Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: sopravvissuti

  • Abusi nella Chiesa, 16 segnalazioni a Bolzano: 11 sacerdoti e 2 religiose sotto accusa. Ugolini: “Serve uno sguardo onesto sulle condizioni che hanno coperto gli abusi”

    Abusi nella Chiesa, 16 segnalazioni a Bolzano: 11 sacerdoti e 2 religiose sotto accusa. Ugolini: “Serve uno sguardo onesto sulle condizioni che hanno coperto gli abusi”

    BOLZANO. Per certi versi la Diocesi di Bolzano rappresenta un unicum in Italia per quanto riguarda la lotta agli abusi. Dopo gli scandali degli anni passati infatti è nato un centro di ascolto che raccoglie le segnalazioni delle vittime di abusi avvenuti in ambito ecclesiastico.

    Il Servizio diocesano per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili è diretto dal sacerdote e psicologo Gottfried Ugolini, che si avvale della consulenza di un comitato interdisciplinare composto da membri interni ed esterni alla Chiesa, che si riunisce mensilmente. Alla prima riunione di lavoro del nuovo anno, presenti anche il vescovo diocesano Ivo Muser e il vicario generale Eugen Runggaldier, il Comitato di esperti impegnato per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili ha discusso la relazione annuale.

    Ugolini ha fatto sapere anche che l’anno scorso sono state 16 le persone che hanno contattato il Centro di ascolto e la sua responsabile Maria Sparber: sono state fatte 13 segnalazioni di esperienze di violenza all’interno della Chiesa e 3 di forme di violenza fuori dall’ambito ecclesiale.

    Come emerge dalla Relazione 2022, al Centro si sono rivolte 8 persone direttamente colpite, mentre le restanti hanno riferito le esperienze di altri o hanno avanzato sospetti. Un caso sospetto riguarda una situazione attuale, tutti gli altri risalgono a molti anni fa: complessivamente sono stati chiamati in causa 6 sacerdoti diocesani, 5 sacerdoti religiosi e 2 religiose. La diocesi e le congregazioni religiose sono state informate di ogni caso. “Nell’attuale caso sospetto – si legge in una nota – si tratta di un comportamento inappropriato e i superiori responsabili adottato le misure del caso”.

    Sempre per quanto riguarda il Centro di ascolto è in via di definizione un accordo di cooperazione con la Procura della Repubblica. L’intesa definitiva dovrebbe arrivare entro maggio e servirà a fornire una consulenza rapida e non burocratica in caso di segnalazioni poco chiare e incomplete, in modo da poter agire in conformità con le prescrizioni di legge. D’altra parte quello degli abusi nella Chiesa è un tema importante e per troppo tempo insabbiato. Secondo il Report dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, presentato dall’Osservatorio Permanente della Rete L’Abuso e dall’associazione internazionale Eca Global (Ending Clergy Abuse), in Italia, solo negli ultimi 13 anni, sarebbero almeno 418 i preti coinvolti in casi di abusi sessuali. 

    Durante la riunione è stato presentato anche il progetto locale “Il coraggio di guardare”, che sarà guidato da Peter Beer dell’Istituto romano e sarà attivato nelle prossime settimane. Il lavoro del Servizio diocesano nell’ultimo anno, ha commentato Ugolini, è stato caratterizzato dal confronto approfondito sulla tematica “elaborare e prevenire”.

    “Rispetto ad altri approcci precedenti, questo progetto mira a un processo di cambiamento che parte da una visione del futuro. Questa visione richiede uno sguardo onesto sul passato della vita ecclesiale e sociale e sulle condizioni che hanno permesso e coperto gli abusi”, ha dichiarato Ugolini. Con il concetto sviluppato dall’Istituto di antropologia la diocesi vuole affrontare l’abuso di potere e la violenza sessualizzata con tre approcci: chiarire, elaborare, prevenire. L’attuazione del progetto richiede da due a tre anni e coinvolge tutti gli ambiti ecclesiali: la pastorale, la formazione, la Caritas e l’amministrazione. Guardando al futuro saranno sviluppate e attuate congiuntamente misure concrete ed efficaci di prevenzione in tutti i settori.

    https://www.ildolomiti.it/cronaca/2023/abusi-nella-chiesa-16-segnalazioni-a-bolzano-11-sacerdoti-e-2-religiose-sotto-accusa-ugolini-serve-uno-sguardo-onesto-sulle-condizioni-che-hanno-coperto-gli-abusi

  • L’Osservatorio della Rete L’ABUSO ha depositato alla Procura Generale della Repubblica, l’informativa sui preti pedofili

    L’Osservatorio della Rete L’ABUSO ha depositato alla Procura Generale della Repubblica, l’informativa sui preti pedofili

    Come preannunciato durante la presentazione del 1° Report dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero italiani, l’Osservatorio della Rete L’ABUSO ha depositato un fascicolo alle Istituzioni competenti.

    Interessati dunque, oltre la Procura Generale della Repubblica, il Comando Generale del Corpo dei Carabinieri, l’Organizzazione centrale e territoriale della Polizia di Stato presso il Ministero dell’Interno – Reparti di Polizia Giudiziaria e il Reparto per i Crimini violenti della Polizia di Stato, presso il Ministero dell’Interno, che nella mattina di ieri hanno ricevuto il fascicolo.

    L’Italia è il paese dell’Unione con la più alta densità di sacerdoti, tra i diocesani e i religiosi pari a 50.148, seguito dalla Francia, seconda per il numero 21.930, meno della metà di quelli italiani, che secondo i dati della commissione CIASE, vedrebbe 72 vittime per ogni sacerdote pedofilo. Tutti gli altri paesi, malgrado le cifre spaventose restituite dalle commissioni, hanno come densità di sacerdoti tutti meno dei numeri francesi.

    L’ultima commissione è quella portoghese, soli 3,936 sacerdoti totali, non tutti, chiaramente, pedofili, con quasi 5000 vittime, secondo i dati della commissione indipendente del Portogallo.

    Parliamo di migliaia di bambini stuprati dai preti. Tutti i paesi più industrializzati e così detti “civili” sono intervenuti in tutela della propria prole. In Italia, invece, nonostante il report della Cei che ha tracciato 68 preti pedofili, la magistratura tace.

    L’informativa, come già annunciato, ha lo scopo, in assenza di un dato istituzionale e della volontà politica, di fornire le notizie di reato omesse dalla Chiesa e dagli sportelli diocesani e di stimolare l’intervento della Giustizia per fare luce sul quel ” demonio di un ambiente malsano e omertoso” come spesso lo stesso Papa Francesco dichiara, sulle migliaia di casi che anche nel nostro paese rendono e hanno reso vittime, innocenti fanciulli.

    L’iniziativa promossa in Italia dalla Rete L’ABUSO, è in linea con il progetto europeo promosso da Justice Initiative  ed in visione del sinodo del prossimo ottobre, con l’iniziativa promossa da ECA Global, che vedrà nuovamente in Vaticano i sopravvissuti provenienti da tutto il mondo.

    Comunicato stampa_signed

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/04/19/procura-generale-della-repubblica-presso-la-corte-di-cassazione-roma/

  • Sportelli vaticani per le vittime – La critica ironica dei sopravvissuti – #CEI-Comic

    Sportelli vaticani per le vittime – La critica ironica dei sopravvissuti – #CEI-Comic

    Abbiamo cercato ironicamente di descrivere la surreale situazione italiana che vede uno Stato immobile di fronte ai crimini del clero, al punto che questo in tutta tranquillità e in barba alla giustizia stessa, si è inventato questa forma di giustizia fatta in casa, che fa bene solo alla chiesa.

  • Controreport di Rete L’abuso sui preti pedofili: numeri allarmanti

    Controreport di Rete L’abuso sui preti pedofili: numeri allarmanti

    SAVONA-ADISTA. 88 preti non noti segnalati dalle vittime che, per improcedibilità spesso legata alla prescrizione non sono conosciuti alle autorità civili; 166 preti accusati, attualmente denunciati, indagati, in attesa di giudizio o in attesa di sentenza definitiva in Italia, compresi coloro che si sono salvati grazie alla prescrizione; 164 condannati in via definitiva, per un totale di 418.

    Sono i numeri che emergono dal controreport (rispetto a quello pubblicato dalla Cei il 27 novembre scorso, v. Adista Notizie n. 40/22) sulla pedofilia clericale elaborato – sulla base delle denunce dei sopravvissuti e riguardante esclusivamente i preti, dalla Rete L’Abuso di Francesco Zanardi – con tutti i dati raccolti dall’associazione in 13 anni di lavoro e monitoraggio, che ovviamente non restituiscono ancora la portata reale del fenomeno.

    Il report è stato presentato in conferenza stampa il primo febbraio, alla presenza dello stesso Zanardi, di Matthias Katsch, di ECA Global (Ending Clergy Abuse, organismo internazionale che si occupa di pedofilia nella Chiesa), sopravvissuto agli abusi, e di Simone Padovani, portavoce della Justice Initiative lanciata in Svizzera da gruppi di vittime, accademici e ONG di tutta Europa come iniziativa politica congiunta.

    Il Report, tuttavia, non vuole snocciolare solo numeri, «ma insieme a questi fornire, in assenza di dati governativi, un quadro di consapevolezza più ampio, spiegando perché il problema endemico dei sacerdoti pedofili, in Italia, sia particolarmente allarmante rispetto agli altri Paesi, non solo nell’area dell’Unione Europea», spiega Zanardi.

    La chiave di lettura, dunque, è quella del principio di “Interesse superiore del minore” all’interno del quale la Rete agisce. L’Italia ha ratificato 32 anni fa (27 maggio 1991) la Convenzione sui diritti dell’infanzia, che rappresenta lo strumento normativo internazionale più importante e completo in materia di promozione e tutela dei diritti dell’infanzia (che comprende individui fino a 18 anni di età); essa, spiega Zanardi, «obbliga gli Stati che l’hanno ratificata a uniformare le norme di diritto interno a quelle della Convenzione e ad attuare tutti i provvedimenti necessari ad assistere i genitori e le istituzioni nell’adempimento dei loro obblighi nei confronti dei minori». Ma in questi 32 anni un adeguamento dei parametri non c’è stato.

    Il nodo più rilevante è dato dalla contraddizione tra quanto imposto dalla Convenzione (che, cioè, “nell’interesse superiore del minore”, si proceda in ogni modo all’accertamento della pericolosità sociale del presunto reo e dell’entità delle eventuali vittime, provvedendo quando necessario a impedire che questo possa commettere altri crimini) con i limiti giuridici imposti dalla prescrizione: «Non è come spesso pensiamo, che se una persona è prescritta per questi reati venga meno “l’interesse superiore del minore”», dichiara Zanardi, «casomai deve venire meno la prescrizione che di fatto è ostativa al raggiungimento dell’obiettivo.

    È qui che lo Stato deve attuare tutti gli sforzi possibili per adeguare per esempio il termine prescrittivo, affinché si possa procedere verso l’obiettivo». Nel 2019 le Nazioni Unite, con il Comitato per la tutela dell’infanzia, il 28 febbraio 2019, dopo un monitoraggio quinquennale dell’Italia, sono entrate nel merito della pedofilia da parte dei membri del clero cattolico e il suo indotto esprimendo preoccupazione per il basso numero di indagini a carico dei responsabili.

    Nel nostro Paese, sottolinea Zanardi in conferenza stampa, gli ostacoli alla denuncia di casi sono molti (soprattutto dopo la riforma Cartabia, sottolinea l’avvocato Mario Caligiuri, il quale auspica che l’esecutivo centralizzi il problema dell’accesso alla giustizia); i canali utilizzabili per procedere sono poco noti e altrettanto poco noto è l’accesso al patrocinio gratuito da parte delle vittime.

    I dati

    Il Report della Rete L’Abuso suddivide i dati per regioni, mostrando un numero maggiore di casi totali in Lombardia (69), dove maggiore è anche il numero di preti condannati in via definitiva (30) (secondo il Veneto con 40 totali, terza la Sicilia con 39), mentre la regione a avere il maggior numero di preti denunciati, indagati, in attesa di giudizio o in attesa di sentenza definitiva è il Veneto (28; 24 in Lombardia).

    Peraltro, il biennio 2020-2021 analizzato dalla CEI nel suo report, pur nella sua limitatezza è particolarmente illuminante nel contesto italiano: pur in un periodo in cui la pandemia ha limitato i contatti e pur provenendo i dati Cei da soli 30 centri d’ascolto diocesani su 166 diocesi, si parla di ben 89 presunte vittime e 68 presunti autori: un numero rilevante. E volendo fare una proiezione alla luce dei dati francesi emersi dalla Commissione CIASE (216mila sarebbero le vittime di soli preti), il numero di vittime italiane, sui 13 anni esaminati dalla Rete L’Abuso, sarebbe di circa 30mila.

    «Dobbiamo ringraziare Francesco Zanardi», ha detto Mathias Kesch alla conferenza stampa. «L’abuso clericale tocca tutti Paesi del mondo, ma il cuore del problema è in Italia», ha aggiunto, auspicando l’avvio di un’inchiesta globale internazionale che esprima una solidarietà senza confini tra le vittime. Simone Padovani ha poi illustrato le iniziative di Eca Global: una mozione riguardante gli abusi sui minori indirizzata al Consiglio d’Europa (Justice Initiative) e una raccolta di firme a livello dell’Unione Europea per ottenere tutela e legislazione in merito.

    Il report, di Zanardi con tutti i dati sui soggetti coinvolti, verrà ora inoltrato alla Procura generale, al comando generale dell’Arma dei Carabinieri e alla Polizia di Stato e, in forma di petizione, all’Onu e all’Unione Europea. Lo manderà anche al card. Matteo Zuppi, presidente della Cei? «No, risponde Zanardi. «Nei due incontri che ho avuto col cardinale ero disposto a consegnare i dati dei non procedibili. Ma non li hanno voluti».

    https://www.adista.it/articolo/69459

  • I legislatori della California cercano di porre fine allo statuto civile di prescrizione delle denunce per abusi sessuali su minori

    I legislatori della California cercano di porre fine allo statuto civile di prescrizione delle denunce per abusi sessuali su minori

    Le vittime infantili di abusi sessuali in California non dovrebbero più affrontare le scadenze per presentare azioni civili contro i loro presunti autori di abusi in base a un nuovo disegno di legge annunciato lunedì dal membro dell’Assemblea Dawn Addis (D-Morro Bay) e dalla senatrice Nancy Skinner (D-Berkeley).

    Il Justice for Survivors Act cerca di porre fine allo statuto civile di prescrizione per gli abusi sessuali su minori, comprese le denunce contro le istituzioni che potrebbero aver consentito o coperto gli abusi. Secondo l’attuale legge dello stato, i sopravvissuti sono tenuti a presentare ricorso in tribunale civile entro il loro 40 ° compleanno o, in alcuni casi, entro cinque anni dalla scoperta del loro abuso da adulti.

    “Eliminando lo statuto civile di prescrizione per gli abusi sessuali su minori, stiamo aiutando i sopravvissuti a farsi avanti per cercare la chiusura critica di cui hanno bisogno”, ha detto Addis in un comunicato stampa rilasciato lunedì. “È ora di porre fine a questo limite di tempo arbitrario e crudele per la giustizia”.

    Il disegno di legge potrebbe avere importanti ripercussioni finanziarie per istituzioni di spicco come la Chiesa cattolica o i Boy Scouts of America, attualmente alle prese con scandali di abusi sessuali diffusi e in corso.

    Skinner ha affermato che il disegno di legge aiuterebbe a promuovere la guarigione tra le vittime, ma riterrebbe anche responsabili le organizzazioni potenti.

    “Il vantaggio di revocare questo termine di prescrizione è che può portare [l’abuso] alla luce, ritenere le organizzazioni responsabili e, si spera, porre fine alla pratica”, ha affermato Skinner. “Il sole è un ottimo disinfettante.”

    Gli avvocati che rappresentano le diocesi cattoliche in tutta la California settentrionale non hanno risposto immediatamente alla richiesta di commento della NBC Bay Area.

    Un portavoce dell’arcidiocesi di San Francisco ha dichiarato di non avere commenti sulla proposta di legge.

    Negli ultimi due anni, l’unità investigativa della NBC Bay Area ha intervistato dozzine di presunte vittime di abusi da parte del clero cattolico in tutto lo stato. Una recente “finestra temporale” di tre anni approvata dal legislatore dello stato della California nel 2019 ha consentito alle vittime di abusi sessuali infantili di presentare nuove azioni civili in tribunale, indipendentemente da quando si è verificato il presunto abuso. Ma quella finestra si è appena chiusa alla fine del 2022.

    Più di 1.500 cause legali sono state intentate contro la Chiesa cattolica nella sola California del Nord. In quasi tutti i casi, ci sono voluti decenni prima che l’accusatore si facesse avanti.

    Alcuni hanno detto alla NBC Bay Area che non potevano elaborare i loro abusi in così giovane età. Altri dicono di essere stati dissuasi dal farsi avanti dai loro aggressori, o persino dalla loro stessa famiglia.

    I sostenitori delle vittime hanno applaudito l’annuncio. “Questa introduzione del disegno di legge è un enorme passo avanti e porta la necessaria consapevolezza per riformare le leggi arcaiche che impediscono ai sopravvissuti di farsi avanti e consentono agli autori di abusi di sfuggire alla giustizia e ferire gli altri”, ha affermato Mike McDonnell, portavoce del Survivors Network of those Abused dai Sacerdoti (SNAP).

    https://www.nbcbayarea.com/news/california/california-lawmakers-civil-statute-of-limitations-childhood-sexual-abuse-claims/3149955/

  • Chiesa cattolica irlandese in ‘declino terminale’ dopo scandali di abusi sessuali

    Chiesa cattolica irlandese in ‘declino terminale’ dopo scandali di abusi sessuali

    Mark Vincent Healy è stato abusato sessualmente da un membro dello Spiritan Order mentre era a scuola negli anni ’60 e ’70. Dice che l’abuso sessuale che ha subito gli ha distrutto la vita.

    “Ha avuto un profondo effetto psicologico su di me e sul modo in cui ho preso decisioni sulle cose che volevo fare nella mia vita, anche più di recente e ovviamente quando questa questione si è fatta avanti ed è emersa nella mia vita, tutto è cambiato”, ha rivelato. a Euronews.

    “Sono ormai 16 anni che cerco riparazione e giustizia, ma non è stata un’estensione della giustizia per me, ma un’estensione della giustizia per tanti altri sopravvissuti in Irlanda”.

    Un impatto ‘catastrofico’ sul cattolicesimo in Irlanda

    La partecipazione alla messa settimanale, che era del 91% nel 1975, è scesa al 36% nel 2016 secondo i dati dell’ultimo censimento irlandese.

    Secondo membri critici della Chiesa, c’è solo un modo per riassumere l’effetto che gli scandali degli abusi sessuali hanno avuto sul cattolicesimo in Irlanda.

    “Catastrofica è l’unica risposta a questo”, ha detto padre John Collins, dell’Associazione dei sacerdoti cattolici irlandesi. “Abbiamo sempre avuto un problema prima che scoppiassero gli scandali sugli abusi sessuali su minori in questo paese”.

    “C’era un problema con la Chiesa, nel senso che molte persone che si stavano facendo avanti [dissero] che la Chiesa controllava troppo e aveva troppo controllo sulle loro vite e le persone lo rifiutavano”, ha aggiunto.

    Il comportamento della Chiesa nel resistere a pagare un risarcimento e comportarsi come se nulla fosse accaduto è stato, secondo le parole di un commentatore cattolico, dannoso per la Chiesa in Irlanda.

    “Gli scandali degli abusi sessuali sono stati assolutamente devastanti per la Chiesa, non solo l’abuso vero e proprio che ovviamente è stato orribile per le vittime, ma il fatto che quando le vittime si sono fatte avanti, quando hanno parlato con coloro che ricoprono posizioni dirigenziali all’interno della Chiesa, sono stati ignorati, è stato detto loro che lo stavano inventando, è stato costantemente minimizzato”, ha spiegato Michael Kelly, editore dell’Irish Catholic Newspaper.

    La Chiesa cattolica in ‘declino terminale’

    La percentuale dei cattolici in Irlanda è ora poco sopra il 70%, ma in calo. L’età media di un sacerdote in Irlanda è ora di 70 anni.

    Sebbene gli scandali degli abusi sessuali abbiano arrecato enormi danni all’istituzione in Irlanda, questo e una serie di altri fattori suggeriscono che la chiesa cattolica dovrà cambiare solo per mantenere ciò che ha.

    Patsy McGarry, corrispondente religiosa dell’Irish Times, ha dichiarato a Euronews: “La chiesa cattolica è probabilmente in declino terminale in Irlanda, ma non è interamente dovuto agli scandali degli abusi sessuali, anche se hanno contribuito enormemente a quella che era una tendenza lì dalla fine degli anni ’60 da quando l’istruzione gratuita è stata introdotta in questo Paese”.

    A detta di tutti, la chiesa cattolica in Irlanda è in guai seri. La sensazione è che, a meno che il Vaticano non modernizzi o modifichi le regole molto rapidamente, la chiesa in questo Paese cesserà effettivamente di esistere negli anni e nei decenni a venire.

    https://www.euronews.com/2023/02/02/irish-catholic-church-in-terminal-decline-since-sexual-abuse-scandals

  • Giuseppe Miccoli; autore di “Sopravvissuto”, racconta l’ispirazione del suo brano

    Giuseppe Miccoli; autore di “Sopravvissuto”, racconta l’ispirazione del suo brano

    Un brano forte in cui difficilmente un “sopravvissuto” non si riconosce.

    Giuseppe Miccoli un cantautore pugliese, classe 1980 ha scritto qusto brano che ha regalato alla Rete, ai sopravvissuti italiani.

    Un punto di vista importante, in quanto Miccoli non è un sopravvissuto, tuttavia ha fotografato con il suo brano un punto di vista reale, spesso ignorato da molti.

    Oggi pubblica il suo primo pezzo dal titolo “Sopravvissuto” in collaborazione con la Rete l’Abuso.

    Il pezzo musicale è stato prodotto e arrangiato da Guido Guglielminetti.

    Registrato e mixato con l’etichetta PSR factory di Peveragno (CN), masterizzato da Fabrizio De Carolis dl Reverence Mastering studio di Roma

  • Report sugli abusi censisce 418 preti pedofili in Italia. In Calabria i casi sono 21

    Report sugli abusi censisce 418 preti pedofili in Italia. In Calabria i casi sono 21

    ROMA Il primo Report dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero italiano, presentato oggi dall’Osservatorio Permanente della Rete L’Abuso e dall’associazione internazionale Eca Global (Ending Clergy Abuse), censisce in Italia 418 preti pedofili, divisi in 88 anonimi, 166 denunciati e 164 condannati.

    «Il presente report è stato prodotto con i dati pervenuti all’Associazione Rete L’Abuso ed è da considerarsi in difetto alla reale portata del fenomeno – vi si legge -; l’arco temporale di riferimento è di circa 13 anni; le segnalazioni contenute nel documento sono raccolte direttamente dalle denunce delle presunte vittime; i dati si riferiscono unicamente a sacerdoti e non comprendono l’indotto (catechisti, educatori, animatori e laici in generale); tutti i casi conteggiati sono riconducibili unicamente ad abusi sessuali a danno di minori».

    Inoltre, il report «non ha l’obiettivo di fornire dei numeri, ma insieme a questi fornire in assenza di dati governativi un quadro di consapevolezza più ampio, spiegando perché il problema endemico dei sacerdoti pedofili, in Italia sia particolarmente allarmante rispetto agli altri paesi, non solo nell’area dell’Unione Europea».

    Preti pedofili, il quadro per regione

    Nel quadro suddiviso per regioni ecclesiastiche, il numero dei casi di preti pedofili – sempre sommando anonimi, denunciati e condannati – vede al primo posto la Lombardia con 69 casi, seguita dal Veneto con 40, dalla Sicilia con 39, dal Piemonte con 37 e dalla Campania con 34. A seguire, Lazio (29 casi), Puglia e Toscana (25 ciascuna), Liguria (23), Calabria (21), Emilia Romagna (19), Sardegna (12), Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Umbria (8 ciascuna), Marche (7), Abruzzo (6), Molise (4), Basilicata e Città del Vaticano (2). L’Associazione rileva «davvero un basso livello di indagini anche solo preventive.

    Quasi sistematicamente casi dove solo uno dei minori abusati denuncia fatti che l’Autorità Giudiziaria poi conferma, se pur ci si trovi alla presenza di più minori, questa non procede con indagini nei confronti delle altre potenziali vittime, anche per un eventuale soccorso. Nella sostanza raramente procede d’ufficio».

    L’elenco dei casi è diviso per «quelli arrivati al terzo grado di giudizio, quindi con condanna definitiva»; «quelli denunciati o con procedimento in corso per il 1/o e il 2/o grado, compresi quei procedimenti archiviati per l’intervento dei termini prescrittivi, rimasti per forza indiscussi sotto il profilo penale, che come sappiamo non ne prescrive la potenziale pericolosità»; quelli «completamente anonimi in quanto prescritti e le presunte vittime hanno scelto di non procedere sotto il profilo pubblico, tuttavia come detto sopra, potenzialmente pericolosi».

    In una conferenza stampa, Francesco Zanardi della Rete L’Abuso ha spiegato che il report, «con l’aggiunta di nomi e cognomi, sarà inviato alle autorità nazionali come la Procura generale della Repubblica, il Comando generale dell’Arma dei Carabinieri e la Polizia, e una volta rielaborato e ampliato anche alle Nazioni Unite e, sotto forma di petizione, all’Unione Europea». (Ansa)

    https://www.corrieredellacalabria.it/2023/02/01/report-sugli-abusi-censisce-418-preti-pedofili-in-italia-in-calabria-i-casi-sono-21/

  • 1° report dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero in Italia

    1° report dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero in Italia

    1° REPORT DEI SOPPRAVVISSUTI AGLI ABUSI SESSUALI DEL CLERO ITALIANO

     – OSSERVATORIO PERMANENTE DELLA Rete L’ABUSO –

    Relatore – Francesco Zanardi

    Aggiornato al 1 FEBBRAIO 2023

     


    I DATI

    Il presente report è stato prodotto con i dati pervenuti all’Associazione Rete L’ABUSO ed è da considerarsi in difetto alla reale portata del fenomeno; l’arco temporale di riferimento è di circa 13 anni; le segnalazioni contenute nel documento sono raccolte direttamente dalle denunce delle presunte vittime; i dati si riferiscono unicamente a sacerdoti e non comprendono l’indotto (catechisti, educatori, animatori e laici in generale); tutti i casi conteggiati sono riconducibili unicamente ad abusi sessuali a danno di minori.

    PREMETTE

    Il presente report non ha l’obbiettivo di fornire dei numeri, ma insieme a questi fornire in assenza di dati governativi un quadro di consapevolezza più ampio, spiegando perché il problema endemico dei sacerdoti pedofili, in Italia sia particolarmente allarmante rispetto agli altri paesi, non solo nell’area dell’Unione Europea.

    Per fare questo è necessario comprendere la chiave di lettura del “Principio” di “Interesse superiore del minore” dentro il quale stiamo agendo. Allora potremo poi paragonare la situazione italiana a quanto sta accadendo negli altri paesi, senza pregiudizi spesso imposti dalle molteplici opinioni.


    INTRODUCE

    La Convenzione sui diritti dell’infanzia rappresenta lo strumento normativo internazionale più importante e completo in materia di promozione e tutela dei diritti dell’infanzia. L’Italia la ratificherà il 27 maggio 1991 con la legge n.176 .

    “La Convenzione, obbliga gli Stati che l’hanno ratificata a uniformare le norme di diritto interno a quelle della Convenzione e ad attuare tutti i provvedimenti necessari ad assistere i genitori e le istituzioni nell’adempimento dei loro obblighi nei confronti dei minori.

    Secondo la definizione della Convenzione sono bambini e adolescenti gli individui di età inferiore ai 18 anni (art. 1), il cui interesse deve essere tenuto in primaria considerazione in ogni circostanza (art. 3).”

    Entrando nel merito dei dati che esporremo di seguito quindi, se pur vero che molti casi risultano prescritti relativamente al fatto stesso del reo, tuttavia la Convenzione che l’Italia ha ratificato nel 1991, imponeva allora e impone prioritariamente, “nell’interesse superiore del minore(*)”, che si proceda con tutti gli sforzi possibili accertando la pericolosità sociale del presunto reo e l’entità delle eventuali vittime, provvedendo quando necessario, ad impedire che questo possa commettere altri crimini.

    Quindi nel “Principio(*)” non è come spesso pensiamo, che se una persona è prescritta per questi reati venga meno “l’interesse superiore del minore”, casomai deve venire meno la prescrizione che di fatto è ostativa al raggiungimento dell’obbiettivo(*). È qui che lo Stato deve attuare tutti gli sforzi possibili per adeguare per esempio il termine prescrittivo, affinché si possa procedere verso l’obbiettivo(*).

    Non come accade, negando il diritto alla giustizia a chi è diventato un sopravvissuto perché in 32 anni lo Stato non ha saputo o voluto adeguarsi a una Convenzione nella quale si impegna!

    Ulteriore eccezione di cui non si può non tenere conto sono le peculiarità della patologia stessa, la consapevolezza specifica fornita dalla scienza medica e dalla letteratura in merito. Ad oggi non esiste terapia che garantisca la non pericolosità sociale di chi soffre di questa che non è una malattia, ma una grave devianza della personalità.

    Si può tentare di contenere monitorando i soggetti, tuttavia, oltre l’alto tasso di recidività, questi restano comunque privi del controllo sufficiente e vanno intesi come socialmente pericolosi.

    In questo senso le Nazioni Unite di Ginevra, nello specifico caso italiano il Comitato per la tutela dell’infanzia, il 28 febbraio 2019, dopo l’esamina quinquennale dell’Italia, entra espressamente nel contesto della pedofilia da parte dei membri del clero cattolico ed il suo indotto nel paese.

    Raccomanda allo Stato membro partendo dalla Giustizia, senza nascondere un’evidente squilibrio tra il contesto laico e quello del clero. Nel testo il clero è infatti prevalente oggetto delle “preoccupazioni” del Comitato Garante dell’ONUG di Ginevra.

    IN SINTESI

    Dal 1991, pur essendosi impegnato nella stipula della Convenzione per i diritti dell’Infanzia, 32 anni dopo nei fatti, lo Stato membro non ha provveduto con sforzi apprezzabili nell’adeguamento(*) dei parametri oltre che richiesti dalla convenzione, basilari per buonsenso, come l’adeguamento della prescrizione, raddoppiata (ma insufficiente rispetto alla maturazione del trauma) solo per merito della ratifica della Convenzione di Lanzarote.

    Quanto introdotto successivamente (come il certificato anti pedofilia) reso spesso vano dal Legislatore, quasi ad indicare al predatore la Free Zone.

    L’Associazione (Sic.) rileva davvero un basso livello di indagini anche solo preventive(*). Quasi sistematicamente casi dove solo uno dei minori abusati denuncia fatti che l’A.G. poi conferma, se pur ci si trovi alla presenza di più minori, questa non procede con indagini nei confronti delle altre potenziali vittime, anche per un eventuale soccorso. Nella sostanza raramente procede d’ufficio.

    Se pur ne approfitti legalmente e ometta sistematicamente la denuncia anche sotto l’aspetto morale all’Autorità civile, la chiesa spesso ha ragione quando afferma di avere fatto il suo. In Italia non ha né il potere legislativo, né quello esecutivo e meno ancora quello giudiziario. Si muove nei vuoti legislativi e nelle inadempienze dello Stato, non certo con la priorità dell’interesse superiore del minore.

    Chiedo venia ma non si poteva esporre la forte preoccupazione dell’Associazione nei dati che arrivano dall’Osservatorio permanente, senza prima la chiave di lettura indispensabile per cogliere i numeri che andremmo ad esporre, che ora comprenderete nelle motivazioni e in tutta la loro gravità.

    Per dare un’idea più concreta del fenomeno sul territorio abbiamo preferito suddividere i casi in base alle “regioni ecclesiastiche”, ogni una con l’elenco delle Diocesi sul rispettivo territorio (non per forza coinvolte).

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    Comitato per i diritti dell’infanzia – 80° sezione – ITALIA

     SFRUTTAMENTO E ABUSO SESSUALE

    21- Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile,il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.

    Dal 2019 ad oggi l’Italia non ha ancora risposto e neppure ha istituito un tavolo per discutere il documento del Comitato, almeno per valutarne un’eventuale intervento in proposito.

     

    La PREOCCUPAZIONE dell’Associazione per le CIFRE

    Tra gli studi più accreditati oltre che specifici nell’ambito della pedofilia commessa da membri del clero, quello di Richard Sipe (già citato nel film Spotlight), che nelle conclusioni afferma, nel particolare ambito del clero, per le peculiarità omissive che lo caratterizzano, che un sacerdote possa produrre fino a 200 vittime nell’arco della propria vita.

    Un numero decisamente imparagonabile al numero di vittime che può produrre nello stesso periodo un laico, che non gode di coperture.

    Se prendiamo il dato della commissione francese CIASE, togliendo l’indotto laico e tenendo solo conto delle 216.000 vittime prodotte da 3.000 preti risultati pedofili e lo dividiamo, la media dei minori abusati è di 72 bambini per ogni sacerdote. Se poi in assenza di un dato governativo, per mera curiosità paragoniamo l’Italia alla popolazione del clero francese, ebbene, la Francia ha poco più di 1/3 della popolazione ecclesiastica dell’Italia. Il dato è facilmente deducibile.

    La stessa Conferenza Episcopale italiana fornisce con il suo report del 17 novembre scorso, numeri notevoli, davvero preoccupanti che vale la pena di rivedere rapidamente:

    Ad una prima lettura il dato della CEI appare ampio, si parla su un totale di 226 diocesi, 166 avrebbero attivato i c.d. sportelli diocesani (73,4%), i quali tuttavia si evince, tranne un’assistenza psicologica presente solo nel 12,3%, alcun programma o indennizzo ripartivo verso le vittime, cosa che invece dovrebbe essere al primo posto(*).

    Troviamo invece 23 strutture di “ricovero” per i sacerdoti accusati o condannati, presso le quali la chiesa sostiene tra le contestazioni della comunità scentifica, di “curarli” prima di reinserirli nelle parrocchie. Come spiega Marco Ermes Luparia – Psicologo, Psicoterapeuta, Antropologo Prenatale e Diacono Permanente – “Noi siamo un’officina, non siamo uno sfasciacarrozze”.

    Quella che chiamano prevenzione(*) invece, è ridotta a corsi, che se pur importanti ed autorevoli nulla prevengono. Soprattutto se quando i casi emergono, vengono insabbiati o comprato il silenzio con accordi col vincolo della riservatezza, e i sacerdoti trasferiti sistematicamente in un’altra parrocchia.

    Il biennio analizzato dalla CEI è particolarmente illuminante nel contesto specifico del dato italiano. Il COVID proprio in quel biennio ha limitato moltissimo l’accesso agli uffici, tuttavia la CEI parla di 89 presunte vittime e 68 presunti autori. Non è noto sapere il riferimento geografico di appartenenza.

    Se dividiamo per esempio i 3.000 sacerdoti francesi per i 70 anni della base dell’indagine CIASE, ogni anno in Francia ci sarebbero stati mediamente 43 sacerdoti oggetto di accuse. In Italia 34.

    Il dato molto indicativo su cui vorrei soffermarmi, è che questi casi non provengono da 166 diocesi come potrebbe apparire ad una prima lettura del report, ma da soli 30 centri di ascolto, come chiaramente afferma il documento a pagina 2 (sintesi). Sono esclusi i dati provenienti dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, quelli della magistratura e i nostri.

    Alla pagina successiva un altro dato importante che possiamo ricollegare alle raccomandazioni del Comitato.

    Secondo il report della Cei, dei 68 presunti autori 30 sarebbero chierici che insieme ai 15 consacrati fa 45. Si legge che i laici (educatori, insegnanti di religione ecc.) sarebbero 23 dei 68, il 33,8%.

    (21- G) Il Comitato raccomanda (prima già il Deputato Matteo Mantero) di estendere anche ai membri del clero l’anomala applicazione del certificato anti pedofilia (ratificato nel 2014 a seguito della Convenzione di Lanzarote) che in Italia lascia scoperto dall’esibirlo tutto il mondo del volontariato(*), al quale il clero fa parte, ignorando che anche il volontariato minorile laico è da sempre l’ambiente preferito dai pedofili.

    Questo vuoto che vieta a chi pregiudicato a non poter lavorare con i minori (in quanto privo di certificato), con questa grave lacuna, lascia ai pedofili come unica alternativa il volontariato. Quasi a indicare dove poter predare.

    Spesso i più scaltri cercano inserimento presso la chiesa e il suo indotto, la paura dell’istituzione per lo “scandalo” e la mancanza di trasparenza, in questo caso garantiscono l’omissione di denunce anche ai laici, tanto che sono citati dalla stessa Cei nel report, ma non risulta neppure per loro notizia di denuncia alle autorità civili.

    A preoccupare più dei numeri esposti è la situazione italiana, 32 anni dopo la ratifica della Convenzione per i diritti dell’infanzia, le lacune in materia di prevenzione sono enormi, il sistema è tale da poterlo paragonare al un “cane che si morde la coda”;

    1. il certificato anti pedofilia è inutilizzabile in quanto vieta ai pregiudicati alcuni accessi, convogliandoli tuttavia in altri come il volontariato al quale il clero e il suo indotto appartengono;
    2. l’assenza dell’obbligo della denuncia rende il certificato inattendibile perché non si censisce il caso;
    3. la stessa prescrizione è ostativa sotto l’aspetto preventivo, in quanto in questa condizione vengono meno tutti gli accertamenti del caso, compresa la pericolosità del soggetto.

    Il limitato accesso alla giustizia per le vittime, che in questo caso è giusto ricordare siano divenute tali spesso, per le lacune preventive dette sopra;

    1. la prescrizione non è in linea con il tempo di maturazione del trauma (la letteratura accreditata parla di 25 – 30 anni) che in questo caso ha una maturazione c.d. “spontanea” in quanto a differenza dei casi che vengono denunciati alle autorità, dove dietro la denuncia c’è una presa in carico della vittima, che viene aiutata nella maturazione dell’evento traumatico, nel caso di omissione invece, viene meno anche la presa in carico della vittima, che con gli anni maturerà l’origine delle sue problematiche riconducendole a quell’evento, che però oramai non potrà denunciare in quanto estinto per prescrizione.
    2. Anche quando non prescritti, i canali di accesso alla giustizia per le vittime sono poco accessibili.
    3. Tempi processuali biblici, spesso si arriva alla cassazione prescritti e qualora la vittima avesse avuto le risorse per gli accertamenti tecnici di cui sopra, non è detto riesca a recuperarle.

    Se analizziamo le cifre (in difetto), senza utilizzare lo studio di Richard Sipe (200 minori in media a sacerdote), limitandoci ai dati reali della Francia (72 minori in media a sacerdote) il potenziale che producono i casi parziali del nostro report, è enorme oltre che incontrastato, 418 sacerdoti.

    Parliamo di 29.960 vittime potenzialmente, se prendiamo la proiezione (agli atti del Comitato ONU già nel report del 2019) prodotta da Mark Vincent Healey, che sulla base delle commissioni di inchiesta prodotte dai Governi degli altri paesi (con dati in linea tra loro) stima il dato italiano, si parla di 750.000 vittime. Lo stesso Hans Zollner (membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori) si domanda perché mai i dati dell’Italia non debbano essere in linea con quelli del resto degli paesi e, onestamente ce lo chiediamo anche noi.

    Tuttavia basterebbe una commissione Governativa per scoprirlo.

    Zanardi – Report finale

    ©Rete L’ABUSO – Riprodurre liberamente con attribuzione

  • ANSA/Primo Report vittime abusi, in Italia 418 preti pedofili

    ANSA/Primo Report vittime abusi, in Italia 418 preti pedofili

    ROMA, 01 FEB – Il primo Report dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero italiano, presentato oggi dall’Osservatorio Permanente della Rete L’Abuso e dall’associazione internazionale Eca Global (Ending Clergy Abuse), censisce in Italia 418 preti pedofili, divisi in 88 anonimi, 166 denunciati e 164 condannati.

    “Il presente report è stato prodotto con i dati pervenuti all’Associazione Rete L’Abuso ed è da considerarsi in difetto alla reale portata del fenomeno – vi si legge -; l’arco temporale di riferimento è di circa 13 anni; le segnalazioni contenute nel documento sono raccolte direttamente dalle denunce delle presunte vittime; i dati si riferiscono unicamente a sacerdoti e non comprendono l’indotto (catechisti, educatori, animatori e laici in generale); tutti i casi conteggiati sono riconducibili unicamente ad abusi sessuali a danno di minori”.

    Inoltre, il report “non ha l’obiettivo di fornire dei numeri, ma insieme a questi fornire in assenza di dati governativi un quadro di consapevolezza più ampio, spiegando perché il problema endemico dei sacerdoti pedofili, in Italia sia particolarmente allarmante rispetto agli altri paesi, non solo nell’area dell’Unione Europea”.

    Nel quadro suddiviso per regioni ecclesiastiche, il numero dei casi di preti pedofili – sempre sommando anonimi, denunciati e condannati – vede al primo posto la Lombardia con 69 casi, seguita dal Veneto con 40, dalla Sicilia con 39, dal Piemonte con 37 e dalla Campania con 34.

    A seguire, Lazio (29 casi), Puglia e Toscana (25 ciascuna), Liguria (23), Calabria (21), Emilia Romagna (19), Sardegna (12), Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Umbria (8 ciascuna), Marche (7), Abruzzo (6), Molise (4), Basilicata e Città del Vaticano (2). L’Associazione rileva “davvero un basso livello di indagini anche solo preventive. Quasi sistematicamente casi dove solo uno dei minori abusati denuncia fatti che l’Autorità Giudiziaria poi conferma, se pur ci si trovi alla presenza di più minori, questa non procede con indagini nei confronti delle altre potenziali vittime, anche per un eventuale soccorso. Nella sostanza raramente procede d’ufficio”.

    L’elenco dei casi è diviso per “quelli arrivati al terzo grado di giudizio, quindi con condanna definitiva”; “quelli denunciati o con procedimento in corso per il 1/o e il 2/o grado, compresi quei procedimenti archiviati per l’intervento dei termini prescrittivi, rimasti per forza indiscussi sotto il profilo penale, che come sappiamo non ne prescrive la potenziale pericolosità”; quelli “completamente anonimi in quanto prescritti e le presunte vittime hanno scelto di non procedere sotto il profilo pubblico, tuttavia come detto sopra, potenzialmente pericolosi”.

    Per quanto riguarda le vittime, facendo una proiezione in base alla media francese della Commissione Ciase – 72 bambini abusati per ogni prete pedofilo -, il Report ne ipotizza circa 30 mila. I dati rilevati sono considerati tra l’altro paragonabili con quelli presentati dalla Cei sul biennio 2020-2021 – 89 vittime e 68 autori -, considerando che quelli provengono “da soli 30 centri di ascolto”, non da tutte le diocesi. In una conferenza stampa online, Francesco Zanardi della Rete L’Abuso ha spiegato che il Report, “con l’aggiunta di nomi e cognomi, sarà inviato alle autorità nazionali come la Procura generale della Repubblica, il Comando generale dei Carabinieri e la Polizia, ampliato e rielaborato alle Nazioni Unite, e come petizione all’Unione Europea”.

    I promotori del Report, infine, tornano a chiedere, tra le altre cose, “una commissione d’inchiesta indipendente” su tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte del clero, e di “rendere obbligatoria per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato”. (ANSA).
    GR/ S04 QBXI