Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Preti pedofili, cardinale Pell: “Come camionisti che molestano autostoppiste”

    Preti pedofili, cardinale Pell: “Come camionisti che molestano autostoppiste”

    di – “I preti pedofili come dei camionisti che molestano autostoppiste”. A sostenere l’inedito e sconcertante paragone è il cardinale australiano George Pell, membro del consiglio dei cardinali, il cosiddetto C9, di Papa Francesco e prefetto della Segreteria per l’economica istituita daBergoglio (leggi).

    L’affermazione del “ranger australiano”, come lo ha soprannominato il Papa in persona, è stata pronunciata davanti alla commissione nazionale d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali sui minori che ha interrogato il porporato sul suo ruolo quando era arcivescovo di Melbourne, dal 1996 al 2001 prima di passare alla guida della diocesi di Sydney, e ha introdotto lo schema di risarcimenti alle vittime di preti pedofili denominato “Melbourne Response”. 

    Per sostenere che la colpevolezza legale dei preti pedofili non può essere imputata ai leader della Chiesa cattolica, Pell è ricorso all’analogia dei camionisti dichiarando che “non sarebbe appropriato che i dirigenti di quella compagnia fossero considerati responsabili”. Ma il suo è un linguaggio totalmente opposto a quello utilizzato da Papa Francesco che, il 7 luglio 2014, ha voluto celebrare la sua consueta messa mattutina a Casa Santa Marta con alcune vittime di abusi ascoltando singolarmente le loro storie e chiedendo loro “perdono anche per i peccati di omissione da parte dei capi della Chiesa che non hanno risposto in maniera adeguata alle denunce di abuso” (leggi).

    Pur accettando che la Chiesa ha degli obblighi morali verso le vittime, il porporato ha sostenuto che quando si tratta diresponsabilità legale, le azioni dei suoi sacerdoti non sono necessariamente colpa della Chiesa. L’analogia dei preti pedofili con i camionisti ha lasciato i presenti “a bocca aperta per lo shock”, ha raccontato a caldoNicky Davis appartenente alla Rete dei sopravvissuti agli abusi dei preti. “Ci siamo letteralmente detti fra noi: ha veramente detto così? Dimostra di non avere alcun concetto di quello che è un comportamento appropriato o inappropriato, e cosa sia appropriato dire ai sopravvissuti. Dimostra di preoccuparsi solo di proteggere sé stesso e di cercare scuse per comportamenti imperdonabili”. Secondo Cathy Kezelman dell’associazione Adulti sopravvissuti ad abusi l’analogia “oltraggiosa” e “scioccante” può causare molto danno. “Le vittime sono già ripetutamente traumatizzate. Sentire che le loro esperienze sono di nuovo negate è come girare il coltello nella piaga”. Protesta anche l’Associazione dei 170mila autisti di Camion Australia. “Hanno famiglie e figli. L’analogia è unprofondo insulto a ciascuno di loro”, ha affermato la presidente Noelene Watson.

    Le vittime delle violenze dei preti pedofili che hanno testimoniato davanti alla commissione si sono dette tradite dal “Melbourne Response” dell’allora arcivescovo Pell che imponeva un tetto ai risarcimenti di 50mila dollari australiani (35mila euro), mentre chi ha avviato azioni legali ha ricevuto in media in risarcimento 293mila dollari (pari a 205mila euro). Su questo punto il porporato ha osservato che prima del 1996, ovvero prima dell’introduzione del “Melbourne Response”, non erano affatto previsti risarcimenti alle vittime degli abusi. “Molte delle persone assistite da noi – ha affermato Pell – avrebbero ricevuto poco o niente se si fossero rivolte ai tribunali”. Il cardinale ha tuttavia sostenuto che la Chiesa dovrebbe ora rinunciare alle procedure interne di indagine e di risarcimento e creare un’entità indipendente che risponda ad azioni legali a suo carico.

    È innegabile, invece, la linea della “tolleranza zero” sulla pedofilia, definita dal Papa come le “messe nere” (leggi), applicata da Bergoglio fin dall’inizio della sua elezione al pontificato. Dall’istituzione di una Pontificia commissione per la tutela dei minori coordinata dal cardinale cappuccino Sean Patrick O’Malley e nella quale c’è anche una vittima, l’irlandese Marie Collins (leggi), ai procedimenti contro vescovi che si sono macchiati di pedofilia. Attualmente, come rivelato dallo stesso Francesco, sono tre i presuli sotto processo e uno, l’ex nunzio apostolico nella Repubblica Dominicana Jozef Wesolowski, è già stato condannato severamente in primo grado (leggi). Del resto la posizione del Papa è chiara ed è stata ribadita con fermezza numerose volte: “Dio è irrevocabilmente e senza mezzi termini dalla parte delle vittime degli abusi” (leggi).

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/22/preti-pedofili-cardinale-pell-come-camionisti-che-molestano-autostoppiste/1096355/

  • “Era colpa mia”. Dolore e rinascita delle vittime dei sacerdoti pedofili

    “Era colpa mia”. Dolore e rinascita delle vittime dei sacerdoti pedofili

     Dal 2004 al 2013 il Vaticano ha ridotto allo stato laicale 884 preti. “E poi bisogna considerare il sommerso, tutti coloro che non sono stati né puniti né denunciati”, precisa Massimilano Frassi, fondatore dell’associazione Prometeo, che offre sostegno alle vittime della pedofilia 

    di Veronica Fernandes“Era colpa mia. Ero io che cercavo il suo abbraccio quando avevo paura. Ero io che volevo andare all’oratorio. Ero io che prima di andare a casa gli davo un bacio sulla guancia”. La vita dei bambini che hanno subito violenza è una vita fatta di pezzi in cui hanno visto crescere tanto il male quanto il senso di colpa. C’è un bambino – che possiamo chiamare Mauro – che dagli 8 agli 11 anni è stato vittima di un pedofilo, tre anni scavati da una certezza paralizzante: “Io ero un bambino religioso, la domenica invece di giocare a calcio andavo a messa e pensavo che se Dio ha permesso questo, mi voleva punire e se lo aveva deciso Dio significava che me lo meritavo”.

    Le vittime di preti pedofili a messa da Papa Francesco
    Massimiliano Frassi – presidente di Prometeo, l’associazione che da 13 anni offre sostegno alle vittime della pedofilia – paragona il senso di colpa di questi bambini all’ergastolo: “Mentre il pedofilo, il carnefice, è libero e si sente libero, chi ha subito violenza vive imprigionato dal dolore e dal silenzio”. Per la prima volta nella storia della Chiesa, Papa Francesco questo silenzio ha deciso di romperlo: domani una  delegazione di vittime di preti pedofili sarà a messa in Santa Marta. Un giorno simbolico: a Roma ci sarà anche l’arcivescovo di Boston Sean O’Malley, coordinatore della commissione che il Papa ha istituito per la tutela dei minori e membro del cosiddetto C9, il consigli di cardinali al lavoro per la riforma della Curia e del governo della Chiesa. Dopo la messa ci sarà un incontro tra le vittime e il Papa. 

    Papa Francesco: preti pedofili come una messa nera
    Per descrivere l’orrore della pedofilia Papa Francesco aveva parlato di messa nera. Massimiliano Frassi prende in prestito la frase di una madre che si è rivolta a Prometeo quando il figlio di otto anni le ha raccontato di avere subito molestie: “Era pallido e quando parlava sembrava che stesse vomitando il mondo intero, poi ha riacquistato colore”. Da lì è iniziato il percorso di cicatrizzazione di una ferita profondissima ma non incurabile.

    I bambini che denunciano
    Più che vittime, questi bambini Massimiliano Frassi li chiama sopravvissuti. Alcuni riescono a liberarsi di questo male muto già da piccoli. Di solito scrivono un tema a scuola e la maestra chiama la madre, lasciano aperto il diario sulla scrivania. A 6, 7, 8 anni sono in grado di dire che sperano di morire. Altre volte, magari quando esplode un caso come quello di Yara, la paura di morire supera la vergogna e riescono a parlare.

    Le donne spesso ne parlano all’apice della felicità
    C’è una signora di 86 anni che lo ha fatto solo oggi. Per 70 anni la sensazione di essere responsabile non l’ha mai abbandonata: un ergastolo, appunto. Alcune donne riescono a liberarsi quando sono all’apice della felicità come Marta – ancora un nome di fantasia – che ha sentito esplodere quel mondo rimosso nel giorno del suo matrimonio, avvolta da un vestito da sposa. A quel punto riescono ad affrontare, combattere e annientare il male subito da bambina. Un’altra ragazza che si è rivolta a Prometeo – che chiamiamo Alessandra – ha lasciato il suo paesino del Sud Italia dopo aver subito violenza da un prete, all’epoca giovane. Anche lei ha scelto il silenzio, per anni. Finchè un giorno, quando torna a casa per le vacanze, trova il paese in festa: il suo carnefice è diventato parroco, le strade sono addobbate e il suo nome rimbalza da uno stricione all’altro. Il dolore che si porta dietro stride con la festa, troppo. E trova il coraggio di iniziare un percorso di liberazione.

    2004-2013: 884 preti ridotti allo stato laicale
    Tra il 2004 e il 2013 il Vaticano – cui l’Onu ha chiesto con forza di aprire indagini contro questi crimini nascosti – ha ridotto allo stato laicale 884 preti accusati di pedofilia. “Il dato reale è molto più alto, c’è il sommerso con le sue mille sfaccettature – spiega Massimiliano Frassi – e poi va ricordato che un pedofilo, e quindi anche un prete pedofilo, non lo è sempre, non abusa di tutti i bambini, ha i suoi gusti e quindi per uno che subisce ce ne sono cento con cui si comporta benissimo”. Alcuni, racconta, preferiscono i bambini timidi, altri quelli di famiglie ai margini della società oppure espansivi, biondi, alcuni solo le bambine alcuni puntano ai bambini figli di genitori molto legati alla Chiesa, per sentirsi più sicuri”.

    Quando i genitori non credono al bambini
    Per i pedofili che indossano l’abito talare è quindi più difficile essere sospettati. La tragedia si consuma quando i genitori non credono ai bambini che raccontano gli abusi, quando non li proteggono, quando difendono il sacerdote a prescindere. Sono i bambini che non ne parleranno più e che vivranno il loro ergastolo immersi nel trauma della violenza e nell’abbandono della famiglia.

    Il coro di voci bianche di don Marco Dessì 
    Se è difficile conoscere i numeri del fenomeno in Italia, nelle missioni è quasi impossibile. Ma questo non significa che non esistano: don Marco Dessì – condannato a sei anni in Cassazione – era andato in Nicaragua per salvare i bambini dalla strada e dalla povertà. Li aiutava ad andare a scuola, per il tempo libero aveva fondato un coro di voci bianche: il vivaio delle sue vittime. 

    http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/papa-francesco-messa-vittime-preti-pedofili-massimiliano-frassi-b8f3d2a8-92d8-44e4-afa9-c8a51e3b9141.html

  • Come e perché il prete diventa pedofilo

    Come e perché il prete diventa pedofilo

    Intervento dello psichiatra e psicoterapeuta Domenico Fargnoli in presentazione del nuovo libro di F. Tulli: Chiesa e pedofilia, il caso italiano. Feltrinelli Appia 30 maggio 2014

    di Domenico Fargnoli

    Nel libro di Federico Tulli, Chiesa e pedofilia, il caso italiano (L’Asino d’oro 2014), troviamo chiaramente formulate due domande: qual è la specificità della pedofilia nella Chiesa cattolica? Come e perché il prete diventa pedofilo?
    Il termine “pedofilia” è stato introdotto nella “Psichopathia sexualis” di Kraft Ebing (1886). In questa opera c’è un primo tentativo medico di mettere in relazione la perversione e la malattia mentale con la vita religiosa. Più in generale si può dire che nel rapporto con la dimensione del sacro nel Cristianesimo c’è sempre stato il rischio di una deriva psicopatologica complicata da condotte criminali, fra cui la pedofilia, ampiamente documentata nella storiografia.

    I due libri di Tulli su Chiesa e pedofilia (cfr. “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” L’Asino d’oro 2010) costituiscono una diade inscindibile che potrebbe essere, idealmente, la continuazione della “Storia criminale del cristianesimo” opera in 10 volumi scritta da Deschner Karlheinz scomparso recentemente. I due autori hanno in comune lo scrivere la storia dal punto il punto di vista delle vittime: vengono riportati ed analizzati fatti occultati nella letteratura apologetica e agiografica.
    Quanto alla seconda domanda bisogna considerare che tutta la formazione del prete è basata sulla sublimazione dell’istinto sessuale. Il concetto di istinto implica che esso sia innato: ma noi sappiamo che alla nascita nell’uomo non solo non ci sono istinti ma neppure sessualità. Quindi si sublima, si desessualizza un istinto che non esiste. Siamo rimasti al tempo degli eremiti nel deserto, i santi “talpa” e “pascolanti” che aggredivano i bambini occasionalmente incontrati nelle oasi. Essi combattevano le tentazioni della carne, cioè gli istinti cercando di distruggere il corpo. In realtà erano in preda a deliri e allucinazioni a sfondo erotico.
    Vorrei però raccontare come sono arrivato a queste considerazioni.

    A Londra nel Marzo 2011 con Federico abbiamo incontrato un gruppo i Survivors Voice Europe, un’associazione di sopravvissuti alla devastazione degli abusi. Fuori nella piazza antistante la sala dell’incontro c’era una locandina con uno scritto che polemizzava con papa Ratzinger dicendo: Non servono belle parole ma fatti. Basta! Non insisto sul fatto che per i papi chiedere perdono significa auto assolversi ricordo però che in quella circostanza, pur riconoscendo il sacrosanto diritto delle vittime di pretendere giustizia e risarcimento, ho pensato che si doveva andare oltre al confronto scontro con le gerarchie vaticane: il problema era affrontare la mentalità religiosa, scoprire ciò che che alimentava le violenza sui minori. 
    Tulli nei suoi libri mi sembra abbia condiviso questa impostazione. Egli non approda solo a un anticlericalismo fortemente motivato e documentato ma propone attraverso il contributo di vari esperti una ricerca sulla psicopatologia della vita religiosa. Molto opportunamente il nostro autore allarga il discorso ad una riflessione sulla natura più profonda, irrazionale del cristianesimo nel cui ambito si colloca la pedofilia clericale. Nel cuore dell’esperienza religiosa c’è appunto la dimensione del sacro, del quale il sacerdote dovrebbe essere il soggetto mediatore privilegiato. Perché egli realizza un minus piuttosto che un plus e si comporta come un criminale comune od un malato di mente?

    Ci si potrebbe chiedere cos’è il sacro. Mi limito ad alcune considerazioni seguendo la ricerca di Maria Gabriella Gatti nella prefazione del libro.
    Il sacro, è stato detto da Mircea Eliade, una struttura fondamentale della coscienza umana e non solo un momento della sua storia. L’esperienza del sacro sarebbe indissolubilmente legata allo sforzo dell’uomo per costruire un mondo che abbia significato.. Che significato ha però un mondo in cui i preti, metà uomini e metà santi, violentano i bambini?
    Il famoso teologo e antropologo Julien Ries, ha scritto che la comparsa dell’homo sapiens sul nostro pianeta coinciderebbe con quella dell”homo religiosus. 
    Il prendere coscienza di sé dell’uomo primitivo sarebbe stato subito il prendere coscienza di altro da sé, cioè della presenza di una potenza misteriosa ed invisibile nella realtà materiale. Questa sarebbe la struttura della coscienza. Essa avrebbe in sé stessa una vocazione religiosa per una qualità innata, antecedente ad ogni esperienza destinata a rimanere tale nel corso della storia.

    L’Homo religiosus è fin dall’inizio alienato: non sa che la potenza che colloca nella natura altro non è che l’energia, la forza, (avrebbe detto Goethe nel Faust) della pulsione che si crea nei primi istanti della vita quando il pensiero emerge dalla realtà biologica.
    Alla nascita il neonato non ha coscienza di sé ma è già in rapporto con il mondo ed è già una presenza umana.
    La coscienza, quando diventa certezza di sé stessi è condannata a rimane religiosa solo se è scissa da ciò che non è cosciente ed annulla il fondamento irrazionale dell’identità tipica della nostra specie.
    Rudof Otto, nel 1917 aveva definito il sacro come l’irrazionale nell’idea del divino. Sarebbe la presenza di Dio che suscita il terrore mistico, il sentimento del sublime , ineffabile ed irrazionale: non sarebbe l’irrazionale che crea Dio.
    Non è Dio che crea l’uomo, ma l’uomo che crea l’idea di Dio aveva già affermato Feuerbach nell’”Essenza del Crisitianesimo” nel 1841: con la precisazione che è l’irrazionale, la pulsione di annullamento che crea l’idea di Dio e non solo la coscienza dei filosofi.

    Dai libri di Tulli traspare in filigrana una nuova concezione del sacro. 
    Esso è un prodotto umano storico, culturale e istituzionale il cui fine è far fronte ad una crisi della presenza, al rischio di non esserci nel mondo. Il sacro è l’alienazione dell’irrazionale che è dentro di noi nell’idea del divino fuori di noi. Il divino diventa, nel Cristianesimo, il trascendente, l’assolutamente altro, il Gans ander. Ernesto De Martino in alcuni scritti editi postumi nel libro “Storia e metastoria” sosteneva che l’origine del sacro sia rintracciabile nel vissuto di sentirsi gettati inermi nel mondo con il rischio di essere travolti che Martin Heidegger riteneva una condizione originaria e chiamava Geworfenheit. Lo psichiatra dell’Analisi collettiva, Massimo Fagioli, ha tradotto il termine con “parto animale” legando il suo uso, nella filosofia di Heidegger, alla pulsione di annullamento. La Geworfenheit è il vissuto di chi non riesce più a ricreare la propria nascita e, avendola annullata, ha perso l’ identità umana irrazionale.
    Il parto è ridotto allora ad una deiezione, ad un espulsione di materiale biologico come quella degli animali. La nascita umana è invece, per Fagioli, fantasia di sparizione che crea una realtà biologica e psichica nuova che gli animali non hanno.
    La Geworfenheit in quanto annullamento di ciò che è specificamente umano, è il pericolo estremo che minaccia ed a cui si cerca di ovviare con la spiritualità astratta del sacro, una irrealtà fuori dal tempo e dalla storia.

    Dopo questa premessa torniamo all’interrogativo del come e perché il prete diventa pedofilo. 
    Il concetto di sublimazione è stato utilizzato sia dalla psicoanalisi che dalla Chiesa cattolica. Esso si riferisce all’ipotesi psicoanalitica secondo la quale gli istinti sessuali, originariamente perversi verrebbero desessualizzati per scopi creativi e per obiettivi sociali. L’istinto sessuale, che essendo istinto sarebbe innato, andrebbe desessualizzato altrimenti saremmo del tutto uguali agli animali. Noi sappiamo invece che alla nascita non ci sono istinti ma neppure sessualità. «La sessualità è identità sessuale. Compare dopo che l’essere umano ha realizzato la propria nascita, svezzamento, visione dell’essere umano diverso, pubertà» (Fagioli).
    Tutta la formazione del prete scorre sul binario privilegiato della sublimazione: si dovrebbe desessualizzare, delirantemente ciò che nell’uomo non esiste, l’istinto sessuale.
    Questa idea, sconcertante, risulta chiaramente presente nell’enciclica Sacerdotalis caelibatus di Paolo VI (1967).
    Il celibato, diceva il Papa nel suo pronunciamento è una fulgida gemma, strumento indispensabile per l’elevazione spirituale oltre l’istinto sessuale ed i desideri della carne (testuale). Il sacerdote deve affrontare una quotidiana morte a tutto se stesso per essere più vicino a Dio. Il suo è un olocausto cioè un sacrificio totale di sé. La solitudine, o meglio l’isolamento sacerdotale, non è il vuoto perché esso è riempito dall’imitazione di Cristo Il celibato e la castità, per Paolo VI, non distorcerebbe la personalità anzi contribuirebbe alla sua maturità e stabilità. 
    E a proposito della sublimazione afferma testualmente il Pontefice: «La scelta del celibato esige lucida comprensione (.), attento dominio di sé e sapiente sublimazione della propria psiche su un piano superiore». 

    Leggendo l’Enciclica ci si rende conto che i sacerdoti sono vittime e complici di una concezione antiumana: devono annullare se stessi, devono realizzare, ad imitazione di Cristo ” un essere per la morte” ed affrontare il vuoto e lo smarrimento, il vissuto della Geworfenheit che così si determina. Essi devono cancellare. la loro nascita, cioè la propria dimensione affettiva ed irrazionale. Devono diventare anaffettivi in tutto simili ai nazisti come Heidegger, lo schizofrenico autore di Essere e tempo e dei Quaderni Neri. La vita del sacerdote, deposta sull’altare, deve recare i segni dell’Olocausto, il sacrificio levitico del maschio senza difetto. L’uso del termine “Olocausto”, evoca lo spettro del totale annientamento fisico. Come se la rinuncia alla sessualità comportasse una tendenza a procurare una lesione del corpo, un attacco alla vitalità propria e altrui: è quello che i pedofili fanno.
    Il concetto Freudiano di sublimazione adottato da Paolo VI e applicato alla formazione dei chierici può avere effetti devastanti.
    Nel tentativo di sublimare, che poi è annullare la sessualità come identità,, la personalità intera si altera, aumenta il narcisismo e si ipertrofizza la coscienza. Ciò spiegherebbe lo sviluppo del cosiddetto narcisismo clericale, favorito dalla cultura della Chiesa, cioè la grandiosità, un senso ingigantito della propria importanza, lo sfruttamento degli altri, la negazione che sfiora il delirio e che può giungere fino all’affermazione di una diversità ontologica fra chierici e laici. Un razzismo elevato all’ennesima potenza grazie al sacramento dell’ordine che si somma a quello battesimale anch’esso generatore, secondo Bergoglio, di una diversità ontologica dei credenti rispetto ai non credenti. La sublimazione non è altro che una formazione reattiva, come quella dei santi talpa, cioè una difesa patologica cronica rispetto ad un impulso perverso .

    Dalla formazione reattiva, dal narcisismo patologico al costituirsi di una falsa personalità , il passo è breve.. Il Sé pubblico si ipertrofizza mentre il sé privato cioè la sfera dell’intimità e della sessualità si atrofizza. Portato alle estreme conseguenze il processo sopra delineato determina una grave alterazione dell’equilibrio mentale.
    Paolo VI nella sua enciclica si riferiva all’isolamento del prete e al suo vuoto affettivo: il sacerdote lo avrebbe dovuto riempire, con l’imitazione di Cristo cioè il sacro.. Il sacro ha un carattere ambivalente presentandosi come fascinans et tremendum, alter ed ater, cioè alterità radicale ed oscurità insieme.
    Il sacerdote cerca Dio ma trova il male, la negazione ed il demonio. Trova la pulsione di annullamento al fondo del suo irrazionale alienato e corre il pericolo di impazzire. Nella sua vita compare lo spettro della catastrofe.

    Il prete pedofilo vi fa fronte creando un proprio rituale masturbatorio che si contrappone a quello eucaristico diventato privo di senso., In esso egli perfidamente attira e lucidamente coinvolge le vittime: si mantiene così in bilico fra sé pubblico e privato. Il sostegno e la complicità del clericalismo laico, altro grande imputato, e delle gerarchie ecclesiastiche lo confermano nel suo ruolo di pastore: egli rimane apparentemente asintomatico mentre circoscrive il suo delirio alla sfera dei comportamenti masturbatori. Nell’ambito di un’intimità malata e violenta che egli impone alle vittime ha modo di manifestarsi la sua volontà di ledere la vitalità altrui. La segretezza, le raffinate strategie di occultamento sono in funzione di un vissuto di onnipotenza che le permea. Il sacerdote, che non si rassegni ad una religiosità routinaria e razionale, burocratica e di facciata è schiacciato nella relazione che cerca di stabilire con il sacro, da un ideale che gli viene imposto e che si è paranoicamente imposto.

    Egli i rivolge allora ai bambini: solo in un rapporto totalmente asimmetrico , dove lui si pone come l’assolutamente altro, cioè un Dio o un demone malvagio, egli recupera una illusoria e transitoria sensazione di potenza. L’abuso sui minori diventa una droga. Essa esaurisce presto il suo effetto fino alla nuova dose in una spirale che si ferma solo con l’arresto. La pedofilia clericale ha quindi una sua caratteristica particolare che la distingue da altre forme di pedofilia Essa è un sintomo di una malattia in cui è coinvolto non solo il prete, ma anche l’intero apparato della Chiesa, nei suoi aspetti istituzionali e dottrinari. La Chiesa non può che cercare di occultare la realtà inquietante degli abusi, dietro dichiarazioni ufficiali che lasciano il tempo che trovano. Essa sa bene che il problema non è costituito dalle deviazioni sessuali di singoli soggetti ma è in discussione il suo intero modo di concepire la realtà umana e la sessualità. . La Chiesa società perfetta aspira a rimanere sempre la stessa, semper eadem ergendosi al di fuori del tempo e della storia. Il progetto di una immobilità assoluta, viene realizzato al prezzo di vite umane, sofferenze e torture indicibili. Tale sacrificio, per le gerarchie clericali, sembra non essere poi così importante. Importante è che l’immagine di Gesù e di Dio legati da un matrimonio mistico con la Chiesa, rifulga imperitura nei secoli dei secoli. 

  • Il Vaticano a maggio davanti al comitato Onu anti-tortura

    Il Vaticano a maggio davanti al comitato Onu anti-tortura

    Lombardi: procedura ordinaria a cui aderiscono gli Stati parte. Le accuse dello Snap sulla pedofilia

    Il prossimo maggio la Santa Sede presenterà il suo rapporto iniziale sulla Convenzione contro la Tortura (Cat) al relativo comitato delle nazioni Unite. Lo ha confermato ai giornalisti il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi. Rispondendo alle loro domande, padre Lombardi ha specificato che la presentazione del rapporto avverrà il prossimo mese, insieme con Cipro, Lituania, Guinea, Montenegro, Sierra Leone, Tailandia, Uruguay.

    “Si tratta – ha precisato il direttore della Sala Stampa Vaticana – della procedura ordinaria alla quale aderiscono tutti gli ‘Stati parte’ della Convenzione. Tenendo conto del tipo di obblighi previsti dalla Convenzione, la Santa Sede ha aderito, nel 2002, a detta Convenzione esclusivamente a nome e per conto dello Stato della Città del Vaticano. In ragione di ciò – ha concluso padre Lombardi – la Santa Sede continua ad attuare gli obblighi assunti per conto dello Stato della Città del Vaticano e a presentare i rapporti periodici, secondo le procedure previste dalla Convenzione”.

    Nei giorni scorsi il Center for Constitutional Rights (Ccr), che rappresenta il Survivors Network of those Abused by Priests (Snap) ha riferito in una nota di aver consegnato al comitato un rapporto “che documenta la gravità del male sofferto a lungo dai sopravvissuti delle violenze sessuali del clero cattolico”. La nota sottolineava che l’udienza di maggio, che dovrebbe svolgersi il 5 e il 6 del mese, “sarà la seconda volta in quattro mesi che alti funzionari cattolici vengono chiamati davanti all’Onu per rispondere della questione del rispetto dei diritti umani da parte del Vaticano in merito alla perdurante crisi mondiale delle violenze sessuali e degli insabbiamenti nella Chiesa cattolica”.

    Il documento sottomesso dal Vaticano a dicembre del 2012 sulla Convenzione contro la Tortura e pubblicato sul sito internet del comitato si concentra sullo specifico del tema della tortura, esponendo il diritto e le procedure dello Stato vaticano in materia e riportando le affermazioni contro la tortura e “altre pene e trattamenti crudeli, inumani o degradanti nell’insegnamento e nell’attività della Santa Sede”.

  • Secondo faccia a faccia ONU Vaticano questa volta davanti al Comitato contro la tortura

    Secondo faccia a faccia ONU Vaticano questa volta davanti al Comitato contro la tortura

     Il Vaticano dovrà affrontare la seconda audizione delle Nazioni Unite sugli abusi sessuali del clero, questa volta davanti al Comitato contro la tortura

    NEW YORK, NY – Una seconda commissione delle Nazioni Unite ha in programma di interrogare funzionari del Vaticano sui fallimenti per fermare gli abusi sessuali del clero.

    L’udienza prevista per il 5-6 Maggio a Ginevra esaminerà se il rapporto del Vaticano sulla protezione dei bambini viola la Convenzione contro la tortura delle Nazioni Unite. La Santa Sede ha ratificato il trattato nel 2002.

    Lunedi il portavoce del Vaticano ha detto che non poteva rilasciare un immediato commento.

    Lo scorso gennaio, i funzionari del Vaticano hanno testimoniato per otto ore davanti a un comitato dei diritti umani sugli abusi sessuali del clero a livello globale.

    Il Vaticano fu costretto a comparire come firmatario della Convenzione delle Nazioni Unite per i diritti del fanciullo, che impone ai governi di prendere tutte le misure adeguate per proteggere i bambini dai pericoli. La Santa Sede è stato uno dei primi Stati a ratificare il trattato nel 1990.

    La commissione delle Nazioni Unite ha pubblicato un rapporto graffiante, accusando i funzionari del Vaticano di porre sistematicamente i propri interessi rispetto a quelli delle vittime. Il Vaticano ha condannato i risultati come un riflesso delle posizioni “pregiudizi” di gruppi di difesa anti-cattoliche.

    Il Centro per i diritti costituzionali, un gruppo legale no-profit con sede a New York, hanno presentato le relazioni per conto delle vittime di entrambe le commissioni sollecitando un esame più attento delle Nazioni Unite del rapporto della chiesa sulla pedofilia. Per la prossima udienza davanti alla commissione delle Nazioni Unite contro la tortura, il Centro per i diritti costituzionali ha sostenuto che il Vaticano non ha fatto abbastanza per fermare l’abuso. lo stupro di bambini da parte del clero le torture e i trattamenti inumani.

    Venerdì scorso, il Papa Francesco si è assunto personalmente la responsabilità per il “male” degli abusi sessuali del clero, ha chiesto perdono alle vittime e ha detto che la Chiesa deve essere ancora più audace negli sforzi per proteggere i bambini. Ma Maria Caplan della Rete sopravvissuti dagli abusi da parte di sacerdoti, ha detto che i bambini sono ancora vulnerabili in chiesa perché “malsana, rigida, segreta, gerarchica, la struttura quasi tutto maschile non sta cambiando.”

    La rete dei superstiti lo scorso anno aveva separatamente chiesto alla Corte penale internazionale di indagare ex Papa Benedetto XVI e cardinali del Vaticano per possibili crimini contro l’umanità oltre gli abusi del clero. Il tribunale, con sede a L’Aja, ha respinto la richiesta.

    AP reporter Francesca D’Emilio contributed from Rome.

  • Pedofilia, per la Chiesa Usa un conto da 3 miliardi in 10 anni

    Pedofilia, per la Chiesa Usa un conto da 3 miliardi in 10 anni

     Lo rivela l’undicesimo rapporto annuale della Conferenza Episcopale americana: le spese comprendono patteggiamenti, terapia per le vittime e commissioni legali.

    sabato 5 aprile 2014 –
    Ammontano a circa 3 miliardi di dollari i costi sostenuti, tra il 2004 e il 2013, per fare fronte alle accuse di abusi sessuali fatte contro religiosi appartenenti alla Chiesa cattolica americana.

    Un conto che, per la precisione, ammonta a 2.744.876.843 dollari, comprensivi di patteggiamenti, terapia per vittime e commissioni legali.
    Lo rivela l’undicesimo rapporto annuale della Conferenza Episcopale americana sui progressi nell’attuazione del «Charter for the Protection of Children and Young People».

    Il rapporto 2013 è stato stilato da StoneBridge Business Partners, sulla base di dati raccolti in 127 diocesi fra il 1 luglio 2012 e il 30 giugno 2013. “La guarigione delle vittime e dei sopravvissuti di abusi resta la nostra priorità. Ci uniamo a Papa Francesco e al suo desiderio di una risposta della Chiesa pastorale e immediata”, ha detto l’arcivescovo Joseph E. Kurtz, presidente della United States Conference of Catholic Bishops.

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  • Preti pedofili, ogni anno 600 denunce all’ex Sant’Uffizio. Abusi sui minori hanno sconvolto chiese di tutti i continenti

    Preti pedofili, ogni anno 600 denunce all’ex Sant’Uffizio. Abusi sui minori hanno sconvolto chiese di tutti i continenti

    Uno degli scandali più pesanti per la Chiesa Cattolica, che ha coinvolto le comunità ecclesiali di tutto il mondo: gli abusi sui minori da parte di esponenti del clero hanno colpito duramente l’immagine e il prestigio di esponenti di spicco della gerarchia, anche cardinali, spesso accusati, se non direttamente, almeno di non aver contrastato con efficacia gli abusi.

    I numeri, forniti dal Vaticano a inizio 2013, non lasciano dubbi: il picco delle denunce di abusi ricevuti dalla Congregazione per la dottrina della fede, l’ex Sant’Uffizio, è stato nel 2004, con 800 denunce, mentre mentre negli ultimi tre anni ci si è attestati sui 600 casi all’anno, che in maggioranza riguardano abusi commessi dal 1965 al 1985, come ha spiegato don Robert Oliver, da meno di un anno promotore di giustizia della Congregazione. Denunce di tipo “canonico”, perché poi esistono le denunce alle autorità giudiziaria.

    Gli abusi sui bambini da parte dei prelati hanno rappresentato un vero e proprio “tornado” fin dall’inizio del pontificato di Benedetto XVI, sconvolgendo intere chiese nazionali, in particolare negli Stati Uniti, ma anche in Irlanda, Olanda, nella stessa Germania. Rivelazioni da parte di uomini della chiesa, soprattutto negli Stati Uniti, erano partite già prima dell’arrivo di Papa Ratzinger nell’aprile del 2005 al soglio pontificio, ma è negli anni successivi che lo scandalo si è allargato anche in America Latina e in Europa, soprattutto in Irlanda, dove sono emersi i crimini commessi da sacerdoti troppo spesso coperti dalla gerarchia.

    Le denunce delle vittime sono stata sempre più frequenti, aiutate da associazioni, sostenute da avvocati che spesso hanno chiesto risarcimenti milionari, in particolare negli Stati Uniti. E gli attacchi da parte della stampa di tutto il mondo sono stati all’ordine del giorno. Una pressione sempre più forte, tanto che nell’ottobre del 2006 Benedetto XVI reagì parlando degli abusi sessuali commessi dal clero come di “crimini enormi”, raccomandando di “stabilire sempre la verità” e di “portare sostegno alle vittime”. Inoltre, nel 2010 nel corso del suo viaggio a Malta, Ratzinger aveva deciso di incontrare personalmente alcune vittime, chiedendo loro scusa a nome della Chiesa e, come hanno raccontato gli stessi protagonisti, piangendo per l’emozione.

    E lo scandalo pedofilia ha pesato anche sul conclave: oltre al caso del porporato scozzese O’Brien, che non ha partecipato all’elezione di Bergoglio dopo le rivelazioni su suoi approcci sessuali nei confronti di seminaristi, lo Snap, la rete americana dei sopravvissuti agli abusi dei preti, aveva stilato una lista di 12 cardinali da non eleggere “per rispetto alle vittime di abusi sessuali, soprattutto bambini, da parte di esponenti del clero, per le omissioni che hanno fatto nel denunciare i responsabili e per le giustificazioni che hanno dato nonostante le prove documentate”.

    Ora tutta la vicenda pedofilia passerà al vaglio della commissione voluta da Bergoglio, creata con lo scopo primario della protezione dei minori.

    http://www.huffingtonpost.it/2013/12/05/preti-pedofili-600-denunce-ogni-anno_n_4392351.html

  • Tra i preti ci sono più pedofili che in qualunque altra categoria di comuni cittadini

    Tra i preti ci sono più pedofili che in qualunque altra categoria di comuni cittadini

    Benedetto XVI vola in Gran Bretagna e torna a parlare dello scandalo della pedofilia clericale: “L’autorità della Chiesa non è stata sufficientemente vigilante, né sufficientemente veloce e decisa nel prendere le misure necessarie”.

    Un’affermazione che merita qualche riflessione, considerando che Channel 4, proprio in concomitanza con la visita papale, ha rivelato che, proprio in Inghilterra su 14 pratiche di sacerdoti colpevoli, sei procedure per la riduzione allo stato laicale sono in corso, tre sono state rifiutate o non processate per motivi di salute, un’altra è stata portata a termine e quattro addirittura non sono mai state aperte.

    I vescovi affermano di aver deferito i casi a Roma, come previsto dal documento del 2001 De delictis gravioribus, emanato proprio da Ratzinger quando era prefetto per la Congregazione per la Dottrina della Fede, e fanno intendere che se lungaggini e ritardi ci sono, non dipende da loro ma dal Vaticano.  Queste rivelazioni sono state per me uno choc” ha affermato il pontefice, ma difficilmente si riesce a conciliare queste frasi con la prassi tenuta dal Vaticano sia prima che dopo l’esplosione dello scandalo. La portata del problema è stata costantemente minimizzata, prima tentando di far passare gli abusi come “casi isolati”, poi tentando di sminuire i numeri da pandemia sostenendo che l’incidenza della pedofilia fra i sacerdoti e religiosi sia uguale, se non minore, all’incidenza della pedofilia fra le persone comuni. Crociata contro il “comitato d’indagine” NEL MESSAGGIO inviato qualche tempo fa ai Cavalieri di Colombo, Benedetto XVI parla di attacchi “spesso scorretti e infondati” contro la Chiesa per quanto concerne le vicende legate alla pedofilia.

    Secondo monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, nell’ultimo decennio sono un centinaio i casi di sacerdoti italiani, accusati di abusi sessuali su minori, indagati dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Crociata non ha mai aggiunto alcun dettaglio sull’esito di tali procedimenti, sostenendo invece che in Italia non vi è alcun bisogno di creare un comitato speciale all’interno della Chiesa per affrontare i casi di molestie sessuali nei confronti di bambini. Di quel “centinaio” di preti pedofili indagati dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, inoltre, non si sa nulla: né quante siano state le loro vittime, né per quanto tempo siano durate le violenze, e meno che mai si chiarisce se altri sacerdoti o vescovi fossero a conoscenza delle violenze e da quanto tempo. Ma gli attacchi alla Chiesa sul tema della pedofilia sono davvero così infondati e scorretti?

    Basta esaminare i numeri, per rendersi conto che il problema è gravissimo, molto più di quanto finora non sia sembrato. I casi italiani sono almeno 172 UN PRIMO DUBBIO riguarda la verosimiglianza del “centinaio di casi” cui fa riferimento monsignor Crociata. I casi di abusi sessuali ai danni di minori perpetrati dai sacerdoti italiani e riportati dalla stampa negli ultimi dieci anni, messi in colonna e sommati uno all’altro, riportano vicende di pedofilia e pedopornografia in cui sono coinvolti almeno 172 preti. Delle due l’una: o non tutti i sacerdoti accusati sono stati indagati dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, o monsignor Crociata è decisamente troppo ottimista.

    Fermo restando che il problema della pedofilia clericale non è di ordine statistico, ma di ordine morale, guardando più da vicino le cifre degli altri Paesi si può avere un’idea della portata del problema: 4.392 sacerdoti denunciati per pedofilia negli Usa; 1.700 preti accusati di violenze a danno dei bambini piccoli, orge e uso di droga in Brasile; 107 preti e religiosi condannati in Australia per abusi sui minorenni; 800 religiosi accusati di oltre 14000 casi di abusi in Irlanda. E poi centinaia di casi in Olanda, in Polonia, in Croazia, in Francia, in Inghilterra, in Alaska, in Messico.

    Finora, solo negli Stati Uniti, sono stati pagati risarcimenti per 3 miliardi di dollari. Oltre un miliardo di risarcimenti è stato chiesto dai sopravvissuti alle scuole industriali in Irlanda. Migliaia sono le vittime. Talvolta perfino bambini piccolissimi. Stati Uniti: coinvolti il 4% dei prelati UNA DISAMINA del fenomeno della pedofilia clericale, commissionata dai vescovi americani al John Jay College of Criminal Justice e noto appunto come “Rapporto Jay”, afferma che il 4% dei sacerdoti americani è coinvolto in accuse di pedofilia.

    Nel settembre del 2009 l’arcivescovo Silvano Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede all’Onu a Ginevra, minimizzava il problema affermando che “nel clero cattolico solo tra l’1,5% e il 5% dei religiosi ha commesso atti di questo tipo”.

    Piccoli numeri? Percentuali irrisorie? Per nulla, se si confrontano queste percentuali con quelle della popolazione laica. La percentuale di pedofili fra i religiosi è dalle 20 alle 200 volte maggiore rispetto alla percentuale di pedofili fra le persone comuni. Affidare un bambino ad un religioso, significa esporlo ad un rischio almeno venti volte maggiore rispetto a quello di affidarlo a un insegnante, un vicino di casa, un amico di famiglia. Rispetto a quanto vuole far credere la Chiesa, cioè che il rischio sia lo stesso, basta fare due conti per realizzare che non è affatto così. Per capire meglio, è necessario guardare più da vicino i numeri, senza farsi ingannare da cifre astratte e non messe a confronto con altre.

    A marzo di quest’anno, il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, ha affermato: “In Austria sono 17 i casi di pedofilia che riguardano la Chiesa, ma ben 510 quelli al di fuori; quindi si deve prestare attenzione anche al di fuori della Chiesa e non puntare i riflettori solo su di essa”. Detto così, sembra che debba considerarsi più preoccupante il fenomeno degli abusi sui bambini al di fuori della Chiesa, ma è effettivamente così?

    Fermo restando che i casi di pedofilia al di fuori della Chiesa non legittimano di certo gli abusi sui bambini perpetrati dai sacerdoti, basta qualche banale calcolo matematico a rendersi conto che il problema non è così di poco conto come lo si vuole dipingere. In pratica: quanti sono in Austria i preti pedofili rispetto al numero dei sacerdoti, e quanti sono i pedofili “comuni” rispetto alla popolazione austriaca?

    In totale, i religiosi austriaci sono circa 6700 su poco meno di tre milioni e 400mila maschi adulti. Rapportando gli abusi alla popolazione di riferimento, 17 casi di pedofilia su 6700 sacerdoti e 510 casi di pedofilia su 3.400.000 austriaci maschi adulti, ci si rende conto che la percentuale dei religiosi pedofili, che sembrava piccola, è invece altissima. Tra i sacerdoti austriaci la percentuale di pedofili è 0.26% mentre tra i laici la percentuale di pedofili è 0.015%. In realtà, quindi, la percentuale dei pedofili fra i preti è pari a diciassette volte la percentuale di pedofili nella popolazione laica.

    Stesse conclusioni si traggono se si esaminano le statistiche di paesi come gli Stati Uniti. Secondo l’ultimo rapporto annuale dal Children’s Bureau, l’ufficio del Dipartimento della salute statunitense che si occupa di bambini e giovani, i casi di abusi sessuali su minori negli Stati Uniti sono circa 88.000 su una popolazione di 118 milioni di maschi adulti, lo 0.075%. Se anche la percentuale dei preti pedofili fosse l’1.5%, come suggerisce la stima più prudenziale di monsignor Tomasi, sarebbe venti volte superiore all’incidenza rilevata nella popolazione di non religiosi.

    Le statistiche che la stessa Chiesa va sciorinando, cercando di sminuire il fenomeno, sono invece assolutamente preoccupanti. Lo scenario irlandese è ancora peggiore di quello americano, perché agli abusi sessuali si sommano gli abusi fisici, quelli emotivi, i maltrattamenti. Almeno 14.000 vittime, 2500 testimonianze. Sostanzialmente la percentuale di pedofili tra religiosi si attesta sui dati statunitensi del rapporto Jay. Più difficile stabilire quale sia la percentuale di pedofili fra la popolazione, poiché i reati di questo genere denunciati ogni anno sono circa 160, mentre alle associazioni antipedofilia arrivano circa 2400 segnalazioni annue, su 1.7 milioni di maschi adulti.

    Le percentuali oscillano quindi, fra gli irlandesi “comuni” fra lo 0.01% e lo 0.14%. La percentuale di pedofili tra i religiosi risulta essere almeno trenta volte maggiore rispetto alla percentuale di pedofili fra la popolazione comune.

    In Australia c’è un database QUASI IDENTICHE a quelle austriache le percentuali in Australia: 107 sacerdoti condannati su poco più di 3800 sacerdoti, tra diocesani e ordinari, con un’incidenza del 2.82% di pedofili. Per quanto riguarda i pedofili “comuni”, l’Australia ha un database pubblico con nomi e foto dei children sexual offender e raccoglie oltre 1200 nominativi su una popolazione di otto milioni e mezzo di maschi adulti, con una incidenza di pedofili pari allo 0.014%.

    La percentuale di pedofili tra i preti risulterebbe quindi 200 volte quella rilevata nella popolazione. In diversi stati il numero di denunce e testimonianze riguardanti abusi sessuali commessi dai sacerdoti è considerevolmente aumentato in seguito alla istituzione di commissioni di indagine governative, come in Irlanda, o indipendenti, come negli Stati Uniti.

    La possibilità per le vittime di vedere riconosciuto il torto subito ha spinto migliaia di persone, abusate da sacerdoti durante l’infanzia, ad uscire allo scoperto e raccontare il proprio dramma. Alcuni stati americani istituirono il cosiddetto “anno finestra”, permettendo a moltissime vittime di denunciare, e veder perseguiti dalla giustizia statuale, abusi subiti anche decenni prima e caduti in prescrizione. Dunque, non si capisce come monsignor Crociata possa affermare che in Italia non vi sia necessità di una commissione d’indagine sulla pedofilia clericale.

    Non è chiaro per quale motivo l’Italia dovrebbe essere considerata un’isola felice, immune dallo scandalo. Il “Bel Paese” che non tutela l’infanzia SECONDO le percentuali rese note dall’arcivescovo Tomasi e considerando che in Italia ci sono circa 35.000 sacerdoti diocesani, potrebbero esserci tra i 500 e i 1750 sacerdoti coinvolti in casi di pedofilia. Senza contare la presenza di altri religiosi e dei sacerdoti ordinari, che farebbero “salire” le possibili stime.

    Ma perché nel nostro Paese lo scandalo non è ancora scoppiato? Essenzialmente per il timore delle vittime di non essere credute e di non vedere riconosciuti i torti subiti. Per una sorta di “sacralità”, la figura del sacerdote e, in generale, dell’ecclesiastico, viene reputata al di sopra di certe nefandezze e spesso l’opinione pubblica, quando una vittima denuncia, si schiera più dalla parte dell’accusato che non dell’accusatore. Senza contare che, nell’Italia dei cavilli legali, è facile vedere finire impunito il proprio abusatore, anche dopo averlo denunciato e, magari, anche dopo che la giustizia lo ha perseguito.

    L’infanzia è troppo poco tutelata, rispetto agli altri Paesi, e le autorità statuali sembrano preferire non affrontare il problema piuttosto che scontentare la Chiesa cattolica.

    Quindi perché esporsi, raccontare il proprio calvario, se la società e la legge non assicurano giustizia o almeno il vedere riconosciuta l’infamia subita? Dalle percentuali riportate sembra che in alcuni paesi l’incidenza dei child sexual offender nella popolazione sia maggiore che in altri.

    In realtà si tratta di un fenomeno facilmente spiegabile: nei paesi in cui la legge persegue con maggiore impegno ed efficacia il reato di abusi sessuali su minori, le denunce e le condanne sono superiori rispetto a quelli di altri Paesi in cui lo stesso crimine non è perseguito con altrettanta efficacia. In parole povere: le vittime sono più propense a sporgere denuncia quando sanno che c’è una possibilità concreta di ottenere giustizia. Se una sola vittima non basta MA È COSÌ diversa la situazione italiana da quella degli altri paesi?

    Anche a voler prendere per buone le stime di “un centinaio” di sacerdoti pedofili, come sostiene monsignor Crociata, qual è la percentuale di pedofili tra i preti italiani? Lo 0.29%. Di contro, la Caramella Buona, associazione antipedofilia recentemente costituitasi parte civile nel processo a carico di don Ruggero Conti, rivela che in Italia ci sono 1322 detenuti per pedofilia. Su una popolazione di oltre 20 milioni di maschi adulti, la percentuale è dello 0.006%.

    L’incidenza della pedofilia tra i sacerdoti italiani risulta essere 48 volte superiore a quella rilevata tra i comuni cittadini. Inoltre, è bene ricordare che difficilmente un pedofilo si ferma ad una sola vittima. Anche “solo” cento casi possono significare centinaia di vittime. Scorretto non è rendere pubblico un problema devastante come quello dei preti pedofili.

    Scorretto è semmai cercare di sminuire la portata di quel problema, offendere le vittime parlando di “chiacchiericcio”, insultare chi ha già subito l’insulto dell’abuso minimizzando le cifre e tentando di far credere che la vittima, in tutta questa sporchissima faccenda, sia la Chiesa. Quella Chiesa che ha tentato di far credere che gli abusi fossero tutti “casi isolati”, la Chiesa che ha dovuto essere trascinata in tribunale per riconoscere un risarcimento alle vittime, la Chiesa che ha ignorato chi le si rivolgeva per avere giustizia.

    La Chiesa che ha preferito continuare a proteggere i propri beni e i propri privilegi piuttosto che rinnegare se stessa, prendere la propria croce e seguire quel Cristo incarnato in ogni bambino abusato.

    FONTE

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webpwp-content/uploads/2025/02/domenica-15-a-celle-ligure-gianluigi-nuzzi-presenta-il-suo-ultimo-libro-inchiesta-peccato-originale-interverra-francesco-zanardi-presidente-della-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2025/02/preti-pedofili-e-adulti-complici-il-corto-di-cammuso-illumina-la-sala-farina-gesti-orrendi-camuffati-da-abito-religioso.webpwp-content/uploads/2025/02/dettagli-abusi-su-minori-in-nome-di-dio-da-piu-di-25-anni-ad-aci-bonaccorsi-la-comunita-che-plagiava-le-giovani-il-video.webpwp-content/uploads/2025/02/caso-vitale-processo-rinviato-a-dicembre-messere-a-telemolise-fatti-gravissimi-perche-commessi-da-chi-ha-una-funzione-educativa.webpwp-content/uploads/2025/02/chi-lha-visto-affronta-il-prete-che-ha-abusato-di-lui-la-risposta-preghiamo-insieme-un-caso-denunciato-dalla-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2024/09/il-primo-film-sui-preti-pedofili-girato-a-savona-e-verona-sara-al-bari-international-film-festival-domenica-6-aprile.webpwp-content/uploads/2025/02/conclave-2013-petizione-contro-il-cardinale-domenico-calcagno-non-denuncio-prete-pedofilo-non-e-degno-del-conclave-il-secolo-xix-ratzinger-sapeva-video.webp2018/10/07/quanti-sono-i-preti-pedofili-in-italia-dalle-proiezioni-litalia-ha-il-potenziale-piu-alto-di-qualsiasi-paese/

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  • FUORI DAL OMBRA

    FUORI DAL OMBRA

    Il progetto consiste in una serie di foto di sopravvissuti e le loro testimonianze. Durante l’incontro di Roma, nell’Ottobre del 2010, la fotografa italiana SIlvia Amodio ha iniziato il suo progetto “Fuori dall’ombra”. Durante l’incontro di Roma, sono stati fotografati oltre 30 sopravvissuti e una parte di queste foto e testimonianze é stata raccolta in un video. Silvia continua a seguirci in tutti i nostri incontri ed a raccogliere foto e testimonianze da aggiungere al video.

  • PEDOFILIA TRA IL CLERO: L’AJA RIGETTA LA RICHIESTA DI INCRIMINAZIONE DI BENEDETTO XVI

    PEDOFILIA TRA IL CLERO: L’AJA RIGETTA LA RICHIESTA DI INCRIMINAZIONE DI BENEDETTO XVI

    CITTÀ DEL VATICANO-ADISTA. La Corte penale internazionale dell’Aja ha rigettato la richiesta dell’associazione statunitense di vittime degli abusi sessuali perpetrati dal clero, Survivors Network of those Abused by Priests (Snap, nata negli Usa 23 anni fa, con quasi 10mila aderenti), di mettere sotto accusa Benedetto XVI e alcuni cardinali per crimini contro l’umanità (v. Adista n. 69/11).A renderlo noto, il 31 maggio scorso, lo stesso Snap. «Le questioni descritte nella vostra comunicazione non appaiono ricadere sotto la giurisdizione della Corte», ha detto un rappresentante della Corte al gruppo legale no profit che rappresenta lo Snap, il Center for Constitutional Rights, autore della denuncia nel settembre 2011, secondo la quale Ratzinger e il suo entourage avrebbero messo in atto politiche che avrebbero consentito al fenomeno degli abusi di dilagare e, per questo motivo, avrebbero dovuto essere sottoposti a un processo per crimini contro l’umanità.Nessuna sorpresa per il responso della Corte da parte della Sala Stampa vaticana: «Abbiamo sempre pensato che avrebbero risposto in questo modo», ha affermato p. Federico Lombardi all’agenzia Cna (14/6) .
    Le vittime non si arrendono
    Lo Snap e il Center for Constitutional Rights, però, non si arrendono e il 18 giugno hanno presentato una denuncia per violenze e abusi sessuali nella Chiesa al Comitato dei Diritti del Bambino delle Nazioni Unite. Le ong presenteranno un rapporto sulla «crisi mondiale» delle violazioni contro i minori all’interno della Chiesa in un incontro privato con i rappresentati del Comitato dell’Onu, in attesa della celebrazione della 65.ma sessione il prossimo gennaio. «Il comitato – si legge in un comunicato stampa delle ong – ha anche chiesto al Vaticano che presenti un rapporto sull’applicazione della Convenzione dei diritti del Bambino, che ha sottoscritto». «Il fatto che un comitato delle Nazioni Unite abbia convocato il Vaticano a trattare i diritti dei bambini, compreso il diritto a non essere sessualmente violato o sfruttato, dà una speranza ai sopravvissuti agli abusi», ha detto (el Espectador, 18/6) la presidente dello Snap Barbara Blaine, lei stessa vittima di abusi da parte del proprio parroco, a Chicago. La Chiesa, ha aggiunto David Clohessy, direttore dell’organismo, «non è in grado di risolvere questa crisi. Il silenzio non funziona. Bisogna giudicare coloro che hanno commesso gli abusi e che hanno acconsentito a conservare il silenzio». Da questo punto di vista papa Francesco non ha ancora fatto passi concreti, ma solo «gesti simbolici e segni di umiltà e povertà»: «È necessario che agisca».In questa prospettiva, è indispensabile che i documenti di Vatileaks siano consegnati alla polizia e sottoposti al processo giudiziario, ha affermato la rappresentante del Center for Constitutional Rights Pamela Spees: «Non devono essere conservati in Vaticano». E questo perché occorre garantire la sicurezza dei bambini: «Anche oggi migliaia di essi potrebbero essere in pericolo», ha affermato Blaine. (ludovica eugenio)