Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: segreto della confessione

  • «Il santone abusava delle sue vittime», chiesto il processo per Capuana, Rotella, un prete e altri quattro

    «Il santone abusava delle sue vittime», chiesto il processo per Capuana, Rotella, un prete e altri quattro

    L’inchiesta Dodici Apostoli alla svolta: sotto accusa la comunità religiosa attiva nel Catanese. Il parroco avrebbe avvisato gli altri indagati dell’indagine dopo averlo appreso nel segreto della confessione

    La Procura di Catania ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio degli indagati nell’inchiesta “12 apostoli” per i presunti abusi sessuali su minorenni consumati all’interno di una comunità di ispirazione cattolica nel Catanese.

    Secondo l’accusa, gli abusi erano presentati come purificazione compiuti da un “arcangelo” reincarnato, messaggio che veniva fatto passare tra le ragazze plagiandole. I destinatari del provvedimento si dichiarano innocenti. Tra loro il “santone” Piero Alfio Capuana, bancario in pensione di 74 anni, alla guida della comunità che avrebbe abusato di ragazzine di età compresa tra 13 e 15 anni, in alcuni casi con la complicità delle madri delle vittime.

    Chiesto il giudizio anche di tre donne ritenute delle fiancheggiatrici del “santone”: Katia Concetta Scarpignato, di 58 anni, Fabiola Raciti, di 56, e Rosaria Giuffrida, di 58. Le altre tre persone per cui la Procura chiede il processo, ma per favoreggiamento, sono: l’ex deputato e assessore regionale, Domenico Mimmo Rotella, marito di Rosaria Giuffrida; un sacerdote, padre Orazio Caputo e l’ex presidente dell’Associazione Cattolica Cultura ed ambiente di Aci Bonaccorsi, Salvatore Torrisi.

    Da intercettazioni della polizia postale di Catania emergerebbe che il sacerdote avrebbe appreso nel segreto della confessione delle indagini avviate su una denuncia per abusi sessuali e avrebbe avvisato dell’attività in corso Torrisi e Rotella. Nell’inchiesta sono confluiti gli incidenti probatori con gli interrogatori delle vittime.

    La richiesta di rinvio a giudizio è stata firmata dal procuratore Carmelo Zuccaro, dall’aggiunto Marisa Scavo e dal sostituto Agata Consoli. La data dell’udienza preliminare non è stata ancora fissata.

  • Abusi, la Chiesa australiana non abolirà il segreto della confessione

    Abusi, la Chiesa australiana non abolirà il segreto della confessione

    Vescovi e religiosi respingono la proposta della Royal Commission di violare il sigillo e imporre l’obbligo di denuncia ai preti: contrario alla fede cattolica e alla libertà religiosa

    SALVATORE CERNUZIO
    CITTÀ DEL VATICANO

    Vescovi e religiosi australiani dicono “no” alla proposta di abolire il sigillo sacramentale della Confessione per denunciare eventuali casi di abusi appresi in confessionale. Il clero del nuovo continente approva quasi tutte le 122 raccomandazioni formulate dalla Royal Commission volte a riformare il sistema penale per tutelare meglio le vittime di abusi, specie quelle minori, tranne una. La 7.4, appunto, in cui si chiede di rimuovere il segreto durante il sacramento della Riconciliazione in modo che il sacerdote che venisse a conoscenza di crimini di pedofilia o abusi possa presentare denuncia alle autorità.

    Non si tratta di continuare a tenere in piedi un sistema di copertura degli scandali, come insinuato in queste ore da alcuni organi di stampa locale, e come effettivamente è avvenuto in diverse diocesi australiane negli ultimi 30/40 anni, ma – spiegano i vescovi della Conferenza episcopale (Acbc) e i religiosi cattolici (Cra) – si tratterebbe di imporre una pratica totalmente «contraria» alla fede cattolica, come pure alla «libertà religiosa». Principio, questo, riconosciuto dalla legge del Paese.

    La risposta, quindi, è no. Lo stesso no che già il presidente dei vescovi,l’arcivescovo di Brisbane Mark Coleridge, aveva espresso a dicembre («Un’intrusione dello Stato nel dominio del sacro», aveva detto) alla pubblicazione della proposta nel report di oltre 57 pagine della Commissione, frutto di una lunga e accurata indagine di quattro anni d’inchiesta a vasto raggio che hanno fatto emergere circa 4.440 casi di abusi su minori commessi tra il 1980 e il 2010, nei quali 1.880 sacerdoti risultano coinvolti . Scandali che hanno sfigurato il volto della Chiesa australiana.

    Dopo il presidente dei vescovi, 600 preti australiani avevano manifestato a luglio il dissenso verso l’ipotesi di legge che vorrebbe sostituire all’obbligo del segreto l’obbligo di una denuncia.

    A distanza di mesi, la posizione non è cambiata: «Sarebbe contrario alla nostra fede e ostile verso la libertà religiosa. Siamo impegnati alla salvaguardia dei bambini e delle persone vulnerabili, pur mantenendo il sigillo della confessione. Non vediamo le due cose come mutualmente esclusive», ha spiegato sempre Coleridge oggi, durante la presentazione in conferenza stampa del comunicato di risposta alle raccomandazioni della Commissione d’inchiesta. «Non vuol dire che ci poniamo al di sopra della legge – ha spiegato il prelato – siamo impegnati alla salvaguardia dei bambini e le persone vulnerabili, pur mantenendo il segreto. Non riteniamo che le due cose si escludano a vicenda, né che l’abolizione del segreto renderebbe i bambini più sicuri».

    Ciò non toglie che la Chiesa è disposta ad offrire la più piena collaborazione per la prevenzione e la lotta alla piaga degli abusi. «Never again» (mai più), è il motto di vescovi e leader di ordini religiosi: «Non vi saranno più insabbiamenti, non vi saranno trasferimenti di persone accusate di abusi, non si proteggerà la reputazione della Chiesa a spese della sicurezza dei minori», ha assicurato monsignor Coleridge.

    In ogni caso, la Chiesa cattolica australiana ha accolto con favore e preso in considerazione le varie raccomandazioni della Commissione Reale. Esattamente «il 98%», ha sottolineato il vescovo, affiancato durante la conferenza dalla presidente del Catholic Religious Australia suor Monica Cavanagh. Più nel dettaglio 47 indicazioni sono state accettate, 13 trasmesse alla Santa Sede, una è oggetto di ulteriori approfondimenti, cinque sono accettate in linea di principio, 12 sono sostenute e una appoggiata in linea di principio. Quest’ultima è relativa al fatto di condurre una revisione nazionale delle strutture di governance e di gestione di diocesi e parrocchie, particolarmente riguardo a questioni di trasparenza e responsabilità. «Troppi preti, religiosi e laici in Australia hanno mancato al dovere di proteggere e onorare la dignità dei bambini», ha commentato il pastore di Brisbane. «Molti vescovi hanno mancato di ascoltare, di credere, hanno mancato di agire. Queste mancanze hanno permesso ad alcuni molestatori di offendere ripetutamente, con conseguenze tragiche e a volte fatali».

    Invece, tra le raccomandazioni sottoposte all’attenzione della Santa Sede figurala possibilità di introdurre il celibato volontario per i sacerdoti. La proposta della Royal Commission era una modifica delle leggi canoniche sull’obbligo del celibato, tra le principali cause – secondo l’organismo governativo – della repressione sessuale dei sacerdoti e, dunque, dei comportamenti inappropriati sfociati in molestie o violenze. A riguardo, il numero uno dei vescovi ha spiegato che «la formazione iniziale e continuata dei sacerdoti sulla vita di celibato può aver contribuito a un maggior rischio di abusi sessuali a minori – ha ammesso – tuttavia la Commissione d’inchiesta non ha accertato una connessione causale fra celibato e abusi». Tuttavia sarà chiesto il consiglio di esperti teologi e canonici, e anche se «un rapido cambiamento nella disciplina universale del celibato del clero è improbabile» non è escluso che in futuro potrebbe esserci una possibilità.

    Tra le recommendations trasmesse dai presuli al Vaticano ci sono anche l’introduzione nel Codice di diritto canonico di norme specifiche per gli abusi sessuali sui minori; la modifica del “segreto pontificio” nei casi di violenze; la pubblicazione delle decisioni prese dalla Santa Sede e dai tribunali canonici; la modifica dei canoni relativi alla distruzione di documenti connessi con reati penali canonici.

    In conclusione del documento, vescovi e religiosi – che comunque precisano di «non poter parlare a nome di tutta la Chiesa», in quanto essa è un’istituzione articolata e «molto decentralizzata» – ringraziano coloro che hanno contribuito alle indagini e alla stesura del report. Ma il ringraziamento più grande va ai «sopravvissuti» per il coraggio avuto nel denunciare quanto subito: «Ad essi e alle loro famiglie – si legge – presentiamo le nostre scuse sincere e senza riserve e rinnoviamo l’impegno a fare il possibile per sanare le ferite degli abusi e rendere la Chiesa un luogo veramente sicuro per tutti».

    In questo senso, il rapporto finale della Royal Commission è «un significativo passo avanti in un cammino che continuerà nel futuro». Molte raccomandazioni sono infatti divenute già una prassi normativa nelle diocesi del paese, e le istituzioni ecclesiastiche – ha assicurato Coleridge – ottempereranno a qualsiasi legge futura in materia o che si stanno adeguando gli standard indicati dallo stesso organismo.

    http://www.lastampa.it/2018/08/31/vaticaninsider/abusi-la-chiesa-australiana-non-abolir-il-segreto-della-confessione-Ale4tzrfBHLLibMa8ffXDK/pagina.html

  • Australia, la Chiesa cattolica: “Pedofilia? Rimane inviolabile il segreto della confessione”

    Australia, la Chiesa cattolica: “Pedofilia? Rimane inviolabile il segreto della confessione”

    In Australia, la chiesa cattolica collabora con le indagini della commissione nazionale d’inchiesta sugli abusi sessuali su minori, ma non accetta la possibilità di raccontare le rivelazioni all’interno del confessionale

    Franco Grilli

    La Chiesa australiana non obbligherà i suoi sacerdoti a rivelare, alla commissione nazionale d’inchiesta su pedofilia e abusi sessuali perpetuati sui minori, le eventuali informazioni utili in materia apprese durante la confessione.

    Già, la congregazione episcopale e l’ente Catholic Religious Australia hanno reso nota la propria posizione, confermando l’assoluta sacralità del segreto del confessionale. Fare altrimenti, come si legge nella nota diffusa, “sarebbe contrario alla nostra fede e ostile verso la libertà religiosa. Siamo impegnati alla salvaguardia dei bambini e delle persone vulnerabili, pur mantenendo il sigillo della confessione. Non vediamo le due cose come mutualmente esclusive”.

    I casi di pedofilia

    Ciò detto, comunque, la chiesa australiana ha accettato il 98% delle 112 raccomandazioni presentate dalla commissione d’inchiesta per combattere al meglio la piaga. L’arcivescovo di Brisbane Mark Coleridge (nonché presidente della commissione episcopale) ha infatti dichiarato: “Troppi preti, religiosi e laici in Australia hanno mancato al dovere di proteggere e onorare la dignità dei bambini. Molti vescovi hanno mancato di ascoltare, di credere, hanno mancato di agire. Queste mancanze hanno permesso ad alcuni molestatori di offendere ripetutamente, con conseguenze tragiche e a volte fatali”.

    E infine: “Adesso i vescovi e i leader di ordini religiosi si impegnano: mai più. Non vi saranno più insabbiamenti, non vi saranno trasferimenti di persone accusate di abusi, non si proteggerà la reputazione della Chiesa a spese della sicurezza dei minori”.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/australia-chiesa-cattolica-pedofilia-rimane-inviolabile-1570003.html?mobile_detect=false

  • Pedofilia e Chiesa: il processo Pell, la prima privazione della porpora per abusi sessuali e le nuove leggi australiane (parte 7)

    Pedofilia e Chiesa: il processo Pell, la prima privazione della porpora per abusi sessuali e le nuove leggi australiane (parte 7)

    Si staglia il primo segnale forte e chiaro in mezzo alla nebbia confusa della politica a tolleranza zero – tanto pubblicizzata durante gli ultimi due pontificati in ordine temporale – contro la pedofilia.

    Se, dunque, il caso che vedremo a breve può considerarsi in linea con la dichiarata intransigenza di Bergoglio a punire chi ha abusato di minori e chi ne ha insabbiato le azioni, la vicenda del cardinale George Pell rimane avvolta da uno spesso alone di nebbia. Infatti, il prefetto della

    Segreteria per l’Economia, nonché membro del C9, considerato l’uomo di punta del pontificato di papa Francesco, è attualmente sotto processo presso la magistratura australiana, accusato di abusi sessuali ai danni di minori avvenuti tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta a Ballarat, suo paese natale, e tra la fine degli anni Novanta e gli inizi del 2000 nella diocesi di Melbourne, quando Pell ne era alla guida. Il giudice di Melbourne, Belinda Wallington, dopo aver raccolto una notevole quantità di testimonianze incrociate, ha stabilito che ci sono prove sufficienti per il rinvio a giudizio del cardinale: la sentenza definitiva è prevista entro la fine del 2018. Nel frattempo Pell continua a proclamarsi innocente e prosegue nella gestione dei suoi incarichi a stretto contatto con il pontefice.

    La prima privazione della porpora per abusi sessuali

    La scorsa settimana Bergoglio ha concluso le pratiche di privazione del cardinalato riguardanti l’arcivescovo emerito di Washington, Theodore McCarrick (88 anni), accusato di pedofilia, per la precisione di aver abusato di un adolescente 45 anni fa, quando era ancora un semplice sacerdote dell’arcidiocesi di New York.

    Un’azione decisa che non si verificava dal 1927, quando papa Achille Ratti privò della porpora Louis Billot per tutt’altri motivi: questi aveva infatti aderito a un articolo dell’Action françaiseche aveva criticato duramente la Chiesa cattolica.

    Già nel 2015 Francesco aveva privato il “cardinale molestatore” Keith Michael Patrick O’Brien, arcivescovo emerito di Saint Andrews and Edinburgh, dei diritti e delle prerogative del cardinalato. Ma O’Brien, scomparso recentemente, era rimasto comunque cardinale, seppure solo formalmente.

    Nel 1977, McCarrick divenne, per volontà di Paolo VI, vescovo ausiliare e poi nel 1981, fu nominato da Giovanni Paolo II primo vescovo della diocesi di Metuchen (New Jersey) e successivamente promosso ad arcivescovo di Newark. Nel 2000 sempre Wojtyla lo nominò arcivescovo di Washington.

    La comunicazione di allontanamento e dimissioni dell’arcivescovo è arrivata la scorsa settimana dalla Sala Stampa della Santa Sede: «nella serata di ieri è pervenuta al Santo Padre la lettera con la quale il cardinale Theodore McCarrick, arcivescovo emerito di Washington, ha presentato la rinuncia da membro del Collegio Cardinalizio. Papa Francesco ne ha accettato le dimissioni da cardinale e ha disposto la sua sospensione dall’esercizio di qualsiasi ministero pubblico, insieme all’obbligo di rimanere in una casa che gli verrà indicata, per una vita di preghiera e di penitenza, fino a quando le accuse che gli vengono rivolte siano chiarite dal regolare processo canonico».

    Il mese scorso l’arcivescovo era già stato rimosso dal ministero pubblico e così commentava l’avvenimento: «Alcuni mesi fa, mi è stato riferito dall’arcivescovo di New York, il cardinale Timothy Dolan, che sia stata avanzata contro di me un’accusa di abuso sessuale su un adolescente quasi cinquant’anni fa. A quel tempo ero un prete dell’arcidiocesi di New York. Seppur sia sconvolto dal rapporto, e pur dichiarando la mia innocenza, ho ritenuto essenziale che le accuse fossero segnalate alla polizia, accuratamente investigate da un’agenzia indipendente, e consegnate al comitato di revisione dell’arcidiocesi di New York. Ho collaborato pienamente al processo. La mia tristezza è divenuta profonda quando sono stato informato che le accuse erano state ritenute credibili e motivate. In obbedienza accetto la decisione della Santa Sede, a non esercitare più alcun ministero pubblico. Mi rendo conto che questo doloroso sviluppo sconvolgerà i miei molti amici, familiari e persone che sono stato onorato di servire nei miei sessant’anni come sacerdote prete. Mentre non ho assolutamente alcun ricordo di questo abuso segnalato, e credo nella mia innocenza, sono dispiaciuto per il dolore che la persona che ha avanzato le accuse ha attraversato, così come per lo scandalo che tali accuse causano al nostro popolo».

    Intorno alla figura di McCarrick ruotano storie diverse, venute a galla in seguito allo scandalo dell’abuso sessuale ai danni di un minore. Come riporta il cardinale di Newark, Joseph William Tobin, «in passato ci sono state accuse secondo le quali egli che era coinvolto in relazioni sessuali con adulti. Questa arcidiocesi e la diocesi di Metuchen, hanno ricevuto tre accuse di cattiva condotta sessuale con adulti decenni fa; due di queste accuse hanno portato a dei risarcimenti».

    Il cardinale di New York, Timothy MichaelDolan, ha affermato che l’accusa contro McCarrick è “la prima segnalazione di una violazione della Carta per la protezione dei bambini e dei giovani mai fatta contro di lui di cui l’arcidiocesi sia a conoscenza”.

    Bergoglio ha inoltre deciso di riaprire, presso la Congregazione per la dottrina della fede, anche il caso del prete dell’arcidiocesi di Napoli, don Silverio Mura, accusato da anni di pedofilia senza che il suo arcivescovo, il cardinale Crescenzio Sepe, assumesse provvedimenti adeguati. La Congregazione ha deciso di far processare penalmente il sacerdote napoletano presso il Tribunale ecclesiastico metropolitano di Milano.

    Australia, un nuovo reato da ottobre

    Questione spinosa in cui si scontrano, senza incontrarsi, i precetti della religione cattolica e l’etica sociale: da ottobre i sacerdoti che ricevono una confessione circa un abuso sessuale ai danni di minori dovranno denunciare il fatto alle autorità.

    Già ad agosto 2017 i vescovi australiani, pur ribadendo la linea della tolleranza zero e la disponibilità a collaborare con le autorità, rinnegavano fermamente l’eventualità di rompere il segreto della confessione, in nome dell’inviolabilità del sigillo sacramentale.

    La Royal Commision, incaricata dal governo australiano per indagare il comportamento delle istituzioni ecclesiastiche rispetto agli abusi sessuali sui minori, aveva prescritto 122 raccomandazioni e tra queste la volontà di rendere reato la mancata denuncia di molestie o violenze su minori apprese da un sacerdote in confessione.

    «La Confessione nella Chiesa cattolica – affermava, in un comunicato, l’arcivescovo di Melbourne, Denis J. Hart, presidente della Conferenza episcopale australiana – è un incontro spirituale con Dio attraverso il sacerdote. È una parte fondamentale della libertà religiosa ed è riconosciuta dalla legge in Australia e in molti altri Paesi. Deve rimanere così anche qui nel nostro Paese. Al di fuori di essa, ogni offesa contro i bambini deve essere denunciata alle autorità. Siamo assolutamente impegnati a farlo».

    Anche il gesuita Frank Brennan, docente di diritto all’Università cattolica australiana e di diritti umani e giustizia sociale all’Università di Notre-Dame, oltre a spiegare cosa comporta per un sacerdote il segreto confessionale, ha anche fatto notare come «sia ancora meno probabile che un abusatore possa presentarsi in confessionale sapendo che il sigillo sacramentale non sarà rispettato».

    Dopo un anno, in Australia, sono ancora 600 i preti contrari a questa ipotesi di legge. La norma viene vista come “un’intrusione dello stato nel dominio del sacro”, una legge che minaccia la libertà di religione. “Ogni sacerdote degno del suo nome farebbe tutto il necessario per proteggere i bambini, un simile obbligo non sarebbe comunque di alcun aiuto per loro” ha detto il presidente dell’Australian Confraternity of Catholic Clergy, padre Scot Armstrong.

    In ogni caso, a ottobre il South Australia sarà il primo stato ad abolire l’esenzione finora accordata al segreto del confessionale dall’obbligo di denuncia. L’obbligo per i sacerdoti di denunciare chi si reca in confessionale entrerà in vigore il 31 marzo 2019. I sacerdoti saranno passibili di multe di 10mila dollari (6.500 euro) se non riferiranno informazioni su casi di abusi apprese in confessione. Leggi simili sono state annunciate anche in Western Australia, in Tasmania e nel Territorio della capitale federale Canberra.

    La validità della legge è dimostrata anche dal recente caso di cronaca che vede protagonista l’arcivescovo di Adelaide, Philip Wilson. Lavorava con un prete finito in carcere per abusi su minori negli anni ‘70 e i giudici hanno stabilito che il presule era a conoscenza dei fatti e all’epoca non ha informato le autorità civili: per questo motivo è stato condannato a 12 mesi di reclusione, mentre il prete che abusò è morto nel 2006 in carcere dopo circa un anno di detenzione all’età di 65 anni.

    Pedofilia e Chiesa: il processo Pell, la prima privazione della porpora per abusi sessuali e le nuove leggi australiane (parte 7)

  • Inchiesta 12 apostoli, nuova presunta vittima di abusi

    Inchiesta 12 apostoli, nuova presunta vittima di abusi

    C’è una settima presunta vittima nell’inchiesta 12 apostoli, per presunti abusi sessuali su minorenni consumati all’interno di una comunità di ispirazione cattolica nel Catanese. La teste è stata sentita nell’ambito di un’interrogatorio di garanzia davanti al Gip e adesso la procura di Catania ha emesso un nuovo avviso di conclusione indagini che è stato notificato la scorsa settimana dalla polizia postale. Secondo l’accusa, gli abusi erano presentati come purificazione compiuti da un «arcangelo» reincarnato. Era questo il messaggio che veniva lanciato per plagiare le ragazze, secondo la procura che ha indagato sette persone, tutte raggiunte dal provvedimento, che si proclamano innocenti. Tra loro il santone Piero Alfio Capuana, bancario in pensione di 74 anni, alla guida della comunità, che avrebbe abusato di ragazzine di età compresa tra 13 e 15 anni, in alcuni casi con la complicità delle madri delle vittime. Indagate tre donne ritenute delle fiancheggiatrici del santone: Katia Concetta Scarpignato, di 58 anni, Fabiola Raciti, di 56, e Rosaria Giuffrida, di 58. I quattro sono adesso in stato di libertà. Le altre tre persone raggiunte dall’avviso di conclusione indagini sono accusate di favoreggiamento: sono l’ex deputato e assessore regionale Domenico Rotella, marito di Rosaria Giuffrida; un sacerdote, padre Orazio Caputo; e l’ex presidente dell’Associazione cattolica Cultura ed ambiente, di Aci Bonaccorsi, Salvatore Torrisi. Da intercettazioni della polizia postale di Catania emergerebbe che il sacerdote avrebbe appreso nel segreto della confessione delle indagini avviate su una denuncia per abusi sessuali e avrebbe avvisato dell’attività in corso Torrisi e Rotella. Nell’inchiesta sono confluiti gli incidenti probatori con gli interrogatori delle vittime. L’avviso di conclusione indagini è stato firmato dal procuratore Carmelo Zuccaro, dall’aggiunto Marisa Scavo e dal sostituto Agata Consoli.

    (Fonte: Ansa)

  • Il Papa scomunica un prete australiano che ha violato il sigillo della Confessione

    Il Papa scomunica un prete australiano che ha violato il sigillo della Confessione

    Dopo due anni di indagine, la Santa Sede ha reso pubblica la scomunica di un prete in Australia, ha annunciato il quotidiano britannico Daily Mail il 10 febbraio 2018. Il reverendo Ezinwanne Igbo aveva infranto il segreto della Confessione.

    I fatti risalgono al 2016 e hanno dato luogo a un’inchiesta sulla base di una dozzina di lamentele contro padre Igbo. Originario della Nigeria, quest’ultimo era allora parroco della comunità di Stella Maris nel Queensland.

    La scomunica, automatica in simili casi, è stata approvata dalla Santa Sede – stando a un comunicato dell’arcivescovado di Brisbane(Australia), in data 7 febbraio. La sentenza prevede che il prete non possa più partecipare a una preghiera pubblica, né celebrare o ricevere i sacramenti. La scomunica è riservata alla Santa Sede, dunque il Santo Padre può rimetterla.

    La rimozione del segreto della confessione figurava tra le 189 domande del rapporto di dicembre 2017 sui crimini di pedofilia commessi in Australia. A tale riguardo l’arcivescovo di Brisbane, Mons. Mark Coleridge, ha pure chiesto un digiuno speciale di tre giorni, durante la Quaresima, dal 14 al 16 febbraio, in riparazione per le vittime di abusi sessuali sui bambini. Quest’appello è stato rilanciato da tutti i vescovi australiani come una “risposta autenticamente cattolica”.

    [traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

    https://it.aleteia.org/2018/02/12/papa-scomunica-prete-australiano-violato-sigillo-confessione/

  • Vaticano, morto il cardinale americano Law, coprì i preti pedofili. Lo salvò Wojtyla

    Vaticano, morto il cardinale americano Law, coprì i preti pedofili. Lo salvò Wojtyla

    di Franca Giansoldati
    Città del Vaticano E’ morto stanotte in una clinica di Roma, dopo una lunga malattia Bernard Law, il cardinale americano che per 18 anni, nella diocesi di Boston, coprì terrificanti casi di pedofilia dando protezione a preti seriali che abusarono di decine di minori. Una storia, quella di Law, portata al cinema dal film Spotlight.

    Law, quando scoppiò a Boston il caso e fu aperta una inchiesta giudiziaria rischiando di essere trascinato in tribunale, fu salvato da San Giovanni Paolo II e dall’allora segretario di Stato, cardinale Angelo Sodano (attualmente decano del collegio cardinalizio). Entrambi decisero di fare quadrato dalle accuse sempre più evidenti di complicità e omissioni, trasferendolo nel 2002 nello Stato della Città del Vaticano e assegnandogli un prestigioso incarico come Arciprete alla Basilica di Santa Maria Maggiore. Ruolo che ha mantenuto sino a qualche anno fa. Un caso imbarazzante quanto evidente della mentalità imperante che, nonostante le prese di posizione e i mea culpa, ha sempre portato più a tutelare i membri del clero, evitando possibilmente gli scandali pubblici, piuttosto che a difendere le vittime e la giustizia.

    A dare la notizia della morte di Bernard Law, 86 anni, è stato il Vaticano con un breve comunicato diramato alle prime luci dell’alba.

    I mea culpa che sono stati pronunciati a più riprese dai pontefici sulla piaga della pedofilia, a cominciare dall’inizio degli anni Duemila quando timidamente la Chiesa iniziò ad inasprire le pene canoniche, non riusciranno mai a sanare i traumi e le ferite inferte a decine di migliaia di vittime nel mondo. Bernard Law è stato riconosciuto responsabile (ma mai giudicato in un tribunale) di avere insabbiato casi di pedofilia conclamata. Fra i sacerdoti della diocesi di Boston che protesse per almeno 18 anni ci sono padre John Geoghan e Paul Shanley, autori di numerose violenze sessuali su decine di ragazzi e finiti in carcere.

    La posizione omertosa del cardinale Bernard Law non faceva parte di un caso isolato visto che in Vaticano la corrente maggioritaria tendeva (e tende?) ad affrontare i casi di pedofilia con un occhio di riguardo verso i sacerdoti. Il documento più clamoroso relativo a quel periodo è firmato dal cardinale Castrillon Hoyos, già prefetto della congregazione del Clero. Verso la fine degli anni Novanta scrisse un encomio a un vescovo francese che lo informava di non avere rivelato alle autorità giudiziarie né alla polizia il nome di un prete pedofilo (l’abate Renè Bissey), successivamente condannato a 18 anni di carcere. Il vescovo si era trincerato dietro il segreto della confessione pur di non divulgare niente alla polizia e il cardinale Castrillon Hoyos gli inviò una lettera di elogi per il coraggio dimostrato. Non solo, la lettera fu inviata successivamente a diversi vescovi nel mondo come esempio da seguire davanti a casi del genere. Il cardinale Castrillon Hoyos non ha mai sconfessato quella lettera, anzi, alcuni anni fa ne ha rivendicato persino la positività.

    I funerali del cardinale Law si svolgeranno domani, giovedì, nella basilica di San Pietro come avviene per tutti i cardinali defunti. Il Papa non ha voluto fare nessuna eccezione al protocollo. A presiedere la messa solenne sarà lui stesso. IN un telegramma inviato al cardinale Sodano (in quanto decano del collegio cardinalizio) ha invocato la misericordia porgendo le condoglianze ai familiari della famiglia Law e a tutti coloro che lo conoscevano. Delle vittime degli abusi stavolta nemmeno una parola. Silenzio.

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/vaticano_papa_pedofilia_law_boston_wojtyla_morte-3439603.html
  • Pedofilia, inchiesta in Australia: “Rivedere il segreto confessionale”

    Pedofilia, inchiesta in Australia: “Rivedere il segreto confessionale”

    Pubblicato il report della Royal Commission, frutto di 8mila audizioni alle vittime: «Celibato volontario e i preti denuncino abusi ammessi in confessionale». I vescovi: «Sigillo inviolabile». Il Vaticano: «Vicini ai sopravvissuti per portare giustizia»

    SALVATORE CERNUZIO
    CITTÀ DEL VATICANO

    Non è un paese per bambini l’Australia. Almeno così pare osservando i risultati della corposa inchiesta sulla pedofilia della Royal Commission che, dal 2012 ad oggi, ha raccolto in ventuno volumi 15mila deposizioni e 8mila audizioni a porte chiuse di coloro che in orfanotrofi, scuole, circoli sportivi, gruppi giovanili, e soprattutto istituzioni cattoliche (si parla del 61,8% dei casi) sono stati vittime di abusi sessuali. L’Australia «è venuta meno in modo grave ai suoi doveri» di proteggere i bambini, si legge nel final report, «decine di migliaia di bambini sono stati vittime di violenza sessuale in molte istituzioni australiane e non ne sapremo mai il numero esatto».

    Lo sconcerto che ha provocato l’indagine si sintetizza nelle parole del premier australiano, Malcolm Turnbull: «Una tragedia nazionale», ha detto. E non ha mancato di ringraziare «i membri della Commissione e coloro che hanno avuto il coraggio di raccontare le loro storie».

    I sei membri della Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse (Commissione Reale d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali su minori) – organismo istituito nel 2013 dal governo laburista di Julia Gillard, che a marzo 2016 aveva torchiato il prefetto della Segreteria vaticana per l’Economia, il cardinale australiano George Pell per i presunti insabbiamenti di casi di pedofilia – hanno setacciato ogni angolo dei sei Stati dell’isola intimando e ottenendo il rilascio di 1,2 milioni di documenti riservati.

    Dal meticoloso lavoro sono state identificate oltre 4mila istituzioni, teatro di crimini sessuali su minori negli ultimi decenni. Non erano poche le «mele marce», spiega il documento, «alcune istituzioni hanno avuto diversi pedofili che hanno aggredito numerosi bambini»; esse hanno quindi «fallito in modo grave nei loro doveri e in molti casi queste carenze sono state aggravate da una risposta chiaramente inadeguata per le vittime».

    Circa 2600 persone sono state segnalate alla polizia e ad altre autorità che hanno avviato 230 azioni penal i. Una mossa, quest’ultima, non scontata considerando che, nel passato – come ha denunciato il presidente della Commissione, Peter McClellan – «la polizia ha spesso rifiutato di credere ai bambini e di indagare sulle loro denunce e il sistema di giustizia penale ha creato molte barriere alla riuscita di procedimenti giudiziari».

    «In molti decenni numerose istituzioni hanno tradito i nostri bambini. I sistemi di protezione dell’infanzia e di giustizia civile li hanno abbandonati», ha aggiunto lapidario McClellan. Che sul banco dei principali imputati trascina la Chiesa e tutte le sue autorità accusate di mala gestione e insabbiamenti dei casi di abusi (una delle maggiori accuse rivolte a Pell, da giugno in congedo dal Vaticano per difendersi in Tribunale in Australia ).

    Proprio ai sacerdoti è rivolta una delle 409 raccomandazioni (189 delle quali del tutto inedite) contenute nel rapporto conclusivo e indirizzate a governi e organizzazioni per evitare che il dramma possa ripetersi in futuro. Ai preti si suggerisce di rivedere il voto di castità, considerandolo all’origine di tanti cattivi “impulsi”, perché diventi «volontario», ma soprattutto si chiede di ripensare la questione del segreto durante la confessione, in modo che il sacerdote confessore – al pari di poliziotti, medici, infermieri – sia obbligato per legge a denunciare gli atti di pedofilia eventualmente ammessi nel confessionale.

    Insomma, si tratterebbe di violare il sigillo sacramentale come sancito dal Codice di Diritto Canonico e dal Catechismo della Chiesa cattolica, il quale afferma che il confessore è vincolato dal segreto assoluto non soltanto per quanto riguarda i peccati ma anche per quanto egli viene a conoscere riguardo alla vita del penitente.

    La proposta ha infatti suscitato una reazione piccata da parte dei vescovi australiani che l’hanno bollata come «inaccettabile». Il presidente della Conferenza episcopale e arcivescovo di Melbourne, Denis Hart, intervenendo a riguardo ha dichiarato che si sentirebbe «terribilmente combattuto» se qualcuno gli confessasse di essere autore di tali crimini, perché il segreto «è inviolabile» e «non può essere spezzato». «Non riesco a immaginare che la natura sacrosanta della confessione possa mai cambiare», ha detto il pastore di Melbourne ai giornalisti, «rispetto la legge di un Paese, ma è un impegno sacro, spirituale, davanti a Dio che devo onorare e devo rispettare».

    La questione non è di poco conto: «La pena per un sacerdote che viola il segreto della confessione è la scomunica, è una questione spirituale, reale e grave» ha spiegato Hart, sottolineando tuttavia che «se qualcuno confessasse di aver abusato di bambini, lo incoraggerei ad ammettere i suoi crimini al di fuori del confessionale in modo che possano essere riferiti alla polizia».

    Il capo dell’episcopato australiano – che si è mostrato invece piuttosto possibilista sull’introduzione del celibato volontario – ha assicurato comunque che la Chiesa cattolica del paese ha preso «molto seriamente» i risultati dell’inchiesta. E, «a nome dei vescovi e dei leader religiosi cattolici», ha ribadito «le scuse incondizionate per questa sofferenza» e per «questo vergognoso passato, in cui una prevalente cultura della segretezza e dell’autoprotezione ha portato a sofferenze inutili per molte vittime e per le loro famiglie». Di qui la promessa di un maggior impegno «a garantire giustizia per le persone colpite».

    Con uguale prontezza l’arcivescovo di Sydney, Anthony Fisher, ha affermato che il rapporto non «siederà su uno scaffale» e che è pronto ad affrontare i fallimenti sistemici dietro gli abusi. Il vescovo si dice infatti «inorridito» dall’attività peccaminosa e criminale di alcuni membri del clero e si vergogna della risposta che alcuni dirigenti della Chiesa hanno dato in passato. «Riconosco e comprendo come questo abbia danneggiato la credibilità della Chiesa nella comunità e abbia scioccato molti dei nostri fedeli», ha aggiunto, «se vogliamo essere degni della fiducia delle persone, dobbiamo dimostrare che i diritti dei bambini sono sempre rispettati».

    Solo così, solo se «le storie non saranno nascoste sotto il tappeto e non ci sarà alcun insabbiamento», ha fatto eco l’arcivescovo di Perth Timothy Costelloe, tutto il lavoro della Commissione e la sofferta testimonianza delle vittime «non saranno state vane».

    Dal canto suo la Santa Sede, sottolineando che il rapporto della Commissione «merita di essere studiato approfonditamente», si dice «vicina alla Chiesa cattolica in Australia – fedeli laici, religiosi e clero – mentre ascolta e accompagna le vittime e i sopravvissuti nello sforzo di portare guarigione e giustizia». Poi ricorda le parole di Papa Francesco nel recente incontro con la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, quando ha affermato che «la Chiesa è chiamata ad essere luogo di compassione, soprattutto per coloro che hanno sofferto» ed «è impegnata nell’assicurare ambienti che garantiscono la protezione di tutti bambini e adulti vulnerabili».

    Già nel febbraio 2017, la Royal Commission pubblicava un report in cui denunciava che, tra il 1950 e il 2015, oltre 4500 minori erano state vittime di abusi sessuali da parte di preti cattolici, il 7% dei quali erano da incasellare come abusatori seriali . L’ennesimo risultato «straziante», come ammetteva monsignor Fisher, per una Chiesa che con difficoltà riesce a rimarginare questa ferita.

    http://www.lastampa.it/2017/12/15/vaticaninsider/ita/nel-mondo/pedofilia-indagine-in-australia-la-chiesa-riveda-celibato-e-segreto-confessionale-Lg3dG5PCBqWepTew1CArsJ/pagina.html

  • Inchiesta “12 Apostoli”, indagini concluse: tra indagati Mimmo Rotella

    Inchiesta “12 Apostoli”, indagini concluse: tra indagati Mimmo Rotella

    Il nome dell’ex deputato regionale, marito di una delle arrestate, compare tra le persone indagate in stato di libertà. Al centro dell’inchiesta il “santone” Alfio Capuana, che con la complicità di tre “ancelle”, avrebbe per anni abusato di minori durante riti religiosi

    CATANIA – Rapporti sessuali non come abuso, ma come purificazione compiuti da un ‘arcangelò reincarnato. Era questo il messaggio che veniva lanciato per plagiare le ragazze. Sembra la trama a tinte fosche di un thriller, sono invece i contorni di un’inchiesta della magistratura giunta alle battute finali. La Procura di Catania ha emesso infatti un avviso di conclusione indagini dell’operazione ’12 apostolì per presunti abusi sessuali su minorenni consumati all’interno di una comunità di ispirazione cattolica.

    Sono sette le persone raggiunte dal provvedimento, che si proclamano innocenti. Tra loro il “santone” Piero Alfio Caruana, bancario in pensione di 73 anni, alla guida della comunità che avrebbe abusato di ragazzine di età compresa tra 13 e 15 anni, in alcuni casi con la complicità delle madri delle vittime, sostenendo che il rapporto sessuale non era un abuso, ma un atto purificatorè compiuto da un ‘arcangelò reincarnato. L’uomo è in carcere. Avviso di conclusione indagine anche per tre donne, che sono agli arresti domiciliari, ritenute delle fiancheggiatrici del ‘santonè: Katia Concetta Scarpignato, di 57 anni, Fabiola Raciti, di 55, e Rosaria Giuffrida, di 57. Le altre tre persone raggiunte dall’avviso di conclusione indagini sono accusate di favoreggiamento e sono indagate in stato di libertà. Sono l’ex deputato e assessore regionale, Domenico ‘Mimmò Rotella, marito di Rosaria Giuffrida, una delle tre donne arrestate dalla polizia postale di Catania; un sacerdote, padre Orazio Caputo; e l’ex presidente dell’’Associazione Cattolica Cultura ed ambiente, di Aci Bonaccorsi, Salvatore Torrisi.

    Da intercettazioni della polizia postale di Catania emergerebbe che il sacerdote avrebbe appreso nel segreto della confessione delle indagini avviate su una denuncia per abusi sessuali e avrebbe avvisato dell’attività in corso Torrisi e Rotella. Nell’inchiesta sono confluiti gli incidenti probatori con gli interrogatori delle vittime. L’avviso di conclusione indagini è stato firmato dal procuratore Carmelo Zuccaro, dall’aggiunto Marisa Scavo e dal sostituto Laura Garufi. Le indagini della polizia postale di Catania furono avviate nella primavera del 2016, dopo la denuncia di una madre, una delle ‘ortodossè dell’associazione, che aveva notato come la figlia non volesse avere più contatti con il resto del gruppo. Si era insospettita e aveva scoperto una chat nel cellulare della ragazza con altre vittime delle violenze sessuali. Non tutte hanno voluto denunciare gli abusi.

    Da intercettazioni e indagini è emerso il quadro di ragazzine fragili che venivano selezionate dalle tre donne per essere “offerte” all’ “arcangelo” per la loro “purificazione”. A volte, ha sostenuto la Procura, erano le stesse madri a ‘consegnarè le figlie all’uomo. Le minorenni avevano dei ‘turnì nella casa di Capuana: pensavano a lavarlo, vestirlo, pulire la sua abitazione e a soddisfare anche le sue richieste sessuali. Le vittime sarebbero state costrette anche a sottoscrivere lettere in cui dichiaravano il loro amore per Capuana e di essere consenzienti ai rapporti sessuali. Durante alcune perquisizioni la polizia postale sequestrò documenti, comprese lettere delle minorenni e il «registro» con gli elenchi di migliaia di iscritti all’associazione. In quella occasione la Diocesi di Acireale, espresse «sconcerto e dolore per le vittime, gravemente ingannate e offese».

    http://www.lasicilia.it/news/catania/126003/inchiesta-12-apostoli-indagini-concluse-tra-indagati-mimmo-rotella.html

  • Catania. Ragazzini abusati durante riti religiosi, le madri: «E’ una purificazione». Arrestato un santone

    Catania. Ragazzini abusati durante riti religiosi, le madri: «E’ una purificazione». Arrestato un santone

    La Procura di Catania ha emesso un avviso di conclusione indagini dell’inchiesta “12 apostoli” per presunti abusi sessuali su minorenni consumati all’interno di una comunità di ispirazione cattolica. Sono sette le persone raggiunte dal provvedimento, che si proclamano innocenti. Tra loro il ‘santonè Piero Alfio Caruana, bancario in pensione di 73 anni, alla guida della comunità che avrebbe abusato di ragazzine di età compresa tra 13 e 15 anni, in alcuni casi con la complicità delle madri delle vittime, sostenendo che il rapporto sessuale non era un abuso, ma un atto purificatorè compiuto da un ‘Arcangelò reincarnato.

    L’uomo è in carcere. Avviso di conclusione indagine anche per tre donne, che sono agli arresti domiciliari, ritenute delle fiancheggiatrici del ‘santonè: Katia Concetta Scarpignato, di 57 anni, Fabiola Raciti, di 55, e Rosaria Giuffrida, di 57. Le altre tre persone raggiunte dall’avviso di conclusione indagini sono accusate di favoreggiamento e sono indagate in stato di libertà. Sono l’ex deputato regionale, Domenico ‘Mimmò Rotella, marito di Rosaria Giuffrida, una delle tre donne arrestate dalla polizia postale di Catania; un sacerdote, padre Orazio Caputo; e l’ex presidente dell«Associazione Cattolica Cultura ed ambientè, di Aci Bonaccorsi, Salvatore Torrisi.

    Da intercettazioni della polizia postale di Catania emergerebbe che il sacerdote avrebbe appreso nel segreto della confessione delle indagini avviate su una denuncia per abusi sessuali e avrebbe avvisato dell’attività in corso Torrisi e Rotella. Nell’inchiesta sono confluiti gli incidenti probatori con gli interrogatori delle vittime. L’avviso di conclusione indagini è stato firmato dal procuratore Carmelo Zuccaro, dall’aggiunto Marisa Scavo e dal sostituto Laura Garufi.

    https://www.ilmattino.it/primopiano/cronaca/catania_abusi_minori_riti_religiosi_arrestato_santone-3416366.html