Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: sopravvissuti

  • Il documentario di cui si parla un sacco in Polonia

    Il documentario di cui si parla un sacco in Polonia

    Negli ultimi giorni in Polonia si è parlato moltissimo di un documentario sugli abusi di minori all’interno della Chiesa cattolica locale. Il film, Tell No One (“non dirlo a nessuno”) è stato realizzato da due fratelli, Tomasz e Marek Sekielski: parla di casi di pedofilia che avvenivano nel completo silenzio delle gerarchie, che come in altri paesi nel mondo preferivano spostare di parrocchia in parrocchia il sacerdote accusato piuttosto che affrontare il problema o denunciarlo alle autorità. Sabato è stato pubblicato su YouTube e martedì era stato visto già più di 11 milioni di volte. È un numero enorme per un paese di 38 milioni di abitanti, la maggior parte dei quali è di religione cattolica.

    Da tempo la Polonia è considerata uno dei paesi più cattolici d’Europa: oltre il 40 per cento della popolazione partecipa alla messa ogni domenica. La Chiesa cattolica ha avuto un ruolo decisivo nel plasmare l’identità nazionale del paese e durante il comunismo è stato uno dei primi bastioni di resistenza contro il dominio straniero. Papa Giovanni Paolo II, il primo papa polacco, diventato santo nel 2014, è venerato sia come autorità morale sia per la sua opposizione al comunismo. In Polonia non avviene nessuna cerimonia pubblica a cui non sia presente almeno un membro del clero. Chiesa e potere civile sono strettamente legati in Polonia, e il partito di governo Diritto e Giustizia (PiS), di destra radicale, usa molto la propria alleanza con la chiesa per legittimare il suo potere.

    Come molti altri paesi, la Polonia ha già dovuto fare i conti con le rivelazioni degli abusi del clero sui minori. A marzo, le autorità ecclesiastiche polacche avevano dichiarato di essere a conoscenza di 382 sacerdoti che dagli anni Novanta ad oggi hanno abusato di 625 minori. Il documentario sugli abusi dei preti ha riaperto il dibattito. «Perché i preti commettono tali crimini? Perché i vescovi non hanno reagito come dovuto? Perché, per anni, ha prevalso una congiura del silenzio tra il clero?» si è chiesto sul sito Onet il giornalista Andrzej Gajcy, ponendosi alcune domande che vengono spontanee dopo aver visto il film.

    Nella scena iniziale una donna con addosso una telecamera affronta il suo molestatore, un sacerdote che aveva abusato di lei quando aveva sette anni, costringendola a masturbarlo e a farsi toccare. Un’altra donna racconta di quando era stata stuprata a 13 anni da un sacerdote che le aveva ordinato di non raccontare a nessuno quello che era successo, nemmeno in confessionale a un altro sacerdote (da qui il titolo Tell No One).

    Tra i preti accusati di pedofilia dai fratelli Sekielski c’è anche don Franciszek Cybula, ormai morto, che tra il 1980 e il 1985 fu il parroco della parrocchia di Lech Walesa, l’operaio e sindacalista che per anni ha guidato il movimento Solidarność ed è stato il primo presidente della Polonia dopo la caduta del comunismo. «Sono così sorpreso che non so cosa dire», ha detto Walesa al New York Times: «Se io, come cattolico, avessi saputo, non avrei mai permesso una cosa del genere».

    Dopo la visione del video il primate di Polonia, Wojciech Polak, arcivescovo di Gniezno, ha ringraziato i due fratelli che hanno realizzato il documentario per il loro lavoro e si è scusato «per ogni ferita inflitta dalla Chiesa». Anche il nunzio apostolico vaticano in Polonia, monsignor Salvatore Pennacchio, ha portato le sue scuse e quelle di Papa Francesco ai sopravvissuti.

    Non sempre le reazioni all’interno della Chiesa sono state di comprensione: Leszek Slawoj Glodz, l’arcivescovo di Danzica, una delle diocesi più importanti della Polonia, ha detto che aveva di meglio da fare che guardare un film e riaprire storie vecchie. Glodz è stato accusato nel documentario di aver insabbiato un caso di pedofilia all’interno della sua diocesi.

    Anche il mondo politico ha reagito duramente: il procuratore generale ha detto che aprirà delle indagini per verificare i fatti raccontati nel documentario, mentre PiS ha detto che il governo adotterà un approccio più severo per affrontare e fermare i casi di abusi sessuali su minori.

    I partiti di opposizione hanno chiesto che venga nominata una commissione governativa per indagare sugli abusi all’interno della Chiesa, ma nonostante PiS si sia impegnato a perseguire i reati sessuali, finora è stato molto attento a non disturbare eccessivamente la Chiesa. Domenica Jarosław Kaczyński, presidente e fondatore di PiS, ha promesso che la pena per gli abusi sessuali su minori aumenterà da 15 a 30 anni di prigione, così come l’età per il consenso per avere un rapporto sessuale passerà da 15 a 18. Il ministro dell’Interno, Joachim Brudziński, lunedì ha detto che in futuro ci sarà «tolleranza zero» per i pedofili.

    Ma la posizione di PiS in questo momento è molto scomoda: per guadagnare il potere e ottenere l’appoggio della popolazione i leader di Diritto e Giustizia hanno stretto una forte alleanza con la maggior parte dei vescovi polacchi. Come racconta Politico, molti sacerdoti polacchi, soprattutto in campagna, sostengono apertamente il partito. «Chi alza una mano contro la Chiesa, per distruggerla, alza una mano contro la Polonia», aveva detto durante un comizio elettorale all’inizio di questo mese Kaczyński, aggiungendo che non può esistere la Polonia senza la Chiesa.

    Il documentario è uscito appena due settimane prima delle elezioni europee del 26 maggio, e potrebbe polarizzare il discorso elettorale a sfavore di PiS: soprattutto nelle città, dove gli elettori tendono ad essere più liberali e laici rispetto alle campagne, dove vivono i sostenitori del partito (già accusato da alcuni anni di aver trasformato la Polonia in uno stato semi-autoritario).

    Le europee saranno un po’ il banco di prova per le elezioni generali che ci saranno in autunno e PiS inizia a sentire la pressione: «Il risultato delle elezioni è in pericolo», ha detto durante un’intervista radiofonica Adam Bielan, vice presidente del Senato e candidato al Parlamento europeo, «non siamo certi della vittoria». L’affluenza alle europee in Polonia non è mai molto alta: nel 2014 solo il 23,8 per cento degli elettori andò a votare, ma un nuovo sondaggio del giornale Rzeczpospolita dice che questa volta almeno il 55 per cento degli aventi diritto ha intenzione di partecipare. In realtà secondo gli ultimi sondaggi PiS ha ancora quattro punti di vantaggio sulla Coalizione Europea, il raggruppamento dei principali partiti di opposizione.

    https://www.ilpost.it/2019/05/16/documentario-preti-pedofili-polonia/

  • CERO TOLERANCIA – Argentina 2019

    CERO TOLERANCIA – Argentina 2019

    Un’esperienza straordinaria a Buenos Aires, in Argentina oggi. Ending Clergy Abuse (ECA), una rete globale di sopravvissuti, attivisti e organizzazioni provenienti da 29 paesi si uniscono a sopravvissuti e attivisti in Argentina per azioni e proteste che chiedono al papa di tornare in Argentina e mettere in atto la tolleranza zero in quel paese.

    La fantastica Anne Doyle è con noi anche da BishopAccountability.org. Se Francesco metterà in atto la tolleranza zero nel suo paese d’origine, l’Argentina, lo farà accadere in qualsiasi altro paese al mondo. (Ho pubblicato i link ad alcune storie qui sotto, in inglese e spagnolo dell’enorme copertura della stampa di oggi).

    Lunedì i rappresentanti di ECA a Roma si sono incontrati con l’ambasciatore argentino presso la Santa Sede per chiedere la fine dell’uso del Concordato pontificio, un trattato tra l’Argentina e la Santa Sede, che viene utilizzato dai vescovi argentini e dal Vaticano per negare le prove criminali ai pubblici ministeri e i documenti delle vittime nelle cause civili.

    Nella foto sotto è Julieta Anazco il leader dei sopravvissuti dell’Argentina. Non posso dire abbastanza su di lei e sui sopravvissuti che ci hanno aperto i loro cuori e le loro case. I sopravvissuti e gli attivisti in Argentina stanno affrontando enormi ostacoli, ma stanno facendo passi da gigante. Sono tra i sopravvissuti più coraggiosi nella nostra lotta. Francesco è ora direttamente collegato ai casi di abuso in Argentina quando era arcivescovo di Buenos Aires. L’importanza dell’Argentina nella nostra lotta globale è impossibile da sottovalutare. Al summit papale di febbraio Francesco ha dichiarato drammaticamente una “guerra globale contro gli abusi e gli insabbiamenti” nella chiesa. Forse la battaglia principale in quella guerra è l’Argentina, perché Francesco è il più responsabile per questo paese e ha completamente fallito.

    I sopravvissuti che sono i suoi concittadini dell’Argentina: “non esiste tolleranza zero in Argentina, i sacerdoti vengono apertamente lasciati nel ministero o restituiti al ministero con storie conosciute di stupro e aggressione ai bambini. I vescovi coprono impunemente i crimini sessuali”.

    Abbiamo un programma di proteste davanti alla Cattedrale di Buenos Aires domenica, insieme a una conferenza di sopravvissuti e attivisti che condivideranno le loro storie da tutto il paese e le strategie e organizzeranno il futuro.

    Lunedì, ci incontreremo e una conferenza stampa con sopravvissuti e avvocati dei sordi a Mendoza. I sopravvissuti sordi di Mendoza hanno sofferto enormemente; alcuni dei casi peggiori di stupro, assalto e copertura nel mondo che abbia mai visto.

    https://www.nytimes.com/aponline/2019/05/02/world/americas/ap-lt-argentina-clergy-abuse.html

    https://www.citynews1130.com/2019/05/02/activists-demand-pope-ensure-zero-tolerance-in-argentina/amp/

    http://www.chicagotribune.com/sns-bc-ams-gen-argentina-iglesia-abusos-20190502-story.html
    https://www.grupolaprovincia.com//sociedad/organizaciones-globales-denuncian-que-en-argentina-no-hay-tolerancia-cero-para-curas-abusadores-275876
    https://www.jb.com.br/internacional/2019/05/997903-papa-francisco-deveria-visitar-a-argentina-para-se-encontrar-com-vitimas-de-abuso–dizem-grupos-de-defesa.html
    https://www.eleconomistaamerica.com.ar/sociedad-eAm-argentina/noticias/9855646/05/19/Denuncian-a-obispos-argentinos-por-encubrir-abusos-en-la-Iglesia.html

    Peter Isely, 2 maggio 2019

  • 5 maggio, giornata dell’ipocrisia della chiesa sulla pedofilia.

    5 maggio, giornata dell’ipocrisia della chiesa sulla pedofilia.

    Da Avvenire al Faro di Roma, spopolano, almeno così dicono, le lettere di elogio e ringraziamento in vista della 33esima giornata dei “bambini vittime di pedofilia”, iniziativa promossa da Meter Onlus, fondata da don Fortunato di Noto, un prete che da 30 anni combatte la pedofilia, ma non quella dei preti, quella su internet…

    Certo la cosa fa specie, dopo 20 anni di fallimento della chiesa cattolica in materia e, soprattutto, dopo che lo scorso 7 aprile anche il pontefice ha riconfermato, nel Motu Proprio, la regola dell’omertà !

    I vescovi dovranno continuare a denunciare all’autorità ecclesiastica, non a quella civile.

    Gli accrediti citati sono quanto meno dubbi; dall’arcivescovo di Milano Mario Delpini, protettore di don Mauro Galli, condannato in primo grado per abuso di minore a 6 anni e 4 mesi, a mons. Giampaolo Crepaldi, subito seguita dal vescovo di Savona, Calogero Marino, che offrì alle vittime, come indennizzo, un numero verde gestito dalla chiesa e dove le vittime non avrebbero neppure potuto lavorare.

    Ma l’ipocrisia arriva da nord a sud della penisola italiana, dall’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia, a mons. Tommaso Valentinetti, mons. Giovanni Paolo Benotto… insomma la creme della creme dell’omertà cattolica italiana.

    Da vittima e da presidente di un’associazione di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, mi oltraggia vedere ancora una volta la chiesa, farsi propaganda sulla pelle delle proprie vittime…

    Buona giornata dell’ipocrisia a tutti voi !

    Francesco Zanardi

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webpgli-insabbiatori/
    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webposservatorio-permanente/mappa-casi/

  • Santa Sede – Le vittime dell’abuso di preti argentini chiedono “tolleranza zero” all’ambasciatore in Vaticano

    Santa Sede – Le vittime dell’abuso di preti argentini chiedono “tolleranza zero” all’ambasciatore in Vaticano

    Hanno consegnato una lettera in cui richiedono la nullità del Concordato pontificio. Qual è questo trattato con l’Argentina che risale al 1966.

    Sostengono che la lotta contro gli abusi sessuali all’interno della Chiesa non deve rimanere nelle intenzioni. La questione è critica e mette in discussione un vasto mondo di usi e costumi. Contro quella struttura, le associazioni in difesa delle vittime di questi abusi cercano di essere ascoltate, come è successo lunedì quando membri dell’Ending Clergy Abuse (ECA) hanno consegnato una lettera in Vaticano sostenendo “tolleranza zero” contro i casi di abusi da parte di sacerdoti argentini. Hanno indirizzato la loro lettera al rappresentante locale presso la Santa Sede, Rogelio Francisco Emilio Pfirter, con il quale avevano in programma di incontrarsi. Ma, come la burocrazia a volte agisce, hanno dovuto rassegnarsi a un incontro di seconda linea, con due collaboratori dell’ambasciatore.

    “Comunque, la lettera potrebbe essere consegnata”, ha detto Peter Isely, membro fondatore di ECA. Spiegando a Clarin che “non è chiaro perché Pfirter non ha partecipato all’incontro”, ha detto che, così era stato organizzato da rappresentanti da ECA in Italia, potrebbe esserci stato un malinteso. “Non penso che non avrebbe partecipato” ha detto, ottimista.

    L’incontro anticipa una serie di proteste che si svolgeranno questa settimana a Buenos Aires e Mendoza, nel contesto della visita che 106 vescovi argentini stanno facendo a Papa Francesco, in quello che è inteso come un “rinnovamento” della loro relazione con la Santa Sede.

    Va notato che i vescovi e le associazioni contro gli abusi nella Chiesa sono uniti da uno stendardo: chiedere a Francesco di visitare l’Argentina, cosa che non ha fatto nei sei anni in cui è stato Papa.

    Julieta Anazco, fondatrice dell’associazione civile Iglesia sin Abuso, ha spiegato che ciò che viene richiesto è “porre fine al segreto pontificio e all’insabbiamento: che la tolleranza zero venga instaurata da Papa Francesco e una chiara politica per porre fine agli abusi. Da quando la causa del prete Grassi è esplosa e fino a due anni fa, c’erano 62 denunce registrate. In questi due anni sappiamo che ce ne sono stati molti di più.”

    Nella lettera che ECA e altre associazioni collegate potrebbero consegnare questo lunedì, sono state sollevate una serie di misure concrete. La più rilevante – e quella che offre maggior resistenza – è la richiesta di nullità del trattato internazionale noto come “Pontificio Concordato”.

    Qual è il Concordato pontificio? Secondo l’avvocato Juan Manuel Lavado (un membro di Xumek, una ONG che rappresenta i sopravvissuti abusi sessuali all’Istituto Próvolo di Mendoza), “durante la dittatura di Onganía, nel 1966, l’Argentina ha firmato un Concordato con la Santa Sede, che si trova nella legge nazionale 17.032. Lì, la Chiesa cattolica ha la propria giurisdizione, cioè possono giudicare e investigare se stessi”.

    “La Chiesa ha fatto storicamente affidamento sul Concordato per non fornire informazioni. Quando vengono indagati, la procedura che eseguono è “segreta”, in base all’articolo 1.717 del Codice di Diritto Canonico, che non ha nulla a che fare con l’Argentina “, ha detto, e ha continuato:” Ora, il Concordato, in particolare, non dice nulla sul non dare informazioni; è un’interpretazione che fa la Chiesa. La verità è che si basano su un trattato internazionale, quindi ha una gerarchia più alta delle leggi e quindi non forniscono informazioni “.

    Secondo Lavado, “sostengono che la Chiesa è una persona pubblica, ma non statale, e che quindi non ha alcun obbligo di informare, come lo farebbe lo stato. Ignorando tutte le regole stabilite da trattati sui diritti umani che hanno anche una gerarchia costituzionale”.

    Poi, in ECA, chiedono di “sollevare” quel trattato contro i casi di abusi sessuali. “Crediamo che il Papa dovrebbe escludere l’uso del Concordato quando si tratta di casi di abusi sessuali e le denunce alle autorità aprono inchieste per procedimenti penali o civili o le azioni dei sopravvissuti durante la ricerca di documenti e file”, ha spiegato Isely.

    Un altro dei presenti al breve incontro con i collaboratori dell’ambasciatore Pfirter è stato Francesco Zanardi, anch’egli membro fondatore di ECA. Da Roma, in dialogo con Clarín, ha evidenziato alcuni punti della sua affermazione: “È essenziale che vengano presentate denunce nei paesi in cui vengono commessi i crimini. Secondo, che gli archivi del Vaticano e le Conferenze episcopali siano aperti nei diversi paesi, in modo che la giustizia locale abbia accesso a tali informazioni e possa indagare. Terzo, che la Chiesa smetta di coprire i vescovi accusati di abuso: che li denunciano dinanzi alle autorità competenti di ciascun paese “.

    Isely ha chiarito meglio il motivo per cui hanno indicato Pfirter: “Il suo ruolo è di aiutare ad affrontare e risolvere il problema degli abusi nel clero in Argentina. Vogliamo che sia coinvolto con i sopravvissuti, che li incontri e che ascolti le loro storie ed esperienze. L’ambasciatore deve rappresentare le legittime preoccupazioni delle vittime argentine davanti alla Santa Sede perché sono tutti cittadini argentini i cui diritti umani sono stati violati dalle azioni, dalle politiche e dalle pratiche della Chiesa “.

    Ancora ottimista, ha aggiunto: “Supponiamo che questo sia anche il suo desiderio: incontrare, comprendere e difendere il Papa a nome dei sopravvissuti, e articolare e guidare lo sforzo per apportare i necessari cambiamenti e riforme nella chiesa in Argentina”.

    (traduzione con Google)
    https://www.clarin.com/sociedad/victimas-abusos-curas-argentinos-piden-tolerancia-cero-embajador-vaticano_0_KD-dvXBoS.html

  • “Perchè i preti abusatori sfuggono alla giustizia italiana?”

    “Perchè i preti abusatori sfuggono alla giustizia italiana?”

    A cura di UAAR Brescia, contributi di Alessandro Cirelli – laicità nel diritto penale – Francesco Zanardi – Presidente di Rete L’Abuso (associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero) , Rete L’ABUSO Human Rights Connect (avvocatura specializzata in diritti umani) , membro fondatore di ECA Global, presente in 18 paesi e 4 continenti

  • Vittime di abuso da parte del clero si incontrano lunedì a Roma con l’Ambasciatore Argentino Rogelio Francisco Emilio Pfirter presso la Santa Sede

    Vittime di abuso da parte del clero si incontrano lunedì a Roma con l’Ambasciatore Argentino Rogelio Francisco Emilio Pfirter presso la Santa Sede

    L’ Incontro anticipa le azioni e proteste che si terranno questa settimana a Buenos Aires e a Mendoza in Argentina

    I gruppi chiedono che Papa Francesco visiti il suo paese d’origine e risolva la crescente crisi di abusi da parte del clero in Argentina, e promuova la “vera” Tolleranza Zero dichiarata.

    I gruppi concordano che il Concordato pontificio con l’Argentina deve essere modificato per quel che riguarda i casi di crimini sessuali su minori.

    — All’Onorevole Rogelio Francisco Emilio Pfirter

    — Link to full text of ECA’s letter to Ambassador Pfirter

    — Link to schedule of media events and protests in Argentina, May 2-6

    29 APRILE, ROMA, ITALIA – Francesco Zanardi e Simone Padovani, rappresentanti di Ending Clergy Abuse (ECA), una rete globale di vittime di abusi da parte del clero, attivisti e organizzazioni, si incontrano lunedì mattina con l’ambasciatore argentino presso la Santa Sede, Rogelio Francisco Emilio Pfirter. L’incontro si svolge a Roma. Si svolge in anticipo di una settimana rispetto alle azioni e proteste che si svolgeranno in Argentina con lo scopo di invitare Papa Francesco a visitare il suo paese d’origine e affrontare la crescente crisi di abusi sessuali. I sopravvissuti vogliono che il Papa promuova la “vera tolleranza zero” in Argentina per gli abusi sessuali da parte dei sacerdoti e l’insabbiamento dei vescovi.

    I vescovi argentini, che saranno a Roma nelle prossime tre settimane di incontro con il Papa, hanno anche chiesto che Francesco vada in Argentina. Papa Francesco non è mai tornato in patria durante i sei anni del suo pontificato.

    I rappresentanti della Corte che parteciperanno all’incontro saranno guidati da Francesco Zanardi, presidente della più antica e più grande organizzazione italiana di sopravvissuti, Rete L’ABUSO, e da Simone Padovani. Consegneranno una lettera da parte della rete globale invitando l’Ambasciatore Pfifter a:

    – Guidare immediatamente i vescovi e i superiori religiosi argentini per attuare la vera tolleranza zero nelle politiche e nelle pratiche;

    – Avviare indagini su vescovi argentini in attività che hanno protetto i preti predatori;

    – Modificare il Concordato del 1966 tra la Santa Sede e l’Argentina in modo che i vescovi non possano più invocarlo per non divulgare informazioni sui reati sessuali su minori da parte da parte delle autorità civili.

    La lettera è co-firmata da un eminente leader dei sopravvissuti in Argentina, Julieta Anazco (Iglesia sin Abuso)

    CONTATTI:
    Peter Isely, membro fondatore della ECA
    Email: peterisely@gmail.com
    Tel: +1414.429.7259
    Tim Law, Presidente ECA USA / ECA Board Member
    Email: timalaw@aol.com
    Tel: +1206.412.0165
    Julieta Anazco, fondatrice di Iglesia sin Abuso
    Email: almadediamante1972@hotmail.com
    Tel: +54 9 221 6743793 (Argentina)
    Francesco Zanardi, membro fondatore della ECA
    Email: portavoce@retelabuso.org
    Tel: +39 3927030000 (Italia)
    Simone Padovani, membro fondatore della ECA
    Email: simon.padovani@gmail.com
    Tel: +39 3921454211 (Italia)

  • Gruppi globali uniranno le forze con le vittime degli abusi del clero in Argentina dal 2 al 6 maggio

    Gruppi globali uniranno le forze con le vittime degli abusi del clero in Argentina dal 2 al 6 maggio

    Azioni pubbliche e proteste da tenersi a Buenos Aires e Mendoza.

    I sopravvissuti e gli attivisti inviteranno Papa Francesco a “tornare a casa” e ad applicare “tolleranza zero” per gli abusi.

    L’Argentina, dicono i gruppi, è “ground zero” per la promessa del Papa di “una battaglia a tutto campo” contro gli abusi e le insabbiamenti.

    (Vedi sotto per il programma completo degli eventi pubblici e dei media)

    Buenos Aires, 24 aprile 2019 – Due mesi dopo lo storico summit papale che promette la fine degli abusi e delle coperture del clero in tutto il mondo, due gruppi globali che combattono per la responsabilità nella chiesa cattolica si uniranno alle vittime in Argentina per chiedere a Papa Francesco di tornare nel suo paese d’origine e mettere in atto ciò che dicono “vera tolleranza zero”.

    I due gruppi globali sono Ending Clergy Abuse (ECA) e BishopAccountability.org.

    ECA è una rete internazionale di eminenti sopravvissuti e attivisti provenienti da 5 continenti e 29 paesi. L’ECA ha guidato le proteste dei sopravvissuti globali a Roma durante il vertice di febbraio sull’abuso sessuale del clero del Papa e ha incontrato alti funzionari vaticani.

    Bishop-Accountability.org, è la principale organizzazione di ricerca globale che segue i casi di abuso in tutto il mondo, incluso in Argentina, e ha sede negli Stati Uniti

    La chiamata arriva come cardinale Mario Poli, vescovo Óscar Ojea, e gli altri vescovi argentini si riuniscono a Roma per incontrare papa Francesco. I vescovi hanno detto che chiederanno al Papa di tornare in Argentina, dove è stato arcivescovo, provinciale dei gesuiti e leader della conferenza episcopale. Sia Papa Giovanni Paolo II che Papa Benedetto XVI hanno visitato presto i loro paesi d’origine e spesso nei loro pontificati. Nessun papa ha visitato l’Argentina dal 1987.

    I due gruppi globali si uniranno alle vittime, agli attivisti e ai gruppi argentini in tre eventi a Buenos Aires e Mendoza tra il 2 e il 6 maggio. I leader dei gruppi:

    – Evidenziare ciò che dicono è il “ruolo chiave” dell’Argentina nel risolvere la crisi di abusi globali nella chiesa cattolica

    – Presenta il curriculum di Papa Francesco sulla gestione dei casi di abuso in Argentina

    – Identificare i vescovi argentini che dovrebbero essere indagati per non aver protetto i bambini

    – Annunciare le misure urgenti che Francesco e i vescovi devono adottare per raggiungere la vera tolleranza zero e perché richieda a Francesco di tornare nel suo paese d’origine.

    PROGRAMMA COMPLETO DI EVENTI NEWS PRENDENDO ABUSO CLERGY (ECA), BISHOPACCOUNTABILITY.ORG E GRUPPI DI SOPRAVVIVENZA ARGENTINA

    10:30 Giovedì 2 maggio: conferenza stampa, capitale federale.

    Chi: i leader di BishopAccountability.org e Ending Clergy Abuse Abuse (ECA), insieme alle vittime argentine di abusi sessuali

    Dove: Fuori da Condarco 581, Flores, Buenos Aires (Hogar Sacerdotal de Bs As Mons. Mariano A. Espinosa)

    10:00 Domenica mattina, 5 maggio: Vigilia diurna dei sopravvissuti argentini sui gradini della Cattedrale Metropolitana di Buenos Aires

    Chi: 15-20 vittime argentine, insieme a leader di ECA e BishopAccountability.org

    Dove: San Martín 27, C1004 CABA, Argentina

    13:00 – 16:00 Domenica pomeriggio, 5 maggio: Survivor Forum on Sex Abuse

    Chi: sopravvissuti argentini e attivisti sopravvissuti lanciano una nuova ONG argentina e discutono questioni e strategie per rendere giustizia alle vittime di abusi sessuali nella chiesa e nello stato argentino.

    Dove: En un Auditorio Eva Perón de la Asociación Trabajadores del Estado , Carlos Calvo 1375

    12:00 Lunedì 6 maggio: Dimostrazione e marzo a Mendoza con i sopravvissuti del Próvolo disabili udenti

    Chi: i leader di BishopAccountability.org e Ending Clergy Abuse (ECA), insieme alle vittime di disabilità uditive che hanno subito abusi all’Istituto del Próvolo per i non udenti a Lujan de Cuyo

    Dove: L’ evento inizia ad Arzobispado de Mendoza, San Juan, M5500 Mendoza. A seguito di brevi osservazioni di sopravvissuti e attivisti, i gruppi marciano verso il Poder Judicial de Mendoza, Patricias Mendocinas 441, Mendoza

    CONTATTO

    DA BISHOPACCOUNTABILITY.ORG: 
    Anne Barrett Doyle, 
    condirettore barrett.doyle@comcast.net 
    US mobile e WhatsApp: 001 781 439 5208

    DALLA CCE ( ABUSIONE DEGLI ABUSI CLERGY ) 
    Peter Isely 
    peterisely@gmail.com, contactus@ecaglobal.org 
    +14144297259 (disponibile GMT)

    Denise Buchanan, PhD 
    denise@ecaglobal.org 
    +13109802770

    DALL’ARGENTINA 
    Gabriel Ferrini, sopravvissuto agli abusi di Padre Rubén Pardo 
    ferrinigabriel@live.com

    Sebastián Cuattromo, superstite e fondatore di Adultxs per los Derechos de la Infancia 
    adultxsporlainfancia@gmail.com 
    +54 911 6972 9541

    ANCHE DALL’ARGENTINA: MIEMBROS de ISA: IGLESIA SIN ABUSOS 
    Julieta Anazco 
    almadediamante1972@hotmail.com
    +54 9 221 6743793

    Ricardo Benedetti 
    benedetti.ricardo@gmail.com
    +54 9 11 64994609

    Valeria Regner 
    valeriabregner@hotmail.com
    +54 9221 6743793

    E DA XUMEK ARGENTINA 
    Dr. Sergio Salinas 
    sergiosalinas@gmail.com
    +54 9 2615116963

    Dr. Juan Manuel Lavado 
    juanmanuellavado@hotmail.com
    +54 9 261 609 2297

    https://www.ecaglobal.org/global-groups-will-join-forces-with-clergy-abuse-victims-in-argentina-may-2-6/

  • Two Popes. Zero Solutions. Where’s the Hope? – Due Papi. Zero soluzioni. Dov’è la speranza?

    Two Popes. Zero Solutions. Where’s the Hope? – Due Papi. Zero soluzioni. Dov’è la speranza?

    Mentre i cattolici celebrano la Pasqua, la chiesa istituzionale è più esposta che in qualsiasi punto della sua storia.

    I pubblici ministeri e i legislatori di tutto il mondo stanno mettendo fine all’impunità dei leader della chiesa cattolica che consentono abusi o commettono abusi stessi.

    Negli Stati Uniti, i ministri della giustizia in oltre 15 stati hanno avviato indagini o analisi delle loro diocesi locali.

    In due dei più popolosi Stati cattolici, New York e New Jersey, migliaia di vittime della chiesa più anziane saranno presto in grado di presentare cause legali, grazie a nuovi cambiamenti dei termini legali di prescrizione degli Stati.

    Fuori dagli Stati Uniti, nelle ultime sei settimane: la polizia indiana ha accusato un vescovo di aver violentato una suora; un tribunale francese ha condannato il cardinale-arcivescovo di Lione per aver violato la legge di denuncia obbligatoria della nazione; e l’ex zar della finanza del Papa, il cardinale George Pell d’Australia, fu condannato a sei anni di prigione per aver abusato sessualmente di due ragazzi del coro.

    Le autorità civili stanno colmando un vuoto di leadership che inizia ai vertici: il rifiuto di Papa Francesco – e dei suoi predecessori – di attuare le necessarie riforme.

    Papa Francesco ha di nuovo mostrato la sua resistenza a rimedi cruciali al suo summit sugli abusi globali di febbraio, che aveva convocato in risposta a un tumulto internazionale.

    Molti speravano che papa Francesco avrebbe promulgato nuove leggi universali sulla chiesa, imponendo tolleranza zero per il clero abusatore e tolleranza zero per i loro vertici abusatori.

    Non si è avvicinato. I risultati netti del vertice fino ad oggi: nuove leggi per Città del Vaticano – popolazione 800 abitanti – e promesse di un manuale e di task force.

    Per essere onesti, si dice che l’editto papale sulla responsabilità sia imminente. Ma comporterà sanzioni significative? Le azioni recenti non lo suggeriscono: questo è un papa che sta dalla parte dei suoi vescovi. A marzo, ha rifiutato di accettare le dimissioni del cardinale francese Philippe Barbarin, nonostante la sua condanna per non aver segnalato gli abusi. Lo scorso autunno, il Papa ha elogiato la “nobiltà” del cardinale Donald Wuerl, nonostante le prove che Wuerl abbia taciuto sulle molestie dell’ex cardinale McCarrick.

    Ma l’impronta papale non è iniziata con Francesco. Ci è stato ricordato la settimana scorsa, quando Benedetto XVI è rientrato inaspettatamente nella sfera pubblica con la sua posizione sulla crisi.

    Il papa emerito ha tracciato la crisi degli abusi partendo dalla rivoluzione sessuale degli anni ’60 e la “dissoluzione dell’autorità di insegnamento morale della Chiesa”, che ha portato a trascurare le norme morali.

    L’analisi di Benedetto XVI ha ignorato due realtà centrali dell’epidemia di abusi: il diffuso insabbiamento di crimini da parte di vescovi e superiori religiosi e la pervasività dell’abuso in tutto il mondo, non solo in Occidente.

    Molto è stato fatto dai commentatori sulle differenze tra i due papi. Poco è stato detto della loro somiglianza principale. Nessuno dei due ha realizzato quello che avrebbe dovuto essere il lavoro principale: correggere il danno incalcolabile fatto a centinaia di migliaia di bambini abusati sessualmente dai chierici. Benedetto lasciò al potere centinaia di vescovi colpevoli e un sistema di segretezza intatto. Francesco è sulla buona strada per fare lo stesso.

    Allora, dov’è la speranza?

    Nonostante le delusioni, piccoli segni di progresso stanno germogliando all’interno della chiesa. Più della metà delle diocesi statunitensi, ad esempio, pubblica le liste di clero accusato.

    Eppure la vera speranza si trova fuori dalla chiesa. Un movimento globale verso la responsabilità viene accelerato dalle autorità civili – ma esiste solo per il coraggio e la forza dei sopravvissuti disposti a farsi avanti per il loro abuso.

    Nella loro lotta per proteggere i bambini e gli adulti vulnerabili dalla violenza sessuale, i sopravvissuti ora formano l’opinione pubblica sulla crisi.

    Questo fatto è stato più evidente del summit sull’abuso.

    Ho avuto la fortuna di essere a Roma per tenere conferenze stampa durante il summit, insieme all’attivista e sopravvissuto Phil Saviano, membro del consiglio di amministrazione di BishopAccountability.org.

    Mentre il Papa si incontrava con uomini di chiesa all’interno del Vaticano, in Piazza San Pietro si svolgeva un vivace “summit del popolo”. Centinaia di giornalisti di tutto il mondo si sono collegati a una moltitudine di sopravvissuti provenienti da dozzine di paesi – alcuni lì da soli, molti affiliati a Ending Clergy Abuse (ECA), SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests), Voices of Faith, e le vittime italiane della scuola di Provolo per sordi.

    I sopravvissuti e gli attivisti hanno tenuto conferenze stampa, veglie e una marcia attraverso Roma. Migliaia di notizie sono state pubblicate, tra cui inchieste incisive che hanno messo in luce paesi come la Polonia, dove i preti abusatori svolgono un ministero attivo.

    Si trattava di sensibilizzazione pubblica su vasta scala. Sembrava una trasformazione.

    Tutto ciò mi ricorda un’osservazione della nostra amica e collega Kathy Shaw, che è morta lo scorso giugno. Kathy parlava spesso del contributo dei sopravvissuti alla chiesa. Era stata una reporter innovativa sulla crisi prima di passare alla gestione di Abuse Tracker, il nostro blog quotidiano che raccoglie notizie sulla crisi.

    In un video sul nostro lavoro, ha detto: “Gli attivisti che stanno cercando di rendere la chiesa più sicura … finiranno per salvare fondamentalmente la chiesa”.

    Condivido la sua speranza e ottimismo. Non c’è mai stato un momento più promettente per proteggere i bambini, ottenere giustizia per i sopravvissuti e … speriamo … facilitare il tanto necessario cambiamento nella chiesa cattolica.

    I migliori auguri per una buona Pasqua,
    Anne Barrett Doyle, Co-Director  BishopAccountability.org

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  • Cile: presentata una mappa sugli abusi sessuali ecclesiastici

    Cile: presentata una mappa sugli abusi sessuali ecclesiastici

    In modo diretto e chiaro, senza eufemismi, la Rete di Sopravvissuti all’abuso sessuale ecclesiastico ha presentato la mappa di questo vero flagello che è venuto alla luce in Cile, con un atto realizzato nell’auditorio del Museo della Memoria e dei Diritti Umani. Qui riportiamo il discorso di Helmut Kramer, uno delle Guide e coordinatori di questa Rete, con il quale si è chiuso l’evento:

    “Noi sopravvissuti che riuniscono questa rete siamo persone che nella nostra infanzia, gioventù o anche ora da adulti, abbiamo sofferto di abuso di potere, abuso di coscienza, abuso sessuale, da parte di sacerdoti, religiosi, laici in ambienti ecclesiastici.

    Siamo anche quelli che hanno sofferto l’occultamento sistematico da parte della Chiesa Cattolica per decenni, che ha protetto questi delinquenti facendo loro cambiare, volta dopo volta, città e paesi, nascondendoli dalla giustizia e mascherando questa impunità sotto l’apparenza di un castigo.

    Noi sopravvissuti siamo quelli che giorno dopo giorno ricordano a quelli che se ne sono andati senza vedere giustizia, a quelli che si sono suicidati per non riuscire a sopportare oltre le conseguenze  di questo delitto. Lottiamo anche in loro nome.

    Noi sopravvissuti siamo il silenzio di un abuso costante, sistematico, aggressivo, castratore, che ha cercato di denigrarci, mercificarci, elevando i nostri abusanti a seggi di un potere morboso, immorale e illegale.

    Siamo questo silenzio che giorno dopo giorno si sveglia, che si trasforma in voce e in organizzazione, che denuncia l’abuso reiterato di membri della Chiesa Cattolica, che denuncia le sue reti di protezione e occultamento, che denuncia una struttura abusiva.

    Siamo un coro di voci che esige trasformazioni profonde per far terminare l’abuso nella nostra società. Il nostro sogno è che i sopravvissuti di abusi sessuali siano una specie in via di estinzione. Questo ci spira a creare questa mappa imperfetta.

    Noi non dovremmo star facendo mappe. Dovremmo essere seduti a curare e assistere organismi dello Stato nel nostro cammino di  sanazione. Ma con dolore ci rendiamo conto che gli incubi dei nostri abusi si incrociano con un orrore del presente: bambini, adolescenti e persone vulnerabili in questo momento sono in pericolo, e per questo reagiamo!

    La nostra società sta comprendendo che l’abuso ecclesiastico non è un tema tra l’abusante e la persona abusata, e non è nemmeno un problema privato tra chi denuncia e la Chiesa Cattolica. È una violazione flagrante dei diritti umani di bambine, bambini, adolescenti e adulti che lascia conseguenze che ci hanno marcato per la vita. Purtroppo questo processo di comprensione per poi  passare all’azione ci sembra troppo lento quando ciò si tratta di infanzie rubate.

    Questa mappa imperfetta che oggi consegniamo alla società cilena è  un grido corale che rompe il silenzio. Molti di noi hanno dato la loro testimonianza mille volte ai mezzi di comunicazione cercando di creare coscienza, sensibilizzare, allertare il paese di crimini sistematici. Adesso gli regaliamo questa mappa.

    Purtroppo questa è una mappa del presente, magari un giorno fosse solo parte della memoria dei delitti aberranti commessi in terra cilena e niente di più. Ma siamo ancora molto lontani.

    Dopo aver sofferto l’abuso ognuno di noi ha pensato di essere come quello straccio vecchio che il delinquente abbandonava in un angolo dopo essersene soddisfatto. Credeva di essere solo, incarcerato in una prigione di eterno dolore, a soffrire. Quello che abbiamo scoperto in seguito è che il danno permanente che abbiamo ricevuto ha coinvolto anche le nostre famiglie e le conseguenze di questo crimine ci accompagnano per il resto delle nostre vite. Siamo un problema di salute pubblica. Perché oltre a fare delle nostre vite una sofferenza quotidiana, coinvolgendo le nostre relazioni sociali, di lavoro, familiari, tutto, chi deve assumersi il costo medico e umano delle conseguenze di questi delitti? Chi si occuperà di incoraggiare e ricevere migliaia di persone che continuano ad essere intrappolate nel silenzio imposto dall’abuso?

    Questa rete chiede al presidente del Cile Sebastian Piñera di rispondere alla richiesta che gli abbiamo fatto il giorno 3 agosto dell’anno scorso per la creazione di una Commissione Presidenziale che permetta di avanzare nella ricerca della Verità, della Giustizia e del Risarcimento per centinaia di sopravvissuti nel nostro paese. Se lo Stato cileno continua a guardare di sbieco  gli abusi da parte della Chiesa cilena, sapendo che questi delitti non sono questioni del passato, sapendo che sono state un’azione sistematica nella storia del nostro paese, come sistematico è stato la copertura di questi delinquenti, se lo Stato cileno interagisce con fermezza confermerà il nostro sospetto che sia complice di violazione dei diritti umani E quindi non ci rimarrà altra scelta che ricorrere alla corte internazionale.

    Ci sostiene la Convenzione dei diritti del Bambino; la Convenzione contro la Tortura e Altri Maltrattamenti o Pene Crudeli, Inumane o degradanti; la Convenzione sull’Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione contro la Donna (CEDAW);  la Convenzione interamericana per prevenire, sanzionare e sradicare la Violenza contro la Donna – “ Convenzione di Belém do Parà”; la Convenzione Internazionale sui Diritti delle Persone con Disabilità, tra altri documenti firmati e/o  ratificati dallo Stato del Cile.

    Questa rete appoggia il progetto di legge di imprescrittibilità dei delitti sessuali del Cile, se guardate le date degli abusi e la data delle denunce che abbiamo ricavato in questa mappa imperfetta vedrete che per decenni abbiamo taciuto i nostri abusi E sappiamo troppo bene come il dolore, l’umiliazione, e addirittura la colpa assurda di essere stati abusati poco dopo poter parlare tardi ad uscire. Solo 4 persone su 10 racconteranno a un gruppo di cui si fidano il crimine che hanno sofferto e solo tra il 6 e il 10% lo denuncerà.

    Questa rete appoggia anche tutti progetti di legge che vogliono mettere fine ai privilegi che mantiene la Chiesa cattolica, crediamo profondamente all’uguaglianza totale davanti alla legge.

    Questa rete allerta anche le famiglie e lo Stato che ogni giorno affidano alla Chiesa cattolica o alle sue congregazioni bambine, bambini e adolescenti affinché guardino questa mappa imperfetta  e si fermino un attimo a pensare se possono dormire tranquilli sapendo che tra l’11% e il 15% del clero cileno è coinvolto in delitti sessuali contro l’infanzia.

    Approfittiamo di questa opportunità per fare una chiamata a tutti i sopravvissuti di abusi ecclesiastici del Cile a denunciare i loro abusanti difronte alla giustizia cilena. Li invitiamo a presentarsi alla Procura del Cile a denunciare e contribuire con le informazioni che ricordano sia degli abusanti che di altre persone membri della Chiesa che in un dato momento seppero degli abusi e rimasero in silenzio o realizzarono atti di insabbiamento.

    Noi sopravvissuti chiediamo allo Stato e alla società di fare il loro dovere. Giustizia, riparazione e prevenzione sono chiari obblighi dei poteri statali e ci turba che continuino a non preoccuparsi di una questione che interessa le generazioni che si stanno formando. Voi siete responsabili di fermare tutto questo: mentre noi ci stiamo riunendo qui, una bambina, un bambino, un adolescente sta stupendo abusi ed è più vicino di quello che voi possiate vedere. Noi continueremo a fare la nostra parte, il vostro intervento è urgente.

    Molte grazie.”

    Cile: presentata una mappa sugli abusi sessuali ecclesiastici

  • CRISTINA BALESTRINI: «SUL CALVARIO, CON MIO FIGLIO ABUSATO DA UN PRETE»

    CRISTINA BALESTRINI: «SUL CALVARIO, CON MIO FIGLIO ABUSATO DA UN PRETE»

    Alessandro è stato abusato in oratorio dal “padre spirituale”. Un dramma indescrivibile, che la mamma sta affrontando con grande fede: «l’ abuso non è l’ ultima parola sulla vita. Se ne può uscire. C’è per tutti una via, una verità che rende liberi»

    di Giuseppe Gazzola

    Cristina Balestrini lavora come infermiera caposala in comunità psichiatriche e riabilitative. Sposata dal 1991 con Ettore Battaglia, ha due figli, Alessandro e Giacomo. Quest’ anno “Ale” compie 23 anni. Nel dicembre 2011, quando aveva 15 anni, passò una notte in Oratorio, a Rozzano, in provincia di Milano. Ai genitori era stato fatto credere che tutto il gruppo degli adolescenti si sarebbe fermato a dormire in Oratorio per le attività di preghiera in preparazione del Natale, mentre Alessandro si è poi ritrovato da solo a dormire a casa di don Mauro Galli, il don che all’ epoca era il suo padre spirituale. Il 20 settembre 2018 don Galli è stato condannato in primo grado a una pena di 6 anni e 4 mesi di carcere dalla quinta sezione penale del Tribunale di Milano, per violenza sessuale nei confronti di un minore.

    ERA UN RAGAZZO SOLARE

    Questi i nudi fatti. Dentro i fatti, un lungo, mai terminato calvario: «Io e mio marito facevamo i catechisti in parrocchia, Alessandro frequentava il gruppo dei preadolescenti», racconta Cristina. «Rompiscatole come pochi, ti metteva continuamente alla prova. Prima dell’ abuso era un ragazzo vivace, solare, con tanti amici, grandi sogni per il futuro. Da quel giorno in poi, una vita in salita. Per dirla tutta, ha tentato quattro volte di suicidarsi e, da allora, ha necessità di una psicoterapia settimanale. Ha perso due anni di scuola, ogni refolo di vento lo riportava al trauma che lo ha segnato. Poi è riuscito con grande fatica a diplomarsi, a trovare un lavoro come grafico. E ora ogni giorno è un giorno da conquistare. Per lui e per noi genitori, che siamo ininterrottamente sul chi va là, ancora oggi».

    OLTRE IL MALE DI VIVERE

    A fare da trama a questa lunga via dolorosa, una fede tenace, fortissima, cresciuta oltre «il male di vivere». Da molto tempo Cristina si alza ogni mattina alle 4 e mezzo per pregare, a lungo, prima di andare a lavorare: «Ho deciso per questa sveglia così anticipata quando avevo un bisogno atroce di affrontare tutto ciò che succedeva in famiglia con un aiuto più grande», confida. «A distanza di anni, continuo a vivere queste due ore iniziali della giornata come un momento bello, desiderato, di preghiera e meditazione, ringraziamento, offerta, supplica, affidamento. Prego con l’ Ufficio delle letture, invoco lo Spirito Santo, chiedo ogni giorno che ci liberi dal male. Prego per la Chiesa e per i sacerdoti, per la loro santificazione».

    ALLONTANATI DALLA COMUNITÀ

    Questo colpisce: certamente, la prima volta che l’ ha tenuto in braccio e quando poi l’ ha fatto battezzare, Cristina non si aspettava che suo figlio, crescendo, avrebbe dovuto sopravvivere all’ abuso di un sacerdote. Ora che il futuro si è colorato dello stesso nero del Venerdì santo, Cristina ha trovato questa risposta, questo squarcio nel buio del suo dolore di madre che sta ogni giorno sotto la croce del figlio: «Facciamo parte di un gruppo di preghiera, Il Fuoco di Ars (www.ilfuocodiars.com), che si ritrova settimanalmente a pregare per i sacerdoti. Ognuno “adotta” un sacerdote per cui prega ogni giorno. Io, poi, amo dire il Rosario della Madonna delle Lacrime di Siracusa – e qui la voce si incrina per l’ emozione – perché ci è stata di grande aiuto quando Alessandro stava malissimo».

    Si ferma, Cristina, cerca un fazzoletto. Come Maria, non nasconde e non si nega le lacrime. «Anche se sono dolori diversi, tutti noi come famiglia ci sentiamo vittime di un prete pedofilo. Essere credenti ci costa una fatica incredibile. Non per causa di Dio, perché anche lui piange quando un sacerdote abusa di un minore. Ma perché ci sentiamo ogni minuto in mezzo a un fuoco incrociato. Da una parte ci “sparano” quelli che ce l’ hanno a morte con la Chiesa, che non credono e deridono il nostro continuare a credere. Dall’ altra parte, ed è anche più doloroso, nel momento in cui abbiamo denunciato l’ accaduto siamo diventati “la controparte” della Chiesa, quelli che “sputano nel piatto in cui mangiano”, come ci ha detto il parroco. La Chiesa siamo noi, ci hanno detto spesso. Ma noi chi? Molti, che credevamo amici, ci hanno allontanato. Continuiamo a sentirci ignorati e avversati da chi per ruolo e responsabilità avrebbe dovuto ascoltarci, crederci e accoglierci. Altri, che non conoscevamo o avevamo perso di vista, si sono fatti vicini. Come don Dino, nativo di Rozzano. Come don Davide che, con la sua fede tranquilla e tenace di fronte al male, ha salvato tante volte Alessandro e noi genitori».

    IL DOLORE E IL PERDONO

    E don Mauro Galli? Chi è oggi, per Cristina? «Io don Mauro l’ ho perdonato», dice, convinta, a voce bassa. «Per lui provo dolore. Tanti l’ hanno aiutato a dannarsi, se così si può dire. Il non essere mai stato aiutato a riconoscere, almeno in Tribunale, di avere sbagliato, non lo aiuta a iniziare un percorso di cambiamento. E non credo sia facile convivere con la consapevolezza che non può non avere».

    NON VOLTARE LO SGUARDO

    Consapevolezza e libertà, verità e trasparenza sono parole che tornano ad affiorare nel racconto di Cristina e ci interpellano tutti: «Desideriamo fortemente che i cristiani normali, tutti quelli come noi, promuovano una cultura di trasparenza. Nessun cristiano dovrebbe più pensare, con fastidio, che “i panni sporchi si lavano in casa”, quasi nascondendo la realtà. La pedofilia non è un panno sporco, è un reato. Per il Vangelo, chi scandalizza un piccolo farebbe meglio a mettersi una macina al collo e buttarsi nel mare. Ogni azione malvagia compiuta contro uno dei piccoli è stata fatta contro Gesù». Riprende Cristina: «Le vittime dei preti pedofili sono gli ultimi degli ultimi. Erano credenti e praticanti. Dentro il mondo della fede, che amavano, hanno trovato l’ inferno. Da cristiani, dobbiamo smettere di voltarci dall’ altra parte. Dobbiamo evitare il più possibile che si ripeta ciò che è accaduto ad Alessandro e a tantissimi altri».

    È nato così, come fiore che sbuca nel deserto più arido, lo scopo che dà a Cristina la forza e la voglia di ricominciare ogni sua giornata: «Ciò che dà senso al mio futuro è testimoniare, condividere, stare vicina a chi ha vissuto situazioni come la mia, far sapere a tutti che l’ abuso non è l’ ultima parola sulla vita. Se ne può uscire. C’ è per tutti una Via, una Verità che rende liberi».

    DA VITTIME A SOPRAVVISSUTI

    Cristina Balestrini ha trovato un suo particolare ambito  di senso e testimonianza dentro Rete L’ abuso – Associazione sopravvissuti agli abusi del clero (www.retelabuso.org), diventata un riferimento anche per Alessandro. «L’ Associazione», racconta, «ha aiutato Alessandro a compiere il suo passaggio da “vittima” a “sopravvissuto”. Ha trovato il coraggio di esporsi, condividere la sua storia con chi ha vissuto situazioni altrettanto drammatiche, mettersi a servizio di chi non ce la fa a uscirne. Non gli auguro, di cuore, di essere per sempre “il sopravvissuto”, di trovarsi a parlare sempre di questa vicenda. Gli auguro una vita normale per quanto possibile. Ma sarà una normalità che non potrà mai negare questo pezzo, che fa parte di lui».

    http://m.famigliacristiana.it/articolo/cristina-balestrini-sul-calvario-con-mio-figlio-abusato-da-un-prete.htm