Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: sopravvissuti

  • Pedofilia: impennata di cause legali

    Pedofilia: impennata di cause legali

    I lavori della commissione nazionale australiana hanno spinto molte presunte vittime a farsi avanti

    SYDNEY – Diversi studi legali in Australia stanno ricevendo un volume senza precedenti di richieste di assistenza da persone che affermano di aver subito da minorenni abusi sessuali in istituzioni come chiese, scuole e gruppi giovanili.

    Una richiesta incoraggiata dalle rivelazioni della Commissione nazionale d’inchiesta sulle risposte istituzionali agli abusi sessuali sui minori, che ha appena concluso le udienze dopo quattro anni di lavori, e facilitata da riforme legali che permettono ai sopravvissuti di presentare domande di risarcimento senza limiti di tempo.

    Un solo studio legale, Shine Lawyers, aveva ricevuto 61 richieste di assistenza per ‘storici’ abusi sessuali nel 2012, prima dell’inizio dei lavori della Commissione, e lo scorso anno ne ha ricevute 730, un aumento di oltre il 1000 percento. La legale specializzata nei casi di pedofilia, Lisa Flynn, ha detto al Sydney Morning Herald che la Commissione ha creato un’ampia consapevolezza dell’impatto devastante degli abusi.

    «È un aumento straordinario di richieste, che è largamente dovuto ai riflettori puntati dalla Commissione. Il suo lavoro ha incoraggiato tanti a farsi avanti, è stato uno tsunami di richieste di assistenza. In tanti hanno visto il coraggio degli altri nel testimoniare davanti alla Commissione e questo ha dato loro incoraggiamento», ha aggiunto Flynn. Diversi stati australiani hanno inoltre annullato la prescrizione per le azioni civili da parte di sopravvissuti ad abusi di pedofilia.

    Le cifre diffuse dalla Commissione indicano che fra il 1980 e il 2015 la chiesa cattolica ha pagato l’equivalente di 196 milioni di euro in risarcimenti a vittime di pedofilia (quai 210 milioni di franchi), e le diocesi anglicane circa 23 milioni di euro (Fr 24,6 milioni). La Commissione ha udito le deposizioni a porte chiuse di oltre 6500 vittime.

    Oltre 2000 hanno riferito di aver subito abusi in istituzioni cattoliche, circa 500 in istituzioni anglicane e oltre 250 in enti gestiti dall’Esercito della Salvezza. La più alta proporzione dei responsabili, quasi un terzo, erano membri del clero, il 20% insegnanti e il 13% operatori di centri di assistenza residenziali. Oltre 1950 possibili casi criminali sono stati riferiti alla polizia.

    http://www.tio.ch/News/Estero/Attualita/1138777/Pedofilia-impennata-di-cause-legali/

  • Pedofilia in Australia: un terzo dei responsabili fanno parte del clero

    Pedofilia in Australia: un terzo dei responsabili fanno parte del clero

    Le vittime sono principalmente ragazzini fra i 10 e i 14 anni. Questi i dati finali della commissione pubblica d’inchiesta

    CANBERRA – Ha concluso i lavori con la 57/ma udienza pubblica la Commissione australiana d’inchiesta sulle risposte istituzionali agli abusi sessuali sui minori, che dalla sua costituzione quattro anni fa ha ascoltato le deposizioni a porte chiuse di oltre 6’500 vittime.

    I dati finali indicano che gli autori delle violenze sono stati in gran maggioranza uomini, per lo più membri del clero, mentre le vittime erano principalmente ragazzini di età fra 10 e 14 anni, con un 5% che aveva meno di cinque anni all’inizio degli abusi. In più di un terzo dei casi gli abusi sono continuati per oltre un anno. Oltre 2’000 delle vittime che hanno testimoniato hanno riferito di aver subito abusi in istituzioni cattoliche, circa 500 in istituzioni anglicane e oltre 250 in enti gestiti dall’Esercito della Salvezza.

    «Quasi il 94% delle vittime ha riferito di abusi perpetrati da uomini», ha detto nell’udienza finale il legale che assiste la Commissione, Gail Furness. La più alta proporzione dei responsabili, quasi un terzo, erano membri del clero, il 20% insegnanti e il 13% operatori di centri di assistenza residenziali.

    «Per molti sopravvissuti, gli impatti degli abusi sono profondi e interconnessi. Possono essere sofferti simultaneamente o consecutivamente, in una cascata di effetti per tutta una vita», ha detto ancora Furness.

    «Molti subiscono traumi profondi e complessi, mentre gli effetti colpiscono a catena genitori, fratelli e sorelle e anche figli della vittima, danneggiano le relazioni affettive e la carriera». Mentre le bambine sono più a rischio di abusi in contesti familiari, tra chi ha denunciato abusi in istituzioni due terzi erano maschi.

    Da quando è stata istituita nel 2013 dal governo laburista di Julia Gillard, la Commissione di sei membri ha tenuto udienze in sei stati e due territori del paese, ha chiesto e ottenuto il rilascio di 1,2 milioni di documenti e ha identificato più di 4’000 istituzioni in cui si sono commessi abusi negli ultimi decenni. Inoltre, ha riferito alla polizia oltre 1’950 possibili casi criminali.

    http://www.tio.ch/News/Estero/Attualita/1137795/Pedofilia-in-Australia-un-terzo-dei-responsabili-fanno-parte-del-clero/

  • IRLANDA, L’ORFANOTROFIO DEGLI ORRORI: ECCO LA VERITÀ

    IRLANDA, L’ORFANOTROFIO DEGLI ORRORI: ECCO LA VERITÀ

    Cosa avveniva dietro le alte mura della “Casa di St. Mary per mamme e bambini”? Una ricostruzione agghiacciante

    “Ho provato tanta tristezza e anche angoscia all’idea che un vecchio sistema di fogne del periodo vittoriano fosse stato usato per seppellire quei bambini. La scoperta la diceva lunga sul modo in cui erano stati trattati nell’orfanatrofio, sempre affamati, benchè le suore avessero cibo in abbondanza, e quasi abbandonati, quando si ammalavano, anche se in quell’ordine c’erano molte infermiere”. Catherine Corless, la studiosa diventata famosa per aver denunciato gli abusi della “Casa di st. Mary per mamme e bambini” di Tuam, contea di Galway, centro d’Irlanda, è arrivata quasi per caso alla scoperta che ha fatto il giro del mondo.

    “Ho cominciato la mia ricerca, cinque anni fa, per un articolo che sarebbe stato pubblicato sulla rivista annuale di storia locale. Volevo spiegare com’era nata questa istituzione, pensata per le ragazze madri e i loro figli, e parlare anche dell’ordine che la gestiva, le suore del ‘Bon Secours’”, racconta Corless, sulla sessantina, che ricorda quella grande casa, chiusa da mura altissime, con in cima vetri rotti e isolata dal resto del paese. Quei piccoli maltrattati e denutriti sono parte dei suoi ricordi d’infanzia perché i bambini andavano a scuola con lei anche se le maestre li tenevano separati dagli altri scolari e li trattavano come se avessero fatto qualcosa di male.

    Catherine ricorda le prediche con le quali, dal pulpito, il sacerdote condannava le ragazze madri come peccatrici e diceva che dovevano espiare il male commesso. “Certo il sacerdote incoraggiava i genitori a mandare via di casa le figlie e a isolarle nella ‘St. Mary house’ dove, nel periodo precedente il parto, le future mamme venivano trattate malissimo e assistite soltanto da un’altra mamma. Ostetriche e dottori intervenivano soltanto nel caso di gravi complicazioni”, continua Catherine Corless, “I maltrattamenti continuavano anche dopo che era nato il bambino perché le madri dovevano lavorare duramente e, benchè alle suore non mancasse il cibo, grazie alla frutta e alla verdura dell’orto e ai maiali e ai polli del cortile, ai piccoli non veniva dato abbastanza da mangiare e soprattutto non consumavano mai carne. Insomma erano trascurati e trattati con grande durezza”.

    “Nessuno sapeva quello che capitava dentro quelle altissime mure. Le suore venivano pagate individualmente dallo stato per ciascuna mamma e bambino che accoglievano e per gestire quella casa e ricevevano anche ampi finanziamenti. Non era una charity ma non davano lavoro a nessuno della città perché potevano contare sulle madri che si fermavano per un anno prima di andare in Inghilterra in cerca di un impiego dopo aver dato in adozione il bambino. Non mancavano soldi e appena la struttura aveva bisogno di lavori di riparazione il comune interveniva finanziandoli”, continua la storica.

    E’ stata l’assenza dei resti dei piccoli ad allarmare la Corless. “Benchè fossi riuscita ad ottenere le copie dei certificati di morte di tutti e 796 i bambini, che erano stati depositati presso il comune, di loro non esisteva traccia in nessun cimitero. Insomma erano spariti”, dice la storica,“In Irlanda, da sempre, i corpi vengono sepolti in cimiteri, in terra consacrata e ogni custode ha un registro con tutti i nomi e il luogo nel quale sono stati sepolti ma dei piccoli della “st. Mary home” non c’era traccia in nessun cimitero della zona. I cadaverini di neonati e bambini molto piccoli, alcuni dei quali vissuti appena pochi minuti, erano stati messi dalle suore nelle gallerie di una vecchia fognatura del periodo vittoriano sulla quale, nel 1840, era stato costruito l’orfanatrofio. Questi tunnel hanno nascosto per anni gli orrori commessi in quell’orfanatrofio”.

    “Non vi furono mai omicidi in quell’orfanatrofio ma il tasso di mortalità dentro la “st. Mary home” era cinque volte più alto rispetto al resto della popolazione e il motivo era che i bambini non venivano curati quando si ammalavano benchè le suore fossero infermiere. Lo si capisce anche dalle cause di morte scritte sui certificati. Alcuni piccoli morivano per ascessi, mal di gola o gastrointerite, disturbi che è possibile combattere con igiene adeguata o separando i bambini. La “st.Mary’s home” era molto grande e c’era spazio per isolare i piccoli così che non contagiassero altri, invece le condizioni di affollamento li facevano morire come mosche”, conclude la Corless.

    Un mese fa gli scavi condotti dalla commissione avviata dal governo irlandese per investigare che cosa si trovava nell’area che era stata occupata dalla “st. Mary home” ha trovato resti di piccoli scheletri di neonati e di bambini di qualche anno confermando i risultati della ricerca fatta da Catherine Corless.
    E la ricercatrice scrive, oggi, un nuovo capitolo di questa storia fatto dei sopravvissuti alla “st.Mary home” che vogliono ritrovare i resti ancora nella fognatura e dando degna sepoltura.

    “Non sappiamo ancora quanti scheletri rimangano in quella fognatura e in che condizioni siano”, spiega Catherine Corless, “E se alcuni di essi si trovino in altre parti di quella struttura. Sono in contatto con molti di quei bambini, oggi adulti, e, per loro, onorare la memoria di chi è ancora sepolto là sotto è molto importante”.

    http://www.famigliacristiana.it/articolo/irlanda-orfanotrofio-degli-orrori-la-verita.aspx

  • Commissione anti-abusi: dare risposte più immediate alle vittime

    Commissione anti-abusi: dare risposte più immediate alle vittime

    Conclusa ieri la plenaria dell’organismo: il «grazie» a Marie Collins e la volontà di collaborare con la Congregazione per la Dottrina della fede per le “Linee guida” nel contrasto della pedofilia

    C’è anzitutto la gratitudine per la dimissionaria Marie Collins e per il suo forte impegno per le vittime di abusi nel comunicato finale della plenaria della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, conclusa ieri e iniziata il 24 marzo scorso. Poi, c’è la promessa di un maggiore impegno a trovare «nuove forme» per dar voce ai sopravvissuti e la volontà di collaborare con la Congregazione per la Dottrina della fede – il dicastero maggiormente accusato dall’irlandese Collins di ostacolare il lavoro della Commissione – per diffondere le “Linee guida” sulla lotta agli abusi nella Chiesa. Infine viene annunciata una novità, ovvero il fatto che i 16 membri della Commissione incontreranno di volta in volta i rappresentanti delle Conferenze episcopali che si recano a Roma per le visite ad limina (oggi tocca quindi ai vescovi del Canada occidentale) in modo da discutere della situazione nei diversi Paesi e sviluppare eventuali strategie.

    Più nel dettaglio, nella nota diffusa oggi in inglese a conclusione della tre giorni – e riportata dalla Radio Vaticana – i membri della Commissione e il cardinale presidente Sean O’Malley ringraziano l’ex collega Collins per il grande lavoro svolto a favore di chi (come accadde a lei stessa a 13 anni) è stato costretto a subire abusi, come pure per «la prevenzione» e «il contrasto» della pedofilia. «Le sue raccomandazioni sono state un tema centrale della plenaria», si legge. Un grazie anche per la disponibilità di Marie Collins a continuare a collaborare con il team pontificio nei programmi di educazione per nuovi vescovi e per gli uffici di Curia. La donna ha ricambiato su Twitter scrivendo: «Ho apprezzato e capisco la difficoltà della situazione. C’è brava gente nella Commissione».

    Durante i lavori della plenaria – informa ancora il testo – ci si è soffermati in particolare su un passaggio della dichiarazione di dimissioni della Collins dello scorso 1 marzo, quello che lamentava la mancanza di una risposta immediata – o, a volte, proprio di una risposta – da parte degli uffici vaticani alle vittime che indirizzavano le loro lettere al Papa e alla Santa Sede. La Commissione esprime l’auspicio che ogni bambino o adulto vittima di pedofilia possa ricevere rapidamente un riscontro dalla Curia: «È importante rispondere direttamente», affermano i membri. La Commissione è consapevole che tale compito sia particolarmente impegnativo «visto l’ampio volume e la natura della corrispondenza», e sa che esso «richiede risorse e procedure chiare e specifiche». Tuttavia, rimarca, «riconoscere la corrispondenza e dare risposte tempestive e personali è un modo per promuovere la guarigione e la trasparenza» voluta da Papa Francesco.

    Proprio al Pontefice i membri invieranno «ulteriori raccomandazioni» da sottoporre alla sua considerazione utili ad approfondire e migliorare il lavoro dell’organismo istituito nel 2014. Loro, intanto, assicurano di «continuare a lavorare per assistere le Chiese locali nella loro responsabilità per la protezione dei minori», attraverso visite in loco, conferenze e i già citati corsi di formazione. Oltre a questo, si terranno dei colloqui face to face con i vescovi dei diversi Paesi in visita ad limina per comunicare le “Linee guida” della Pontificia Commissione per la Tutela dei minori definite «un elemento essenziale» della lotta agli abusi nella Chiesa.

    Tali “Linee guida”, peraltro ampiamente sostenute dal Papa, saranno comunicate anche alle congregazioni religiose, o direttamente o attraverso il sito web della Commissione www.protectionofminors.va. In questo lavoro di comunicazione e diffusione viene ribadita «la volontà di lavorare assieme alla Congregazione per la Dottrina della Fede».

    Non si specifica, invece, se saranno reclutati nuovi membri nella squadra per prendere il posto di Marie Collins e dell’inglese Peter Saunders, anch’egli ex vittima di pedofilia, di fatto “allontanato” dai lavori della Commissione dal febbraio 2016 dopo aver pubblicamente e aspramente criticato il cardinale australiano George Pell, perfetto della Segreteria per l’Economia.

    Il comunicato rammenta infine che la plenaria ha fatto seguito ad un evento su educazione e prevenzione dal titolo “Safeguarding in Homes and Schools: Learning from Experience Worldwide”, che si è tenuto il 23 marzo alla Pontificia Università Gregoriana, promosso dal Centro per la Protezione dei Minori istituito in seno all’Ateneo e dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica. All’incontro, focalizzato in particolare sull’America Latina, hanno preso parte oltre 150 personalità, tra cui il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, e diversi responsabili dei Dicasteri della Curia romana, come i cardinali Marc Ouellet, Kevin Farrell, João Bráz de Aviz e Peter Turkson.

    Aprendo i lavori il cardinale O’Malley ha ribadito la linea dura di Papa Francesco, il quale – ha detto – è ancora «pienamente impegnato a sradicare la piaga degli abusi sessuali». «Se la Chiesa non è impegnata nella tutela dei minori i nostri sforzi di evangelizzazione non avranno effetti», ha affermato l’arcivescovo di Boston, «non c’è giustificazione, non possiamo fallire nel mettere a punto efficaci standard di protezione di minori e adulti vulnerabili».

    http://www.lastampa.it/2017/03/27/vaticaninsider/ita/vaticano/commissione-antiabusi-trovare-nuove-forme-per-dar-voce-alle-vittime-ymKi11hqHoR5qFfnruKAoK/pagina.html

  • Prevenzione della pedofilia, Collins risponde al cardinale Mueller

    Prevenzione della pedofilia, Collins risponde al cardinale Mueller

    Sul National Catholic Reporter la replica della vittima di abusi al Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede dopo le dimissioni dalla Commissione pontificia

    IACOPO SCARAMUZZI – CITTÀ DEL VATICANO
    Marie Collins, donna irlandese che da bambina è stata abusata sessualmente da un sacerdote, controreplica punto per punto, in un intervento pubblicato dal National Catholic Reporter, all’intervista che il cardinale Gerhard Ludwig Mueller, prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, aveva dato per rispondere a sua volta alle accuse che Collins aveva indirizzato al suo dicastero nel momento di dimettersi dalla Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori.

    Primo, il cardinale Mueller aveva affermato di «non poter capire che si parli di mancanza di collaborazione» tra la Commissione per la Tutela dei Minori e l’ex Santo Uffizio, e Collins ricorda che «nel 2015 sono state inviate alla sua congregazione inviti da alcuni dei gruppi di lavoro della commissione che chiedevano la partecipazione di un rappresentante ai successivi incontri a Roma per discutere questioni di reciproco interesse» e la congregazione declinò tali inviti facendo sapere che erano possibili solo comunicazioni scritte. Solo nel settembre 2016 un rappresentante della Congregazione per la Dottrina della Fede ha partecipato agli incontri e «la discussione è stata molto utile, spero per la congregazione così come per la commissione».

    Secondo, Mueller aveva detto che «in questi ultimi anni c’è stato un contatto permanente» tra il Dicastero e la Commissione: «Non so che forma abbia preso questo contatto permanente», replica Collins secondo la quale i membri della Commissione non hanno avuto riscontro di «alcun risultato positivo» di un tale contatto.

    Il Porporato tedesco aveva sottolineato che un collaboratore della Congregazione «fa parte» della Commissione, e Collins precisa che va utilizzato il verbo al passato poiché Claudio Papale «ha cessato il suoi coinvolgimento nella commissione nel 2015 (sebbene ai membri della commissione le sue dimissioni non sono state rese note sino al maggio 2016)».

    Collins si sofferma poi lungamente su quanto affermato dal cardinale Mueller in merito a un nuovo tribunale per i vescovi negligenti di fronte alle denunce a un sacerdote pedofilo, ossia che si trattava solo di un «progetto» che è poi stato accantonato in seguito a «un dialogo intenso fra vari dicasteri coinvolti nella lotta contro la pedofilia nel clero»: «Era solo un progetto, dice?», domanda la donna irlandese, ricordando la dichiarazione vaticana del 10 giugno 2015 circa «l’istituzione di una nuova Sezione Giudiziaria all’interno della Congregazione per la Dottrina della Fede e la nomina di personale stabile che presterà servizio nel Tribunale Apostolico» e l’approvazione dalla proposta da parte del Papa che aveva altresì autorizzato «affinché siano fornite risorse adeguate per conseguire questi fini». Rilevando che nelle discussioni tra dicasteri la Commissione non è stata coinvolta, Marie Collins afferma: «Vorrei ringraziarla, eminenza, per confermare con le sue parole che la mia affermazione circa il tribunale era vera. La commissione pontificia l’ha proposto, il consiglio dei cardinali e il Papa l’hanno approvato, e poi è stato respinto dalla sua congregazione». La donna domanda poi al Porporato perché, se gli strumenti già ci sono, «nessun vescovo è stato ufficialmente e in modo trasparente sanzionato o rimosso per la sua negligenza: se non è mancanza di norme, è mancanza di volontà?».

    Marie Collins poi risponde con molti dettagli all’affermazione di Mueller che, in risposta a due episodi citati dalla stessa donna nel motivare le proprie dimissioni, un «cambiamento di procedura» nella cura delle vittime e una «richiesta di collaborazione», entrambi «rifiutati» dall’ex Sant’Uffizio, aveva detto: «Non so di questi presunti episodi». Quanto alla prima, ossia la richiesta che la Congregazione rispondesse a ogni lettera ricevuta da una vittima di abusi, Collins afferma, tra l’altro: «Sembra che la preoccupazione che un vescovo locale possa sentirsi non rispettato (se una congregazione romana lo scavalca rispondendo a una vittima della sua diocesi, ndr) ha molto più peso della mancanza di rispetto nei confronti di un sopravvissuto». Quanto al secondo punto, ossia la richiesta della commissione di cooperare alle linee-guida per la salvaguardia dei bambini, «può essere», afferma Collins, che la stessa Commissione «è percepita come esperti “esterni” che usurpano quella che il dicastero considera una propria area di responsabilità: in tal caso, non si potrebbe superare il problema con una franca discussione» nel nome della tutela dei bambini?

    Marie Collins respinge, ancora, l’affermazione del Cardinale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, secondo il quale «le lamentele si fondano su un malinteso riguardo al nostro vero compito», sottolineando che la richiesta di una risposta alle lettere dei sopravvissuti era niente altro che per una «conferma che la lettera era stata ricevuta e avrebbe ricevuta la debita attenzione» in modo che la vittima di abusi che l’aveva scritta non si sentisse «ignorato».

    Settimo, ultimo e «più personale» punto della precisazione di Marie Collins, in risposta alla affermazione di Mueller, «non ho mai avuto prima l’occasione di incontrarla», la donna ricorda una cena a Dublino dopo la propria nomina nella Commissione assieme ad altri officiali della Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Marie Collins, infine, precisa che tutto quello che la commissione desidera è di «migliorare la protezione dei bambini e degli adulti vulnerabili dovunque nel mondo ci sia la Chiesa cattolica» e «anziché tornare indietro in un atteggiamento di negazione e offuscamento, quando una critica come la mia viene sollevata il popolo della Chiesa merita una spiegazione appropriate. Abbiamo tutti il diritto di trasparenza, onestà e chiarezza. I malfunzionamenti non possono più essere tenuti nascosti dietro le porte chiuse dell’istituzione. Ciò accade solo fintantoché coloro che conoscono la verità vogliono continuare a rimanere in silenzio». Firmato, Marie Collins, ex membro della Commissione pontificia per la Tutela dei Minori.

    http://www.lastampa.it/2017/03/14/vaticaninsider/ita/vaticano/prevenzione-della-pedofilia-collins-risponde-al-cardinale-mueller-iGWy1vikV222XeoiXPHanL/pagina.html

  • Vaticano, la vittima di abusi Marie Collins attacca il cardinale Mueller

    Vaticano, la vittima di abusi Marie Collins attacca il cardinale Mueller

    Città del Vaticano Marie Collins attacca frontalmente il Prefetto della Congregazione della Fede, il cardinale Mueller, dandogli, indirettamente, del bugiardo. Non solo: alza il tiro e denuncia l’orientamento ancora presente nella curia di tutelare i «vescovi negligenti», quelli che hanno preferito proteggere i preti, piuttosto che le vittime della pedofilia.

    Il caso delle esplosive dimissioni della Collins dalla commissione anti pedofilia sembra tutt’altro che chiuso. Due settimane fa questa signora irlandese, ex vittima che ora si batte per la tutela delle vittime di abusi, aveva sbattuto la porta accusando il Vaticano, in particolare la Congregazione della Fede, di non collaborare abbastanza con la Commissione istituita da Papa Francesco. Il cardinale Mueller si era difeso, in una intervista, dicendo di avere sempre fatto il possibile per creare un buon clima di squadra. Oggi è arrivata la durissima, puntuale, implacabile risposta della Collins, contenuta in una lettera aperta pubblicata sul National Catholic Reporter.

    «Caro Cardinale Muller sento il bisogno di risponderle altrimenti non si comprende il discorso della mancanza di cooperazione». Per «rinfrescargli la memoria» sugli episodi negativi, Collins fa un elenco, fornendo dettagli, circostanze, date. Come quando nel 2015, quando la commissione per la tutela delle vittime anti pedofilia aveva iniziato a muovere i primi passi nella curia, incassando a sorpresa il sostanziale rifiuto da parte dei vertici dell’ex Sant’Uffizio di discutere di alcune questioni strategiche «di reciproco interesse», riguardanti le vittime. «Le riunioni a tu per tu non furono possibili, ci venne detto, che qualsiasi comunicazione tra i dicasteri della Santa Sede deve essere fatta per iscritto». Inizialmente un rappresentante della Congregazione si rese disponibile a seguire i lavori della commissione, poi questo contatto permanente si è affievolì fino a scomparire del tutto. «Tutto quello che posso dire è che i membri della Commissione non hanno ricevuto alcun rapporto formale o hanno potuto vedere i risultati positivi generati da tale contatto».

    Collins prosegue nella descrizione di un lavoro faticoso, ostacolato dalla burocrazia interna e dalla incapacità di condividere l’ossatura del documento istitutivo della commissione anti pedofilia. Il Papa avrebbe voluto un «intenso dialogo tra i dicasteri coinvolti» ma, secondo Collins, non avvenne. Non c’è mai stata la «creazione di una nuova sezione giudiziaria alla Congregazione per la dottrina della fede, o la nomina di personale stabile a servizio nel tribunale, e la nomina di un Segretario-assistente al prefetto con il Tribunale». Dovevano essere stanziate risorse ma il passaggio non è avvenne. «Lei afferma che il tribunale non era necessario visto che qualsiasi negligenza poteva essere affrontata attraverso le competenze, strumenti e mezzi legali già in atto nella Congregazione per i Vescovi. Quindi nessun cambiamento è stato ritenuto necessario e alcuna implementazione ha avuto luogo».

    Infine Collins affonda il coltello nella piaga. «Una domanda mi viene in mente. Se siano stati utilizzati tutti i mezzi per affrontare il caso di un vescovo negligente in materia di protezione dei bambini dagli abusi, perché mai finora nessun vescovo è stato ufficialmente, in modo trasparente sanzionato o rimosso per questa negligenza?»

    Se non è la mancanza di leggi, allora è la mancanza di volontà? Sono sicura che molti sopravvissuti, me compreso, sarebbero interessati». Secondo Collins all’interno della Chiesa ancora prevale il «rispetto per il sistema gerarchico rispetto alla persona umana».

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/papa_francesco_abusi_pedofilia_collins_mueller_curia-2316835.html

  • Il tribunale per rimuovere i vescovi negligenti non è mai esistito. Il cardinale Muller “era solo un progetto”

    Il tribunale per rimuovere i vescovi negligenti non è mai esistito. Il cardinale Muller “era solo un progetto”

    Faceva parte del progetto di tolleranza zero di papa Francesco e se ne parlò ovunque come se dovesse essere la soluzione rivoluzionaria per stroncare i vescovi insabbiatori, ed invece si scopre che non è mai esistito e che non si farà.

    Tra i tanti, fu uno dei motivi che portarono Marie Collins a lasciare la commissione anti pedofilia istituita da papa Francesco, un tribunale che da subito la Rete L’ABUSO ritenne superfluo in quanto era sufficiente oltre che molto più semplice, inserire per i vescovi l’obbligo della denuncia, possibilmente all’autorità giudiziaria del paese dove i crimini erano avvenuti.

    La raccomandazione della Commissione di istituire un tribunale per giudicare i vescovi negligenti era stata approvata da papa Francesco e annunciata nel giugno 2015. Finora la Congregazione per la dottrina della fede, ha trovato dei problemi “legali” non meglio specificati, e così (il tribunale) non è mai stato istituito.

    Si è trattato di un progetto, ma dopo un dialogo intenso fra vari Dicasteri coinvolti nella lotta contro la pedofilia nel clero si è concluso che per affrontare eventuali negligenze delittuose dei vescovi abbiamo già la competenza del Dicastero per i Vescovi, gli strumenti e i mezzi giuridici. Inoltre il Santo Padre può sempre affidare un caso speciale alla Congregazione.

    Detto tra noi, credo che forse la Santa Sede si sia resa conto che istituire un tribunale per punire i vescovi insabbiatori, dati alla mano li avrebbe decimati.

    L’Ufficio di Presidenza

    Leggi anche:

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webpwp-content/uploads/2025/02/domenica-15-a-celle-ligure-gianluigi-nuzzi-presenta-il-suo-ultimo-libro-inchiesta-peccato-originale-interverra-francesco-zanardi-presidente-della-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2025/02/preti-pedofili-e-adulti-complici-il-corto-di-cammuso-illumina-la-sala-farina-gesti-orrendi-camuffati-da-abito-religioso.webpwp-content/uploads/2025/02/dettagli-abusi-su-minori-in-nome-di-dio-da-piu-di-25-anni-ad-aci-bonaccorsi-la-comunita-che-plagiava-le-giovani-il-video.webpassociazione-sopravvissuti/non-fare/

  • Pedofilia, parlano le vittime australiane: “Noi sopravvissuti agli abusi, ma tanti non ce l’hanno fatta”

    Pedofilia, parlano le vittime australiane: “Noi sopravvissuti agli abusi, ma tanti non ce l’hanno fatta”

    David Ridsdale, 49 anni, nipote di Gerald Ridsdale, il prete pedofilo che non ha risparmiato nemmeno un familiare. Abusato dallo zio dagli 11 ai 15 anni, oggi è il portavoce del gruppo di vittime ed è uno di quelli che hanno fatto scoppiare il caso Ridsdale, nel 1993.  “Vedo qui il cardinale Pell – dice David- ma io lo conoscevo come George, che viveva con mio zio e un altro prete. Nel 1993 ho fatto una cosa molto dolorosa, ho chiamato tutti gli amici di famiglia anche George Pell che era l’aricvescovo ausiliario di Melbourne in quel periodo e gli ho chiesto aiuto, se mi potevano aiutare a trovare medici e psicologi per uscire dal dolore che avevo per quello che mi avevano fatto e Pell mi ha chiesto, come poteva farmi stare tranquillo. Allora ho chiamato la polizia e ho denunciato tutto e ho scoperto che avevano già una inchiesta in corso”. Nel 2001 è esploso il caso di Boston con il Boston Globe e il Papa è intervenuto dicendo che era una cosa che riguardava i preti americani. “Quando dici che sei di Ballarat la prima domanda che ti fanno è a che scuola andavi? Perché c’erano molte scuole coinvolte”, continua Paul. “Io ho provato a uccidermi varie volte. Molti miei compagni si sono suicidati, solo in classe mia, sei persone”. Più che la verità chiedono aiuto: “La nostra città è sotto shock noi vogliamo che il Vaticano si prenda la responsabilità, smetta di coprire queste gli abusi e aiuti i sopravvissuti a riprendersi perché ci vogliono lunghe cure per riprendersi e non è giusto che debba pagarle lo Stato e non la Chiesa” di GERALDINE SCHWARZ 
    http://www.repubblica.it/vaticano/2016/03/02/foto/pedofilia_parlano_le_vittime_australiane-134609505/#1
  • Vaticano, vittima di pedofilia lascia commissione contro abusi: “Vergognosa mancanza di cooperazione della curia romana”

    Vaticano, vittima di pedofilia lascia commissione contro abusi: “Vergognosa mancanza di cooperazione della curia romana”

    Marie Collins faceva parte dell’organismo internazionale istituito da papa Francesco dal 2014, anno della fondazione. Qualche mese fa si era dimesso anche un altro membro, sempre abusato da un sacerdote

    CITTA’ DEL VATICANO – Dimissioni con protesta. Marie Collins, irlandese e vittima da giovane di abusi ripetuti da parte di un sacerdote, si è dimessa da membro della commissione internazionale contro gli abusi del clero istituita da papa Francesco. Ne faceva parte dalla fondazione, nel 2014. Collins lamenta “resistenza da alcuni membri della curia vaticana” a collaborare con la commissione di prevenzione della pedofilia guidata dal cardinale di Boston Sean O’Malley” scrive la stessa donna in un comunicato, e, in particolare, per la “vergognosa” mancanza di cooperazione “da parte del dicastero coinvolto più da vicino nell’affrontare i casi di abuso”.

    Il Papa, rende noto la pontificia commissione, “ha accettato le dimissioni con profondo apprezzamento per il suo lavoro a nome delle vittime e dei sopravvisuti degli abusi del clero”.
    Su richiesta del cardinale O’Malley, “continuerà a lavorare in ruolo educativo”. Nei mesi scorsi già l’altro membro della commissione vittima anch’egli, da minorenne, di abusi sessuali di un sacerdote, Peter Saunders, si era dimesso.

    “Da quando la commissione ha iniziato i suoi lavori a marzo del 2014 sono stata impressionata dall’impegno dei miei colleghi e dal genuino desiderio di papa Francesco di avere assistenza nell’affrontare il tema degli abusi sessuali del clero. Credo che costituire la commissione e coinvolgere esperti esterni per consigliarlo su cosa fosse necessario per rendere più sicuri i minori sia stata una mossa sincera” ha scritto la dimissionaria. “Tuttavia, nonostante il Santo Padre abbia approvato tutte le raccomandazioni fattegli dalla commissione, vi sono stati costanti ostacoli. Ciò è stata la causa diretta della resistenza da alcuni membri della curia vaticana al lavoro della commissione. La mancanza di cooperazione, in particolare da parte del dicastero più direttamente coinvolto nell’affrontare i casi di abuso è stata vergognosa”, afferma Collins in trasparente riferimento alla congregazione per la dottrina della fede, il dicastero incaricato dei dossier sui preti pedofili.

    “Alla fine dell’anno scorso, una semplice raccomandazione, approvata da papa Francesco, è andata a questo dicastero per un piccolo cambiamento di procedura nel contesto della cura delle vittime e dei sopravvissuti. Al tempo stesso è stata rifiutata anche una richiesta di cooperazione su un tema fondamentale del lavoro della commissione in merito alla salvaguardia. Mentre penso che la commissione riuscirà a superare questa resistenza, per quanto mi riguarda è la goccia che fa traboccare il vaso”.

    http://www.repubblica.it/vaticano/2017/03/01/news/vaticano_pedofilia_si_dimette_vittima_commissione-159507037/

  • Pedofilia, Marie Collins si dimette dalla Commissione Vaticana contro gli abusi: “Mancanza di cooperazione”

    Pedofilia, Marie Collins si dimette dalla Commissione Vaticana contro gli abusi: “Mancanza di cooperazione”

    Membro della Commissione vaticana fin dalla sua creazione del 2014 e lei stessa vittima di abusi in gioventù, la donna ha spiegato di trovare impossibile “sentire dichiarazioni pubbliche sulla profonda preoccupazione della chiesa per le vittime di abusi, eppure nel privato vedere come la congregazione vaticana si rifiuti anche solo di riconoscere le loro lettere”

    L’irlandese Marie Collins si è dimessa da membro della commissione internazionale contro gli abusi del clero istituita da papa Francesco. Lo annuncia la Commissione vaticana in un comunicato secondo cui la Collins lamenta la “frustrazione e mancanza di cooperazione da parte di altri uffici della curia romana”. La donna – in gioventù vittima di ripetuti abusi da parte di un sacerdote – faceva parte della commissione fin dalla sua istituzione, nel 2014.

    Secondo quanto dichiarato dalla stessa Collins, “ci sono state battute d’arresto costanti. Questo è stato direttamente a causa della resistenza da parte di alcuni membri della Curia vaticana al lavoro della Commissione. La mancanza di cooperazione, in particolare da parte del dicastero più strettamente coinvolti nel trattamento dei casi di abuso, è stato vergognoso“.

    Il cardinale O’Malley, presidente della Commissione, ha ringraziato la Collins per il suo “straordinario contributo“, promettendo inoltre di ascoltare “con attenzione le preoccupazioni che Marie ha voluto condividere con noi”. Inoltre le esprime gratitudine per il fatto che “continuerà a lavorare con noi nell’educazione dei leader della Chiesa”.

    La stessa Commissione definisce la Collins una “infaticabile campionessa nel dare voce alle vittime e ai sopravvissuti di abusi del clero” e ricorda che “le vittime sono la priorità della Chiesa”. Informa inoltre che il Papa ha “accettato le dimissioni della signora Collins con profondo apprezzamento per il suo lavoro verso le vittime e i sopravvissuti di abusi del clero”. Secondo quanto stabilito dal pontefice, sta alla Commissione proporre iniziative per la tutela dei minori e “promuovere la responsabilità delle chiese locali, unendo i propri sforzi a quelli della Congregazione per la dottrina della fede, per la protezione di tutti i bambini e gli adulti vulnerabili“.

    Come riporta il National Catholic Reporter, tuttavia, la Collins ha spiegato di trovare impossibile “sentire dichiarazioni pubbliche sulla profonda preoccupazione della chiesa per le vittime di abusi, eppure nel privato vedere come la congregazione vaticana si rifiuti anche solo di riconoscere le loro lettere”.

    Dopo le sue dimissioni, all’interno della Commissione restano 16 membri tra esperti, ecclesiastici e studiosi, ma nessuna vittima. Il 6 febbraio 2016, infatti, si era dimesso Peter Saunders, anch’egli vittima di abusi.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/01/pedofilia-marie-collins-si-dimette-dalla-commissione-vaticana-contro-gli-abusi-mancanza-di-cooperazione/3424284/