Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • INERTE E INDIFFERENTE,  IL VESCOVO DI AGRIGENTO NON DENUNCIA IL PRETE CHE ABUSA.  PARLA UNA VITTIMA.

    INERTE E INDIFFERENTE, IL VESCOVO DI AGRIGENTO NON DENUNCIA IL PRETE CHE ABUSA. PARLA UNA VITTIMA.

    AGRIGENTO-ADISTA.

    Un vescovo viene informato di abusi sessuali commessi da un sacerdote ai danni di un seminarista e non prende alcun provvedimento.
    Dirà, poi, che la questione non lo riguardava.

    I drammatici fatti non avvengono nell’ennesima diocesi statunitense, dove il “bubbone” è esploso ormai da anni, grazie anche al coraggio delle vittime e alla dismissione dell’atteggiamento omertoso di persone coinvolte e dei vertici ecclesiastici.
    Il vescovo in questione è italiano: si tratta di Mons. Carmelo Ferraro, che era alla guida della diocesi di Agrigento all’epoca dei fatti e lo è anche adesso.

    Il sacerdote, Don Bruno Puleo, ha patteggiato la pena il 7 luglio:
    gli sono stati inflitti solo 2 anni e 6 mesi di reclusione
    (è stato un secondo patteggiamento fra le parti: il primo era per una pena di due anni, che era stata giudicata insufficiente dal gip Luigi Patronaggio).
    Ha preferito il patteggiamento al processo, che avrebbe molto probabilmente aggravato la sua posizione.
    Il patteggiamento infatti ha riguardato una sola vittima.
    Le indagini, condotte dal pm Caterina Sallusti, avevano però riscontrato abusi nei confronti di altri sette ragazzi, sei dei quali dello stesso seminario (quello arcivescovile di Agrigento che si trova a Favara) dove don Puleo, inizialmente diacono, era stato assistente per un periodo che si è concluso nel 1995. Attualmente don Puleo è parroco a Sant’Anna, una piccola frazione nei dintorni di Agrigento.

    Marco Marchese, la vittima che ha sporto denuncia,
    ha subìto abusi nel seminario arcivescovile di Agrigento a partire dall’età di 12 anni. 
    Oggi ne ha 22, ha lasciato il seminario nel 2000 e, a vicenda giudiziaria conclusa, ci tiene a sottolineare che non era il carcere per il suo “carnefice” lo scopo della sua azione, ma l’emersione di un fenomeno che causa sofferenza indicibile a tanti bambini, con la speranza inoltre che la Chiesa abbia il coraggio di mettersi dalla parte degli offesi.

    Marchese si era deciso a presentare un esposto dopo aver constatato che né il Rettore del seminario, don Gaetano Montana,
    né il Vescovo Ferraro – ai quali aveva raccontato tutto – avevano preso provvedimenti per fermare Don Puleo.

    Il giorno dopo il patteggiamento, Marco ha inviato al vescovo una lettera molto severa e accorata.
    “Scrivo proprio a lei che – recita l’apertura della lettera – una sera di novembre del 2000 ha ascoltato, quasi con indifferenza, il mio racconto (…).
    Scrivo a lei perché sono addolorato e profondamente amareggiato dal suo silenzio”, amareggiato “per questa povera Chiesa che si ritrova ad essere guidata da una persona che non ha saputo dirigere il gregge affidatogli, soprattutto i piccoli e gli indifesi”.
    Ne riportiamo il testo integrale nel numero di Adista-documenti allegato.
    Ma Marchese non intende fermarsi a questo:
    intende procedere in sede civile
     contro quanti – sicuramente il rettore e il vescovo – hanno omesso di prendere provvedimenti contro don Puleo, malgrado, avendone l’autorità, fosse per loro un obbligo intervenire.
    In ambito ecclesiale, non esiste nel Diritto Canonico un canone riguardante eventuali pene da comminare a chi non denuncia un reato avendone conoscenza.

    Ma è anche vero che il card. Bernard Law ha subìto così forti pressioni (anche dalla Santa Sede?) proprio per aver “coperto” i preti pedofili della sua diocesi da vedersi costretto, nel dicembre del 2002, a dimettersi da vescovo di Boston.
    Il Diritto Canonico lascia peraltro troppa autonomia di gestione ai vescovi che si trovino di fronte a reati dei loro sacerdoti. Anche se per costoro ci sono canoni precisi.
    In particolare, per i delitti contro il sesto comandamento, commessi “con violenza, o minacce, o pubblicamente, o con un minore al di sotto dei 16 anni”, il canone 1395, al paragrafo 2, prevede “giuste pene, non esclusa la dimissione dallo stato clericale”.
    Ma non è stato applicato finora contro don Puleo, il quale è stato solo spostato dalla parrocchia, popolosa e ricca di bambini, di Palma di Montechiaro a quella ben più piccola di Sant’Anna, piccolo borgo nella provincia di Agrigento. Spostamento avvenuto però nel 2002: l’esposto di Marco Marchese contro don Puleo è della primavera del 2001. Il vescovo non poteva non esserne a conoscenza.
    Tutta la vicenda è ricostruita qui di seguito nell’intervista che abbiamo realizzato con Marco Marchese.

    Come comincia la tua storia?
    Sono entrato nel seminario minore nel 1994 perché la mia vocazione era di diventare sacerdote. Avevo 12 anni, frequentavo la seconda media. Avevamo come assistente don Puleo, che allora era diacono. Lui aveva per me molte attenzioni, mi faceva anche dei regali. Poi, ai primi di dicembre, mi fece accomodare nella sua stanza e successe il tutto.

    La cosa si ripeté?
    Sì, soprattutto nei giorni di pioggia, perché altrimenti preferivo giocare a calcio e non andavo a riposare con lui.

    Nessuno faceva caso al fatto che andassi a riposare con lui?
    Penso di no, perché capitava che noi ragazzi trascorressimo del tempo in camera sua a chiacchierare. Poi si trattava delle prime ore del pomeriggio, ognuno stava per conto proprio. Questa cosa è durata fino a quando lui, l’anno successivo, è diventato sacerdote e ha lasciato il seminario minore. Il nostro rapporto però è continuato. Lui è diventato il mio padrino di cresima. Io andavo a trovarlo, o in parrocchia o in casa sua.

    Lui continuava con le sue attenzioni verso di te?
    Sì.

    Non riuscivi ad opporti?
    La prima volta rimasi perplesso. Era ovviamente la mia prima esperienza sessuale, precocissima e sbagliata. Lui mi diceva che era solo una questione di amicizia, che la nostra era un’amicizia particolare, mi diceva di non parlarne con nessuno perché avrei suscitato delle gelosie, che era normale il nostro comportamento, che era giusto. Io gli credevo. E mi sono affezionato a lui. Anche se cominciai subito a star male: mi fu diagnosticata una colite nervosa che mi portai dietro per un bel po’.

    Quando hai capito che il vostro rapporto era sbagliato?
    Quando sono andato al liceo, una scuola pubblica, perché nel seminario maggiore non esisteva una scuola superiore, e sono entrato in contatto con altri ragazzi e con le ragazze. Allora avevo minori possibilità di passare del tempo con don Puleo, perché ero impegnato in varie attività comunitarie. Succedeva quando lui chiedeva al rettore del seminario, don Gaetano Montana, che mi inviasse nella sua parrocchia, in occasione delle cosiddette giornate per il seminario in cui si fa raccolta di fondi per le istituzioni di formazione sacerdotale, perché altrimenti non ci vedevamo mai. Sicché andavo nella chiesa dove celebrava.

    Fino a che età hai dunque mantenuto il rapporto con don Puleo?
    Fin verso i 16 anni, perché a quel punto le nostre strade si sono divise: io non volevo più incontrarlo, e anche lui non faceva pressione per vedermi perché, a quanto ho capito dopo, aveva altri ragazzi sotto mano. E in effetti sono venuti fuori i nomi di altri ragazzi vittime delle stesse attenzioni morbose da parte sua.

    Ragazzi del tuo stesso seminario?
    Sei sì. Del settimo non so nulla di preciso.

    In tutti questi anni non ti sei confidato con nessuno?
    Mai. Fino a quando uno degli assistenti che mi accompagnavano a Palermo per una delle tante visite a motivo della colite, e che aveva sentito di strani episodi che accadevano in seminario, riuscì a farmi parlare e mi consigliò di parlare subito con il vice-rettore. A me non interessava fare del male a quell’uomo, ma fare in modo che nessun altro ragazzo dovesse più soffrire quello che io avevo sofferto.

    E andasti dal vice-rettore?
    Sì, il giorno dopo. Mi assicurò che avrebbe parlato con il rettore, che dovevo stare tranquillo, che avrei dovuto pensare agli studi e basta. Non ho avuto nessun tipo di riscontro. Durante un ritiro spirituale parlai anche con il rettore che mi disse che era stato messo al corrente della mia situazione dal vice-rettore e che avrebbe parlato con il vescovo, monsignor Carmelo Ferraro, tuttora in carica. Io mi fidai. Inoltre, se mi capitava di incontrare don Puleo, erano sempre incontri pubblici, ritiri spirituali, ci si salutava normalmente come se i nostri rapporti in passato fossero stati normali e basta. Nel giugno del 2000 lasciai il seminario.

    Quali furono i tuoi passi successivi?
    Continuavo ad aspettarmi qualche riscontro alla mia denuncia. Invece non succedeva niente. Allora chiesi un incontro con il vescovo che mi ricevette subito. Stranamente, perché quando eravamo in seminario, se gli chiedevamo udienza, dovevamo attendere a lungo. Il vescovo mi ascoltò e cadde dalle nuvole. Disse che nessuno mai l’aveva informato di quanto era avvenuto. Io gli confidai la mia paura che don Puleo potesse continuare a fare del male ad altri ragazzi. Aggiunsi anche che il sacerdote andava aiutato perché la pedofilia è una malattia. “Cerchi di fare qualcosa”, insistetti, “lei è il padre spirituale di tutti i sacerdoti”. Era anche la massima autorità cui io potessi rivolgermi. Il vescovo mi assicurò che ci avrebbe pensato lui e che dovevo stare tranquillo. Mi licenziò regalandomi un libro. Da allora non ho avuto più notizie dal vescovo, non ho più avuto a che fare con lui. Invece il giorno successivo ebbi notizie da don Puleo, perché si precipitò a casa mia e mi rimproverò aspramente perché gli avevo fatto perdere la fiducia del vescovo.

    Dunque il vescovo, in seguito al colloquio con te, l’aveva chiamato?
    Sì. Mi disse che il vescovo lo aveva mandato a chiedermi scusa se mi aveva provocato dei turbamenti.

    Come si è arrivati alla denuncia davanti all’autorità giudiziaria?
    Qualche giorno dopo parlai con il mio parroco, don Giuseppe Veneziano, che tra l’altro era stato suo rettore quando don Puleo era in seminario. Si meravigliò del mio racconto, sia perché don Puleo era stimato in diocesi, sia perché il vescovo non gliene aveva fatto parola. Successivamente mi chiamò per dirmi che aveva parlato col vescovo. “Questa storia con don Puleo è acqua passata, ormai sono anni che è successa, tu stai tranquillo, fatti la tua vita, chiudiamola qui”. Intanto però don Puleo continuava a fare il parroco. Era nella parrocchia del Villaggio Giordano, a Palma di Montechiaro.

    Neanche un’ammonizione al prete?
    Non so che dire. Però, a seguito di non so quali vicende, due anni fa, è stato spostato e gli è stata affidata un’altra parrocchia: non è più a Palma di Montechiaro ma in un piccolo paesino nei dintorni di Agrigento, Sant’Anna.

    A causa di altre vicende di pedofilia?
    Beh, tre di questi ragazzi sono di Palma di Montechiaro. Qualcuno avrà saputo qualcosa… Ma non posso dirlo con certezza.

    Don Gaetano Montana è ancora al suo posto?
    Sì, continua a fare il rettore del seminario arcivescovile. Mi chiedo come sia possibile. Altri ragazzi possono passare le stesse mie disavventure e nessuno li difenderà. Dico questo perché, riguardo a don Gaetano, devo aggiungere una cosa. Non avendo raggiunto alcun risultato con i miei colloqui, ho parlato con i miei genitori, i quali hanno contattato un avvocato. Questi, prima di fare l’esposto alla magistratura (presentato poi nella primavera del 2001), ha voluto incontrare il vescovo per capire come mai la massima autorità non avesse preso alcun provvedimento. Il vescovo rispose che lui era super partes, che bisognava prendersela con il prete e che comunque il polverone che sarebbe seguito allo scandalo non conveniva a nessuno.

    Dopo la presentazione dell’esposto cos’è successo?
    Parlai con il Sostituto Procuratore che chiamò tutte le persone che io avevo citato.

    Facesti anche il nome del vescovo fra le persone informate dei fatti?
    Sì, e furono chiamate. Ma non so se fu chiamato anche il vescovo. Fui messo a confronto con il parroco, don Giuseppe Veneziano, e con il rettore, don Gaetano Montana. Il parroco inizialmente negò che gli avevo parlato degli abusi subiti. Poi, caduto in contraddizione, si è trincerato dietro il segreto confessionale. Cosa che non sta in piedi: io non mi ero confidato con lui in confessione. Il rettore non negò, anche se disse che non ricordava bene quando gli avevo parlato della mia storia. Alla domanda: “come mai non parlò con il vescovo?”, rispose che era preso da altre cose, c’era da ristrutturare il seminario, e siccome il ragazzo, cioè io, sembrava abbastanza tranquillo, tutta la faccenda si poteva rimandare. Lui parlò con il vescovo quando questi, in seguito al nostro colloquio, lo interpellò.

    Qualche giorno fa, il 7 luglio, don Puleo è stato condannato a due anni e sei mesi di reclusione. Finisce qui o farai ulteriori mosse?
    Intendo intentare una causa civile contro le persone che hanno un ruolo di responsabilità in situazioni del genere. Certamente il rettore del seminario, ma tanto più il vescovo, il quale, pur non avendo responsabilità penale, è civilmente – e moralmente – responsabile. Avrebbe dovuto prendere provvedimenti che non ha preso. A me non risulta che il vescovo sia mai stato interrogato: attendo di prendere visione di tutti gli atti processuali per averne conferma.
    Un’altra cosa che intendo fare, ed è il motivo per cui all’università sto studiando psicologia, è aiutare le persone che subiscono abusi. Per la qual cosa ho già fondato un’associazione, che deve diventare uno sportello di ascolto

    fonte: Adista.

  • La prima sentenza del prefetto Levada fa tremare la Legione

    La prima sentenza del prefetto Levada fa tremare la Legione

    La congregazione per la dottrina della fede ha colpito con una pesante condanna padre Gino Burresi. Le colpe? Le stesse di cui è accusato padre Marcial Maciel, fondatore dei potenti Legionari di Cristo

    di Sandro Magister

    ROMA, 28 luglio 2005 – Il quotidiano cattolico “Avvenire” ha pubblicato il 19 luglio la seguente nota della segreteria generale della conferenza episcopale italiana:

    “A seguito del decreto in data 27 maggio 2005 della congregazione per la dottrina della fede, si rende noto che nei confronti di padre Luigi (Gino) Burresi, della congregazione dei Servi del Cuore Immacolato di Maria, sono stati decisi i seguenti provvedimenti canonici:

    “1 – revoca della facoltà di ricevere le confessioni di tutti i fedeli in ogni luogo, di cui ai canoni 966 e 969 del codice di diritto canonico;

    “2 – proibizione definitiva di svolgere il ministero della direzione spirituale nei confronti di tutti i fedeli, siano essi laici, chierici o consacrati;

    “3 – revoca della facoltà di predicare di cui ai canoni 764 e 765;

    “4 – divieto di celebrare i sacramenti e i sacramentali in pubblico;

    “5 – divieto di concedere interviste, scrivere su giornali, opuscoli, riviste periodiche o tramite internet, partecipare a trasmissioni radiofoniche o televisive che trattano questioni attinenti la dottrina cattolica, la morale, i fenomeni soprannaturali e mistici.

    “Tanto si rende noto per conoscenza e utilità dei fedeli”.

    In pratica, la CEI ha comunicato che padre Gino Burresi, fondatore dei Servi del Cuore Immacolato di Maria, deve lasciare il ministero e ritirarsi a vita privata.

    Tra i motivi del provvedimento, il decreto della congregazione per la dottrina della fede cita abusi nella confessione e nella direzione spirituale. Ma fonti vaticane hanno confermato che a questi motivi vanno aggiunte le accuse di abuso sessuale rivolte contro padre Burresi da alcuni che furono suoi seguaci e seminaristi negli anni Settanta e Ottanta.

    Il decreto vaticano non è stato reso pubblico. Ma il settimanale americano “National Catholic Reporter” ne è entrato in possesso, e il suo corrispondente John L. Allen ne ha dato conto nella sua Newsletter “The Word from Rome” del 22 luglio.

    Il decreto contro padre Burresi è il primo emesso dalla congregazione per la dottrina della fede nel pontificato di Benedetto XVI. È il primo che porta la firma del suo nuovo prefetto, l’ex arcivescovo di San Francisco William J. Levada (nella foto). Ed è stato approvato personalmente dal papa il 27 maggio ricevendo in udienza il segretario del dicastero, l’arcivescovo Angelo Amato. L’approvazione papale, “in forma specifica”, non ammette appello.

    In quanto diretto contro il fondatore di un ordine religioso sulla base di accuse risalenti a decenni addietro per abusi sessuali compiuti su suoi seguaci, il decreto contro padre Burresi richiama un altro caso analogo ma di peso molto maggiore, anch’esso sotto esame da parte della congregazione per la dottrina della fede: il caso di padre Marcial Maciel Degollado, fondatore del Legionari di Cristo.

    Non è escluso che la severità adottata contro padre Burresi preluda a un provvedimento di analogo rigore contro padre Maciel.

    * * *

    Padre Burresi, che oggi ha 73 anni, ha fatto parte fino al 1992 degli Oblati della Vergine Maria, un ordine fondato nel 1816 dal sacerdote italiano Bruno Lanteri. Devotissimo delle rivelazioni di Fatima, divenne prete abbastanza avanti negli anni, nel 1983, ma già prima s’era guadagnato una grande fama come mistico e direttore spirituale, oltre che per le stimmate e le visioni.

    In piccolo, la sua popolarità somigliava a quella di padre Pio da Pietrelcina. E neppure troppo in piccolo: da lui accorrevano ogni giorno centinaia di persone in cerca di conforto, dall’Italia e dall’estero, compresi alti prelati, politici, ambasciatori. Dalle lontane Filippine, l’allora presidente Corazon Aquino mandò un giorno un suo messo a far benedire un rosario da quest’uomo in profumo di santità.

    Il suo quartier generale era nelle campagne sotto Tivoli, poco fuori Roma, nella località di San Vittorino, dove ora sorge un vistoso santuario mariano in vetrocemento a forma di cono, edificato con le offerte dei devoti. “Fratel Gino”, come tutti lo chiamavano, riceveva inizialmente in una baracca di legno e lamiera, al posto della quale la congregazione degli Oblati costruì poi un seminario internazionale. Perché padre Burresi era anche un grande magnete di vocazioni alla vita religiosa.

    Finché nel maggio del 1988 prima due, poi altri cinque suoi giovani seguaci ruppero l’incanto. Riferirono ai superiori della congregazione che il sacerdote li aveva attratti più volte nella sua camera e aveva abusato sessualmente di loro. Messi per iscritto, i loro racconti oscillavano tra fascinazione e autocolpevolizzazione. Ad esempio:

    “Padre Gino baciava e nello stesso tempo diceva cose belle e sante: ‘Lasciati toccare da Dio. Amare non vuol dire peccare’. Ero confuso e paralizzato. sapevo che egli era uno stigmatizzato, uno che aveva contatti diretti con la Madonna. Perciò sentivo che mi sbagliavo, non poteva essere come pensavo, perché se così fosse stato Dio non lo avrebbe scelto come suo ministro in terra. Dissi tra me: Guarda quanto sono cattivo e marcio, vedo la malizia anche negli abbracci affettuosi di un santo”.

    Vagliate queste accuse, i superiori degli Oblati presero una decisione fulminea. Il 6 giugno 1988 imbarcarono padre Burresi su un volo per Vienna e lo trasferirono nel loro convento austriaco di Loretto. E il giorno dopo il superiore generale dell’ordine, l’argentino Julio Cura, rimise il dossier d’accusa al prefetto della congregazione vaticana per i religiosi, che era il cardinale Jérôme Hamer.

    Ma nella stessa congregazione l’allora segretario Vincenzo Fagiolo, futuro cardinale, era un simpatizzante dell’accusato. “Veniva spesso a confessarsi da me”, fece prontamente sapere padre Burresi, che intanto era già scappato dal confino austriaco ed era rientrato in Italia, a Montignoso di Gambassi Terme, in Toscana, diocesi di Volterra, dove tutt’ora risiede.

    Sta di fatto che dal Vaticano misero sotto processo, più che padre Burresi, i superiori degli Oblati, alle cui costole posero un ispettore, Marcel Gendrot, monfortano. Dopo due mesi d’indagine, questi concluse a favore del ritorno di padre Burresi a San Vittorino e con una nota di biasimo a carico dei superiori dell’ordine.

    I quali allora si appellarono a papa Giovanni Paolo II. Il ricorso, in data 22 novembre 1988, riempie tre pagine. Elenca i capi di accusa: atti omosessuali consumati con più giovani, sequestro di persona a scopo di libidine, violazione del segreto sacramentale. Rimprovera all’ispettore Gendrot d’aver insabbiato l’indagine. Chiede al papa di togliere il processo ad Hamer e Fagiolo e di affidarlo invece all’allora prefetto della congregazione per la dottrina della fede, Joseph Ratzinger, oppure a una commissione speciale.

    Il 3 gennaio successivo la risposta: ricorso respinto. Non solo. Padre Cura e gli altri superiori degli Oblati sono dimessi d’autorità. Da ispettore, Gendrot è promosso commissario dell’ordine. Il processo resta nella mani di Hamer e Fagiolo. Unica concessione: un supplemento d’indagine affidato a tre cardinali oggi defunti: Giuseppe Caprio, Opilio Rossi, Luigi Dadaglio. Questi riascoltano uno solo dei sette iniziali testimoni d’accusa, alla fine divenuti undici. E un anno dopo, nel febbraio del 1990, concludono consentendo a padre Burresi di restare dov’è, a Montignoso, e di continuare lì la sua opera, col solo divieto di occuparsi di giovani vocazioni.

    Ma padre Burresi ormai s’è messo in proprio. Nel 1992 lascia gli Oblati e fonda una nuova congregazione, i Servi del Cuore Immacolato di Maria, con ramo maschile e femminile, oggi forte di 150 membri.

    Cinque anni più tardi, però, nel 1997, torna a indagare su di lui la congregazione per la dottrina della fede. Il processo si conclude il 10 maggio 2002 con un decreto firmato da Ratzinger e dall’allora segretario del dicastero, Tarcisio Bertone, oggi cardinale e arcivescovo di Genova.

    La sentenza prende atto che le accuse sono cadute in prescrizione e quindi non condanna né punisce padre Burresi. Ma il rapporto di venti pagine che accompagna il decreto – anch’esso oggi in possesso del “National Catholic Reporter” – ha passaggi che meritano d’essere citati. È firmato dai quattro prelati incaricati delle indagini, presieduti da Velasio De Paolis, oggi vescovo e segretario del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.

    Il rapporto elenca le accuse contro il sacerdote: violazione del segreto confessionale, uso illegittimo delle confidenze avute in confessione a danno del penitente, offesa al buon nome delle persone, violazione del diritto alla privacy, induzione alla disubbidienza contro i superiori, falso misticismo, asserite apparizioni, visioni e messaggi soprannaturali.

    Ammette che i fatti oggetto delle accuse sono caduti in prescrizione. Ma chiede alla congregazione per la dottrina della fede di comminare ugualmente contro padre Burresi delle sanzioni amministrative. Per questo motivo:

    “Non va dimenticato che durante questo processo alcuni [seguaci di padre Burresi] hanno detto che l’accusato ‘uscirebbe da esso trionfante, più rispettato che mai, e quindi senza alcuna ombra, più glorioso di prima’. [Essi hanno detto] ‘che la segreteria di stato difende padre Gino, per cui la vittoria è assicurata’. Se nessun limite fosse applicato alla sua libertà di esercitare il ministero semplicemente per il fatto che le accuse provate sono cadute in prescrizione, probabilmente la sentenza di questa corte sarà usata come strumento di propaganda a favore dell’accusato. Egli sarà in grado di continuare a far danno a quelle persone psicologicamente deboli che si mettono sotto la sua direzione spirituale”.

    * * *

    L’asserito appoggio della segreteria di stato a padre Burresi – richiamato nel rapporto – è un altro degli elementi che accomunano il suo caso a quello di padre Maciel.

    In effetti, nella segreteria di stato lavorano due prelati che appartengono l’uno, Angelo Tognoni, ai Servi del Cuore Immacolato di Maria fondati da padre Burresi, e l’altro, Donal Corry, ai Legionari di Cristo fondati da padre Maciel.

    Non solo. I Legionari di Cristo risultano avere come loro sostenitore, da molti anni, il segretario di stato in persona, il cardinale Angelo Sodano.

    Una conferma dell’appoggio della segreteria di stato alla causa dei Legionari si è avuta lo scorso venerdì 20 maggio, poco dopo l’uscita di un servizio di www.chiesa dedicato all’indagine sul caso Maciel avviata dalla congregazione per la dottrina della fede.

    Grazie a un fax a loro pervenuto senza firma ma con un timbro della segreteria di stato, i Legionari di Cristo hanno emesso quel giorno un comunicato che diceva:

    “At this time there is no canonical process underway regarding our founder, Fr Marcial Maciel, LC, nor will one be initiated”.

    In realtà, il fax della segreteria di stato era meno perentorio, riguardo al futuro. Esso letteralmente diceva, in italiano:

    “Non vi è nessun procedimento canonico in corso né è previsto per il futuro nei confronti di p. Maciel”.

    La formula “non è previsto per il futuro” è ricorrente in Vaticano per indicare atti che sono nelle sfera del possibile, ma sui quali non è stata ancora presa una decisione formale.

    Di certo c’è che sul caso Maciel l’indagine preliminare è andata avanti anche dopo la pseudo-smentita del 20 maggio, acquisendo ulteriori testimonianze e documenti. E sulla base di questa indagine la congregazione per la dottrina della fede – non la segreteria di stato – deciderà circa il processo canonico contro il fondatore dei Legionari di Cristo.

    Il caso Burresi insegna. Pareva definitivamente archiviato dalla benevola sentenza del 10 maggio 2002. E invece è ripartito e arrivato a una conclusione ben più severa. Con Ratzinger giudice supremo, nel frattempo divenuto papa.

    http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/37078

  • STORIE DI ORDINARIA PEDOFILIA. Diocesi di Milano Seminario di Bergamo

    STORIE DI ORDINARIA PEDOFILIA. Diocesi di Milano Seminario di Bergamo

    Questa volta parliamo degli abusi avvenuti non molti anni fa a un seminarista A. V. nel seminario di Bergamo, e della Diocesi di Milano, che tra qualche giorno ospiterà Benedetto XVI, attuale Papa, colui che non solo ha gestito ed insabbiato negli ultimi 40 ANNI i CRIMINI di PEDOFILIA avvenuti in TUTTO il MONDO, quando era a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede (Ex Santa Inquisizione) , ma colui che, nient’affatto pentito né minimamente intressato, ha chiuso le porte in faccia ad una delegazione delle vittime di preti pedofili, partita per un pellegrinaggio a piedi, da Savona a Roma il 22 settembre 2011 e giunta a Città del Vaticano l’11 ottobre 2011.

    Un teatrino per bambini gestito da criminali in abito talare, che abusano di loro in NOME di DIO e che alla luce delle linee guida emesse dalla CEI pochi giorni fa, dimostrano per l’ennesima volta di auto eleggersi PROTETTORI di PRETI PEDOFILI, a discapito delle vittime per l’immagine della Chiesa. Anche nel caso che andiamo a raccontare, il Cardinale Joseph Ratzinger era la massima autorità in materia e non fece NULLA !!!

    IL TESTO CHE SEGUE è la versione integrale dell’esposto depositato presso la Procura di Milano dalla vittima, ho solo ritenuto di dover rimuovere il nome della vittima per tutelarla e i nomi di coloro che hanno contribuito a favoreggiare questi crimini. Doveroso sottolineare che la serie di perizie psicofisiche e l’assistenza legale, non è alla portata di tutti, per questo i PRETI PEDOFILI restano impuniti.


    PROCURA DELLA REPUBBLICA
    PRESSO
    IL TRIBUNALE DI BERGAMO

    DENUNZIA – QUERELA

    Illustrissima Procura della Repubblica, vogliate accogliere e prendere visione della mia denunzia di cui alle seguenti pagine.

    OGGETTO

    DENUNCIA CONSEGUENTE A FATTI ILLECITI, VIOLENZE SESSUALI E PSICOLOGICHE, SUBITI DAL 1981 AD OGGI ANCORA, DA PARTE DI SACERDOTE MIO EX PADRE SPIRITUALE, DEL SEMINARIO VESCOVILE GIOVANNI XXIII DI BERGAMO.

    Espongo e denuncio:

    Io sottoscritto V. A., nato a Bergamo il 26.12.1970 e domiciliato in Via xxxxxx n°xx 20127 Milano, Tel. 366.xxxxxxx, mail xxxxxxxxxx@yahoo.it, dichiaro di essere entrato nell’anno 1981 nel seminario Vescovile Giovanni XXIII di Bergamo per dedicarmi agli studi ecclesiastici con la fede e l’ardore che contraddistinguono un giovane credente di quella età ed una ritenuta vocazione per la vita sacerdotale.

    Purtroppo però la mia vita è stata precocemente sconvolta dalle violenze sessuali subite nei primi due anni di seminario, a opera dell’allora mio padre spirituale Don A. B., poi deceduto nel luglio 2007 .

    Ebbi a subire, fin dal mio ingresso in seminario e con una frequenza pressoché quotidiana, pesanti molestie da parte del richiamato sacerdote il quale le poneva in essere quasi tutte le notti entrando nella camerata che condividevo con altri ragazzi e almeno una volta la settimana nello studio dello stesso sacerdote ove venivano tenuti i colloqui personali con il padre spirituale.

    Gli atti cui ci si riferisce sono chiaramente descritti (e qui si richiamano integralmente) nella relazione della D.ssa Alessandra Bramante, Psicologa e Criminologa clinica che da tempo mi ha preso in terapia e che ne ha valutato l’attendibilità delle sue affermazioni e la gravità della patologia che me ne è residuata e alla successiva relazione di consulenza specialistica psichiatrico-forense redatta, dopo visita peritale, dal Dr. Marco Garbarini, specialista Psichiatra Perfezionato in Psicopatologia e Psicologia Forense.
    Il mettere in atto molestie da parte del prete in questione verso bambini del seminario messi nelle sue mani da parte di famiglie ignare di tutto ciò , viene confermato dal manoscritto dell’ex vescovo di Bergamo Mons. R., che all’epoca della mia prima lettera raccomandata denunziante i fatti subiti, confermava anche che da parecchi anni si era venuto a sapere di quanto questo prete faceva nella sua vita, ma comunque proseguiva indisturbato e non punito nella sua attività pastorale.
    Viene menzionata nella relazione psicologica una tale gravissima turbativa che mi ha lasciato un trauma pesantissimo che non mi ha portato a termine gli studi seminaristici abbandonando il seminario nel 1986, a 16 anni.
    Viene inoltre descritta Anche la mia successiva vita “laica” che è stata pesantemente turbata dai patiti anni di reiterate violenze subite con un continuo malessere malamente dissimulato ma sempre presente in ogni mia iniziativa prima di studio e poi lavorativa, ma ancor più nei miei rapporti sentimentali
    Il malessere si è però pesantemente aggravato qualche tempo dopo attorno agli anni 2003-2004, quando, nel corso di un colloquio con mia madre che improvvisamente ed inaspettatamente mi chiese cosa mi fosse successo in Seminario, il ricordo di quanto subito si è violentemente quanto impietosamente riaffacciato alla mia coscienza e la stessa mia madre, mi disse che il motivo del mio abbandono del seminario, lei lo aveva intuito e per tutti quegli anni lo aveva tenuto sofferente dentro di sé.
    Le violenze poste in essere all’interno del seminario, per la loro gravita, a parer degli specialisti che hanno seguito il mio caso, di cui intendo espormi di persona senza assistenza legale hanno sostanzialmente condizionato sin dall’inizio, ovvero a far tempo dal 1981, la mia vita affettiva e il mio equilibrio psicofisico i cui risvolti veramente devastanti sono chiaramente evidenziati sia nella relazione della D.ssa Bramante stessa che in quella del Dr. Garbarini e che qui vengono allegate, sia per evidenziare la descrizione degli spregevoli atti di violenza messi in atto sulla mia persona (all’epoca avevo undici anni) portati avanti per circa un biennio che per certificare la loro veridicità testata con professionalità dai qualificatissimi consulenti.

    Dalla relazione del Dr. Garbarini, lo stesso ha infine quantificato la residualità del danno biologico riscontrata con valutazione medico/legale in ragione di un individuato disturbo post-traumatico da Stress Cronico Moderato, complicato da una patologica strutturazione della personalità valutabile in un valore che può arrivare fino al 25% (venticinque per cento).

    In merito alla ricostruzione storica e probatoria della vicenda faccio presente che una volta rivisitata nella mia mente tutta la vicenda nell’aprile del 2004 decido di scrivere e spiegare questo mio tormento interiore all’allora vescovo di Bergamo, Mons. R. che riscontra addolorato e mi invita ad alcuni incontri presso la casa Vescovile di Piazza Duomo 4 Bergamo.
    A tali incontri, nei quali viene sviscerata tutta la vicenda con la ricostruzione di quei drammatici momenti e con l’ammissione che la cosa era venuta a conoscenza delle autorità ecclesiastiche che provvidero ad allontanare Don B. dal seminario trasferendolo in altre sedi ecclesiastiche, partecipò anche un allora mio Prefetto nel seminario , Don A. L., con ruolo di segretario personale del Vescovo.

    Inizia cosi una serie consistente di comunicazioni scritte e incontri, in merito alle molteplici mie richieste , di dar atto alla scomunica del sacerdote, che mai a nulla valsero. In quegli incontri, avevo inoltre, oltre che a sollecitare le mie richieste di scomunica, prospettavo anche la mia ipotesi risarcitoria da parte dell’Arcivescovado/Curia/Seminario quale unico responsabile e mio tutore sia per coprire le spese dei trattamenti sanitari/psicoterapeutici cui decisi di sottopormi, sia in particolare, per ristorare tutti i gravi patimenti che ebbi e che tuttora ho, oltre ai patimenti vissuti dalla mia famiglia per tutti questi anni, che all’epoca dei fatti, pensava di avere un figlio tra mura e mani sicure.

    Purtroppo dopo la morte di Mons. R., avvenuta alla fine del 2009 ho interrotto la trattativa in corso con l’Arcivescovado di Bergamo , per poi riprenderle con il prelato sostituto Mons. Francesco Beschi, a Maggio del 2010 e dal quale non ho mai ricevuto risposta alcuna alle mie innumerevoli lettere raccomandate e tanto meno alle richieste risarcitorie avanzate da un legale all’epoca da me incaricato.

    Un’unica riposta arrivò per tramite mail, da parte di un assistente legale dell’arcivescovado di Milano, ( Avv. Mario Zanchetti ) che in seguito ad indagini fatte, rispose che nella diocesi di Bergamo e nel Seminario, nessuno ricordava nulla di queste vicende a parte aver preso visione di tutta la mia documentazione postale inviata dal 2004 al 2010 e pertanto non vi fù nessun incontro o qualsivoglia valutazione risarcitoria per i gravissimi danni subiti.

    Prosegue un insistente e praticamente settimanale fino al mese di luglio 2011, invio di richiesta scritta al seminario Vescovile in persona del suo rettore Don Pasquale Pezzoli e alla curia in persona del Vescovo Mons. F. Beschi di incontro, al fine di valutare la chiusura di questa vicenda.

    Espongo richiesta scritta in particolare presso il seminario e in modo specifico al rettore Don Pasquale Pezzoli, in quanto lo stesso, all’epoca dei fatti era uno dei miei superiori e collaboratore con il Don B. e al corrente di tutto quanto succedeva. ( di ciò vi è testimonianza di un mio ex compagno non consacrato sacerdote e anche esso oggetto solo di tentata violenza, ma che esponeva all’epoca dei fatti a Don Pasquale Pezzoli, quanto il Don B. stava facendo su di lui e su altri suoi compagni tra cui me. Lo stesso don Pezzoli, rispose di stare zitto e non dire nulla perchè erano solo dicerie e malelingue ).

    Ad oggi, dallo stesso don Pezzoli, una banalissima telefonata ricevuta nel mese di Giugno 2011, nella quale mi disse che non sapeva nulla e non poteva fare nemmeno nulla, chiudendo poi rapidamente la telefonata stessa.

    Proseguono cosi a parer mio e degli specialisti che seguono il mio cammino psicologico, le violenze sulla mia persona a livello psicologico, dettato dal più completo silenzio alle mie missive, creando in me ancor più dolore e sofferenza interiore, amplificando la non autostima verso me stesso e non permettendomi di vivere normalmente, se non con l’utilizzo in quantità ingenti di prodotti antidepressivi e psicofarmaci.

    Dei fatti di cui alla presente sono venuti a conoscenza, nelle varie fasi dello svolgersi della intera vicenda più soggetti che indico come testi ai fini di espletare una corretta istruttoria probatoria.

    In ogni caso proprio dopo la forzata quanto sofferta interruzione delle richiamate trattative ho ritenuto di ricontattare tutti i vecchi compagni di seminario e i sacerdoti che allora ebbero con lui contatti e che ritenevo, e ritengo tutt’oggi, a conoscenza dei fatti di cui è causa al fine di potere in questa sede documentarli offrendo le relative informazioni e/o relazioni concessemi durante questi vari incontri.

    Pertanto io sottoscritto A. V.

    Chiedo a questa illustrissima Procura della Repubblica di Bergamo di precedere nei confronti di tutti i responsabili che verranno ravvisati e per la fatispece di reato ritenuto applicabile, anche con riferimento ai comportamenti omissivi di chi ne era a conoscenza e del relativo concorso ai reati.

    Mi riservo di far valere nelle sedi competenti il diritto al risarcimento dei danni verso i responsabili ( Tra cui il Seminario Vescovile Giovanni XXIII ), quantificato in € 788.175,00 a titolo di danno Biologico, oltre al danno morale e da quello subito dalla mia famiglia pari a non meno di € 700.00,00, per un totale di € 1.488.175,00 fino alla data del decesso di Mons. R.. Oltre a quanto sopra, viene richiesto un’ulteriore risarcimento di danno morale pari a € 210.000,00 per violenza psicologica subita in questo lasso di tempo ove invano ho cercato di riallacciare i contatti con la Curia di Bergamo/Seminario, ricevendo in cambio solo ed esclusivamente ignobili e violenti silenzi. L’importo totale di richiesta di risarcimento danni è pertanto pari € 1.698.175,00.

    Chiedo, inoltre, di essere avvisato al seguente indirizzo mail ( xxxxxxxxxx@yahoo.it ) in caso di richiesta di archiviazione ex art. 408 c.p.p. o di proroga delle indagini preliminari ai sensi dell’art. 405 c.p.p.

    Indico a proposito di violenza psicologica quanto sotto esposto.

    Ci sono parole, comportamenti che nessuna legge punisce e che possono uccidere psichicamente una persona o almeno ferirla in modo grave e spesso irreversibile.
    La provocazione continua, l’offesa, la disistima, la derisione, la svalutazione, la coercizione, il ricatto, la minaccia, il silenzio, la privazione della libertà, la menzogna e il tradimento della fiducia riposta, l’isolamento sono alcune forme in cui si manifesta la violenza psicologica.

    Come si può definire la violenza psichica? È quella strategia che mira a uccidere, distruggere, annientare, portare al suicidio una persona, senza spargimento di sangue. La caratteristica fondamentale di questi comportamenti è la crudeltà esercitata dall’aggressore, il quale ben sa che lesioni fisiche o violenze sessuali potrebbero essere punibili come reato.

    Le strategie che mette in atto chi decide di annientare un essere umano sono molto subdole e mirano prima di tutto ad anestetizzare la vittima designata in modo che non possa reagire.

    La vittima chiede anche alla procura di accertare le responsabilità alle quali si sono sottratti una notevole serie di prelati. “la chiesa accusa noi vittime di fare di tutta l’erba un fascio”, purtroppo i meccanismi di criminale omertà utilizzati dalla Chiesa coinvolgono tutti i preti, lo dimostra il fatto che in tutti i casi, “TUTTI SANNO MA NON ESISTE UNA DENUNCIA DA PARTE DI PRETI O VESCOVI IN TUTTO IL MONCO”, come mai ? Non è forse complicità questa?
    INVITO INOLTRE QUESTA ILLUSTRISSIMA PROCURA DELLA REPUBBLICA A VOLER SOTTOPORRE I SEGUENTI QUESITI ALLE PERSONE DA ME SOTTO/ELENCATE, QUALI TESTIMONI E / O PERSONE INFORMATE DEI FATTI:

    Testi con relativi capitoli di prova

    1. Don A. L. segretario personale del Vescovo Mons. R.:
    · Vero che negli anni ottanta è stato il prefetto del Sig. A.V. nel Seminario di Bergamo?
    · Vero che lei negli anni 81/82/83 era venuto a conoscenza del fatto che Don B. era indicato come autore di molestie sessuali su giovani seminaristi ?
    · Vero che dal 2004 lei è venuto a conoscenza che il sig. A. V. stava sottoponendo alla curia di Bergamo la sua posizione in merito alle molestie sessuali subite negli anni ottanta ?
    · Vero che era per cui a conoscenza che l’allora vescovo R. e il Don P. stesso, erano a conoscenza dei fatti di molestie e violenza ?
    · Vero che lei ebbe , nel corso del 2004, un colloquio con il sig. A.V. ed il suo legale Matteo Pagani su espresso incarico ricevuto dell’allora vescovo Mons. R. per verificare fatti e circostanze che lo stesso A.V. lamentava come ricevute violenze e molestie sessuali da parte di Don B. nel corso del periodo trascorso presso il Seminario di Bergamo ?
    · Vero il A.V. ebbe più colloqui nel corso degli scorsi anni con il Vescovo di Bergamo Mons. R. nella casa vescovile al fine di discutere delle vicende sopra richiamate e in due occasioni venivano versate al sig. A.V. in contanti Euro 10.000 quale anticipo del risarcimento che lo stesso Vescovo si era impegnato a fargli riconoscere ?

    2. Don G. A.
    · Vero che negli anni ottanta frequentava il Seminario di Bergamo con il sig. A.V. sia pure in sezione diversa?
    · Vero che era a conoscenza del fatti che Don B. molestava sessualmente alcuni giovani seminaristi o per lo meno che il soggetto in questione faceva cose strane di notte nelle camerate dei seminaristi?
    · Vero che sapeva del fatto che il Don P. P. era a conoscenza di quanto accadeva in quegli anni e in particolare delle molestie messe in atto da Don B. ?
    · Vero che anche lei ebbe la sensazione di tentativo di molestia da parte dello stesso prete durante un colloquio, quando lui le accarezzò il collo della maglia che indossava e che riferi al Sig. A.V. questa cosa nell’incontro tenutosi qualche mese fa con lei ?
    · vero che una sera sentì una conversazione nella sala degli educatori e superiori ove erano presenti M. M., Don B. F., Don P. P. e tutti i prefetti che parlavano di quanto stava accadendo in relazione alle molestie poste in essere da Don B. ?

    3. Don P. S. e Don P. R.
    · Vero che sin dall’epoca dei fatti ( 1981/1982/1983 ) eravate al corrente del comportamento tenuto da Don B. in quanto riferitovi ciò dall’allora compagno G. A. ?
    · Vero che sapeva del fatto che il Don P. P. era a conoscenza di quanto accadeva in quegli anni e in particolare delle molestie messe in atto da Don B. ?
    4. Don P. M.
    · Vero che lei è stato compagno episcopale di Don B. recentemente prima della sua morte?
    · Vero che è a conoscenza del fatto che alcuni seminaristi lamentarono molestie ricevute da Don B.?
    · Vero che lei sostenne poco tempo fa con un collega prete che il suo compagno Don B. era comunque una brava persona anche se aveva questo piccolo difetto ?
    · Vero che sapeva del fatto che il Don P. P. era a conoscenza di quanto accadeva in quegli anni e in particolare delle molestie messe in atto da Don B. ?

    6. A. C.
    · Vero che Don B. con lei ebbe a porre tentativo di molestie a carattere sessuale alle quali lei si oppose ma che tanto la turbarono ?
    · Vero che in relazione a tale comportamento lei ebbe ad abbandonare il Seminario in maniera notevolmente traumatica trasferendosi persino all’estero?
    · Vero che era al corrente del fatto che Don B. teneva analogo comportamento anche con altri giovani seminaristi ?
    · Vero che sapeva del fatto che il Don P. P. era a conoscenza di quanto accadeva in quegli anni e in particolare delle molestie messe in atto da Don B. ?

    7. V. L. e V. M.
    · Vero che negli anni 80, durante la vostra frequentazione del Seminario di Bergamo siete venuti a conoscenza di molestie sessuali che Don B. poneva in essere nei confronti di giovani seminaristi ?
    · Vero quando di tali fatti avete reso edotti i vostri educatori vi veniva riferito di non parlarne con altri e che erano solo malelingue ?
    8. Mons. M. M. e Don F. B.
    · Vero che all’inizio degli anni ottanta lei rivestiva il ruolo di “superiore” nella sezione delle scuole medie del Seminario di Bergamo dove il A.V. frequentava e il Don B. aveva ruolo di padre spirituale ?
    · Vero che a lei era giunta notizia di lamentate molestie sessuali ad opera di Don B. sin dal 1981/82/ ?
    · Vero che sapeva del fatto che il Don P. P. era a conoscenza di quanto accadeva in quegli anni e in particolare delle molestie messe in atto da Don B. ?

    9. Mons. P. P.
    · Vero che lei all’epoca dei fatti era un superiore/insegnante nel reparto delle scuole medie ed era venuto a conoscenza di quanto accadeva di notte e di giorno ad alcuni giovani seminaristi o meglio che venivano molestati da Don A. B. ?
    · vero che un certo bambino alunno e seminarista di nome C. D., venne da lei a riferire che il Don B. aveva provato a molestarlo e che molestava altri suoi compagni e lei rispose in duro modo che erano male/voci e comunque doveva stare zitto e non dire nulla perchè non era vero mentre invece ne era perfettamente a conoscenza ?
    · Vero che in tutti questi anni lei ha sempre saputo cosa combinava nelle varie parrocchie ove veniva mandato/spostato il Don B. ? ( non è mai stato allontanato dall’attività Pastorale e in ogni luogo ove ha prestato servizio immancabilmente adescava e molestava qualche bambino )
    10. Sig. C. D.
    · Vero che durante la sua permanenza in seminario negli anni 1981/82 venne operato di appendicite e in degenza trasferito presso l’infermeria del Seminario di Bergamo ?
    · Vero che durante la sua degenza il suo padre Spirituale Don A. B. gli venne a far visita e prese la scusa di voler vedere la sua ferita per tentare di abusare di lei, vista la posizione della ferita ?
    · Vero che informò di quanto sopra il superiore Don P. P. e lo stesso in modo duro le riferì di stare zitto e non dire nulla perchè non era assolutamente vero e se lo era solo immaginato ?
    · Vero che riferì anche di sapere che lo stesso prete faceva queste cose anche su altri bimbi e lo stesso le rimproverò di nuovo di stare zitto che erano solo male/lingue ?
    11. D.ott.ssa Alessandra BRAMANTE :

    · Riferisca sulle risultanze della valutazione peritale che si produce a sua firma e su quanto ha riscontrato sulla personalità del Sig. A.V. e riferisca sul fatto che lo stesso è da tempo in cura con psicoterapia presso il suo studio .
    ·
    Si richiede inoltre che venga disposta una consulenza tecnica al fine di valutare l’attuale stato psicofisico dell’attore e la quantificazione del danno biologico in relazione al patimento psichico causato dai fatti di cui è causa .

    Allego mediante deposito in cancelleria la seguente documentazione:

    1. Perizia medico/legale rilasciato dal dott. Marco Garbarini – psichiatra con specialità in psicologia forense ;
    2. Relazione clinica della D.ssa Alessandra Bramante – psicologa e criminologa clinica
    3. Dettaglio storico corrispondenza intercorsa con il precedente Vescovo di Bergamo mons. R. inviata per tramite raccomandata al vescovo attuale Mons. Francesco Beschi.
    4. Unica riposta ricevuta via Mail da Avv. M. Zanchetti per conto Curia.
    5. Lettere raccomandate inviate al Rettore del Seminario e al Vescovo Mons. Francesco Beschi fino ad oggi e alle quali non è seguita alcuna risposta.

    Distintamente
    A. V.

    Allego prima di concludere, il testo di 2 lettere inviate dal Vescovo R. alla Vittima A.V.. emerge come sempre l’indifferenza della chiesa, la contraddizione di frasi fatte e disoneste, che non escono dal cuore.

    1)

    Bergamo 24 Agosto 2004

    Egregio sig. A. “riporto come da testo originale, non mette neppure il cognome della vittima”

    Ho letto il suo scritto con dolore e sconcerto per le sue vicende passate e per la sua sofferenza presente.
    Mi sento profondamente addolorato per l’origine di questa dolorosa situazione da me non conosciuta.
    A nome di tutti le chiedo scusa e le prometto di ricordarla nelle mie povere preghiere perchè possa raggiungere la serenità sperata.
    Se lo ritiene utile la incontrerei volentieri. Le garantisco che da diversi anni, cioè da quando si è conosciuto qualcosa, la persona da lei indicata è stata messa in condizione di non aver più contatti con i ragazzi.
    Con profonda e sincera partecipazione alla sua sofferenza la saluto cordialmente e le auguro giorni più sereni.

    + R.

    2)
    Gentilissimo Sig. A.

    le chiedo scusa per non aver risposto al suo scritto del 30.11.2004: sono stato travolto da moltissimi impegni che mi hanno reso impossibile di rispondere a molte lettere.
    Quindi non c’e’ nessuna motivazione particolare ma l’impossibilità fisica di sedersi alla scrivania .
    Ancora chiedo perdono.
    Sono contento di poterla incontrare anche se dovremo collocare tale incontro dopo il 6 aprile.
    Infatti i prossimi giorni sono già completamente occupati dagli impegni pastorali legati alla Pasqua.
    In più il 30 di marzo partirò con un gruppo di sacerdoti per un pellegrinaggio. Lei telefoni al mio segretario Don Alessandro Locatelli ( 035.xxxxxx ) per concordare la sua visita con le mie possibilità.
    La ricordo nelle preghiere perchè la Pasqua doni speranza e serenità al suo cuore tormentato. Saluti e auguri di buona pasqua.

    Bergamo 15.Marzo 2005

  • Scandalo pedofilia in seminario, choc in Austria

    Scandalo pedofilia in seminario, choc in Austria

    di Paolo Valentino

    Inchiesta su 40 mila foto e filmati trovati nella biblioteca della più conservatrice scuola cattolica per sacerdoti

    In apparenza è un seminario. Anzi, il più tradizionalista e ultraconservatore dei seminari cattolici in Austria, luogo di religiosa purezza, preghiera e pio magistero alla cura delle anime, dove volentieri l’anziano arcivescovo Kurt Krenn predicava, bollando con parole di fuoco i rei contro natura.

    In realtà, quello della diocesi di Sankt Pölten, ottanta chilometri a Ovest di Vienna, è stato in questi anni un antro di orchi pedofili, teatro di perversioni peccaminose, una Sodoma asburgica dove preposti e seminaristi indulgevano spesso e volentieri in orge omosessuali, giochi erotici e notti scandite da alcol e sesso, al posto delle orazioni. Qualcuno parla anche di parodie naziste e cerimonie ufficialmente esecrate dal Vaticano, come la celebrazione di un finto matrimonio gay, fra due aspiranti preti, officiato dal direttore, inutile precisare tutti in costume adamitico.

    C’è ancora del marcio nella Chiesa austriaca. A sei anni dallo scandalo del cardinale Hans Hermann Groer, l’ex primate, morto nel 2003, che era stato riconosciuto colpevole di aver sessualmente abusato di giovani religiosi, una nuova, devastante scoperta scuote le fondamenta del cattolicesimo viennese.

    Non più sospetti o bugie di “querulanti ubriachi”, come aveva fin qui sostenuto monsignor Krenn, capo della diocesi incriminata, quando il tema era più volte venuto a galla in passato. Ma un’incredibile documentazione fotografica, scoperta un anno fa nei computer della biblioteca del seminario e ora al vaglio delle autorità di polizia, in attesa della formale apertura di un’inchiesta criminale da parte della magistratura. Almeno 40 mila istantanee e una quantità imprecisata di filmati pornografici, che illustrano con precisione e ricchezza di dettagli gli esercizi, non esattamente spirituali, di Sankt Pölten. Alcune di queste ! comprend erebbero atti sessuali dei preposti con minorenni.

    A svelare lo scandalo, il settimanale Profil , che nell’edizione in edicola ieri ha pubblicato alcune delle foto, dove i religiosi e i loro allievi vengono immortalati mentre si baciano appassionatamente sulla bocca. Secondo il periodico, l’inchiesta è partita, dopo che diverse immagini e film girati a Sankt Pölten erano apparsi su un sito a luci rosse polacco.

    Il direttore del seminario, Ulrich Küchl e il suo vice, Wolfgang Rothe, si sono dimessi, pur protestando la loro innocenza. Su di loro pende l’accusa di pedofilia. La diocesi si è schierata a quadrato in loro difesa. Monsignor Krenn, soprattutto, ha definito gli addebiti infondati, liquidando addirittura le foto, che ha ammesso di aver visto, come “ragazzate”.

    Fortunatamente, i vertici della Chiesa viennese sono di ben altro parere. “Tutto ciò che ha a che fare con la pratica dell’omosessualità, non può trovare spazio in un seminario per preti”, recita un comunicato della Conferenza episcopale austriaca, che ha anche annunciato l’avvio di una indagine interna, al termine della quale non è difficile prevedere le dimissioni di Krenn, 68 anni, da vescovo di Sankt Pölten.

    E in questo senso si sono già levate diverse voci dall’interno del mondo cattolico: “Krenn è il vero responsabile e deve rispondere di tutto questo davanti alla Chiesa e a Dio”. ha detto Martin Walchhofer, il prelato che supervisiona tutti i seminari austriaci. Anche la politica è intervenuta. “Collezionare materiale pornografico, che coinvolge bambini, non può essere liquidato come una ragazzata”, ha dichiarato Thomas Huber, leader dei Verdi. Un portavoce dell’opposizione socialdemocratica, Hannes Jarolim, ha chiesto al ministero dell’Interno di indagare per favoreggiamento nei confronti dello stesso arcivescovo e aprire una procedura formale.

    Secondo Profil , una foto documenterebbe la celebrazione del matrimonio gay da parte del reverendo K Cchl. Il resto del materiale, con le parole del procuratore Walter Nemec, “mostra i seminaristi in situazione perverse con i loro superiori”.

    Un seminarista di Sankt Pölten, citato dal settimanale, afferma che “tutti sapevano cosa succedesse da noi, non era possibile ignorarlo, ma nella Chiesa domina un silenzio di piombo, quando si tratta di temi tabù, semplicemente non sappiamo in che modo affrontare correttamente il problema”. Quelli che avevano provato a parlarne direttamente con i due superiori o con Krenn, sono stati subito identificati da loro come nemici e isolati.

    Anche la polizia, afferma Profil , avrebbe trovato all’inizio grosse difficoltà a rompere il muro dell’omertà di Sankt Pölten, dopo la scoperta del materiale e le prime denunce inviate via email da alcuni seminaristi.

    Paolo Valentino


    www.ildialogo.org/Ratzinger/chocinaustria14072004.htm

  • Eccellenza, lei sapeva e taceva

    Eccellenza, lei sapeva e taceva

    Da ADISTA n. 54 del 17-7-2004

    DOC-1539. AGRIGENTO-ADISTA. Un prete abusa di lui, dodicenne, sessualmente. Nel seminario arcivescovile di Agrigento che si trova nella vicinissima Favara. Per quattro anni. Prende coraggio Marco Marchese e racconta le sue sofferenze al vescovo, mons. Carmelo Ferraro di Agrigento.

    Vuole che nessun altro bambino o ragazzo debba patire quello che lui ha patito. Quel prete, don Bruno Puleo, è malato, sostiene Marco; lo faccia curare, chiede al vescovo, perché non possa più fare del male. Lo tranquillizza il vescovo: “ci penso io”. Ma l’unica cosa che fa è ’obbligare’ il reo a chiedere scusa all’offeso. E nulla più. Altri sette ragazzi, si viene a sapere poi, hanno subìto le attenzioni e le carezze morbose di don Puleo.
    Raccontiamo tutta la vicenda nel numero blu allegato, in un’intervista a Marco Marchese. Qui di seguito, invece, la lettera che Marco ha inviato l’8 luglio al vescovo Ferraro.

    Scrivo a lei, Eccellenza reverendissima monsignor Carmelo Ferraro, arcivescovo metropolita della Chiesa Agrigentina.
    Scrivo proprio a lei che, una sera di novembre del 2000, ha ascoltato, quasi con indifferenza, il mio racconto. Forse lei non immagina nemmeno quanto mi sia costato, in quell’occasione, rivivere i momenti più brutti della mia vita.
    Ma a lei che importa?


    Scrivo a lei perché sono addolorato e profondamente amareggiato dal suo silenzio. Non per lei, di cui m’importa ben poco, ma per questa povera Chiesa, che si ritrova ad essere guidata da una persona che non ha saputo dirigere il gregge affidatogli, soprattutto i piccoli e gli indifesi.


    Monsignor Wilton Gregory, presidente dei vescovi americani ha detto (la Repubblica, 21 febbraio 2002): “Ciò che abbiamo fatto o non abbiamo fatto ha contribuito all’abuso sessuale di bambini e giovani da parte del clero e di persone all’interno della Chiesa”. Forse si starà chiedendo cosa ha a che fare tutto ciò con lei, si chiederà cosa ha fatto o non ha fatto ed io le voglio subito venire in aiuto. Lei era tenuto come tutti i vescovi diocesani ad informare tempestivamente la Congregazione Vaticana per la Dottrina della Fede delle eventuali accuse di pedofilia contro sacerdoti cattolici. Non sono io a dirlo, ma due documenti tratti dagli Acta Apostolicae Sedis, gazzetta ufficiale della Santa Sede, secondo cui i presuli debbono svolgere indagini nel caso vi sia anche solo il sospetto di pedofilia nei confronti di preti! Lei cosa ha fatto? Mi chiedo: perché lei, venuto a conoscenza di fatti sì gravi non ha preso alcun provvedimento seguendo il monito della Santa Sede? Cosa voleva che accadesse? Che io ritrattassi? Voleva forse recuperare il colpevole? E come? Facendo finta di niente? Lasciando il prete al suo posto, in mezzo alla gente, ai giovani e ai bambini per oltre un anno e mezzo? O voleva forse salvare l’onorabilità dell’istituzione? La piaga all’interno della Chiesa aumenta sempre più, nonostante la Chiesa abbia elaborato strumenti d’intervento a livello locale e universale senza riuscire a utilizzarli! E lo sa perché? Perché chi dovrebbe farlo tace, per paura o meno, si nasconde dietro al silenzio, portando ad una rovina ancora più grande e sono sicuro che se non avessi denunciato il fatto alla Procura, lei se ne starebbe ancora con le mani in mano.


    Mi chiedo, però, come mai, in occasione dell’attentato alla chiesa madre di Favara, in particolare per l’incendio del portone principale, lei (Il Giornale di Sicilia, maggio 2000, cronaca di Agrigento) definì il silenzio di chi sapeva come connivenza. E il suo silenzio attorno alla mia vicenda? Come bisogna definirlo? E mi viene da pensare che altre vicende simili alla mia siano state taciute, sotterrate nel silenzio! E chissà quante! Cosa sarebbe stato se non avessi raccontato a nessuno quanto successomi all’età di dodici anni in seminario a Favara? Glielo dico io: avrei continuato a soffrire in silenzio senza però l’amara delusione di vedere le persone che mi hanno ascoltato rimanere con le mani in mano; non avrei richiamato alla mente una vicenda che per me andava cancellata, che per me era troppo pesante. Non avrei avuto la grande delusione di aver accanto persone ipocrite, conniventi e mi fermo qui.


    Si ricorda quando nella stessa occasione del portone bruciato ha decretato un anno di preghiera in riparazione del sacrilegio compiuto? Un anno di preghiera, un rosario perpetuo, recitato ventiquattro ore su ventiquattro, perché “tutti siamo responsabili di tutti”, così si leggeva sul giornale.


    Le chiedo allora: quanto bisogna pregare per una infanzia bruciata, per un cuore che per sei anni non ha smesso di piangere in silenzio? Bruciare l’infanzia di un ragazzo non è più di un sacrilegio? E quanti rosari perpetui bisogna recitare per i mangia-bambini? E per quelle persone che pur sapendo, compreso lei, hanno fatto finta di niente? Non le viene in mente, al riguardo, la parabola del buon samaritano e soprattutto quelle persone, sacerdote e levita, che vedendo passarono oltre? Lei chi si sente di essere tra queste persone? Forse il buon samaritano? Ad essere sincero non mi importa nulla di quello che si sente. Mi importa dei bambini! Le ho raccontato di me, rivivendo per l’ennesima volta quello che lei, evidentemente, non può capire, quello che non ho mai saputo dimenticare e le chiedo: cosa ha fatto? Mi risuonano ancora le parole da lei pronunciate in occasione dell’abbattimento di alcune abitazioni abusive presso la Valle dei Templi: “Il Vangelo è passione d’amore per la verità. Quando è la dignità di un popolo ad essere compromessa, allora non posso tacere” (Il Giornale di Sicilia, 2 febbraio 2000, cronaca di Agrigento). Sicuramente tra i suoi tanti impegni ad alzare la voce in difesa dei deboli e in difesa della verità, non ha potuto leggere bene la lettera inviata dal santo Padre ai sacerdoti il giovedì santo, laddove affermava la vicinanza a coloro che hanno dovuto subire le conseguenze dei peccati dovuti al tradimento di preti ai loro voti e lo sforzo di rispondere secondo verità e giustizia ad ogni penosa situazione.


    Ricordi bene che la dignità umana e la sacralità dei bambini vengono prima di ogni cosa! È questo cui la Chiesa mi ha insegnato a credere, ma evidentemente crediamo o abbiamo conosciuto un Dio diverso. Sì, perché se lei credesse nello stesso mio Dio, Padre, che ama e consola gli afflitti, Figlio, che si fa voce degli ultimi e dei più deboli, e Spirito Santo, che infonde forza e coraggio per sostenere la verità e la giustizia, ne avrebbe lo stesso timore che ne ho io! Avrebbe timore di questo Dio che dice: “Chiunque scandalizza uno solo di questi più piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo un macina d’asino e fosse gettato negli abissi del mare”; “chi accoglie anche uno solo di questi più piccoli in nome mio, accoglie me”; “i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre” (e gridano vendetta agli occhi di Dio). Ne parla tanto il Vangelo che lei instancabilmente annuncia, ma evidentemente del Vangelo si ricorda solo quello che fa più comodo!


    Sono convinto che per fare certe scelte e affrontare certi problemi che magari comportano dei rischi per la propria immagine o la mettono in gioco, ci vuole molto coraggio. Penso altresì che, per chi ha un po’ di coscienza e di fede, ci vorrà molto più coraggio nel presentarsi dinanzi a Dio che, preti o meno, ci chiederà conto di tutto. Dov’è la sua coscienza? Forse non faccio parte anche io come tanti altri ragazzi (i cui pianti, le cui sofferenze le dovranno pesare) del gregge che è affidato proprio a lei da Dio e dalla Chiesa? Non è lei che se ne deve prendere cura e non è a lei che Dio ne chiederà conto? Forse lei è immune al giudizio di Dio e degli uomini?


    Tra le poche persone che mi hanno sostenuto nella mia vicenda vi è il Santo Padre che continua a darmi speranza. Egli che ha rifiutato categoricamente gli infingimenti, le omertà, le complicità. Il papa non ha taciuto!
    Mi ritornano alla mente le parole del cardinale Ersilio Tonini secondo cui è meglio avere dieci sacerdoti in meno che averne uno sbagliato. La pedofilia e l’omosessualità vanno affrontati tempestivamente e con fermezza! (Jesus, luglio 2002). Disse altresì che i rettori dei seminari e i direttori spirituali non possono permettersi di lasciar correre!
    Non è a lei che la Chiesa chiede e impone di accertare l’integrità dei seminaristi e di quanti si accostano all’ordine sacro? Non è lei che ha ordinato quel giovane prete? Non è stato lei a decidere quali giovani seminaristi dovevano essere assistenti dei ragazzi del seminario di Favara?


    Lo sa perché le ho raccontato di me quella sera di novembre? Perché credevo in lei, credevo che lei, quale pastore di questo gregge e difensore dei più piccoli e più deboli, avrebbe ascoltato il mio grido e avrebbe impedito altre “carneficine” di bambini e di sogni!


    Concludo, Eccellenza, rinnovando la mia fiducia nella Chiesa di Cristo e a sua Santità Giovanni Paolo II che, rivolto ai giovani riuniti a Toronto, ha avuto il coraggio, ancora una volta, di dire: “Mi vergogno per i preti pedofili e per chi ha coperto con il silenzio questi abomini”.


    Possano queste parole risvegliare la sua coscienza, assopita in un torpore durato troppo a lungo.
    Marco Marchese
    (ex seminarista del seminario di Agrigento)

    Mercoledì, 14 luglio 2004

  • Ma i fedeli assolvono il sacerdote indagato

    Ma i fedeli assolvono il sacerdote indagato

    LANUSEI. Una valanga di attestati di solidarietà arriva da tutta Ogliastra a don Pietro Sabatini, il rettore del seminario di Lanusei coinvolto in un’inchiesta sulla pedofilia via Internet.

    In attesa che il giudice Giorgio Altieri si pronunci sul delicato caso, il prossimo 20 aprile, i fedeli hanno già assolto (e con formula ampia) il sacerdote, unanimemente considerato un uomo al di sopra di ogni sospetto.

    Nessuno crede che don Pietro, 45 anni e mezzo, originario di Lotzorai, sia indegno dell’abito che porta. Anzi, quelli che lo conoscono sono pronti a mettere la mano sul fuoco per lui, e a scommettere sulle sue doti umane e religiose. Dopo le mamme dei seminaristi, la presidentessa dell’Azione Cattolica Giulia Aresu, la comunità parrocchiale di Escalaplano, a fianco del rettore si schierano tante altre associazioni. L’elenco si apre con gli ex allievi dello seminario, scuola di formazione dei sacerdoti del futuro.

    Il presidente Alberto Cannas, originario di Ulassai, esprime «piena e convinta solidarietà al carissimo don Pietro, di cui conosciamo le grandi doti umane e sacerdotali, nella certezza che presto la sua figura di sacerdote e di uomo risulterà limpida agli occhi degli uomini cosi come lo è agli occhi di Dio». Altra testimonianza preziosa per il sacerdote viene da Giorgio Cabras, medico e presidente del gruppo scout di Ussassai, affiliato all’Agesci. «Don Pietro – sostiene – è una persona eccezionale, un educatore nato. Noi genitori abbiamo totale fiducia in lui, siamo pronti ad affidargli in qualsiasi momento i nostri figli. Consideriamo don Pietro un fratello, e queste non sono frasi fatte. Per anni è stato nostro assistente spirituale, ha condiviso con noi gite ed escursioni, e mai nessuno ha visto un atteggiamento meno che corretto da parte sua.

    I ragazzi lo adorano, lui è stato l’unico che è riuscito a confessarli e fargli fare la comunione, lasciandoci tutti a bocca aperta. È impossibile dubitare di una persona come don Pietro. Se ha sbagliato lo avrà fatto per ingenuità, oltre che per motivi pedagogici. Sappia che gli scout sono tutti con lui e lo aspettano a braccia aperte». Affetto, amicizia e solidarietà arrivano anche da Umberto Martinelli, presidente degli ex allievi salesiani dell’Ogliastra. «Auspichiamo che la vicenda si concluda al più presto – spiega Martinelli – e che don Pietro torni a dare il suo contributo alla nostra diocesi. Lo conosciamo come una persona seria, e dunque gli confermiamo la nostra stima».

    Il gruppo di preghiera e di canto ‘Regina d’Ogliastra”, del Rinnovamento dello Spirito, esprime l’auspicio che don Pietro chiarisca la sua posizione e che dell’Ogliastra si parli per le iniziative ecclesiali, le opere di bene e la spiritualità. Infine, l’Associazione Culturale Ogliastra, che promuove il premio letterario ‘San Giorgio”, ribadisce di essere in linea «con quanto già espresso pubblicamente da monsignor Antioco Piseddu. Riaffermiamo la stima verso don Pietro – sostiene la presidentessa Anna Maria Piga – e siamo vicini alla chiesa locale e alla sua famiglia».
    Tommaso Miraglia

  • PEDOFILIA: SARDEGNA, ESPLODE CASO IN SEMINARIO VESCOVILE

    PEDOFILIA: SARDEGNA, ESPLODE CASO IN SEMINARIO VESCOVILE

    SILENZIO PER UN ANNO – DOMANI PROCESSO

    Cagliari, 11 feb. – (Adnkronos) – La notizia era stata tenuta sotto silenzio per piu’ di un anno in attesa di ulteriori accertamenti e per la delicatezza del caso, ma oggi e’ stata divulgata dal quotidiano isolano La Nuova Sardegna.

    Poco piu’ di un anno fa, nell’ambito di una inchiesta avviata in ambito nazionale dalla Procura della Repubblica di Milano per contrastare l’acquisto di materiale pedopornografico attraverso internet, i carabinieri trovarono foto molto compromettenti e poco equivocabili di sfruttamento minorile di carattere sessuale nel seminario della Diocesi di Lanusei, in provincia di Nuoro.

    Un’informazione di garanzia era stata notificata al rettore, don Pietro Sabatini di 45 anni. Domani il sacerdote – prosegue La Nuova Sardegna – sara’ processato dal giudice monocratico di Lanusei Giorgio Altieri, ma si precisa, Sabatini e’ chiamato in causa in quanto responsabile della scuola diocesana nella quale sono state sicuramente diverse le persone ad avere la possibilita’ di accedere ai locali e di utilizzare i computer.

  • Pedofilia, parroco sotto inchiesta

    Pedofilia, parroco sotto inchiesta

    BRESCIA – A Ome, in Franciacorta, dove era parroco da quasi tre anni, nessuno crede alle accuse di pedofilia a carico di don Luigi Facchi, già vicerettore al seminario di Brescia, sottoposto dal giudice a «dimora obbligata» in un altro comune tenuto rigorosamente nascosto.

    E in effetti la denuncia contro di lui si riferirebbe a un episodio avvenuto a Gottolengo, altro paese bresciano dove il sacerdote anni fa ha fatto il curato. Come mai solo adesso è partita la denuncia – vittima sarebbe un ragazzino – e si sono mosse le indagini?

    L’estremo riserbo degli inquirenti impedisce di avere un quadro organico dell’inchiesta e la «dimora obbligata» – probabilmente in un’altra parrocchia lontano dalla Franciacorta – non è una sentenza di condanna ma solo un provvedimento cautelativo data l’estrema delicatezza della vicenda. A Ome don Luigi era giunto nel settembre ’99 dopo essere stato per 5 anni il vice rettore del seminario bresciano – compito svolto con serietà e competenza. Qui si è fatto subito stimare per il carattere cordiale, l’attenzione ai giovani e agli anziani, le varie iniziative per animare la vita della parrocchia. E tutti adesso si augurano che possa tornare presto, pienamente riabilitato.
    BIGLIA a pagina 49

    vedi anche
    http://www.bresciaoggi.it/storico/20020630/Provincia/Caa.htm
    http://ilgiorno.quotidiano.net/chan/70/13:3486865:/2002/06/30

  • RAPPORTO SIPE

    RAPPORTO SIPE

    PERIZIA PRELIMINARE 
    AW RICHARD SIPE
    RAPPORTO-SIPE.pdf

    SOMMARIO

    INTRODUZIONE 1

    BACKGROUND/ESPERIENZA/RICERCA 1

    PRIMA FASE: L’INTERFACCIA PSICHIATRIA/PSICOLOGIA E I
    PROBLEMI DEI CHIERICI CATTOLICI 5

    SECONDA FASE: L’AVVENTO DELLE NORME DI SEGNALAZIONE 6

    TERZA FASE: LA FUSIONE DI PSICHIATRIA/PSICOLOGIA
    E L’APERTURA DI CURE CATTOLICHE 7

    QUARTA FASE: VITTIME DI
    ABUSI SESSUALI DA SACERDOTI/LA RISPOSTA DEI VESCOVI 10

    QUINTA FASE: VIENE VIOLATO IL SISTEMA SEGRETO 12

    IL DANNO ALLE VITTIME DI ABUSI SESSUALI DA PRETI/RELIGIOSI 13

    COMPONENTI DEL SISTEMA SEGRETO–ATTIVITÀ SESSUALE
    DI SACERDOTI E RELIGIOSI PUBBLICAMENTE CELIBATI 15

    DOVERI, RESPONSABILITÀ E NEGLIGENZA
    DI VARI CONVENUTI 19

    DIOCESI DI DALLAS 22

    VICARIATO MILITARE 23

    RAY K. MCNAMARA, PH.D. 23

    OSSERVAZIONI SUL CASO DI FR. WILLIAM HUGHES 25

    OSSERVAZIONI SUL CASO DI FR. ROBERT R. PEEBLES, JR. 27

    OSSERVAZIONI SUL CASO RUDOLPH KOS 30

    CONCLUSIONE 32

    INTRODUZIONE

    1. Mi chiamo AW Richard Sipe. Sono psicoterapeuta e assistente psichiatra nello stato del Maryland. Ho fatto la professione di monaco benedettino nel 1953 e sono stato ordinato sacerdote cattolico romano nel 1959. Mi sono ritirato dalla vita religiosa e dal sacerdozio con il permesso di Roma nel 1970. Ho trascorso 37 anni come consigliere, psicoterapeuta e insegnante di chierici cattolici e un consulente e psicoterapeuta per laici cattolici con una storia di coinvolgimento sessuale con preti e religiosi cattolici.

    2. Mi è stato chiesto di esaminare numerosi documenti e deposizioni nei casi designati: John Doe I vs. Roman Catholic Diocese of Dallas, et al, Cause No. 93—09441-G, John Doe II & III vs. Roman Catholic Diocese di Dallas, et al, Causa n. 94-07864-G, John Doe IV vs. Roman Catholic Diocese of Dallas, et al, Causa n. 94-10091-G, John Doe I-XI v. Rudolph Kos, et al , causa n. 93-05258-G, e Jane Doe I contro diocesi cattolica romana di Dallas, et al, causa n. 94-07865-G. Questi documenti e deposizioni hanno incluso le cartelle personali di p. Robert R. Peebles, Jr., p. William Hughes e p. Rodolfo Kos; il fascicolo di laicizzazione di p. sassi; cartelle cliniche relative a p. Peebles e p. Kos; e numerosi documenti e deposizioni, comprese le deposizioni dei ricorrenti, delle loro famiglie e altri in questi casi. Come risultato della mia revisione dei documenti di base e della scoperta; e il mio background, formazione, esperienza e ricerca, sono arrivato a una serie di opinioni che sono delineate in questo rapporto riguardo alle varie parti in questi casi. Capisco che la scoperta, soprattutto per quanto riguarda la Conferenza Episcopale e il Vicariato Militare/AMS, non sia completa. Tuttavia, mi è stato chiesto di presentare una relazione preliminare delle mie opinioni e conclusioni sulla base delle informazioni a mia disposizione in questo momento.

    BACKGROUND/ESPERIENZA/RICERCA

    3. Dopo essere stato ordinato sacerdote nel 1959, il mio primo incarico fu quello di insegnante e consigliere in una scuola superiore parrocchiale. Questo incarico fu la mia prima introduzione alla vita parrocchiale e al mondo segreto dell’attività sessuale da parte di alcuni sacerdoti e religiosi cattolici nonostante i voti di celibato e castità. Sono venuto subito a conoscenza di atti sessuali di sacerdoti e religiosi sia con minori che con adulti. Questa rivelazione a me di un sistema segreto che nasconde la mancanza di pratica del celibato tra alcuni sacerdoti e religiosi cattolici ha suscitato il mio interesse nel consigliare sacerdoti e religiosi cattolici. Il mio lavoro e la mia ricerca—che continua fino ad oggi—si sono estesi per includere la pratica celibe/sessuale dei preti cattolici e il suo effetto su laici adulti e bambini. Questa ricerca, esperienza e osservazione costituiscono la base per le mie opinioni in questi casi.4.

    5. Dal 1965 al 1967 ho ricevuto una borsa di studio per studiare consulenza e psicoterapia di preti e religiosi cattolici presso il Seton Psychiatric Institute, un ospedale cattolico di proprietà e gestito a Baltimora, nel Maryland. Il Seton Psychiatric Institute è stato fondato nel 1844 ed era la principale struttura di salute mentale negli Stati Uniti per il trattamento di sacerdoti e religiosi cattolici. Migliaia di sacerdoti e religiosi provenienti da tutti gli Stati Uniti sono stati indirizzati dai loro vescovi o superiori religiosi per cure presso il Seton Institute per vari problemi psichiatrici.

    6. Nel 1967 fui assunto al Seton Institute per dirigere il Department of Family Services. Ho ricoperto questa posizione fino al 1970 quando sono andato in pensione. Dal 1965 al 1970 sono stato coinvolto in conferenze di accoglienza riguardanti ogni nuovo paziente, inclusi numerosi sacerdoti e religiosi cattolici che sono stati inviati a Seton per evitare procedimenti penali per coinvolgimento sessuale con minori. Seton ha chiuso nel 1972.

    7. All’inizio degli anni ’50, la St. John’s University, Collegeville, Minnesota, fondò il suo Institute for Mental Health. Questo istituto ha riunito eminenti psicologi, psichiatri, psicoanalisti e clero cattolico provenienti da tutti gli Stati Uniti e, in definitiva, da nove paesi stranieri. Sono stato direttore esecutivo dell’Istituto dal 1 settembre 1965 al 30 agosto 1969 (accessorio alla mia borsa di studio e impiego a Seton). Ho trascorso 4-10 giorni al mese al St. John s. Oltre a 4-5 settimane ogni estate supervisionando seminari. Durante questo periodo sono stato anche nominato direttore del personale di una comunità religiosa di 350 membri. St. John’s era la principale struttura cattolica negli Stati Uniti per promuovere l’interazione tra psichiatria e clero. S. John’s sponsorizzava ogni anno numerosi programmi di una settimana che coinvolgevano sei psichiatri e 40 ecclesiastici di tutte le fedi, anche se la maggior parte erano preti e vescovi cattolici. Le dimensioni psicoanalitiche dei problemi che coinvolgono il clero sono state spesso discusse in dettaglio. Le questioni relative al coinvolgimento sessuale del clero cattolico con i minori sono state anche un argomento di conversazione in questi programmi settimanali, specialmente durante le conferenze del personale in cui i medici hanno condiviso le loro esperienze e casi clinici.

    8. Ho insegnato in tre Seminari Maggiori Cattolici — uno dei quali è un Pontificio Seminario — dal 1° settembre 1967 al 30 giugno 1984. Continuo a tenere lezioni su come raggiungere la pratica del celibato nei Seminari Cattolici, più recentemente da Dal 7 al 22 gennaio 1996. Nell’aprile 1996 ho pubblicato un manuale per coloro che desiderano praticare uno stile di vita celibe: Il celibato: un modo di amare, vivere e servire. 9. Sono stato associato a una serie di strutture terapeutiche diverse dalla Menninger Foundation e dal Seton Psychiatric Hospital. Questi includono il servizio nel Consiglio di amministrazione del St. Luke Institute dal 1986 al 1988, dove sia p. Rudy Kos e p. Robert Peebles sono stati valutati; Taylor Manor Hospital dove ho fatto parte del comitato consultivo; e il North Baltimore Mental Health Center dove ho fatto parte del personale.

    10. Ho un incarico presso la Johns Hopkins University Medical School, Dipartimento di Psichiatria, come istruttore (part-time) dal 1972 ad oggi.

    11. Ho tenuto conferenze e supervisionato i borsisti psichiatrici nel programma Child and Adolescent presso la Johns Hopkins University Medical School, Dipartimento di Psichiatria, dal 1989 al 1993.

    12. A partire dalla mia associazione con il Seton Institute nel 1965, ho lavorato a stretto contatto con psichiatri e psicoanalisti esperti, compreso il mio mentore, il dottor Leo Bartemeier, che per decenni si era consultato con vescovi cattolici e superiori religiosi. Ho conosciuto numerosi casi di preti e religiosi cattolici che comportavano attività sessuali con minori risalenti al 1917. Nel 1965 vescovi cattolici e superiori religiosi sapevano che il coinvolgimento sessuale con minori era un problema per alcuni sacerdoti e religiosi. Questo argomento verrà approfondito in dettaglio in altre sezioni della mia relazione.

    13. Durante il periodo di cinque anni della mia associazione con l’ospedale psichiatrico di Seton, sono stato personalmente a conoscenza di numerose consultazioni formali e informali con vescovi cattolici e superiori religiosi di tutti gli Stati Uniti che erano preoccupati per l’attività sessuale di religiosi cattolici con minori. La pratica consueta nelle diocesi e congregazioni cattoliche negli Stati Uniti quando venivano presentate denunce di abusi era quella di trasferire il sacerdote dalla sua posizione attuale a un’altra posizione di servizio clericale a meno che la situazione non arrivasse all’attenzione delle autorità civili o minacciasse un grave scandalo. In questi casi, i sacerdoti oi religiosi sono stati inviati in una struttura di cura, come Seton, per evitare procedimenti penali e/o l’esposizione pubblica. Praticamente in tutti i rinvii al Seton Institute per contatti sessuali che coinvolgono minori,

    14. La mia ricerca è iniziata nel 1960 come studio del celibato e, di conseguenza, dell’attività sessuale di sacerdoti e religiosi cattolici; e il mio lavoro continua come uno sforzo per comprendere quella dinamica. Da questo studio, sono stato in grado di distinguere l’attività sessuale con minori come un problema sessuale significativo e unico che comportava comportamenti ripetitivi con più minori che si traducevano in enormi conseguenze negative per la salute emotiva del minore partecipante. Questo comportamento non celibe è radicalmente diverso dal coinvolgimento sessuale con un partner adatto all’età che può portare a relazioni stabili e consensuali. Il religioso cattolico che si occupava di minori generalmente aveva una fascia di età di attrazione che il minore alla fine superava. Anche l’agire sessuale del chierico tendeva ad essere compulsivo.

    15. Il Dr. Leo Bartemeier ha collaborato con me in questo lavoro e ricerca dal 1964 al 1978. Sulla base del nostro lavoro di ricerca, della nostra esperienza con pazienti, vittime, superiori religiosi e rapporti di colleghi, abbiamo stimato nel 1976 che il sei per cento (6 %) di tutti i religiosi cattolici ha agito sessualmente con minori.

    16. Nel corso degli anni ho avuto un rapporto terapeuta/paziente o consultivo con oltre 1.000 religiosi cattolici e oltre 500 persone con cui i religiosi cattolici hanno agito sessualmente. Ho condotto ricerche approfondite, consulenze, interviste e revisioni di case history di 2.700 religiosi sessualmente attivi e 2.000 vittime di abusi sessuali da parte di religiosi cattolici.

    17. La mia ricerca e osservazione delle dinamiche sessuali nel clero cattolico è stata di portata nazionale, coinvolgendo uomini e donne di numerose diocesi e congregazioni. Ho avuto ampi contatti nazionali con il clero cattolico sulla questione della salute mentale e della cura pastorale. Questo contatto ha incluso programmi di formazione su come osservare i problemi di salute mentale nel clero. Cinque diocesi e cinque congregazioni religiose sono state particolarmente utili per stabilire la linea di base per le nostre stime del comportamento sessuale/celibe dei sacerdoti. Mentre gli individui specifici, le diocesi e le congregazioni devono rimanere riservate, abbiamo utilizzato questa ricerca per verificare le nostre stime e convalidare le nostre opinioni riguardo al quadro nazionale della pratica del celibato tra i chierici cattolici, l’entità del coinvolgimento sessuale con minori, e gli sforzi per nascondere questi fatti al pubblico. Le mie stime sulla cattiva condotta sessuale del clero sia con minori che con adulti sono, a mio parere, prudenti.

    18. Dopo essere stato ordinato sacerdote nel 1959, ho saputo che alcuni sacerdoti avevano rapporti sessuali con adulti e anche con minori, e in una certa misura questo comportamento era dato per scontato dalle autorità ecclesiastiche. Tuttavia, non esisteva un’atmosfera di crisi riguardo a questo problema. Il mondo segreto dell’attività sessuale, compresa l’attività sessuale con minori, era conosciuto dalla gerarchia cattolica e, sebbene considerato sfortunato e moralmente sbagliato, era accettato come un fallimento inevitabile e facilmente perdonabile di alcuni sacerdoti. L’atmosfera di crisi non si sviluppò se non anni dopo, quando i casi di attività sessuale con minori furono discussi pubblicamente. Prima dell’ampio riconoscimento pubblico, le vittime di abusi erano silenziose e isolate. L’obiettivo primario della gerarchia cattolica era evitare lo scandalo.

    PRIMA FASE: L’INTERFACCIA PSICHIATRIA/PSICOLOGIA
    E I PROBLEMI DEI CHIERICI CATTOLICI

    19. Quando sono entrato nel sacerdozio, le attività sessuali di preti e religiosi presumibilmente celibi erano tenute nascoste al pubblico da un sistema chiuso che ho chiamato “sistema celibe/sessuale”. I chierici in una posizione di responsabilità all’interno della Chiesa sarebbero a conoscenza dell’attività sessuale del clero cattolico, inclusa l’attività sessuale con minori, perché come vescovo/superiore/vicario, erano a conoscenza delle lamentele e avrebbero dovuto affrontare i problemi man mano che si presentavano. Alla fine degli anni ’50 e all’inizio degli anni ’60, quando la conoscenza ha lasciato il sistema chiuso, è entrata nel sistema psichiatrico. La psichiatria e la psicologia erano usate per trattare il religioso offensivo, contenere lo scandalo e per placare il sistema legale se il religioso violava la legge. Le vittime e le loro famiglie venivano solitamente rassicurate dalle autorità ecclesiastiche e successivamente ignorate.

    20. Per i successivi 8-10 anni, i problemi sessuali del clero cattolico furono inclusi sotto l’ombrello di altri problemi psichiatrici, in particolare l’alcolismo. Infatti, l’alcolismo fu il primo ad essere separato e differenziato come un disturbo specifico che affliggeva il clero. (Vedi l’articolo sul Saturday Evening Post, intorno al 1953, e passa in rassegna l’istituzione di centri speciali per il trattamento dell’alcol per i sacerdoti).

    21. Nel corso del tempo, i disturbi psicosessuali sono stati differenziati dall’alcolismo, dalla depressione, dalla schizofrenia e dai disturbi caratterologici. Ciò non significa che il termine “pedofilia” (e in particolare il termine “efebofilia”) fosse di uso comune. Certamente nel 1976, il problema del clero cattolico che agiva sessualmente con i minori era stato riconosciuto come una grave malattia mentale.

    22. La prima discussione pubblica sull’abuso sessuale di minori da parte di sacerdoti fu in un incontro sponsorizzato dalla National Association for Pastoral Renewal tenutosi nel campus della Notre Dame University nel 1967. Tutti i vescovi cattolici americani furono invitati a quell’incontro.

    23. Nel 1968 la neonata Conferenza Nazionale dei Vescovi Cattolici autorizzò una serie di indagini sul sacerdozio negli Stati Uniti che furono pubblicate nel 1972. Questi studi comprendevano le indagini storiche, le indagini sociologiche e le indagini psicologiche. Queste indagini sono state piuttosto dettagliate ed estese. Conoscevo molti dei consulenti che erano coinvolti negli studi, inclusi molti che erano associati al Seton Institute ed erano miei colleghi professionisti. Questi includevano Ivan Junk, MD, Sara Charles, MD, Marianne Benkert, MD, e Leo Bartemeier, MD Fr. Eugene Kennedy, che stava conducendo lo studio psicologico, era un assiduo frequentatore del Seton Institute.

    24. Lo studio NCCB/USCC ha concluso che 1/3 dei sacerdoti cattolici negli Stati Uniti era sottosviluppato emotivamente, 1/3 si stava sviluppando e 1/3 era sviluppato. Questi studi hanno convalidato la mia osservazione della salute emotiva e dello sviluppo dei sacerdoti e dei religiosi che avevo osservato e curato a Menninger e Seton e nel mio lavoro terapeutico e nei miei studi.

    25. Nel 1977 un ulteriore studio, sempre di p. Eugene Kennedy, ha scoperto che il 57% dei sacerdoti cattolici era sottosviluppato, il 29% si stava sviluppando, l’8% era malsviluppato e solo il 6% era sviluppato emotivamente.

    SECONDA FASE: L’AVVENTO DELLE NORME DI SEGNALAZIONE

    26. Il sistema segreto che nasconde le attività sessuali con minori da parte di sacerdoti e religiosi cattolici è stato colpito per la prima volta nel 1962, quando sono state approvate le prime leggi sulla denuncia. Nel 1968 praticamente tutti gli stati avevano leggi sulla segnalazione. Nel 1974 fu approvata la legislazione federale che imponeva l’esistenza di leggi sulla segnalazione in ogni stato. Ciò non significa che tali reati siano stati denunciati o che le autorità ecclesiastiche fossero incaricate di riferire in ogni stato.

    27. Sebbene negli anni ’30 e ’40 fossero state approvate leggi che criminalizzavano l’agire sessualmente con minori, queste leggi sono state raramente attivate fino a molti anni dopo l’approvazione di leggi che imponevano la denuncia di sospetta condotta sessuale scorretta con minori.

    28. La legislazione federale del 1974 che ha reso le leggi sulla segnalazione un requisito obbligatorio per la ricezione di aiuti federali è stata significativa per la mia pratica. Per la prima volta, ciò mise sotto pressione la psichiatria e la psicologia perché fu la prima intrusione esterna nella riservatezza della relazione terapeuta/paziente.

    29. Nel 1976 l’aumento dell’obbligo di denunciare sospette attività sessuali con bambini spinse il Dr. Leo Bartemeier ed io a valutare tutte le nostre informazioni disponibili al fine di quantificare la portata del problema all’interno del clero cattolico. Il dottor Bartemeier era stato ampiamente coinvolto nella consultazione con le autorità della Chiesa sin dalla fine degli anni ’20. Prendendo in considerazione tutti i dati disponibili, abbiamo stimato che il 6% di tutto il clero e i religiosi cattolici abbia agito sessualmente con minori.

    30. All’epoca in cui il dottor Bartemeier ed io abbiamo fatto queste stime, i termini pedofilia ed efebofilia non erano di uso comune e il manuale diagnostico ufficiale per i disturbi mentali li vedeva come parte di un disturbo generale della personalità. Ciò non significava che i professionisti del settore ei vescovi cattolici ei superiori religiosi non fossero a conoscenza del comportamento; veniva semplicemente definita attività sessuale con minori.

    31. Nel 1976, la mia specialità per 12 anni era stata la consulenza con sacerdoti e religiosi cattolici. Facevo anche consulenza a numerosi pazienti laici che riferivano di rapporti sessuali con il clero cattolico. La stima di cui sopra è stato uno sforzo da parte mia e del Dr. Bartemeier per comprendere la portata del problema.

    32. Nei miei anni come counselor e psicoterapeuta non ho mai curato contemporaneamente un prete e la sua vittima minorenne. Ho anche avuto cura di non consigliare o curare i sacerdoti o le loro vittime minorenni se avevo un rapporto conflittuale con la Diocesi o la Congregazione. In alcuni casi ho curato un prete e il suo partner sessuale adulto con il loro consenso.

    TERZA FASE: LA FUSIONE DI PSICHIATRIA/PSICOLOGIA
    E L’APERTURA DEI CENTRI DI CURA CATTOLICI

    33. All’inizio degli anni ’50, p. Bier, un gesuita della Fordham University, ha sostenuto i test psicologici dei candidati al sacerdozio per eliminare i sacerdoti problematici, compresi quelli che hanno agito sessualmente. Fr. Gli scritti di Bier e la difesa dell’uso dei test di screening riflettevano una crescente consapevolezza all’interno della chiesa cattolica che i comportamenti sessuali degli uomini che professavano il celibato non erano solo problemi spirituali prevedibili, ma contenevano anche componenti psicologiche.

    34. In precedenza, se un sacerdote faceva sesso o si innamorava, questi erano considerati problemi morali/spirituali ordinari e prevedibili. Il crescente riconoscimento della dimensione psicologica di tali problemi morali/spirituali coincise con l’apertura di centri di cura cattolici, con i gesuiti che formavano nove sacerdoti-psichiatri all’interno delle province statunitensi, e con l’apertura di programmi di formazione per maestri dei novizi e direttori spirituali che hanno preso in considerazione tenere conto della dimensione psicologica dei problemi morali/spirituali.

    35. Nel mio ordine, Thomas Verner Moore è stato il primo sacerdote/psichiatra benedettino. Fr. Moore ha fondato il Dipartimento di Psichiatria presso l’Università Cattolica d’America negli anni ’40. L’Università Cattolica era l’unica università con un Dipartimento di Psichiatria senza una scuola di medicina.

    36. Il secondo sacerdote/psichiatra benedettino fu p. Hayden che ha fondato il Marselan Institute nel Massachusetts negli anni ’50. Questo centro psichiatrico era principalmente per bambini con problemi psicologici. Il Marselan Institute è stato il predecessore del St. Luke Institute. L’Istituto si è evoluto da centro di cura per bambini a centro di cura per sacerdoti con problemi comportamentali. Anche il St. Luke Institute è stato fondato da un prete/psichiatra, p. Michael Petersson. 37. L’Hartford Retreat (precedentemente noto come Asylum) fu aperto nel 1822. Questo centro è ora noto come Institute of Living. Nel 1954 il dottor Francis Braceland divenne direttore medico dell’Istituto. Il dottor Braceland era un devoto cattolico e assisteva alla messa quotidiana nella cappella interconfessionale dell Istituto. Dott. Braceland era estremamente interessato all’interfaccia tra religione e psichiatria e scrisse un libro su religione e psichiatria negli anni ’50. Braceland si è anche consultato ampiamente con vescovi e superiori religiosi sui problemi psichiatrici nel sacerdozio e ha incoraggiato il rinvio di sacerdoti problematici all’Istituto. Il dottor James Gill, un prete gesuita, fu assunto dal dottor Braceland. Il dottor Gill è stato chiamato nel caso che coinvolgeva p. Peebles nel 1984. P. “B” di Dallas è stato successivamente curato presso l’Institute of Living nel 1994 dopo che la diocesi ha ricevuto una denuncia riguardante le sue attività con una ragazza minorenne nel 1981. Braceland si è anche consultato ampiamente con vescovi e superiori religiosi sui problemi psichiatrici nel sacerdozio e ha incoraggiato il rinvio di sacerdoti problematici all’Istituto. Il dottor James Gill, un prete gesuita, fu assunto dal dottor Braceland. Il dottor Gill è stato chiamato nel caso che coinvolgeva p. Peebles nel 1984. P. “B” di Dallas è stato successivamente curato presso l’Institute of Living nel 1994 dopo che la diocesi ha ricevuto una denuncia riguardante le sue attività con una ragazza minorenne nel 1981. Braceland si è anche consultato ampiamente con vescovi e superiori religiosi sui problemi psichiatrici nel sacerdozio e ha incoraggiato il rinvio di sacerdoti problematici all’Istituto. Il dottor James Gill, un prete gesuita, fu assunto dal dottor Braceland. Il dottor Gill è stato chiamato nel caso che coinvolgeva p. Peebles nel 1984. P. “B” di Dallas è stato successivamente curato presso l’Institute of Living nel 1994 dopo che la diocesi ha ricevuto una denuncia riguardante le sue attività con una ragazza minorenne nel 1981.

    38. I Servi del Paraclito aprirono il loro primo centro di ritiri spirituali nel 1949 a Jemez Spring, New Mexico, per prendersi cura dei sacerdoti problematici. Ricordo l’apertura del centro di rinnovamento a Nevis, Minnesota qualche tempo dopo. Questi erano centri di rinnovamento spirituale fondati sul concetto di un ritiro spirituale di tipo monastico e inizialmente non incorporavano elementi psichiatrici e psicologici nei loro programmi di cura. (Nel 1957 furono istituiti centri di cura specializzati per sacerdoti con problemi di alcol come “Guest House”.)

    39. Alla fine degli anni ’60 e all’inizio degli anni ’70, furono aperti numerosi centri di cura cattolici specifici per sacerdoti e religiosi, tutti in coincidenza con una crescente consapevolezza tra i vescovi cattolici ei superiori religiosi che i problemi sessuali e morali/spirituali avevano dimensioni psicologiche.

    40. Ero anche a conoscenza dell’apertura di Southdown a Toronto nel 1966 e della House of Affirmation nei primi anni ’70. Ero molto interessato a questi centri per l’incorporazione di elementi psicologici e psichiatrici nei loro programmi di trattamento spirituale.

    41. Ho osservato che con l’apertura di queste strutture sono aumentate le segnalazioni di sacerdoti con dipendenze sessuali. A mio avviso, questo aumento non è avvenuto perché i comportamenti sessuali dei sacerdoti erano un problema nuovo o perché queste strutture sono state aperte con il preciso scopo di curare i disturbi sessuali; piuttosto, il trattamento psicologico dei sacerdoti problematici ha evidenziato la frequenza dei disturbi psicosessuali nel clero. Casi di abusi sessuali ricorrenti, fastidiosi e innegabili hanno costretto i vescovi cattolici ei superiori religiosi ad aumentare i rinvii a queste nuove strutture.

    42. La consapevolezza delle dimensioni dei problemi presentati dalle dipendenze sessuali si è ampliata man mano che la psicologia e la psichiatria hanno infranto le barriere della segretezza e le vittime e gli autori sono diventati disposti a parlare più apertamente delle loro esperienze.

    43. Ho anche seguito con grande interesse come le Serve del Paraclito cominciassero a incorporare la consapevolezza psichiatrica nel loro trattamento dei sacerdoti. Erano particolarmente sensibili ai problemi di natura sessuale. La consapevolezza è sbocciata da una crescente necessità di rivolgersi a una popolazione di pazienti sacerdoti che presentava disturbi sessuali compulsivi che riflettevano uno sviluppo psicologico arrestato che non poteva essere assistito da un solo ritiro spirituale. I sacerdoti dei Paracleti hanno iniziato la formazione in psicologia e sessualità a San Francisco presso l’Institute for the Advanced Study of Sexuality all’inizio degli anni ’70 per prepararsi all’apertura nel 1976 di programmi di trattamento per affrontare i disturbi psicosessuali.

    44. Mi sono tenuto aggiornato sullo sviluppo dei percorsi terapeutici denominati Casa Fondazione, Via Coeli e Villa Martinez che si sono aperti nel tempo, a partire dal 1976.

    45. Ho visitato personalmente il programma Paraclete nel 1981, ho intervistato il personale ed esaminato il programma di trattamento. Ho conosciuto p. Michael Foley e p. Liam Hoare da tempo e recentemente ha scritto una serie di riflessioni sul celibato per la loro newsletter nazionale. Rispetto quello che ho visto del loro lavoro nel 1981.

    46. ​​Voglio ribadire che i problemi psicosessuali dei sacerdoti non erano un fenomeno nuovo a metà degli anni ’70. Ma la consapevolezza dei modi psichiatrici di affrontare questi problemi era relativamente nuova. L’istituzione di centri di cura ha offerto a vescovi e superiori religiosi un ulteriore modo per gestire i problemi che avevano sempre affrontato in un’atmosfera più esclusiva e segreta.

    47. L’esistenza di centri di cura cattolici ei tipi di modalità di trattamento disponibili erano ampiamente conosciuti all’interno della comunità cattolica e venivano utilizzati dai vescovi e dai superiori religiosi per indirizzare i sacerdoti al trattamento psicologico. Questi centri di trattamento includevano regimi di trattamento per disturbi psicosessuali che coinvolgono minori. La letteratura promozionale che pubblicizzava questi centri veniva inviata periodicamente a ciascun vescovo da molti dei centri. I programmi di trattamento Paraclete erano ben pubblicizzati, conosciuti e rispettati.

    48. Nel 1976 le Serve del Paraclito hanno aperto quello che forse è stato il primo programma al mondo con un regime terapeutico volto a curare i disturbi psicosessuali, compresi i disturbi che comportano l’abuso sessuale di minori. La capacità della comunità cattolica di progettare e attuare un tale programma è sia un riflesso della necessità di tale programma sia il grado di conoscenza della portata del problema della cattiva condotta sessuale con i bambini da parte di sacerdoti e religiosi cattolici. Il fatto che i preparativi per l’apertura di questo programma richiedessero anni dimostra la conoscenza diffusa della cattiva condotta sessuale esistente con i minori da parte del clero cattolico alla fine degli anni ’60 e all’inizio degli anni ’70.

    49. Si noti che il programma Paraclito tratta solo sacerdoti e religiosi cattolici su raccomandazione dei loro vescovi o superiori religiosi. Il vescovo o il superiore religioso è responsabile di tutti i costi delle cure e riceve periodicamente rapporti sui progressi del sacerdote cattolico o del fratello malato.

    50. Da tutte le fonti disponibili, e dal mio lavoro e ricerca sul campo, ho stimato che almeno 1.300 sacerdoti e religiosi sono stati curati per disturbi psicosessuali che coinvolgono minori negli ultimi 25 anni per un costo di oltre cinquanta milioni di dollari

    51. Negli anni ’70 la Conferenza episcopale ha contribuito con denaro ai Paracleti per sostenere lo sviluppo del loro programma. Poiché gli obiettivi e gli scopi del programma di cura erano ben noti all’interno della gerarchia cattolica, gli obiettivi e gli scopi sarebbero stati noti anche alla Conferenza episcopale. La Conferenza episcopale ha anche emanato direttive riguardanti la conservazione o la distruzione dei rapporti sui trattamenti forniti ai vescovi, e i Paracliti e il loro staff hanno seguito queste direttive.

    52. Ci sono prove che la diocesi di Dallas fosse ben consapevole delle risorse disponibili nella rete dei centri di cura cattolici. Hanno contattato p. James J. Gill, sacerdote gesuita associato all’Institute of Living, nel 1984 a proposito di p. Sassi. Fr. Gill, che è un noto psichiatra formatosi ad Harvard, ha tenuto workshop e seminari in tutto il mondo su questioni psicologiche che interessano il clero sin dagli anni ’60. Inoltre, nel 1986 p. Peebles è stato valutato al St. Luke, nel 1992 p. Rudolph Kos era un paziente del Paraclete Center nel New Mexico, e p. “B” era un paziente dell’Institute of Living nel 1994.

    53. Concludo che i vescovi degli Stati Uniti, individualmente e collettivamente, negli anni ’70 erano ben consapevoli di alcuni problemi psicologici dei sacerdoti, incluso il coinvolgimento sessuale con minori, ed erano anche consapevoli di modi alternativi di affrontare i problemi psicosessuali diversi da quelli spirituali rinnovo e trasferimenti geografici.

    QUARTA FASE: LE VITTIME DI ABUSI SESSUALI DEI SACERDOTI/LA RISPOSTA DEI VESCOVI

    54. Alla fine degli anni ’30, la ricerca e la scrittura psichiatrica iniziarono a riconoscere i danni dell’attività sessuale degli adulti con i minori. Questo fatto si riflette nel crescente corpo di scritti psichiatrici su questo tema. L’avvento delle leggi sulla denuncia nel 1962 ha messo in evidenza la crescente consapevolezza del grave danno che l’abuso sessuale sui bambini ha provocato nel bambino vittima.

    55. Prima del 1966, anche la National Catholic Welfare Conference (l’organizzazione che ha preceduto l’NCCB/USCC) aveva un Family Life Bureau. Lo scopo di questo Bureau era quello di studiare la vita familiare, che avrebbe incluso questioni di contatto sessuale prematuro adulto-bambino e il conseguente trauma per i bambini.

    56. Già negli anni ’60 i vescovi cattolici ei superiori religiosi tentarono di trattare alcuni dei casi più gravi di cattiva condotta sessuale ricorrendo alla psichiatria e alla psicologia. Questo sforzo è cresciuto in dimensioni, portata e raffinatezza fino a quando, alla fine degli anni ’70, i centri di cura cattolici erano all’avanguardia della psichiatria e della psicologia nell’uso di sofisticate tecniche di trattamento per il trattamento di sacerdoti e religiosi cattolici che avevano agito sessualmente con minori. È ragionevole chiedersi: quale cura è stata prestata ai bambini vittime noti del coinvolgimento sessuale di sacerdoti? Quali misure sono state intraprese per proteggere i bambini cattolici e le loro famiglie dal noto rischio di futuri abusi?

    57. Nella mia pratica ho curato vittime di cattiva condotta sessuale da parte di preti e religiosi cattolici e ho esaminato molteplici casi clinici. Alcuni pazienti denunciano comportamenti scorretti agli Uffici della Cancelleria, ai vescovi e ai superiori religiosi. In risposta alle loro denunce, le vittime riferiscono costantemente di essere state viste come traditrici e sleali nei confronti della loro chiesa. Le vittime si sentivano viste come seduttrici, seduttrici, peccatrici o, in alcuni casi, opportuniste e trattate in gran parte senza simpatia.

    58. Fino all’inizio degli anni ’90. un Arcivescovo ha affermato che i preti che si occupavano di minori erano le vittime ingenue dei ragazzi di strada.

    59. Sebbene solo una piccola percentuale di genitori o vittime di abusi sessuali si sia esposta a vescovi e superiori religiosi, vi è stato un numero sufficiente di persone che hanno presentato denunce in modo che i vescovi disponessero di dati sufficienti per essere a conoscenza delle vittime, del loro dolore e del danno arrecato a loro. I reclami sono stati scoraggiati a causa dell’accoglienza ricevuta. I casi di Dallas dimostrano risposte inappropriate ai reclami. Le vittime e le loro famiglie sono state ingannate, confuse, ignorate, non accreditate o scoraggiate. Queste famiglie sono state inibite da informazioni false, incomplete e fuorvianti che in effetti servirebbero l’interesse della Chiesa piuttosto che l’interesse superiore del bambino vittima. Questo modello è abbastanza coerente nelle diocesi e nelle arcidiocesi degli Stati Uniti.

    60. Una vittima è maltrattata se, dopo aver registrato una denuncia o un’accusa di abuso, le autorità ecclesiastiche la indirizzano a persone o agenzie che non si occuperanno delle sue lamentele o dei suoi problemi in modo obiettivo, o che non rispondono nell’interesse superiore della vittima. Il rinvio al Dr. McNamara nel caso Hughes ne è un esempio. Le vittime vengono maltrattate se le autorità ecclesiastiche avviano lunghe trattative che non portano da nessuna parte e spesso sfociano nello scoraggiamento delle vittime e delle loro famiglie; o se i funzionari della Chiesa non agiscono in modo tempestivo per promuovere il benessere delle vittime. Le vittime e le loro famiglie vengono maltrattate se i funzionari della Chiesa fanno false promesse, forniscono informazioni false o incomplete o nutrono false speranze di riconciliazione o di azioni appropriate. Esempi di questi modelli e pratiche sono evidenti in ciascuno dei casi di Dallas.

    QUINTA FASE: IL SISTEMA SEGRETO VIENE VIOLATO

    61. I casi della Louisiana giunsero all’attenzione pubblica nel 1985. Questi casi erano unici perché, per la prima volta, la prova di una conoscenza preventiva, in questo caso da parte del Vescovo della Diocesi di Lafayette, sfuggì al sistema segreto ed entrò nel dominio pubblico. Prima del 1985, c’erano stati procedimenti penali e azioni legali per presunta cattiva condotta sessuale con minori da parte di sacerdoti e religiosi, ma le prove della conoscenza precedente non hanno lasciato il sistema segreto. Il caso Lafayette è stata la prima volta in cui è diventata pubblica la pratica consolidata per la gestione di questi casi da parte della Chiesa. Mi è chiaro che la gerarchia cattolica negli Stati Uniti, rappresentata dalla Conferenza nazionale dei vescovi cattolici, ha apprezzato molto l’importanza di questo tipo di conoscenza pubblica perché la gerarchia (ai livelli più alti) è stata coinvolta, tra cui il Consigliere Generale e Segretario Generale della Conferenza Episcopale e il Canonista del Delegato Apostolico. Questo coinvolgimento implica che la gerarchia cattolica fosse consapevole della minaccia rappresentata per il sistema segreto dalla diffusa conoscenza pubblica del modo in cui i casi di abuso erano stati precedentemente gestiti. I media erano stati molto riluttanti a sfidare la gerarchia della Chiesa cattolica con qualsiasi denuncia pubblica di illeciti. Questa riluttanza, in una certa misura, si estese alla religione in generale. Normalmente, i vescovi cattolici nei loro vari paesi erano stati in grado di controllare i media e persino i tribunali civili. Nel caso Lafayette, tale controllo è stato parzialmente perso. Eppure, anche a Lafayette, Louisiana, solo una piccola parte della cattiva condotta totale del clero è mai stata resa pubblica; la conoscenza dettagliata da parte del pubblico della portata dell’effettivo abuso non era molto diffusa.

    62. Un media cattolico indipendente ha riportato alcuni dettagli dei fatti di Lafayette. L’esposizione in quest’arena ha esercitato una maggiore pressione sul sistema segreto che in precedenza aveva nascosto gli abusi sessuali sui bambini da parte dei sacerdoti.

    63. Nel 1992 un caso particolarmente eclatante di cattiva condotta sessuale di sacerdoti che coinvolgeva bambini è stato ampiamente riportato sia dalla stampa che dai media visivi. Un prete cattolico, James Porter, ha abusato di quasi 200 vittime. Questo caso ha comportato anche prove credibili di conoscenza da parte di numerosi vescovi e altri superiori della Chiesa: trasferimenti per evitare scandali, mancanza di supervisione e occultamento attivo di p. I delitti di Porter. Per la prima volta, alcune vittime di abusi da parte di altri sacerdoti che sono venute a conoscenza della copertura giornalistica si sono rese conto di non essere sole: le loro esperienze erano simili agli eventi discussi pubblicamente del caso Porter. Questa conoscenza ha consentito ad alcune di queste vittime di farsi avanti e discutere pubblicamente le proprie esperienze di abusi da parte di sacerdoti.

    64. Nel periodo dal 1985 al 1992, c’è stata una crescente sensibilità alla consapevolezza che i vescovi ei superiori religiosi cattolici potevano essere coinvolti nell’occultamento della conoscenza di attività criminali da parte di sacerdoti e religiosi cattolici. Una massa crescente di persone che erano state violate ha iniziato a condividere alcune delle loro esperienze con psicologi, psichiatri, coniugi, genitori, amici e avvocati. La condivisione ha creato un corpo di centinaia di migliaia di persone che conoscevano una realtà che fino ad allora non era stata discussa pubblicamente. La divulgazione nazionale delle prove del continuo occultamento delle attività di Porter da parte di numerosi vescovi cattolici ha portato alcune vittime e le loro famiglie a rendersi conto che forse erano state ingannate anche dalle autorità religiose nelle loro diocesi. Ci sono prove di questa dinamica e di tale occultamento da parte della diocesi di Dallas e dell’NCCB/USCC in ciascuno dei casi di Dallas e del vicariato militare in due dei casi che coinvolgono p. Sassi.

    IL DANNO ALLE VITTIME DI ABUSI SESSUALI DA PRETI/RELIGIOSI

    65. È ben documentato che l’abuso sessuale di un minore è dannoso per quel minore e ne distorce il normale sviluppo psicologico. Il mio lavoro con le vittime di abusi e la revisione della letteratura forniscono un supporto concreto a questa affermazione.

    66. L’abuso sessuale di un bambino da parte di un sacerdote si sviluppa frequentemente in modo graduale e presenta alcuni aspetti complicati: 1) il contatto sessuale nasce da un rapporto di grande fiducia da parte del minore; 2) il bambino è straordinariamente vulnerabile in quanto il sacerdote è visto come un agente di Dio; 3) un rapporto affettuoso spesso precede il contatto sessuale in modo che il bambino senta di avere (solitamente) un rapporto molto speciale con il sacerdote; 4) c’è un’incredibile impotenza da parte del bambino abusato: la maggior parte dei minori abusati si sente responsabile dell’abuso che si verifica o è così impotente da non poter rivelare l’abuso ai propri genitori e spesso, a chiunque altro; 5) tale segretezza circonda l’abuso che la divulgazione è inibita – talvolta rinforzata da minacce – che consente all’abuso di continuare; e 6) se l’abuso viene rivelato, il bambino vittima raramente viene trattato in modo responsabile e pastorale dai vescovi. Inoltre, la fiducia dei genitori nel loro vescovo permette manipolazioni, intimidazioni e, in alcuni casi, inganni attivi, con conseguenze negative per il benessere del bambino.

    67. Gli effetti dell’abuso a volte possono essere visti immediatamente da professionisti qualificati sotto forma di depressione, malumore, ritiro o acting out, ma le origini del disagio sono molto difficili da distinguere senza un’assistenza professionale competente. Molte volte, gli effetti sono abbastanza sottili e si chiariscono solo in retrospettiva.

    68. L’effetto a lungo termine dell’abuso sessuale sui bambini può essere pervasivo e debilitante quando sono presenti determinate condizioni nella dinamica dell’abuso. Questi effetti pervasivi e debilitanti sono stati discussi in case history e studi presentati nella letteratura psichiatrica e psicologica per molti anni prima degli eventi che hanno dato origine al contenzioso Dallas. Vescovi e superiori religiosi e i loro consiglieri nel campo della psicologia e della psichiatria sapevano e potevano apprezzare, a mio avviso, negli anni ’70, il danno che risultava a un bambino vittima di abusi da parte di un sacerdote o di un religioso di fiducia.

    69. Nel 1982, le persone in possesso di materiale pedopornografico erano designate come autori di reati più gravi e distinte da altre persone in possesso di materiale pornografico che coinvolgeva adulti. Recentemente, tre sacerdoti cattolici facevano parte di un gruppo di 45 uomini arrestati in un’operazione dell’FBI (1995/96) per aver ricevuto materiale pedopornografico. Uno è stato condannato a dieci anni di carcere. Un altro prevede una condanna da 12 a 18 mesi. Il terzo caso è pendente. Anche il caso New York v. Ferber, 458 US 747 (1982) ha passato in rassegna la letteratura nell’area degli abusi sessuali sui minori e riconosce la consapevolezza di lunga data negli ambienti professionali e legali del danno ai bambini derivante da tali abusi.

    70. Nel 1984 e nel 1985 p. Michael Peterson del St. Luke Institute, p. Thomas Doyle, Canonista presso la Nunziatura Apostolica, e Mr. Ray Mouton, avvocato civile che rappresenta p. Gilbert Gauthe, ha preparato un’ampia relazione sugli aspetti civili, canonici e psicologici del coinvolgimento sessuale del sacerdote con i bambini. Questo rapporto includeva dichiarazioni ben documentate riguardanti gli effetti dannosi a lungo termine per un bambino vittima di abusi sessuali. Nel settembre 1993 il Comitato ad hoc sugli abusi sessuali dell’NCCB ammise che questo rapporto identificava praticamente le stesse questioni che erano state precedentemente analizzate per i vescovi.

    71. Nel 1985 David Finkelhor, Ph.D., e Angela Brown, Ph.D., hanno digerito ciò che era noto dalla ricerca precedente in un potente modello che non lasciava dubbi sul potenziale danno a lungo termine per le vittime di abusi sessuali su minori . L’interazione di quattro dinamiche è notoriamente ingrediente attivo nell’abuso sessuale di bambini da parte di sacerdoti e religiosi. L’atmosfera di segretezza che circonda la risposta di vescovi/superiori/vicari/sacerdoti all’avviso di abuso ha accentuato la dinamica della vittimizzazione. Queste dinamiche includono: sessualizzazione traumatica, stigmatizzazione, tradimento e impotenza. Ognuna di queste dinamiche è evidente nei casi Dallas ed è causalmente correlata all’ampio danno documentato nei profili psicologici dei Querelanti. Vedi Tabella 1 (allegata), Traumagenic Dynamics in the Impact of Child Sexual Abuse, dall’articolo Finkelhor/Brown. 72. È sconcertante che la diocesi di Dallas abbia continuato a riferire le vittime e gli autori di abusi a professionisti che avevano alleanze contrastanti con la diocesi di Dallas (Dr. McNamara) o a cui erano state negate le informazioni necessarie per fornire una diagnosi adeguata e obiettiva (Dr. Jaeckle e St. Luke Institute).

    COMPONENTI DEL SISTEMA SEGRETO- -ATTIVITÀ SESSUALE
    DA PARTE DI SACERDOTI E RELIGIOSI PUBBLICAMENTE CELIBATI

    73. Il celibato, lo stato di non matrimonio e la pratica della perfetta castità, è un requisito per l’ordinazione al sacerdozio cattolico di rito latino. (Canone 277). Il vescovo cattolico ha il compito di vigilare e assicurare il rispetto di questo requisito. Il celibato è un requisito permanente per il sacerdozio attivo. Ciò equivale a una certificazione che qualsiasi prete cattolico attivo è sessualmente sicuro. I vescovi, i superiori religiosi e le loro operazioni mediatiche negli Stati Uniti hanno assiduamente promosso questa immagine e questo presupposto.

    74. Che cos’è, infatti, un celibato ideale inattaccabilmente nobile: caratterizzato dalla totale dedizione a Dio, libero da ogni ambivalenza, simbolo vivente dell’universalità e del significato dell’amore divino e della completa disponibilità e dedizione al servizio dell’umanità. Non ho niente in discussione con il concetto e il perseguimento dell’ideale celibe.

    75. Certamente, la stragrande maggioranza dei sacerdoti cattolici non abusa sessualmente di minori. Ma, poiché le conseguenze dell’abuso di un bambino da parte di una persona che detiene il potere spirituale sono così terribili e di lunga durata, anche una piccola percentuale di autori all’interno del ministero è una questione di estremo interesse pubblico e urgenza. Inoltre, il fatto che tali abusi avvengano in altre parti della società non diminuisce la necessità di un’azione responsabile da parte dei vescovi cattolici negli Stati Uniti nei confronti dei propri sacerdoti, vescovi e membri laici della loro chiesa.

    76. Come ho affermato sopra, nel 1976 il Dr. Bartemeier ed io siamo stati in grado di stimare che il 6% di tutti i sacerdoti e religiosi cattolici si occupava di minori. Se potessimo saperlo, credo che lo sapessero anche i vescovi.

    77. p. Andrew Greeley, sacerdote sociologo dell’arcidiocesi di Chicago, ha stimato che tra il 5 e il 7% dei preti cattolici si coinvolge sessualmente con minori.

    78. Diverse altre fonti stimano dal 2% al 10% la percentuale di tutti i sacerdoti cattolici che si interessano sessualmente di minori. C’è una certa confusione sul fatto che queste cifre si riferiscano solo ai pedofili (coinvolgimento sessuale con bambini in età prepuberale), agli efebofili (coinvolgimento sessuale con adolescenti) o ad entrambi. Stimo che il 2% di tutti i preti cattolici siano pedofili e che un ulteriore 4% si occupi di adolescenti (efebofili). 79. Quando si considerano le singole istituzioni cattoliche o le diocesi, la proporzione di coloro presunti o incriminati per abusi sessuali su minori è spesso superiore alle mie stime. Ad esempio, diverse diocesi cattoliche negli Stati Uniti rivelano che oltre il 10% dei sacerdoti attivi ha avuto rapporti sessuali con minori.

    80. Uno studio approfondito su un seminario minore della California (studenti di età compresa tra 13 e 17 anni) è stato condotto nel 1993 da un comitato di revisione indipendente composto da professionisti religiosi e laici nel campo del lavoro sociale e della psicologia, della legge e della medicina. Questo studio ha mostrato che il 25% della facoltà religiosa (Frati Francescani) ha avuto contatti sessuali inappropriati con studenti minorenni per un periodo di ventitré (23) anni.

    81. Un modello simile di cattiva condotta è stato documentato in un seminario minore del Midwest (studenti di età compresa tra 13 e 17 anni) tra gli anni 1968-1986, quando quattordici (14) vittime si sono lamentate di abusi sessuali da parte di sei sacerdoti membri della facoltà. Ulteriori denunce sono state registrate contro tre sacerdoti membri della facoltà tra il 1972 e il 1992. Il mio studio suggerisce che solo una piccola percentuale di sacerdoti o religiosi che abusano all’interno di una data comunità o area viene mai a conoscenza del pubblico, anche quando vengono mantenuti gli sforzi per la scoperta e la divulgazione . Il sistema segreto che circonda preti e vescovi è molto protettivo e ben consolidato.

    82. I miei studi rivelano che l’abuso sessuale all’interno dei seminari da parte di docenti sacerdoti è significativo perché il 10% del clero riferisce di aver subito abusi sessuali durante il corso di studi per l’ordinazione.

    83. L’abuso sessuale non è un problema esclusivo del sacerdozio cattolico negli Stati Uniti. In Canada, l’arcivescovo cattolico di Terranova ha istituito una commissione indipendente per studiare gli abusi sessuali a lungo termine sui minori in una delle sue istituzioni. Lo studio di Terranova ha rivelato che 13 sacerdoti su 107 erano coinvolti in attività sessuali con minori. Sono stati coinvolti anche altri 23 fratelli religiosi e dipendenti della chiesa. Il rapporto pubblicato, completato nel 1990, è stato il trampolino di lancio per le riforme avviate dalla Conferenza episcopale canadese e attuate nelle diocesi di tutto il Canada.

    84. Uno studio del 1991 su un campione casuale di clero cattolico in Sud Africa ha rivelato che circa il 45% dei sacerdoti ha riferito di essere stato sessualmente attivo con un partner non specificato nei due anni precedenti. Questo studio è stato condotto da un prete cattolico, Victor Kotze.

    85. Uno studio del 1995 sui sacerdoti in Spagna sostiene che il 7% di tutti i sacerdoti ha commesso gravi reati sessuali contro minori. Lo stesso studio riporta che su un campione di 354 sacerdoti sessualmente attivi, il 26% ha agito sessualmente con minori. Complessivamente, l’autore afferma che il 60% di tutti i sacerdoti cattolici in Spagna sono sessualmente attivi.

    86. Nel 1996 la Conferenza episcopale irlandese, in una dichiarazione scritta, si è impegnata a cooperare pienamente con la polizia e le autorità civili per consegnare alla giustizia i responsabili noti del sacerdozio cattolico in Irlanda. La Conferenza irlandese si è anche scusata con la comunità laica cattolica per la sua lunga incapacità di rispondere agli avvisi di abusi sui bambini da parte di preti cattolici in Irlanda.

    87. La Conferenza episcopale australiana nel maggio 1996, ha riconosciuto problemi simili con il clero cattolico in Australia e ha emesso una dichiarazione politica riguardante la cooperazione con un’indagine annunciata da una commissione reale. L’avviso è stato letto in ogni parrocchia in Australia.

    88. Come ho spiegato in altre sezioni di questa relazione, la gerarchia della Chiesa cattolica negli Stati Uniti, come esemplificata dai vescovi, arcivescovi, cardinali e altri membri della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, ha saputo di questo problema per un po ‘di tempo. Come ho spiegato, stimo che il 2% di tutti i sacerdoti cattolici sia sessualmente coinvolto con bambini in età prepuberale (pedofili) e il 4% dei sacerdoti cattolici sia sessualmente coinvolto con adolescenti (efebofili). Studi ben consolidati mostrano che il pedofilo medio ha 250 o più vittime nel corso della sua vita. Non abbiamo gli stessi studi disponibili per gli efebofili. Fr. Andrew Greely stima che ci siano tra 100.000 e 150.000 vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti e religiosi cattolici negli Stati Uniti. Nel mio lavoro non ho mai tentato di fare una stima delle vittime.

    89. L’evidenza del diffuso abuso sessuale di minori da parte del clero cattolico negli Stati Uniti è solo un’indicazione della mancanza di pratica del celibato tra il clero cattolico. Quattro volte più preti e religiosi cattolici sono coinvolti con le donne rispetto a quelli coinvolti con i bambini, e quasi tre volte di più sono coinvolti con uomini adulti.

    90. Un problema separato all’interno del sacerdozio cattolico è la questione dell’omosessualità, in particolare alla luce della condanna della pratica omosessuale da parte della Chiesa. Osservatori esperti, comprese le autorità all’interno della Chiesa, stimano che il 40-50% di tutti i sacerdoti cattolici abbia un orientamento omosessuale e che la maggioranza di questi sia sessualmente attiva. Dai miei studi stimo che solo il 30% dei preti cattolici abbia un orientamento omosessuale e che solo la metà di questi sia sessualmente attiva. Vedere Lothstein, 34 Catholic Law Rev. 89 (1994) .

    91. Fino al 1980, non erano stati pubblicati studi sul comportamento sessuale dei sacerdoti cattolici che prestavano servizio nel ministero pubblico. Nel 1980, uno studio di tesi sui preti omosessuali è stato condotto da un prete cattolico presso l’Institute for Advanced Study of Human Sexuality. Il campione finale ha coinvolto 50 preti cattolici gay provenienti da tutti gli Stati Uniti di età compresa tra 27 e 58 anni. Del campione, solo due dei 50 sacerdoti, ovvero il 4%, si astengono attualmente dal sesso. Il numero di precedenti partner dello stesso sesso per la popolazione campione ha rivelato una media di 227 partner dello stesso sesso per partecipante al sondaggio, che vanno da 11 partecipanti che hanno segnalato 500 o più partner a 9 che hanno segnalato non più di 10. Un totale di 49, o Il 98% del campione del sondaggio ha dichiarato di voler continuare a uno stile di vita gay in futuro. Inoltre, l’88% ha affermato che,

    92. La diffusa mancanza di pratica del celibato è rilevante per la questione centrale dell’abuso sessuale di minori da parte del clero cattolico, perché una comunità che proclama pubblicamente la sicurezza sessuale dei suoi membri mentre tollera l’attività sessuale limita la capacità dei vescovi, vicari, parroci e sacerdoti di sorvegliare, disciplinare ed esplorare adeguatamente le attività criminali dei sacerdoti che abusano di bambini. L’esposizione di una parte del sistema——preti violenti——minaccia di esporre un intero sistema che supporta una mancanza di conformità celibe all’interno del sacerdozio.

    93. Il gran numero di sacerdoti omosessuali sessualmente attivi complica ulteriormente la questione a causa del potenziale di controversia pubblica e disapprovazione di questo comportamento, in particolare in considerazione del disprezzo della stessa Chiesa dell’orientamento omosessuale come una “condizione intrinsecamente disordinata”.

    94. La questione dell’omosessualità viene talvolta confusa con la questione dell’abuso sessuale sui minori a causa del numero sproporzionato di minori maschi vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti. Alcuni medici riferiscono che il 90% delle vittime sessuali dei sacerdoti sono uomini. Ho scoperto che il prete vittimizza i ragazzi almeno il doppio delle ragazze. Qualunque sia la proporzione, è chiaro che i preti molestano ragazzi minorenni proporzionalmente più frequentemente degli abusatori nella popolazione generale. Vedi Lothstein, 34 Cath. Legge Rev. 89 (1994) .

    95. Ritengo che la necessità di mantenere il segreto, di controllare la conoscenza pubblica degli abusi sessuali su minori da parte di religiosi cattolici, di evitare procedimenti giudiziari per tali crimini e di proteggere la reputazione e le finanze della Chiesa cattolica, abbia portato a ciò che il I querelanti di Dallas definiscono “una cospirazione” dei vescovi e dei superiori religiosi per nascondere questi crimini contro i minori. Attraverso questa “cospirazione”, i vescovi si sono sforzati di evitare un’azione decisiva e responsabile per timore di scandalo, e nonostante il noto rischio di danno per la benessere dei minori cattolici che erano a rischio. La segretezza di fronte alla conoscenza del rischio di danni ai bambini non solo è riprovevole, è potenzialmente illegale.

    DOVERI, RESPONSABILITA’ E NEGLIGENZA DI VARI CONVENUTI

    96. Conosco bene il ruolo e la responsabilità della Conferenza Episcopale (Convenuti NCCB/USCC) per quanto riguarda la formazione e la formazione sacerdotale, avendo insegnato in diversi importanti seminari cattolici dal 1967. La Conferenza Episcopale è stata molto attiva nel stabilire linee guida vincolanti per la formazione del seminario, nella certificazione e valutazione dei docenti e degli studenti del seminario e nello stabilire gli standard che devono essere soddisfatti dagli studenti e dai docenti del seminario. La Conferenza episcopale è stata attiva anche nel commissionare studi sulla formazione e l’addestramento sacerdotale.

    97. Conosco anche il ruolo della Conferenza episcopale nello stabilire, coordinare ed eseguire la politica nazionale per conto della Chiesa cattolica su questioni che incidono sulla vita cattolica negli Stati Uniti. A questo proposito, la Conferenza episcopale è l’ente cattolico che coordina e dirige gli sforzi di ricerca sui temi di interesse per la vita cattolica negli Stati Uniti.

    98. Conosco anche bene le operazioni mediatiche della Conferenza episcopale, compreso il Catholic News Service, la più grande agenzia di stampa cattolica del mondo, la loro pubblicazione, Origins, e i numerosi piani pastorali, lettere pastorali e altre dichiarazioni che esprimono la politica di i vescovi cattolici degli Stati Uniti che la Conferenza episcopale emette e che parlano direttamente alla comunità laica cattolica in tutta la nostra nazione.

    99. A mio parere, l’NCCB/USCC è stato responsabile e negligente nei seguenti aspetti:

    a) non riconoscere e avvertire il pubblico cattolico del pericolo per i minori derivante dalla nota propensione di alcuni sacerdoti e religiosi cattolici ad agire sessualmente con i bambini.

    b) promulgare standard nazionali per la formazione e la formazione sacerdotale che non affrontassero adeguatamente la necessità di identificare i seminaristi che——a causa della loro immaturità psicosessuale—erano a rischio di comportamento non celibe e quindi non erano adatti per un ministero pubblico che coinvolgesse minori .

    c) non stabilire e attuare una politica nazionale che coinvolga un laicato informato e vigilante; prominente è l’assenza di qualsiasi piano per prevenire l’attività sessuale con minori da parte di sacerdoti e religiosi cattolici.

    100. Conosco anche il ruolo dei singoli vescovi cattolici negli Stati Uniti. Ogni vescovo cattolico è responsabile della sicurezza e del benessere della comunità cattolica laica all’interno della sua diocesi. Il vescovo diocesano ha l’autorità di controllare e dirigere tutte le attività cattoliche all’interno della sua diocesi, compresa l’ordinazione, l’assegnazione, la supervisione e la disciplina di tutti i sacerdoti e religiosi cattolici all’interno della sua diocesi e il suo potere di scomunicare coloro che all’interno della sua giurisdizione non si conformano.

    101. A mio parere il Vescovo di Dallas e i suoi delegati sono stati negligenti nei seguenti aspetti:

    a) la mancata indagine su numerosi rapporti, denunce, voci, segnali d’allarme e altre chiare indicazioni di un rischio sostanziale per i bambini di cattiva condotta sessuale con minori da parte dei padri Peebles, Kos, Hughes e altri sacerdoti.

    b) la ripetuta assegnazione di sacerdoti cattolici a incarichi che implicano l’accesso ai bambini cattolici quando tali chierici erano inadatti a tale incarico senza un’adeguata supervisione o avvertimenti ai genitori e ai bambini cattolici.

    c) la ripetuta incapacità di supervisionare adeguatamente le attività dei Padri Peebles, Hughes e Kos nonostante fosse chiaro che le attività di questi chierici presentavano un rischio sostanziale di danno da cattiva condotta sessuale inappropriata, immatura o addirittura illegale con minori.

    d) la mancata attuazione di avvertimenti e istruzioni adeguati ai genitori cattolici e ai loro figli nonostante il noto rischio di cattiva condotta sessuale con minori da parte dei sacerdoti della diocesi di Dallas.

    102. Il vicariato militare/arcidiocesi per i servizi militari è una diocesi, come la diocesi di Dallas, ed è guidata da un vescovo che ha l’autorità di approvare sacerdoti e religiosi cattolici come candidati idonei al servizio militare. Questa approvazione al Dipartimento della Difesa garantisce che il candidato sacerdote sia moralmente, spiritualmente, intellettualmente ed emotivamente qualificato per rappresentare la fede cattolica e servire come ufficiale nell’esercito degli Stati Uniti.

    103. A mio avviso il Vicariato militare è stato negligente nei seguenti aspetti:

    a) non avendo condotto un’indagine adeguata su p. Robert Peebles si qualifica per servire come ufficiale di riserva nell’esercito degli Stati Uniti nel 1981.

    b) non avendo condotto un’indagine adeguata su p. Robert Peebles si qualifica per servire come ufficiale in servizio attivo nell’esercito degli Stati Uniti nel 1982.

    c) nell’appoggiare p. Robert R. Peebles, Jr. nel 1981 come qualificato per rappresentare la fede cattolica come ufficiale militare di riserva quando era un molestatore sessuale e abusava di alcol al momento dell’approvazione. Robert R. Peebles, Jr. nel 1982 come qualificato per rappresentare la fede cattolica come ufficiale militare in servizio attivo quando era un molestatore sessuale e abusava di alcol al momento dell’approvazione.

    e) nel non aver condotto un’indagine in seguito all’incidente alla Galilee Retreat House nel giugno 1982, quando p. Robert R. Peebles, Jr. è apparso con un ragazzo minorenne che condivideva la camera da letto con p. Peebles in un momento in cui p. Peebles era sotto la supervisione e la direzione di vescovi e agenti del vicariato militare.

    f) nel non avvisare l’Esercito degli Stati Uniti nel 1981 che l’approvazione dell’idoneità al servizio attivo rilasciata nel gennaio 1981 era fraudolenta perché p. Peebles era un molestatore sessuale e alcolista inadatto a indossare l’uniforme di un ufficiale dell’esercito degli Stati Uniti.

    g) omettendo di avvertire l’Esercito degli Stati Uniti nel giugno 1982 che l’approvazione dell’idoneità al servizio attivo rilasciata nel febbraio 1982 era fraudolenta perché p. Peebles era un molestatore sessuale e alcolista inadatto a indossare l’uniforme di un ufficiale dell’esercito degli Stati Uniti.

    104. È mia opinione che i casi che coinvolgono i padri Peebles, Hughes e Kos si adattino a un modello nazionale che ho osservato negli ultimi 35 anni. Questo modello implica la conoscenza della cattiva condotta sessuale in corso da parte di sacerdoti e religiosi cattolici e la cooperazione tra i vescovi per impedire che tale cattiva condotta diventi di pubblico dominio. Tale modello si trova in tutte le diocesi e gli ordini religiosi negli Stati Uniti e forse in molti paesi del mondo. Anche i casi che coinvolgono i padri Peebles, Kos e Hughes si adattano al modello che ho osservato in termini di metodo di azione del sacerdote, conoscenza della diocesi, risposta della diocesi, e (nei casi Peebles) la cooperazione tra i vescovi nell’assegnazione del chierico colpevole e nella risposta del vescovo alle prove di cattiva condotta sessuale con minori da parte del chierico colpevole. Non credo sia casuale che questi casi vengano gestiti allo stesso modo nelle diocesi e negli ordini religiosi di tutti gli Stati Uniti. Le seguenti sono pratiche uniformi: non indagare su indizi di qualsiasi cattiva condotta sessuale, anche con i bambini; non aver adeguatamente supervisionato il chierico nel suo incarico; non riuscendo a garantire che il chierico sia perseguito per cattiva condotta con i bambini. Una volta che si verifica un incidente, l’energia e le politiche ai più alti livelli dell’autorità della Chiesa sono state indirizzate al controllo dei danni, alla prevenzione dello scandalo a tutti i costi e agli sforzi per placare e manipolare le vittime e le famiglie. Quest’ultimo comporta spesso intimidazioni, informazioni fuorvianti e persino mezzi fraudolenti, se necessario. La politica comporta anche il mantenimento del sacerdote in un nuovo incarico senza un’adeguata supervisione e senza informare la congregazione dove il comportamento abusivo di solito continua.

    105. Questo modello comune è una forte prova di un accordo su come gestire questi casi e un piano per raggiungere il risultato desiderato, vale a dire evitare la conoscenza pubblica e la responsabilità per cattiva condotta sessuale illegale da parte di sacerdoti cattolici e religiosi con minori. Un’altra tattica pubblicitaria è quella di ridurre al minimo il coinvolgimento del prete/Chiesa quando l’abuso diventa pubblico. Ad esempio, i rappresentanti della Chiesa affermano che i sacerdoti molestano meno di altri gruppi. Altri stratagemmi di pubbliche relazioni per evitare la responsabilità implicano la manipolazione e l’intimidazione dei media, rivendicando “attacchi alla chiesa”, “attacchi ai preti” o “attacchi ai cattolici” a qualsiasi rivelazione di illeciti dei sacerdoti, cercando di screditare coloro che denunciano il reato. È mia opinione che la cospirazione addotta dai querelanti esista effettivamente e abbia preceduto gli eventi di Dallas.

    106. Di particolare importanza per il contenzioso di Dallas è il fatto che ogni querelante in questi casi era noto o conoscibile alla diocesi di Dallas e, per quanto riguarda John Doe I e IV (Peebles), al Vicariato militare. I vescovi ei loro consulenti psichiatrici e psicologici sapevano o avrebbero dovuto sapere che queste vittime avevano bisogno di assistenza per mitigare gli effetti dannosi dell’abuso sessuale da parte di un fidato consigliere spirituale. La diocesi di Dallas e il vicariato militare non hanno fatto nulla per assistere i ricorrenti in questi casi, e invece hanno intrapreso azioni che hanno aumentato il danno alle vittime. È mia opinione come psicoterapeuta che il danno a queste vittime è continuato nel corso degli anni ed è stato accresciuto e reso cronico dalle azioni di questi imputati.

    DIOCESI DI DALLAS

    107. Nella diocesi di Dallas esiste un modello consolidato di conoscenza e controllo dei danni mantenendo segrete le violazioni, anche se la diocesi è a conoscenza della cattiva condotta. Questo modello include:

    a) conoscenza di cattiva condotta sessuale da parte di p. “E” nel 1966 dal Vicario Generale che non ha portato a indagini o supervisione con il risultato che p. “E” ha continuato ad abusare di altri minori.

    b) denunce di irregolarità non specificate da parte di p. “A” nel 1967.

    c) denuncia di condotta omosessuale con ragazzi da parte di Rudy Kos prima della sua ammissione in seminario nel 1976.

    d) conoscenza di p. Violazioni di Robert Peebles almeno nel 1980 con numerosi successivi avvisi di violazione alla diocesi di Dallas e al Vicariato militare (John Doe IV portato in casa di ritiro nel 1982, stupro di ragazzo nel 1984, reato nel 1986).

    e) conoscenza di p. Le attività di “B” con una ragazza minorenne a Irving, forse già nel 1981.

    f) un modello coerente di comportamento pedofilo da parte di p. Rudolph Kos durante il suo ministero dal 1981 al 1992.

    g) segnalazioni di possibili comportamenti sessuali scorretti con minori da parte di p. “C” e p. “D” tra la metà e la fine degli anni ’80.

    h) occultare la precedente conoscenza diocesana di p. La cattiva condotta di “B s” a Irving nel 1981 avvisando questo ricorrente nel giugno del 1993 che nessuno nella diocesi di Dallas aveva la minima idea di questo comportamento quando era noto al vescovo, vicario generale, direttore aziendale, sovrintendente delle scuole e a almeno due parroci e un dirigente scolastico prima del giugno 1993 secondo la deposizione del Provveditore delle Scuole.

    VICARIATO MILITARE

    108. Un modello simile è evidente nel comportamento del Vicariato militare in quanto mi è stata mostrata la prova di un modello coerente di approvazione di sacerdoti e religiosi cattolici come idonei a servire la fede cattolica nell’esercito che avevano una precedente storia di cattiva condotta sessuale con bambini. Sono anche a conoscenza di un modello che consente ai cappellani cattolici di dimettersi dai loro incarichi piuttosto che affrontare la corte marziale. Questo modello esisteva prima del caso Peebles.

    RAY K. MCNAMARA, PH.D.

    109. A mio parere, il Dr. McNamara ha assistito la diocesi nell’insabbiamento riguardante le vittime sia di Hughes che di Peebles in quanto il Dr. McNamara aveva una doppia relazione con la diocesi di Dallas al momento del suo consiglio e del trattamento di John Doe I nel caso Peebles e Jane Doe I nel caso Hughes. A causa di questa doppia relazione, il dottor McNamara non avrebbe dovuto consigliare o curare nessuno dei querelanti. Esaminando la deposizione e le registrazioni del trattamento del Dr. McNamara, non vedo alcuna prova che abbia diagnosticato e trattato in modo appropriato questi individui. Infine, l’ammissione del Dr. McNamara di aver distrutto i registri dei trattamenti originali che sono importanti per questo caso nell’agosto 1993, a mio avviso, è stata fatta per nascondere informazioni materiali e ha favorito la “cospirazione” riguardante l’occultamento dei crimini contro i bambini da parte di Padri Peebles, Kos, Hughes e numerosi altri sacerdoti della diocesi di Dallas, alcuni dei quali erano stati curati dal dottor McNamara. Alcune delle mie ulteriori osservazioni e opinioni sono le seguenti:

    a) Per quanto riguarda la vittima di Hughes, la dottoressa McNamara ha perpetuato l’insabbiamento non riuscendo a servire i suoi interessi rispetto a quelli della diocesi di Dallas.

    b) Il dottor McNamara è stato cooptato nel sistema per evitare lo scandalo. Lo ha fatto non promuovendo la libertà di scelta della vittima. Sapendo dell’abuso dai colloqui con i genitori, non ci sono prove che abbia avuto a che fare con il suo paziente. In questo modo, è caduto nel sistema segreto dell’elusione e ha perpetuato la vittimizzazione e l’insabbiamento. La sua fuga è condizionata dalla sua fedeltà alla diocesi? Il suo coinvolgimento costituisce un conflitto di interessi? Una duplice relazione collusiva vietata dalla pratica etica terapeuta/paziente? Credo che sia basato sugli standard APA del 1981.

    c) Per quanto riguarda la vittima di Peebles (Doe I–Peebles), sembra esserci un modello di conflitto quando si tratta di sacerdoti della diocesi. Ad esempio, McNamara ha trattato la famiglia di una vittima, la vittima e l’autore del reato senza rivelare questo conflitto. Stava anche curando altri sacerdoti della diocesi, ricevendo rinvii dalla diocesi e consultandosi con il tribunale, incluso p. Fellhauer (l’agente del vescovo nella vicenda Peebles), sempre senza rivelare questo conflitto.

    d) Il Dr. McNamara, riguardo a Doe I, ancora una volta non è riuscito a discutere la natura e l’estensione dell’abuso sessuale della vittima e ci sono poche prove che abbia valutato adeguatamente i bisogni e gli interessi superiori della vittima. Allo stesso tempo, riceveva indicazioni di consulenza dalla diocesi ed era sovvenzionato finanziariamente dalla diocesi. Non avrebbe dovuto essere coinvolto in questo caso.

    e) Il verbale dimostra che il dottor McNamara ha giudicato che a John Doe I (Peebles) non fosse permesso di testimoniare contro Robert Peebles. Il record riflette anche che i genitori hanno adottato tale giudizio, supponendo che provenisse da una terza parte imparziale quando in realtà il dottor McNamara aveva una relazione di lunga data con la diocesi che non è stata divulgata e una doppia relazione e conflitto di interessi in questa materia.

    f) Il Dr. McNamara inoltre non è riuscito a tenere conto dei bisogni della vittima e ad adottare misure dirette per assicurarsi che la vittima ricevesse il supporto terapeutico necessario nonostante abbia continuato a curare la famiglia della vittima fino al 1987.

    g) I genitori affermano che il Dr. McNamara ha consigliato alla famiglia di non continuare a fare pressioni su John Doe I (Peebles) affinché discutesse delle molestie; se veri, tali consigli favoriscono effettivamente la segretezza a danno della vittima.

    h) Sembra che il consiglio del dottor McNamara sia stato seguito in quanto la molestia è stata tenuta segreta, anche all’interno della famiglia, e non è stata discussa in modo approfondito fino al dicembre del 1992. Qual è stato il ruolo del dottor McNamara in questo? degli eventi riflette il tentativo del sistema di cooptare le agenzie, comprese le agenzie per la salute mentale e le agenzie legali, nel sistema segreto e per evitare lo scandalo. Questo modello è coerente con il modello nazionale che ho osservato. Questi sforzi falliscono quando la vittima ha il potere ei fatti non possono più essere contenuti all’interno del sistema segreto. La psicoterapia dovrebbe consentire alle vittime di parlare apertamente, anche nei media e nei tribunali, quando appropriato. A mio avviso il dott.

    j) Non ci sono prove che il Dr. McNamara abbia mai riferito a p. Peebles o p. Hughes alle autorità competenti sebbene fosse un giornalista obbligatorio.

    OSSERVAZIONI SUL CASO DI FR. WILLIAM HUGHES

    110. Hughes è un esempio di sviluppo adolescenziale arrestato in cui l’attrazione naturale di un uomo di 26 anni è per una ragazza di 12-13 anni perché questa è la sua età emotiva. Perché questo non è stato scoperto/monitorato né il supporto fornito dal sistema religioso?

    a) Prima che l’abuso venga scoperto:

    (1) Il padre della ragazza si insospettisce quando osserva la figlia che massaggia Hughes (prima che inizi la condotta sessuale). Questo è stato scontato dalla madre e infine dal padre perché Hughes era un prete e “i preti sono celibi”. Ci sono anche altri segnali di avvertimento. (Un adeguato avvertimento da parte della diocesi e dell’NCCB avrebbe impedito gli abusi.)

    (2) Nessuna registrazione presso la parrocchia del modello di comportamento di Hughes sebbene la ragazza chiami sempre; viene vista con il prete e il prete passa tutto il suo tempo con la famiglia e la ragazza. Il comportamento di Hughes è stato ovviamente osservato dal pastore. Fr. Clayton ha commentato a p. Kos sull’abitudine di Hughes di essere alla St. Luke’s School quando la scuola finiva. Ciò ha coinciso con le sue attività riguardanti Jane Doe I. Va notato che ci sono anche possibili prove di un comportamento simile da parte di p. “E”. (negazione/mancanza di supervisione). Non viene condotta alcuna indagine.

    (3) Il tipico modello di seduzione da parte del prete comporta la conquista della fiducia della famiglia.

    (4) INDIZIO: I fratelli di Jane Doe osservano la relazione tra il prete e Jane Doe——”non è qui per vederci, è qui per vedere Jane Doe.” Questa è un’altra indicazione che un avvertimento adeguato avrebbe impedito l’abuso. Ma un tale monito è incompatibile con l’immagine del sacerdozio che la Chiesa vuole proiettare.

    (5) Insuccesso sistematico nello studiare il problema e nel prevenire la cattiva condotta sessuale——e nel fornire gli strumenti per un’adeguata supervisione e nel dare ai laici gli strumenti per proteggersi; sacerdoti presentati come completamente al sicuro.

    L’enfasi era sulla prevenzione dello scandalo e sulla copertura di comportamenti scorretti al fine di preservare l’immagine. Ciò equivale a un inganno.

    (6) Anche prima dell’abuso: il sistema della Chiesa che favorisce la negazione e rifiuta di riconoscere la realtà sessuale e la scorrettezza, compresa la condotta sessuale con i bambini, priva un pastore degli strumenti e del supporto per elaborare le informazioni, anche se riconosce ciò che sta accadendo (negazione/ mancanza di preavviso)

    b) Durante l’abuso:

    (1) Hughes salta diverse volte la messa delle 18:00 perché lui e Jane Doe dormono troppo nella sua stanza (negazione/mancanza di supervisione)

    (2) Hughes trascorre una quantità eccessiva di tempo con una famiglia e una ragazza; nessuna registrazione per parrocchia. La governante trova una foto di nudo. Negazione/mancanza di supervisione. Non viene condotta alcuna indagine.

    c) Dopo che l’abuso è stato scoperto ed inevitabilmente esposto, cosa accade:

    (1) La famiglia è chiamata il sistema segreto; chiamano p. Cloherty, chiedendo “Chi vediamo se pensiamo che un prete sia innamorato di una bambina?” Lui risponde “vieni a trovarmi”. Si tiene una riunione presso l’ufficio della Cancelleria (diventa un luogo segreto) . Secondo la testimonianza dei genitori arrivano con due buste di lettere d’amore.

    (2) Il prete consiglia ai genitori di tacere (questo è un fatto controverso ma la testimonianza dei genitori si adatta al modello nazionale).

    (3) Il sacerdote ha eliminato le prove (questo è un fatto controverso ma la testimonianza dei genitori si adatta al modello nazionale).

    (4) La Chiesa rimanda i genitori al Dr. McNamara con il quale la Chiesa aveva una relazione continua.

    (5) I genitori riponevano grande fiducia nei funzionari diocesani.

    (6) La Chiesa distoglie l’attenzione della famiglia dalla questione degli abusi sessuali sui minori e si concentra invece sulla prevenzione dello scandalo per il bene della Chiesa.

    (7) La consultazione dei genitori con le più alte cariche della Diocesi, vale a dire il Vicario Generale e il Vescovo, incontra resistenze e negazioni che equivalgono a un insabbiamento. (Il vicario generale dice “provalo”). Non viene condotta alcuna indagine.

    (8) La promozione sistematica di alcuni preti trasgressori assicura la segretezza all’interno del sistema. Hughes, un noto molestatore di bambini, viene nominato membro del consiglio del personale dei sacerdoti nel 1989.

    (9) p. Hughes non viene mai perseguito.

    OSSERVAZIONI SUL CASO DI FR. ROBERT R. PEEBLES, JR.

    111. Conoscenza preliminare:

    a) Peebles ha dimostrato seri problemi caratterologici in seminario a causa della dicotomia tra la sua intelligenza e le sue prestazioni e il suo record accademico irregolare. La facoltà ha riferito di rapporti interpersonali scadenti, soprattutto con persone della sua età.

    b) Peebles ha rivelato una preoccupazione per lo scarso controllo degli impulsi quando era in seminario. (Problemi con la masturbazione cronica)

    c) Problemi evidenziati dal seminario con i rapporti interpersonali.

    d) C’è una registrazione di raccomandazioni negative prima dell’ordinazione, inclusa una dichiarazione di un pastore che aveva una “sensazione inquietante”. Non viene condotta alcuna indagine.

    e) Peebles ha manifestato un classico Disturbo Borderline di Personalità——che non è stato correttamente diagnosticato o trattato fino a dopo molteplici episodi di abuso

    112. Conoscenza dopo l’ordinazione:

    a) Un genitore ha sospetti di inadeguatezza che ha comunicato a p. Scott mentre Peebles era assegnato a St. John’s a Ennis. Fr. Scott avvisa il vicario generale di voci di cattiva condotta sessuale con ragazzi durante il campo (lasso di tempo non chiaro ma probabilmente entro il 1980). Il figlio infatti aveva subito abusi ma nessuna indagine è stata condotta e il ragazzo non è mai stato identificato o assistito.

    b) p. Il metodo di seduzione di Peebles coinvolge costantemente l’alcol sia per se stesso che per i ragazzi minori, insieme al tabacco. Intrappola i ragazzi nel segreto per nascondere il “loro” comportamento ai loro genitori.

    c) Peebles viene sorpreso ad abusare di un ragazzo al St. Mark’s e “accetta un consulto per evitare il processo”. Peebles a San Marco dal 1979 al 1981. Ha detto a un investigatore militare di essere stato catturato nel 1981 a All Saints. Non viene condotta alcuna indagine.

    d) Nel 1981, Peebles sta lottando ed è coinvolto sessualmente con adolescenti. Il vicario generale “si accorge di essere depresso” e consiglia un consulto, riconoscendo l’angoscia di Peeble. Viene dato il permesso di entrare nelle Riserve Militari. Non viene condotta alcuna indagine.

    e) Nel 1981, la Diocesi nomina inspiegabilmente e ingiustificatamente Peebles Direttore dello Scoutismo.

    f) La nomina di Peebles a Direttore dello Scoutismo si conforma a un modello di insabbiamento sistemico. L’immagine pubblica promossa è che non può essere un molestatore di bambini perché non lo avremmo mai nominato Direttore diocesano dello scoutismo.

    g) Bishop ha una conversazione con il dottor McCandlish nel 1981 (che sta curando Peebles) sull’argomento se un molestatore di bambini ripeterebbe il comportamento.

    h) Peebles avvertì McCandlish nel 1981 dell’inclinazione ad abusare dei ragazzi. Cosa è stato fatto? È stata fatta una segnalazione alle autorità?

    i) Nel 1981, quando Peebles viene approvato come spiritualmente, moralmente, intellettualmente qualificato per essere un ufficiale delle riserve militari statunitensi e cappellano cattolico, ci sono prove che questa approvazione è fraudolenta in quanto abusa di bambini e alcol.

    j) La cappellania militare offre una grande libertà di funzionamento dello stile di vita; maggiore della diocesi.

    k) Nel gennaio 1982, Peebles informa un Direttore di Ritiro che è fuori controllo e abusa di ragazzi. “Non preoccuparti di fare del male ai ragazzi, i ragazzi si riprenderanno”. Non viene condotta alcuna indagine.

    1) Febbraio 1982, viene dato il permesso a Peebles di entrare nell’esercito attivo. Anche questa approvazione è fraudolenta.m) Al ritiro di addestramento dei Cappellani sotto il controllo e la supervisione del Vicariato Militare nel maggio-giugno 1982, Peebles si presenta in compagnia di un ragazzo con il quale alloggia sotto l’aperta osservazione dei funzionari del Vicariato militare cattolico. La successiva mancata indagine è negligenza.

    n) Sebbene ci fosse notizia del comportamento di Peebles, una prova innegabile di atti sessuali viene presentata quando un ragazzo maltrattato si confronta con la polizia militare nel marzo del 1984 e Peebles confessa. Ora la diocesi (e il Vicariato) sono costretti a fare qualcosa a causa dell’accresciuta minaccia di scandalo.

    o) Peebles viene inviato per assistenza psichiatrica e gli viene diagnosticato un disturbo borderline di personalità; l’incidente del 1984 Peebles riporta come isolato. Un vero sforzo di aiuto o di controllo dei danni e di contenimento dello scandalo? Indicato dal modo in cui il ragazzo ei genitori sono stati trattati dalla diocesi di Dallas e dal cappellano cattolico (p. Ortiz)?

    p) Diversi sistemi cattolici hanno cooperato per evitare lo scandalo. Il cappellano Michael Ortiz ha ricevuto le dichiarazioni del ragazzo e di Peebles e la responsabilità di contattare i genitori del ragazzo e coordinare il suo ritorno a Dallas. I genitori non sono stati informati e il ragazzo è rimasto solo e senza aiuto in una casa parrocchiale cattolica per 1 giorno e mezzo mentre Peebles preparava la sua richiesta di dimettersi dall’esercito come parte della manovra per evitare la corte marziale. Anche dopo aver confessato alle autorità militari di aver abusato di John Doe I, Peebles viene osservato mentre dice messa dall’investigatore militare, John Greely.

    q) Le manovre per evitare procedimenti penali hanno richiesto il Vicariato Militare (cappellano Ortiz), p. Fellhauer (diocesi di Dallas) e il dottor Ray McNamara per dirottare gli sforzi della famiglia e della vittima a favore del colpevole per evitare lo scandalo e proteggere la chiesa. Questo è un modello tipico.

    r) La forza di queste manovre era così ben coordinata e “praticata” da poter sovvertire e aggirare l’autorità militare superiore costituita da un maggiore generale responsabile di un comando principale e tutte le forze di terra statunitensi in tutto il mondo che erano determinate a corte marziale questo stupratore ammesso . Ciò dimostra la facilità, il potere e il funzionamento del sistema segreto in quanto interconnesso tra una particolare diocesi (la diocesi di Dallas), l’ordinariato militare e un fornitore di salute mentale cooptato, il dottor McNamara. Il dottor McNamara “valuta la vittima” e convince i genitori a non permettere alla vittima di testimoniare.

    s) Peebles viene riassegnato alla sua diocesi, sotto la cura del Dr. McNamara, e continua come prima.

    t) La vittima è stata usata – “non scandalizzare la Chiesa” – con il risultato che la vittimizzazione si perpetua di nuovo.

    u) p. Peebles continua ad abusare di altre tre vittime nel 1986 sotto il patrocinio del vescovo della diocesi di Dallas.

    v) p. Peebles non viene mai perseguito.

    OSSERVAZIONI SUL CASO DI RUDOLPH KOS

    113. Conoscenze precedenti:

    a) La diocesi aveva notato che Kos aveva un interesse sessuale per i bambini prima che entrasse in seminario. Non viene condotta alcuna indagine.

    b) Il CCN, firmando l’annullamento di Kos, ha assicurato che Kos potesse entrare in Seminario ed essere eleggibile all’Ordinazione. Spetta ad altri esperti valutare la legalità dell’annullamento, ma questa approvazione è stata un fattore causale per Kos che è diventato un prete cattolico.

    c) C’erano informazioni disponibili dai suoi fratelli e sua moglie che Kos era un abusatore di bambini fin dalla tenera età, aveva abusato del proprio fratello e che era stato osservato un modello di comportamento che indicava che il suo abuso di bambini era stato fissato anche durante il matrimonio. Non viene condotta alcuna indagine.

    d) I reclami sul comportamento sessuale di Kos sono stati portati all’attenzione del Vicario Generale prima della sua ordinazione, ma il Vicario Generale ha insistito affinché Kos sarebbe stata comunque ordinata. Questo è tipico del sistema segreto, in quanto sanno ma non agiscono. Non viene condotta alcuna indagine.

    e) Le azioni di Kos dal momento in cui riceve un incarico parrocchiale sono quelle di un pedofilo fissato e sono nella visione del Rettore della Diocesi, che non solleva alcuna denuncia. Kos serve anche con Peebles e Hughes nel 1982 (riceve il permesso?). Non viene condotta alcuna indagine.

    f) Nonostante il comportamento discutibile di Kos sia stato documentato per giorni e settimane dal parroco del suo prossimo incarico e dall’assistente parroco a St. John’s, quei rapporti furono completamente ignorati per sette anni, dal 1985 al 1992. Non viene condotta alcuna indagine.

    g) Nonostante questi rapporti e prove concrete di irresponsabilità finanziaria, Kos è stato promosso a parroco nel 1989.

    h) Il suo comportamento pedofilo è stato oggetto di denunce da parte del ‘nuovo viceparroco’ nel 1991, ma tali denunce non sono state trattate in modo efficace. Invece, la diocesi ha indirizzato Kos a uno psichiatra, il dottor Jaeckle, che non aveva esperienza nel trattamento di abusi sessuali e la diocesi non ha nemmeno informato lo psichiatra del comportamento precedente e della sua documentazione.

    i) Nel maggio del 1992, la storia di Kos viene presentata ad uno psicologo esperto in casi di abusi sessuali su minori. Sulla base di questa storia, la diagnosi era “classico pedofilo” e la raccomandazione era di rimuovere e aspettarsi denunce.

    j) Kos è stato inviato dalla Diocesi al St. Luke Institute nel giugno 1992, ma la storia passata di Kos non è stata pienamente condivisa con il personale del St. Luke.

    k) Kos è stato rimosso solo dopo che una vittima ha minacciato un contenzioso nel settembre 1992 e Kos ha confessato alcuni abusi.

    1) Dichiarazione di Kos al dottor Jaeckle, “perché mi stanno molestando quando lo fanno anche tutti questi altri sacerdoti?” indica l’ampia conoscenza di attività sessuali improprie all’interno del sistema.

    m) Particolarmente preoccupante è la misura in cui il sistema segreto viene preservato da p. Non si sapeva dove si trovasse Kos mentre venivano pagate sostanziali spese personali. Solleva la questione di chi sia realmente protetto. Fr. Kos non è l’unico sacerdote la cui ubicazione era sconosciuta durante i periodi rilevanti.

    n) Il caso Kos è una manifestazione del disfacimento del sistema segreto in cui l’esposizione di un sacerdote porta all’esposizione di molti altri le cui attività erano note al sistema ma nascoste al pubblico.

    o) Il modello di occultamento dell’esistenza degli autori non è solo locale ma nazionale. I primi rudimenti di questo sistema si manifestarono spostando un prete abusatore da una parrocchia all’altra o da una località all’altra. (Esempio: James Porter, dove sei diversi vescovi alla fine erano a conoscenza dei suoi crimini contro i bambini prima che fosse rimosso dal sacerdozio.)

    p) Poiché il sistema segreto si è sbrogliato, i trasferimenti non erano più adeguati, quindi gli autori devono essere protetti attraverso l’uso e la manipolazione del sistema medico e legale in modi più drammatici al fine di evitare ulteriori scandali.

    CONCLUSIONE

    114. Credo che il vescovo di Dallas e i vescovi della Conferenza nazionale dei vescovi cattolici/Conferenza cattolica degli Stati Uniti abbiano utilizzato metodi tradizionali di un sistema di segretezza per nascondere prove diffuse di cattiva condotta sessuale con minori da parte di sacerdoti e religiosi cattolici che era noto alla gerarchia della Chiesa cattolica e nascosto al pubblico cattolico. Questo occultamento includeva dichiarazioni ambigue, false e fuorvianti riguardanti il ​​comportamento di sacerdoti e religiosi cattolici quando era noto che un numero significativo era coinvolto in comportamenti sessuali illegali con minori. Questa cattiva condotta illegale con i minori era così ampia, diffusa e ben nota, che ha portato al mantenimento di un certo numero di centri terapeutici cattolici dedicati alla cura di sacerdoti e religiosi cattolici. Per la valutazione o il ricovero era necessaria la raccomandazione di un vescovo o di un superiore, il che presuppone che i superiori fossero a conoscenza degli abusi sessuali coinvolti in questi casi. Le Serve del Paraclito, infatti, hanno aperto nel 1976 il primo centro di cura al mondo con un programma proprio per questo disturbo. Eppure queste informazioni materiali non sono state trasmesse al pubblico cattolico per la sicurezza dei bambini cattolici.

    115. Anche i vescovi del vicariato militare erano coinvolti in un sistema segreto per nascondere informazioni materiali in quanto facevano parte del sistema di assegnazione di sacerdoti e religiosi cattolici che erano noti per aver commesso una cattiva condotta sessuale con minori.

    116. La diocesi di Dallas ha nascosto informazioni riguardanti la propensione dei padri Peebles e Kos ad agire sessualmente con minori nonostante l’ampia informazione di questa cattiva condotta.

    117. Il dottor Ray McNamara ha nascosto la sua doppia relazione con la diocesi di Dallas. Questa relazione sembra aver compromesso il suo giudizio con conseguente danno ai migliori interessi di John Doe I nel caso Peebles e Jane Doe I nel caso Hughes.

    118. La distruzione da parte del Dr. McNamara del registro del trattamento originale nell’agosto 1993 sembra essere un atto a sostegno di questa cospirazione per nascondere informazioni materiali riguardanti la cattiva condotta sessuale di preti cattolici con minori. La lettera del vicario giudiziario a una vittima di abusi nel giugno 1993 in cui affermava di non essere a conoscenza di p. Le attività di “B s” sembrano anche aiutare una cospirazione per nascondere informazioni materiali riguardanti la cattiva condotta sessuale di preti cattolici con minori. Questa non era semplicemente una cospirazione per nascondere la negligenza di questi imputati, ma anche per nascondere azioni illegali in quanto molti di questi crimini contro i bambini non sono mai stati denunciati alle autorità competenti dal dottor McNamara e dai rappresentanti della diocesi di Dallas.

    Sono consapevole, tuttavia, che tali leggi sulla segnalazione richiedono la segnalazione da parte di “qualsiasi persona” e che l’abuso sessuale di ragazze e ragazzi di età inferiore ai 17 anni era un crimine nello stato del Texas al momento in cui si è verificato l’abuso in questi casi . Il dottor McNamara sembrava obbligato a riferire a p. Hughes nel settembre 1984 e forse p. Peebles nel maggio del 1984 e nell’agosto del 1986. La sua deposizione indica che non l’ha fatto. Questo comportamento ha promosso gli obiettivi di un insabbiamento.

    119. Riserverò la mia discussione sulle accuse di grave negligenza e dolo fino alla mia relazione finale.

    http://archives.weirdload.com/sipe.html

  • Convenzione sui diritti dei fanciulli dell’ONU (New York 20 novembre 1989), che la chiesa cattolica non ha mai firmato.

    Convenzione sui diritti dei fanciulli dell’ONU (New York 20 novembre 1989), che la chiesa cattolica non ha mai firmato.

    Convenzione sui diritti dei fanciulli dell’ONU (New York 20 novembre 1989), che la chiesa cattolica non ha mai firmato.

    … convinti che la famiglia, come gruppo fondamentale della società é l’ambiente naturale per la crescita ed il benessere di tutti i suoi membri e in particolarmente dei bambini, deve ricevere la protezione e l’assistenza necessaria così che possa assumere la sua piena responsabilità all’interno della comunità; riconoscendo che il bambino, per il pieno ed armonioso sviluppo della sua personalità, deve crescere in un ambiente di famiglia, in un’atmosfera di felicità, amore e comprensione…

    Perché lo stato italiano tollera il reclutamento dei bambini dei seminari minori (2.743 nell’anno scolastico 2005/6 in Italia), in aperta violazione di una Convenzione che ha sottoscritto? La Convenzione sui diritti dei fanciulli è legge dello stato, attraverso la ratifica avvenuta con l. L. 27 maggio 1991, n. 176 

    Nel mondo ci sono circa 101.000 bambini e ragazzini dai 6 ai 18 anni rinchiusi dai preti nei seminari minori

    Gli studi sui preti pedofili pedofilia ci confermano quello che già è intuibile:

    Psicoanalisti e psicologi hanno riscontrato che i preti pedofili sono, per la maggior parte, persone “sessualmente immature” e psicologicamente malate, essendo rimaste bloccate in tenera età nella trappola del narcisismo sessuale, distorsione dei sentimenti e deviazione delle pulsioni. Questo risulta evidente specialmente in coloro che sono entrati in seminario in tenera età.