Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Crimini cattolici: una storia di sopravvissuti

    Crimini cattolici: una storia di sopravvissuti

    Di William Verdad

    Introduzione di Sarah E. Murphy

    Era febbraio 2019 e stavo facendo le valigie per il mio primo viaggio a Roma, quando ho ricevuto un messaggio su Facebook da un amico che mi ringraziava per un articolo che avevo appena scritto sugli abusi sessuali del clero. In esso ho condiviso la storia di un uomo nella mia città natale di Falmouth, nel Massachusetts, ora sulla cinquantina, che ha subito un decennio di abusi per mano di Monsignor Maurice Souza alla chiesa di Sant’Antonio a East Falmouth. Stavamo seguendo la sua storia fino alla Città del Vaticano, dove avremmo protestato pacificamente contro il vertice del Papa chiamato a presumibilmente affrontare la questione. Il mio amico poteva riferirsi all’esperienza di aver finalmente detto la sua verità dopo così tanti anni, perché anche lui stava venendo a patti con quello che gli era successo da ragazzo in un’altra città del Massachusetts, alla St. Brigid’s Parish a Lexington alla fine degli anni ’60. 

    All’inizio di questa settimana, ha deciso che era ora di farsi avanti e nominare il suo aggressore, il defunto reverendo John Patrick “Fitz” Fitzpatrick, nella speranza di aiutare non solo se stesso, ma anche altri sopravvissuti, e offrire alle famiglie di sopravvissuti una finestra sui loro amati. Forse è successo a qualcuno nella tua vita, ma non è pronto a farsi avanti. O forse quella persona ha bloccato tutto. Il mio amico è stanco di sopportare il peso della vergogna fuori luogo che accompagna il mantenere segreta un’esperienza che nessun bambino o adulto dovrebbe mai sopportare. Anche se non è ancora pronto per essere identificato con il proprio nome, non vuole essere un proverbiale “John Doe”. Ha scelto il nome William “Verdad” per una ragione, perché si traduce in “Guardiano determinato della verità”. 

    Questa è la sua storia …

    Dire la mia verità

    di William Verdad

    Ho bisogno di metterlo sulla carta, o “là fuori”, per così dire. La mia esperienza come vittima di abusi sessuali infantili rappresenta una delle migliaia, forse milioni. Sono una statistica, ma è finalmente giunto il momento di condividere le parole e la storia reali con le persone che potrebbero potenzialmente aiutarmi. Un abuso di questo tipo altera la vita in modo drastico e permanente.

    Quando ero bambino, sono stato violentato circa una dozzina di volte da due preti della parrocchia della mia infanzia. Ho bloccato l’esperienza per oltre 40 anni.

    Adesso ho 60 anni.

    Alla fine ho cominciato a ricordare circa dieci anni fa, quando ho finito i soldi per droghe e alcol e mi sono trasferito a casa di mio fratello per asciugarmi. Ci sono voluti mesi, ma un giorno finalmente tutto ha cominciato a tornare. John e io stavamo guardando Mystic River , un film che avevo provato a guardare un paio di volte, ma che mi allontanava sempre non appena diventava difficile. Questa volta ha innescato qualcosa.

    “Ho solo pensato a quando ero un lettore da ragazzo. Ho letto la Bibbia a messa un paio di volte, no? ” Ho guardato a lui per convalidare il mio ricordo.

    “Sì, ma probabilmente più una dozzina di volte”, ha detto.

    Questa notizia è stata significativa per mettere insieme i pezzi, poiché la memoria di John è sempre stata migliore della mia, ed è più vecchio, quindi sapevo che doveva essere vero.

    Ho iniziato a lanciargli domande, a partire dalla mia età in quel momento. Nove o dieci fu la sua risposta.

    Poi mi ha colpito: la chiesa ha detto che ero stato scelto come il ragazzo più giovane che abbia mai letto la Bibbia a una folla di cattolici romani. Mai. All’improvviso questo sembrò incredulo. Wow … .ever ?! È abbastanza degno di nota. Come avevo fatto a dimenticarlo per così tanto tempo?

    Pezzi e pezzi cominciarono a tornare. Mia madre e tutta la famiglia erano così orgogliosi. Che onore.

    Ricordo di aver pensato, “perché proprio io?” Non l’ho chiesto io. Sono terribilmente dislessico e non riesco nemmeno a leggere così bene. In realtà, sono terrorizzato, ma tutti sembrano così orgogliosi ed entusiasti, quindi non voglio deludere nessuno. Mi eserciterò molto e starò bene.

    Erano sempre padre “Fitz” e un altro prete a darmi la lettura assegnata, e ogni volta, per quanto la leggessi, non ne capivo ancora il significato; le parole erano poco familiari e difficili da pronunciare. Mi tiravano fuori dalla classe e andavamo nel seminterrato per provare la mia lettura.

    All’inizio ho accolto con favore la possibilità di esercitarmi, poiché temevo di dover leggere di fronte a centinaia di persone in quelle domeniche mattina. Successivamente, mi sono ricordato di aver chiesto loro perché non ci allenavamo davvero quando eravamo nel seminterrato. Il loro comportamento cambiò in un istante da dolce e complimentoso a crudele e aspro.

    La stessa cosa è successa quando ho chiesto perché i miei pantaloni erano allacciati in un buco diverso e la mia camicia era infilata in un modo che non avrei mai fatto. Oh, si sono arrabbiati molto quando l’ho chiesto.

    Notai che quando mi riportarono in classe, sembrava passare molto più tempo di quanto avesse senso. Sebbene si tenesse il giovedì pomeriggio per due ore dopo la scuola regolare, l’abbiamo chiamata “Scuola Domenicale”. Ricordavo di aver avuto spesso problemi con il mio insegnante per essermi addormentato alla mia scrivania dopo essere tornato dal seminterrato. Questo è successo molte volte, ma all’epoca ero solo contento che avesse fatto sembrare la giornata più breve.

    Poche settimane dopo l’incidente guardando il film, mi sono tornati in mente altri ricordi una notte in sogno.

    Svegliarsi in quel seminterrato, tutto molto nebbioso, solo la luce tremolante della finestra alta della cantina che lentamente si mette a fuoco ritmicamente. Sentire qualcosa dietro di me e venirne afferrato. Ha il dito nel mio sedere? Cos’è questo? Era molto più vecchio, e l’ho sentito schernire il prete più giovane, che rapidamente ha messo un panno inzuppato in qualcosa sul mio viso.

    I ricordi continuarono. Leggevo i versi una volta, poi mi mettevano un panno sulla bocca e sul naso e mi mettevano a faccia in giù su un tavolo alto. Risveglio ogni volta con uno che mi tiene in piedi e l’altro che mi sventola in faccia un nitrato di amile. In seguito ho chiesto loro cosa mi avevano fatto. Era una cosa medica? Non avevo una reale comprensione del sesso, ma ricordavo che i medici mi avevano messo i termometri nell’ano. Erano molto, molto arrabbiati per la mia domanda e hanno detto che era un po ‘così, ma doveva essere tenuto segreto e che ero speciale.

    Poi cominciò a essere una minaccia, che se l’avessi detto a qualcuno avrei spezzato il cuore di mia madre. Hanno detto che se non fossi rimasto zitto mi avrebbero portato via la grande lettura di Pasqua, e questo era un grande onore.

    Ho tenuto la bocca chiusa. Amavo così tanto mia madre ed era così orgogliosa. Ma in una delle letture domenicali ero estremamente nervoso. C’erano molte lettere di Paolo ai Corinzi, cose che non avevo recepito. Ero un bambino che faceva molte domande e non gli piaceva. Ho chiesto se potevo leggere qualcosa di più facile che potessi capire; Penso di aver persino suggerito qualcosa dai Salmi, qualcosa sull’amore o sull’aiutare gli amici. Anche questo li ha fatti arrabbiare molto, quindi non ho chiesto di nuovo.

    Ho finito la lettura e ho dovuto aspettare dietro le quinte per leggere di nuovo. Ero con i due chierichetti. Uno di loro era un anno più giovane di me. Era piccolo ma sembrava molto più vecchio. I suoi occhi erano molto scuri e infossati.

    Mentre la messa era in corso si è rivolto a me e ha detto in modo pratico: “Ti hanno già scopato?”

    “Che cosa?” Dissi, completamente scioccato.

    “Hanno già fatto sesso con te?”

    Non ho nemmeno capito cosa stesse dicendo. “Ma sono uomini. Un uomo non può fare sesso con un altro uomo “, ho risposto.

    “Si Loro possono. Nel culo “, ha detto, indicando il proprio sedere.

    Mi sono arrabbiato e ho ripetuto più forte: “Un uomo può fare sesso solo con una donna!”

    La cosa successiva che ho saputo, è venuto da noi un prete arrabbiato dicendoci di non parlarci mai mentre era in corso la messa.

    L’ultima cosa che ricordo di tutto è stato quanto fossero gentili con me all’inizio e quanto mi facessero sentire speciale, seguito dalla confusione e dal dolore di essere stato punito ed evitato per essere stato cattivo. Non ho mai capito cosa avevo fatto di sbagliato o cosa ho fatto per meritarmelo.

    L’ho portato con me negli ultimi cinque decenni, cercando di bloccarlo e tenere tutto a posto con molte droghe, alcol e drammi. Quei parassiti malvagi mi hanno segnato per tutta la vita e, a parte una manciata di persone nella mia vita, nessuno lo sapeva fino ad ora. Oppure sì? Coloro che aiutano e nascondono questi predatori sono altrettanto colpevoli, quindi condivido la mia storia nella speranza di salvare un’altra vita innocente dall’essere distrutta. E se stai leggendo questo e conosci questo dolore in prima persona, spero che tu sappia che non sei solo.

    William Verdad

    Catholic Crimes: a Survivor’s Story

  • IN UNO STATO LAICO COME L’ITALIA È INACCETTABILE CHE SIA LA CHIESA A DECIDERE LE CONDANNE AI PRETI PEDOFILI

    IN UNO STATO LAICO COME L’ITALIA È INACCETTABILE CHE SIA LA CHIESA A DECIDERE LE CONDANNE AI PRETI PEDOFILI

    DI JENNIFER GUERRA

    Quando si parla di pedofilia all’interno della Chiesa solitamente ci si indigna per i grandi scandali di copertura da parte della Santa Sede, ma raramente si pone l’attenzione su quello che fa – o meglio, non fa – lo Stato italiano nei confronti di chi perpetra tali crimini. Secondo i dati raccolti da Rete L’Abuso, l’Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero e osservatorio permanente, dagli anni Novanta a oggi sono 150 i preti processati per reati sessuali a danno di minori, con una durata media della condanna di circa 4 anni. Le stime dalla Chiesa sulla percentuale di pedofili vanno invece dal 2% del totale del clero, dichiarato da Bergoglio a Repubblica – in un’intervista ora cancellata dal sito – al 4-6% secondo il membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori, Hans Zollner.

    Contando che i sacerdoti nel nostro Paese sono 32.036, si tratterebbe di almeno 640 persone. Anche rifacendosi alla stima “ottimistica” del papa, come fanno notare gli autori del libro Giustizia divina Emanuela Provera e Federico Tulli, si tratta di una percentuale altissima rispetto al tasso di condannati per abusi sessuali nei confronti di minori tra i laici, 0,0025%. I due giornalisti hanno anche provato a verificare quanti dei preti condannati siano effettivamente in carcere: su 125 penitenziari che hanno risposto (sui 191 presenti sul territorio italiano nel 2017) sono solo 5 i sacerdoti detenuti per reati connessi alla pedofilia.

    C’è quindi una situazione di grave omertà nella Chiesa, che preferisce gestire internamente i casi anziché consegnare anche coloro che ritiene colpevoli all’autorità giudiziaria. Non è raro infatti che gli abusi, che si consumano quasi sempre ai danni di famiglie molto legate alla realtà parrocchiale, non vengano denunciati alla polizia, ma soltanto al vescovo o ad altre autorità ecclesiastiche. Nella maggior parte dei casi infatti un genitore che sospetta delle violenze sui propri figli preferisce confidarsi con altri fedeli o altri sacerdoti prima di sporgere denuncia. Questo fa sì che molto spesso l’unico processo che si svolge sia quello canonico.

    Per il diritto canonico, un sacerdote che commette violenza contro un minore viola il canone 277 sul celibato ecclesiastico e perciò, secondo il canone 1395, viene “punito con la sospensione, alla quale si possono aggiungere gradualmente altre pene, se persista il delitto dopo l’ammonizione, fino alla dimissione dallo stato clericale” e se il delitto avviene con un minore di 16 anni viene “punito con giuste pene”. La violenza sessuale è considerata un peccato e non un reato: ciò significa che il sacerdote deve rispondere a Dio e non alla giustizia terrena. Il procedimento canonico viene avviato dalla Curia qualora vi siano “seri indizi” di “colpe gravi” e, se queste vengono accertate, la Congregazione per la dottrina della fede dà decreto di rimozione della persona accusata, oppure la invita a rinunciare all’incarico entro 15 giorni. Come spiegano Provera e Tulli, il procedimento canonico ha una serie di problemi che lo rendono un sistema vòlto a tutelare più la Chiesa che le vittime. Ad esempio, al procedimento non sono ammessi avvocati o testimoni ed è la vittima a dover dimostrare il delitto subìto. In più gli atti sono coperti da segreto pontificio, per cui è raro che le autorità ecclesiastiche collaborino con la giustizia italiana, anche dopo un’eventuale condanna.

    Il problema è proprio la natura della condanna inflitta dalla Congregazione per la dottrina della fede, che spesso fa sì che il prete condannato riesca a sfuggire alla magistratura anche dopo una denuncia all’autorità giudiziaria italiana. Il sacerdote viene infatti rimosso dal suo incarico e, in base alla gravità dei fatti commessi o ad altri precedenti, viene semplicemente riassegnato a un’altra diocesi oppure informalmente indirizzato verso una comunità di “assistenza per ecclesiastici in difficoltà”, come l’Oasi di Elim a Roma o il progetto dei “Ministri della misericordia”, centri che danno sostegno per diversi problemi, dalle dipendenze alle crisi vocazionali. Sono moltissimi i casi di sacerdoti – ma anche di suore – di cui si sono perse le tracce dopo sentenze di condanna da parte del tribunale ecclesiastico. Non è nemmeno raro che dopo tutti i vari trasferimenti, spesso fatti nel modo più discreto possibile, i reati contestati cadano in prescrizione per l’ordinamento italiano. Come racconta Giustizia divina, succede spesso che le vittime decidano di denunciare gli abusi anche alle autorità italiane a distanza di anni proprio nel momento in cui si accorgono che i propri abusatori continuano a fare i preti altrove, ma i termini per la denuncia sono ormai trascorsi. Senza contare poi che i trasferimenti continui non risolvono il problema, ma anzi possono favorire la reiterazione del reato, mettendo il sacerdote a contatto con altri minori.

    Ma perché la Chiesa non collabora con la giustizia? La Cei ha disposto che i vescovi, poiché non sono pubblici ufficiali, non abbiano il dovere di denunciare i casi di cui vengono a conoscenza. Questa idea era stata ribadita nel 2014 dall’allora presidente della Conferenza episcopale, Angelo Bagnasco, che aveva giustificato l’idea che non vi fosse obbligo di denuncia per non “mancare gravemente di rispetto alla privacy, alla discrezione alla riservatezza e anche ai drammi di vittime che non vogliano essere messe in piazza”. Nel 2019 sono state approvate le nuove “Linee guida per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili”, che comportano l’obbligo di segnalazione alle autorità ecclesiastiche, ma non a quelle civili, verso le quali le segnalazioni sono soltanto “incoraggiate”.

    Nonostante la buona volontà e la politica di “tolleranza zero” invocata da Bergoglio, tra la Chiesa – attenta a difendere la propria immagine e i propri interessi – e la magistratura italiana non può e non potrà mai esserci una vera collaborazione. La causa risiede nei Patti Lateranensi del 1929, ratificati nel Concordato del 1984: secondo l’articolo 4, “I vescovi sono esonerati dall’obbligo di deporre o di esibire documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragione del proprio ministero”. In pratica, non sono tenuti a collaborare con la giustizia. Nella circolare alle Conferenze episcopali per la preparazione delle linee guida da adottare nei casi di abuso su minore, il Vaticano ha ribadito che “va sempre dato seguito alle prescrizioni delle leggi civili per quanto riguarda il deferimento dei crimini alle autorità preposte, senza pregiudicare il foro interno sacramentale”. Il riferimento al “foro interno sacramentale”, cioè alla confessione, riguarda il divieto di un sacerdote di divulgare un peccato o l’identità del peccatore che si è confessato. Ciò significa che se un prete viene a conoscenza di un abuso durante una confessione è invitato a tenere per sé questa notizia, pena la scomunica. Anche il motu proprio di papa Bergoglio del marzo 2019 che istituisce l’obbligo per i membri della Curia di informare il tribunale vaticano di eventuali abusi prevede la clausola del sigillo sacramentale. Il concordato stabilisce inoltre che un prete che abbia commesso un delitto perseguibile sia per la legge italiana che per il diritto canonico possa rifugiarsi negli immobili della Chiesa protetti dall’extraterritorialità, dove le forze dell’ordine non possono entrare. Bernard Francis Law, l’arcivescovo di Boston noto per aver coperto decine di abusi scoperti dalla famosa inchiesta del Boston Globe vincitrice del Premio Pulitzer e raccontata nel film Il caso Spotlight, nel 2002 fu trasferito per volere di Wojtyla nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, che gode dell’extraterritorialità. Law è morto a Roma nel 2017, all’età di 86 anni, senza subire alcun processo per il suo coinvolgimento nella copertura degli abusi su almeno 552 minori.

    Negli ultimi anni, sembra che la Chiesa si stia sforzando più che in passato per contenere il fenomeno della pedofilia, soprattutto a partire dall’elezione di Bergoglio. Nel 2014 è stata istituita la Pontificia commissione per la tutela dei minori, mentre nel 2016 il papa ha firmato il provvedimento “Come una madre amorevole” per la “protezione dei bambini e degli adulti vulnerabili”, ribadita anche con il motu proprio del 2019. Ma tutto questo non è abbastanza se lo scopo di queste iniziative è risolvere dall’interno il problema sottraendo alla giustizia italiana chi compie violenze su minori. La responsabilità di questa situazione è anche dello Stato, e a riconoscerlo è l’Onu che, nell’ultima relazione del Comitato per i diritti dell’infanzia, ha espresso preoccupazione “per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana”. Tra le raccomandazioni delle Nazioni Unite c’è proprio il superamento dei Patti Lateranensi e l’istituzione di una commissione d’inchiesta indipendente sul tema.

    Uno Stato che tollera questo tipo di interferenze nell’amministrazione della giustizia, specialmente riguardo a fatti così gravi che coinvolgono minori, non può certo definirsi laico.

    https://thevision.com/attualita/preti-pedofilia/

  • PRESENTAZIONE di Francesco Zanardi “parole, opere e omissioni di un dramma tutto italiano” biografia

    PRESENTAZIONE di Francesco Zanardi “parole, opere e omissioni di un dramma tutto italiano” biografia

    di Federico Tulli

    Entro in punta di piedi in questo libro che narra la vita vissuta fin qui da Francesco Zanardi. Mi ha chiesto lui di scrivere qualche riga e pur non avendo mai avuto particolari problemi davanti al foglio bianco confesso che non è affatto facile. Forse per l’amicizia che ci lega o forse perché so che la sua vita non è stata affatto facile. Ma ci provo, indosso i panni del giornalista e ci provo.

    Ho scoperto solo di recente che lui non si ricordava quando ci siamo conosciuti. Io non posso dimenticarlo. È accaduto tre giorni dopo l’uscita del mio primo libro sulla pedofilia di matrice ecclesiastica. Era la sera del 31 ottobre 2010. Quel giorno a Roma, nei giardini di Castel sant’Angelo di fronte a via della Conciliazione si è svolta una storica manifestazione internazionale organizzata da Survivors voice Europe per “ricordare” a Benedetto XVI le promesse che aveva fatto e non aveva mantenuto riguardo azioni concrete di prevenzione della pedofilia all’interno del clero e di giustizia per le vittime, anzi, per i survivors, i sopravvissuti. Così infatti si definiscono essendo sopravvissuti a quello che è stato a tutti gli effetti un tentativo (che spesso purtroppo riesce) di omicidio psichico e fisico nei loro confronti da parte dell’adulto violentatore.

    Come spesso mi sarebbe accaduto negli anni successivi in situazioni pubbliche di questo tipo quella sera io ero uno dei pochissimi giornalisti italiani presenti in mezzo a un battaglione di reporter e televisioni straniere. Tra i manifestanti c’era anche Francesco, scambiammo qualche parola tra un’intervista e l’altra che rilasciò a non so quanti media. Anche lui è un sopravvissuto e la trama che si sviluppa in questo libro ricostruisce a cosa sia sopravvissuto e come. Scoprirete così  – ma sono sicuro che molti di voi lo sapevano già – che Zanardi non si è limitato a portare avanti la propria battaglia personale per ottenere giustizia ma mettendo a disposizione di altri sopravvissuti, a decine, a centinaia, la propria forza e una perseveranza inusuale per tentare tutti insieme di scardinare il muro dell’omertà, della complicità, dell’indifferenza, dell’anaffettività innalzato lucidamente dalle gerarchie vaticane responsabili degli insabbiamenti dei casi di pedofilia e della tutela sistematica dei preti violentatori. Penso di poter dire che se una breccia in questi dieci anni si è aperta – e lo possiamo riscontrare ad esempio nella recente eliminazione del segreto pontificio sui crimini pedofili da parte di papa Bergoglio – parte del merito sia anche di Zanardi e della Rete l’Abuso da lui fondata nella sua Savona e successivamente collegata a un network internazionale delle associazioni che si occupano delle battaglie per la giustizia e la tutela dei diritti dei sopravvissuti.

    Chiarisco subito che sarebbe riduttivo pensare che la lotta di Francesco Zanardi sia volta solamente contro “l’inerzia” delle autorità ecclesiastiche e sarebbe sbagliato pensare che lui sia spinto dall’odio e cerchi vendetta per quello che ha subito. In Francesco non c’è odio cieco ma una legittima, umanissima e profonda indignazione, c’è sdegno per l’ipocrisia, c’è disprezzo per la mentalità criminale di chi protegge i pedofili. Uno dei punti di forza del suo impegno civile – forse il più importante perché inattaccabile – sta nell’aver compreso che il vero “nemico” da combattere risiede nel pensiero religioso che ancora oggi nega la violenza subita dal bambino. Quel pensiero cioè che confonde un reato (violentissimo contro la persona) con il peccato. Sappiamo infatti che la pedofilia, o meglio, lo stupro di un bimbo prepubere altro non è che l’annullamento della realtà umana del bambino. Tuttavia anche nella Chiesa di papa Francesco l’abuso, cioè «l’atto sessuale di un chierico con un minore», è ritenuto ancora un delitto contro la morale, un’offesa a Dio, in violazione del sesto comandamento, e non la violenza efferata contro una persona.

    Di conseguenza la vera vittima sarebbe Dio e il peccatore (che sotto sotto per certa cultura è anche il bambino… che induce in tentazione quel sant’uomo del sacerdote) secondo la visione degli appartenenti al clero, deve rispondere alla persona che rappresenta l’Altissimo in Terra (il papa), e non alle leggi della società civile di cui fa parte. E qui sta un’altra intuizione del “nostro” Francesco: di tutto questo non tiene conto lo Stato italiano nel tenere in vita il Concordato rinnovato nel 1984 con il Vaticano, sebbene dal 1996 in poi la nostra legislazione in materia di reati a sfondo sessuale sui bambini (e le donne) abbia fatto enormi progressi. Quali conseguenze questa cecità delle nostre istituzioni abbia sull’incolumità dei bambini che frequentano le parrocchie, gli oratori, i seminari minori e le scuole cattoliche è facile – purtroppo – immaginarlo. Ma per avere un riscontro concreto basta farsi un giro per il sito di Rete L’Abuso dove quel che accade in Italia è catalogato e documentato costantemente.

    Una delle grandi battaglie di civiltà di Francesco Zanardi (e una delle tante battaglie che ci unisce) consiste nel chiedere l’abolizione del Concordato o per lo meno l’eliminazione degli articoli del trattato internazionale che regola i rapporti tra l’Italia e la Santa sede con l’imprinting di Mussolini, che hanno contribuito e contribuiscono a mantenere in piedi il muro di segretezza, omertà e complicità di cui parlavo prima, dietro cui si nascondono i gerarchi della Chiesa protettori dei sacerdoti pedofili (e/o pedofili essi stessi). Mi riferisco ad esempio all’eliminazione dell’articolo 4 – nel quale si dà facoltà ai vescovi di non collaborare con le nostre autorità – che segnerebbe la fine della limitazione formale e sostanziale all’attività della magistratura specie nei casi di pedofilia che hanno come sospettato un prete. Non sarebbe cosa da poco. Nel 2010 il magistrato irlandese incaricato da Dublino di indagare su decenni di scandali che avevano sconvolto la vita nell’isola disse a conclusione dell’inchiesta che la pedofilia è un fattore endemico nella Chiesa d’Irlanda. Una drammatica presa di coscienza in un Paese a tradizione cattolica che altrove non è stata fatta. Per esempio qui da noi dove sia Francesco che il sottoscritto, ciascuno con la propria competenza, abbiamo documentato l’esistenza di un “sistema” simile a quello irlandese: con picchi di inaudita diffusione negli ultimi 50 anni la storia d’Italia è attraversata da tragiche vicende di pedofilia clericale. Ma se proprio non si vuole ascoltare la voce di un sopravvissuto o quella di un giornalista allora andiamo direttamente alla fonte. A fine agosto del 2018 il gesuita tedesco Hans Zollner, membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori (istituita del 2015 da papa Francesco) e presidente del Centre for Child Protection della Pontificia università gregoriana, in un’intervista ad AgenSir, l’agenzia dei vescovi, ha significativamente dichiarato: «Troppi sacerdoti, tra il 4 e il 6 per cento nell’arco di 50 anni (1950-2000), hanno agito contro il Vangelo e contro le leggi». Zollner si riferiva agli scandali sugli abusi della Chiesa in Pennsylvania, tuttavia ha poi aggiunto: «Sarebbe stupido pensare che in altri Paesi come l’Italia non sia accaduto lo stesso». Per farsi un’idea delle dimensioni del fenomeno che ci riguarda tutti da molto vicino basti dire che in Italia risiede la più ampia popolazione ecclesiastica del mondo, circa 30mila persone. Quanto fa il 4-6 per cento di 30mila? E quante sono le loro vittime considerando che il profilo criminale di un pedofilo è equiparabile a quello del serial killer? Non a caso ci sono sacerdoti che hanno “confessato” anche 200 stupri.

    Tra i preti italiani che negli ultimi 50 anni hanno agito indisturbati c’era anche l’aguzzino di Francesco. Il processo si è tenuto a quasi 30 anni dalla violenza e grazie alla prescrizione se l’è cavata con un solo anno di carcere. Io non sono un giustizialista ma penso che sia lecito affermare che una pena così lieve è inaccettabile (anche perché, se pure in carcere fosse stato curato, sicuramente in un solo anno non può essere guarito) ma quanto meno c’è stata una condanna. Lì fuori, in giro indisturbati, di pedofili con il collarino bianco ce ne sono ancora centinaia, forse migliaia. Cerchiamoli insieme a Francesco Zanardi e alla sua associazione. Denunciamoli, non voltiamoci dall’altra parte. Pretendiamo che non vengano nascosti e sottratti all’azione penale. Lo dobbiamo a lui, alle vittime, ai sopravvissuti. Lo dobbiamo fare affinché sempre più bambini possano vivere un’infanzia felice.

    Federico Tulli

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  • La prefazione di Federico Tulli – FRANCESCO ZANARDI – “Parole, opere e omissioni di un dramma tutto italiano” – Biografia

    La prefazione di Federico Tulli – FRANCESCO ZANARDI – “Parole, opere e omissioni di un dramma tutto italiano” – Biografia

    di Federico Tulli – Entro in punta di piedi in questo libro che narra la vita vissuta fin qui da Francesco Zanardi. Mi ha chiesto lui di scrivere qualche riga e pur non avendo mai avuto particolari problemi davanti al foglio bianco confesso che non è affatto facile. Forse per l’amicizia che ci lega o forse perché so che la sua vita non è stata affatto facile. Ma ci provo, indosso i panni del giornalista e ci provo.

    Ho scoperto solo di recente che lui non si ricordava quando ci siamo conosciuti. Io non posso dimenticarlo. È accaduto tre giorni dopo l’uscita del mio primo libro sulla pedofilia di matrice ecclesiastica. Era la sera del 31 ottobre 2010.

    Quel giorno a Roma, nei giardini di Castel sant’Angelo di fronte a via della Conciliazione si è svolta una storica manifestazione internazionale organizzata da Survivors voice Europe per “ricordare” a Benedetto XVI le promesse che aveva fatto e non aveva mantenuto riguardo azioni concrete di prevenzione della pedofilia all’interno del clero e di giustizia per le vittime, anzi, per i survivors, i sopravvissuti.

    Così infatti si definiscono essendo sopravvissuti a quello che è stato a tutti gli effetti un tentativo (che spesso purtroppo riesce) di omicidio psichico e fisico nei loro confronti da parte dell’adulto violentatore.

    Come spesso mi sarebbe accaduto negli anni successivi in situazioni pubbliche di questo tipo quella sera io ero uno dei pochissimi giornalisti italiani presenti in mezzo a un battaglione di reporter e televisioni straniere. Tra i manifestanti c’era anche Francesco, scambiammo qualche parola tra un’intervista e l’altra che rilasciò a non so quanti media.

    Anche lui è un sopravvissuto e la trama che si sviluppa in questo libro ricostruisce a cosa sia sopravvissuto e come. Scoprirete così  – ma sono sicuro che molti di voi lo sapevano già – che Zanardi non si è limitato a portare avanti la propria battaglia personale per ottenere giustizia ma mettendo a disposizione di altri sopravvissuti, a decine, a centinaia, la propria forza e una perseveranza inusuale per tentare tutti insieme di scardinare il muro dell’omertà, della complicità, dell’indifferenza, dell’anaffettività innalzato lucidamente dalle gerarchie vaticane responsabili degli insabbiamenti dei casi di pedofilia e della tutela sistematica dei preti violentatori. Penso di poter dire che se una breccia in questi dieci anni si è aperta – e lo possiamo riscontrare ad esempio nella recente eliminazione del segreto pontificio sui crimini pedofili da parte di papa Bergoglio – parte del merito sia anche di Zanardi e della Rete l’Abuso da lui fondata nella sua Savona e successivamente collegata a un network internazionale delle associazioni che si occupano delle battaglie per la giustizia e la tutela dei diritti dei sopravvissuti.

    Chiarisco subito che sarebbe riduttivo pensare che la lotta di Francesco Zanardi sia volta solamente contro “l’inerzia” delle autorità ecclesiastiche e sarebbe sbagliato pensare che lui sia spinto dall’odio e cerchi vendetta per quello che ha subito.

    In Francesco non c’è odio cieco ma una legittima, umanissima e profonda indignazione, c’è sdegno per l’ipocrisia, c’è disprezzo per la mentalità criminale di chi protegge i pedofili. Uno dei punti di forza del suo impegno civile – forse il più importante perché inattaccabile – sta nell’aver compreso che il vero “nemico” da combattere risiede nel pensiero religioso che ancora oggi nega la violenza subita dal bambino.

    Quel pensiero cioè che confonde un reato (violentissimo contro la persona) con il peccato. Sappiamo infatti che la pedofilia, o meglio, lo stupro di un bimbo prepubere altro non è che l’annullamento della realtà umana del bambino. Tuttavia anche nella Chiesa di papa Francesco l’abuso, cioè «l’atto sessuale di un chierico con un minore», è ritenuto ancora un delitto contro la morale, un’offesa a Dio, in violazione del sesto comandamento, e non la violenza efferata contro una persona.

    Di conseguenza la vera vittima sarebbe Dio e il peccatore (che sotto sotto per certa cultura è anche il bambino… che induce in tentazione quel sant’uomo del sacerdote) secondo la visione degli appartenenti al clero, deve rispondere alla persona che rappresenta l’Altissimo in Terra (il papa), e non alle leggi della società civile di cui fa parte.

    E qui sta un’altra intuizione del “nostro” Francesco: di tutto questo non tiene conto lo Stato italiano nel tenere in vita il Concordato rinnovato nel 1984 con il Vaticano, sebbene dal 1996 in poi la nostra legislazione in materia di reati a sfondo sessuale sui bambini (e le donne) abbia fatto enormi progressi.

    Quali conseguenze questa cecità delle nostre istituzioni abbia sull’incolumità dei bambini che frequentano le parrocchie, gli oratori, i seminari minori e le scuole cattoliche è facile – purtroppo – immaginarlo. Ma per avere un riscontro concreto basta farsi un giro per il sito di Rete L’Abuso dove quel che accade in Italia è catalogato e documentato costantemente.

    Una delle grandi battaglie di civiltà di Francesco Zanardi (e una delle tante battaglie che ci unisce) consiste nel chiedere l’abolizione del Concordato o per lo meno l’eliminazione degli articoli del trattato internazionale che regola i rapporti tra l’Italia e la Santa sede con l’imprinting di Mussolini, che hanno contribuito e contribuiscono a mantenere in piedi il muro di segretezza, omertà e complicità di cui parlavo prima, dietro cui si nascondono i gerarchi della Chiesa protettori dei sacerdoti pedofili (e/o pedofili essi stessi).

    Mi riferisco ad esempio all’eliminazione dell’articolo 4 – nel quale si dà facoltà ai vescovi di non collaborare con le nostre autorità – che segnerebbe la fine della limitazione formale e sostanziale all’attività della magistratura specie nei casi di pedofilia che hanno come sospettato un prete. Non sarebbe cosa da poco.

    Nel 2010 il magistrato irlandese incaricato da Dublino di indagare su decenni di scandali che avevano sconvolto la vita nell’isola disse a conclusione dell’inchiesta che la pedofilia è un fattore endemico nella Chiesa d’Irlanda. Una drammatica presa di coscienza in un Paese a tradizione cattolica che altrove non è stata fatta. Per esempio qui da noi dove sia Francesco che il sottoscritto, ciascuno con la propria competenza, abbiamo documentato l’esistenza di un “sistema” simile a quello irlandese: con picchi di inaudita diffusione negli ultimi 50 anni la storia d’Italia è attraversata da tragiche vicende di pedofilia clericale.

    Ma se proprio non si vuole ascoltare la voce di un sopravvissuto o quella di un giornalista allora andiamo direttamente alla fonte. A fine agosto del 2018 il gesuita tedesco Hans Zollner, membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori (istituita del 2015 da papa Francesco) e presidente del Centre for Child Protection della Pontificia università gregoriana, in un’intervista ad AgenSir, l’agenzia dei vescovi, ha significativamente dichiarato: «Troppi sacerdoti, tra il 4 e il 6 per cento nell’arco di 50 anni (1950-2000), hanno agito contro il Vangelo e contro le leggi».

    Zollner si riferiva agli scandali sugli abusi della Chiesa in Pennsylvania, tuttavia ha poi aggiunto: «Sarebbe stupido pensare che in altri Paesi come l’Italia non sia accaduto lo stesso». Per farsi un’idea delle dimensioni del fenomeno che ci riguarda tutti da molto vicino basti dire che in Italia risiede la più ampia popolazione ecclesiastica del mondo, circa 30mila persone.

    Quanto fa il 4-6 per cento di 30mila? E quante sono le loro vittime considerando che il profilo criminale di un pedofilo è equiparabile a quello del serial killer? Non a caso ci sono sacerdoti che hanno “confessato” anche 200 stupri.

    Tra i preti italiani che negli ultimi 50 anni hanno agito indisturbati c’era anche l’aguzzino di Francesco. Il processo si è tenuto a quasi 30 anni dalla violenza e grazie alla prescrizione se l’è cavata con un solo anno di carcere. Io non sono un giustizialista ma penso che sia lecito affermare che una pena così lieve è inaccettabile (anche perché, se pure in carcere fosse stato curato, sicuramente in un solo anno non può essere guarito) ma quanto meno c’è stata una condanna.

    Lì fuori, in giro indisturbati, di pedofili con il collarino bianco ce ne sono ancora centinaia, forse migliaia. Cerchiamoli insieme a Francesco Zanardi e alla sua associazione. Denunciamoli, non voltiamoci dall’altra parte. Pretendiamo che non vengano nascosti e sottratti all’azione penale. Lo dobbiamo a lui, alle vittime, ai sopravvissuti. Lo dobbiamo fare affinché sempre più bambini possano vivere un’infanzia felice.

    Federico Tulli
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  • Biografia di FRANCESCO ZANARDI  – “Parole, opere e omissioni di un dramma tutto italiano” – Video

    Biografia di FRANCESCO ZANARDI – “Parole, opere e omissioni di un dramma tutto italiano” – Video

    Non perché gli stimoli non ci fossero, ma ho impiegato dieci anni prima di scrivere questa biografia, che oggi, diversamente da allora ha un contributo decisamente maggiore nei suoi contenuti, un po’ come accade per le cose che con la stagionatura acquistano maggiore qualità.

    Il ritardo in realtà è dovuto al fatto che non volevo scrivere di me, volevo che fosse qualcun altro a scrivere ciò che vedeva di me e l’attesa ha portato a mio avviso un ulteriore valore aggiunto, perché a scrivere la biografia di un ateo che combatte da dieci anni la pedofilia nel clero, è una donna cattolica, madre di una vittima.

    Il libro infatti è scritto a quattro mani, da Cristina Balestrini (già autrice del libro “Chiesa: perché mi fai male?”) che racconta molte delle tappe e delle difficoltà che la mia vita ha avuto dopo le violenze sessuali, anche alla luce della sua consapevolezza che, purtroppo, con l’esperienza del figlio, pur restando cattolica, ha toccato concretamente prendendo atto di quella che ancora oggi è la triste realtà.

    Più tecniche le parti che io ho editato, frutto non solo della decennale esperienza in materia, ma mi permetto di vantarne le più di 900 vittime, passate in questi dieci anni per l’associazione che ho fondato, l’unica in Italia, la Rete L’ABUSO, che in qualche modo mi hanno aiutato a farmi un’idea molto precisa, purtroppo, di come sia, al di la dei proclami del Pontefice di turno, la reale posizione del Vaticano rispetto alle sue vittime e ai suoi criminali, che preferisce ancora oggi chiamare peccatori.

    La prefazione è di Federico Tulli, caro amico col quale da anni collaboro e che nella sua umiltà si dichiara un giornalista, ma a mio avviso non gli rende onore in quanto ritengo uno dei rari giornalisti di inchiesta sopravvissuti nel nostro paese.

    Agli albori del mio impegno civile in questa battaglia, Federico usciva col suo primo libro in materia, “Chiesa e pedofilia”, pochi anni dopo con un altro testo, più specifico del nostro paese, “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” e nel 2019, con la giornalista Emanuela Provera, già autrice del testo “Dentro l’Opus dei”, questa volta anche con una mia testimonianza diretta, partendo proprio dal bagaglio documentale maturato negli anni, con il libro edito da Chiarelettere “Giustizia divina”.

    L’importanza di questo testo, per me, non è quella di raccontare il triste destino di chi ha la sfortuna di subire degli abusi, quello è un dato di fatto, in questo caso vissuto anche nel personale che ho voluto rendere pubblico, non solo per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo grande problema sociale, ma per fare comprendere al tempo stesso, quelle che sono e sono state le gravi responsabilità, anche dei Governi, che in Italia si sono succeduti dal 2000.

    L’atteggiamento della chiesa, nel nostro paese, trova la sponda di uno Stato, che a differenza degli altri, in venti anni non ha preso ancora oggi una posizione forte in tutela dei cittadini minorenni e la chiesa si è semplicemente adeguata.

    Mentre nel mondo vediamo i vari Governi prendere provvedimenti in tutela dei propri cittadini, in Italia ricordiamo un unico intervento delle Istituzioni, nel 2010, quando la massima carica istituzionale, Giorgio Napolitano, all’epoca Presidente della Repubblica, a suo seguito il Parlamento, di fronte allo scandalo che proprio nel 2010 investiva l’Europa, diedero sostegno all’allora papa, Joseph Ratzinger, accusando di “complotto ai danni del papa” la stampa, al tempo stesso, senza fare alcun cenno ai cittadini vittime di cui erano responsabili.

    Un lavoro immenso in tutela dei minori che trova conferma dalla pesantissima ammonizione del Comitato per i diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite, al quale la Rete L’ABUSO nel gennaio del 2019 – dopo una serie di diffide al Governo – denunciò le gravi inadempienze del Governo con un report , il “Report Giustizia sul “Caso Italia“, al quale le Nazioni Unite, il 28 febbraio del 2019, rispondevano (punto 21 del documento) confermando in toto le inadempienze contestate al Governo che tutt’ora resta latitante.

    In ultimo, come da dieci anni cerco di fare, vorrei che questa storia sia un valore per tutte quelle vittime che oggi vivono e subiscono ancora nell’ombra, la scintilla per fare sì che escano come tanti in questi anni, dal ruolo di vittime e inizino per quanto possibile, a ricostruire come ho fatto io, una loro vita.

    Francesco Zanardi

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  • Nasce l’app della Rete L’ABUSO; Priest Advisor – Video

    Nasce l’app della Rete L’ABUSO; Priest Advisor – Video

    Dal 20/03/2020 fino al 18/05/2020 è online la raccolta fondi per realizzare Priest Advisor: la prima app per evitare i preti pedofili, le diocesi non sicure e chiedere aiuto in caso di abusi.

    Si chiama Priest Advisor l’app gratuita che renderà accessibile l’elenco dei preti coinvolti in casi di pedofilia e offrirà supporto legale e psicologico alle vittime. A volerla realizzare è Rete L’ABUSO, l’associazione di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, che ha lanciato oggi un crowdfunding: per donare, basta cercare Priest Advisor su Indiegogo.com

    C’è tempo fino al 18/05/2020 per contribuire a raggiungere 12.800 €, cifra che servirà a pagare i costi di realizzazione dell’app. In Italia, si stima siano circa 750.000* le vittime di abusi sessuali da parte del clero. Non esiste alcuna politica di prevenzione da parte dello Stato Italiano, molti abusi sono gestiti in segreto dalla chiesa e il prete pedofilo viene trasferito in un’altra parrocchia. Priest Advisor è uno strumento di prevenzione: la prima app al mondo per conoscere, ed evitare, i sacerdoti condannati per abusi sessuali sui minori, segnalare le violenze e ricevere aiuto.

    “L’Italia deve fare ancora tanto a livello legislativo: se la vittima ha fino a 14 anni, in caso di segnalazione da parte di terzi (un vescovo, la stessa Rete L’ABUSO o un’altra associazione) la legge prevede solo la possibilità di avviare procedimenti da parte dell’Autorità Giudiziaria che non ha l’obbligo, ma la facoltà di intervenire. Per esperienza personale, posso dirvi che raramente accade. Se invece la vittima ha più di 14 anni, serve anche la querela della stessa.

    Ed è qui che si evidenzia il macroscopico vuoto italiano: non si tiene conto dell’età dell’abusato e dell’incapacità di un bambino di comprendere che ha subito una violenza”, dichiara Francesco Zanardi, presidente di Rete L’ABUSO, “speriamo di raccogliere i 12.800 € necessari alla realizzazione di Priest Advisor per fornire uno strumento di prevenzione gratuito e allo stesso tempo denunciare l’assenza di leggi che tutelino le vittime”.

    Sostieni la realizzazione dell’app con una donazione

    *Fonte: tiny.cc/fonte

    CONTATTI:

    Francesco Zanardi Presidente Rete L’ABUSO

    Tel: +39 392 7030000

    Email: portavoce@retelabuso.org

  • Celebra funerale di un prete condannato per pedofilia: denunciata parrocchia di Legnano

    Celebra funerale di un prete condannato per pedofilia: denunciata parrocchia di Legnano

    LEGNANO – Parrocchia celebra il funerale di un sacerdote condannato per pedofilia e viene denunciata. Motivo: aver violato il decreto regionale emesso in seguito all’allarme Coronavirus che vieta qualunque tipo di assembramento, anche di carattere religioso. Succede a Legnano, dove venerdì 28 febbraio la parrocchia di San Magno ha officiato il rito funebre per dare l’ultimo saluto a don Ruggero Conti, il prete legnanese condannato in via definitiva a 14 anni e due mesi di reclusione per aver abusato di almeno otto minori durante la sua permanenza a Roma e morto la scorsa settimana. Ora l’associazione “Rete L’Abuso”, che supporta le vittime di abusi compiuti da religiosi, ha denunciato alla Procura di Milano la parrocchia legnanese. Ne dà notizia il quotidiano “Il Giorno”.

    «Violato decreto antivirus della Regione»

    Il funerale di don Ruggero si è svolto nel santuario della Madonna delle Grazie, con grande partecipazione di folla. Il sacerdote era molto conosciuto a Legnano, fin da quando era animatore dell’oratorio di San Magno negli anni Settanta. Secondo quanto riporta il quotidiano in edicola oggi, martedì 3 marzo, l’associazione che raccoglie i “sopravvissuti agli abusi sessuali del clero” si chiede «come sia stato possibile, data la grande pubblicizzazione che ha portato all’affluenza di centinaia di persone fuori dalla chiesa legnanese, che le istituzioni preposte, in primis il commissario prefettizio di Legnano e la stessa prefettura, non fossero al corrente dell’evento e soprattutto perché non siano intervenute repentinamente, nemmeno dopo il suo svolgimento, omettendo tutti i più basilari controlli in tutela della popolazione». L’associazione dunque non contesta il fatto che siano state celebrate le esequie di un sacerdote condannato per pedofilia (condanna peraltro mai scontata), ma che la cerimonia si sia svolta in violazione delle disposizioni emanate da Regione Lombardia per limitare la diffusione del virus COVID-19.

    Pubblicato video con i «possibili infettati»

    Sul suo sito, l’associazione pubblica anche un video girato all’esterno del santuario, dove sono visibili numerose persone, con il titolo “Ecco i possibili infettati da Coronavirus a Legnano al funerale del prete pedofilo don Ruggero Conti”. Il filmato termina con l’osservazione che «al momento non si ha notizia di alcun provvedimento preso a tutela dei cittadini».

    Celebra funerale di un prete condannato per pedofilia: denunciata parrocchia di Legnano

  • Un anno dopo summit Vaticano su pedofilia associazioni “deluse”

    Un anno dopo summit Vaticano su pedofilia associazioni “deluse”

    Roma, 17 feb. (askanews) – Un anno dopo l’inedito summit sulla pedofilia che si è svolto in Vaticano, alcune associazioni delle vittime – l’organizzazione no profit americana Bishops Accountability e la tedesca Eckiger Tisch – si sono ritrovate per un incontro a Roma e in una conferenza stampa alla sede della Stampa estera si sono dette profondamente deluse e hanno chiesto tolleranza zero.“Il diritto canonico è un sistema di tutela dei preti – ha spiegato la vice-direttrice di Bishops Accountability, Anne Barrett Doyle – E per applicare veramente la tolleranza zero ai preti che abusano dei minori e coloro che li proteggono, bisognerebbe eliminare il carattere fondamentale del diritto canonico. Non penso che questo accadrà sotto un papa o un altro, penso che questo si farà attraverso le incursioni delle autorità civili in un paese alla volta”.“Penso che la tolleranza zero sia un impegno che il Papa ha scelto di non fare”, ha proseguito.“Quando un vescovo entra in una diocesi, è tenuto a sapere se i preti che hanno abusato di minori lavorano lì e se fanno parte del suo personale. Ha la responsabilità dei dossier, deve familiarizzare con i dossier segreti durante 90 giorni, scoprire chi sono quegli uomini e se sono ancora in attività nella diocesi rimuoverli”.A dicembre 2019 papa Francesco ha abolito il segreto pontificio riguardante gli abusi sui minori. Ciò significa che le denunce, le testimonianze e i documenti dei processi interni alla Chiesa potranno essere fornite anche ai magistrati della giustizia civile. È obbligatorio nel frattempo segnalare i sospetti di aggressioni sessuali o il tentativo delle gerarchie cattoliche di insabbiare un abuso commesso da un prete o un religioso, ma la Chiesa non obbliga i membri del clero a segnalare i casi alle autorità giudiziarie del Paese, a meno che la legge locale non lo imponga.Il fondatore di Eckiger Tisch, associazione dei sopravvissuti agli abusi sessuali sui minori in Germania, Matthias Katsch:“La battaglia nei nostri Paesi non è terminata e in altri Paesi è appena cominciata. Continuiamo a chiedere tolleranza zero per i criminali e i loro complici, inchieste indipendenti sui reati del passato. E se il sistema penale non è in grado di farlo, come avviene in numerosi Paesi europei, abbiamo bisogno di commissioni per la verità e la giustizia”.

  • Il Senato messicano indagherà sugli abusi del clero

    Il Senato messicano indagherà sugli abusi del clero

    El Senado mexicano investigará abusos del clero

    Creano un organo indipendente che cercherà di risarcire le vittime

    (ANSA) – CITTA ‘DEL MESSICO, 11 FEB – Il Senato messicano ha annunciato oggi la creazione, per la prima volta in questo paese, di un ente governativo indipendente, incaricato di indagare sui numerosi casi di pedofilia clericale al fine di garantire il risarcimento a vittime dirette o indirette.

    Il nuovo organo godrebbe di autonomia, sarebbe integrato non solo dai legislatori, ma anche dai rappresentanti della società civile, dal ramo esecutivo ma soprattutto dalle vittime.
    L’entità avrebbe “poteri legali sufficienti” per rendere giustizia a coloro che hanno subito abusi di potere da parte di sacerdoti.

    L’annuncio è stato fatto pochi giorni dopo che è venuto alla luce un nuovo scandalo che ha scosso i legionari di Cristo, quando è stato appreso che il sacerdote Fernando Martínez, un direttore di diversi collegi della congregazione ha subito sistematici atti di pedofilia.

    Martinez ora vive a Roma, nelle strutture della congregazione, in pensione, senza che la giustizia lo raggiungesse perché i suoi crimini gli erano stati prescritti.
    L’ordine fu fondato 8 decenni fa dal sacerdote messicano Marcial Maciel, che morì nel 2008, due anni dopo essere stato sospeso e condannato a una vita di penitenza e preghiera da allora papa Benedetto XVI.
    Maciel è stato punito dopo aver scoperto che ha abusato di oltre 60 giovani, molti dei quali minorenni, seminaristi dell’organizzazione e condotto una doppia vita con due donne e diversi bambini di cui ha anche abusato.

    Un altro caso importante riguarda il sacerdote Nicolás Aguilar, accusato di aver insultato più di 90 bambini di bambini, sia in Messico che negli Stati Uniti, negli anni 80.
    Secondo le vittime, “Padre Nicolás” ha ricevuto protezione dal cardinale pensionato Norberto Rivera Carrera, ex arcivescovo primato del Messico e cardinale Roger Mahony, arcivescovo di Los Angeles.

    “Non possiamo ignorare i numerosi casi segnalati in diversi media”,
    I parlamentari hanno fatto riferimento al caso dell’ex legionario José Barba, uno dei primi denuncianti delle azioni di Maciel e degli ex studenti dei Summit Institutes di Città del Messico, Cancun e Saltillo, abusati quando erano ragazze di Fernando Martínez.

    “Per loro, per loro e per tutte le altre vittime di abusi sui minori in Messico e nel mondo, non possiamo evitare la nostra responsabilità come senati”, hanno detto i legislatori. “Pertanto, siamo costretti a intraprendere azioni efficaci per combattere questa tragedia sociale”, hanno detto.
    Alla fine del 2019, i Legionari di Cristo hanno reso pubblica una “Mea Culpa” in cui hanno ammesso che 175 minori erano vittime dei pazzi appetiti di 33 dei loro sacerdoti e che 60 vittime, quasi un terzo, erano attribuibili a Macial Maciel , il fondatore della congregazione.

    La rete di sopravvissuti agli abusi sessuali dei sacerdoti e la stessa gerarchia cattolica hanno tuttavia respinto il rapporto considerando che l’organizzazione cerca solo di “lavarsi la faccia” e che il numero delle vittime sarebbe ben al di sopra di quanto ammesso.

    Inoltre, i legionari sono stati rimproverati per non aver mai presentato denuncia all’accusa.
    Il governo messicano ha ammesso settimane fa di indagare sulle finanze dell’organizzazione, per sospetto di essere coinvolto nel “riciclaggio di denaro” e nell’evasione fiscale attraverso operazioni sofisticate attraverso paradisi fiscali, ma i legionari hanno respinto queste accuse.

    Il senatore Germán Martinez, del movimento nazionale di rigenerazione (Morena), ha dichiarato che ci sono 550 casi di pedofilia clericale e solo 4 condanne.
    “Abbiamo un debito con le vittime di questa epidemia”, ha detto il legislatore, rilevando la necessità di “riparare i danni in passato in modo che l’abuso sui minori non si ripeta”.
    Il Messico “vergognosamente si trova in uno dei primi posti” al mondo in questa materia e questo deve finire, ha detto.

    (traduzione con Google)
    http://www.ansalatina.com/americalatina/noticia/mexico/2020/02/11/senado-mexicano-investigara-abusos-del-clero_c6d7f60f-fe67-4f34-810f-46664ebd93f0.html
     

  • Legionari di Cristo, al via il Capitolo generale 2020 tra gli scandali per gli abusi

    Legionari di Cristo, al via il Capitolo generale 2020 tra gli scandali per gli abusi

    Sessantasei sacerdoti riuniti a Roma per eleggere il nuovo superiore e riflettere sul futuro della Congregazione. Una settimana fa spretato padre Martínez, responsabile di violenze su minori negli anni ’90

    SALVATORE CERNUZIO

    CITTÀ DEL VATICANO. L’ombra degli abusi torna ad avvolgere e travolgere i Legionari di Cristo, a tredici anni dalla condanna al fondatore Marcial Maciel Degollado, il potente e controverso sacerdote messicano dalla doppia vita del quale emersero solo dopo decenni (e anche post mortem) i reati e le malefatte compiute. La Congregazione di diritto pontificio, fondata nel 1941, ha aperto ieri il Capitolo generale ordinario del 2020, il massimo organo di governo di un ordine religioso, per fare il bilancio degli ultimi sei anni, eleggere il nuovo superiore generale ed analizzare le sfide e le questioni urgenti per i prossimi anni. A cominciare dalla «via da seguire nella cura delle vittime di abusi sessuali, possibili insabbiamenti, negligenze o omissioni in relazione ad essi nel passato», come si legge in una nota pubblicata sul sito ufficiale.

    Ai partecipanti al Capitolo – 66 sacerdoti in rappresentanza di nove territori – è stata presentata una indagine interna dal titolo “Radiografia di otto decenni per sradicare gli abusi”, l’inchiesta pubblicata per volontà della Congregazione lo scorso dicembre, nello stesso giorno in cui il Papa aboliva il segreto pontificio per i casi di abusi. I risultati avevano fatto grande scalpore, soprattutto in America Latina dove i Legionari sono proprietari di una rete di istituti, scuole primarie e secondarie, università, presidi sanitari: per la prima volta nella storia la Legione ammetteva gli abusi commessi al suo interno dalla fondazione fino al dicembre 2019.

    In particolare colpivano i numeri: 175 minorenni, di un’età compresa tra gli 11 e 16 anni, vittime di aggressioni sessuali da parte di 33 sacerdoti appartenenti all’organizzazione religiosa (18 dei quali ancora all’interno), dove ricoprivano incarichi di responsabilità. Proprio la posizione di potere ha reso difficile o a volte ha direttamente ostacolato la possibilità di denunciare i crimini e i loro autori, dal momento che nella Congregazione per anni è rimasto in vigore il “quarto voto” che impediva ad ogni appartenente di criticare e commentare i comportamenti negativi di un superiore e tantomeno di parlarne con qualcuno. Motivo per il quale il cardinale Velasio De Paolis, insigne giurista morto due anni fa, nominato da Benedetto XVI nel 2010 commissario dei Legionari, arrivò a dire che trovare la verità «non fosse così semplice».

    È a causa di questo clima di censure e occultamenti che per decenni si è mantenuto in piedi il sistema che ha garantito l’impunità di Maciel, tossicodipendente, abusatore di seminaristi e anche delle mogli e dei figli avuti nel segreto, acclamato invece come un santo da molti, anche all’interno della Curia romana e delle alte sfere del Vaticano. Dei 175 casi di minori abusati resi noti dalla indagine, sessanta sono stati compiuti da Maciel.

    Un’altra vicenda emblematica – forse la peggiore dopo quella del fondatore – è quella di padre Fernando Martínez Suárez, 79 anni, prete messicano abusato e abusatore che circa una settimana fa è stato dimesso dallo stato clericale con un provvedimento della Congregazione per la Dottrina della Fede, a seguito di «un attento studio» sottoposto all’attenzione del Papa. Martínez, vittima di Maciel nel 1954, all’età di 15 anni, è ritenuto colpevole di ripetuti abusi nei confronti di sei bambine tra i sei e i nove anni, all’inizio degli anni ’90, nell’Istituto Cumbres di Cancun, dove insegnava. È accusato anche di altri abusi, tra cui uno a danno di un bambino di circa 4 anni nell’Istituto Cumbres Lomas di Città del Messico nel 1969.

    Lo scandalo è deflagrato a novembre quando i Legionari hanno confermato ogni accusa al sacerdote chiedendo «umilmente perdono» alle vittime. Una di queste, Ana Lucía Salazar, presentatrice televisiva, aveva reso noto tramite i social di essere stata costretta a subire le violenze di Martínez quando aveva solo otto anni, nell’Istituto Cumbres. A ridosso del Capitolo generale ha rilasciato una infuocata intervista tv in cui ha raccontato nel dettaglio come questa scuola privata, frequentata da figli di famiglie facoltose, con rette altissime, si fosse trasformata in un inferno per lei e le compagne che padre Ferdinando faceva chiamare in sagrestia e toccava nelle parti intime mentre leggeva passi della Bibbia. «È chiaro che dopo tutto questo la vita per noi bambine non fu più la stessa. Il passato è passato, ma è difficile dimenticare», ha detto Ana Lucía, oggi 36enne e madre di tre figli.

    Con le altre sopravvissute e le rispettive famiglie oggi chiede giustizia e il risarcimento dei danni. Nei mesi scorsi le donne hanno annunciato anche la presentazione di una denuncia penale collettiva e hanno chiamato in causa padre Eloy Bedia, candidato a vicario capitolare dei Legionari, accusato di aver insabbiato i misfatti di Martinez. Nei mesi scorsi il sacerdote ha ricevuto una lettera in proposito del Tribunale ecclesiastico dell’arcidiocesi di Monterrey. Secondo le vittime, Bedia aveva assicurato di occuparsi del caso, di fornire un accompagnamento ai minori abusati e ai loro familiari, di ritirare il prete pedofilo dal ministero attivo, ma le sue sono state tutte «false promesse». Lo dimostra il fatto che a Martínez, dopo le accuse, fu affidato un altro incarico a Salamanca, sempre a contatto con minori.

    Padre Bedia continua a ribadire la sua estraneità ai fatti adducendo la colpa del trasferimento ad una decisione dello stesso Maciel. Tuttavia, nel polverone generale, ha chiesto di essere dispensato dalla partecipazione al Capitolo generale per rispetto ai sopravvissuti: «Tramite una lettera mi hanno riferito che la mia partecipazione causerebbe grande dolore… Comprendo che sentano la mia presenza come una nuova ferita», scrive in un comunicato. «Spero con tutto il cuore che la mia richiesta possa alleviare in qualche modo la sofferenza delle vittime e che come Congregazione possiamo andare verso l’incontro con loro e contribuire a una guarigione delle ferite».

    La tensione rimane comunque alta in Messico, patria natale di Maciel, dove, peraltro, la settimana scorsa il capo della Financial Intelligence Unit (FIU) del Ministero delle Finanze, Santiago Nieto, ha rivelato che è in corso un’indagine contro l’organizzazione religiosa per presunti casi di riciclaggio e per i legami con Martha Sahagún, moglie dell’ex presidente Vicente Fox.

    Da Roma i partecipanti al Capitolo recepiscono tutte le preoccupazioni e cercano di tirare le somme per il futuro, riflettendo anche sulla missione e l’identità della Congregazione. In più occasioni, nel passato, si è parlato di una chiusura della Legione che, tuttavia, nonostante gli scandali avvicendatisi quasi ciclicamente negli anni e l’emorragia di appartenenti, ha continuato a mantenere un numero elevato di vocazioni e di appartenenti al ramo laico del Regnum Christi.

    Negli ultimi anni, dopo la riforma avviata dalla Santa Sede, la Congregazione ha iniziato a vivere ed esercitare l’autorità secondo le nuove Costituzioni, ad elaborare un rapporto per rinnovare il processo formativo dei membri, ad attuare politiche di ambienti sicuri per la cura e la protezione dei minori, e la configurazione canonica di tutto il Regnum Christi. Un compito svolto sotto la guida dell’assistente pontificio, il gesuita Gianfranco Ghirlanda.

    Il Capitolo in corso a Roma – al quale undici sacerdoti partecipano per la prima volta – dovrà valutare questi temi nelle prossime settimane. Soprattutto dovrà eleggere il nuovo superiore generale che prenderà il posto di padre Eduardo Robles-Gil, nell’incarico dal 2014, e dei suoi consiglieri.

    https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2020/01/21/news/legionari-di-cristo-al-via-il-capitolo-generale-2020-tra-gli-scandali-per-gli-abusi-1.38363768?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook&refresh_ce