Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: segreto della confessione

  • Un bel dilemma: segreto confessionale o reato? – riflessioni di una lettrice cattolica

    Un bel dilemma: segreto confessionale o reato? – riflessioni di una lettrice cattolica

    Sui giornali di questi giorni, 16 agosto, è stata riportata la notizia relativa alla prefazione scritta da Papa Francesco per il libro “La perdono, padre” di Daniel Pittet.

    Il Papa parla di “un peccato terribile, una assoluta mostruosità che contraddice tutto quello che la chiesa insegna”, chiede perdono a tutti ribadendo che “Alcune vittime si sono alla fine addirittura tolte la vita. Quei morti pesano sul mio cuore come sulla mia coscienza e sull’intera chiesa. Alle loro famiglie vorrei esprimere il mio amore, il mio dolore e chiedere in tutta umiltà il loro perdono”.

    La notizia che il Papa avesse scritto la prefazione del libro era già ampiamente apparsa sui giornali il 13 febbraio 2017, e stiamo parlando dello stesso libro.

    Contemporaneamente sui giornali, sempre del 16 agosto, è apparsa un’altra notizia: “In Australia la commissione d’inchiesta dice no al segreto della confessione”.

    Si legge in questo articolo che “si è trattato dell’inchiesta più approfondita sulla pedofilia nella storia dell’Australia” dalla quale è emerso che “il 7% dei preti cattolici d’Australia è accusato di aver commesso abusi su minori dal 1950 in poi”. Si ribadisce che, sempre in quell’articolo, “La commissione assicura di voler rispettare il significato della confessione religiosa, in particolare l’inviolabilità del segreto confessionale”.

    Ma viene anche citato “Tuttavia abbiamo avuto numerose testimonianze in cui sono stati rivelati in confessione casi di abusi sessuali a minori, e prove che i perpetratori che si erano confessati hanno continuato a commettere abusi per poi chiedere nuovamente perdono.

    Tra le 85 raccomandazioni della commissione d’inchiesta vi è dunque quella che “i sacerdoti non potranno più usare il segreto del confessionale per evitare di denunciare alla polizia informazioni rivelate su abusi sessuali a minori. Se le raccomandazioni saranno adottate dai governi federali e statali, la mancata denuncia diverrebbe un reato penale.”

    Dunque, da una parte leggiamo il pesante risultato del lavoro di una commissione d’inchiesta, durato quattro anni, che pesantemente riconosce la necessità che un prete accusato di abusi sessuali su minori venga denunciato, addirittura chiedendo la violazione del segreto confessionale, e dall’altra le timide considerazioni del Pontefice che nulla propongono di concreto per FERMARE un prete pedofilo.

    Se queste raccomandazioni si dovessero adottare, ci troveremmo davanti ad uno scenario alquanto interessante.

    Ovvero: qualora un prete si trovi ad ascoltare la confessione di un “collega” in merito ad un abuso sessuale compiuto, avrà una scelta molto difficile da compiere.

    Se denuncia alle autorità il prete pedofilo, il prete che compie la denuncia si trova SCOMUNICATO LATAE SENTENTIE secondo il Codice di Diritto Canonico, come previsto dall’art. 1388 poiché viola il segreto confessionale; se invece non denuncia incorre in un reato penale per il quale potrebbe addirittura essere prevista una pena detentiva in carcere.

    Interessante.

    Ci si domanda se, per non incorrere in nessuna delle due gravissime condizioni, ogni prete, parroco, vescovo che viene a conoscenza di un abuso sessuale su minori si decida a DENUNCIARE alle Autorità affinché la giustizia faccia il suo corso attraverso indagini accurate e approfondite, senza aspettare che il prete pedofilo vada eventualmente a confessarsi.

    Se è vero che, come è emerso dall’inchiesta australiana, vi sono dei cadi in cui il prete abusatore ha riferito il suo reato in confessione vincolandolo al segreto confessionale, è altrettanto vero che le vittime e i familiari si rivolgono ai parroci e ai vescovi per segnalare il loro dramma, NON IN CONFESSIONE (non è certo un peccato essere una vittima!): basterebbe che il parroco, il vescovo o qualsiasi altro prete che riceve la notizia da parte delle vittime o dei familiari, DENUNCI il presunto reato alle autorità.

    È questo che potrebbe proclamare il Santo Padre affinché le sue parole “è un peccato terribile, una assoluta mostruosità che contraddice tutto quello che la chiesa insegna” non siano solo tante belle parole che chiunque potrebbe dire senza essere il Pontefice.

    Redazione

  • Pedofilia, in Australia la commissione d’inchiesta dice no al segreto della confessione

    Pedofilia, in Australia la commissione d’inchiesta dice no al segreto della confessione

    I vescovi australiani rispondono: non violarlo

    I sacerdoti non potranno più usare il segreto del confessionale per evitare di denunciare alla polizia informazioni rivelate su abusi sessuali a minori. È una delle 85 raccomandazioni della commissione australiana d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali su minori, dopo quattro anni di udienze, nel rapporto inteso a rafforzare il sistema penale per assicurare un trattamento più giusto delle vittime di abusi sessuali.

    Se le raccomandazioni saranno adottate dai governi federale e statali, la mancata denuncia diverrebbe un reato penale. «Si raccomanda che non vi siano esenzioni, scuse, protezione o privilegi, accordate al clero che manchi di riferire informazioni apprese in connessione con una confessione religiosa», recita il rapporto. «Il diritto a praticare credenze religiose si deve adeguare agli obblighi della società civile di assicurare la sicurezza di tutti, e in particolare dei minori dagli abusi sessuali. Riferire alla polizia informazioni sull’abuso sessuale di minori è cruciale per assicurarne la protezione», aggiunge.

    Immediate le reazioni delle gerarchie cattoliche e anglicane, che invocano l’obiezione di coscienza. L’arcivescovo cattolico di Melbourne, Denis Hart, si dice pronto a subire il carcere piuttosto che rivelare contenuti delle confessioni, affermando che la sacralità delle comunicazioni con Dio durante la confessione deve essere al di sopra della legge. Gli ha fatto eco l’arcivescovo di Brisbane Mark Coleridge, secondo cui la relazione fra sacerdote e penitente è diversa da ogni altra, poiché il penitente «parla non al prete ma a Dio e il prete è solo un mediatore».

    La commissione assicura di voler rispettare il significato della confessione religiosa, in particolare l’inviolabilità del segreto confessionale. «Tuttavia abbiamo avuto numerose testimonianze in cui sono stati rivelati in confessione casi di abusi sessuali a minori, e prove che i perpetratori che si erano confessati hanno continuato a commettere abusi per poi chiedere nuovamente il perdono», sostiene. Il documento raccomanda inoltre che siano applicate le leggi nazionali per prevenire che i perpetratori siano trasferiti fra diversi luoghi come parrocchie e scuole operate dalla stessa istituzione dove possono continuare a commettere abusi.

    Si è trattato dell’inchiesta più approfondita sulla pedofilia nella storia dell’Australia, che ha indagato su chiese, enti di beneficenza, governi locali, scuole, organizzazioni comunitarie, gruppi scout, club sportivi e sulla polizia.

    I dati conclusivi delle udienze indicano che il 7% dei preti cattolici d’Australia è accusato di aver commesso abusi su minori dal 1950 in poi. L’età media delle vittime era di 10 anni e mezzo per le bambine e poco più di 11 anni e mezzo per i bambini. In tutto, fra il 1980 e il 2015, 4.444 persone hanno denunciato abusi sessuali su minori commessi da preti o religiosi di 93 entità della Chiesa cattolica australiana.

    http://www.lastampa.it/2017/08/16/vaticaninsider/ita/nel-mondo/pedofilia-in-australia-la-commissione-dinchiesta-dice-no-al-segreto-della-confessione-ZlSwzq4RS10e6BaMQRq96O/pagina.html

  • Abusi nella setta  Insulti alle vittime

    Abusi nella setta Insulti alle vittime

    CATANIA – Sono denigrate, offese, insultate e in alcuni casi attaccate e intimidite. E’ accaduto ad alcune delle giovanissime che hanno deciso di denunciare i fatti incresciosi, inquietanti e agghiaccianti che hanno portato all’arresto di Pietro Capuana e delle tre “apostole” Fabiola Raciti, Rosaria Giuffrida e Katia Concetta Scarpignato. “Stiamo preparando un dossier con tutti i messaggi che stanno arrivando attraverso i social che consegneremo alla Procura di Catania”, spiega l’avvocato Tommaso Tamburino che assiste quattro delle vittime che con i loro racconti hanno scoperchiato un mondo di violenza, plagio e manipolazione della religiosità che durerebbe da decenni. Il tutto, inoltre, sarebbe accaduto dietro la “copertura” dell’attività della Comunità di Lavina.

    “Accanto a tantissime persone che sostengono le giovani ci sono anche coloro che difendono l’indagato – afferma l’avvocato Tamburino – e attaccano le ragazze dicendo che si sono inventate tutto allo scopo di screditare l’attività dell’Associazione. Siamo di fronte ad atti di fanatici che tentato di intimidire le ragazze che con i loro racconti hanno consentito di fare luce su quanto accadeva”, aggiunge Tamburino.

    Era un prezzo che forse qualcuno di loro immaginava potesse accadere. L’Associazione Cattolica Cultura e Ambiente di Aci Bonaccorsi conta 5000 adepti e molti sono rimasti fermi e fedeli al “guru” Capuana, che si sarebbe “spacciato” per la reincarnazione dei “Tre Arcangeli”. Qualcuno adesso mormora che qualcosa di sospetto accadeva già da tempo nel “cenacolo” e anche nelle diverse residenze del papà dell’ex assessore provinciale Daniele Capuana (non indagato, ndr). Nelle cinquanta pagine dell’ordinanza firmata dalla Gip Francesca Cercone si fa cenno ad altre denunce che sarebbero arrivate anche alla Curia di Acireale, quando era vescovo Monsignor Pio Vigo. Ma tutto è rimasto nel silenzio fino all’inchiesta 12 apostoli della scorsa settimana. In verità una perquisizione avviata sei mesi fa aveva fatto già presagire che qualcuno aveva “vuotato il sacco”. Le intercettazioni dipingono un quadro sconfortante di “connivenze”, di “alibi”, di “persuasioni”. Come il prete che avrebbe violato il segreto della confessione per avvertire che la congregazione era nel mirino degli inquirenti.

    Questo è un momento cruciale a livello giudiziario per l’inchiesta condotta dalla pm Laura Garufi, sotto il vigile coordinamento del procuratore aggiunto Marisa Scavo. In questi giorni si celebreranno le udienze davanti al Tribunale del Riesame dopo il ricorso dei difensori degli indagati Pietro Capuana, Fabiola Raciti, Rosaria Giuffrida e Katia Concetta Scarpignato che durante l’interrogatorio di garanzia hanno sostenuto “la loro estraneità alle accuse”. L’avvocato Mario Brancato ha depositato anche un’istanza di carcerazione per Capuana anche in considerazione delle sue condizioni di salute ritenute incompatibili con la detenzione carceraria.

    I pilastri fondamentali dell’inchiesta sono i racconti dell’orrore delle giovani vittime. Le intimidazioni di questi giorni potrebbero comportare qualche passo indietro? “Le ragazze sono determinate ad andare avanti e sono pronte ad affrontare il processo”, chiosa l’avvocato Tamburino.

    http://catania.livesicilia.it/2017/08/08/abusi-nella-setta-i-retroscena-insulti-e-offese-alle-vittime_427860/

  • Catania, il santone che stuprava per purificare i minori: “turni organizzati” per gli abusi

    Catania, il santone che stuprava per purificare i minori: “turni organizzati” per gli abusi

    Emergono sempre maggiori dettagli sull’inchiesta “12 apostoli” avviata dalla Polizia postale e delle Comunicazioni di Catania e coordinata dalla Procura distrettuale etnea che nei giorni scorsi ha portato all’arresto di quattro persone. Si tratta del presunto “santone” Pietro Capuana di 73 anni e tre sue collaboratrici: Fabiola Raciti di 55 anni, Rosaria Giuffrida di 57 e Katia Scarpignato di 48. Dalle indagini è emerso che l’indagato, che per un quarto di secolo ha diretto la comunità “Cultura ed Ambiente” di Aci Sant’Antonio, avrebbe abusato di maggiorenni e minorenni per “purificarle” e “iniziarle” alla vita spirituale. Secondo l’accusa le tre donne avevano invece il ruolo di plagiare le vittime per convincerle a subire le violenze, facendo credere loro che si trattasse di “azioni mistiche spirituali, aventi valenza religiosa”.

    Turni per violentare le ragazzine

    Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, le collaboratrici del “santone” organizzavano addirittura dei “turni” presso l’abitazione dell’uomo durante i quali le giovani, oltre a soddisfare svariate necessità dell’indagato come lavarlo, vestirlo e pulire casa sua, dovevano realizzare le sue richieste sessuali, talvolta anche in gruppo. A conferma di queste ipotesi, durante una perquisizione nell’abitazione di Giuffrida sono stati trovati un quaderno su cui erano appuntati tutti i “turni” oggetto di indagine, all’interno del quale, tra gli altri, figuravano  i nominativi delle minori indicate dalle persone offese che hanno collaborato con la polizia postale. Inquietanti anche i messaggi scambiati tra le minorenni e i vertici della comunità. Una sequenza di dichiarazioni d’amore da parte delle bambine nei confronti dell’anziano e, nel caso di quelli con le donne, di raccomandazioni e indicazioni per preparasi in modo “adeguato” agli incontri.

    Gli altri indagati nell’inchiesta “12 apostoli”
    L’operazione “12 apostoli” non si è fermata ai quattro arrestati. La procura etnea indaga infatti su altre tre persone per favoreggiamento. Si tratta dell’ex assessore regionale ai Trasporti, Domenico Rotella, marito di Rosaria Giuffrida, del sacerdote Orazio Caputo e di Salvatore Torrisi, ex presidente dell’associazione “Cultura e ambiente”, finita al centro dell’inchiesta. Il prete avrebbe appreso delle indagini nel segreto della confessione, avvisando poi Torrisi e Rotella di quanto stava accadendo. Lo stesso Rotella avrebbe poi messo sull’avviso la Scarpignato.

     

    http://www.fanpage.it/catania-il-santone-che-stuprava-per-purificare-i-minori-turni-organizzati-per-gli-abusi/

  • Pedofilia, la svolta dei vescovi francesi: ora la denuncia è immediata

    Pedofilia, la svolta dei vescovi francesi: ora la denuncia è immediata

    Città del Vaticano – I panni sporchi i vescovi francesi non li lavano più in casa. Sembrano lontani anni luce i tempi in cui un cardinale di curia, Castrillon Hoyos, invocando il segreto della confessione, scriveva a un vescovo francese per complimentarsi con lui per non avere denunciato all’autorità civile un prete pedofilo (“lei ha agito bene e mi felicito di avere un confratello nell’episcopato che, agli occhi della storia, avrà preferito la prigione piuttosto che denunciare un suo figlio-prete”).
    Il cambiamento di rotta è maturato in questi mesi sotto la spinta dell’opinione pubblica, dei nuovi orientamenti vaticani e delle polemiche violentissime che hanno squassato la Chiesa d’Oltralpe per il coinvolgimento del cardinale Barbarin, accusato di essere stato palesemente omertoso nei confronti di un prete orco. Alla nuova linea trasparente – i panni sporchi non si lavano più in casa – si è adeguato il vescovo d’Orleans, monsignor Jacques Blanquart che ha convocato una conferenza stampa, facendo sapere ai giornalisti di essersi mosso con urgenza davanti ad un caso di abuso, denunciando immediatamente il parroco responsabile dei reati e ritirandolo dalla vita ecclesiale.
    Un caso, anche questo, che era noto. I vescovi che lo avevano preceduto si erano limitati a non lasciarlo più a contatto con i minori. “Il prete è accusato di otto o nove casi di molestie sui minori in una decina d’anni”. Le parole di Blanquart sono state riportate con grande enfasi sulla stampa francese. “Sono stato contattato nel 2013 da una vittima, ho fatto le verifiche e ho appurato che erano vere”. E’ chiaro, ha riconosciuto, “che avremmo dovuto accelerare questi interventi”. La diocesi d’Orleans proprio per aiutare eventuali altre vittime ad uscire allo scoperto, ha istituito un ufficio preposto all’ascolto, composto da psicologi e altri medici, in grado di accompagnare e sostenere eventuali altre vittime. In Italia, contrariamente alla Francia, prevale ancora il principio che di fronte a eventuali casi di preti pedofili è bene non creare troppo scandalo tra i fedeli. I panni in Italia si lavano ancora in casa. Persino le statistiche su quanti sono i preti pedofili finora arrestati o ridotti allo stato laicale dai tribunali vaticani mancano. Così come sono carenti le statistiche: quanti sono gli orchi, chi sono, da dove vengono, e soprattutto se potevano essere fermati prima.
    Le risposte che sono state fornite in questi anni ai giornalisti sono sempre state vaghe: “circa un centinaio, nell’arco di decenni”. E’ chiaro che sul tema della pedofilia il Vaticano e la Cei forse non parlano la stessa lingua. L’organismo che ha istituito Papa Francesco, presieduto dal cardinale Omalley, il cappuccino che ha rimesso in piedi la diocesi di Boston dopo la debacle sugli abusi degli anni Novanta, ha raccomandato l’obbligo di denuncia alle autorità civili. O’Malley si è raccomandato: “abbiamo tutti la responsabilità morale ed etica di denunciare gli abusi presunti alle autorità civili che hanno il compito di proteggere la nostra società”. Su questo punto si registra la divergenza.

    http://www.online-news.it/2016/04/19/pedofilia-la-svolta-dei-vescovi-francesi-ora-la-denuncia-e-immediata/#.Vxb_BjCLTIV

  • Lanciano, processo prete Sant’Agostino. E il sacerdote spifferava di aborti e problemi finanziari…

    Lanciano, processo prete Sant’Agostino. E il sacerdote spifferava di aborti e problemi finanziari…

    Lanciano (Ch) – Violava il segreto della confessione. Riferiva in giro di “casi di aborto, di problemi nei rapporti di coppia, di difficoltà finanzarie…”, informazioni apprese in confessionale, grazie all’abito talare, e che avrebbe dovuto quindi custodire gelosamente. Spifferava quel che poteva e, se capitava, sparlava di altri sacerdoti e dei loro “vizietti”… E’ quel che emerge, seppur con difficoltà, tra una contestazione e l’altra, nella terza udienza del processo a carico di don Andrè Luiz Facchini, classe ’74, nato ad Umuarama in Brasile, sacerdote della diocesi Lanciano-Ortona, che attualmente – dopo che è scoppiato lo scandalo che lo ha fatto finire alla sbarra – , si trova nel suo Paese d’origine. Il prete è sott’accusa per aver plagiato e soggiogato, con “abusi di poteri e violazioni di doveri”, alcuni appartenenti all’associazione “Legio Sacrorum Cordium”, della quale era presidente e legale rappresentante. Ha “manipolato e destabilizzato la psiche dei ragazzi fino al punto da annullare la loro autonomia di percezione e decisionale”: questo è scritto nei capi d’imputazione. 

    Escussi a lungo, oggi, due testi della pubblica accusa comparsi davanti al giudice Andrea Belli. Tentennano, farfugliano e tirano fuori tanti, forse troppi “non ricordo”… “Sono stato nella Legio Sacrorum Cordium – racconta Italo P., di Lanciano – dal 2004 al 2011”. Nel gruppo anche i suoi genitori. “Io – riferisce invece Nicola C., di Lanciano – sono rimasto nella Legio dal 2008 al 2014”. “C’erano obblighi?”, chiede il pm Delfina Conventi. “Obbligo di confessarsi esclusivamente con Facchini, dal momento in cui lui diventava nostro padre spirituale”. Obbligo di non rientrare a casa dopo la mezzanotte: tassativo essere a letto prima delle 3, perché quella è l’ora del diavolo. Obbligo di non avere contatti o relazioni sentimentali al di fuori dell’associazione, “perché potevano portarci alla perdizione, perché dovevamo avere solo amicizie in Cristo”. Obbligo di non frequentare bar, pub o discoteche. Obbligo di non bere alcolici e di non fumare. Obbligo di non avere pulsioni sessuali. Obbligo, per alcuni, di non usare il motorino o il cellulare. Obbligo di non avere rapporti prima del matrimonio. Obbligo di riferire al prete ogni gesto del proprio quotidiano. Obbligo di non indossare gonne corte per le donne. “Erano imposizioni…”. “Lui lo imponeva… – è la risposta del teste, che cerca di barcamenarsi – ma eravamo liberi di scegliere”.
     
     
     Una marea di regole, contenute anche nel “Manuale di preghiera” che veniva consegnato agli iscritti e nello statuto dell’associazione. “E se queste regole non vevivano ossevate?” “Non erano ordini… Erano consigli – cincischiano i testi – suggerimenti, indicazioni, sollecitazioni… Però.. “Ci richiamava. A volte esagerava. E’ capitato – dice il primo – che sia stato moralmente aggredito: avevo fatto qualcosa che a lui non era piaciuto, e mi ha rimproverato. Offeso. Mi ha anche declassato dal ruolo di vice presidente del “Cenacolo” “. 
    “Il prete aveva particolari contatti?” “Sosteneva di interloquire, nei sogni o durante le preghiere, con santi, angeli custodi, Madonna…”. Che, di volta in volta, suggerivano al sacerdote… la via… la giusta condotta… “quel che era meglio per i giovani componenti della Legio”. Anche se “si potevano sposare o fidanzare… Quante volte si dovevano incontrare a settimana e se potevano scambiarsi baci…”. 
     
    “Venivano imposte penitenze? Quali?” “Bisognava baciare il pavimento della chiesa, fare il segno della croce con lingua per terra nei luoghi dove ci riunivamo, osservare digiuno, percorrere perimetro del santuario strisciando con le ginocchia…”. Nei momenti di “tentazione” sessuale o di pensieri impuri bisognava “stare con le mani sotto le ginocchia…”. Una vita parrocchiale intensa, fin troppo… Con messe di guarigione superaffollate, raduni nelle case degli adepti per pregare – durante una di queste sedute, a Lanciano, con un veggente, c’è stata anche l’apparizione della Madonna -, e ritiri spirituali molto sentiti… Come quello a Vigolo, in provincia di Bergamo, quando Facchini decise che era giunto il momento di “fare disciplina”… Come? Prese a frustate, sulla schiena, alcuni dei ragazzi che erano con lui… “La flagellazione… con un rosario dai grani grossi… per salvare le anime dei vivi e dei morti, mentre veniva recitato il “Gloria al padre”…”. “Lei ha preso colpi?” “Tre”, ammette il primo teste. “E le sono rimasti i segni? “Sì”. “Ha avuto dolore?” “Sì…”. “Ma come in precedenza aveva detto di no…”. “Sofferenza spirituale, non fisica…”. “Io ho avuto 6 frustate – riferisce il secondo -. Ma non mi sono lamentato. Era una mia scelta. Ero consapevole…”. Era così, tra visioni di efficienti angeli custodi, disposizioni impartite direttamente dalla Vergine e dai santi e divieti da osservare per allontanare il demonio, sempre in agguato… Prossima udienza il 16 giugno. 19 aprile 2016.
     
    Serena Giannico
    http://www.abruzzolive.tv/Lanciano,_processo_prete_Sant_Agostino._E_il_sacerdote_spifferava_di_aborti_e_problemi_finanziari…_-_-_a_9960.html
  • Prete shock: “Pedofili nella Chiesa? Se me lo confessano non denuncio”

    Prete shock: “Pedofili nella Chiesa? Se me lo confessano non denuncio”

    È polemica dopo le frasi di don Paolo Farinella sul tema scottante dei preti pedofili. “Se uno invoca il segreto della confessione, non posso denunciarlo”, ha spiegato Farinella, intervistato da “La Zanzara”

    I preti pedofili saranno il tre, quattro per cento del totale. Giovanni Paolo II li ha coperti tutti, almeno quelli che venivano fuori”. A dirlo durante la trasmissione “La Zanzara” su Radio 24 don Paolo Farinella, prete della diocesi di Genova e collaboratore della rivista Micromega, molto noto ai media per le sue posizioni all’interno della chiesa riforsmista.

    Don Farinella ha poi aggiunto: “Se una persona, un prete pedofilo o una vittima, viene da me a confessarsi e mi vincola al segreto io non vado dal giudice. Sono vincolato dal sacramento”.

    Non si tratta solo di questioni teoriche, ammette il religioso. “Mi è successo, certo – ha detto infatti don Farinella – e non sono andato a denunciare. Non posso farlo, me lo riconosce anche la legge. Anche se uno mi dice che ha ammazzato la madre io mantengo il segreto”.

    Alla domanda se non sia un dovere del sacerdote, comunque, denunciare un crimine grave come la pedofilia don Farinella ha risposto: “No, no. Prima bisogna consultarsi con la famiglia. Non ho la patria potestà. Non vado dalla magistratura senza la famiglia, posso solo consigliarli“

    http://www.today.it/cronaca/preti-pedofili-confessione-denuncia.html

  • Ex parroco molesta ragazze minoreni a Sant’Antonio di Pasubio

    Ex parroco molesta ragazze minoreni a Sant’Antonio di Pasubio

    L’ex parroco di Sant’Antonio di Pasubio (Vicenza) avrebbe toccato due ragazzine di 13 e 15 anni durante il sacramento. Il prete in pensione, di Fontaniva, mandò una lettera di scuse. A giudizio il prossimo settembre.

    Scandalo nel Vicentino, l’ex parroco di Sant’Antonio di Pasubio, 80 anni, originario di Fontaniva, è accusato di avere molestato due sorelle minorenni tra il 2007 e il 2008. Il prete avrebbe allungato le mani, toccando le ragazze anche sotto i vestiti, nel segreto della confessione.

    MOLESTIE DURANTE LA CONFESSIONE. Come riportato dalla stampa locale, il sacerdote, ora in pensione, vive a Crespano del Grappa. Martedì è stato rinviato a giudizio, il processo inizierà il prossimo 18 settembre. Secondo l’accusa avrebbe approfittato della sua posizione molestando, durante le confessioni, una 14enne che, all’epoca dei fatti, viveva nella sua parrocchia. Il prete avrebbe infilato le mani anche sotto gli indumenti della ragazza, toccandola nelle parti intime. In una sola occasione, lo stesso trattamento era stato riservato anche alla sorella di due anni più piccola.

    LA DENUNCIA ANNI DOPO. Le due ragazze hanno aspettato anni per denunciare il parroco, molto legato al loro patrigno. La famiglia, infatti, era stata aiutata anche economicamente dal sacerdote che, alla fine del 2008, avrebbe provato a mettere una pietra sopra alla vicenda con una lettera di scuse indirizzata alle due giovani. Nel 2013 la denuncia: le ragazze, seguite per altre ragioni dai servizi sociali, insieme alla madre si sono recate alla caserma dei carabinieri di Brendola, comune dove ora vivono, raccontando l’accaduto.

    http://www.padovaoggi.it/cronaca/parroco-molesta-minorenni-sant-antonio-pasubio.html

  • USA: fedele al segreto del confessionale, sacerdote rischia il carcere.

    USA: fedele al segreto del confessionale, sacerdote rischia il carcere.

    La diocesi di Baton Rouge difende con fermezza l’atteggiamento del suo presbitero di fronte a un ordine giudiziario.

     Facendo un’eccezione alla sua politica di non commentare casi giudiziari ancora non conclusi, la diocesi di Baton Rouge (Stati Uniti) ha diffuso una dichiarazione ufficiale per respingere un giudizio della Corte Suprema della Louisiana che ha chiamato un sacerdote a rilasciare delle dichiarazioni per chiarire un caso.

    Al sacerdote è stato chiesto di rivelare il contenuto della confessione sacramentale di una presunta vittima. “Una dottrina fondamentale della Chiesa cattolica romana per migliaia di anni ordina che il segreto della confessione è assoluto e inviolabile”, ha indicato la diocesi in una nota di risposta ufficiale.

    Di fronte a questo, “un sacerdote è obbligato a non infrangere mai questo sigillo. Non gli è permesso neanche ammettere se qualcuno è andato a confessarsi da lui”. Per questo motivo, padre Jeff Bayhi, che opera in quella diocesi, deve astenersi dal rilasciare qualsiasi dichiarazione nel processo relativo a una bambina che – questa è la tesi sostenuta – avrebbe rivelato al sacerdote in confessionale alcuni dettagli riguardanti un crimine da lei subito. Il sacerdote, che non si è rifiutato di parlare sul caso, deve anche affrontare senza piegarsi le accuse di non aver denunciato i fatti qualora ne fosse stato a conoscenza.

    Il segreto della confessione va difeso ad ogni costo

    “Se fosse necessario, il sacerdote dovrebbe subire un processo di fronte a un tribunale civile e una condanna al carcere prima di violare il suo dovere sacro, violare il segreto della confessione e il suo dovere nei confronti del penitente”, ha affermato la diocesi in termini chiari parlando di quello che potrebbe essere il futuro di padre Bayhi, che continua a rifiutarsi di testimoniare. “Questa non è un’area grigia nella Dottrina della Chiesa cattolica romana”, aggiunge il comunicato.

    “Un sacerdote/confessore che viola il sigillo della confessione incorre in una scomunica immediata il cui perdono è riservato alla Sede Apostolica nella Città del Vaticano”.

    La libertà religiosa del sacerdote e il segreto della confessione erano stati difesi dalla Corte d’Appello del Primo Circuito, ma è stato presentato un ricorso presso la Corte Suprema della Louisiana, che a sua volta ha ordinato al Tribunale di Distretto di realizzare l’udienza e determinare se ci sia stato un sacramento della confessione suscettibile di essere difeso nel caso in esame. “La Corte Suprema della Louisiana non può ordinare al Tribunale di Distretto di fare quello che nessun tribunale civile potrebbe arrivare a fare: determinare in cosa consiste il sacramento della riconciliazione nella Chiesa cattolica”, ha protestato la diocesi.

    “La giurisprudenza statale e federale chiarisce che non c’è giurisdizione che possa arrogarsi reclami che rispondono a domande puramente religiose di questa natura”, ha ricordato.

    La diocesi ha allora sostenuto l’azione del sacerdote ed ha affermato che la legge della Chiesa non permette nemmeno che il penitente o un’altra persona riveli il contenuto della confessione sacramentale. Ha inoltre denunciato che il fatto che un tribunale civile pretenda di determinare se una situazione è o meno protetta dal segreto confessionale rappresenta “una violazione chiara e smisurata della Clausola fondamentale della Costituzione degli Stati Uniti”.

    “Questa materia ha serie conseguenze per tutte le religioni, non solo per la fede cattolica”, ha aggiunto la diocesi. “Gli statuti coinvolti nella questione si riferiscono alle ‘comunicazioni sacre’ che sono confidenziali ed esenti da un rapporto obbligatorio”. La Chiesa locale ha chiesto il rispetto della libertà religiosa ed ha invocato la separazione tra Chiesa e Stato, annunciando al tempo stesso che metterà in atto tutte le azioni legali possibili per difendere il libero esercizio della religione da parte dei suoi membri.


    [Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

    http://www.aleteia.org/it/sources/gaudium-press

  • Don Cantini, funerali privati

    Don Cantini, funerali privati

    Don Cantini, funerali privati
    Presenti i parenti più stretti la messa è stata celebrata nel convento francescano di Fiesole dove Cantini era ospite da qualche tempo. Le «confessioni» degli ultimi giorni

    Funerali in forma privata per Elio Cantini, l’ex sacerdote fiorentino ridotto allo stato laicale nell’ottobre 2008 dal Papa dopo essere stato riconosciuto colpevole di abuso plurimo e aggravato nei confronti di minori. Presenti i parenti più stretti la messa è stata celebrata nel convento francescano di Fiesole dove Cantini era ospite da qualche tempo e dove è morto a 89 anni nella tarda serata di mercoledì. La salma è stata poi portata al cimitero della Misericordia di Empoli dove Cantini sarà sepolto. L’ex sacerdote, la cui salute era peggiorata negli ultimi giorni, è stato assistito fino alla morte nell’infermeria del convento che ha eretto un muro alle curiosità dei mass media.

    Sull’antica e ventosa rocca di San Francesco, luogo di pace e di silenzio con una tra le più meravigliose viste sulla città di Firenze, don Lelio Cantini ha trascorso gli ultimi anni della sua vita tormentata. Ed è proprio nel convento dei frati minori dedicato al santo di Assisi, fondato nel XIII secolo sulla cima della collina fiesolana, che l’ex sacerdote sembra aver trovato la pace con la propria coscienza. Don Cantini, accusato di aver abusato sessualmente e psicologicamente di minori per quasi vent’anni, quando era sacerdote nella chiesa fiorentina di Santa Maria Regina della Pace, e per questo nel 2008 condannato allo stato laicale dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, avrebbe infatti finalmente trovato la forza di raccontare le proprie colpe. A spiegarlo è frate Marco, che all’infermeria del convento di San Francesco, di cui don Cantini era ospite da qualche anno, svolge le funzioni di vicario in caso di assenza del Padre Superiore, frate Alessandro.

    «Cantini non parlava con me di queste cose — spiega frate Marco — ma ha fatto un cammino di pentimento, un cammino di espiazione con il nostro superiore». «Padre Sandro gli parlava spesso per fargli prendere coscienza delle cose che aveva fatto — prosegue il frate — e Cantini ha manifestato più volte pentimento». L’ex sacerdote, negli ultimi anni della sua vita, e al di fuori del segreto della confessione, ha quindi trovato il coraggio di parlare. Come non aveva mai fatto prima. Al convento fiesolano, nessuno spiega quali colpe don Cantini avesse ammesso, se gli abusi fisici o le molestie psicologiche (o entrambe le cose), ma quel che è certo è che il suo pentimento ha riguardato le vicende per cui era stato accusato. E che del resto gli erano costate un’inchiesta giudiziaria, archiviata solo per sopraggiunta prescrizione, da parte della Procura di Firenze. Ma grazie al lungo lavoro di padre Sandro, don Lelio Cantini a San Francesco «aveva finalmente trovato una certa serenità», assicura frate Marco.

    L’ex parroco non viveva nel convento vero e proprio, ma nell’infermeria, una sorta di casa di riposo dove sono ospitati molti anziani religiosi. Trascorreva le giornate tra il letto e la carrozzina a ruote su cui era costretto dagli acciacchi dell’età, e aveva dedicato gli ultimi mesi di vita alla riflessione, alle letture e, soprattutto, alle lunghe sedute di preghiera assieme agli altri religiosi del convento. Don Cantini si sarebbe spento con la stessa serenità che sembra aver caratterizzato i suoi ultimi giorni. È morto nel sonno, senza accorgersi che se ne stava andando. Nel pomeriggio di mercoledì, infatti, aveva avuto un piccolo mancamento, dovuto alla pressione alta da cui era afflitto da tempo. Un lieve capogiro, poi il trasferimento dalla carrozzina al letto, dove aveva cominciato a sentirsi meglio. Poi si è assopito e, senza che nessuno si avvedesse del pericolo imminente, si è improvvisamente spento a 89 anni di età.

    Giulio Gori
    17 febbraio 2012

    http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2012/17-febbraio-2012/don-cantini-funerali-privati-1903329298824.shtml