Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • “I sacerdoti preferiscono morire, piuttosto che rompere il segreto della confessione”

    “I sacerdoti preferiscono morire, piuttosto che rompere il segreto della confessione”

    Seduto di fronte all’Inchiesta Indipendente sull’Abuso Sessuale sui Bambini la scorsa settimana, il Cardinale Vincent Nichols, arcivescovo di Westminster, lo ha messo in chiaro una volta per tutte: “I sacerdoti preferirebbero morire, piuttosto che rompere il segreto della confessione”.

    Ed è la risposta all’ennesima richiesta di obbligare i sacerdoti a denunciare i casi di abuso, anche quando questi verrebbero appresi nel segreto della confessione. Una tendenza, quella di cercare di abolire il segreto della confessione che ha radici lontane, e che negli ultimi anni è stata riproposta a più riprese (dall’Irlanda nel 2011 ad un comitato delle Nazioni Unite nel 2014), tanto che la Penitenzieria Apostolica si è sentita in dovere di pubblicare una nota sul tema l’1 luglio 2019.

    Sentito dalla commissione, il Cardinale ha sottolineato che, nel corso della storia, “i sacerdoti sono morti per difendere il loro ruolo in confessione, e che se questo dovesse essere messo in discussione, si tornerebbe a questa situazione”.

    Il Cardinale Nichols ha preso anche una posizione personale. “Io – ha detto – difenderei assolutamente il segreto della confessione. Il segreto della confessione è di natura sacra ed è al cuore del ministero sacerdotale di colui che agisce nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”.

    Il Cardinale ha quindi sottolineato che “il segreto della confessione è parte essenziale nell’esercizio del sacerdozio come un nesso tra la mia umanità peccatrice e la misericordia di Dio”.

    Il Cardinale Nichols ha per questo chiesto alla commissione di inchiesta governativa di “pensare bene prima di raccomandare che il rapporto sugli abusi sia reso obbligatorio per i sacerdoti in ogni circostanza, perché questo potrebbe mettere gli stessi sacerdoti a rischio di false denunce che qualcuno abbia confessato. Qualcuno potrebbe farsi avanti e dire: ‘Ho detto a padre X che sono un abusatore… chiunque lo potrebbe fare e nessun prete potrebbe difendersi”.

    Alla domanda se una richiesta ufficiale di rompere il segreto della confessione potesse essere ben ricevuto dai vescovi, il Cardinale Nichols ha risposto: “Non sarebbe ben ricevuto, sarebbe rifiutato”.

    Il Cardinale ha detto che nessuno gli ha mai confessato di essere pedofilo in confessione, e in generale ha sottolineato che “coloro che abusano bambini sono convinti di non fare nulla di male e per questo è molto improbabile che confessino i loro atti come un peccato”.

    La possibile richiesta di rompere il segreto della confessione da parte della commissione di inchiesta britannica sarebbe solo l’ultima di una serie di simili obblighi, che in alcuni casi sono già realtà.

    In particolare, il Senato della California ha approvato lo scorso 24 maggio la legge 360, con 30 voti a favore e 2 contrari, che chiede ai sacerdoti di riportare ogni sospetto o conoscenza di abusi su minori ottenute anche durante il sacramento della confessione di un altro sacerdote o collega.

    In Cile, c’è un progetto di legge che obbliga religiosi e sacerdoti a denunciare alla giustizia i casi di abuso sessuale su minori anche quando questi siano stati rivelati durante il segreto della confessione, discusso lo scorso aprile anche nell’assemblea generale dei vescovi cileni.

    In Australia, l’inchiesta della Royal Commission aveva portato – dopo aver ascoltato oltre 8 mila testimonianze su casi di abuso – ad una raccomandazione che chiedeva di mettere da parte il segreto della confessione. La Chiesa Cattolica australiana ha già fatto sapere che non romperà il segreto della confessione”, perché si tratta di una raccomandazione – avevano notato i vescovi – “contraria alla nostra fede e nemica della libertà religiosa. Siamo impegnati nella salvaguardia dei bambini e delle persone vulnerabili, ma allo stesso tempo manteniamo il sigillo. Non vediamo come salvaguardia e sigillo della confessione si possano escludere l’uno con l’altro”.

    Ma ci sono già leggi in Australia che rendono obbligatorio riportare quello che si sente in confessione: si è cominciato con o Stato di Canberra, che obbligano i sacerdoti a violare il segreto confessionale quando la confessione riguarda un abuso sessuale, mentre già si è messi in fila per approvare leggi simili lo Stato di Western Australia, e stanno studiando la materia in South Wales e Victoria, forse seguendo l’esempio del Queensland, dove c’è già l’obbligo di rompere il segreto della confessione in caso di rivelazioni su abusi su minori, così come in South Australia e nell’Australian Capital Territory.

    Anche a livello internazionale non ci erano andati leggeri. nel 2014, il Comitato ONU per la Convenzione sui Diritti del Bambino – vale a dire, il Comitato che valuta come le convenzioni siglate vengono applicate dagli Stati aderenti nel loro territorio – arrivò addirittura a fare pressioni sul diritto canonico, non distinguendolo dalle leggi dello Stato di Città del Vaticano, che erano invece oggetto della Convenzione, e criticando “il codice del silenzio vaticano”, che impedisce “pena scomunica” ai membri del clero di andare a denunciare i casi di cui vengono a conoscenza alle autorità.

    https://www.acistampa.com/story/i-sacerdoti-preferiscono-morire-piuttosto-che-rompere-il-segreto-della-confessione-12683

  • Abusi a minori, rinviata la prima udienza al “santone” Capuana

    Abusi a minori, rinviata la prima udienza al “santone” Capuana

    CATANIA. Si svolgerà davanti a una diversa composizione della seconda sezione del Tribunale di Catania e a porte chiuse, per la delicatezza dei temi trattati dal procedimento, il processo ’12 apostoli’ per presunti abusi sessuali su minorenni consumati in una comunità di ispirazione cattolica. Per questo motivo la prima udienza del procedimento è stata rinviata al prossimo 25 novembre. Tra i quattro imputati il ‘santone’ Piero Alfio Capuana, 75enne bancario in pensione, alla guida della comunità che avrebbe abusato di ragazzine tra i 13 e i 15 anni. E’ difeso dall’avvocato Mario Brancato. Con lui a processo anche tre presunte fiancheggiatrici: Katia Concetta Scarpignato, Fabiola Raciti e Rosaria Giuffrida Secondo l’accusa, gli abusi erano presentati come purificazione compiuti da un ‘arcangelo’ reincarnato, plagiando le ragazze. Nel processo alcune delle giovani vittime si sono costituite parte civile assistite dagli avvocati Tommaso Tamburino e Salvo Pace.

    In aula era presente anche l’avvocato Giampiero Torrisi legale della Diocesi di Acireale che alla prossima udienza chiederà di costituirsi in processo come parte civile. Intanto ha avuto accesso al rito abbreviato uno dei tre indagati per favoreggiamento: l’ex presidente dell’Associazione cattolica cultura ed ambiente di Aci Bonaccorsi, Salvatore Torrisi, con la prima udienza fissata per il 28 ottobre. Per gli altri due – l’ex deputato e assessore regionale, Domenico ‘Mimmo’ Rotella, marito di Rosaria Giuffrida, e il sacerdote, padre Orazio Caputo – è ancora pendente la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura. Da intercettazioni della polizia postale di Catania emergerebbe che il sacerdote avrebbe appreso nel segreto della confessione delle indagini avviate su una denuncia per abusi sessuali e avrebbe avvisato dell’attività in corso Torrisi e Rotella. Nell’inchiesta sono confluiti gli incidenti probatori con gli interrogatori delle vittime. Titolari dell’inchiesta ’12 apostoli sono il procuratore Carmelo Zuccaro, l’aggiunto Marisa Scavo e il sostituto Agata Consoli.

    https://catania.livesicilia.it/2019/10/14/abusi-a-minori-rinviata-la-prima-udienza-al-santone-capuana_509901/?fbclid=IwAR0wsAJZOohDA3goKkNyUkza18Q3ldjnhVeBS9wZ-APVNKkRWi90CSMZyrE

  • Il Vaticano corre ai ripari, difende il segreto confessionale e colpevolizza i mass media per le inchieste

    Il Vaticano corre ai ripari, difende il segreto confessionale e colpevolizza i mass media per le inchieste

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Il Vaticano corre ai ripari dal rischio (sempre più concreto) che in molti Paesi si possano obbligare sacerdoti e vescovi a rompere il sigillo sacramentale del segreto della confessione davanti a casi di abusi per denunciare in tribunale i preti pedofili. In un documento pubblicato dalla Penitenzierie vengono definiti i contorni della vicenda e, nello stesso tempo, vengono presi di mira i mass media colpevoli di avere messo in rilievo, in questi anni, «aspetti morbosi» e rovinando la «reputazione» di molte persone.

    «Ogni azione politica o iniziativa legislativa tesa a ‘forzare l’inviolabilità del sigillo sacramentale costituirebbe un’inaccettabile offesa verso la libertas Ecclesiae, che non riceve la propria legittimazione dai singoli Stati, ma da Dio; costituirebbe altresì una violazione della libertà religiosa, giuridicamente fondante ogni altra libertà, compresa la libertà di coscienza dei singoli cittadini, sia penitenti sia confessori. Violare il sigillo equivarrebbe a violare il povero che è nel peccatore».

    Come ha evidenziato anche il seguitissimo sito Il Sismografo diretto da Luis Badilla, nel documento non c’è «neanche un cenno autocritico e non si tocca quanto il Papa ha riconosciuto in molti circostanze sulla mancanza di trasparenza della Chiesa. Come se tutte le colpe fossero fuori e di altri». Come se il problema della pedofilia tra i preti e gli insabbiamenti dei vescovi fossero un problema della stampa.

    Il testo approvato da Papa Francesco il 21 giugno scorso, con la firma del cardinale Mauro Piacenza, interviene direttamente su argomenti di grande rilevanza ma, scrive Badilla, prima d’ora «il Vaticano, e nessuno dei suoi organi specializzati, si è mai espresso sulla stampa in questi termini quasi apocalittici».

    Non sono passati che pochi mesi dal summit degli episcopati sulla pedofilia e dal ringraziamento pubblico che è arrivato dal Papa al ruolo dei mass media nel portare alla luce scandali che altrimenti sarebbero stati sepolti per sempre, complice l’omertà di una parte della Chiesa. In un recente discorso il Papa disse che i giornalisti che avevano svelato gli abusi sessuali potevano essere paragonati a Natan, un famoso profeta che svelò  l’abuso sessuale da parte del re Davide chiamandolo a conversione. Il discorso fu pronunciato davanti alla curia prima di Natale, ma forse il cardinale Piacenza quel giorno era assente.

    Ecco cosa disse Papa Francesco: «alcuni all’interno della Chiesa si infervorano contro certi operatori della comunicazione, accusandoli di ignorare la stragrande maggioranza dei casi di abusi, che non sono commessi dai chierici della Chiesa – le statistiche parlano di più del 95% – e accusandoli di voler intenzionalmente dare una falsa immagine, come se questo male avesse colpito solo la Chiesa Cattolica. Invece io vorrei ringraziare vivamente quegli operatori dei media che sono stati onesti e oggettivi e che hanno cercato di smascherare questi lupi e di dare voce alle vittime. Anche se si trattasse di un solo caso di abuso – che rappresenta già di per sé una mostruosità – la Chiesa chiede di non tacere e di portarlo oggettivamente alla luce, perché lo scandalo più grande in questa materia è quello di coprire la verità».

    Ecco invece cosa ha scritto il cardinale Piacenza nel documento pubblicato oggi: «Si è diffusa negli ultimi decenni una certa “bramosia” d’informazioni, quasi prescindendo dalla loro reale attendibilità e opportunità, al punto che il “mondo della comunicazione» sembra volersi “sostituire” alla realtà, sia condizionandone la percezione, sia manipolandone la comprensione. Da questa tendenza, che può assumere i tratti inquietanti della morbosità, non è immune, purtroppo, la stessa compagine ecclesiale, che vive nel mondo e, talvolta, ne assume i criteri.
    Anche tra i credenti, di frequente, energie preziose sono impiegate nella ricerca di “notizie” – o di veri e propri “scandali” – adatti alla sensibilità di certa opinione pubblica, con finalità e obiettivi che non appartengono certamente alla natura teandrica della Chiesa. Tutto ciò a grave detrimento dell’annuncio del Vangelo a ogni creatura e delle esigenze della missione. Bisogna umilmente riconoscere che talvolta nemmeno le fila del clero, fino alle più alte gerarchie, sono esenti da questa tendenza».

    E ancora: «Invocando di fatto, quale ultimo tribunale, il giudizio dell’opinione pubblica, troppo spesso sono rese note informazioni di ogni genere, attinenti anche alle sfere più private e riservate, che inevitabilmente toccano la vita ecclesiale, inducono – o quanto meno favoriscono – giudizi temerari, ledono illegittimamente e in modo irreparabile la buona fama altrui, nonché il diritto di ogni persona a difendere la propria intimità. Le parole di san Paolo ai Galati suonano, in tale scenario, particolarmente attuali: «Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Purché questa libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne […]. Ma se vi mordete e divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri!»

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_preti_papa_francesco_stampa_mass_media_confessione_leggi_piacenza_cardinale-4591693.html

  • Il clero impunito. Come la Chiesa protegge i sacerdoti che commettono reati

    Il clero impunito. Come la Chiesa protegge i sacerdoti che commettono reati

    di Adele Orioli

    Un’analisi seria, basata sui fatti e non sulle illazioni, anche quando i fatti di illazioni ne fanno sorgere fin troppe; un’analisi dettagliata e paziente, con tutta la pazienza obbligata nel tentare di portare alla luce situazioni protette non tanto e non solo dalla pur lodevole tutela della riservatezza, ma dalla molto meno lodevole omertà, che sia di gruppo, di istituzione o di casta. Un’analisi pacata, infine, perché non indulge mai al pur comprensibilissimo sdegno che invece inevitabilmente colpisce il lettore.

    Navigando tra storie arrivate alla luce della ribalta televisiva e altre sconosciute ma non per questo meno significative, il libro “Giustizia divina. Così la Chiesa protegge i peccati dei suoi pastori” di Emanuela Provera e Federico Tulli (Chiarelettere) fa toccare con mano quanto possa pesare, soprattutto per le vittime di clerici abili e arruolati, la differenza tra il reato e il peccato. Perché se il reato, comportamento cui il legislatore ricollega una sanzione penale per l’aggressione recata a un bene giuridico meritevole di tutela, è fatto umano, così come umano è il bene giuridico tutelato, il peccato al contrario assume giocoforza una connotazione divina, esoterica, alchemica. Offesa non agli esseri umani ma a Dio, e come tale diversamente espiabile. Invece del carcere, oasi di ritiro spirituale, per dirla in pragmatici seppur villani soldoni. Perché se il reato è difficilmente occultabile, e non più di quel tanto interpretabile, diverso il discorso per le mancanze “divine” dei propri pastori: anche il modo di valutare e quindi far riparare il peccato commesso è riservato ai pochi intimi dello stesso gruppo, con particolare attenzione, ça va sans dire, alla spiritualità del reo, confesso o meno che sia. Attenzione a quella compromessa della vittima, non pervenuta.

    Pedofilia, certo, in prima posizione. Reiterata, capillare e mai seriamente combattuta, coadiuvata anche dal vuoto normativo lasciato dall’abolizione del delitto di plagio nel 1981 e in generale da una buona dose di particolare benevolenza lassista delle istituzioni laiche. Ma non solo.

    Anche preti e suore sono, cosa del resto immaginabile, differenziatamente umani come tutti, e anche preti e suore manifestano quindi una variegata gamma di atteggiamenti delittuosi. Ludopatia, gioco d’azzardo, truffe di vario genere, falsa testimonianza, corruzione, maltrattamenti, spaccio di droga. Purtuttavia i denunciati sono pochi, i carcerati ancora meno.

    Ed ecco che proprio grazie a questo lavoro di inchiesta scopriamo esistere numerosi centri di chiamiamola “riabilitazione” dei peccatori in tutta la penisola (ma preferibilmente al Nord). Non solo e non tanto gradevoli magioni per eventuali arresti domiciliari, se disgraziatamente capitasse di essere proprio beccati dalla giustizia terrena, ma anche e soprattutto confortevoli resort per inadempienze conclamate che alla magistratura non arriveranno mai e che si preferisce insabbiare, pardon, spiritualmente riabilitare, in famiglia. La famiglia della Chiesa, ovviamente.

    Previste dallo stesso codice di diritto canonico come Case di Penitenza, gli autori sono riusciti a censirne diciotto, con un capillare, certosino e ovviamente ostacolato lavoro di inchiesta.

    Rappresentano l’alternativa parallela al carcere, senza sbarre né secondini, dove “sono trattenuti i presunti responsabili di reati avvenuti in territorio italiano ma che non vengono denunciati alla giustizia civile dai loro superiori”. Perché saranno anche colpevoli di atroci reati, ma sono prima di tutto peccatori. In realtà queste Case sono esse stesse solo “la punta di un iceberg”, poiché una intera rete di sostegno a clerici “in difficoltà” è presente da anni su tutto il territorio con la massima segretezza. Comunità religiose, famiglie laiche, diocesi e parrocchie pronte ad accogliere in ritiro spirituale i presunti pedofili, spacciatori, truffatori di cui sopra. Non solo presunti, anche condannati a dir la verità. Perché in questi centri finiscono anche coloro i quali hanno ottenuto dalla legge italiana la possibilità di usufruire di pene alternative alla detenzione.

    Quanti sono questi sacerdoti in difficoltà non è dato sapere; quando però nel 2007 su mandato dello stesso Bagnasco viene fondata l’associazione “Ministri della misericordia” per il loro spiritual sollievo lo stesso comunicato parla di circa il 10% dei consacrati. Il che farebbe almeno tremila persone affette da forme di dipendenza, disturbi di personalità, depressione o crisi vocazionale. Tutti a piede libero, incoraggiante.

    Menzione a parte, nonché un corposo dibattito, meriterebbero poi le interviste che gli autori sono riusciti a ottenere non solo dai “peccatori” quanto dai loro terapeuti. Psichiatri e psicologi ovviamente cattolici che fortemente sostengono la specificità del sacerdote rispetto ai comuni pazienti, come fosse possessore di una piena identità aggiuntiva, arrivando a dire che alcuni aspetti di questa identità solo “nel modo esterno” (quello terreno o quello non cattolico tout court non è chiaro) sono considerati patologici.

    Se per questi centri pare esserci una lunga fila d’attesa al maschile per il trattamento residenziale, la vita in comunità insomma, pare che nessuna struttura simile invece funzioni per le suore. Sostanzialmente, loro già ci vivono in comunità, e tendono quindi a risolvere i problemi delle consorelle al loro interno. Problemi non da poco comunque. Obesità, anoressia, depressione, dipendenze affettive esasperate, insostenibilità della vita di comunità. Peccato però che, come ammettono gli stessi psicoterapeuti, quando si giunge al punto di rottura sia ormai impossibile intervenire.

    Anche perché non esiste nemmeno il ricovero volontario, così come è estremamente difficile che, tra segreto della confessione e senso di colpa, sia il sacerdote ad autodenunciarsi, meno che mai alle autorità civili, alle quali nulla è dovuto. Non reato, ma peccato: è sempre il superiore ecclesiastico a indirizzare il clerico presso qualche casa o centro specializzato: il che avviene solo quando, direbbero i maliziosi con le carte alla mano, sta per scoppiare o è appena scoppiato lo scandalo di turno.

    Dove, va detto, anche la giustizia terrena è spesso complice nel proteggere, con un misto di devozione, deferenza e semplice tornaconto anche personale, la cosa nostra in tonaca.

    Quel che è certo è che i panni del reato-peccato si sciacquano bene in casa, ma ancora meglio nei resort a cinque stelle.

    (3 giugno 2019)

  • Processo al ‘Santone’ per pedofilia a Catania, si farà a porte chiuse

    Processo al ‘Santone’ per pedofilia a Catania, si farà a porte chiuse

    Si svolgerà a porte chiuse, per la delicatezza dei temi trattati dal procedimento, il processo ’12 apostoli’ per presunti abusi sessuali su minorenni consumati in una comunità di ispirazione cattolica. Lo ha deciso, accogliendo la richiesta della Procura, il presidente della seconda sezione penale del Tribunale di Catania, Ignazia Barbarino, che ha rinviato per un difetto di notifica la prima udienza, prevista per oggi, al 14 ottobre. Tra i quattro imputati il ‘santone’ Piero Alfio Capuana, 75enne bancario in pensione, alla guida della comunità che avrebbe abusato di ragazzine tra i 13 e i 15 anni, in alcuni casi con la complicità delle madri delle vittime. Con lui a processo anche tre presunte fiancheggiatrici: Katia Concetta Scarpignato, Fabiola Raciti e Rosaria Giuffrida Secondo l’accusa, gli abusi erano presentati come purificazione compiuti da un ‘arcangelo’ reincarnato, plagiando le ragazze. Nel processo alcune delle giovani vittime si sono costituite parte civile assistite dagli avvocati Tommaso Tamburino e Salvo Pace. In aula era presente anche l’avvocato Giampiero Torrisi legale della Diocesi di Acireale che alla prossima udienza chiederà di costituirsi in processo come parte civile. Intanto ha avuto accesso al rito abbreviato uno dei tre indagati per favoreggiamento: l’ex presidente dell’Associazione cattolica cultura ed ambiente di Aci Bonaccorsi, Salvatore Torrisi, con la prima udienza fissata per il 28 ottobre. Per gli altri due – l’ex deputato e assessore regionale, Domenico ‘Mimmo’ Rotella, marito di Rosaria Giuffrida, e il sacerdote, padre Orazio Caputo – è in corso l’udienza preliminare per la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura. Da intercettazioni della polizia postale di Catania emergerebbe che il sacerdote avrebbe appreso nel segreto della confessione delle indagini avviate su una denuncia per abusi sessuali e avrebbe avvisato dell’attività in corso Torrisi e Rotella. Nell’inchiesta sono confluiti gli incidenti probatori con gli interrogatori delle vittime. Titolari dell’inchiesta ’12 apostoli sono il procuratore Carmelo Zuccaro, l’aggiunto Marisa Scavo e il sostituto Agata Consoli.

    https://www.nuovosud.it/articoli/92669-cronaca-catania/processo-al-santone-pedofilia-catania-si-far%C3%A0-porte-chiuse

  • Pedofilia, le nuove norme di papa Francesco

    Pedofilia, le nuove norme di papa Francesco

    Papa Francesco ha promulgato tre testi per lo Stato della Città del Vaticano e la Curia romana per arginare gli abusi sessuali da parte del clero. Nel dettaglio, il Pontefice ha promulgato un motu proprio per il Vaticano con la relativa legge sulla ‘protezione dei minori e delle persone vulnerabili’ e le Linee guida pastorali per il Vicariato della Città del Vaticano. Si tratta di tre documenti che arrivano a poco più di un mese dal summit voluto dal Papa lo scorso febbraio con i capi delle Conferenze episcopali di tutto il mondo.

    “Si tratta di leggi, norme e indicazioni molto specifiche innanzitutto per i destinatari: riguardano infatti soltanto lo Stato Vaticano, – precisa il direttore editoriale Andrea Tornielli – dove opera un gran numero di sacerdoti e religiosi, ma ci sono pochissimi bambini. Pur essendo stati pensati e scritti per una realtà unica al mondo, nella quale la massima autorità religiosa è anche il sovrano e legislatore, questi tre documenti contengono indicazioni esemplari che tengono conto dei più avanzati parametri internazionali”. Annota Tornielli che “il fatto che il Papa abbia deciso di firmare personalmente anche la Legge CCXCVII e le Linee guida – testi che di per sé avrebbero potuto essere promulgati rispettivamente dalla Commissione per lo Stato e dal Vicario della Città del Vaticano – sta a indicare il valore che si vuol dare a queste norme”.
    “La tutela dei minori e delle persone vulnerabili fa parte integrante del messaggio evangelico che la Chiesa e tutti i suoi membri sono chiamati a diffondere nel mondo”, sottolinea papa Francesco che spiega: “Abbiamo tutti il dovere di accogliere con generosità i minori e le persone vulnerabili e di creare per loro un ambiente sicuro, avendo riguardo in modo prioritario ai loro interessi. Ciò richiede una conversione continua e profonda, in cui la santità personale e l’impegno morale possano concorrere a promuovere la credibilità dell’annuncio evangelico e a rinnovare la missione educativa della Chiesa. Desidero, quindi, rafforzare ulteriormente l’assetto istituzionale e normativo per prevenire e contrastare gli abusi contro i minori e le persone vulnerabili affinché nella Curia Romana e nello Stato della Città del Vaticano”. Nel dettaglio, il Papa chiede che “sia mantenuta una comunità rispettosa e consapevole dei diritti e dei bisogni dei minori e delle persone vulnerabili, nonché attenta a prevenire ogni forma di violenza o abuso fisico o psichico, di abbandono, di negligenza, di maltrattamento o di sfruttamento che possano avvenire sia nelle relazioni interpersonali che in strutture o luoghi di condivisione; maturi in tutti la consapevolezza del dovere di segnalare gli abusi alle Autorità competenti e di cooperare con esse nelle attività di prevenzione e contrasto; sia efficacemente perseguito a norma di legge ogni abuso o maltrattamento contro minori o contro persone vulnerabili; sia riconosciuto a coloro che affermano di essere stati vittima di sfruttamento, di abuso sessuale o di maltrattamento, nonché ai loro familiari, il diritto ad essere accolti, ascoltati e accompagnati”. Il Pontefice dispone ancora che “sia offerta alle vittime e alle loro famiglie una cura pastorale appropriata, nonché un adeguato supporto spirituale, medico, psicologico e legale; sia garantito agli imputati il diritto a un processo equo e imparziale, nel rispetto della presunzione di innocenza, nonché dei principi di legalità e di proporzionalità fra il reato e la pena; venga rimosso dai suoi incarichi il condannato per aver abusato di un minore o di una persona vulnerabile e, al contempo, gli sia offerto un supporto adeguato per la riabilitazione psicologica e spirituale, anche ai fini del reinserimento sociale; sia fatto tutto il possibile per riabilitare la buona fama di chi sia stato accusato ingiustamente; sia offerta una formazione adeguata per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili”.

    Papa Francesco, firmando tre documenti per arginare gli abusi del clero – applicabili per il Vaticano e la Curia romana – introduce una serie di novità significative nella lotta agli abusi. La prima novità, come segnala il direttore editoriale Andrea Tornielli, riguarda il fatto che “tutti i reati legati all’abuso sui minori, non soltanto quelli di natura sessuale, ma anche ad esempio i maltrattamenti, saranno ‘perseguibili d’ufficio’ cioè anche in mancanza della denuncia di parte”. La seconda novità è relativa all’introduzione di una prescrizione di vent’anni che decorrono ‘in caso di offesa a un minore, dal compimento del suo diciottesimo anno di età’. Tornielli segnala in proposito che “non si parla qui di leggi canoniche, ma di leggi penali dello Stato della Città del Vaticano, dove non essendo mai stato adottato il Codice Rocco promulgato in Italia nel periodo fascista, ancora vige il Codice Penale Zanardelli che per questi reati prevedeva prescrizioni mai superiori ai quattro anni dal compimento del reato stesso”. Altra novità riguarda l’obbligo di denuncia e la sanzione per il pubblico ufficiale che omette di segnalare all’autorità giudiziaria vaticana abusi di cui è venuto a conoscenza, fatto salvo il sigillo sacramentale, cioè l’inviolabile segreto della confessione. “Ciò significa – ragguaglia Tornielli – che tutti coloro che, nello Stato e per estensione nella Curia romana, ma anche tra il personale diplomatico al servizio delle nunziature, svolgono il ruolo di pubblico ufficiale (oltre il 90% delle persone che lavorano in Vaticano o per la Santa Sede) saranno sanzionati in caso di mancata denuncia”.

    In Vaticano nascerà tra l’altro un servizio ad hoc per dare assistenza alle vittime di abusi sessuali da parte del clero non solo in termini di ascolto ma anche per tutelare nei diritti. Nel dettaglio, come si legge all’art. 10, “il Servizio di accompagnamento offre ai minori, ai loro genitori, formatori, educatori e responsabili un’informazione adeguata sui rischi in materia di sfruttamento, di abuso sessuale e di maltrattamento, nonché sui mezzi utili ad identificare e prevenire tali offese. L’Ufficio del Lavoro della Sede Apostolica organizza, di concerto con il Servizio di accompagnamento, programmi di formazione per il personale del Governatorato circa i rischi in materia di sfruttamento, di abuso sessuale e di maltrattamento dei minori, nonché sui mezzi per identificare e prevenire queste offese e sull’obbligo di denuncia”. L’articolo 11 è dedicato al ‘reclutamento del personale’ e dispone che “nella selezione ed assunzione del personale del Governatorato, nonché di coloro che prestano collaborazione in forma volontaria, deve essere accertata l’idoneità del candidato ad interagire con i minori. La Commissione per la Selezione del personale si avvale del Servizio di accompagnamento per adottare orientamenti e definire procedure allo scopo di accertare l’idoneità dei candidati”.

    Le vittime: “Fumo negli occhi” – “Fumo negli occhi”. Le vittime di abusi sessuali da parte dei preti danno voce alla loro rabbia dopo la pubblicazione dei tre documenti del Papa volti ad arginare la piaga degli abusi. I documenti resi noti oggi saranno validi per il territorio del Vaticano dal 1 giugno e riguarderanno anche la Curia romana e il Vicariato. “Questi provvedimenti andrebbero applicati in tutto il pianeta invece, trattandosi di un motu proprio, non avranno validità oltre il Colonnato”, dice all’Adnkronos Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso. “Il Vaticano non può fare ingerenza sugli Stati esteri. Il problema,- rileva Zanardi – e lo diciamo da sempre, è che a gestire le cose deve essere l’Autorità giudiziaria nei Paesi dove viene commesso l’abuso”. Il presidente della Rete l’Abuso ricorda la vicenda dei presunti abusi ai chierichetti del pre-seminario San Pio X all’interno del Vaticano. “Non se ne sa più nulla. Una delle vittime – dice Zanardi – è venuta da noi. Stiamo portando avanti il caso insieme all’avvocato Mario Caligiuri del foro di Roma”.

  • Pedofilia, Papa Francesco vara un motu proprio. Obbligo di denuncia per chi sa di abusi su minori e perseguibilità d’ufficio

    Pedofilia, Papa Francesco vara un motu proprio. Obbligo di denuncia per chi sa di abusi su minori e perseguibilità d’ufficio

    Norme più rigide: saranno applicate in Vaticano e in tutte le sedi diplomatiche della Santa Sede

    By Maria Antonietta Calabrò

    Obbligo di denuncia per chiunque venga a conoscenza ( tranne in confessione) di abusi ( sessuali e non, quindi anche maltrattamenti e violenze) su minori o su adulti vulnerabili. Procedibilità d’ufficio, competenza del sistema penale vaticano e della Gendarmeria. Prescrizione lunga (vent’anni) che nel caso di abusi su minori scattano a partire dal compimento dei diciotto anni. Divieto di intrattenersi da soli con minori per quanti lavorano in Vaticano e di stabilire rapporti preferenziali con singoli minori e “rivolgersi a un minore in modo offensivo o assumere comportamenti inappropriati o sessualmente allusivi, chiedere a un minore di mantenere un segreto, fotografare o filmare un minore senza il consenso scritto dei suoi genitori».

    Sono molto rigide le nuove norme antipedofilia firmate oggi dal Papa con due nuove leggi (un Motu proprio e una nuova legge penale, la CCXCVII) che si applicheranno subito sul territorio della Città del Vaticano, alla Curia Romana e alle Nunziature ( le ambasciate, il personale diplomatico eccetera) sparse in tutto il mondo. La loro importanza è che renderanno effettive e cogenti le sanzioni penali già previste dalla legge vaticana numero VIII del luglio 2013 ( i reati di violenza, abuso,atti sessuali con minori) già prevedono pesanti condanne a svariati anni di carcere .

    Nonostante saranno valide solo sul territorio del piccolo Stato dove vivono e lavorano moltissimi sacerdoti e religiosi ma dove i bambini sono pochi, hanno un valore paradigmatico per tutta la Chiesa anche perché sono accompagnate da linee guida pastorali per il Vicariato della Città del Vaticano – sempre firmate da Papa Francesco cioè per le due parrocchie presenti e per il Preseminario San Pio X che fu al centro di denunce contenute in un libro di Gianluigi Nuzzi – e seguono di poco più di un mese l’incontro dello scorso febbraio che ha visto radunati Oltretevere i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo e ne rappresentano in qualche modo una prima conseguenza.

    La novità più significativa riguarda infatti l’obbligo di denuncia e la sanzione per il pubblico ufficiale che omette di segnalare all’autorità giudiziaria vaticana abusi di cui è venuto a conoscenza, fatto salvo il segreto della confessione. Ciò significa che tutti coloro che, nello Stato e per estensione nella Curia romana, ma anche tra il personale diplomatico, svolgono il ruolo di pubblico ufficiale (oltre il 90 per cento delle persone che lavorano in Vaticano o per la Santa Sede) saranno sanzionati in caso di mancata denuncia.

    Un’ulteriore, novità è rappresentata dall’istituzione da parte del Governatorato, nell’ambito della Direzione vaticana di Sanità e Igiene, di un Servizio di accompagnamento per le vittime di abusi, che sarà coordinato da un esperto qualificato. Le vittime avranno dunque qualcuno a cui rivolgersi per trovare aiuto, ricevere assistenza medica e psicologica, essere messe a conoscenza dei loro diritti e di come farli valere. Novità anche per quanto riguarda la selezione e l’assunzione del personale del Governatorato e della Curia Romana: dovrà essere accertata l’idoneità del candidato a interagire con i minori.

    Chiunque sarà dichiarato colpevole di abuso oltre la condanna penale «sarà rimosso dai suoi incarichi» in Vaticano. Se si tratta di un sacerdote subentrano poi tutte le normative canoniche vigenti.

    https://www.huffingtonpost.it/2019/03/29/pedofilia-papa-francesco-vara-un-motu-propriu-obbligo-di-denuncia-per-chi-sa-di-abusi-su-minori-e-perseguibilita-dufficio_a_23702313/

  • La California mira a far violare il segreto confessionale ai preti

    La California mira a far violare il segreto confessionale ai preti

    Un senatore democratico, Jerry Hill, ha lanciato la proposta. Immediata la dura risposta dei vescovi degli Stati Uniti

    Lo stato americano della California mira a far violare il segreto confessionale ai sacerdoti cattolici.

    Un preoccupante disegno di legge è stato presentato da un senatore dello stato della California, il democratico Jerry Hill, ed è stato immediatamente attaccato dai vescovi degli Stati Uniti in quanto rappresenta la più recente minaccia per il segreto della confessione.

    Anche se i sacerdoti sono già obbligati a denunciare i crimini legati alla pedofilia conosciuti al di fuori del confessionale, adesso il legislatore progressista, attraverso la nuova proposta, intende eliminare l’eccezione che protegge i sacerdoti che sono a conoscenza di reati di pedofilia attraverso il sacramento della Penitenza, dimenticando che violare il segreto confessionale non aiuta a proteggere le vittime e danneggia seriamente la libertà religiosa.

    “Fare entrare il governo nei confessionali non ha nulla a che fare con la protezione dei bambini e tutto ciò provoca solo una erosione dei diritti e delle libertà di base che abbiamo come americani”, ha detto al Los Angeles Times Steve Pehanich, direttore delle comunicazioni, dell’advocacy nonché portavoce della Conferenza Episcopale della California, “Conference” che raggruppa i vescovi dello stato che si affaccia sul Pacifico.

    I presuli hanno affermato che continueranno a sostenere la disposizione che prevede il ruolo di “informatori” per ciò che i sacerdoti vengono a sapere fuori dalla confessione, ma hanno chiesto che venga mantenuta l’eccezione relativa al Sacramento della Confessione.

    La Chiesa cattolica ha ripetutamente spiegato che l’eliminazione del segreto della confessione non garantisce in alcun modo una maggiore protezione per le vittime. Intanto perchè i criminali non ricorrerebbero più al Sacramento, il che, a giudizi dei chierici, fa perdere la rara occasione per invitarli al pentimento. In secondo luogo sarebbe complicato applicare la norma perchè le grate dei confessionali proteggono l’identità dei penitenti e, pertanto, sarebbe difficile per i sacerdoti fare un rapporto utile che identifichi chiaramente l’accusato di crimini legati alla pedofilia.

    Per i vescovi americani al di là della scarsa praticità della proposta, la violazione del segreto della confessione impone un enorme fardello ai preti che sarebbero costretti a sottomettersi a pene detentive piuttosto che violare le rigide norme canoniche che proteggono il Sacramento. Un prete che comunica il contenuto di una confessione sacramentale, infatti, incorre in una pena canonica di scomunica immediata, poiché le norme universali della Chiesa considerano inviolabile il segreto della confessione.

    E’ stato durissimo il commento scritto da Padre John Landry (Massachusetts) sul National Catholic Register: “come gli antichi imperatori romani cercavano di corrompere le giovani vergini cristiane minacciandole di esporle nei bordelli se non capitolavano ai loro capricci”, ha scritto Landry, “così oggi alcuni leader e governi cercano di rompere la fedeltà dei sacerdoti costringendoli a violare il sigillo confessionale”.

    La California è l’ultimo di un numero crescente di Stati americani a imporre che i preti denuncino l’abuso sessuale su minori alle forze dell’ordine, indipendentemente da come lo abbiano appreso. Connecticut, Indiana, Mississippi, Nebraska, New Hampshire, New Jersey, North Carolina, Oklahoma, Rhode Island, Tennessee, Texas e West Virginia hanno tutti statuti orientati a questo. Qualcosa di simile accade anche in Australia.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/california-mira-far-violare-segreto-confessionale-ai-preti-1650820.html?mobile_detect=false

  • Chiesa d’Inghilterra ai preti: “Negare assoluzione ai peccatori di gravi crimini”

    Chiesa d’Inghilterra ai preti: “Negare assoluzione ai peccatori di gravi crimini”

    LONDRA – Al peccatore che confessa gravi crimini a un prete dovrebbe essere “negata l’assoluzione e detto di consegnarsi alla polizia”: è il nuovo parere della Chiesa d’Inghilterra ma aggiunge che i preti non possono violare il segreto della confessione e denunciare il criminale. Le linee guida dei vescovi arrivano dopo mesi difficili per la Chiesa d’Inghilterra sull’opportunità di abolire il principio secondo il quale i peccati confessati devono rimanere segreti.

    I vescovi hanno ammesso che la scorsa estate erano divisi sul ruolo della confessione e il dovere del clero di riferire eventuali informazioni. Le nuove linee guida, che riguardano anche come trattare i parrocchiani pedofili conclamati e “toccamenti ammissibili”, seguono una serie di scandali sugli abusi sessuali, scrive il Daily Mail.

    L’ex vescovo di Gloucester, Peter Ball, nel 2015 è stato in carcere 32 mesi per aver abusato sessualmente di 18 ragazzi nell’arco di trent’anni. Nel 2016 l’ex arcivescovo di York, Lord Hope, è stato oggetto di indagini della polizia per aver coperto gravi violenze sui minori da parte dell’ex presidente del Manchester Robert Waddington.

    Altre sezioni delle linee guida dicono ai vicari che non possono rifiutarsi di ammettere un pedofilo nei servizi ecclesiastici ma dovrebbe seguirlo, sedere sullo stesso banco e assicurarsi che non provochi problemi. Alle parrocchie sono state fornite anche le regole sul “toccamento ammissibile”, ovvero come avere un contatto fisico con i bambini.

    I Vicari e chiunque altro frequenti i bambini in una parrocchia, possono abbracciarli ma in pubblico e prendere le loro mani solo per aiutarli a spostarsi; possono sedersi fianco a fianco a un bambino ma non che “sieda sulle ginocchia” di un adulto. La Chiesa d’Inghilterra non ha confessionali e i sacerdoti possono ascoltare i peccati dei fedeli in privato. Il segreto della confessione è previsto da una legge della Chiesa nel 1603 che i vescovi avevano considerato di abrogare.

    Le nuove linee guida sostengono che se l’ammissione di abusi sui minori viene fatta in confessione da una persona che chiede l’assoluzione, al prete “è vietato rivelare qualsiasi cosa, inclusi reati penali”. Tuttavia, aggiungono: “Quando un penitente nel corso della confessione rivela di aver commesso un grave crimine, il sacerdote dovrebbe chiedere di consegnarsi alla polizia o ad altra autorità e se rifiuta, non dare l’assoluzione”. Le linee guida non indicano in ogni caso come un prete possa verificare se il peccatore abbia contattato la polizia. Sottolineano inoltre che a chi ha commesso reati sessuali può essere vietato prendere un tè o un caffè dopo un servizio religioso, di unirsi al coro o ai campanari.

  • Pedofilia, in diversi Paesi avanza l’ipotesi di abolire il segreto confessionale (e anche in Italia)

    Pedofilia, in diversi Paesi avanza l’ipotesi di abolire il segreto confessionale (e anche in Italia)

    Città del Vaticano  – L’abolizione del segreto confessionale è una ipotesi che avanza implacabilmente, in diversi Paesi, nonostante la forte opposizione degli episcopati. Secondo una sempre più nutrita schiera di giuristi, questa misura aiuterebbe a combattere la piaga della pedofilia nella Chiesa.  La prima nazione che ha aperto il dibattito a livello nazionale è stata l’Australia dopo la pubblicazione di uno sconvolgente report dal quale è emerso che il 7% dei preti sono stati accusati di molestie. Per questo la Royal Commission ha chiesto di riformare il sistema penale per tutelare meglio le vittime, specie quelle minorenni. I vescovi australiani si sono opposti all’ipotesi di abolire il sigillo sacramentale per denunciare eventuali casi di abusi appresi in confessionale. La battaglia contro la pedofilia rischia di modificare per sempre l’obbligo di conservazione del segreto assoluto delle verità apprese in confessionale. I vescovi australiani affermano che si tratterebbe di imporre una pratica totalmente «contraria» alla fede cattolica, come pure alla «libertà religiosa». Principio, questo, riconosciuto dalla legge del Paese. L’arcivescovo di Brisbane Mark Coleridge, aveva parlato di una «intrusione dello Stato nel dominio del sacro».

    Il secondo Paese nel quale si è aperto lo scontro è il Belgio. Anche in questo caso i i vescovi belgi, in un comunicato, sono intervenuti sul caso di un prete condannato dal Tribunale di Bruges ad un mese di prigione con sospensione della pena per mancata assistenza a una persona in pericolo. La Corte penale lo aveva ritenuto colpevole per non aver chiesto soccorsi subito dopo aver raccolto al telefono la confidenza di un uomo che voleva suicidarsi. Per il Tribunale, la segretezza della confessione può essere paragonata al segreto professionale, in quanto «è dovere di tutti dare assistenza agli altri». La Conferenza episcopale belga ha reagito precisando quali sono le sostanziali differenze che intercorrono tra il segreto professionale e la segretezza della confessione, intesa come sacramento di riconciliazione, a cui sono tenuti soltanto sacerdoti e vescovi. Il segreto professionale è invece più ampio e comprende preti, diaconi, religiosi e laici qualora, nel loro ruolo pastorale, possano incorrere in conversazioni private in cui le persone parlano di questioni esistenziali.

    «Secondo il Codice di Diritto canonico -hanno spiegato i vescovi del Belgio – il segreto della confessione è inviolabile. Il Codice di Diritto Canonico non prevede eccezioni all’inviolabilità della segretezza della confessione. Ciò significa che un prete non può in alcun modo rivelare informazioni su un penitente e sulla sua confessione». E ciò si applica anche in rapporto alle autorità civili e a quelle dei magistrati. Ciò non impedisce naturalmente che la segretezza della confessione possa diventare «un pretesto per prendere misure preventive. Un prete può sempre esortare un autore di abusi sessuali a comparire davanti ad un tribunale ma senza rompere il sigillo del sacramento e andare a denunciare direttamente il fatto alla polizia.

    Nel 2012 la Cei ha presentato un documento intitolato «Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici» nelle quali i vescovi  affermavano di essere esonerati dall’obbligo di deporre in un tribunale italiano o di esibire agli inquirenti italiani documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragioni del proprio ministero, e  di non avere l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria le notizie ottenute in confessionale  in merito ad abusi sessuali da parte del clero. La questione da un punto strettamente giuridico si basa  sul quarto comma dell’articolo 4 del Concordato del 1984, sia degli articoli 200 e 256 del Codice di Procedura Penale italiano: ogni vescovo può rifiutarsi di testimoniare in un processo penale così come ogni sacerdote può farlo appellandosi al segreto derivante dal proprio ministero.

    In Italia il deputato grillino Mantero, nel novembre dell’anno scorso, ha presentato in Parlamento una interrogazione per sapere quali sono gli elementi statistici di cui dispone il Governo «sui procedimenti, definiti e ancora pendenti, nelle procure della Repubblica per reati sessuali contro minori, che vedono indagati o imputati ministri di culto». Inoltre chiedeva quali iniziative intendesse assumere il Governo «nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, per promuovere il rafforzamento dello scambio di informazioni ovvero per introdurre strumenti di cooperazione finalizzati alla prevenzione e repressione dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia».

    A febbraio, in Vaticano, si terrà il primo summit internazionale dedicato alla piaga della pedofilia. Papa Francesco ha radunato tutti i presidenti delle conferenze episcopali del mondo per fare il punto della situazione e trovare dei codici gestionali uniformi, applicabili a ogni Paese visto che la lotta agli abusi finora ha mostrato impegni diversi. Se in nazioni come gli Stati Uniti, il Belgio, la Germania o la Francia, per esempio, ormai vi è una forte propensione alla trasparenza verso la comunità cattolica, altrove vi è ancora una certa opacità. In Italia, per esempio, non sono ancora presenti statistiche, né numeri sui casi di abusi finora trattati o su quanti sacerdoti sono stati ridotti allo stato laicale nel corso degli ultimi decenni. Non ci conoscono nemmeno provvedimenti nei confronti di vescovi insabbiatori. Anzi. Vi sono persino casi inspiegabili, come a Napoli, per esempio, dove il cardinale Sepe è stato confermato dal Papa nel suo ruolo per un altro biennio, nonostante abbia spostato da una parrocchia napoletana ad una diocesi del Nord Italia l’ex parroco di Ponticelli, pedofilo conclamato.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/segreto_confessionale_abolizione_pedofilia-4185306.html