Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: suore

  • Abusi sessuali su minori, l’arcivescovo primate di Polonia chiede aiuto in Vaticano

    Abusi sessuali su minori, l’arcivescovo primate di Polonia chiede aiuto in Vaticano

    CITTÀ DEL VATICANO – È stato visto più di 1,9 milioni di volte su YouTube e adesso ha convinto il capo della Chiesa cattolica polacca ad agire e a chiedere al Vaticano di indagare sulla copertura di abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti avvenuta nel suo Paese.

    Il film “Hide and Seek”, secondo documentario sul tema dei preti pedofili dei fratelli Marek e Tomasz Sekielski andato in onda ieri, spinge l’arcivescovo Wojciech Polak, primate polacco e arcivescovo metropolita di Gniezno, a chiedere l’avvio di un procedimento proprio nelle ore in cui la Chiesa cattolica ricorda i cento anni dalla nascita di Giovanni Paolo II.

    “Hide and Seek” racconta la storia di due fratelli che cercano di affrontare un prete che presumibilmente li ha abusati da bambini. I due provano a chiedere conto delle loro azioni a diversi responsabili della Chiesa che, dicono, avrebbero dovuto vigilare ma non l’ha fatto. E affermano che anche un vescovo era a conoscenza delle accuse ma per anni non ha intrapreso alcuna azione.

    “Il film mostra che gli standard di protezione per bambini e adolescenti nella Chiesa non sono stati rispettati”, dice Polak in un video pubblicato dall’agenzia di stampa cattolica KAI.

    E ancora: “Chiedo a sacerdoti, suore, genitori ed educatori di non essere guidati dalla falsa logica di proteggere la Chiesa, nascondendo efficacemente i maltrattatori sessuali: non permettiamo di nascondere questi crimini”.

    Polak ha scritto direttamente a Francesco per chiedere aiuto. Un anno fa, infatti, il Papa a seguito di un summit sulla pedofilia convocato in Vaticano, rendeva obbligatorio in una lettera apostolica che i preti riferissero casi di abusi sessuali ed eventuali insabbiamenti.

    Anche il primo film dei due fratelli, “Tell No One”, uscito un anno fa, ha avuto un grande successo su youtube con 23 milioni di visualizzazioni. Anche allora alcune vittime sono andate con una telecamera dai loro persecutori e alcuni di questi hanno ammesso i loro crimini.

    Nel marzo dell’anno scorso, la Chiesa polacca ha ammesso che negli ultimi 30 anni quasi 400 membri del clero hanno abusato sessualmente di minori.

    https://www.repubblica.it/vaticano/2020/05/17/news/abusi_sessuali_su_minori_l_arcivescovo_primate_di_polonia_chiede_aiuto_in_vaticano-256881000/

  • Suore picchiano i bimbi «sulle parti intime» all’asilo a Caserta, condannate 3 religiose e la madre superiora

    Suore picchiano i bimbi «sulle parti intime» all’asilo a Caserta, condannate 3 religiose e la madre superiora

    Suore maltranno i bimbi all’asilo a Caserta, condannate 3 religiose e la madre superiore. Quattro religiose che prestavano servizio in una scuola materna di San Marcellino (Caserta), sono state condannate per maltrattamenti (rito abbreviato) a 2 anni ciascuno dal gup del tribunale di Napoli Nord. Si tratta di tre suore straniere e della madre superiora, un’italiana, direttrice della scuola accusata anche di intralcio alla giustizia. L’accusa aveva chiesto il doppio della pena.

    Le monache avrebbero percosso in alcune occasioni i bambini durante l’orario di mensa o nel corso di attività ricreative. Le indagini dei carabinieri, sono state avviate lo scorso anno su denuncia di alcuni genitori. Alcuni filmati riguardanti le intercettazioni audiovisive hanno confermato le denunce.

    https://www.ilgazzettino.it/italia/cronaca_bianca/suore_asilo_caserta_condannate_madre_superiore_oggi_ultime_notizie-4427392.html?fbclid=IwAR1O–7ci7G9zX-QdZNWWMkXQYn4vIVZJzFuWeR2mcO6XZBNlBuSTrPttX4

  • Don Luciano Massaferro dice messa a Borghetto: il sindaco chiama il vescovo e Rete L’Abuso annuncia istanza in Procura

    Don Luciano Massaferro dice messa a Borghetto: il sindaco chiama il vescovo e Rete L’Abuso annuncia istanza in Procura

    E Zanardi accusa i parrocchiani: “Pare non solo non abbiano timore per i loro figli, ma non si sono minimamente allarmati e lo accettano tacitamente”

    Borghetto Santo Spirito. Sta diventando un caso la decisione del vescovo di Albenga, Guglielmo Borghetti, di incaricare di celebrare messa nella parrocchia di Borghetto Santo Spirito don Luciano Massaferro, il sacerdote di Alassio condannato in via definitiva il 20 luglio 2012 a 7 anni e 8 mesi per molestie su una ragazzina che, all’epoca dei fatti, aveva 11 anni.

    Scontata la pena, il sacerdote è tornato nella diocesi di Albenga e attualmente lavora nell’ufficio beni culturali della diocesi. Pur condannato dalla giustizia ordinaria, è stato assolto da quella canonica che gli ha quindi consentito di tornare a celebrare messa. Lo fa da poco più di un anno. E dopo alcune sostituzioni sporadiche in piccole parrocchie, soprattutto dell’entroterra, da qualche mese monsignor Borghetti ha iniziato a inviarlo in modo più costante a Borghetto Santo Spirito dopo che il parroco della chiesa di Sant’Antonio da Padova, don Francesco Zuccon, ha chiesto la collaborazione di un altro prelato per sostituirlo in alcune funzioni religiose.

    Nonostante Massaferro abbia scontato il suo debito con la giustizia, non sia parroco e non abbia ruoli che lo pongono attivamente in contatto con minorenni, la sua presenza in questi mesi a Borghetto, a quanto pare, ha lasciato perplesso almeno un fedele. Quello che, tre giorni fa, ha contattato Rete L’Abuso (l’associazione savonese che combatte in tutto il mondo la pedofilia nella Chiesa) per segnalare la cosa. A quel punto il presidente Francesco Zanardi ha deciso di rendere nota la vicenda attraverso la propria newsletter.

    Zanardi attacca Borghetti, ma anche i parrocchiani: “Al di la degli appelli di tolleranza zero di papa Francesco, è certo che Borghetti, teoricamente mandato per fare pulizia nella diocesi dello scandalo, di pulizia ne ha fatta davvero poca e anche male. A stupire sono però i parrocchiani di Borghetto Santo Spirito, che pur vedendosi un prete condannato in via definitiva in parrocchia, pare non solo non abbiano timore per i loro figli ma non si sono minimamente allarmati per questo e accettano tacitamente don Luciano”.

    “Stiamo preparando una istanza alla Procura di Savona – annuncia poi Zanardi all’Ansa – per chiedere che venga verificato il rispetto della normativa preventiva a tutela dei minori. Vogliamo sapere se è controllato nelle sue attività e da chi, perchè non può tornare a contatto con i minori”.

    E la mossa di Zanardi ha allarmato il sindaco di Borghetto, Giancarlo Canepa, che questa mattina ha annunciato attraverso il profilo Facebook ufficiale del Comune: “Ieri mattina ho avuto un lungo colloquio con il parroco Don Zuccon – scrive – e ho richiesto un appuntamento urgente con il Vescovo di Albenga Guglielmo Borghetti“.

    LA VICENDA
    Don Luciano Massaferro era stato arrestato dalla polizia il 29 dicembre 2009, dopo le segnalazioni arrivate dagli psicologi dell’ospedale Giannina Gaslini di Genova e che aprlavano di abusi su una minorenne, sua parrocchiana. Erano almeno tre gli episodi di molestie che gli venivano attribuiti, in particolare nel corso dei “tour” per le benedizioni delle case, alle quali aveva partecipano anche la sua piccola accusatrice, rappresentata in giudizio dall’avvocato di parte civile Mauro Vannucci. L’intera delicata vicenda aveva sollevato un polverone di polemiche, con la divisione dell’opinione pubblica locale in colpevolisti ed innocentisti.

    Nel processo di primo grado, i pm savonesi Giovanni Battista Ferro e Alessandra Coccoli avevano ritenuto accoglibile il racconto della chierichetta. La sentenza di primo grado prevedeva non solo la condanna a sette anni e otto mesi di reclusione ma anche l’interdizione perpetua dall’esercizio dei pubblici servizi e dei servizi a fini educativi, mentre per la vittima era stato disposto un risarcimento di 180 mila euro (oltre a 10 mila euro per la madre della piccola). All’epoca il sacerdote era stato rinchiuso dapprima nel carcere di Valle Armea a Sanremo, per poi ottenere prima il trasferimento nel convento di suore di clausura a Diano Castello e fare infine ritorno nella “sua” Alassio, nell’alloggio dietro alla canonica della parrocchia di San Vincenzo Ferreri.

    Il ricorso al secondo grado di giudizio era stato richiesto dagli avvocati difensori del prete, Mauro Ronco e Alessandro Chirivì, che avevano depositato un documento di 174 pagine nel quale veniva ricostruita nel dettaglio la vicenda giudiziaria del religioso, adducendo motivazioni di “non attendibilità” della piccola destinataria delle molestie. Ma sia in Appello che in Cassazione la sentenza era stata confermata. Massaferro è uscito dal carcere nel 2015.

    https://www.ivg.it/2020/03/don-luciano-massaferro-dice-messa-a-borghetto-il-sindaco-chiama-il-vescovo-e-rete-labuso-annuncia-istanza-in-procura/

  • Caso Provolo, le vittime degli abusi dei preti contro Papa Francesco: “Sapevi e non hai agito”

    Caso Provolo, le vittime degli abusi dei preti contro Papa Francesco: “Sapevi e non hai agito”

    Le vittime del caso Provolo, lo scandalo degli abusi ai danni dei bambini sordomuti ospitati negli Istituti di Verona e Mendoza, in Argentina, tornano ad accusare Papa Francesco: “Sapevi e non hai agito”. La prossima settimana saranno a Roma per presentare “prove dei loro casi di violenze” e per chiedere un incontro a Bergoglio.

    di Ida Artiaco

    “Sapevi e non hai agito”. Si rivolgono così senza mezzi termini a Papa Francesco le vittime di abusi da parte di sacerdoti e religiosi dell’Istituto Provolo di Verona, con una sede anche in Sud America, precisamente a Mendoza, in Argentina, dedicato ai bambini sordomuti. Stando a quanto riferito dalla rete Eca (Fine Clergy Abuse), le stesse vittime saranno la prossima settimana a Roma e Ginevra per denunciare quanto subito, presentando “prova dei loro casi di violenze e di violazioni dei diritti umani da parte del Papa e della Santa Sede”, e per chiedere un incontro pubblico con il Pontefice esattamente ad un anno di distanza dal vertice che lo scorso anno si tenne in Vaticano sul tema della pedofilia nella Chiesa. In Argentina c’è anche un processo contro due sacerdoti, Nicola Corradi e padre Horacio Corbacho, e un impiegato laico, nel corso del quale più di 20 vittime sorde hanno testimoniato di essere state aggredite sessualmente e maltrattate fisicamente all’Istituto, alcune già all’età di cinque anni. “Questo mese, altri nove presunti autori di reato dovrebbero essere processati, tra cui due suore”.

    Caso Provolo, le accuse delle vittime alla Chiesa: “Nessuno ha fatto niente”

    Non è tuttavia la prima volta che le vittime degli abusi del caso Provolo si rivolgono a Bergoglio. Già nel 2016, subito dopo l’arresto dei due sacerdoti in Argentina, Julieta Anazco, che aveva denunciato casi di pedofilia nel paese, ben sette su bambini di età compresa tra i 7 e gli 11 anni, si era rivolta al Pontefice. “Abbiamo informato la Chiesa, tutti lo sapevano di quello che accadeva, ma nessuno ha fatto niente, – aveva dichiarato ai microfoni di Fanpage.it –, all’epoca Papa Francesco era l’arcivescovo di Buenos Aires, abbiamo provato ad incontrarlo ma nessuno ci ha ricevuto”. Parlando di un altro sacerdote, aveva raccontato che “abusava dei minori durante la confessione, oppure si infilava nelle nostre tende mentre dormivamo. Mi è sembrato molto coraggioso che queste persone con difficoltà linguistiche siano riusciti a raccontare quanto successo, cosa che io non riuscivo a fare”.

    Il caso Provolo nell’inchiesta di Fanpage.it

    Lo scandalo degli abusi da parte di sacerdoti e religiosi ai danni dei giovani ospiti sordomuti della struttura scoppiò nel 2009. Ben 67 disabili denunciarono di essere stati violentati da preti quando erano bambini. A novembre del 2016 furono arrestati due sacerdoti per le violenze commesse a Lujàn de Cuyo, nella diocesi di Mendoza. Uno dei due è l’italiano Nicola Corradi, 82 anni, denunciato per la prima volta negli anni Ottanta sempre per casi di pedofilia presso l’Istituto Antonio Provolo di Verona. “Sono stato sodomizzato e costretto ad avere rapporti sessuali da almeno quindi preti e fratelli”, racconterà in seguito una delle sue vittime, ormai ultrasessantenne. L’altro è Horacio Corbacho, 56 anni. Del caso Provolo si era occupata anche Fanpage.it con una inchiesta: Don Eligio Piccoli, sacerdote in servizio sempre all’Istituto Provolo di Verona, ammise davanti ai nostri microfoni di aver abusato sessualmente di molti minori sordomuti ospiti della struttura veneta.

    Sempre Fanpage.it era riuscita ad entrare in possesso di alcuni documenti che provavano il fatto che il Vaticano, che nel 2010 aveva anche istituito una commissione di indagine indipendente, è sempre stato a conoscenza di quanto avveniva tra le mura dell’istituto veronese. Mario Sannite, un magistrato in pensione che era stato presidente della sezione penale e poi della corte di appello del tribunale di Verona e che venne messo al capo della Commissione, rivelò che “Don Nicola Corradi è stato trasferito in Argentina per questo motivo, perché era accusato di fatti di questo tipo. Lo so perché parlando con Don Mazzoni [il vicario giudiziale del tribunale ecclesiastico], parlando col vescovo, sono venuto a saperlo”. Ma le domande senza risposta sono ancora molte. Infine, a novembre del 2019 Corradi è stato condannato a 42 anni di reclusione, l’altro sacerdote a 45 anni mentre l’inserviente a 18 anni. I giudici hanno inoltre ordinato la cura psicologica gratuita a carico dello Stato per tutte le vittime e l’agevolazione per il loro reinserimento nella società.

    https://www.fanpage.it/attualita/caso-provolo-le-vittime-degli-abusi-dei-preti-contro-papa-francesco-sapevi-e-non-hai-agito/

  • Verso il processo le vittime del prete pedofilo libanese. In veste di accusate

    Verso il processo le vittime del prete pedofilo libanese. In veste di accusate

    40135 ROMA-ADISTA. Marilène Ghanem e le altre sopravvissute agli abusi di Mansour Labaki, prete maronita incardinato a Beirut e “orco” di bambine e adolescenti, sono ancora lì, a lottare perché sia riconosciuto loro l’onore di donne e di persone, e siano ristabiliti nei loro confronti la giustizia e il pieno diritto a non essere considerate alla stregua di meretrici, come ha lasciato intendere il difensore di Labaki, Antoine Akl, intervenendo telefonicamente durante l’intervista a Ghanem nella trasmissione televisiva, Ana Héik (Sono così, 29/1/20). La loro riabilitazione sociale può venire dal pieno riconoscimento della colpevolezza di Labaki sia all’interno della Chiesa maronita, con la dimissione del prete dallo stato clericale, sia a livello di giustizia civile. Ma, colmo della beffa e della mistificazione, le sopravvissute libanesi il 16 marzo avranno sì modo di comparire davanti ai giudici, ma in un processo intentato (nel maggio 2014) contro di loro da Labaki con l’accusa di complotto ai suoi danni. Adista segue la vicenda dal 2013, n. 34; e poi con i nn. 19/14, 13 e 17/16. Nei nn. 23/16 e 10/19, è Marilène in prima persona a raccontare il dramma della violenza personale e sociale subita e della giustizia negata.

    Eppure il prete maronita, oggi 80enne, è stato riconosciuto «colpevole» dalla Congregazione per la Dottrina della Fede (sezione di Parigi) di «due capi di imputazione, cioè i delitti contra sextum», abusi sessuali, «verso tre minori» e «il crimen sollicitationis durante la confessione di una della vittime». Il Decreto (protocollo n. 648/2011) della Congregazione, datato 23 aprile 2012 (giudizio confermato il 19 giugno 2013), lo ha condannato a «una vita di preghiera e penitenza in una comunità religiosa o in altro luogo di ritiro deciso dal Vescovo in accordo con la Congregazione» vaticana; alla «privazione di tutti gli uffici ecclesiastici»; alla «interdizione della celebrazione dei sacramenti coram populo, cioè in pubblico», eucarestia in primis; e alla «interdizione di assumere qualsiasi direzione spirituale, di partecipare a manifestazioni pubbliche o mediatiche (conferenze, apparizioni alla televisione, celebrazioni…), come di prendere contatto con i media o con le vittime». Il Decreto si chiude con una «precetto penale»: «in caso di grave violazione delle pene summenzionate, gli sarà applicata la “scomunica minore” il tempo necessario alla piena osservanza delle pene». Le autorità ecclesiastiche non hanno mai vegliato sull’applicazione delle pene previste: Labaki le ha in vario modo disattese, fino al punto da intentare causa alle sue vittime, pur non avendone facoltà perché sotto punizione.

    Le amicizie che contano

    La condanna non è tornata a vantaggio delle vittime, anche perché non è mai stata resa pubblica. Labaki, considerato il Marcial Maciel del Libano, in riferimento all’abusatore seriale fondatore dei Legionari di Cristo, è d’altronde un abile manipolatore e non si è fatto mettere con le spalle al muro, facendo leva sulle amicizie autorevoli e potenti di cui gode, a partire dal patriarca maronita card. Béchara Boutros Raï; amicizie anche complici, perché – c’è un “vaso di Pandora” colmo di abusi pronto a scoperchiarsi: il primo che denuncia Labaki, sarà denunciato, sintetizza Ghanem. Il quale Labaki può peraltro contare sul “buon nome” che s’è fatto, e sul lustro ricaduto sulla Chiesa libanese, con opere varie, fra le quali l’istituzione del “Foyer Notre-Dame du Sourire”, in Libano, e, in Francia, del “Foyer Notre-Dame-Enfant du Liban” per l’accoglienza di bambini libanesi cristiani e musulmani. Foyer, quest’ultimo, che ha fornito all’orco “materiale” per continuare nel tipo di abusi già perpetrati in Libano (qui, anche su una sua nipote quattordicenne), tanto che è in corso in Francia, dal 2011, un processo che lo vede imputato di pedofilia, accusato da varie sopravvissute francesi. I magistrati francesi, non riuscendo ad ottenere mai la sua presenza al giudizio, hanno anche emesso contro l’orco libanese, nell’aprile 2016, un mandato di cattura internazionale. Senza risultato, bisogna dire.

    Il patriarca libanese sta dalla parte del prete pedofilo

    Secondo il cardinal patriarca Raï sarebbe in atto una «campagna diffamatoria» contro Labaki, e sarebbe dimostrata dal carteggio di circa 2mila e-mail intercorse privatamente tra le autorità ecclesiastiche e le vittime in cerca di giustizia. Tale documentazione è stata letteralmente rubata con l’ausilio di esperti hacker ed è servita al prete abusatore per citare in giudizio per diffamazione sia le vittime, sia i due rappresentanti del Tribunale ecclesiastico che lo avevano condannato (uno dei quali è Luis Ladaria, allora segretario della Congregazione della Dottrina della Fede e oggi prefetto della stessa), colpevoli, a dire dell’“orco”, di aver manipolato le vittime per poter accusare il prete. Dietro a tale “complotto” ci sarebbe, di volta in volta, nientemeno che la massoneria internazionale, il sionismo ebraico, le sette sataniche.

    Il “malloppo” di e-mail è stato consegnato, i primi di febbraio del 2016, dal patriarca Raï a papa Francesco «come prova di innocenza di Labaki». Secondo Raï, il prete abusatore sarebbe sotto attacco non per i crimini di pedofilia (il patriarca non ne tiene proprio conto), ma a motivo di una decisione d’autorità non gradita alle persone che l’hanno subita e che perciò avrebbero scatenato la guerra, dando il via, appunto, a una «campagna diffamatoria». Ecco infatti cosa dichiarò l’alto gerarca maronita il 18 marzo 2016, dopo l’incontro con Bergoglio, durante il discorso tenuto nella scuola di San Giuseppe a Aintoura: «C’è stata una campagna mirata contro monsignor Labaki con molte accuse false e menzognere e abbiamo tutto tra le mani. I tribunali hanno avuto avvio senza né domande né risposte – ha aggiunto di fatto denigrando il giudizio della Congregazione per la Dottrina della Fede – e il monsignore è stato condannato dalla Chiesa, a volte l’hanno arrestato, a volte l’hanno sospeso a divinis. Ultimamente il tribunale ecclesiastico ha tolto la sospensione a divinis, non l’impedimento a sue apparizioni alla televisione o a partecipazioni a celebrazioni pubbliche. Tutti i documenti (consegnati al papa, ndr) mostrano quante menzogne e falsità sono state inventate ai danni di questo uomo e che trovano le vere cause scatenanti non nelle accuse rivolte, ma nella sua risoluzione a consegnare la direzione della casa costruita a Lourdes [Beth Maryam, finanziata all’associazione di Labaki, Lo Tedhal] alle Suore della Croce. Questa sua decisione ha infastidito i primi gestori della casa e da lì è iniziata la campagna accusatoria contro di lui». Della quale avrebbero evidentemente profittato, per distruggere il “poveruomo”, massoneria internazionale, sionismo e sette sataniche.

    Che in tutta la torbida vicenda papa Francesco sia stato manipolato si desume da un altro episodio: a marzo 2018, l’uscente ambasciatore del Libano presso la Santa Sede, Antoine Andari, ha scattato una foto del momento in cui Francesco dedicava una copia del suo libro Dio è giovane al prete abusatore, scrivendo: «Al padre Mansour Labaki con la mia benedizione. Francesco».

    Un mezzo mea culpa

    Il processo, nella cui udienza del 16 marzo prossimo verranno interrogate varie sopravvissute libanesi per rispondere all’accusa di associazione a delinquere e falsa testimonianza – accusa rivolta anche contro l’allora monsignore o oggi cardinale Luis Ladaria –, non è praticamente mai iniziato: agli appuntamenti fissati dal tribunale, un paio l’anno dal 2014, l’accusa non si è mai presentata, costringendo il giudice a indicare una nuova data. Sicuramente l’accusa punterà al massimo sulla prova che giudca schiacciante, il carteggio delle e-mail.

    La difesa, invece, produrrà fra le prove una lettera del 2003 scritta a mano e firmata da Mansour Labaki, indirizzata a una donna-vittima, una lettera che è un mea culpa ma dai toni decisamente manipolatori: «Carissima XXXX, consapevole della sofferenza che ancora subisci a causa di un atteggiamento ambiguo che ho avuto verso di te 19 anni fa, quando sei venuta per offrire i tuoi servizi al Foyer di XXXX, vengo a chiedere il tuo perdono per la ferita che ti ho causato, quando ero completamente inconsapevole della portata di infelicità di un gesto che volevo paterno. Il mio carattere orientale esuberante può essersi prestato a confusione. Ma, carissima, eri così dolce, così pura, così bella, così sorridente che pensavo di aver visto in te una santa o addirittura la Beata Vergine. Strigendoti al mio cuore, ero certo di abbracciare una Santa-Teresa che tu rappresentavi per me. Come immaginare uno sbandamento? Non riesco ancora a immaginarlo. Stavo oscurando un fiore, tanto era luminoso il profumo della tua purezza! Ma, ecco, ora capisco che queste azioni ti hanno ferito. Oh! come sono dilaniato. E quando XXXX e XXXX sono venuti a chiedermi spiegazioni, diedi loro in coscienza la mia versione delle cose. Il che ha potuto far loro pensare che tu stessi mentendo. No mia cara! Non stavi mentendo. Stavi soffrendo. Ma ero ingenuo e in buona fede. Sono quindi responsabile del male che hai provato e che continui a vivere. Davanti a Dio e davanti a te, chiedo perdono e, dimmi, come vuoi che ripari? Spiritualmente, dirò molte messe e preghiere per te affinché tu possa trovare la pace del cuore, e per me affinché io comprenda e mi converta».

    Per anni e con tutti i ricorsi possibili e immaginabili a vescovi e al Vaticano, le vittime lottano perché sia resa loro giustizia e perché l’opinione pubblica sia resa consapevole della cultura della predazione che vige invitta nel loro Paese (e non solo). Per questo chiedono, fra l’altro, che Labaki sia dimesso dallo stato clericale e che sia pubblicizzato il provvedimento, e che si indaghi sulle autorità ecclesiastiche che hanno coperto i suoi crimini, a partire dai vescovi di Beirut che si sono succeduti negli anni.

    https://www.adista.it/articolo/62887

  • In Vaticano, tabù sugli abusi sessuali nei confronti delle suore

    In Vaticano, tabù sugli abusi sessuali nei confronti delle suore

    Gli abusi, sia sessuali che di potere, commessi contro le suore all’interno della Chiesa cattolica costituiscono una questione spinosa non  ancora doverosamente affrontata dal Vaticano, al contrario di quella riguardante gli abusi sessuali di minori che negli ultimi decenni ha scatenato una delle sue maggiori crisi.
    Il supplemento mensile femminile de L’Osservatore Romano riguarda proprio le condizioni di vita dei religiosi nella Chiesa con un panorama devastante di abusi e sfruttamento del lavoro.

    Vi sono casi da esaurimento per il lavoro e da stress post-traumatico, un problema che fino ad ora era stato un tabù. In un’intervista, il Prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, il cardinale João Braz de Aviz, ammette l’esistenza di casi di abuso di religiosi da parte di sacerdoti e delle relative indagini, attualmente in corso. Se le vittime di questo tipo di crimine sono le religiose, le denunce sono gestite dagli stessi Istituti, a differenza degli abusi su minori, su laici o seminaristi, trattati dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Quando si tratta di suore, mancano norme precise su come procedere e protocolli di prevenzione aggiornati.

    Iniziano a emergere casi di abusi sessuali nei confronti delle suore, un fenomeno che è rimasto per moltissimo tempo nascosto. Sull’ argomento papa Francesco ha chiesto “trasparenza totale” nei casi di violenza sessuale contro le suore. Braz de Aviz ha dichiarato: “Quando l’autorità viene interpretata come potere e non come servizio, può portare a situazioni dolorose….. Siamo di fronte a persone ferite con le quali dobbiamo ricostruire un rapporto di fiducia”.

    La rivista vaticana Women, World, Church in passato ha denunciato abusi e sfruttamenti sulle suore, affrontando anche il problema dello stress post-traumatico che colpisce un gran numero di religiosi. La questione è stata discussa durante l’ultima riunione dell’Unione Internazionale dei Superiori Generali (UISG), con la decisione di istituire una commissione internazionale per studiare il fenomeno nei prossimi tre anni e proporre misure per risolverlo.
    Sono allo studio “linee guida” per definire doveri e diritti nei luoghi di lavoro ed ogni religioso dovrà assumere una sorta di codice di condotta. Si dovrà investire nel benessere delle suore e concedere loro due settimane di ferie, una retribuzione, una situazione abitativa dignitosa, l’accesso a internet.
    L’abuso sessuale all’interno delle congregazioni religiose non è un fenomeno nuovo o recente. Cominciarono a essere denunciati negli anni novanta e, già nel 1995, la religiosa Maura O’Donohue presentò un rapporto di un panorama desolante, specialmente in Africa, con casi di novizi violentati da sacerdoti.

  • Cardinale contro le suore. Ma è omertà sugli abusi

    Cardinale contro le suore. Ma è omertà sugli abusi

    Denuncia del ‘prefetto’ Braz de Aviz: “Molestie sessuali tra monache”. La realtà è che la grande maggioranza dei reati viene compiuta dai chierici

    di LUCETTA SCARAFFIA

    Roma, 26 gennaio 2020 – Un nuovo scandalo aleggia sul Vaticano, ha scritto l’Ansa dopo l’intervista del cardinale Braz de Aviz, prefetto dell’organismo vaticano che si occupa dei religiosi, al mensile femminile dell’Osservatore Romano, su un “fenomeno nascosto che ora deve emergere”, e cioè “casi di abusi sessuali fra suore” e abusi di autorità negli istituti religiosi femminili.

    Così, dopo lo scandalo della pedofilia, dopo che si è saputo che anche gli abusi sulle suore da parte di vescovi e sacerdoti costituiscono in tutto il mondo un’abitudine, arriva un’altra rivelazione, la più imprevista: anche le suore sono cattivi soggetti. E la questione sembra preoccupare talmente il cardinale che, interrogato sull’abuso di autorità nei confronti delle donne, non solo dedica quasi tutta la risposta a esempi di superiore prepotenti, ma riguardo gli abusi sessuali sulle suore racconta il suo stupore nello scoprire che vengono praticati anche dalle suore stesse: ben nove casi in una sola congregazione! È naturale che il prefetto si stupisca.

    Da anni la sua congregazione riceve numerosissime denunce di religiose sulle violenze subite da religiosi e preti di ogni ordine e grado, ma quelle denunce si fermano e si accumulano. Se invece l’accusata è una suora, la sorpresa è tanta che lo induce a muoversi immediatamente e, s’immagina, a punire con severità. L’intervista ha suscitato dolore e angoscia nel mondo delle religiose: in un momento di crisi delle vocazioni, di abbandoni sempre più frequenti, l’unica forza di cui disponevano era il rispetto e l’affetto di cui sono circondate dal popolo dei fedeli, che le conoscono bene e ammirano la loro abnegazione e la loro concreta testimonianza di vita cristiana.

    Che cosa accadrà adesso? Avranno ancora il coraggio di denunciare gli abusi, gli aborti a cui sono state sottoposte per nascondere le colpe e le carriere del clero? Avranno ancora la forza di dire che esigono rispetto e ascolto, che hanno diritto a una preparazione intellettuale uguale a quella degli uomini? I media si stanno impadronendo del lato morboso della vicenda e non sembrano accorgersi di un paradosso: le suore che abusano saranno una su mille, e comunque le loro relazioni lesbiche non inducono all’aborto. Il cardinale assicura: la “cultura che ci ha fatto entrare in queste deviazioni deve sparire, dobbiamo tornare alla testimonianza”.

    Certo, ma la testimonianza deve cominciare con la verità, con l’ammissione che finora la Chiesa, e in particolare la congregazione dei religiosi, hanno colpevolmente chiuso gli occhi davanti allo scandalo delle suore abusate dal clero proprio come nei confronti dei preti pedofili. Nell’incontro di un anno fa in Vaticano una suora nigeriana ha raccontato il suo calvario di abusi continuati da parte di un vescovo, che l’ha poi costretta a tre aborti. Ma nel volume che raccoglie gli interventi in quel seminario, non sono riportati né il paese dove il fatto è avvenuto, né il nome del vescovo: si chiama omertà.

  • ABUSAVA DEI RAGAZZINI: CONFERMATA LA CONDANNA A OTTO ANNI PER DON PASCAL

    ABUSAVA DEI RAGAZZINI: CONFERMATA LA CONDANNA A OTTO ANNI PER DON PASCAL

    Il sacerdote 47enne di Nuraminis avrebbe utilizzato sonniferi per addormentare le vittime

    E’ stata confermata in Cassazione la condanna a otto anni per don Pascal Manca, il sacerdote 47enne di Nuraminis accusato di aver abusato di diversi ragazzini della sua parrocchia.

    Il religioso, che all’epoca dei fatti contestati aveva sede a Mandas, secondo le suore e i diaconi che vivevano con lui nella casa parrocchiale consumava enormi dosi di sonniferi. Dosi che, secondo gli specialisti interpellati, sarebbero incompatibili con l’uso personale. Per i giudici della Cassazione “Don Pascal mischiava i pesanti sedativi nelle bibite che poi offriva ai ragazzi convocati nella casa parrocchiale per segrete riunioni. Quando avevano sete per i minorenni non c’era mai acqua, ma soltanto bevande allungate a loro insaputa con sonnifero incolore e insapore”.

    Secondo quanto emerso, gli incontri erano organizzate dal parroco al di fuori degli orari del catechismo e “Una volta che riusciva ad addormentare i ragazzi, don Pascal approfittava di loro”. Prosegue la ricostruzione dei giudici: “nessun dubbio sulle dichiarazioni dei ragazzi vittime degli abusi, che sentiti separatamente e in diversi frangenti hanno sempre raccontato la stessa versione dei fatti, compresi i messaggi esplicitamente pornografici ricevuti da don Pascal col tentativo di indurli a compiere atti sessuali”.

    I legali del sacerdote Gianni Faa e Paolo Loria hanno difeso il proprio assistito sostenendo che don Pascal lasciava spesso incustoditi il telefono cellulare e il tablet e che uno dei messaggi presi a esame fosse partito mentre questi celebrava messa la notte di Natale. Per i giudici il fatto non sarebbe rilevante poiché “L’ex parroco di Mandas e Villamar era solito mandare messaggi a sfondo sessuale anche a numerosi adulti, era una sua pratica molto frequente”.

    Il Tribunale ha confermato il pagamento di oltre 200mila euro di provvisionale da versare alle vittime come anticipo rispetto ai risarcimenti già chiesti in sede civile.

    https://www.sardegnalive.net/news/in-sardegna/41765/abusava-dei-ragazzini-confermata-la-condanna-a-otto-anni-per-don-pascal

  • La suora denuncia: “Da anni subiamo molestie”. La sua Congregazione la espelle

    La suora denuncia: “Da anni subiamo molestie”. La sua Congregazione la espelle

    Suor Lucy Kalappura è da mesi al centro delle cronache in India. Accusa un vescovo (che viene rinviato a giudizio) di presunti abusi. La Congregazione e il Vaticano l’allontanano: ha avuto comportamenti non conformi alle regole dell’ordine

    Suor Lucy Kalappura, la religiosa “ribelle” del Kerala (India) che ha sostenuto le denunce di una consorella che accusa di stupro l’ormai ex vescovo della diocesi di Jalandhar (in Punjab) Franco Mulakkal, ha annunciato di avere scritto un’autobiografia che presto verrà pubblicata.

    La versione della suora

    «lo sanno tutti, gli abusi sessuali dei sacerdoti verso le suore sono all’ordine del giorno», ha detto al quotidiano Hindustan Times. «Ho iniziato a tenere un diario nel 2004, quando attorno a me, in convento, ci furono i primi episodi di molestie ai danni delle suore. Mi ripromisi di annotare tutti quei gesti orrendi, per non dimenticarne nessuno. Gli abusi nel nostro mondo sono più che noti, ma i colpevoli vengono protetti e continuano ad agire nell’impunità».

    Il processo

    Il processo contro il vescovo Mulakkal, il primo esponente cattolico arrestato in India, è in corso in Kerala: per ottenerne l’arresto e il rinvio a giudizio, nel settembre del 2018, l’accusatrice, e le quattro consorelle che la affiancano, tra cui suor Lucy, hanno dovuto manifestare pubblicamente per mesi (Ansa, 3 dicembre).

    La comunicazione del Nunzio

    Suor Lucy, la più combattiva e la più presente sui media, è stata prima richiamata (con la sospensione di tutte le attività che svolgeva in parrocchia) e poi espulsa dalla case delle Clarisse francescane, l’ordine cui appartiene, insieme alle altre consorelle che avevano protestato con lei (Lettera Donna, 4 dicembre).

    A quel punto suor Lucy ha fatto appello alla Pontificia Congregazione per le Chiese orientali contro il suo allontanamento.

    Ma il Vaticano, scrive Adista (18 ottobre), attraverso una comunicazione consegnatale dal Nunzio apostolico, monsignor Giambattista Diquattro, nel mese di agosto ha confermato l’espulsione dalla congregazione «per aver assunto atteggiamenti ritenuti non conformi alle regole dell’ordine»: la pubblicazione di libri, brani musicali e della raccolta di denaro per la loro vendita; oltre all’acquisto e la guida di un’automobile utilizzata proprio per le manifestazioni pubbliche contro mons. Mulakkal.

    Botta e risposta

    Secondo il Vaticano, scrive Asianews (18 ottobre), suor Lucy «non ha fornito spiegazioni soddisfacenti sul suo stile di vita in violazione delle norme della Fcc» che l’aveva ammonita con «giusti avvertimenti canonici».

    «La maggior parte del comunicato è in una lingua che non comprendo. Aspetterò una lettera più chiara da parte delle superiore della congregazione con la comunicazione di eventuali scadenze per un secondo appello», ha dichiarato alla televisione indiana Ndtv suor Lucy.

    Una querelle che sta interessando da mesi la stampa indiana e sta ledendo, non di poco, l’immagine della chiesa cattolica nel Kerala, lo Stato indiano con più cattolici.

    https://it.aleteia.org/2019/12/11/suora-denuncia-da-anni-subiamo-molestie-congregazione-espulsione/

  • Live Non è la D’Urso, Paolo Brosio: “Preti che abusano di minori? Chi se ne frega di questi casi”

    Live Non è la D’Urso, Paolo Brosio: “Preti che abusano di minori? Chi se ne frega di questi casi”

    È stato questo il tema su cui si è dibattuto lunedì sera nell’ultima puntata di “Live – Non è la D’Urso”

    Sesso e Chiesa. È stato questo il tema su cui si è dibattuto lunedì sera nell’ultima puntata di “Live – Non è la D’Urso“: in studio c’era da una parte chi accusava il Vaticano di nascondere gli episodi di abusi su minori e di suore e preti che praticano sesso consenziente, mentre dall’altra c’era chi lo difendeva a spada tratta come Paolo Brosio. Proprio quest’ultimo, preso dalla discussione, ha fatto una considerazione che gli è costato un duro rimprovero da parte della conduttrice, Barbara D’Urso.

    Il dibattito si è aperto con lo scandalo dei due casi di suore incinte in Sicilia e poi è proseguito con Serena Grandi che ha raccontato ancora una volta quanto le è accaduto da bambina, quando il prete della sua parrocchia la costringeva a baciare una sua amica. Barbara D’Urso è intervenuta per sottolineare che non si poteva generalizzare estendendo il discorso a tutta la Chiesa ma che si trattava solo di casi isolati ma è stata interrotta da Manuela Villa: “Per paura dei preti i genitori non portano più i propri figli all’oratorio“, ha detto la showgirl.

    Al che Paolo Brosio ha fatto un salto sulla sedia mentre gli altri ospiti davano ragione alla Villa continuando a parlare di abusi sui minori e poi è sbottato: “Chi se ne frega di questi casi, gli oratori sono pieni di gente per bene“, parole forti, che hanno fatto calare il gelo in studio scatenando la dura reazione della conduttrice ma anche di Vladimir Luxuria ed Elenoire Casalegno: “È gravissimo quello che dici, è per gente che la pensa come te che dice chi se ne frega che anni dopo anni si nascondono soprusi su bambini e donne“.

    Ma la questione non è finita qui. Ripresa la discussione, Paolo Brosio è tornato poi alla carica: “Io non sono mica scemo, ho capito il tuo gioco! Parli solo delle cose negative“, ha detto rivolgendosi alla D’Urso. “Nemmeno io sono scema – gli ha replicato subito la conduttrice – Tu stai facendo un discorso fine a se stesso, portandolo completamente dalla tua parte. Io non sto parlando in generale e lo sai bene. Sono molto religiosa, vado in chiesa, ho sempre un rosario con me e non mi vergogno di dirlo. L’ho detto per quattro volte che non stiamo parlando in generale ma di notizie di cronaca. Sei insopportabile!”, ha concluso Barbara D’Urso.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/11/12/live-non-e-la-durso-paolo-brosio-preti-che-abusano-di-minori-chi-se-ne-frega-di-questi-casi/5559395/?fbclid=IwAR2kMMfqQjrWcxnw4_ZUx463cQRiLu49rAtnrL1yu_1ugvwapcQzDQRvxN8