Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: sacerdoti

  • L´amico dell´arrestato: “Mi raccontò le violenze subite da bambino, voleva farla pagare a certi preti”

    L´amico dell´arrestato: “Mi raccontò le violenze subite da bambino, voleva farla pagare a certi preti”

    “Facevamo il giro delle chiese e Salvatore usciva con i soldi” “Una volta padre Nino lo ha minacciato per strada: diceva di avere un fratello poliziotto” – di paolo griseri

    Il supertestimone ha quarant´anni, la barba e un lungo codino di capelli neri. Non ce l´ha con tutti i preti «ma solo con quelli che hanno fatto i bastardi». Con lui e il suo amico Salvatore Costa «che era in casa mia fino alla sera prima dell´arresto».

    Con Salvatore Costa, Gregorio ha condiviso gli ultimi due anni di vita «e il racconto di come ci è capitato, da ragazzini, di essere violentati da un adulto». «L´adulto che ha violentato me era uno sconosciuto incontrato a Porta Nuova. Avevo dodici anni. Quello che ha abusato di Salvatore era padre Nino Fiori. Salvatore aveva 14 anni. Era solo, la madre era in Sicilia. Ha chiesto aiuto al prete che lo ha fatto salire in casa sua, gli ha dato cena e l´ha portato a trascorrere la notte nel suo letto a una piazza e mezza».

    Non è la prima volta che Gregorio racconta questo abisso. Lo ha già fatto nei giorni scorsi di fronte agli inquirenti. Riferisce particolari precisi, fa nomi. Alcuni già emersi nell´inchiesta, altri finora sconosciuti. Non diremo i nomi dei preti finora estranei all´indagine, ci limiteremo a riferire i fatti che li riguardano.

    Quando ha incontrato Salvatore Costa?

    «Lo conoscevo da tempo ma abbiamo cominciato a frequentarci davvero due anni fa. Quando ci siamo raccontati le nostre storie».

    Che cosa le ha raccontato Salvatore?

    «Che quando era un ragazzo era disperato. La madre viveva al Sud, il padre aveva una vita disordinata. Lui aveva bisogno di soldi, girava a Moncalieri, vicino alla chiesa. È lì che ha incontrato padre Nino. Era un prete giovane. Gli ha promesso di aiutarlo, gli ha offerto la cena con quel che è seguito. Salvatore aveva quattordici anni».

    Da allora Salvatore non ha più incontrato padre Nino?

    «Lo ha rivisto quando è arrivato a fare il viceparroco in Duomo. Ma ormai Salvatore era adulto e aveva deciso di ricattare i preti che gli avevano fatto del male. Soprattutto padre Nino e don Luciano Alloisio. Una volta padre Nino lo ha incontrato per la strada. Gli ha detto: ‘Stai attento, Salvatore, ho un fratello poliziotto´».

    Perché Salvatore ricattava don Alloisio?

    «Perché quando aveva quindici anni il prete aveva avuto un rapporto con lui. In quel periodo don Luciano viveva in via Chanoux, alla Fondazione dei fratelli dimenticati. Gli dava dei soldi. Poi, una volta, lo ha fatto salire sulla sua auto e lo ha molestato».

    Da quanto tempo Salvatore ha cominciato a ricattare don Luciano?

    «Negli ultimi anni, perché aveva bisogno di soldi. Gli telefonava in continuazione, gli diceva ‘Dammi i soldi o racconto tutto´ e l´altro pagava. Arrivavano botte di 400-500 euro. Una volta Salvatore ne ha chiesti 800, l´altro gliene ha dati la metà, Salvatore ha protestato e il prete è tornato in casa per prendere quel che mancava».

    Ricattava così anche monsignor Vaudagnotto?

    «Sì, ma io di monsignor Vaudagnotto non posso che parlare bene. Ha aiutato tante persone, ha aiutato anche me. Don Mario è una persona tormentata. Secondo me Salvatore lo ha preso in giro, gli ha fatto credere che quando era successo qualcosa tra di loro aveva meno di diciotto anni ma non era vero. Lo faceva per avere soldi. Vaudagnotto nell´ultimo anno ha speso tutto quel che aveva. Non so se sapesse davvero che Salvatore era minorenne quando era successo. Comunque pagava. Alla fine Salvatore lo ha costretto a scrivere una lettera a don Luciano perché pagasse lui che i soldi sapeva dove trovarli».

    Salvatore chiedeva soldi anche ad altri preti?

    «Certe volte lo accompagnavo in macchina per le chiese della provincia. Lui entrava e dopo un quarto d´ora usciva con 100-200 euro, anche di più. Non so che cosa facesse, ma andava così».

    L´ha accompagnato anche fuori dal Piemonte?

    «Io non l´ho mai accompagnato. Ma so che spillava soldi a un frate di Sanremo con cui aveva avuto un rapporto. Lo minacciava e l´altro pagava. Per fare più in fretta andava in un phone center di Sanremo e trasferiva i soldi con il sistema che usano gli immigrati».

    Perché rivolgersi ai preti?

    «Perché pagano e hanno paura. È capitato anche a me. Un parroco che oggi guida una chiesa del centro di Torino ha cercato di palpeggiarmi alla fine della confessione. Mi faceva lavorare nella parrocchia dove si trovava allora. Ma mi dava due soldi. Così aveva creduto che fossi disponibile a qualche prestazione extra. Io ho detto di no e mi ha cacciato dalla chiesa».

    Ha fatto il nome di questo sacerdote agli inquirenti?

    «Certo, perché penso che sia giusto che si sappia quali sono i sacerdoti che fanno queste cose».

  • La magistratura tra due fuochi: da un lato le pressioni della Curia dall´altro le accuse di parzialità

    La magistratura tra due fuochi: da un lato le pressioni della Curia dall´altro le accuse di parzialità

    “La vittima in cella, loro liberi” Preti indagati, scoppia il caso
    Paolo Griseri
    Il legale del ricattatore attacca la Procura. Inchiesta secretata Bufera sull´indagine dei preti pedofili. La Procura annuncia la secretazione dell´inchiesta mentre l´avvocato Geo Dal Fiume, difensore di Salvatore Costa, mette in dubbio la «laicità» dei magistrati. Nello stesso giorno in cui raddoppia il numero dei sacerdoti a titolo diverso coinvolti nell´inchiesta, il Palagiustizia si trova tra due fuochi. Stretto tra le discrete pressioni degli ambienti cattolici, che non gradiscono la pubblicità data a una vicenda certamente imbarazzante per la Curia, e la necessità di non utilizzare due pesi e due misure nei confronti dei ricattatori e dei sacerdoti.
    Il comunicato di Geo Dal Fiume, storico principe del foro torinese, è stringato ma molto duro. Il legale di Costa premette che siamo in presenza «di scrocchi plurimi che si basano sulla effettività delle frequentazioni di giovani e giovanissimi da parte di pastori impuri». La prova di quanto sia veritiero il racconto degli accusatori è, secondo Dal Fiume, nello stesso comportamento dei sacerdoti: «La facilità nell´ottenere danaro procede dalla effettività di azioni nefaste e perciò stesso da nascondere. Soccombendo, appunto, al peso delle richieste balorde. Insomma – prosegue il legale – una recidivanza ad alimentazione vicendevole da intreccio di devianze reciproche». E se le devianze sono reciproche, l´avvocato chiede conto alla magistratura del suo comportamento: «La perequazione trattamentale è, allo stato, esigenza primaria di credibilità istituzionale, oltre lo specifico, nei quartieri alti della terzietà laica nella resa di giustizia». Insomma, il pari trattamento tra ricattatori e sacerdoti accusati di pedofilia sarebbe la prova della laicità della magistratura torinese. Ma se è così, sembra insinuare Dal Fiume, perché il ricattatore Costa è in carcere e i sacerdoti accusati di abusi sui minori sono in libertà?
    La prima risposta, di merito, la dà, a caldo proprio Cristina Bianconi, il pm che conduce l´indagine: «Le accuse rivolte da Costa ai sacerdoti sono molto gravi. Ma prima di procedere è necessario verificare se si tratta di fatti realmente accaduti». Il procuratore capo, Marcello Maddalena reagisce all´attacco di Dal Fiume: «L´avvocato Dal Fiume può stare certo che la laicità dello Stato è fermamente difesa». Perché dunque Costa è in carcere e i sacerdoti sono a piede libero? «Forse perché il cliente dell´avvocato Dal Fiume ha qualche recidiva. Era stato arrestato all´inizio di luglio, è stato rimesso in libertà ed è tornato a ricattare. E poi va ricordato che la denuncia da cui è partita l´indagine l´ha fatta un sacerdote che denunciava un ricatto, non il ricattatore». Anche Maddalena invita alla prudenza: «Prima di dare per certi reati di cui sono accusate persone sottoposte a un ricatto, è necessario verificare con puntualità come si sono svolti i fatti».
    Prudenza dettata anche dalle delicatezza delle indagini e dal rischio che la diffusione di informazioni non verificate possa rovinare la reputazione delle persone coinvolte. Per questo la Procura ha deciso ieri la secretazione degli atti: «Abbiamo deciso di farlo – spiega Maddalena – perché in questi casi una notizia non precisa può causare danni irreparabili. Lo facciamo sempre quando ci troviamo di fronte a vicende tanto delicate. Se un padre viene accusato di abusi sui figli, ad esempio, la secretazione è d´obbligo. Se un giorno si scoprisse che quel padre non ha commesso gli atti di cui è accusato non ci sarebbe più modo di riabilitarlo agli occhi del mondo e, soprattutto, nei confronti del figlio. Il danno sarebbe irreparabile». Da ieri dunque tutti i verbali di interrogatorio dei protagonisti della vicenda non sono più divulgabili. (10 agosto 2007)Torna indietro.

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio-lo…-caso/1715474/6

  • Stampa cattolica: “Calano i casi di pedofilia nella Chiesa”

    Stampa cattolica: “Calano i casi di pedofilia nella Chiesa”

    CITTA’ DEL VATICANO – Paga la linea durissima voluta da Joseph Ratzinger (prima da prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede e poi da Papa) per sconfiggere il triste fenomeno dei preti pedofili. Dalla pubblicazione delle nuove norme (2001), nel mondo i nuovi delitti sono stati di molto inferiori rispetto agli anni precedenti, come dimostra uno studio del ”John Jay College” che rileva il ”declino notevolissimo” dei casi denunciati a partire dai primi anni 2000. L’opinione pubblica non se ne e’ accorta perche’ continuano a far notizia i processi in corso. Ad esempio, gli indennizzi milionari decisi due mesi fa dall’Arcidiocesi di Los Angeles riguardano episodi avvenuti diversi anni prima, talvolta decenni. E anche in Italia le nuove inchieste a Torino e Terni partono da denunce di adulti che si dicono abusati in passato. Per Benedetto XVI, come ha detto ai vescovi dell’Irlanda lo scorso 28 ottobre, questo e’ un ”tempo di purificazione” da quella ”sporcizia” da lui denunciata nella drammatica ”Via Crucis” del venerdi’ santo 2005, e che e’ fatta dai ”molti casi, che feriscono il cuore, di abusi sessuali sui minori, particolarmente tragici quando colui che abusa e’ un prete”. Su questo terreno il nuovo Papa e’ molto severo ed esigente, piu’ del suo predecessore Giovanni Paolo II, tanto che non ha esitato a calare la scure anche su potenti uomini di Chiesa fin qui ritenuti intoccabili. Ed e’ stato proprio Joseph Ratzinger, da prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, a codificare la linea della ”tolleranza zero” in pieno accordo con il vertice dei vescovi americani riunito a Roma da Giovanni Paolo II. Ai vescovi il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede ”De Delictis Gravioribus”, che definiva le linee guida del motu proprio con cui Papa Wojtyla rafforzo’ l’ex Sant’Uffizio nel giudicare i casi di violenze e molestie, chiese infatti ”non solo di contribuire a evitare un crimine cosi’ grave, ma anche di proteggere con le necessarie sanzioni la santita’ del sacerdozio e la cura pastorale offerta dai vescovi e dagli altri responsabili ecclesiastici”. Da sei anni, dunque, al primo sospetto oggettivo il vescovo e’ tenuto a informare la Congregazione per la Dottrina della fede, che decidera’ se far giudicare la questione a livello locale o avocare il procedimento in Vaticano. Lo stesso documento condanna ogni abuso della confessione per ottenere favori sessuali. E ancora: per scongiurare frettolose archiviazioni, l’allora Cardinale Ratzinger, d’intesa con Wojtyla, prese anche la decisione di modificare i termini di prescrizione dei processi ecclesiastici. I dieci anni necessari per far decadere i procedimenti scattano (dopo la riforma del 2001) soltanto a partire dalla maggiore eta’ della vittima, in modo da garantire a chi e’ stato abusato nel corso dell’adolescenza la piena facolta’ di intervento in giudizio. L’anno successivo il Cardinale Ratzinger partecipo’ al vertice straordinario dell’episcopato americano, convocato a Roma, quando si stabili’ ”tolleranza zero” per i preti pedofili e l’immediato allontanamento di chiunque fosse coinvolto in indagini da incarichi ecclesiali a contatto con minori. I dati del ”John Jay College” sono stati analizzati dal Centro Studi Nuove Religioni (diretto da Massimo Introvigne): nell’ultimo mezzo secolo, i sacerdoti accusati di abusi sessuali negli Stati Uniti sono stati 4.392 su un totale di 110 mila preti diocesani e religiosi, ma solo il 22% delle accuse si riferisce a casi di pedofilia (cioe’ ad abusi su bambini). Da parte sua il Cesnur ha cercato di verificare se la Chiesa Cattolica sia un ambiente particolarmente favorevole alla pedofilia, e il sacerdozio sia dunque uno stato di vita a rischio, confrontando le statistiche sui sacerdoti cattolici a quelle sui pastori protestanti, i rabbini, gli imam e i maestri delle scuole e degli asili statali: ”I dati sulle condanne mostrano che la percentuale e’ simile, e in alcuni casi piu’ alta, rispetto ai preti della Chiesa Cattolica. Tra l’altro, tra le persone sposate c’e’ una percentuale di pedofili condannati analoga o piu’ alta rispetto ai sacerdoti cattolici. I dati confermano anche che il rischio pedofilia e’ maggiore tra gli omosessuali. Nel nostro Paese in totale sono state emesse fino ad oggi tredici condanne a carico di sacerdoti, mentre i due casi piu’ eclatanti non sono arrivati in Aula: quello di don Marco Agostini di Pomezia si e’ infatti concluso con il suicidio del sacerdote, e quello di don Lelio Cantini ha avuto solo conseguenze canoniche in quanto le denunce si riferivano a fatti molto antichi e dunque gia’ prescritti per la legge italiana. La diocesi di Firenze, sentita la Congregazione della Fede, ha deciso, tra l’altro, che il sacerdote fosse allontanato dal suo ambiente, non confessasse, non celebrasse la messa in pubblico e non assumesse incarichi ecclesiali.

  • Don Gelmini, gli scandali sui sacerdoti pedofili e i problemi della Chiesa oggi in una sconcertante intervista di Vittorio Messori a “La Stampa”

    Don Gelmini, gli scandali sui sacerdoti pedofili e i problemi della Chiesa oggi in una sconcertante intervista di Vittorio Messori a “La Stampa”

    Don Gelmini, gli scandali sui sacerdoti pedofili e i problemi della Chiesa oggi in una sconcertante intervista di Vittorio Messori a “La Stampa”

    di Lorenza Provenzano – Neppure Alessandro Meluzzi, fedelissimo portavoce di Don Gelmini, si era spinto a tanto per difendere il fondatore della Comunità Incontro: «Un uomo di Chiesa fa del bene e talvolta cade in tentazione? E allora? – ha dichiarato Vittorio Messori a La Stampa – Se fosse così per don Pierino Gelmini, se ogni tanto avesse toccato qualche ragazzo, ma di questi ragazzi ne avesse salvati a migliaia?». «La Chiesa ha beatificato un prete denunciato a ripetizione perché ai giardini pubblici si mostrava nudo alle mamme – ha continuato Messori.

    Queste storie sono il riconoscimento della debolezza umana che fa parte della grandezza del Vangelo. Gesù dice di non essere venuto per i sani, ma per i peccatori. E’ il realismo della Chiesa: c’è chi non si sa fermare davanti agli spaghetti all’amatriciana, chi non sa esimersi dal fare il puttaniere e chi, senza averlo cercato, ha pulsioni omosessuali. E poi su quali basi la giustizia umana santifica l’omosessualità e demonizza la pedofilia? Chi stabilisce la norma e la soglia d’età?».

    Gran minestrone, quello di Messori, le cui affermazioni sono apparse ad alcuni deliranti e antistoriche. Nello stesso calderone finiscono astutamente le inchieste per pedofilia, che hanno travolto alti prelati d’Oltreoceano, e le presunte molestie sessuali delle quali viene accusato Don Gelmini da alcuni ex ospiti della comunità di Verzò (e poco importa, a Messori, che ci sia di mezzo un minore o un adulto in grado di difendersi, per quanto in stato di soggezione psicologica o di particolare e momentanea fragilità emotiva). Non solo. A cuor leggero, si tira in ballo nientemeno che la santità come il carisma o la superiore virtù al cospetto della quale la debolezza della carne passa in second’ordine: anche ammesso e non concesso che questo sia propriamente il senso della carità cristiana, basta forse fondare una comunità terapeutica per tossicodipendenti o indossare l’abito talare per esser paragonati ai santi e ai beati? Senza togliere a Don Gelmini e don Ciotti alcuno dei loro innegabili meriti e senza voler emettere sentenze basate sulle chiacchiere, non si può negare che agli operatori dei numerosi centri laici per tossicodipendenti non si regalano patenti di santità a buon mercato né si fanno sconti di nessun tipo (a riprova, basti un nome su tutti, quello di Vincenzo Muccioli). C’è chi sostiene che «santo non è chi sbaglia a ripetizione ma chi chiede sempre perdono per i propri errori», come fa Paolo Rodari nel suo blog, ma anche qui si potrebbe obiettare, se è di Don Gelmini che stiamo parlando, che il peccato – vero o sospetto che sia – di per sé non profuma di santità, quantomeno senza un sincero rimorso e una richiesta di perdono a chi si è offeso.

    Anche preso per buono il discrimine sottolineato da Messori tra la logica della Chiesa, che guarda cristianamente più ai meriti che ai demeriti, e quella della legge, non si comprende perché la Chiesa, nei suoi prounciamenti ufficiali, non debba tener conto della gravità, in termini di reati, e della pedofilia e delle molestie sessuali. Vale lo stesso discorso per le tasse, tema in questi giorni di calda attualità. Il cardinal Bertone invita a pagarle, senonché Messori fa malleva sull’inciso del cardinale – le imposte si pagano «secondo leggi giuste per aiutare i più poveri e deboli» – per applicare a questo dovere civico la propria morale elastica. Scrive infatti oggi Messori sul Corriere della Sera che preti e suore evadono il fisco come il «cittadino comune», ma lo fanno per «legittima difesa», perché pagare si deve, sì, ammette il giornalista, ma il Nuovo Catechismo della Chiesa parla di «giusti tributi», quindi se io cittadino considero il tributo eccessivo, sono legittimato a far la cresta. Mutatis mutandis, Messori potrebbe chiedersi: perché devo considerarmi un pedofilo se allungo la mano su un dodicenne? Dichiara infatti lui stesso: «Chi stabilisce la norma e la soglia d’età?». In altre parole, ci chiediamo: per autoassolversi basta avere da eccepire su quanto stabilisce la legge?

    Poiché anche la Chiesa detta norme di comportamento in materia di etica sessuale o in generale di catechesi, siamo tutti legittimati, in nome del libero arbitrio, a ricusare la definizione di peccato in relazione a questa o a quella scelta di vita qualora fosse contraria al dettato cristiano? Quella di Messori pare una coperta troppo corta. Più volte il giornalista esprime un certo rammarico per la mania del politically correct che a suo dire sta «prendendo campo anche nel cattolicesimo italiano». A suo dire, la Chiesa starebbe cadendo nella trappola mediatica del prete-gay, «la categoria più esposta» al pubblico ludibrio: da un lato si stigmatizza il clero, secondo Messori, quando non accetta in seminario chi dimostra tendenze omosessuali, dall’altro lato si sta pronti col fucile spianato non appena qualche prete da un passo falso. Così ragionando, tuttavia, Messori stabilisce un’equazione indebita (o forse, come direbbe lui: unpolitically correct) tra omosessualità e attitudine alla molestia sessuale. Il trait d’union tra le due cose sembra essere l’incapacità dei più di attenersi ai voti di castità: «Sul piano umano è disumana – dice in proposito il giornalista -. Si resta casti solo se si ha fede salda, fiducia nella vita eterna. Il deficit non è organizzativo ma di fede. E non si risolve abolendo il celibato ecclesiastico, perché l’80% sono casi gay».

    Un corto circuito, insomma. «La Chiesa ha sempre saputo che seminari e monasteri attirano omosessuali», dice Messori, ma l’incontinenza degli stessi diventa poi un problema anche di immagine pubblica. Curioso. Giorni fa, a proposito di Don Gelmini, la senatrice del Prc Lidia Menapace dichiarava: «Il pettegolezzo sulla sua identità sessuale e le sue preferenze non servono a nessuno e tendono ad affermare che chi è gay è anche molestatore, una falsità bella e buona». Ora Messori, che pure tira una bordata non da poco sui «preti antidroga superstar», per togliere la croce del pubblico molestatore dalla schiena di don Pierino gli rende lo stesso favore (ah, gli amici!) della senatrice Menapace: lascia intendere che il problema del prete-gay e del santo “sporcaccione” sta in primo luogo nella nostra ipocrisia pruriginosa. E lui, il «santo» della Comunità incontro, per tutta risposta replica: «Cosa credono, che siamo tutti froci?». Peggio la toppa del buco, signori.

  • Card. Bertone. Gli abusi sessuali sono un business

    Card. Bertone. Gli abusi sessuali sono un business

    Il Cardinal Bertone denuncia il “business” sugli abusi sessuali negli Stati Uniti
    WASHINGTON, giovedì, 16 agosto 2007 (ZENIT.org).- Il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, ha denunciato il “business” che ha accompagnato lo scandalo degli abusi sessuali che ha investito i sacerdoti statunitensi.

    “Innanzitutto, vorrei dire che la Chiesa negli Stati Uniti ha sofferto profondamente a causa di questa situazione, ha risposto con grande dignità, e invita tutti ad impegnarsi concretamente per un capovolgimento della situazione”, ha affermato l’8 settembre durante una conferenza stampa tenutasi a margine del 125° Congresso annuale dei Cavalieri di Colombo , svoltosi dal 6 al 9 agosto a Nashville (Stati Uniti).

    “Quando ero ancora alla Congregazione per la Dottrina della Fede e in qualità di Arcivescovo di Genova, ho accompagnato la Chiesa negli Stati Uniti durante il periodo della prova e, torno a ripetere, hanno affrontato qusta prova con dignità e coraggio”, ha riconosciuto.

    Il porporato ha poi fatto due osservazioni.

    “Per prima cosa – ha denunciato –, il business che ha accompagnato gli scandali sessuali non ha nulla a che fare con il rispetto della persona umana, con l’aiuto alle vittime, e neanche con il recupero del colpevole – che non possiamo abbandonare all’inferno. Il business creato negli Stati Uniti attorno a questo scandalo è veramente intollerabile”.

    “Seconda cosa, spero che altre istituzioni e agenzie sociali affronteranno questo stesso problema con i loro membri, con un’eguale dose di coraggio e realismo rispetto a quella mostrata dalla Chiesa cattolica”, ha aggiunto.

    “Sarei curioso di sapere se altre agenzie e istituzioni hanno fornito assistenza finanziaria per le vittime come ha fatto la Chiesa cattolica; se si sono presi cura delle vittime e dei colpevoli”, si è quindi domandato.

    Il Cardinale ha poi invitato a “tenere a mente che dei 44,000 preti presenti negli Stati Uniti, la percentuale di coloro che sono stati coinvolti in questi scandali è molto bassa”.

    “In base alle informazioni diffuse, sembrerebbe quasi che la Chiesa cattolica sia la sola organizzazione ad essere stata colpita da questo problema. Ciò è inaccettabile”, ha sottolineato infine.

  • Preti Pedofili. Diocesi S. Diego patteggia 198 milioni di dollari per 144 vittime

    Preti Pedofili. Diocesi S. Diego patteggia 198 milioni di dollari per 144 vittime

    Los Angeles (California), 21:54
    PRETI PEDOFILI: DIOCESI SAN DIEGO 198 MLN PER LE VITTIME
    Dopo il maxirisarcimento da 600 milioni di dollari pagato due mesi fa dalla diocesi di Los Angeles alle 508 vittime dei preti pedofili oggi e’ la volta di San Diego. La prelatura della citta’ costiera californiana ha accettato di versare 198 milioni di dollari a 144 vittime degli abusi sessuali commessi dai suoi sacerdoti oltre venti anni fa. Lo hanno annunciato i legali delle parti specificando che la somma che sara’ pagata e’ il doppio di quella offerta solo cinque mesi fa. La diocesi di San Diego, finita nel mirino da oltre quattro anni, ha chiesto a febbraio l’applicazione dell’art.11 della legislazione sulla bancarotta che abitualmente e’ impiegata dalle aziende vicine al fallimento per salvaguardare i cespiti patrimoniali. L’accordo di oggi e’ solo l’ultimo di una lunga serie di risarcimenti che diverse diocesi statunitensi sono state costrette a pagare da quando nel 2002 a Boston emerse il primo scandalo a lungo tenuto nascosto dalle autorita’ ecclesiastiche e che creao’ grave imbarazzo in Vaticano.

  • Molestie sessuali. Processo a don Gelmini: “E’ un complotto ebraico”, 4 anni in galera per truffa, bancarotta fraudolenta, assegni a vuoto

    Molestie sessuali. Processo a don Gelmini: “E’ un complotto ebraico”, 4 anni in galera per truffa, bancarotta fraudolenta, assegni a vuoto

    Il prete “antidroga” don Gelmini, ultraproibizionista vicino ad AN, risulterebbe ingato per molestie sessuali su ragazzi della sua comunità, secondo il quotidiano “La Stampa”. Notizia sentita stamattina a Radio Radicale e, a quanto pare, anticipata da Dagospia

    Alcuni ragazzi della comunità contro il prete anti-droga: molestati sessualmente
    FRANCESCO GRIGNETTI – TERNI
    L’indagine è segretissima e non c’è da meravigliarsi: dipende dall’altisonanza del nome coinvolto. Don Gelmini, il carismatico sacerdote antidroga, il mitico «don Pierino» che compare spesso e volentieri alla televisione a discettare dei valori che una volta c’erano e che ora non ci sono più, guru di tanti uomini politici, fondatore della Comunità Incontro, è indagato per abusi sessuali.

    Lo accusano diversi ex ospiti della sua comunità. Per le strutture di Amelia, al Mulino Silla, in quasi trent’anni sono passati migliaia di giovani tossicodipendenti alla ricerca di una nuova vita. Molti ce l’hanno fatta. Il metodo spesso funziona. Ma secondo quanto risulta alla procura di Terni, non è tutto oro quel che luccica. Dietro il carisma di don Pierino, ci sarebbe un lato oscuro. Un’indicibile linea d’ombra che il sacerdote avrebbe oltrepassato ai danni di alcuni tra i più deboli (psicologicamente e fisicamente) e che ora sono diventati Grandi Accusatori.

    C’è imbarazzo, però, negli uffici di giustizia ternani, retti dal procuratore capo Carlo Maria Scipio, a parlare di questa storia. Di più: c’è estrema cautela. E nessuna voglia di cavalcare il caso. Innanzitutto perché è evidente che quest’inchiesta che sporca il nome di don Gelmini si porterà dietro una valanga di polemiche politiche: il sacerdote è un eroe per il centrodestra, un’icona, un punto di riferimento per Berlusconi, Casini, Fini e tanti altri. Secondo, perché si tocca un mostro sacro per tante famiglie italiane, un campione della lotta alla droga, uno che viene addirittura osannato da chi è stato beneficiato. Non soltanto in Italia, peraltro. Il suo metodo comunitario è stato esportato in mezzo mondo. D’altra parte la piaga della droga colpisce dappertutto. E il suo metodo, appunto, funziona.

    Terzo elemento di prudenza, che non sfugge alla valutazione dei pm: chi accusa don Pierino sono giovani che hanno avuto o hanno tuttora a che fare con le droghe, insomma sono testimoni non propriamente granitici, qualcuno è anche scivolato nella delinquenza. C’è chi si trova in carcere per piccoli reati e il suo racconto è stato verbalizzato in un parlatorio. Brutto segno per un eventuale dibattimento. E ci si interroga. Magari ci potrebbero essere motivi di risentimento. Transfer psicologici da ben ponderare. Passioni che si sono trasformate in odio. Reazioni inconsulte contro un prete che pretendere il rispetto delle sue regole.

    E’ un fatto, però, che l’indagine penale è in corso da diversi mesi. E finora non è stata archiviata. Anzi. Sono oltre sei mesi che si ascoltano testimoni, si ricostruiscono vicende piccole e grandi, si cercano riscontri. E’ stato sentito anche l’indagato. Don Pierino, ottant’anni suonati, uno che nella sua vita ne ha viste tante, e ultimamente si sta spendendo per i bambini diseredati del Terzo Mondo, in Brasile o in Thailandia, s’è dovuto trovare un avvocato e con l’assistenza del legale ha subito a Terni un lungo, drammatico interrogatorio. Ora, che sia un sacerdote di polso, dal carattere fumino, e dalla battuta pronta, è noto anche al grande pubblico. Figurarsi la sua reazione quando gli sono stati contestati questi e quei racconti, certe accuse infamanti, questioni pruriginose, sesso estorto. Ma tant’è.

    Sembra che le dichiarazioni di accusa siano molte e abbastanza concordanti. I racconti, alla fin fine, sono sempre gli stessi. Ruotano attorno a una comunità chiusa dove c’è una figura di enorme carisma che non si limiterebbe a prendersi cura delle anime. Così sarebbe successo in alcuni casi, almeno, a giudicare dai verbali che si sono accumulati nei fascicoli della procura. Su questo aspetto segreto della vita comunitaria al Mulino Silla sono stati interrogati anche molti volontari che bazzicano la comunità, e collaboratori di don Pierino, e sacerdoti, e diversi ex ospiti. Ma su questo capitolo il segreto istruttorio è ferreo e non se ne sa nulla.

  • USA. Polizza assicurativa per i preti pedofili

    USA. Polizza assicurativa per i preti pedofili

    LA POLIZZA DEI PEDOFILI IN TONACA

    Lunedì, 23 Luglio 2007 – 13:30 –
    di Bianca Cerri
    Come tutte le aziende, anche le chiese e le organizzazioni religiose si assicurano contro eventuali querele o accuse di natura penale. Dopo lo scandalo dei preti pedofili, le compagnie d’assicurazioni si sono premurate di coprire anche questo rischio. Sono nate così polizze pensate espressamente per i religiosi che amano indugiare in pratiche sessuali con minori ma temono eventuali richieste di risarcimento. La GuideOne e la Catholic Mutual assicurano sia le diocesi che i singoli sacerdoti senza fare troppe domande. Ogni anno, entrambe le compagnie ricevono almeno cento richieste di risarcimento ciascuna per episodi di pedofilia di cui si sono resi responsabili altrettanti rappresentanti della Chiesa cattolica. Tom Farr, presidente della GuideOne, rivela che la maggior parte viene risolta in via stragiudiziale. Si calcola che fino a questo momento i risarcimenti pagati ammontino almeno a 50 milioni di dollari. Se le richieste di risarcimento aumenteranno, le compagnie di assicurazioni si vedranno costrette ad aumentare i costi delle polizze. Per i giudici invece, sarebbe opportuno confiscare i terreni appartenenti alle diocesi che nella sola Boston valgono almeno 250 milioni di dollari.

    L’arcivescovo di Boston ha sempre negato che all’interno della Chiesa Cattolica si siano mai verificati episodi di pedofilia prima degli anni ’80 ma la realtà l’ha subito smentito. Tre fratelli del Mississipi hanno inoltrato una richiesta di risarcimento per tre milioni di dollari affermando di essere stati violentati ripetutamente tra il 1970 ed il 1973 da padre George Broussard, che era anche uno dei loro insegnanti.

    Francis Morrison, il più grande, aveva cercato di ribellarsi ma la cosa non era servita molto. Padre George era venuto molte altre volte nella sua stanza e, per costringerlo a subire le sue attenzioni, gli diceva che Dio si sarebbe infuriato con lui se si fosse ribellato.

    Il papà dei ragazzi era un medico ematologo arruolatosi nella Marina degli Stati Uniti come ufficiale medico. Nato da genitori di origine irlandese era un fervente cattolico. Una volta trasferitosi in Mississippi aveva scelto per i figli una scuola cattolica dove pensava che i ragazzi sarebbero stati più protetti. Kenneth, il più piccolo aveva solo quattro anni, i suoi fratelli Thomas e Francis rispettivamente 9 e 11 anni. I Morrison ricevevano spesso in casa la visita di padre Broussard, che si fermava volentieri a cena e, verso le dieci, accompagnava i ragazzi nelle loro stanze “per aiutarli a dire le preghiere”:

    Su Broussard circolavano da tempo strane voci ma per i Morrison era un uomo dal cuore d’oro, completamente incapace di concepire il male. Ogni tentativo di convincerli del contrario era stato vano. Broussard era infatti un uomo molto abile nel conquistarsi le simpatie della gente semplice. Anche il piccolo Kenneth fu costretto a subire le sue attenzioni. Attratto dal calore e dall’affetto di Broussard nei suoi confronti ed avendo solo quattro anni, Kenneth non aveva neppure avvertito il pericolo.

    Anche quando Broussard lo aveva trascinato nel confessionale per rivolgergli le sue malsane attenzioni lo aveva seguito fiducioso. Solo una volta cresciuto Kenneth si era reso conto che quell’uomo dal torace peloso che si strofinava su di lui aveva ucciso la sua innocenza. A 14 anni, era diventato depresso, litigava sempre con i compagni e sperimentava droghe a non finire.

    Nel 1999, quando papà Morrison era ormai morente e la verità era da tempo venuta a galla, ha riunito i suoi tre figli e chiesto loro perdono per non averli protetti abbastanza. Al Boston Globe, che voleva intervistarlo, padre Broussard ha risposto di voler essere lasciato in pace e di non aver mai commesso nulla di male. Poi ha accusato i fratelli Morrison di essere degli approfittatori immorali. Peccato che altri 21 ragazzi molestati lo abbiano smentito.

    La Chiesa Cattolica, lo dicevamo all’inizio, è una vera e propria azienda, forse la più grande di tutte visto che vende prodotti invisibili. E’ normale che abbia voluto mettersi al sicuro dai rischi, ma resta il fatto che i sacerdoti che si erano impegnati a proteggere le anime di migliaia di minori le hanno, invece, devastate.

  • Pedofilia. Don Massimiliano Crocetti condannato a 4 anni e 4 mesi. Il vescovo lo difende

    Pedofilia. Don Massimiliano Crocetti condannato a 4 anni e 4 mesi. Il vescovo lo difende

    Per l’ex parroco di Oriolo, accusato di tentata violenza sessuale, udienza preliminare rinviata a ottobre per difetto di notifica a una delle persone offese.

    In tribunale ieri il parroco non era presente, si troverebbe in un luogo isolato in Umbria, mentre non si conosce quale sarà la strategia difensiva da parte dei suoi avvocati.

    Tra le ipotesi, c’è quella di un rito alternativo, forse il patteggiamento.

    Si costituirà parte civile, invece, la famiglia del ragazzo di Oriolo su cui il parroco avrebbe concentrato le sue attenzioni.


    Viterbo- Oriolo Romano – Tenta violenza sessuale

    Arresto del parroco, emergono altri episodi

    25 agosto 2006 – ore 8,30

    -Ha quindici anni e non sarebbe di Oriolo.

    E’ il ragazzo su cui don Massimiliano Crocetti avrebbe concentrato quelle attenzioni che martedì lo hanno portato agli arresti domiciliari. Non ci sarebbero stati fino all’intervento della polizia, contatti significativi.

    Gli investigatori tengono da tempo il sacerdote sotto controllo.

    Nel frattempo un suo compagno di studi, al Messaggero parla di una sua lettera spedita all’epoca all’allora vescovo Fiorino Tagliaferri, in ui si segnalavano episodi particolari, tali da cheidere che don Massimiliano non fosse nominato parroco. E come lui, altri suoi compagni erano a conoscenza della situazione. Il fatto che in nove anni sia stato spostato più volte da una parrocchia all’altra ella provicnia, sarebbe il segnale che qualcosa non va. 



    Un suo compagno di studi: «Conoscevamo i suoi strani comportamenti e li segnalammo alla Curia»

    «Chiedemmo di rinviarne l’ordinamento»

    Oriolo: sul prete arrestato per violenza un passato di trasferimenti

    di SIMONE CANETTIERI

    «Sì, io – come altri sacerdoti – conoscevo da tempo certi strani comportamenti di don Massimiliano. Al punto che prima che venisse ordinato sacerdote nel ’97, quando ancora era vice rettore del seminario minore di Montefiascone, scrissi insieme a loro alla Curia, retta dal vescovo di allora Fiorino Tagliaferri, affinchè rinviasse l’atto. Portando in questa lettera esempi e fatti tangibili su certe situazioni che riguardavano don Massimiliano e che ci angosciavano. Ma da quella lettera fino all’altro giorno non abbiamo mai ottenuto una risposta da parte di nessuno». A parlare, rimanendo nel più stretto anonimato, è un sacerdote coetaneo di don Massimiliano, un suo vecchio compagno di studi, ora parroco di una chiesa della Tuscia.

    Una testimonianza che non vuole essere né una sentenza nei confronti del padre di Oriolo Romano don Massimiliano Crocetti (accusato di tentata violenza su un minore del paese e ora agli arresti domiciliari), né una prova per gli inquirenti, né tantomeno un’accusa nei confronti della curia vescovile del capoluogo. Ma solo una testimonianza di chi conosce da lontano il percorso spirituale dell’attuale capo spirituale della comunità di Oriolo, un paese che ha amato e ama il suo ”don Max” e che da tre giorni è caduto nel più profondo sconcerto. Incredulo per questo arresto e per le accuse da cui è scaurito.

    Racconta ancora il sacerdote viterbese: «Alla fine Massimiliano venne ugualmente ordinato dal vescovo Tagliaferri: fu proprio uno degli ultimi e inviato ad Acquapendente; dopo due anni venne di nuovo trasferito a Cura di Vetralla come vice-parroco. Anche qui, mi risulta, ci furono alcuni episodi anomali e voci equivoche che investirono don Massimiliano, se non addirittura una denuncia. Tant’è che dopo pochi anni venne di nuovo trasferito a Oriolo Romano. Non spetta a me giudicare, ma cambiare tre parrocchie in nove anni è quantomeno singolare. E a questo punto mi viene anche il legittimo dubbio che anche l’attuale vescovo Lorenzo Chiarinelli fosse all’oscuro di tutto. Come se intorno a lui ci fosse una sorta di filtro».

  • 3281 “SEX CRIMES AND VATICAN”: Un documentario della BBC riapre la questione della pedofilia nella Chiesa

    3281 “SEX CRIMES AND VATICAN”: Un documentario della BBC riapre la questione della pedofilia nella Chiesa

    “SEX CRIMES AND VATICAN”:il documentario è sconvolgente nella sua infamia descritta

    Non stupisce. Di preti pedofili, e di abusi sui bambini, già ne scriveva Garibaldi in occasione delle sue campagne militari per liberare Roma dal potere secolare del Papa-Re. Egli riferiva che gli orfanotrofi erano considerati i bordelli per il clero, rimanendo disgustato che tale immonda e turpe consuetudine, pur essendo notoria, venisse tollerata dal cardinale prefetto e dal Papa, e che pure il popolo romano la subisse passivamente. Il fenomeno della pedofilia è, dunque, di origine molto antica, ed affonda le radici, nel mondo occidentale, nelle scuole filosofiche dell’antica Grecia.

    Assume, quindi, carattere endemico in situazione di celibato, soprattutto maschile, tra persone vocate alle discipline filosofiche e teologiche. Questa situazione porta, fatalmente, a fantasie sessuali cronicamente distorte, tra le quali la pedofilia è quella di più facile realizzazione, favorita, questa, dalla funzione di educatori che i preti istituzionalmente ricoprono. Se è corretta l’indicata causa, pare ragionevole che, per contenere il fenomeno, si debba privilegiare lo stato di coniugato per chi abbia contatti con i bimbi e gli adolescenti, laici o religiosi che siano gli educatori. Lo stato civile, ovviamente, non è sufficiente per contrastare il fenomeno, e quindi è necessario un servizio di vigilanza molto severa, con sanzioni oggettive, che colpiscano le strutture nelle quali si siano verificati gli abusi sessuali, per esempio revocando le autorizzazioni all’esercizio di scuole, oratori, collegi, eccetera. Una tale previsione dovrebbe stimolare la crescita della sensibilità di auto pulizia e di autocontrollo, da parte delle strutture medesime, divenendo la copertura degli abusi oltre modo rischiosa.

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    Una “infame calunnia via Internet” ai danni “della Chiesa e di Ratzinger”. Con queste parole, in un editoriale, il quotidiano ‘Avvenire’ si scaglia oggi contro la diffusione da parte di un sito Web, con sottotitoli in italiano, del documentario su preti cattolici e abusi sessuali mandato in onda dalla Bbc nel 2006.

    Il giornale dei vescovi italiani contesta su tutta la linea il contenuto del video, “un pot-pourri di affermazioni e
    pseudo-testimonianze – così lo definisce – che furono apertamente sconfessate a suo tempo dalla Conferenza episcopale inglese”.

    E in particolare rigetta “l’accusa rivolta a Joseph Ratzinger di essere stato niente meno che il responsabile massimo della copertura di crimini pedofili commessi da sacerdoti in varie parti del globo, in quanto ‘garante’ per 20 anni – da quando fu nominato prefetto vaticano – del testo ‘Crimen sollicitationis’, che è un’istruzione emanata in realtà dal Sant’Uffizio il 16 marzo 1962”.

    Secondo Avvenire, “quel documento veniva presentato dalla Bbc come un marchingegno furbesco, escogitato dal Vaticano per coprire reati di pedofilia, quando invece si trattava di un’importante istruzione atta ad ‘istruire’ i casi canonici e portare alla riduzione allo stato laicale i presbiteri coinvolti in nefandezze pedofile”. “Insomma – ribadisce il quotidiano della Cei -, un insieme di norme rigorose, che
    nulla aveva a che fare con la volontà di insabbiare potenziali scandali”. (Fonte: Rai-News 24)