Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • La Cei promette un cambio di passo sulla lotta agli abusi. I comitati delle vittime: «Non basta»

    La Cei promette un cambio di passo sulla lotta agli abusi. I comitati delle vittime: «Non basta»

    Un «dovere» secondo la Chiesa cattolica, un «passo troppo timido» secondo le vittime: la Conferenza episcopale italiana (Cei) ha annunciato venerdì 27 maggio l’avvio di uno studio sulle violenze sessuali su minori e persone vulnerabili all’interno della chiesa negli ultimi 20 anni, anche e soprattutto a seguito delle pressioni delle associazioni delle vittime, le quali continuano a chiedere un’indagine indipendente. «È nostro dovere di fronte a tanta sofferenza», ha dichiarato in una conferenza stampa Matteo Zuppi, nominato martedì scorso da papa Francesco a capo dei vescovi della penisola.

    In un comunicato finale emesso al termine della sua assemblea generale a Roma, la Cei promette che questo «studio sarà realizzato con la collaborazione di istituti di ricerca indipendenti», per «arrivare a una conoscenza più approfondita e oggettiva» delle aggressioni presunte o confermate commesse da religiosi in Italia tra il 2000 e il 2021. Utilizzerà i dati forniti dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, l’istituzione vaticana responsabile, tra le altre cose, delle questioni relative alle violenze sessuali all’interno della Chiesa cattolica. «Ciò consentirà di migliorare le misure di prevenzione e controllo, nonché di accompagnare le vittime e i sopravvissuti con una migliore conoscenza», ha dichiarato la Cei.

    Inoltre, la Conferenza episcopale si impegna ad aumentare il numero dei centri di ascolto nelle diocesi – attualmente dislocati in circa il 70% del Paese – e a produrre un primo rapporto nazionale sui casi segnalati negli ultimi due anni.

    Questi annunci hanno deluso le associazioni delle vittime. Francesco Zanardi, vittima di un sacerdote e fondatore della principale associazione di vittime, Rete L’Abuso, ha dichiarato alla stampa che è «discriminatorio» studiare i casi solo dal 2000 in poi, «il che esclude molti casi, compreso il mio. È noto quanto possa essere lungo il tempo di elaborazione della violenza subita, anche decenni». Le associazioni, che a febbraio hanno lanciato un’importante campagna di sensibilizzazione sul tema, chiedono un’ampia indagine indipendente, «condotta da professionisti imparziali e di alto livello», in un Paese a maggioranza cattolica dove la Chiesa mantiene una grande influenza.

    Il 23 maggio scorso, associazioni, avvocati e giornalisti riuniti nel movimento “ItalyChurchToo”  hanno pubblicato una lettera aperta in tal senso, sottolineando il ritardo del Paese rispetto ad alcuni suoi vicini, come la Francia, dove una commissione d’inchiesta ha stimato che 216.000 bambini e adolescenti sono stati vittime di chierici e religiosi dal 1950 a oggi. «L’Italia è il Paese più arretrato in questo ambito. Quello che chiediamo al nuovo presidente è il coraggio di mettere in atto misure radicali, non di facciata», ha dichiarato venerdì all’Afp Ludovica Eugenio, giornalista italiana e componente della rete ItalyChurchToo.

    A suo avviso, un rapporto di 20 anni «non risolverà i problemi perché non va al fondo delle cose. È come costruire una casa dal terzo piano, senza fondamenta. Senza prevenzione, senza giustizia e senza verità, non porterà a nulla». In un’intervista rilasciata venerdì sempre all’Afp, Francesco Zanardi ha anche deplorato il «problema dello Stato italiano» e «i difetti» del sistema legislativo, che «non riesce a intervenire», affermando che «ognuno deve fare la sua parte».

    Durante l’assemblea, il cardinale americano Sean O’Malley, presidente della Pontificia commissione per la Tutela dei Minori, ha invitato i vescovi a «impegnarsi» per combattere questo flagello. «La realtà è che saremo giudicati in base alla nostra risposta alla crisi degli abusi nella Chiesa», ha detto. Alla fine di aprile, ilpPapa ha chiesto alla commissione di redigere un rapporto annuale sulla lotta contro le violenze sessuali e gli stupri commessi da chierici, chiedendo un «nuovo inizio» perché «c’è ancora molto da fare». – Foto di Jorge Valenzuela A

  • L’ultima bolla: esce il cardinale Sodano

    L’ultima bolla: esce il cardinale Sodano

    Una scena in “The Two Popes “, il nuovo affascinante film di Netflix, vede Anthony Hopkins nei panni di un Benedetto XVI meditabondo e gentile che ascolta la confessione non richiesta del cardinale Jorge Bergoglio, interpretato da Jonathan Pryce in un abile equilibrio tra modestia e forza intellettuale. L’argentino è andato alla Roma per andare in pensione a 75 anni. Benedetto lo respinge. Il tenero complotto distorce la realtà dell’ambizione ecclesiastica. Bergoglio rivela la sua lotta agonizzante nella Guerra Sporca da giovane provinciale, cercando di proteggere una comunità gesuita divisa dal regime sadico. Poi Benedetto inizia  il suo confessione, riferendosi a “Fr. [Marcial] Maciel” – il famigerato pedofilo e fondatore della Legione di Cristo. A questo punto, il regista Fernando Meirelles interrompe le parole: le espressioni facciali trasmettono il rimorso di Benedict, accelerando la trama oltre gli abusi sessuali del clero.

    Nella vita reale, un’ombra minacciosa per entrambi i papi apparteneva al cardinale Angelo Sodano, originario del Piemonte, nel nord Italia. Sodano era il grande protettore di Maciel e di altri famigerati predatori. Era anche un lealista del dittatore cileno, Augusto Pinochet, durante gli anni ’80 come nunzio apostolico a Santiago. Sodano ha aiutato Maciel a ottenere il sostegno dei ricchi cileni nella creazione di scuole della Legione lì. Nel 1991 papa Giovanni Paolo II, colpito dalle credenziali anticomuniste di Sodano, lo nominò Segretario di Stato vaticano. Per quasi due decenni ha fatto avanzare le carriere della maggior parte degli uomini che divennero vescovi cileni sotto Giovanni Paolo e Benedetto, insieme a molti diplomatici vaticani e funzionari della Curia romana che gli dovevano fedeltà.

    Sodano, 92 anni, è stato il cardinale più potente della chiesa dell’ultima generazione. Il 21 dicembre papa Francesco ha “accettato” le sue dimissioni da decano del Collegio cardinalizio, carica in cui ha praticato la politica machiavellica su scala mozzafiato. Sodano ha ingoiato il suo destino in una foto con un sorridente Francis e uno di quei documenti vaticani con frasi ornamentali quando un omone viene licenziato. Il  motu proprio del papa  (di propria iniziativa) fa un  inchino verbale  a Sodano, «che ringrazio vivamente per l’alto servizio reso al Collegio cardinalizio nei quasi quindici anni del suo mandato». Il documento prevede un termine di cinque anni per i futuri decani, rinnovabile se un papa lo desidera.

    I titoli delle notizie erano scortesi. “Il cardinale contaminato dallo scandalo degli abusi si dimette da preside”, ha  strombazzato Crux . Nel 1998, Sodano ha impedito al cardinale Joseph Ratzinger di perseguire Maciel dopo che otto legionari  hanno presentato un ricorso canonico  presso il tribunale della sua Congregazione per la Dottrina della Fede. Maciel è stato destituito dal ministero nel 2005 dopo che Ratzinger è diventato Benedetto XVI.

    Su Sodano, l’  Irish Times  è stato più duro: “Il cardinale (92) che ‘cercò un accordo’ per seppellire i documenti di abusi sessuali si dimette ” . Secondo la giornalista veterana di religione Patsy McGarry, quando l’ex presidente dell’Irlanda, Mary McAleese, si è recata a Roma in Nel 2003, ha incontrato Sodano che ha cercato di “assicurarsi, tramite lei, l’accordo sul fatto che l’Irlanda non avrebbe tentato di accedere ai documenti della chiesa nelle Commissioni d’inchiesta sulla gestione delle accuse di abusi sessuali da parte del personale”. McAleese, che ha respinto la richiesta, lo ha definito “uno dei momenti più devastanti della mia presidenza”.

    Come un toro che calpesta i valori morali, Sodano ha usato la sua autorità per proteggere i colpevoli, bloccare i riformatori e aiutare i complottisti che cercano di incassare le diocesi americane vendendo proprietà della chiesa, in parte per soddisfare le pretese legali nei casi di abuso. Ciò è stato fatto da suo nipote, Andrea Sodano, un ingegnere edile a Roma, in un programma di acquisto basso, prezzo elevato che prendeva di mira le parrocchie nelle diocesi in difficoltà finanziarie. Il cardinale Sodano ha promosso la collaborazione di Andrea con il vistoso Raffaello Follieri in una  festa di lancio del 2004 a New York. L’attività è fallita nel 2009 quando il suo amministratore delegato Follieri è andato in prigione federale con l’accusa di frode e riciclaggio di denaro. Ha inviato $ 365.000 via filo ad Andrea Sodano a Roma per presunti studi di ingegneria strutturale, secondo i documenti forniti a chi scrive in base a una richiesta del Freedom of Information Act. Al di là della portata di una citazione a Roma, Andrea ha rifiutato di testimoniare. Theodore Cacciopi, l’agente dell’FBI che ha costruito il caso, ha definito Andrea “un co-cospiratore non incriminato”.

    Nepotismo deriva dall’italiano,  nipote,  che significa nipote.

    Al tempo del viaggio di McAleese, anche il cardinale Sodano stava lavorando fianco a fianco con mons. Stanislaw Dziwisz, il più stretto collaboratore di Giovanni Paolo, per bloccare il processo canonico contro Maciel, mentre le malattie neurologiche hanno messo a dura prova il papa.

    Come riportato in NCR nel 2010 , i sacerdoti della Legione hanno fatto generosi doni finanziari a Sodano e Dziwisz, il guardiano per la partecipazione alle messe private nel palazzo apostolico. (Dopo la morte di Giovanni Paolo II, Benedetto nominò cardinale Dziwisz; da allora si è ritirato in Polonia.) I fondi convogliati a quelli e ad altri funzionari della curia erano, come disse un sacerdote, “un modo elegante per dare una tangente”.

    La Legione ha dato a Dziwisz $ 50.000 per assicurarsi un benefattore messicano e i suoi posti in famiglia a una messa papale privata. Dziwisz, che parla raramente con i giornalisti, all’epoca rifiutò la mia richiesta di intervista; così fece Sodano. Il cardinale ha ricevuto doni separati di $ 10.000 e $ 5.000 dalla Legione, secondo due dei suoi ex sacerdoti, che hanno paragonato quei doni alla punta di un iceberg. Alla fine del 2004, cinque mesi prima della morte di Giovanni Paolo II, Ratzinger scappò dal controllo di Sodano e ordinò le indagini su Maciel che sarebbero culminate nel suo licenziamento dopo che il cardinale divenne papa. Anche allora, Sodano si assicurò che il linguaggio del decreto pontificio individuasse la Legione di Cristo per lodare senza una parola di consolazione per le vittime.

    Il 26 dicembre, il Washington Post ha riferito che Sodano era tra i prelati che hanno ricevuto un assegno dall’ex cardinale Theodore McCarrick, uno dei tanti pagamenti che il cardinale caduto in disgrazia ha inviato a dirigenti di chiesa di alto rango responsabili della gestione dei religiosi o della gestione delle accuse di abusi sessuali . Sodano “ha ricevuto $ 19.000 dal 2002 al 2016, i record mostrano”, ha affermato il Post.

    “La Curia è una confraternita”,  ha detto Sodano al New York Times  nel 1992. Nei suoi 16 anni come Segretario di Stato, l’equivalente vaticano di un primo ministro, Sodano ha mantenuto una presa di ferro sulla Curia romana, o burocrazia papale. Ha promosso le carriere di molti diplomatici vaticani che hanno mantenuto la loro lealtà.

    Nel 1995 Giovanni Paolo II taceva sulle accuse di abusi sessuali da parte di ex seminaristi contro il  cardinale Hans Hermann Groër  che si “ritirò” da arcivescovo di Vienna, provocando un enorme scandalo. In una visita a Roma nel 1998, il successore di Groër, il cardinale Christoph Schönborn e diversi vescovi austriaci dissero a Ratzinger di essere “moralmente certi” della colpevolezza di Groër. Sodano voleva il silenzio, nessuna messa in discussione della confraternita che comprendeva cardinali-arcivescovi. All’epoca prevalse. Schöborn, che ha incontrato spesso vittime di abusi,  ha detto ai giornalisti diversi anni dopo  che Sodano “ha detto letteralmente – in faccia – ‘Vittime? Questo è quello che dici!’ ”

    Benedetto condivideva la nozione di fratellanza di Sodano; non gli piaceva vedere le lamentele rese pubbliche. Ha convocato Schönborn a Roma per un incontro del 2010 per appianare le cose, provocando il  titolo di NCR : “La sessione di bacio e trucco non porrà fine al dibattito su Sodano ” .

    La marea stava girando contro Sodano. I sopravvissuti in molti paesi, collegati da Internet, hanno intensificato le richieste di giustizia che hanno incoraggiato redazioni, pubblici ministeri, legislatori e tribunali. Oggi, vescovi e cardinali affrontano pressioni legali che non avrebbero mai nemmeno immaginato, in particolare in Messico e Cile.

    L’incapacità di Benedetto di risolvere la crisi degli abusi si è estesa al suo vacillante controllo della Curia. Quando lo scandalo Vatileaks è esploso nel 2012 e la scoperta che il suo stesso maggiordomo aveva fatto trapelare documenti papali sensibili, Benedetto si è reso conto che non aveva il potere di progettare riforme e ha annunciato il suo storico ritiro.

    Ironia della sorte, Sodano, in qualità di Decano del Collegio cardinalizio, ha svolto un ruolo chiave nel conclave del 2013 a vantaggio del cardinale Bergoglio, che nel 2005 era arrivato secondo dopo Ratzinger alle votazioni. Sebbene a quel punto avesse 84 anni, e ben oltre l’età per votare su 75, Sodano ha controllato l’ordine del giorno delle riunioni cardinalizie per diversi giorni prima che entrassero nella Cappella Sistina per il voto segreto.

    Come ha scritto Robert Mickens in un  pezzo del 2018 per La Croix , “Il padrino del Vaticano”, Sodano ha lavorato in silenzio per spingere i cardinali elettori dietro a Bergoglio.

    “Per circa tre decenni è stato l’uomo in Vaticano che nessuno ha osato attraversare”, ha scritto Mickens. “Anche i papi che ha servito sono stati attenti a ottenere il suo consenso a causa della lealtà che ha comandato a molte persone chiave a tutti i livelli della Curia romana”.

    Forse quel supporto di base è il motivo per cui un papa riformista ha impiegato così tanto tempo, modificando il diritto canonico per ridurre l’immunità de facto della confraternita, per licenziare infine Sodano. Gli eventi in Cile sono stati sicuramente un fattore determinante. Nel 2015, Francesco ha deriso le critiche diffuse in Cile nei confronti del vescovo Juan de la Cruz Barros, che ha nominato prelato di Osorno, nonostante il noto ruolo di Barros come protetto della cerchia ristretta di Fernando Karadima, un pedofilo sospeso dal sacerdozio dopo un Indagine vaticana. Molti anni prima, Sodano come nunzio ha socializzato con Karadima, parroco di una ricca parrocchia frequentata dai funzionari di Pinochet. Sodano ha garantito per Barros come vescovo. Il giorno della sua installazione a Osorno, i  manifestanti hanno pianto, “Barros, vattene dalla città!” Le persone all’interno della chiesa, come si vede nei servizi televisivi, erano indisciplinate, urlando proteste dai banchi. L’idea di Sodano di un’alta confraternita ecclesiale veniva martellata in Cile.

    Dopo aver incontrato tre delle vittime di Karadima a Roma, tra cui Juan Carlos Cruz, una figura nazionale in Cile per il suo attivismo e un avvincente libro di memorie, Francesco ha cambiato idea, ha ordinato un’indagine dall’arcivescovo Charles Scicluna, l’avvocato canonico che ha costruito il caso contro Maciel. Il voluminoso rapporto di Scicluna ha indotto Francesco a dare una svolta ancora più brusca alla sua visione della palude di scandali della chiesa cilena. I 31 vescovi della nazione hanno rassegnato le dimissioni, qualcosa di inaudito nella storia della chiesa moderna. Finora ne ha accettati nove, compreso l’avviso di Barros.

    I vescovi cileni impantanati dagli scandali sono stati un duro colpo per la credibilità di Sodano, dato il suo ruolo nella scelta di molti di loro.

    Angelo Sodano personificava una mentalità fortezza-chiesa che si stava erodendo davanti ai nostri occhi. Il giorno prima che il Vaticano emettesse la dichiarazione del papa su Sodano, l’Associated Press ha riferito che la Congregazione per la Dottrina della Fede, l’ufficio in cui Carinal Ratzinger nel 2001 ha consolidato la responsabilità delle udienze per denigrare i pedofili, aveva trattato 6.000 casi. “A un certo punto Francis si è lamentato del fatto che avesse un arretrato di 2.000 casi”,  ha riferito Nicole Winfield . “Ma la Cdf ora deve far fronte alla globalizzazione dello scandalo che nel 2001 sembrava essere in gran parte confinato al mondo anglofono”.

    È stata una semplice coincidenza che il giorno dell’uscita di Sodano, la Legione di Cristo, di cui ha preso il denaro e di cui ha sostenuto a lungo gli interessi, ha annunciato un’indagine interna per abusi con l’ordine? Che tempismo impeccabile. La Legione ha affermato che 33 sacerdoti e 71 seminaristi hanno abusato sessualmente di minori negli ultimi 80 anni. Maciel ha avuto 60 vittime, ha detto la Legione, cercando di gettarsi in una luce auto-riformante.

    Nel suo nativo Messico, Maciel era una celebrità con un profondo sostegno tra i vescovi della nazione fino a quando la sua reputazione non crollò. Morì nel 2010, a quel punto i suoi tre figli da due donne sono emersi nelle notizie. Mentre i sopravvissuti agli abusi messicani in Messico attaccavano il rapporto della Legione, l’arcivescovo di Monterrey Rogelio Cabrera lo definì “in ritardo, incompleto e sotto una nuvola di sospetto”. Cabrera ha accusato le autorità vaticane di aver difeso Maciel nel corso degli anni con “un insabbiamento criminale molto ampio” e un “silenzio criminale”.

    E così con l’eredità di Sua Eminenza il Cardinale Angelo Sodano.

    https://www.ncronline.org/news/accountability/last-bull-cardinal-sodano-goes-out

  • la scuola cattolica

    la scuola cattolica

    Tra il 29 e il 30 settembre del 1975 avviene l’efferato delitto del Circeo. I responsabili sono ex studenti di una scuola privata frequentata dalla migliore borghesia romana.

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    Roma, 1975. Edoardo frequenta un istituto scolastico maschile privato di stampo cattolico, l’Istituto San Luigi nel quartiere “bene” Parioli. Tra i suoi compagni c’è il timido e remissivo Salvatore Izzo, fratello del più smaliziato Angelo; ci sono poi l’intelligentissimo Carlo Arbus, figlio di un professore di logica matematica all’università, il quale desidera conseguire il diploma con un anno d’anticipo, stufo dell’ambiente del liceo; “Pik” Martirolo, ragazzo problematico figlio una bellissima ex-attrice; Gioacchino Rummo, figlio di una numerosa famiglia dalla religiosità prossima al bigottismo.

    Attorno a loro gravitano altri personaggi come Gianni Guido, amico fraterno di Angelo e il cui padre Raffaele è particolarmente esigente e violento, e altri ragazzi e ragazze che vivono come loro la tarda adolescenza. Edoardo li osserva attentamente mantenendo un atteggiamento quasi sempre super partes e si rende conto che la rigida morale impartita a scuola fa emergere le molte contraddizioni della loro piccola comunità, in cui il più debole viene sempre sottomesso dal più forte e qualsiasi ambizione, fantasia o impulso di ribellione viene prontamente represso in ambito scolastico e/o familiare.

    Nei primi mesi dell’anno, Edoardo e i suoi amici affrontano i consueti problemi della loro età, come il disastroso approccio con le ragazze; man mano, tuttavia, iniziano situazioni sempre più morbose. Arbus, ad esempio, riesce a conseguire il diploma ma subito dopo suo padre fugge dopo essersi dichiarato omosessuale; Pik scopre che la madre intrattiene una relazione sessuale col suo compagno di scuola Stefano Jervi; la famiglia Rummo perde in tragiche circostanze la figlia più piccola, evento che segna tutti a vita; Angelo sospetta una latente omosessualità di Salvatore e lo provoca di continuo, arrivando perfino a molestare alcune ragazze. Edoardo viene invitato alla riunione di una setta satanica formata dai suoi compagni e amici e ne resta al tempo stesso affascinato e impaurito.

    Tutto questo va avanti fino a quando Angelo e Gianni non adescano due bellissime ragazze, la diciassettenne Donatella Colasanti e la diciannovenne Rosaria Lopez, portandole in una villa al Circeo con la scusa che arriverà il loro amico Carlo. Qui le violentano e massacrano per giorni in compagnia del loro amico Andrea Ghira. Rosaria muore durante le violenze subite dai ragazzi, mentre Donatella, fingendosi morta, riesce a sopravvivere. Verrà ritrovata viva, arrotolata in sacchi di plastica, nel portabagagli della Fiat 127 di Gianni, sdraiata sopra al cadavere di Rosaria Lopez.

    Angelo, Gianni e Andrea vengono catturati e incarcerati ma il delitto sconvolge l’intera scuola e porta Edoardo a riflettere sul fatto che, in qualche modo, l’ipocrisia della morale cattolica abbia causato quello e tutti gli altri drammi. Al termine della storia, le didascalie spiegano che Angelo Izzo, liberato nel 2005, ha poi ucciso altre due donne; Gianni Guido nel 2009 è stato rimesso in libertà dopo un’evasione; Andrea, riuscito a fuggire, è morto latitante nel 1994; Donatella è morta a soli 47 anni nel 2005. Dopo il processo per il Massacro del Circeo, nell’opinione pubblica si apre il dibattito sullo stupro che nel 1994 da reato contro la morale pubblica diventa reato contro la persona.

    https://it.wikipedia.org/wiki/La_scuola_cattolica_(film)

  • Sodano, dal Cile al «chiacchiericcio» sui pedofili

    Sodano, dal Cile al «chiacchiericcio» sui pedofili

    Luca Kocci, 29.05.2022 – È morto nella notte del 27 maggio, a 94 anni, il cardinale Angelo Sodano, segretario di Stato nel pontificato di Giovanni Paolo II. Il suo nome è legato ad alcune delle pagine più nere della storia recente della Chiesa romana: il viaggio nel Cile di Pinochet del papa polacco che si affacciò dal balcone della Moneda insieme al dittatore cileno, la copertura di numerosi preti pedofili, come il fondatore dei Legionari di Cristo Marcial Maciel.

    Nato a Isola d’Asti nel 1927, prete nel 1950, nel 1959 entra nel servizio diplomatico della Santa sede. Nel 1977 viene inviato come nunzio apostolico (ambasciatore) in Cile, dove resta fino al 1988. L’arcivescovo di Santiago Silva Enriquez – dopo qualche tentennamento iniziale – e la chiesa di base cilena sono ostili al regime militare, Sodano sceglie invece la via della collaborazione, difendendo l’istituzione ecclesiastica più che le vittime della
    dittatura e barcamenandosi fra qualche moderata protesta per singoli crimini del regime e inviti alla pacificazione, sostenuti anche da Wojtyla.

    La strategia della distensione culmina nel 1987, quando organizza il viaggio in Cile di Giovanni Paolo II, immortalato dalla storica foto del papa che – con l’inganno secondo alcuni – si ritrova sul balcone della Moneda accanto a Pinochet.

    L’anno successivo Sodano viene richiamato a Roma e dal 1991 ricopre l’incarico di segretario di Stato vaticano, diventando uno dei cardinali più potenti della Curia romana, soprattutto negli anni della malattia di Wojtyla, quando di fatto fa le veci del papa.

    Molti preti e vescovi pedofili devono la propria impunità a lui, che derubricava a «chiacchiericcio» le accuse di abusi sui minori. A dirglielo in faccia fu, fra gli altri, l’allora cardinale arcivescovo di Vienna, Schönborn, che ha recentemente raccontato dei suoi incontri con Sodano in cui gli aveva riferito delle accuse di molte vittime al cardinal Groër, suo predecessore a Vienna, alla fine costretto a dimettersi: «Vittime? Questo è quello che
    dici tu!», lo liquidò Sodano.

    In pensione dal 2006, Sodano ha vissuto gli ultimi anni in un lussuoso attico nel Collegio etiopico, in Vaticano. Fino a poche settimane fa, quando è stato ricoverato per Covid e altre patologie alla clinica Columbus, dove è morto. I funerali si svolgeranno martedì a San Pietro, papa Francesco non celebrerà ma presiederà il rito finale. (luca kocci) – Il Manifesto

  • Flash mob alla Nunziatura Apostolica di Roma – 27 maggio 2022

    Flash mob alla Nunziatura Apostolica di Roma – 27 maggio 2022

    Queste le immagini del flash mob dei sopravvissuti agli abusi del clero italiani del 27 scorso davanti alla Nunziatura Apostolica di Roma, la prima ambasciata del Vaticano nel mondo.

    Civili e non violenti in uno scatto  abbiamo spiegato lo stupro .

  • NIENTE SCONTI ALLA GIUSTIZIA LA VIA DI UNA CHIESA CREDIBILE

    NIENTE SCONTI ALLA GIUSTIZIA LA VIA DI UNA CHIESA CREDIBILE

    Doveva per forza iniziare da lì il difficile lavoro del nuovo Presidente della Conferenza episcopale italiana e da lì giustamente è iniziato. È lì infatti che ogni altra azione della Chiesa cattolica in Italia e nel mondo trova oggi il suo criterio di verifica: nel coraggio e nella determinazione con cui viene affrontata la questione degli abusi sessuali del clero cattolico, in particolare sui minori.

    Nella sua prima dichiarazione dopo la nomina papale il cardinale Zuppi ha affermato di sognare una Chiesa che “sta per strada nella Babele del mondo”, bellissimo proposito la cui condizione essenziale è data dalla più trasparente operazione di pulizia in casa propria. La cosa si spiega da sé perché “se la Chiesa non rispetta i diritti umani non può predicare il Vangelo”, come afferma con logica cristallina la lettera pubblica inviata ai vertici della Chiesa italiana (qualche giorno prima della nomina di Zuppi) dal “Coordinamento delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia”, tra cui in primo luogo il “Comitato Vittime e Famiglie”.

    Tale coordinamento ha scelto di chiamarsi all’inglese (ormai sembra inevitabile) #ItalyChurchToo, ovvero “Anche la Chiesa italiana”, laddove la congiunzione “anche” rimanda all’azione intrapresa ormai da tempo dalle Chiese cattoliche di non pochi altri paesi, tra cui in primo luogo Francia e Germania, e invece finora assente in Italia. A questo riguardo Zuppi ha dichiarato: “Sugli abusi abbiamo scelto una strada nuova, una strada italiana”, volendo così distinguere l’approccio della Cei. Il che significa che a differenza degli altri paesi in cui la Chiesa cattolica per l’analisi delle denunce si è totalmente affidata a centri di ricerca indipendenti, la Cei prevede, come dichiara il suo comunicato stampa finale, che l’analisi “verrà condotta in collaborazione con Istituti di ricerca indipendenti, che garantiranno profili scientifici e morali di alto livello”.

    Dire “in collaborazione” è ben altra cosa che affidare totalmente l’analisi delle denunce a istituti indipendenti: significa mantenere nelle mani della Chiesa la regia delle operazioni. Il fatto però che vi sia una collaborazione con istituti indipendenti mette al riparo almeno sulla carta dal fare tutto in casa propria con il rischio quanto mai reale di confondere giudice e imputato, e di preoccuparsi più dei preti abusatori che dei bambini abusati, come finora troppo spesso è avvenuto. È chiaro quindi che la bontà di questa “strada italiana” la si dovrà giudicare vedendola all’opera, verificando anzitutto l’effettiva indipendenza di tali “Istituti” al momento sconosciuti e poi verificando il grado di coinvolgimento delle persone che fanno capo a #ItalyChurchToo, perché è evidente che non vi può essere migliore garanzia del loro benestare alla conduzione delle indagini e ai relativi provvedimenti. Sarà il prossimo futuro insomma a farci capire se la ricetta della nuova Cei di Zuppi produrrà veramente qualcosa di più saggio e di più efficace dal punto di vista umano ed ecclesiale rispetto a quanto compiuto Oltralpe o se invece al contrario tutto si risolverà nell’ennesima soluzione “all’italiana”, come quelle a cui purtroppo siamo abituati in ambito giudiziario con anni e anni di indagini che spesso finiscono nella “notte in cui tutte le vacche sono nere” (per riprendere una delle più celebri frasi della storia della filosofia che costò a Hegel la definitiva rottura dell’amicizia con Schelling).

    Una cosa però è del tutto sicura: una Chiesa che voglia raggiungere il cuore di tutti, come scrive Zuppi, non può che essere per tutti credibile, e per essere credibile non c’è altra via che mettere ordine, pulizia, giustizia e, se è il caso, rigore al proprio interno. Il nuovo presidente della Cei ha detto che intende “ascoltare le domande di tutti, ascoltare davvero e farsi ferire dalle domande”. È una bellissima espressione: farsi “ferire” dalle domande. Ma in che modo ci si fa ferire dalla domanda di un genitore che chiede com’è stato possibile che il suo bambino o la sua bambina sia stato violentato nel modo più turpe e vigliacco da colui al quale l’aveva affidato con fiducia e speranza credendo al suo abito e alla sua missione? Quelle ferite la Chiesa italiana le deve veramente assumere su di sé, impegnandosi senza sconti per la giustizia, come ha stabilito nel 2019 papa Francesco con il motu proprio Vos estis lux mundi che sancisce l’obbligo morale e giuridico di segnalare gli abusi ai danni di minori e di persone vulnerabili.

    Ma c’è un’altra cosa da mettere in luce: quanti sono i preti che si macchiano di questi delitti tradendo nel modo più vergognoso la loro missione? I dati oscillano tra l’1,5 e il 5 percento del totale, ma qualunque sia la loro effettiva entità si tratta in ogni caso di una minoranza (che peraltro commetterebbe all’incirca l’1 percento del totale dei reati di pedofilia in Italia). Il punto però è che questa minoranza discredita ampiamente il lavoro e la missione di tanti onesti sacerdoti, alcuni dei quali sono da considerarsi più che onesti, direi eroici, per non dire santi, come io ho la fortuna e l’onore di conoscere, e di gioire della loro amicizia. Ed è anche per salvaguardare l’onore di questi preti che l’azione della Cei deve essere severa e senza sconti verso i colpevoli.

    Penso insomma che il fronte sia triplice: 1) giudiziario: consistente nel consegnare alla giustizia i colpevoli; 2) terapeutico e riparativo: consistente nel rendere giustizia alle vittime aiutandole il più possibile a riparare le profonde ferite psichiche e spirituali; 3) pedagogico: consistente nell’impostare una formazione e uno stato di vita dei sacerdoti che li metta il più possibile al riparo dal cadere in questi abissi.

    Gli abusi sessuali del clero sono sul punto di costituire la fine della Chiesa cattolica, la caduta libera della sua credibilità di madre e maestra, educatrice per secoli delle giovani generazioni. Perché la Chiesa si salvi e sopravviva a questo gigantesco tzunami di livello mondiale occorre che inizi a considerare se stessa meno importante delle vittime e meno importante della giustizia. Che inizi a considerarsi meno importante in generale, una struttura di servizio e non di potere, finalizzata non al proprio bene ma a un bene più grande che è il bene del mondo. Gli abusi sessuali del clero su bambini innocenti sono il pericolo mortale che la Chiesa sta affrontando, ma, come scriveva il poeta del romanticismo tedesco Friedrich Hölderlin, “là dove c’è il pericolo, cresce anche ciò che salva”. E il cardinal Zuppi, per molti ancora don Matteo, ha le carte in regola per far capire agli altri vescovi e a tutti i preti che cosa è veramente importante.

    l’articolo del prof. #VitoMancuso su #LaStampa di sabato 28 maggio

  • Le vittime di pedofilia chiedono al nuovo capo dei vescovi di cambiare linea

    Le vittime di pedofilia chiedono al nuovo capo dei vescovi di cambiare linea

    Sul tavolo della 76esima assemblea generale della Cei, oggi in chiusura, c’è un dossier che scotta, quello degli abusi nella Chiesa. Sarà proprio questo il nodo gordiano che il neopresidente dei vescovi, il cardinale Matteo Maria Zuppi, salutato come l’emblema del cambiamento, sarà chiamato ad affrontare. Infatti, mentre nel mondo cattolico deflagra lo scandalo della violenza sui bambini e sulle religiose, in Italia dai vescovi ancora non arriva una chiara ammissione di responsabilità, né tantomento la determinazione a fare chiarezza, aprendo gli archivi vaticani e dando il via a una radicale operazione di trasparenza che finalmente renda giustizia alle vittime.

    Stavolta, però, non basteranno le solite generiche dichiarazioni sulla lotta alla pedofilia nelle parrocchie, come ha fatto lo stesso ex presidente Gualtiero Bassetti nel suo discorso introduttivo ai lavori dell’assemblea, quando ha ripetuto che la Cei conferma il suo impegno per la tutela dei minori e la promozione di «una migliore conoscenza del fenomeno degli abusi per valutare e rendere più efficaci le misure di protezione e prevenzione».

    Parole troppo vaghe, sulla linea di quelle pronunciate dallo stesso Bassetti a inizio anno quando, in seguito ai dati drammatici arrivati dalla Francia e dalla Baviera sulla pedofilia nel clero, aveva magnificato il lavoro dei Centri di ascolto diocesani e aveva ammesso la possibilità di istituire una commissione d’inchiesta sugli abusi, purché interna alla Chiesa. Un’ipotesi che il coordinamento Italy Church Too, la rete di associazioni nata proprio per chiedere che siano dati finalmente ascolto e visibilità ai sopravvissuti alle violenze clericali, rifiuta radicalmente perché non risponde al necessario principio di terzietà, che esclude la possibilità di essere al contempo giudici e imputati.

    Proprio stamattina alle 11 a Roma, nella Sala stampa estera, Italy Church Too tiene una conferenza stampa sulle richieste di giustizia per le vittime dei sacerdoti abusanti, anticipate in una lettera alla Cei diffusa il 23 maggio. I firmatari chiedono «un’indagine indipendente, condotta da professionisti credibili e super partes», e che vengano aperti «canali di fattiva collaborazione con le istituzioni dello Stato italiano». Viene rivendicata anche l’applicazione delle norme prescritte da papa Francesco nel motu proprio Vos estis lux mundi, che stabilisce fra l’altro per preti e vescovi l’obbligo di segnalazione degli abusi alle istituzioni ecclesiastiche. Infine, no alla prescrizione per i reati di abuso sessuale e sì all’obbligatorietà del certificato antipedofilia, previsto dalla Convenzione di Lanzarote, anche per il clero e il volontariato nelle istituzioni ecclesiastiche. La lettera ha registrato un fiume di adesioni: a sottoscriverla sono vittime inascoltate, cittadini indignati, sacerdoti, intellettuali, segno di un desiderio di verità che attraversa il paese. Fra le firme anche quella dello storico Mauro Pesce, del filosofo Augusto Cavadi e del teologo Vito Mancuso.

    Intanto lo scorso 5 maggio, nella giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia, proprio la Cei in qualità di “invitato permanente” è entrata a far parte dell’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile, istituito presso il Dipartimento per le politiche della famiglia. Sulla spinosa questione degli abusi sui minori, Stato e Chiesa sono andati finora a braccetto: d’amore e d’accordo sulla strada da seguire, che ancora una volta pare essere quella, tutta italiana, di lavare i panni sporchi in famiglia. L’Osservatorio, presieduto dal Capo del Dipartimento, Ilaria Antonini, è per la verità poco più di una stanza vuota senza arredi: istituito nel 2007, non ha funzionato che pochi mesi, senza fornire i dati promessi sulla pedofilia nel nostro paese, e men che meno azioni di prevenzione del fenomeno. Ora viene resuscitato, con un nuovo “Piano nazionale di prevenzione e contrasto dell’abuso e dello sfruttamento sessuale minorile”, un vasto programma di iniziative di sensibilizzazione e formazione che però ancora una volta non contempla il coinvolgimento delle vittime.

    L’assenza dei sopravvissuti agli abusi è il dato più eclatante anche nelle iniziative ecclesiastiche: «La Chiesa si riempie la bocca di solidarietà per le vittime ma non le coinvolge – sottolinea Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso – la stessa commissione d’inchiesta ecclesiastica interna è solo un modo per lavarsi la coscienza; lo stesso vale per gli sportelli diocesani, che i vescovi gestiscono senza rendere conto a nessuno. Quanti sono i casi rilevati? Che cosa succede ai responsabili? Non sappiamo niente».

    All’assemblea nella giornata di mercoledì è giunto un messaggio del cardinale Sean Patrick O’Malley, presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, che ha invitato i vescovi a una «conversione pastorale» sulla questione degli abusi, senza cedere alla tentazione di difendere l’istituzione: vedremo se la Cei saprà rispondere all’appello. Ora la palla passa al nuovo presidente: ottimo comunicatore, attento ai poveri e sensibile alla causa della pace, in passato ha già mostrato attenzione per frange marginalizzate nella Chiesa, come le persone lgbt, ma non si è ancora espresso apertamente sugli abusi nella Chiesa. Don Matteo, il momento è arrivato.

  • Conferenza stampa Rete L’ABUSO – #ItalyChurchToo

    Conferenza stampa Rete L’ABUSO – #ItalyChurchToo

    CONFERENZA STAMPA In occasione della 76.ma Assemblea generale della Conferenza Episcopale Italiana, in programma dal 23 al 27 maggio p.v., il Coordinamento #ItalyChurchToo chiederà, in una “LETTERA AI VESCOVI”, precise misure necessarie e improrogabili nell’ambito della lotta agli abusi nella Chiesa cattolica, che allineino l’operato della Chiesa italiana a quello di altre Conferenze episcopali e dissolvano i dubbi relativi alle reticenze e alle resistenze dell’episcopato italiano riguardo all’emersione della reale portata del fenomeno in Italia.

    Alla lettera – che verrà inviata alla Conferenza Episcopale Italiana il 23 maggio e contestualmente diffusa sui media nazionali ed esteri – i vescovi sono chiamati a rispondere entro la data della Conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa, che avverrà venerdì 27 maggio ore 11,00 Associazione Stampa Estera – ROMA

    Il Coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica ItalyChurchToo è espressione delle vittime di abusi, del laicato cattolico, della cittadinanza e di alcuni media sensibili, ed è nato il 15 febbraio 2022 come strumento di pressione sulle istituzioni religiose e laiche per ottenere verità, giustizia e prevenzione per le vittime di abusi – minori, adulti, adulte, persone vulnerabili, religiose – perpetrati da persone a vario titolo impegnate nella Chiesa.

  • “Dati sugli abusi allarmano, 161 nuove segnalazioni”

    “Dati sugli abusi allarmano, 161 nuove segnalazioni”

    ROMA. – In Italia, ci sono “164 sacerdoti indagati, 162 condannati in via definitiva, circa 30 vescovi insabbiatori, 161 nuove segnalazioni da inizio anno”. Sono gli ultimi dati raccolti dalla Rete L’Abuso, ad oggi uno dei punti di riferimento più forti per i “sopravvissuti” di predatori pedofili. A questi numeri si deve aggiungere quello che secondo Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso e membro del Coordinamento di Italy Church Too, è “il dato più importante” e cioè i “471 casi impuniti”, quelli per i quali il reato è andato in prescrizione oppure le cui vittime “non se la sono sentita di andare a denunciare i fatti in un centro di ascolto diocesano per ovvi motivi”.

    Secondo alcuni calcoli di proiezione elaborati in base al caso irlandese, ha fatto anche sapere Zanardi, “in Italia ci sarebbe un milione di vittime potenziali. Se si pensa che la commissione d’inchiesta francese ha messo in luce 216 mila vittime e si fanno le proporzioni tra clero francese e clero italiano – ha aggiunto – ci si rende conto che questo dato presunto è molto credibile”.

    La proposta della nuova Cei targata Zuppi di affrontare il nodo pedofilia e coperture con una “commissione interna che parta dal 2000 e faccia leva sui centri di ascolto diocesani senza aprire gli archivi”, per Zanardi è irricevibile. Il Coordinamento di Italy Church Too è un’associazione di vittime costituitasi negli ultimi mesi dal basso con il dichiarato intento di promuovere la costituzione di una commissione di inchiesta indipendente sugli abusi sessuali commessi dal clero nel nostro Paese su modello di quelle che hanno indagato in Germania e in Francia.

    Per Zanardi restano infatti da sciogliere molti nodi a livello di legislazione nazionale cui fa scudo il concordato, come il fatto che non esista l’obbligo di denuncia e punta il dito, oltre che sugli insabbiamenti dei vertici ecclesiastici, anche, dice, “su una certa omertà che lo stesso stato italiano concede alla Chiesa”.

    Sul nuovo presidente della Cei il Coordinamento Italy Church too, per quanto abbia sottolineato con forza di non aver avuto alcuna risposta formale né dai vertici Cei né dai dicasteri vaticani a cui ha fatto pervenire, anche per via Pec, la propria lettera di richieste, vuole comunque concedere una linea di credito: “La valutazione è sospesa” dice Michelangelo Ventura, uno dei portavoce, ma solo perché si auspica che quanto prima dal cardinale Zuppi arrivino “segnali concreti e puntuali” nel senso di una indagine che “garantisca la terzietà”.

    “Voi capite bene – ha osservato Zanardi – che le vittime non vanno in chiesa cioè proprio il luogo dove sono state abusate e maltrattate a denunciare, innanzitutto perchè temono di non essere credute”. Secondo Zanardi inoltre, non voler indagare prima del 2000 è sbagliato “perchè una vittima di abuso sessuale, è ormai riconosciuto, impiega 30 o 40 anni a fare outing e a prendere coscienza della violenza subita. Si rischia di lasciare fuori centinaia di vittime”.

    (di Nina Fabrizio/ANSA)

  • Preti pedofili, Italy Church too: da Zuppi ci aspettiamo una spinta verso la terzietà

    Preti pedofili, Italy Church too: da Zuppi ci aspettiamo una spinta verso la terzietà

    Roma – “Quello della pedofilia è un problema che tocca le leggi italiane e la Chiesa, che sia Zuppi, che sia il Papa non possono legiferare sul territorio italiano: io credo che onestamente la Chiesa possa fare una cosa, aprire gli archivi e darli allo Stato. Zuppi se vuole dare un contributo ai sopravvissuti interroga lo Stato e spinge finché lo Stato non cambia le regole e finché non fa una commissione di inchiesta e presta soccorso alle vittime. Di fatto sia lo Stato, sia la Chiesa lasciano questi poveri sopravvissuti a sbandare. Questa situazione tra l’altro è unica in Europa”.

    Lo dice Francesco Zanardi della Rete L’ABUSO, rispondendo alle domande al termine della conferenza stampa promossa a Roma dall’associazione Italy Church too che chiede l’istituzione di una commissione indipendente di indagine sugli abusi sessuali nella Chiesa.

    “Finora – ha spiegato anche uno dei portavoce dell’associazione, Michelangelo Ventura – non notiamo cambiamenti rispetto alla presidenza Bassetti su questi temi, però sarebbe sciocco oltre che illogico non prendere atto di questo cambiamento e lasciare la valutazione” sul nuovo presidente della Cei “in sospeso con l’auspicio evidente che possano esserci segnali attenti alle tematiche e alle problematiche che abbiamo segnalato. La presentazione del cardinal Zuppi – ha proseguito – è stata ampia sulla stampa facendo riferimento alle sue esperienze pregresse in particolare le ultime della diocesi di Bologna, dove sono stati dati ampi segni di attenzione alla realtà sociale in modo progressivo”.

    “Bene questo – ha aggiunto -, ma ci aspettiamo dei riscontri altrettanto concreti sulla pedofilia nel clero, quindi un intervento puntuale, attento e indipendente su queste questioni”, in particolare l’accento va sulla terzietà e sulla richiesta di “una commissione che non dipenda da questo o da quell’organismo della Chiesa italiana o del Vaticano, la strada che noi chiediamo non è per spocchia speculativa ma perchè è quella intrapresa da altri Paesi, ad esempio dalla Conferenza episcopale tedesca”.

    Intanto Matteo Zuppi, il nuovo presidente della Cei, ha annunciato “per il 18 novembre” la pubblicazione di un “report nazionale da parte della Chiesa cattolica sui casi di abuso, a partire dal 2000, e sulle attività di prevenzione” sottolineando che “il pensiero è sempre per le vittime e il loro dolore è la prima preoccupazione. La Chiesa sta dalla parte delle vittime”.

    https://fivedabliu.it/2022/05/27/preti-pedofili-italy-church-too-da-zuppi-ci-aspettiamo-una-spinta-verso-la-terzieta/