Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Gli strani silenzi di Ratzinger nel testo sulla pedofilia

    Gli strani silenzi di Ratzinger nel testo sulla pedofilia

    Il papa emerito si è avvalso di un ghost writer? Perché non parla di Maciel e dei Legionari di Cristo? E perché il documento non è stato diffuso attraverso i media vaticani? Tutte le ombre.

    FRANCESCO PELOSO

    La pubblicazione del documento di Joseph Ratzinger sulla pedofilia e il clamore mediatico che ne è derivato hanno riaperto la discussione sulla ‘convivenza’ fra il papa argentino e il suo predecessore in Vaticano.

    In breve, il nodo è rappresentato dal rischio che il magistero del pontefice in carica venga in qualche modo messo in discussione. D’altro canto la Chiesa vive una condizione storica inedita – anche in relazione all’esercizio dell’autorità – da quando Benedetto XVI ha rinunciato al papato nel 2013 e subito dopo è stato eletto Francesco. Ratzinger da allora si è ritirato nel monastero interno al Vaticano, il Mater Ecclesiae,dove è assistito da alcune suore e dove, nel corso di questi anni, ha ricevuto e riceve diverse visite.

    RATZINGER E LE IPOTESI SULLA STESURA DEL TESTO SULLA PEDOFILIA

    L’ex pontefice ha oggi 91 anni, vive la fragilità di uno stato di salute tipico della sua età, tanto da far supporre a qualcuno che vi possano essere dubbi sulla paternità effettiva del documento sugli abusi sessuali. Si tratta però di ipotesi o illazioni; l’impianto teorico del testo contiene molti riferimenti al pensiero già noto di Ratzinger a cominciare dalle accuse rivolte al 1968, alla rivoluzione sessuale, in parte al Concilio Vaticano II quali fattori che – con modalità molto diverse – hanno indebolito la morale cattolica, favorito l’affermazione di un mondo che vuole fare a meno di Dio e accentuato il diffondersi degli abusi nella Chiesa. Qualcuno, addirittura uno o più ghost writer, potrebbe aver “aiutato” l’ex papa a scrivere il suo resoconto? A priori non si può escludere nulla, e del resto un ‘aiuto’ non significa automaticamente una forzatura non autorizzata nell’estensione del testo, tuttavia è opportuno restare alle cose note.

    I DUBBI SULLA RICOSTRUZIONE DEL PAPA EMERITO

    In tal senso è bene ricordare che Joseph Ratzinger, ben prima di essere eletto al soglio di Pietro nel 2005, per circa 24 anni è stato prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, organismo vaticano che, come ricorda lui stesso nel documento all’origine del dibattito di questi giorni, ha avuto l’onere di seguire fin dal principio il flusso di denunce che approdavano in Vaticano relative a vicende delittuose, coperture e reticenze da parte dei vescovi. In tale posizione Ratzinger non puòò non sapere che gli abusi sono ben precedenti agli Anni 60, anzi migliaia di casi segnalati o denunciati risalgono agli Anni 40 e 50 del secolo scorso. Possibile che se ne sia dimenticato o che non abbia voluto tenere conto? Che abbia aggirato un fatto così evidente da rendere scarsamente credibile tutta la teoria messa a punto nel testo?

    PERCHÉ RATZINGER NON CITA IL CASO MACIEL?

    Inoltre, fra le vicende che videro il cardinale tedesco entrare in conflitto con personalità di altissimo livello della Curia vaticana c’è quella di padre Marcial Maciel fondatore del movimento dei Legionari di Cristo, abusatore seriale e criminale incallito. Ratzinger si scontrò con il cardinale Angelo Sodano, ex segretario di Stato – e tuttora indicato nei corridoi vaticani come una sorta di potenza ‘ombra’ Oltretevere – e con l ‘ex segretario di Giovanni Paolo II, l’attuale cardinale Stanislaw Dziwisz, negli anni finali del pontificato detentore di un potere assai superiore alle sue reali funzioni. Forse Ratzinger non ha fatto tutto quello che era in suo potere contro Maciel, ma di certo è stato l ‘unico che ha provato a fermarlo in Vaticano. Per quale motivo non vi è alcun riferimento nello scritto di Ratzinger al caso Maciel?

    TROPPI SILENZI VATICANI SUI LEGIONARI DI CRISTO

    I legionari sono stati una sorta di “armata delle tenebre” il cui principale impegno era quello di contrastare, in ogni modo, il diffondersi della teologia della liberazione in America Latina e i settori del cattolicesimo progressista nel mondo, con grossi finanziatori all’estero e protezioni importanti fra le mura vaticane. Come ha ricordato all’inizio di gennaio il cardinale brasiliano Joao Braz de Aviz, prefetto vaticano della Congregazione per gli istituti di vita consacrata (il ‘ministro’ dei religiosi), Oltretevere erano a conoscenza delle accuse a Maciel dal 1943, contro di lui però non si è fatto nulla poiché «quanti lo proteggevano erano una mafia, non erano Chiesa». «Ho l’impressione», spiegava il cardinale, «che le denunce di abusi cresceranno, perché siamo solo all’inizio. Sono 70 anni di insabbiamento, e questo è stato un tremendo errore». Secondo Braz de Aviz «il problema attuale ci indica che molte cose nel passato si sono fatte male, si mentiva». «A quelli della mia generazione», aggiungeva, «nessuno parlava di sessualità e questo oggi va ripensato nel quadro della formazione». Benedetta rivoluzione sessuale verrebbe da dire, ma certo sul capitolo Maciel, in Vaticano sia il papa emerito che molti cardinali avrebbero ancora molto da raccontare.

    I DUBBI SULLA PUBBLICAZIONE FUORI DAL CIRCUITO VATICANO

    Negli appunti di Ratzinger, insomma, ci sono molte – troppe? – dimenticanze, ma va da sé l’autore ha fatto le sue scelte e vanno rispettate. Altrettanto curiosa appare tuttavia la modalità scelta per la pubblicazione: non uno dei tanti media vaticani, ma altri canali che hanno rapidamente raggiunto siti e testate appartenenti alla galassia ultratradizionalista cattolica. Perché il papa emerito avrebbe seguito un simile criterio? A quest’ultimo interrogativo sarebbe opportuno che lo stesso Vaticano provasse a dare una risposta quanto meno per fugare il dubbio che ci si trovi di fronte all’ennesima variazione del genere “vatileaks”.

    LA DISTANZA TRA BERGOGLIO E RATZINGER

    D’altro canto la vicenda fa anche un po’ di chiarezza: nella vulgata ufficiale, infatti, fra i due pontefici vi era e vi doveva essere una perfetta continuità di scelte e di visione. Non è così, ora è più evidente; per altro non solo sulla vicenda abusi sessuali vi sono significative differenze – decadenza dei costumi per Ratzinger, eccessi del clericalismo e abuso di potere per Francesco – ma anche su molte altre questioni dirimenti per la Chiesa. Intanto in Vaticano si lavora alla redazione di nuove linee guidaper la gestione e la denuncia dei casi di abuso in base a quanto è scaturito dall’ultimo summit sulla pedofilia tenutosi in Vaticano. Infine non no va dimenticato che, sia pure a fatica, il progetto di riforma della Curia vaticana sta andando in porto; entro la fine dell’anno la sua versione definitiva vedrà la luce, e non è escluso che pure in questo caso si possano creare tensioni per i nuovi assetti.

  • Pope Issues Law, With Penalties, for Vatican City to Address Sexual Abuse – Il Papa emette la legge, con sanzioni, per la Città del Vaticano per affrontare gli abusi sessuali

    Pope Issues Law, With Penalties, for Vatican City to Address Sexual Abuse – Il Papa emette la legge, con sanzioni, per la Città del Vaticano per affrontare gli abusi sessuali

    By Jason Horowitz and Elisabetta Povoledo

    ROMA – Papa Francesco ha emesso un’attesissima legge per i funzionari e i diplomatici della Città del Vaticano all’estero per contrastare gli abusi sessuali, istituendo un modello per la Chiesa cattolica in tutto il mondo, richiedendo, per la prima volta, che le accuse vengano immediatamente segnalate ai procuratori vaticani.

    Il Vaticano ha caratterizzato la legge – e le linee guida pastorali di accompagnamento – come un riflesso del pensiero più avanzato sulla prevenzione e la lotta contro gli abusi sessuali nella chiesa. La legge, datata 26 marzo, invita le autorità ecclesiastiche ad ascoltare immediatamente le persone che dichiarano di essere vittime e a segnalare eventuali accuse credibili ai pubblici ministeri.

    Coloro che non riescono a segnalare potrebbero essere soggetti a sanzioni finanziarie e carcere.

    “La protezione dei minori e delle persone vulnerabili è una parte essenziale del messaggio evangelico che la chiesa e tutti i suoi membri sono chiamati a diffondere in tutto il mondo”. Il papa ha scritto in un editto personale che promulgava la legge. Francis ha dichiarato di voler “rafforzare il quadro istituzionale e normativo per prevenire e contrastare gli abusi contro minori e persone vulnerabili”.

    In una dichiarazione di venerdì, Alessandro Gisotti, il portavoce vaticano, ha detto che papa Francesco sperava che, nonostante le misure applicate allo Stato della Città del Vaticano e alla sua amministrazione, “tutti potrebbero sviluppare nella consapevolezza che la chiesa deve sempre essere sempre più una casa sicura per bambini e persone vulnerabili. “

    Il Papa ha scritto: “La consapevolezza di tutti aumenta il fatto che gli abusi devono essere segnalati alle autorità competenti e per la necessità di cooperare con loro nelle attività di prevenzione e contromisure”.

    Ma la legge chiarisce anche che i chierici dovrebbero essere presunti innocenti fino a prova contraria, e che se condannati in un giusto processo in Vaticano, dovrebbero essere rimossi dai loro incarichi e, nel caso di un prete, essere sottoposti alle sanzioni del diritto canonico

    Di fatto, il papa, che ha fatto della misericordia una pietra angolare del suo pontificato, ha provveduto alla cura di coloro che sono stati riconosciuti colpevoli.

    Francesco ha scritto che coloro che sono condannati per “abusi contro minori o persone vulnerabili dovrebbero essere rimossi dalle loro responsabilità e, allo stesso tempo, ricevere un sostegno adeguato per la riabilitazione psicologica e spirituale, anche con l’obiettivo di reintegrazione sociale”.

    I funzionari della Chiesa avevano annunciato che la legge era in lavorazione a conclusione di un incontro tenutosi il mese scorso con vescovi e cardinali in Vaticano per affrontare il flagello degli abusi sessuali del clero. Francesco aveva convocato l’incontro in una rinnovata sensazione di crisi nella chiesa.

    Le indagini civili sugli abusi da parte di religiosi cattolici negli Stati Uniti, in Australia, in Cile, in Francia e in altri paesi hanno rivelato ancora una volta il problema sistemico dei preti abusatori che sfruttano il loro ministero e prelati che coprono la cattiva condotta.

    La Congregazione per la Dottrina della Fede, il cane da guardia per la dottrina della chiesa, dovrebbe anche rilasciare ai suoi vescovi di tutto il mondo un manuale di buone pratiche per prevenire e denunciare gli abusi nella chiesa.

    Ma se il Vaticano avesse voluto presentare questo modello come modello per le conferenze episcopali in tutto il mondo, le associazioni che difendevano le vittime si lamentavano che il nuovo editto non era all’altezza delle loro aspirazioni.

    La clausola di segnalazione obbligatoria stabilisce che “quelle relazioni dovrebbero essere fatte ai procuratori interni del Vaticano, non ai funzionari di polizia indipendenti e laici”, vediamo in una dichiarazione di SNAP, la rete dei sopravvissuti per le vittime di abusi. L’associazione ha affermato che la storia recente ha chiarito “che la chiesa non può autogestirsi” e che la nuova legge avrebbe dovuto rendere obbligatoria la segnalazione alla polizia locale e ai pubblici ministeri.

    Gisotti, portavoce vaticano, ha osservato che i tre documenti emessi dal papa rispondono “alle richieste concrete espresse dal Popolo di Dio per affrontare il flagello dell’abuso sessuale dei minori”. Insieme, “rafforzano la protezione dei minori rafforzando il quadro normativo”, ha aggiunto.

    I tre documenti firmati da Francesco – l’editto personale sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili; la nuova legge per lo Stato della Città del Vaticano che si estende alla Curia romana; e le linee guida pastorali – “in qualche modo rappresentano il primo frutto” dell’incontro tenutosi in Vaticano il mese scorso, Andrea Tornielli, direttore editoriale del Dicastero per la Comunicazione vaticano, ha scritto in una nota esplicativa diffusa dal Vaticano.

    Anche se le norme e le linee guida si riferiscono specificamente allo Stato del Vaticano, dove, ha osservato Tornielli, ci sono molti chierici ma “pochissimi bambini”, ha detto che sono stati comunque “esemplari” in quanto hanno preso in considerazione “il più avanzato internazionale” pensando alla questione.

    Nell’editto personale, il papa afferma un “principio significativo”, ha scritto Tornielli. “Tutti devono diventare consapevoli del dovere di denunciare abusi alle autorità competenti e di collaborare con loro” nella prevenzione degli abusi.

    Il fatto che il papa abbia anche firmato gli altri due documenti, che potrebbero essere stati pubblicati da altre istituzioni vaticane, “indica l’importanza che voleva dare a queste norme”, ha scritto Tornielli.

    Le linee guida pastorali redatte per la Città del Vaticano sono notevolmente più brevi di quelle redatte dalle conferenze episcopali in tutto il mondo, dato che ci sono solo due parrocchie nella Città del Vaticano e pochi bambini che risiedono lì, ha osservato.

    La nuova legge ha molte misure significative: tutti i reati relativi all’abuso di minori, non solo quelli di natura sessuale, saranno trattati automaticamente, anche in assenza di un reclamo specifico. La legge stabilisce anche “l’obbligo di denunciare e sanzionare il pubblico ufficiale che omette di denunciare gli abusi dell’autorità giudiziaria vaticana di cui è venuto a conoscenza”, tranne attraverso la confessione.

    Tali sanzioni si applicherebbero ai membri dello Stato del Vaticano, alla Curia Romana e al personale diplomatico al servizio delle nunziature, che fungono da funzionari pubblici, come fanno oltre il 90 per cento di coloro che lavorano in Vaticano o per la Santa Sede.

    Ma la legge non ha chiarito se i diplomatici vaticani che lavorano nelle ambasciate all’estero dovrebbero fare rapporto all’autorità locale e il Vaticano non ha risposto a una richiesta di chiarimenti.

    “La Santa Sede userà queste nuove leggi per mantenere procedimenti penali interni contro cardinali e diplomatici vaticani accusati di crimini in altri paesi?” Anne Barrett Doyle, condirettore di BishopAccountability.org, che documenta gli abusi nella Chiesa cattolica romana, ha detto in una dichiarazione. Ha definito la legge “un piccolo passo nella giusta direzione”, ma ha detto che non è stata all’altezza delle “coraggiose e ampie riforme” che Papa Francesco potrebbe mettere in atto, compresa la modifica del diritto canonico.

    Sebbene l’editto includa alcune raccomandazioni fatte dai gruppi di vittime agli organizzatori del summit il mese scorso, alcune misure non sono attuabili, ha detto in un comunicato Francesco Zanardi, presidente di Rete L’Abuso, la prima associazione di supporto per i sopravvissuti agli abusi clericali in Italia.

    Il signor Zanardi ha accolto, ad esempio, l’istituzione all’interno del Vaticano di una struttura che fornirebbe un aiuto medico e psicologico per le vittime di abusi, ma si chiedeva se dovevano recarsi in Vaticano per ottenere il sostegno. “Questo è inaccettabile”, ha detto.

    La legge dice anche che “le persone vulnerabili” – compresi i malati, le persone con disabilità fisiche o mentali e le persone con una limitata libertà personale – hanno diritto alla stessa protezione dei minori.

    “È un chiarimento importante perché si estende agli adulti che potrebbero non essere in grado di resistere agli abusi perché si trovano in situazioni in cui sono in posizione di inferiorità rispetto ai loro superiori”, ha detto Gerard O’Connell, un giornalista che ha a lungo lavorato per il Vaticano. Potrebbe anche estendersi ai chierici che abusano sessualmente delle suore.

    I critici, tuttavia, hanno indicato che quello che hanno detto è una grande lacuna nella legge – l’incapacità di mettere in atto ciò che Peter Isely, un sopravvissuto di Milwaukee e un membro fondatore del gruppo Ending Clergy Abuse, che raccoglie vittime da 17 paesi, ha chiamato “tolleranza zero.”

    “Ogni sacerdote, questo è stato determinato, che ha abusato di un minore deve essere rimosso permanentemente dal ministero e, pensiamo, poi laicizzato”, ha affermato Isely in un’intervista telefonica.

    Né il papa ha rimosso i termini delle prescrizioni per denunciare i crimini. Invece, la nuova legge stabilisce a 20 anni dal raggiungimento dell’età adulta. “Sappiamo che per le vittime di abusi, le denunce avvengono in ritardo, ben oltre i 38 anni per la maggior parte delle vittime”, ha detto Isely.

    “Non è vero che questa è la legge più avanzata del suo genere”, ha continuato. “Il pericolo è presentarlo come modello e come il modello più avanzato e completo per i vescovi di tutto il mondo.”

    (Traduzione con Google)
    https://www.nytimes.com/2019/03/29/world/europe/pope-sexual-abuse-law-vatican.html

  • Il Papa chiede che vengano denunciati abusi sessuali nella Città del Vaticano

    Il Papa chiede che vengano denunciati abusi sessuali nella Città del Vaticano

    CITTA ‘DEL VATICANO (AP) – Papa Francesco ha emesso venerdì una nuova legislazione sugli abusi sessuali per i funzionari e i diplomatici vaticani che richiede la denuncia immediata delle accuse di abuso ai magistrati del Vaticano, un cambio di politica volto ad essere un modello per la Chiesa cattolica in tutto il mondo.

    La clausola di segnalazione obbligatoria, sebbene di portata limitata, segna la prima volta in cui il Vaticano ha introdotto requisiti di legge per i funzionari cattolici per denunciare accuse di crimini sessuali alla polizia o affrontare multe e possibili periodi di detenzione.

    Francis ha anche emanato linee guida per la tutela dei minori per lo Stato della Città del Vaticano e il suo seminario giovanile, dopo lo scandalo dello sfruttamento sessuale globale esploso lo scorso anno e The Associated Press ha riferito che il quartier generale della Chiesa cattolica non aveva alcuna politica per proteggere i bambini dai preti predatori.

    Mentre le nuove norme riguardano solo lo Stato della Città del Vaticano, le istituzioni affiliate e il corpo diplomatico, erano ancora simbolicamente significative e sono state accolte da un ex seminarista il cui caso ha contribuito a innescare la riforma.

    “La vedo come qualcosa di positivo”, ha detto Kamil Jarzembowski all’AP.

    La legge per la prima volta fornisce una definizione esplicita del Vaticano per “persone vulnerabili” che hanno diritto alle stesse tutele dei minori sotto la legge della chiesa. Il Vaticano ha emendato la sua legge canonica sull’abuso sessuale includendo “adulti vulnerabili” nel 2010, ma non l’ha mai definita.

    Secondo la nuova definizione del Vaticano, una persona vulnerabile è chiunque sia malato o affetto da una deficienza fisica o psichiatrica, non è in grado di esercitare la libertà personale anche in certe occasioni e ha una capacità limitata di comprendere o resistere al crimine.

    La questione se i seminaristi adulti, le sorelle religiose o altri adulti che dipendono emotivamente o finanziariamente dal clero possano essere considerati “persone vulnerabili” è venuta alla ribalta in seguito allo scandalo dell’ex cardinale Theodore McCarrick, un tempo di alto rango Chierico americano accusato di molestare seminaristi e rivelazioni di sacerdoti e vescovi che predano sessualmente suore.

    La nuova legge copre tutto il personale che vive e lavora in Vaticano, la città di 44 ettari (110 acri) nel centro di Roma, così come il vasto corpo diplomatico della Santa Sede.

    Gli stessi ambasciatori vaticani hanno immaginato in alcuni dei più scandalosi casi di abusi sessuali negli ultimi anni, con rappresentanti papali accusati di aver tentato di brancolare, di distribuire la pedopornografia e di abusare sessualmente di minori nelle loro postazioni lontane.

    La legge ora richiede che qualsiasi funzionario pubblico vaticano che impari una accusa di abuso riferisca senza indugio ai pubblici ministeri vaticani. “In caso contrario, può risultare una multa fino a 5.000 euro ($ 5,615) o, nel caso di un Gendarme vaticano, fino a sei mesi di prigione.

    La disposizione di segnalazione obbligatoria è significativa, poiché la Santa Sede per decenni ha giustificato non avere una politica di segnalazione vincolante per la chiesa universale sostenendo che il clero accusato potrebbe essere perseguitato ingiustamente in luoghi in cui i cattolici sono una minoranza minacciata. Dal momento che non è un rischio in Vaticano, ora è legge.

    “Con questo documento il Vaticano vuole mandare un messaggio che prende sul serio questi crimini, vuole perseguirli, evitare la copertura, e anche creare un’atmosfera che impedisca che questi crimini avvengano in primo luogo”, ha detto Ulrich Rhode, un professore di diritto canonico alla Pontificia Università Gregoriana di Roma.

    Molte delle disposizioni della legge rispondono a lamentele di vecchia data su come le vittime sono trattate dalla chiesa, garantendo allo stesso tempo che gli imputati abbiano diritto a una difesa e agli sforzi per ripristinare la loro reputazione se la richiesta non è motivata.

    La legislazione richiede che le vittime siano accolte, ascoltate e fornite di assistenza medica, psicologica e legale, e stabilisce lo statuto delle limitazioni a 20 anni dal diciottesimo compleanno della vittima.

    Devono essere tenuti al corrente delle indagini, un punto significativo dato che le vittime sono di solito tenute all’oscuro sulle indagini canoniche di abusi sessuali a causa del segreto pontificio imposto.

    Le vittime e le loro famiglie devono essere protette da qualsiasi ritorsione, una misura che risponde al problema di lunga data affrontato dalle vittime o dai loro sostenitori, incluso Jarzembowski, che ha riferito di abusi nel seminario giovanile Vaticano solo per essere cacciato l’anno successivo.

    Imitando alcune disposizioni in vigore nella chiesa degli Stati Uniti, la disposizione richiede controlli di base per lo staff del Vaticano e volontari che lavorano con minori e chiede un addestramento ambientale sicuro per tutto il personale vaticano.

    Le linee guida escludono le punizioni corporali per i bambini e richiedono il consenso dei genitori per l’eventuale fotografia dei loro figli.

    In una dichiarazione che accompagna la nuova legge, il direttore editoriale del Vaticano, Andrea Tornielli, ha dichiarato che mentre pochissimi bambini vivono effettivamente nello Stato della Città del Vaticano, Francis ha deciso di fare della legislazione e delle linee guida di accompagnamento un modello.

    L’anno scorso, l’AP ha riferito che la Città del Vaticano non aveva alcuna politica per proteggere i bambini, anche se la Santa Sede richiedeva tali politiche nelle diocesi cattoliche in tutto il mondo e aveva detto all’ONU nel 2013 che tale politica era in atto per lo stato della città.

    L’assenza di una politica chiara divenne evidente dopo le rivelazioni che Jarzembowski, allora seminarista adolescente nel seminario giovanile del Vaticano, aveva accusato nel 2012 uno dei ragazzi più grandi di molestare sessualmente il suo compagno di stanza.

    Niente ne è uscito. La polizia vaticana, che ha giurisdizione sul territorio, non è stata chiamata a indagare. Una serie di vescovi e cardinali ha dichiarato di aver indagato, ma nessuno ha mai intervistato la presunta vittima.

    Venerdì, Jarzembowski ha detto all’AP la legge ha risposto a molte delle lacune in cui è caduto il suo caso, in particolare il suo esplicito riconoscimento che il pre-seminario ricade sotto la giurisdizione del Vaticano.

    “Prima c’era una situazione in cui un gruppo di bambini era lì, nello Stato della Città del Vaticano, ma apparentemente erano in un limbo legale”, ha detto.

    Ha elogiato l’obbligo di segnalazione obbligatoria, sottolineando che in tutti i gruppi di difesa dei sopravvissuti “la prima cosa che fanno è dire che deve esserci l’obbligo di riferire alle autorità pubbliche”.

    https://www.apnews.com/623d479ea7574118891a7c032a7ea201

  • Lucetta Scaraffia: «Pesa il racconto sulle suore vittime degli abusi di preti: qui vogliono solo persone che possono controllare»

    Lucetta Scaraffia: «Pesa il racconto sulle suore vittime degli abusi di preti: qui vogliono solo persone che possono controllare»

    Gian Guido Vecchi

    Ha pesato la denuncia degli abusi sessuali commessi da preti e vescovi sulle suore? «Per la verità davamo fastidio già prima. Le donne pensanti danno fastidio. Poi, certo, con il racconto degli abusi abbiamo dato loro la prova che avevano ragione a diffidare…». Lucetta Scaraffia sorride, ha imparato a prenderla con ironia. Dopo il Sinodo sulla famiglia scrisse un libro, Dall’ultimo banco, che raccontava la sua esperienza di donna ai margini dell’assemblea, senza diritto di voto.

    Perché è successo? 
    «Perché non ci volevano. Vogliono solo persone che controllano. All’inizio c’è stato un tentativo di commissariarci, di mettere Monda anche come direttore di “donne chiesa mondo” perché partecipasse alle riunioni. Abbiamo detto che se fosse avvenuto ci saremmo dimesse. Rientrato il progetto, ci hanno lasciate libere di lavorare ma è iniziata una forma di delegittimazione strisciante».

    Ha scritto della volontà di controllo degli uomini che vogliono «donne affidabili».
    «Ci hanno lasciate libere di lavorare, ma sull’Osservatore sono apparsi articoli sui nostri temi che seguivano una linea opposta. Il nostro giornale è nato da un’iniziativa di donne, è stato un laboratorio intellettuale, un’esperienza bellissima. Hanno creato una seconda voce delle donne, però ammaestrata. Hanno messo donne contro donne».

    Ne ha parlato con il prefetto per la Comunicazione, Paolo Ruffini? 
    «Sì, all’inizio. Volevano che la comunicazione vaticana fosse compatta e univoca, mi ha detto. E io: va bene, fatemi partecipare alle riunioni».

    E lui? 
    «Si è messo a ridere. Come fosse una pretesa inaudita».

    Come sono considerate le donne in Vaticano? 
    «Malissimo. Non esistono».

    Eppure il Papa ripete che «la Chiesa è donna». 
    «Bello, ma è un modo per trasformarci in una metafora. Vogliamo esser ascoltate, contraddette, discusse come si fa con gli uomini, non diventare metafore. Essere riconosciute come interlocutrici nella nostra diversità: io, ad esempio, sono contraria al sacerdozio femminile».

    Resiste la mentalità per cui le suore devono lavare i calzini ai preti? 
    «Ah sì, quella è rimasta intatta. L’anno scorso pubblicammo un’inchiesta sullo sfruttamento delle religiose. Ci sono arrivati moltissimi biglietti di suore. Senza dire chi erano, ci scrivevano: grazie. Una cosa commovente».

    A Loreto, il Papa ha parlato di Maria come «figlia, fidanzata, sposa e madre», punto.
    «Era una donna di grande coraggio che, giovanissima, ha sfidato la società. Una ragazza che ha accettato questo figlio e rischiava di essere lapidata. Nessuno ne parla».

    Le donne potrebbero aiutare la Chiesa ad uscire dalla crisi dei preti pedofili? 
    «Certo, un vero coinvolgimento delle donne è l’unico modo per uscirne».

    Quanto sono diffusi gli abusi sulle suore? 
    «Molto. Io credevo fosse solo in alcuni continenti, America Latina, Asia, Africa, e invece accade anche in Europa. La vaticanista Valentina Alazraki ha detto ai vescovi in Vaticano: «Vorrei che la Chiesa giocasse all’attacco e non in difesa, com’è avvenuto nel caso degli abusi sui minori». «Non so cosa farà. Per il momento la Chiesa non gioca, ha deciso di non giocare».

    Come ha reagito finora? 
    «Col silenzio. Perché c’è la questione aborto che rende tutto ancora più complicato e drammatico rispetto alla pedofilia. Ci sono vescovi e preti che hanno fatto abortire le donne di cui hanno abusato».

    Il vostro mensile come è stato accolto in Vaticano? 
    «Abbiamo avuto l’appoggio dei Papi, Benedetto XVI e Francesco, e anche della Segreteria di Stato. Per il resto, non ci leggevano. O almeno dicevano di non farlo, di considerarci una lettura per cameriere».

    Chi lo ha detto?
    «Lasciamo perdere… Vivono in un mondo maschile nel quale non è concepito che entrino le donne. Non riescono neanche a pensarci, per loro le donne non esistono».

    https://27esimaora.corriere.it/19_marzo_26/lucetta-scaraffia-pesa-racconto-suore-vittime-abusi-preti-qui-vogliono-solo-persone-che-possono-controllare-e602623c-5006-11e9-9cdd-977ff5d346c8.shtml

  • Caso Provolo: avrebbero chiesto l’arresto di altri sacerdoti accusati di abuso sessuale

    Caso Provolo: avrebbero chiesto l’arresto di altri sacerdoti accusati di abuso sessuale

    Di Julián Maradeo

    “Verrai a sapere cose brutte, e molte sono verità”, lo avvertì Robert Frainer, ex superiore mondiale dell’Istituto Provolo, a Gustavo Ariel Chamorro, in quel momento direttore della sede di la plata. Aveva ragione.

    Da che istallarono pubblicamente gli abusi ai quali preti, suore e laici  sottomettevano i bimbi sordi in Luján de Cuyo, Mendoza, e La Plata, si seppe che molti dei sacerdoti accusati erano stati inviati per lo stesso motivo da Verona, Italia; che sceglievano quei bambini i cui genitori non erano sordi per far sì che non potessero raccontare quello che soffrivano; che la suora giapponese Kumiko Kosaka prima li picchiava per vedere quali resistevano e quali potevano ribellarsi; che Nicola Corradi era accusato di vendere lotterie per tenersi il denaro; che il Papa sapeva come minimo dall’ottobre del 2015, ossia un anno prima delle prime denunce nella provincia di cuyo; che una magistratura di mendoza aveva fatto caso omesso ad una denuncia nel 2008, tra le altre tante rivelazioni, tuttavia, se si presta attenzione e si incrociano le testimonianze delle cause che si sviluppano in entrambe le province, continua a complicarsi la trama.

    Da circa due anni, quando ero nel pieno processo di indagine per “La Trama degli abusi e delitti sessuali nella chiesa Cattolica”, ho avuto accesso al fascicolo che sviluppava l’allora magistrato platense Fernando Cartasegna. in uno dei fogli appariva un riferimento alla colonia di vacanza che il provolo ha in Valeria del Mar, partito di Pinamar. Situata in Pedro de Mendoza N°2287, questa casa oggi, a causa dello scandalo internazionale è chiusa ed in stato di abbandono.

    Nel caso di La Plata, colui che parlò di questo fu il menzionato Chamorro, il quale, nella sua testimonianza, focalizzò che il prete italiano Corradi- oggi in carcerazione preventiva in Mendoza- portava i bambini, negando la possibilità che fossero accompagnati dai loro genitori, alla casa di Valeria del Mar. quEsto focus è apparso anche in  Mendoza, dove una delle madri raccontò che, durante un viaggio a questa delegazione costiera, nel 2015, una delle alunne riportò che vide come una delle docenti portava un bimbo a Horacio Corbacho, oggi detenuto e processato per corruzione aggravata di minori.

    Ma il racconto più duro lo raccolse, recentemente, l’attuale magistrato della causa in La Plata, Cecilia Corfield. Fu quando prese la testimonianza al sopravvissuto Lisandro Borrelli, il quale è stato nel Provolo tra il 1989 ed il 1993. nella sede della capitale buenos aires, fu legato per ore ad una rotaia che c’era nel sottosuolo della cucina e, alcune volte, lo tennero anche chiuso nella gabbia per i conigli. Un’estate fu trasferito alla casa del Provolo in Valeria del Mar, dove lo obbligavano a fare le pulizie nella stessa e lo legavano ad un albero per castigarlo. Un dato in apparenza aneddotico, ma che può non esserlo: quando lo portavano alla spiaggia, i preti gli proibivano di identificarli come tali.

    Se si incrociano le differenti testimonianze, la linea del tempo si estende dall’inizio egli anni novanta fino al 2015. Ossia, un quarto di secolo. La domanda si pone sola: in Pinamar nessuno ha visto, sentito o saputo niente di niente?

    Dall’altra parte, un altro focus non sviluppato in nessuna delle cause è quella delle testimonianze che indicarono che Corradi portava bimbi dalla sede che il Provolo ha in Asunción, Paraguay. Attualmente, continua a funzionare ed è a carico del ramo femminile dell’istituto, che si trova sotto il nome di Fortunata Gressner.

    Fonti autorizzate hanno segnalato che è imminente una nuova serie di domande d’arresto, una di queste ricadrà su uno dei preti italiani inviati per avere commesso lo stesso delitto in Verona. Si tratta di Eliseo Primati, di 82 anni, che risiede nella casa madre. Quando sia così, la decisione di se l’estradizione è effettiva o no, sarà di Francesco. Il suo caso è un altro esempio della goffa lentezza con la quale si gestisce la giustizia, poiché questo prelato è stato nel paese fino a dicembre del 2017, momenti nei quali la causa era assolutamente paralizzata.

    Primati appare nella lista che il commissario apostolico Alberto Bochatey ha consegnato a Corfield. In essa, c’è anche Giovanni Granuzzo. Anche se molti lo davano per morto, si trova vivo ed in Verona. Granuzzo, nominato dalle vittime italiane come uno dei loro aggressori sessuali, si trovava insieme a Corradi e luigi Spinelli, tra gli altri, nel file che il sopravvissuto italiano Giuseppe Consiglio gli consegnò il 28 di ottobre del 2015, nell’aula Paolo VI, a Francesco, per informarlo dove stava ciascuno degli accusati. tuttavia, il Vaticano non fece niente fino a che si convertì in uno scandalo mondiale.

    https://www.infobae.com/sociedad/2019/03/20/caso-provolo-pedirian-la-detencion-de-otros-sacerdotes-acusados-de-abuso-sexual/?fbclid=IwAR2a5dFjRKhjU7Irkfm6NH-feZKivvjIsOolYckYKhsXiEd-MfQVff4lXBc

  • Suore abusate, preti aguzzini sempre coperti. Per la Chiesa conta solo la fedeltà

    Suore abusate, preti aguzzini sempre coperti. Per la Chiesa conta solo la fedeltà

    di Marco Marzano

    Si è parlato a lungo in queste settimane di violenze sui minori, soprattutto maschi. Ora, grazie all’eccezionale documentario di Elizabeth Drévillon, Marie-Pierre Raimbault e Eric Quintin, “Religieuses abusées, l’autre scandale de l’Église” (che dà conto degli stupri sulle religiose in Africa e in Europa), si parla finalmente di quelle sulle donne. Gli autori sono sempre i medesimi: i preti. Omosessuali, eterossessuali, bisessuali, ma sempre e solo preti. Certo, nei confronti delle donne esiste tra i sacerdoti cattolici un disprezzo tutto particolare, quello appreso in tanti anni di frequentazione di ambienti tutti maschili e grondanti di violenta misoginia, ma le modalità di fondo degli abusi rimangono identiche.

    Identiche sono, in tutte le situazioni, le coperture di cui gli artefici delle violenze hanno goduto a tutti i livelli dentro un’organizzazione nella quale contano soprattutto la fedeltà alla gerarchia e la volontà di difendere, costi quel che costi, la buona immagine pubblica.

    Identiche sono le cause: le gravi inibizioni allo sviluppo di una normale e serena vita sessuale ed affettiva maturate in seminario, l’incapacità a costruire dei rapporti basati sulla parità e sul rispetto reciproco, la convinzione di avere il diritto di usare il prossimo come un oggetto senza alcun valore intrinseco e di essere per giunta destinati a rimanere totalmente impuniti, grazie all’appartenenza ad un gruppo sociale, la casta clericale, dotato di un potere infinitamente superiore rispetto a quello delle vittime.

    Identica è anche la situazione delle persone oggetto delle violenze, dei bambini e delle donne. Al pari dei bambini abusati infatti, molte delle religiose vittime delle attenzioni indesiderate dei preti nutrivano in perfetta buona fede un’ammirazione incondizionata e un rispetto senza pari verso ciò che i propri aguzzini rappresentavano, cioè verso la figura del sacerdote come uomo di Dio. Sono stati proprio questi i sentimenti che gli abusatori hanno sfruttato per perpetrare le proprie violenze.

    Non mi stupirei se si venisse a sapere che, come avvenuto in altri casi di soprusi clericali, gli abusatori dei quali si parla nel documentario hanno fatto le stesse cose anche con adolescenti di entrambi i sessi o con qualche seminarista. Quel che è in gioco in queste situazioni non è infatti l’attrazione fisica, ma l’ebrezza di esercitare un potere assoluto su una persona che non può reagire, che non può sottrarsi. L’abusatore è in definitiva un vigliacco e ciò che lo eccita, ciò che rende la vittima veramente appetibile ai suoi occhi, è la sua impossibilità di reagire, la sua impotenza, la sua sottomissione psicologica o il fatto che non si renda ben conto di quel che sta avvenendo. Poco conta, da questo punto di vista, che sia maschio o femmina, bambino o giovane o adulto.

    Un bambino traumatizzato, proprio per effetto dello shock subito, faticherà a lungo ad ammettere anche a se stesso quel che è avvenuto col prete. Lo stesso farà una donna che ha deciso di consacrare la sua vita a Dio. Costei, confusa e terrorizzata, prima di denunciare l’aggressore, si torturerà chiedendosi cosa ha sbagliato, quale sia stata la sua colpa, se non sia stata per caso lei a sedurre involontariamente il prete. Si chiederà se denunciare il prete non significhi per caso gettare fango su quell’istituzione alla quale ha fatto voto di assoluta obbedienza. Per questo secondo i preti, lo si dice nel documentario francese, le religiose sono meglio delle parrocchiane e delle prostitute. Perché è più difficile che “cantino”, che riferiscano ad altri quel che hanno subito dal sacerdote.

    Gli autori del documentario hanno dichiarato di sperare che la Chiesa si adoperi per evitare che fatti come questi si ripetano. È una speranza nobile,ma vana. Perché per abolire il clericalismo alla base dei crimini che costoro hanno raccontato le dichiarazioni di intenti non servono a nulla: bisognerebbe abolire lo stesso clero, smantellare i seminari, riconoscere pari dignità e ruolo alle donne, informare il funzionamento dell’organizzazione ai principi della democrazia e dell’uguaglianza. Un’utopia.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/03/18/suore-abusate-preti-aguzzini-sempre-coperti-per-la-chiesa-conta-solo-la-fedelta/5045770/?utm_medium=amp&utm_source=ifq&utm_campaign=comments

  • Suore abusate dai preti: il documentario che svela tutto

    Suore abusate dai preti: il documentario che svela tutto

    Suore obbligate al silenzio: ecco l’altro scandalo della Chiesa

    Suore abusate dai preti: il documentario che svela tutto

    Non c’è pace per la Chiesa Romana che vede incombere su di sé un altro scandalo sessuale, quello delle suore abusate dai preti. A scatenare il polverone è stato un documentario dal titolo: “Religiose abusate, l’altro scandalo della Chiesa”, realizzato e diretto da Marie-Pierre Raimbault ed Eric Quintin e sostenuto dall’Unione Europea.

    “Religiose abusate, l’altro scandalo della Chiesa”: il documentario

    Il documentario è stato realizzato dopo anni di ricerca e di interviste. Lo scopo, oltre a quello di denunciare gli abusi, è quello di capire quale ruolo abbia avuto il Vaticano nel nascondere questi atteggiamenti violenti.

    Scandalo Chiesa: dopo la pedofilia arrivano gli abusi sulle suore

    Sono moltissime le suore ad aver subito abusi e ad avere deciso di raccontare la loro travagliata esperienza religiosa, ma si suppone siano ancora moltissime le religiose che ancora non hanno trovato il coraggio di denunciare gli abusi. Questo documentario, disponibile Su ARTE e online, è fruibile in sei lingue diverse fino al 3 maggio.

    http://www.affaritaliani.it/cronache/suore-abusate-dai-preti-il-documentario-che-svela-tutto-594192.html?refresh_ce

  • Bufera pedofilia anche in Polonia, 328 casi in 28 anni

    Bufera pedofilia anche in Polonia, 328 casi in 28 anni

    A rivelarlo è stato il primate polacco, l’arcivescovo Wojciech Polak, che ha presentato un copioso dossier – Il «mea culpa» arriva a poche settimane dal summit organizzato in Vaticano

    ROMA – Quello che fino ad oggi sembrava essere uno dei Paesi meno colpiti dallo scandalo della pedofilia viene travolto da una bufera che è destinata a lasciare il segno. Negli ultimi 28 anni, dal 1990 al 2018, la Polonia ha avuto a che fare con 382 casi di abusi sessuali su minorenni da parte di ecclesiastici, sacerdoti ma anche suore.

    A rivelarlo è stato oggi il primate polacco, l’arcivescovo Wojciech Polak, che ha presentato un copioso dossier fatto di dati analitici e statistiche al termine della riunione plenaria della Conferenza episcopale polacca. Un ‘mea culpa’ che arriva a poche settimane dal summit organizzato in Vaticano a fine febbraio con papa Francesco e al quale hanno partecipato i vertici delle conferenze episcopali di tutto il mondo.

    Secondo il dossier, sono coinvolti 625 minorenni: 345 al di sotto dei 15 anni e 280 sopra i 15 anni. Il 58,4% riguarda i ragazzi, 41,6% ragazze. I procedimenti canonici contro i 382 ecclesiastici coinvolti sono ultimati nel 74,6% dei casi, mentre il 25,4% è ancora in corso. Fra i casi che sono arrivati a conclusione, il 25,2% ha ricevuto la massima pena, vale a dire la riduzione allo stato laicale. Il 40,3% di loro ha ricevuto altre pene canoniche. Solo il 10,4% degli accusati sono stati riconosciuti come innocenti mentre la procedura contro il 12,6% di loro è stata interrotta a causa della morte, il suicidio, grave malattia oppure la mancanza delle prove sufficienti.

    Nella maggior parte dei casi i pedofili sono stati denunciati dalle stesse vittime (41,6%) o dai loro familiari (20,9%). Il 14,9% di loro sono stati denunciati invece da altre persone, come dirigenti scolastici, insegnanti, conoscenti, confratelli o altri preti. Nel 5,8% dei casi gli organi dello Stato, nel 5,2% mezzi di comunicazione.

    «Ogni vittima dovrebbe suscitare in noi ecclesiastici il dolore, la vergogna, il senso della colpa», ha detto mons. Polak. «Devono esserci degli incentivi indirizzati alle vittime per segnalare questi crimini in modo più coraggioso – ha spiegato ai media locali l’arcivescovo Stanislaw Gadecki, presidente della Conferenza episcopale polacca -. La prima cosa è segnalare. La seconda è ascoltare le vittime e la terza sostenerle».

    Intanto lunedì prossimo il cardinale e arcivescovo di Lione, Philippe Barbarin, sarà ricevuto in Vaticano per rassegnare le sue dimissioni a papa Francesco, in seguito alla condanna della giustizia francese per l’omessa denuncia degli abusi sessuali su minori perpetrati negli anni ‘70 e ‘80 durante i campi scout dal cappellano Bernard Preynat.

    Arriva dall’America, invece, la notizia del ritrovamento del cadavere di un prete spretato che era stato accusato di pedofilia. Secondo le prime informazioni, John Capparelli, 70 anni, è morto in seguito ad un colpo di pistola al collo. Il suo corpo è stato ritrovato in una pozza di casa nella sua abitazione a Las Vegas, in Nevada. Gli investigatori indagano per omicidio, ma non è ancora chiaro se all’origine del gesto ci siano le accuse di pedofilia o se invece sia una vendetta legata al suo passato

  • Scanonizzate Wojtyla! L’appello di credenti francesi dopo il documentario sulle religiose abusate

    Scanonizzate Wojtyla! L’appello di credenti francesi dopo il documentario sulle religiose abusate

    Parigi-Adista. Che si scanonizzi Giovanni Paolo II, che proteggendo preti abusatori ha protetto il sistema degli abusi ed è responsabile di aver creato una immagine di “Donna” totalmente astratta e disincarnata, cui è concesso solo di scegliere tra la maternità e la verginità religiosa, vocazioni entrambe calpestate dall’ipocrisia dei preti abusatori, che non hanno rispettato né l’una né, quando causavano una gravidanza, l’altra.  È il durissimo appello di Anne Soupa e Christine Pedotti, fondatrici nel 2009 del Comité de la Jupe (Comitato della gonna, con riferimento a un’espressione derisoria dell’allora arcivescovo di Parigi card. André Vingt-Trois), teso a rivendicare la piena corresponsabilità di laiche e laici nella gestione, consapevolezza e decisioni della Chiesa, nella linea del Vangelo e del Vaticano II. L’appello, pubblicato l’11 marzo sul quotidiano francese Le Monde, parte dal devastante documentario francese sugli abusi sessuali sulle suore da parte del clero. Lo riportiamo di seguito, in una nostra traduzione dal francese.

    La Giornata internazionale della donna dell’anno 2019 resterà per noi, donne cattoliche e non, una giornata di dolore e di indignazione.

    Gridiamo il nostro orrore dopo la recente diffusione da parte di Arte del documentario «Religieuses abusées, l’autre scandale de l’Eglise», di Marie?Pierre Raimbault et Eric Quintin, dedicato agli abusi e alle violenze sulle religiose da parte di preti.

    Da più di dieci anni molte donne, in particolare quelle del Comité de la Jupe, non cessano di interpellare la Chiesa riguardo al suo atteggiamento nei confronti delle donne, raccogliendo risposte arroganti come quella di André Vingt?Trois, all’epoca cardinale arcivescovo di Parigi, le cui parole vanno ricordate: «La questione non è avere una gonna (jupe), ma avere qualcosa nel cervello».

    Non abbiamo parole per condannare questi preti che, quanto a gonne, le hanno soprattutto tolte alle religiose. Dal momento che esse davano la loro vita per “servire”, essi stessi si sono serviti, serviti del corpo di queste donne, negando i loro voti, la loro parola, la loro dignità (tanto spesso invocata dalla Chiesa !), la loro stessa persona, come esseri umani liberi e responsabili del suo corpo. Tra le loro grinfie, queste donne sono state spossessate e ridotte a una funzione sessuale, un uso che ci si concede e poi che si getta via o che si «rifila» a un altro perché «ne approfitti», nell’impunità totale.

    Ci indigna il sistema in cui si inscrivono questi fatti. No, non sono semplici abusi isolati perpetrati da qualche perverso. Bisogna prendere atto che derivano da questa “cultura dell’abuso”, denunciata da papa Francesco nella lettera del 20 agosto 2018 indirizzata al “popolo di Dio” a proposito degli abusi sui bambini.

    Sì, si tratta di un sistema e di una cultura che negano il corpo dell’altro, quello dei bambini come quello delle donne. Questo sistema si radica nel sé maschile e si perpetua grazie all’idolatria di cui è oggetto la funzione del prete.

    Ma c’è di peggio. C’è quel concetto che la Chiesa cattolica ha forgiato e che chiama “Donna”. Ne denunciamo la povertà e la miseria così come il tentativo di dominazione che anima questa visione. Voce determinante che ha portato papa Paolo VI a condannare la contraccezione (enciclica Humanae Vitae), Giovanni Paolo II, una volta papa, ha elaborato una teologia della “Donna”, sempre riferita alla Vergine Maria, immagine del silenzio e dell’obbedienza.

    Sotto la sua influenza, la “Donna” diventa un concetto, concepito esclusivamente da uomini – per di più celibi – la cui unica vocazione è aiutare l’uomo tramite il matrimonio e la maternità o servire la Chiesa nella castità religiosa; una visione slegata dalla realtà delle donne di carne, sangue, spirito e anima che costituiscono, bisogna ricordarlo, la metà del genere umano e almeno i due terzi dei cattolici praticanti.

    Osiamo dire che il primo abuso commesso contro le donne è questa idealizzazione, questo inganno che maschera le innumerevoli discriminazioni di cui le donne sono oggetto nella propria Chiesa. È sull’altare di questa donna-idea che vengono sacrificate le vite delle donne vere.

    Nella Chiesa cattolica, la “donna” deve rispondere a una doppia vocazione: «vergine o madre». Viene assegnata al suo corpo sessuato; al suo “non uso” nella verginità o al suo “uso” nella maternità, senza lasciare alcuno spazio alle altre dimensioni dell’essere umano!

    Denunciamo la menzogna e l’ipocrisia di questa ideologia che pesa su di noi. A svelarla sono gli abusi sui corpi delle religiose. Esse hanno fatto voto di castità e la loro parola viene violentata assieme al loro corpo. Quando queste violenze portano a una gravidanza, vengono fatte abortire con la forza o il loro bambino viene cinicamente abbandonato, su espresso ordine della responsabile della comunità. La violenza fatta al loro corpo raggiunge allora il suo colmo, perché anche la maternità, l’ “altra vocazione”, viene loro negata.

    Così non solo i responsabili della Chiesa cattolica impongono a tutte le donne la loro ideologia della “Donna”, ma – aiutati da qualche donna acquisita al sistema – violano essi stessi le regole che impongono a tutte.

    La nostra accusa non riguarda i soli criminali e responsabili delle violenze. Essa ha di mira la cospirazione del silenzio che ha circondato queste azioni mostruose. «I panni sporchi si lavano in famiglia», si dice per giustificare la presa di distanza dai media e dalla giustizia. Ma questi panni sporchi sono semplicemente rimossi, senza che mai ci si avvicini alla lavatrice o al sapone. Ci troviamo forse in un esercito che gestisce il suo BMC (bordello militare) come male minore?

    Forti del Vangelo e del comportamento di Gesù stesso riguardo alle donne, riaffermiamo i diritti imprescindibili delle donne, che sono quelli di ogni essere umano, dappertutto e specialmente nella Chiesa.

    Chiediamo la scanonizzazione di papa Giovanni Paolo II, protettore degli abusatori in nome della «ragione di Chiesa» e principale artefice della costruzione ideologica della «Donna», così come il divieto di insegnare, di propagare o di pubblicare la «teologia del corpo» che egli ha predicato nel corso delle sue catechesi del mercoledì.

    https://www.adista.it/articolo/60930?fbclid=IwAR2JR1cfRqID4qb7hjiAkw–d05fH4KyWg7nIm29jPuIq4KfF78oShVCHJQ

  • Pedofilia, così la Chiesa gestisce i peccati dei suoi pastori

    Pedofilia, così la Chiesa gestisce i peccati dei suoi pastori

    di Valerio Masia – Per la legge vaticana i preti pedofili sono prima di tutto dei peccatori, tra i peggiori e come tali devono espiare la loro colpa secondo i canoni della giustizia divina.

    Ma cosa prevede esattamente l’espiazione della colpa attraverso questi canoni ecclesiastici: “Preghiera, tanta………. e poi espiazione della colpa nei cosiddetti “centri di cura per sacerdoti e suore in difficoltà diffusi sul territorio”.

    Il problema però come denunciano le associazioni di vittime di abusi da parte del clero sta nel fatto che, “questi centri di cura, tengono di fatto nascoste alla giustizia italiana e alla sanità pubblica, persone malate che vengono gestite in segreto”.

    Le ferite, i traumi poi che le vittime di abusi si portano per tutta la vita sono enormi, laceranti, si considerano “sopravvissuti”.