Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: suore

  • Enna – Progetto 360, si apre la stagione delle responsabilità

    Enna – Progetto 360, si apre la stagione delle responsabilità

    Nuovo direttivo e nuovi impegni per gli oltre duecento ragazzi di Enna che fanno parte dell’associazione giovanile Progetto 360. 

    Dopo l’annunciato ritiro del fondatore e guida spirituale del gruppo, don Giuseppe Rugolo, allontanatosi dalla città per motivi di salute, i giovani hanno deciso di continuare a portare avanti le tante attività formative e sociali che li vedono coinvolti da quasi quattro anni, assumendosi un grande carico di responsabilità.

    “Faccio un grosso in bocca al lupo ai ragazzi – ha detto don Rugolo prima di andare via – per loro si apre la stagione della responsabilità e ho la profonda certezza che questi giovani faranno più e meglio di quanto io ho fatto per loro in passato”.

    Ancora ricolmi del messaggio di saluto del loro padre spirituale, i giovani nei giorni scorsi hanno rinnovato le cariche direttive e hanno subito assicurato di voler portare avanti le attività così come in passato, rendendo protagonisti gli associati – tutti adolescenti – di iniziative culturali e sociali, senza trascurare la formazione umana e spirituale. “Lavoriamo per migliorarci ancora di più e per smuovere le coscienze della nostra città”, hanno dichiarato all’unisono.

    Tra i grandi eventi già in programma, la festa di San Giovanni Bosco del 31 gennaio (compleanno del Progetto 360) e il Grest 2020.

    È Marco Greco il presidente eletto del Senato, formato da Alessia Li Muti, Marco Barbagallo e Salvatore Matraxia. Nel Consiglio direttivo ci sono Jacopo Matraxia, Emanuele Minissale, Fabriano Caruso, Federica Ingrà ed Emanuela Castaldo, coadiuvati dalla segretaria Laura Alvano. Tanti i ragazzi referenti dei diversi ambiti dell’associazione: Angelo Milazzotto per Politica e città, Daniele Vetri per Sport e tempo libero, Stefano Milano per Formazione cristiana, Roberta Caramanna per la Solidarietà, Andrea Prestifilippo è il referente per il gruppo 2.0 (giovani a partire dagli 11 anni), Luigi Varisano è il referente dell’associazione e Salvatore Cacciato è il referente per la parrocchia San Cataldo all’interno della quale rimarrà la sede del Progetto 360.

    I giovani saranno sostenuti nel loro percorso dalla parrocchia di San Cataldo, le suore clarisse francescane missionarie del Santissimo Sacramento e gli esperti laici che da sempre li affiancano nelle loro attività: Elisa Di Dio, Luca Manuli, Silvia Vicari e Mariangela Vacanti.

  • Decine di suore abusate per anni da preti. Erano violentate a turno

    Decine di suore abusate per anni da preti. Erano violentate a turno

    È l’Associated Press che ha raccolto per prima le denunce delle vittime: “Era ubriaco. Non sapevo come dirgli di no”. Un’inchiesta che per gravità e dimensioni corre il rischio di coinvolgere l’intero mondo cattolico indiano. Alcune suore hanno fatto riferimento ad “amicizie” e concessioni di favori sessuali che non riuscivano a negare, altre riferiscono di vere e proprie violenze e stupri sistematicamente tenuti sotto silenzio dalle gerarchie ecclesiastiche locali.

    Secondo l’Associated Press “il Vaticano, pur non essendo mai intervenuto, era tuttavia da tempo a conoscenza di abusi sessuali ai danni di suore da parte di preti e vescovi in Asia, Europa, Sud America e Africa”. In tutto l’agenzia giornalistica ha raccolto le testimonianze di due dozzine di persone – tra suore, ex monache e preti con conoscenza diretta degli abusi. (Continua dopo la foto)

    Josephine Villoonnickal, di 44 anni, è stata la prima a rompere il muro di omertà, rendendo tutto di dominio pubblico indispettita dalla inattività dei vertici ecclesiastici locali ai quali aveva ripetutamente denunciato la situazione. La suora ha denunciato alla polizia del Kerala il suo vescovo con l’accusa di averla stuprata 13 volte in due anni. Denuncia a sua volta sostenuta da altre consorelle tutte unanimi nel richiedere l’arresto del vescovo Franco Mulakkal.

    Secondo Josephine Villoonnickal la prima violenza risalirebbe al 5 maggio 2014 e l’ultima il 23 settembre 2016. Il vescovo si è però difeso negando ogni addebito, accusando a sua volta le sorelle di aver inventato tutto. Questo, però, non gli ha evitato la detenzione per tre settimane. Attualmente si trova a piede libero dopo esser stato rilasciato su cauzione. Tuttavia la Conferenza episcopale indiana al momento non avrebbe preso alcuna posizione invitando, anzi, i media locali a attendere la pronuncia degli organi giudiziari preposti. (Continua dopo la foto)

    Alcune testimonianza raccolte dall’AP risalgono anche a decine di anni fa. Una suora rivela di aver respinto una violenza quando aveva vent’anni, nel corso di un ritiro spirituale prima del rinnovo dei voti, agli inizi degli anni ’90. A tentare di abusare di lei un sacerdote che aveva circa 60 anni. Il prete era uscito per partecipare ad una festa locale e quando è tornato, di sera, ha bussato alla porta nella novizia dicendole che voleva “parlarle”.

    La suora aveva capito che era ubriaco ma l’uomo forzò la porta e provò a baciarla, tentato di toccarla dove poteva. La religiosa alla fine è riuscita a sfuggire alla morsa e a richiudere la porta. La madre superiora evitò altri incontri con il prete che fu poi trasferito, forse a seguito di una sua lettera anonima dove denunciava l’accaduto. Il prete però ha continuato a vestire la tonaca. (Continua dopo la foto)

    L’Associated Press tuttavia non demorde e incalza il Vaticano sul tema generale, sostenendo che si tratti di pratiche diffuse e accusando le gerarchie ecclesiastiche di inattività nonostante le numerose denunce. Molte suore, secodo l’AP, rinuncerebbero a denunciare episodi simili per paura di essere isolate e cacciate dalla propria congregazione. Per non parlar del fatto che nei Paesi più poveri, dove sono maggiormente presenti questi fenomeni, il ricatto economico è paralizzante in considerazione del fatto che molte congregazioni di suore sono finanziariamente sostenute dalle parrocchie e dalla curia.

  • Próvolo: richiesta di estradizione e tre nuovi testimoni

    Próvolo: richiesta di estradizione e tre nuovi testimoni

    Il ministero degli Esteri argentino ha inviato la richiesta di arresto per un prete italiano. Com’è stato il processo di selezione delle vittime a La Plata? Quali suggerimenti non sono ancora stati esaminati?

    Di Julián Maradeo

    “ Scoprirai cose brutte e molte sono vere “, Robert Frainer, ex superiore del Itituto Provolo, ha avvertito Gustavo Ariel Chamorro, all’epoca direttore del quartier generale di Plata. Aveva ragione.

    Dopo il lungo ritardo nella traduzione dell’esortazione, il Ministero degli Esteri argentino ha finalmente inviato in Italia la richiesta di estradizione del sacerdote Eliseo Pirmatti (82), che ha lasciato il Paese nel 2017 dopo che le accuse di abuso contro i non udenti sono state rese pubbliche. Oltre due decenni.

    Pirmatti compare nell’elenco che il commissario apostolico Alberto Bochatey ha consegnato a Cecilia Corfield, capo del 15 ° procuratore di La Plata. In esso c’è anche Giovanni Granuzzo, che, sebbene molti lo considerassero morto, è vivo a Verona. Granuzzo, nominato dalle vittime italiane come uno dei suoi aggressori sessuali, era, insieme a Corradi e Luiggi Spinelli, nel fascicolo distribuito dai sopravvissuti al Provolo di Verona.

    Per quanto riguarda la causa di Planse , Cordfield ha spiegato a Scope che sono comparsi tre nuovi testimoni che prenderanno testimonianza nei prossimi giorni . Finora ha ascoltato otto testimoni e tre imputati. Gli imputati sono l’ex precettore José Brítez e i sacerdoti Nicola Corradi ed Eliseo Primatti.

    D’altra parte, la richiesta di prescrizione presentata dagli avvocati di Brítez è stata respinta con un voto diviso dalla Corte penale d’appello, motivo per cui l’ascesa al processo orale è più vicina. In linea con le dichiarazioni in processi con caratteristiche identiche avvenute in altre province, i magistrati Carlos Arguero e Fernando Mateos hanno sottolineato i trattati internazionali che stabiliscono che i crimini contro l’integrità sessuale di bambini e adolescenti non prescrivono. Da parte sua, Ricardo Szelagowsky ha votato in dissenso, sostenendo che l’articolo 18 della Costituzione nazionale stabilisce “l’irretroattività del diritto penale”.

    Daniel Sgardellis, che attualmente risiede a Salta ed era nel Próvolo de La Plata tra il 1981 e il 1995, è uno dei sopravvissuti che hanno denunciato Brítez, detenuto a Posadas, Misiones, alla fine di aprile di quest’anno. Sgardellis è stato il primo a testimoniare all’inizio del 2017, quando il file è stato istruito dall’ex procuratore Fernando Cartasegna.

    Dalle testimonianze raccolte in quella prima fase, è stata creata una rete di reclutamento di minori, le cui strategie sono state modificate in base all’età. La metodologia comprendeva l’applicazione di un “gioco di ruolo” da parte degli autori, alcuni dei quali si sono comportati come “buoni” e altri erano “cattivi” nel modo appropriato per “infrangere la volontà dello studente”.

    I più piccoli, li hanno catturati nel bagno e hanno usato alcuni studenti più grandi per presentarli al mezzo da tentare e quindi sapere chi potrebbe essere più vulnerabile agli abusi. D’altra parte, coloro che erano resistenti hanno subito abusi di estrema violenza. Un altro modo per raggiungere i ragazzi era la chat di notte, con la quale veniva chiesto loro del loro umore o delle loro famiglie, presumibilmente per sondare la loro vulnerabilità. Tuttavia, tra gli eletti preferivano quei bambini i cui genitori non conoscevano il linguaggio dei segni, quindi erano praticamente in isolamento.

    Pinamar

    Da quando gli abusi che sacerdoti, suore e laici hanno inflitto ai non udenti sono esplosi pubblicamente a Luján de Cuyo, Mendoza e La Plata, si sapeva che molti dei preti accusati erano stati inviati per lo stesso motivo da Verona, Italia; che hanno scelto quei bambini i cui genitori non erano sordi in modo da non poter dire cosa soffrivano; che la suora giapponese Kumiko Kosaka li ha selezionati per primi per notare chi ha resistito e chi potrebbe ribellarsi; che Nicola Corradi è stato accusato di vendere lotterie di trote per trattenere i soldi e che un procuratore di Mendoza aveva ignorato una denuncia nel 2008, tra molte altre rivelazioni

    Tuttavia, se si presta attenzione e le testimonianze delle cause che si sviluppano in entrambe le province si intersecano, la trama continua a diventare complessa.

    Un riferimento alla colonia di vacanze che il Próvolo ha in Valeria del Mar, la festa di Pinamar, appare in uno dei file in elaborazione a La Plata. Situato a Pedro de Mendoza N ° 2287, quella casa oggi, sulla scia dello scandalo internazionale, rimane chiusa e in uno stato di abbandono.

    Nel caso di La Plata, colui che ne parlò fu il già citato Gustavo Chamorro, che, nella sua testimonianza, fece notare che il prete italiano Corradi portò i bambini, negando la possibilità di essere accompagnati dai loro genitori, alla casa di Valeria del Mar. Questo è accaduto anche a Mendoza, dove una delle madri ha detto che, durante un viaggio in quella delegazione costiera, nel 2015, una delle studentesse ha riferito di aver visto come uno degli insegnanti ha portato un ragazzo a Horacio Corbacho, oggi arrestato e processato per corruzione aggravata di minori nella provincia di Cuyana.

    Ma la storia più difficile è stata raccolta dal procuratore Corfield. Fu quando rese testimonianza al sopravvissuto Lisandro Borrelli, che era nel Próvolo tra il 1989 e il 1993. Nel quartier generale della capitale di Buenos Aires, fu legato per ore a un binario che si trovava nel seminterrato della cucina e, a volte, lo tenevano anche rinchiuso nella gabbia per conigli. Un’estate è stato trasferito nella casa di Próvolo a Valeria del Mar, dove è stato costretto a prendersi cura di pulirlo e legato ad un albero per punirlo. Un fatto che sembra aneddotico, ma potrebbe non esserlo: quando lo portarono in spiaggia, i sacerdoti gli proibirono di identificarli come tali.

    Un altro elemento che appare nelle testimonianze di diversi testimoni, ma, a causa della mancanza di risorse, non è stato approfondito, è che gli imputati hanno fatto riferimento al quartier generale del Próvolo ad Asunción, in Paraguay. Lì è diretto dal ramo femminile.

    Tradotto con Google

    https://www.ambito.com/provolo-pedido-extradicion-y-tres-testigos-nuevos-n5051271

  • Argentina, presunti abusi su minori al Provolo: giovane accusa Don Corradi

    Argentina, presunti abusi su minori al Provolo: giovane accusa Don Corradi

    Il processo del tribunale di Mendoza è ripartito, dopo che Armando Gómez è stato ritenuto in grado di sostenere il giudizio, con la visione delle registrazioni delle testimonianze delle presunte vittime

    Dopo l’interruzione scattata prima di Ferragosto, per valutare se il giardiniere Armando Gómez, 49 anni, fosse in grado di sostenere il giudizio, è ripartito il processo argentino del tribunale di Mendoza sui presunti abusi sessuali che sarebbero avvenuti all’Istituto Provolo di Luján de Cuyo, ai danni di studenti con problemi di udito di età compresa, all’epoca dei presunti fatti, tra i 5 e i 16 anni.
    L’inchiesta, scattata nel novembre 2016, vede coinvolti complessivamente 14 imputati (tra sacerdoti, suore e amministratori) e 20 vittime, dopo le denunce depositate proprio nella zona di Mendoza. Questo primo caso però, ricorda El Clarin, riguarda tre principali imputati: oltre a Gomez infatti, sono stati chiamati a difendersi i sacerdoti Horacio Corbacho, 59 anni, e Nicola Corradi, 83 anni, i quali rischierebbero una pena di 50 anni di carcere.

    Come riporta il quotidiano argentino, Gómez è stato sottoposto ad una perizia che lo ha ritenuto in grado di sostenere il processo. Secondo la difesa, l’uomo, che sarebbe ipoacusico, analfabeta e cresciuto in un contesto di violenza familiare, attraverserebbe una fase di problemi psichici che gli impedirebbero di capire quanto sarebbe successo. Secondo però i due esperti ordinati dalla corte e dalla Procura, “Gomez comprende il linguaggio dei segni argentino (LSA), può comunicare, si trova nel tempo e nello spazio e può comprendere il dibattito orale e pubblico” e il processo è dunque ripartito.

    Ripreso il dibattimento, prosegue El Clarin, il tribunale penale 2 di Mendoza ha continuato ad ascoltare e visionare le testimonianze di 8 presunte vittime, registrate tra il 2017 e il 2018. Gli ex alunni oggi hanno un’età compresa tra i 17 e i 28 anni, mentre i maltrattamenti e gli abusi si sarebbero verificati quando avevano tra i 5 e i 16 anni.

    Giovedì è stato trasmesso il racconto di un 18enne, che ha accusato Horacio Corbacho di aver abusato sessualmente di lui quando aveva 5 anni, mentre l’avvocato delle vittime, Oscar Barrera, ha indicato l’istituto religioso come presunto teatro degli episodi.
    Successivamente è stata riprodotta la testimonianza di una ragazza di 26 anni, che ha frequentato l’istituto tra il 2003 e il 2008, la cui identità è stata tenuta riservata. Questa ha accusato Don Corradi di averla molestata sessualmente e le suore della scuola di abuso, menzionando anche Kosaka Kumiko, che sarà giudicata in un processo a parte. Inoltre la giovane ha raccontato che una delle ragazze avrebbe iniziato a procurarsi da sola dei tagli a causa degli abusi subiti e che l’avrebbe incoraggiata a denunciare i presunti episodi.

    Il processo ora andrà avanti con la visione di oltre 30 ore di video, che verranno analizzate nel processo contro gli imputati. El Clarin ricorda che il caso è diviso in tre parti: alcuni dei processi non hanno ancora una data di inizio e in questi saranno giudicati il reggente della scuola e il personale amministrativo e docente coinvolto come partecipanti, e due suore.

    https://www.veronasera.it/cronaca/argentina-abusi-minori-provolo-accusa-don-corradi-23-agosto-2019.html

  • Papa Francesco sostiene le vittime: e nei Tribunali?

    Papa Francesco sostiene le vittime: e nei Tribunali?

    In occasione del 160° anniversario della morte del Santo curato d’Ars, Papa Francesco ha scritto una lettera a tutti i sacerdoti del mondo.

    Già dalle prime righe affronta il tema del dolore causato dalla pedofilia, esprimendo la sua vicinanza a tutti i sacerdoti che “si sentono ridicolizzati e “colpevolizzati” a causa di crimini che non hanno commesso”.

    Prosegue: “Negli ultimi tempi abbiamo potuto sentire più chiaramente il grido, spesso silenzioso e costretto al silenzio, dei nostri fratelli, vittime di abusi di potere, di coscienza e sessuali da parte di ministri ordinati. Indubbiamente, è un tempo di sofferenza nella vita delle vittime che hanno subìto diverse forme di abuso; anche per le loro famiglie e per tutto il Popolo di Dio.”

    E ancora: “Come sapete siamo fortemente impegnati nell’attuazione delle riforme necessarie per dare impulso, dalla radice, ad una cultura basata sulla cura pastorale in modo che la cultura dell’abuso non riesca a trovare lo spazio per svilupparsi e, ancor meno, perpetuarsi. Non è un compito facile e, a breve termine, richiede l’impegno di tutti. Se in passato l’omissione ha potuto trasformarsi in una forma di risposta, oggi vogliamo che la conversione, la trasparenza, la sincerità e la solidarietà con le vittime diventino il nostro modo di fare la storia e ci aiutino ad essere più attenti davanti a tutte le sofferenze umane”.

    Ad una prima lettura sono parole commoventi, parole del Pastore di un gregge attento al periodo drammatico che sta affrontando la Chiesa.

    In poche righe esprime comprensione per tutti quei preti che, pur non essendo coinvolti direttamente, rientrano nel “mucchio” di chi fa di tutta l’erba un fascio… così come esprime vicinanza alle vittime e alle famiglie per la sofferenza che li devasta… e il “pezzo forte” è la descrizione dell’impegno finalmente messo in campo dalla Chiesa, riconoscendo le omissioni – che attribuisce al passato – e parlando di “conversione, trasparenza, sincerità e solidarietà con le vittime”.

    Non c’è dubbio: per chi è distante da questo dramma le parole del Papa sono una boccata di ossigeno, dopo un “passato” oscuro si è finalmente arrivati ad una consapevolezza degna della più grande istituzione morale, una consapevolezza che cura le ferite e guarda avanti con speranza. Un applauso alle parole.

    Ma la realtà è davvero questa?

    Come Comitato Vittime & Famiglie di Rete L’ABUSO, ci sentiamo di esprimere tutta la nostra amarezza e il nostro dolore causato da queste parole di Papa Francesco. Fosse solo il suo pensiero saremmo rammaricati ma rassegnati. Il fatto che tutto ciò sia stato espresso in forma di Lettera indirizzata a tutti i sacerdoti di tutto il mondo ci impone invece di esprimere pubblicamente il nostro grido di indignazione perché sono parole ben distanti dalla realtà!

    Chi si prende la briga, tra tutti i sacerdoti non coinvolti direttamente o tra il Popolo di Dio, di andare a vedere cosa succede VERAMENTE quando una vittima riesce ad arrivare a denunciare il prete pedofilo, il prete che lo ha brutalmente violentato?

    Chi ha il coraggio di AFFIANCARE veramente una vittima nelle aule di Tribunale?

    Quando va bene (ASSAI RARAMENTE!) la Chiesa è totalmente assente.

    Nella stragrande maggioranza dei casi LA CHIESA È CONTRO LA VITTIMA!

    In Tribunale la Chiesa non risparmia nulla pur di difendere il prete pedofilo. E anche nelle Parrocchie i preti si guardano bene dall’avvicinarsi alle vittime!

    Chiedetelo alle vittime… l’elenco è lungo…

    Chiedetelo a chi si è visto arrivare in aula un pullman di preti della Diocesi, tutti rigorosamente in abito talare, per sostenere il “povero prete accusato”; chiedetelo a chi ha scritto più e più volte al Papa e a vari Cardinali senza ricevere nessuna risposta; chiedetelo ai genitori di quelle vittime che non sono riuscite a sopravvivere agli abusi e si sono suicidate, chiedetelo a chi si è visto sbattere la porta in faccia dal proprio parroco in seguito alla denuncia, chiedetelo a chi ha dovuto sopportare che sotto il suo balcone sfilasse una fiaccolata a sostegno del prete pedofilo; chiedetelo alle vittime delle suore, realtà di cui non parla nessuno; chiedetelo a chi non può affrontare un processo civile perché non ha nemmeno i soldi per fare una perizia medico-legale; chiedetelo alle famiglie che vivono ogni giorno accanto a chi soffre di sindrome post-traumatica…

    Chiedetelo alle vittime… l’elenco è lungo…

    Questa è la realtà.
    Una realtà che fa male.

    Le parole del Papa, ancora una volta, sono una pugnalata per le vittime.

    Per il Comitato Vittime & Famiglie, e amici

    Cristina

  • Processo Suor Soledad: la suora sarà risarcita

    Processo Suor Soledad: la suora sarà risarcita

    La monaca otterrà 60mila euro per ingiusta detenzione

    VALLO DELLA LUCANIA. Suor Soledad ha ottenuto risarcimento danni per oltre 60mila euro per ingiusta detenzione. Lo ha deciso la Corte di Appello di Salerno. La religiosa, che è ritornata in Perù, era difesa dall’avvocato Vincenzo Cannavacciuolo. Era accusata di molestie sessuali su 40 bambini che frequentavano l’asilo Santa Teresa di Vallo della Lucania. Il processo penale si è chiuso con la sentenza di assoluzione emessa dalla Corte di Appello di Salerno contro cui il Procuratore generale non ha presentato ricorso in Cassazione.

    Il Tribunale di Vallo della Lucania inizialmente aveva condannato suor Soledad, alla pena di anni 8 di reclusione, ed ad un anno e mesi 4 di reclusione le altre due suore accusate di favoreggiamento. Poi in appello la svolta con l’assoluzione degli accusati.

    Suor Soledad, una giovine novizia, verso la quale erano state mosse le accuse, era stata sottoposta alla custodia cautelare in carcere per dieci giorni ed agli arresti domiciliari per quasi un anno. Nel periodo di detenzione le autorità procedenti ebbero a negarle anche il permesso di recarsi a Messa il giorno della domenica.

    Intanto prosegue il processo civile dopo il ricorso presentato dagli avvocati Felice Lentini e Carlo Di Ruocco, legali delle famiglie dei bambini. Il 4 ottobre l’udienza.

    https://www.infocilento.it/2019/07/04/processo-suor-soledad-la-suora-sara-risarcita/amp/?fbclid=IwAR0rdsDV6-xk5OoMPpTZAlQ7QI8FRxGhba8EenKssJsN2Wo0m6JR8QoszVw

  • Abusi nelle colonie del Provolo: come erano le estati dell’orrore per i bambini sordi

    Abusi nelle colonie del Provolo: come erano le estati dell’orrore per i bambini sordi

    Nei toni seppia, il paesaggio della pianura padana italiana sembra bucolico. Il ragazzo nella foto, tuttavia, offre un sorriso forzato. È più una smorfia che una di quelle espressioni che l’infanzia concede quando è felice. Lui ha 10, 11 anni. Sta succedendo nella prima delle quattro estati della colonia vacanze che sarà il suo calvario.

    Gianni Bisoli, la foto del bambino, è oggi un italiano di 70 anni che ha ancora le cicatrici da quelle serate tiepide nei i primi anni ’60 in cui Eliseo Pirmati , il religioso Veronese accusato di aver commesso abusi sessuali su minori sordi in Italia e Argentina, lo portava fuori dal letto per allontanarlo, impunemente e senza alcun linguaggio dei segni, dal resto dei ragazzi e dall’ingenuità propria della sua età.

    Bisoli era una delle centinaia di bambini sordi che l’Istituto Provolo di Verona, nel Veneto italiano, vantava di educare e crescere nella misericordia di Dio.

    Pirmati, il religioso di 83 anni che la giustizia argentina intende estradare dall’Italia per le aberrazioni che ha commesso nella sede del Provolo de La Plata, è stato uno dei laici consacrati che non hanno saltato un’estate della colonia di Cervia, nel mare Adriatico, dove l’Istituto raccolse numerose classi di bambini per una vacanza che, in alcuni casi, fu un martirio.

    Durante i mesi di luglio e agosto, i diversi luoghi che il Provolo aveva in Italia – Verona, Gorizia, Chievo,  Chiavari – trasferirono i bambini sordomuti a Cervia. Lì, le vessazioni, crudeli come quelle che si svolgevano in aula nelle stanze dell’Istituto, diventavano ancora più spietate e frequenti: tempo libero, orari flessibili e attività ricreative senza le coordinate dell’anno scolastico hanno scatenato la depravazione degli abusatori, dei sacerdoti consacrati e dei laici, che si sono rifugiati nel silenzio involontario delle loro vittime, bambini sordi che, fino a quasi gli anni ’80, non erano integrati nelle normali scuole. Non essere in grado di ascoltare o parlare è stato erroneamente considerato, anche nella metà del XX secolo, una sorta di ritardo mentale.

    “Avevo più paura degli abusi in campo di vacanza rispetto a quando sono stato violentato all’Istituto”, dice Gianni, diventato sordo quando aveva 8 anni e che i sacerdoti Provolo chiamavano “Il Bello”. Pirmati, ad esempio, mi portava fuori dal letto e mi portava fuori all’aperto, nell’oscurità della notte a Cervia. Era estate, non faceva freddo, ma nulla era visibile. Pirmati mi faceva abbassare i pantaloni e alzarmi in piedi. Mi accarezzava, mi costringeva a masturbarmi.”

    “Ci faceva camminare nel prato, arrampicarci sulle colline. Se qualcuno di noi voleva fare pipì, ci costringeva ad andare avanti e toccarci. Diventavo rosso”, dice Pierpaolo Zanatta, un sordomuto che ha trascorso la sua prima estate nel villaggio turistico di Provolo nel 1977, quando aveva 7 anni.

    Durante la stagione infernale vissuta nell’Istituto – che appartiene alla Compagnia di Maria e fu fondata nel 1840 dal prete Antonio Provolo per l’educazione dei bambini sordomuti – Bisoli e Zanatta furono anche vittime degli abusi commessi da Nicola Corradi, il sacerdote italiano che è stato arrestato nel 2016 in Argentina e sarà sottoposto a un processo con un’audizione.

    “Pirmati era sempre nella colonia. Proveniva dal Provolo di Gorizia, in Friuli, ma ogni estate lo vedevamo. Era sempre con Sergio Orso, un altro laico consacrato che mi ha abusato“, dice Zanatta.

    Nel 2009 Orso concede un’intervista all’Espresso dove, in cambio di non rivelare la sua identità, confessa: “Sì, sono uno di quelli accusati dai sordomuti che vivevano nell’Istituto Provolo di Verona e facevo quelle cose. Non c’è nient’altro da nascondere. Io, almeno, ho il coraggio di dirlo. Gli altri sono silenziosi e rimangono in silenzio“, ha detto.

    Orso ha parlato dopo che 67 ex allievi del Provolo di Verona hanno sporto denuncia contro 26 sacerdoti e laici consacrati dell’Istituto, per abusi commessi tra gli anni ’50 e il 1985. “Sono stato sodomizzato e costretto a fare sesso orale e masturbazione dai seguenti sacerdoti e fratelli laici“, ha scritto nella lettera  Gianni Bisoli in cui ha nominato 16 religiosi che, come lui stesso definisce,”hanno rovinato la sua vita“.

    Orso ha ammesso che “gli abusi sono durati molti, molti anni. Ho iniziato da giovane e non mi rendevo conto, in quel momento ero un semplice assistente. Lo facevano quasi tutti, anche in altri istituti. Era normale.” “Quando le denunce sono state rese pubbliche, la maggior parte dei sacerdoti è rimasta in silenzio”, ha aggiunto nella sua confessione. “È stata generata una catena di odio tra i sacerdoti. È difficile condividere il marchio della pedofilia e tutti hanno tenuto i loro pensieri. E poi l’avvocato diceva di non parlare con nessuno. Qualcuno ha parlato. Ha fatto bene. Ora mi sento sollevato.” Orso è morto nel 2015. Ha trascorso i suoi ultimi anni nell’ospedale psichiatrico Villa Santa Giuliana, una clinica religiosa dell’Istituto delle Suore della Misericordia a Verona, dove gli è stato detto, per errore o confusione, dove poteva essere ora Pirmati, nascosto dalla giustizia argentina.

    Perché un giorno Eliseo Pirmati è scomparso. Ha smesso di frequentare la colonia di Cervia. Non è stato più visto nella sede del Provolo di Gorizia. “Il superiore dell’Istituto ci ha detto che era in Argentina“, dice Pierpaolo Zanatta. Confessa che era solito infiltrarsi nell’ufficio del direttore, dove portava formaggi e salami per mangiare di nascosto. Ricorda, inoltre, che il direttore spesso riceveva la corrispondenza dal superiore del Provolo de La Plata. “Ce l’ho molto presente perché sono rimasto colpito dalle buste che dicevano “La Plata, Argentina”,” dice.

    Due anni fa, una telecamera nascosta ha registrato la confessione di Eligio Piccoli, un sacerdote di oltre 85 anni che è stato internato nella Casa del Clero di Negrar, a 14 chilometri da Verona. Nel video Piccoli ha riconosciuto che c’erano almeno dieci sacerdoti che hanno abusato sessualmente i ragazzi all’Istituto e che, quando sono stati scoperti, sono stati immediatamente trasferiti: “Ti è stato detto:” O vai in America o vai a casa tua”, ammise il prete. “Sì, in Argentina, Argentina“, ha confermato che era la destinazione dei trasferimenti.

    Nel 2016 Clarín ha rivelato le accuse di abuso negli uffici del Provolo de Luján de Cuyo, a Mendoza; a La Plata, provincia di Buenos Aires, e a Verona, in Italia. Questa è stata la scoperta del macabro meccanismo di una rete di pedofilia tra l’Italia e l’Argentina che nascondeva e trasferiva sacerdoti e religiosi. Da allora la segretezza attorno agli ex membri e alle attuali autorità del Provolo è blindata, chiusa ermeticamente.

    Dov’è Eliseo Pirmati, la domanda con cui le sue vittime hanno convissuto fino a questa settimana, quando si è scoperto che conduce una vita serena e tranquilla a Verona, che è in buona salute e che frequenta la messa nella chiesa di Santa Teresa degli Scalzi, in Via Carmelitani Scalzi, nel centro della città.

    “Dicevano che era tornato in Italia dall’Argentina a dicembre 2017 e che era stato ricoverato per problemi di salute”, dice Paola Lodi Rizzini, ex studentessa del Provolo di Verona che nel 2015 è riuscita a parlare dieci minuti con Papa Francesco e gli ha dato un lettera in cui le vittime della violenza sessuale dell’Istituto per sordomuti e gli chiedono di creare una commissione di inchiesta. Il Vaticano, in quel momento, ammise gli abusi ma non prese misure concrete.

    “Don Pirmati, sa che esiste un mandato di cattura contro di lei dall’Argentina? Hai intenzione di presentarsi?” Sorpreso da una macchina fotografica de L’Espresso a Pirmati solo pochi giorni fa.

    “Scusa, ma non fare queste cose stupide. Chi sei? “, Il laico consacrato ha risposto mentre copriva la macchina con la mano.

    “Non so niente. Non ho nulla a che fare“, ripeteva mentre si affrettava a proseguire.

    L’Istituto di Verona oggi non ospita più bambini sordi. Affittate le loro strutture ad associazioni o scuole. Ma mantiene le stanze private per sacerdoti e religiosi che vivono ancora lì. Pirmati sarebbe uno di loro. Il cancello di legno della casa madre del Provolo era il suo rifugio per evitare di rispondere al giornalista de L’Espresso: “Perché non parli? Com’era la vita all’Istituto Provolo di La Plata? Cosa ha detto il vescovo? Ne hai parlato con il vescovo?”

    Nel febbraio di quest’anno, Bergoglio ha convocato un sinodo di tre giorni in Vaticano con i presidenti delle conferenze episcopali per affrontare e combattere la pedofilia nel clero, un crimine che il Papa ha definito un “crimine abominevole”.

    “Ma non abbiamo avuto alcuna risposta concreta. Si è ricordata l’importanza dell’obbligo di informare l’autorità civile, l’apertura degli archivi e la rimozione di coloro che avevano permesso l’occultamento”, afferma Francesco Zanardi, portavoce della Rete italiana Abuso (Red El Abuso), che, dal 2010, riunisce attivisti, vittime e professionisti volontari per sostenere coloro che hanno subito abusi da membri del clero e mettere in atto le denunce.

    “I documenti prodotti confermano la linea di complicità da parte del Vaticano e un Papa che purtroppo sta riciclando un vecchio sistema”, aggiunge Zanardi.

    “Pirmati era violento. Colpiva con furia“, afferma Giorgio della Bernardina, presidente dell’Associazione Sordi Antonio Provolo a Verona, dove gli alunni dell’Istituto si incontrano più volte alla settimana e da dove provengono i primi reclami.

    A 83 anni, Eliseo Pirmati è libero e va a messa. Continua a figurare, con la sua parrocchia di origine – a Cogollo, in provincia di Verona – e la congregazione a cui appartiene – Compañia de María – nella lista dei missionari onorevoli del Veronese che stanno facendo buone opere in tutto il mondo.

    Inviato speciale a Verona (Italia)
    (Traduzione con Google)
    https://www.clarin.com/sociedad/abusos-colonias-provolo-veranos-horror-chicos-sordos_0_HnstSsOpO.html?fbclid=IwAR2R8MB22ANFkux1dfjPVfNS_VlC3WrwiazmV4zgCz3fzX2wmE-I5Gn9cks

  • La prima suora consultrice al Sinodo, «gli abusi sulle religiose vanno affrontati e sradicati»

    La prima suora consultrice al Sinodo, «gli abusi sulle religiose vanno affrontati e sradicati»

    https://www.ilmattino.it/mind_the_gap/news/abusi_suore_vaticano_sinodo_papa_francesco_maria_luisa_berzosa_amazzonia_donne_mind_the_gap-4548485.html?fbclid=IwAR2x7J-Wk8jymaAXucw2POafQyU8EtwDLxpU4V1mM6F6NmGrHPWbm7zMPE4
  • Pedofilia, bimbi sordomuti abusati da preti: così i religiosi “orchi” venivano protetti

    Pedofilia, bimbi sordomuti abusati da preti: così i religiosi “orchi” venivano protetti

    «Un prete italiano dichiarato latitante. Oltre venti arrestati tra sacerdoti, chierici, suore, educatori e guardiani. E centinaia di vittime: bambini sordi o sordomuti, spesso orfani e poverissimi, che denunciano anni di violenze e abusi sessuali nei collegi argentini dell’istituto religioso italiano Antonio Provolo. Una congregazione che ha il quartier generale a Verona, dove si è rifugiato il prete italiano ora ricercato dai giudici argentini, che ne hanno chiesto l’estradizione per una lunga serie di abusi raccapriccianti su minorenni invalidi».

    “L’Espresso”, nel numero in edicola da domenica 9 giugno, pubblica un’inchiesta giornalistica internazionale sul più grave scandalo di pedofilia nella Chiesa cattolica italiana ed argentina. Gli atti giudiziari su decine di casi di pedofilia emersi a Buenos Aires a partire dal 2016, quando furono arrestati i primi religiosi dell’istituto Provolo, riguardano i collegi di La Plata e Mendoza, fondati e diretti da sacerdoti italiani ora inquisiti. Nelle ordinanze d’arresto, finora inedite, i giudici argentini scrivono che i piccoli sordomuti senza famiglia venivano sottoposti a violenze e maltrattamenti che «in nulla si differenziano dalla tortura» e «riduzione in schiavitù».

    Gli abusi sui bambini, secondo le testimonianze delle vittime, sono «iniziati più di 50 anni fa e proseguiti fino al 2015 almeno». Secondo l’inchiesta, realizzata da L’Espresso in collaborazione con i cronisti argentini della testata investigativa Perfil, «per decenni i vertici dell’istituto Provolo, sia in Italia che in Argentina, si limitavano a trasferire i sacerdoti sospettati di pedofilia, senza punirli né denunciarli alla giustizia. Per questo gli abusi sui bambini hanno potuto ripetersi in altre scuole e collegi, dagli anni ’70 fino agli arresti di questi mesi, spesso con gli stessi protagonisti. Che dall’Italia hanno contagiato l’Argentina. Le violenze nei collegi di La Plata e Mendoza – scrive il settimanale – iniziano in coincidenza con l’arrivo di religiosi italiani trasferiti da Verona per ‘immoralità sessualè, ma rimasti sacerdoti e mandati a dirigere i centri argentini per minorenni sordomuti».

    In Italia lo scandalo degli abusi sui bambini nei centri veronesi dell’istituto Provolo era stato scoperchiato nel gennaio 2009 da un’inchiesta giornalistica dell’Espresso, firmata da Paolo Tessadri, che aveva pubblicato le prime testimonianze, scritte e firmate, di 15 vittime. «La successiva istruttoria ecclesiastica, condotta dalla Congregazione per la dottrina delle fede, è stata chiusa però nel 2011 con risultati quasi totalmente assolutori: gli atti, finora inediti, documentano che è stato giudicato colpevole un solo sacerdote, su un totale di 26 accusati, mentre decine di vittime non sono state mai ascoltate – rileva l’Espresso – Tra i religiosi scagionati da quell’inchiesta religiosa compaiono anche preti italiani ora agli arresti in Argentina.

    Le carte inoltre mostrano che per cancellare ogni accusa su uno storico vescovo veronese, morto nel 1980 e dichiarato beato nel 2015, è stato utilizzato un documento-chiave che oggi risulta ‘falsificatò». «Papa Francesco Bergoglio – conclude il settimanale – non è in alcun modo coinvolto nello scandalo e non è mai citato nelle indagini italiane e argentine. Anzi, nel 2017 ha sanzionato e commissariato la congregazione del Provolo».

    https://www.ilmessaggero.it/italia/pedofilia_verona_vaticano_preti_bambini_istituto_provolo-4543411.html?fbclid=IwAR1rGG4uykOnogi9N4YCM6SLreLZPwW3wfo4STWg-yTCnVmlJNY11AZOBuE

  • Abusi sessuali su bambini sordomuti, gli orrori dell’Istituto religioso italiano in Argentina

    Abusi sessuali su bambini sordomuti, gli orrori dell’Istituto religioso italiano in Argentina

    L’Istituto Antonio Provolo, che ha delle sedi in Argentina, è al centro di un gravissimo scandalo di pedofilia rivelato da L’Espresso

    Nell’Espresso in edicola questa domenica viene denunciato quello che viene definito “il più grave scandalo di pedofilia della Chiesa Cattolica italiana e argentina”: un prete italiano, infatti, si è rifugiato a Verona, presso il quartier generale della congregazione dell’Istituto Antonio Provolo, in quanto ricercato dalle autorità giudiziarie argentine per essere stato complice, insieme a una ventina di altri colpevoli tra preti, suore, chierici, educatori e guardiani, di una serie di raccapriccianti abusi sessuali ai danni di bambini sordomuti, spesso orfani e poverissimi, avvenuti in Argentina nel collegi dell’Istituto.
    Gli atti giudiziari su decine di casi di pedofilia emersi a Buenos Aires a partire dal 2016, quando furono arrestati i primi religiosi dell’istituto Provolo, riguardano i collegi di La Plata e Mendoza, fondati e diretti da sacerdoti italiani ora inquisiti. Nelle ordinanze d’arresto, finora inedite, i giudici argentini scrivono che i piccoli sordomuti senza famiglia venivano sottoposti a violenze e maltrattamenti che “in nulla si differenziano dalla tortura” e “riduzione in schiavitù”. Gli abusi sui bambini, secondo le testimonianze delle vittime, sono “iniziati più di 50 anni fa e proseguiti fino al 2015 almeno”.
    Secondo l’inchiesta, realizzata da L’Espresso in collaborazione con i cronisti argentini della testata investigativa Perfil, “per decenni i vertici dell’istituto Provolo, sia in Italia che in Argentina, si limitavano a trasferire i sacerdoti sospettati di pedofilia, senza punirli né denunciarli alla giustizia. Per questo gli abusi sui bambini hanno potuto ripetersi in altre scuole e collegi, dagli anni ’70 fino agli arresti di questi mesi, spesso con gli stessi protagonisti. Che dall’Italia hanno contagiato l’Argentina. Le violenze nei collegi di La Plata e Mendoza – scrive il settimanale – iniziano in coincidenza con l’arrivo di religiosi italiani trasferiti da Verona per ‘immoralità sessuale’, ma rimasti sacerdoti e mandati a dirigere i centri argentini per minorenni sordomuti”.
    In Italia lo scandalo degli abusi sui bambini nei centri veronesi dell’istituto Provolo era stato scoperchiato nel gennaio 2009 da un’inchiesta giornalistica dell’Espresso, firmata da Paolo Tessadri, che aveva pubblicato le prime testimonianze, scritte e firmate, di 15 vittime.
    “La successiva istruttoria ecclesiastica, condotta dalla Congregazione per la dottrina delle fede, è stata chiusa però nel 2011 con risultati quasi totalmente assolutori: gli atti, finora inediti, documentano che è stato giudicato colpevole un solo sacerdote, su un totale di 26 accusati, mentre decine di vittime non sono state mai ascoltate – rileva l’Espresso – Tra i religiosi scagionati da quell’inchiesta religiosa compaiono anche preti italiani ora agli arresti in Argentina. Le carte inoltre mostrano che per cancellare ogni accusa su uno storico vescovo veronese, morto nel 1980 e dichiarato beato nel 2015, è stato utilizzato un documento-chiave che oggi risulta ‘falsificato’”.
    “Papa Francesco Bergoglio – conclude il settimanale – non è in alcun modo coinvolto nello scandalo e non è mai citato nelle indagini italiane e argentine. Anzi, nel 2017 ha sanzionato e commissariato la congregazione del Provolo”.

    https://www.globalist.it/world/2019/06/07/abusi-sessuali-su-bambini-sordomuti-gli-orrori-dell-istituto-religioso-italiano-in-argentina-2042576.html?fbclid=IwAR3XrjKrEPQbRfETCm0KWFoGnF-GmcGwdg2y9uiV1M0LvaBHgKSmCV_Itgc