Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: sacerdoti

  • Austria. Prete paga 45.000 € per 3 marchette, Aveva ingaggiato perpetua “tuttofare”

    Austria. Prete paga 45.000 € per 3 marchette, Aveva ingaggiato perpetua “tuttofare”

    18 gennaio 2011

    Processato un magnaccia per aver portato una meretrice ad un sacerdote austriaco

    Traffico della prostituzione internazionale e truffa. Un ungherese di poco più di 50 anni è sotto processo per questi reati a Ried im Innkreis, media città dell’Alta Austria. L’accusato avrebbe un cliente molto particolare, un sacerdote cattolico della zona, presso il quale si è recata una donna ungherese procacciata dal magnaccia per servizi domestici, inclusivi di rapporti sessuali dietro lauto pagamento. Ulteriori versamenti di denaro sarebbero stati effettuati per pagare false spese mediche ai parenti della prostituta. Ennesimo raggiro subito dal prete austriaco, che però si professa innocente per quanto riguarda l’accusa di aver fatto sesso con la donna. Il coinvolgimento di un prelato ha portato alla chiusura al pubblico del processo, ma i particolari sono comunque trapelati alla stampa austriaca e al giornale più diffuso del Paese alpino, il Krone Zeitung.

    PERPETUA EROTICA – Il prete dell’Alta Austria era alla ricerca di una perpetua con buoni dote da casalinga, e aveva messo alcuni annunci sui giornali locali per trovarla. L’uomo ungherese si è presentato con un falso nome al sacerdote, presentandogli una sua connazionale. La donna si è rivelata un disastro nelle faccende domestiche, non pulendo mai casa e lavando solo i suoi panni, mai quelli del prete. La signora ungherese ha però confessato di aver svolto altri servizi al sacerdote, ovvero di essere andata a letto tre volte con lui durante le poche settimane nelle quali ha soggiornato presso la canonica. Il magnaccia ungherese ha preteso dei soldi in cambio di queste prestazioni, e gli inquirenti stanno valutando se la transazione di 45mila euro effettuata sul conto dell’uomo da parte del prete sia la ricompensa per le prestazioni erotiche svolte dalla connazionale. Il sacerdote austriaco contesta la ricostruzione fornita dal magnaccia, e ha spiegato come quei soldi sarebbero serviti come anticipo per spese mediche della donna, tra le quali la cura del tumore delle madre, rivelatesi poi fittizi.

    FEDELI IN DIFESA DEL PARROCCO – Accortosi della truffa e dopo aver constatato l’incapacità della sua nuova perpetua, il prete dell’Alta Austria avrebbe allontanato la sua perpetua. La donna ha però smentito quanto affermato dal suo ex datore di lavoro, e ha confermato i rapporti sessuali avuti col sacerdote in cambio di denaro Il processo è stato aggiornato a data da destinarsi, e il coinvolgimento di un religioso ha portato alla decisione della Corte di svolgere il dibattimento a porte chiuse. La Chiesa austriaca è da tempo nell’occhio del ciclone per i ripetuti casi di abusi sessuali coinvolti da sacerdoti sui minori. Il prete accusato ha comunque chiamato a testimoniare in sua difesa 3 fedeli della sua parrocchia, che hanno descritto l’uomo come estremamente timido e riservato. Tutti e tre i testimoni hanno rimarcato come sia improbabile che il loro sacerdote possa essere un cliente di prostitute, ma non hanno fornito elementi fattuali per scagionarlo da questa accusa.

    http://www.giornalettismo.com/archives/110…porti-sessuali/


    L’articolo in tedesco e sotto la sua traduzione da google

    Pfarrer soll 45.000 Euro für Ungarin gezahlt haben
    Zuhälter angeklagt
    17.01.2011, 16:34
    Pfarrer soll 45.000 Euro für Ungarin gezahlt haben (Bild: APA/RUPPRECHT@KATHBILD.AT)
    Ein 53-jähriger gebürtiger Ungar hat sich am Montag vor dem Gericht in Ried in Oberösterreich wegen grenzüberschreitenden Prostitutionshandels und schweren Betrugs verantworten müssen. Pikantes Detail: Der Freier soll ein Priester gewesen sein. Er wurde auf Antrag des Verteidigers unter Ausschluss der Öffentlichkeit befragt.
    Infobox
    Mehr Oberösterreich-Nachrichten

    Der Angeklagte soll im September 2010 eine Landsfrau an einen oberösterreichischen Pfarrer zur Prostitution vermittelt haben, so die Anklage. In der Folge habe er dem Geistlichen insgesamt 45.000 Euro herausgelockt – zweimal 1.500 Euro “Vermittlungsgebühr”, 22.000 Euro für die Tumor- Behandlung der Mutter der Ungarin und 20.000 Euro für ihre mit Schulden belastete Wohnung in ihrem Heimatland.
    “Du kannst Sex mit ihr haben”

    Beides sei kein Geschenk, sondern nur vorgestreckt gewesen, sagte der Geistliche vor Gericht. Er habe mittels Anzeige beim Arbeitsmarktservice eine Pfarrhaushälterin und Mesnerin gesucht. Der Ungar habe sich mit einem falschen Namen vorgestellt und gesagt, er sei Stellenvermittler. Als er mit der Dame kam, habe er den Pfarrer wissen lassen: “Du kannst auch Sex mit ihr haben, aber du musst zahlen.” Er habe entgegnet, dass er damit nichts zu tun haben wolle, so der Priester. 3.000 Euro habe der 53- Jährige für die Vermittlung der Arbeitskraft verlangt.

    Als die aus Ungarn stammende Frau bei ihm war, habe er bemerkt, “dass sie nix kann”. Sie habe in Summe zwei Wochen bei ihm verbracht, ihm jedoch kein Frühstück gemacht und das Mittagessen sei ein Graus gewesen, gab er an. Gewaschen habe sie nur die eigene Wäsche und die ihrer kleinen Tochter, seine nicht. Also habe er sie wieder weggeschickt.
    Zeuginnen verteidigen Pfarrer

    Die Frau hatte bei ihrer Einvernahme in Ungarn angegeben, dass sie dreimal mit dem Pfarrer Sex gehabt habe. Das sei alles erlogen, konterte dieser. Drei Zeuginnen sagten aus, sie könnten sich nicht vorstellen, dass der Pfarrer mit der Frau geschlafen habe. Eine der Zeuginnen beschrieb den Geistlichen als eher zurückhaltend und schüchtern. Der Prozess wurde vertagt.

    …………………………….

    Pastore ha detto di aver pagato € 45.000 per ungherese
    Pimp accusato
    2011/01/17, 16:34
    Pastore ha detto di aver pagato 45.000 € a Ungherese (Foto: APA / RUPPRECHT@KATHBILD.AT)
    Un nativo di 53 anni di Ungheria, egli deve rispondere il Lunedi dinanzi al giudice a Ried in Austria per la prostituzione transfrontaliera, il traffico e la frode grave. dettaglio piccante: Il pretendente è detto di essere un sacerdote. E ‘stato interrogato su richiesta del difensore a porte chiuse.
    Infobox
    Altre News Alta Austria

    L’imputato si dice abbia insegnato nel settembre 2010, una donna in un paese ministro dell’Austria Superiore per prostituzione, secondo l’accusa. Come risultato, aveva attirato il prete per un totale di 45.000 € – due volte nel 1500 € “spese di agenzia”, 22.000 € per il trattamento del tumore della madre della ungherese e 20.000 € per la loro casa carichi di debiti nel paese di origine.
    “Hai sesso con lei può”

    Entrambi non erano un regalo, ma era stato soltanto allungato, il sacerdote ha detto in tribunale. Stava guardando il Servizio per l’occupazione mediante la visualizzazione di una governante parrocchia e Mesnerin. L’ungherese ha presentato con un nome falso e ha detto di essere reclutatori aziendali. Quando arrivò alla donna, aveva informato il ministro: “Si può fare sesso con lei, ma si deve pagare”. Mi risponde che lui non avrebbe nulla a che fare con essa, il sacerdote. Anni, per la mediazione delle esigenze del lavoro – 3.000 € dei 53 ha fatto.

    Quando è nato in Ungheria, la moglie di lui, aveva notato “che possono nix”. Hai speso un totale di due settimane per lui, ma non fece colazione e il pranzo è stato un orrore, ha affermato. Hanno appena lavato le loro vesti, e la sua piccola figlia, la sua non ha fatto. Così li aveva mandati via.
    Testimoni di difendere Pastor

    La donna aveva dichiarato nei loro interrogatori in Ungheria, che era stata tre volte con il sesso sacerdote. Che era tutta una bugia, ha replicato questo. Tre testimoni hanno detto che non potevano immaginare che il sacerdote ha fatto sesso con la donna. Uno dei testimoni ha descritto il chierico come piuttosto timido e reticente. Il processo è stato aggiornato.

  • Savona: prete arrestato, in Procura sfilano gli educatori

    Savona: prete arrestato, in Procura sfilano gli educatori

    Dopo l’interrogatorio fiume di ieri per don Luciano Massaferro, il parroco di Alassio arrestato per presunte violenze sessuali su una minore, oggi, ad una settimana di distanza dalla clamorosa vicenda giudiziaria, a palazzo di giustizia sono sfilati gli educatori dell’Ac della parrocchia di San Vincenzo e San Giovanni.

    Si tratta dei collaboratori più stretti del sacerdote finito in carcere a Chiavari e che continua a proclamarsi innocente negando ogni addebito contestato dall’accusa. Almeno otto quelli che sono sfilati oggi in Procura per essere sentiti come persone informate sui fatti. Persone che hanno vissuto vicino al parroco, che conoscono la sua vita di religioso e che lo hanno seguito in tutti questi anni di attività pastorale. Sono stati avvicinati domenica scorsa durante la messa solenne e convocati per oggi a palazzo di giustizia per rendere la loro testimonianza sul sacerdote alassino.

    Non è ancora dato sapere il contenuto dei colloqui tra gli educatori e gli inquirenti ma appare scontato che i collaboratori di don Luciano abbiano fornito un quadro ben diverso da quello che è stato dipinto in questi giorni. Già ancora prima di essere convocati in Tribunale, si erano uniti in preghiera domenica pomeriggio per sostenere con forza l’innocenza di un sacerdote che sta lottando per la giustizia e soprattutto per emerga quanto prima la verità.

    Intanto si attende il verdetto dei giudici del tribunale del riesame al quale l’avvocato Alessandro Chirivì, il legale del parroco, si è rivolto per chiedere la sua scarcerazione. Il regime carcerario al quale è costretto sta mettendo a dura prova il sacerdote che comunque continua a ricevere attestati di stima dai suoi parrocchiani e dai sacerdoti della diocesi di Albenga/Imperia.

    Commenta la notizia scrivendo alla redazione@savonanews.itdi savonanews.it

    g.d.g.

    Martedì 05 Gennaio 2010 ore 16:00

  • Vaticano. “Giustizia ordinaria, ma solo per casi certi”. E chi lo stabilisce, i monsignori, e quando cominciano a denunciare i preti pedofili?

    Vaticano. “Giustizia ordinaria, ma solo per casi certi”. E chi lo stabilisce, i monsignori, e quando cominciano a denunciare i preti pedofili?

    E quando cominciano a denunciarli e a spedirli in galera invece di proteggerli? E chi stabilisce se un caso è serio o non serio? I monsignori?

    E c’è bisogno della loro autorizzazione per i tribunali?

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/01/12…inaria-1919341/

    Intervista del prefetto della Congregazione del Clero all’Osservatore
    “Fatti gravissimi e delittuosi, che feriscono profondamente la Chiesa”
    Preti pedofili, la svolta del Vaticano
    “Se casi certi, sì a giustizia ordinaria”
    di ORAZIO LA ROCCA

    CITTA’ DEL VATICANO – Sui preti che si macchiano del “gravissimo crimine” della pedofilia, in Vaticano è scattata l’ora della svolta. D’ora in poi oltre ad essere sottoposti al giudizio delle leggi ecclesiastiche, saranno consegnati anche ai tribunali civili per essere giudicati e condannati dopo un regolare processo. Per i preti pedofili, quindi, oltre alle pene ecclesiastiche – vale a dire immediata riduzione allo stato laicale e scomunica dalla Chiesa cattolica – saranno comminate anche le punizioni previste dai Codici penali ordinari.
    L’annuncio è stato dato ieri, dal cardinale prefetto della Congregazione per il clero, il brasiliano Claudio Hummes, il “ministro” vaticano incaricato da Benedetto XVI di intervenire “con la massima severità” nei confronti di quei sacerdoti che, tradendo il loro ruolo, vengono ritenuti colpevoli di violenze sessuali nei confronti dei minori che frequentano le loro parrocchie, come purtroppo è accaduto in diverse diocesi, specialmente negli Usa e nell’Irlanda del Nord.
    Papa Ratzinger l’11 dicembre scorso, ricevendo in Vaticano i vertici della Chiesa irlandese, aveva preannunciato chiaramente che sui preti pedofili non ci sarebbe stata nessuna tolleranza. La conferma di tale proposito arriva ora – ad un mese esatto da quella drammatica udienza – dal cardinale Hummes attraverso una intervista all’Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede.

    “La dolorosa vicenda irlandese – per la quale tra l’altro alcuni vescovi si sono assunti le loro responsabilità e si sono fatti da parte – non può essere riferita a tutto il ministero episcopale”, afferma il porporato in un passaggio di un’intervista al giornale pontificio. “I vescovi sono buoni padri per i loro sacerdoti. Certo, esistono alcune situazioni disdicevoli, ma sono molto limitate. Si tratta purtroppo di situazioni legate alla condizione umana. E’ quanto accaduto in Irlanda. Un fatto dolorosissimo che colpisce prima di tutto, è vero, le vittime, ma ferisce anche profondamente il cuore della Chiesa. Accertate oggettivamente le responsabilità di tanto male, bisogna andare risolutamente sino in fondo – conclude il cardinale Hummes – anche facendo ricorso alla giustizia ordinaria”. Al di là della prudente analisi fatta dal cordinale su un fenomeno tanto grave e sconvolgente come i casi di pedofilia tra i preti, è un fatto che per la prima volta un “ministro” della Santa Sede evoca per questi reati il ricorso alla giustizia ordinaria.

    “Provo rabbia e vergogna; sono profondamente colpito, turbato e addolorato: chi ha sbagliato pagherà”, aveva detto Benedetto XVI ricevendo a dicembre in Vaticano i vertici della Chiesa irlandesi per analizzare il Rapporto Murphy, l’inchiesta-choc fatta dal governo dell’Irlanda del Nord sugli abusi sessuali commessi dai sacerdoti della diocesi di Dublino dal 1975 al 2004. Trenta anni di violenze compiute da 46 preti ai danni di centinaia di bambini. Dopo la pubblicazione del Rapporto, nei giorni scorsi sono stati costretti alle dimissioni due vescovi irlandesi accusati di omesso controllo sui casi di pedofilia denunziati nelle loro diocesi. Altre dimissioni per analoghi motivi potrebbero essere decise dal cardinale Sean Brady, presidente della Conferenza episcopale irlandese, e dall’arcivescovo di Dublino Diarmuid Martin, i due più importanti prelati cattolici irlandesi a cui il Papa ha affidato il gravoso compito di fare “pulizia” tra i preti corrotti e di rilanciare la comunità cattolica del loro Paese. Un obiettivo che sarà oggetto anche di una prossima lettera ad hoc che lo stesso Benedetto XVI invierà ai vescovi irlandesi prossimamente. In attesa della lettera papale, nel frattempo il Vaticano ha aperto ai preti pedofili “colpevoli” anche la strada dei tribunali civili. Non è poco. Anche se forse ci si poteva arrivare prima.

    (12 gennaio 2010)

  • La Curia attacca i magistrati e se la prende con la bambina. Il prete è innocente. Parola del vescovo e dei suoi parrocchiani.

    La Curia attacca i magistrati e se la prende con la bambina. Il prete è innocente. Parola del vescovo e dei suoi parrocchiani.

    La colpa è tutta della bimba. Il vescovo chiama a testimoni gli adulatori del prete: “Chi lo conosce sa che è innocente” (come se un pedofilo violentasse davanti ai suoi adulatori). Copione già visto.

    Ha taciuto per giorni, atteso il no del Gip alla scarcerazione o ai domiciliari, poi dopo che l’indagato ha scelto il silenzio all’ultimo interrogatorio, a parlare è la diocesi di Albenga Imperia, quella alla quale appartiene don Luciano Massaferro, 44 anni, inquisito e detenuto con l’accusa di violenza su una bambina di undici anni,

    Dopo le dichiarazioni di prassi di inizio inchiesta arriva un attacco diretto a lla Procura della Repubblica “rea” per l’arresto di don Luciano Massaferro e sotto accusa per l’indagine che, secondo la Curia (che ha scelto come portavoce l’ufficio comunicazioni sociali e la pagina settimanale diocesana locale pubblicata su Avvenire) avrebbe avuto solo una tesi punitiva, senza ascoltare testimoni pro indagato.

    All’attacco alla Procura segue quello ai media per le cronache sul caso, ma questo aspetto (seppur importante) non è nuovo nello stile del quotidiano cattolico.

    Nell’articolo si parla anche della presunta vittima: «siamo stati bombardati da più parti, come un carosello pubblicitario, con la testimonianza di una minore, che sembrerebbe provenire da un contesto familiare noto e difficile, nel quale spesso, a detta di parecchi esperti della psichiatria infantile, ci si potrebbe convincere che sia vera una pura fantasia».

    Intanto sul fronte giudiziario, la prossima settimana (il 14 gennaio) il Riesame di Genova dovrà pronunciarsi sul ricorso contro la carcerazione, presentata dal nuovo legale del sacerdote, Mauro Ronco, presidente dell’Ordine forense torinese e consulente anche per il Vaticano per le vicende giudiziarie e no che hanno colpito sacerdoti accusati di pedofilia.

    LA PAGINA DELLA DIOCESI INGAUNA

    In un articolo nella pagina curata dall’ufficio diocesano delle Comunicazioni Sociali si fa riferimento alla detenzione in carcere di don Luciano: «In questa triste pagina, tre elementi oggettivi restano fissati, ad oggi, nel cuore e nella mente. Prima di tutto l’arresto di un sacerdote, che sembra essere condannato di un reato infamante, prima ancora che le indagini siano terminate e che un rinvio a giudizio e un processo penale siano stati celebrati sul suo conto».

    «Ciò nonostante – secondo quanto scrive il quotidiano – sulle locandine delle edicole, sui quotidiani nazionali e locali, sui siti internet e social network più diffusi sono corsi, in questi giorni, titoli strillati a mò di sentenze con rito accelerato, tanto da suscitare seria preoccupazione e immediate prese di posizione».

    Nell’articolo si parla anche della presunta vittima: «Siamo stati bombardati da più parti, come un carosello pubblicitario, con la testimonianza di una minore, che sembrerebbe provenire da un contesto familiare noto e difficile, nel quale spesso, a detta di parecchi esperti della psichiatria infantile, ci si potrebbe convincere che sia vera una pura fantasia».

    Poi, l’affondo contro la Procura, «che ha predisposto il fascicolo delle indagini senza aver ascoltato ad oggi neppure una volta chi del sacerdote potesse conoscere, giorno dopo giorno, non solo la sua crescita spirituale ma anche le ragioni della sua vocazione».

    Secondo quanto scritto sull’Avvenire, l’unica vera notizia, «forse antipatica e fastidiosa per qualcuno», sarebbe il fatto che «un’intera comunità cristiana, fatta non solo di sacerdoti e suore ma anche di laici impegnati e ai margini, è uscita fuori forte e determinata nella solidarietà, pronta e disponibile a discernere sempre il bene dal male e che, fino a prova contraria, stando agli elementi emersi, non solo non può condannare il sacerdote ma pure prega con carità cristiana per lui e per il disagio della minore».

    Alassio: prete arrestato, l’accusa deposita atti al Riesame

    Saranno depositati al tribunale del riesame di Genova anche dall’accusa i documenti raccolti in questa settimana su don Luciano Massaferro, il parroco arrestato per violenza sessuale su una ragazzina di undici anni. Solo la prossima settimana tuttavia i giudici genovesi decideranno in merito al ricorso presentato dalla difesa che ha chiesto la scarcerazione del sacerdote per prove insufficienti affinché possa restare ancora detenuto in carcere a Chiavari.

    Il parroco attende fiducioso il verdetto del riesame anche alla luce dell’ingresso nella squadra dei difensori di don Luciano Massaferro. Ad affiancare Alessandro Chirivì c’è ora il collega Mauro Ronco, presidente (anche se in scadenza) dell’Ordine degli Avvocati di Torino. Un incarico che il parroco ha accolto con grande soddisfazione: ieri dopo l’udienza davanti ai pm Alessandra Coccoli e Giovanni Battista Ferro (nella foto), si è lasciato andare a un sorriso liberatorio dopo una settimana di detenzione nella casa circondariale chiavarese.

    www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=67397

    Alassio: faccia a faccia tra don Luciano e la ragazzina

    Don Luciano Massaferro e la ragazzina che lo accusa, potrebbero presto trovarsi faccia a faccia, uno di fronte all’altro. Non è più soltanto un’idea, presa in considerazione dalla Procura. Presto, infatti, i magistrati Giovanni Battista Ferro (nella foto) e Alessandra Coccoli potrebbero chiedere al giudice delle indagini preliminari che disponga un confronto fra il sacerdote e l’undicenne, le cui posizioni sono distanti anni luce. La ragazzina lo accusa. Il prete si difende, negando gli episodi che lo hanno portato in carcere con l’accusa di violenza sessuale. Intanto è stata fissata per la prossima settimana, a Genova l’udienza del tribunale del Riesame. Nell’occasione i giudici dovranno decidere se accogliere o meno la richiesta di annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal giudice delle indagini preliminari Emilio Fois, che ha portato in carcere don Luciano Massaferro, ora detenuto (in una cella che divide con altre sette persone) a Chiavari.

    r.c.

    Sabato 09 Gennaio 2010 ore 07:01

    www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=67407

    Alassio: prete arrestato, giovedì la decisione del Riesame

    E’ atteso per giovedì prossimo a Genova il verdetto dei giudici del Tribunale del Riesame che dovranno discutere dell’istanza di scarcerazione presentata dai difensori di don Luciano Massaferro, il sacerdote alassino accusato di violenza sessuale su una ragazzina di undici anni, sua parrocchiana. I sostituti Coccoli e Ferro stanno preparando le rispettive «memorie» sulla base delle quali i giudici del Riesame prenderanno le loro decisioni.
    Allo stato attuale però, secondo quanto risulta ai difensori, anche alla luce dei tre interrogatori del parroco alassino, gli elementi d’accusa sarebbero gli stessi di sempre, e sostanzialmente soltanto il racconto della ragazzina raccolto dalla psicologa del Gaslini e acquisito agli atti dell’inchiesta. Elementi che, come ha sottolineato il professor Ronco, per la difesa non sarebbero sufficienti, senza riscontri obiettivi, a sostenere un’accusa così grave, e certamente a mantenere in carcere don Massaferro.

    Domenica 10 Gennaio 2010 ore 08:13

    www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=67453

  • Don Luciano sotto torchio. I pm: no comment

    Don Luciano sotto torchio. I pm: no comment

    Quattro ore di interrogatorio e due secchi `no comment´ da parte del procuratore capo Francantonio Granero e del vice Giovanni Battista sulle possibili ammissioni di Luciano Massaferro, il parroco arrestato la settimana scorsa con l’accusa di violenza sessuale su una chierichetta di 11 anni.

    Nessuna conferma, inoltre, che al sacerdote siano stati contestati altri eventuali episodi. Dopo l’interrogatorio di giovedì scorso davanti al gip Emilio Fois ieri sera il sacerdote da martedì scorso in carcere a Chiavari è tornato in Tribunale: non più al quinto, ma al sesto piano, dove affiancato dal suo avvocato Alessandro Chirivì ha risposto alle domande dei magistrati.

    Sui contenuti del lungo interrogatorio anche il legale del sacerdote ha preferito non fare alcun commento. Nei prossimi giorni, sempre a palazzo di giustizia, potrebbero sfilare anche educatori e parrocchiani, persone vicine al sacerdote arrestato per trovare conferma del racconto della ragazzina che vive con la madre ed è sostenuta da suo nonno.

    E sempre ieri sera il vicariato di Alassio con sacerdoti, suore, frati francescani e salesiani si è raccolto con i fedeli di Alassio e delle cittadine limitrofe nella chiesa di Sant’Ambrogio per l’anno sacerdotale voluto dal Pontefice. Ma la preghiera si è rivolta soprattutto a don Luciano Massaferro. «Preghiamo per tutti i sacerdoti e in particolare per don Luciano – ha detto monsignor Angelo De Canis, in apertura della preghiera – lo ricordiamo con affetto al Signore perché gli dia forza e sostegno in questo momento e perché si riveli davvero in tutta la sua pienezza la verità». Alla celebrazione erano presenti anche le associazioni cattoliche diocesane, l’Azione Cattolica con il suo presidente Angelo Ricci, l’Acr con il presidente Viviana Zampieri, il gruppo giovani dei salesiani di Alassio, gli educatori di San Giovanni e San Vincenzo. Presente anche l’assessore comunale ai servizi sociali Loretta Zavaroni. Anche il vescovo della diocesi di Albenga e Imperia, mons. Mario Oliveri ha voluto condividere – ha proseguito monsignor Angelo De Canis – la preghiera in questo momento difficile per il vicariato di Alassio. «Affetto, condivisione e comune preghiera – si legge nel messaggio episcopale – perché la fede e l’unità prendano il sopravvento sull’indifferenza e le divisioni».

  • Alassio: prete arrestato, i parroci stasera pregano per lui

    Alassio: prete arrestato, i parroci stasera pregano per lui

    Tutti i parroci si incontreranno questa sera a Sant’Ambrogio per una preghiera straordinaria per i sacerdoti. E ovviamente verrà ricordato don Luciano Massaferro, il parroco arrestato la settimana scorsa e ancora rinchiuso in carcere a Chiavari.
    Nel frattempo è stato nominato amministratore parrocchiale di San Vincenzo e di San Giovanni il vicario generale monsignor Giorgio Brancaleoni che reggerà le sorti della parrocchia sino a quando la vicenda giudiziaria non verrà chiarita.
    Intanto l’avvocato Alessandro Chirivì ha annunciato che nel pomeriggio di oggi il pm Giovanni Battista Ferro vuole ascoltare nuovamente il suo cliente. Un provvedimento deciso a poche ore dall’annuncio del ricorso al tribunale del riesame per la richiesta di scarcerazione del prete.

    Lunedì 04 Gennaio 2010 ore 12:43

  • Savona: e-mail di un lettore sul caso Massaferro

    Savona: e-mail di un lettore sul caso Massaferro

    Riceviamo e pubblichiamo l’e-mail di un lettore sul caso di Don Luciano Massaferro:

    “Gent.mo Direttore buonasera.

    Ho letto adesso il Vostro articolo sulla “serata di preghiera straordinaria” per i Sacerdoti e – ma guarda un po’ che caso – per don Luciano Massaferro. Che bella solidarietà…..

    Pregare per quella bambina, perchè superi indenne certi traumi no, eh…. pregare per il Magistrato che sta indagando su un caso così delicato, perchè venga fuori la verità senza ombra di dubbio no, eh….Sono lontano dalla Chiesa ormai da molto tempo; e credo che queste cose allontanino sempre più gente, non solo dalla Chiesa, ma dalla fede stessa. E’ come se passasse l’equazione “Dio permette queste cose da parte dei Suoi Sacerdoti = Dio è di fatto complice.” Oppure “I Vescovi non prendono provvedimenti = sono tutti così”. Sarebbe ingiusto e fuorviante. Ma a volte viene da pensarlo.

    Non dico che non sia giusto manifestare la propria incredulità di fronte a certe accuse; personalmente sono convinto che una persona sia innocente sino a sentenza definitiva, e ci mancherebbe altro. Ma se anche fossi assolutamente certo dell’innocenza di quella persona sono altrettanto convinto che non ne prenderei le difese (a meno di non avere prove certe), perchè il Magistrato deve fare serenamente e fino in fondo il proprio lavoro.

    Soprattutto facciamo in modo che non si scambino i ruoli tra chi è vittima di un reato e chi lo compie… chi difende pubblicamente con tanta “convizione di innocenza” don Luciano Massaferro forse – fortunatamente – non è mai stato a contatto con una vittima di un tale reato, non ha mai veramente avuto un “contatto ravvicinato” con le famiglie di chi ha subito tali traumi.
    Se questi signori soltanto avessero provato a stare a contatto con le vittime di violenza sessuale, molto probabilmente si sarebbero astenuti da quelle pubbliche esternazioni almeno sino alla sentenza. Per la serenità di tutti. Potevano dimostrare la propria solidarietà a quel Sacerdote ad esempio scrivendogli in privato, andando a trovarlo in carcere; scrivere sui giornali – in questi casi – serve solo a far rumore e polvere.

    Se poi don Luciano Massaferro sarà ritenuto innocente dal Giudice, sarò il primo – se lui lo vorrà – a stargli vicino ed a dimostrargli fattivamente la mia solidarietà per aver subito un’ingiusta calunnia. Anche se non sono “uomo di Chiesa”.
    Per il momento mi auguro – ed auguro a tutte le parti in causa – che la verità arrivi in fretta, per tutti.

    Mi consenta di aggiungere che la Vostra informazione è sempre stata imparziale e lo è stata anche in questa occasione, malgrado l’estrema difficoltà intrinseca a queste vicende. Siete davvero degli ottimi professionisti.

    Mi perdoni lo “sfogo”, è solo la piccola opinione di un uomo qualunque; piuttosto mi permetta di complimentarmi ancora con Lei ed i Suoi collaboratori per l’ottimo – e difficile – lavoro che state facendo per un servizio di informazione efficiente e corretto.

    Distinti saluti

    Moreno Masante
    Sanremo

    Lunedì 04 Gennaio 2010 ore 17:05

  • Resta in carcere il parroco accusato di violenze su bambina di 11 anni

    Resta in carcere il parroco accusato di violenze su bambina di 11 anni

    02/01/2010 14:13

    Don Luciano Massaferro resta in carcere. Per il parroco di Alassio, arrestato con l’accusa di violenza sessuale su minore, è stata respinta l’istanza della richiesta di scarcerazione. Il sacerdote, pertanto, resta nel carcere di Chiavari dove continua a ricevere attestati di solidarietà da parte di parrocchiani e preti della sua diocesi. Il suo legale difensore, Alessandro Chirivì, presenterà istanza di remissione in libertà ai giudici del tribunale del riesame di Genova.

    http://www.primocanale.it/news.php?id=61256

    Appello al Tribunale, memoriale di don Luciano

    IL NO DEL GIP

    E’ stata respinta la richiesta di scarcerazione per don Luciano Massaferro, il parroco di Alassio arrestato martedì scorso con l’accusa di violenza sessuale su minore. Il giudice per le indagini preliminari Emilio Fois ha depositato la propria decisione dopo l’interrogatorio di garanzia del primo gennaio nel corso del quale il prete aveva respinto le accuse, spiegando i suoi rapporti con i ragazzi degli oratori delle due chiese che regge ad Alassio e anche quelli con la bambina undicenne vittima della violenza sulla quale pende anche una perizia psicologica del Gaslini che ha confermato l’attendibilità del racconto della giovanissima quando si era rivolta ai genitori, lamentando gli atteggiamenti del sacerdote.

    Don Luciano rimane quindi recluso a Chiavari. Il suo legale difensore, Alessandro Chirivì ricorrerà ora al tribunale del riesame di Genova. «Continuo a sostenere l’innocenza del mio assistito in merito alle accuse che ci sono state contestate – dice l’avvocato -. Il parroco ha negato ogni addebito e soprattutto i racconti che la presunta vittima, una sua chierichetta, ha raccontato durante le sedute psicologiche all’ospedale Gaslini». Sull’innocenza del sacerdote alassino si sono già espressi il vescovo Mario Oliveri e i sacerdoti che hanno riservato alla solidarietà per don Luciano le loro omelie di inizio anno.

  • A proposito del prete accusato di pedofilia ad Alassio

    A proposito del prete accusato di pedofilia ad Alassio

    di VALERIA ROSSI – L’ANSA è breve e concisa: “Un parroco e’ stato arrestato ad Alassio con l’accusa di violenza sessuale su una bambina di 11 anni. In carcere e’ don Luciano Massaferro, 44 anni, parroco di S.Giovanni Battista e di S.Vincenzo. L’ ordinanza e’ stata emessa dal gip Fois.

    L’inchiesta e’ scattata dopo una segnalazione dell’ospedale Gaslini di Genova,dove la bimba e’ stata sottoposta ad accertamenti, dopo la denuncia. Per il vescovo ”Il parroco e’ da ritenersi innocente fino a prova contraria”.

    In realtà la notizia è di quelle che colpiscono come una mazzata: i cittadini di Alassio, in particolare i credenti, sono sotto choc, non riescono a crederci. Poi, però…stamattina leggiamo su IVG il racconto di una giovane moglie che da don Luciano ha fatto il corso prematrimoniale: la bella amicizia nata tra lei, suo marito e il parroco si è interrotta quando il prete ha smesso di mandare SMS alla coppia e ha cominciato a mandarli soltanto a lei. SMS a base di “feeling eccezionale, di un rapporto speciale tra lui e me, di voglia di una maggiore intesa“.
    Insomma, molestie telefoniche (o meglio, “messagginiche”) in piena regola.
    Molestie che, se venissero da una persona “normale”,verrebbero immediatamente interpretate come tali: ma da un prete, chi ci va a pensare? Quindi succede spesso che a un prete si permetta di andare avanti assai più di quanto non accadrebbe con un vicino di casa: perché l’abito talare, in un certo senso, sembra una garanzia.
    La realtà, purtroppo, non è soltanto diversa: sta proprio dalla parte opposta.
    Lasciamo da parte don Luciano per un attimo: la signora intervistata da IVG conclude sostenendo che “non può credere che abbia fatto quello di cui è accusato”, il vescovo dice che “è innocente fino a prova contraria” e anch’io sono sempre garantista, anche se i dubbi ovviamente sono forti. Ma sta di fatto che di preti pedofili è pieno zeppo il mondo, e di preti arrapati pure.
    E forse la cosa è ricollegabile all’ assurdità totale del voto di castità che sono chiamati a seguire.
    Imporre ai preti di non fare sesso, ovvero di contravvenire ad uno degli impulsi più forti che esistano (l’impulso a riprodursi), è talmente contronatura che i sacerdoti hanno solo due scelte: o se ne infischiano e si accoppiano allegramente con le parrocchiane, oppure ricorrono al sesso solitario facendo spesso ricorso a fantasie che possono anche diventare perverse.
    E’ probabile che la pedofilia sia una malattia, ma il voto di castità a me sembra un ottimo sistema per indurla, specialmente nei sacerdoti che prendono i voti in giovane età – proprio nel momento in cui gli ormoni stanno a mille – e che spesso, troppo spesso, in età più avanzata cominciano a manifestare comportamenti devianti.
    La Chiesa cattolica ha la maggiore percentuale di casi di pedofilia portati in tribunale: sarà un caso?
    Certo, ci sono sicuramente altri motivi: uno è sicuramente il lassismo della Chiesa nei confronti di chi manifesta queste tendenze, curiosamente molto più tollerate in quest’ambito che non nella società laica.
    Come tutti dovrebbero sapere (ma forse non sanno) nel 1962 il Sant’Uffizio varò il documento “Crimen sollicitationis” in cui la Chiesa sottraeva di fatto alla magistratura ogni possibilità di intervento sui casi di pedofilia tra religiosi.
    Una violazione bestiale della legge che oltretutto veniva seguita da un’attuazione alquanto particolare delle “punizioni”: infatti, come ben dimostra il video “Sex crimes and Vatican” , la punizione consisteva nello spostare il prete pedofilo in un’altra parrocchia. Sempre per chi non lo sapesse, firmatario del documento “Crimen sollicitationis” fu l’allora Cardinale Joseph Ratzinger.
    Il “Crimen sollicitationis” impone il segreto alla vittima, al colpevole e ai testimoni, pena l’immediata scomunica.
    Sì, proprio così: non viene scomunicato il prete pedofilo, ma l’eventuale prete che, venendo a conoscenza di un caso di pedofilia con un sacerdote protagonista, ne parli con qualcuno.
    Dunque non abbiamo solo l’astinenza sessuale forzata a indurre deviazioni, ma anche una Chiesa cattolica estremamente lassista e protettiva nei confronti di chi commetta abusi; dal che si potrebbe dedurre che non solo esistono preti che diventano pedofili, ma anche pedofili che, ben consci della protezione di cui potranno godere, diventano preti.
    E’ il caso di Alassio? Non possiamo saperlo. E’ un caso frequente? Purtroppo sì. Adesso siamo più choccati perché una di queste accuse ci è arrivata “dentro casa”, ma fatico a credere che sia il primo caso nella nostra Provincia. Forse è solo il primo caso in cui la cosa è stata denunciata.
    Preti pedofili e – più frequentemente – preti ossessionati dal sesso sono il risultato di una Chiesa profondamente malata, che probabilmente ha sempre cercato di coprire gli abusi anche perché sapeva benissimo di avere nel “voto di castità” una delle cause.
    Liberarsi di questo assurdo retaggio potrebbe essere una delle soluzioni (oltre, ovviamente,a permettere che sia la giustizia ordinaria a punire correttamente i sacerdoti che compiono abusi sessuali sui minori), anche perché imporre il celibato (è a questo, in realtà, che sono legati i preti: ma siccome l’atto sessuale fuori dal matrimonio è un peccato mortale…) solo perché Cristo non era sposato è davvero ridicolo.
    Cristo è morto a 33 anni, santo cielo: avrebbe potuto cambiare idea – o semplicemente trovare il tempo di fidanzarsi, visto che prima era stato piuttosto preso – sposarsi e mettere al mondo una nidiata di Cristini. Ma che ne sappiamo?
    Perché costringere i preti a vivere contronatura solo perché la vita di Cristo è stata bruscamente interrotta prima di sapere che decisioni avrebbe potuto prendere?
    In rete ho trovato la lettera di un signore che chiedeva ad un sacerdote se non fosse un problema, per lui, la castità. La risposta era: “Ma certo che no! Noi possiamo benissimo vivere senza sesso, perché non siamo animali”.
    Risposta sbagliata. Sono gli animali a poter vivere benissimo senza sesso, visto che per loro il sesso è legato solo alla chimica: un cane, al sesso, non ci pensa proprio mai, fino al momento in cui non gli arriva nei dintorni una cagnetta in calore che emana profumi irresistibili. Allora sì, diventa arrapatissimo ed è disposto a tutto pur di raggiungerla: ma se non sente quel profumo, non sa neppure che “esista” un sesso né una sessualità (e non fatevi fuorviare dal gesto della monta fatto su altri cani maschi o sulle gambe del padrone: quello è un gesto di dominanza che non c’entra nulla col sesso, tant’è vero che lo fanno anche i cuccioli di pochi mesi e le femmine).
    L’uomo, al contrario, non è legato alla chimica: le femmine non “vanno in calore” e non emanano feromoni, ma sono costantemente pronte all’accoppiamento.
    In più l’uomo è condizionato dal sesso in modo culturale fin dalla più tenera età: e se un tempo il sesso era quantomeno considerato tabù, oggi i bambini di dieci anni sono bombardati da immagini sessuali a scopo commerciale.
    E pure i preti, se solo si azzardano a guardare una pubblicità televisiva, vengono bombardati da immagini che li stimolano violentemente verso qualcosa che non possono fare. C’è da stupirsi se escono di testa? C’è davvero da stupirsi se il sesso, per loro , diventa qualcosa di deviato?
    Forse la Chiesa dovrebbe adeguarsi, tanto per cominciare, al modo in cui è cambiata la nostra società (bombardamenti sessuali compresi); e poi, naturalmente, dovrebbe smettere di rappresentare un’isola felice per chi le deviazioni le ha già in testa per conto suo.
    Così, forse, gli episodi di pedofilia si ridurrebbero di numero.

  • Pedofilia/ Un altro vescovo irlandese rassegna dimissioni a Papa Mons. Moriarty, ex ausiliare di Dublino

    Pedofilia/ Un altro vescovo irlandese rassegna dimissioni a Papa Mons. Moriarty, ex ausiliare di Dublino

    Roma, 23 dic. (Apcom) – Un altro vescovo irlandese ha rassegnato le sue dimissioni al Papa dopo che un rapporto governativo ha criticato le gerarchie ecclesiastiche per lo scandalo dei preti pedofili. Si tratta di mons. Jim Moriarty, a capo della diocesi di Kildare et Leighlin. Il Vaticano ancora non ha comunicato se Benedetto XVI accetti le dimissioni. “Ho presentato oggi al Santo Padre le mie dimissioni da vescovo di Kildare e Leighlin”, scrive il presule sul sito della sua diocesi ). “Spero che ciò faccia onore alla verità che le vittime ancora vive hanno scoperto e apra la via ad un futuro migliore per tutte le persone coinvolte”, afferma. Morirarty, 73 anni, ha preso la sua decisione per le responsabilità ricoperte all’epoca in cui era vescovo ausiliare di Dublino dal 1991 al 2002. Una diocesi molto criticata nel rapporto Murphy del governo irlandese perché i responsabili hanno coperto sacerdoti pedofili, spostandoli, magari, da una parrocchia all’altra, mentre centinaia di bambini sono stati abusati sessualmente. “Accetto che, nel periodo in cui ero ausiliare, avrei dovuto sfidare la cultura prevalente”, ha detto. “So che qualsiasi mia azione io possa compiere, ora, non toglierà il dolore che le persone hanno sofferto. Chiedo nuovamente scusa a tutti i sopravvissuti e alle loro famiglie”. Dopo la pubblicazione del rapporto Murphy – che faceva seguito ad un altro documento altrettanto critico diffuso a maggio, il rapporto Ryan – il Papa ha convocato, a inizio dicembre, un vertice di emergenza in vaticano con i maggiorenti della Curia romana e i vertici dell’episcopato irlandese. Ad esso hanno fatto seguito le prime dimissioni, quelle di mons. Donald Brendan Murray, vescovo di Limerick e anch’egli ex ausiliare di Dublino. Il Papa ha poi annunciato che, prossimamente, invierà una lettera ai cattolici irlandesi “nella quale indicherà con chiarezza le iniziative che devono essere prese in risposta alla situazione”. La Santa Sede non ha specificato nulla di più, ma la missiva potrebbe stabilire ristrutturazioni e mutamenti profondi della Chiesa irlandese.

    http://www.ilcittadinomb.it/stories/apcom/201018