Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: suore

  • Il nuovo database iCODIS è attivo con tutti i dati sugli abusi sessuali del clero in Italia

    Il nuovo database iCODIS è attivo con tutti i dati sugli abusi sessuali del clero in Italia

    Negli ultimi 15 anni la Rete L’ABUSO ha avuto un importante ruolo in Italia dove i sopravvissuti, anche nell’informazione come nella giustizia, hanno dovuto reagire alle negligenze dello Stato divenendo “IL FARO” dei dati sugli abusi del clero nel paese.

    Per questo e non a caso, se cercate anche sui media i dati degli abusi, mai troverete quelli ministeriali dell’osservatorio delle pari opportunità (non per forza del clero, anche dei laici) ma solamente quelli della Rete L’ABUSO, in quanto sono gli unici in Italia, da 15 anni a oggi.

    E proprio nell’ottica di uno Stato europeo assente come l’Italia che ci siamo voluti/dovuti migliorare dando vita a “Spotlight on italian survivors”, un team di sopravvissuti che in queste settimane hanno svolto un lavoro certosino di censimento dei dati, da oggi pubblici nella loro integrità e disponibili online sulle nostre piattaforme.

    Per fare questo il Team di Spotlight on italian survivors ha sviluppato un programma chiamato CODIS – Central Operating Data Information Service – che ha due differenti istanze di dati, il CODIS che è solo ad uso interno e iCODIS, l’interfaccia dedicata alla consultazione pubblica.

    Questa suddivisione è stata necessaria in quanto mentre nella parte interna del sistema, la ricerca di un soggetto appare corredata dei sopravvissuti prodotti o di ogni dato disponibile in archivio, in quella pubblica, per mantenere la privacy dei sopravvissuti, il dato non sarà prodotto.

    Un sistema molto più efficiente e completo del precedente, anche nei numeri dei casi, che salgono effettivamente da 330 nominativi di offender, a 1053 con un prodotto effettivo di sopravvissuti che non è più di 1500 circa, ma sale a ben 4371 sopravvissuti.

    Come sale l’incidenza percentuale degli offender nel clero, ben i 3,05%, per una media di 4 vittime a offender.

             Dati che non ci siamo inventati !

    La piattaforma CODIS e l’interfaccia pubblica iCODIS infatti non sono semplici database che riflettono un dato in tempo reale, ma un vero e proprio elaboratore.

    L’aumento impressionante dei dati è semplicemente dovuto al fatto che prima, i vari database (oggi tutti disattivati) raccoglievano soltanto il dato emerso sui media occultando il sommerso, ovvero casi che per una serie di motivi quali diffide, richieste di cancellazione appellandosi alla legge sull’oblio, accordi tra le parti con l’obbligo della riservatezza e via dicendo, eravamo costretti a rimuovere, dati tornati disponibili con la semplice omissione di informazioni che riportano all’individuazione del caso, ma restano se pur in forma anonima conteggiati.

    Inseriti anche i 913 casi dichiarati dalla stessa Conferenza Episcopale italiana, dati che non abbiamo sommato ai nostri ma che molto onestamente abbiamo sottratto, utilizzando soltanto il disavanzo che avanzava tra quelli da noi censiti e quelli dichiarati da CEI, lasciando così il numero degli offender totali ai 913 dichiarati.

    Essendo la dichiarazione della CEI (913 casi) antecedente al dato della commissione della diocesi di Bolzano, questo nuovo dato è stato inserito con tutte le lacune che solleva, nel sistema CODIS rispettivamente al territorio di Bolzano.

    Il disavanzo della CEI ovvero, il rimanente dei 913 casi ai quali abbiamo sottratto i 560 censiti dalla Rete L’ABUSO dal 2000 a oggi, che la CEI non ha mai circostanziato nelle località dove i fatti sono avvenuti e nel numero di vittime prodotte, è stato in questo modo conteggiato.

    Per quanto riguarda le vittime, anche in questo caso ignote, abbiamo potuto ottenere una proiezione attendibile formulata sul dato certo dei 560 casi censiti dalla Rete e il loro prodotto pari a ben 2281 sopravvissuti.

    Dati che potete tranquillamente verificare dai vari pannelli online sul nostro sito.

    Ma iCODIS va oltre e fornisce per ogni regione e provincia italiana il dato generale di quanti siano gli offender, le loro vittime, quante bambine o bambini siano rimasti vittime in quei luoghi, quanti siano stati abusati da preti, suore, catechisti ecc., quanti sono stati denunciati e quanti no, quanto sia il sommerso in quei luoghi, una serie davvero notevole di dati che neppure noi immaginavamo con così tanta chiarezza.

    Naturalmente non manca un motore di ricerca in tutto il database, iCODIS Live, che appare come una semplice finestra dentro la quale scrivere, ma si trasforma proprio mentre scrivete, in risultato.

    Questa la mission del team “Spotlight on italian survivors”, un manifesto pubblico di denuncia non solo sui crimini occultati dalla chiesa in Italia, ma sull’inerzia di uno Stato che con la scusa di non aver dati che in realtà non cerca, si astiene in modo criminale dall’affrontare un problema che classifica il paese “fanalino di coda” in Europa ma non solo.

          Nota:

    Se pur alcuni pannelli richiedono la registrazione dell’utente al portale, ciò non toglie che il servizio è completamente gratuito.

         Contatti:

    spotlight@retelabuso.org

  • L’asilo degli orrori di Casamicciola: mano pesante del giudice: condanne per due suore. Suor Edda assolta

    L’asilo degli orrori di Casamicciola: mano pesante del giudice: condanne per due suore. Suor Edda assolta

    Era novembre 2022 quando Casamicciola finì sotto i riflettori per la raccapricciante vicenda dell’asilo degli orrori. Quattro suore dell’Istituto Istituto Santa Maria della Provvidenza furono accusate di aver maltrattato bambini loro affidati.
    Nell’udienza di ieri che si è svolta dinanzi al 9° Collegio del Tribunale di Napoli, è stata pronunciata la sentenza di primo grado che ha assolto con la formula “per non aver commesso il fatto” Suor Edda e Suor Alice.
    Il tribunale, inoltre, nel valutare le argomentazioni della difesa delle imputate sostenute dall’avvocato Giorgio Varano ha condannato alla pena di 3 anni e 6 mesi Suor Goretti e a tre anni Suor Nellina.

    LA STORIA
    A suor Marie Georgette Rahasimalala era stata applicata la misura cautelare della custodia in carcere mentre alla madre superiora Angela De Bonis, meglio conosciuta come suor Edda, Noeline Razanadraozy e Curay Alice Albaracin il divieto di dimora in Campania. A tutte e quattro veniva contestato il reato di concorso in maltrattamenti nei confronti di minori con l’aggravante; alla sola Marie Georgette Rahasimalala le lesioni personali aggravate; a Curay Alice Albaracin violenza privata aggravata.

    Alla base dell’indagine condotta dai Carabinieri di Ischia e valutate dal Il Giudice per le indagini preliminari, dr.ssa Federica De Bellis, emergenza il raccapricciante racconto di una bambina che aveva girato un video delle violenze mostrandolo poi alla madre
    La pronuncia del Tribunale di Napoli, da un lato restituisce a Suor Edda e Suor Alice un verdetto di assoluzione rispetto alle accuse e, dall’altro lato, invece, restituisce giustizia ai piccoli bambini che veniva maltrattati dalle altre due imputate.

    IL RACCONTO DELLA BAMBINA
    La vicenda e le testimonianze dei piccoli ospiti dell’asilo di Casamicciola erano state ricostruite dal gip Federica De Bellis: «Ho frequentato l’istituto delle suore per circa tre anni e ora ho smesso di andarci perché non mi piace come trattano i bambini. Mi ricordo che il 27 luglio di quest’anno verso ora di pranzo, il bimbo piccolo che io già conosco perché frequenta l’istituto da circa due anni, aveva tirato il velo alla suora e noi chiamiamo “Goretti”, a questo punto la suora ha iniziato a picchiarlo, tant’è che il ferro del grembiule che indossava la suora ha graffiato sulla lingua. A questo punto, il fratello più grande è intervenuto per difendere il piccolino e veniva picchiato con schiaffi e tirate di capelli, dalla suora, tanto che gli usciva il sangue dal naso. Anche l’altra sorellina più piccola, che cercava di avvicinarsi a lui, le venivano tirati i capelli dalla Suora.
    Ricordo che nella stanza è intervenuta anche suor “Nellina “, la quale è stata attirata dal parapiglia che stava succedendo, ma non è intervenuta a difendere i bimbi. Anche questa suora è solita, soprattutto con i bimbi più piccoli, dai quattro ai tre anni circa “picchiarli… tipo bacchettandoli con una ciabatta, colpendoli sulle braccia, tirandogli i capelli, dandogli schiaffi, soprattutto questa “Suor Nellina” che ha una mano molto forte, fatto che ricordo bene essendo stata anche io colpita negli anni passati. Penso che venissero colpiti i più piccoli perché indifesi e più restii a raccontare le cose…

    Ho provato a raccontare a mamma quello che succedeva dalle suore, ma mamma all’inizio non mi credeva, così ho deciso di fare un video appena si è verificato un altro fatto, per farlo poi vedere a mamma… Mentre stavo facendo il video, un bimbo più piccolo che mi stava vicino, mi ha detto di non fare la spia, chiamando poi un’altra bimba più grande, la quale poi ha avvertito le suore che io avevo fatto un video, chiedendo di portarglielo. Ho portato il telefono a Suor Alice che ha visionato il video e mi ha detto di cancellarlo. Io l’ho cancellato ma sapendo che comunque restava memorizzato nel telefono e poi quando mamma mi è venuta a prendere le ho raccontato quello che era successo e le ho girato il video.
    Il giorno dopo, all’arrivo dalle suore, ho visto che le suore stavano togliendo i telefoni agli altri bimbi, tant’è che poi lo hanno tolto anche a me, dicendomi di non portarlo più… Per quel che ricordo un atteggiamento così violento non accadeva tanto spesso, ricordo solo schiaffi e tirate di capelli. Sono tornata per una sola settimana a settembre, perché mamma lavora ma io non volevo in alcun modo tornarci, anche perché la suora superiore “Edda” mi controllava sempre la borsa e gli altri ragazzini mi dicono che sono una “spiona di merda”… Dopo il fatto dell’aggressione ai due fratellini, ricordo che non è intervenuto nessun medico, né ambulanza, né sono stati portati in ospedale, ricordo solo che suor Alice ha messo del limone sul naso del bimbo che sanguinava».

    LE ACCUSE
    RAHASIMALALA Marie Georgette, RAZANADRAOZY Noeline, CURAYAlice Albaracin e DE BONIS Angela erano accusate in relazione al reato di cui all’art. 61 n.5, n.11 , 11 ter, n. 11 quinquies , 110, artt. 572 co. 1 e li c.p. perché, , in concorso tra di loro, De Bonis Angela, nella qualità di Suora Superiore dell’Istituto Santa Maria della Provvidenza e Comunità educativa a dimensione familiare presso il quale prestano servizio anche Rahasimalala Marie Georgette quale lavapiatti , Razanadraoy Noeline quale cuoca e Curay Alice addetta al doposcuola , istituto deputato a ospitare minori o in affido a seguito di provvedimenti giudiziari o quali ospiti esterni a seguito di corrispettivo pagato privatamente dai genitori, infliggevano alle piccole vittime sofferenze fisiche consistite in atti di violenza quali tirate di capelli, schiaffi alla nuca, calci, ciabatte sulle mani, intimando loro il silenzio e privandoli dei telefoni cellullari al fine di impedire riprese video fotografiche.

    In particolare Razanadraozy Noeline picchiava, tirava per i capelli, bacchettava sulle braccia con una ciabatta le piccole vittime; Rahasimalala Marie Georgette, in data 27.07 ca, strattonava e tirava per i capelli bimbo di 4 anni, addebitandogli di averle tirato il velo e colpiva con uno schiaffo al volto, provocandogli la fuoriuscita di sangue dal naso, il di lui fratello di anni 8 intervenuto per difendere il fratellino; De Bonis Angela, in data 03.10 ca colpiva ripetutamente alla nuca il minore Espositore Antonio facendolo piangere disperatamente a seguito di litigio con altro bimbo. Con l’aggravante di aver commesso il fatto abusando della condizione di inferiorità fisica psichica determinata dall’età delle vittime nonché dalla relazione di ospitalità e operando all’interno di istituti di educazione e formazione.

    Rahasimalala Marie Georgette: in relazione al reato di cui agli artt. 61 n.2, 61 n.5, n.11, 11 ter , n. 11 quinquies , 582,585 c.p. perché, al fine di eseguire il reato di cui al capo che precede e con la condotta ivi descritta, strattonando e tirando per i capelli il piccolo di anni 4, addebitandogli di averle tirato il velo gli cagionava lesioni personali come al di lui fratello, di anni 8 intervenuto per difenderlo, che veniva colpito al volto con uno schiaffo, provocandogli la fuoriuscita di sangue dal naso; Con l’aggravante di aver commesso il fatto abusando della condizione di inferiorità fisica e psichica determinata dall’età delle vittime nonché dalla relazione di ospitalità e operando all’interno di istituti di educazione e formazione.

    Curay Alice Albaracin: in relazione al reato di cui all’art. 61 n.2, n.5, n.11, art. 610 c.p. perché, al fine di eseguire il reato di cui al capo a) che precede, e con la condotta ivi descritta, costringeva una bimba di 8 anni a consegnarle il telefono cellulare e, dopo averlo visionato, a cancellare il video eseguito che riprendeva l’aggressione i due bimbi, minacciandola di non fare più riprese video e foto e di non portare più il cellullare all’interno dell’Istituto Con l’aggravante di aver commesso il fatto abusando della condizione di inferiorità fisica e psichica determinata dall’età delle vittime nonché dalla relazione di ospitalità e operando all’interno di istituti di educazione e formazione.

    L’asilo degli orrori di Casamicciola: mano pesante del giudice: condanne per due suore. Suor Edda assolta

  • Achtung, pedofilia nella Chiesa: un bollettino di guerra

    Achtung, pedofilia nella Chiesa: un bollettino di guerra

    Alessandria – L’associazione Italiana Rete l’Abuso ha realizzato e presentato in questi giorni un report dettagliato che raccoglie storie e denunce di minorenni vittime di pedofilia in Italia: in Italia, in un arco di tempo che copre gli ultimi 15 anni (2009-2024) sono ben 1.570 i casi censiti, che vedono come vittime ben 192 donne e 1.378 uomini, oltre a 1.426 minori abusati da sacerdoti, 90 minori abusati da laici (41 da scout e 49 da catechisti); 51 adulti vulnerabili abusati e tre suore.

    Tra gli abusanti Rete L’Abuso conteggia 330 sacerdoti, 29 laici e una suora. Secondo quanto riporta il report, dei 1.570 casi italiani 551 non hanno ricevuto giustizia dal Tribunale dello Stato e 1.404 dal Tribunale ecclesiastico. Secondo i dat a disposizione in provincia di Alessandria gli abusi sessuali compiuti dai preti negli ultimi 15 anni sarebbero due. Ma sono molti di più. Abbiamo intervistato alcuni seminaristi alessandrini che ci hanno detto che il 50% dei preti sono pedofili impuniti.

    Molto scalpore aveva fatto la vicenda di Don Carlo Bottero della diocesi di Acqui che he ammesso due fatti che lo riguardano, ma le indiscrezioni ci dicono che sono molti di più. Denunciato già nel 2010, l’allora vescovo Piergiorgio Micchiardi non diede seguito alla denuncia delle presunte vittime lasciandolo alla direzione di istituti per minori. Una seconda denuncia del 2022 fatta questa volta dal vescovo Luigi Testore, dopo l’indagine previa ha raccolto l’ammissione dello stesso don Carlo Bottero, oggi reo confesso di abuso sessuale ai danni di chi lo querela che dichiara: “Nel 1984 del triennio svolto all’ITIS A. Volta di Alessandria, sono stato rimandato a settembre di 3 materie: Inglese letteratura e storia. I miei genitori decidono, per quanto riguarda Letteratura e Storia, di rivolgersi al nostro ex parroco don Carlo Bottero rettore del seminario diocesano e segretario vescovile. Ecco la testimonianza di un suo studente del 1984: “Don Carlo è stato infine il mio insegnante di religione nel biennio 81/82 82/83 all’ITIS. A. Volta di Acqui Terme (AL).

    Mi ricordo che mia madre concordò una frequenza settimanale di lezioni. Viaggiavo in treno. Quando entrai attraverso il portone del Seminario che rimane di fronte alla casa vescovile questo si richiudeva dietro di me ed io non ricordo se vi era un custode forse sì. Poi arrivava don Carlo il quale mi accompagnava su da una scala e un corridoio fino ad arrivare in una stanza. Li incominciai le mie lezioni di letteratura e storia: mi ricordo il libro aperto di letteratura e lui don Carlo che mi faceva leggere per poi spiegarmi.

    E li incominciò ad allungare la mano sinistra… Sì perché io sedevo alla sua sinistra, prima quindi con la sua mano tentò di invadere la mia intimità e io cercai di sfuggire serrando le gambe e richiudendole il più possibile sul ventre. Le braccia invece paradossalmente rimanevano ferme inchiodate sul banco come per far finta di niente non so come per negare la cosa e per paura forse di una reazione violenta. Io mi bloccai rimasi quasi senza fiato e dentro di me sperai che finisse presto. Ma invece No.

    Continuavano le sue mani ogni volta con sempre più impeto e con sempre meno interesse a quel che mi insegnava. Lui voleva invadere il mio intimo e ci riuscì perché più usava costrizione e più io tentavo di resistere e più lui insisteva fino a che io non potei più resistergli e mi sentii vinto da quell’uomo che non so chi fosse non sembrava lui aveva un ghigno sinistro di soddisfazione.

    Successivamente lui riuscì anche a prendermi e condurmi su di un divano dove mi fece sedere sulle sue gambe e mi spoglio si mise lì a toccarmi le mie intimità e a guardare soddisfatto di quel che faceva. Un giorno entrò un altro prete (mentre) don Carlo era lì che armeggiava col mio corpo, e con naturalezza parlò col prete senza neppure tentare di nascondere quel che stava facendo. Cercava a tutti i costi di masturbarmi e ottenere la mia eccitazione. Io… Il mio corpo cedette una volta… Gliela diede vinta.

    Quella fu la volta che mi ferì più in profondità. Il sesso l’eccitazione legata alla violenza e il sopruso di una persona totalmente in preda alla sua smania pulsionale di violenza su chi non si può difendere, su chi non ha la capacità psicofisica di difendersi e soccombe come io ho fatto.

    Quando questo incubo finì io pensai a dimenticare tutto.
    Successivamente nascosi l’accaduto a tutti compreso me stesso. Mi vergognai profondamente mi sentii in colpa per non essermi riuscito a difendere. Quindi nascosi il fatto nel più intimo di me stesso per 20 anni.

    Ma era inconsciamente l’inizio di un grande silenzio che con il passare del tempo mi portò ad avere sfiducia in me stesso ad avere paura e sfiducia delle persone soprattutto quelle più vicine”.

    La tremenda testimonianza continua ma noi ci fermiamo qui perché questo è un giornale che chiunque può leggere e il resto lo lasciamo agli archivi dei Tribunali italiani.

    Ma qualcosa deve cambiare. Parliamo di preti, una categoria che lavora coi minori e tanti casi purtroppo non emergono essendoci poche realtà che si battono su questo tema e pochi episodi che poi arrivano alla ribalta anche sui media.

    Secondo il censimento realizzato dall’Osservatorio Permanente della Rete L’Abuso e dall’associazione internazionale Eca Global (Ending Clergy Abuse), sono 164 i sacerdoti con condanna definitiva negli ultimi 15 anni. Il totale dei casi è di 418 preti pedofili, divisi in 88 anonimi, 166 denunciati e 164 condannati.

    Secondo gli ultimi dati sarebbero 86 i casi noti “segnalati da vittime che per improcedibilità spesso legata alla prescrizione non sono noti alle autorità civili”. 166 è il numero segnalato di sacerdoti accusati, si tratta di preti attualmente denunciati, indagati, in attesa di giudizio o in attesa di sentenza definitiva in Italia.

    Dai dati emerge che al primo posto c’è la Lombardia con 69 casi, seguita dal Veneto con 40, dalla Sicilia con 39, dal Piemonte con 37 e dalla Campania con 34. A seguire, Lazio (29 casi), Puglia e Toscana (25 ciascuna), Liguria (23), Calabria (21), Emilia Romagna (19), Sardegna (12), Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Umbria (8 ciascuna), Marche (7), Abruzzo (6), Molise (4), Basilicata e Città del Vaticano (2).

    Achtung, pedofilia nella Chiesa: un bollettino di guerra

  • Roma, suora-badante molestata dal figlio della sua assistita, la madre superiore le ordina di ritornare in quella casa. Lei lascia i voti

    Roma, suora-badante molestata dal figlio della sua assistita, la madre superiore le ordina di ritornare in quella casa. Lei lascia i voti

    Una suora nigeriana ha denunciato per violenza sessuale il figlio dell’anziana per cui lavorava come badante. Il 38enne romano, è accusato di essersi presentato in camera della suora nudo, chiedendo di avere rapporti con lei. La religiosa si è subito allontanata dalla casa in cui lavorava e ha raccontato tutto alla congregazione a cui faceva parte. Ricevendo però dalla madre superiore una risposta inaspettata: ritorna in quella casa. Così, spaventata, è andata dalla polizia a denunciare sia l’uomo per violenza sessuale che la congregazione religiosa per sfruttamento. Lui è a processo, la posizione della congregazione invece è stata archiviata. La suora, nel frattempo, ha lasciato i voti e ha un figlio, avuto da un altro uomo..

    LA VIOLENZA
    Suor Caterina (nome di fantasia, ndr), era arrivata dalla Nigeria in Italia per aderire a una congregazione religiosa dei Castelli romani, tramite la quale lavorava poi in alcune Rsa o come badante per diverse famiglie romane. Così, a inizio gennaio del 2020 era andata a lavorare in zona Tuscolana per assistere una signora anziana. Una sera, dopo aver messo a dormire la donna, mentre era ancora seduta sul suo letto, il figlio 38enne era entrato nudo nella stanza, facendole delle avances e chiedendole di avere un rapporto. La religiosa, sconvolta, era subito uscita dalla stanza e aveva poi lasciato l’appartamento. Sotto choc aveva cercato supporto dalla madre superiora della congrega, raccontandole l’accaduto, ma – come ha poi spiegato agli inquirenti – quest’ultima le avrebbe detto di tornare a lavorare in quella casa.

    LA DENUNCIA
    La prima denuncia dell’ormai ex suora risale al mese di ottobre 2020 quando si era appena allontanata dall’istituto religioso. La donna denunciò alla polizia di essere vittima di sfruttamento del lavoro da parte della congregazione, facendo il nome della madre superiora ma anche delle altre suore. Quindi partirono le indagini della squadra mobile, che vennero poi riferite al tribunale di Velletri per competenza territoriale – la congregazione si trovava infatti ai Castelli. Gli inquirenti avevano accertato la data del suo arrivo a Roma e il suo trasferimento ai Castelli. Dall’analisi dei tabulati era emerso che era libera di girare e svolgeva diverse attività lavorative anche in alcune rsa. Procedimento questo che è stato archiviato.

    A fine dicembre del 2020 la suora era tornata in commissariato per sporgere di nuovo denuncia, aggiungendo di essere stata vittima di violenza sessuale, nell’ultima famiglia in cui aveva lavorato, dove doveva assistere tutti i giorni tutto il giorno una signora molto anziana. Tramite le analisi dei tabulati telefonici gli inquirenti hanno confermato la presenza della vittima in quella casa dal mese di gennaio al mese di luglio del 2020 e sono risaliti all’identità del figlio dell’anziana, accusato dalla suora di violenza sessuale.
    L’uomo si trova ora a processo davanti alla prima sezione penale di piazzale Clodio mentre la vittima ha lasciato i voti e vive con il figlio a pochi passi dalla Capitale.

    IL PRECEDENTE
    Appena un anno prima della denuncia di suor Caterina, era finito a processo, su richiesta della procura di Roma, un noto sacerdote che lavorava come psicoterapeuta nel mondo ecclesiale, accusato da una religiosa di violenza sessuale. «Nella veste di psicoterapeuta e nello stesso tempo di sacerdote – riportava il capo di imputazione – costringeva la sua suora, sua paziente, a compiere e subire atti sessuali» in diverse incontri tra il 2009 e il 2013».
    Federica Pozzi

    https://www.ilmessaggero.it/roma/tuscolana/suora_badante_molestata_figlio_lascia_i_voti_tuscolano_news-8399152.html

  • Quando un istituto per minori in Ticino era un “lager” con suore “aguzzine”

    Quando un istituto per minori in Ticino era un “lager” con suore “aguzzine”

    Oggi il von Mentlen di Bellinzona è un centro educativo moderno, dove gli ospiti minorenni – una cinquantina – godono di protezione e di supporto. Ma non è sempre stato così. Nel secolo scorso, chi è stato costretto a frequentarlo, lo descrive come un “lager” diretto da “suore aguzzine”.

    A decidere di illuminare quegli anni bui è un’indagine che l’istituto ha affidato all’Università di Ginevra: il risultato nasce da una dozzina di testimonianze raccolte dal ricercatore Marco Nardone e confluite nel libro “Bisogna portare alla luce queste sofferenze”, che verrà presentato giovedì.

    Era lo Stato a decidere chi internare

    Esiste dal 1911 il von Mentlen di Bellinzona, nato dalla volontà dell’omonima benefattrice Valeria e gestito dalle suore della congregazione cattolica della Santa Croce di Menzingen. Era lo Stato a decidere chi internare: figli ritenuti illegittimi, perché nati da donne sole, divorziate, da famiglie povere o perché di etnia nomade. Per la società erano colpe. E la colpa andava corretta.

    A scoprire il prezzo pagato per queste “colpe” è stato il ricercatore universitario Marco Nardone, che ha intervistato dodici persone, donne e uomini ultrasessantenni, ospiti dell’istituto per lo più negli anni Cinquanta. “L’educazione religiosa era molto rigida e severa. Le persone per descrivere la propria esperienza al von Mentlen parlano di prigione, di lager addirittura – racconta alla RSI lo studioso -. E parlano di disciplina militare”.

    “Ci punivano con l’acqua gelida”

    Per la prima volta queste pagine danno voce a chi aveva subito un collocamento coatto: fino agli anni Settanta, l’autorità cantonale imponeva l’internamento, incurante della volontà dei diretti interessati. “La parola d’ordine era ‘obbedisci!’”, racconta una testimone. “Mi ricordo che nei primi tempi che ero lì piangevo sempre e più piangevi più prendevi botte”, ricorda un altro internato. “Ci punivano con l’acqua gelida. Sotto la doccia o immergendoci nella vasca da bagno”. E ancora: “Mi è mancato enormemente l’affetto, le suore erano dure, rigide. Se non ubbidivi ti arrivavano le punizioni. Erano proprio delle aguzzine”.

    La priorità per le suore, dice Marco Nardone, “non era il benessere dei piccoli, ma la disciplina e l’ordine. Erano tanti bambini e poche suore, senza alcun tipo di formazione per questo lavoro. La violenza era proprio una strategia per gestire questa massa di bambini”.

    Sono stati i vertici del centro educativo a promuovere l’indagine sul loro passato. Per capire appunto se mai gli ospiti dell’istituzione religiosa subirono torti e ingiustizie. Undici anni fa il governo svizzero e poi anche quello ticinese avevano riabilitato, scusandosi, le persone vittime di collocamenti forzati. “Ci siamo resi conto – dice il direttore Vito Lo Russo – che non abbiamo veramente mai pensato a cosa succedeva al von Mentlen nel passato. Da lì ci siamo detti che non era possibile non andare a indagare le pratiche educative di quegli anni. Senza puntare necessariamente il dito contro qualcuno, ma per capire cosa succedeva a quel tempo”.

    Era stato un libro che parlava di soprusi al von Mentlen ad attirare l’attenzione della direzione. Un libro con la testimonianza di un ex internato – pubblicato cinque anni fa da Matteo Beltrami. S’intitola “Il mio nome era 125”. Cioè il numero di guardaroba di suo padre Pierre all’istituto.

    Pierre Beltrami ha avuto la forza di uscire allo scoperto. Gli altri 11 testimoni – intervistati da Marco Nardone no. Loro, uniti nel destino da una costante: la sofferenza per la violenza subita. Violenza fisica, psicologica e anche sessuale. “Avevamo sempre i pantaloni corti ed era freddo. D’inverno ci levavano i pantaloni e le mutande e ci mettevano sopra questi enormi caloriferi, a pieno regime, che ci ustionavano”, ricorda Beltrami. E ancora: “Abbiamo visto questo bambino affacciato alla finestra. Si chiamava Silvano, poteva avere 5 anni ed è caduto al suolo ed è morto. L’altra suora, quando ci hanno portati in aula, ha responsabilizzato noi perché lo abbiamo chiamato. Invece noi lo invitavamo a rientrare”.

    Tante vicende simili rimaste confinate fino ad oggi dentro le mura di un centro che come altri non era soggetto al controllo istituzionale. E il cui personale non aveva alcuna formazione adeguata.

    L’inchiesta dell’Università di Ginevra rientra fra le ricostruzioni storiche finanziate dal Fondo nazionale di ricerca. Il dipartimento di sociologia si è focalizzato sugli istituti religiosi di Vallese e Ticino. Sulle ingiustizie inflitte, le modalità di assistenza, la lesione dei diritti fondamentali dei bambini, ritenuti degli oggetti fino agli anni Cinquanta.

    https://www.tvsvizzera.it/tvs/qui-svizzera/quando-il-von-mentlen-era-un-lager-con-suore-aguzzine/87666912

  • Nel libretto della messa del Papa c’era un canto scritto da un prete accusato di violenza sessuale

    Nel libretto della messa del Papa c’era un canto scritto da un prete accusato di violenza sessuale

    Un canto di Chiesa scritto da un prete autore di violenze sessuali inserito nella messa del Papa. Il viaggio di Francesco I in Belgio e Lussemburgo sta riservando non poche sorprese e motivi di imbarazzo al pontefice, seppur consapevole di una situazione delicata. Il brano, scritto da un prete molto noto nelle Fiandre e deceduto di recente, è stato eliminato all’ultimo secondo dal programma ufficiale, ma il caso la dice lunga su quanto la Chiesa belga sia immersa in scandali legati ad abusi sessuali, per troppo tempo coperti dai vertici ecclesiali. La canzone non sarà cantata in segno di rispetto verso le vittime, ha informato il portavoce della Conferenza episcopale, ma il vaso di Pandora della Chiesa cattolica (belga e non solo) appare più profondo che mai.

    Le insidie della visita del Papa in Belgio

    Dopo la visita in Lussemburgo, Papa Bergoglio è arrivato a Bruxelles in 27 settembre. Sarà impegnato tra eventi accademici, istituzionali e di natura ecclesiale. L’evento clou ufficiale sarà la messa da celebrare domenica 29 settembre nello stadio Re Baldovino della capitale europea. Il momento chiave ufficioso sarà invece l’incontro, i cui dettagli sono stati tenuti in gran segreto, con una quindicina di vittime degli abusi del clero. Esplosi negli anni duemila, gli scandali non hanno cessato di scuotere la popolazione belga. Un documentario trasmesso lo scorso anno dalla tv fiamminga ha acceso nuovamente i riflettori sulle vittime ma sopratutto sull’impunità di sacerdoti e suore. A questo si aggiungono le accuse contro le monache che per anni hanno sottratto bambini ai genitori per “venderli” a famiglie adottive.

    Il prete Schollaert responsabile di abusi sessuali

    Il prete e compositore del brano originariamente previsto nel programma della messa del Papa è Paul Schollaert, morto di recente. La personalità, molto nota nelle Fiandre dove le sue opere vengono suonate ogni domenica, è stato riconosciuto come l’autore di abusi sessuali. Schollaert era comparso davanti alla commissione parlamentare sugli abusi sessuali nella Chiesa, nota come “Commissione Halsberghe”.

    Secondo il vescovo di Hasselt, monsignor Patrick Hoogmartens, il caso si era chiuso nel 2002 sulla base di un accordo tra le parti coinvolte, con l’impegno a rispettare “discrezione”. Lo stesso vescovo ha deciso di non partecipare pubblicamente alle celebrazioni della visita del papa, dopo che su internet era stato diffuso un necrologio in cui elogiava l’autore della violenza sessuale. Non potendo contare sul migliore dei biglietti da visita, Hoogmartens si è fatto da parte.

    Il clero belga chiede aiuto a psicologi e avvocati

    Dopo che l’organizzazione della visita pontificia ha eliminato il brano, che era già stato stampato sul libretto della messa, è intervenuto l’arcivescovo Luc Terlinden a Radio 1 dell’emittente fiamminga VRT. “Il controllo sugli autori dei canti è un tema che dovremo esaminare attentamente, a partire da lunedì, dopo la visita del papa”, ha dichiarato monsignor Terlinden. “Questo rappresenta per noi una grande sfida, ma bisogna pensarci seriamente con l’aiuto di avvocati e psicologi. Dovremo collaborare con le autorità in futuro. In particolare, aspettiamo un osservatorio che monitori gli autori. Questa era una delle raccomandazioni formulate dalla commissione Dutroux quasi 30 anni fa”, ha messo in evidenza l’arcivescovo. Una dichiarazione che suona quantomeno tardiva.

    Le dure parole del primo ministro belga nei confronti del Papa

    Il tema delle violenze sessuali da parte del clero belga è stato al centro anche dell’incontro nella mattinata del 27 settembre tra Bergoglio e il re Filippo, che lo ha accolto nel castello di Laken insieme al primo ministro Alexander De Croo. Entrambi hanno pronunciato un discorso molto atteso. “Santissimo Padre, lei ha intrapreso azioni concrete per lottare contro questa abominevole violenza”, ha affermato il sovrano belga. “I bambini erano orribilmente feriti, segnati per tutta la vita. Lo stesso vale per le vittime delle adozioni forzate. C’è voluto così tanto tempo prima che le loro grida fossero ascoltate e riconosciute. C’è voluto così tanto tempo per cercare modi per ‘riparare’ l’irreparabile”, ha detto il re Filippo.

    De Croo da parte sua ha chiesto misure concrete da parte della Chiesa per riconquistare la fiducia compromessa. “Quando qualcosa va storto, non possiamo accettare un insabbiamento. Ciò danneggia il prezioso lavoro di tutti. Oggi le parole non bastano più. Servono misure concrete. Le vittime devono essere ascoltate. Devono essere al centro. Hanno diritto alla verità. Le atrocità devono essere riconosciute. E giustizia va fatta”, ha affermato il primo ministro. Un messaggio duro, che trasmette l’idea di non voler più soprassedere su errori ritenuti ormai inaccettabili.

    https://europa.today.it/attualita/canto-messa-papa-belgio-absui-sessuali.html

  • Pedofilia, omertà e bambini “venduti” dalla Chiesa. Il difficile viaggio del Papa in Belgio

    Pedofilia, omertà e bambini “venduti” dalla Chiesa. Il difficile viaggio del Papa in Belgio

    Preti accusati di abusi sessuali, bambini “venduti” e vertici della Chiesa conniventi o comunque silenti. Il vaso di Pandora che attende Papa Francesco per il suo viaggio in Belgio e Lussemburgo non è una novità del suo pontificato. Ha dovuto affrontare casi analoghi in Spagna, Francia, Irlanda e Canada, ma il Paese che ospita gran parte delle istituzioni europee sembra intenzionato a guarire a modo suo dalle malattie del cattolicesimo.

    Bergoglio proverà a riunire un gregge ormai disperso, che si è allontanato sempre più dal Vaticano, nonostante continui ad avvertire il bisogno di un pastore. Lo dimostrano le innumerevoli chiese protestanti ed evangeliche che proliferano nei quartieri, in particolare quelli con forti componenti migranti, ma soprattutto la piccola chiesa Don Bosco, rimasta cattolica ma che ha preso una strada tutta sua. A causa di un approccio “progressista” è stata ripudiata dal Vaticano, ma i fedeli non cessano di frequentarla.

    Gli abusi sessuali del clero belga

    Appena rientrato dal mega-viaggio nella regione Asia-Pacifico e nonostante l’influenza dichiarata il 23 settembre, Papa Francesco non intende rinunciare ai quattro giorni di impegni previsti in Europa tra Lussemburgo e Belgio a fine settembre. Alla base del viaggio numero 46 del suo pontificato ci sono i festeggiamenti per il 600° anniversario dell’Università Cattolica di Lovanio, dove incontrerà studenti e corpo docente per parlare di cambiamenti climatici. L’evento clou si svolgerà allo stadio Baldovino, dove sono attese circa 35mila persone. Tutta l’attenzione sarà però centrata sulla capacità di Jorge Bergoglio di riportare fiducia e fede in un Paese tradizionalmente cattolico, sfregiato però da numerosi casi di violenza sessuale sui minori da parte di membri del clero.

    Lo scandalo del vescovo di Bruges

    Quelli che sembravano casi episodici e isolati si sono rivelati l’humus di un vasto terreno di pedocriminalità in veste talare. Aggravante: la reazione morbida, talvolta inesistente, dei vertici ecclesiali. Come il caso del vescovo di Bruges, Roger Vangheluwe che nel 2010 ammise di aver abusato sessualmente del nipote, minimizzando l’accaduto. “Non ho affatto l’impressione di essere un pedofilo”, aveva dichiarato alla tv belga. “Era un po’ una ‘relazione’. Non avevo l’impressione che mio cugino fosse contrario, anzi”, disse durante un’intervista che fece scandalo. All’epoca il Vaticano non gli impose alcuna punizione degna di nota e solo 14 anni dopo, all’inizio di quest’anno, Papa Francesco lo ha ridotto allo stato laico. Una mossa in extremis che i belgi vedono come un tentativo di respingere le critiche prima della sua visita.

    Il sacerdote ribelle Rik Deville

    La lunga sequenza di scandali e insabbiamenti ha indebolito l’influenza del Vaticano a Bruxelles e dintorni. Il calo è quello che tipico che si riscontra in altre parti dell’Occidente. Come registrato dall’Università di Lovanio, quasi il 65% della popolazione belga si dichiara cristiana, col 58% che si identifica come cattolica. È proprio da questo mondo che arrivano le critiche più aspre nei confronti del Vaticano. Come quelle mosse dal sacerdote in pensione Rik Devillé, che per anni ha guidato la chiesa Don Bosco di Buizingen ad Halle, una cittadina nel Barabante Fiammingo a mezz’ora circa da Bruxelles.

    Già nel 1992 questo prete sui generis aveva condannato la Chiesa cattolica nel libro “L’ultima dittatura”, per poi scrivere di recente Corridoi bui (dal fiammingo Donkere gangen), in cui ha raccolto le testimonianze di stupri, umiliazioni, abusi da parte di preti e monache nei monasteri. Nel 2009 Devillé aveva preso le redini della Don Bosco, plasmandola in una maniera sempre più distante dai canoni del cattolicesimo come lo conosciamo oggi.

    Don Bosco: la “parrocchia senza Papa”

    Come raccontato dal giornale fiammingo De Morgen, in questa piccola chiesa prevale un approccio comunitario, con coppie che sposano altre coppie e donne che possono celebrare alcuni sacramenti. La virata “progressista” è stata tale, che da marzo di quest’anno il Vicariato del Brabante Fiammingo e di Mechelen ha deciso che la Don Bosco non potrà continuare ad essere parrocchia. Le viene riconosciuto il ruolo di “comunità religiosa indipendente”, ma non di essere parte di una diocesi. Eppure il suo successo non si interrompe e la domenica durante le celebrazioni i posti vuoti si contano sulle dita di una mano.

    Devillé, che ha promosso l’idea di una “parrocchia senza Papa”, all’inizio degli anni duemila aveva raccolto 84 fascicoli di abusi. Adesso risultano circa 1.950 bambini “che hanno subito abusi in questo piccolo granello di terra”, ha dichiarato al giornale The Independent. “All’inizio, sono andato dal cardinale”, ha detto Devillé. “Non è successo niente. Non sapeva niente. Non poteva fare niente. Oppure ha scritto: ‘Ho pregato per te’”, ha affermato indignato il sacerdote in pensione.

    L’incontro del Papa con le vittime di abusi sessuali in Belgio

    La “fuga” della Don Bosco dall’alveo del Vaticano fa temere altre diserzioni. Soprattutto dopo il la serie televisiva Godvergeten (Il dio dimenticato), tratta dai racconti contenuti nel libro Corridioi Bui, che ha riaperto le ferite degli scandali sessuali commessi dai sacerdoti, ma soprattutto l’omertà del mondo cattolico rispetto a questi gravi reati. Per frenare un’emorragia ulteriore di fedeli, la Conferenza episcopale belga ha organizzato per Bergoglio un incontro privato, definito “discreto”, con 15 vittime di violenze sessuali, di cui non sono noti né il luogo né la data. “In passato c’è stata una cultura del segreto e del silenzio all’interno della Chiesa, che ha reso ognuna di queste tragedie ancora più difficile da sopportare”, ha dichiarato il vescovo Luc Terlinden,  che vede nell’incontro col Papa “un importante passo simbolico”.

    I bambini “venduti” dalla Chiesa cattolica 

    Le vittime belghe però non sembrano volersi accontentare di una pacca sulla spalla e di un rosario. In una lettera aperta, pubblicata il 5 settembre dal quotidiano Le Soir, alcune di loro hanno chiesto a Bergoglio di esprimersi con forza su questo tema durante la sua visita. Altro tema caldo su cui potrebbe esprimersi l’argentino è quello delle “adozioni forzate”. Secondo il quotidiano fiammingo Hln tra il 1945 e gli anni ’80 in Belgio circa 30mila bambini sono stati sottratti alle madri con la complicità delle suore. In base alle accuse la Chiesa li avrebbe venduti alle famiglie adottive. Lo scorso anno è stata promessa un’inchiesta specifica da parte della Conferenza episcopale, ma il sacerdote ribelle Devillé è pessimista e ritiene che dopo la visita del papa, questi fascicoli verranno rapidamente richiusi. A quel punto il gregge saprà con certezza di non poter contare sul pastore argentino.

    https://europa.today.it/attualita/pedofilia-papa-visita-belgio.html

  • MINORI. PEDOFILIA, ALLARME RETE L’ABUSO: IN ITALIA 1426 VITTIME DI SACERDOTI

    MINORI. PEDOFILIA, ALLARME RETE L’ABUSO: IN ITALIA 1426 VITTIME DI SACERDOTI

    (DIRE) Roma, 12 set. – Sono 1570 le vittime di pedofilia in Italia secondo i dati raccolti dalla Rete L’Abuso, nel specifico 192 donne e 1378 uomini. L’Associazione italiana sopravvissuti agli abusi del clero ha realizzato un dettagliato censimento per regioni fotografando gli ultimi 15 anni. L’analisi evidenzia 1426 minori abusati da sacerdoti, 90 minori abusati da laici (41 da scout e 49 da catechisti); 51 adulti vulnerabili abusati e tre suore.

    Negli abusanti la Rete conteggia 330 sacerdoti, 29 laici e una suora. Il dettaglio delle regioni riporta: 13 vittime di
    pedofilia in Abruzzo; 19 in Basilicata; 44 in Calabria; 56 in Campania; 73 in Emilia; 100 nel Lazio; 65 in Liguria; 370 in Lombardia; 18 nelle Marche; 25 in Molise; 135 in Piemonte; 66 in Puglia; 30 in Sardegna; 89 in Sicilia; 126 in Toscana; 232 nel Triveneto; 100 in Umbria; e 9 in Vaticano.

    Di queste 1570 persone, secondo quanto riportato dal report, 551 non hanno ricevuto giustizia dal Tribunale dello Stato e 1404 dal Tribunale ecclesiastico.

    Per Rete L’Abuso, però, si tratta di numeri in difetto, “tuttavia non poco preoccupante, sia per le vittime prodotte, sia per l’impossibilità di prevenire cioè, di impedire che si replichi producendone altre”. A queste 1570 vittime andrebbero sommate le 956 vittime (non documentate) dichiarate dalla Chiesa,vittime prodotte da 913 autori “mai denunciati all’Autorità Giudiziaria”, ha sottolineato Francesco Zanardi, presidente Rete L’Abuso, nell’ambito della conferenza di presentazione del report che si è svolta questa mattina. (SEGUE) (Mab / Dire)

  • Abusi sessuali nel clero italiano | A settembre arriva il censimento di migliaia di sopravvissuti

    Abusi sessuali nel clero italiano | A settembre arriva il censimento di migliaia di sopravvissuti

    Una nuova iniziativa in linea con la continuità di informazione e monitoraggio sul territorio che da anni l’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO mantiene in Italia. Da 15 anni siamo l’unica fonte di informazione nel paese che si occupa di monitorare e censire dati, come il database dei sacerdoti accusati, di quelli condannati, delle Diocesi non sicure e via dicendo.

    L’iniziativa ha lo scopo di censire, quantificare, informare e dare consapevolezza, questa volta, sull’entità dei sopravvissuti prodotti in Italia dal clero cattolico, in un arco temporale di circa 25 anni.

    Parliamo di migliaia di persone cancellate dalla memoria collettiva della società le cui violenze e storie stanno riemergendo dall’analisi di atti giudiziari, denunce, vecchi articoli di cronaca e così via, che da circa un mese stiamo censendo ininterrottamente e che contiamo di presentare pubblicamente, il prossimo settembre.

    Un lavoro certosino in quanto non abbiamo solo contato le vittime ma ne abbiamo catalogato anche il sesso, l’età, la zona geografica nonché l’eventuale impunità da parte dei due tribunali, quello italiano e quello canonico. Dato quest’ultimo che permetterà un’ulteriore valutazione sulla Giustizia resa a chi è stato vittima, quindi l’effettiva efficacia o fallimento delle leggi attuali, sia dello Stato, sia della Chiesa.

     

    Ma c’è di più!

    Il censimento infatti, oltre ai sacerdoti, sarà allargato anche ai laici, catechisti, insegnanti di religione e tutto quell’indotto che spesso, approfittando del ruolo di fiducia e del contatto con i minori, commette abusi.

    Ci saranno anche le suore e i sacerdoti abusati, ancora oggi un tabù difficile da scardinare ma che tuttavia, soprattutto ultimamente sta emergendo e crediamo che questo sia un modo per incoraggiarli ad unirsi a questa comune lotta. Una categoria le suore e i preti, mai censita da nessuno, soprattutto dalla chiesa e dai suoi stessi report, nei quali il dato è puntualmente omesso.

    Un lavoro di denuncia molto forte e rappresentativo del grave stato di inerzia che in Italia i cittadini subiscono, in particolare dallo Stato, l’unico in Europa da 15 anni a non aver intrapreso nessuna iniziativa di contrasto in materia, lasciando in tutta l’umiliazione delle stesse Istituzioni (deferite dall’Associazione all’ONU che già nel 2019 ne esprime la forte preoccupazione e raccomanda all’Italia solleciti interventi), spazio di gestire la cosa a chi in realtà, dovrebbe essere investigato, come accade nelle altre nazioni, per i crimini commessi dal personale ecclesiastico, che spesso ha persino coperto.

    Sarà un lavoro intenso, ma le poche centinaia di casi al momento analizzati hanno restituito già migliaia di vittime sopravvissute che neppure noi, che da 15 anni in Italia censiamo il fenomeno, mai ci saremmo aspettati di ottenere.

    Saranno inseriti separatamente anche i dati forniti dagli unici report ufficiali CEI.

    La scelta di separarli dal nostro censimento è dovuta alla fumosità degli stessi, privi di collocazione geografica, indagini su eventuali altre vittime oltre al singolo denunciante e tanti altri dettagli come eventuali processi canonici, sanzioni e attuale collocazione, che CEI ha omesso puntualmente dai suoi report, rendendoli incompleti ed incompatibili con il dettaglio minimo che abbiamo stabilito come parametro nei nostri.

    Se pure i dati siano già online in quanto dobbiamo censirli e inserirli uno a uno e, data la complessità del sistema che li restituirà in tempo reale, abbiamo preferito poterlo testare.

    Al momento la sezione di questo portale che abbiamo chiamato “Le nostre storie” resta comunque oscurata al pubblico fino alla presentazione di settembre, data ancora da destinarsi.

    L’Osservatorio Permanente

  • Da La Plata a Roma.  Francesco ha assegnato a Tucho Fernández che nascondeva i pedofili, una posizione centrale in Vaticano

    Da La Plata a Roma. Francesco ha assegnato a Tucho Fernández che nascondeva i pedofili, una posizione centrale in Vaticano

    Il corrispondente italiano del quotidiano conservatore argentino La Nación l’ha definita una “notizia bomba” e un “appuntamento inaspettato ” . Probabilmente lo è per chi si allinea ai settori più reazionari, ultramedievali e più oscurantisti (lo sono insomma tutti) della curia romana. Ma considerando le mosse compiute da Jorge “Francisco” Bergoglio negli ultimi anni, la cosa non dovrebbe sorprendere troppo.

    La notizia in questione è che il Vaticano ha appena pubblicato nel suo Bollettino Ufficiale che l’arcivescovo di La Plata Víctor Manuel “Tucho” Fernández è stato scelto dal nuovo Papa “prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede ” , come riportato dal bollettino della cosiddetta Santa Sede. Fernández entrerà in carica a settembre, in sostituzione del cardinale Luis Francisco Ladaria Ferrer .

    Il Dicastero è il diretto successore della Sacra Romana e Inquisizione Universale creata nel 1542 da Paolo III e la cui eredità per l’umanità è stata quella di aver insanguinato parte del mondo con la sua caccia alle “streghe” , la tortura e l’umiliazione di “eretici” e altri metodi sanguinari per controllare la popolazione ribelle con la “dottrina apostolica e cattolica romana”. Tra le sue tappe fondamentali , l’Inquisizione processò e condannò Galileo Galilei per le sue teorie eretiche.

    Anche se i moderni inquisitori non mandano più i loro carnefici ad asportare confessioni sataniche sotto tortura o a bruciare donne nei falò allestiti nelle pubbliche piazze (questo viene fatto oggi dagli Stati e dai loro governi in modo più civile), è ancora il “ministero” della Il Vaticano che controlla , censura e sanziona tutto ciò che riguarda i “valori” del cattolicesimo ufficiale. Ciò include il piano sistematico per coprire migliaia e migliaia di stupri di ragazze, ragazzi e adolescenti nelle scuole, negli istituti e nelle parrocchie di tutto il pianeta.

    Proprio Tucho Fernández è uno specialista, tra l’altro, nel garantire questo insabbiamento sistematico , rilasciando dichiarazioni e omelie affannose in cui, come comanda Bergoglio , si condannano colpevolmente gli abusi commessi dai suoi dipendenti in talare. I pochi che riescono a rompere il silenzio delle mura ecclesiastiche e a balzare all’opinione pubblica, ovviamente.

    Compito molto prezioso

    La Gazzetta Ufficiale Vaticana pubblica una lettera che Francesco invia a Tucho . Lì dice di affidare loro un compito “molto prezioso”, come quello di “custodire l’insegnamento che scaturisce dalla fede per ‘dare ragione della nostra speranza, ma non come nemici che additano e condannano’”. Quasi a “chiarire”, il Papa riconosce che il Dicastero “in altri tempi usò metodi immorali” e che “quelli erano tempi in cui, più che promuovere la conoscenza teologica, si perseguitavano eventuali errori dottrinali ”. Quello che mi aspetto da te è senza dubbio qualcosa di molto diverso”, dice al suo fianco.

    Curiosamente, il monarca romano esplicita la sua intenzione di liberare il nuovo prefetto dal dover farsi carico di “attendere” alle denunce di abusi sessuali che giungono a Roma. «Dato che per le questioni disciplinari – legate soprattutto agli abusi sui minori – è stata recentemente creata una Sezione specifica con professionisti molto competenti, le chiedo come Prefetto di dedicare il suo personale impegno più direttamente allo scopo principale del Dicastero, che è ‘ mantieni la fede’”, ordina.

    A rigor di termini, questa nuova “sezione” di cui parla è un ufficio dedicato a ricevere quella manciata di denunce “ufficiali” contro vescovi, preti e suore che le diocesi di tutto il mondo ritengono che il Vaticano dovrebbe “indagare” e “decidere”. ”. Ma è un ufficio che risponde direttamente al Dicastero che Fernández presto guiderà. Storia pura.

    Chip in movimento

    La mossa del Papa sembra essere in linea con altre, negli ultimi anni, in cui il Sommo Pontefice argentino collocava in luoghi chiave del Vaticano uomini di sua fiducia che , inoltre, aderiscono alla sua “teologia del popolo” (un aspetto dottrinale che, facendo appello ai cliché populisti, prende le distanze esteticamente dai settori più ultraconservatori della Chiesa). Consapevole che la sua salute peggiora con il passare del tempo, il cosiddetto “papa peronista” sta già pianificando la sua successione riempiendo piazza San Pedro di un funzionario pubblico dipendente.

    Il caso più emblematico è quello dell’ex vescovo di Orano, Salta, Gustavo Zanchetta , uomo di estrema fiducia di Bergoglio . Tra il dicembre 2018, quando sono emerse le denunce contro di lui da parte di due seminaristi abusati (le vittime avrebbero potuto essere molte di più) e il marzo 2022, quando è stato condannato a quattro anni e mezzo di carcere ; Il papa misericordioso cercò di “salvare” Zanchetta affidandogli l’ amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica .

    Meglio conosciuta come “l’agenzia immobiliare” del Vaticano , quell’ufficio gestisce più di cinquemila proprietà in tutto il mondo per un valore stimato di 3 miliardi di dollari . Infine Zanchetta dovette ritornare in Argentina per essere processato. Certo, oggi gode degli arresti domiciliari che sono negati a qualsiasi cristiano per reati molto meno gravi .

    Finora non si sa se Tucho Fernández abbia abusato direttamente di minori, seminaristi o studenti dell’Università Cattolica Argentina quando ne era rettore. Ciò che si sa è che negli ultimi anni era incaricato di insabbiare eventuali pecore smarrite denunciate per questi crimini , doppiamente aggravati dal fatto di essere rappresentanti di un culto religioso (con il livello di vulnerabilità della vittima che ciò implica).

    In un servizio speciale pubblicato da La Izquierda Diario lo scorso dicembre (realizzato insieme a Pulso Noticias ), vengono dettagliati undici dei casi finora denunciati a La Plata e nei quali, in vari modi, “ Tucho” ha svolto un chiaro ruolo di copertura cure. Un insabbiamento che va di pari passo con la disumanizzazione e il disprezzo per le vittime e i sopravvissuti .

    I casi sono quelli dell’ex cappellano generale del servizio penitenziario di Buenos Aires Eduardo Lorenzo (suicidato nel dicembre 2019 in una sede della Cáritas pochi minuti dopo essere stato arrestato), dell’ideatore della congregazione Miles Christi Roberto Yanuzzi (l’unico scomunicato dal papa , sia pure per divergenze dottrinali e non per abusi), Héctor Giménez (denunciato ma impunito), Rubén Marchioni (denunciato pubblicamente ma non giudizialmente), Maximiliano Di Virgilio (la famiglia della vittima ha ritirato denuncia penale), l’ex Gendarmeria cappellano delle Missioni di Raúl Sidders (con arresti domiciliari assurdi e vicini al processo orale) e cinque ex capi dell’Istituto Provolo di La Plata ( Nicola Corradi , Horacio Corbacho , Giuseppe Spinelli , Giovanni Granuzzo ed Eliseo Primati ) .

    Insieme a Fernández , in quasi tutti questi casi, ha avuto un ruolo centrale nei piani di insabbiamento il vescovo ausiliare di La Plata, Alberto Bochatey , servitore formato dall’ultra-reazionario Héctor Aguer , predecessore di “Tucho” . Sebbene non siano note lamentele nemmeno nei suoi confronti e nonostante l’“inimicizia” tra Bergoglio e Aguer , nel 2017 il papa ha nominato Bochatey “commissario apostolico” per indagare sulle accuse di abusi sessuali presso la sede dell’Istituto Provolo a Mendoza. Ovviamente non indagò nulla e tanto meno collaborò al caso giudiziario che finì per condannare Corradi e Corbacho a quasi cinquant’anni di carcere.

    “Tucho” e Bochatey , tra le altre aberrazioni, organizzarono la “messa in omaggio” (e con un corpo presente) al suicida Lorenzo nella stessa parrocchia di Gonnet in cui il sacerdote, per anni, abusò di adolescenti che corrompeva ed estorceva per soddisfare i loro desideri di oppressione.

    Non ci si poteva aspettare di meno dal Papa stesso. Oltre ad essere stato complice di diversi delitti dell’ultima dittatura civile-militare-ecclesiastica (quando già ricopriva un alto incarico nella Curia argentina), nel suo Paese ha protetto criminali come Julio Grassi , Zanchetta , Justo Illaraz. , Agustín Rosa Torino e decine di sacerdoti e vescovi con inchieste canoniche che hanno dato solo impunità. Ad eccezione del gangster Yanuzzi , nemmeno i pochi preti condannati penalmente furono espulsi dalla Chiesa.

    Piazza

    Un’altra caratteristica di Víctor Fernández è la sua vocazione a “mediare” nei conflitti sociali, quando minacciano il potere politico al potere. Ad esempio, nel 2018 corse in aiuto dell’allora governatrice María Eugenia Vidal quando centinaia di lavoratori uscirono dagli ingressi del Cantiere Río Santiago di Ensenada per occupare la sede del Ministero dell’Economia a La Plata in segno di ripudio dell’adeguamento e piani di consegna dell’azienda da parte della direzione di Cambiemos . Per fare questo, l’arcivescovo ha ideato una manovra di smobilitazione insieme a parte della direzione sindacale della regione che ha appoggiato (con azione o omissione) i piani di Vidal .

    Ora, dopo cinque anni di “pulizia” (a base di cosmetici liturgici e silenzi comprati a buon prezzo) nell’arcidiocesi di La Plata dai residui ultraconservatori che Aguer si era lasciato alle spalle , “Tucho” deve trasferire parte della sua esperienza al Vaticano .

    Certo, per occupare una posizione che intellettuali come Joseph Ratzinger hanno saputo mantenere , Fernández non manca di curriculum. Diventerà prefetto per la Dottrina della Fede dopo essere stato decano della Facoltà di Teologia di Buenos Aires , presidente della Società Teologica Argentina e della Commissione Fede e Cultura dell’Episcopato argentino. E prima di assumere l’arcivescovado di La Plata, fu rettore della Pontificia Università Cattolica dell’Argentina . Quanto detto è un quadro veritiero di tutte le necessità e le emergenze che ha il Vaticano nella sua particolare fase bergogliana.

    https://www.laizquierdadiario.com/Francisco-premio-a-Tucho-Fernandez-encubridor-de-pedofilos-con-un-cargo-central-en-el-Vaticano