Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: sacerdoti

  • Sulla chiesa appare la scritta contro il prete venuto dall’ India

    Sulla chiesa appare la scritta contro il prete venuto dall’ India

    E appena più avanti: «pedofili». Anzi per la precisione, con un inciampo ortografico: «pedfili».

    «I tempi sono questi» dice padre Joy, 45 anni, indiano del Kerala, da settembre alla parrocchia di Sant’ Antonio di Tonfano, in Versilia. «Non date spazio a quelle scritte, non sono una cosa seria» si raccomanda facendosi una risata quando gli si chiede: «Ha mai avuto minacce?».

    Risposta: «Io sono un sacerdote e predico il bene e la fratellanza, so che nel mondo c’ è anche il male, ma continuerò a fare il mio dovere senza paure. Sono in Italia da tanti anni e non mi è mai successo niente di spiacevole, sono venuto come studente di filosofia e poi rimasto come sacerdote. Quando sono andato via dalla chiesa dei frati carmelitani di Pietrasanta dove ero priore in tanti sono venuti a salutarmi dispiaciuti». E’ stato lo stesso padre Joy, l’ altra mattina ad accorgersi delle scritte a spray sui muri della chiesa: «Non so se sono io il bersaglio, certo non ce ne sono altri in questa parrocchia di preti extracomunitari… io sono stato mandato a Tonfano per aiutare padre Florio che è malato». A padre Joy ieri, il telefono ha continuato a squillare: «Sono persone qualsiasi e altri sacerdoti dispiaciuti per quelle scritte: gente che sta dalla mia parte».

    LAURA MONTANARI

  • Pedofilia, si dimette vescovo irlandese

    Pedofilia, si dimette vescovo irlandese

    Pedofilia, si dimette vescovo irlandese Il Papa: «Tradimento e vergogna»Benedetto XVI ha accolto oggi le dimissioni del vescovo irlandese Donald Brendan Murray, accusato dal Rapporto del Governo di Dublino di aver coperto sacerdoti pedofili.

    All’epoca dei fatti, mons. Murray, attuale vescovo di Limerick, era ausiliare di Dublino. Il Rapporto Murphy lo accusa di aver reagito in modo «imperdonabile» («inexcusable»), nascondendo di fatto le informazioni relative ai preti pedofili che venivano spostati da una parrocchia all’altra.

    «Scosso e addolorato» dalla lettura del Rapporto governativo, le cui risultanze gli sono state confermate dai vertici dell’Episcopato Irlandese, Papa Ratzinger aveva assunto la settimana scorsa impegni precisi verso le vittime degli abusi sessuali perpetrati su minorenni da parte di membri del clero dell’arcidiocesi di Dublino: i responsabili pagheranno, aveva assicurato annunciando anche una sua imminente Lettera Pastorale sulla dolorosa vicenda. Ad aumentare lo sdegno del Papa è il fatto che i sacerdoti colpevoli (una cinquantina) sono spesso stati semplicemente ammoniti e trasferiti dai loro vescovi. «Il Santo Padre – affermava la nota diffusa dalla Sala Stampa della Santa Sede venerdì 11 dicembre – condivide l’oltraggio, il tradimento e la vergogna percepiti da così tanti fedeli in Irlanda, e si è unito a loro nella preghiera in questo momento difficile nella vita della Chiesa», invitando allo stesso tempo i cattolici irlandesi e in tutto il mondo «ad unirsi a lui nella preghiera per le vittime, le loro famiglie e tutti coloro che sono colpiti da questi crimini efferati».

    Inoltre, prosegue il comunicato, Benedetto XVI «assicura tutti gli interessati che la Chiesa continuerà a seguire la grave questione con la massima attenzione, al fine di meglio comprendere come tali vergognosi eventi siano accaduti e il modo migliore per sviluppare strategie efficaci così da evitare il loro ripetersi». La Santa Sede, ribadisce la nota letta e approvata dal Pontefice, «prende molto sul serio le questioni centrali sollevate dalla relazione, ivi comprese le questioni relative alla guida dei responsabili della Chiesa locale che hanno la responsabilità ultima nella cura pastorale dei bambini».

    Il Papa esprime una volta di più «il proprio rammarico per le azioni di alcuni membri del clero che hanno tradito le loro solenni promesse a Dio», aveva aggiunto venerdì scorso il portavoce vaticano padre Federico Lombardi, che oggi si è limitato invece a comunicare la notizia dell’accettazione delle dimissioni senza ulteriori commenti.

    Mentre la sala stampa vaticana annunciava le dimissioni del vescovo irlandese Donal Murray dalla guida della diocesi di Limerick, in seguito allo scandalo dei preti pedofili, lui stesso ha chiesto «umilmente» scusa in un incontro con i dipendenti nella cattedrale di St. John.

    «Ho incontrato lunedì 7 dicembre – ha detto il presule a quanto riportato in una nota sul sito della diocesi – il Cardinale Prefetto della Congregazione per i Vescovi. Gli ho chiesto di portare le mie dimissioni come Vescovo di Limerick a Papa Benedetto. Il Santo Padre ha accettato le mie dimissioni che hanno effetto immediato da questa mattina. Ho sentito le opinioni di molti sopravvissuti – ha aggiunto il vescovo – soprattutto nei giorni successivi alla pubblicazione del Rapporto Murphy. Alcuni hanno espresso il desiderio affinché rassegnassi le mie dimissioni, altri mi hanno chiesto di non farlo. So bene che le mie dimissioni non possono annullare il dolore che le vittime di abuso sopravvissute hanno sofferto in passato e continuano a soffrire ogni giorno. Chiedo umilmente scusa ancora una volta a tutti coloro che sono stati abusati quando erano bambini piccoli. A tutti i sopravvissuti ripeto che la mia principale preoccupazione è quella di aiutare in ogni modo possibile, il loro cammino verso la sperata serenità».

    «Un vescovo – ha proseguito il vescovo Murray – è chiamato ad essere una persona che cerca di guidare e ispirare tutto il popolo della diocesi a vivere come una comunità unita nella verità e nell’amore di Cristo. Ho chiesto al Santo Padre accogliere le mie dimissioni e di nominare un nuovo vescovo per la diocesi, perché credo che la mia presenza possa creare difficoltà ad alcuni dei sopravvissuti, che devono avere il primo posto nei nostri pensieri e preghiere». Il vescovo ha poi espresso il desiderio che le sue «ultime parole come vescovo di Limerick» fossero quelle pronunciate il 29 novembre scorso: «Siamo persone che credono che la misericordia di Dio e la salvezza di Dio sono senza limiti. Siamo chiamati ad essere portatori di quella speranza l’uno all’altro e in particolare a coloro la cui fiducia è stata tradita quando erano solo bambini piccoli e che hanno vissuto il terrore, l’impotenza e le sofferenze inflitte da adulti spaventosi e dominanti. Essi dovrebbero avere sempre un posto speciale nelle nostre preghiere».

    La nota della diocesi di Limerick si conclude con le seguenti parole: «Né il vescovo Murray né alcun portavoce della diocesi farà altri commenti».

    17 dicembre 2009

    http://www.unita.it/news/mondo/92769/pedofilia_si_dimette_vescovo_irlandese_il_papa_tradimento_e_vergogna

  • Pedofilia in Irlanda, rabbia e vergogna

    Pedofilia in Irlanda, rabbia e vergogna

    ROMA – Rabbia e vergogna. Le esprime Benedetto XVI dopo un vertice in Vaticano sul caso degli abusi sessuali sui minori che ha sconvolto la Chiesa irlandese. Il Papa ha parlato di «crimini odiosi» e ha promesso che i responsabili pagheranno. Ha quindi annunciato che scriverà una lettera ai cattolici irlandesi. «La Santa Sede prende molto sul serio le questioni sollevate dal Rapporto Ryan, incluse quelle che concernono i pastori delle Chiese locali che hanno in ultima istanza la responsabilità della cura pastorale dei bambini» si legge nel comunicato emesso della sala stampa vaticana. Un testo, precisa padre Lombardi, che «il Pontefice ha letto e approvato e nel quale potete vedere il suo stile». All’incontro hanno preso parte il primate della chiesa irlandese, il cardinale Sean Brady, l’arcivescovo di Dublino mons. Diarmuid Matin e alcuni alti esponenti della Curia vaticana: il prefetto della congregazione per il clero, card. Claudio Hummes, il prefetto della congregazione per i vescovi, card. Giovanni Battista Re, il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, card. William Levada. A questo punto, secondo notizie di stampa non confermate, alcuni vescovi irlandesi potrebbero rassegnare le dimissioni.

    LO SCANDALO – Tre giorni fa era stato il Nunzio apostolico in Irlanda, Giuseppe Leanza, a scusarsi per «eventuali errori» commessi dalla Santa Sede in relazione alla vicenda degli abusi su bambini in cui sarebbero stati coinvolti esponenti del clero dell’isola. «Noi condanniamo questi atti ma se dovesse emergere che un qualunque errore è stato commesso da parte nostra presentiamo le nostre scuse» ha detto al termine di un incontro con il ministro degli esteri irlandese Michael Martin. Secondo un rapporto pubblicato alla fine di novembre, la chiesa cattolica irlandese ha cercato di coprire una serie di abusi sessuali su minori commessi da alcuni sacerdoti e il ministro Martin aveva detto di essere rimasto deluso dal «silenzio» del Vaticano sulla materia. Il giorno successivo il sinodo dei vescovi irlandesi ha chiesto pubblicamente scusa, anche per il tentato insabbiamento dello scandalo messo in atto dai vertici ecclesiastici a Dublino: «Noi vescovi chiediamo scusa a coloro che hanno subito gli abusi dei sacerdoti quando erano piccoli, ai loro familiari e a tutti coloro che, giustamente, se ne sono scandalizzati. Siamo scioccati non solo per la portata degli abusi così come vengono riferiti in un rapporto, ci sentiamo anche coperti di vergogna di fronte ai tentativi di insabbiamento messi in atto dall’arcivescovato di Dublino».

    http://www.corriere.it/cronache/09_dicembr…a3ea0ec2-e657-1

    Scuse tardive. E Ratzinger dovrebbe guardare più vicino…
    http://www.uaar.it/news/2006/10/02/bbc-rat…casi-pedofilia/
    La BBC: “Ratzinger contribuì a coprire casi di pedofilia”

    Un documentario del programma della Bbc “Panorama” accusa Papa Benedetto XVI di esser stato implicato nel sistematico insabbiamento dei casi di abusi su minori perpetrati da preti cattolici. Per piu’ di 20 anni, sostiene l’inchiesta della tv britannica, Joseph Ratzinger ha applicato un documento segreto del 1962 che regolamentava il modo in cui i cardinali dovevano comportarsi di fronte a casi di abusi su minori in cui si dettava un codice di segretezza a cui attenersi pena la scomunica. Padre Tom Doyle, un consulente di diritto canonico che sostiene di esser stato licenziato dal Vaticano per le critiche alla gestione di quesi casi, ha interpretato il documento e ha affermato che vi era una esplicita linea di condotta che prevedeva la copertura dei casi di abusi su minori e assicurava il totale controllo del Vaticano. L’inchiesta di Panorama avrebbe anche appurato che sette preti sotto inchiesta per abusi su minori vivono in Vaticano o nei dintorni. L’arcivescovo di Birmingham, Vincent Nichols, ha replicato alle accuse sostenendo che il documentario “distorce due documenti vaticani e li usa in modo fuorviante per collegare gli orrori degli abusi sui minori alla persona del Papa”, sferrando “un attacco pieno di pregiudizi contro un leader religioso rispettato in tutto il mondo”. La Chiesa cattolica ha inoltre precisato che il documento del 1962 non e’ direttamente collegato agli abusi sui minori ma a un uso improprio del confessionale mentre l’altro, del 2001, chiarisce alcune norme del diritto canonico ma non ostacola in alcun modo le indagini sugli abusi sui minori.

  • Il rapporto Murphy

    Il rapporto Murphy

    Riporto questa notizia del ” Cannocciale “

    3 dicembre 2009,
    Il rapporto Murphy

    Continuano a definirli “casi isolati”. In Italia, s’intende, perchè fuori dall’Italia ormai la scusa non regge. Negli Stati Uniti, in Irlanda, in tutti i Paesi che hanno istituito commissioni apposite per indagare sugli abusi commessi dagli ecclesiastici, non si può avere la sfrontatezza di parlare di “casi isolati”, ma si può solo scusarsi.
    Scusarsi con le migliaia di vittime dei religiosi pedofili negli Stati Uniti, in Messico, in Brasile, in Australia, in Africa, in Europa.
    Scusarsi con le migliaia di vittime di abusi fisici e sessuali perpetrati dagli ecclesiastici negli istituti residenziali e nelle “scuole industriali” irlandesi. Il Rapporto della Commissione Ryan, diffuso nel maggio di quest’anno, raccontava gli orrori e le sevizie cui erano sottoposti i bambini negli istituti gestiti e controllati da ordini religiosi. Maltrattamenti, violenze sessuali, abusi sistematici, e un costante clima di terrore. I superiori non solo sapevano, ma incoraggiavano il “mantenimento della disciplina” con tali mezzi. Gli ispettori governativi che avrebbero dovuto vigilare sul benessere dei bambini fingevano di non sapere e non vedere. Un rapporto sconvolgente, che ha costretto i Fratelli Cristiani, la congregazione religiosa che gestiva la maggior parte delle scuole industriali assieme alle Suore della Misericordia, ad offrire un risarcimento di 34 milioni di euro alle vittime. Altre cinque congregazioni hanno offerto ulteriori 43 milioni di euro. Un Consiglio di Giustizia fu istituito già dal 2002 per risarcire le vittime: al 2008 aveva giudicato 11.337 casi, con risarcimenti individuali tra i 65.000 e i 300.000 euro.

    Ora, a sei mesi di distanza, arriva un nuovo rapporto, quello della Commissione Murphy, istituita nel 2006 per verificare come la Chiesa e le autorità statali avessero gestito le denunce di abusi sessuali sui minori commessi dagli ecclesiastici nella sola diocesi di Dublino. Settecento pagine di testimonianze raccapriccianti, 320 vittime, una sequenza di racconti dell’orrore che coinvolgono un campione di 46 sacerdoti dal 1975 al 2004, costantemente coperti dalle autorità ecclesiastiche, spostati di parrocchia in parrocchia, con l’unico intento di proteggere il buon nome e i beni della Chiesa. Gli ultimi quattro arcivescovi che si sono succeduti alla guida della diocesi di Dublino avevano in comune una regola: coprire gli abusi e gli abusatori, insabbiare, nascondere, negare.
    Il rapporto Murphy è dettagliato: ad ogni sacerdote è dedicato un capitolo denso di accuse, di testimonianze, di orrori. Ogni capitolo una storia in cui la pedofilia si fonde col sadismo e con ogni sorta di perversione degli impulsi sessuali. Forse quelle più agghiaccianti riguardano padre Noel Reynolds, che ammise di aver abusato di più di cento bambini nelle otto parrocchie in cui aveva esercitato il proprio ministero negli oltre trent’anni di carriera. Spostato da una parrocchia all’altra ogni volta che si sollevava uno scandalo sui “comportamenti inappropriati” tenuti dal sacerdote, raccomandato ai vescovi locali senza mai comunicare i suoi trascorsi, Reynolds trovava ogni volta terreno fertile: le madri gli affidavano con fiducia i bambini, nessuno dubitava di lui e della sua dedizione. Le denunce vennero a galla solo nel 1995, quando la polizia irlandese aprì un’indagine sul suo conto. Arrestato nell’ottobre del 1999, a seguito degli abusi commessi su due sorelline di sei e undici anni, Reynolds confessò. Confessò di aver violentato almeno cento bambini, raccontò particolari mostruosi e raccontò anche di come aveva abusato di una bambina piccolissima, violentandola brutalmente utilizzando un oggetto: il crocifisso. Arrivò perfino ad offrirlo alla polizia, come prova. E tuttavia solo nel 1998, poco prima dell’arresto, era stato rimosso dalla parrocchia e trasferito come cappellano al National Rehabilitation Hospital, anche stavolta senza informare le autorità ospedaliere dei trascorsi del sacerdote e mettendo in grave pericolo i 94 bambini degenti nella struttura.

    E poi un altro sacerdote, padre Terentius, che ubriacava le sue vittime e poi le violentava; un altro ancora che ha affermato di aver abusato di un bambino diverso ogni quindici giorni, per 25 anni; e ancora un altro, insegnante elementare, che abusava sistematicamente dei propri alunni. Una catena di orrori, che ad un’attenta lettura rivela un orrore peggiore: la costante e sistematica copertura dei vertici della diocesi di Dublino, preoccupati esclusivamente di evitare sia lo scandalo sia possibili richieste di risarcimento. Dietro ogni sacerdote pedofilo c’è la figura di almeno un vescovo che sapeva. “La sola preoccupazione dell’arcidiocesi di Dublino – si legge nel rapporto – era quella di mantenere la segretezza, evitare lo scandalo, proteggere la reputazione della Chiesa e i suoi beni. Tutto il resto, incluso il benessere dei bambini e la giustizia per le vittime, erano subordinati a queste priorità. L’arcidiocesi non si attenne alle procedure del diritto canonico e fece tutto il possibile per evitare l’intervento delle leggi dello Stato”.

    Le autorità dell’arcidiocesi che si occupavano delle denunce di abusi su minori avevano un’ampia esperienza in diritto canonico e in giurisprudenza. Eppure l’arcivescovo e i vescovi dublinesi sostennero di non sapere che, oltre ad essere un peccato, l’abuso su minori fosse anche un reato, e pertanto non avevano informato le autorità giudiziarie di quanto accadeva nelle loro parrocchie. Tuttavia tale presunta ignoranza risulta insostenibile, alla luce del fatto che fin dal 1986, le autorità ecclesiastiche decisero di ricorrere ad una polizza assicurativa per proteggere i beni della Chiesa da possibili richieste di risarcimento da parte delle vittime di abusi.

    La pedofilia clericale è ben nota alla Chiesa fin dai tempi delle Indulgenze (1517) di Leone X, che assolvevano gli ecclesiastici dal “peccato contro natura con bambini” per la modica somma di “131 libbre, 15 soldi”. Senza contare che, da tempo immemorabile, l’abuso sessuale ai danni di minori è oggetto di diritto canonico: la direttiva del cardinale Ottaviani del 1962, Crimen Sollicitationis, istruiva i vescovi su come trattare questo tipo di denunce, e la direttiva di Ratzinger del 2001, De Delictis Gravioribus, sottraeva i processi per abusi sui minori alla giurisdizione dei tribunali diocesani per avocarli direttamente alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Il regime di segretezza era tale che, qualora un sacerdote pedofilo veniva inviato ad un trattamento psicologico, neppure i terapeuti erano pienamente informati della storia del sacerdote. Molti dei rapporti e delle direttive dei terapeuti, del resto, erano completamente ignorati, anche quando psichiatri e psicologi raccomandavano di conferire ai sacerdoti incarichi che non prevedessero contatti con i bambini.
    La stessa cultura della segretezza riscontrata nel caso di Dublino è stata riportata da altre inchieste condotte in altri Paesi. Nel 2002, il governatore dell’Oklahoma Frank Keating, presidente del Consiglio Nazionale per il Riesame che si occupava della vicenda dei preti pedofili negli Stati Uniti, rilasciò un’intervista al Los Angeles Times spiegando il motivo delle sue dimissioni dall’incarico dopo appena un anno, paragonando la segretezza della Chiesa a quella della mafia e le gerarchie ecclesiastiche a Cosa nostra: “I preti non obbediscono ai mandati di comparizione, e fanno sparire i nomi degli stupratori. Questa è un’organizzazione criminale, non la mia Chiesa”.

    In tale ottica, il benessere dei bambini veniva costantemente sacrificato per proteggere l’istituzione. Il rapporto Murphy sottolinea: “La Chiesa non è una democrazia e non ha procedure di selezione trasparenti, pertanto non è dato conoscere quali criteri siano utilizzati nella scelta degli Arcivescovi. Le nomine a vescovo sembrano essere state fatte essenzialmente sulla base dell’aderenza all’ortodossia dottrinale. L’abilità di gestione non sembra essere stata un criterio tenuto in considerazione”.

    Di fronte alla cultura della segretezza, la Commissione Murphy dovette emettere un ordine formale con il quale veniva richiesto che l’arcidiocesi di Dublino e altre organizzazioni, compresa la polizia stessa, fornissero tutti i documenti in loro possesso riguardanti i 46 sacerdoti coinvolti nell’inchiesta.
    Nel settembre del 2006, la Commissione inviò inoltre una richiesta formale alla Congregazione per la Dottrina della Fede “chiedendo informazioni sulla promulgazione del Crimen Sollicitationis”. Chiedeva inoltre informazioni su tutti i rapporti, riguardanti gli abusi sessuali commessi dai sacerdoti, “inviati alla Congregazione dall’arcidiocesi di Dublino”. La Congregazione non rispose mai alla richiesta, adducendo come pretesto il fatto che la stessa non fosse stata inoltrata attraverso gli appropriati canali diplomatici.
    La Commissione inviò allora, nel febbraio 2007, una formale richiesta al Nunzio Apostolico irlandese, chiedendo di produrre tutti i documenti in suo possesso riguardanti l’indagine in corso. Non vi fu mai risposta. Non avendo il potere di emanare alcun ordine nei confronti della Congregazione per la Dottrina della Fede nè del Nunzio Apostolico, la Commissione proseguì il proprio lavoro senza alcuna collaborazione da parte del Vaticano. Tuttavia ritenne opportuno, alla conclusione dei lavori, inviare al Nunzio una copia del rapporto Murphy. Ancora una volta, non ricevette risposta.

    Di fronte agli esiti del rapporto Murphy, l’attuale arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin, ha offerto alle vittime le proprie scuse, il proprio dolore e la propria vergogna. Guardandosi bene dall’offrire anche un risarcimento economico, per quanto nessuna somma possa mai risarcire le violenze e le umiliazioni delle vittime.

    Non si tratta dunque di “casi isolati” ma di situazioni “endemiche”, come sottolineano tutti i rapporti redatti fino ad oggi. C’è da chiedersi come mai in Italia non sia mai stata istituita una commissione indipendente che indaghi sui casi di abusi sessuali su minori commessi da religiosi. A scorrere le cronache giudiziarie, i casi non mancano. Il numero di segnalazioni e richieste di aiuto che pervengono ogni giorno alle associazioni antipedofilia sono centinaia. Eppure si tratta solo della punta dell’iceberg. Molti, moltissimi, non denunciano: per paura, per vergogna, per timore di non essere creduti, ma soprattutto per la certezza di non ottenere giustizia.

    L’Italia conta più di settemila scuole cattoliche, frequentate da quasi 630.000 bambini. Tali scuole, parificate alla scuola pubblica, ricevono ogni anno finanziamenti statali sotto forma di “partecipazione alle spese”. Senza contare i 123 seminari minori in cui studiano più di 2700 ragazzi al di sotto dei 18 anni. E tuttavia nessuna commissione d’indagine sull’operato dei sacerdoti è mai stata istituita. Preoccupati di non perdere il consenso degli elettori cattolici, gli esponenti politici si sono sempre schierati a favore della Chiesa. Basti pensare alla gazzarra mediatica sollevata due anni fa per impedire ad Annozero di trasmettere il documentario Sex crimes and Vatican.
    Così, in tema di abusi sessuali commessi da sacerdoti, si continua a parlare di “casi isolati”. E le coscienze addormentate, che da tempo hanno abdicato alla dignità, continuano a fingere che sia davvero così.

  • Irlanda, 46 preti pedofili: 320 denunce in 29 anni

    Irlanda, 46 preti pedofili: 320 denunce in 29 anni

    Dublino – La Chiesa cattolica irlandese ha coperto per anni i reati di pedofilia commessi dai suoi sacerdoti nell’intento di tutelare la propria reputazione: lo denuncia una commissione governativa incaricata di indagare sugli abusi, uno scandalo di cui si è già parlato nei mesi precedenti. Il rapporto di 720 pagine esamina il caso di 46 preti accusati di avere abusato sessualmente di minori tra il 1975 e il 2004. Complessivamente sono state depositate in merito 320 denunce. Il documento fa il nome di 11 sacerdoti condannati per pedofilia, mentre l’identità degli altri, che sono morti o non ancora processati, non è stata rivelata o sostituita da pseudonimi. Gli inquirenti hanno studiato per tre anni più di 60mila documenti, un tempo secretati dall’arcivescovo di Dublino. Le vittime hanno accolto con favore la pubblicazione del rapporto, stimando tuttavia che il governo e la Chiesa hanno ancora molto da fare per riparare i mali commessi. Gli inquirenti, guidati da un giudice e due avvocati, sostengono di non avere alcun dubbio sulla colpevolezza dei 46 preti: “Un sacerdote ha riconosciuto di avere abusato sessualmente di oltre cento bambini, mentre un altro ha detto di aver compiuto abusi due volte al mese durante il suo ministero, durato più di 25 anni”, affermano.

    Arcivescovi omertosi La commissione ha inoltre scoperto che tre arcivescovi di Dublino – John Charles McQuaid (1940-72), Dermot Ryan (1972-84) e Kevin McNamara (1985-87) – non hanno denunciato i fatti alla polizia, scegliendo di evitare lo scandalo pubblico e trasferendo i colpevoli di parrocchia in parrocchia. Il cardinale Desmond Connell ha aspettato fino al 1995 per autorizzare la polizia a leggere i dossier dei 17 casi di abusi sessuali.

    http://www.ilgiornale.it/esteri/irlanda_46_preti_pedofili_320_denunce_29_anni/chiesa-irlanda-pedofilia/26-11-2009/articolo-id=402092-page=0-comments=1

  • Irlanda, rapporto Ryan: “Vaticano ostacolò lavori della commissione”

    Irlanda, rapporto Ryan: “Vaticano ostacolò lavori della commissione”

    Irlanda, rapporto Ryan: “Vaticano ostacolò lavori della commissione”

    Il rapporto della commissione d’inchiesta sui numerosi casi di pedofilia da parte di sacerdoti in Irlanda critica anche l’atteggiamento del Vaticano, che avrebbe ignorato le richieste della stessa commissione.
    La commissione nel 2006 chiese infatti al Vaticano dettagli dei rapporti inviati dall’arcidiocesi di Dublino a Roma, che però non rispose argomentando che la richiesta non era andata attraverso gli “appropriati canali diplomatici”, nonostante la suddetta commissione avesse ribadito di essere indipendente rispetto al governo e quindi non ritenesse di dover usare canali diplomatici.
    Un’altra richiesta fatta dalla commissione, diretta al nunzio apostolico di Dublino nel febbraio 2007, per ottenere tutti i documenti sugli abusi venne ignorata. Il nunzio non rispose nemmeno alla richiesta di commento al rapporto Ryan, inviatogli perchè si parlava anche del suo ufficio.

    http://www.uaar.it/news/2009/11/28/irlanda-rapporto-ryan-vaticano-ostacolo-lavori-commissione/

  • FUGA Il sacerdote ha lasciato Arese; è in convento SPARITO SENZA DIRE NULLA

    FUGA Il sacerdote ha lasciato Arese; è in convento SPARITO SENZA DIRE NULLA

    Don Mario Moriggi non è più ad Arese. Venerdì mattina, 16 ottobre, dopo l’uscita di «Settegiorni» ha lasciato …

    Settegiorni (Rho)
    “Le storie di sacerdoti, amore e sesso: chi tace, chi si vergogna e chi si sposa”

    Un’altra immagine di don Mario Moriggi durante una funzione religiosa; adesso il sacerdote ha lasciato la parrocchia di Arese ARESE – Ancora nessun commento delle autorità religiose sul caso di don Mario Moriggi, il sacerdote che ha lasciato la parrocchia di Arese dopo che si è diffusa la notizia del suo scambio di telefonate erotiche con una maestra della provincia di Ferrara.

    Abbiamo cercato di sentire la voce di altri sacerdoti che in qualche modo abbiamo l’autorità su don Mario. «Mi dispiace, non posso dire nulla a proposito. Non so nulla, deve proprio parlare con monsignor Brizzolari». E’ gentile il parroco di Cesate, responsabile del decanato di Bollate, di cui fa parte anche Arese. Il parroco cesatese, don Maurizio Pessina , non rilascia alcuna informazione e, invitato a riflettere ad alta voce in merito alla bufera che si è scatenata attorno a don Mario Moriggi , è lapidario. «Non so nulla, non so dove si trovi adesso il sacerdote, deve proprio sentire i vertici della curia.

    Chi conosce bene la vicenda è monsignor Brizzolari ed è la persona autorizzata per parlare di questa vicenda». Un saluto cordiale, ma nessuna informazione. Trovare il monsignore è un’impresa ardua e, alla fine, risulta essere impossibile. Abbiamo chiacchierato più volte con il suo segretario che ci ha invitato a ritelefonare un quarto d’ora dopo, poi dopo mezz’ora e, alla fine, il giorno successivo. Ma il giorno dopo c’è la segreteria. Lasciamo un messaggio nella speranza che richiami. Nulla. La chiesa ufficiale tace. »nche lo stesso monsignor Brizzolari, che pure è stato l’unico a rilasciare un breve comunicato dopo che don Mario era sparito da Arese, dicendo che aveva lasciato la parrocchia.

    Nel frattempo i fedeli di don Mario sanno solo che lui non è più in parrocchia ad Arese, foerse è in convento. Si è allontanato dopo lo scandalo che ha travolto l’uomo di chiesa. Alcune telefonate da bollino rosso che lasciano davvero poco spazio all’immaginazione. Lui stesso ha ammesso le proprie «debolezze» nei confronti della maestra. Nulla di fisico, ha detto il sacerdote, ma quelle telefonate, per un uomo di chiesa, sono comunque «troppo». Argomenti che mal si sposano con la veste talare e i voti di castità , che cozzano con l’immagine dell’uomo di Cristo che deve assolvere i peccati umani e ricordare che il corpo è lo scrigno dell’anima. Anch’esso devoto a Dio.

    Mentre l’opinione pubblica si divide fra «innocentisti» e «colpevolisti» e mentre continuano gli attacchi a Settegiorni con i comunicati inviati al giornale, attendiamo dalla Chiesa risposte che, però, non arrivano. Ci sarebbe piaciuto confrontarci con monsignor Brizzolari e magari chiedere un dibattito anche in merito all’obbligo del celibato per i sacerdoti. Nel frattempo alla ribalta delle cronache locali passano le esperienze di un ex sacerdote di Garbagnate (anche se per la Chiesa un consacrato non è mai «ex») che ha lasciato la veste talare e ha deciso di sposarsi. Giancarlo era parroco della parrocchia di Santa Maria Rossa, oggi è più semplicemente il signor Giancarlo. Sposato e con una figlia.

    Vive in città e continua a frequentare la parrocchia cittadina e partecipa alle funzioni religiose. Ma probabilmente tante altre storie simile sono a conoscenza dei nostri lettori. Si tratta di sacerdoti che ad un certo punto della propria vita religiosa si sono trovati a vivere un forte contrasto tra i voti sacerdotali che avevano abbracciato e una storia d’amore che si sono trivati a vivere. Molti di loro hanno affontato apertamente il problema. Hanno scelto di lasciare l’abito sacerdotale ma sono rimasti nella Chiesa, magari da sposati e con figli.

  • USA. Diocesi dichiara bancarotta per non pagare le vittime dei preti pedofili

    USA. Diocesi dichiara bancarotta per non pagare le vittime dei preti pedofili

    La diocesi di Wilmington, nello stato USA del Delaware, ha dichiarato bancarotta. Proprio ieri sarebbe dovuto cominciare il processo contro i sacerdoti che si sarebbero resi colpevoli di abusi sessuali. La diocesi, chiedendo la protezione dello stato contro i risarcimenti, si è dunque tutelata contro richieste ritenute troppo esose: il vescovo Francis Malooly ha esplicitamente sostenuto sul sito della diocesi che è questa la ragione alla base della dichiarazione di bancarotta. Secondo l’avvocato delle vittime, che hanno manifestato la loro indignazione fuori dal tribunale, la decisione “è solo l’ennesimo e triste capitolo di una lunga storia di insabbiamenti”. Quella di Wilmington, ricorda il Times, è la settima diocesi USA a fare questo passo.

    http://www.uaar.it/news/2009/10/20/usa-diocesi-dichiara-bancarotta-rischio-risarcimenti-alle-vittime-dei-preti-pedofili/

  • Vaticano: non è pedofilia ma Efebofilia

    Vaticano: non è pedofilia ma Efebofilia

    I preti cattolici che abusano sessualmente di persone giovani non dovrebbero essere definiti pedofili a quanto dichiarato dal Vaticano.

    Il vaticano sostiene che l’esempio di abusi sessuali di minori da parte dei preti cattolici andrebbero descritti come casi di Efebofilia .

    Per chi non lo sapesse seconda una spiegazione prettamente scientifica, con il termine Pedofilia, che deriva dal greco “fanciullo-affetto” si intende una forma di devianza sessuale che consiste nell’attrazione sessuale da parte di un soggetto sessualmente maturo nei confronti di soggetti che invece non lo sono ancora, cioè in età preadolescenziale o bambini.

    L’attrazione sessuale inoltre verso i bambini non è sufficiente per la diagnosi di pedofilia. La psichiatria definisce pedofili solo quegli individui che di età superiore ai 16 anni, provano attrazione sessuale o affettiva, verso bambini o bambine.

    Non sono invece da considerarsi pedofili i soggetti attratti principalmente da persone in fasce di età pari o superiori ai 12 anni circa, purché abbiano già raggiunto lo sviluppo della pubertà; tale sintomo di attrazione per i ragazzi adolescenti e definita Efebofilia o anche Ninofofilia o sindrome di Lolita.

    Torniamo ora al nostro caso.

    L’arcivescovo Silvano Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede all’ONU di Ginevra, ha segnalato in una dichiarazione emessa in una riunione del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra, che sul problema degli abusi verso minori da parte dei sacerdoti non si può parlare di atti di pedofilia ma di omosessuali attratti da adolescenti”.

    Per tutti i sacerdoti coinvolti negli abusi, l’80 sul 90% dei casi crede a questo orientamento sessuale minore che viene manifestato nei confronti di ragazzi adolescenti in età compresa tra 11 e 17 anni.

    Nella dichiarazione, Tomasi ha, inoltre, tentatato di deviare l’attenzione nei confronti del Vaticano per quanto riguarda la critica dei suoi maniaci sessuali puntando il dito contro altre istituzioni religiose in cui si verificano le stesse, sconvenienti, situazioni. Il bue che chiama cornuto l’asino.

    L’arcivescovo, ovviamente era molto preparato ed ha dimostrato la sua tesi, durante la sua brillante discussione, con una statistica per dimostrare, che in termini di percentuali ,meno del 5% dei sacerdoti cattolici sono coinvolti negli abusi sessuali rispetto ad una percentuale più alta presente nelle chiese protestanti americane.

    Riportiamo per un’attenta riflessione le dichiarazioni dirette dell’arcivescovo:
    “nel clero cattolico solo tra l’1,5 e il 5% dei religiosi ha commesso atti di questo tipo, la percentuale è maggiore tra i familiari e gli amici delle vittime. Non si può parlare di pedofilia, solo di omosessuali attratti da adolescenti. Di tutti i preti implicati in casi di questo tipo, l’80-90% di essi appartengono alla minoranza sessuale che pratica l’ efebofilia ”.

    Che messaggio trarre da queste dichiarazioni? Convertitevi alla chiesa cattolica, avrete meno probabilità di essere vittime di abusi sessuali.
    E poi, ma la chiesa cattolica non è quella istituzione che non accetta l’ omosessuali tà? Come potrebbero mai verificarsi ed esser giustificati atti di questo genere all’interno di un’istituzione tanto importante?

    Forse si tratta di una sorta di catechesi? Nel caso l’arivescovo avesse bisogno di altre motivazioni.
    Eh già, forse questi sacerdoti alla fine non è che si sentano attratti verso i ragazzi, magari cercano di metterli direttamente in situazioni reali per cercare di far capire loro che è sbagliato. Cosi a 13 anni durante una confessione, tra le mura di una chiesa, potresti trovarti in un confessionale dove mentre confessi i tuoi peccati qualcuno vada un po’ oltre, e poi ti obbliga a pentirti per quello che hai fatto, o che ti ha fatto, solo dopo però. Sì, sicuramente sarà questo il fine di tale comportamento. Quindi ha ragione l’arcivescovo, non è giusto condannare questi uomini.

    Pedofilia, scontro IHEU – Vaticano in sede ONU

    La scorsa settimana Keith Porteous Wood, delegato IHEU (l’organizzazione che unisce le associazioni secolariste di tutto il mondo, UAAR compresa), ha attaccato il Vaticano nel consiglio dei diritti umani dell’ONU sostenendo che la Santa Sede copre gli abusi nei confronti dei minori, accusa le vittime di mentire e protegge gli ecclesiastici direttamente o indirettamente coinvolti. Della risposta vaticana dà oggi notizia il Guardian: si sta facendo pulizia, si ribatte, e in ogni caso “nelle altre confessioni religiose succedono le stesse cose, se non peggio”.

    http://www.uaar.it/news/2009/09/29/pedofilia-scontro-iheu-vaticano-sede-onu/

    Onu, Vaticano: “Preti colpevoli di violenze non sono pedofili ma omosessuali”

    Silvano Tomasi, osservatore del Vaticano in sede ONU, intervenendo a Ginevra presso il consiglio dei diritti umani per rispondere alle critiche mosse dal delegato IHEU Keith Porteous Wood (Ultimissima del 29 settembre), ha sostenuto che nella maggior parte dei casi i preti che si sono macchiati di violenze su minori non sono pedofili, ma piuttosto omosessuali con tendenze di “efebofilia” come riportano testate quali “El Pais”.
    Tra le repliche a questa dichiarazione, da segnalare quella del presidente nazionale di Arcigay Aurelio Mancuso: “Il Vaticano è in stato confusionale e confonde ancora una volta il reato di pedofilia, commesso da uomini adulti nei confronti di minori – bambini o bambine, ragazzi o ragazze – con i rapporti consenzienti omosessuali. […] Il vero problema della Chiesa cattolica è la repressione sessuale che crea solo gravi danni nelle persone, essendo causa di solitudine, disinformazione e patologie sessuali”.

    http://www.uaar.it/news/2009/10/02/onu-vaticano-preti-colpevoli-violenze-non-sono-pedofili-omosessuali/

  • Italia, è davvero lotta contro i preti pedofili?

    Italia, è davvero lotta contro i preti pedofili?

    pubblicato il 15 settembre 2009

    Mezzo secolo di sevizie nei luoghi più sacri. Ora c’è un’inchiesta, ma è alto il rischio impunità.

    “Avveniva notte dopo notte. Nel dormitorio, nelle camere dei preti e nei bagni”. “Tre ragazzini e tre preti si masturbavano a vicenda sotto la doccia“. E ancora. “Era il 1959, avevo 11 anni. Mi ha sodomizzato e preteso altri giochi sessuali. È stata un’esperienza terribile che mi ha procurato da adulto gravi problemi psicologici“. “Avveniva nella sua stanza all’ultimo piano. E mi costringeva a fare queste cose anche a Villa Cervi durante le colonie estive e al campeggio sul lago di Garda“. “Mi costringeva spesso con punizioni (in ginocchio per ore in un angolo) e percosse (violenti schiaffi e bastonature) ad avere rapporti con lui. Nello stanzone dove dormivo con altri sordi spesso mi svegliava per portarmi nei bagni dove mi sodomizzava o si faceva masturbare. Non ho mai dimenticato“. “A tredici anni nella chiesa, durante la confessione faccia a faccia, il sacerdote mi ha toccata il seno più volte. Ricordo bene il suo nome. Io mi sono spaventata moltissimo e da allora non mi sono più confessata“. “Ha tirato fuori il membro e voleva che lo toccassi. Anche sotto l’altare”.

    LA CULTURA DEL SILENZIO – Settantatré casi di presunti abusi sessuali su minori in dieci anni, più di 235 vittime. Sono i dati allarmanti contenuti in un’inchiesta dell’Associated Press sugli scandali a sfondo sessuale che hanno coinvolto preti cattolici in Italia. Quello che ne emerge è una realtà di soprusi circondata per decenni da una cultura del silenzio, in un Paese dove la Chiesa è una delle istituzioni più rispettate, una realtà che però sta lentamente venendo alla luce grazie a un movimento che vuole smascherare e sradicare i colpevoli. Il conteggio dell’Ap è basato sulle cronache locali e sui siti e blog delle vittime di abusi. I numeri – osserva l’autrice dell’inchiesta, Nicole Winfield – sono ancora irrisori rispetto alle centinaia di casi all’esame dei tribunali statunitensi o irlandesi. Basti pensare che la Chiesa italiana finora è stata costretta a pagare soltanto qualche centinaio di migliaia di euro come risarcimento alle vittime, rispetto ai 2,6 miliardi di dollari calcolati per la diocesi americana e gli 1,1 miliardi di euro (1,5 miliardi di dollari) stimati per le vittime in Irlanda. Ma questo non significa che i casi di abusi italiani non abbiano ripercussioni, tutt’altro: con 50.850 preti su una popolazione di 60 milioni di abitanti, l’Italia ha più sacerdoti di tutto il Sud America o dell’Africa. Negli Stati Uniti – dove il Vaticano può contare su 44.700 preti per una popolazione di 300 milioni – dal 1950 ad oggi sono stati accusati di molestie a minori più di 4mila preti cattolici. I casi italiani, d’altronde, seguono più o meno lo stesso schema di quelli americani e irlandesi: spesso i sacerdoti hanno preso di mira poveri, disabili fisici o mentali, oppure tossicodipendenti affidati alle loro cure.

    L’ INCHIESTA DELL’ ESPRESSO – L’Associated Press dedica ampio spazio al caso dell’Istituto Antonio Provolo di Verona, reso pubblico lo scorso gennaio da un’inchiesta dell’Espresso in cui risultava che decine di bambini e ragazzi sordi fossero stati violentati e molestati dagli insegnanti-sacerdoti almeno fino al 1984. Accuse sottoscritte da oltre sessanta fra ex alunni e alunne dell’ Istituto e rese pubbliche solo dopo le parole di condanna del Papa contro i sacerdoti pedofili. Purtroppo, tutti i reati che sono stati commessi ai danni di quei minori sono ormai prescritti e pur avendo testimonianze scritte e filmate alcuni di quei sacerdoti, ormai anziani, sono ancora in servizio nell’ Istituto. Quei bambini oggi hanno in media tra i 50 e i 70 anni, qualcuno dice di essere stato seviziato fino quasi alla maggiore età. Scene raccapriccianti, impresse nella loro memoria. Ma la storia più angosciante è quella di Bruno, oggi sessantenne, che alla fine degli anni Cinquanta spiccava sugli altri bambini per i lineamenti angelici: era il ‘bello’ della sua classe. E solo ora tira fuori l’incubo che lo ha tormentato per tutta la vita: “Sono diventato sordo a otto anni, a nove frequentavo il Provolo che ho lasciato a 15 anni. Tre mesi dopo la mia entrata in istituto e fino al quindicesimo anno sono stato oggetto di attenzioni sessuali, sono stato sodomizzato e costretto a rapporti di ogni tipo dai seguenti preti e fratelli“. Ha elencato 16 nomi. Nella lista anche un alto prelato, molto famoso a Verona.

    LA MADRE DI TUTTI I TABU’ – Ma nell’indagine dell’ Ap si citano anche vicende di incitamento alla prostituzione o partecipazione a riti satanici. Su tutto, pesa l’incertezza della pena. Quando ci sono state sentenze giudiziarie, osservano, si è passati da due anni con la condizionale a otto anni di carcere, anche se “con l’ormai nota lentezza del sistema giudiziario italiano, non è dato stabilire quante di queste condanne verranno effettivamente scontate“. Quando invece si è trattato di patteggiare un risarcimento, le cifre variano dai 15mila ai 150mila euro per vittima. E troppo poco coraggio, quando si tratta di queste vicende, anche da parte dei media più indipendenti. In più c’è una certa ritrosia nelle piccole città italiane, dove non si parla di sesso e figurarsi di sesso fra un prete e un bambino. “E’ il top dei tabù” ha detto Jacqueline Monica Magi, il giudice che segue i casi di pedofilia “questo è il provincialismo dell’ Italia”. “Come avrei potuto dire a mio padre che un prete faceva sesso con me ?”, Alessandro Vantini, 59 anni, ha raccontato tutto all’ Ap con il linguaggio dei segni, “non potevi parlarne ai tuoi parenti perché loro ti avrebbero picchiato”. E Gianni Bisoli, 60 anni, ha accusato di prolungate molestie sessuali, monsignor Giuseppe Carraro, vescovo di Verona, morto nel 1981 e in odore di beatificazione. Un’inchiesta della diocesi di Verona scagiona Carraro, ma le testimonianze non riguarderebbero le presunte vittime e si limiterebbero a coinvolgere altri membri della Congregazione e loro affiliati, personale della scuola e documentazione interna. Il processo di beatificazione è stato sospeso, ma adesso è tutto nelle mani del Vaticano. L’attuale vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti inizialmente aveva accusato gli ex studenti di fabbricare menzogne, ma quando uno dei religiosi accusati ha ammesso le relazioni sessuali, si è visto costretto ad ordinare un’inchiesta interna. Il risultato ha accertato che alcuni abusi sarebbero avvenuti realmente.

    UNO TSUNAMI – Nel 2002 quando scoppiò lo scandalo negli Stati Uniti, monsignor Betori aveva giustificato il non aver affrontato la questione nella Conferenza Episcopale, con il fatto che in Italia gli abusi sessuali fossero molto limitati. Ora, invece, i prelati italiani e il Vaticano sembrano aver capito che il problema è molto più serio. Monsignor Charles Scicluna della Congregazione per la Dottrina della Fede che segue tutti questi casi ha ammesso che le pubbliche denunce in Italia sono in aumento da quando è scoppiato lo tsunami negli States. “C’è un cambio di mentalità”-riferiscono dall’ Ap-“e questo può essere molto positivo”. “E’ accaduto”- dice Scicluna-“è importante che se ne parli, altrimenti non possiamo come Chiesa aiutare quelli che ne hanno bisogno. Vittime e carnefici”.

    Parliamone, aggiungiamo noi. Perché questi reati non cadano in prescrizione e perché chi li ha commessi possa essere giudicato da un Tribunale e non da una diocesi. O peggio, una Congrega.

    http://www.giornalettismo.com/archives/36654/italia-e-davvero-lotta-contro-i-preti-pedofili/