Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: sacerdoti

  • Card. Hummes. Preti pedofili vanno puniti. E perché non li denunciano?

    Card. Hummes. Preti pedofili vanno puniti. E perché non li denunciano?

    Vaticano/ Card.Hummes: Preti pedofili vanno puniti, ma minoranza
    di Apcom
    Stragrande maggioranza di sacerdoti sono persone molto degne
    Città del Vaticano, 27 mag. (Apcom) – I sacerdoti che si sono macchiati di abusi sessuali vanno investigati, giudicati e “debitamente” puniti, per il prefetto della Congregazione vaticana del clero, ma rappresentano “una percentuale molto piccola del clero”. In una lettera stilata per l’”anno sacerdotale” voluto dal Papa, che si apre il prossimo 19 giugno, il card. Claudio Hummes sottolinea che “dovrà essere un anno positivo e propositivo, in cui la Chiesa vuol dire innanzitutto ai sacerdoti, ma anche a tutti i cristiani, alla società mondiale, attraverso i mass media globali, che è fiera dei suoi sacerdoti, li ama, li venera, li ammira e riconosce con gratitudine il loro lavoro pastorale e la loro testimonianza di vita. Davvero, i sacerdoti sono importanti non solo per ciò che fanno, ma anche per ciò che sono. Al contempo – ammette il porporato – è vero che alcuni sacerdoti sono talora apparsi coinvolti in problemi gravi e situazioni delittuose. Ovviamente, bisogna continuare ad investigarli, giudicarli debitamente e punirli. Questi casi, però, riguardano una percentuale molto piccola del clero. Nella stragrande maggioranza i sacerdoti sono persone molto degne, dedicate al ministero, uomini di preghiera e di carità pastorale, che investono l’intera esistenza nell’attuazione della propria vocazione e missione, spesso con grandi sacrifici personali, ma sempre con amore autentico verso Gesù Cristo, la Chiesa e il popolo, solidali con i poveri e i sofferenti. Perciò, la Chiesa è fiera dei suoi sacerdoti in tutto il mondo”. L’anno sacerdotale, scrive ancora Hummes, deve essere anche “un anno in cui si prendono in esame le condizioni concrete ed il sostentamento materiale in cui vivono i nostri sacerdoti, alle volte obbligati a situazioni di dura povertà”.

    http://www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=736057

  • NUOVI DOCUMENTI RIVELANO: NEGLI USA, DA PIÙ DI 50 ANNI LA GERARCHIA SAPEVA DELLA MINACCIA DEI PRETI PEDOFILI

    NUOVI DOCUMENTI RIVELANO: NEGLI USA, DA PIÙ DI 50 ANNI LA GERARCHIA SAPEVA DELLA MINACCIA DEI PRETI PEDOFILI

    Tratto da: Adista Notizie n° 43 del 25/04/2009

    KANSAS CITY-ADISTA. I preti pedofili devono essere allontanati dal sacerdozio, perché non possono essere curati. È questa la consapevolezza cui era giunto, già nel 1952, p. Gerald M. C. Fitzgerald, fondatore della congregazione religiosa dei Servi dello Spirito Paraclito, che dal 1947 si occupava di sacerdoti in difficoltà. Consapevolezza espressa in una serie di lettere risalenti agli anni ‘50, indirizzate ai vescovi statunitensi dell’epoca – desecretate da un giudice del New Mexico nel corso di un processo contro la Chiesa, nel 2007, ed ora rese pubbliche dal settimanale National Catholic Reporter (30/3), che le ha ottenute da uno studio legale californiano – e in occasione di un incontro, nel 1962, con alcuni esponenti di rilievo della Curia vaticana e, l’anno successivo, con papa Paolo VI.L’aspetto più rilevante della posizione espressa dal religioso risiede nel fatto che essa smentisce quanto affermato finora dai vescovi in loro difesa, nell’ambito dello scandalo, esploso negli ultimi anni, degli abusi sessuali perpetrati dal clero, e cioè che non erano a conoscenza, fino a poco tempo fa, del rischio che comportava il trasferimento dei preti pedofili da una parrocchia all’altra nel tentativo di passare sotto silenzio i loro crimini.

    Secondo quanto riferisce il National Catholic Reporter, p. Fitzgerald, che morì nel 1969, era talmente convinto dell’impossibilità di una reintegrazione dei preti pedofili nel ministero sacerdotale, da versare un deposito di 5.000 dollari per il progetto di costruzione di un centro di cura per preti pedofili lontano dal mondo, su un’isola caraibica, a Barbados, allo scopo di preservare la Chiesa cattolica dallo scandalo e i laici dal rischio di essere vittime di abusi. Un progetto che non andò mai in porto. Nelle lettere, inviate a decine di vescovi – che il settimanale Usa riporta nella loro integralità sul suo sito internet – il religioso affermava di aver appreso, grazie alla sua esperienza, che la maggior parte dei preti pedofili era costituita da individui recidivi e pericolosi, che egli definì più volte “vipere”: “Siamo esterrefatti nel rilevare quanto spesso ad un uomo che, se non fosse prete, sarebbe dietro le sbarre, viene affidata la cura d’anime”, scrisse nel 1957. Una consapevolezza, questa, che i vescovi Usa hanno espresso soltanto nel 2002, quando hanno redatto il documento che richiede la rimozione dal ministero dei preti che sono accusati di abusi.

    L’appello di p. Fitzgerald, quindi, è rimasto inascoltato per quasi cinquant’anni: si riteneva che i casi di preti pedofili fossero rari, ha spiegato al National Catholic Reporter mons. Blase J. Cupich, il vescovo oggi incaricato, nella Conferenza episcopale, della protezione dei bambini e dei giovani. E poi le posizioni di p. Fitzgerald “erano considerate stravaganti per quanto riguarda il trattamento non medico, ma spirituale, delle persone, e la segregazione di un’intera popolazione con problemi sessuali su un’isola deserta”; infine “nel mondo della psicologia stava acquisendo credibilità l’idea che, quando si offre un trattamento sanitario, queste persone possono, in realtà, tornare al loro ministero”. Un’idea che poi si è rivelata, alla prova dei fatti, fallimentare. P. Fitzgerald, in origine prete dell’arcidiocesi di Boston per 12 anni, nel 1934 divenne membro della congregazione della Santa Croce e fondò quella dei Servi del Spirito Paraclito nel 1947, per accogliere preti che avevano problemi di alcolismo, droga o che avevano violato il voto di castità; la sua terapia consisteva nella preghiera e in un cammino spirituale intenso. Fu solo in un secondo tempo che i vescovi cominciarono a inviare nella sua casa di ritiro Via Coeli a Jemez Sprongs, New Mexico, anche sacerdoti responsabili di pedofilia, e all’inizio il religioso espresse perplessità in proposito, convinto che questi uomini fossero “troppo pericolosi per i bambini della parrocchia e del vicinato per accoglierli qui”.

    Il caso di John T. Sullivan

    Nel settembre del 1957 il vescovo di Manchester, New Hampshire, mons. Matthew Brady, gli chiese una consulenza riguardo “un prete problematico”, John T. Sullivan, che aveva sedotto diverse adolescenti (“Non c’è angolo della diocesi dove non sia conosciuto”, scriveva al religioso) ma che appariva ora sinceramente pentito. Aveva, tra l’altro, procurato l’aborto ad una ragazzina che aveva messo incinta e riconosciuto un figlio che aveva avuto da un’altra, provvedendo al suo sostentamento. “La soluzione del problema – scriveva il vescovo, incarnando quello che è stato per decenni l’atteggiamento tipico della gerarchia ecclesiastica – sembra essere un nuovo inizio in una diocesi dove egli non sia conosciuto. Mi è venuto in mente che forse tu sai di qualche vescovo che potrebbe dargli quest’opportunità”.

    Netta la risposta di Fitzgerald: “Pentimento e correzione in questi casi sono superficiali e, se non formalmente, almeno a livello di subconscio, motivati dal desiderio di trovarsi nuovamente in una posizione dove poter continuare la loro attività infame. Una nuova diocesi significa solo verdi pascoli”. Aggiungeva che i Servi del Paraclito avevano “adottato una politica definita per cui non raccomandavano individui del genere ai vescovi, pur presumendo la sincerità delle conversioni”. Sullivan venne rifiutato da un vescovo dopo l’altro, poiché Brady, evidentemente, aveva sposato le ragioni di Fitzgerald: “La mia coscienza – scrisse ai vescovi – non mi permette di raccomandarlo a nessun vescovo”; “padre Fitzgerald di Via Coeli lo potrebbe accogliere solo come ospite permanente per aiutarlo a salvare la sua anima ma senza speranza di raccomandarlo ad un vescovo”. Sullivan, che è rimbalzato di diocesi in diocesi per 30 anni, fu infine privato del suo ministero solo nel 1983 in seguito ad un ulteriore abuso. Morì nel 1999, senza aver mai affrontato un processo, ma la Chiesa pagò mezzo milione di dollari in risarcimento alle vittime.

    Una posizione impopolare

    La posizione di Fitzgerald sulla impossibilità di riammettere i preti pedofili alla vita sacerdotale è espressa in modo cristallino in una lettera del ‘57 a un vescovo che non viene nominato, ma che potrebbe essere il cofondatore della congregazione, mons. Edwin V. Byrne di Santa Fé: “Questi uo-mini, eccellenza – scriveva Fitzgerald – sono diavoli e la maledizione di Dio è su di loro, e se io fossi un vescovo, tremerei se non facessi rapporto a Roma ai fini della loro laicizzazione”.

    Nel 1962 egli scrisse poi una risposta di cinque pagine al Sant’Uffizio, che gli chiedeva un parere sulla piaga dei preti che “per mancanza di autodisciplina sacerdotale sono diventati un problema per la Madre Chiesa”. Uno dei suoi suggerimenti era di proporre “un insegnamento più specifico negli ultimi anni di seminario, riguardo alle pesanti pene che la violazione dell’innocenza dei piccoli comporta”. E riguardo ai preti “caduti più volte in questo peccato… e in particolare nell’abuso di bambini, sentiamo con forza che a questi preti sfortunati occorre offrire l’alternativa di una vita ritirata all’interno della protezione delle mura monastiche o della completa laicizzazione”. L’anno successivo, egli espresse questa stessa posizione a papa Paolo VI, aggiungendo che “la reintegrazione di preti che sembrano riabilitati deve essere presa in considerazione, ma è raccomandabile soltanto laddove siano possibili una guida ed una supervisione ravvicinata. Dove c’è indicazione di incorreggibilità, per l’atroce scandalo dato, suggerirei onestamente la laicizzazione totale”.

    P. Fitzgerald entrò poi in collisione con il nuovo vescovo di Santa Fé, James Davis, che voleva una maggiore medicalizzazione delle strutture e dei trattamenti. Alla fine il religioso si dimise. I suoi successori aggiunsero la psichiatria e terapie farmacologiche al suo regime di preghiera e spiritualità, e restituirono i preti “guariti” al ministero, su richiesta dei vescovi. Più tardi, con l’esplosione dello scandalo degli abusi in tutta la sua enorme portata, la congregazione del Paraclito fu bersagliata da accuse e contro di essa furono intentati processi; molti dei suoi centri furono costretti a chiudere. La Via Coeli si interruppe. (ludovica eugenio)

    http://www.adista.it/articolo/45216

  • Vita segreta dei legionari di Cristo Padre Marcial Maciel Degollado, il fondatore dell’ordine

    Vita segreta dei legionari di Cristo Padre Marcial Maciel Degollado, il fondatore dell’ordine

    http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezion…42472girata.asp

    2/4/2009 (7:29) – RETROSCENA
    Vita segreta dei legionari di Cristo
    Padre Marcial Maciel Degollado, il fondatore dell’ordine

    Sesso, denaro e tesori spariti.
    Il Vaticano ha aperto un’ispezione:
    sospetti sul fondatore Maciel
    G. GALEAZZI, G.A. ORIGHI
    Padre Marcial Maciel Degollado, il defunto fondatore dei Legionari di Cristo? Un tombeur des femmes che spremeva le sue amanti, latino-americane, spagnole e anche italiane. E forse con altri figli oltre alla madrilena di 30 anni che, come sostiene «El Mundo», starebbe ricattando per l’eredità l’Ordine insieme alla madre, una donna sposata e ricchissima. Non solo: persino la figlia di una sua ex fiamma, la messicana Flora Garza, ha confessato al settimanale «Proceso»: «Maciel, dopo aver ricevuto 50 milioni di dollari e un rapporto durato 20 anni, abbandonò mia madre». Agli ospiti danno ancora da baciare la sua immaginetta, ma ora nella preghiera che i conservatori Legionari di Cristo recitano ogni sera la devozione al fondatore è attenuata. La Santa Sede ha disposto un’ispezione sull’ordine religioso in più forte crescita nel mondo per accertare gli scandali su «relazioni con donne» divampati dopo la conferma che padre Maciel Degollado, morto lo scorso anno a 87 anni e accusato di pedofilia, aveva un’amante fissa e una figlia. Come richiesto anche dal cardinale George Pell, gli ispettori (vescovi ed ecclesiastici indicati dal Papa) dovranno far chiarezza sui Legionari e sul ramo laico «Regnum Christi» per presentare poi un rapporto al segretario di Stato, Tarcisio Bertone.

    A rivelare le sacrileghe love story del Rasputin azteco, nel libro «El Ilusionista», è il suo nipote (ed ex legionario) Alejandro Spinosa. La lista delle amanti è lunga e composta da signore che nuotavano tutte nell’oro. Talita Retes, la prima «dama benefactora» negli Anni 40. Poi Pachita Gandarillas, Edmé de Galas, Guillermina Dikins, la paperona Josefita Pérez, figlia di una stirpe di petrolieri che gli donò persino una villa a Cannes, Consuelo Fernández, sposa di un diplomatico di Madrid. Infine la ancor misteriosa amante spagnola. «El Mundo» sostiene che la figlia ha frequentato l’università Francisco de Vitoria (Madrid), dell’Ordine. «Io sono stato testimone di alcune delle sue conquiste, di cui si vantava», assicura Spinosa. I Legionari sono un movimento tradizionalista, retto da un ordine ferreo al suo interno, con sedi in 40 paesi del mondo, 650 sacerdoti e 2.500 seminaristi. A Roma gestiscono l’ateneo pontificio «Regina Apostolorum» e il collegio «Maria Mater Ecclesiae». Un ordine religioso che dal Messico è sbarcato in Spagna e in Irlanda prima di arrivare in Italia e che, alla generalizzata crisi delle vocazioni, oppone una clamorosa crescita nel numero di sacerdoti e chierici che si preparano nei suoi 25 seminari e noviziati sparsi nei cinque continenti.

    Nei loro ranghi figurano personaggi quali l’imprenditrice spagnola Alicia Koplowitz, una delle donne più facoltose del mondo. Nelle università occidentali come nelle comunità parrocchiali delle zone rurali e indigene dell’America Latina, i Legionari predicano un’etica dell’economia ispirata più al liberismo cattolico statunitense che al terzomondismo dei teologi progressisti. Entrare nella Congregazione richiede 14 anni di studio e apostolato, tanto che la rivista americana «Time» ha equiparato i Legionari ai Gesuiti per la disciplina e la complessità del percorso formativo. Dall’antologia di scritti del loro discusso fondatore emerge la convinzione che i laici siano investiti di una missione assimilabile a quella sacerdotale. Il loro grande «sponsor» Karol Wojtyla li ha esortati a testimoniare nella società la loro solidarietà, ben sapendo che, a partire da un territorio missionario grande quanto la Svizzera assegnato da Paolo VI nella penisola messicano dello Yucatán, i Legionari sono riusciti a fondare centinaia di istituti superiori e università in tutto il mondo. Ogni dieci anni raddoppiano le vocazioni e migliaia tra i 70 mila membri del «Regnum Christi» lavorano a tempo pieno come assistenti spirituali al servizio delle parrocchie. Come già accaduto per Opus Dei e Comunione e Liberazione, la crescita tumultuosa dei Legionari è stata accompagnata da diffidenze e ostilità, come quella del capo del Sant’Uffizio, Ottaviani, bilanciata però dal favore di vescovi sudamericani e potenti cardinali. Pio XII li ricevette, col loro fondatore Marcial Marciel, con le parole: «Siate come un esercito schierato».

  • Legionari Cristo, per messicani vittime abusi ci sono altri casi

    Legionari Cristo, per messicani vittime abusi ci sono altri casi

    CITTA’ DEL MESSICO (Reuters) – L’inchiesta ordinata dal Papa Benedetto XVI sui Legionari di Cristo potrebbe portare alla scoperta di nuovi casi di abusi sessuali del genere di quelli commessi dal fondatore dell’influente ordine religioso. Lo ha affermato un gruppo di vittime di abusi.

    Il Pontefice ha disposto nei giorni scorsi una indagine sull’ordine dei Legionari dopo una serie di scandali legati al suo fondatore, il messicano Marcial Maciel, morto nel 2008 a 87 anni.

    “Disponiamo di testimonianze secondo le quali ci sono stati altri legionari che hanno seguito l’esempio di Maciel”, ha detto ieri José Barba, rappresentante legale di otto ex legionari che hanno avviato una causa contro Maciel nel 1998. “Le ramificazioni del problema si spandono attraverso i Legionari di Cristo”.

    Barba, che dice di aver subito abusi da Maciel quando, adolescente, era entrato nell’ordine per diventare prete, ipotizza che l’indagine durerà diversi mesi.

    “Ciò su cui devono indagare è le dimensioni del male, la cancrena che si è diffusa attraverso i Legionari di Cristo e che non è finita solo perché padre Maciel è morto”.

    A marzo, lo stesso ordine ha annunciato di avere le prove che Maciel, per decenni, ha vissuto una doppia vita.

    Mentre era alla guida di un ordine di sacerdoti che facevano voto di celibato, Maciel aveva un’amante da cui ha avuto almeno un figlio.

    Nel 2006, Papa Ratzinger aveva imposto a Maciel di ritirarsi in una vita di “preghiera e penitenza”, dopo le accuse secondo cui il fondatore dell’ordine avrebbe molestato seminaristi giovani e adulti per decenni.

    L’ordine ha negato le accuse di molestia per anni, ma il Vaticano ha agito contro Maciel dopo che sono venute alla luce nuove prove.

    Fondato nel 1941, l’ordine, di ispirazione conservatrice, conta oggi circa 800 sacerdoti e 2.500 seminaristi in oltre 20 paesi.

    http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE53107Z20090402

  • Don Carli . Certe segnalazioni non sono state raccolte

    Don Carli . Certe segnalazioni non sono state raccolte

    Quanta tristezza e sdegno nel leggere la presa di posizione della Curia, a totale favore di don Giorgio Carli, che dichiara di non avere alcun dubbio riguardo la sua innocenza.

    Come fa la Curia a fare tali affermazioni quando so per certo di aver informato io stessa alcuni sacerdoti e loro superiori di un fatto accaduto nella mia famiglia, una cosa non grave come quella della ragazza protagonista della vicenda giudiziaria, ma che ha turbato molto la persona a me cara che l’ha subita in età adolescenziale.
    Posso capire gran parte della gente che apprezza don Giorgio Carli, che ha indubbiamente dei grandi carismi, ma vicino a questi non potrebbero esserci, purtroppo, dei problemi? Molti lo sanno, ma preferiscono tacere, io non ce la faccio più!

    Troppa omertà e menzogna, la Chiesa nella figura dei suoi sacerdoti e superiori deve essere coerente con la parola di Dio; se vuole che il suo gregge creda e li segua, deve avere il coraggio della verità, soprattutto nei confronti dei giovani, i quali sono molto sensibili e attenti alla coerenza tra ciò che viene detto di fare e ciò che viene fatto.

    (Ricordiamo le parole dei Santo padre Giovanni Paolo II, il quale chiedeva verità a qualsiasi costo; perché, come dice il Vangelo: “la verità vi farà liberi!!!”)

    Nella mia famiglia il fatto accaduto, ma soprattutto constatare poi di non essere presi in seria considerazione, ha portato molto dolore, anche perché tutto ciò ha allontanato dalla Chiesa i miei figli, e ogni volta che si legge della totale fiducia di cui gode don Giorgio Carli, è una pugnalata dentro ad una ferita sempre aperta! Lui viene creduto e noi no, e tutto ciò fa molto male.

    Cerchiamo di farci venire un ragionevole dubbio, e nel dubbio evitiamo affermazioni categoriche ed evitiamo di dare incarichi di cui un giorno ci si potrebbe pentire!
    Grazia T. BOLZANO

    Don Carli 2/ Come nonna
    sono seriamente preoccupata

    Come fa la Curia a proclamare innocente don Carli? La sentenza non dice così e il fatto che deve pagare la dice lunga. Come nonna terrei ben lontana la mia nipotina da lui, non mi è mai sembrato innocente, neanche nel modo di porsi, direi “subdolo”, occhi bassi…

    Io avrei gridato al mondo la mia innocenza, sono fermamente convinta della sua colpevolezza, voi siete convinti sia innocente, lascereste le vostre nipoti o figlie tranquillamente con lui?
    Solo la sua coscienza sa la verità, spero tanto in una giustizia divina, ma chissà… se è come in Italia dove non c’è più giustizia!
    Liliana Vedovelli BOLZANO

  • Legionari di Cristo sotto inchiesta, l’accusa: “Abusi e relazioni clandestine”

    Legionari di Cristo sotto inchiesta, l’accusa: “Abusi e relazioni clandestine”

    Notizia del 31/03/2009 – 17:11

    CITTÀ DEL VATICANO
    Legionari di Cristo sotto inchiesta, l’accusa: “Abusi e relazioni clandestine”

    ROMA – Una commissione voluta dal papa ispezionerà opere e attività dei Legionari di Cristo, il cui fondatore Marcial Maciel, morto l’anno scorso, oltre ad essere accusato di abusi sessuali sui seminaristi ha avuto una figlia da una relazione clandestina.

    Benedetto XVI, informa l’agenzia dei Legionari, Zenit, ha infatti nominato una equipe di prelati (vescovi o ecclesiastici) che realizzeranno una visita apostolica alle istituzioni dei Legionari. I visitatori apostolici dovranno poi fare rapporto alla Santa Sede circa l’attività dell’ordine fondato da padre Maciel.

    La disposizione di papa Ratzinger è stata comunicata dal cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, in una lettera inviata al Superiore dei Legionari di Cristo, padre Alvaro Corcuera. Bertone riferisce che il papa “rinnova ai Legionari di Cristo, ai membri del Movimento Regnum Christi (i Legionari laici, ndr) e a tutti coloro che vi sono spiritualmente vicini, la sua solidarietà e la sua preghiera in questi momenti delicati.

    Il Santo Padre – aggiunge – cosciente degli alti ideali che vi animano, e della fortezza e spirito di preghiera con cui state affrontando le attuali circostanze, vi incoraggia a continuare la ricerca del bene per la Chiesa e per la società, mediante le iniziative e le istituzioni che sono a voi proprie. A questo proposito, potrete contare sempre sull’aiuto della Santa Sede affinché, attraverso la verità e la trasparenza, in un clima di dialogo fraterno e costruttivo, superiate le difficoltà esistenti”, dichiara Bertone.

    ATS

    http://www.tio.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=452083&idsezione=9&idsito=1&idtipo=2

    martedì 31 marzo 2009, 19:40
    Legionari di Cristo, il Papa ordina ispezione

    Città del Vaticano – L’ombra del fondatore Marcial Maciel – accusato di abusi su seminaristi e del quale, già morto, è spuntata anche una figlia frutto di una relazione clandestina – si allunga sui Legionari di Cristo, uno degli ordini cattolici più ricchi di vocazioni. Il papa ha infatti istituito una commissione di prelati, che realizzeranno una visita apostolica alle istituzioni dei Legionari e del ramo laico Regnum Christi, e dovranno fare rapporto alla Santa Sede.

    La disposizione di papa Ratzinger è stata comunicata dal cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, in una lettera inviata al superiore dei Legionari di Cristo, padre Alvaro Corcuera. Il provvedimento era nell’aria, tanto che alcune settimane fa l’arcivescovo di Sydney George Pell, commentando la notizia della figlia segreta di padre Maciel, aveva chiesto una indagine vaticana, ipotizzando proprio l’opera di visitatori apostolici.

    La lettera di Bertone riferisce che il papa “rinnova ai Legionari di Cristo, ai membri del Movimento Regnum Christi e a tutti coloro che vi sono spiritualmente vicini, la sua solidarietà e la sua preghiera in questi momenti delicati. Il Santo Padre – aggiunge – cosciente degli alti ideali che vi animano, e della fortezza e spirito di preghiera con cui state affrontando le attuali circostanze, vi incoraggia a continuare la ricerca del bene per la Chiesa e per la società, mediante le iniziative e le istituzioni che sono a voi proprie”.

    Il cardinale invita inoltre a contare sull’aiuto della Santa Sede affinché, “attraverso la verità e la trasparenza, in un clima di dialogo fraterno e costruttivo, superiate le difficoltà esistenti”. I Legionari dunque non hanno ancora finito di fare i conti con il fondatore, un sacerdote messicano morto nel 2008 a 87 anni, accusato da alcuni seminaristi di abusi sessuali e punito dal Vaticano nel 2006 con il divieto di celebrare la messa in pubblico. Nonostante le restrizioni al suo ministero, le accuse infamanti (da lui sempre respinte), Maciel era rimasto fino alla fine il leader carismatico e indiscusso del suo ordine. I Legionari furono fondati nel 1941, e si presentarono subito come un movimento tradizionalista, retto da un ordine ferreo al suo interno. Fu però Paolo VI, papa conciliare, a sancirne un riconoscimento ufficiale nel 1965. Il movimento ha oggi sedi in 40 paesi del mondo e conta circa 650 sacerdoti e 2.500 seminaristi. A Roma gestisce il prestigioso Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e il Collegio Maria Mater Ecclesiae. Le nuvole sul fondatore dei Legionari, dopo decenni di sospetti e voci riportate dai media, si addensarono a partire dal 1998, quando alla Congregazione vaticana per la dottrina della fede cominciarono ad arrivare accuse formali nei suoi riguardi: si parlava di abusi sessuali da lui perpetrati su seminaristi sin dagli anni ottanta. E’ stato papa Ratzinger a far ripartire il procedimento contro il sacerdote messicano, anche sull’onda dello scandalo dei preti pedofili che aveva messo in ginocchio la Chiesa negli Stati Uniti. Nel 2006, il prete non è stato ridotto alla stato laicale solo per ragioni di età. La Congregazione per la Dottrina della Fede gli ha però imposto “una vita riservata di preghiera e di penitenza, con la rinuncia ad ogni ministero pubblico”.

  • “Don Carli torna in parrocchia” Ma è scontro tra curia e procura

    “Don Carli torna in parrocchia” Ma è scontro tra curia e procura

    Il giorno dopo la sentenza che ha risolto il caso don Carli con la prescrizione del reato ecco il duello sul senso

    da dare al provvedimento. Dalla Curia esce un comunicato ufficiale che reintegra il sacerdote. E poi: «Don Giorgio riprenderà in pieno il suo ministero sacerdotale». Lettura opposta da parte della procura: «La corte ha ritenuto don Carli responsabile fissando in 760 mila euro il risarcimento».

    «La Corte di Cassazione ha annullato, senza rinvio ad altro organo giudicante, la sentenza di condanna emessa dalla Corte d’appello, per intervenuta prescrizione del reato. Di conseguenza resta viva ed efficace solo la sentenza assolutoria di primo grado». Dalla prescrizione del reato (con conferma della condanna al risarcimento delle parti civili per 760 mila euro) gli avvocati difensori ritengono ora che don Giorgio non possa in alcun modo essere considerato colpevole dei reati a lui contestati.

    Sofismi giuridici che dovrebbero restituire don Giorgio Carli, da sempre uno dei sacerdoti più stimati ed apprezzati dalla comunità cristiana, alla sua gente e alla sua parrocchia. E’ proprio quanto ha comunicato ieri sera la Curia vescovile con un comunicato congiunto della Diocesi e degli avvocati difensori Alberto Valenti e Franco Coppi.

    «A carico di don Giorgio – scrivono i due legali – non esiste più alcuna sentenza di condanna». Di conseguenza il sacerdote non può essere considerato in nessun caso «colpevole». «Per parte nostra – si legge nel successivo comunicato ufficiale della Diocesi – abbiamo sempre creduto nell’innocenza di don Giorgio. Per questo egli è sempre rimasto confermato nel suo incarico di parroco ed ora riprenderà in pieno il suo ministero sacerdotale».

    Don Giorgio Carli, dunque, torna al suo posto tra i fedeli della comunità cristiana. E la Diocesi lo fa tornare da innocente tralasciando ogni considerazione (a questo punto scomoda) sulla conferma da parte della Suprema Corte dell’esistenza del reato (che senso avrebbe avuto dichiarare prescritto un reato inesistente?) e sulla conferma al risarcimento delle parti civili per ben 760 mila euro.

    E’ vero che le motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione non sono state ancora depositate (e dunque non si conosce ancora nel dettaglio il filo logico seguito dai giudici di legittimità) ma è anche vero che è ben difficile ipotizzare che la Corte abbia potuto avvallare l’ipotesi di un risarcimento di quella entità a carico di un imputato da considerarsi innocente. E’ quanto sottolinea anche l’avvocato di parte civile Arnaldo Loner secondo il quale «la conferma del risarcimento alla parte lesa ha un solo significato e cioè che i giudici si sono detti convinti che i fatti contestati sono realmente avvenuti e che il racconto fatto dalla ragazza corrisponde alla verità».

    Sulla stessa linea c’è anche la Procura della Repubblica di Bolzano. «Don Giorgio Carli non è stato condannato penalmente perchè è trascorso troppo tempo dai fatti – spiega l’ex procuratore Cuno Tarfusser che curò l’inchiesta assieme alla collega Donatella Marchesini – ma la Cassazione ha accertato la sussistenza del reato. Questo significa che la Procura aveva visto giusto. Sono estremamente soddisfatto sotto il profilo professionale e faccio i miei complimenti alla collega Marchesini per il lavoro svolto».

    Posizioni diamentralmente opposte, dunque. La Diocesi ritiene che don Carli debba essere considerato innocente a tutti gli effetti, la Procura risponde sostenendo che certe posizioni mirano semplicemente a diffondere disinformazione per deformare il reale risultato processuale. «Del resto – puntualizza ancora l’ex procuratore Tarfusser – va anche detto fuori dai denti che la Curia ha sempre cercato in tutte le maniere di ostacolare le indagini e non ha mai collaborato».

    Parole pesanti che il magistrato ritiene più che legittime sulla base del verbale di interrogatorio dell’allora vescovo Wilhelm Egger. Sentito in qualità di teste, decise di non rispondere a quasi tutte le domande degli inquirenti richiamandosi al segreto professionale. «Una posizione di totale chiusura nei confronti di chi cercava la verità» spiega ancora l’ex procuratore il quale sottolinea anche un altro concetto: «Alla prescrizione si può rinunciare – dice – non mi risulta che don Giorgio l’abbia fatto. Anzi gli avvocati difensori nelle memorie hanno fatto esplicito riferimento anche alla possibile prescrizione del reato».

    Secondo l’ex procuratore, però, dev’essere chiaro anche un altro concetto giuridico: «Il giudice nell’applicare la prescrizione deve preliminarmente valutare il fatto. Se all’esito

    della valutazione si fosse arrivati a ritenere che l’imputato era da considerarsi innocente il giudice non avrebbe potuto dichiarare la prescrizione del reato ma avrebbe dovuto pronunciare una sentenza di assoluzione, perchè più favorevole all’imputato. Ma per don Giorgio Carli così non è stato».

  • “I silenzi di monsignor Egger davanti ai magistrati bolzanini”

    “I silenzi di monsignor Egger davanti ai magistrati bolzanini”

    Corriere Alto Adige pag. 3
    “I silenzi di monsignor Egger davanti ai magistrati bolzanini”

    Data: 21/03/09

    Corriere dell’Alto Adige – BOLZANO –
    sezione: PRIMOPIANO – data: 2009-03-21 num: – pag: 3

    Il verbale
    I silenzi di monsignor Egger davanti ai magistrati bolzanini

    BOLZANO — Il verbale del primo marzo 2004, che contiene le domande fatte dai magistrati Donatella Marchesini e Cuno Tarfusser all’allora vescovo Wilhelm Egger dimostrano — secondo la Procura — un atteggiamento omissivo, che probabilmente ha avuto un’influenza negativa sul processo contro don Giorgio Carli. Il pm chiede: «Come è perché è stato deciso il trasferimento di don Carli dalla parrocchia di Don Bosco a Regina Pacis?». Egger: «Non intendo rispondere richiamandomi al segreto professionale». Il magistrato: «Vi è un numero predeterminato di sacerdoti?». Il vescovo: «Non rispondo più a queste domande».
    Tarfusser: «In cosa consiste il segreto professionale in relazione al numero dei sacerdoti che compongono la commissione». Egger: «Perché i tre menzionati sono alla guida della diocesi, mentre gli altri vengono scelti e comunque non rispondo più». Poi altri «A questa domanda non rispondo». Lo stesso don Paul Renner, sul Corriere dell’Alto Adige di domenica, ha sottolineato che «a suo tempo l’accusa colse di sorpresa la Curia, che però reagì in modo confuso e tiepido».
    S. P.

    Prescrizione per don Carli

    Alto Adige — 20 marzo 2009 pagina 01 sezione: PRIMA
    BOLZANO. Responsabile ma graziato dalla prescrizione. Don Giorgio Carli evita di dover scontare in carcere i sette anni e mezzo di reclusione che gli erano stati inflitti dalla Corte d’appello ma non esce certo a testa alta dal processo. La Cassazione ha stabilito che le violenze sessuali ai danni della bambina che all’epoca frequentava la parrocchia di San Pio X ci furono. Don Giorgio non dovrà scontare in carcere la pena perchè è trascorso troppo tempo ma dovrà risarcire la parte lesa. Era stato il procuratore stesso a chiedere la prescrizione e i legali del sacerdote (Franco Coppi, Alberto Valenti e Flavio Moccia) hanno detto che il loro assistito, pur dichiarandosi innocente, non rinuncia alla prescrizione. La sentenza è trapelata ieri sera da Roma poco prima delle 23. L’ultimo episodio di violenza sessuale ricostruito dalla giovane donna risale al 3 maggio 1994, prima che il sacerdote venisse trasferito alla parrocchia Don Bosco. BERTOLDI A PAGINA 13

    L’incubo è iniziato sei anni fa

    Alto Adige — 20 marzo 2009 pagina 13 sezione: CRONACA
    BOLZANO. Oggi don Giorgio Carli ha 46 anni. Era la mattina del 14 luglio 2003 quando venne arrestato e portato in carcere con l’accusa di aver violentato per 4 anni e mezzo (dal 1989 al 1994) una parrocchiana che all’epoca dei fatti era una bambina. E’ in quella mattina che inizia l’incubo di un sacerdote che sino ad allora era sempre stato apprezzato e stimato dalla comunità della sua parrocchia. La Curia ed i fedeli sono sempre stati dalla sua parte. Originario di San Giacomo, don Giorgio entra in seminario minore da adoloscente e frequenta le magistrali a Bolzano. Dopo il diploma, il passo decisivo. Don Giorgio si trasferisce a Bressanone dove studia per sei anni teologia al seminario maggiore. Nel 1989 si arriva all’ordinazione. Il primo incarico lo porta ad operare proprio alla parrocchia di San Pio X ove sarebbero poi avvenute le violenze sessuali a catena ai danni di una bambina. Sei anni dopo, pur restando all’interno dello stesso quartiere, viene trasferito alla parrocchia Don Bosco.

  • Scandalo pedofilia, i genitori assicurano: nessun dubbio sui racconti dei bambini

    Scandalo pedofilia, i genitori assicurano: nessun dubbio sui racconti dei bambini

    Mogorella Lunedì 10 novembre 2003 L ’atmosfera pesa come un macigno nel piccolo paese di Mogorella, sconvolto da uno scandalo a dir poco infamante. Ieri mattina a messa, la piccola e accogliente parrocchia di San Lorenzo Martire sembrava vivere una tranquilla domenica di novembre ma dietro quella facciata era tangibile il senso di disagio e lo sconforto. Oggi da parte di un intero paese parlare dell’ex parroco don Giuseppe Cuccu è praticamente impossibile. Nessuno è disposto a intervenire sull’argomento. L’accusa di pedofilia nei confronti del proprio parroco che da una decina di anni guidava i circa 500 fedeli di Mogorella, resta un tabù insopportabile.

    Don Cuccu, giovedì scorso, è stato allontanato dal paese scortato dai carabinieri dopo la notifica di un provvedimento di divieto di dimora emesso dalla Procura della Repubblica di Oristano. Il sacerdote, oggi al sicuro in una casa segreta si dichiara innocente. Ma per alcuni genitori non ci sono altre vie: nessun dubbio su quanto raccontato dai bambini. Quelle attenzioni particolari e quei metodi nei confronti dei propri figli non sono affatto piaciuti. Tanto che qualche mamma si è poi decisa a mettere tutto per iscritto e a consegnare la denuncia ai carabinieri di Ruinas.

    Che un forte malessere a Mogorella si vivesse da tempo, sono in molti a ripeterlo. Più volte i genitori si erano riuniti nei locali del centro di aggregazione sociale, lo stabile davanti al Municipio, per denunciare questo grave problema. Un malumore che ormai si era esasperato al punto che mercoledì scorso ha portato molti papà e mamme sotto la finestra della casa parrocchiale, una vera e propria manifestazione di piazza contro don Cuccu.

    Ieri a Mogorella un nuovo sacerdote ha celebrato la festività settimanale. L’arcivescovo Pier Giuliano Tiddia da subito aveva assicurato: «I fedeli non saranno abbandonati». E così è stato. Sabato, facendosi portavoce dell’intera comunità religiosa oristanese, Tiddia ha aggiunto: «È un momento difficile e di profondo dolore per tutti. Ma dobbiamo aspettare, sino a quando la magistratura non avrà fatto chiarezza su tutta questa vicenda. Don Pinuccio è affranto, e continua a dichiararsi completamente estraneo a quei fatti».

    Fatti turpi che nessuno immagina possano essere compiuti proprio da un educatore e da un servo di Cristo. Su questo lo stesso Papa Giovanni Paolo II è stato inflessibile, condannando con fermezza i sacerdoti che si fossero macchiati di tale reato a lasciare il sacro ministero. Ma ora, prima di tutto, l’inchiesta della magistratura.

  • • Dichiarazione di Maurizio Turco, deputato radicale eletto nelle liste del PD, presidente di anticlericale.net

    • Dichiarazione di Maurizio Turco, deputato radicale eletto nelle liste del PD, presidente di anticlericale.net

    gio 19 mar. 2009
    COMUNICATI
    Abusi sessuali, Turco: il trasferimento del Vescovo di Verona era dovuto visto come ha governato la denuncia sugli abusi sessuali nell’istituto per sordomuti Provolo

    Roma, 18 marzo 2009

    • Dichiarazione di Maurizio Turco, deputato radicale eletto nelle liste del PD, presidente di anticlericale.net

    L’Arena nell’edizione odierna ha dato notizia che Monsignor Zenti, Vescovo di Verona, sarà trasferito ad Udine.

    La decisione non sarà sicuramente stata presa perché lo abbiamo chiesto noi né perché il Vescovo è stato denunciato per diffamazione per le parole che ha scagliato contro chi ha reso pubbliche notizie relative ad abusi, anche sessuali, consumate da sacerdoti nei confronti di sordomuti minorenni ospiti dell’Istituto Provolo.

    Come abbiamo già avuto modo di dire il trasferimento del Vescovo era necessario perché non è stato in grado di reagire e governare alla notizia degli abusi sessuali.

    Chi lo sostituirà, se lo vorrà, avrà tutta la collaborazione necessaria.

    http://www.radicali.it/view.php?id=139136