Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 13 del 2 dicembre

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 13 del 2 dicembre

    Federica Tourn – La Conferenza episcopale spagnola (Cee) ha annunciato che risarcirà tutte le vittime di abusi

    Madrid , 24 nov 14:06 – (Agenzia Nova) – La Conferenza episcopale spagnola (Cee) ha annunciato che risarcirà tutte le vittime di abusi, anche nei casi in cui il colpevole sia deceduto, quando la Chiesa avrà la “convinzione morale” che ciò sia avvenuto.

    “Dovrà essere studiato caso per caso. E se si arriva a questa conclusione morale, ci sarà una riparazione morale”, ha spiegato il portavoce e segretario generale della Cee, Cesar Garcia Magan, nel corso della conferenza stampa seguita all’assemblea plenaria dell’episcopato spagnolo, pur non specificando i tempi previsti per l’approvazione del piano né in merito all’entità dell’indennizzazione.

    “In linea di principio, la riparazione deve essere pagata dagli autori del reato e, se del caso, dalle istituzioni coinvolte. Ad esempio, se il colpevole è deceduto, l’istituzione. Se si tratta di una diocesi o di un istituto di vita consacrata. In linea di principio, non la Conferenza episcopale”, ha chiarito il portavoce.

    “La Chiesa farà sempre delle riparazioni. Se viene creato un fondo per risarcire tutte le vittime, noi parteciperemo. Se si tratta di risarcire le vittime della Chiesa, sia con una sentenza giudiziaria, sia senza sentenza giudiziaria, sia dal punto di vista dell’obbligo di risarcimento, parteciperemo”, ha ribadito Garcia Magan.


    Pierelisa Rizzo – Gravi accuse ad un sottoufficiale dei carabinieri di Piazza Armerina e alla moglie

    Una lettera anonima contenente gravi accuse ad un sottoufficiale dei carabinieri di Piazza Armerina e alla moglie sarebbe stata recapitata all’associazione Rete l’Abuso, unica associazione in Italia che si occupa di sopravvissuti agli abusi clericali, e poi tramessa dal presidente dell’associazione, Francesco Zanardi, alla Procura di Enna.

    Nella lettera, scritta al computer, si accuserebbe la moglie del carabiniere, vicina ad una associazione cattolica di Gela e sorella di una donna che ricoprirebbe un incarico delicato all’interno della Diocesi piazzese, di schierarsi apertamente a favore del vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, coinvolto nella vicenda di Giuseppe Rugolo, il sacerdote a processo al Tribunale di Enna per violenza sessuale aggravata a danno di minori.

    Secondo l’anonimo, il carabiniere invece di indagare, si sarebbe posto a fianco della moglie in questa battaglia a difesa di Gisana, non perdendo occasione di schierarsi sul social o nelle parrocchie che frequenta, mentre andrebbe segnalato e trasferito in altra città. E’ questa l’ennesima esasperazione di una vicenda che intreccia Enna con Gela e che ha come fil rouge proprio il vescovo Gisana.

    Alla stazione dei carabinieri di Piazza Armerina è stato, infatti, trasferito da qualche mese un militare di Gela accusato di violenza sessuale ai danni del figlio minore, visto e fotografato in più occasioni proprio accanto a Gisana. E qualche giorno fa , a Gela, dopo la richiesta di rinvio a giudizio di qualche settimana fa, si sarebbe dovuta tenere l’udienza preliminare contro un formatore-catechista , per anni impegnato in attività alla chiesa Madre gelese.

    A denunciare il catechista sarebbe stato un giovane, allora minorenne, che ha raccontato alla Squadra Mobile di Caltanissetta come si sarebbero consumati gli atti sessuali, alcuni avvenuti anche nei locali di una chiesa. Il ragazzo ha riferito di avere informato delle violenze sia il vescovo Gisana che Vincenzo Cultraro, ex direttore del seminario ed ora parroco alla chiesa Madre di Gela che però nulla avevano fatto.

    Sarà dunque il gup a valutare gli elementi acquisiti dalla polizia contro il catechista , tra i quali finti profili social e conversazioni che comproverebbero le violenze.

    Pierelisa Rizzo


    Alessio Di Florio – Una rete di abusi?

    Formatasi attorno alle comunità giovanili, alle scuole e in particolare alle parrocchie e alle case famiglia, una sinistra rete di pedofili è stata stesa. Si è rafforzata sfruttando rapporti instauratisi all’interno di una importante associazione cattolica, gode di protezioni o quantomeno di una significativa tolleranza. Così Repubblica ha descritto quel che è emerso in un’inchiesta giudiziaria a Tivoli: una rete di abusi con un diacono e un ex dirigente cattolico. Alla luce di una serie di elementi, che man mano che procede il lavoro degli inquirenti si stanno sommando l’uno all’altro, è l’ipotesi che sta facendo perdere il sonno a magistrati e carabinieri prosegue l’articolo. Primo allarme a gennaio, indagini e domiciliari per un prof di religione impegnato anche in una casa famiglia e in parrocchie. Le indagini sono poi arrivate ad un altro insegnante e al diacono.

    Riporta ancora l’articolo di Repubblica. A uno dei minori che ha riferito di aver subito violenze sessuali ignoti hanno bruciato il citofono di casa. E alla garante per l’infanzia, che segue anche il caso di Tivoli, è stata danneggiata per due volte l’auto. Il procuratore del centro tiburtino, Francesco Menditto, ha utilizzato parole dure: «Il clima di omertà ambientale è molto simile a quello mafioso. I genitori non vogliono accettare la violenza che può avere patito il loro figlio e spesso si rivolgono all’autorità religiosa che tende a tenere la vicenda al suo interno».


    Federico Tulli – Il peccato originale

    Anche oggi proseguiamo nella nostra ricerca sulle radici ideologiche della pedofilia, un crimine che in Occidente si consuma da 2500 anni sotto la copertura culturale che comincia con Platone, Socrate e Aristotele e prosegue nel mondo romano prima e quello a tradizione cristiana e cattolica poi fino ai nostri giorni.

    Disse lo psichiatra Massimo Fagioli durante un dibattito pubblico nel 2010: “Una madre deve essere consapevole che il figlio ha nascita e identità. Non è identità adulta, non ha la parola, non cammina, però è un’identità. Quella del bambino è una identità di pensiero. Mentre nella cultura millenaria il

    bambino al massimo è considerato un animale. Con il conseguente, terribile, battesimo dei cattolici. Come se il neonato fosse una bestia che soltanto loro rendono umano”.

    È questa la violenza invisibile che nega la realtà umana del bambino che sta alla base di quella cultura che ancora oggi giustifica e quindi legittima la pedofilia.

    Riguardo gli «stupratores puerorum», il Cristianesimo segna una cesura radicale nella cultura romana molto ben raccontata da Eva Cantarella nei suoi libri, ma solo perché per la dottrina dei cristiani l’unico rapporto secondo natura è quello che porta alla procreazione. L’aver avuto dei rapporti “con” bambini o poco meno che adolescenti non deve essere stato però così tanto esecrabile nemmeno per i cattolici della prima ora poiché non impediva di diventare Papa. Lo stanno a testimoniare i diciassette pontefici pedofili (tra cui pure qualche santo) che si contano tra il 336, con san Damaso, e il 1555 con Giulio III di cui abbiamo parlato in una delle precedenti puntate.

    Del resto la sanzione stabilita nel Concilio di Elvira del 305, cui vanno incontro gli «stupratores puerorum», consiste nel divieto perpetuo di fare la comunione. Una sanzione già blanda di per sé che non facciamo fatica a immaginare raramente applicata. Perché? Ma perché l’essere umano è peccatore per natura. Quindi ogni violenza che subisce è considerata un’espiazione.

    A chi chiedeva: «Perché Iddio permette la morte degli innocenti?» Bartolomeo Spina, maestro del Sacro Palazzo, nel 1523 rispondeva: “Dio opera con giustizia. Perché se essi non muoiono a causa dei peccati commessi, muoiono pur sempre perché colpevoli del peccato originale”.

    Se alla parola “morte” sostituiamo “stupro” (idea niente affatto peregrina stante il livello di distruzione psichica che subisce un bimbo o una bimba violentata), l’equazione è risolta. La pedofilia è un omicidio psichico ha detto la pediatra e psicoterapeuta della scuola di psicoterapia Bios e Psiche Maria Gabriella Gatti.

    Con l’idea di peccato originale ogni omicidio, ogni violenza trova nella cultura che propala questa idea di peccato originale, una sua giustificazione. E ogni omicida e violentatore, trova riparo.

  • Il sacerdote maestro di piano: una vittima racconta gli abusi subiti

    Il sacerdote maestro di piano: una vittima racconta gli abusi subiti

    LUGANO – Una donna che oggi ha 64 anni ha raccontato al CdT la sua drammatica storia di abusi subiti da parte di un sacerdote di Lugano, il cui nome il quotidiano ha scelto di rendere pubblico. Si tratta di Don Luigi Cansani, deceduto nel 2017 e allora capo cantore e organista nel seminario della diocesi e addetto all’insegnamento del canto gregoriano.

    Proprio nell’ambito dell’insegnamento avvennero gli abusi, in quanto i genitori della donna – che allora era una bambina di soli 7 anni – incaricarono il prelato di impartire lezioni di pianoforte a lei e a suo fratello.

    La protagonista di questo dramma si è “riconosciuta” leggendo il rapporto sugli abusi nella Chiesa svizzera pubblicato nei mesi scorsi dall’Università di Zurigo, e così ha deciso di rendere pubblica la propria testimonianza.

    “Sono nata in Ticino nel 1959 in una famiglia stimata e conosciuta – racconta la donna al CdT -. Ho ricevuto un’educazione cattolica abbastanza severa, come si faceva nelle famiglie praticanti in quegli anni…”. I ricordi dell’asilo e dei primi due anni di scuola sono felici, fino a che “Un giorno, dovevo avere all’incirca 7-8 anni, ci mandarono da un prete-musicista che dava lezioni private in una struttura cattolica poco lontana (…) Andavamo da soli in questo edificio (…) Mio fratello si metteva al piano, il ‘maestro’ si sedeva accanto a lui. lo stavo in piedi accanto al ‘maestro’, a guardare. Dovevo stare in piedi ad ascoltare mentre il ‘maestro’ mi violentava con la sua mano sotto la gonna. Ho il ricordo molto nitido del dolore fisico, e la coscienza che mi stava accadendo qualcosa di tremendo. A lezione finita, nel piccolo corridoio il ‘maestro’ mi guardava beffardo, come per dirmi ‘se parli, vedrai’, strusciandosi contro di me per lunghi istanti. Infine, ci congedava”.

    Un racconto sconcertante dal quale si evince il tormento e la frustrazione per quanto la bambina stava vivendo, senza possibilità di scappare o chiedere aiuto. “Provavo una sensazione di solitudine assoluta, come se fossi piombata in una realtà nella quale avevo perso tutti i miei punti di riferimento. Ero in un tunnel molto buio”, prosegue la donna.  “Diventai una bambina silenziosa,  soffrivo di incubi e insonnia, avevo paura di restare sola la notte nella mia camera (…) Gli adulti mi spaventavano e la mia vita interiore diventò molto difficile”.

    La settimana scorsa, la vittima protagonista di questa triste storia ha incontrato monsignor Alain de Raemy, amministratore apostolico della diocesi di Lugano. “Nessuna vendetta, nessun desiderio di rivalsa – assicura la donna -. Ho deciso di parlare perché vorrei incoraggiare anche altri a farlo. Prima di leggere il rapporto dell’Università di Zurigo credevo di avere l’animo in pace, mi sembrava che fosse così. Ma ho capito che non era vero. Tirare fuori la verità serve, mette in moto un processo di liberazione che può essere utile. Soprattutto, può aiutare a fare in modo che certe cose non accadano più o succedano il meno possibile. Sono stata molto ben accolta e monsignor de Raemy si è rivelato una persona molto aperta e disponibile”.

    Su Don Cansani, che fu fermato dalla giustizia civile, imprigionato e condannato ma poi rilasciato e poté tornare alle proprie mansioni di insegnante sebbene non con i bambini, monsignor de Raemy afferma: “All’epoca, purtroppo, non si agì come si farebbe oggi. Leggendo il dossier ho visto che, dopo l’espiazione della condanna civile, il vescovo decise che il prete fosse attivo solo nell’ambito musicale, mai con bambini o persone isolate e sotto costante controllo del suo parroco. Oggi la decisione sarebbe assai più radicale. Non so cosa sia stato comunicato allora; tuttavia, posso ribadire che oggi la Chiesa prenderebbe decisioni ben più chiare”.

    https://www.ticinolibero.ch/news/cronaca/1720966/il-sacerdote-maestro-di-piano-una-vittima-racconta-gli-abusi-subiti

  • “Non c’è nulla di male, lo fa anche il don”: così il diacono pedofilo convinceva i ragazzini mostrando il video porno col sacerdote

    “Non c’è nulla di male, lo fa anche il don”: così il diacono pedofilo convinceva i ragazzini mostrando il video porno col sacerdote

    «Non c’è nulla di male nel fare queste cose. Come vedi lo fa anche don….».

    Emergono ulteriori elementi inquietanti dalle indagini sul diacono pontino accusato di violenza sessuale su una serie di minori e arrestato. Gli inquirenti sospettano che l’indagato, che era anche un insegnante di religione al liceo scientifico «Majorana» di Latina e che prima di finire sotto accusa era impegnato in una casa famiglia di Terracina, abbia mostrato ad alcune vittime un video porno realizzato con un sacerdote per convincere i minori a fare sesso con lui.

    Il caso è esploso nel gennaio scorso, quando la garante per l’infanzia e l’adolescenza Monica Sansoni ha raccolto le confidenze di alcuni studenti del capoluogo pontino. La Procura di Latina ha aperto un’inchiesta e il vescovo Mariano Crociata ha così sospeso il diacono.

    Accusato di aver abusato di un minore vicino alla sua famiglia e di alcuni giovani del liceo, il 50enne Alessandro Frateschi a luglio è stato messo ai domiciliari. I carabinieri hanno poi raccolto le denunce di altri minori. Frateschi, vicino anche all’Azione Cattolica, anche se non era un iscritto e non aveva ruoli nell’associazione, secondo gli investigatori aveva tra l’altro mostrato un video porno a una delle vittime, in cui si vedeva un prete.

    Gli inquirenti sospettano ora che non si trattasse di un anonimo sacerdote o sedicente tale, ma di un prete del posto con cui l’indagato avrebbe fatto sesso, riprendendo quegli incontri all’insaputa dello stesso. Il dubbio è poi quello che quei video siano stati usati per evitare che i minori facessero resistenza, convincendoli che se compiva determinati atti un prete che loro conoscevano bene, non c’era nulla di sbagliato nel fare determinate cose.

    Un’ipotesi ovviamente ancora da verificare, mentre il sacerdote, estraneo alle accuse e non indagato, è stato da qualche tempo spostato in un altro centro pontino rispetto a quello dove operava al momento in cui avrebbe avuto rapporti con Frateschi, che in passato era entrato in seminario, dal quale sarebbe però stato allontanato.

    Gli inquirenti sospettano però anche che vi fosse una rete di pedofilia che si muoveva tra parrocchie, case famiglia e scuola, e che la stessa godesse di una serie di protezioni, visto anche che alcune persone, insospettabili compresi, avrebbero avvicinato alcune vittime per spingerle a ritirare le denunce e avrebbero compiuto atti intimidatori. Un dubbio maturato soprattutto alla luce dei contatti emersi tra Frateschi e Mirko Campoli, ex dirigente di Azione Cattolica, anche lui accusato di violenze su minori a Tivoli e arrestato.

    E su quest’ultimo oggi il giudice per l’udienza preliminare del tribunale tiburtino, Emanuela Maria Francini, dovrà decidere se disporre il rinvio a giudizio. Campoli è accusato di violenza sessuale aggravata e continuata nei confronti di due minori, che gli erano stati affidati dai genitori in un campo scuola.

    Oggi chiederà al giudice Francini di costituirsi parte civile anche la garante per l’infanzia e l’adolescenza. Una scelta quest’ultima fatta considerando che determinati reati sono considerati una lesione dei diritti dei minori e dei coincidenti diritti ed interessi dell’istituzione del Garante, soprattutto quando i diritti sarebbero stati lesi da figure educative e formative che dovrebbero garantire educazione e crescita e ai quali è diretta anche l’attività formativa del Garante.

    https://roma.repubblica.it/cronaca/2023/11/09/news/alessandro_frateschi_diacono_pedofilo_latina-419923436/

  • BERGAMO – Don Valentino Salvoldi accusato di molti abusi sessuali e psicologici

    BERGAMO – Don Valentino Salvoldi accusato di molti abusi sessuali e psicologici

    Valentino Salvoldi, nel suo sito,  si definisce studioso, insegnante, giornalista, scrittore ed educatore particolarmente rivolto ai giovani a cui raccomanda di “scegliersi un maestro di vita e scoprire la loro bellezza”. Ma per tanti ragazzi che hanno frequentato Salvoldi e i suoi campi religiosi tenuti per anni nella provincia Italiana, don Valentino è il prete che ha abusato di loro, li ha baciati in bocca, li ha violati nelle parti intime, si è strusciato su di loro dopo averli invitati a dormire nel suo letto. Nei loro ricordi, don Valentino è il sacerdote che ha manipolato i loro pensieri e le loro emozioni chiamandoli “miei figli” o “eletti”, “migliori di tutti gli altri” per continuare ad approfittare di loro, indisturbato, per anni.

    Nei suoi racconti, prima di diventare sacerdote, i superiori di Valentino Salvoldi gli sconsigliano di fare il prete, suggerendogli invece di lasciare il seminario, sposarsi e avere figli, poiché “abbiamo paura della tua intelligenza”. Secondo Salvoldi “Santa Madre Chiesa preferisce persone più normali” di lui poiché lui è “bello e intelligente”. Nonostante il consiglio, lui decide di prendere i voti.

    Valentino ha studiato all’università a Roma ed ha ottenuto il dottorato con il suo mentore Bernard Häring, professore di teologia morale alla Pontificia Accademia Alfonsiana (Pontificia Università Lateranense). Racconta di essere stato un giovane professore attivo in Vaticano, ma la sua carriera sembra essere stata inaspettatamente deviata verso sedi più periferiche e meno in vista dove la sua attività si concentra sui giovani nel terzo mondo. Sempre secondo i suoi racconti, Salvoldi viene espulso da sette paesi “impoveriti dall’occidente”, si salva per poco da un plotone di esecuzione in Nigeria e, pochi anni fa, rischia la lapidazione in Bangladesh.

    Quando i campi cominciano, all’inizio degli anni Novanta, don Valentino viene da una lunga permanenza in Africa dove, secondo le notizie da lui condivise, ha insegnato filosofia e teologia morale come professore visitatore. Nei paesi più poveri e nelle comunità più indifese, intellettualmente ed economicamente. Di ritorno nella zona di Bergamo – è nato a Ponte Nossa il 7 febbraio 1945 – Salvoldi comincia l’organizzazione di campi per giovani dove “discutere, stare insieme, celebrare la bellezza e l’amore di Dio”. I campi si tengono in giro per l’Italia, in luoghi come la  Casa di Ritiri Papa Giovanni XXIII a Bani di Ardesio, in provincia di Bergamo, il Circolo ACLI Col Gentile di Mione, in provincia di Udine, anche a Sotto il Monte Giovanni XXIII, in provincia di Bergamo.

    Inizialmente i campi sono frequentati da giovani adulti ma già in questi primi anni don Valentino crea e promuove riti e abitudini “speciali” nella sua nuova comunità. Sono in molti a ricordare gli inusualmente lunghi abbracci del sacerdote, i baci dati sulla bocca ai ragazzi, e solo ai ragazzi maschi, le confessioni amministrate nella sua stanza privata, distesi sul suo letto. Valentino parla di linguaggio “nuovo e rivoluzionario”, di culture lontane in cui l’amore non è mai proibito ma sempre “generoso, prolifico, senza barriere”. Giustifica le nuove regole non scritte dei suoi campi come “avanguardia di Dio” e intanto le sue carezze si fanno più intime, più inappropriate e i baci sulla bocca più lunghi e invadenti. Per spiegare questo graduale ma costante scivolamento nei rapporti con i ragazzi, una delle vittime di quei primi anni suggerisce l’immagine efficace della rana in pentola che viene cucinata a fuoco lento e bolle senza neanche accorgersene. In quei campi le parole assumono nuovi valori così come le azioni modellandosi gradualmente in un codice interno da culto. Intanto “il mendicante d’amore”, come Salvoldi si definisce, preme perché i campi si aprano a ragazzi ancora più giovani. La rivoluzione deve essere anticipata. “Se il mondo è cosí non è colpa tua, sarà colpa tua se lo lasci cosí”, ripete ossessivamente Salvoldi, ma occorre cominciare presto. Nei campi successivi arrivano ragazzi di tredici, quattordici e quindici anni, che lui chiama pubblicamente “i masturbini”. Con i giovani, arriva anche il vino, che con il benestare di Valentino, gira tra i ragazzi abbondantemente. La sua ossessione nel focalizzarsi sui più piccoli, porta alla rottura con molti dei ragazzi dei primi campi.

    Le confessioni private si fanno quotidiane, il sacerdote invita i suoi favoriti a fare “il riposino pomeridiano” con lui, li molesta e confida a molte vittime che Bernard Häring, il suo mentore, gli ha insegnato che “se non c’è penetrazione, non c’è peccato”. Molti dei ragazzi più giovani sono alla prima esperienza fuori di casa, non sanno come reagire, subiscono in silenzio o soccombono alle lusinghe di Salvoldi. Qualcuno reagisce, si ribella. Affronta il sacerdote chiedendo il perché di queste violenze che sembrano così lontane dagli ideali alti delle prediche quotidiane. Valentino reagisce incredulo e piccato da tanta audacia ma il suo tono non è mai dimesso o apologetico. In un caso dice a una vittima “lo faccio perché tu te lo fai fare”. Valentino prima seduce e adula le sue vittime, poi le umilia e le minaccia. I campi si trasformano in una fabbrica di traumi destinati ad esplodere lungo il cammino di vita delle vittime. Le bugie e gli abusi allontanano figli da genitori, dividono fratelli e coppie, creano rancore tra le vittime e le loro famiglie che di don Valentino si sono fidate non sospettando che si trattasse di un predatore. Le molestie all’inizio occasionali, diventano continue, ripetute, invadenti, spregiudicate. I baci in bocca ora il sacerdote li da pubblicamente, consapevole di aver creato una dinamica da setta. Pubblicamente ripete “un harem non mi basterebbe”. Molti dei “favoriti” parlano tra loro, socializzano la violenza per poterla digerire. Il sacerdote crea un sistema in cui i suoi comportamenti vengono normalizzati, chi non lo sostiene, viene allontanato. E Valentino ha crisi di gelosia quando qualcuno dei “favoriti” conosce una ragazza e se ne innamora, allontanandosi da lui.

    Per molti dei ragazzi presenti ai campi, Valentino è molto autorevole, è un uomo di Dio, ha studiato all’università, scrive libri, ha viaggiato, ha parlato con i potenti. Ai campi sono presenti familiari del sacerdote. Il più in vista è il fratello minore di Valentino, presidente della Fondazione Shalom, fondata e diretta da Valentino, che mira a coinvolgere “giovani italiani che si recano in Africa ad animare campi scuola, aiutando gli studenti locali ad essere autosufficienti, ad avere fiducia in sé, a costruire un futuro di pace.” Fratello e nipoti partecipano alle attività dei campi, ai rituali, organizzano le attività che ora si allargano a viaggi in paesi in via di sviluppo, suggerendo l’idea di un ambiente familiare, sicuro, in cui le aggressioni stridono ancora più violentemente.

    Per molte vittime gli abusi di don Valentino vanno avanti per anni. Secondo alcuni racconti, col tempo e la prolungata impunità, il sacerdote si fa più aggressivo, meno attento a nascondersi al gruppo. Aggredisce i ragazzi nelle case dei genitori quando si trova in visita da loro, le sue omelie si fanno esplicite nel parlare di “amore, eros, e bellezza che salverà il mondo”. Ma l’unica bellezza a cui Salvoldi si riferisce sembra essere quella dei giovani che partecipano ai suoi campi. Alle vittime di cui abusa per anni ripete, “mi amavi di più quando eri giovane”. Alcune vittime ora ricordano di essere state aggredite al loro primo incontro con il sacerdote. Per tanti l’orrore diventa motivo di abbandono della fede, altri covano traumi che li portano a vite deragliate, disagio, voglia di farla finita. Qualcuno trova il coraggio di parlare: una decina di anni fa viene bloccato un post scritto da una delle vittime di Valentino e indirizzato al blog tuttora tenuto dal sacerdote. Non è chiaro come, ma improvvisamente i campi cessano e  Salvoldi viene ancora una volta indirizzato lontano dai riflettori, in luoghi meno visibili, dove l’abuso è elemento quotidiano della vita e fa poca notizia. Poi, in un epilogo dimesso e mediocre per una narcisismo e un ego così pronunciati, arriva l’ultima stazione, il paesino di Ponte Nossa dove, in famiglia e in solitudine davanti a una tastiera, Salvoldi continua a produrre omelie domenicali divulgate sul suo sito personale.

    Le vittime di quegli anni ora hanno cominciato a parlare, si confidano, si organizzano, condividono la loro storia a genitori, fratelli, partner e figli. Gli abusi consumati nei campi vengono recentemente confidati ad alcuni educatori, politici e professionisti, tutti vicini a Valentino, molti dei quali sono a stretto contatto con bambini e giovani. Alcuni negano solidarietà alle vittime, scelgono di non parlare, di non farsi coinvolgere, e non offrire supporto a chi chiede loro aiuto. Altri invece, coraggiosi, responsabili e compassionevoli, danno una mano affinché la verità soppressa venga liberata. Le vittime raccontano la loro versione di un’esperienza per molti brutale e traumatica nell’atto, questo sì rivoluzionario, di ristabilire ciò che è successo e restaurare la narrativa dei fatti, dal punto di vista delle vittime, finora schiacciate e silenziose, adesso decise a riscattare sofferenza e dolore.

    Se sei una vittima degli abusi di don Valentino Salvoldi e vuoi far sentire la tua voce, validare ciò che hai vissuto o denunciare contattaci a segnala@retelabuso.org

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  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 7 del 21 ottobre

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 7 del 21 ottobre

    • Francesco Zanardi – Il fascicolo dalla Rete L’ABUSO sulle omissioni dell’Italia in materia di minori, all’esamina dell’UE

    lo scorso venerdì, la Commissione per le Petizioni ha ritenuto ricevibile la denuncia dall’Associazione del 19 aprile scorso, nella quale si lamentano le gravi inadempienze del Governo italiano in materia di prevenzione e tutela di minori e persone vulnerabili.

    Nella sintesi della petizione (0354/2023) pubblicata sul portale UE si rilevano i punti ritenuti di maggiore interesse:

    “Il firmatario denuncia la presunta incorretta applicazione della Convenzione di Lanzarote in Italia, in materia di reati sessuali, ratificata con la legge n. 172/2012.

    Il firmatario sottolinea che in Italia sono esenti dall’obbligo di esibizione del certificato antipedofilia le associazioni di volontariato, tra le quali figurano le cooperative di servizi e le confessioni religiose. In particolare, egli sostiene che queste ultime godrebbero al loro interno di una maggiore tutela in riferimento ad eventuali reati sessuali e, sommando questo elemento all’esenzione dal certificato e all’assenza di un obbligo di trasmissione delle denunce alle autorità nazionali, l’insieme rappresenterebbe un incentivo per gli abusivi, con la conseguenza di impunità e di vittime di cui nessuno si fa carico.

    A sostegno delle proprie tesi cita i dati del report sugli abusi sessuali all’interno del clero, rilasciato dalla Conferenza Episcopale Italiana, nel quale la stessa CEI indica che, dai dati dal 2020 al 2021, da soli 30 sportelli delle 166 diocesi italiane che li hanno promossi, i laici denunciati in ambito ecclesiastico sarebbero 23 su un totale di 68 segnalati, corrispondenti al 33,8 %.

    Egli sostiene inoltre che, nonostante la Chiesa abbia istituito gli sportelli diocesani per le vittime di abusi sessuali e le persone vulnerabili, questi risulterebbero inadeguati, rappresentando ulteriori strumenti di violenza contro le vittime.

    Fa presente che gli esiti di questi processi sono spesso condanne mendaci, con diversi tentativi di accordi tra le parti.

    Ricorda infine che il 28 febbraio 2019, nell’80° sezione, sedute del 23 e 24 gennaio, il Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite ha sottolineato la propria preoccupazione per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte del personale religioso della Chiesa cattolica in Italia e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana, dichiarando la necessità di un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini basato sull’istituzione di una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale, su indagini trasparenti ed efficaci, sull’obbligo della segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza e infine sulla modifica della legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da includere il volontariato.

    Il firmatario richiede pertanto l’intervento delle istituzioni europee per chiarire le iniziative europee, al fine di prevenire e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali sui minori in Italia ed eventuali iniziative normative per estendere l’obbligo di denuncia a tutti i cittadini ed esigere il certificato antipedofilia alle categorie oggi esenti.”

    La stessa Petizione (0354/2023) è stata ritenuta “sostenibile” dai cittadini che lo vorranno, direttamente dal Portale delle Petizioni.

    Un fascicolo simile nei contenuti, era stato parallelamente inviato anche al Comitato per la tutela dell’infanzia dell’ONU, dove pochi giorni fa è stato integrato con il report sulle omissioni al Motu proprio della CEI.

    • REPERTORIO +

    A questo proposito, se pur omessa dagli organi di informazione nazionali, il 15 lug 2022 – (Agenzia Nova) rendeva noto che – La Commissione europea ha deciso di avviare procedimenti di infrazione contro Italia, Irlanda, Spagna e Portogallo, in merito al rispetto della direttiva sulla lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile.

    La Commissione ha inviato una lettera di costituzione in mora all’Irlanda, e lettere di costituzione in mora complementari all’Italia, Portogallo e Spagna, per la mancata attuazione delle disposizioni della direttiva, che impone agli Stati membri di stabilire norme minime relative alla definizione dei reati e delle sanzioni in materia di abuso e sfruttamento sessuale dei minori, pornografia minorile e adescamento di minori per scopi sessuali.

    Essa introduce inoltre disposizioni intese a rafforzare la prevenzione di tali reati e la protezione delle vittime. La Commissione ritiene che i quattro stati membri non abbiano recepito correttamente alcune disposizioni relative alla definizione di determinati reati, alla prevenzione e all’assistenza alle vittime.

    Gli Stati sottoposti a procedimento, dispongono ora di due mesi per rispondere ai rilievi espressi dalla Commissione. In assenza di una risposta soddisfacente, la Commissione potrà decidere di emettere un parere motivato.” (Agenzia Nova)

    Mentre tutte le nazioni citate si sono attivate in materia, l’Italia non ha ancora proferito parola.


    • Federica Tourn – Emerge un altro caso di pedofilia durante il processo a don Giuseppe Rugolo

    Più che le presenze, hanno pesato le assenze nell’aula del tribunale di Enna dove si sta celebrando il processo di primo grado con rito abbreviato per violenza sessuale aggravata a danni di minori. Presente l’imputato Giuseppe Rugolo, il prete 40enne che è stato denunciato da un archeologo oggi 28enne ma minorenne all’epoca dei fatti. Assente, invece, il teste chiave dell’udienza chiamato dalla difesa. Anche in questo caso si tratta di un sacerdote, l’ex rettore del seminario diocesano Vincenzo Cultraro, che è anche parroco della chiesa madre di Gela (in provincia di Caltanissetta). La stessa parrocchia dove un catechista di 33 anni a luglio è stato rinviato a giudizio con l’accusa di atti sessuali su un minorenne.

    Due storie distinte e separate che si incrociano quando iniziano le indagini proprio sull’animatore parrocchiale di Gela. A denunciare il catechista è stato un ragazzo che ha raccontato di avere subito violenze ed essere stato indotto a compiere atti sessuali dall’uomo – che è proprietario di un negozio – già da quando aveva 12 anni, abuso continuato nei successivi sei anni. Episodi che sarebbero avvenuti all’interno della parrocchia. Una situazione di cui sarebbero stati a conoscenza il parroco Cultraro, il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana e anche Giuseppe Rugolo. Nessun provvedimento sarebbe stato adottato nei confronti del catechista che, negli anni, è sempre rimasto attivo nella comunità parrocchiale. Stando a quanto riferito dagli avvocati di Rugolo, che lo avevano chiamato sul banco dei testimoni, Vincenzo Cultraro al momento sarebbe «irrintracciabile».

    Per arrivare alla sentenza del processo a Rugolo, arrestato nell’aprile 2021 a Ferrara, si dovrà aspettare il 10 gennaio 2024. Nel corso delle udienze, sono emerse diverse chat erotiche del prete e testimonianze di atteggiamenti intimi con altri giovanissimi che frequentavano il gruppo parrocchiale. Sorprendente una conversazione telefonica intercettata fra Rugolo e Gisana, in cui il vescovo lo rassicura dicendogli «Caro Giuseppe, per te ci sono tutti i presupposti per diventare Santo». All’inizio della vicenda, i genitori della vittima avevano denunciato di avere ricevuto dalla diocesi un’offerta di 25mila euro della Caritas in cambio di una clausola di riservatezza e di silenzio.

    Fonte MeridioNews


    • Alessio Di Florio – Un vescovo minimizza la pedofilia clericale, in passato alcuni preti hanno accusato i bambini vittime

    “I media vorrebbero farci credere che [l’abuso sessuale] esiste solo nella Chiesa cattolica”, e “abbiamo dei media che vogliono fare sensazionalismo e non sanno come riferire”. Sono alcune delle frasi pronunciate da vescovo Steve Lowe delle diocesi cattoliche di Auckland e Hamilton che ha cercato di minimizzare gli abusi sessuali nella Chiesa cattolica. In Nuova Zelanda almeno il 14% di tutti gli abusi sono stati commessi da membri della Chiesa cattolica, probabilmente sono molti di più. Dati che smentiscono Lowe che ha ripetuto quanto già affermato da altri vescovi. Non può essere una coincidenza che i vescovi cattolici di tutto il mondo abbiano seguito lo stesso “playbook” rivelato nel Pennsylvania Grand Jury Report del 2018, che identificava una serie di pratiche “che apparivano regolarmente, in varie configurazioni”, negli archivi diocesani ha sottolineato The Post. Minimizzare, spostare l’attenzione altrove, le linee guida dei vescovi. Nel 2015, intervistato su La7, un prete della diocesi di Trento affermò che “ci sono bimbi che cercano affetto perché non lo hanno in casa e quindi alcuni preti possono anche cedere” rispondendo “In buona parte sì” al giornalista che chiese “sono quindi i bambini a provocare la pedofilia?”. “Ci sono minori che sono consenzienti, che desiderano avere rapporti sessuali e che se non stai attento ti provocano persino” affermò nel 2007 in un’intervista al quotidiano “La Opinion” il vescovo di Tenerife. Entrambi i prelati paragonarono la pedofilia all’omosessualità che condannavano mentre sono apparsi più indulgenti nei confronti di preti pedofili.

    Fonti: The Post, Il Giornale, Quotidiano Nazionale


    • Pierelisa Rizzo – Terzo processo per abusi sessuali all’Istituto Provolo – COMUNICATO STAMPA DI XUMEK LAWYERS

    “Non solo è stato un processo molto lungo (395 udienze in 2 anni, 5 mesi e 15 giorni), ma è stato anche complesso e difficile per le vittime e per quelli di noi che hanno accompagnato la loro richiesta di giustizia”. Lo scrive in un comunicato stampa la Xumek Lawyers, l’Associazione per la promozione e protezione dei diritti umani in argentina , a fianco delle vittime nel terzo processo per gli abusi sessuali avvenuti nell’istituto Provolo, a Lujan de Cuyo.

    Secondo la XUMEK le vittime si sarebbero confrontate con un team di diversi avvocati assunti dalla Chiesa cattolica che hanno attaccato costantemente i giovani del Provolo, denunciando le persone che li aiutavano ad affrontare il dolore degli abusi subiti. Hanno denunciato gli interpreti ufficiali del primo processo, hanno denunciato gli esperti medico legali, gli psicologi e gli assistenti sociali che hanno accompagnato le vittime, e hanno anche denunciato alcuni genitori e la maggior parte degli avvocati di Xumek.

    “Il loro obiettivo non è quello di ottenere una risposta giudiziaria – scrivono i rappresentanti dell’associazione nel comunicato – ma di intimidire le vittime e molestarle per aver osato testimoniare e portare alla luce i costanti abusi sessuali e torture subite all’interno dell’istituzione religiosa ed educativa di Lujan de Cuyo”.

    Un processo sicuramente particolare per il polo giudiziario di Mendoza anche per i continui problemi che ci sono stati con i giudici, con alcuni magistrati ricusati per la loro condotta non etica.

    A questo si è aggiunto il fatto che le vittime hanno dovuto testimoniare di nuovo, nonostante lo avessero già fatto davanti alle telecamere durante l’indagine penale preparatoria, e che le loro dichiarazioni fossero state filmate e tutti i difensori avessero potuto interrogarle.

    Intanto la principale accusata, la suora giapponese Kumiko Kosaka, è stata rimessa in libertà a causa della scadenza dei termini massimi per i quali una persona può essere imprigionata senza condanna

    Ma, nonostante tutto, le vittime sono state sempre a disposizione del Tribunale affinchè si arrivi alla verità.

    Lo scorso 18 ottobre 2023, alle ore 8:30, nell’aula 15 del nuovo Polo Giudiziario Penale di Mendoza gli imputati hanno avuto la possibilità di pronunciare le loro ultime parole, davanti agli occhi di tutte le vittime, presenti in aula.

    D’altro canto in questo processo non viene messa in discussione la veridicità dei fatti denunciati, perché questi sono già stati confermati nel primo e nel secondo processo che si sono svolti nel 2019. Gli abusi sessuali sono stati già confermati anche dalla Corte Suprema di Giustizia di Mendoza e dalla Corte Suprema di Giustizia della Nazione. La sentenza si limiterà a stabilire se gli imputati erano a conoscenza degli abusi e, avrebbero potuto evitarli, ma in nessun modo entrerà nel merito dell’effettiva esistenza degli abusi e dello status di vittime.

    Fonte Xumek Lawyers


    • Federico Tulli – Lo vuole Gesù

    La pedofilia di matrice ecclesiastica ha diverse peculiarità che la distinguono dalle violenze agite sui bambini in altri ambiti. Il pedofilo circuisce la vittima giocando sull’ambiguità e inducendola alla confusione. Quando c’è un rapporto di fiducia o affettivo, l’abuso è compiuto in maniera subdola, rasentando la linea di demarcazione che ci può essere con un rapporto amicale. La sua è una condotta violenta ma è raramente esercitata con violenza. C’è una grande ambiguità che però è tutta all’interno del pensiero religioso e che consiste nel farsi chiamare ‘padre’ da parte degli ‘educatori’. Per un bambino che non ha più figure femminili di riferimento, questo appare come un tentativo di ricostruire almeno il rapporto con il genitore, che però non è reale perché nessun prete è padre di nessuno. È questa ambiguità calcolata che apre la strada alla violenza. E non è un caso se numerose vittime siano bambini con tragiche storie familiari alle spalle.

    A tal proposito vale la pena ricordare le considerazioni di uno dei massimi esperti investigativi in Italia, l’ex procuratore aggiunto di Milano, Pietro Forno.

    «Il discorso viene spesso liquidato “solo” come un problema di pedofilia. Ma il prete che abusa di un bambino è più paragonabile a un genitore incestuoso che a un pedofilo di strada che insidia i bambini ai giardinetti. Bisogna partire da un dato di fatto: il sacerdote ha un enorme potere spirituale, tanto che spesso viene chiamato ‘padre’, e questo è significativo. Se guardiamo questi episodi in senso non biologico ma spirituale e morale, ci troviamo di fronte più a una violenza incestuosa che a un classico stupro. Ricordo che anche nelle cronache si parla di atti avvenuti in confessionale. E io mi chiedo: perché proprio in confessionale? Perché proprio in quel luogo e in quel momento? Perché è in quel momento che più intensamente il sacerdote si presenta come rappresentante di Dio. È stato condannato a Milano un sacerdote che nel confessare ragazze di 14 o 15 anni le faceva spogliare e le palpeggiava dicendo: ‘Lo vuole Gesù’. Ecco, il concetto del ‘lo vuole Gesù’ è il punto d’arrivo dell’incesto spirituale». Queste riflessioni rilasciate in una famosa intervista al Giornale nel 2010 sono sicuramente preziose ancora oggi per chi è ha a cuore la tutela e l’incolumità psicofisica dei bambini eppure per queste parole Forno fu sottoposto a un’ispezione ministeriale per accertare che non avesse divulgato segreti d’ufficio. Una vicenda surreale che si concluse con un nulla di fatto ma che rende l’idea di cosa significhi indagare nel nostro Paese quando sotto la lente della magistratura finisce un sacerdote.


    GLI SPECIALI

  • Abusi su minori, a processo salta il prete testimone di due storie parallele: dal sacerdote di Enna al catechista di Gela

    Abusi su minori, a processo salta il prete testimone di due storie parallele: dal sacerdote di Enna al catechista di Gela

    Più che le presenze, hanno pesato le assenze nell’aula del tribunale di Enna dove si sta celebrando il processo di primo grado con rito abbreviato per violenza sessuale aggravata a danni di minori. Presente, come quasi sempre, l’imputato Giuseppe Rugolo, il prete 40enne che è stato denunciato da un archeologo oggi 28enne ma minorenne all’epoca dei fatti. Assente, invece, il teste chiave dell’udienza chiamato dalla difesa. Anche in questo caso si tratta di un sacerdote: più precisamente, dell’ex rettore del seminario diocesano Vincenzo Cultraro che è anche parroco della chiesa madre di Gela (in provincia di Caltanissetta). La parrocchia dove era attivo il protagonista di una vicenda parallela: il catechista di 33 anni che, a luglio, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di atti sessuali su un minorenne.

    Due storie distinte e separate che si incrociano quando iniziano le indagini proprio sull’animatore parrocchiale di Gela. A denunciarlo è stato un ragazzo che ha raccontato di avere subito violenze ed essere stato indotto a compiere atti sessuali dall’uomo – che è proprietario di un negozio – già da quando aveva 12 anni e per i sei successivi. Episodi che sarebbero avvenuti all’interno delle stanze della parrocchia di cui il catechista avrebbe avuto le chiavi. Una situazione di cui sarebbero stati a conoscenza il parroco Cultraro, il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana e anche l’imputato Giuseppe Rugolo. Nessun provvedimento sarebbe stato adottato nei confronti del catechista che, negli anni, è sempre rimasto a ricoprire il proprio ruolo nella comunità parrocchiale. Stando a quanto riferito dagli avvocati di Rugolo, che lo avevano chiamato sul banco dei testimoni, Vincenzo Cultraro al momento sarebbe «irrintracciabile». In sua assenza, è stata l’avvocata che assiste la vittima a esporre in aula il verbale di indagini difensive in cui il suo assistito ha denunciato il catechista e a cui aveva consegnato la propria storia. Una vicenda che è stata poi segnalata alla squadra mobile di Caltanissetta che ha avviato le indagini arrivate al rinvio a giudizio del catechista.

    Sarà dedicata alla requisitoria della pm Stefania Leonte e alla discussione degli avvocati delle parti civili la prossima udienza del processo che è già stata fissata per l’inizio di novembre. Per metà dicembre, invece, la parola passerà ai legali difensori dell’imputato e dei responsabili civili (ovvero, la diocesi di Piazza Armerina e la parrocchia di San Giovanni Battista di Enna). Si dovrà attendere gennaio dell’anno nuovo per arrivare alla sentenza di un processo iniziato con l’arresto di Rugolo, nell’aprile del 2021, a Ferrara (in Emilia Romagna) dove era stato trasferito. Nel corso delle udienze, sono venuti fuori diverse chat erotiche del prete e racconti di atteggiamenti intimi del sacerdote con altri giovanissimi che frequentavano il gruppo parrocchiale. Eppure, in una conversazione telefonica intercettata dopo il trasferimento di Rugolo a Ferrara, è proprio il vescovo Gisana ad affermare: «Caro Giuseppe, per te ci sono tutti i presupposti per diventare Santo». All’inizio della vicenda, i genitori della vittima avevano denunciato di avere ricevuto dalla diocesi un’offerta di 25mila euro della Caritas in cambio di una clausola di riservatezza e di silenzio. Il vescovo, invece, ha sempre sostenuto l’esatto contrario: proprio dai genitori del giovane sarebbe arrivata quella richiesta di denaro.

    Abusi su minori, a processo salta il prete testimone di due storie parallele: dal sacerdote di Enna al catechista di Gela

  • Slitta al 10 gennaio 2024 la sentenza del processo a don Giuseppe Rugolo

    Slitta al 10 gennaio 2024 la sentenza del processo a don Giuseppe Rugolo

    Enna – Slitta al 10 gennaio 2024 la sentenza del processo che vede alla sbarra un sacerdote, Giuseppe Rugolo, che si celebra al tribunale di Enna, prevista per il 7 novembre prossimo. Il sacerdote è accusato di violenza sessuale aggravata a danno di minori.

    Oggi ancora un’udienza dedicata alla difesa . In aula, però, non si è presentato uno dei testimoni chiave voluto dai legali del sacerdote, l’ex rettore del seminario, Vincenzo Cultraro, secondo gli avvocati dell’imputato irrintracciabile.

    Momenti di tensione quando l’avvocato dell’imputato ha contestato l’operato della Procura di Enna, alludendo, ancora una volta, a comportamenti della Polizia volti a favorire la vittima solo perché figlio di un poliziotto oggi in pensione.

    Il difensore di Antonio Messina, il giovane che ha denunciato il prete, ha dovuto segnalare gli atti diretti, subiti nel corso del processo ed ha posto in visione al Tribunale le dichiarazioni di un giovane, raccolte in sede di indagini difensive e poi segnalate alla Squadra Mobile di Caltanissetta, che hanno portato alla richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Gela di un catechista della chiesa madre di Gela per reati a sfondo sessuale, segnalati al parroco Cultraro ed al vescovo Rosario Gisana, che non avrebbero adottato alcun provvedimento.

    Prossima udienza il 7 novembre per la requisitoria del pm Stefania Leonte e le parti civili mentre il 13 dicembre sarà la volta dei difensori dell’imputato e dei responsabili civili.

  • Prete filippino dimesso dallo stato clericale per abusi su minori

    Prete filippino dimesso dallo stato clericale per abusi su minori

    Manila (AsiaNews) – Papa Francesco ha dimesso dallo stato clericale un sacerdote filippino accusato di abusi sessuali nei confronti dei minori. Si tratta di Pio Aclon, della diocesi Borongan sull’isola di Samar, dove svolgeva il suo ministero in un seminario minore prima che – in seguito a denunce rivelatesi fondate à la diocesi lo sospendesse dalle sue funzioni.

    Nelle messe domenicali di tutte le parrocchie ieri è stata data lettura di una circolare del cancelliere diocesano, risalente allo scorso luglio, nella quale si informa che Pio Aclon “non è più un chierico e non può esercitare il ministero sacerdotale nella Chiesa”.

    In una nota in cui dà notizia del provvedimento l’agenzia di informazione della Chiesa cattolica filippina ricorda che “papa Francesco ha ripetutamente chiesto perdono per gli abusi e ha promesso di perseguire chi li ha commessi e di stabilire giustizia”. Da parte sua la Conferenza episcopale delle Filippine promette “che non ci saranno insabbiamenti su casi di abusi sessuali che coinvolgono il clero” ricordando l’istituzione di un ufficio per la protezione dei minori e il dovere di ogni diocesi di sviluppare un proprio sistema per gestire le segnalazioni di abusi sessuali, secondo quanto stabilito dalle norme emanate dalla Santa Sede.

    https://www.asianews.it/notizie-it/Prete-filippino-dimesso-dallo-stato-clericale-per-abusi-su-minori-59177.html

  • Caso Rupnik, sull’ex gesuita denunciato per abusi dalle suore è scontro con la Diocesi del Papa

    Caso Rupnik, sull’ex gesuita denunciato per abusi dalle suore è scontro con la Diocesi del Papa

    CITTÀ DEL VATICANO — Le denunce di diverse suore, le accuse di «violenza psicologica, abuso di coscienza, abuso nell’ambito sessuale e affettivo, abuso spirituale»: l’ex Sant’Uffizio lo aveva scomunicato, i gesuiti lo hanno cacciato, ed ora la Diocesi del Papa gesuita mette tutto in dubbio e parla di «procedure gravemente anomale», in aperto contrasto con la Compagnia di Gesù e lo stesso dicastero per la Dottrina della fede.

    C’è uno scontro imbarazzante dietro la vicenda dell’ormai ex gesuita sloveno Marko Ivan Rupnik, 68 anni, personaggio carismatico che ha fondato a Roma il Centro Aletti ed era tra gli artisti cristiani più celebrati al mondo, almeno finché scoppiò lo scandalo degli abusi, autore tra l’altro dei mosaici della Cappella Redemptoris Mater, in Vaticano.

  • Cremades ha fatturato ai vescovi più di un milione di euro per la sua verifica sulla pedofilia in Spagna

    Cremades ha fatturato ai vescovi più di un milione di euro per la sua verifica sulla pedofilia in Spagna

    Poco più di un milione di euro. È questa la cifra che lo studio legale Cremades&Calvo Sotelo ha fatturato (Iva inclusa) alla Conferenza Episcopale per le spese derivate dalla preparazione della verifica commissionata dai vescovi per affrontare il dramma della pedofilia e che, un anno e mezzo dopo il suo avvio, sarà presentato a metà settembre.

    L’importo, molto più alto di quanto inizialmente previsto dagli stessi vescovi -nella firma del contratto si era precisato che si sarebbe trattato di una verifica ‘pro bono’ , cioè delle ore lavorate dal personale dell’azienda, ma che ciò avverrebbe nel caso di indennità, viaggi o incarichi ad agenti esterni -, è stato confermato al RD sia da fonti dell’ente appaltante (la CEE) che dell’ufficio diretto da Javier Cremades.

    Fonti vicine al rapporto, che confermerà almeno quattromila casi di abusi, sottolineano che la verifica non si è concentrata sul conteggio dei casi, ma sull’esperienza vissuta dalle vittime, sulle risposte di diocesi, congregazioni e istituzioni cattoliche, l’assunzione di responsabilità e, soprattutto, di proposte per il futuro.

    Indennizzare e scusarsi istituzionalmente

    Tra questi, l’équipe di Cremades proporrà che si assumano risarcimenti economici per tutte le vittime e che venga proposta una richiesta di perdono strutturata e istituzionale da parte di tutta la Chiesa spagnola, con azioni concrete e cambiamenti nel modo di gestire le denunce. che potranno verificarsi da questo momento, né la gestione di quelle in corso.

    Il ruolo dei vescovi, le strutture organizzative all’interno dell’istituzione e il lavoro con le vittime e gli abusatori (si sta verificando, come è avvenuto nel caso dei Legionari di Cristo, che buona parte degli abusatori nella Chiesa, prima, erano state vittime) saranno altri i punti da modificare. Le conclusioni dell’impresa saranno solo delle ‘raccomandazioni’, che i vescovi dovranno poi decidere se approvare o meno, come è avvenuto in altri Paesi, come il Portogallo.

    Le conclusioni dell’impresa saranno solo delle ‘raccomandazioni’, che i vescovi dovranno poi decidere se approvare o meno, come è avvenuto in altri Paesi, come il Portogallo.

    “Non c’è stato alcun tentativo di estrapolare i dati, come è avvenuto in Francia, per dare una stima del numero delle vittime, perché l’inchiesta sottolinea che ci sono molti abusi nascosti”, dicono fonti vicine al rapporto, le cui ultime frange sono in fase di definizione. , anche se i vertici della Conferenza episcopale lavorano già da metà luglio sui risultati. Queste fonti ricordano casi come quello del sacerdote di Salamanca che, diversi decenni dopo aver subito abusi in seminario, osò denunciarli. “Non sapremo mai l’entità numerica dello scandalo “, dicono.

    Costi adeguati al ribasso

    Per quanto riguarda le spese, gli esperti in questo tipo di rapporti sottolineano che i costi sono adeguati al ribasso e che si può dimostrare che l’impresa ha effettivamente lavorato “pro bono”. Se così non fosse stato, il milione di euro versato dai vescovi a Cremades si sarebbe moltiplicato almeno per tre, dicono. In ogni caso, sia la CEE che l’azienda stanno lavorando su un rapporto dettagliato di ciascuna spesa, incluso chilometraggio, riunioni, logistica, costo per ora lavorata, ecc…

    Buona parte dei costi provengono da revisori contabili internazionali. In questo senso va notato che Cremades ha assunto il coordinatore della commissione indipendente portoghese, Pedro Strecht; nonché i soci fondatori dello studio legale tedesco Westpfahl Spilker Wastl (WSW) – che ha redatto il rapporto sugli abusi nell’arcidiocesi di Monaco, che denunciava il presunto coinvolgimento di Benedetto XVI in un caso di insabbiamento – gli avvocati Martin Pusch e Ulrich Wastl .

    Altri membri del team includono l’ex presidente dell’American Bar Association, Patricia Lee Refo; l’avvocato e socia dello studio britannico Dawson Cornwell ed esperta in casi di abusi sessuali, Carolina Marín Pedreño; la socia fondatrice dello studio legale ispanico tedesco 3C Compliance e presidente dell’Associazione europea delle donne avvocatesse, Katharina Miller; l’avvocato dello studio Cremades e presidente dell’Istituto per i Diritti Umani dell’Associazione Mondiale dei Giuristi, Juan Carlos Gutiérrez; Liza M. Velazquez, avvocato dello studio americano Paul Weiss; la psicologa Marina Peña; e l’avvocato argentino specializzato in abusi sessuali nella Chiesa, Juan Pablo Gallego, tra gli altri, oltre a consulenti esterni come l’ex sindaco di Madrid, Manuela Carmena, ex vicepresidente della Corte Costituzionale,

    https://www.religiondigital.org/espana/Cremades-facturo-auditoria-pederastia-Espana-iglesia-abusos_0_2590540922.html