  • Grazie Francesco

    Grazie Francesco

    Buongiorno a tutte e tutti e buongiorno a te Francesco. Ho appena letto l’articolo sul “triplicamento” dei canali internet della Rete, e ci tengo veramente a farti i miei complimenti e soprattutto a ringraziarti.

    Sei un piccolo GRANDE uomo Francesco, e ti voglio sinceramente un gran bene !

    E pensare che qui in Francia e in Italia mi fanno pure i complimenti, perché hai dichiarato ultimamente (e indebitamente) alla stampa, che sono uno dei “fondatori” della Rete, quando sono invece solo una vittima, umile ma sfegatato sostenitore, che ti chiese il tuo aiuto e aderì a Rete L’Abuso solo nel 2015, quando mi hai dato una mano e fatto un gran bene coi tuoi consigli e le tue lettere.
    E ne avevo veramente bisogno, visto che, solo da qualche mese, avevo subito il doloroso “gran risveglio” della mia amnesia traumatica, e ci son stato talmente male che ho rischiato seriamente l’ospedalizzazione psichiatrica, talmente la scoperta dei dettagli “segreti e segregati” della mia infanzia mi fece vacillare.

    E la Rete sei tu Francesco, tutto poggia sulle tue sole spalle.

    Si, ho aiutato per il logo (è il mio mestiere) e scrivo molto e intervengo per la causa comune come un dannato senza pace, come e quando posso, soprattutto qui in Francia dove vivo da più di 20 anni. Vado anche volentieri con le altre vittime in piazza San Pietro a Roma, o sulle gradinate del Sacro Cuore a Parigi, con striscioni e una valigia di urla per gridare la mia rabbia. Rabbia intatta malgrado più di 8 anni di psicoterapie che non mi hanno certo guarito, perché per me è troppo tardi per “guarire”, ma che mi hanno almeno aiutato a rompere il silenzio e a sopportarmi da “sopravvissuto” (come noi vittime amiamo definirci).

    Per fortuna per i “sopravvissuti” non è più esattamente cosi oggi. Per quei minori che grazie anche all’aiuto dei tanti avvocati volontari della Rete (come Mario Caligiuri) e grazie a quella cultura della verità che hai grandemente influito a far emergere in Italia, riescono finalmente a parlare e soprattutto ad essere ascoltati dagli adulti. E questo, in queste tristi circostanze cambia tutto, se non altro perché il sostegno psicologico immediato, il sentimento di sentirsi finalmente ascoltati e soprattutto la giustizia, evitano che la violenza dello stupro e del diniego finiscano per compromettere per sempre la fragile coscienza di un minore in divenire.

    Quindi si, hai fatto e fai molto per le vittime e la giustizia Francesco. Ma la giustizia esiste in Italia? Purtroppo siamo l’unico paese al mondo tra quelli detti “civili” a negarla, e a non aver creato (come ad esempio qui in Francia), una commissione indipendente d’inchiesta per far luce sui crimini pedofili che i ministri della Chiesa Cattolica Italiana perpetrano da decenni, coperti da una cultura del silenzio e dell’insabbiatura che non solo la rendono responsabile di quanto è accaduto, ma tristemente complice. E purtroppo molto più di qualsiasi altra istituzione a contatto con i bimbi, se non altro perché le leggi del Concordato mussoliniano tra Stato e Chiesa del 1929, tuttora in vigore, le permettono facilmente di eludere le inchieste e gli accertamenti degli inquirenti di giustizia italiani.

    Come se il Concordato non bastasse poi, si fa ancor peggio in Italia. Perché il governo italiano, e solamente per “aiutare” la Chiesa, autorizza l’imputato ad indagare su se stesso. Ed è cosi che è stata creata una commissione fantoccio tutt’altro che indipendente, presieduta dal presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) mons. Matteo Zuppi, alla quale è stato affidato il compito di indagare su quei crimini e quei criminali che per decenni, di fatto, la Chiesa ha coperto e continua a coprire. E chiamano questa “giustizia”? Solo in Italia è possibile un paradosso del genere.

    Qui in Francia, paese realmente laico non solo sulla carta costituzionale, il popolo in furia sarebbe sceso nelle piazze e avrebbe chiesto ai politici di rendere i conti. E in Italia? Il potere della Chiesa è talmente forte, diffuso e capillare, che quasi tutta la stampa e la classe politica si genuflette di fronte al Papa, e nega ai propri cittadini il più elementare diritto all’informazione e alla giustizia. Diritto negato da quei politici che osano poi qualificare l’Italia come une stato democratico e di diritto!

    È una vergogna tutta italiana che conferma ancora una volta lo sfacelo della nostra società e la perdita di qualsiasi riferimento morale e culturale. E non è una questione di destra o di sinistra, di atei o di credenti, ma di civiltà! Solo di civiltà.

    Tutte le vittime come me qui in Italia hanno rotto il silenzio solo grazie a te Francesco. Piccolo grande uomo che dedica tutto il suo tempo e tutta la sua vita a questa nobile causa, non certo per vendetta, non certo per anticlericalismo becero, perché la Chiesa Cattolica esiste da duemila anni e esisterà sempre, ma perché umanamente saresti incapace più di qualsiasi altro uomo di continuare a esistere mentre altri bimbi continuano a farsi stuprare dai ministri della Chiesa Cattolica. Esistere mentre altre giovani coscienze appena sbocciate si fanno spezzare in volo e per la vita intera, solo per aver innocentemente frequentato una istituzione, quella cattolica; creata in nome della “giustizia universale”, ma che di fatto, difende invece i criminali pedofili che si sono annidati in massa nel suo seno, visto che non denunciandoli la Chiesa li protegge, fino a trasformarsi nel corso dei decenni in un paradossale “paradiso universale” per pedofili.

    È insopportabile pensare che questo accada ancora oggi e nell’indifferenza. Insopportabile per le vittime, insopportabile per chi come te Francesco, è riuscito come Golia a far vacillare il gigante della menzogna, menzogna che non è certo stata sconfitta, è solo stata scalfita perché in parte resa pubblica. Ma finalmente e giustamente la Chiesa si fa criticare dalla società civile e da tutti quei fedeli scandalizzati da quanto scoprono, e scandalizzati dall’attuale inazione che ne segue. Perché malgrado tutte le parole di scusa e i buoni propositi del Papa, i fatti non seguono.

    Il primo “report” italiano della CEI ci racconta solo l’ennesima campagna di informazione per distrarre e far tacere il popolo. Non si tratta di una vera e oggettiva inchiesta indipendente, ne di veri provvedimenti cautelativi o disciplinari, e le vittime sono tuttora inascoltate e non hanno ricevuto nessun indennizzo, almeno per le loro cure psichiatriche. Penso ad esempio alle vittime degli ignobili pedofili dell’istituto religioso per sordomuti Provolo di Verona, che malgrado le evidenze raccapriccianti che sono emerse nei tribunali e lo scalpore suscitato dal caso, ancora aspettano giustizia.

    La mortifera cultura clericale che si è impossessata della Chiesa da decenni ha reso tutti complici. Perché i vescovi e i cardinali che non sono direttamente colpevoli di crimini pedofili, sono comunque colpevoli di omessa denuncia di crimini altrui, e i rari non coinvolti si potrebbero purtroppo contare sulle dita di una sola mano. E anche se il Papa fosse pieno di buona volontà, si fa di tutto alle sue spalle per rallentare il processo, perché hanno paura, paura di perdere il loro potere, i loro privilegi e paura della giustizia, quella civile e non quella divina. Quella che non ci stancheremo mai di esigere, noi della Rete, aiutati anche da quei tanti cattolici di buona volontà.

    Si, perche molti credono che la Rete sia una associazione anticlericale, e del resto alcuni fanatici ci trattano pure da “satanisti”, credendo in questo modo di difendere la loro chiesa (che invece contribuiscono a demolire), ma non è vero affatto!

    Attorno e all’interno di Rete l’Abuso ruotano anche preti (quelli veri) e persone profondamente credenti e cattoliche che lottano anche per salvare la Chiesa e scacciare dal suo interno i criminali. Come Cristina Balestrini, madre di una vittima e profondamente cattolica, che fin dall’inizio si è sentita personalmente implicata e ha ricoperto e ricopre tuttora ruoli fondamentali e importanti nella nostra associazione.

    E poi ci sono quelli come me, vittime che purtroppo hanno perso la fede a 9 anni a causa di uno stupro subito proprio in un confessionale (e non ci biasimate) ma anche vittime credenti. Perché credenti o non credenti, di destra o di sinistra, come vi ho già detto, si tratta di una questione di civiltà. E perché il silenzio e la menzogna uccidono, non solo la civiltà, non solo noi vittime, ma anche i nostri figli.

    Mio malgrado e solo perché vivo in Francia, sono diventato da un paio di settimane un caso unico. L’unica vittima italiana di un crimine pedofilo clericale prescritto dalla legge, ascoltata e risarcita (seppur simbolicamente) da una Conferenza Episcopale, ma non quella italiana, la CEI, ma quella francese, la CEF. Anche perché in seguito a l’ennesimo rifiuto per “extraterritorialità”, ho minacciato di incatenarmi sul cancello dell’Arcidiocesi di Lione di fronte alla stampa nazionale e internazionale, di scrivere una lettera alla Corte di Giustizia Europea dei Diritti Umani, e non ultimo, di scriverne una anche Macron (e qui in Francia è possibile farlo) per chiedere al mio Presidente di far pressione sulla Chiesa Cattolica per proteggere uno dei sui cittadini. Se fossi stato solo un “povero cristo italiano” e come è successo in passato, nessuno mi avrebbe mai ascoltato ne risposto. Ebbi solo una “paterna benedizione”. Qui in Italia le mie minacce non sarebbero servite a nulla.

    Spero solo che il mio caso “unico” possa creare un precedente giuridico a favore di tutte quelle vittime italiane che attendono che qualcuno si occupi di loro.

    Quindi come concludere: viva la Francia, viva l’Italia (con qualche riserva), e viva Francesco Zanardi e Rete L’Abuso, prima e unica associazione italiana che difende le vittime di pedofili clericali e mette il dito sulla piaga di questa vergognosa tradizione tutta italiana, di cui personalmente sono poco fiero.

    Piero BROGI
    (una delle tante vittime che ha deciso almeno di non restare anonima e ne di chiudere la bocca. E visto quello che ci ho messo a 9 anni, oggi posso metterci pure la faccia, e senza vergogna. Non sono certo io a dovermi vergognare)
    https://www.facebook.com/groups/retelabuso/permalink/7094139183977622/?mibextid=oMANbw
  • Il peccato originale

    Il peccato originale

    di Federico Tullli – Anche oggi proseguiamo nella nostra ricerca sulle radici ideologiche della pedofilia, un crimine che in Occidente si consuma da 2500 anni sotto la copertura culturale che comincia con Platone, Socrate e Aristotele e prosegue nel mondo romano prima e quello a tradizione cristiana e cattolica poi fino ai nostri giorni.

    Disse lo psichiatra Massimo Fagioli durante un dibattito pubblico nel 2010: “Una madre deve essere consapevole che il figlio ha nascita e identità. Non è identità adulta, non ha la parola, non cammina, però è un’identità. Quella del bambino è una identità di pensiero. Mentre nella cultura millenaria il bambino al massimo è considerato un animale. Con il conseguente, terribile, battesimo dei cattolici. Come se il neonato fosse una bestia che soltanto loro rendono umano”.

    È questa la violenza invisibile che nega la realtà umana del bambino che sta alla base di quella cultura che ancora oggi giustifica e quindi legittima la pedofilia.

    Riguardo gli «stupratores puerorum», il Cristianesimo segna una cesura radicale nella cultura romana molto ben raccontata da Eva Cantarella nei suoi libri, ma solo perché per la dottrina dei cristiani l’unico rapporto secondo natura è quello che porta alla procreazione. L’aver avuto dei rapporti “con” bambini o poco meno che adolescenti non deve essere stato però così tanto esecrabile nemmeno per i cattolici della prima ora poiché non impediva di diventare Papa. Lo stanno a testimoniare i diciassette pontefici pedofili (tra cui pure qualche santo) che si contano tra il 336, con san Damaso, e il 1555 con Giulio III di cui abbiamo parlato in una delle precedenti puntate.
    Del resto la sanzione stabilita nel Concilio di Elvira del 305, cui vanno incontro gli «stupratores puerorum», consiste nel divieto perpetuo di fare la comunione. Una sanzione già blanda di per sé che non facciamo fatica a immaginare raramente applicata. Perché? Ma perché l’essere umano è peccatore per natura. Quindi ogni violenza che subisce è considerata un’espiazione.

    A chi chiedeva: «Perché Iddio permette la morte degli innocenti?» Bartolomeo Spina, maestro del Sacro Palazzo, nel 1523 rispondeva: “Dio opera con giustizia. Perché se essi non muoiono a causa dei peccati commessi, muoiono pur sempre perché colpevoli del peccato originale”.

    Se alla parola “morte” sostituiamo “stupro” (idea niente affatto peregrina stante il livello di distruzione psichica che subisce un bimbo o una bimba violentata), l’equazione è risolta. La pedofilia è un omicidio psichico ha detto la pediatra e psicoterapeuta della scuola di psicoterapia Bios e Psiche Maria Gabriella Gatti.

    Con l’idea di peccato originale ogni omicidio, ogni violenza trova nella cultura che propala questa idea di peccato originale, una sua giustificazione. E ogni omicida e violentatore, trova riparo.

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 13 del 2 dicembre

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 13 del 2 dicembre

    Federica Tourn – La Conferenza episcopale spagnola (Cee) ha annunciato che risarcirà tutte le vittime di abusi

    Madrid , 24 nov 14:06 – (Agenzia Nova) – La Conferenza episcopale spagnola (Cee) ha annunciato che risarcirà tutte le vittime di abusi, anche nei casi in cui il colpevole sia deceduto, quando la Chiesa avrà la “convinzione morale” che ciò sia avvenuto.

    “Dovrà essere studiato caso per caso. E se si arriva a questa conclusione morale, ci sarà una riparazione morale”, ha spiegato il portavoce e segretario generale della Cee, Cesar Garcia Magan, nel corso della conferenza stampa seguita all’assemblea plenaria dell’episcopato spagnolo, pur non specificando i tempi previsti per l’approvazione del piano né in merito all’entità dell’indennizzazione.

    “In linea di principio, la riparazione deve essere pagata dagli autori del reato e, se del caso, dalle istituzioni coinvolte. Ad esempio, se il colpevole è deceduto, l’istituzione. Se si tratta di una diocesi o di un istituto di vita consacrata. In linea di principio, non la Conferenza episcopale”, ha chiarito il portavoce.

    “La Chiesa farà sempre delle riparazioni. Se viene creato un fondo per risarcire tutte le vittime, noi parteciperemo. Se si tratta di risarcire le vittime della Chiesa, sia con una sentenza giudiziaria, sia senza sentenza giudiziaria, sia dal punto di vista dell’obbligo di risarcimento, parteciperemo”, ha ribadito Garcia Magan.


    Pierelisa Rizzo – Gravi accuse ad un sottoufficiale dei carabinieri di Piazza Armerina e alla moglie

    Una lettera anonima contenente gravi accuse ad un sottoufficiale dei carabinieri di Piazza Armerina e alla moglie sarebbe stata recapitata all’associazione Rete l’Abuso, unica associazione in Italia che si occupa di sopravvissuti agli abusi clericali, e poi tramessa dal presidente dell’associazione, Francesco Zanardi, alla Procura di Enna.

    Nella lettera, scritta al computer, si accuserebbe la moglie del carabiniere, vicina ad una associazione cattolica di Gela e sorella di una donna che ricoprirebbe un incarico delicato all’interno della Diocesi piazzese, di schierarsi apertamente a favore del vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, coinvolto nella vicenda di Giuseppe Rugolo, il sacerdote a processo al Tribunale di Enna per violenza sessuale aggravata a danno di minori.

    Secondo l’anonimo, il carabiniere invece di indagare, si sarebbe posto a fianco della moglie in questa battaglia a difesa di Gisana, non perdendo occasione di schierarsi sul social o nelle parrocchie che frequenta, mentre andrebbe segnalato e trasferito in altra città. E’ questa l’ennesima esasperazione di una vicenda che intreccia Enna con Gela e che ha come fil rouge proprio il vescovo Gisana.

    Alla stazione dei carabinieri di Piazza Armerina è stato, infatti, trasferito da qualche mese un militare di Gela accusato di violenza sessuale ai danni del figlio minore, visto e fotografato in più occasioni proprio accanto a Gisana. E qualche giorno fa , a Gela, dopo la richiesta di rinvio a giudizio di qualche settimana fa, si sarebbe dovuta tenere l’udienza preliminare contro un formatore-catechista , per anni impegnato in attività alla chiesa Madre gelese.

    A denunciare il catechista sarebbe stato un giovane, allora minorenne, che ha raccontato alla Squadra Mobile di Caltanissetta come si sarebbero consumati gli atti sessuali, alcuni avvenuti anche nei locali di una chiesa. Il ragazzo ha riferito di avere informato delle violenze sia il vescovo Gisana che Vincenzo Cultraro, ex direttore del seminario ed ora parroco alla chiesa Madre di Gela che però nulla avevano fatto.

    Sarà dunque il gup a valutare gli elementi acquisiti dalla polizia contro il catechista , tra i quali finti profili social e conversazioni che comproverebbero le violenze.

    Pierelisa Rizzo


    Alessio Di Florio – Una rete di abusi?

    Formatasi attorno alle comunità giovanili, alle scuole e in particolare alle parrocchie e alle case famiglia, una sinistra rete di pedofili è stata stesa. Si è rafforzata sfruttando rapporti instauratisi all’interno di una importante associazione cattolica, gode di protezioni o quantomeno di una significativa tolleranza. Così Repubblica ha descritto quel che è emerso in un’inchiesta giudiziaria a Tivoli: una rete di abusi con un diacono e un ex dirigente cattolico. Alla luce di una serie di elementi, che man mano che procede il lavoro degli inquirenti si stanno sommando l’uno all’altro, è l’ipotesi che sta facendo perdere il sonno a magistrati e carabinieri prosegue l’articolo. Primo allarme a gennaio, indagini e domiciliari per un prof di religione impegnato anche in una casa famiglia e in parrocchie. Le indagini sono poi arrivate ad un altro insegnante e al diacono.

    Riporta ancora l’articolo di Repubblica. A uno dei minori che ha riferito di aver subito violenze sessuali ignoti hanno bruciato il citofono di casa. E alla garante per l’infanzia, che segue anche il caso di Tivoli, è stata danneggiata per due volte l’auto. Il procuratore del centro tiburtino, Francesco Menditto, ha utilizzato parole dure: «Il clima di omertà ambientale è molto simile a quello mafioso. I genitori non vogliono accettare la violenza che può avere patito il loro figlio e spesso si rivolgono all’autorità religiosa che tende a tenere la vicenda al suo interno».


    Federico Tulli – Il peccato originale

    Anche oggi proseguiamo nella nostra ricerca sulle radici ideologiche della pedofilia, un crimine che in Occidente si consuma da 2500 anni sotto la copertura culturale che comincia con Platone, Socrate e Aristotele e prosegue nel mondo romano prima e quello a tradizione cristiana e cattolica poi fino ai nostri giorni.

    Disse lo psichiatra Massimo Fagioli durante un dibattito pubblico nel 2010: “Una madre deve essere consapevole che il figlio ha nascita e identità. Non è identità adulta, non ha la parola, non cammina, però è un’identità. Quella del bambino è una identità di pensiero. Mentre nella cultura millenaria il

    bambino al massimo è considerato un animale. Con il conseguente, terribile, battesimo dei cattolici. Come se il neonato fosse una bestia che soltanto loro rendono umano”.

    È questa la violenza invisibile che nega la realtà umana del bambino che sta alla base di quella cultura che ancora oggi giustifica e quindi legittima la pedofilia.

    Riguardo gli «stupratores puerorum», il Cristianesimo segna una cesura radicale nella cultura romana molto ben raccontata da Eva Cantarella nei suoi libri, ma solo perché per la dottrina dei cristiani l’unico rapporto secondo natura è quello che porta alla procreazione. L’aver avuto dei rapporti “con” bambini o poco meno che adolescenti non deve essere stato però così tanto esecrabile nemmeno per i cattolici della prima ora poiché non impediva di diventare Papa. Lo stanno a testimoniare i diciassette pontefici pedofili (tra cui pure qualche santo) che si contano tra il 336, con san Damaso, e il 1555 con Giulio III di cui abbiamo parlato in una delle precedenti puntate.

    Del resto la sanzione stabilita nel Concilio di Elvira del 305, cui vanno incontro gli «stupratores puerorum», consiste nel divieto perpetuo di fare la comunione. Una sanzione già blanda di per sé che non facciamo fatica a immaginare raramente applicata. Perché? Ma perché l’essere umano è peccatore per natura. Quindi ogni violenza che subisce è considerata un’espiazione.

    A chi chiedeva: «Perché Iddio permette la morte degli innocenti?» Bartolomeo Spina, maestro del Sacro Palazzo, nel 1523 rispondeva: “Dio opera con giustizia. Perché se essi non muoiono a causa dei peccati commessi, muoiono pur sempre perché colpevoli del peccato originale”.

    Se alla parola “morte” sostituiamo “stupro” (idea niente affatto peregrina stante il livello di distruzione psichica che subisce un bimbo o una bimba violentata), l’equazione è risolta. La pedofilia è un omicidio psichico ha detto la pediatra e psicoterapeuta della scuola di psicoterapia Bios e Psiche Maria Gabriella Gatti.

    Con l’idea di peccato originale ogni omicidio, ogni violenza trova nella cultura che propala questa idea di peccato originale, una sua giustificazione. E ogni omicida e violentatore, trova riparo.

  • La Procura svizzera indaga sugli abusi sessuali storici all’interno della Chiesa cattolica

    La Procura svizzera indaga sugli abusi sessuali storici all’interno della Chiesa cattolica

    Il cantone svizzero del Vallese ha avviato un’indagine preliminare su potenziali crimini legati agli abusi sessuali all’interno della Chiesa cattolica romana, risalenti alla metà del XX secolo. Questa indagine arriva sulla scia di un rapporto di un progetto pilota che esamina la storia degli abusi sessuali della chiesa. Nell’ambito di questa indagine il procuratore generale e gli agenti della polizia cantonale hanno visitato l’ Abbazia di San Maurizio .

    Potenziali crimini e cooperazione della Chiesa

    Durante la visita, l’archivista dell’Abbazia ha consentito l’accesso volontario agli archivi ed è stato intervistato un canonico. L’Abbazia di San Maurizio ha rilasciato una dichiarazione in cui esprime l’intenzione di fare chiarezza su tutti i casi di abuso, impegnandosi a collaborare strettamente con le autorità per motivi di trasparenza. L’Abbazia ha inoltre chiesto la nomina di un Delegato Apostolico di Roma che se ne occupi.

    Gli sforzi di tutta la Chiesa in mezzo allo scandalo

    Evidenziando gli sforzi più ampi della Chiesa, la Chiesa cattolica romana in Svizzera sta contemplando l’istituzione di un tribunale ecclesiastico a livello svizzero per gestire i casi di abuso, in particolare per decidere sull’espulsione da un ordine. Ciò fa seguito alla decisione del Sinodo di Lucerna di bloccare i contributi alla diocesi, dopo che uno studio preliminare ha rivelato almeno 1.002 casi di abusi sessuali da parte di chierici cattolici e membri di ordini religiosi dal 1950.

    Implicazioni globali e precedenti

    La decisione della Chiesa cattolica romana spagnola di risarcire tutte le vittime di abusi sessuali nelle istituzioni ecclesiastiche segna un cambiamento significativo nella posizione della chiesa. Questa mossa, che fa seguito a un rapporto scioccante che rivela che almeno 728 chierici hanno abusato sessualmente di almeno 927 minori tra il 1945 e il 2022, potrebbe costituire un precedente per altre istituzioni cattoliche in tutto il mondo. Vale la pena notare che nel corso del procedimento preliminare agli imputati si applica la presunzione di innocenza.

  • “Ora che siamo adulti responsabilizzati possiamo raccontare la storia degli abusi sessuali sui minori nella Chiesa cattolica spagnola”

    “Ora che siamo adulti responsabilizzati possiamo raccontare la storia degli abusi sessuali sui minori nella Chiesa cattolica spagnola”

    “Volevo denunciarlo perché quello che mi aveva fatto il monaco era un crimine, ma i miei genitori avevano paura”.

    Così Miguel Hurtado racconta come , all’età di 16 anni, iniziò il suo lungo e doloroso percorso per essere riconosciuto vittima di abusi sessuali da parte di un monaco di un monastero cattolico situato alla periferia di Barcellona.

    “Mia madre credeva che il gruppo cattolico di giovani scout dell’Abbazia di Monserrat fosse molto sicuro, ma sfortunatamente era un posto molto più pericoloso di quanto sembrasse”, spiega questo psichiatra catalano che oggi ha 41 anni e ha trascorso metà della sua vita cercando giustizia.

    Sono passati più di due decenni in cui Miguel ha provato di tutto per denunciare quello che gli è successo: registrazioni segrete, un documentario, un libro, un incontro con Papa Francesco, una campagna per raccogliere firme e, naturalmente, fare terapia e relazionarsi la sua testimonianza alle autorità e alla stampa.

    La sua perseveranza è stata tale che il suo caso di abuso è diventato uno dei più emblematici in Spagna.

    Recentemente, l’Ufficio del Difensore civico di quel Paese ha pubblicato un rapporto realizzato da una commissione indipendente sulla pedofilia nella Chiesa cattolica spagnola. È il primo del suo genere e include la storia di Miguel.

    Il rapporto stima che l’1,13% dell’attuale popolazione adulta spagnola abbia subito abusi da parte dei preti .

    Questi dati contraddicono la versione della Chiesa che per anni ha affermato che quel Paese rappresentava un’eccezione rispetto alla gravità del fenomeno globale.

    L’istituzione religiosa ha reagito al rapporto in modo frammentato e senza un chiaro consenso.

    Mentre il presidente della Conferenza episcopale spagnola ha respinto sui social i dati estrapolati dal testo, la Conferenza spagnola dei religiosi (CONFER) ha diffuso un comunicato in cui ringrazia il lavoro svolto dal Difensore civico e si impegna a studiare le raccomandazioni del Difensore civico. denuncia e si scusa con le vittime.

    L’indagine ufficiale spagnola è avvenuta perché nel 2022 diversi partiti politici hanno richiesto la creazione di una commissione per analizzare la questione.

    Sostenevano, tra le altre cose, che a differenza dei paesi vicini come Francia e Portogallo, e di molti altri paesi nel mondo, la Spagna non ha ancora indagato formalmente sugli abusi della Chiesa.

    BBC Mundo ha parlato con Hurtado di quel rapporto, ma anche della sua storia, del suo attivismo e del complesso processo che le vittime della pedofilia devono affrontare all’interno della Chiesa cattolica per denunciare e vedere fatta giustizia.

    “Quello che pensavo era: se questo è stato fatto a me, avrebbe potuto essere fatto ad altri. Dobbiamo trovare un modo per fermarlo”.

    Miguel aveva 17 anni quando arrivò a questa conclusione.

    Il suo aggressore era il monaco Andreu Soler, che da più di 40 anni guidava un gruppo di giovani scout nell’emblematica abbazia di Montserrat, icona della cultura catalana.

    Si erano conosciuti un paio di anni prima in quel gruppo, e il monaco era diventato poco a poco una guida spirituale nella quale il giovane Miguel aveva molta fiducia.

    Tanto che confessò la sua angoscia nel rendersi conto di essere omosessuale.

    “Gli ho detto che ero gay, che lo stavo accettando, che i miei genitori non lo sapevano e che ero preoccupato di come avrei potuto dirglielo.”

    Da quel momento il comportamento del monaco cominciò a confondere Miguel.

    Da un lato era un uomo rispettato dalla comunità, carismatico, molto preoccupato per il benessere dei giovani e che, inoltre, si mostrava interessato ad ascoltarlo e ad offrirgli una guida.

    Ma, d’altra parte, era un uomo di 65 anni che cercava di restare solo con lui di notte e che gli diceva che se “lavorassero insieme, quegli impulsi omosessuali potrebbero essere curati”.

    “Per me era una figura paterna e il suo discorso era: così come mi interessa il tuo benessere e cerco di darti consigli sulla famiglia, sugli amici, ti do anche consigli sull’educazione sessuale”.

    Ma quei suggerimenti apparenti includevano tocchi che arrivavano a un livello superiore.

    “Quando mi ha dato il bacio alla francese sono rimasta pietrificata. Ho stretto forte i denti perché non volevo che mi facesse questo. Non mi piaceva quello che stava succedendo e rimasi scioccato. “Non ho potuto reagire”

    E poi è arrivata la chiarezza.

    “La barriera di negazione che avevo avuto per tanti mesi è crollata. “Ho capito che ciò che stava facendo il monaco non faceva parte di un tentativo di fornire educazione sessuale ma era un abuso.”

    “Quello che è successo è che ha approfittato di quelle informazioni riservate per iniziare ad abusare sessualmente di me.”

    La denuncia

    La prima persona che Miguel raccontò dell’abuso fu un altro monaco che notò che era strano e osò chiedergli cosa c’era che non andava.

    All’inizio quel monaco si dimostrò empatico e comprensivo, ma quando Miguel volle dare seguito alla sua denuncia per scoprire quali avrebbero potuto essere i passi successivi, dovette affrontare il segreto.

    “Aveva un atteggiamento più difensivo. Era come se fosse stato un gioco da bambini. Uno scherzo banale, gli dai una pacca sulla mano perché non lo faccia più e basta.”

    Miguel capì che nella Chiesa non c’era la volontà di denunciare , né di denunciare i suoi genitori o quelli degli altri giovani, tanto meno di trovare altre vittime.

    “Sono rimasto molto, molto scioccato perché non me lo aspettavo. Avere una persona che ti delude è difficile. Ma avere una seconda persona che ti delude e l’istituzione che ti delude è molto più difficile”.

    Il passo successivo è stato dirlo ai suoi genitori, poiché erano i suoi rappresentanti legali.

    Dopo averlo scoperto, la madre di Miguel decise di inviare una lettera all’abate principale lamentandosi dell’accaduto e del fatto che non era stata intrapresa alcuna azione.

    “L’abate ha risposto dicendo che l’aggressore era stato trasferito in un monastero che l’ordine ha nell’interno della Catalogna e che non avrebbero più avuto questo tipo di problemi”.

    “Era affettuoso, affettuoso, era preoccupato per il mio benessere e raccomandò a mia madre di non denunciarlo, che era meglio che se ne occupassero internamente perché se avesse sporto denuncia avrebbero dovuto chiamare un avvocato l’aggressore.”

    Per Miguel, in quel momento l’insabbiamento istituzionale divenne chiaro.

    “Hanno avuto la solita reazione. All’inizio negano, facendo finta di nulla, e quando la denuncia raggiunge un livello tale che è lì e non c’è modo di contenerla, risolvono il problema spostando l’aggressore in un altro posto all’interno della rete di istituzioni che ha la stessa Chiesa Cattolica”.

    Ma Miguel aveva già chiaro che quanto accaduto era un crimine e voleva denunciarlo alle autorità spagnole. Il problema era convincere i suoi genitori.

    “ I miei genitori avevano paura delle conseguenze , avevano paura dell’ostilità sociale, avevano paura che nessuno mi credesse. Avevano paura che l’Abbazia assumesse una buona squadra di avvocati che ci avrebbero distrutto dal punto di vista giudiziario”.

    Ora stava affrontando la sua stessa famiglia.

    “C’è stato un incidente e non mi hanno supportato quando ho presentato il reclamo. A quel tempo ero finanziariamente dipendente e i miei genitori non mi avrebbero sostenuto. “Ho provato a voltare pagina, concentrarmi sui miei studi e andare avanti con la mia vita.”

    La goccia che ha riempito il bicchiere

    Miguel si dedicò completamente agli studi di medicina e riuscì a raggiungere un alto rendimento accademico.

    Cercò di dimenticare gli abusi, ma intorno al 2002, quando aveva 20 anni, venne alla luce lo scandalo della pedofilia nella chiesa cattolica di Boston, negli Stati Uniti.

    L’inchiesta pubblicata in più puntate dal quotidiano The Boston Globe ha dimostrato non solo che erano molti i minori abusati dai preti, ma che la chiesa era responsabile di proteggere e coprire gli autori degli abusi.

    “Questo mi ha commosso molto. Quegli stimoli provenienti dai telegiornali, dalla televisione, hanno fatto emergere e venire a galla il trauma rimosso. Mi sono trovato molto male. Non riuscivo a dormire”.

    Miguel ha cercato aiuto. Conoscevo una fondazione che lavorava sugli abusi sessuali sui minori e offriva terapie di gruppo. Decise allora di contattare nuovamente l’Abbazia per chiedere un risarcimento.

    “Ho scritto loro una lettera molto arrabbiata in cui li criticavo per come avevano gestito gli eventi. Ho detto loro che stavo male, che avevo bisogno di terapia, che non pensavo che i miei genitori avrebbero dovuto pagarla e che avevo bisogno di un compenso economico per pagarla”.

    Questa volta l’istituzione ha risposto con una lettera del suo avvocato in cui si chiedeva un incontro, al quale Miguel ha partecipato in compagnia di un avvocato.

    “Mi hanno fatto spiegare nuovamente l’abuso. “Credo che sia stato un confronto per confrontare quello che ho detto con quello che avevo scritto e vedere se la mia testimonianza era credibile”.

    “Alla fine il mio avvocato e il suo avvocato hanno concordato un risarcimento molto basso, molto basso, di circa 7.200 euro (circa 7.600 dollari) per le spese terapeutiche. Non hanno voluto pagare direttamente con bonifico bancario per non lasciare la minima traccia. Mi hanno pagato in tre rate in buste e con banconote da 500 euro”.

    Questo processo servì anche a convincere sua madre a unirsi alla sua causa .

    “Quando mia madre ha visto che quando hanno chiesto un risarcimento, quella reazione molto pastorale è cambiata e hanno assunto un atteggiamento così ostile e legalistico, più tipico di una multinazionale, ha capito che l’avevano ingannata e che l’avevano usata”.

    Miguel si è finalmente sentito sostenuto dalla sua famiglia e la terapia è stata il primo passo per iniziare ad affrontare il trauma dell’abuso sessuale . In questo processo ha capito che il suo aggressore era stata una figura paterna, che gli mancava, in un momento fondamentale della sua vita.

    Ma col passare del tempo, ha voluto verificare che la chiesa avesse mantenuto la promessa di isolare il suo aggressore e ha deciso di cercarlo online.

    “Ho scoperto che era morto. Ma ho anche scoperto che prima di morire, l’Abbazia di Montserrat aveva pubblicato un libro di ricordi con un prologo di Jordi Pujol, ex presidente del governo catalano.”

    “A me è sembrata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, è stato l’ultimo insulto e ho capito che dovevo fare qualcosa”.

    Era il 2011, Miguel aveva già 29 anni e conosceva meglio l’istituto che aveva di fronte.

    Test

    La prima cosa che Miguel ha fatto è stata attuare una strategia per ottenere prove che potessero supportare la sua testimonianza.

    Ormai sapeva che molto probabilmente non gli avrebbero creduto e, anzi, lo avrebbero screditato.

    Ha deciso di contattare nuovamente i vertici dell’istituzione cattolica. Ha inviato loro un’altra lettera chiedendo un incontro, al quale ha deciso di recarsi con una telecamera nascosta per registrare l’intera conversazione.

    Miguel era incaricato di facilitare ulteriori incontri con diverse autorità cattoliche che erano a conoscenza del suo caso e che li registravano segretamente. Gli incontri si sono svolti nel corso di diversi anni.

    “Il monaco Josep María Sanromá, al quale raccontai del mio abuso quando avvenne, si giustificò rivelando di aver spiegato all’abate di allora quello che era successo e che era stato l’abate a decidere di non fare nulla.”

    “Con l’abate Josep María Soler, nominato quando avevo 18 anni, ho avuto due conversazioni. Ha detto che il mio aggressore aveva negato i fatti. Ma negli anni ’70 avevano sentito storie, voci di comportamenti sessuali inappropriati, quando era responsabile di un gruppo di giovani che si incontravano nei fine settimana per andare in un rifugio cattolico.

    “Che non sapeva se fossero state prese delle misure oppure no, ma quando io, decenni dopo, gli spiegai cosa mi era successo, non fu colto di sorpresa.”

    “E la giustificazione che mi diede riguardo al libro fu che lui come abate non sapeva che fosse stato pubblicato. “Che l’editore agisce in modo indipendente, ma che si è impegnato a ritirarlo dalla circolazione e a distruggerne tutte le copie.”

    Con queste registrazioni Miguel era riuscito a ottenere la prova che i leader cattolici erano a conoscenza dei suoi abusi e non li avevano denunciati alle autorità.

    Ma mancava un ultimo passo: restituire i soldi che gli avevano dato ufficiosamente per la terapia e dimostrare così che quelle transazioni erano esistite.

    “Ho colto l’occasione per restituire i soldi e dirgli che erano soldi sporchi, che non li volevo e che mi avevano usato. L’ho registrato mentre lo restituiva .”

    “E alla fine gli ho detto che mi avevano chiesto insistentemente di tacere, ma che in quella situazione non potevo più garantire che lo avrei fatto. Mi ha chiesto ancora di tacere perché l’abate di allora, quando ero minorenne ed era avvenuto l’abuso, era già molto vecchio e la cosa lo avrebbe turbato e gli avrebbe toccato molto”.

    A quel punto Miguel cominciò a raccontare il suo caso in forma anonima ad alcuni media locali.

    racconta tutto

    “Ora che siamo adulti emancipati possiamo raccontare la storia degli abusi sessuali sui minori nella Chiesa cattolica spagnola”, spiega Hurtado.

    Nel 2019, a 37 anni, Miguel ha raccontato la sua storia al quotidiano spagnolo El País. Ha nominato il suo aggressore e coloro che presumibilmente lo avevano coperto, supportata dalle prove che aveva raccolto.

    Nello stesso anno ha collaborato al documentario “Examen de Conciencia” , che denuncia il caso della pedofilia nella Chiesa cattolica spagnola, e che è stato ampiamente distribuito da Netflix.

    “Ciò che mi ha motivato è che nella mia scala di valori, nella mia scala etica e morale, non era accettabile che un’istituzione, non importa quanto potere, prestigio o influenza abbia, si comporti in quel modo.”

    «Si erano comportati come un’organizzazione mafiosa, come un’organizzazione criminale. A porte chiuse hanno tenuto un discorso sui valori cristiani umanisti, sulla cura dei più vulnerabili, sulla difesa dei diritti dei bambini e poi, a porte chiuse, hanno commesso milleuno crimini. “Sapevo che eticamente dovevo denunciare quanto accaduto e che era importante che si sapesse la verità”.

    Dopo 20 anni di tentativi in ​​modi diversi, a Miguel è bastato presentare una denuncia pubblica.

    “Era l’unico strumento di potere che avevo. Quando ho avuto la prima crisi, mi sono consultato con un avvocato e lei mi ha spiegato che, secondo la legislazione allora vigente, la mia causa scadeva tre anni dopo la maggiore età, cioè a 21 anni. Legalmente non potevo fare nulla. Le porte della giustizia erano chiuse. Ed è quello che è successo nella maggior parte dei paesi del mondo”.

    Ma la sua strategia ha dato i suoi frutti. Ha fatto parte del gruppo di attivisti provenienti da tutto il mondo che hanno partecipato al summit antipedofilia organizzato da Papa Francesco a Roma nel febbraio 2019.

    Inoltre, le loro denunce pubbliche hanno incoraggiato altre vittime a raccontare le loro storie e, date queste prove, la chiesa ha deciso di condurre un’indagine interna per la quale ha convocato una commissione indipendente.

    “Nel settembre 2019 hanno pubblicato i risultati e ciò che la commissione indipendente ha affermato è che il mio aggressore era un predatore sessuale. Che aveva abusato di almeno 12 bambini in 30 anni. E non solo, ma non è stato l’unico caso di abuso sessuale avvenuto a Montserrat”.

    Miguel ha deciso, allora, di cominciare a concentrare il suo attivismo sulla questione dell’imprescrittibilità dei crimini sessuali contro i minorenni, poiché sostiene che la prescrizione legale è stata la grande alleata degli abusatori e degli occultatori.

    Quell’idea si è concretizzata con la campagna “L’abuso non prescrive” sulla piattaforma Change.org.

    “ Ho raccolto 560.000 firme e ci è voluto molto per suscitare l’interesse dei politici. Alla fine, nel 2021, è stata finalmente approvata una legge in cui il termine di prescrizione è stato esteso a 17 anni, in modo che le vittime abbiano 17 anni in più per denunciare, nei casi verificatisi dal momento in cui è iniziato il reato. “

    Anche se il termine è stato prorogato, questi reati continuano a scadere in Spagna. Ecco perché ha chiesto consiglio ad altri paesi che hanno legiferato a favore dell’imprescrittibilità. La sua idea era quella di fornire elementi per il rapporto dell’Ufficio del difensore civico che avrebbe iniziato a essere preparato nel 2022.

    “Ci sono altri paesi come Perù, Ecuador, Cile e Colombia che hanno già approvato la completa imprescrittibilità. Gli attivisti spagnoli continuano a lottare affinché i termini di prescrizione vengano completamente eliminati. “È una lotta molto dura e molto lunga perché i politici non ci sostengono molto”.

    Il rapporto

    Nel marzo 2022, il Congresso spagnolo ha incaricato il Difensore civico di creare una commissione indipendente da lui presieduta e di preparare un rapporto sulle denunce di abusi sessuali nella Chiesa cattolica spagnola.

    Il 27 ottobre, un anno e sette mesi dopo quell’incarico, il difensore Ángel Gabilondo ha presentato al Congresso il lavoro di 779 pagine dal titolo: “Rapporto sugli abusi sessuali nell’ambito della Chiesa cattolica e il ruolo dei poteri pubblici. Una risposta necessaria”.

    Per l’inchiesta la commissione ha raccolto le testimonianze di 487 vittime elencate nel testo in forma anonima.

    Inoltre, nell’ambito della ricerca, è stato effettuato uno studio su un campione di 8.000 persone residenti in Spagna.

    L’obiettivo era cercare di quantificare l’entità del problema e dai dati raccolti si è concluso che l’1,13% dell’attuale popolazione adulta ha subito abusi in Spagna da parte di religiosi cattolici.

    “I media, estrapolando i dati, hanno fornito cifre di 230.000 vittime di pedofilia da parte di religiosi in Spagna e di circa 400.000 di abusi sessuali nelle istituzioni cattoliche”, spiega Miguel.

    Il cardinale Juan José Omella, presidente della Conferenza episcopale spagnola (CEE) e arcivescovo di Barcellona, ​​ha rifiutato questi numeri sul suo account X (ex Twitter).

    Ha affermato che “le cifre estrapolate da alcuni media sono bugie e hanno lo scopo di ingannare” e ha assicurato: “Non ci stancheremo di chiedere perdono alle vittime e di lavorare per la loro guarigione”.

    Il rapporto del difensore costituisce il primo rapporto ufficiale su questo tema nel paese europeo, che è stato criticato anche per il suo ritardo nel rispondere ad un fenomeno di interesse pubblico e su scala globale.

    Questo ritardo è riconosciuto nel testo. “ Il nostro Paese è tra gli ultimi in Europa occidentale ad aver creato una commissione e ad aver prodotto un rapporto. Tra i paesi più vicini lo hanno già fatto sia la Francia (2021) che il Portogallo (2023).

    “Ma molto prima, saltando i continenti, vale la pena ricordare che il Canada aveva già creato una commissione parlamentare nel 1989 e presentato un primo rapporto nel 1992 (ampliato nel 2007), seguito dagli Stati Uniti (2004)”

    Per Miguel questo ritardo non è strano.

    “ Per 40 anni la Spagna è stata una dittatura nazionale cattolica , dove il potere civile e il potere religioso erano fratelli siamesi. “Non si sapeva dove iniziasse l’uno e finisse l’altro, e c’è stata un’enorme resistenza da parte della stampa e delle autorità civili quando si è trattato di indagare su questi eventi.”

    Ma la verità è che la Spagna ha già fatto un primo passo e Miguel ha contribuito in qualche modo a questo processo. Nella relazione del Mediatore, infatti, si passa in rassegna il suo caso e come il suo attivismo sia riuscito a mettere la questione all’ordine del giorno e ottenere la modifica dei termini di prescrizione.

    “Ho chiesto a un team legale cileno molto potente, gli stessi che avevano redatto la legge cilena sull’imprescrittibilità, di scrivere un documento legale tecnico di 120 pagine che raccomandava una legge sull’imprescrittibilità in Spagna”.

    “Ho consegnato quel rapporto alla commissione d’indagine del Difensore civico. “Ho avuto un incontro con Ángel Gabilondo per spiegargli la misura.”

    Ma ha la sensazione di non essere stato ascoltato del tutto.

    “Leggendo il rapporto si vede che le vittime in più occasioni e in più modi chiedono l’imprescrittibilità, ma continuano a non ascoltarci e continuano a non includerla nelle raccomandazioni”.

    Miguel è concentrato nel realizzare quel cambiamento per contribuire, in qualche modo, alla tutela delle nuove generazioni.

    “Il problema principale è che l’abuso sessuale sui minori è sempre un abuso di potere. E quanto maggiore è l’asimmetria tra il bambino e l’adulto, tanto più difficile è denunciarli e smascherarli come bambini o adolescenti.”

    “Per poter raccontare la propria storia in modo sicuro e non subire ritraumatizzazioni secondarie, è essenziale avere potere .”

    “Devi aver fatto terapia in molte occasioni. Devi aver raccontato la storia alla cerchia ristretta e trovare una cerchia che ti protegga e ti aiuti. Devi essere finanziariamente indipendente. “Devi avere risorse personali e finanziarie”.

    E le condizioni descritte da Miguel vengono raggiunte, nella maggior parte dei casi, anni dopo che si sono verificati gli abusi.

    “Le prove scientifiche ci mostrano che ci vogliono decenni prima che le vittime siano in grado di denunciare questi eventi . Ecco perché in gran parte del mondo sono in corso campagne molto attive per estendere o eliminare i termini di prescrizione per i reati di pedofilia”.

    La lotta di Miguel è motivata da quel minore che era, che nessuno poteva proteggere dagli abusi e che è diventato un adulto che ha dovuto lavorare instancabilmente per affrontare il suo trauma.

    “Quando invecchi, vedi l’impatto che l’abuso sessuale ha avuto sulla tua vita e confronti come è stata la tua vita e come sarebbe potuta essere se non avessi subito abusi sessuali.

    “Devi piangere la perdita delle molteplici opportunità di cui hanno goduto altri ragazzi della tua età, ma che tu non hai potuto perché eri depresso, angosciato, traumatizzato, chiuso in una stanza senza vedere nessuno.”

    https://www.elimparcial.com/mundo/Ahora-que-somos-adultos-empoderados-podemos-contar-la-historia-de-los-abusos-sexuales-a-menores-en-la-Iglesia-catolica-espanola-20231122-0148.html