Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: sopravvissuti

  • Abusi, il Papa dimette dallo stato clericale due vescovi cileni

    Iacopo Scaramuzzi

    Nuova sanzione alla Chiesa cilena scossa da mesi dallo scandalo degli abusi sessuali. Dopo il sacerdote pedofilo Fernando Karadima, a fine settembre, Papa Francesco ha disposto ora la dimissione dallo stato clericale di due vescovi cileni in pensione, l’arcivescovo emerito di La Serena Francisco José Cox e il vescovo emerito di Iquique Marco Antonio Órdenes.

    «In entrambi i casi», precisa un comunicato diramato in spagnolo dalla Sala stampa vaticana, «è stato applicato l’articolo 21 comma 2,2 del Sacramentorum Sanctitatis Tutela, in conseguenza di atti evidenti di abuso di minori».

    La disposizione, che fa parte delle norme sostanziali approvate da Benedetto XVI nel 2010, prevede che sebbene i «delitti più gravi riservati alla Congregazione per la Dottrina della Fede vanno perseguiti in processo giudiziale», alla Congregazione per la Dottrina della Fede è lecito, tra l’altro, «deferire direttamente alla decisione del Sommo Pontefice in merito alla dimissione dallo stato clericale o alla deposizione, insieme alla dispensa dalla legge del celibato, i casi più gravi, quando consta manifestamente il compimento del delitto, dopo che sia stata data al reo la facoltà di difendersi».

    La decisione adottata dal Papa giovedì 11 ottobre 2018 «non ammette appello», si legge nel comunicato vaticano odierno.

    La Congregazione per la Dottrina della Fede «ha già informato le parti interessate, attraverso i rispettivi superiori, nelle rispettive residenze». In particolare, Francisco José Cox, continuerà a far parte dell’Istituto dei padri di Schoenstatt, lo stesso ordine religioso dell’arcivescovo emerito di Santiago Francisco Errazuriz. L’arcivescovo, dimessosi nel 2002, vive da allora in preghiera e penitenza in Germania.

    Il comitato permanente della Conferenza episcopale del Cile «ha appreso oggi la decisione del Papa Francesco», si legge in un comunicato diramato nel primo pomeriggio da Santiago. «La nostra parola di vicinanza va a coloro che hanno sofferto l’abuso e il danno causato dai vescovi. A loro, alle loro famiglie e comunità, chiediamo perdono in nome dei vescovi e della Chiesa. Noi vescovi della conferenza episcopale continuiamo il nostro cammino di rinnovamento ecclesiale, con il nostro servizio a disposizione del discernimento del Santo Padre, e lavorando con impazienza e appoggiandoci ai preziosi gruppi di laiche, laici e consacrati per compiere e applicare le nostre decisioni e impegni del tre agosto scorso. Che lo Spirito santo susciti pastori umili e pieni dell’amore di Dio per condurre il suo popolo».

    Juan Carlos Cruz, vittima di Karadima, ha commentato su Twitter: «Che bello svegliarsi così. Due vescovi pedofili in meno, espulsi dal sacerdozio, il delinquente cardinale Errazuriz allo scoperto con la sua copertura. Una buona giornata per i sopravvissuti di questi mostri. Ora tocca alla giustizia cilena fare qualcosa!». «Giusto e necessario», ha detto da parte sua un’altra vittima di Karadima, José Andres Murillo: «Due vescovi che usarono il potere per abusare sessualmente di minori e persone vulnerabili sono stati espulsi dallo stato clericale».

    http://www.ilsecoloxix.it/p/vatican_insider/2018/10/13/ADNi3u7B-clericale_dimette_vescovi.shtml

  • Quanti sono i preti pedofili in Italia? Dalle proiezioni l’Italia ha il potenziale più alto di qualsiasi paese.

    Quanti sono i preti pedofili in Italia? Dalle proiezioni l’Italia ha il potenziale più alto di qualsiasi paese.

    Secondo la proiezione del collega irlandese Mark Vincent Healy, che in assenza di un dato italiano che il governo ancora oggi rifiuta di produrre, sulla base dei dati emersi dalle commissioni governative di inchiesta effettuate in tutto il mondo, ha prodotto una proiezione del dato italiano dalla quale emerge che la portata degli abusi in Italia ha il potenziale per essere il più grande di qualsiasi paese.

    Livello stimato di abusi sessuali da parte del clero sul livello stimato di preti pedofili

    Le seguenti figure riflettono la percentuale stimata del sacerdote pedofilo che usa determinate fonti per qualificare quelle figure;

    1. Varie fonti hanno affermato che la percentuale di sacerdoti religiosi che sono pedofili è approssimativamente:

    a. 2% come sostenuto da Papa Francesco (intervista con Eugenio Scalfari ) in linea con il dott. Richard Sipe nel 1990, John Jay Report all’indirizzo pagina 216 .

    b. 4% come sostenuto da Bryan T. Froehle nel 1997, John Jay Report su pagina 27.

    c. Il 6% come rivendicato da Spotlight in linea con le referenze di Dr. Richard Sipe fatte nel film in cui 90 sacerdoti sono la stima di una popolazione di 1.500

    d. 7% secondo quanto affermato dalla Australian Royal Commission http://jrnl.ie/3224627 Rapporto basato su accuse tra il 1950 e il 2010.

    e. Variazioni sulla percentuale sono anche note dove NSAC sostiene che Boston in realtà ha l’8,9% dei religiosi cattolici pedofili

    Ciò che è chiaramente dimostrato da queste cifre per gli abusi sessuali su minori cattolici è che l’Italia come paese ha il potenziale per superare il numero riportato in altri paesi in tutto il mondo.

    La portata degli abusi in Italia ha il potenziale per essere il più grande di qualsiasi paese. Non ho idea di quali siano le cifre su quanti sopravvissuti agli abusi sessuali di bambini clericali si siano fatti avanti in Italia.

    Ho svolto la seguente ricerca sulla base delle statistiche correnti sulla popolazione cattolica e sul numero totale di sacerdoti in Italia in questo momento. A seconda della percentuale di sacerdoti considerati pedofili, 2%, 4%, 6%, ecc. sono stato in grado di stimare il numero di preti pedofili in Italia in base a tale percentuale.

    Ho poi moltiplicato il numero di preti pedofili per il numero stimato di vittime per sacerdote pedofilo per stimare il numero di sopravvissuti. Se solo il 10% dei sopravvissuti si fosse fatto avanti in Italia, dove il 7% dei preti italiani erano pedofili, la stessa proporzione dell’Australia, ci sarebbero stati da 17.500 a 87.700 sopravvissuti denuncianti abusi sessuali da parte del clero.

    Attualmente il numero totale di sopravvissuti segnalati in Irlanda e negli Stati Uniti è di 18.500, o 4.444 sopravvissuti in Australia, o 3.677 in Germania, con molti altri ancora da includere. La scala dei sopravvissuti segnalati è in aumento poiché più persone trovano la forza e il coraggio per farsi avanti.

    I seguenti dati forniscono stime di percentuali variabili di sacerdoti che potrebbero essere pedofili in questo momento. Le cifre risultanti che rappresentano il numero stimato di preti pedofili in un certo numero di paesi diversi sono quindi moltiplicate per il numero stimato di vittime per sacerdote pedofilo. Da questo possiamo stimare il numero totale di vittime non dichiarate.

    Alcuni esperti ritengono che solo il 10% delle vittime si faccia avanti. Dalla seguente tabella è facile stimare il numero atteso di vittime che potrebbero aver denunciato il loro abuso in paesi come l’Italia dove non è stata condotta alcuna indagine governativa sugli abusi sessuali di bambini clericali.

    Fr Andrew M. Greeley, Professore di sociologia all’Università di Chicago, che crede che ci siano 50 vittime per sacerdote.

    A. W. Richard Sipe era assistente psicoterapeuta e psichiatra nello stato del Maryland. Se leggi il Rapporto Sipe (http://archives.weirdload.com/sipe.html) RAPPORTO SIPE – afferma: “Studi ben consolidati mostrano che il pedofilo medio ha 250 o più vittime nel corso della sua vita”.

    IT – Estimated percentage of paedophile priest using sources to qualify the figures

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webpwp-content/uploads/2025/02/domenica-15-a-celle-ligure-gianluigi-nuzzi-presenta-il-suo-ultimo-libro-inchiesta-peccato-originale-interverra-francesco-zanardi-presidente-della-rete-labuso.webp2022/04/12/italia-nelle-stime-e-il-primo-paese-in-europa-per-gli-abusi-del-clero-su-minori-doppia-la-polonia-al-secondo-posto/

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  • ROMA: Conferenza stampa Rete L’ABUSO ECA Global. La censura della stampa italiana è la vera notizia

    ROMA: Conferenza stampa Rete L’ABUSO ECA Global. La censura della stampa italiana è la vera notizia

    Si è tenuta questa mattina a Roma, presso la sede della Stampa Estera in Italia, la conferenza stampa organizzata dalle associazioni dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, Rete L’ABUSO e ECA Global.

    L’intervento del Presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi è iniziato con una domanda rivolta alle decine di giornalisti in sala: “quali testate italiane sono presenti?” A rispondere solo 2 giornalisti, ANSA e LA VERITA’.

    Un dato a dir poco vergognoso e una domanda non fatta a caso in quanto uno dei principali problemi per cui in Italia apparentemente non esiste un caso, è proprio legato all’atteggiamento criminale della stampa italiana che si auto-censura sulla cronaca del nostro paese e, al tempo stesso, finge di condurre inchieste giornalistiche su dati incensurabili, quelli diffusi da giornalisti seri, che fanno il proprio lavoro con coscienza, quelli della stampa estera.

    Una dimostrazione che non ha lasciato indifferenti i giornalisti esteri che non hanno mancato di sollevare il problema delle coperture attuate dai giornali italiani, come riporta per esempio il Life Site News.

    Il presidente della Rete L’ABUSO ha poi continuato esponendo i quattro “Casi Vigano’” censurati dai media italiani, quello dei chierichetti del papa abusati in Vaticano, quello dell’istituto Antonio Provolo di Verona, quello legato all’arcivescovo di Milano Mario Delpini ed infine quello di don Silverio Mura.

    Questi quattro casi, non sono gli unici quattro italiani, ma sono i quattro casi italiani insabbiati direttamente da Papa Francesco.

    Durante l’incontro è intervenuto anche l’avvocato della Rete L’ABUSO Mario Caligiuri che ha illustrato la denuncia che venerdì verrà depositata presso la Procura della Repubblica di Savona e che interesserà cinque procure italiane, quella di Roma, Verona, Milano, Napoli e Pavia.

    Il meeting riprenderà domani mattina alle 9 presso la sala convegni del Partito Radicale a Roma e proseguirà, nel pomeriggio, con una manifestazione alla quale parteciperanno un centinaio di sopravvissuti italiani e che si svolgerà in Vaticano.

    L’ufficio di Presidenza

  • Abusi in Cile, il Papa dimette Karadima dallo stato clericale

    Abusi in Cile, il Papa dimette Karadima dallo stato clericale

    Il sacerdote 88enne al centro dello scandalo che sta scuotendo la Chiesa cilena. Tra i suoi allievi a Santiago del Cile il vescovo Barros ora dimesso

    IACOPO SCARAMUZZI CITTÀ DEL VATICANO
    Papa Francesco ha dimesso dallo stato clericale Fernando Karadima, sacerdote al centro dello scandalo degli abusi sessuali in Cile.

    Papa Francesco, si legge in una nota diramata questo pomeriggio in spagnolo dalla Sala stampa vaticana, «ha dimesso dallo stato clericale Fernando Karadima Farina, dell’arcidiocesi di Santiago del Cile. Il Santo Padre ha preso questa decisione eccezionale in coscienza e per il bene della Chiesa. Il Santo Padre ha esercitato la sua “potestà ordinaria suprema, piena, immediata e universale sulla Chiesa, potestà che può sempre esercitare liberamente” (Codice del Diritto Canonico, canone 331), cosciente del suo servizio al popolo di Dio come successore di San Pietro. Il decreto, firmato dal Papa giovedì 27 settembre 2018, è entrato in vigore automaticamente a partire dallo stesso momento, e comporta altresì la dispensa da tutti gli obblighi clericali. È stato notificato a Karadima Farina venerdì 28 settembre 2018».

    Karadima, oggi 88 anni, influente sacerdote della borghesia di Santiago sin dai tempi di Pinochet, nella parrocchia del Bosque, è stato condannato per pedofilia dalla Congregazione per la Dottrina della Fede in primo grado a febbraio del 2011 e in via definitiva il successivo giugno. Papa Francesco ha nominato un suo allievo, il vescovo Juan Barros, nella diocesi di Osorno, nel 2015, ed ha dapprima ignorato le proteste dei fedeli nei suoi confronti, e definito «calunnie» le denuncie delle vittime di Karadima che accusavano Barros di avere insabbiato le denuncie di Karadima. Poi, dopo le riserve espresse dai suoi stessi collaboratori, a partire dal cardinale Sean O’Malley, arcivescovo di Boston e presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, il Papa ha deciso di inviare in Cile monsignor Charles Scicluna e monsignor Jordi Bartomeu per una istruttoria sul caso. Dopo aver ricevuto il rapporto di questa visitazione, Francesco ha invitato in Vaticano tre note vittime di Karadima, ha poi scritto ai fedeli cileni per chiedere scusa ed ha convocato i vescovi cileni che, duramente ripresi, a maggio hanno rassegnato in blocco le dimissioni nelle sue mani. Tra i primi dei sette presuli dei quali il Pontefice argentino ha accettato le dimissioni, sinora, c’è monsignor Juan Barros.

    Esultano le vittime di Karadima che sono state ricevute dal Papa a Casa Santa Marta. «Il pedofilo Karadima espulso dal sacerdozio. Nessuno avrebbe pensato che sarebbe venuto questo giorno. Un uomo che ha rovinato la vita a tante persone», ha commentato su Twitter Juan Carlos Cruz. «Ringrazio Papa Francesco per avere infine preso questa decisione. Spero che molti sopravvissuti sentano oggi un lieve sollievo».

    Nel commentare la decisione, il cardinale di Santiago del Cile, Riccardo Ezzati, ha detto che il Papa ha agito «per il bene della Chiesa e nella Chiesa c’è tutto il popolo di Dio, il bene delle persone che sono state vittime e hanno sofferto gli abusi, il bene dei fedeli che sono chiamati a camminare con rettitudine di vita, il bene dei sacerdoti che sono chiamati a camminare in accordo con i grandi valori della loro vocazione e per il bene della società». I «cattolici di Santiago e le persone di buona volontà», ha proseguito il porporato italo-cileno, «siamo chiamati a accogliere questa decisione del Santo Padre» con «fede e fedeltà alla azione del Santo Padre», e a farlo «con atteggiamento di collaborazione con il compito proprio della Chiesa di riparare a ogni danno causato alle vittime e anche a tutte le persone che hanno sofferto e soffrono per questo fatto, e anche in vista di un cammino che vogliamo sia sempre più trasparente di accompagnamento delle situazioni di formazione affinché non succedano più (gli abusi, ndr.), affinché il “mai più” sia una realtà nella nostra Chiesa di Santiago». La decisione papale è stata comunicata a Karadima questa mattina in un incontro di «mezz’ora».

    Ci sono «due chiavi» per interpretare la decisione del Papa, ha commentato il direttore della sala stampa vaticana, Greg Burke: «La prima è che il Papa agisce in coscienza, la seconda è la motivazione, per il bene della Chiesa. Papa Francesco sta agendo come pastore, come padre, per il bene di tutto il popolo di Dio. La dimissione dallo stato clericale di Fernando Karadima è un passo in più nella linea ferrea di Papa Francesco di fronte agli abusi. Eravamo davanti a un caso molto serio di marciume che andava strappato alla radice. Si tratta di una misura eccezionale, senza dubbio, ma i delitti gravi di Karadima sono stati un danno eccezionale in Cile».

    http://www.lastampa.it/2018/09/28/vaticaninsider/abusi-nella-chiesa-del-cile-il-papa-dimette-karadima-dallo-stato-clericale-GrWwRtrkS3Gv96NgwAIpCL/pagina.html

  • “DER SPIEGEL” E LE COPERTURE DEGLI ABUSI IN ARGENTINA AL TEMPO DI BERGOGLIO. UN’INCHIESTA DI 19 PAGINE.

    “DER SPIEGEL” E LE COPERTURE DEGLI ABUSI IN ARGENTINA AL TEMPO DI BERGOGLIO. UN’INCHIESTA DI 19 PAGINE.

    “Der Spiegel” pubblica oggi diciannove pagine di un’inchiesta dedicata al Pontefice regnante, intitolata “Non dire falsa testimonianza. Il Papa e la Chiesa nella sua crisi più grande”. Nell’articolo, di cui traduciamo qualche paragrafo dalla versione inglese pubblicata da Maike Hickson su LifeSite News si punta l’attenzione sulle mancanze di papa Bergoglio, soprattutto in tema di abusi sessuali.

    Una larga parte dell’articolo è centrato su interviste a vittime di abusi clericali a Buenos Aires, la diocesi di cui Bergoglio era arcivescovo fino all’elezione nel marzo 2013. Scrive Maike Hickson che “Der Spiegel è sorprendentemente critico di papa Francesco per quanto riguarda il suo governo in generale, compresa la sua attitudine ambigua in molti campi – fra cui la comunione ai protestanti e la comunione per i divorziati risposati, e ricorda le parole attribuite al Pontefice, il suo timore “di passare alla storia come qualcuno che ha spaccato la Chiesa”. “Der Spiegel” ricorda inoltre il caso di padre Inzoli, il sacerdote abusatore condannato dalla giustizia italiana, e “graziato” per un certo periodo dal papa contro il parere del card. Müller, il party omosessuale con droga del segretario del fedele card. Coccopalmerio, lo scandalo della copertura a McCarrick e la posizione anomala di uomini di fiducia del Pontefice come i cardinali Maradiaga e Errazuriz. Questa disamina così impietosa e fattuale del giornale tedesco è interessante perché rappresenta una crepa nell’omertà giornalistica che i Main Stream Media hanno riversato sul Pontefice fino ad oggi.

    I giornalisti di “Der Spiegel” hanno viaggiato in Argentina, a Monaco e altrove per raccogliere notizie. Hanno parlato con una donna di La Plata, Julieta Anazco vittima di abusi da parte di un prete, che come ha scoperto in seguito, era stato trasferito per le accuse di abuso sui minori. Julieta ha sofferto molto per questo episodio, è andata in terapia ed è membro adesso di una “Rete di sopravvissuti agli abusi ecclesiastici”.

    Scrive il giornale: “Nel 2013, poco dopo che Bergoglio è stato eletto papa, Julieta Anazco e altre tredici vittime di padre Gimenez scrissero una lettera in cui descrivevano che cosa era accaduto loro, e perché ancora vivessero sotto depressione; e ci fossero stati tentativi di suicidio; o perché alcuni di loro si fossero dati a consumare droga, mentre il prete accusato continuava a celebrare messa ed era a contato con bambini”.

     La lettera è stata inviata con raccomandata e ricevuta di ritorno nel dicembre del 2013, e tre settimane più tardi giunse la conferma della ricezione. Poi, più nulla. Non una parola. Il prete accusato però fu trasferito in una casa di riposo per persone anziane, dove “ancora si mostra ai giornalisti vestito in talare. Continua a celebrare messa ed è rispettato” scrive il giornale.

    “Der Spiegel” spiega che “durante il periodo in cui Bergoglio era cardinale, molte vittime d abusi a Buenos Aires si sono rivolte a lui per aiuto; a nessuno è stato permesso vederlo”. Attualmente sono in corso sessantadue processi contro preti argentini per abusi. “Il numero delle loro vittime potrebbe raggiungere le migliaia”. Spiega Julieta: “Per noi è difficile, perché nessuno ci crede. Vogliamo raggiungere il Papa, ma lui non è interessato a noi”.

    Interessante una riflessione, contenuta nell’articolo, di Juan Pablo Gallego, un eminente avvocato difensore delle vittime, secondo cui “Francesco è ora in esilio a Roma, avendo trovato rifugio (con immunità), per così dire laggiù. In Argentina dovrebbe confutare il sospetto di aver protetto per anni violentatori e abusatori di minori”.

    Gallego ha parlato con “Der Spiegel” del caso di padre Grassi, per cui vi rimandiamo a questo link. Secondo Gallego, Jorge Mario Bergoglio è stato per anni confessore di padre Grassi, e ha ordinato una contro-inchiesta per difendere il prete che sta scontando quindici anni per abusi, e “per criminalizzare le vittime”. Che è quanto il Pontefice ha fatto nel caso del Cile, definendo “calunniatori” quelli che chiedevano giustizia per gli abusi del vescovo Barros. En passant: questa frase dell’avvocato può contribuire a spiegare il mistero di un Pontefice che dopo cinque anni dall’elezione non sembra avere nessuna intenzione di fare un salto a casa…

    Da Rosso Porpora del collega Giuseppe Rusconi abbiamo una notizia interessante:

    “Da Accattoli è venuta un’indiscrezione di portata rilevante: secondo le sue informazioni la prospettata ‘risposta’ della Santa Sede al memoriale di Carlo Maria Viganò è stata presentata al Papa lunedì 17 settembre dal cardinale Parolin e approvata il giorno successivo. Dovrebbe dunque essere questione di ore o di pochi giorni per la sua pubblicizzazione”. Luigi Accattoli ex vaticanista del Corriere della Sera è uno dei colleghi più entusiasticamente filo-Bergoglio in una platea in cui questo genere di persone non fa difetto. Storicamente molto legato alla Segreteria di Stato e all’ala più progressista e sinistra della Chiesa (il suo grande amico e collega, il compianto Giancarlo Zizola, attribuiva il suo ingresso al Corriere al card. Achille Silvestrini, allora Ministro degli Esteri e in seguito king-maker per Bergoglio) un’indiscrezione del genere ha indubbiamente valore. Sarà curioso vedere se è come sarà corretto o smentito, o spiegato, il resoconto del colloquio fra Viganò e il Papa il 23 giugno 2013, quando Viganò spiegò chiaramente che genere di criminale fosse McCarrick, e come Benedetto XVI lo avesse sanzionato.  (di Marco Tosatti su www.marcotosatti.com)

    “DER SPIEGEL” E LE COPERTURE DEGLI ABUSI IN ARGENTINA AL TEMPO DI BERGOGLIO. UN’INCHIESTA DI 19 PAGINE.

  • ROMA 3 Ottobre; incontro delle vittime e sit-in in Vaticano

    ROMA 3 Ottobre; incontro delle vittime e sit-in in Vaticano

    Il programma dell’incontro si divide in due fasi;

    La mattina del 3, alle ore 9 presso la sala conferenze del Partito Radicale in via Torre Argentina 76 (Roma) ci sarà l’incontro tra le vittime italiane, aperto al pubblico dopo le ore 10,30 al quale interverranno il Presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi, i rappresentanti di ECA Global che arriveranno da diversi paesi; Stati Uniti, Germania, Giamaica, Belgio, Polonia, i rappresentanti dell’Associazione Sordi Provolo di Verona, l’Onorevole Maurizio Turco, esponente Radicale che negli ultimi 20 anni si è occupato del caso in Italia, l’avvocato Mario Caligiuri, consulente della Rete L’ABUSO per la zona del Lazio e Procuratore della Rete L’ABUSO per quanto riguarda le iniziative promosse nei confronti del Governo Italiano, tra cui la diffida presentata il 18 febbraio scorso che attualmente ha ottenuto da parte dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, l’apertura di una indagine sull’Italia il cui esito sarà reso noto il prossimo gennaio. In questa occasione l’avvocato Caligiuri illustrerà anche la denuncia contro il Governo, accusato di favoreggiamento alla pedofilia, denuncia che interesserà diverse Procure della Repubblica in Italia, tra queste quella di Roma, Milano, Como, Verona, Napoli, Pavia.

    Durante l’incontro saranno presenti gli ex allievi dell’istituto Antonio Provolo di Verona, le vittime del preseminario Pio X in Vaticano e quelle dei sacerdoti; don Silverio Mura, don Marino Genova, Don Mauro

    Galli, monsignor Angelo Pio Loco, tutti casi attualmente all’attenzione dell’Autorità Giudiziaria italiana, oltra ad altre vittime di sacerdoti italiani già passati in giudicato o prescritti.

    Nel pomeriggio, a partire dalle 15, si svolgerà un sit-in dei sopravvissuti, anche questo aperto al pubblico, che si svolgerà di fronte al Vaticano, presso i giardini di Castel S. Angelo.

    L’Ufficio di Presidenza

  • I sopravvissuti globali rispondono alla pubblicazione ufficiale dello studio tedesco sull’abuso della chiesa

    I sopravvissuti globali rispondono alla pubblicazione ufficiale dello studio tedesco sull’abuso della chiesa

    25 settembre 2018 . La versione ufficiale rilasciata oggi dai vescovi tedeschi del loro studio auto-autorizzato sull’abuso sessuale dei bambini nella chiesa tedesca, già ampiamente riportata la scorsa settimana da fonti trapelate, è significativa non solo per quello che dice, ma per ciò che non fa dire. Come ammettono gli autori della relazione, per quanto scioccanti e allarmanti siano le loro conclusioni, la vera portata dell’abuso è probabilmente molto più grande e il numero effettivo di vittime molto più alto.

    Di fatto, sebbene affermi di essere un rapporto nazionale sul problema dell’abuso clericale, chiaramente non lo è. Nessun esame di coloro che abusano di ordini religiosi è incluso nei risultati. Gli ordini religiosi maschili rappresentano circa un quarto di tutti i chierici cattolici tedeschi. Comprendono alcuni dei casi di abuso di più alto profilo che sono stati esposti pubblicamente in Germania, in particolare nelle scuole e nelle istituzioni scolastiche. Come mostrato in altri studi nazionali, gli ordini religiosi hanno una delle maggiori concentrazioni di molestatori e sono particolarmente inclini a trasferire reati sessuali clericali in ampie regioni geografiche, compresi gli altri paesi in cui operano i loro ordini.

    Ai ricercatori è stato anche concesso un accesso limitato e limitato ai file della chiesa, senza dubbio perché i vescovi tedeschi non vogliono un’indagine e un esame sulla propria condotta per trasferire sistematicamente e nascondere i reati sessuali nei confronti di minori nelle parrocchie e nelle scuole in tutta la Germania.

    Tutto quello che si deve fare è confrontare il rapporto di oggi con il recente rapporto del Gran jury della Pennsylvania negli Stati Uniti. La giuria del Gran jury è stata autorizzata dalla legge per ottenere tutti i file della chiesa e chiamare testimoni ed esperti per testimoniare. Anche alla chiesa fu data la piena libertà della legge. I vescovi potrebbero testimoniare e presentare prove, così come i sacerdoti accusati dai funzionari della chiesa di essere violentatori.

    La Germania ha un proprio sistema legale democraticamente diverso da quello degli Stati Uniti e di altri paesi. Ma sicuramente la giustizia dello stato e gli investigatori dei crimini penali possono eseguire una valutazione forense completa dei fascicoli ecclesiastici e richiedere la testimonianza e, se necessario, procedimenti giudiziari basati su prove scoperte di recente. Gli archivi devono essere resi pubblici. I cattolici tedeschi e il pubblico hanno il diritto di sapere esattamente come e quali funzionari della chiesa hanno gestito casi di abusi sessuali su minori.

    Infine, il rapporto non rivela chi sono i sacerdoti che anche la chiesa ha definito abusatori di bambini. La privacy è un diritto fondamentale delle società democratiche. Ma la privacy deve essere soppesata dalle questioni di sicurezza pubblica, in particolare quando un individuo commette crimini contro i bambini nel corso della sua occupazione professionale.

    Quello che il rapporto mostra è che l’abuso sessuale su minori e la crisi di copertura nella chiesa sono un problema globale. L’abuso di bambini in Germania e la complicità della gerarchia in questi atti criminali è accaduto in tutto il mondo. In definitiva, questo problema globale ha bisogno di una soluzione globale.

    (traduzione con Google)

    https://www.ecaglobal.org/global-survivors-respond-to-official-release-of-german-church-abuse-study/

  • I 4 “casi Viganò” italiani

    I 4 “casi Viganò” italiani

    Ci sono quattro “casi Viganò” in Italia che vedono direttamente coinvolto papa Francesco, ma nessuno ne parla.

    1°- Il caso più clamoroso è quello dei presunti abusi sui chierichetti del papa, svelato nell’inchiesta di Gianluigi Nuzzi e successivamente documentato da Gaetano Pecoraro per LE IENE.

    Un caso che ad oggi è stato insabbiato ben due volte.

    Un caso che si sviluppa in un fazzoletto di terreno di un chilometro quadrato con al suo interno solo una quindicina di minorenni, lo Stato della Città del Vaticano.

    Un caso che, ad oggi, vede chi lo ha insabbiato e il presunto abusatore ancora ai propri posti.

    Un caso che, da parte di chi promette di risolvere la piaga dei preti pedofili, pur avendolo in casa, ad oggi non è riuscito a mettervi mano: l’unica cosa concreta è stato vedere la tanto acclamata tolleranza zero applicata, anziché sugli insabbiatori, su coloro che hanno denunciato i crimini.

    Un caso che non è limitato a quello che si sa fino ad oggi, perché esistono altri chierichetti che hanno subito abusi presso il Pre Seminario San Pio X: ce li presenterà Marek Lisińki, il collega di ECA e presidente dell’associazione polacca Foundation Nie lękajcie sie.

    2° – Il caso dell’Istituto per bambini sordi Antonio Provolo di Verona, un caso anche questo arrivato direttamente nelle mani di Bergoglio, nel 2014 quando una delegazione di presunte vittime lo hanno incontrato in Vaticano e gli hanno consegnato una lettera, precedentemente ignorata dalla C.D.F. e dal vescovo di Verona, Giuseppe Zenti.

    In quella lettera i nomi di 25 presunti pedofili, tra loro anche don Nicola Corradi, arrestato nel novembre del 2016 in Argentina, la terra natale di papa Francesco. Anche questo caso fu ignorato dal papa della trasparenza e della tolleranza zero, per fortuna non dalla giustizia civile.

    3°- Il caso di monsignor Mario Delpini, che tentò di insabbiare le molestie sessuali di don Mauro Galli, lo scorso 20 settembre condannato a sei anni e quattro mesi. Malgrado la vicenda fosse stata segnalata in precedenza al cardinale Scola e al Vaticano, che ha persino risposto alle missive dalla vittima, papa Francesco ha comunque nominato, nel luglio 2017, il vescovo Mario Delpini, arcivescovo di una delle diocesi più grandi d’Europa, quella di Milano. Ma non è tutto, perché Bergoglio, da quanto dichiara anche la C.D.F. era informato, tuttavia lo ha ulteriormente “premiato” nominandolo tra i rappresentanti italiani del Sinodo dei Giovani.

    La vittima e i familiari chiedono coerenza a Delpini e con una petizione lo invitano a seguire i passi dei colleghi cileni chiedendo le dimissioni al papa.

    4°- Il caso di don Silverio Mura, da anni nascosto dalla diocesi di Napoli alla quale, da anni, le sue presunte vittime chiedono giustizia. Per questo hanno anche denunciato il cardinale Crescenzio Sepe, sulla scia del motu proprio “Come una madre amorevole” a papa Francesco.

    Agli inizi del 2018 si scopre che don Silverio, da Napoli è stato trasferito e oggi presta servizio ancora a stretto contatto con minori, in un paesino della provincia di Pavia, Montù Beccaria. Ma qui ha cambiato nome: da don Silverio Mura, a don Saverio Aversano. Una delle presunte vittime, Arturo Borrelli, è stato anche ricevuto da papa Francesco al quale ha fatto le sue rimostranze, ma don Silverio, o Saverio che sia, è nuovamente scomparso.

    Questi gli argomenti di cui si parlerà nella prima giornata del Meeting organizzato dalla Rete L’ABUSO e da ECA Global, il 2 ottobre alle ore 10,30, presso la Sala Conferenze della Stampa Estera in Italia, in via Dell’Umiltà 83C Roma.

    Nella seconda giornata, il 3 ottobre alle 9, presso la sede del Partito Radicale di via Torre Argentina 76 Roma, ci sarà l’incontro con i sopravvissuti italiani che nel pomeriggio alle ore 15 manifesteranno in Vaticano, presso i giardini di Castel S. Angelo.

    Francesco Zanardi

  • ROMA 2-3 OTTOBRE 2018. Meeting italiano dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero – Rete L’ABUSO – ECA Global

    ROMA 2-3 OTTOBRE 2018. Meeting italiano dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero – Rete L’ABUSO – ECA Global

    Si terrà a Roma nei giorni di martedì 2 e mercoledì 3, il Meeting italiano dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero.

    L’evento di due giorni è organizzato dall’Associazione Rete L’ABUSO, fondata e composta dai sopravvissuti italiani agli abusi sessuali del clero.

    A patrocinare l’evento sarà ECA Global, l’associazione internazionale di cui la Rete L’ABUSO fa parte,  presente 15 paesi in 4 continenti, impegnata in questo progetto di giustizia globale a tutela delle vittime.

    Il meeting prevede nella mattinata di martedì 2 alle ore 10.30, una conferenza riservata alla sola stampa, presso la sede della Stampa Estera Italiana, via Dell’Umiltà 83/c alla quale interverranno i vari rappresentanti di ECA Global nel mondo; Francesco Zanardi Italia, Presidente della Rete L’ABUSO, Peter Sounders UK Presidenti di NAPAC ed ex membro della Pontificia Commissione per la tutela dei minori istituita da Papa Francesco, Matthias Catsch, Germania, Marek Lisińki Polonia, Presidente di Foundation Nie lękajcie sie, Denise Buchanan Jamaica, Presidente di Caribbean Inspiration Center, Peter Isely USA, Lieve Halsberghe, Belgio.

    Nell’incontro saranno esposte le situazioni che interessano i vari paesi aderenti a ECA e si cercherà di capire quale è la situazione italiana, che allo stato attuale non è mai stata quantificata dal Governo. Tuttavia la mappa che la Rete L’ABUSO ha tracciato sul suolo italiano, che l’Associazione ritiene in termini ottimistici equivalere a non più del 20% del sommerso e che comunque sia conta, tra i giudicati in terzo grado e gli accusati o in attesa di giudizio, circa 300 casi solo negli ultimi 15 anni.

    Nella mattina del giorno 3, alle ore 9, presso la sede del Partito Radicale di via Torre argentina 76, si terrà un incontro in parte riservato alle vittime, durante il quale uno dei consulenti della Rete L’ABUSO, l’avvocato Mario Caligiuri esporrà alcune iniziative che l’associazione intende avviare nelle prossime settimane. In questo spazio interverrà anche l’Onorevole Maurizio Turco, esponente Radicale che già del 2002 si interessò al fenomeno dei preti pedofili e che ricordiamo in questa clip “I segreti di Ratzinger”. 

    Si parlerà dei 4 “casi Viganò” italiani, il caso di Monsignor Mario Delpini e di mons. Pierantonio Tremolada, quello dell’istituto per bambini sordi di Verona, Il Provolo, quello dei chierichetti del papa e dei presunti abusi subiti in Vaticano, quello di Arturo Borrelli alias Diego Esposito e infine quello di Giada Vitale che si è vista archiviare gli abusi subiti dopo i 14 anni con l’infamante accusa di essere stata consenziente.

    Successivamente ci sarà un’altra conferenza stampa aperta al pubblico, nella quale si darà annuncio delle iniziative.

    Nel pomeriggio del giorno 3, a partire dalle ore 15 ci sarà un sitin delle vittime presso i giardini di Castel Santangelo.

    L’ufficio di Presidenza

  • Tre settimane fa ho confessato di aver subito molestie da parte di un prete. Ecco com’è cambiata la mia vita

    Tre settimane fa ho confessato di aver subito molestie da parte di un prete. Ecco com’è cambiata la mia vita

    Questo post è stato pubblicato su HuffPostUsa ed è stato tradotto da Milena Sanfilippo

    Due anni fa circa, io e mia moglie eravamo seduti al tavolo del solito pub durante l’happy hour a rimpiangere i trenta ormai agli sgoccioli. Una conoscente che aveva appena compiuto cinquant’anni ci regalò una perla di saggezza: “I quaranta vi riserveranno i giorni migliori della vostra vita. Tutto si allinea e cominci a capirci qualcosa”.

    Per me quello fu solo un tentativo benevolo di far sembrare una situazione critica più rosea di quanto fosse in realtà – un po’ come quando ti dicono che il denaro non può comprare la felicità, o che quando un uccello ti fa la cacca addosso porta fortuna.

    Ma, ho capito in seguito, quella donna aveva ragione.

    Nei trent’anni precedenti avevo trasportato un fardello psicologico che solo in quel momento iniziava a chiedere lo scotto: il prete della mia parrocchia mi aveva molestato sessualmente quando ero un chierichetto, alla fine degli anni ’80.

    In un certo senso, ero sempre stato consapevole del fatto che c’era qualcosa di sbagliato. Come tante persone, avevo saputo degli abusi perpetrati dal clero cattolico. Leggendo quelle storie, pensavo tra me: be’, non mi è andata poi tanto male – come se l’abuso su un minore potesse essere tollerato fino a un certo grado. Da ragazzino ho rubato delle sigarette, ma non ho mai rubato una macchina. Ho bevuto alcolici quando ero ancora minorenne, ma non ho mai guidato ubriaco. Giudicavo l’abuso subito in modo simile. Un prete mi aveva immobilizzato per baciarmi, ma non mi aveva mai strappato i pantaloni di dosso.

    Solo quando ho letto il verbale del Gran Giurì della Pennsylvania, pubblicato il mese scorso, sui decenni di abusi da parte di rappresentati del clero nel Commonwealth mi sono reso conto che alcune parti sembravano la mia autobiografia. Le storie dei sopravvissuti rispecchiavano la mia. Ho letto delle ripercussioni psicologiche che hanno subito e ho capito che anche io mi ero trascinato quel peso per così tanto tempo da permettergli di influenzare ogni aspetto della mia esistenza. Ho avuto trascorsi con l’abuso di sostanze. Problemi nell’intimità. Ansia. Depressione. Disprezzavo qualsiasi forma di autorità. Credevo di non meritare niente, di non essere abbastanza.

    Ma il peggio è che nascondevo i dettagli a mia moglie, agli amici e alla famiglia; tutti loro, almeno una volta, avevano fatto i conti con le scosse di assestamento di quelle manifestazioni.

    In quel momento ho capito che dovevo liberarmi da quel peso; che non sarei mai andato avanti con la mia vita senza scendere a patti con quello che mi è successo.

    Immagino che la maggior parte delle persone nella mia posizione ne parlerebbe prima con i propri cari e poi con uno psichiatra. Io ho deciso di seguire un’altra direzione. Credevo che se avessi raccontato la mia storia a una persona cresciuta nella mia stessa parrocchia, e se quella persona fosse giunta alle medesime conclusioni, forse anche lei sarebbe riuscita a cambiare prospettiva rispetto ai suoi problemi personali, di qualunque natura fossero. Inoltre, avevo appreso da poco che il prete colpevole delle molestie lavorava ancora in una parrocchia, con una scuola. Speravo che, uscendo allo scoperto, sarei riuscito ad allertare quella chiesa e i suoi parrocchiani e a far sollevare l’uomo dall’incarico.

    Sono stato fortunato abbastanza da lavorare freelance (occupandomi di notizie e pezzi di opinione) per Reverb Press, un sito politico indipendente, negli ultimi due anni e mezzo. Ho confidato tutto ai caporedattori e detto loro della mia volontà di raccontare l’esperienza su Reverb.

    Più di tutto, a preoccupare i capi è stata la mia salute. Mi hanno trattato come un fratello, non come un dipendente. Volevano essere certi che sarei riuscito a gestire sul piano emotivo le possibili conseguenze del condividere tutto in modo così pubblico. Ad essere onesto, non ero sicuro al cento per cento di come avrei reagito una volta pubblicata la storia, ma volevo farlo.

    Ho parlato con mia moglie di ciò che mi è successo e della mia decisione di uscire allo scoperto, e lei mi ha dimostrato tutto il suo sostegno. Ha posto soltanto una condizione (piuttosto ragionevole) prima della stesura del pezzo: dovevo raccontarle tutta la storia prima che la leggesse sullo schermo del telefono.

    Sapevo che se non avessi acconsentito a quella richiesta, non sarei riuscito neanche a gestire quello che mi avrebbe aspettato in seguito. Perciò le ho detto tutto. Mi sono sentito soffocare. Lei ha pianto. E otto ore dopo, in una soleggiata domenica mattina, la storia è stata pubblicata

    Non sapevo cosa aspettarmi.

    Non si sente spesso un uomo che denuncia apertamente un abuso sessuale. Potrò anche proclamarmi aperto, emancipato e progressista, ma questo non cambia il fatto che sono cresciuto con la filosofia da tardo ventunesimo secolo, “i maschi si comportano da maschi”, in una società alimentata a testosterone e fatta di misoginia dilagante e omofobia neanche tanto velata. Piangere non era tollerato, figuriamoci esternare la nostra vulnerabilità.

    Sapevo che avrei potuto contare sul sostegno di amici e familiari. Sapevo che molti amici sui social avrebbero capito. Ma tutti gli altri? Come avrebbero reagito di fronte a questo chiacchierone robusto e barbuto e alla sua confessione tanto cruda? E la mia città natale? Stavo sollevando un polverone che era meglio non sollevare? Stavo aprendo il vaso di Pandora nella comunità dove i miei suoceri vivono tuttora?

    Le mie paure si sono placate quasi all’istante. La mia storia si è diffusa negli ambienti social della mia città, Ridgefield Park (New Jersey), come un incendio. Sono stato bombardato da messaggi su Facebook da parte di persone a cui non pensavo da trent’anni. La reazione è stata unanimemente positiva.

    E ho ricevuto più di un messaggio come questo:

    “Ed, non so se ti ricordi di me, ma facevo il chierichetto con te e ho subito gli stessi abusi da Padre Gerry. Non l’ho mai detto a nessuno”.

    È bastato quel messaggio (da parte di un signore che ora sento tutti i giorni) a provarmi che avevo preso la decisione giusta. Ma non è finita lì.

    A quanto pare tutti si ricordavano di Padre Gerry. Tutti sapevano che qualcosa non andava. Alcuni nutrivano sospetti molto forti. Altri avevano sentito storie inquietanti. Altri ancora erano stati molestati. Due famiglie hanno perso delle persone care all’indomani di quegli abusi. Ma nessuno aveva mai parlato. E comprendo bene il motivo. Io ci ho messo trent’anni. Chi aveva provato a denunciare il comportamento inappropriato all’epoca è stato messo a tacere. La parrocchia iniziò a incolpare le vittime. E la nostra chiesa era l’epicentro culturale della città – tra i suoi membri c’erano insegnanti, agenti di polizia, paramedici, sindaci e consiglieri comunali.

    Quando si è venuto a sapere che l’aggressore era ancora un prete in piena attività e che lavorava con gli studenti, lo choc si è tramutato in rabbia. La parrocchia – a meno di venti chilometri da Ridgefield Park – è stata subissata di chiamate ed email. I funzionari si sono visti costretti a disabilitare i commenti sulla pagina Facebook.

    Un gruppo di donne, soprannominatosi “Relentless bitches”, ha guidato la carica per far sollevare l’uomo dal servizio. Si sono appellate all’arcidiocesi. Al procuratore distrettuale. Un detective dell’Unità vittime speciali mi ha telefonato per verificare il mio racconto prima di affrontare le autorità ecclesiastiche.

    Quella settimana, un mercoledì, è stata organizzata una protesta di fronte alla Chiesa per la domenica successiva. Ma arrivati al venerdì, non era più necessario. Padre Gerry Sudol è stato sollevato dall’incarico. È stata riaperta un’indagine della Chiesa sui suoi abusi. La mia storia ha raggiunto l’arcidiocesi e le forze dell’ordine. La chiesa ha contattato persino mia moglie per farle sapere che avrebbero accolto la mia testimonianza. (Non ho ragione di fidarmi delle motivazioni e dei metodi della chiesa e non hanno alcuna autorità su di me. Mi hanno informato che le mie deposizioni formali all’ufficio del procuratore saranno inviate all’arcidiocesi per eventuali procedimenti).

    D’un tratto, c’era NJ.com a intervistarmi ed ero in onda per l’emittente della NBC a New York. Chiunque nell’area metropolitana di New York, che conta una popolazione di venti milioni di persone, poteva sapere che ho subito molestie sessuali da bambino. Non potevo più nasconderlo. Se avessi immaginato le attenzioni che la mia esperienza avrebbe ricevuto, probabilmente non avrei mai contemplato l’idea di condividerla.

    E proprio per questo ne sono felice.

    Il mio vicino – un camionista di quasi sessant’anni, senza dubbio il più grande rompipalle che abbia mai conosciuto – era uno dei “maschi alfa” che speravo di evitare una volta sganciata la bomba. Come ho già detto, talvolta è ancora difficile sradicare l’arcaico “codice maschile”. La prima volta che l’ho incontrato dopo la pubblicazione della storia, ha percorso il mio vialetto, mi ha teso la mano e ha detto: “È una grande storia [segue imprecazione]! Ci vogliono le palle. Spero che consegnerai quei bastardi alla giustizia.”

    Meno di due settimane dopo la pubblicazione del pezzo, gli stati del New Jersey e di New York hanno annunciato che, sull’esempio della Pennsylvania, avvieranno un’indagine sugli abusi del clero e sulla reazione della chiesa cattolica. So che non è stato il nostro gruppo Facebook di 380 membri il fattore chiave di questa decisione; ma sono sicuro che grazie a noi questa storia è rimasta sulle prime pagine abbastanza a lungo da fornire ai leader politici il pretesto per affrontare l’organizzazione più vecchia del mondo.

    Io e mia moglie abbiamo riso molto nelle tre settimane successive alla confessione, e questo mi porta a credere che il mio atteggiamento generale sia cambiato. Non è stata una conseguenza intenzionale, ma è immensamente gradita – così come lo sono la pressione più bassa e i miglioramenti del sonno.

    Ho capito che non sono una vittima, ma un sopravvissuto. I maschi alfa, gli stessi da cui mi aspettavo di essere deriso una volta saputa la verità, sono stati tra i miei più accaniti sostenitori. Per la prima volta in vita mia ho sentito di aver tracciato una rotta. Quale sarà la destinazione finale… non lo so per certo. Ma vedere una comunità intera di persone che si erano perse da anni radunarsi all’improvviso, non appena abbiamo deciso di fare i conti con il nostro “segreto”, ha risanato la mia fiducia nell’umanità in questi tempi spesso distopici.

    Canalizzare la rabbia che nutrivo contro la Chiesa in un’inflessibile e produttiva rivendicazione, tesa a smascherare i responsabili e fare giustizia, si è rivelata la mia missione di vita – solo che non lo avevo mai saputo.

    Immagino che la vita inizi davvero a quarant’anni.