Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: sacerdoti

  • Germania. I Vescovi proteggevano i preti criminali, Pedofilia anche nel coro di Georg Ratzinger

    Germania. I Vescovi proteggevano i preti criminali, Pedofilia anche nel coro di Georg Ratzinger

    http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews….D9-9AAF8A5347BC}

    13 set 15:51
    Germania: copri’ prete pedofilo, vescovo Ratisbona sotto accusa
    BERLINO – Altri preti coinvolti in casi di pedofilia in Germania. Il vescovo di Ratisbona, Gerhard Ludwig Mueller, e’ stato accusato di aver coperto un prete pedofilo, tornato poi a compiere abusi sessuali sulle sue giovani vittime. Lo rende noto la “Sueddeutsche Zeitung”. Il vescovo avrebbe ignorato il divieto imposto ai “sacerdoti condannati per pedofilia di tornare ad esercitare la loro missione pastorale in ambienti in cui possono venire a contatto con i giovani”. (Agr)

  • Il vescovo di Pavia invoca la censura, lamentandosi per il risalto dato sulla stampa alla vicenda

    Il vescovo di Pavia invoca la censura, lamentandosi per il risalto dato sulla stampa alla vicenda

    PAVIA: DICHIARAZIONE DI MONS. GIUDICI SULLA VICENDA DEL PARROCO DI CERTOSA “Rimanere nel Suo amore anche nei momenti di prova”
    (fr. tas. 26/9) – Di fronte ai recenti fatti di cronaca che hanno avuto per protagonista un sacerdote della diocesi, la Curia diocesana di Pavia ribadisce la piena fiducia nell’oerato della magistratura e auspica che la verità dei fatti possa essere stabilita nel minor tempo possibile per il rispetto delle persone coinvolte. Monsignor Vescovo, appresa la notizia, si è affidato alla preghiera perché il Signore possa assistere le persone coinvolte in questo difficile momento. (Foto: mons. Giudici).

    La Curia diocesana auspica che la verità dei fatti possa giungere all’opinione pubblica senza distorsioni o manipolazioni per il rispetto della verità stessa e della dignità della persona umana in tutte le sue dimensioni. Infatti Mons. Giudici ha rilasciato al portavoce della Diocesi un appello alla preghiera e a “rimanere nel Suo amore” con queste parole:”La notizia riguardante un parroco della nostra Diocesi, riportata dai giornali con notevole evidenza, reca sconcerto e ferisce chi ama la Chiesa. Desidero in questo momento di sofferenza incoraggiare quanti conoscono la dedicazione di laici, sacerdoti, religiose nell’impegno quotidiano per gli altri perché non si lascino umiliare da voci, ombre, clamori mediatici.Ci raccogliamo nella preghiera per la comunità cristiana e ci facciamo prossimi nella solidarietà a favore di quanti soffrono per scelte non rispettose della persona. Rinnoviamo la persuasione che eventuali responsabilità, se accertate, non consentono mai il disprezzo e la gogna mediatica per singole persone o per gruppi di appartenenza”.

  • Gay.it ha offerto un contraddittorio alla parte accusata dal sottoscritto e da tanti altri molestati o informati dei fatti.

    Gay.it ha offerto un contraddittorio alla parte accusata dal sottoscritto e da tanti altri molestati o informati dei fatti.

    Il portavoce di don Gelmini, Alessandro Meluzzi, ha dichiarato che le accuse al direttore della Comunità Incontro sarebbero partite da un sito web.

    “Scopriamo con angoscia e stupore che è da un sito web, che è partita la valanga di accuse infamanti rivolte a don Pierino Gelmini e ad altri sacerdoti. Non cito il sito dove sono riportate queste notizie per non fare pubblicità. Ma se uno spende un euro per un quotidiano deve trovare notizie vere, verificate – dichiara Meluzzi – . Non ci possono essere sui quotidiani notizie che si trovano in rete”.

    Questo famigerato sito non si sarebbe limitato a riportare accuse che, naturalmente, don Pierino respinge, ma sarebbe anche “corredato dall’invito a segnalare e a mettere in rete accuse, ricordi, fantasie, o qualsiasi altro elemento utile ad alimentare l’inferno mediatico che ahimè molti hanno in questo periodo sperimentato. Credo che tra i compiti essenziali di una buona stampa e della sua etica vi sia quella di rendere distinguibili le fonti e la loro attendibilità. Il rischio è che altrimenti il lancio indifferenziato di letame nel ventilatore non uccida soltanto qualche giusto, bensì si traduca in una crisi di sfiducia generalizzata e di disperazione che finirà col colpire soprattutto, gli ultimi, i più deboli, i più fragili”.

    Contemporaneamente arriva la notizia che il collegio difensivo che sta seguendo le accuse per presunte molestie sessuali rivolte a Gay.it – Il portavoce di don Gelmini: Gelmini ha cambiato un giocatore in corsa. Lascia il posto il prof. Franco Coppi e al suo posto arriva l’avv. Filippo Di Nacci docente di procedura penale all’Università di Roma. “Il nuovo collegio di difesa, a partire da oggi, si occuperà di tutelare sia in sede civile che penale l’onorabilità di don Pierino – ha riferito sempre Meluzzi, portavoce del sacerdote – e la Comunità Incontro che è stata più volte in questo periodo brutalmente calpestata dagli organi di stampa”. Pare, quindi, che mentre il numero degli accusatori continua a crescere e si moltiplicano le testimonianze di chi racconta, a torto o a ragione saranno gli inquirenti a dirlo, di avere subito abusi, l’attenzione degli avvocati dell’anziano prelato sarà concentrata su quello che riportano gli organi di stampa.

  • La clinica fortezza

    La clinica fortezza

    Per trovare l’istituto dei padri Venturini, a Trento, è impossibile non perdersi tra le stradine che costeggiano l’imponente castello di Buonconsiglio e si arrampicano sulle colline. Via dei Giardini è ancora in città, ma la campagna è vicina. Al numero 46 c’è l’ingresso principale del complesso religioso. Il cancello è spesso aperto, perché i sacerdoti coinvolgono nelle loro iniziative la comunità di Trento. Ma c’è un’ala dell’edificio che resta impenetrabile per chiunque. Immersa nel silenzio c’è la zona dove si svolgono attività che devono rimanere discrete. E su questo i padri venturini sono inflessibili. Perché nel loro istituto si curano i preti con problemi psichiatrici, compresi i pedofili. Sin dalla fondazione della congregazione nel 1926, i Venturini si sono specializzati nel curare gli altri preti. Per decenni hanno aperto, con spirito missionario, altri istituti in varie parti del mondo. In Brasile, a Barretos, hanno la sede periferica più importante, che ogni anno ospita decine di sacerdoti malati. A Trento, invece, nella casa madre, i pazienti con l’abito talare non sono mai più di una decina. Pochi sanno cosa succede nell’istituto, ma i vescovi e il Vaticano conoscono bene quell’indirizzo e talvolta vi ricorrono, obbligando qualche parroco a ritiri forzati. Alternano terapie mediche, psichiatriche e persino ormonali a tanta preghiera per mesi, fino alla valutazione sulla convalescenza o l’isolamento in convento. Il tutto con l’intervento di specialisti laici. Nel clero italiano i padri Venturini sono noti per la rigidità delle regole e per l’osservanza della disciplina. Responsabile delle cure psichiatriche è padre Angelo Fornari, uno psicologo, che viaggia spesso, a Roma, in Brasile e nelle altre strutture della congregazione. Conosce molti medici ed è stimato e consultato da don Mario di Maio, lo psicanalista che ha seguito numerosi casi di sacerdoti pedofili in Italia e ha collaborato alla stesura dei test di ammissione nei seminari per individuare ed escludere quegli omosessuali considerati più esposti alla tentazione.

    1. S. T.
  • Pedofilia, bufera sulla Curia di Torino adesso i sacerdoti indagati sono sei

    Pedofilia, bufera sulla Curia di Torino adesso i sacerdoti indagati sono sei

    TORINO – La macchia si allarga. I preti coinvolti nell’ inchiesta sono almeno sei. Da ieri la Procura di Torino ha deciso di secretare gli atti: «Lo impone la delicatezza della vicenda e il rischio di distruggere la reputazione delle persone suola base di accuse ancora da provare», dice il procuratore Marcello Maddalena.

    L’ indagine sui sacerdoti accusati di pedofilia esce dai confini del Piemonte e si allarga a Lombardia, Puglia, Liguria. Oltre ai tre indagati torinesi, don Luciano Alloisio, economo dell’ istituto Valsalice, Monsignor Mario Vaudagnotto, cerimoniere liturgico del Duomo (accusato di violenza sessuale aggravata e continuata) e padre Nino Fiori che aiuta nella celebrazione delle messe in Cattedrale, nel giro dei ricatti a sfondo sessuale di Salvatore Costa sono caduti ieri altri tre religiosi.

    Contatti che emergono dalle intercettazioni telefoniche sul cellulare del ricattatore. E’ il 30 luglio quando gli inquirenti scoprono che Costa si trova a Magenta: lui telefona alla convivente, Manuela, e le racconta che sta «asciugando un prete», e che la parrocchia sta inviando a casa sua una signora per pagare. Il giorno seguente Manuela gli dice che la donna della parrocchia San Martino la «sta martellando», lui risponde che «sta andando alla stazione e che si è attaccato a un prete di merda e gli ha tirato in faccia tutta la moneta che ha preso». Il prete della Liguria viene invece tirato in ballo dall’ audizione di una testimone, che ha ospitato nel 2003 a casa sua Manuela e Salvatore.

    La donna racconta agli inquirenti che il ragazzo si vantava di aver estorto denaro «a un prete della Liguria che intratteneva rapporti sessuali con altri religiosi o persone della comunità». Il 24 luglio Salvatore Costa è a Foggia: «Cosa fai là?» gli chiede la convivente. E lui risponde: «Mi hanno dato una dritta. Ma a questo l’ hanno trasferito.. non c’ è più qua». Le intercettazioni di quei giorni svelano però anche un altro ambiguo particolare: un presunto accordo per ritrattare le accuse contro don Alloisio. Salvatore l’ avrebbe proposto al suo primo difensore, quello d’ ufficio, Roberto Ariagno. È Manuela a parlarne con un’ amica: «…naturalmente Salvatore per il suo silenzio ha proposto al suo avvocato, che è amico dell’ avvocato che difende l’ altro, un pagamento di 30 mila euro da dividere con il suo legale, così ritira la denuncia.

    L’ avvocato ha risposto che gli farà sapere». Una settimana dopo l’ accordo sarebbe però definitivamente sfumato, come racconta sempre Manuela all’ amica: «L’ avvocato ha spiegato a Salvatore che non si può fare niente per quella cosa là, perché puzzerebbe troppo la cosa..». L’ avvocato Ariagno, ora sostituito con lo studio Dal Fiume, nega che ci sia mai stato un accordo: «Io ho solo dato consigli tecnici per la difesa. L’ unico accordo era con il pm Cristina Bianconi per non far trapelare la notizia alla stampa per far proseguire con calma le indagini». Intanto gli inquirenti stanno cercando i ragazzi torinesi che si prostituivano in via Avigliana e in via Cavalli: sono tre, Alessandro, Massimiliano e Cristian.

    E potrebbero essere proprio gli stessi con cui Don Alloisio ha ammesso di aver avuto rapporti sessuali in passato. Nelle carte dell’ inchiesta si parla di una lettera «di presentazione» scritta da monsignor Mario Vaudagnotto e recapitata da Costa a don Alloisio: potrebbe contenere consigli a pagare il ragazzo, ma su questo gli inquirenti stanno ancora svolgendo accertamenti. Durante le perquisizioni effettuate due giorni fa nell’ abitazione del prete della chiesa di San Lorenzo è invece stata trovata la contabilità dei suoi pagamenti al ragazzo di strada. Il difensore di Salvatore Costa ha polemizzato ieri con la Procura ammonendola a «non usare due pesi e due misure nei confronti dei ricattatori e dei sacerdoti accusati di pedofilia».

    PAOLO GRISERI SARAH MARTINENGHI

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2007/08/10/pedofilia-bufera-sulla-curia-di-torino-adesso.html

  • Blitz antipedofilia in Polonia, fermati diversi preti

    Blitz antipedofilia in Polonia, fermati diversi preti

    VARSAVIA – Ci sarebbero anche diversi sacerdoti tra le 48 persone fermate dalla Polizia impegnate in Polonia in un blitz anti pedofilia. Costoro sono accusati di aver scaricato da internet e diffuso del materiale pedo-pornografico. Tra i fermati vi sono insegnanti, istruttori di ginnastica, rappresentanti religiosi e anche un alto funzionario di una banca commerciale.

    La Polizia, in collaborazione con l’Ufficio dell’Interpol tedesco di Wiesbaden, ha perquisito 53 abitazioni, 92 computer e quasi 2900 cd e dvd, ha aggiunto. I controlli hanno toccato maggiormente la capitale Varsavia e altre città come Cracovia, Opole e Wroclaw. Il materiale sequestrato è nelle mani degli inquirenti.

    21/08/2007 in Cronaca – Letto 159 volte – Voto: 5 / 5 – Commenti: 1

    POLONIA. Altro smacco per la chiesa cattolica. Tra le 48 persone arrestate in un blitz anti-pedofilia in Polonia ci sono anche dei sacerdoti ed un alto funzionario di una banca commerciale. L’accusa è di aver scaricato da internet e diffuso del materiale pedopornografico.

    A riferirlo è il portavoce del comando generale di polizia, Mariusz Sokolowskim: “Tra i fermati – spiega – ci sono persone appartenenti a diversi gruppi sociali, tra cui insegnanti, istruttori di ginnastica, rappresentanti religiosi e anche un alto funzionario di una banca commerciale”. La polizia polacca, in collaborazione con l’Ufficio dell’Interpol tedesco di Wiesbaden, ha controllato 53 abitazioni, 92 computer e quasi 2900 cd e dvd. Le indagini hanno interessato l’intero territorio nazionale, con particolare attenzione alla capitale Varsavia, e ai centri maggiori come Cracovia, Opole e Wroclaw. Gli inquirenti ora sono al lavoro sulla gran mole di materiale sequestrato.

  • Il card. Poletto acccusa la Stampa:

    Il card. Poletto acccusa la Stampa:

    L’intervento del cardinale Poletto sulla vicenda dei presunti abusi sessuali di alcuni sacerdoti nel torinese

    “Amarezza per le accuse, ma anche piena stima nei confronti dei sacerdoti torinesi”. Così l’arcivescovo del capoluogo piemontese, il cardinale Severino Poletto, in un messaggio riferito alla recente indagine giudiziaria su estorsioni e reati a sfondo sessuale che vede coinvolti anche alcuni sacerdoti. Il porporato, nel messaggio che verrà letto domani in tutte le chiese e comunità dell’arcidiocesi, ribadisce piena fiducia nella magistratura ed invita la comunità “ad esercitare il retto discernimento per rimanere nell’equilibrata valutazione delle situazioni”. Massimiliano Menichetti lo ha intervistato:

    R. – E’ una settimana in cui tutti i giorni le nostre comunità, sui giornali nazionali ma anche sulle pagine locali di questi giornali, sono martellate dalle notizie intorno a questo tema; ho ritenuto che una nuova parola dell’arcivescovo, più articolata, animata da fede e da speranza, fosse necessaria. La solennità dell’Assunta mi sembrava l’occasione propizia per parlare ai miei fedeli, chiedendo appunto ai sacerdoti di leggere questo messaggio durante tutte le Messe di domani.

    D. – Vicende giudiziarie che vedono coinvolti sacerdoti in episodi di corruzione e reati a sfondo sessuale: lei cosa dice?

    R. – Io ribadisco due cose: primo, che la magistratura nella quale riponiamo fiducia, deve fare il suo lavoro e faccia il suo lavoro. Allora, io invito i miei fedeli ad usare un discernimento ispirato dallo Spirito per rimanere in una equilibrata valutazione delle situazioni. Non dobbiamo insinuare o lasciare che si infiltri nella mente della gente questo virus di sospettare che queste piaghe, se ci fossero – tutta cosa da dimostrare – siano piaghe di molti.

    D. – Lei sostiene anche che se venissero dimostrate colpevolezze, bisognerà prenderne atto:

    R. – Sì. Se si dimostrerà che il comportamento di qualche sacerdote non è stato coerente con la sua vocazione, allora dovremo prendere atto con amarezza e con la preghiera che questo ha dato scandalo nella comunità ed ha arrecato un danno alle vittime. Ma prenderemo atto di questo quando sarà dimostrato.

    D. – Secondo lei, c’è in un certo qual modo una sorta di aggressione alla Chiesa, in questo periodo?

    R. – Posso confidarle l’amarezza di aprire tutte le mattine il giornale e di vedere due-tre pagine e insistentemente la foto di un mio sacerdote, tutti i giorni: questa è un’amarezza. Quindi, che poi sia un’insistenza o un’aggressione mediatica, io non mi permetto di usare questa espressione. Dico che però il vedere tutti i giorni queste cose, dico: ma possibile che ci sia materia quotidiana per riempire due pagine di giornale?

    D. – Nella seconda parte del suo messaggio c’è lo spunto forte di vicinanza a tutti i preti che testimoniano il Vangelo quotidianamente …

    R. – Sento l’esigenza di affermare con convinzione tutta la mia stima nei più di mille preti che abbiamo a Torino tra diocesani e religiosi, e lo faccio con la serenità di chi sa che è sotto gli occhi di tutti la testimonianza quotidiana di dedizione, di fede, di carità, di servizio alle comunità che i nostri preti hanno. Per cui, questa nostra città e questa nostra diocesi hanno dovere di riconoscenza e sanno quanto la città stessa, quindi anche il mondo cosiddetto non-credente ha ricevuto dal clero torinese. Questo è il messaggio forte che intendo dare: la fiducia nei preti!

  • Coinvolti nella vicenda l´economo del Valsalice e uno dei più stretti collaboratori dell´arcivescovo La Curia e i preti sotto accusa “Dobbiamo pregare per loro”

    Coinvolti nella vicenda l´economo del Valsalice e uno dei più stretti collaboratori dell´arcivescovo La Curia e i preti sotto accusa “Dobbiamo pregare per loro”

    Paolo Griseri Sarah Martinenghi
    La denuncia del giovane: “Violentato quando ero minorenne” Il comunicato è scarno e lascia trasparire in poche righe tutta l´amarezza della diocesi torinese per una vicenda che coinvolge uno dei sacerdoti che da più tempo collaborano con i vertici della Curia e una delle scuole cattoliche di maggior prestigio della città.

    Bruciano le accuse di Salvatore Costa, il ventiquattrenne arrestato perché ricattava due preti minacciandoli di rivelare di aver subito da loro violenza sessuale. Si teme l´effetto mediatico di un´indagine che potrebbe essere solo all´inizio.

    Si immaginano le ricadute sull´attività dei tanti sacerdoti che operano nel territorio della diocesi.
    Così, nel primo pomeriggio, i vertici della chiesa cattolica torinese rompono il silenzio e producono un breve comunicato congiunto insieme all´Ispettoria salesiana del Piemonte: «In merito alle notizie di stampa circa una presunta estorsione operata da un uomo ventiquattrenne ai danni di due sacerdoti – si legge – ci rimettiamo con fiducia all´operato della magistratura inquirente, esprimendo nel contempo vicinanza di preghiera nei confronti dei due sacerdoti chiamati in causa, nella speranza che la loro posizione possa essere chiarita al più presto».
    Il comunicato dunque non entra nel merito delle accuse, della loro fondatezza o della natura ricattatoria delle minacce.

    Sottolinea che l´autore dell´estorsione è «un uomo ventiquattrenne». Evita accuratamente di prendere posizione sull´operato della magistratura che proprio in queste ore sta proseguendo nell´inchiesta. Esprime «vicinanza di preghiera» ai due preti e si augura che tutto si concluda per il meglio.
    La figura di don Luciano Alloisio, l´economo di Valsalice, è tra quelle che spiccano nell´organigramma dell´istituto gestito dai salesiani sulla collina torinese. E quella di monsignor Vaudagnotto, il cerimoniere delle liturgie più importanti della diocesi, ha da decenni un ruolo di rilievo in Curia. Vengono così coinvolte la maggiore congregazione della città e una figura di vertice in via Arcivescovado. Questo spiega il silenzio amareggiato del cardinale, la sua decisione di non commentare ulteriormente in attesa di comprendere meglio gli sviluppi dell´inchiesta. E, allo stesso modo, spiega il silenzio dei salesiani che nelle scorse settimane avevano già provveduto ad allontanare don Alloisio da Torino. Anche solo per un motivo prudenziale.

    Il mondo cattolico torinese è dunque in attesa di capire. Pronto ad esprimere, già nei prossimi giorni, solidarietà ai sacerdoti se si riveleranno davvero vittime di un odioso ricatto ma anche ad assumere un atteggiamento diverso se si scoprirà che quel ricatto era fondato su episodi effettivamente avvenuti.

    La stessa prudenza che ieri caratterizzava l´atteggiamento dei magistrati inquirenti. «Dobbiamo stare attenti a non cadere nell´errore di creare mostri, di crocifiggere delle persone e poi dover fare marcia indietro», ammoniva ieri il procuratore aggiunto Pietro Forno che coordina l´inchiesta. «Spesso le minacce possono anche essere infondate e vanno comunque verificate a fondo», aggiungeva il procuratore capo Marcello Maddalena. Ma in corso Vittorio la prudenza ha anche altre motivazioni: «Siamo in una fase molto delicata dei riscontri – spiegava un pm – e qualsiasi dettaglio pubblicato sui giornali può rischiare di rovinare il nostro lavoro». Già nelle prossime ore comunque i pm dovrebbero compiere altri atti importanti.

    (08 agosto 2007)

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/La-Curia-e-i-preti-sotto-accusa-Dobbiamo-pregare-per-loro/1713050/6

  • “Padre Luciano, sono senza soldi e lui mi portò nel suo ufficio”

    “Padre Luciano, sono senza soldi e lui mi portò nel suo ufficio”

    TORINO – Storie di ragazzi di strada, quelli che a Torino si incontrano in via Cavalli, via Avigliana, a pochi passi dal tribunale. Storie di sacrestie, di denari tenuti in casa. Addirittura di liberatorie custodite gelosamente alla consegna del denaro, frutto del ricatto e di un passato tutto da chiarire. Più Pasolini, che Boccaccio, più personaggi drammatici che gaudenti nella vicenda che rischia di essere solo all’inizio. Una storia di ricatti e forse di altro.

    Nelle carte del processo che coinvolge don Luciano Alloisio e monsignor Mario Vaudagnotto c’è una Torino sotterranea, forse inconfessabile. L’ordinanza del gip, trenta pagine di confessioni e racconti, contiene accuse pesantissime che ora gli inquirenti stanno verificando. Le accuse di Salvatore Costa partono dal 1997 “quando incontrai don Alloisio presso la Fondazione dei Fratelli dimenticati” e che proseguono fino a pochi mesi fa: “Avevo bisogno di soldi, sono sposato e padre di due bambini. Il sacerdote mi aveva promesso un prestito, poi ha cambiato idea e ha deciso di non aiutarmi più. Con don Luciano avevamo avuto, anni fa, incontri sessuali. Una volta mi aveva proposto di andare nel suo ufficio”.

    Dopo quelle esperienze era nata l’idea del ricatto: “Lui mi dava dei soldi, quando ne avevo bisogno, ma era terrorizzato dall’idea che quella storia diventasse pubblica. Mi faceva firmare dei fogli e mi diceva: ‘Io non ho mai voluto fare sesso con te’”. L’accusatore è un fiume in piena: “Sapevo che alcuni sacerdoti della città si incontravano con i ragazzi di strada, me lo avevano detto i miei amici che fanno parte di quel mondo”.

    Accuse che, in parte, i pm torinesi hanno cominciato a verificare nei giorni scorsi. E che li hanno spinti a denunciare don Alloisio in base all’articolo 600 bis del codice penale, quello che punisce la pedofilia, gli abusi sessuali sui minori e l’induzione alla prostituzione. Con un’aggravante: quella di aver agito facendosi forza del suo ruolo di sacerdote.

    Non meno gravi sono le accuse di Salvatore Costa nei confronti di monsignor Vaudagnotto. Scrive il gip che “Costa è colpevole di aver estorto denaro al sacerdote nella chiesa di San Lorenzo per alcune migliaia di euro” ma aggiunge che l’accusatore dice di aver avuto “rapporti sessuali con il sacerdote a partire dall’età di 18 anni”, dunque dal 2000. Accusa che, se fosse verificata, sarebbe meno pesante di quella nei confronti di don Alloisio perché a quell’epoca dei presunti incontri con Vaudagnotto il ragazzo era maggiorenne.

    Nell’ordinanza non si fa cenno delle dichiarazioni di Costa che coinvolgerebbero almeno un altro sacerdote piemontese. Ma lo stesso accusatore dovrà essere ascoltato nuovamente per capire se il suo era un caso isolato o se anche altri ragazzi avessero partecipato ai presunti incontri con i sacerdoti. “Nei prossimi giorni prenderemo altri provvedimenti”, assicuravano ieri alla procura torinese facendo intendere che l’inchiesta potrebbe avere importanti sviluppi.
    (p. g. e s. mar.)

    (8 agosto 2007)

    http://www.repubblica.it/2007/08/sezioni/cronaca/torino-sacerdoti/accuse-sacerdoti/accuse-sacerdoti.html

  • Torino, preti accusati di pedofilia Uno è economo di un istituto salesiano

    Torino, preti accusati di pedofilia Uno è economo di un istituto salesiano

    Interrogato monsignor Vaudagnotto, stretto collaboratore del cardinale – di SARAH MARTINENGHI e PAOLO GRISERI

    TORINO – Ha vissuto per anni di elemosina, prostituzione e ricatti. E chiedeva soldi ai preti in cambio del suo silenzio. L’arresto di Salvatore Costa, torinese di 24 anni, con l’accusa di estorsione nei confronti di monsignor Mario Vaudagnotto (responsabile dell’ufficio liturgico della diocesi presso la chiesa di San Lorenzo), e nei confronti di don Luciano Alloisio, (economo dell’istituto scolastico salesiano Valsalice), è al centro di una nuova inchiesta giudiziaria su presunti abusi sessuali che coinvolge sacerdoti cattolici.

    Il giovane arrestato ha raccontato di aver avuto per anni rapporti sessuali con i preti e anche con un terzo parroco della provincia di Torino. Le sue dichiarazioni hanno portato all’iscrizione dell’economo nel registro degli indagati con accuse pesantissime: pedofilia e induzione alla prostituzione di minorenne, aggravata dall’abuso di potere. “Conosco Don Alloisio dal 1997, avevo 15 anni quando abbiamo cominciato ad avere rapporti sessuali. E i nostri incontri sono continuati negli anni, fino a poco tempo fa” accusa Costa.

    Il prete, difeso dagli avvocati Fulvio e Nicola Gianaria, nega ogni accusa e ha sporto querela per calunnia nei confronti del giovane: “In questo procedimento noi siamo la parte offesa, vittima di continue estorsioni” hanno spiegato i legali. Gli inquirenti stanno vagliando ora la posizione di padre Vaudagnotto: “Con lui ho avuto rapporti sessuali a cominciare dal 2000, quando avevo 18 anni” ha affermato il ragazzo. “Chiedeva soldi per pagare le bollette, e si è inventato tutto” ha replicato il monsignore.

    Quando l’hanno arrestato in flagranza, la prima volta, era l’8 luglio: Costa aveva appena estorto 2000 euro a don Alloisio. Dopo aver sborsato somme di denaro per mesi, oltre 10 mila euro, per non far trapelare nulla, l’economo, in attesa di assumere un altro incarico a Roma, aveva deciso di denunciare ai carabinieri i ricatti subiti da anni. Sono nate così le indagini, e il fascicolo è stato affidato al procuratore aggiunto Pietro Forno, e ai pm Cristina Bianconi e Manuela Pedrotta.

    Salvatore Costa è stato intercettato e filmato mentre riceveva e intascava il denaro dal salesiano. Ma quando il ragazzo ha visto i carabinieri si è difeso, e ha rovesciato tutte le accuse nei confronti del prete. Le sue dichiarazioni sono apparse credibili e due giorni dopo i suoi avvocati, Geo Dal Fiume, Roberto De Sensi e Davide De Bartolo, hanno ottenuto la scarcerazione. Ma una volta tornato in libertà Costa ha continuato il giro delle chiese e il gioco dei ricatti. “Voglio 800 euro, altrimenti mi rivolgerò ai giornali e racconterò tutto” diceva ogni volta a Don Alloisio. La procura a quel punto ha chiesto e ottenuto dal gip Emanuela Gai un ordine di custodia cautelare: il primo agosto Costa è tornato in cella.

    Interrogato dal giudice, il ragazzo ha ampliato il suo racconto e spiegato la sua verità: “Sono sposato e padre di due bambini, chiedo soldi nelle chiese per tirare avanti, ma ogni tanto faccio qualche lavoretto come idraulico. Devo pagare l’affitto e le bollette, e mi prostituisco con i preti da quando ero minorenne. Ho conosciuto Don Alloisio nel 1997 quando frequentavo la Fondazione Fratelli Dimenticati, in via Longarina 4 a Torino, e proprio in quella sede avevo rapporti sessuali con lui. Mi risulta che lui frequentasse anche altri ragazzi, in particolare romeni che si vendono in via Cavalli”.

    La casa del salesiano è stata perquisita e gli inquirenti hanno trovato una serie di strani biglietti, con scritto “Non ho mai avuto rapporti sessuali con Don Alloisio”, oppure “Mi sono inventato tutto”, recanti la firma di Salvatore Costa. Il ragazzo ha spiegato che firmava i biglietti ogni volta che riceveva denaro, come “ricevuta” del suo silenzio. Nel bagno del sacerdote è stata ritrovata un’ingente somma di denaro: il prete l’ha giustificata spiegando che si trattava di denaro dell’istituto Val Salice che lui amministrava economicamente. I soldi non sono stati posti sotto sequestro, ma gli è stato prelevato un computer il cui contenuto è al vaglio degli inquirenti.

    http://www.repubblica.it/2007/08/sezioni/cronaca/torino-sacerdoti/torino-sacerdoti/torino-sacerdoti.html