Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • IL DIAVOLO A SAVONA Inchiesta Repubblica

    IL DIAVOLO A SAVONA Inchiesta Repubblica

    SAVONA – Per raccontare il trauma inferto a un’intera comunità da alcuni casi disvelati di pedofilia commessi da sacerdoti  e da almeno altri cento che resteranno per sempre sepolti nel cuore di giovani vittime oggi adulte, è giusto partire da quattro righe scritte dal giudice Fiorenza Giorgi in un’ordinanza di archiviazione che, moralmente, è impietosa come una ghigliottina. “È triste dire come la sola preoccupazione dei vertici della curia fosse quella di salvaguardare l’immagine della Diocesi, piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti della medesima”.

    La diocesi è quella di Savona. Uno degli uomini di quella curia, è oggi uno dei cardinali più potenti della Chiesa, monsignor Domenico Calcagno, già responsabile degli affari economici della Cei, poi ai vertici dell’Apsa, l’amministrazione che cura il patrimonio immobiliare del Vaticano e oggi nella Commissione di controllo dello Ior. In politica qualcuno avrebbe potuto ritenerlo un impresentabile per le elezioni. Ed è così che lo definisce l’associazione l’Abuso, che ha lanciato un appello perché non faccia parte del conclave.

    Se questa storia dove gli abusi si mescolano agli affari, ai soldi e al potere, si può oggi raccontare, il merito va riconosciuto in primis a Francesco Zanardi, 43 anni, molestato quando era ragazzo dal suo parroco, don Nello Giraudo. Francesco riesce a superare la vergogna, il dolore, il rischio di essere additato come un folle, e a molti anni di distanza dalle violenze subite, le denuncia. È un fiume in piena che conosce molti segreti della curia savonese. E li racconta: sui blog, sui volantini distribuiti in piazza, ma anche a palazzo di giustizia. Il procuratore Francantonio Granero e il pm Giovanni Battista Ferro per tre anni affronteranno una prova umana, ancor prima che professionale, pesante, insana.

    Dentro l’inchiesta, ma non necessariamente dentro le carte, ci sono 32 anni di una vicenda sconvolgente per una città di provincia come Savona, 60 mila abitanti, un porto, tante ex industrie, il commercio, buona qualità della vita, un elettorato da sempre schierato a sinistra.

    Alcuni sacerdoti pedofili hanno approfittato del loro ruolo all’interno di gruppi scout, ma anche di case di accoglienza e centri in cui i minori avrebbero dovuto essere ancor più tutelati, per abusare ripetutamente di bambini e adolescenti. Persone che oggi sono padri di famiglia, liberi professionisti, operai, impiegati, uomini delle istituzioni. E nessuno ha dimenticato. Fin dall’inizio la devianza di quei sacerdoti malati è nota agli altri preti della diocesi e alle gerarchie. Ma ognuno di loro, però, sembra avere a sua volta qualcosa da nascondere o proteggere, chi l’omosessualità (anche se non pedofila), chi la scalata al potere.

    Don Carlo Rebagliati è uno di loro. Pochi mesi fa, prima della sua morte, in un’intervista a Repubblica raccontava la sua vita da omosessuale, i suoi tanti amori sempre ipocritamente “non visti” dai vescovi, la sieropositività. Ed è lui che dopo tanti anni fornisce con la sua testimonianza il supporto di cui hanno bisogno gli investigatori per trovare conferma alle accuse di Zanardi. Oltre a don Rebagliati, che verrà poi emarginato dalla sua chiesa anche perché, lui che ne fu a lungo economo, racconterà situazioni poco chiare riguardanti la gestione finanziaria della diocesi (sulle quali c’è un altro filone d’inchiesta ancora aperto), decidono di parlare anche altri religiosi come don Bof e don Lupino. Ognuno con la propria sofferenza, con il proprio disagio.

    Emergono così le coperture date a don Barbacini, insegnante al liceo classico Chiabrera, già condannato una decina di anni fa per episodi analoghi, ma arrivano anche nuove testimonianze. E alla fine anche don Nello Giraudo, nel frattempo ridotto allo stato laicale ma accolto in un convento in qualità di cuoco e factotum, verrà condannato. Lui che abusò di Zanardi quando era poco più che bambino, patteggia un anno per l’unico episodio che la Procura riesce a salvare dalla prescrizione.

    Tre vescovi finiscono nel mirino, i monsignori Sanguineti, Lafranconi e Calcagno che si sono succeduti a cavallo tra la fine degli anni 90 e il decennio successivo. Lafranconi finisce indagato ma, causa prescrizione, il gip Giorgi lo archivia pur definendo il suo comportamento “assolutamente omissivo”. Quasi tutti, ai vertici della curia savonese, sapevano delle violenze di don Giraudo, ma quasi tutti si giravano dall’altra parte. E anche chi fece qualcosa si mosse, secondo il gip Giorgi, solo per convenienza.

    È il caso di monsignor Calcagno: “Le prime iniziative dirette a tutelare la comunità dei fedeli furono assunte, sia pure a malincuore come dimostra la corrispondenza con la congregazione per la dottrina della fede, soltanto dal suo (di Lafranconi, ndr) successore monsignor Calcagno che impose a Giraudo la chiusura della comunità e, nel trasferirlo ad altro incarico, dispose che non avesse contatti con i minori”.

    La corrispondenza cui si riferisce il giudice è il retroscena forse più destabilizzante per il Vaticano. L’8 settembre del 2003 il vescovo Calcagno scrive al prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede cardinal Joseph Ratzinger per informarlo con una lettera accompagnata da un voluminoso fascicolo del caso di don Giraudo, dello spostamento che ha deciso per ragioni di opportunità e del desiderio del prete pedofilo di continuare “un impegno pastorale”. Calcagno aggiunge che “Per quanto possibile intendo evitare che abbia comunque responsabilità che lo mettano a contatto di bambini o adolescenti”. Per quanto possibile. Come dire, facciamo quel che possiamo. Non si conosce l’eventuale risposta del futuro Papa. I prelati che successivamente confermeranno di aver saputo delle tendenze di Giraudo spiegheranno di essere stati essi a conoscenza durante la confessione e quindi di essere tenuti al segreto.

    Nel fascicolo inviato a Ratzinger c’era anche una relazione del 22 agosto,  siglata dal vicario generale della diocesi monsignor Andrea Giusto nella quale, dopo aver spiegato che don Giraudo si era affidato alle cure “di un religioso psicologo nel tentativo di ritrovare un migliore equilibrio” specificava come “nulla è trapelato sui giornali e non ci sono denunce in corso”. La Diocesi e il Vaticano potevano stare tranquilli.

    Don Rebagliati: ”So troppe cose, dovevo essere fatto fuori”

    La vicenda di Don Carlo Rebalgliati, economo della Diocesi di Savona, che ha denunciato i preti pedofili alla magistratura. Dopo la sua testimonianza è stato accusato e indagato per istigazione alla prostituzione. Il sacerdote, poi prosciolto, è stato screditato ed è rimasto isolato. Sieropositivo è morto in circostanze poco chiare nel gennaio del 2013. In una conversazione con Francesco Zanardi, vittima e fondatore di Rete Abuso fa trapelare tutta la sua preoccupazione: “In dieci ore di interrogatorio ho parlato tre minuti della pedofilia, loro volevano sapere cose amministrative. C’è lo Ior dietro. Ho perso tutto, sinceramente adesso ho anche paura”
    Un’altra storia di preti pedofili coperti
    Don Lupino: “Adesso dicano la verità”

    Una nuova vicenda di abusi su giovani riporta ai tempi del seminario. E mette sotto accusa don Piero Pinetto colpevole di aver rovinato la vita di un giovane seminarista poi morto di Hiv a 39 anni. Il parroco di Lavagnola accusa i vertici della diocesi: “Hanno sempre scelto di mettere a tacere tutto senza curarsi delle vittime. L’hanno fatto per salvarsi. Ora è tempo che chi è ancora vivo parli e chieda scusa”

    Mentre esplode la vicenda dei preti pedofili e dei misteri della diocesi di Savona, nel capoluogo ligure si sparge la notizia che un’altra vittima ha denunciato un prete pedofilo consegnando una lettera a don Giovanni Lupino, parroco di San Dalmazio in Lavagnola. Nella
    lettera la vittima racconta le violenze subite in seminario quarant’anni fa da un prete, l’allora vice rettore don Pietro Pinetto, già segnalato come molestatore al vescovo nel 2010 per reati ormai prescritti.

    Al telefono Don Lupino è un fiume in piena, le nuove accuse a don Pinetto squarciano il velo con cui le gerarchie ecclesiastiche hanno coperto decenni di abusi. La famiglia della vittima all’epoca aveva avvisato il rettore del seminario don Giusto e il vescovo Sibilla che promisero provvedimenti mai presi. Don Pinetto, ci racconta don Lupino, non è un prete qualsiasi, appartiene all’ala forte che occupava posizioni di spicco nel clero savonese, i preti eletti delle prime file che concelebravano i pontificali del vescovo. A loro venivano affidati  i giovani parroci che manifestavano le prime devianze pedofile per essere redenti, come don Nello che, in crisi, fu affidato a don Pinetto.

    ASCOLTA L’AUDIO DELLE RIVELAZIONI DI DON LUPINO

    E don Lupino va anche oltre, descrivendo gli intrecci di potere della diocesi di Savona e delineando un quadro che vede un gruppo di potenti prelati che nasconde crimini gravissimi per coprire i propri membri, mentre intere generazioni di vittime vengono condannate all’emarginazione.

    Alessandro Nicolich è stato una di queste vittime: entrò giovanissimo in seminario, i familiari erano ammirati dalla sua vocazione. Una notte Alessandro scappa dalla finestra e disperato si presenta dai genitori. Negli anni il dramma delle violenze verrà fuori, ma Alessandro è ormai un’anima persa. Incontrerà la droga, finirà in carcere, contrarrà l’Hiv e morirà a soli 39 anni. Il fratello Roberto racconta: ” Per noi è stata una sciagura dalla quale non ci siamo mai ripresi”.

    Don Lupino, cosa avveniva in seminario negli anni ’70?
    “In quegli anni nel seminario di Savona insegnava Don Giampiero Bof, professore di teologia dogmatica, un sacerdote molto aperto che, insieme a un gruppo di studenti, tra cui c’ero anch’io, cercava di portare aria nuova nella Chiesa mettendo in discussione questioni come il celibato e la sessualità, la formazione teologica e quella spirituale. Don Bof si scontrò con il rettore e con i professori più conservatori. Ricordo che il vescovo di allora, monsignor Sibilla, mi convocava per chiedermi cosa pensavo dell’autorità dei vescovi e del Papa, dell’obbedienza e della legge del celibato; mi vietava di avvicinarmi ai seminaristi più giovani per non contaminarli. Mi torchiava e ora scopro che intanto tracannava questi rosponi della pedofilia, è allucinante questa cosa. Esattamente come nel film “L’attimo fuggente”, il professor Boff perse l’insegnamento. Io, che ero il più giovane, mi trasferii a Fossano in Piemonte. Ero fuori da quei contesti e non sono mai stato circuito dai miei educatori”.

    Oggi la vittima di don Pinetto dichiara di aver denunciato all’epoca il fatto a don Giusto e al vescovo.

    “Qui non abbiamo un prete qualunque  che commette il crimine ma un vice rettore, mentre il rettore, il vescovo e i professori del seminario lo coprono; insomma è l’istituzione nel suo vertice che si macchia di questo delitto”.

    Cosa avrebbero dovuto fare? 

    “Era stato violentato un giovane ragazzo, i vertici avrebbero dovuto denunciare don Pinetto alla magistratura e all’autorità ecclesiastica,
    quell’uomo doveva essere scomunicato e finire in galera per abuso su minore. Un pedofilo pentito un giorno mi ha detto questo: ‘Abbiamo bisogno di essere fermati anche con la galera perché noi da soli non ci fermiamo’”.

    Qual è il suo giudizio su questi fatti?
    “Monsignor Sibilla ha commesso due reati, uno nei confronti del diritto penale italiano l’altro nei confronti del diritto canonico, ma ora è morto. Don Giusto invece deve rendere conto alla diocesi di quello che ha fatto. Come se non bastasse, anni dopo le nefandezze commesse da Pinetto e coperte dai vertici, è scoppiato a Savona la vicenda di Don Giorgio Barbacini, guarda caso amico di don Pinetto, di don Giusto, dei professori ai vertici del seminario e guarda caso insegnante anche lui in seminario, alle medie. Guarda caso anche lui pedofilo accertato e condannato. E’ tempo di fare i conti con questa gente e di andare al cuore del problema altrimenti i veri responsabili ci scappano. Quando ci fu il caso dell’economo di Como accusato di molestie su minori, fu il vescovo a denunciarlo, poi disse: ‘Ora che l’ho denunciato posso aiutarlo come figlio’.
    La Chiesa non può proseguire su questa strada, con questo gran carnevale di cardinali e stampa al seguito. E questa sarebbe la fede cristiana? il carnevale di Rio è meno allegro. Vorrei fare un appello pubblico a don Giusto e a don Pinetto perché dicano la verità, la Chiesa di Savona ha dritto alla verità”.

     

    Il prete pedofilo pakistano latitante nella diocesi di Calcagno

    Nel 2004, mentre Domenico Calcagno è vescovo della diocesi di Savona – Noli, un reporter del Dallas News fotografa in una parrochia di Albissola Marina Yusaf Dominic, un prete di origine pachistana ricercato per abusi sessuali su minori, mentre celebra la messa domenicale.Dominic era stato arrestato nel 1996 a Londra per pedofilia e successivamente rilasciato su cauzione. Una volta libero il prete scappa e dopo otto anni di latitanza viene pizzicato in Liguria. Successivamente il prete viene trasferito dal vescovo nell’abbazia benedettina di Finalpia, complesso monastico che si trova di fronte alla scuola elementare di Finale Ligure, dove rimane fino al 6 dicembre 2009, giorno della sua presunta morte.
    di ELENA AFFINITO e GIORGIO RAGNOLI
    TUTTA L’INCHIESTA
    Francesco Zanardi, vittima di un prete pedofilo negli anni ottanta e fondatore di “Rete Abuso”, racconta il suo vissuto di abusi, e il modo in cui sono stati coperti i casi di pedofilia avvenuti nella diocesi di Savona. “In tutte le lettere dei vescovi scritte al Vaticano, nelle risposte, non c’è mai un solo accenno di come aiutare le vittime”
  • Abusi nascosti dalla chiesa

    Abusi nascosti dalla chiesa

    La testimonianza di un altro ragazzo abusato da Don Nello. Guarda il servizio

    Per 25 anni avrebbe commesso abusi sessuali su bambini e adolescenti. A sostenerlo alcune vittime che a Le Iene hanno accusato Don Nello Giraudo di pedofilia ma soprattutto i vescovi Sanguineti, Lafranconi e Calcagno di sapere e di aver taciuto.

    Può la chiesa cattolica permettere che per 25 anni un prete abusi sessualmente di bambini ed adolescenti, senza muovere un dito? La speranza di tutti è che non sia possibile. Dal racconto minuzioso fatto dalle Iene ieri sera sembra purtroppo emergere invece un’agghiacciante verità.
    Secondo il servizio trasmesso su Italia 1 gli abusi sessuali ad opera di don Nello Giraudo si sarebbero perpetuati per 25 anni nonostante ben tre vescovi diversi fossero stati informati: da quanto riportato sarebbero stati informati Monsignor Giulio Sanguineti, vescovo di Savona e Noli dal 1980 al 1989, Monsignor Dante Lafranconi vescovo di Savona -Noli dal 1991 al 2001 e Monsignor Domenico Calcagno che dal 2002 al 2007 è stato vescovo di Savona e Noli…
    Una storia allucinante che attribuisce a Don Nello Giraudo una sequenza vertiginosa di abusi sessuali su bambini delle parrocchie del savonese.
    Unico provvedimento preso dai Monsignori quando venivano a conoscenza degli abusi, il trasferimento di Don Nello da una parrocchia all’altra del savonese.
    Così dopo essere stato accusato a Valleggia nel 1980 di atteggiamento morboso nei confronti di un bambino mentre insegna a scuola, don Nello viene spostato da Monsignor Sanguineti a Spotorno nel 1984. Qui a Spotorno si perpetuano abusi nei confronti di bambini tra cui quelli a danno di Francesco che dice di aver subito un centinaio di abusi in 5 anni. Don Carlo segnala il problema al vescovo ma non alla magistratura. Il nuovo vescovo Dante Lafranconi sposta Don Nello a Feglino nel 1992. Mirko, un ragazziono di 13 anni, subisce abusi sessuale nel 1994 durante un campeggio scout. Luca nel 2000 è vittima anch’egli di abusi.Nel 2002 Domenico Calcagno diventa vescovo di Savona. Don Carlo va dal vescovo per infpormarlo del caso Don Nello, e anche Francesco Zanardi, vittima di don Nello.
    Dopo un anno Monsignor Calcagno scrive al Cardinale Joseph Ratzinger che allora era Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede …«Eminenza reverendissima presento con animo colmo di sofferenza il caso riguardante Don Nello Giraudo, sacerdote di questa Diocesi.
    Allego descrizione del suo curriculum Vitae redatto dal vicario generale, Mons. Andrea Giusto. Al momento il Sacerdote in questione ha lasciato la Parrocchia di Feglino ed ha chiuso la comunità alloggio la Lanterna su mia richiesta. Attualmente è trasferito nella parrocchia di Noli ed è affidato al sacerdote don Pinetto.
    La documentazione allegata permetterà di conoscere meglio i dettagli: chiedo la cortesia di un consiglio circa l’atteggiamento da tenere, intendendo il Sacerdote continuare con un impegno pastorale. Per quanto possibile, intendo comunque evitare che abbia comunque responsabilità che lo mettano a contatto con bambini o adolescenti.
    Devotissimo in Cristo Signore
    Domenico Calcagno»

    Nel documento allegato Monsignor Calcagno non manca di sottolianeare a Joseph Ratzinger che nulla è uscito sui giornali e che non ci sono denunce in corso.«La chiesa avrebbe potuto o denunciare il caso alla magistratura o avviare un processo canonico, ma non avviene nulla di tutto questo» fanno sapere dalle Iene.. Don Nello Giraudo viene semplicemente spostato a Portio Magnone, a 10 chilometri da Feglino, e ricompare nel 2005 in un altro campo scout questa volta nelle vesti di educatore spirituale.

    Qui incontra Filippo un ragazzo di 17 anni che subisce violenza e lo denuncia alla magistratura.
    «Una volta mentre stavo lavando i piatti, don Nello mi avvicinò ed infilò repentinamente una mano sotto le mutande toccandomi il sedere ed il pene. Io ero molto giovane e questo gesto mi turbò profondamente. Scappai fuori ed andai a piangere vicino ad un fiume dove incontrai una ragazza…» Don Nello nel 2012 viene condannato ad un anno di carcere, ma grazie alla condizionale non fa neanche un giorno di carcere. Gli altri abusi sono caduti in prescrizione…

    Nel frattempo, mentre Domenico Calcagno è diventato Cardinale e dovrebbe prendere parte al Conclave, nessuno dei tre vescovi, Sanguineti, Lafranconi e Calcagno hanno accettato di parlare sull’argomento per fare chiarezza.
  • Pedofilia, soldi, potere e omissioni La tragedia della diocesi di Savona

    Pedofilia, soldi, potere e omissioni La tragedia della diocesi di Savona

    Superando dolore e vergogna Francesco Zanardi, molestato da ragazzo, ha portato allo scoperto una catena di scandali. Denunciandoli sul suo blog e anche con volantini distribuiti in piazza. Per la magistratura i vertici della Curia non hanno pensato a tutelare i minori ma solo a “salvaguardare l’immagine della diocesi”. Quella lettera a Ratzinger, prima che diventasse Papa

    Marco Preve SAVONA – Per raccontare il trauma inferto a un’intera comunità da alcuni casi disvelati di pedofilia commessi da sacerdoti  e da almeno altri cento che resteranno per sempre sepolti nel cuore di giovani vittime oggi adulte, è giusto partire da quattro righe scritte dal giudice Fiorenza Giorgi in un’ordinanza di archiviazione che, moralmente, è impietosa come una ghigliottina. “È triste dire come la sola preoccupazione dei vertici della curia fosse quella di salvaguardare l’immagine della Diocesi, piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti della medesima”.

    La diocesi è quella di Savona. Uno degli uomini di quella curia, è oggi uno dei cardinali più potenti della Chiesa, monsignor Domenico Calcagno, già responsabile degli affari economici della Cei, poi ai vertici dell’Apsa, l’amministrazione che cura il patrimonio immobiliare del Vaticano e oggi nella Commissione di controllo dello Ior. In politica qualcuno avrebbe potuto ritenerlo un impresentabile per le elezioni. Ed è così che lo definisce l’associazione l’Abuso, che ha lanciato un appello perché non faccia parte del conclave.

    Se questa storia dove gli abusi si mescolano agli affari, ai soldi e al potere, si può oggi raccontare, il merito va riconosciuto in primis a Francesco Zanardi, 43 anni, molestato quando era ragazzo dal suo parroco, don Nello Giraudo. Francesco riesce a superare la vergogna, il dolore, il rischio di essere additato come un folle, e a molti anni di distanza dalle violenze subite, le denuncia. È un fiume in piena che conosce molti segreti della curia savonese. E li racconta: sui blog, sui volantini distribuiti in piazza, ma anche a palazzo di giustizia. Il procuratore Francantonio Granero e il pm Giovanni Battista Ferro per tre anni affronteranno una prova umana, ancor prima che professionale, pesante, insana.

    Dentro l’inchiesta, ma non necessariamente dentro le carte, ci sono 32 anni di una vicenda sconvolgente per una città di provincia come Savona, 60 mila abitanti, un porto, tante ex industrie, il commercio, buona qualità della vita, un elettorato da sempre schierato a sinistra.

    Alcuni sacerdoti pedofili hanno approfittato del loro ruolo all’interno di gruppi scout, ma anche di case di accoglienza e centri in cui i minori avrebbero dovuto essere ancor più tutelati, per abusare ripetutamente di bambini e adolescenti. Persone che oggi sono padri di famiglia, liberi professionisti, operai, impiegati, uomini delle istituzioni. E nessuno ha dimenticato. Fin dall’inizio la devianza di quei sacerdoti malati è nota agli altri preti della diocesi e alle gerarchie. Ma ognuno di loro, però, sembra avere a sua volta qualcosa da nascondere o proteggere, chi l’omosessualità (anche se non pedofila), chi la scalata al potere.

    Don Carlo Rebagliati è uno di loro. Pochi mesi fa, prima della sua morte, in un’intervista a Repubblica raccontava la sua vita da omosessuale, i suoi tanti amori sempre ipocritamente “non visti” dai vescovi, la sieropositività. Ed è lui che dopo tanti anni fornisce con la sua testimonianza il supporto di cui hanno bisogno gli investigatori per trovare conferma alle accuse di Zanardi. Oltre a don Rebagliati, che verrà poi emarginato dalla sua chiesa anche perché, lui che ne fu a lungo economo, racconterà situazioni poco chiare riguardanti la gestione finanziaria della diocesi (sulle quali c’è un altro filone d’inchiesta ancora aperto), decidono di parlare anche altri religiosi come don Bof e don Lupino. Ognuno con la propria sofferenza, con il proprio disagio.

    Emergono così le coperture date a don Barbacini, insegnante al liceo classico Chiabrera, già condannato una decina di anni fa per episodi analoghi, ma arrivano anche nuove testimonianze. E alla fine anche don Nello Giraudo, nel frattempo ridotto allo stato laicale ma accolto in un convento in qualità di cuoco e factotum, verrà condannato. Lui che abusò di Zanardi quando era poco più che bambino, patteggia un anno per l’unico episodio che la Procura riesce a salvare dalla prescrizione.

    Tre vescovi finiscono nel mirino, i monsignori Sanguineti, Lafranconi e Calcagno che si sono succeduti a cavallo tra la fine degli anni 90 e il decennio successivo. Lafranconi finisce indagato ma, causa prescrizione, il gip Giorgi lo archivia pur definendo il suo comportamento “assolutamente omissivo”. Quasi tutti, ai vertici della curia savonese, sapevano delle violenze di don Giraudo, ma quasi tutti si giravano dall’altra parte. E anche chi fece qualcosa si mosse, secondo il gip Giorgi, solo per convenienza.

    È il caso di monsignor Calcagno: “Le prime iniziative dirette a tutelare la comunità dei fedeli furono assunte, sia pure a malincuore come dimostra la corrispondenza con la congregazione per la dottrina della fede, soltanto dal suo (di Lafranconi, ndr) successore monsignor Calcagno che impose a Giraudo la chiusura della comunità e, nel trasferirlo ad altro incarico, dispose che non avesse contatti con i minori”.

    La corrispondenza cui si riferisce il giudice è il retroscena forse più destabilizzante per il Vaticano. L’8 settembre del 2003 il vescovo Calcagno scrive al prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede cardinal Joseph Ratzinger per informarlo con una lettera accompagnata da un voluminoso fascicolo del caso di don Giraudo, dello spostamento che ha deciso per ragioni di opportunità e del desiderio del prete pedofilo di continuare “un impegno pastorale”. Calcagno aggiunge che “Per quanto possibile intendo evitare che abbia comunque responsabilità che lo mettano a contatto di bambini o adolescenti”. Per quanto possibile. Come dire, facciamo quel che possiamo. Non si conosce l’eventuale risposta del futuro Papa. I prelati che successivamente confermeranno di aver saputo delle tendenze di Giraudo spiegheranno di essere stati essi a conoscenza durante la confessione e quindi di essere tenuti al segreto.

    Nel fascicolo inviato a Ratzinger c’era anche una relazione del 22 agosto,  siglata dal vicario generale della diocesi monsignor Andrea Giusto nella quale, dopo aver spiegato che don Giraudo si era affidato alle cure “di un religioso psicologo nel tentativo di ritrovare un migliore equilibrio” specificava come “nulla è trapelato sui giornali e non ci sono denunce in corso”. La Diocesi e il Vaticano potevano stare tranquilli.

  • USA e Canada. I boy scout cattolici protessero migliaia di pedofili, Si conferma la regola omertosa tra le istituzioni cattoliche

    USA e Canada. I boy scout cattolici protessero migliaia di pedofili, Si conferma la regola omertosa tra le istituzioni cattoliche

    17/09/2012 – Pubblicati i file segreti di Tommaso Caldarelli

    Il Los Angeles Times sgancia la bomba sui Boy Scouts of America, definiti “una delle associazioni più autorevoli di tutti gli Stati Uniti”. Il prestigioso giornale della città californiana è venuto in possesso di un registro di oltre 1600 casi in cui capi scout nei ranghi dell’associazione si sarebbero resi colpevoli di violenze sessuali a danno dei ragazzi a loro affidati.

    Questi soggetti sono stati allontanati dall’associazione – anche se, come vedremo, non è affatto detto che essi siano stati permanentemente banditi dal servizio con i ragazzi – ma in ben pochi casi i responsabili dell’associazione scout hanno alzato il telefono e hanno avvisato le pubbliche autorità. Tutt’altro, in effetti, emerge dai dati. “Ai volontari e agli impiegati sospettati di abusi sessuali veniva concesso di lasciare l’associazione pubblicando motivazioni false come “motivi d’affari”, piuttosto che “problemi cerebrali cronici” e “impegni al festival di Shakespeare” – ma non solo: in alcuni casi, il soggetto è stato salutato con i migliori onori e con “il massimo dispiacere per questo tipo di dimissioni”. La blacklist, definita dal LA Times “perversion list”, viene regolarmente aggiornata dal 1919 da parte di BSA e viene, con lo stesso zelo, tenuta lontana dall’occhio pubblico.

    INSABBIAMENTO – L’associazione ha risposto, come vedremo, al giornale, prendendosi ogni responsabilità per la mala gestio di questi eventi e chiedendo scusa. Il minimo, vista l’imponenza delle rivelazioni. “Gli uomini espulsi per gli abusi spesso potevano rientrare, solo per essere accusati di nuove molestie. Ora, una rassegna più estesa mostra che gli scout hanno addirittura protetto i molestatori tenendo le accuse sotto le coperte. Nella maggioranza dei casi, gli scout hanno saputo degli abusi dopo che essi sono stati comunicati alle autorità. In più di 500 casi, però, i capi hanno saputo tutto dai ragazzi, dai genitori, dai membri degli staff, da segnalazioni anonime”: e che hanno fatto? Nell’80% di questi casi non risulta che gli scout d’America si siano mossi per avvertire la polizia, e in 100, addirittura, si sono prodigati “per coprire lo scandalo o permettere ai sospetti di nasconderlo”.

    IL CASO HUMPHRIES – Per vero, prima del 2010 non esisteva una policy dell’associazione che imponeva la denuncia “al minimo sospetto”: la politica era quella del rispetto delle normative nazionali, che non sempre imponevano la denuncia dei soggetti. Tuttavia, anche quando le normative esistevano, le prove indicano che BSA non le abbia rispettate (alcuni casi in New Jersey negli anni ’70). Una storia su tutti: Arthur W. Humphries era capo in Virginia da oltre 50 anni, un educatore ritenuto modello. Era anche, però, un molestatore seriale. Dopo il suo arresto nel 1984, gli scout dissero che non “avevano alcun sospetto su di lui”, ma questo non è affatto vero, perché nel 1978 un bambino di 12 anni raccontò che l’uomo lo costrinse a praticare sesso orale. Gli scout non raccontarono nulla alla polizia, e gli scrissero anche una magniloquente lettera di referenze due anni dopo.

    LA RISPOSTA – Insabbiare, dunque; iscrivere in lista nera, allontanare dall’associazione – a volte con parole dure ma con garanzia di impunità: “Ti chiediamo di interrompere la tua relazione con i Boy Scout of America. Non rilasceremo alcuna informazione a nessuno” – mantenere alto il buon nome dell’associazione. Ma di mezzo si è messo un giudice nell’Oregon che lo scorso giugno ha ordinato l’esibizione di oltre 1600 documenti dell’associazione, invischiata in un caso di violenza da 20 milioni di dollari. Fra i documenti, appunto, questa blacklist. A stretto giro il comunicato di Bsa: “Boy Scouts of America crede che anche solo un singolo sintomo di abuso sia inaccettabile, e ci dispiace che in altri tempi non abbiamo fatto sforzi sufficienti a proteggere i bambini. Siamo molto dispiaciuti ed estendiamo le nostre più profonde simpatie alle vittime”. Per il futuro si continuerà “a migliorare le nostre policy multi-approccio, che ora includono test attitudinali, addestramento programmato, programmi di sicurezza. Ci siamo sempre messi a disposizione delle autorità e oggi chiediamo ai nostri membri di riportare anche solo i sospetti di abuso alle forze dell’ordine”.

    http://www.giornalettismo.com/archives/497959/i-boy-scout-americani-coprirono-migliaia-di-pedofili/

    26/06/2012 – Bufera sul movimento canadese che ora promette trasparenza
    Lo scandalo pedofilia degli scout

    di Tommaso Caldarelli
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    Lo scoutismo canadese è una delle poche associazioni dello scoutismo mondiale ad essersi dotata fin dal 1992 di una politica esplicita per trattare eventuali casi di pedofilia che dovessero capitare nei suoi ranghi: radiazione immediata e deferimento alla polizia. Secondo l’inchiesta che la società di revisione Kpmg ha promosso, pare che questa nuova politica sia stata male applicata, male interpretata, lasciata alla gestione delle singole unità territoriali e male insegnata, se è vero che un quinto dei casi di pedofilia non denunciati hanno avuto luogo proprio dopo il 1992.

    LUCI ED OMBRE – E’ estesa la raccolta dati che Scouts of Canada ha promosso, scrive il Globe and Mail, dalla sua documentazione.

    Tutti i casi di pedofilia che sono emersi, dopo la pubblicazione dei risultati dello studio, sono stati consegnati alla polizia e il leader dello scoutismo ha chiesto scusa a tutte le vittime con un lungo messaggio su Youtube.

    “Stiamo mettendo a nudo tutte le luci e le ombre della nostra storia”, ha detto Steve Kent, capo commissario dello scoutismo canadese. Dall’inchiesta di Kpmg sono emersi quasi 500 nomi di capi educatori “allontanati o espulsi” per condotta sessuale impropria: per questi casi nella stragrande maggioranza non c’era bisogno di denuncia da parte del movimento scout perché la polizia era già a conoscenza della condotta.

    LA LISTA CONFIDENZIALE – In ben pochi casi, quasi 30, lo scoutismo si è attivato per contattare le forze dell’ordine; in quasi 130 casi lo scoutismo o non si è attivato, o non esistono dati sufficienti per confermare che si sia effettivamente attivato per una denuncia.

    Scrive il Globe and Mail che “l’inchiesta di Kpmg arriva all’indomani del pagamento da parte di Boy Scouts of America di milioni di dollari in patteggiamenti e segue la rivelazione da parte della CBC dell’esistenza di una “lista confidenziale” di capi possibili pedofili” nello scoutismo canadese. Lo studio del revisore conferma in ogni caso che le linee guida del 1992 hanno contribuito ad aumentare il numero delle denunce di capi presunti pedofili, e che dal 2001 la situazione è grandemente migliorata.

    Non solo preti: gli scout pagano 1,4 milioni di dollari a una vittima di abusi
    14/04/2010 – Negli Usa si conclude un processo all’organizzazione di Baden Powell. Che non ha cacciato uno scoutmaster colpevole di aver violentato 17 ragazzi. E teneva nascosti i “perversion files”, una lista di accusati di pedofilia. I Boy Scout d’America dovranno pagare

    di Redazione
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    Negli Usa si conclude un processo all’organizzazione di Baden Powell. Che non ha cacciato uno scoutmaster colpevole di aver violentato 17 ragazzi. E teneva nascosti i “perversion files”, una lista di accusati di pedofilia.

    I Boy Scout d’America dovranno pagare 1,4 milioni di danni ad un uomo che, quando era ragazzo, è stato molestato da un capo scout. Lo ha deciso una giuria di Portland che ha anche stabilito che l’organizzazione, che ha la sua sede principale ad Irving, in Texas, potrebbe essere condannata, in una seconda fase del processo, a pagare ulteriori indennizzi, fino a 25 milioni di dollari, per non aver protetto il giovane vittima di abusi rimuovendo dal suo incarico lo «scoutmaster».

    NEGLIGENZA COLPEVOLE – È stata così accolto il ricorso di Kerry Lewis, ora 38enne, che ha accusato gli Scout di negligenza per aver permesso all’ex capo scout Timur Dykes di continuare a svolgere la sua attività anche dopo che l’uomo nel 1983 aveva confessato ad un vescovo della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, la chiesa mormone che negli anni ’80 coordinava un terzo dell’intera organizzazione degli scout americani, che aveva molestato 17 ragazzi. Decisiva è stata la presentazione alla giuria dei cosidetti «perversion files», cioè la lista dei nomi delle persone interne all’organizzazione accusate di pedofila dal 1965 al 1984, che veniva tenuta segreta nella sede centrale dei Boy Scout.

    UN SEGRETO INCONFESSABILE – L’organizzazione ha cercato in tutti i modi di continuare a tenerla segreta ma la lo scorso febbraio la Corte Suprema dell’Oregon ha ordinato che i circa mille documenti fossero utilizzati nel processo di Portland. L’organizzazione nazionale dei Boy Scout si è sempre difesa delle accuse di negligenza, rivendicando invece una sua azione per proteggere sempre i ragazzi da eventuali abusi. «Siamo rattristati per quello che è successo a Lewis, le azioni dell’uomo che ha commesso questi crimini non rappresentano i valori e gli ideali dei Boy Scouts di America» ha detto il portavoce Deron Smith annunciando il ricorso contro la sentenza. Anche perchè la decisione della giuria di Portland potrebbe essere seguita da altre analoghe, dal momento che vi sono altre nove cause del genere in questo momento in corso negli Stati Uniti.

    (AdnKronos)

    http://www.giornalettismo.com/archives/59174/solo-preti-gli-scout-pagano-14/

    La capo scout e il quindicenne: non è un B-movie, è tutto vero
    11/12/2009 – Quando si dice “parola di scout” si intende sottolineare le virtù di lealtà e sincerità di chi appartiene all’associazione: ma la realtà a volte è un’altra Chi non si fiderebbe a mandare i propri figli in un bel campeggio scout?

    di talentosprecato
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    Quando si dice “parola di scout” si intende sottolineare le virtù di lealtà e sincerità di chi appartiene all’associazione: ma la realtà a volte è un’altra

    Chi non si fiderebbe a mandare i propri figli in un bel campeggio scout? Sì, è vero, può capitare che i ragazzi una volta in tenda non imparino solamente a fare ogni tipo di nodo, o ad accendere un fuoco in condizioni difficili, ma almeno lo fanno in mezzo alla Natura, e sorvegliati da adulti responsabili. Capita a volte però che una divisa, un ruolo, una posizione di responsabilità, servano proprio a nascondere devianze e debolezze. E che siano proprio quegli adulti ai quali un genitore affida tranquillo il proprio ragazzo a essere quelli da cui difendersi; pensare che atteggiamenti scorretti, soprattutto in campo sessuale, siano confinati al mondo maschile, è quanto meno miope: la pedofilia è anche “donna”e non ci si può, non ci si deve fidare nemmeno degli scout.

    INDOVINA CHI C’E’ IN CAMERA DA LETTO – E’ questo il succo di quanto di grave è stato svelato nei giorni scorsi nel profondo e bigotto Sud degli Stati Uniti, ad O’ Fallon, Missouri,: una capo scout trentanovenne, Wendy R. Rogers è stata infatti incriminata per abusi sessuali su minore, per aver fatto sesso con un adolescente di 15 anni:i due sono stati scoperti domenica scorsa nella camera da letto del ragazzo in flagranza di un rapporto, mentre si scaldavano reciprocamente, dagli stessi genitori del ragazzo che sentendo dei rumori si sono allarmati; hanno bloccato la porta così che la donna non potesse uscire, ancora scioccati nel riconoscere nella partner del figlio non una ragazzina, ma il capo scout che lo aveva accompagnato nell’ultimo campeggio. “C’è uno stupro in corso”. Così, con una telefonata nel primo pomeriggio della giornata, qualcuno ha avvisato la polizia. Non si sono fatti attendere troppo tre agenti che hanno repentinamente effettuato un sopralluogo nell’abitazione del ragazzino. Insieme ai suoi genitori hanno verificato con i propri occhi l’atto “pedofilo” in corso, interrompendolo. Arrestata la donna, dopo averne evitato la fuga, l’hanno condotta in prigione, mentre la sua macchina, parcheggiata nel vialetto davanti alla casa del suo piccolo amante, veniva portata via. Per capire come era considerata nel quartiere la Rogers, basta leggere la dichiarazione di un vicino, Mitch Sorrell: “Utilizzava tutto il suo tempo libero per fare volontariato, è stato uno shock” e ha aggiunto dicendo di aver fatto in modo che il proprio figlio di 9 anni non potesse avvicinarsi ad un televisore dopo l’arresto, “Non so cosa dire a nostro figlio, è solo una cosa terribile“.

    SOTTO LA TENDA – “Siamo rimasti scioccati e profondamente rattristati nell’apprendere le accuse contro lavolontaria scout“, ha detto Alicia M. Lifrak, il capo scout esecutivo scout del Lewis and Clark Council Boy Scouts of America. La donna, al servizio di un campo scout dell’Illinois dal 2004 come volontaria, non aveva mai destato infatti perplessità o dubbi su eventuali perversioni sessuali. Comunque la sua collaborazione con la Troop 35, la cellula scout di cui faceva parte, è stata interrotta. Il punto non è che un quindicenne faccia sesso, sarebbe un non notizia: la questione è invece che un adulto utilizzi la propria posizione di leader per ottenere attenzioni particolari, anche quando non si parla di bambini, anche quando il primo commento che viene in mente è qualcosa di simile a “sicuramente si sarà divertito, che guastafeste!”. Infatti al momento i fatti indicano che tra i due esista qualcosa che ha il carattere di una relazione prettamente esclusiva più che di una vera e propria violenza, insomma di un amore, per così dire, “diverso”. Pedofilo, in ogni caso, certo. Malato, sicuramente. Martedì scorso Wendy è stata incriminata, ma solo ieri la stampa ne ha diffuso le generalità e la foto. In lacrime, disperata, distrutta. Così appare la bionda americana, sicuramente diversa da come appariva mentre guidava il suo gruppo. Perché è proprio sotto le tende montate all’aperto che si immagina abbia avuto inizio la sua relazione con il quindicenne. Al momento le indagini sono ancora in corso. Il ragazzo è stato sottoposto ad una visita medica per accertarne gli abusi, presto sarà effettuato un esame del DNA della donna, ed inoltre più saranno ascoltate delle registrazioni telefoniche. Non la testimonianza del ragazzo, per il momento almeno, per cercare di tutelarlo, di proteggerlo. Gli investigatori hanno tentato di capire se ci sono altre vittime, ma pare che nel corso di questi anni la capo scout non abbia rivolto le medesime attenzioni amorose nei confronti di altri piccoli ospiti del camping. Ad oggi, comunque, son stati sentiti almeno altri 10 altri ragazzi e le loro rispettive famiglie. Per ora niente. Solo paura.

    http://www.giornalettismo.com/archives/44103/la-capo-scout-e-il-quindicenne-non-e-un-b-movie-e-tutto-vero/

  • FANO, ABUSI SESSUALI SU UNA MINORE: IN MANETTE PARROCO 43ENNE

    FANO, ABUSI SESSUALI SU UNA MINORE: IN MANETTE PARROCO 43ENNE

    Pedofilia, arrestato prete a Fano è il portavoce del vescovo locale
    Don Giangiacomo Ruggeri arrestato per presunti abusi su una ragazzina minorenne. 43 anni, è parroco della Chiesa di Santa Maria in Orciano. La solidarietà dell’alto prelato alla vittima degli abusi
    Lo leggo dopo
    FANO (PESARO URBINO) – Ancora uno scandalo della pedofilia che vede coinvolto il mondo ecclesiastico. Questa volta ad essere stato arrestato, per presunti abusi su una minorenne, è il portavoce del vescovo di Fano (Pesaro Urbino), don Giangiacomo Ruggeri. 43 anni, l’uomo è parocco della Chiesa di Santa Maria in Orciano e portavoce di monsignor Armando Trasarti.

    Gli agenti hanno eseguito oggi l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip su richiesta della procura. L’inchiesta per i presunti abusi è coordinata dal procuratore di Pesaro Manfredi Palumbo. Stando alle poche notizie che trapelano, la ragazzina che avrebbe subito abusi da parte del sacerdote ha solo 13 anni. Don Ruggeri, sospeso “da ogni ministero pastorale”, è stato rinchiuso nel carcere di Villa Fastiggi, a Pesaro, in isolamento. Nessun commento sull’indagine da parte del procuratore Manfredi Palumbo, nè del questore Italo D’Angelo. “C’è il segreto istruttorio” dicono entrambi.

    La notizia dell’arresto del sacerdote è trapelata in città solo nel pomeriggio, accolta con sgomento a Fano e nella piccola comunità parrocchiale di Orciano. Il vescovo di Fano si è chiuso nella sua stanza e al momento non nessuno ma ha espresso “sconcerto e dolore per la gravità dell’accaduto e piena solidarietà a chi è stato oggetto di abuso”.

    Il suo vicario, monsignor Giuseppe Tintori, liquida i cronisti con un “non so nulla. Arrivederci…”. Altri, sacerdoti e laici, pur sotto choc, abbozzano una difesa. “Don Giangiacomo è una persona stimata da tutti, ha lavorato tanto per i giovani, è nato nel mondo scout, non può aver fatto una cosa del genere” mormora Domenico, un laico che si dà molto da fare in diocesi. Dello stesso tenore le parole di un sacerdote, Antonio: “Non c’era alcun sospetto, non è possibile, non posso credere a una notizia così”.

    Don Ruggeri, originario di Fossombrone, è giornalista pubblicista e svolge anche l’incarico di direttore dell’Ufficio diocesano per le Comunicazioni sociali. Di bell’aspetto, dal 2007 è anche assistente ecclesiastico regionale dell’Associazione cattolica Guide e Scout d’Europa, branca Scolte. Parroco di Santa Maria a Orciano dal 2008, dal 1994 al 2000 è stato vice parroco presso la parrocchia S. Famiglia in Fano. Ha insegnato religione cattolica nel Liceo classico, linguistico e artistico di Fano fino al 2000.

    Nel 1996 è stato nominato direttore dell’Ufficio Diocesano di Pastorale giovanile, un incarico che ha retto fino al 1999. Rientrato nella diocesi di Fano nell’ottobre del 2002 dopo l’esperienza alla Cei, è stato nominato direttore del Centro Diocesano Vocazioni. Giornalista iscritto all’albo dei pubblicisti dal 2003, e scrittore, collabora anche con “Avvenire”, il quotidiano della Cei.

    E’ docente di Teologia e Pastorale della Comunicazione e responsabile dell’Ufficio stampa dell’Istituto Teologico Marchigiano. Ha una licenza in teologia pastorale, nel settore della Teologia della comunicazione, nel 2007, presso la Pontificia Università Lateranense in Roma. Dal 2010 insegna Teologia della comunicazione ed Etica dei new media presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “A. Marvelli” di Rimini. Da un anno amministra anche la parrocchia di Santa Lucia in Piagge.

    http://www.repubblica.it/cronaca/2012/07/1…54/?ref=HREC2-6

  • Pedofilia, arrestato prete a Fano è il portavoce del vescovo locale

    Pedofilia, arrestato prete a Fano è il portavoce del vescovo locale

    Don Giangiacomo Ruggeri arrestato per presunti abusi su una ragazzina minorenne. 43 anni, è parroco della Chiesa di Santa Maria in Orciano. La solidarietà dell’alto prelato alla vittima degli abusi

    FANO (PESARO URBINO) – Ancora uno scandalo della pedofilia che vede coinvolto il mondo ecclesiastico. Questa volta ad essere stato arrestato, per presunti abusi su una minorenne, è il portavoce del vescovo di Fano (Pesaro Urbino), don Giangiacomo Ruggeri. 43 anni, l’uomo è parocco della Chiesa di Santa Maria in Orciano e portavoce di monsignor Armando Trasarti.

    Gli agenti hanno eseguito oggi l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip su richiesta della procura. L’inchiesta per i presunti abusi è coordinata dal procuratore di Pesaro Manfredi Palumbo. Stando alle poche notizie che trapelano, la ragazzina che avrebbe subito abusi da parte del sacerdote ha solo 13 anni. Don Ruggeri, sospeso “da ogni ministero pastorale”, è stato rinchiuso nel carcere di Villa Fastiggi, a Pesaro, in isolamento. Nessun commento sull’indagine da parte del procuratore Manfredi Palumbo, nè del questore Italo D’Angelo. “C’è il segreto istruttorio” dicono entrambi.

    La notizia dell’arresto del sacerdote è trapelata in città solo nel pomeriggio, accolta con sgomento a Fano e nella piccola comunità parrocchiale di Orciano. Il vescovo di Fano si è chiuso nella sua stanza e al momento non nessuno ma ha espresso “sconcerto e dolore per la gravità dell’accaduto e piena solidarietà a chi è stato oggetto di abuso”.

    Il suo vicario, monsignor Giuseppe Tintori, liquida i cronisti con un “non so nulla. Arrivederci…”. Altri, sacerdoti e laici, pur sotto choc, abbozzano una difesa. “Don Giangiacomo è una persona stimata da tutti, ha lavorato tanto per i giovani, è nato nel mondo scout, non può aver fatto una cosa del genere” mormora Domenico, un laico che si dà molto da fare in diocesi. Dello stesso tenore le parole di un sacerdote, Antonio: “Non c’era alcun sospetto, non è possibile, non posso credere a una notizia così”.

    Don Ruggeri, originario di Fossombrone, è giornalista pubblicista e svolge anche l’incarico di direttore dell’Ufficio diocesano per le Comunicazioni sociali. Di bell’aspetto, dal 2007 è anche assistente ecclesiastico regionale dell’Associazione cattolica Guide e Scout d’Europa, branca Scolte. Parroco di Santa Maria a Orciano dal 2008, dal 1994 al 2000 è stato vice parroco presso la parrocchia S. Famiglia in Fano. Ha insegnato religione cattolica nel Liceo classico, linguistico e artistico di Fano fino al 2000.

    Nel 1996 è stato nominato direttore dell’Ufficio Diocesano di Pastorale giovanile, un incarico che ha retto fino al 1999. Rientrato nella diocesi di Fano nell’ottobre del 2002 dopo l’esperienza alla Cei, è stato nominato direttore del Centro Diocesano Vocazioni. Giornalista iscritto all’albo dei pubblicisti dal 2003, e scrittore, collabora anche con “Avvenire”, il quotidiano della Cei.

    E’ docente di Teologia e Pastorale della Comunicazione e responsabile dell’Ufficio stampa dell’Istituto Teologico Marchigiano. Ha una licenza in teologia pastorale, nel settore della Teologia della comunicazione, nel 2007, presso la Pontificia Università Lateranense in Roma. Dal 2010 insegna Teologia della comunicazione ed Etica dei new media presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “A. Marvelli” di Rimini. Da un anno amministra anche la parrocchia di Santa Lucia in Piagge.

    http://www.repubblica.it/cronaca/2012/07/13/news/pedofilia_arrestato_prete_a_fano_il_portavoce_del_vescovo-39011754/

  • Verità & Giustizia

    Verità & Giustizia

     

    Dio qui non c’entra nulla.
    I suoi Ministri si sono comportati in modo indegno, omettendo quelle che sono le responsabilità del loro ministero e della società civile in cui viviamo. 
    Nascondendosi poi dietro al Suo nome.

    “A Cesare ciò che è di Cesare, a Dio ciò che è di Dio”
      
    LA LEGGE; articolo 40 c.p. comma secondo “non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”.
       
    MORALMENTE; nel momento in cui un prete pedofilo viene coperto dalla chiesa, ogni membro di essa si rende colpevole dello stesso crimine.
    La verità: lo scorso 8 maggio il GIP di Savona Fiorenza Giorgi deposita un provvedimento di 6 pagine a conclusione delle indagini sugli abusi sessuali che coinvolgono la Diocesi di Savona-Noli.  Il giudice conclude così;
    -La disposta archiviazione nulla toglie alla pesantezza della situazione palesata dalle espletate indagini dalle quali è emerso come l’ estrema gravità delle condotta criminose del Giraudo non fosse stata per nulla considerata.
    -Da tali documenti, perfettamente in linea con l’atteggiamento assolutamente omissivo del LAFRANCONI risulta -è triste dirlo- come la sola preoccupazione dei vertici della curia fosse quella di salvaguardare l’immagine della Diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti della medesima, e come principalmente (per non dire unicamente) per tale ragione l’allora Vescovo di Savona non avesse esercitato il suo potere-dovere di controllo sui sacerdoti e di protezione dei fedeli;
    -Altrettanto triste è osservare come, a fronte della preoccupazione per la “fragilità” e la “solitudine” del GIRAUDO e il sollievo per il fatto che “nulla è trapelato sui giornali”, nessuna espressione di rammarico risulta dai documenti agli atti a favore degli innocenti fanciulli affidati alle cure del sacerdote e rimasti vittime delle sue “attenzioni”.
    Il Giudice
    Fiorenza Giorgi
    Savona 8 maggio 2012
    Viene restituito alle vittime l’intero fascicolo.
    Centinaia di pagine tra interrogatori, denunce, deposizioni delle vittime, documenti della stessa Diocesi acquisiti dagli inquirenti durante le indagini dai quali si evince che la Diocesi di Savona-Noli sapeva dal 1980 e ha taciuto per 32 anni. La chiesa savonese si è macchiata del crimine più “orrendum” che possa esistere: la violenza sui bambini, piccoli uomini indifesi che dall’adulto dovrebbero essere invece tutelati.

    Da quei fascicoli emerge anche il quadro inquietante di quante persone sapevano ma hanno scelto l’omertà, tutte persone che ancora oggi si offrono come volontari nelle stesse attività in ambienti cattolici dove per 32 anni omisero la tutela ai minori a loro affidati.

    Non parlo solo dei vescovi, dei vicari, degli stessi sacerdoti che erano le guide spirituali dei pedofili, molti sacerdoti delle parrocchie savonesi ma anche degli educatori, responsabili di gruppi scout, assistenti sociali, funzionari pubblici attualmente in carica, degli stessi genitori che nelle notti dei campeggi estivi, organizzavano ronde per proteggere dall’orco i propri figli.
    Spesso si suole dire in questi casi che anche il prete è un uomo e può sbagliare ma qui non è coinvolto un solo uomo: qui l’uomo ha a suo seguito un’intera comunità che ha preferito tacere ed essere compiacente.
    È stata solo una gravissima mancanza collettiva di responsabilità, di coscienza morale, di civiltà o è stata la paura di essere emarginati, o etichettati con la parola INFAME ?
    Sono forse state le ritorsioni fatte su vittime e testimoni a non far prendere anche questa volta una posizione civile ?
    La giustizia non è solo quella dei tribunali ma è in primo luogo  la coscienza, la morale che ognuno dovrebbe possedere, il comune buon senso, quel senso di responsabilità che dovrebbe portare a riflettere sui propri sbagli e per lo meno tentare di porvi rimedio, in questo caso denunciando quanto si conosce, quella coscienza che un domani ci porterà ad agire in un modo degno di una società civile.
    Per il momento, malgrado le gravi ed accertate responsabilità non si è vista nessuna risposta civile da parte della chiesa savonese o della sua comunità, neppure di fronte alle molteplici richieste di soccorso da parte delle vittime:  è noto che alcune di loro soffrono di gravi patologie psichiche e croniche riconducibili agli abusi.
    Al momento da parte dei vescovi, malgrado la documentazione in loro possesso dagli anni 80, si è avuta solo una serie di omissioni che sono servite a far raggiungere i termini di prescrizione, negando così alle vittime anche la possibilità di poter accedere a qualunque terapia. A quelle che lavoravano direttamente o indirettamente per la Diocesi è stato tolto anche il lavoro, altre vittime sono state sfrattate dalla Diocesi, emarginate. Un’ulteriore violenza dopo la violenza, come se fossero loro i colpevoli di questo abominio.
    “Mary Gail Frawley-O’Dea, unica ricercatrice ammessa al vertice dei vescovi cattolici statunitensi nell’incontro di Dallas del 2002 dedicato al problema degli abusi sessuali, mostra gli effetti estremamente deleteri sul corpo e sulla psiche delle vittime degli abusi sessuali: un bambino che subisce violenze sessuali dovrà affrontare conseguenze che possono essere devastanti e di lunga durata.
    Quando un giovane subisce un abuso, lo shock psicologico è così grande che il sé normale non è in grado di assorbire o comprendere ciò che gli sta accadendo. Anche a causa di possibili danni al funzionamento cerebrale, le vittime di abuso sessuale spesso esibiscono comportamenti autodistruttivi.”
    Distrazione e inciviltà sono state dimostrate anche dalle istituzioni savonesi, dal comune e dal primo cittadino, più volte interpellati in proposito dalle vittime di abuso e alle quali non è mai stata data nessuna risposta. Molti bambini sono stati mandati, anche dai servizi sociali del comune di Savona, in quelle comunità lager gestite dalla Diocesi.
    Omissioni, ritorsioni, intimidazioni, omertà, inadempienza di fronte alle più elementari responsabilità sono le caratteristiche che distinguono e rafforzano le peggiori organizzazioni criminali.
    Con il comportamento mostrato da chiesa, comunità e istituzioni qual’è la differenza con un’organizzazione di quello stampo?
    La comunità cattolica savonese e i suoi adepti si assumeranno mai responsabilità nei confronti delle vittime dato che non dovrebbe essere nulla di straordinario, solo comune buon senso.
    Si assumerà seriamente quelle responsabilità di fronte alle quali chi si propone come educatore non può ritenersi estraneo o “superpartes” ?
    In mancanza di questo senso civico è verosimile pensare che questa comunità dovrà pregare ancora più forte per non sentire le grida delle vittime.
    Se così fosse sarebbe forse il caso di cominciare a domandarsi quanto la chiesa cattolica è utile o pericolosa per una società civile, per il suo sviluppo, per l’incolumità fisica, psichica, educativa dei bambini e di tutti coloro che la frequentano.
    Di fronte a questa irresponsabilità hai ancora il coraggio di mandare i tuoi figli 
    in parrocchia, al campo solare o in campeggio 
    sapendo che sono sotto la loro tutela ?
    Francesco Zanardi
    Portavoce di Rete L’ABUSO.
  • Il vescovo di Cremona accusato di omertà sui preti pedofili

    Il vescovo di Cremona accusato di omertà sui preti pedofili

    VIADANA. Monsignor Dante Lafranconi, vescovo di Cremona e di 28 parrocchie mantovane fra Oglio e Po, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica di Savona con l’accusa di aver coperto atti di pedofilia e abusi sessuali compiuti, negli anni Novanta, da sacerdoti della diocesi ligure, poi condannati. Secondo la definizione del codice penale si tratta di omertà, ovvero «mancata segnalazione di un comportamento illecito ai superiori affinché provvedessero».

    Il procuratore della Repubblica di Savona Francantonio Granero e il sostituto Giovanni Battista Ferro hanno successivamente avanzato al giudice per le indagini preliminari la richiesta di archiviazione per prescrizione dei reati. La richiesta di archiviazione è stata però sospesa per l’opposizione presentata dal legale di una delle vittime, Francesco Zanardi. Secondo l’avvocato Carla Corsetti la richiesta di riaprire il procedimento contro Lafranconi va concessa poiché uno dei casi di abusi sarebbe avvenuto su un minore di 14 anni e, di conseguenza potrebbe essere contestata l’aggravante. Se così fosse allora la prescrizione slitterebbe al marzo 2017.

    Nella giornata di ieri è stato discusso nel tribunale di Savona il caso giudiziario. Al termine dell’udienza il giudice per le indagini preliminari, Fiorenza Giorgi, si è riservata alcuni giorni per decidere se archiviare il caso per prescrizione, oppure chiedere al pubblico ministero di approfondirlo con ulteriori accertamenti. In un breve comunicato apparso sul sito online della Diocesi di Cremona, monsignor Lafranconi che non si è presentato di persona all’udienza ed è difeso dall’avvocato cremonese Michele Tolomini «attende con grande serenità e fiducia la decisione del magistrato».

    «Secondo il nostro conteggio, se venisse considerata l’aggravante per un reato commesso contro un minore di 14 anni, allora la prescrizione del reato scatterebbe dopo 15 anni e non 10. Il giudice potrebbe quindi decidere anche per respingere l’archiviazione» ha spiegato ieri l’avvocato Corsetti.

    L’ordinanza, anche nell’ipotesi in cui l’archiviazione venisse confermata, potrebbe comunque assumere una valenza importante per le presunte parti offese nel processo. Se fosse riconosciuta la responsabilità dell’indagato e confermata però la non procedibilità per prescrizione del reato le vittime potrebbero infatti aprire una causa in sede civile contro Lafranconi.

    L’attuale vescovo della diocesi di Cremona è stato presule di Savona e Noli fra il 1991 ed il 2001. L’alto prelato, secondo l’accusa, non si sarebbe attivato, per quanto di propria competenza, riguardo a notizie su casi di abusi su minori perpetrati da sacerdoti della diocesi. L’alto prelato avrebbe in sostanza omesso di segnalare ai suoi diretti superiori le morbose attenzioni di almeno due preti nei confronti di ragazzini di cui avrebbero dovuto occuparsi e che sono stati indagati.

    I fatti: circa venti anni fa due preti della diocesi savonese, ai tempi retta da Lafranconi, hanno commesso abusi su alcuni minori loro affidati. Dopo il rinvio a giudizio, il primo dei due, don Nello Giraudo, ha patteggiato un anno di reclusione per un reato di violenza sessuale più recente (2005) e non ancora prescritto, mentre il secondo, don Giorgio Barbacini, è stato condannato a tre anni per pedofilia. Durante un blitz in Curia, poi, gli inquirenti avrebbero sottratto dalla cassaforte del palazzo vescovile un fascicolo riguardante il caso di don Giraudo. Documentazione che ha indotto a ritenere mons. Lafranconi al corrente delle malefatte dei suoi preti e colpevole di averli “coperti”.

    I due episodi coperti.

    Sono due, in particolare, gli episodi che monsignor Lafranconi avrebbe tenuto coperti. Il primo riguarda don Giorgio Barbacini che il 15 ottobre 2004 viene condannato a 3 anni e mezzo di reclusione «per aver compiuto atti sessuali nei confronti di un minorenne extracomunitario, con l’aggravante di averne avuto la custodia e la tutela». I fatti risalgono al 2000, quando don Giorgio era responsabile della comunità “Migrantes” di Savona, istituita dalla Curia per tutelare i giovani extracomunitari con problemi di ambientamento. Dopo il trasferimento in un’altra diocesi, in seguito all’intervenuta condanna penale don Giorgio si è dimesso dallo stato clericale.
    L’altro prete al centro dello scandolo, questa volta per abusi sessuali è don Nello Giraudo:si tratterebbe di toccamenti nei confronti di un giovane avvenuti in un campo scout. Giraudo ha patteggiato un anno con la condizionale e ha ottenuto dalla Santa sede la dispensa dallo stato clericale. Le indagini però sono proseguite, e un blitz della Mobile in Curia a Savona, tra fine 2010 e inizio 2011, su incarico della Procura, aveva fatto ritrovare nella cassaforte del palazzo vescovile un intero fascicolo su don Giraudo, risalente agli anni Novanta, quando era vescovo monsignor Lafranconi.

    Un vescovo progressista

    Dante Lafranconi ha 72 anni. È nato il 10 marzo del 1940 a Mandello Lario, nel comasco. Attualmente è vescovo di Cremona, vicepresidente della Conferenza Episcopale Lombarda e membro della Commissione Episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi.
    Ordinato sacerdote il 28 giugno 1964, inizia il suo ministero nella diocesi di Como inizialmente come vicerettore del Seminario e successivamente come docente di Teologia Morale, di Storia della Chiesa e Patrologia.
    Nel 1986 venne nominato delegato episcopale per la Pastorale della famiglia e nel 1991 vicario episcopale per la cura dei sacerdoti nel primo decennio di ordinazione. Alla fine del 1991 è nominato vescovo di Savona-Noli, carica che mantiene per un decennio. L’8 settembre del 2001 viene trasferito a guidare la diocesi di Cremona. Il solenne ingresso avviene il 4 novembre. È noto alle cronache nazionali per avere concesso la temporanea facoltà di amministrare l’assoluzione per chi confessava di aver commesso o aiutato a procurare un aborto, per essersi di fatto schierato a favore dei preti sposati e per dialogare anche con le comunità gay.

    http://gazzettadimantova.gelocal.it/cronaca/2012/05/03/news/il-vescovo-di-cremona-accusato-di-omerta-sui-preti-pedofili-1.4453447

  • Sul vescovo Lafranconi si decide il 2 maggio

    Sul vescovo Lafranconi si decide il 2 maggio

    Sul caso ‘abusi’ in parrocchia

    Savona. Verrà esaminata dopodomani in tribunale a Savona la richiesta di opposizione all’archiviazione presentata dalla Procura al termine delle indagini sull’ex vescovo di Savona, Dante Lafranconi, ora a capo della diocesi di Cremona, accusato di aver “coperto&rdquo o comunque di non aver impedito ad un parroco savonese di commettere abusi sessuali su minori. L’udienza è stata fissata dal giudice Fiorenza Giorgi.
    L’ex vescovo della diocesi di Savona Dante Lafranconi, assistito dall’avvocato Domenico Chirò, era stato indagato per non aver evitato a don Nello Giraudo, non più sacerdote, di mettere in atto i suoi gesti di pedofilia nei confronti di minori legati agli scout e al mondo cattolico. Una accusa che sembrava destinata a cadere dopo la richiesta di archiviazione presentata dalla Procura savonese. Sull’ex presule di Savona grava l’ipotesi di reato di omertà. Non avrebbe, secondo l’accusa che gli rivolge Francesco Zanardi della Rete L’Abuso, segnalato ai superiori alcuni casi di pedofilia e abusi sessuali.
    Dunque il gip di Savona dovrà decidere se archiviare per prescrizione o no il fascicolo, piuttosto corposo, dopo la raccolta di documenti sul caso da parte della rete l’Abuso. Una storia che si trascina da parecchi anni, sul quale potrà essere fatta chiarezza, anche per quel che riguarda le responsabilità dei vescovi savonesi, fra i quali monsignor Lafranconi fra 1991 e 2001. Era l’attuale vescovo di Cremona responsabile della diocesi di Savona anche nel 2003, come sostiene l’accusa? In tal caso la prescrizione non scatterebbe.
  • Storie di ordinaria pedofilia clericale savonese.

    Storie di ordinaria pedofilia clericale savonese.

    In questo racconto si parla solo del prete pedofilo Nello Giraudo, che però non è l’unico pedofilo coperto dai vescovi savonesi. Oltre a Giraudo la diocesi di Savona ha coperto anche don Giorgio Barbacini, condannato a 3,6 anni nel 2004, resosi irreperibile dopo la condanna, riapparirà nel savonese solamente dopo l’indulto.

    Jusef Dominic il prete fuggitivo pakistano inseguito da un mandato di cattura internazionale, nascosto dalla diocesi di Savona dal Cardinale Domenico Calcagno, prima ad Albisola dove nel 2004 viene raggiunto dal Dallas News, nascosto successivamente nel convento dei frati Benedettini di Finalpia, dove “morirà” nel dicembre del 2010 in circostanze poco chiare, proprio in concomitanza con l’apertura da parte della Procura della Repubblica di Savona del caso che vado a raccontare. Altri preti pedofili sono tutt’ora impuniti e a contatto con minori, il vescovo di Savona Vittorio Lupi è stato messo al corrente delle perversioni criminali dei suoi sacerdoti, ha anche ascoltato alcune delle loro vittime.

    Tuttavia il vescovo ha deciso, dal momento che i casi sono prescritti (quindi la Procura non può intervenire) di tutelare come recita la Crimen Sollicitazionis, i pedocriminali e non denunciare non attuando alcuna restrizione ai sacerdoti, ignorando anche qualunque tipo di tutela nei confronti dei minori che frequentano le parrocchie della Diocesi di Savona. Eccola qui la giostra della pedofilia continua consapevolmente. Le indagini da parte della Procura della Repubblica di Savona sono durate quasi tre anni portando alla condanna di Nello Giraudo, il quale nel febbraio 2012 patteggia un anno con la condizionale. Al momento, per la prima volta in Italia il “precedente storico” che da oggi porterà a chiedere conto delle coperture anche ai vescovi. Attualmente il procedimento penale nei confronti dell’ex vescovo di Savona, ora a Cremona, Dante Lafranconi è ancora aperto. Non risultano per il momento altre richieste di archiviazione per gli altri vescovi che lo hanno succeduto, tranne quella di Lafranconi.

    Questa l’intervista di Pablo Trincia, LE IENE, al vescovo di Savona Vittorio Lupi il quale non sapeva che
    LE IENE erano in possesso della documentazione restituita dalla Magistratura.

    Lo stesso giorno, difronte a una contestazione non violenta della Rete L’aburo, il Cardinal Domenico Calcagno risponde così al TG 3.
     

    Il documento che segue, redatto da Francesco Zanardi, vittima di don Nello Giraudo all’inizio degli anni 80, ora diventato un sopravvissuto e portavoce della Rete L’abuso è interamente ricostruito, oltre che sulla testimonianza di Zanardi, anche sulle centinaia di pagine restituite dalla Procura di Savona dopo la condanna di Giraudo. In questo documento includiamo solo alcune delle  pagine contenute nel fascicolo della Procura, solamente quelle più importanti tra l’allora Cardinale Joseph Ratzinger, ora Papa, altri alti prelati vaticani con la Diocesi di Savona-Noli. I documenti originali dimostrano che la chiesa sapeva da 32 anni e non è mai voluta intervenire, finché non è stata costretta dalla Magistratura di Savona.

    Ben 4 vescovi savonesi non vollero affrontare il problema, 32 anni di bugie, insabbiamenti, omertà per nascondere i preti pedofili.
    All’inizio di questa vicenda il vescovo di Savona Vittorio Lupi dichiarava “Sia fatta chiarezza” ma forse non pensava che ne venisse fatta cosi tanta, forse troppa per il gradimento della chiesa cattolica. Questo è il drammatico profilo che emerge dai documenti del procedimento penale 472/12/21 a carico di mons. Dante Lafranconi, vescovo di Savona-Noli dal 1992 al 2001 indagato per i delitti p. e p. dagli articoli 110, 40 c. II, 609 bis, 609 ter, 609 quater c.p. per questo  procedimento penale la procura della repubblica il 9-2-12 ha chiesto l’archiviazione per prescrizione.
    Lunedì 20-2-12 i legali della Rete L’abuso hanno depositato l’opposizione all’archiviazione motivata da una serie di nuovi elementi di indagine.
    Sabato 18-2-12 una vittima della comunità per minori  “La Lanterna” , che era stata precedentemente ascoltata dai magistrati come TEST, senza però sporgere denuncia ha depositato un atto di Denunzia/Querela per abusi sessuali continuati dal 1997 al 2003.
    I nostri legali ritengono che i nuovi elementi di indagine forniti alla magistratura, siano sufficienti per rigettare la richiesta di archiviazione, la nuova querela invece a spostare il periodo di prescrizione, che in questo caso rientrerebbe nel periodo di vescovado di Lafranconi. L’opposizione è stata accolta e l’udienza convocata per il prossimo 2 aprile 2012.
    La storia ricostruita dalle testimonianze contenute nei fascicoli della Procura.
    32 anni di insabbiamenti omissioni e omertà per nascondere i preti pedofili.
    Una storia di favoreggiamento, omissioni e omertà nei confronti di un prete pedocriminale da parte di ben quattro vescovi della Diocesi di Savona-Noli, che ha prodotto vittime nel savonese per 32 anni. In realtà le vicende sono più di una, attualmente in giudizio solo due, quella di don Giorgio Barbacini che ha diretto la comunità per minori in difficoltà Migrantes dal 1998 al 2003, condannato per pedofilia a tre anni e sei mesi nel 2004 e quella di don Nello Giraudo di cui siamo in grado di fornire la documentazione che segue. Parte dei documenti sono stati sequestrati per la prima volta in Italia nella cassaforte segreta del vescovo, dalla magistratura di Savona, che per la prima volta in Italia indaga anche il vescovo per le responsabilità di omissione.

    Nel 1981 don Nello Giraudo viene mandato nella Parrocchia di Spotorno in supporto ai due sacerdoti Giovanni Busoni e Carlo Rebagliati. I due sacerdoti sostengono che l’allora vescovo Giulio Sanguineti raccomandò “tenetelo d’occhio perché è un pedofilo”.  La conferma che le dichiarazioni dei due sacerdoti sono vere arriva da una recente lettera inviata in risposta dall’Arcivescovo Luis F. Ladaria,S.I. all’attuale vescovo Vittorio Lupi in data 29 marzo 2010  dove scriveva “Mi riferisco al caso del Rev. Nello Giraudo del clero della sua diocesi, che fu denunciato nel 1980 per abuso di minore e che nel 2002 manifestava al Vicario Generale la propria tendenza pedofila” (in quel periodo il caso savonese aveva già visibilità nazionale come lamenterà Lupi in una successiva lettera) .

    Malgrado quella denuncia del 1980 il vescovo Sanguineti non prese alcun provvedimento fino al 1989, quando oramai Giraudo aveva abusato buona parte dei ragazzini che frequentavano le opere parrocchiali di Spotorno, compreso lo scrivente.
    Il 5 novembre 1989 il vescovo Sanguineti chiede in una lettera al direttore dell’Istituto Pastorale Corso Venezia di Milano di voler accogliere Giraudo. Sarà Padre Raffaele Longhi ad occuparsi del sostegno psicologico di Giraudo.
    1992 Sanguineti abbandona la Diocesi di Savona-Noli per lasciare il posto a Dante Lafranconi, il quale era al corrente della situazione di Giraudo, a passare questa consegna era l’allora Vicario Generale Antonio Ferri, ri promosso ultimamente  Pro Vicario. Nel 1994 scoppiato il caso CARITAS e dovendo rimuovere il presidente, che era anche direttore della colonia estiva per minori Padre Cocchi, mons. Lafranconi decide di mandare Giraudo a dirigere quella colonia, ma probabilmente qualcosa non va. È cosi che nel 1996 mons. Lafranconi assegna a Giraudo una piccola parrocchia sulle alture di Finale Ligure, a Orco Feglino, poco dopo un altro fatale errore, quello di permettere di aprire in quella parrocchia una comunità per minorenni in difficoltà. I ragazzi della comunità dichiarano che le tendenze pedofile erano ben note al vescovo, costretto a convocare più volte Giraudo. Dai verbali emerge anche che diversi assistenti sociali dei comuni si rifiutavano di affidare minori a quella comunità.
    In questi 9 anni, Dante Lafranconi non ha mai preso alcun provvedimento, neppure cautelativo nei confronti di minori. Non a mai voluto ascoltare le vittime e i sacerdoti che denunciavano, come dichiarano a Il Secolo XIX il Teologo Giampiero Bof e don Giovanni Lupino, ha scelto la strada dell’omertà.

     

    La comunità verrà chiusa nel 2003 da Domenico Calcagno in dopo l’arresto di don Giorgio Barbacini della comunità Migrantes, un altro pedofilo al quale Lafranconi aveva concesso di aprire una comunità per minori.
    2002 mons. Dante Lafranconi viene trasferito a Cremona, mentre a Savona arriva Domenico Calcagno, nominato Cardinale da Benedetto XVI pochi giorni fa, il 18 febbraio 2012. Dopo lo scandalo della Migrantes Calcagno scrive in data 8-9-03 all’allora Cardinale Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, oggi Benedetto XVI, parlando di Giraudo “chiedo la cortesia di un consiglio sull’atteggiamento da tenere, intendendo il sacerdote voler continuare con un impegno pastorale” .
    Passano ben tre anni, nessuna risposta da parte del Cardinale Ratzinger, nel frattempo viene documentato un altro abuso su un minore da parte di Giraudo nell’estate del 2005, durante un campo scout dell’AGESCI. Dai verbali di interrogatorio su questo ultimo caso emerge l’oggi Cardinale Domenico Calcagno non aveva di fatto imposto alcuna limitazione a Nello Giraudo nel frequentare minori o attività cattoliche, malgrado tutto il pregresso. Emerge anche che alcuni responsabili del campo erano al corrente dell’abuso, ma non hanno mai denunciato, hanno confermato solo durante l’interrogatorio di essere a conoscenza del fatto e di aver raccolto la testimonianza durante il campeggio, direttamente dalla vittima F. F. Passa quasi un anno dopo quell’abuso, e mons. Calcagno il 22 febbraio 2006 scrive nuovamente in Vaticano, a mons. Charles Scicluna Promotore di Giustizia della Congregazione per la Dottrina della Fede, contrariamente ad ogni logica e a quello che e’ realmente accaduto, lo rassicura dicendo che Giraudo frequenta un medico, Padre Raffaele Longhi, il quale avrebbe rilasciato una “Dichiarazione attestante la positività degli sviluppi dell’itinerario percorso con don Nello” ma purtroppo Padre Raffaele muore.
    Calcagno continua rassicurando Scicluna e chiedendo “Più volte don Nello ha chiesto che si informasse codesta congregazione al fine di ottenere il superamento del grave giudizio espresso nei suoi confronti che prevedeva la riduzione allo stato laicale”. Il 7 marzo 2006 Calcagno scrive nuovamente a Scicluna chiedendo un incontro in Vaticano, di persona per parlare di Giraudo. Viene concesso il giorno 3 aprile 2006.Calcagno lascerà la Diocesi di Savona-Noli alla fine del 2007 con nulla di fatto, per lasciare il posto nel gennaio 2008 a Vittorio Lupi, attuale vescovo.
    Nel gennaio 2008 scrivo al vescovo Lupi informandolo di essere vittima di un suo prete pedofilo ma non comunico il nome, chiedo udienza che mi verrà concessa in marzo. Mi reco all’udienza, il vescovo comincia dicendo (registrazione audio) “Anche se lei non mi ha detto il nome, so che vuole parlarmi di don Nello, qui bisogna che giochiamo a carte scoperte” nella stessa occasione dichiara anche di aver già parlato con la famiglia di Giraudo. Denunciai tutta la storia, compreso quello che i suoi predecessori omisero di fare ma senza alcun successo. Il 9-7-2008 vedendo l’atteggiamento omertoso e inconcludente dei vescovi che malgrado le denunce e le testimonianze non intervenivano, mi decido a denunciare presso la caserma dei carabinieri di Savona. Purtroppo il reato degli anni 80 nei miei confronti è prescritto, il maresciallo mi comunica che la querela verrà archiviata.  Agli atti risulta un’altra raccomandata a mio sostegno scritta da me al vescovo Lupi 19-6-09 nella quale sollecito provvedimenti e indico persone qualificate, sacerdoti che possono testimoniare le tendenze pedofile di Giraudo, ma nei fatti nessun provvedimento da parte della Curia. Gennaio 2010 vengo convocato dal magistrato al quale rilascio la mia deposizione oltre ad una serie di nominativi di vittime, la magistratura apre un fascicolo. Marzo 2010 il caso esplode sui giornali e diventerà un caso nazionale, il vescovo Lupi fa diverse dichiarazioni, sostiene che Giraudo è stato ridotto allo stato laicale nella metà del 2009, che non fa più il prete, anche se lo ritroviamo il 4 gennaio 2012 all’interno del convento dei frati Benedettini di Finalpia, frequentato da minori. Malgrado la segnalazione della presenza inopportuna di Giraudo all’interno del convento effettuata al vescovo Lupi circa sei mesi prima, nemmeno in questo caso il vescovo ha attuato alcun provvedimento cautelativo. Le lettere tra Lupi e Luis F. Ladaria, S.I. smentiscono anche le dichiarazioni riguardanti la domanda di riduzione allo sto laicale di Giraudo, il documento non è del 2009 ma del 27-3-2010.
    Pochi giorni dopo la risposta alla lettera di Lupi che citavamo in principio, dove mons. Ladaria conferma che la prima denuncia nei confronti di Giraudo è del 1980. Successivamente, il 16 aprile 2010 Lupi risponde a Ladaria dichiarando che prima di me, già Domenico Calcagno lo aveva informato della situazione, lamenta anche il clamore mediatico che ha travolto la Diocesi di Savona-Noli.
    Malgrado anni di denunce da parte di vittime, sacerdoti e testimoni, ben quattro vescovi non hanno voluto affrontare il problema, fino a che la magistratura non li ha costretti. Don Carlo Rebagliati che ha testimoniato davanti ai magistrati in sostegno delle vittime è stato ridotto allo stato laicale, dopo una denuncia per istigazione alla prostituzione che però si è rivelata infondata, per la quale è stata richiesta l’archiviazione.
    Il 4-2-12 la notizia che Giraudo ha patteggiato un anno con la condizionale. Nelle dichiarazioni rilasciate ai giornali conferma che i vescovi erano al corrente del problema, anche la famiglia lo era, ma non lo hanno mai aiutato.
    Il 9-2-12 viene notificata la richiesta di archiviazione del procedimento penale nei confronti di un solo vescovo, Dante Lafranconi motivandola non nel merito, ma nel raggiungimento dei termini di prescrizione.
    Il 18-2-12 un’altra querela da parte di una vittima già sentita come teste dal magistrato, abusata dal 1997 al 2003.
    Il 19-2-12 la Rete L’abuso deposita opposizione all’archiviazione del procedimento contro mons. Dante Lafranconi, fornendo nuovi oggetti di indagine, oltre alla querela della nuova vittima.
    L’opposizione all’archiviazione nei confronti di Lafranconi viene accolta. L’udienza è fissata per il prossimo 2 maggio 2012.

    Sono state volontariamente omesse tutte le testimonianze e i documenti delle altre vittime di Nello Giraudo. Ho deciso di rilasciare solamente la parte che riguarda la mia personale vicenda in quanto ritengo che in questo tipo di crimini l’importanza non provenga dalla quantità di vittime ma dal reato in se stesso. La quantità di vittime è in’influente e non è corretto mettere alla berlina, anche senza fare il nome i loro personali traumi. Quello che a mio avviso è importante cogliere in questo racconto, al di là della singola vicenda, indubbiamente triste, è il “modus operandis” criminale con il quale la chiesa cattolica ha attuato in perfetta consapevolezza. Questa storia si è ripetuta milioni di volte in tutto il mondo.

    Hai ancora il coraggio di lasciare i tuoi figli sotto la loro tutela?

    Francesco Zanardi
    Portavoce Rete L’ABUSOù
    Per quanto possibile, un video di approfondimento sulle morti e i suicidi sospetti di seminaristi savonesi, la storia di Giraudo, Barbacini e delle comunità LAGER per minori che la chiesa savonese ha permesso di aprire a questi criminali. Raccontata in prima persona da Francesco Zanardi, anch’esso vittima e oggi portavoce della Rete L’ABUSO.