Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Salerno

  • Salerno, centro storico. Abusi su 20enne. Prete frate minore verso il giudizio, Costretto a sesso per lavorare. Prete trasferito e nascosto

    Salerno, centro storico. Abusi su 20enne. Prete frate minore verso il giudizio, Costretto a sesso per lavorare. Prete trasferito e nascosto

     di Angela Trocini – Un sacerdote salernitano finisce sotto inchiesta per abusi sessuali. La vicenda è antecedente al 2011, anno in cui il religioso è stato trasferito dalla chiesa dove amministrava i sacramenti. Un luogo di culto in pieno centro cittadino e molto frequentato dai fedeli di Salerno. È stata la presunta parte lesa a denunciare il religioso per gli abusi sessuali.

    Il giovane, poco più che ventenne e proveniente da un comune della Valle dell’Irno, con la promessa di essere assunto come autista e tuttofare fu ospitato dall’indagato (un frate minore che aveva ricevuto l’ordinazione di sacerdote) ma di notte, come ha denunciato il ragazzo, era costretto ad avere rapporti sessuali con il religioso. Non è escluso che, in un primo momento, il giovane abbia accettato le avances del sacerdote che in seguito, però, sono sfociate in una denuncia per un’ipotesi di reato molto grave. L’inchiesta è già conclusa e sembra che il magistrato titolare delle indagini abbia già chiesto il rinvio a giudizio per il frate minore che sarebbe stato allontanato da Salerno un paio di anni fa.

    http://www.ilmattino.it/SALERNO/sesso-in-cambio-di-lavoro-sacerdote-indagato/notizie/702754.shtml

  • Vallo della Lucania, suora accusata di pedofilia: udienza ancora rinviata

    Vallo della Lucania, suora accusata di pedofilia: udienza ancora rinviata

     E’ stata rinviata al prossimo 27 maggio l’udienza prevista per venerdì alla Corte di Appello di Salerno per il processo a carico di Suor Soledad, la novizia peruviana condannata in primo grado a sei anni di reclusione per abusi sessuali sugli allievi dell’istituto Santa Teresa di Vallo della Lucania.

    Il processo riprenderà con la requisitoria del procuratore generale Maddalena Russo e con le deposizioni delle parti civili e dei difensori. Il rinvio è stato causato dall’assenza del giudice che presiede il collegio, Tringali. Con il  processo d’Appello si ripropone dunque, all’attenzione pubblica una vicenda che negli ultimi anni ha scosso la comunità di Vallo della Lucania e dell’intero Cilento.

    Nei mesi scorsi i genitori dei bambini coinvolti che all’epoca dei fatti avevano tra i tre e i cinque anni, si sono rivolti con una lettera anche a Papà Francesco. A lui hanno chiesto di porre fine «al silenzio in cui la chiesa si è chiusa» dopo la denuncia di abusi sessuali.

    Con suor Soledad, che al momento si trova in una non meglio specificata località del Perù, sono state condannate, a 16 mesi, per favoreggiamento anche due consorelle, Agnese Cafasso e Giuseppina De Paola. La suora peruviana venne arrestata il 17 giugno 2006 mentre era intenta a partire, dall’aeroporto di Fiumicino. 

  • Elisa Claps, parla il fratello: “Ho le prove, un sacerdote sapeva dov’era mia sorella”

    Elisa Claps, parla il fratello: “Ho le prove, un sacerdote sapeva dov’era mia sorella”

     Fonte: Settimanale Giallo di Gian Pietro Fiore.

    Il cadavere di mia sorella Elisa fu trovato nella chiesa della Santissima Trinità di Potenza il 17 marzo 2010, ma non è credibile che per diciassette anni nessuno abbia visto lì il suo corpo. Il suo ritrovamento è stata una messinscena e voglio sapere chi Tha organizzata”. A parlare è Gildo Claps, 49 anni, fratello di Elisa, la studentessa di 16 anni sparita il 12 settembre 1993 e ritrovata poi nel sottotetto di quella parrocchia ormai quattro anni fa. A ucciderla con 12 coltellate, dopo un tentativo di stupro, è stato Danilo Restivo, oggi 41 enne, che nel 2013 è stato condannato dai giudici a trent anni di carcere. Il suo Dna era sui vestiti della sedicenne. L’uomo, sfuggito alla giustizia italiana per anni, si è macchiato nel frattempo di un altro delitto: rifugiatosi in Inghilterra, a Bournemouth, ha ucciso la sua vicina di casa, Heather Barnett, una sarta 40enne.

    “TANTE DOMANDE SONO SENZA RISPOSTA” Ma il giallo della scomparsa e della morte di questa studentessa di Potenza non è stato risolto. Non si può ancora mettere la parola fine a questa brutta storia, perché la famiglia di Elisa vuole capire chi abbia organizzato quella dolorosa messinscena. Non solo, vuole che sia trovato e punito chi ha coperto 1 assassino, chi ne ha favorito la fuga e la latitanza, vuole capire come mai per anni non siano state fatte indagini serie, perché la poliziotta che indagava, Anna Esposito, sia morta misteriosamente a soli 35 anni. Un lungo elenco di domande a cui sta cercando di dare delle risposte la Procura di Salerno che conduce la cosiddetta inchiesta bis. I magistrati vogliono punire icomplici che hanno aiutato Restivo nella sua lunga latitanza durata oltre 17 anni. L’indagine ha già portato al processo per falsa testimonianza due donne delle pulizie della Curia potentina, Margherita Santarsiero e la figlia, Annalisa Lo Vito. Le due affermarono di aver scoperto i resti di un cadavere nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità nel 2010 ma poi, forse intimorite, ritrattarono. Dice Gildo Claps: «Molti sapevano dov era Elisa, ma hanno preferito tacere fino al marzo di 4 anni fa, quando ce stata la messinscena del ritrovamento. Per noii assumersi alcuna responsabilità in questa vicenda, il clero di Potenza ha fatto ritrovare i poveri resti di mia sorella a persone estranee. Ricordiamo che a trovarli furono tre operai romeni chiamati a riparare un infiltrazione. Ma in tanti sapevano da anni che erano lì, in quel sottotetto, a cominciare dalle donne delle pulizie. E ora vi spiego perché. Innanzitutto, Restivo era un assiduo collaboratore della parrocchia e subito la polizia si convinse che fosse stato lui a rapire Elisa, forse in chiesa. Ce scritto in uno dei primi rapporti della polizia, insabbiati per anni negli archivi della Questura di Potenza. Ecco quanto si legge nel documento: «La ragazza è stata presumibilmente sequestrata da Restivo a scopo di atti di libidine». Poi, nel 1996, tre anni dopo la scomparsa di Elisa, furono effettuati dei lavori nella chiesa. Furono posizionati dei grossi tiranti d acciaio sul soffitto: uno di questi è stato messo a 15 centimetri dal cadavere di Elisa. Come possibile che gli operai non abbiano visto quei poveri resti che erano proprio lì, davanti a loro? Ce una terza prova che il ritrovamento di mia sorella nel 2010 fu solo una orribile messinscena. Gli esami sulle spoglie hanno appurato che il cadavere è rimasto a lungo schiacciato sotto dei materiali di risulta, ma quando fu trovato nel 2010 c erano sopra solo due tegole. Posso quindi pensare che qualcuno abbia rimosso quei detriti j tempo prima, abbia visto Elisa, ma abbia taciuto. Infine, del caso di Elisa si occuparono anche i servizi segreti e in un’informativa si legge che “il corpo della Claps è nascosto in un luogo dove a nessuno sarebbe venuto in mente di cercare”. Una chiesa forse? Solo che quest’informativa è rimasta segreta per molto tempo. Nel 2001 è vero che si fecero delle ricerche nella chiesa, ma si controllò negli scantinati. Insomma, si cercò ovunque tranne dov era mia sorella. Il cadavere poi saltò fuori misteriosamente nove anni dopo». Gildo Claps vuole anche soffermarsi sulle fasi del ritrovamento: «Sembra un film tragicomico, dove bugie assurde ai alternano a mezze verità. Quando nel 2008, dopo 48 anni ai vertici della parrocchia della Trinità, don Mimi Sabia morì, venne sostituito da un prete congolese, che dopo un anno chiese di tornare in Congo. In quei 12 mesi, però, il sacerdote diede ordine di ripulire la chiesa. Chiamato a testimoniare, dirà, però, di non ricordarsi nulla, eppure rammento anch’io il fervere dei lavori con gli operai che uscivano con le carriole piene di macerie. Forse venivano dal sottotetto? Forse qualcuno già allora vide mia sorella? A fine 2009, il clero di Potenza, grazie alla pressione di giornali e Tv, si convinse a far trovare il cadavere di mia sorella, tramite le due donne delle pulizie. Le due avrebbero avvertito l’allora parroco don Wango Oliveira de Silva, che subito chiamò il vescovo a Roma. Solo che l’alto prelato capì che il giovane prete brasiliano aveva trovato un “ucraino” anziché un “cranio” e delle ossa. Capite l’assurdità? In ogni caso, ufficialmente se ne disinteressò, o meglio se ne dimenticò, fino all’arrivo dei tre ignari operai romeni chiamati a riparare un’infiltrazione nel tetto. Non ha dell’assurdo questa storia? Non si dimentichi che il giorno prima che arrivassero gli operai romeni, il parroco e il vescovo si avventurarono nel sottotetto a caccia della perdita senza trovarla. Avete mai sentito di un vescovo che si scomoda per trovare un infiltrazione in una chiesa?».

    LE MENZOGNE DI DON PIERLUIGI Ora cerchiamo di rispondere alle altre domande che si pone da anni la famiglia di Elisa. Chi ha aiutato Danilo Restivo? Torniamo, dunque, indietro a quel 12 settembre 1993 e proviamo a capire come quelFallora giovane maniaco abbia fatto a compiere un delitto tanto atroce e a farla franca. Un dato di fatto, acquisito ormai in tutte le indagini, è che Restivo appartiene a una ricca famiglia di Potenza, che si dice sia vicina alla massoneria e che negli anni *90 era anche molto potente in città per via dei suoi legami con Tallora ministro degli interni, Emilio Colombo. Detto questo, chi avrebbero convinto ad aiutarli per proteggere quel figlio assassino, già noto in tutta Potenza perché tagliava le ciocche di capelli alle ragazzine? Un nome balza fuori dai faldoni. Continua Gildo Claps con gli atti alla mano e la voce remente per la rabbia: «Si tratta di un prete. Si chiama don Pierluigi Vignola: era il cappellano della questura di Potenza. Ha detto due gravissime menzogne, che hanno avuto conseguenze tremende. Ecco la prima. Il giorno della scomparsa di mia sorella sostituiva don Mimi Sabia che era partito per le cure termali. Quando Elisa è scomparsa, lui era nella chiesa della Trinità, ma dirà agli inquirenti che non sapeva della sparizione di mia sorella. Questa è la prima bugia. Ma come ha potuto dire una cosa del genere? Il paese era tappezzato di manifesti con la foto di Elisa e tutti sapevano che era svanita nel nulla. Cerano centinaia di persone che la cercavano e io stesso mi sono recato in chiesa per chiedere informazioni. Questa invece è la seconda menzogna: don Vignola ha detto agli inquirenti di non conoscere Danilo Restivo, quando invece proprio qualche tempo prima dell’uccisione di Elisa, aveva molestato perfino sua sorella!». Gildo Claps si ferma e continuiamo noi di Giallo a dirvi chi è don Pierluigi Vignola. Coinvolto più volte in losche vicende, a suo carico ce poi una vicenda di molestie telefoniche a una donna. Per concludere, nei mesi scorsi, don Vignola è stato coinvolto in un ingarbugliata storia di relazioni pericolose tra politica e imprenditoria. Con un provvedimento firmato da un magistrato antimafia di Catanzaro, il sacerdote si è trovato indagato insieme a Nicola Tripodi, capo di una famiglia mafiosa, per il reato di associazione mafiosa. Gildo Claps ritrova le forze e continua: «Le menzogne di quest’uomo di Chiesa, che ha disonorato la sua tonaca, non sono finite: ha un ruolo fondamentale anche nell’inchiesta sulla morte misteriosa, avvenuta il 12 marzo 2001, del commissario Anna Esposito, la poliziotta di 35 anni che seguiva il caso della scomparsa di mia sorella. Con le sue dichiarazioni, violando il segreto del confessionale, ha spinto gli inquirenti a considerare la morte di Anna un suicidio. Al pubblico ministero che indagava sulla morte del commissario, disse: “Anna mi aveva riferito in confessione che aveva già tentato il suicidio”. Bastò questa dichiarazione per far archiviare il caso. Ormai è chiaro a tutti che la poliziotta è stata uccisa proprio perché a conoscenza di dettagli sconvolgenti sulla morte di mia sorella. E io voglio sapere da chi: sono sicuro che Anna Esposito avesse scoperto dove si trovava il corpo di mia sorella. Mi chiese un appuntamento, forse voleva parlarmi proprio di quel segreto inconfessabile. Ma a quelPappuntamento non è mai arrivata, perché è morta, strangolata con una cintura. Altro che suicidio, anche quella fu una massinscena e questa coraggiosa poliziotta merita giustizia. Mi fa una grande rabbia sapere che mio padre è morto senza conoscere tutta la verità su cosa accadde a sua figlia».

  • Accusata di pedofilia, rinviato al 9 maggio processo d’appello a suor Soledad

    Accusata di pedofilia, rinviato al 9 maggio processo d’appello a suor Soledad

    E’ stata rinviata al 9 maggio l’udienza prevista per venerdì alla Corte di Appello di Salerno per il processo a carico di Suor Soledad, la novizia peruviana condannata in primo grado a sei anni di reclusione per abusi sessuali sugli allievi dell’istituto Santa Teresa di Vallo della Lucania. Il processo riprenderà a maggio con la requisitoria del procuratore generale Maddalena Russo e con le deposizioni delle parti civili e dei difensori.

    Con il  processo d’Appello si ripropone dunque, all’attenzione pubblica una vicenda che negli ultimi anni ha scosso la comunità di Vallo della Lucania e dell’intero Cilento. Nei mesi scorsi i genitori dei bambini coinvolti che all’epoca dei fatti avevano tra i tre e i cinque anni, si sono rivolti con una lettera anche a Papà Francesco. A lui hanno chiesto di porre fine «al silenzio in cui la chiesa si è chiusa» dopo la denuncia di abusi sessuali.

    http://www.giornaledelcilento.it/it/04-04-2014-accusata_di_pedofilia_rinviato_al_9_maggio_processo_d_appello_a_suor_soledad-23014.html#.Uz-i4Pl_utZ

  • Suor Soledad, i bimbi non tornano in tribunale.

    Suor Soledad, i bimbi non tornano in tribunale.

    Al via ieri il processo di appello a carico della suora peruviana Carmen Soledad Bazan Verde, condannata in primo grado a otto anni di reclusione per aver abusato di numerosi bambini di età compresa tra i tre e i cinque anni, che frequentavano la scuola materna dell’Istituto Santa Teresa Vallo della Lucania. Ieri nella prima udienza dinanzi alla Corte d’Appello di Salerno, presidente Claudio Tringali, sono state affrontate le questioni preliminari. E’ stato deciso che non saranno risentiti i bambini, che avevano già deposto in primo grado e sono state ammesse alcune richieste, avanzate dai difensori della religiosa, gli avvocati Cannavucciuolo e Gullotta. La prossima udienza si svolgerà il 25 febbraio prossimo e la sentenza è prevista per il 25 marzo.

    Una vicenda, quella degli abusi sui minori, commessi da suor Soledad, che ha destato notevole scalpore, venuta alla luce dopo la denuncia dei genitori di alcuni bambini, che frequentavano la scuola materna dove insegnava la suora peruviana. I comportamenti anomali dei piccoli avevano indotto alcune madri ad approfondire quale fosse la causa dei malesseri mostrati dai loro figli. E così i bambini hanno iniziato a raccontare di essere stati costretti dalla suora peruviana a fare brutti giochi, tra cui quello del lupo cattivo che si svolgeva nei bagni della scuola.

    Fonte Il Mattino Salerno

  • Clero criminale

    Clero criminale

    Michele Mancino, Giovanni Romeo

    Clero criminale

    (L’onore della chiesa e i delitti degli ecclesiastici nell’Italia della Controriforma)

    Laterza editore, Roma-Bari, 2013, pag. 237, euro 22,00

    Il testo ribadisce con un’amplissima documentazione che, pur di difendere ad oltranza l’immagine della chiesa,  in numerose occasioni le parrocchie italiane furono affidate a pluri-pregiudicati, pedofili, assassini, ladri eccetera.

    L’arco dell’indagine storica si situa nei secoli XVI-XVII-XVIII ma altre ricerche provano come, sia nei secoli precedenti che seguenti, la situazione era sempre la stessa: grazie al privilegio di essere giudicati solo da tribunali diocesani i preti godevano di una “scandalosa disparità di trattamento”. A parità di reato, anche da patibolo, gli ecclesiastici avevano “comode scappatoie” e le pene comminate erano più miti e più spesso condonate.

    Quasi nessun delitto era tanto disdicevole per un parroco da suggerire ai superiori l’opportunità di trasferirlo o di ridurlo allo stato laicale. Il testo segnala il caso limite di don Luigi Lupato, parroco a Venezia, pluri-pregiudicato ma intoccabile e protetto sempre dai superiori. Esisteva una generalizzata tolleranza verso gli eccessi del clero per cui gli ecclesiastici che delinquono, anche ripetutamente, restano di fatto inamovibili. Il testo segnala  la rarità delle esecuzioni capitali inflitte agli uomini di chiesa anche nei casi più gravi: violenza carnale con omicidio della vittima.

    I viceré spagnoli protestarono più volte per l’impunità assoluta assicurata ai preti napoletani, rei di gravissimi delitti. Una statistica citata nel libro prova che i sacerdoti assassini erano costantemente più numerosi di quelli ammazzati.

    Anche i vescovi erano responsabili delle penose condizioni delle diocesi poiché sono documentati “comportamenti criminali di una parte consistente degli stessi vescovi”.

    Gli archivisti del Vaticano sono accusati dagli autori di essere “più realisti del re” in quanto precludono talora agli studiosi la consultazione dei fondi criminali conservati a Roma, i quali sono di “dimensioni ciclopiche”.

    Per quanto riguarda l’uso spietato della tortura nei processi penali davanti ai tribunali diocesani, ne segnalo solo tre fra i molti segnalati nel libro:

    • anche i bambini sodomizzati dai preti talora sono seviziati pure in sede giudiziaria  se ritenuti reticenti o conniventi
    • un bambino che aveva rubato vasi d’argento in una chiesa fu messo alla berlina a Ferentino (FR)
    • un giovane chierico, ladro in chiesa, fu “ripetutamente e pesantemente torturato” a Napoli La pena di morte per ordine clericale è documentata in più parti del libro:

    -un nobile ed un frate che a Salerno avevano violato alcune suore sono estradati a Roma e decapitati

    • otto omosessuali romani sono condannati a morte nel 1578 in quanto aderenti da una finta confraternita che si riuniva in una nota basilica
    • un prete che aveva ingravidato una monaca con relativo infanticidio fu giustiziato a Ferrara nel secolo XVI

    Pierino Marazzani, novembre 2013

  • COMUNICATO STAMPA  GLI ABUSI IN UN ASILO DI VALLO DELLA LUCANIA A “DENTRO LA NOTIZIA”

    COMUNICATO STAMPA GLI ABUSI IN UN ASILO DI VALLO DELLA LUCANIA A “DENTRO LA NOTIZIA”

    L’APPELLO DEI GENITORI A PAPA FRANCESCO: “NON NEGHI IL SUO SOSTEGNO SPIRITUALE AI NOSTRI FIGLI ABUSATI DA MANI CONSACRATE”

    MERCOLEDI’ 9 OTTOBRE 2013

    AI centro del nuovo appuntamento con “Dentro la Notizia” – in onda mercoledl 9 ottobre, in seconda serata, su Retequattro – un caso di abuso su minori.
    L’approfondimento del Tg4 ricorda quanto avvenuto a Vallo della Lucania, in provincia di Salerno, nel maggio del 2006: alcuni genitori denunciano in Procura atti di violenza sui figli che frequentano una scuola materna gestita da suore.
    Nel processo di Primo grado è condannata ad otto anni di reclusione Suor Soledad (che, grazie al visto scaduto, viene espulsa e rimandata in Peru). Per altre due suore coinvolte, condannate per favoreggiamento, l’accusa rischia di cadere in prescrizione.
    I genitori dei bambini hanno scritto una lettera a Papa Francesco, che il settimanale diretto da Giovanni Toti riporta nel servizio d’apertura del programma.
    «Padre $anto, non ci neghi il Suo sostegno spirituale» – scrivono i genitori – «Esso ci è necessario per ricomporre le crepe che si sono aperte negli anni, nostri e dei nostri figli, abusati da mani consacrate. t nostri appelli negli anni passati sono caduti nel vuoto. Tuttavia continueremo ad urlare il nostro dolore e lo faremo rimanendo dentro la Chiesa, convinti che la sofferenza di tutti i bimbi abusati si fonda con lo strazio del Crocifisso».
    Una madre racconta: «Quando ci fu la sentenza e spiegammo che le suore erano state condannate, rivedo mio figlio in lacrime. L’unica cosa che disse è “Allora ci hanno creduto … •. Negli occhi di mio figlio ho visto la paura e lo smarrimento: quello sguardo me lo porterò nella tomba».
    Tra gli altri temi della puntata, Lampedusa e la strage dei migranti, un pellegrinaggio a Medjugorie, un caso di malasanità, un dietro le quinte del concerto di Gianni Morandi all’Arena di Verona, il Monte Bianco e i cantieri della trasformazione

  • Francesco Zanardi intervista Silvia Luzi, produttrice dell’unico docu-film sull’Italia, censurato in Italia; presentato al Film Festival di Bari

    Francesco Zanardi intervista Silvia Luzi, produttrice dell’unico docu-film sull’Italia, censurato in Italia; presentato al Film Festival di Bari

    La città di Savona è ancora una volta protagonista delle scene internazionali come la città di Verona e quella di Salerno.

    Dal 22 aprile al 28 infatti la T-film ha girato un docu-film nella nosta citta che sarà trasmesso in tutto il mondo, Usa, Sudamerica, Asia ecc.

    A commissionare il documentario è stata Press-tv con sede a Teheran e Londra, a produrlo è l’autrice e regista Silvia Luzi, che collabora con Raitre per Report di Milena Gabanellli e Presa diretta di Sergio Iacona, oltre a programmi per Sky.

    Cosa accomuna Savona Verona e Salerno al punto tale da produrre nel massimo riserbo un documentario destinato alla distribuzione internazionale?

    Zanardi

  • Pedofilia su ragazzi di 13 e 14 anni. Condannato a 7 anni Padre Jesus Vasquez, Prete domenicano, 57enne, esercitava a San Nicola Manfredi (BN). Trasferito in ignota località

    Pedofilia su ragazzi di 13 e 14 anni. Condannato a 7 anni Padre Jesus Vasquez, Prete domenicano, 57enne, esercitava a San Nicola Manfredi (BN). Trasferito in ignota località

    Rnviato a giudizio sacerdote accusato di violenza sessuale

    (24 Marzo) E’ stato rinviato a giudizio il sacerdote sudamericano, residente nel Sannio, accusato di molestie sessuali nei confronti di due ragazzi della provincia di Benevento. Il collegio penale è in programma il prossimo 29 giugno. L’udienza preliminare si è tenuta oggi presso il tribunale di Benevento, dinanzi al giudice Flavio Cusani.

    Gli episodi sarebbero avvenuti tra il 2008 ed il 2009. In particolare, il reato contestato è quello previsto dall’articolo 609 bis del codice penale, che parla di violenza sessuale. Inoltre, la norma fa riferimento anche alle ipotesi di abuso delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto. In questo caso, nello specifico, sulla base dell’accusa, non si tratta di veri e propri abusi quanto di episodi di palpeggiamento nei confronti dei due ragazzi che erano minorenni all’epoca dei fatti ed erano soliti frequentare la parrocchia, laddove operava il prete di origini sudamericane.

    In ogni caso, l’ipotesi rientra in quanto prevede il 609 bis del codice penale. Intanto, attualmente il sacerdote non officia più la santa messa e risiede sempre in provincia di Benevento.

    www.lunaset.it/politica-salerno-e-b…a-sessuale.html

  • Rnviato a giudizio sacerdote accusato di violenza sessuale

    Rnviato a giudizio sacerdote accusato di violenza sessuale

    (24 Marzo) E’ stato rinviato a giudizio il sacerdote sudamericano, residente nel Sannio, accusato di molestie sessuali nei confronti di due ragazzi della provincia di Benevento. Il collegio penale è in programma il prossimo 29 giugno. L’udienza preliminare si è tenuta oggi presso il tribunale di Benevento, dinanzi al giudice Flavio Cusani. Gli episodi sarebbero avvenuti tra il 2008 ed il 2009. In particolare, il reato contestato è quello previsto dall’articolo 609 bis del codice penale, che parla di violenza sessuale. Inoltre, la norma fa riferimento anche alle ipotesi di abuso delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto. In questo caso, nello specifico, sulla base dell’accusa, non si tratta di veri e propri abusi quanto di episodi di palpeggiamento nei confronti dei due ragazzi che erano minorenni all’epoca dei fatti ed erano soliti frequentare la parrocchia, laddove operava il prete di origini sudamericane. In ogni caso, l’ipotesi rientra in quanto prevede il 609 bis del codice penale. Intanto, attualmente il sacerdote non officia più la santa messa e risiede sempre in provincia di Benevento.

    www.lunaset.it/politica-salerno-e-b…a-sessuale.html