Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Processo Don Livio: “Il ragazzo non avrà mai più un rapporto naturale tra sesso e amore”

    Processo Don Livio: “Il ragazzo non avrà mai più un rapporto naturale tra sesso e amore”

    Nuova udienza nel processo che vede imputato Don Livio Graziano, 50 anni, fondatore di una cooperativa sociale per l’assistenza alle persone, con problemi di depressione e disturbi dell’alimentazione. L’uomo è accusato di aver abusato di un minore di 13 anni.

    “Non ho mai sentito rumori strani provenire dalla stanza di Don Livio”

    Udienza movimentata quella che ha avuto luogo oggi presso l’Aula d’Assise del Tribunale di Avellino. Nella giornata di oggi avrebbe dovuto essere ascoltato proprio Don Livio, ma il prete ha rinunciato a comparire a causa di un ascesso addominale. Venivano ascoltati, invece, Egidio Errico, psicanalista e psichiatra di Salerno e Mariangela Izzo, psicologa di Napoli che, per la parte civile, hanno redatto una consulenza utile per valutare il danno psicologico riportato a seguito della vicenda sia dalla giovane vittima che dalla sua famiglia. Ciò che è emerso dalla consulenza psicologica sul minore, è un gravissimo danno psicologico da stress post-traumatico destinato a perdurare per sempre. Stando a quanto affermano i consulenti, dunque, il ragazzo non avrà mai più un rapporto naturale tra sesso e amore. Quest’ultimi sono concetti che – ormai – per il ragazzo appaiono irrimediabilmente confusi.

    Ascoltato, infine, un giovanissimo testimone voluto dal difensore di Don Livio, Gaetano Aufiero. Il ragazzo vive ancora all’interno della comunità e, invece, ha parlato benissimo dell’attività svolta da Don Livio. Proprio quest’ultima testimonianza ha fornito dettagli approfonditi sui comportamenti tenuti dal minore all’interno della comunità “I figli di Emmaus”, a Prata di Principato Ultra: “Era un tipo molto violento e volgare. Spesso si comportava in maniera inutilmente aggressiva. Una volta avemmo anche una discussione in cui mi rivolse orribili parole”. Il ragazzo, poi, nel corso dell’escussione, ha raccontato di avere la stanza praticamente accanto a quella di Don Livio e, nel corso delle notti trascorse presso la comunità, non gli è mai capitato di sentire alcun tipo di rumore particolare provenire dalla stanza del prete; e ha aggiunto: “Don Livio mi ha comprato i libri per studiare, mi ha comprato i vestiti e anche un cellulare. Mi faceva giocare con la Playstation. Avevamo un rapporto assolutamente normale”.

    La prossima udienza, adesso, è attesa per il 21 luglio, quando avrà luogo la conclusione dell’istruttoria dibattimentale e saranno citati tutti i testi che rimangono.

    L’arresto del fondatore della cooperativa sociale “Effatà, Apriti”

    Le manette per Don Livio scattarono il 26 ottobre 2021, dopo che le indagini coordinate dal procuratore Domenico Airoma partirono a seguito della denuncia presentata dal padre del ragazzino. Quest’ultimo, stando a quanto si apprende, è stato ospite della cooperativa dallo scorso giugno fino al mese di settembre 2021. Gli inquirenti ritennero di avere tutte le prove dei presunti abusi subiti dal 13enne.

    Don Livio Graziano non fa parte della Diocesi di Avellino ma è incardinato in quella di Aversa, nel Casertano. Dopo aver vissuto diverso tempo in ritiro spirituale presso il Santuario di Montevergine, il sacerdote ha realizzato, proprio nel capoluogo irpino, un ufficio di consulenza nutrizionista e successivamente ha fondato la cooperativa sociale “Effatà, Apriti” con sedi in due comuni a pochi chilometri da Avellino.

    La sua permanenza nella Diocesi irpina, come ricordano le cronache, è stata “contestata” a più riprese dall’allora Vescovo di Avellino, monsignor Francesco Marino, originario di Caserta come il sacerdote arrestato. Per la sua “intensa attività sociale e umanitaria” a don Livio è stato assegnato nel 2014 a Benevento il premio “Padre Pio da Pietrelcina”.

    https://www.avellinotoday.it/cronaca/processo-don-livio-udienza-9-giugno-2022.html

  • Messaggi e regali costosi, don Livio in carcere in attesa di essere interrogato

    Messaggi e regali costosi, don Livio in carcere in attesa di essere interrogato

    Solo domenica dall’altare professava la parola di Dio, oggi invece è chiuso in una cella del carcere di Bellizzi e deve difendersi da una gravissima accusa, quella di atti sessuali su un minore.

    Don Livio Graziano, 50 anni, è stato denunciato dai genitori di un ragazzino di 13 anni della provincia di Salerno, che aveva in cura nella sua struttura irpina di Prata Principato Ultra. Qui, secondo le indagini della Procura di Avellino, avrebbe abusato del giovane. Agli atti dell’inchiesta ci sono soprattutto i messaggi che il religioso si scambiava con il 13enne.

    Ma non solo. Sempre secondo le carte dell’inchiesta, il prete era solito fare anche regali costosi. Questi elementi hanno fatto sorgere il dubbio nei genitori che sono andati a fondo alla questione e hanno convinto il figlio a raccontare quanto avveniva nella struttura sociale di Prata Principato Ultra. Ieri sono scattati gli arresti.

    I carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Avellino hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale su richiesta della Procura.

    Le indagini sono state coordinate dal procuratore capo Domenico Airoma e sono state avviate proprio dopo la denuncia presentata dal padre del ragazzino che a quanto si apprende aveva problemi con l’alimentazione. Per quattro mesi, da giugno a settembre, il ragazzo ha frequentato la struttura, gestita dalla Coperativa Effatà – Apriti, una cooperativa sociale preposta all’assistenza di persone con problemi di ansia, depressione e disturbi dell’alimentazione nonché finalizzata ad offrire opportunità ed esperienze sociali e spirituali.

    Don Livio Graziano, un religioso che, stando a quanto si è appreso, vanta una lunga esperienza con giovani colpiti da disturbi alimentari (obesità, anoressia e bulimia nervosa). Ed è per questo motivo che l’avvocato difensore Giampiero De Cicco, in attesa dell’interrogatorio di garanzia che si terra nel carcere di Bellizzi davanti al gip Spella, tiene a tutelare l’immagine del suo assistito, soprattutto in questa fase.

    “Don Livio ha fatto tanto per il sociale e il suo lavoro non deve essere cancellato e lo dimostreremo nelle sedi opportune”.  Ma la notizia dell’arresto di don Livio, ha destato scalpore anche ad Aversa. La diocesi aversana, attraverso un comunicato ha preso le distanze dal prete: «La Diocesi di Aversa prende atto dell’arresto e del capo di imputazione addotto a don Livio Graziano.

    Sebbene incardinato in questa Diocesi, da ormai molti anni, il sacerdote aveva intrapreso un suo percorso di attività personali che esulavano dalla vita e dalla pastorale di questa comunità ecclesiale. Esprimendo grande solidarietà e vicinanza a chi è stato vittima della violenza, La Diocesi attende con fiducia che l’azione investigativa dei competenti organi giudiziari faccia il suo corso e nella preghiera affida ogni fratello e sorella alla carità di Dio».

    https://www.ottopagine.it/av/cronaca/272341/messaggi-e-regali-costosi-don-livio-in-carcere-in-attesa-di-essere-interrogato.shtml

  • Processo Suor Soledad: la suora sarà risarcita

    Processo Suor Soledad: la suora sarà risarcita

    La monaca otterrà 60mila euro per ingiusta detenzione

    VALLO DELLA LUCANIA. Suor Soledad ha ottenuto risarcimento danni per oltre 60mila euro per ingiusta detenzione. Lo ha deciso la Corte di Appello di Salerno. La religiosa, che è ritornata in Perù, era difesa dall’avvocato Vincenzo Cannavacciuolo. Era accusata di molestie sessuali su 40 bambini che frequentavano l’asilo Santa Teresa di Vallo della Lucania. Il processo penale si è chiuso con la sentenza di assoluzione emessa dalla Corte di Appello di Salerno contro cui il Procuratore generale non ha presentato ricorso in Cassazione.

    Il Tribunale di Vallo della Lucania inizialmente aveva condannato suor Soledad, alla pena di anni 8 di reclusione, ed ad un anno e mesi 4 di reclusione le altre due suore accusate di favoreggiamento. Poi in appello la svolta con l’assoluzione degli accusati.

    Suor Soledad, una giovine novizia, verso la quale erano state mosse le accuse, era stata sottoposta alla custodia cautelare in carcere per dieci giorni ed agli arresti domiciliari per quasi un anno. Nel periodo di detenzione le autorità procedenti ebbero a negarle anche il permesso di recarsi a Messa il giorno della domenica.

    Intanto prosegue il processo civile dopo il ricorso presentato dagli avvocati Felice Lentini e Carlo Di Ruocco, legali delle famiglie dei bambini. Il 4 ottobre l’udienza.

    https://www.infocilento.it/2019/07/04/processo-suor-soledad-la-suora-sara-risarcita/amp/?fbclid=IwAR0rdsDV6-xk5OoMPpTZAlQ7QI8FRxGhba8EenKssJsN2Wo0m6JR8QoszVw

  • Vallo, caso Suor Soledad. Depositate le motivazioni della Cassazione.

    Vallo, caso Suor Soledad. Depositate le motivazioni della Cassazione.

    Sono state depositate nei giorni scorsi le motivazioni della Cassazione sul caso degli abusi sessuali su minori avvenuti all’asilo di Vallo della Lucania. Una dura critica alle decisioni prese in Appello, dove vennero assolti tutti gli imputati con il Procuratore Generale che rinunciò a presentare ricorso in Cassazione ponendo fine così per sempre al processo penale.  La Suprema Corte nell’aprile 2017 riaprì i giochimper le tre consorelle coinvolte, annullando la decisione della Corte d’Appello di Salerno e inviando nuovamente la questione ad essa ma solo per gli interessi civili, e  sancì l’uscita definitiva dal processo del muratore e del fotografo, finiti loro malgrado al centro del secondo filone dell’inchiesta. Ora sono state rese note le motivazioni di questa decisione. La Cassazione già nel pronunciare un anno fa il proprio giudizio definì la sentenza di secondo grado scialba. “Nelle motivazioni  – ha detto oggi uno dei legali delle parti civili, l’avvocato Domenico Del Gaudio- la Suprema Corte ha evidenziato che questo è un caso in cui lo Stato italiano ha rinunciato a perseguire penalmente gli imputati. Se avessero impugnato la sentenza della Corte d’Appello, le cose sarebbero andate diversamente. Un comportamento inspiegabile quello tenuto dallo Stato che emerge anche dalle motivazioni della Cassazione” . La riflessione della Suprema Corte sulla vicenda è stata pubblicata sulla rivista seguita dai cassazionisti “Il Quotidiano Giuridico”, dove è stata diffusa, con i relativi omissis, l’intera sentenza che ripercorre tutta la vicenda con i suoi particolari, soltanto in parte emersi pubblicamente in tutti questi anni.

    Daria Scarpitta

    http://www.105tv.it/web/cronaca/10724-vallo,-caso-suor-soledad-depositate-le-motivazioni-della-cassazione.html

  • FRUTTIVENDOLO CON LE FINTE STIGMATE/ Video Montecorvino, ‘santone’ accusato di molestie: condanna del Vescovo

    FRUTTIVENDOLO CON LE FINTE STIGMATE/ Video Montecorvino, ‘santone’ accusato di molestie: condanna del Vescovo

    Il fruttivendolo con le finte stigmate: video presunto veggente di Montecorvino sarebbe accusato di molestie su alcuni ragazzi del Sud America. La chiesa indaga, l’arcivescovo condanna

    Si torna a parlare del presunto “santone” a Pomeriggio 5 dopo che ieri alcuni testimoni che hanno conosciuto Giulio Massa a Montecorvino (dove è una vera e propria star) aveva lanciato delle accuse “misteriose” contro quel veggente che fino a qualche anno fa si professava un “novello” Padre Pio. Oggi la stessa trasmissione di Barbara D’Urso conferma quanto noi del Sussidiario avevamo detto già ieri rispetto alle presunte accuse di molestie sessuali contro alcuni minori sudamericani e non: l’inchiesta è partita, la stessa Chiesa da anni indaga su questa figura strana a bizzarra, venerata in tutto il Salernitano. Nei prossimi giorni si avranno novità maggiori, ma intanto è lo stesso parroco che aveva sostenuto in passato Giulio Massa – dopo la severa condanna dell’Arcivescovo – ad aver chiesto in una recente omelia quanto segue. «l’Arcivescovo mi ha convocato e mi ha detto che gli sono arrivate prove certe sul caso di G.M, con video e foto dall’estero e da varie parti d’Italia. Lo stesso presunto veggente mi ha scritto un messaggio giorni fa in cui riconosce i suoi sbagli chiedendo perdono pubblicamente. I Cenacoli si continueranno a fare in riparazione dei Sacratissimi cuori di Gesù e Maria e preghiamo anche per la sua conversione. Vi chiedo solo silenzio e preghiera». CLICCA QUI PER IL PRIMO VIDEO SERVIZIO DI POMERIGGIO 5 SUL PRESUNTO SANTONE

    LE INDAGINI DELLA CHIESA

    Era conosciuto da tutti come il “fruttivendolo” con le stigmate, una sorta di “nuovo Padre Pio” venerato in tutto il Salernitano: e oggi è accusato di molestie sessuali e quant’altro. Giulio Massa, conosciuto dagli anni Duemila come “lo stigmatizzato di Montecorvino”, è finito nel vortice di accuse gravissime e infamanti che ovviamente dovranno essere confermate dalla magistratura: vi è un forte imbarazzo della Curia di Salerno dopo che per anni si è studiato il caso di Montecorvino per capire se vi fossero davvero degli elementi non spiegabili scientificamente e dei possibili accenni di nuovi miracoli, nel leggere invece oggi le accuse mosse da un giovane del Sud America che ha raccontato il tutto alla stampa e alla magistratura (anche se per ora non sono chiari le decisioni in merito). Come riporta il quotidiano “Il Roma”, Massa non solo sarebbe stato “sbugiardato” dal suo stesso vescovo per aver inventato in tutti questi anni la storia delle stigmate; «il ragazzo del Sud America. Quest’ultimo racconta di essere stato molestato dal veggente in più riprese. Mentre l’accusato si è sempre difeso raccontando di essere stato calunniato per secondi fini e di essere estraneo ai fatti. Il giovane, però, ha raccolto video e messaggi scambiati con l’uomo di Montecorvino e li ha pubblicati su Facebook, inondando il web da mesi, e inviando i messaggi soprattutto alle persone che da sempre seguivano il veggente nei suoi incontri di preghiera», si legge sul portale online de “Il Roma”.

    IL PRESUNTO VEGGENTE DI MONTECORVINO

    Fino ad oggi il sindaco di Montecorvino e un sacerdote direttore del Santuario della Madonna dell’Avocatella avevano sempre difeso il presunto veggente. Ma ora, dopo le ultime novità sulle accuse sessuali mosse contro quello strano personaggio quasi venerato da tanti paesi del Salernitano (fino a Montecorvino accorrevano per le sue “dimostrazioni” di estasi e le sue presunte anche qui stigmate), è lo stesso Arcivescovo ad aver vietato le uscite in pubblico dello “stigmatizzato” e le “preghiere” che fino agli scorsi mesi venivano consegnate dal fruttivendolo di Montecorvino a tutti i fedeli-seguaci. «Il presunto mistico non è mai stato ripreso dalle tv, ma era possibile dialogare con lui mediante Facebook, il socialnetwork sul quale pubblicava le foto delle sue ”stimmate”, preghiere, presunti messaggi che affermava di ricevere dalla Madonna e da Gesù, durante le sue estasi. Poi lacrimazioni di sangue e di olio da una statua della Madonna e di un Crocifisso che si trovano nella sua casa», riporta ancora “il Roma”. In questo momento a Pomeriggio 5 un lungo servizio dedicato proprio alla figura di questo presunto veggente sta intervistando una serie di persone che si è imbattuto in lui e sono tutti unanimi nel considerare quell’uomo come un “falso profeta”. «Ci abbiamo creduto per tanto tempo, ma ora basta: è un molestatore»: sul caso indagano sia le autorità ecclesiastiche (come in tutti questi anni) e la magistratura. Nei prossimi giorni saranno disponibili di certo nuovi aggiornamenti su questo caso oscuro e dai tratti alquanto inquietanti.

  • Scandalo in Campania: il prete-veggente accusato di molestie sessuali

    Scandalo in Campania: il prete-veggente accusato di molestie sessuali

    Grande imbarazzo nella Curia di Salerno, a causa di quello che si annuncia come uno scandalo che intreccia il misticismo di persone in buona fede a rapporti sessuali omosessuali tra un sedicente veggente stimmatizzato con un ragazzo del Sud America. Quest’ultimo racconta di essere stato molestato dal veggente in più riprese.

    Mentre l’accusato si è sempre difeso raccontando di essere stato calunniato per secondi fini e di essere estraneo ai fatti. Il giovane, però, ha raccolto video e messaggi scambiati con l’uomo di Montecorvino e li ha pubblicati su Facebook, inondando il web da mesi, e inviando i messaggi soprattutto alle persone che da sempre seguivano il veggente nei suoi incontri di preghiera. Il giovane non si è fermato a questo. Ha raccolto testimonianze di altre presunte vittime, che affermano di avere subito molestie dal presunto veggente e ha consegnato tutto il dossier all’arcivescovo di Salerno Tra le testimonianze-accuse c’è anche quella di un uomo di Castellammare di Stabia che dice di avere ricevuto dalla figlia la confessione di essere stata molestata sempre dal veggente, quando si incontravano in famiglia. Nel febbraio dello scorso anno si parlò di questo fruttivendolo sotto i 50 anni, sposato e con due figli, che ad ogni Quaresima viveva sul suo corpo le ferite della Passione di Cristo. Il sindaco di Montecorvino e anche un sacerdote molto rispettato a Cava dei Tirreni, don Gennaro Lo Schiavo (nella foto), rettore del santuario della Madonna dell’Avvocatella, che era il direttore spirituale di Giulio Massa lo difese.

    Ma ora l’Arcivescovo ha vietato le uscite in pubblico del presunto veggente e proprio don Gennaro ne ha dato notizie ai fedeli raccontando ogni cosa dall’altare. Il presunto mistico non è mai stato ripreso dalle tv, ma era possibile dialogare con lui mediante Facebook, il socialnetwork sul quale pubblicava le foto delle sue ’’stimmate’’, preghiere, presunti messaggi che affermava di ricevere dalla Madonna e da Gesù, durante le sue estasi. Poi lacrimazioni di sangue e di olio da una statua della Madonna e di un Crocifisso che si trovano nella sua casa. Proprio il video della lacrimazione di sangue e l’essudazione di olio dalla statua della Madonnina, pubblicato dal fruttivendolo sul suo profilo Facebook, fece gridare al miracolo circa un anno fa, a febbraio del 2017. Sulla genuinità dei fenomeni non si è mai pronunciata la Curia di appartenenza, ma il presunto veggente – che aveva un grande seguito di fedeli – era stato accolto a pregare sull’altare durante il Cenacolo di preghiera mensile, e veniva seguito da don Gennaro Lo Schiavo, all’Avvocatella a Cava de’ Tirreni. Ma ora don Gennaro Lo Schiavo, non può più tacere e ha dato l’annuncio choc ai fedeli: «L’Arcivescovo mi ha convocato e mi ha detto che gli sono arrivate prove certe sul caso di Giulio Massa, con video e foto dall’estero e da varie parti d’Italia. Lo stesso presunto veggente mi ha scritto un messaggio giorni fa in cui riconosce i suoi sbagli chiedendo perdono pubblicamente. I Cenacoli si continueranno a fare in riparazione dei Sacratissimi cuori di Gesù e Maria e preghiamo anche per la sua conversione. Vi chiedo solo silenzio e preghiera»

  • Inchiesta sui preti gay, c’è anche un caso di pedofilia. Una chat per gli incontri a luci rosse tra sacerdoti

    Inchiesta sui preti gay, c’è anche un caso di pedofilia. Una chat per gli incontri a luci rosse tra sacerdoti

    La denuncia dell’ex escort Mangiacapra: milletrecento pagine con chat e video a luci rosse

    C’è il prete che paga i suoi occasionali compagni con ricariche su Postepay, il monsignore che gira in auto di lusso spacciandosi per diplomatico e promettendo posti da autista. C’è il professore di religione che predica il Vangelo ai suoi alunni e poi si presenta in videochat mentre compie atti di autoerotismo. C’è il seminarista che sfugge alla solitudine chattando sul sito per incontri gay «Grindr» dove recupera altri amici per serate hard. E ancora: il sacerdote che vanta la sua amicizia con una star italiana della musica pop e che non rinuncia alle serate a luci rosse. Ci sono foto di sacerdoti giovani e palestrati che si mostrano nudi e discutono di appuntamenti hot. Ma c’è anche di peggio: come un sacerdote sotto processo per pedofilia che continua a invitare amici e consumare rapporti sessuali (si spera non con minori). Un corposo dossier di 1.300 pagine quello raccolto da Francesco Mangiacapra, ex avvocato e ormai ex escort di molti sacerdoti. Un plico con nomi e cognomi, ma anche immagini esplicite, numeri di telefono e fotogrammi di chat che ritraggono almeno cinquanta tra preti e seminaristi la maggior parte dei quali sparsi nel Mezzogiorno (ma anche due che prestano la loro opera non lontano dal Vaticano). Una rete di preti che, in barba al voto di castità, praticano tranquillamente sesso tra loro e con escort maschi a pagamento.

    Mercoledì scorso quel dossier è stato consegnato da Mangiacapra nelle mani di monsignor Luigi Ortagli, della cancelleria della Curia di Napoli. Ieri la Curia ha diffuso una nota con cui si fa sapere che «il materiale verrà opportunamente esaminato per essere trasmesso alle Diocesi interessate per le necessarie valutazioni». La Curia insomma vuole vederci chiaro e avvia un’indagine su quello che rischia di diventare un clamoroso scandalo, l’ennesimo dopo il disvelamento degli incontri hard che hanno portato all’allontanamento nei mesi scorsi dell’ex sacerdote di Santa Maria degli Angeli al Monte di Dio. Tre sono i sacerdoti napoletani che compaiono nel dossier. Almeno una dozzina le diocesi interessate. Per la Campania oltre a Napoli, Pozzuoli, Caserta e Salerno. Molti anche i casi registrati in Basilicata, in Puglia, in Calabria e in Sicilia. Insomma, si tratta di un terremoto nella Chiesa annunciato già nei mesi scorsi, quando Francesco Mangiacapra pubblicò il libro «Il numero uno», le memorie di un escort, in cui squarciava il velo sulle abitudini sessuali di molti uomini di chiesa.

    Resta una domanda di fondo: perché un escort decide di tradire la fiducia dei suoi clienti e di metterli alla berlina? Risponde Mangiacapra: «Ormai sono un ex escort perché a trent’anni e passa mi ritengono troppo vecchio per quelle cose lì e io ho deciso di smettere con quella vita». E dunque cos’è, una vendetta? «No, io non ho mai ricattato nessuno. Ho denunciato — e non sono solo in questa mia scelta — è perché ritengo che dobbiamo smascherare una grave ipocrisia. I preti si oppongono alla libertà sessuale, condannano in pubblico ciò che loro perseguono in privato e segretamente. La libertà sessuale degli individui è sacra, è la base di tutte le libertà, ecco perché anche la loro privacy mi appare secondaria rispetto alla promozione della loro stessa dignità, all’accettazione di sé, costi quel che costi».

    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/18_febbraio_26/inchiesta-preti-gay-c-anche-caso-pedofilia-chat-gli-incontri-luci-rosse-sacerdoti-939a229e-1ac1-11e8-8fbe-7a22bfa20835.shtml

  • Scoperta sul web ‘La Bibbia’ dei pedofili

    Scoperta sul web ‘La Bibbia’ dei pedofili

    Un archivio nel deep web, contentente ingente materiale pedopornografico e chiamato ‘La Bibbia‘, è stato scoperto nel corso dell’operazione della polizia postale e delle comunicazioni nell’ambito di un’indagine coordinata dalla procura di Salerno. Gli agenti hanno scoperto la “catalogazione dei files illeciti” e individuato “coloro che nel tempo avevano costituito, divulgato e implementato le cartelle informatiche”. Si tratta, fa sapere la procura di Salerno, di “circa 50 persone che, mediante chat private, erano solite scambiare materiale pedopornografico, al fine di arricchire l’archivio attualmente giunto alla versione 5.0″.

    Nell’archivio, come emerso dalle indagini, c’erano migliaia di file e video ritraenti donne, soprattutto adolescenti, nude o in pose provocanti. Il materiale choc era catalogato “minuziosamente”, ogni cartella infatti aveva un titolo per “agevolare la consultazione”.

    In alcuni casi, come ricostruito dagli agenti, c’erano riportati tutti gli elementi utili per risalire alla persona ritratta, come nome e cognome ma anche riferimenti telefonici e indirizzo, in altri casi invece venivano pubblicate informazioni private, in altri ancora le foto erano state acquisite tramite social network.

    Nel corso dell’indagine, gli agenti sono riusciti anche a chiarire “l’apporto dato all’archivio informatico da parte dei partecipanti alla chat” e sono risaliti così a chi inviava le foto della ex o le foto della sorella minore di 12 anni o a chi le sottraeva da profili pubblici. Nel mirino anche un tecnico di un centro di assistenza che aveva estrapolato leimmagini da telefoni e computer in riparazione.

    Secondo quanto si sottolinea in una nota del procuratore di Salerno, Corrado Lembo, “le condotte illecite contestate agli indagati non possono semplicemente essere ricondotte alla sola creazione del più grande archivio pedopornografico e pornografico sul territorio nazionale”, infatti “l’obiettivo ulteriore degli indagati consisteva nel rendere possibile, attraverso l’identificazione, ogni forma di molestia e di gogna mediatica“.

    Trentatré persone denunciate per detenzione di materiale pedopornografico, arresto in flagranza per detenzione di ingente quantità di materiale pedopornografico di due indagati e un arresto per produzione, traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti o psicotrope, sequestro di centinaia di supporti informatici contenenti migliaia di file pedopornografici. E’ il bilancio delle attività eseguite su tutto il territorio nazionale nell’ambito dell’indagine coordinata dalla procura di Salerno.

    Le perquisizioni disposte dalla procura di Salerno in 14 Regioni (Campania, Lazio, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Puglia, Sicilia, Calabria, Marche, Abruzzo, Toscana, Liguria, Trentino Alto Adige e Veneto) hanno impegnato circa 200 ufficiali di pg della polizia postale, coordinati dal Centro nazionale di contrasto alla pedopornografia online del servizio polizia delle comunicazioni di Roma.

  • ‘Vendeva’ la figlia 12enne, arrestata mamma del mostro: tra i clienti un prete

    ‘Vendeva’ la figlia 12enne, arrestata mamma del mostro: tra i clienti un prete

    La donna ha concesso la figlia anche ad un prete, che poi ha ricattato, facendogli credere di aver ingravidato la ragazzina.

    Una mamma di trentadue anni di Pontecagnano Faiano, accusata di induzione alla prostituzione minorile ed estorsione, dovrà scontare una pena di tre anni e otto mesi, poiché è stato accertato che la donna faceva prostituire la figlia di solo dodici anni. La misura è stata disposta dal Giudice delle udienze preliminari del Tribunale di Salerno, dopo il rito abbreviato. Il giudice Renata Sessa, oltre ad infliggere alla spietata mamma la detenzione, ha deciso di applicare anche un’ulteriore punizione togliendole la potestà genitoriale. La donna infatti, – visti i reati – è stata considerata inadatta a ricoprire il ruolo di madre.

    Dalle indagini è emerso che la trentaduenne avrebbe venduto le prestazioni intime della figlioletta a diversi clienti, tra questi vi era anche un uomo risultato essere un prete.

    Come se non bastasse, la “mamma mostro” – dopo aver concesso al sacerdote di abusare del corpo della figlia – avrebbe anche cercato di estorcere denaro al prete [VIDEO] fingendo che la piccola fosse stata, dallo stesso, involontariamente ingravidata.

    Quest’accusa – formulata contro la 32enne salernitana – è ancora oggetto di dibattimento, mentre è stata assolta dall’altro reato contestato, ovvero di sfruttamento minorile, grazie alle parole pronunciate proprio dalla giovane figlia. Durante gli interrogatori la ragazzina ha però confermato che la madre abitualmente si intratteneva al cellulare con dei clienti, ai quali prometteva il suo corpo. Il giudice aveva inizialmente richiesto una pena per la donna di sei anni di reclusione.

    Dalle indagini sono emersi anche altri inquietanti elementi
    Per gli inquirenti, la “mamma mostro” avrebbe anche garantito le prestazione [VIDEO] della figlia adolescente ad un anziano di ottantatre anni, precedentemente rinviato a giudizio.

    La giovane sarebbe stata “venduta” a numerosi uomini, anche per somme irrisorie. Addirittura, gli investigatori hanno scoperto, che la trentaduenne avrebbe contrattato, e poi ricevuto dagli uomini, anche somme che andavano dai cinque ai quindici euro per rapporto intimo. Solo in alcune circostanze gli accordi giungevano ad un compenso per prestazione di venti euro.

    La ragazzina, sentita dagli inquirenti – assistiti da psicologi ed assistenti sociali – ha confermato quasi tutti i reati contestati alla madre. Nel frattempo la giovane, insieme alla sorella di solo un anno, è stata affidata ad una struttura di accoglienza, in attesa di trovare una nuova famiglia che possa garantire loro un futuro migliore. #genitori #pericolo

    http://it.blastingnews.com/cronaca/2017/12/vendeva-la-figlia-12enne-arrestata-mamma-del-mostro-tra-i-clienti-un-prete-002246961.html

  • Pedofili, gli Ordini religiosi a congresso: «Nessun obbligo di denuncia alla magistratura»

    Pedofili, gli Ordini religiosi a congresso: «Nessun obbligo di denuncia alla magistratura»

    di Franca Giansoldati. Città del Vaticano – Esistono segnali di allarme per riconoscere e individuare frati o monaci pedofili nei monasteri prima che possano fare del male all’esterno? I pedofili si possono curare? E come comportarsi con l’autorità giudiziaria di fronte a notizie di abusi? Francescani, domenicani, gesuiti, camilliani, salesiani, per citare solo gli ordini maggiori, hanno affrontato pubblicamente la piaga della pedofilia che spesso si annida tra le comunità dei consacrati, mettendo a fuoco ogni possibile aspetto del problema durante la conferenza dei Superiori Maggiori che riunisce 120 “provinciali” (cioè i superiori maggiori degli Istituti religiosi) in rappresentanza dei 19.005 religiosi italiani.

    Uno dei problemi principali che ha catturato maggiore attenzione è come riuscire a captare i segnali di allarme. Gli esperti chiamati a parlare alla 57ma Assemblea generale in corso a Salerno hanno invitato a fare attenzione ai comportamenti che sconfinano nell’area della illegalità (gestione del denaro, abuso di sostanze stupefacenti, frequentazione di ambienti ambigui). La carriera di un pedofilo del resto è graduale e spesso inizia proprio con episodi legati alla pedopornografia. In ogni caso secondo i medici è difficile che i soggetti borderline guariscano da questa «strutturazione psichica, a volte si possono solo contenere le manifestazioni patologiche». In tal caso diventa difficile affidare al frate pedofilo un altro incarico ministeriale in una situazione protetta. Naturalmente gli psicologi suggeriscono ai responsabili degli ordini religiosi di «valutare anche il rischio da parte della opinione pubblica. In tal caso si esporrebbe il sacerdote pedofilo ad altre sofferenze personali. Nei casi più gravi non è assolutamente conveniente affidare alcun incarico ministeriale».  Gli esperti chiamati a parlare al congresso hanno fatto anche presente che in «Italia il cittadino non è tenuto a denunciare alla polizia o alla magistratura l’abuso sessuale. L’obbligo nell’ordinamento prevede solo alcuni reati, ma non c’è la pedofilia».  Come dire che non sono affatto vincolati alla denuncia, cosa che invece viene suggerito di fare alle vittime.

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/pedofilia_ordini_religiosi_vaticano_chiesa_magistratura_pedofili_denuncia_abusi-3351841.html