Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Inchiesta Don Lu, incidente probatorio: domani la nomina dei periti

    Inchiesta Don Lu, incidente probatorio: domani la nomina dei periti

    Savona. Saranno nominati domani dalla Procura della Repubblica di Savona i periti del Collegio che dovrà giudicare attendibile la versione della ragazzina di 12 anni sui presunti abusi sessuali subiti da Don Luciano Massaferro, il prete alassino rinchiuso in carcere a Chiavari con l’accusa di violenza sessuale su minore. Sarà composto da psichiatri e psicologi. Saranno loro, infatti, a presiedere nell’incidente probatorio che verrà disposto nei prossimi giorni,un passaggio decisivo ai fini dell’inchiesta.

    Intanto sul fronte delle indagini proseguono le analisi dei periti della Procura sul quarto pc utilizzato da Don Luciano, che conterrebbe elementi di prova altrettanto determinanti per confermare le accuse a Don Lu. Foto e altro materiale sono al vaglio degli inquirenti. “Aspettiamo di vedere l’esito di questa analisi – commenta l’avvocato difensore Alessandro Chirivì -. Agli atti, per noi, resta il racconto della ragazzina, e vedremo nell’incidente probatorio”.

    E in merito ad alcune contraddizioni emerse negli interrogatori di Don Luciano, la difesa non si mostra preoccupata: “Chiaramente la situazione che vive in carcere Don Luciano è molto difficile, posso dire che elementi in tal senso sono da imputare allo status psico-fisico di Don Lu e non sono stati certo fattori centrali per l’accertamento della verità”.

  • Savona: prete arrestato, in Procura sfilano gli educatori

    Savona: prete arrestato, in Procura sfilano gli educatori

    Dopo l’interrogatorio fiume di ieri per don Luciano Massaferro, il parroco di Alassio arrestato per presunte violenze sessuali su una minore, oggi, ad una settimana di distanza dalla clamorosa vicenda giudiziaria, a palazzo di giustizia sono sfilati gli educatori dell’Ac della parrocchia di San Vincenzo e San Giovanni.

    Si tratta dei collaboratori più stretti del sacerdote finito in carcere a Chiavari e che continua a proclamarsi innocente negando ogni addebito contestato dall’accusa. Almeno otto quelli che sono sfilati oggi in Procura per essere sentiti come persone informate sui fatti. Persone che hanno vissuto vicino al parroco, che conoscono la sua vita di religioso e che lo hanno seguito in tutti questi anni di attività pastorale. Sono stati avvicinati domenica scorsa durante la messa solenne e convocati per oggi a palazzo di giustizia per rendere la loro testimonianza sul sacerdote alassino.

    Non è ancora dato sapere il contenuto dei colloqui tra gli educatori e gli inquirenti ma appare scontato che i collaboratori di don Luciano abbiano fornito un quadro ben diverso da quello che è stato dipinto in questi giorni. Già ancora prima di essere convocati in Tribunale, si erano uniti in preghiera domenica pomeriggio per sostenere con forza l’innocenza di un sacerdote che sta lottando per la giustizia e soprattutto per emerga quanto prima la verità.

    Intanto si attende il verdetto dei giudici del tribunale del riesame al quale l’avvocato Alessandro Chirivì, il legale del parroco, si è rivolto per chiedere la sua scarcerazione. Il regime carcerario al quale è costretto sta mettendo a dura prova il sacerdote che comunque continua a ricevere attestati di stima dai suoi parrocchiani e dai sacerdoti della diocesi di Albenga/Imperia.

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    g.d.g.

    Martedì 05 Gennaio 2010 ore 16:00

  • Don Luciano, autorizzata la visita del Vescovo

    Don Luciano, autorizzata la visita del Vescovo

    Il vescovo di Albenga mons. Mario Oliveri è stato autorizzato a visitare nel carcere di Chiavari, dov’è recluso, il parroco di Alassio (Savona) don Luciano Massaferro, arrestato il 29 dicembre scorso con l’accusa di violenza sessuale su una chierichetta di undici anni. Lo annuncia il presidente dell’Udc Rocco Buttiglione che aveva fatto una richiesta in questo senso. «Ci auguriamo – afferma – che lo sblocco di questa situazione porti a un rasserenamento del clima, in modo che le indagini da parte della Procura di Savona possano ora procedere con serietà e celerità fino all’accertamento della verità».

    «Ci auguriamo anche – aggiunge Buttiglione – che vista la delicatezza della situazione venga assicurata a tutti i soggetti coinvolti, in primis la bambina e il sacerdote, un’adeguata tutela della loro dignità, con l’utilizzo di tutti gli strumenti di sostegno necessari».

  • Rimane in carcere don Luciano Massaferro. L’Alassio benpensante si scatena contro la ragazzina

    Rimane in carcere don Luciano Massaferro. L’Alassio benpensante si scatena contro la ragazzina

    SERGIO BAGNOLI – Rimane in carcere Don Luciano Massaferro, accusato di pedofilia da un’ adolescente dodicenne. L’Alassio benpensante si scatena contro la ragazzina. Intanto si viene a sapere che il suo difensore, l’avvocato Alessandro Chirivì di Albenga, ha presentato ricorso, verrà discusso dopo l’undici, al Tribunale del Riesame di Genova contro la custodia cautelare.
    “E’ una povera mitomane che vive di fantasie essendo cresciuta in un ambiente degradato”, con queste terribili parole, carpite qua e là nei bar di Alassio, pare che la voce del popolo abbia già emesso la sua inappellabile sentenza sul caso di pedofilia che vede Don Luciano Massaferro, parroco della centrale chiesa di San Vincenzo Ferreri, nonché della vicina San Giovanni Battista, sul banco degli imputati. Attualmente si trova recluso nel carcere di Chiavari, accusato di avere abusato per almeno tre volte di un’adolescente. La giovane aveva raccontato qualche mese fa le brutture di cui era stata vittima ad una psicologa dell’Istituto ospedaliero per l’infanzia Giannina Gaslini di Genova ed il suo racconto è stato successivamente valutato talmente credibile dalla Procura della Repubblica di Savona da indurla a spiccare, l’antivigilia di Capodanno, mandato d’arresto contro il sacerdote della “ Città del muretto”.
    Ora Don Luciano Massaferro, provato dall’esperienza oltre le sbarre nel penitenziario chiavarese, dovrà continuare a condividere la cella assegnatagli con altri sette detenuti comuni per almeno ancora una settimana dal momento che il Gip di Savona Emilio Fois ha ritenuto giustificanti la carcerazione le accuse formulate dalla Procura della Repubblica di Savona ed ha respinto la richiesta di liberazione, od in subordine di concessione degli arresti domiciliari, avanzata dal suo difensore Alessandro Chirivì di Albenga.
    Dopo l’undici infatti il caso sarà discusso dinnanzi al Tribunale del Riesame di Genova cui il legale del prete si è oggi appellato.
    Don Luciano avrebbe abusato della giovane dodicenne, come detto, in tre occasioni: la prima volta nella sua canonica, la seconda a bordo del proprio motociclo, avendola invitata “a fare un giro” per Alassio, la terza in una baracca che sorge in un orto di proprietà della parrocchia. Nonostante la delicatezza del caso, e prima di aspettare le risultanze del riesame, gran parte dell’Alassio benpensante si è però schierata, ivi compresi il sindaco Melgrati ed il presidente del Centro Aiuto per la Vita ingauno Ciangherotti, dalla parte del suo parroco ed a testimonianza di ciò resta il fatto che, dal giorno dell’arresto, a Don Massaferro continuano a giungere messaggi di incondizionata stima sul suo sito internet personale e su quello della parrocchia.
    Don Massaferro non è infatti un sacerdote qualunque ma, oltre ad essere il titolare della seconda parrocchia per importanza della città del Muretto ed essere parecchio impegnato accanto ai giovani, è pure il responsabile diocesano, diocesi di Imperia-Albenga, per l’insegnamento religioso nelle scuole pubbliche.
    Decisamente più prudente, invece, la linea seguita dal Vescovo Diocesano Mons. Oliveri che, sin dal momento del fermo, si è dichiarato “ fiducioso nella giustizia terrena e sicuro che Don Massaferro riuscirà a dimostrare la propria innocenza”.
    Questa inchiesta pruriginosa, l’interesse alla quale ovviamente viene amplificato dal fatto che l’accusato è un parroco e dalla circostanza che si svolge in una piccola cittadina di provincia ove anche i muri parlano ed ove l’ipocrisia la fa da padrona, vede nelle vesti della vittima comunque una ragazza giudicata anche dagli psicologi non del tutto ponderata a causa delle gravi traversie familiari che da tempo attraversa e che dunque potrebbe aver frainteso certi atteggiamenti amichevoli del sacerdote nei suoi confronti ed aver lavorato di fantasia, dimensione comune a quasi tutti i giovani di quell’età.
    Proprio per il bene di una minorenne, che in ogni caso per il solo fatto di avere meno di quattordici anni deve essere ad ogni costo tutelata, e per dare modo all’accusato di preparare con serenità la propria difesa però ora sarebbe bene che Alassio non si dividesse in innocentisti e colpevolisti ma, senza interferenza alcuna, lasciasse lavorare con calma gli inquirenti. E’ quanto desidera pure il difensore di Don Luciano, l’avvocato Chirivì.

  • «Può farlo di nuovo»: Don Lu resta in cella

    «Può farlo di nuovo»: Don Lu resta in cella

    Don Luciano Massaferro resta in carcere. Così ha deciso il tribunale del Riesame al termine di quattro giorni di camera di consiglio, aggravando l’aspetto delle esigenze cautelari. Non ci sarebbe infatti solo il timore di una reiterazione del reato, ma di fronte alle contraddizioni palesate negli interrogatori «una sua scarcerazione potrebbe creare problemi sotto il profilo dell’inquinamento delle prove». Ossia don Luciano, tornando a casa, potrebbe avere la possibilità di intralciare le indagini, anche perché, come anticipato nei giorni scorsi dai racconti dei compagni della presunta vittima, sarebbero venuti alla luce altri due presunti aspetti su cui fare luce. Altre due ragazzine divenute oggetto delle attenzioni pericolose del prete. E non è una decisione senza importanza quella che arriva dal Riesame. In attesa del processo, è un pronunciamento ufficiale e quindi in grado di segnare il destino futuro.

    Ma è di ieri anche l’inquietante notizia di un furto messo a segno nell’abitazione della famiglia della ragazzina implicata nella vicenda. Un episodio che la magistratura, pur riservandosi dietro un no comment sui particolari, puntualizza come «non abbia nulla di ricollegabile all’inchiesta». Un’incursione denunciata ieri e che va a rendere ancora più odiosa una vicenda brutta già di per sè e tutt’altro che conclusa.

    L’ordinanza di sedici pagine depositate ieri in cancelleria ha invece di fatto accolto in toto il castello accusatorio costruito dalla procura di Savona. Secondo i giudici genovesi la bambina di undici anni, vittima delle presunte attenzioni sessuali del sacerdote di Alassio, è attendibile sotto tutti i profili e soprattutto «ha sempre descritto in modo univoco i fatti, di fronte ai vari psicologi, ma anche alla presenza della madre, del nonno ed a casa del prete». Un confronto, non giudiziario, che non è mai venuto alla luce e regala un ulteriore aspetto di riflessione sulla vicenda.

    Don Luciano sapeva, quindi, delle accuse prima ancora dell’arresto e benché i giudici non facciano riferimenti temporali a quell’episodio, la sparizione del quarto computer risalirebbe proprio a quel periodo.

    Sulla sua esistenza anche i giudici del riesame non hanno dubbi sostenendo «che c’è un computer di cui don Luciano nega l’esistenza» e che un testimone oculare aveva indicato senza ombra di dubbio. Si tratta di un perito informatico che aveva lavorato in casa del sacerdote per trasferire alcuni files dal vecchio pc a quello nuovo.

    Se l’ordinanza regala otto pagine alla trattazione giuridica sull’attendibilità della presunta vittima, i giudici hanno anche fornito riscontri su fatti accessori che hanno convinto il sostituto procuratore Alessandra Coccoli a richiedere al giudice delle indagini preliminari Emilio Fois l’ordinanza di custodia cautelare.

    Ma i giudici del Riesame hanno regalato spunti anche sulle varie testimonianze fornite dai compagni della ragazzina, dei vicini di casa del prete e dei parrocchiani che a più riprese hanno smentito le dichiarazioni rese in interrogatorio da parte di don Luciano.

    Una vicenda sulla quale il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, invita alla pacatezza e alla riflessione, dopo le prese di posizione nette della prima ora: «Lasciamo che le cose facciano il loro corso e preghiamo che tutto si risolva nella giustizia e nella verità». Prima un articolo su Avvenire nel quale veniva duramente attaccata la procura savonese per l’arresto (e soprattutto la conferma della custodia cautelare in carcere) per il sacerdote alassino. E poi il silenzio, che suonava come una benedizione alla linea del quotidiano dei vescovi, del vescovo di Albenga-Imperia. Mario Oliveri si era detto convinto di trovarsi di fronte a un colossale malinteso e si era limitato a commentare «Non ho nulla da aggiungere né da togliere a quanto pubblicato sull’Avvenire».

    A bocce ferme, il presidente dei vescovi (che aveva già precisato di non conoscere personalmente e di non aver mai incontrato don Luciano) indica le virtù da seguire: «La giustizia – che è quella degli uomini ma anche quella divina – e la verità, piaccia o meno».

     

  • “Un telefono in cella? il parroco nei guai anche per un sms”

    “Un telefono in cella? il parroco nei guai anche per un sms”

    Savona. Un presunto scambio di messaggi attraverso il telefono cellulare con una amica parrocchiana è finito nel mirino della magistratura savonese che ha trasmesso gli atti ai colleghi di Chiavari per l’apertura di un’inchiesta.
    Per don Luciano Massaferro, rinchiuso nel penitenziario chiavarese, c’è il rischio, nel caso in cui venga confermata l’esistenza del messaggio, di una nuova imputazione. «Ma come può essere accaduto che il sacerdote abbia avuto l’uso di un telefono in carcere?» si sono domandati stupiti al sesto piano del palazzo di giustizia di Savona.
    Questa ennesima bufera giudiziaria è stata accesa dalle dichiarazioni rilasciate da Elisabetta Drago all’inviato de Il Secolo XIX, Paolo Crecchi, lunedì scorso a contorno della veglia di preghiera organizzata in favore di don Lu alla parrocchia di Borghetto. «Tre giorni fa la signora Elisabetta ha spedito un sms al don, “Ci vediamo per una pizza?”, e lui le ha risposto: “Troppo da fare in questi giorni”»: sarebbe questo il passaggio che ha spinto la magistratura ad aprire un’inchiesta per far luce se nel carcere di Chiavari, don Luciano, abbia potuto far uso del telefonino.
    La notizia di un’eventuale violazione avrebbe colto di sorpresa i magistrati levantini che con il direttore del penitenziario avrebbero un ottimo rapporto, ma di fronte alla segnalazione l’inchiesta è scattata automatica.
    Da qui a sostenere che lo scambio epistolare via sms sia avvenuto ce n’è di strada. Ovviamente potrebbe trattarsi di un errore della donna nel ricordare quel particolare, ma «tre giorni fa»è suonato come un allarme per gli investigatori in chiave ovviamente di un possibile inquinamento delle prove. Indubbiamente la gravità dell’accaduto, fosse davvero avvenuto lo scambio di sms, appare evidente e quindi in grado di richiedere un approfondimento.
    Probabile che nelle prossime giornate venga ascoltata l’amica parrocchiana di don Luciano e per mettere una parola definitiva alla vicenda vengano acquisiti i tabulati dei due telefoni. Un confronto in grado di mettere a tacere una vicenda che alla vigilia del riesame odierno è risuonata come una bomba inattesa e soprattutto sgradita a tutte le parti.
    Detto ciò, però, l’esistenza di un’inchiesta penale è un dato di fatto e da ieri sera la procura di Chiavari ha cominciato a muovere i primi passi per capire se si tratta di una «bufala», seppur involontaria, o di una violazione da perseguire. Se così fosse, nei guai rischierebbe di finirci anche la direzione del carcere.
    Giovanni Ciolina
    ciolina@ilsecoloxix.it

  • Savona, la Procura richiede incidente probatorio per il caso di “Don Lu”

    Savona, la Procura richiede incidente probatorio per il caso di “Don Lu”

    Savona. I legali di Don Luciano e i parrocchiani attendono il verdetto del Tribunale del Riesame. Nel frattempo invece gli inquirenti aspettano una risposta dal giudice per le indagini preliminari Emilio Fois. La Procura infatti avrebbe formalmente richiesto l’incidente probatorio. Ora quindi spetterà proprio al gip decidere se accogliere o meno la richiesta.

    Sembra però difficile che nel corso dell’incidente probatorio si arrivi ad un confronto diretto tra Don Luciano e la bimba che lo ha accusato. L’ipotesi più probabile è che vengano sentiti ancora e separatamente.

    Intanto il legale del sacerdote, Alessandro Chirivì, assicura che la Procura non ha accertato nessun altro presunto caso di violenza. “Agli atti depositati sino all’udienza del riesame di giovedì non risulta alcuna dichiarazione di altri episodi di presunte molestie, anzi, tutte le minori ascoltate in sede di indagini hanno espressamente escluso di aver subito alcun tipo di molestia da parte del parroco” afferma il legale del parroco.

    Non risulterebbe poi che il sacerdote sia stato in possesso in questo periodo di detenzione di un telefonino con il quale possa comunicare con l’esterno inviando messaggi sms ai suoi parrocchiani. “Il cellulare del prete era stato sequestrato insieme alla scheda sim il giorno stesso dell’arresto per poter essere sottoposto ad una perizia tecnica” precisa Chirivì.

    Posted by Redazione on 15 gennaio 2010.

  • Albenga: il vescovo “non ho potuto vedere don Luciano”

    Albenga: il vescovo “non ho potuto vedere don Luciano”

    Pubblichiamo l’articolo integrale dall’Avvenire sulla visita negata al vescovo di Albenga Oliveri a don Luciano Massaferro in carcere a Chiavari.

    “Fino dall’inizio, quando ho appreso delle accuse rivolte da una bambina a Don Luciano, ho espresso afflizione, stupore ma anche fiducia. Oggi la mia attesa è che al più presto emergano verità e giustizia. Ho tutti gli elementi per poter ribadire che ogni accusa mi pare inverosimile, e mi sento di dirlo con serenità nonostante ovviamente solo Dio conosca la profondità dell’animo umano … Ogni persona è innocente almeno fino a prova contraria e ora con le parole della bimba non risultano circostanziate da altre realtà, sono ancora più confermato nel mio stato d’animo iniziale”. Con queste parole il vescovo di Albenga-Imperia interviene questa mattina dalle colonne dell’Avvenire in un articolo “Contro Don Luciano accuse inverosimili”, firmato dalla giornalista Lucia Bellaspiga, inviata ad Albenga, in merito alla vicenda di Don Luciano Massaferro, il sacerdote arrestato per presunte molestie sessuali su una minore. “Da quando è stato privato della libertà fisica -aggiunge il Vescovo- non ho desiderato altro che di incontrarlo ma non ci è stato concesso. Eppure il nostro sarebbe stato il giusto abbraccio tra un spirituale e un figlio. Quando l’istanza dei suoi difensori venisse accolta e Don luciano tornasse in libertà non vedrei l’ora di rendere reale questo desiderio”.

    dal giornale Avvenire

    Venerdì 15 Gennaio 2010 ore 10:08

    www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=67818

     

  • Il prete accusato di pedofilia «L’ho visto nudo in canonica»

    Il prete accusato di pedofilia «L’ho visto nudo in canonica»

    14 gennaio 2010
    | Gianluigi Cancelli

    E alla vigilia dell’atteso appuntamento giudiziario, spuntano nuovi particolari sul terzo episodio del quale è accusato il parroco di San Vincenzo ad Alassio

    Proprio alla vigilia dell’udienza davanti ai giudici del Tribunale del riesame di Genova, fissata per questa mattina alle nove e mezza, spunta un nuovo episodio di accusa nei confronti di don Luciano Massaferro, il parroco alassino di 44 anni arrestato la mattina del 29 dicembre scorso dalla polizia con l’accusa di violenza sessuale su una bambina di dodici anni.

    Si tratta di un incontro che, secondo la tesi accusatoria sostenuta dalla procura di Savona basata su quanto la vittima aveva raccontato prima alla madre e poi alla psicologa dell’ospedale Gaslini che aveva subito segnalato l’accaduto al tribunale dei minori di Genova, sarebbe avvenuto all’interno della canonica che si trova proprio attaccata alla parrocchia di San Vincenzo.

    Un episodio che, almeno secondo quanto raccontato dalla bambina, sarebbe stato più grave rispetto a quelli precedenti. In sostanza il sacerdote si sarebbe in parte spogliato di fronte alla dodicenne che nel suo racconto alla psicologa dell’ospedale Gaslini avrebbe fornito una serie di dettagli precisi nella descrizione del luogo dove era avvenuto questo incontro. Non solo. La bambina avrebbe fornito anche alcuni particolari sulla successione di quanto accaduto e addirittura una descrizione delle parti intime del sacerdote. «È vero che tra gli episodi per i quali è stato firmato l’ordine di custodia cautelare in carcere nei confronti di don Luciano Massaferro vi è anche questo episodio che sarebbe avvenuto nella canonica attigua alla parrocchia – si limita a commentare l’avvocato della diocesi di Albenga e Imperia Alessandro Chirivì, che insieme all’avvocato Mauro Ronco (presidente del consiglio dell’Ordine forense di Torino) difende il parroco alassino – ma non mi risulta che la bambina abbia fornito dettagli particolari riguardanti il corpo del sacerdote. Vorrei comunque sottolineare come anche in questo caso si tratti soltanto del racconto di una bambina di dodici anni, da cinque seguita dagli psicologi del Gaslini. Come per gli altri due presunti episodi che hanno portato al suo arresto non vi sono prove di quanto sarebbe accaduto, ma soltanto il racconto della bimba. Mi sembra un po’ poco per arrivare ad arrestare e soprattutto a tenere per tutto questo tempo in carcere una persona che sino a prova contraria deve esser considerata innocente».

    Una tesi che i difensori di don Luciano Massaferro avevano già provato a sostenere di fronte al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Savona, Emilio Fois, senza per la verità ottenere alcun risultato. Tesi che questa mattina riproporranno davanti ai giudici del Tribunale del riesame di Genova. Un appuntamento che per la sorte del sacerdote alassino sembra essere, almeno dal punto giudiziario, decisivo. «Ho incontrato don Luciano questo pomeriggio (ieri pomeriggio per chi legge, n.d.r. in carcere a Chiavari – spiega ancora l’avvocato Chirivì – e devo dire di averlo trovato molto provato. Nonostante le lettere, e sono quasi un centinaio, che ha ricevuto dai suoi parrocchiani che sono certi della sua innocenza, ha il morale basso. Ma non potrebbe essere diversamente, perché parliamo di una persona che è in carcere da quindici giorni sapendo di essere innocente».

    Oltre al racconto della bambina vittima dei presunti episodi, a dire il vero, la tesi accusatoria punta anche sul fatto che il sacerdote alassino continui a negare con decisione l’esistenza di un quarto computer che avrebbe utilizzato nei mesi passati e della cui esistenza gli investigatori sono certi. Computer che però sino ad oggi non è stato ancora trovato.

  • «Il computer c’è e l’ho usato io»

    «Il computer c’è e l’ho usato io»

    13 gennaio 2010
    GIOVANNI CIOLINA

    Il perito informatico conferma la sua versione: don Luciano mi fece trasferire dei files su un altro pc

    «Quel computer l’ho visto e ci ho lavorato per trasferire alcuni file su un altro apparecchio». La testimonianza del perito informatico divenuto test chiave, per la procura è la conferma dell’esistenza del quarto computer, quello sparito, ed al centro delle ricerche da parte degli uomini della squadra mobile di Savona.

    Il sacerdote ha sempre negato di aver avuto altro pc all’infuori di quelli sequestrati (tre in totale), ma la procura di Savona ritiene contraddittoria la versione di don Lu e la storia del computer è considerata una delle prove per sostenere le accuse di violenza sessuale al prete di Alassio arrestato il 29 dicembre scorso su ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip Fois.

    La ricerca dell’apparecchiatura elettronica prosegue anche se il compito degli inquirenti si annuncia difficile se non addirittura proibitivo. Solo un’eventuale collaborazione del sacerdote potrebbe servire a sciogliere la matassa. Il procuratore Francantonio Granero e i sostituti Alessandra Coccoli e Giovanni Battista Ferro sono convinti che quell’hard disk contenga elementi probatori importanti. Un teorema che troverebbe sostegno anche nella richiesta di trasferire dal vecchio al nuovo pc solo una parte di files e quindi, secondo gli investigatori, quelli non compromettenti. Ma si tratta di supposizioni. Il tecnico incaricato della perizia sui computer sequestrati, invece, al momento non avrebbe segnalato anomalie alla procura.

    Al momento a sostenere l’accusa di violenza sessuale c’è la segnalazione della psicologa del Gaslini che ha avuto in cura l’undicenne che avrebbe subito le morbose attenzioni del prete e che era stata inviata all’ospedale specializzati per bambini dal medico di famiglia venuto a conoscenza dei problemi avuti dalla sua paziente.

    Una bimba con problemi caratteriali «ed alle prese con un disagio indipendente da don Luciano» spiega il professor Mauro Ronco che domani sosterrà al tribunale del Riesame di Genova la tesi della completa estraneità dai fatti di don Luciano, chiedendo quindi la sua scarcerazione.

    «Attendiamo con ansia l’esito del Riesame» ribadisce il legale torinese che assiste il parroco di San Vincenzo e San Giovanni insieme ad Alessandro Chirivì.

    E il luminare del foro torinese legge «a nostro favore» l’ipotesi contenuta nella memoria della procura inviata al tribunale di Genova sullo stato iniziale della bambina vittima delle presunte molestie. «Non c’è alcun indizio accusatorio – aggiunge Mauro Ronco . Non riesco a trovare altra visione dei fatti differente alla mia». Riesame in discesa, quindi? «Assolutamente no. Ogni cosa ha gli astri in cielo e non si può mai dire, ma…» ribadisce l’avvocato Ronco accennando un sorriso.

    Si annuncia quindi battaglia all’ultimo respiro tra accusa e difesa, entrambe convinte delle proprie ragioni e che domani mattina al Riesame faranno valere le proprie ragioni. Da una parte l’accusa sostiene di avere elementi fondati per la richiesta di custodia cautelare in carcere del prete basato sulle dichiarazioni della presunta vittima (spiegate alla psicologa e ribadite nel corso di un interrogatorio protetto) e di alcune testimonianze, oltre alle contraddizioni in cui sarebbe caduto il sacerdote nei vari interrogatori a cui si è sottoposto in questi 14 giorni di detenzione.

    La difesa invece fin dal primo momento si è sempre dichiarata convinta dell’innocenza di don Lu, puntualizzando l’aridità del quadro indiziario e soprattutto considerando inattendibile la bambina. Una tesi alla quale si è allineata la curia e la maggior parte della comunità parrocchiana alassina che conosce don Luciano da tempo.