Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • La chiesa ha forse preso di mira la Rete L’ABUSO e i sopravvissuti italiani?

    La chiesa ha forse preso di mira la Rete L’ABUSO e i sopravvissuti italiani?

    Un’estate molto calda per la Rete L’ABUSO, ricca di stranezze che a livello interno non potevano passare inosservate. Ma per ora diciamo solo che se 5 + 1 fa 18, vuole dire che i conti non tornano.

    Per il momento possiamo solo dire di aver notato che alcune associazioni straniere di vittime, hanno improvvisamente cambiato rotta e i motivi – che diverse fonti confermano – sono proprio legati ad una anomala apertura con il Vaticano.

    Ripercorrendo il 2026, anche se potrebbe centrare poco, lo scorso febbraio ricordiamo l’incendio di origine dolosa proprio nel palazzo dove la Rete L’ABUSO ha sede. Incendio sul quale, malgrado l’apertura di un fascicolo da parte della Procura della Repubblica di Savona, non si è saputo più nulla.

    Il 9 giugno, ricordiamo l’attacco al server dati che condividiamo con l’associazione antimafia Casa della legalità di Genova, di cui peraltro sono membro dell’Ufficio di Presidenza. Attacco che da subito si è sospettato grazie a un indirizzo IP rimasto memorizzato nel sistema, fosse riconducibile alla chiesa.

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    Sospetto che una decina di giorni dopo sembra trovare conferma, attraverso una diffida fatta al gestore di servizi dal quale abbiamo in noleggio il server. Diffida in cui col veto dell’anonimato, viene chiesto di rimuovere alcuni articoli (atti giudiziari inclusi) che guarda caso parlavano di “Mensopoli”, l’inchiesta legata all’ospedale Bambin Gesù che coinvolse l’allora Segretario di Stato Tarcisio Bertone, lo IOR e alcuni istituti bancari tra cui banca Carige recentemente liquidata. Casi che però erano documentati dall’associazione contro le mafie Casa della legalità, e non la Rete L’ABUSO.

    Ad agosto, mentre da un lato alcuni membri improvvisamente lasciano l’associazione con giustificazioni così poco credibili da far pensare ai più maliziosi che possano essere stati intimiditi, dall’altro, qualcuno cerca di colpire il Presidente della Rete screditandolo.

    Un panorama che senza dubbio si è fatto notare e che sembra tutt’altro che normale.

    Ma quale sarebbe l’interesse della chiesa?

    La risposta potrebbe essere molto semplice, salvarsi dalle richieste di risarcimenti da parte delle vittime dei preti pedofili per evitare, come negli USA, il crack finanziario che ha portato tante Diocesi al fallimento. Proteggere quindi quello “sterco del diavolo” chiamato denaro a cui la chiesa tiene moltissimo, indubbiamente più che alla salute dei minori che la frequentano quotidianamente.

    Facendo un passo indietro, nel 2010 lo scandalo del clero pedofilo e delle gerarchie criminali che lo hanno sostenuto e sottratto alla giustizia degli stati, arrivò anche in Europa, destando nel clero non solo una crisi di immagine, ma il concreto pericolo che si ripetesse il disastro economico avvenuto negli Stati Uniti.

    Ad oggi infatti, praticamente tutti i Paesi dell’Unione Europea hanno chiesto conto alla chiesa per le migliaia di cittadini rimasti vittime dei preti pedofili.

    Tranne l’Italia dove grazie alla complicità del Governo che ad oggi non ha ancora preso alcuna posizione sull’ormai noto problema endemico di cui l’intero pianeta è rimasto vittima, il risparmio economico per la chiesa è stato eccellente in Europa. Basta paragonare i risarcimenti milionari che la giustizia americana ha imposto, notiamo immediatamente che in Europa la chiesa ha di fatto risparmiato molto grazie agli accordi fatti nei vari Paesi, che hanno portato a risarcimenti quasi ridicoli rispetto a quelli degli USA. Parliamo di cifre che non superano i 60.000€.

    Tuttavia si parla comunque di un mare di soldi che se venissero pagati anche in Italia, sulla base percentuale sarebbero in soldoni circa il 43% dei risarcimenti pagati in tutta Europa in quanto, la sola Italia detiene ben 43% della popolazione di preti rispetto all’Europa.

    Italia che se pur a livello istituzionale sia tutt’ora totalmente connivente con la chiesa, grazie alle istanze della Rete L’ABUSO che già nel 2019 portarono il Comitato per i diritti dell’infanzia ad un pesante richiamo, oggi si ritrova per la seconda volta sotto la lente di ingrandimento delle Nazioni Unite che lamentano nuovamente le gravi e reiterate inadempienze del paese rispetto alla Convenzione ONU per i diritti dell’infanzia.

    Oggi l’Italia è l’ultima ruota del carro rispetto all’Europa in materia di tutela dei più piccoli risultando allo stesso livello dei paesi del terzo mondo che come noi non hanno ancora preso posizione sul problema. E questo la chiesa lo sa bene, come sa bene che prima o poi, anche nel terzo mondo le vittime chiederanno conto.

    Si tratta quindi solo di tempo, durante il quale la chiesa si sta organizzando per pararsi ancora meglio di quanto sia riuscita a fare nel resto dell’Europa.

    Le associazioni, se pilotate risultano un utilissimo strumento per ingannare i sopravvissuti, ed il panorama attuale suggerisce proprio questa come via scelta dalla chiesa per contenere i sopravvissuti.

    Via che malgrado l’omertoso silenzio complice offerto dai vari governi che si sono susseguiti in Italia dal 2010 vede come fastidioso inconveniente la Rete L’ABUSO, l’unica associazione di sopravvissuti esistente, che al momento non gli permette di scrollarsi di dosso le vittime che, stando alle statistiche, supererebbero il milione.

    E qui il conto in denaro è presto fatto; 60.000€ moltiplicato per un milione di vittime fa 60.000.000.000 di euro.

  • I dossier degli abusi – Storia della criminalità organizzata in Vaticano

    I dossier degli abusi – Storia della criminalità organizzata in Vaticano

    Quando Monsignor Damiano Marzotto Caotorta legge le prime righe della lettera, resta senza parole. Fino a quel momento aveva parlato, spiegato, riso e raccontato dei tempi passati per quasi un’ora. Ora tace: legge, le dita affusolate poggiate sulle labbra in segno di concentrazione. “È strano”, ammette infine. Cerca di spiegare, ma le frasi restano incompiute; riflette. La sede milanese, o mai ottantenne, ha visto molte lettere simili a questa nel corso della sua carriera in Vaticano, alcune firmate da lui stesso; Questa, invece, porta la firma del suo ex superiore. Eppure qualcosa non torna.

    Il documento fa parte di una serie di vents scambi epistolari raccolti da CORRECTIV nel corso di un’inchiesta internazionale durata da anni. In questa lettera, la provenienza degli Stati Uniti, Italia, Colombia, Portogallo, Australia, Austria e Germania, si rivolgono al Vaticano in seguito a casi di abusi sessuali su minori commessi da sacerdoti. E la Santa Sede risponde.

    Documento l’esistenza di un sistema criminale organizzato all’interno del sistema interno del Vaticano: l’Almeno e il secolo, e i vertici della Chiesa cattolica sono vicini di Nascondere e le tombe della violenza tra minori, affrontate da tutti gli interni di un complesso sistema burocratico.

    Queste lettere indicano che la funzione del Vaticano è quella di assegnare al caso la norma e il numero del protocollo. Le segnalazioni di reati sessuali commessi da sacerdoti arrivavano da ogni angolo del mondo, venivano archiviate con cura, catalogate… e poi insabbiate. Ciò significa che gli abusi continueranno. A pagare il prezzo sono soprattutto le vittime, le cui vite restano per sempre segnate. Il trauma mina la fiducia negli adulti, interferisce con i rapporti familiari e spesso porta ad una profonda depressione. Con il passare degli anni ci fu un cambiamento nella chiesa e una crescita economica venne dalla sufficienza – o dal debito.

    Per lungo tempo critiche pubbliche e richieste di chiarimenti si sono rivolte soprattutto ai vescovi locali, ma i documenti rivelano che una parte della storia è rimasta in ombra e non è stato dato il giusto peso alla responsabilità della Santa Sede. Il Vaticano non era solo nella conoscenza dei fatti, ma si era agitato con ritardo, arrivando talvolta a revocare sanzioni e mantenendo sempre il massimo riserbo. Nella Chiesa regna a “cultura mortale del Silenzio”, afferma un ecclesiastico di alto rango.

    A letter of provenance from the Germania met in light in modo chiaro come the dibattito pubblico abbia trascurato the responsibility of chi prendeva the decisione: proprio the disposizioni del futuro papa tedesco, Benedetto With this letter, which I have written for years and years and that CORRECTIVE has been published in 2023 , it is a part of the international literature of all other documents, and the originals are probably not archived by the diocese and the Vatican.

    I documenti tracciano un percorso che dall’esterno passa per le diocesi e arriva fino al centro: Roma.

    Capitolo 1

    Cosa succederà il Vaticano

    Le prime grandi rivelazioni risalgono nel 2002 negli Stati Uniti, quando una squadra di giornalisti del Boston Globe mise in luce la reale portata degli abusi commessi dai sacerdoti. Il numero di polmoni di grandi dimensioni in questa zona è isolato: conta circa 200 auto in un’unica sede a Boston. Basandosi su documenti interni, Il team riuscì a dimostrare come la gerarchia ecclesiastica locale trattasse concretamente gli autori degli abusi: i cardinali, seguendo uno schema prestabilito, li mettevano in congedo per malattia o li trasferivano per insabbiare i fatti. “I documenti non mentono”, afferma Walter V. Robinson, capo del team. «Ho pensieri politici, ho anche un cardinale, ho i documenti n.

    Per questo motivo, l’altra persona si dedica al faticoso lavoro di raccogliere milioni di pagine di materiale. Come Terence McKiernan, che si definisce un “archivista della Chiesa” e con la sua organizzazione, Bishop Accountability , che ha creato un vasto database di articoli, documenti e lettere, inclusi anche alla luce del Boston Globe. In questo modo, è possibile ricostruire la vita di un abusatore.

    La ricerca di tracce relative allo scambio epistolare con il Vaticano ha condotto CORRECTIV anche alla sua raccolta: in una lettera del 1981, il vescovo di Oakland, in California, chiede al Vaticano di allontanare dal sacerdozio un autore di abusi sessuali. Il caso nacque a Roma nei suoi primi anni, ma Papa Giovanni Paolo II non prese parte al sacerdote. In questo periodo Joseph Ratzinger era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e quindi responsabile del procedimento. In quest’anno l’autore dell’abuso continua a far crescere i figli.

    CORRECTIVE è stato scoperto in Italia e un altro caso è arrivato in Vaticano. Nel 2003 ha ricevuto da Joseph Ratzinger un premio personale al merito in un caso di abuso. Nel 2010, un collaboratore della Congregazione per la Dottrina della Fede chiede informazioni sullo stato del procedimento, che risale ormai a sette anni prima. In occasione di questi grandi giorni, lo stesso sacerdote aveva presentato la sua richiesta di missioni dallo stato clericale.

    Anche in Colombia c’è una lettera del Vaticano. Nella fattispecie, nel 2010, una funzione dell’organo di controllo con l’ausilio di informazioni su un veicolo su un caso di abuso: si trattava del sottosegretario Damiano Marzotto Caotorta, al quale CORRECTIV aveva già presentato varie lettere. Il numero di protocollo della missiva risulta che l’autorità era stata informata del caso fin dal 2004, quando Joseph Ratzinger era ancora una volta a capo. L’autore del reato è poi deceduto e non è chiaro come la Congregazione per la Dottrina della Fede abbia gestito il procedimento prima della sua morte.

    Su queste e altre lettere provenienti da diversi Paesi, di cui CORRECTIV è in possesso, compaiono numeri di protocollo che dimostrano come il Vaticano non solo fosse a conoscenza dei fatti fin dall’inizio, ma abbia anche sistematicamente catalogato i casi di abuso.

    Gli abusi archiviati nella burocrazia vaticana

    L’organo presso cui confluiscono questa lettera è uno dei due antichi e potenti della Curia Romana: il Dicastero per la Dottrina della Fede, già Congregazione per la Dottrina della Fede. L’istituzione incaricata di vigilare sull’ortodossia cattolica e di giudicare le violazioni commesse dai sacerdoti, compresi i casi di abuso. Dal 1982 al 2005 è stato guidato dal cardinale Joseph Ratzinger, suo padre Benedetto XVI. Si consideri una teoria brillante e un’autorità indiscriminata in materia materiale, che hanno plasma da consolidarsi per oltre due decenni. L’azienda confronta le due lettere riservate.

    Documento le informazioni sulle ragioni della correttezza dei diritti dei minori quando discutono della loro responsabilità per l’abuso: non sono una parte verificata dei Rom perché, a loro dire, solo dal 2001 Sarebbe diventato obbligatorio informare il Dicastero sugli autori degli abusi. Norma alla ricerca di Giovanni Paolo II e del cardinale Ratzinger. Tuttavia, l’inchiesta dimostra che numerose lettere già giunte al Vaticano negli anni ’80 e ’90, e una ricerca che fa addirittura riferimento a una segnalazione risalente al 1972.

    L’autorità ha la sua influenza grazie alla riserva direttiva, che stabilizza la responsabilità ecclesiastica delle due parti dal 1922 e 1962 commessi da sacerdoti già da un secolo.

    Per alcuni autori di reati le sanzioni sono state addirittura revocate: CORRECTIV è a conoscenza di due lettere con cui il cardinale Ratzinger aveva riabilitato i responsabilità. La provenienza del caso Portogallo è l’antico procione e in possesso dell’ultimo osservatore correttivo e quotidiano. Un francese francese, che nel 1956 ha un busto di una ragazza, fu segnalato a Roma nel 1972. Sebbene quella lettera sia andata perduta, su una successiva missiva di Ratzinger del 1991 compari a numero il protocollo 174/72. Con questo documento, lontano dal mondo esterno, riflettiamo parzialmente sulla confessione dell’impostore della religione.

    I numeri dei protocolli sono fondamentali anche per l’ordine degli archivi. Nel Dicastero per la Dottrina della Fede sono composti da un numero di pratica e dall’anno: ad esempio, 174/72 significa che la pratica è stateta aperta nel 1972 ed era la 174ª pratica relativa a reati commessi da sacerdoti oa questioni di fede presentate quell’anno. La norma, o documento, anche se non ha avuto successo da anni, è stato contrastato con il numero del protocollo, quindi è archiviato in altre parti del caso. In seguito il sistema è stato ampliato: oltre al numero di pratica e all’anno, ai documenti continuano ad aggiungersi, dopo a trattino, un numero progressivo. Questo codice è unico per ogni documento in entrata o in uscita dalla Congregazione per la Dottrina della Fede ed è assegnato indipendentemente dal singolo caso.

     

    In questo caso Ratzinger influisce anche sulla sanzione: Autori degli abusi furono dimessi dallo stato clericale o allontanati dalla Chiesa. Tuttavia, un sacerdote proveniente dalla Germania, che Ratzinger aveva scomunicato, venne riammesso nella Chiesa dopo circa tre anni. In questo modo, la Chiesa ha una conoscenza degli abusi commessi su minori, ma può riprendere a operare senza restrizioni in una nuova diocesi.

    Dai documenti emerge la vera priorità dei vertici ecclesiastici: tutelare l’establishment e prevenire gli scandali. In due lettere diverse si afferma che la conoscenza di tali fatti potrebbe “scandalizzare la comunità dei fedeli”. Il “bene della
    Chiesa nel suo insieme”, come lo definisce Ratzinger nella sua risposta a Oakland, sembra prevalere su quello dei suoi membri più giovani.

    Il diritto ecclesiastico, o diritto canonico, si fonda principalmente sul Codex Iuris Canonici (Codice di diritto canonico, in breve CIC), e ciò vale anche per i decreti pontifici e altre disposizioni normative. Una differenza nello stato del territorio, nel valore ecclesiastico e nell’orientamento teologico. I pene più gravi sono la scomunica, ossia l’esclusione dalla comunità ecclesiale, eventualmente revocabile, e la dimissione dallo stato clericale, cioè dal sacerdozio, definitiva e irreversibile.

    Il diritto canonico, inoltre, non considera la violenza sessuale sui minori una violazione della loro integrità fisica o della loro salvezza spirituale. Per i sacerdoti, invece, questa costituzione è una trasgressione del sesto comandamento, che recita: “Non commettere adulterio”. Poiché i sacerdoti vivono sotto l’obbligo del celibato – ossia stringono un patto con dio al momento dell’ordinazione con cui assumono l’impegno dell’astinenza sessuale – l’abuso rappresenta una violazione di tale obbligo.

    Capitolo 2

    Gli armadi segreti del Vaticano

    Monsignor Marzotto, potete vedere le lettere, vedere cosa dicono e gli abusi commesi da sacerdoti sono conservati, di norma, in archivi riservati. Ha lavorato come sottosegretario della Congregazione per la Dottrina della Fede sotto il cardinale Ratzinger, e alla domanda su dove siano custoditi, indica uno schedario: «Armadi», risponde.

    La storia della chiesa di Hubert Wolf dell’Università di Münster è spesso utilizzata dagli archivi vaticani. Questa è anche la categoria «Fonti conservate», nella quale è conservata e tutelata. Il Ratzinger raccontò inoltre in un’intervista del 1998 che esisteva una “cassaforte speciale” contenuta i reati dei sacerdoti che “non possono essere resi pubblici”. Sebbene le sezioni storiche degli archivi vaticani si aprano progressivamente a tutti i ricercatori, questi armadi restano con probabilità addirittura chiusi.

    In secondo luogo, varie fonti, alcuni fascicoli sarebbero conservati anche nell’archivio della Segreteria di Stato Vaticana, l’organismo che svolge funzioni sia intern sia diplomatiche.
    Non è possibile stabilizzare la quantità dei documenti in maniera organica e conservare gli archivi vaticani.

    La segretezza ha permesso che gli abusi sui minori continuassero per decenni: prima per mano dei vescovi, che spesso non segnalavano gli autori dei reati a Roma o lo facevano solo dopo anni, talvolta negoziando accordi di silenzio con le vittime; L’opera dell’autorità vaticana è venuta dal cardinale Ratzinger, nato nel 2001 per tutelarsi, ed è stata abolita da Papa Francesco nel 2019. L’anno scorso, dopo il Pontificio Pontefice di Francesco, la Chiesa è stata modificata in parte dalla direzione canonica sotto la pressione dell’opinione pubblica: oggi e vescovi rischiano sanzioni fino alla dimissione dallo stato clericale se non segnalano i casi, e sono stati rafforzati anche gli strumenti di prevenzione. La vita degli abusi, però, resta invisibile agli occhi del canonico, e una revisione trasparente delle responsabilità del Vaticano continua ad essere negativa.

    Secondo Charles Scicluna, ex-stretto collaboratore di Ratzinger e anche segretario aggiunto del Dicastero per la Dottrina della Fede, tra il 2001 e il 2010 l’authority ha uno stipendio di circa 2.100 contanti. Questa è la risposta alla domanda sulla sofferenza di una o pù persone. Solo in Francia, uno studio del 2023 ha individuato circa 216.000 vittime tra la popolazione che hanno subito abusi da parte di membri del clero; Inclusi anche negli abusi commessi da laici in contesti cattolici, il numero delle vendite ammonta a circa 330.000. Negli Stati Uniti, Terence McKiernan di Bishop Accountability stima circa 250.000 potenziali vittime. A livello globale, il totale potrebbe arrivare a diversi milioni.

    “Bruciare subito tutto il materiale”

    Il Vaticano non solo costituisce un archivio separato contenente contenuti e fascicoli sugli abusi, ma contribuisce anche alla distruzione di documenti sensibili. A dimostrarlo è una direttiva del Vaticano a Vienna nel 1938, poco dopo l’invasione dell’Austria da parte di Hitler: i fascicoli relativi agli abusi sessuali sui minori dovevano essere bruciati, probabilmente per timore che il materiale potesse nelle mani dei nazisti. L’ordine non è scritto a Roma e viene utilizzato soprattutto come messaggio nel portarlo in Austria.
    È significativo che l’ordine non riporti alcun numero di protocollo. Questi documenti sono stati analizzati dallo storico Davide Jabes, su iniziativa dell’inchiesta di CORRECTIV. ( Leggi qui un’analisi esclusiva sulla sua scoperta .)

    La Curia Romana fa parte del mondo antico, l’archivio vaticano può essere considerato anche la “memoria dell’umanità”, conservato dal canonista Thomas Schüller di Münster. Molti sviluppi politici ed ecclesiastici degli ultimi secoli sono noti proprio perché «il Vaticano ha sempre conservato i documenti in modo ottimale, quasi esemplare».

    Ciononostante, questo ricordo si presenta lacune intenzionalmente. Alcuni documenti, infatti, non vengono non archiviati, vengono classificati in modo errato o distrutti a livello locale. I fascicoli furono bruciati in Austria nel 1938, e la diocesi di Devono rispettando termini di conservazione della loro qualità non sono più obbligate a mantenere certi documenti.

    Un altro documento di Joseph Ratzinger non è completo. In un periodo interinale del 2023, Georg Gänswein, l’ex persona privata segregata di Georg Gänswein, ha ricevuto una copia dei documenti da tutti gli Archivi Apostolici Vaticani e dal Direttore della Dottrina della Fede, che ha anche pubblicato la lettera privata. In risposta a numerose richieste di CORRECTIV, Gänswein ha comunicato che non risponderà ad alcuna domanda, in linea di principio.

    Capitolo 3

    La lettera non esiste

    Questa è la lettera per la qualità del messaggio, una lettera che risulta persuasiva, ex sottosegretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, monsignor Marzotto. Sono responsabile della responsabilità degli abusatori dei registri CORRETTIVI di una serie di protocolli che non sono conservati negli archivi del Vaticano. Tutti, tranne l’ordine manoscritto degli anni ’30 di bruciare i fascicoli e una lettera di Joseph Ratzinger riguardante il sacerdote Peter H., proprio un caso che coinvolge l’ex arcidiocesi di Ratzinger.

    Questa è una delle cose più importanti che puoi sentire a voce alta, quindi puoi leggere la stessa storia in questa storia. In questo caso ci sono prove che i documenti sono limitati al livello regionale, ostacolati dal riconoscimento della responsabilità del Vaticano. Il caso ha accompagnato Ratzinger in tutto il ruolo significativo della sua carriera: non è occupato dalla prima volta dall’Arcidiocesi di Monaco e Frisinga, ma ora tutta la Congregazione per la Dottrina della Fede, e infine la discussione ha a che fare con la responsabilità di un’altra volta da papa e da papa emerito.

    Il caso che perseguita l’ex papà

    Nel 1980, a causa del primo trasferimento di Joseph Ratzinger a Roma, durante un viaggio a Monaco in Baviera, decise di accompagnare Peter H., provato a Essen, che era stato utilizzato anche da minori a Bottrop ed Essen e che poi ricevette cure a Monaco. Il trattamento non è positivo, dal 1986, ma è stato sottoposto a un tribunale con una condanna penale e un gran numero di abusi su minori. Non ho alcuna restrizione sul mio lavoro con bambini e adolescenti, quindi ho una perizia precedentemente diagnosticata la pedofilia. In quest’epoca non all’arcidiocesi, la cui dirigenza decide comunque di reintegrare il sacerdote.

    La psicopatia di H. gli vietava il consumo qualificato di alcol, anche durante la messa, poiché l’uomo era solito bere proprio mentre commetteva gli abusi. L’arcidiocesi invia quindi a Roma una richiesta affinché al sacerdote sia consentito celebrare la messa senza vino. La paternità è concessa dal Vaticano e confermata dal cardinale Ratzinger. La lettera dell’Arcidiocesano fossero menzionate nelle istruzioni del sacerdote e la ricevuta di un certificato con la diagnosi di “pedofilia”, l’autorizzazione dell’autore non è valida senza riferimento agli abusi. A Peter H. ha sempre il diritto di tornare a lavorare con igiovani. Il reinserimento non resta senza conseguenze: anche nella parrocchia successiva Peter H. abuserà di bambini diversi.

    Uno di Loro è Andreas Perr. Tutto ciò che riguarda quest’anno è la storia di H. nel comune di Garching an der Alz, in Alta Baviera. Il trauma alla fonte proteggerà la tua vita per sempre; Se ti prendi cura di te stesso, sarai trattato legalmente. L’aggressore, invece, è libero e non può più ma perseguito penalmente. Perr citare quindi in giudizio l’arcidiocesi di Monaco e Frisinga, nonché Papa Benedetto, nel frattempo deceduto, per ottenere un risarcimento per Danni morali . Nei duemila anni di storia della Chiesa, nessun papa è mai stato portato davanti a un tribunale secolare. La procedura non è conclusiva.

    Quindi Ratzinger non ha un enorme rotolo nel suo caso alla fine della giornata quando suo padre emera. Questa è la prima dimensione del pontificato del nuovo affronto: nel 2010, il caso H. emerse dalla prima tensione a livello internazionale, quando i media interrogarono la testa del padre in relazione a un autore di abusi. La questione verrà rilasciata nel 2022, con la pubblicazione di una perizia sulla gestione dei casi di abusi nell’arcidiocesi. Negli anni successivi alla pubblicazione, è stata concentrata sul Ruolo di Ratzinger che è tornato online, ma la paternità dell’autore non è stata pubblicata in alcun modo.

    La perizia prende in esame il caso Peter H., ma non approfondisce lo scambio epistolare con il Vaticano — ad esempio il fatto che Ratzinger aveva firmato la lettera. Uno degli autori della perizia, Martin Pusch, parla delle parole “limiti della deliberazione sul governo del cardinale Joseph Ratzinger nel suo ruolo nel porticato”. Pusch ritiene tuttavia che “esistano presso la Congregazione per la Dottrina della Fede fascicoli relativi a casi di questo tipo”. An anno dopo, CORRECTIV entra in possesso del documento. Ciò significa che la responsabilità di Ratzinger non grava su tutti i porti di Roma.

    Dopo la pubblicazione della lettera di CORRECTIV , uno dei principali collaboratori di Benedetto XVI definisce il frutto di una procedura di routine in Vaticano. Ratzinger avrebbe spesso firmato lettere senza esaminarne nel dettaglio il contenuto. La stessa lettera, tuttavia, smmentisce questa versione: l’assenza del numero di protocollo dimostra che non si trattava di una procedura ordinaria.

    L’Arcidiocesi di Monaco e Frisinga hanno comunicato, su richiesta di CORRECTIV, le domande relative alla gestione degli atti da parte del Vaticano – compreso il numero di protocollo – possono trovare solo risposta presso quest’ultimo. Per il vecchio dominio, rimanda alla perizia del 2022. Uno degli ex-segretari privati ​​di Ratzinger, Josef Clemens, non risponde a tutte le domande e fa riferimento al giuramento prestato. Ha lavorato per il cardinale Ratzinger nel periodo in cui è stato scritta la lettera sul succo d’uva.

    Il canonista Schüller sottolinea che Ratzinger era «un prefetto molto meticoloso e preciso, lo annotava con grande attenzione a questi casi, soprattutto quando provenivano dall’area di lingua tedesca. Non si limitava a firmare alla cieca». Anche l’ex segretario privato del cardinale, Bruno Fink, conferma: “Ratzinger legge sempre tutto, ne sono certo”.

    Proprio su questa lettera, però, manca il numero del protocollo e la necessità che gli esperti riesca a spiegarsi il più possibile. In teoria, una lettera inviata dal numero non esiste. “Uno dei seguenti, non riesco a spiegarmi come ciò possa accadere in una lettera del prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede indirizzata a un cardinale”, afferma lo storico Wolf. L’ex sacerdote ed esperto di diritto canonico Patrick Wall osserva: «La mancanza del numero può avere diverse cause. Se si guarda un panorama, Ratzinger non è il tipo da commetterne”. Ne è convinto: «Nel caso di Peter H., l’assenza del numero non è un errore».

    Senza numero, secondo il canonista Schüller si pone una domanda fondamentale riguardo al documento: “È stato effettivamente archiviato?” Su richiesta di CORRECTIV, un contatto in Vaticano verifica la documentazione disponibile sul caso e trovare documenti a partire dal 2010. In quell’anno, quando il caso diventa di dominio pubblico, Peter H. viene segnalato anche alla Congregazione per la Dottrina della Fede per abusi – e non solo per i problemi di alcolismo. L’autorità ha un numero: 163/2010. La norma si basa sul numero precedente, non è il caso di un’indicazione forte del 1986 ma crea effettivamente un dossier, conferisce Schüller. Non deve necessariamente trovarsi in uno dei bracci di sicurezza, altrimenti non arriverà finché non sarà distrutto. Nonostante tutte le nuove informazioni, la lettera sul soccorso d’uva rimane un mistero, un’ulteriore lacuna nella memoria vaticana.

     

    L’entità dell’era dei fenomen nota

    Il cardinale di Ratzinger cominciò a confrontarsi con gli autori degli abusi, e i suoi sostenitori si trovarono di fronte a un episodio emblematico: nell’era del capo della Congregazione per la Dottrina della Fede a Roma, il suo scritto arrivò nel caso di Marcial Maciel Degollado. Il fondatore dei “Legionari di Christo” ha un portato a tutta la Chiesa cattolica, allo stesso tempo alla sua organizzazione, ai numeri dei santi e all’ingegno del denaro. Membri di alto rango della Curia beneficiarono de la sua rete e lui godeva della personale simpatia di Giovanni Paolo II. Alcuni di loro si rivolsero alla Santa Sede a partire dal 1997. Il cardinale Ratzinger fece archiviare nuovamente le indagini contro Maciel a causa della sua influenza. Poco dopo la sua elezione a papa, incaricò la Congregazione di punire finalmente Maciel: all’ottantacinquenne fu ordinato di trascorrere la vecchiaia in «penitenza e preghiera». Secondo la leggenda, Ratzinger non ha il potere di agitare l’era Giovanni Paolo II in vita, egli interviene senza appena il suo protettore non poté più difenderlo.

    Una volta che Maciel era una figura di dubbia influenza, il cardinale Ratzinger poté intervenire in un altro scontro con gli altri autori di abusi, ignorando il futuro della comunità Loro: a Oakland, a Portogallo, nel caso di Peter H. e nei vecchi tempi.

    I risultati di questa indagine mostrano sono le giustificazioni abitualmente addotte della gerarchia ecclesiastica non reggono. La portata del fenomeno doveva essere nota fin dall’inizio: gli archivi sono pieni di materiale e le decisioni sulle responsabilità furono prese con piena cognizione di causa.

    No, se c’è un problema che limita il livello della regione, le autorità e le funzioni del Vaticano hanno tutti i dettagli dello scandalo. “Perché dovrei indossare le scarpe degli Americani, se non mi stanno bene?”, aveva tuonato l’ex vescovo di Magonza Karl Lehmann. La scarpa calzi lo dimostra i documenti tedeschi degli anni ’30 – e tutti i vecchi fascicoli che rivelano colpevoli provenienti da tutto il mondo. L’improbabilità di ciò è un caso isolato: Già nel 1922 è un’autorità competente, venne alla conferenza nel 2001.

    Charles Scicluna, segretario aggiunto di tale autorità, ha dichiarato in un’intervista che tra il 1975 e il 1985 non era stateta inviata alla Congregazione per la Dottrina della Fede “nemmeno una segnalazione di casi di pedofilia nel clero”. Tuttavia, proprio in quel periodo — nel 1981 — giunse all’autorità la richiesta del vescovo di Oakland di dimettere dallo stateto clericale un sacerdote a causa dei suoi “rapporti discutibili con bambini piccoli”.

    Solo il Vaticano possiede i dati quantitativi relativi al protocollo in base al suo status.

    Capitolo 4

    La chiave per fare luce sui fatti

    Diversi esperti ricevuti che le questioni trattate nella Congregazione per la Dottrina della Fede erano note anche a papà: ogni settimana il prefetto e il pontefice si incontravano, ed era quest’ultimo a prendere la decisione finale in merito alle dimissioni dallo stato clericale.

    Il nuovo papa, Leone In un primo momento incarica la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, a tutti loro è stato assegnato un numero di protocollo: 404/2025. La commissione non è basata sui gradi di merito. Le altre due lettere indicano il padre e vari contatti tentativi nella sua attuale residenza a Castel Gandolfo: non è possibile. Anche la Congregazione per la Dottrina della Fede rimane in silenzio, notostante 20 richieste.

    Questa tensione è il tema di tutta la Ribalta, cardinali e padri sono coinvolti in un’espressione il proprio rammarico per le sofferenze inflitte a tutte le vittime. Dalle lettere emerge però con chiarezza che l’obiettivo è sempre stato quello di salvaguardare la reputazione dell’istituzione.

    Thomas Doyle, esperto di diritto canonico ed ex-collaboratore della rappresentanza diplomatica della Santa Sede negli Stati Uniti, ricorda che, durante il servizio prestato negli anni ’70 e ’80, molti funzionari di alto rango erano a conoscenza degli abusi sessuali commessi da sacerdoti e ne discutevano un’altra con membrana della Curia. Ciò significa che emerge l’esistenza di una sorta di «cerchia ristretta».

    È proprio il segregation aggiunto della Congregazione, Charles Scicluna, a dichiarare nel 2012 che nella Chiesa regnava una “cultura mortale del silenzio o “omertà”, intrinseca falsa e ingusta”. Con «omertà», data che richiama il codice di silenzio della mafia, Scicluna riconosce che per i vertici ecclesiastici la buona reputazione dell’istituzione valesse più che fare i conti conti crimini commessi. Inoltre, non devi preoccuparti di tutti i chiarimenti più ricchi.

    La lettera porta tutta la luce della ricerca dal mondo esterno con uno sguardo protettivo sul buco della serratura degli archivi segreti del Vaticano, lasciando intuire quali informazioni potrebbero emergere dall’esame di intero archivio: «Poiché la Chiesa Cattolica è così metodologia e ben organizzata, piccoli campioni ci concordano di ricostruire il quadro completo», dice Terence McKiernan di Bishop Accountability . È quasi come se il vicino mangiasse prefetti e vescovi.

    La storia della Chiesa cattolica è stata pubblicata da Wolf nella Chiesa cattolica e pubblicata in un documento in termini relativi: «Precedentemente possiamo consultare i caratteri romani dal 1900 al 2025, conservati nella Segreteria di Stato e, in particolare, nella Congregazione per la Dottrina della Fede». Dovreste avere una conoscenza dei fatti, lo stesso collaboratore fino al papa, e come siano state prese le decisioni. Anche l’autore Martin Pusch, autore della perizia sull’arcidiocesi, dovrebbe essere l’istituzione di una commissione internazionale e interdisciplinare incaricata di studio l’intero materiale.

    Walter Robinson del Boston Globe afferma che «il problema principale della Chiesa rimane la mancanza di trasparenza; “Non coinvolgere l’importanza di un approfondito saggio di coscienza per riconquistare la fiducia delle persone”. Dubita che la Chiesa acconsentirebbe a rendere pubblici i propri documenti – “e non so se sopravviverebbe a una cosa del genere”.

    La giornalista italiana Federica Tourn, che da anni indaga sui casi di abuso, ha detto: “Se la Chiesa dimostrasse davvero trasparenza sulla questione degli abusi sessuali, tutto crollerebbe”. In secondo luogo, «la struttura della Chiesa è sempre proprio su questo silenzio».

    Terence McKiernan, collezionista di documenti senza unità di stato, viene intervistato sulla direzione della proprietà dei fascicoli: «A chi appartengono questi documenti? Ai responsabili che non solo hanno tollerato gli abusi, ma in alcuni casi li hanno persino orchestrati?
    Oppure tutte le persone che da bambini hanno subito quegli abusi?”

    Un’altra Jennifer Stein, che è stata rappresentante di varie persone a Oakland, ha avuto accesso a un gran numero di persone dalla persona, che alla fine riceve le sue credenziali. «La Chiesa cattolica potrebbe passare le parole ai fatti, se lo volesse; “Potrebbe smettere di nascondere i propri segreti e rendere accessibili tutte le informazioni”.

    Nel 2002 il Boston Globe venne presentato con tutta la luce da abusi negli Stati Uniti, collaboratore del cardinale di Boston questa volta al Giornalista Walter Robinson: «Tu ti occupa della questione da un anno, ma la Chiesa lo fa da secoli. “E crede di poter superare questa tempesta”. Oggi Robinson ha commentato: “Penso che lo credano ancora”.

    La lettura del canonico Patrick Wall dice: “Ho commesso un abuso sessuale su minori e il sistema Loro fanno insabbiamento parte del DNA della Chiesa Cattolica”. Poiché di fatto la Chiesa è organizzata come una monarchia, Wall è convinto: «Il compito del papa è mantenere l’unità. Per questo motivo, nulla cambierà”.

    I rapporti non sono “armadie”, gli archivi del Vaticano.

    Oakland, USA

    469/81s. | Oakland, California/USA

    •  1981: Il vescovo di Oakland riceve la ricchesta di dispensa dallo stateto clericale
    • 1985: Dopo ripetute meinecitazioni, il cardinale Ratzinger risponde: noostante ci siano valide ragioni per dimettere l’uomo, il Dicastero ha bisogno dello stesso tempo per decidere. Il tenere è secondo il giovane e il sacerdote: dimetterlo ora potrebbe nuocere al bene della Chiesa nel suo insieme.
    • 1987: Il primo giorno della sua cerimonia di laurea in quarantena, la sua morte fu oscurata dallo stato del clero.
    •  In secondo luogo, gli spiriti, prassi all-epoca non congedare sacerdoti sotto i 40 anni. La chiesa era agli albori e la gerarchia ecclesiastica sotto Giovanni Paolo II sperava che problemi come il desiderio di sposarsi o le trasgressioni sessuali si sarebbero attenuati con la maturità.

    Wisconsin, Stati Uniti

    11/96-06996 | Wisconsin, Milwaukee/Stati Uniti

    • Luglio 1996: Il vescovo Rembert G. Weakland segnala al Dicastero per la Dottrina della Fede due to sacerdoti autori di abusi.
    • Una delle insegnanti ha riunito circa 200 bambini in una scuola non accademica.
    • Marzo 1997: Il vescovo scrive alla Segnatura Apostolica (Corte suprema vaticana) a causa della mancata risposta.
    • Marzo-aprile 1997: Le risposte del Dicastero (segretario Tarcisio Bertone) e della Segnatura Apostolica si sovrappongono. Il Dicastero è competente; Il vescovo ebbe il suo consenso alla seconda procedura nel decreto del 1962. Fu concessa una procedura penale con l’obbligo di espellere il sacerdote dello stato clericale.
    • Gennaio 1998: Il sacerdote cerca di impugnare il procedimento presso il Dicastero.
    • Aprile 1998: Il Dicastero ha partecipato al procedimento, invitandolo a partecipare anche ad altri procedimenti legali.
    • Maggio 1998: Dopo uncontro, i vescovi decidono di avviare il procedimento penale in corso e di avviarne uno di tipo amministrativo.
    • 21 agosto 1998: Morte del sacerdote.

    Portogallo

    174/72 | Lisbona, Portogallo

    • 1956: Abuso su una bambina.
    • 1972: Segnalazione al Dicastero per la Dottrina della Fede, seguita dall’imposizione del divieto di confessare.
    • 1991: Il cardinale Ratzinger revoca parte della divisione confessionale.

    Springfield, USA

    70/89s. | 1989 Springfield, Illinois/USA

    • 1985: Un regalo proveniente da Springfield è stato trattenuto per 14 anni in un comportamento sedentario; l’avviso viene pubblicato sui media.
    • Febbraio 1989: Il vescovo di Springfield si rivolge al Dicastero; Il sacerdote rifiuta di presentare personalmente richiesta di missioni dallo stato clericale.
    • Luglio 1989: Risposta del Dicastero a cura del cardinale Ratzinger: finché il sacerdote non ne fa richiesta, il Dicastero non può intervenire; riferimento tutte le norme penali del Code di Diritto Canonico.

    Italia

    • 2003: Il vescovo segnala a sacerdote di Savona al Dicastero per la Dottrina della Fede.
    • Aprile 2006: Incontro del vescovo con Scicluna a Roma.
    • Aprile 2006: Il Dicastero afferma che il sacerdote deve presentare richiesta di missioni dallo stato clericale; In questo caso la diocesi dovrebbe essere seguita da un procedimento penale.
    • Nel 2009: La parte del lettore, Francesco Zanardi, proveniente da tutta la diocesi, presentò una denuncia contro il sacerdote.
    • Marzo 2010: Il segretario del Dicastero, Ladaria, chiede aggiornamenti.
    • Due giorni prima: Il sacerdote presenta la richiesta di missione, permanente su sócitazione del nuovo vescovo.

    Colombia

    578/2004-32056 | Pereira, Colombia

    •  2002: Accusa principale contro un sacerdote.
    • 2004: Il Vescovo di Pereira regala alla Dottrina della Fede la vittoria del Dicastero.
    • 2006: Il Dicastero pianifica un procedimento amministrativo.
    • 2010: La Procura avvia un procedimento a seguito di nuove accuse.
    • 2010: Il sottosegretario Damiano Marzotto Caotorta chiede aggiornamenti sul caso.
    • Il vescovo risponde inizialmente che il caso è stato chiarito, ma successivamente ammette che il sacerdote è stato condannato a pena detentiva.
    • 2014: Morte del sacerdote.

    Crediti

  • 4. COPERTURA E BUROCRAZIA: CALIFORNIA, ILLINOIS, AUSTRALIA

    4. COPERTURA E BUROCRAZIA: CALIFORNIA, ILLINOIS, AUSTRALIA

    Come ha sottolineato Scicluna, la permissività verso i casi di pederastia non finì nemmeno con il codice canonico del 1983. Stabilì che nei diocesi venivano condotti procedimenti penali ecclesiastici; appelli, nella rota romana; e ricorsi contro i decreti, nella Congregazione per il Clero, dove quindi è nascosta anche molta informazione. La Dottrina della Fede continuò a essere esclusa, ma fu dedicata alle petizioni di dispensa dal sacerdozio, che divennero sempre più abbondanti. Negli anni ’80, i casi di pederastia iniziarono a crescere rapidamente nella Chiesa degli Stati Uniti, che venivano risolti con accordi extragiudiziari e risarcimenti, e di fronte a numerosi casi di recidiva, i vescovi ricorsero a chiedere dispense per risolvere il (altro…)

  • “Una tragedia se il dossier di Emanuela Orlandi fosse finito sui media. Il capo della gendarmeria era furioso dopo il ritrovamento”: parla l’avvocato della famiglia

    “Una tragedia se il dossier di Emanuela Orlandi fosse finito sui media. Il capo della gendarmeria era furioso dopo il ritrovamento”: parla l’avvocato della famiglia

    Dopo 41 anni di mezze verità e infiniti dubbi, adesso sappiamo che esiste un dossier su Emanuela Orlandi, la cittadina vaticana la cui esistenza è avvolta in un oscuro mistero dal 22 giugno del 1983. È in Vaticano e contiene informazioni riservatissime. Ed è quello a cui ha sempre fatto riferimento Pietro Orlandi, ma stavolta la conferma è arrivata dal Vaticano stesso, attraverso le parole del promotore di giustizia Alessandro Diddi.

    I dubbi dell’avvocato Sgrò – Chi ha custodito questo fascicolo fino ad ora, si chiede l’avvocato della famiglia Orlandi Laura Sgrò, “visto che in più occasioni è stato riferito pubblicamente dalle autorità vaticane che non esisteva alcun fascicolo e che quello di Emanuela Orlandi era ‘un caso chiuso’?”. Non credo sia stato nascosto sottoterra, spiega la Sgrò a FqMagazine e né che potesse contenere ritagli di giornale”. L’avvocato si riferisce agli “echi di stampa” indicati da alcuni prelati come il contenuto del fascicolo su Emanuela. E aggiunge: “Che il contenuto sia importante lo deduco da quanto mi disse l’allora maggiordomo del Papa, il compianto Paolo Gabriele: che il capo della gendarmeria Domenico Giani era furioso e che sarebbe stata una tragedia se quel dossier fosse finito in mano ai media”.

    Al netto dell’entusiasmo Pietro Orlandi, ieri ospite di Pomeriggio24 sul canale RaiNews, non ha nascosto una punta di amarezza: “Il fatto che Diddi dica che è il contenuto è riservato e non divulgabile mi fa pensare che il Vaticano abbia abbandonato il suo cavallo di battaglia: la pista familiare interna. Di quella hanno parlato ed è stata divulgata tantissimo”.

    Il promotore di giustizia del Vaticano – Del fascicolo su Emanuela, Alessandro Diddi ha parlato a margine della presentazione del libro “Il trono e l’Altare. Guerra in Vaticano”. “Il contenuto è riservato”, ha sottolineato. Secondo Pietro Orlandi, che è nato e cresciuto come suo padre e suo nonno tra le mura dello Stato Pontificio e che conosce bene quindi certe dinamiche interne: “Diddi è un laico, in Vaticano un laico non può prendere iniziative personali, non succede mai. Qualsiasi azione che può intraprendere è sempre decisa diversamente. Se dicono che hanno un dossier, c’è volontà a fare chiarezza. In Vaticano hanno sempre negato l’esistenza del dossier, anche la segreteria di Stato all’epoca guidata dal cardinal Tarcisio Bertone. Per noi non esiste, mi dissero tutti: per noi il caso è chiuso. Il fatto che il promotore di giustizia del Vaticano dica che lo abbiano trovato come se lo avessero trovato in questi giorni quando era a disposizione, è quantomeno strano. Ma sono contento, meglio tardi che mai. Questa è un’importante ammissione. Peccato perché nel 2012 c’era un’inchiesta aperta in Procura (diretta dal magistrato Capaldo, ndr) e questo dossier avrebbe aiutato.

    Le rivelazioni del maggiordomo del Papa – Che ci fosse questo fascicolo il fratello di Emanuela, Pietro Orlandi l’ha sempre detto a gran voce. “Quando nel 2011 andai da Monsignor Georg Gänswein, segretario di Papa Ratzinger, lui stesso mi disse che avrebbe chiesto a Domenico Giani (allora capo della gendarmeria in Vaticano, ndr) di cercare tutto quello che c’è in vaticano su Emanuela e da lì è nato questo dossier. La conferma la ebbi da Paolo Gabriele. Nel 2017 feci richiesta di accesso agli atti con l’avvocato Laura Sgrò ma ci fu negato, ci era stato detto: non esiste nessun dossier”: ha sottolineato ieri Pietro Orlandi. Il maggiordomo del Papa protagonista del processo sul primo Vatileaks, qualche anno prima di morire disse al fratello di Emanuela Pietro Orlandi di aver visto un dossier intitolato “Rapporto Emanuela Orlandi” sulla scrivania di Benedetto XVI, ma di non essere riuscito a fotocopiarlo assieme agli altri documenti. Georg Gänswein, segretario particolare di Benedetto VI, aveva anche lui ammesso l’esistenza un fascicolo riservato all’avvocato della famiglia Orlandi, Laura Sgrò. Nel 2011, Padre Georg aveva anche dichiarato di voler affidare un’indagine al capo della Gendarmeria vaticana Domenico Giani sulla vicenda di Emanuela ma poi ha ritrattato tutto.

    Il contenuto del fascicolo – Cosa potrebbe contenere di tanto riservato questo fascicolo? Le prove di una gravidanza di Emanuela di cui si è recentemente parlato, dopo la fuoriuscita di alcuni documenti? E che si riallaccerebbero alla ultima pista emersa, quella inglese, secondo cui Emanuela Orlandi sarebbe stata portata a Londra dove avrebbe vissuto in regime di segregazione fino al 1997?

    “Ci ho sempre creduto nella pista di Londra e ho avuto contatti con persone che mi hanno consegnato dei documenti. Credo anche nella nota-spese contenuta nei cinque fogli (pubblicati in un’inchiesta dal giornalista Emiliano Fittipaldi, ndr)”. Questo resoconto, che si ferma con un raggelante “disbrigo per spese finali” e che farebbe pensare al probabile rientro di una salma, per come è scritto, fu ritrovato in una cassaforte di sicurezza del Vaticano insieme ad altri delicati documenti sulla morte del banchiere Roberto Calvi e di Sindona. “Chi conosce la verità sa che quel documento è vero”, ha detto ieri Pietro Orlandi. “In quei fogli si fa riferimento a 190 pagine di allegati mai uscite: forse lì c’è conferma di quanto elencato nella nota. Io ci ho sempre creduto. Soprattutto da quando una persona, che lavorava come segretario particolare del Ministero della difesa mi disse che nell’estate della scomparsa di Emanuela, nell’agosto del 1983 vide che un rappresentante dello Stato Vaticano, il cardinal Piovanelli sollecitò l’allora ministro Spadolini per un volo Roma-Londra dall’aeroporto militare di Ciampino su voli Cai (i velivoli utilizzati dai Servizi Segreti, ndr) per sole quattro persone, e con a bordo solo pilota e copilota. Ci sono troppe coincidenze sul fatto che Emanuela possa essere stata portata a Londra quella stessa estate”.

    La commissione di inchiesta– Secondo l’avvocato Sgrò “In commissione d’inchiesta, l’ex comandante Domenico Giani ha accennato a questo dossier parlando di una ricostruzione storica che per essere attendibile dovrebbe contenere elementi da parte di persone che in quel periodo storico potevano fornire elementi utili sulla vicenda. Potrebbe contenere dichiarazioni di persone che all’epoca la Procura stessa cercava ma che non hanno fornito la testimonianza. Persone con ruoli apicali e che avrebbero potuto dare un contributo. Parlo anche di laici, dei gendarmi coinvolti, non mi stupirei se dentro ci fosse la testimonianza di Raul Bonarelli. Il dossier potrebbe contenere anche informazioni finanziarie, per valutare se sono stati fatti movimenti economici in relazione al sequestro di Emanuela: on dimentichiamo che ci fu uno scambio importante tra il Segretario di Stato Agostino Casaroli e i presunti rapitori”.

    “La commissione può richiedere questo dossier, mi auguro sia consegnato intonso com’è stato creato”, ha sottolineato Pietro Orlandi con riferimento alla commissione bicamerale di inchiesta che sta indagando sul mistero della scomparsa della ragazza. Per ottenere il dossier, la commissione di inchiesta dovrebbe fare una richiesta di rogatoria internazionale allo Stato Vaticano. “Una richiesta di cui abbiamo già parlato in commissione e che sarà oggetto di valutazione nel prossimo ufficio presidenza. Pietro Orlandi può stare tranquillo”: ha replicato in studio l’onorevole Dario Iaia, membro della bicamerale. E lui, il fratello di Emanuela, non sembra avere dubbi: “La verità verrà fuori per forza, non possono più fermarla. Ma è così pesante che non riescono a uscire dalla scomparsa ragazzina, dietro c’è qualcosa di grave che tocca quell’istituzione, il Vaticano. Ma il Vaticano è anche parte della mia famiglia da cui c’è stato un tradimento: verso mia sorella e verso la nostra famiglia”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/11/29/emanuela-orlandi-dossier-avvocato-amiglia/7785547/

  • Non solo Spotlight

    Non solo Spotlight

    In tanti conosciamo la sconcertante vicenda di pedoflia scoperta dal Boston globe tra la fine del 2001 e il 2002 – e magistralmente ricostruita nel film Spotlight – ma pochi ricordano in quale contesto si sviluppò. Si tende quindi a credere che quello che accadde nella diocesi di Boston fu una sorta di fulmine a ciel sereno. Nulla di più lontano dalla realtà.

    Già prima della metà del 2001 – cioè quasi sei mesi prima del primo articolo di Spotlight che risale al 10 settembre 2001 – dagli Stati Uniti giungevano segnali evidenti che le fondamenta della Chiesa americana cominciavano a scricchiolare pericolosamente.

    Il 30 aprile 2001 Giovanni Paolo II interviene sul problema dei preti pedofili con il Motu proprio “Sacramentorum Sanctitatis Tutela”, e poche settimane dopo, il 21 maggio, con l’autorizzazione del De delictis gravioribus firmato dal prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il cardinale Joseph Ratzinger, e dal suo segretario, il cardinale Tarcisio Bertone. Ratzinger intima ai vescovi di essere tempestivamente informato delle accuse di pedofilia contro i sacerdoti e li esorta a svolgere indagini, anche di fronte a un semplice sospetto. Nulla deve trapelare se non a procedimenti conclusi, che possono durare però anche decine di anni. Sulla base di queste disposizioni, che rinnovano espressamente quanto stabilito nel Crimen sollicitationis di Giovanni XXIII, un anno dopo il 23 aprile 2002 i tredici cardinali statunitensi entrano in Vaticano al cospetto di Giovanni Paolo II. Il pontefice definisce la pedofilia «un crimine» e «un peccato» dicendo che non c’è «posto nel sacerdozio» per chi potrebbe far male ai bambini. Le stesse parole saranno rivolte dal suo successore nel 2010 ai vescovi d’Irlanda. Siamo nel pieno della bufera sollevata dalle inchieste di Spotlight del Boston Globe che porteranno a fine anno alle dimissioni del cardinale Law.

    Le conclusioni di quella riunione ispirano i 252 vescovi statunitensi che il 26 giugno 2002 approvano lo Statuto dei vescovi per la protezione dei bambini e dei giovani, in cui si prevede che i preti che sono stati o che saranno coinvolti in casi di pedofilia non potranno più avere contatti con i fedeli, quindi celebrare messa o insegnare catechismo. Non passa, però, la linea della “tolleranza zero”, quella della sospensione automatica “a divinis” di chi è coinvolto negli scandali e quella di chi propone di trattare tutti gli stessi casi allo stesso modo. Compresi quelli relativi ad accuse che si riferiscono a venti o trent’anni prima (come nel caso della gran parte delle vicende denunciate in quei mesi negli Usa in seguito all’inchiesta del Boston globe) e che colpiscono un prete che nel frattempo si è rivelato «cambiato e innocuo». Contro la tolleranza zero e a favore di «un invito alla prudenza» spingono soprattutto due figure carismatiche: gli arcivescovi di New York e Chicago, Edward Egan e Francis George.

    Per inciso, due anni dopo, il 27 febbraio 2004 il National Review Board (NRB), il gruppo di controllo di laici insediato dalla Conferenza episcopale americana, accuserà Egan di «aver chiuso gli occhi davanti a evidenti casi di pedofilia». Analoga accusa riceverà nel gennaio del 2006, sempre dal NRB, Francis George, per essersi rifiutato di rimuovere il reverendo Daniel McCormack quando già a ottobre 2005 questi era finito sotto inchiesta per pedofilia. In seguito si scoprirà che McCormack aveva violentato una sua alunna di dodici anni fino a dicembre di quell’anno. Nel 2007 George fu nominato a capo della Conferenza episcopale americana.

    Torniamo al 2002 e allo Statuto dei vescovi di Dallas. Bisognerà attendere quattro mesi prima che il Vaticano si pronunci sul documento. Il verdetto viene emesso il 18 ottobre ed è negativo. Le norme sono da riscrivere perché non si conciliano con il diritto canonico. La bocciatura della Santa Sede porta la firma dal cardinale Giovanni Battista Re in qualità di prefetto della Congregazione per i vescovi. Il testo è lungo meno di due pagine ed è suddiviso in due parti: in primo luogo vi si esprime solidarietà e comprensione verso i vescovi e i sacerdoti «onesti» degli Stati Uniti; dopo di che si fa presente che le norme proposte dai vescovi degli Stati Uniti in alcuni punti non superano l’esame della “recognitio”, ossia il riconoscimento di compatibilità con il diritto della Chiesa. Alle vittime degli abusi e alle loro famiglie spettano appena una decina di parole. Mentre i loro carnefici, secondo il prelato, dopo tutto non sono poi così tanti.

    Un mese dopo, l’11 novembre, la grande opera di mediazione condotta dal cardinale Francis George porterà i suoi frutti. Il documento di Dallas, revisionato nelle parti fondamentali, viene presentato alla Conferenza episcopale americana, in un incontro a Washington.

    Il 16 dicembre 2002 la Santa Sede approva dunque il nuovo testo all’insegna della “tolleranza soft”. Le Norme essenziali sulle politiche diocesane ed eparchiali di fronte ai casi di abuso sessuale sui minori da parte di preti e diaconi divengono vincolanti in tutte le diocesi degli Stati Uniti. Con l’introduzione della prescrizione la carriera ecclesiastica di migliaia di preti viene messa al riparo da brutte sorprese. Il resto lo fa la lungaggine dei processi. Il ruolo del cardinale George in questo delicato passaggio sarà riconosciuto nel novembre del 2007 da papa Ratzinger che lo nomina presidente della Conferenza episcopale statunitense. Dal canto suo, il cardinale Re conferma che la “recognitio” vale per due anni, cioè per il tempo stabilito dai presuli per valutare l’efficacia e validità delle norme. Per la Chiesa, non solo americana, saranno due anni lunghissimi.

    Il 2002 finisce così. La Santa Sede appare tutto fuorché determinata a fare luce sul passato e gettare le basi per un diverso futuro. Inoltre, non è bastato che già a giugno un’inchiesta del quotidiano “Dallas Morning News” avesse rilevato che almeno 111 vescovi cattolici Usa avevano protetto preti o monaci pedofili. E nemmeno che tra questi ci fossero gli otto cardinali a capo delle arcidiocesi americane. Addirittura, nonostante le pressioni e lo sconcerto dell’opinione pubblica, bisogna aspettare il 13 dicembre 2002 per vedere accettate le dimissioni del cardinale Law da Giovanni Paolo II, a norma del canone 401 paragrafo 2 del diritto canonico, che fa riferimento a motivi di salute o ad altre cause che impediscono il normale proseguimento del lavoro di un vescovo. Law come è noto sarà trasferito a Roma per fare l’arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore, e qui “serenamente” muore nel 2017.

  • La fine di un papato paradossale

    La fine di un papato paradossale

    , The Guardian – Il 31 dicembre 2022 è morto Joseph Aloisius Ratzinger, papa Benedetto XVI, che l’11 febbraio 2013 aveva rinunciato al pontificato. Questo articolo è stato pubblicato il 15 febbraio 2013 nel numero 987 di Internazionale.

    Le dimissioni di Benedetto XVI, annunciate l’11 febbraio, segnano la fine di un pontificato infelice e discusso durato otto anni. Joseph Ratzinger è arrivato alla più alta carica della gerarchia cattolica con la fama di intellettuale provocatorio e conservatore. I messaggi che ha cercato di trasmettere, però, sono stati smorzati da una serie di polemiche che lui stesso ha contribuito ad alimentare e dallo scalpore suscitato, soprattutto in Europa, dagli abusi sui minorenni commessi dai sacerdoti.

    Dato che Ratzinger ha trascorso quasi un quarto di secolo in Vaticano era ovvio, per i cardinali che lo avevano eletto, aspettarsi che ne comprendesse bene le dinamiche interne e che fosse disposto a migliorarne il funzionamento. Anche se era stato un influente e fidato luogotenente di Giovanni Paolo II, però, il nuovo papa rappresentava un paradosso. Da un lato era intellettualmente spietato. E non per niente si era guadagnato il soprannome di “rottweiler di Dio”. Dall’altro lato, come molti studiosi, era timido e totalmente privo del vigore necessario a riformare un clero da sempre refrattario al cambiamento.

    Gli abusi sessuali
    Gli scandali legati agli abusi sessuali hanno dominato gli otto anni in cui Benedetto XVI ha guidato i cattolici di tutto il mondo. Prima che diventasse papa c’erano stati scandali negli Stati Uniti e in Irlanda. Nel 2010, tuttavia, sono emerse prove di abusi sessuali commessi dai sacerdoti in molti paesi dell’Europa continentale, in particolare inAustria, Belgio, Paesi Bassi, Norvegia e Germania, e uno di questi scandali toccava personalmente il papa. Si è saputo, infatti, che all’epoca in cui Ratzinger era arcivescovo a Monaco, un prete noto per aver molestato dei ragazzini era stato trasferito in modo discreto, e dopo un po’ di tempo aveva avuto il permesso di esercitare di nuovo le sue funzioni pastorali a contatto con i giovani. L’ondata di accuse ha provocato una battuta d’arresto per il progetto alla base del pontificato di Benedetto XVI, che si proponeva di avviare la rievangelizzazione dell’Europa, il cuore del cattolicesimo: per questo motivo il papa aveva scelto di chiamarsi come il santo patrono del continente, san Benedetto da Norcia. Ora che si prepara a lasciare il suo incarico, in Europa i fedeli sono meno di quanti erano quando è stato eletto. Secondo molti, questo si deve in gran parte alla rabbia e alla disperazione dei cattolici per gli scandali sessuali.

    Per i sostenitori di Benedetto XVI si tratta di un esito paradossale e profondamente ingiusto. Nel 2001 il suo predecessore, Giovanni Paolo II, aveva affidato la gestione dei casi di abusi sessuali alla Congregazione per la dottrina della fede, all’epoca diretta da Joseph Ratzinger. Con grande diligenza il futuro Benedetto XVI aveva letto personalmente gran parte delle testimonianze e, riferiscono i suoi difensori, ne era rimasto profondamente scosso e commosso. A partire da quel momento, proseguono i suoi sostenitori, fu determinato – molto più del suo predecessore – a fare tutto ciò che era in suo potere per impedire le violenze sessuali dei preti cattolici su bambini e adolescenti. E pare si riferisse proprio a questo quando, nel 2005, mentre Giovanni Paolo II giaceva agonizzante, espresse disprezzo per “la sporcizia che c’è nella chiesa”.

    Prima di essere eletto, Ratzinger aveva inasprito le procedure per gestire il problema dei preti pedofili. Secondo i suoi oppositori, però, una lettera inviata nel 2001 alle diocesi di tutto il mondo non aveva chiarito a sufficienza la responsabilità dei vescovi nell’informare le autorità civili. Era proprio a causa della loro abituale riluttanza che le prove degli abusi non erano emerse prima.

    Benedetto XVI è stato accusato di scarso vigore nel perseguire i suoi scopi anche dopo essere stato nominato papa. Non ha mostrato, per esempio, la volontà di introdurre riforme specifiche per individuare e allontanare i potenziali violentatori prima che fossero destinati al servizio pastorale. Come ha messo in evidenza nella sua lettera del 2010 ai cattolici irlandesi, riteneva i peccati del clero più un’espressione della carenza della loro santità che il prodotto di procedure difettose. E ha aspettato fino al2010 per creare un dicastero incaricato della missione che inizialmente avrebbe dovuto essere al cuore del suo pontificato. Perfino allora gli addetti ai lavori hanno giudicato il Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione una struttura priva di una reale influenza.

    La mancata riforma della curia
    Un obiettivo secondario del pontificato diBenedetto XVI era dare uno scossone alla curia romana, il cuore amministrativo della chiesa cattolica. Giovanni Paolo II non si era occupato della riorganizzazione dell’apparato burocratico, e al termine del suo pontificato, durato 26 anni, la curia aveva un disperato bisogno di modernizzazione. Per due volte Benedetto XVI ha cercato di unificare i dipartimenti, e per due volte i suoi tentativi sono stati respinti. Al contrario, con la creazione del nuovo dicastero perla rievangelizzazione, oggi la burocrazia vaticana è ancora più macchinosa e intricata di prima.

    Molto schivo dal punto di vista umano, Benedetto XVI aveva contatti limitati nella curia, come è apparso evidente dalla scelta dei suoi collaboratori. Ha nominato segretario di stato il suo ex segretario alla Congregazione per la dottrina della fede, il cardinale Tarcisio Bertone, un prelato affabile ma senza alcuna esperienza del dicastero che era chiamato a dirigere. L’incapacità del papa di imporsi sulla curia gli è costata molto cara anche a causa della sua riluttanza a consultarsi con altri sull’impatto che le sue parole e le sue decisioni avrebbero potuto avere fuori dal Vaticano.

    Nella prima parte del suo pontificato questo si è tradotto in una serie di gaffe. Nel 2006 ha fatto infuriare i musulmani quando, durante una lectio magistralis all’università di Ratisbona, dove aveva studiato, ha scelto una citazione in cui si diceva che Maometto non aveva portato altro che “cose cattive e disumane”. Poi ha offeso le comunità indigene dell’America Latina sostenendo che la colonizzazione del loro continente non aveva implicato “l’imposizione di una cultura straniera”. E ha fatto arrabbiare gli ebrei consentendo un più ampio ricorso alla liturgia tridentina, che include una preghiera del venerdì santo in cui si chiede che gli ebrei siano “sottratti alle loro tenebre”. Nel 2009 è esplosa un’altra polemica dopo la remissione della scomunica di quattro vescovi appartenenti all’ultratradizionalista Fraternità sacerdotale san Pio X. Uno di loro, il britannico Richard Williamson, è un negazionista dell’Olocausto. Il Vaticano ha fatto sapere che il papa non conosceva le opinioni di Williamson. Una giustificazione debole, soprattutto tenendo conto della vulnerabilità in questo ambito di un papa che, da ragazzo, aveva fatto parte della gioventù hitleriana.

    L’aids e i preservativi
    I cardinali che hanno eletto papa Joseph Ratzinger chiaramente avevano sperato in un pontificato di breve durata dopo il lungo regno del suo predecessore. Quando è stato eletto, Ratzinger era il pontefice più anziano dal 1730, e la sua età avanzata è stata sempre più evidente durante i suoi ultimi viaggi all’estero e nel suo tanto pubblicizzato tentativo di tenere il passo con il mondo moderno aprendo un account su Twitter.

    Scegliendo un uomo che aveva affiancatoGiovanni Paolo II in alcune delle più importanti decisioni del suo pontificato, i cardinali avevano inoltre votato per la continuità. Se lo scopo del conclave del 2005 era dare vita a un tranquillo pontificato tappabuchi, i cardinali che lo hanno architettato sono rimasti delusi. Nel 2009 è esplosa un’altra polemica quando Benedetto XVI ha dichiarato che la distribuzione di preservativi in Africa non solo non serviva a limitare la diffusione dell’hiv, ma addirittura peggiorava la situazione. In quell’occasione sono arrivate critiche da parte di alcuni governi e degli organismi internazionali. Perciò è bizzarro che lo stesso papa, in un’intervista del 2010, abbia dichiarato che l’uso del preservativo da parte di una prostituta che desiderava proteggere se stessa o i suoi clienti dal virus dell’hiv poteva essere giustificato come un’assunzione di responsabilità morale. In quell’occasione i funzionari vaticani si sono affrettati a sottolineare che il papa non voleva giustificare i metodi artificiali di controllo delle nascite. Il suo riferimento tuttavia metteva in discussione il rifiuto della chiesa di autorizzare l’uso del preservativo anche solo per prevenire le malattie. Alla fine potrebbe essere proprio questa l’iniziativa più significativa del pontificato di BenedettoXVI.

    (Traduzione di Giusy Muzzopappa)

    https://www.internazionale.it/opinione/john-hooper/2022/12/31/ratzinger-papato-paradossale

  • ENG – Webinar ECA Global – avv. Mario Caligiuri

    ENG – Webinar ECA Global – avv. Mario Caligiuri

    First of all, I would like to greet and thank all those who, with their participation, have made possible the realization of this important occasion of confrontation and expansion of knowledge. From those who have been involved in the numerous contacts, to those who will continue to take care of the translation of the speeches.

    A special greeting and thank you goes to the victims, the survivors and their families who, with the courage that I have witnessed, continue to contribute to ensuring that what they have suffered will never be repeated.

    o=O=o

    The first reflection on which I would like to involve you concerns the emphasis with which it was propagandized at the end of 2019 by news agencies close to the Vatican the decision of Pope Bergoglio to abolish, after a good forty-five years, the pontifical secret on serious crimes committed by Catholic religious, including the rape of minors.

    In fact, it has been since 1974, with the pontificate of Paul VI, that absolute secrecy was imposed on all members of ecclesiastical authority regarding particular pontifical documents, including the unconditional prohibition of access to evidence concerning cases of sexual abuse of priests kept in the archives of Vatican departments and dioceses. However, since this is actually an order updated in 2001 by the will of Pope Wojtyla, signed by the then Monsignors Joseph Ratzinger and Tarcisio Bertone, I think it is interesting to learn from accredited sources on this ugly subject what exactly the mysterious “papal secret” is: that wall made of compulsory silence about religious pedophiles and/or lureers in the confessional, as we read in the appendix of the book “Emanuela Orlandi – La Verità: dai Lupi Grigi alla banda della Magliana”, published in 2008 by Baldini-Castoldi-Dalai, written by the acute journalist Pino Nicotri, published in full on micromega-online.

    It must be acknowledged that today’s rescriptum, at least in the abstract, represents the possibility of being able to free oneself from the wall of obligatory silence for all those involved, or who can be involved, in canonical criminal proceedings – complainants, victims, witnesses, etc. – and that this is the only way to be able to do so. It would seem that this reform, and I repeat, it would seem, could even concretize that transparency that too many times in the past has failed to conceal the repetition of violence against children with the criminal participation of the hierarchies and in particular of the bishops.

    Few people will have failed to notice that the Catholic media, in announcing the beginning of a new era, were concerned to repeatedly reassure the community of the Catholic faithful and its pastors around the world that, by the express will of the Pope, the new rules would never, ever be able to undermine the secret learned during confession and that the mandatory silence would remain absolute and unassailable.

    Moreover, shortly before, in May 2019, Pope Francis with the Motu proprio Vos estis lux mundi had introduced into the canonical order new procedural norms to combat sexual abuse and ensure that bishops and religious superiors would be held accountable for their actions by making it mandatory for clerics, religious men and women to promptly report (denounce) to the ecclesiastical authority all news of abuse of which they become aware, as well as any omissions and cover-ups in the handling of cases, but, again, with effect only within the Vatican’s territorial jurisdiction.

    Since these are laws, norms and instructions that concern a very circumscribed territorial sphere, conceived for a unique reality in the world composed of priests and religious, with very few children, it is impossible to be convinced that, despite the good intentions of its legislator, the objectives set can be reached, despite the fact that the lack of collaboration between civil and ecclesiastical authorities has been globally ascertained.

    On closer inspection, it is not only a question of this, because with his reform the Pontiff implicitly addresses to all foreign states the legitimate claim of autonomy of the right of the governing state to commit itself to healing the domestic scourge of pedophilia.

    It must be acknowledged that the purpose of the concern with which the protection of the secret learnt during confession was intended was clearly political because, in order to safeguard the image of the Church in the world, it was necessary to dissuade those forces sensitive to human rights within other States that could have made operative in their respective legal systems norms to ensure the identification of priests and their protectors responsible for the solicitation and sexual violence perpetrated on children.

    In fact, already in the summer of 2017, the absolute obligation was called into question and made known by the laws of countries such as India and Australia, which would have liked to impose on priests confessors to report to public authority cases of abuse revealed by penitents. The results were very poor and the coactive effect of the new rules, promulgated with enormous delay, despite the fact that the spread of child abuse in the world had exposed the responsibility of the diocesan curia where the same authority has too often taken the direction, or offered cover to concealment and deception, helping to encourage the irrepressible urge of pedophile priests to replicate the violence.

    In any case, for them, especially for the bishops, who are concerned to present the facade of good governance of the diocese where they are installed, they put in the background to get away with the safety of boys and girls, unlike in the past, at least in theory they can no longer count on the obligation of subordinates – priests, nuns, brothers, etc.. – to have to keep their mouths shut, whatever the predictable devastating consequences of abuse.

    But, in fact, despite the efforts made by the Vatican legislature, the obscene representation of this situation remains threateningly active and in many ways still unchecked, thanks to the consolidated influence of the function assumed over the centuries by the bishops both in the hierarchy of the Church and in the community of the faithful.

    In addition to this situation, all dioceses have started to set up diocesan help-desks to assist victims of sexual abuse by clergy, not only in terms of listening to them, but also to protect their rights and provide psychological support. There remain, therefore, many perplexities and grey areas, and therefore Rete l’Abuso has deemed it necessary to investigate the effective observance of constitutional guarantees and international conventions for the protection of victims and their families.

    However, it should be kept in due consideration that, despite the good intentions of Pope Francis and the promulgators, these initiatives do not have the requirements of efficiency to stem the abuses of criminal parish priests, unlike how the ordinary judiciary could do it both on the operational side, of technical specialization and means of investigation and coordination that can be used by police personnel. The most critical problems for the civil authorities and for the police forces arise from the scarce or non-existent collaboration, at the limits of the concurrent hypothesis of reticence or personal aiding and abetting, in the reconstruction of the abusive conduct on the part of the persons informed about the facts, who, availing themselves of the right not to testify or to make available documents regarding what is held or known by reason of their ministry, do not contribute to the identification of the presumed culprits.

    Certainly with better formulated or integrated norms, far more satisfactory results could be achieved, especially in terms of prevention. In any case, the distinction in the efficiency and qualitative reliability of civil justice, with all the known limits, is indisputable if compared to the culture and customs of the Church-institution and to the absurd claim that it should be left free to deal with problems in its own way, especially because in this framework is inscribed pedophilia as its obscene secret appendix, considered – and it could not be otherwise – a sin against morality in violation of the sixth commandment of the Decalogue, rather than a serious crime against the person.

    In this regard, I cannot help but recall the reflection made by Slavoj Zizek, in response to the reluctance of the Church, not having to limit itself to the fact that we are faced with horrendous crimes and that, by not cooperating fully with the investigations initiated by the prosecutors, it becomes an accomplice.

    “The Church as such, as an institution, must also be investigated with regard to the way in which it systematically creates the conditions for such crimes to occur. To argue that it should be the only one to deal with the crimes of pedophilia that occur within its ranks is problematic not only from a legal point of view, since this would imply a kind of extraterritorial right on its part even for common crimes that fall under criminal law; as if the very fact that these scandals have broken out is not proof that it is incapable of solving them.”

    The Italian State, with the persistent inertia of the executive and politics, seems to pretend not to know, despite the raging of the phenomenon and the warnings addressed to it by the UN in the sessions of January 2019 with the participation of Rete L’Abuso and its complaint, having instead to react promptly and prevent, with the introduction of new rules, that the criminal and civil judiciary would be robbed by a foreign state what the Constitution requires it to guarantee: the psychophysical protection of boys and girls.

    Our penal system suffers heavily from the intolerable denial of the state’s right to effectively repress crimes of pedophilia, especially ecclesiastical. Strictly speaking, the executive branch could be held responsible even for the violation of international conventions and provisions regarding the protection of the rights of minors. Consequently, legislative initiatives must be taken with extreme urgency to adapt Italian legislation to the pressing demand for intervention, because a structural element of justice, especially when the victims are boys and girls, is like a time-dependent disease that attacks their lives that must be eradicated soon and definitively.

    Following is the simple and clear proposal, perhaps preceded by a parliamentary commission of inquiry on the subject, but without any need to put hands on the Concordat between the Italian State and the Catholic Church, keeping intact the sacramental seal.

    In practice, the norm ex art. 364 c.p., limited to crimes against the personality of the State, should only be integrated for the reasons stated by inserting the crimes indicated in the 10 articles as named, shown in italics and highlighted in bold. There would be no antinomy either with the other norms of the penal code or conflict with the provisions of the entire system.

    Art. 364 c.p. FAILURE TO REPORT A CRIME BY THE CITIZEN

    The citizen, who, having had notice of a crime against the personality of the State (241-313) for which the law establishes life imprisonment, as well as the crimes of sexual violence against a minor (art. 609 bis, 609 ter, 609 octies), sexual acts with a minor (art. 609 quater) when prosecuted ex officio, corruption of minors (art.609 quinquies), solicitation of minors (art.609 undicies), child prostitution (art.600 bis), child pornography and possession of pornographic material (art.600 ter, 600 quater and 600 quater1) does not immediately report it to the Authority indicated in article 361 is punished with imprisonment of up to one year and a fine of between €103 and €1032.

    Nothing more or different.

    I remain available for any questions.

    Many thanks for your attention and good continuation

    Mario Caligiuri

  • Webinar ECA Global – Avv. Mario Caligiuri

    Webinar ECA Global – Avv. Mario Caligiuri

    WEBINAR ECA Global Justice Project
    (Intervento di Mario Caligiuri, avvocato di Rete l’Abuso)

    Innanzitutto vorrei salutare e ringraziare tutti coloro che con la loro partecipazione hanno reso possibile la realizzazione di questa importante occasione di confronto e di ampliamento di conoscenza. Da chi si è impegnato nei numerosi contatti, fino a chi continuerà ad occuparsi della traduzione degli interventi.
    Un saluto ed un particolare ringraziamento va alle vittime, ai sopravvissuti ed ai loro familiari che con il coraggio di cui sono diretto testimone continuano a contribuire affinché ciò che hanno subito non si debba mai più ripetere.

    o=O=o

    La prima riflessione su cui vorrei coinvolgervi riguarda l’enfasi con cui veniva propagandata alla fine del 2019 dalle agenzie di informazione vicine al Vaticano la decisione di Papa Bergoglio di abolire, dopo ben quarantacinque anni, il segreto pontificio sui reati gravi commessi dai religiosi cattolici, compresi gli stupri di minorenni.

    Difatti, è dal 1974, con il pontificato di Paolo VI, che venne imposta a tutti gli appartenenti all’autorità ecclesiastica la segretezza assoluta su particolari documenti pontifici, tra cui il divieto incondizionato di poter accedere alle prove concernenti i casi di abuso sessuale di sacerdoti custoditi negli archivi dei dicasteri vaticani e nelle diocesi. Ma, trattandosi in realtà di un ordine aggiornato nel 2001 per volontà di papa Wojtyla, a firma degli allora monsignori Joseph Ratzinger e Tarcisio Bertone, ritengo interessante apprendere da fonti accreditate su questo brutto argomento cosa sia esattamente il misterioso “segreto pontificio”: quel muro fatto di silenzio obbligatorio sui religiosi pedofili e/o adescatori in confessionale, come si legge nell’appendice del libro “Emanuela Orlandi – La Verità: dai Lupi Grigi alla banda della Magliana”, edito nel 2008 da Baldini-Castoldi-Dalai, scritto dall’acuto giornalista Pino Nicotri, pubblicata integralmente su micromega-online.

    Bisogna riconoscere che l’odierno rescriptum, almeno in astratto, rappresenti la possibilità di potersi liberare dal muro fatto di silenzio obbligatorio per tutti i soggetti coinvolti, o coinvolgibili, nel procedimento penale canonico – denuncianti, vittime, testimoni ecc. Sembrerebbe che questa riforma, ripeto sembrerebbe, possa addirittura concretizzare quella trasparenza che troppe volte in passato è venuta meno celando la ripetizione delle violenze su bambini e bambine con il concorso criminale delle gerarchie ed in particolare dei vescovi.

    A pochi sarà sfuggito come gli organi di informazione di matrice cattolica nell’annunciare l’avvio di una nuova era si fossero preoccupati nel rassicurare ripetutamente la comunità dei fedeli cattolici ed i suoi pastori sparsi nel mondo che, per espressa volontà del pontefice, le nuove norme mai e poi mai avrebbero potuto ledere il segreto appreso durante la confessione e che il silenzio obbligatorio sarebbe rimasto assoluto ed inattaccabile.

    Peraltro, poco prima, nel maggio 2019, papa Francesco con il Motu proprio Vos estis lux mundi aveva introdotto nell’ordinamento canonico nuove norme procedurali per combattere gli abusi sessuali e garantire che i vescovi e i superiori religiosi fossero ritenuti responsabili delle loro azioni rendendo obbligatoria a chierici, religiosi e religiose la tempestiva segnalazione (denuncia) all’autorità ecclesiastica di tutte le notizie di abusi di cui vengano a conoscenza, come pure le eventuali omissioni e coperture nella gestione dei casi, ma, ripeto, con efficacia solo interna alla giurisdizione territoriale vaticana.

    Trattandosi di leggi, norme e istruzioni che riguardano un ambito territoriale molto circoscritto ideate per una realtà unica al mondo composta da sacerdoti e religiosi, con pochissimi bambini, è impossibile convincersi, che nonostante le buone intenzioni del suo legislatore possano raggiungersi gli obbiettivi prefissati, nonostante fosse acclarata a livello globale la scarsa collaborazione tra le autorità civili e quelle ecclesiastiche.

    A ben vedere non si tratta solo di questo perché il pontefice con la sua riforma indirizza implicitamente a tutti gli Stati esteri la legittima rivendicazione di autonomia del diritto della Stato che governa di impegnarsi per sanare la piaga interna della pedofilia.
    Bisogna riconoscere che lo scopo della premura con la quale si intendeva tranquillizzare la protezione del segreto appreso durante la confessione fu chiaramente politico perché per poter in primis salvaguardare l’immagine della Chiesa nel mondo occorreva dissuadere quelle forze sensibili ai diritti umani interne ad altri Stati che avrebbero potuto rendere operative nei rispettivi ordinamenti norme per assicurare l’individuazione dei sacerdoti e dei loro protettori responsabili degli adescamenti e delle violenze sessuali agite su fanciulli/e.

    Difatti, già nell’estate del 2017, l’obbligo assoluto venne messo in discussione e reso noto da ordinamenti di Paesi come l’India e l’Australia i quali avrebbero voluto imporre ai sacerdoti confessori di denunciare alla pubblica autorità i casi di abusi svelati dai penitenti. Gli esiti furono assai scarsi e l’effetto coattivo delle nuove regole, promulgate con enorme ritardo, nonostante il dilagare degli abusi su fanciulli/e nel mondo avesse messo a nudo la responsabilità delle curie diocesane ove la stessa autorità troppe volte ha assunto la regia, o offerto copertura ad occultamenti e depistaggi, contribuendo a favorire l’incontenibile pulsione dei preti pedofili a replicare le
    violenze.

    Ad ogni modo per costoro, soprattutto per i vescovi, che preoccupati a presentare la facciata del buon governo della diocesi ove sono insediati, ponevano in secondo piano per farla franca la sicurezza dei bambini e delle bambine., diversamente dal passato, almeno in teoria non potranno più contare sull’obbligo dei subordinati – preti, sacerdoti, suore, frati, confratelli ecc. – a dover tenere la bocca cucita, quali che fossero le prevedibili conseguenze devastanti degli abusi.
    Ma, in effetti, nonostante l’impegno profuso dal legislatore Vaticano la rappresentazione oscena di questa situazione resta minacciosamente attiva e per molti versi ancora incoercibile, grazie alla consolidata influenza della funzione assunta nel corso dei secoli dai vescovi sia nella gerarchia della Chiesa che nella comunità dei fedeli.

    A questa situazione si congiunge l’avvio in tutte le diocesi dei c.d. sportelli diocesani per dare assistenza alle vittime di abusi sessuali da parte del clero non solo in termini di ascolto ma anche per tutelarne i diritti ed interessarsi del loro sostegno psicologico. Restano, quindi, molteplici perplessità e zone d’ombra, perciò Rete l’Abuso ha ritenuto di dover approfondire l’effettiva osservanza delle garanzie costituzionali e delle convenzioni internazionali poste a tutela delle vittime e dei loro familiari.

    Tuttavia è da tenere nella dovuta considerazione che, nonostante le buone intenzioni di papa Francesco e dei promulgatori, queste iniziative non hanno quei requisiti di efficienza per arginare gli abusi dei parroci criminali, diversamente da come potrebbe farlo la magistratura ordinaria sia sul versante operativo, della specializzazione tecnica e dei mezzi di investigazione che di coordinamento utilizzabili dal personale di polizia. I problemi di maggior criticità per le autorità civili e per le forze di polizia subentrano per la scarsa o inesistente collaborazione, ai limiti dell’ipotesi concorsuale della reticenza o del favoreggiamento personale, nella ricostruzione della condotta abusante da parte delle persone informate sui fatti, le quali, avvalendosi della facoltà di non deporre o di rendere disponibili documenti in merito a quanto detenuto o conosciuto in ragione del proprio ministero, non contribuiscono all’individuazione dei presunti colpevoli.

    Sicuramente con norme meglio formulate o integrate si potrebbero conseguire risultati di gran lunga più soddisfacenti, soprattutto sul versante della prevenzione. Ad ogni modo la distinzione nell’efficienza ed affidabilità qualitativa della giustizia civile, con tutti i limiti risaputi, è indiscutibile se rapportata alla cultura e alle consuetudini della Chiesa-istituzione ed all’assurda pretesa che debba essere lasciata libera di trattare i problemi a modo suo, soprattutto perché in questa cornice si inscrive la pedofilia come sua oscena appendice segreta, reputata – e non potrebbe essere diversamente – un peccato contro la morale in violazione del VI comandamento del decalogo, anziché un delitto gravissimo contro la persona.

    A tal proposito non posso fare a meno di ricordare la riflessione fatta da Slavoj Zizek, in risposta alla riluttanza della Chiesa, non dovendosi questa limitare al fatto che siamo di fronte a degli orrendi delitti e che, non collaborando appieno alle indagini avviate dalle procure, essa ne diventa complice.

    “La Chiesa come tale, come istituzione, deve anche essere indagata riguardo al modo in cui crea sistematicamente le condizioni perché tali crimini avvengano. Sostenere che essa debba essere la sola a trattare i reati di pedofilia che si verificano tra i suoi ranghi è problematico non solo da un punto di vista legale, dato che ciò implicherebbe una sorta di suo diritto extraterritoriale anche per i reati comuni che ricadono sotto la legislazione penale; come se il fatto stesso che questi scandali siano scoppiati non fosse una prova che essa non è in grado di risolverli.”

    Lo Stato italiano, con la perdurante inerzia dell’esecutivo e della politica, sembra faccia finta di non sapere, nonostante l’imperversare del fenomeno e le ammonizioni indirizzategli dall’ONU nelle sedute di gennaio del 2019 con la partecipazione di Rete L’Abuso e della sua denuncia, dovendo invece reagire prontamente ed impedire, con l’introduzione di nuove norme, che alla magistratura penale e civile venisse scippato da uno Stato straniero ciò che la Costituzione gli impone di garantire: la protezione psicofisica di bambini e bambine.

    Il nostro sistema penale risente pesantemente dell’intollerabile negazione del diritto statuale a voler reprimere efficacemente i reati di pedofilia, soprattutto ecclesiale. L’esecutivo, a rigor di logica, potrebbe essere ritenuto responsabile finanche per la violazione delle convenzioni e delle disposizioni internazionali in materia di protezione dei diritti dei minori. Di conseguenza devono essere assunte con estrema urgenza iniziative legislative per adeguare la normativa italiana alla pressante domanda di intervento, perché un elemento strutturale della giustizia, specialmente quando le vittime sono i bambini e le bambine, è come se si trattasse di una malattia tempodipendente che attenta la loro vita da sradicare presto e definitivamente.

    Segue la proposta semplice e chiara, magari preceduta da una Commissione parlamentare di inchiesta sul tema, ma senza necessità alcuna di dover mettere mano al Concordato tra Stato italiano e Chiesa cattolica, mantenendo integro il sigillo sacramentale.

    In pratica la norma ex art. 364 c.p., limitata ai delitti contro la personalità dello Stato, andrebbe solo integrata inserendo per le ragioni enunciate i reati indicati nei 10 articoli così come denominati, riportati in corsivo ed evidenziati in grassetto. Non si determinerebbe alcuna antinomia né con le altre norme del codice penale né conflitto con le disposizioni dell’intero sistema.

    Art. 364 c.p. OMESSA DENUNCIA DI REATO DA PARTE DEL CITTADINO

    Il cittadino, che avendo avuto notizia di un delitto contro la personalità dello Stato (241-313) per il quale la legge stabilisce l’ergastolo, nonché dei delitti di violenza sessuale in danno di minore (artt. 609 bis, 609 ter, 609 octies) di atti sessuali con minorenne (art. 609 quater) quando procedibili d’ufficio, di corruzione di minorenne (art.609 quinquies),di adescamento di minorenni (art.609 undicies), di prostituzione minorile (art. 600 bis), di pornografia minorile e di detenzione di materiale pornografico (art. 600 ter, 600 quater e 600 quater1) non ne fa immediatamente denuncia all’Autorità indicata nell’articolo 361 è punito con la reclusione fino ad un anno e con la multa da euro 103 a euro 1032.

    Nulla di più o di diverso.”

    Resto disponibile per eventuali domande.
    Molte grazie per l’attenzione e buona prosecuzione
    Mario Caligiuri

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2021/02/20/eng-webinar-eca-global-avv-mario-caligiuri/

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2021/02/20/webinar-eca-global-justice-project-avv-mario-caligiuri/

  • WEBINAR ECA Global Justice Project – Mario Caligiuri, abogado de Red L’Abuso

    WEBINAR ECA Global Justice Project – Mario Caligiuri, abogado de Red L’Abuso

    (Discurso de Mario Caligiuri, abogado de Red L’Abuso)

    En primer lugar, quisiera saludar y agradecer a todos aquellos que, con su participación, han hecho posible la realización de esta importante oportunidad de comparación y ampliación de conocimientos. Desde quienes entablaron numerosos contactos, hasta quienes continuarán ocupándose de la traducción de las intervenciones.

    Un saludo y un agradecimiento especial para las víctimas, los supervivientes y sus familiares que, con el coraje del que soy testigo directo, siguen contribuyendo para que no se vuelva a repetir lo que han sufrido.

    o = O = o

    La primera reflexión en la que me gustaría involucrarlos se refiere al énfasis con el que se publicitò a finales de 2019 por agencias de informaciones cercanas al Vaticano la decisión del Papa Bergoglio de abolir, después de cuarenta y cinco años, el secreto papal sobre los delitos graves cometidos por religiosos católicos, incluidos las violaciones de menores.

    De hecho, es desde 1974, con el pontificado de Pablo VI, que se impuso a todos los miembros de la autoridad eclesiástica el secreto absoluto sobre determinados documentos pontificios, incluida la prohibición incondicional de acceder a las pruebas relativas a los casos de abuso sexual de sacerdotes custodiadas in los archivos de los dicasterios del Vaticano y en las diócesis. Pero, siendo en realidad una orden actualizada en 2001 por voluntad del Papa Wojtyla, firmada por los entonces Monseñores Joseph Ratzinger y Tarcisio Bertone, considero interesante aprender de fuentes acreditadas sobre este feo tema qué es exactamente el misterioso “secreto papal”: ese muro de obligado silencio sobre los religiosos pedófilos y/o seductores del confesionario, tal y como se lee en el apéndice del libro “Emanuela Orlandi – La verdad: de los lobos grises a la banda de Magliana”, publicado en 2008 por Baldini -Castoldi-Dalai, escrito por el agudo periodista Pino Nicotri, publicado íntegramente en micromega-online.

    Hay que reconocer que el rescriptum de hoy, al menos en abstracto, representa la posibilidad de poder liberarse del muro hecho de silencio obligatorio para todos los involucrados, o que puedan ser involucrados, en el proceso penal canónico – denunciantes, víctimas, testigos, etc. Parecería que esta reforma, repito, parecería, incluso podría concretar esa transparencia que demasiadas veces en el pasado ha fallado al ocultar la repetición de la violencia contra niños y niñas con la concurrencia criminal de las jerarquías y en particular de los obispos.

    A pocas personas se le habrá escapado cómo a los medios de información de matriz católica, al anunciar el comienzo de una nueva era, estaban preocupados por asegurar repetidamente a la comunidad de fieles católicos y a sus pastores esparcidos en todo el mundo que, por la precisa voluntad del pontífice, las nuevas reglas nunca, nunca podrían dañar el secreto aprendido durante la confesión y que el silencio obligatorio quedaría absoluto e inexpugnable.

    Además, poco antes, en mayo de 2019, el Papa Francisco con el Motu proprio Vos extis lux mundi había introducido en el ordenamiento canónico nuevas reglas de procedimiento para combatir los abusos sexuales y garantizar que los obispos y los superiores religiosos fueran considerados responsables de sus acciones, haciendo obligatorio a clérigos, religiosos y religiosas, la pronta comunicación (denuncia) a la autoridad eclesiástica de todas las noticias de abusos de los que tengan conocimiento, así como cualquier omisiones y coberturas en la gestión de los casos, pero, repito, con eficacia sólo dentro de la jurisdicción territorial del vaticano.

    Dado que se trata de leyes, normas e instrucciones que conciernen a un ámbito territorial muy limitado y diseñado para una realidad única en el mundo compuesta por sacerdotes y religiosos, con muy pocos niños, es imposible estar convencido de que a pesar de las buenas intenciones de su legislador, los objetivos marcados pueden alcanzarse, a pesar de que la escasa colaboración entre las autoridades civiles y eclesiásticas quedó clara a nivel mundial.

    En una inspección más cercana, no es solo esto, porque el pontífice con su reforma dirige implícitamente a todos los Estados extranjeros el reclamo legítimo de autonomía del derecho del Estado gobernante a comprometerse a curar el flagelo interno de la pedofilia.

    Hay que reconocer que el propósito de la preocupación con la que se pretendía tranquilizar la protección del secreto aprendido durante la confesión fue claramente político porque para poder en primer lugar salvaguardar la imagen de la Iglesia en el mundo necesitaba disuadir a aquellas fuerzas sensibles a los derechos humanos dentro de otros Estados que podrían haber puesto en vigencia normas en sus respectivos sistemas legales para asegurar la identificación de los sacerdotes y sus protectores responsables de la seducción y de las violencias sexuales contra los niños.

    De hecho, ya en el verano de 2017, la obligación absoluta fue cuestionada y dada a conocer por los ordenamientos jurídicos de Países como India y Australia que querían obligar a los sacerdotes confesores a denunciar a las autoridades públicas los casos de abuso revelados por los penitentes.

    Los resultados fueron muy escasos y el efecto coercitivo de las nuevas reglas, promulgadas con enorme retraso, a pesar de que la propagación del abuso infantil en el mundo había puesto al descubierto la responsabilidad de las curias diocesanas donde la misma autoridad asumía con demasiada frecuencia la dirección u ofrecía cobertura para el ocultamiento y el desvio, ayudando a fomentar el impulso irreprimible de los sacerdotes pedófilos de replicar las violencias.

    En cualquier caso, para ellos, en especial para los obispos, que se preocuparon por presentar la fachada de buen gobierno en la diócesis donde tienen su sede, colocaron la seguridad de los niños y niñas en un segundo plano para salirse con la suya, a diferencia del pasado, al menos en teoría, ya no podrán más contar con la obligación de los subordinados – sacerdotes, monjas, frailes, cohermanos, etc. – de tener que mantener la boca cerrada, independientemente de las previsibles y devastadoras consecuencias de los abusos.

    Pero, de hecho, a pesar de los esfuerzos realizados por el legislador vaticano, la representación obscena de esta situación sigue siendo amenazadoramente activa y en muchos sentidos aún incoercible, gracias a la influencia consolidada del papel asumido a lo largo de los siglos por los obispos tanto en la jerarquía de la Iglesia y en la comunidad de los fieles.

    A esta situación se suma el lanzamiento en todas las diócesis de las llamadas ventanillas diocesanas para brindar asistencia a las víctimas de abusos sexuales por parte del clero, no sólo en términos de escucha, sino también para proteger sus derechos e interesarse en su apoyo psicológico. Quedan, por tanto, muchas perplejidades y áreas grises, por lo que la Red de Abuso ha considerado necesario investigar el cumplimiento efectivo de las garantías constitucionales y los convenios internacionales establecidos para proteger a las víctimas y sus familiares.

    Sin embargo, hay que tener en debida consideración que, a pesar de las buenas intenciones del papa Francisco y de los promulgadores, estas iniciativas no cuentan con los requisitos de eficiencia para frenar los abusos de los párrocos criminales, a diferencia de como lo podría hacer el Poder Judicial ordinario tanto en el lado operativo, de la especialización técnica y de los medios de investigación como de coordinación que puede utilizar el personal policial. Los problemas más críticos para las autoridades civiles y para las fuerzas policiales surgen por la escasa o nula colaboración, en los límites de la hipótesis concursal de reticencia o complicidad personal, en la reconstrucción de conductas abusivas de personas informadas sobre el hechos, quienes, haciendo uso del derecho a no declarar o poner a disposición documentos sobre lo detenido o conocido por razón de su ministerio, no contribuyen a la identificación de los presuntos culpables.

    Ciertamente, con reglas mejor formuladas o integradas, se podrían lograr resultados mucho más satisfactorios, especialmente en el lado de la prevención. En todo caso, la distinción en la eficiencia y confiabilidad cualitativa de la justicia civil, con todos los límites conocidos, es indiscutible si se la compara con la cultura y costumbres de la Iglesia-institución y con la absurda pretensión de que debe ser dejada libre para tratar el problemas a su manera, sobre todo porque en este marco se inscribe la pedofilia como su obsceno apéndice secreto, considerada -y no podía ser de otra manera- un pecado contra la moral en violación del sexto mandamiento del decálogo, más que un delito gravísimo contra la persona.

    Al respecto, no puedo dejar de recordar la reflexión realizada por Slavoj Zizek, en respuesta a la reticencia de la Iglesia, ya que esta no debe limitarse a que nos enfrentamos a crímenes horrendos y que, no colaborando plenamente en las investigaciones lanzadas por los fiscales, se convierte en cómplice.

    “La Iglesia como tal, como institución, también debe ser investigada sobre la manera de cómo crea sistemáticamente las condiciones para hacer que ocurran tales delitos. Argumentar que debería ser la única que se ocupe de los delitos de pedófilia que se produzcan entre sus filas es problemático no solo desde el punto de vista legal, ya que esto implicaría algún tipo de su derecho extraterritorial también para delitos comunes que se encuadran en la legislación penal; como si el hecho mismo de que estos escándalos estallaron no fuera una prueba de que no puede resolverlos”.

    El Estado italiano, con la persistente inercia del ejecutivo y la política, parece fingir no saber, a pesar del desencadenarse del fenómeno y las amonestaciones que le dirigió la ONU en las sesiones de enero de 2019 con la participación de Rete L’Abuso y de su denuncia, debiendo en cambio reaccionar con prontitud y prevenir, con la introducción de nuevas reglas, que el poder judicial penal y civil fuera robado por un estado extranjero de lo que la Constitución le exige garantizar: la protección psicofísica de niños y niñas.

    Nuestro sistema penal se ve muy afectado por la intolerable negación del derecho estatal a reprimir eficazmente los delitos de pedófilos, especialmente los eclesiales. Lógicamente, el ejecutivo podría ser considerado responsable incluso por la violación de convenciones y disposiciones internacionales sobre la protección de los derechos del niño. En consecuencia, iniciativas legislativas deben tomarse con extrema urgencia para adaptar la legislación italiana a la apremiante demanda de intervención, porque un elemento estructural de la justicia, especialmente cuando las víctimas son niños y niñas, es como si fuera una enfermedad dependiente del tiempo que atenta su vida para ser erradicado pronto y definitivamente.

    La propuesta simple y clara sigue, quizás precedida por una Comisión parlamentaria de investigación sobre el tema, pero sin necesidad alguna de tener que lidiar con el Concordato entre el Estado italiano y la Iglesia católica, manteniendo intacto el sello sacramental.

    En la práctica, la regla ex art. 364 del Código Penal, limitado a los delitos contra la personalidad del Estado, sólo debe complementarse con la inserción, por las razones expresadas, de los delitos señalados en los 10 artículos nombrados, señalados en cursiva y resaltados en negrita. No habría antinomia con las demás disposiciones del código penal ni entraría en conflicto con las disposiciones de todo el sistema.

    Art. 364 del código penal OMITIDA DENUNCIA DE DELITO POR PARTE DEL CIUDADANO

    El ciudadano, que habiendo recibido noticia de un delito contra la personalidad del Estado (241-313) por el cual la ley establece la cadena perpetua, así como los delitos de violencia sexual en perjuicio de menores (artículos 609 bis, 609 ter, 609 octies) de actos sexuales con un menor (art. 609 quater) cuando puedan ser perseguidos de oficio, de cohecho de menores (art. 609 quinquies), de solicitación de menores (art. 609-undécimo), de prostitución infantil (art. 600 bis), de pornografía infantil y posesión de material pornográfico (art.600 ter, 600 quater y 600 quater1) no lo denuncia de inmediato a la Autoridad indicada en el artículo 361 es sancionado con pena privativa de libertad de hasta un año y multa de 103 € a 1032 €.

    Nada más ni diferente.

    Quedo disponible para cualquier consulta.

    Muchas gracias por su atención y buena continuación.

    Mario Caligiuri

  • Vaticano, il rapporto su McCarrick: “Già nel 2000 era accusato di abusi su minori. Wojtyla decise personalmente di promuoverlo”

    Vaticano, il rapporto su McCarrick: “Già nel 2000 era accusato di abusi su minori. Wojtyla decise personalmente di promuoverlo”

    Presentato il rapporto praparato per volontà di Bergoglio dalla Segreteria di Stato sull’ex cardinale di Washington: fino al 2017 non era stata fornita alcuna prova della sua colpevolezza. Appena Francesco ebbe la certezza che il cardinale americano aveva commesso abusi sessuali su minori, gli tolse subito la porpora, nel 2018, unico caso finora nel suo pontificato, e poi, l’anno successivo, lo ridusse allo stato laicale. La scalata invece risale ai primi anni 2000, con Giovanni Paolo II che era a conoscenza di alcune accuse nei confronti del prelato americano

    “Fino al 2017, nessuno, né il cardinal Parolin, né il cardinal Ouellet, o l’arcivescovo Becciu o l’arcivescovo Viganò, ha fornito a Papa Francesco alcuna documentazione relativa agli addebiti contro McCarrick, comprese le lettere anonime risalenti ai primi anni ‘90”. È il passaggio più importante del dossier sull’ex cardinale di Washington, Theodore Edgar McCarrick, realizzato in due anni dalla Segreteria di Stato per volontà di Bergoglio. Dal rapporto, la cui pubblicazione, decisa dal Papa, segna un grande passo nella trasparenza sui casi di pedofilia e che non a caso viene divulgato dopo le elezioni americane, emerge che fino al 2017 non era stata fornita alcuna prova della colpevolezza dell’ex arcivescovo della capitale Usa. Appena Francesco ebbe la certezza che il cardinale americano aveva commesso abusi sessuali su minori, gli tolse subito la porpora, nel 2018, unico caso finora nel suo pontificato, e poi, l’anno successivo, lo ridusse allo stato laicale. “Papa Francesco – si legge sempre nel rapporto – aveva sentito dire soltanto che c’erano stati addebiti e voci relativi a una condotta immorale con adulti, avvenuta prima della nomina di McCarrick a Washington. Ritenendo che le accuse fossero già state esaminate e respinte da Giovanni Paolo II, benché consapevole che McCarrick fosse in attività durante il pontificato di Benedetto XVI, Francesco non vide la necessità di modificare la linea adottata negli anni precedenti”.

    Il dossier, dunque, smentisce quanto sostenuto dall’ex nunzio negli Usa, monsignor Carlo Maria Viganò, grande sostenitore di Donald Trump, che ha affermato di aver informato Bergoglio, pochi mesi dopo l’elezione, delle gravi accuse rivolte nei confronti di McCarrick senza però che il Papa agisse immediatamente. Per questo motivo, Viganò chiese a Francesco di dimettersi. “Nel giugno 2017, – si legge nel rapporto – l’arcidiocesi di New York apprese la prima accusa conosciuta di abuso sessuale di una vittima di età inferiore ai 18 anni compiuto da McCarrick agli inizi deli anni ’70. Poco dopo che l’accusa fu ritenuta credibile, Papa Francesco chiese le dimissioni di McCarrick dal Collegio dei cardinali. A seguito di un procedimento penale amministrativo condotto dalla Congregazione per la dottrina della fede, McCarrick fu giudicato colpevole di atti contrari al sesto comandamento del decalogo che hanno coinvolto minori e adulti, e su tale base venne dimesso dallo stato clericale”.

    Come è stato possibile che per lunghi decenni, e nell’arco di tre pontificati, i gravi reati commessi da McCarrick non furono mai provati dal Vaticano? E che nel 2000 Wojtyla decise di promuoverlo arcivescovo della capitale Usa e l’anno successivo nominarlo cardinale? Il rapporto risponde in modo molto chiaro a queste domande ripercorrendo la genesi delle due importanti scelte compiute dal Pontefice polacco. “La documentazione – si legge nel dossier – evidenzia che Papa Giovanni Paolo II prese personalmente la decisione di nominare McCarrick e lo fece dopo aver ricevuto il parere di diversi consiglieri di fiducia su entrambe le sponde dell’Atlantico”. McCarrick era stato nominato vescovo ausiliare di New York da San Paolo VI nel 1977 e nel 1981 San Giovanni Paolo II lo aveva trasferito alla guida della diocesi di Metuchen per poi promuoverlo, nel 1986, arcivescovo di Newark.

    Quando, nel 2000, si valutò l’opportunità affidargli l’arcidiocesi di Washington, l’allora cardinale arcivescovo di New York, John Joseph O’Connor, scrisse una lettera al Papa con le già gravi accuse che venivano fatte nei confronti del futuro porporato. Era stata notata, si legge nel rapporto, “l’attività sessuale di McCarrick con un altro sacerdote”. Inoltre, “una serie di lettere anonime, inviate alla Conferenza episcopale degli Stati Uniti, al nunzio apostolico e a vari cardinali negli Stati Uniti negli anni 1992 e 1993, accusavano McCarrick di pedofilia con suoi ‘nipoti’”. E ancora: “Si sapeva che McCarrick avesse condiviso il letto con giovani uomini adulti nella residenza del vescovo a Metuchen e Newark” e “si sapeva che McCarrick avesse condiviso il letto con seminaristi adulti in una casa al mare sulla costa del New Jersey”. La gravità di queste informazioni fece momentaneamente desistere il Papa dal procedere alla nomina, decisione sostenuta anche dall’allora nunzio apostolico negli Usa, l’arcivescovo Gabriel Montalvo, e dall’allora prefetto della Congregazione per i vescovi, il cardinale Giovanni Battista Re.

    Ma il Papa cambiò idea dopo che il 6 agosto 2000 McCarrick scrisse una lettera al segretario di Wojtyla, l’attuale cardinale Stanislaw Dziwisz, evidentemente informato del suo processo di nomina a Washington e delle accuse che lo avevano bloccato. In essa, McCarrick afferma: “Nei settanta anni della mia vita, non ho mai avuto rapporti sessuali con alcuna persona, maschio o femmina, giovane o vecchio, chierico o laico, né ho mai abusato di un’altra persona o l’ho trattata con mancanza di rispetto”. In precedenza, Wojtyla aveva chiesto un supplemento di indagine sulle accuse e i quattro vescovi del New Jersey interpellati “confermarono che McCarrick aveva condiviso il letto con giovani uomini, ma non indicavano con certezza che McCarrick avesse tenuto una qualche cattiva condotta sessuale”. Nel dossier si legge che “ciò che si sa ora, grazie alle indagini compiute per la preparazione del rapporto, è che tre dei quattro vescovi americani fornirono alla Santa Sede informazioni non accurate e, inoltre, incomplete circa la condotta sessuale di McCarrick con giovani adulti. Queste informazioni inesatte sembrano aver probabilmente influenzato le conclusioni dei consiglieri di Giovanni Paolo II e, di conseguenza, dello stesso Giovanni Paolo II”. Inoltre, “Papa Giovanni Paolo II conosceva McCarrick da tempo, dopo averlo incontrato per la prima volta alla metà degli anni ’70. McCarrick interagì con lui frequentemente, sia a Roma che durante i viaggi all’estero, inclusa la visita del Papa a Newark nel 1995 e in occasione dei soggiorni annuali a Roma per la Papal Foundation. La relazione diretta di McCarrick con Giovanni Paolo II ebbe probabilmente un impatto sul processo decisionale del Papa”.

    Un capitolo importante, da non sottovalutare, è invece quello che avvenne sotto il pontificato di Ratzinger. “All’inizio del pontificato di Benedetto XVI, – si legge nel rapporto – le informazioni ricevute dalla Santa Sede relative alla condotta di McCarrick furono generalmente simili a quelle che erano state a disposizione di Giovanni Paolo II al momento della nomina a Washington. Poco dopo la sua elezione nell’aprile 2005, su raccomandazione del nunzio apostolico e della Congregazione per i vescovi, Papa Benedetto XVI prolungò di due anni il mandato di McCarrick a Washington, mandato che fu considerato un successo”. Ma poi, sulla base di nuove accuse, “la Santa Sede cambiò drasticamente il suo orientamento e cercò con urgenza un nuovo arcivescovo per la sede di Washington, richiedendo a McCarrick di dimettersi ‘spontaneamente’ dall’ufficio dopo la Pasqua del 2006”. Dal rapporto emerge, inoltre, che in questo periodo monsignor Viganò, da delegato per le rappresentanze pontificie, aveva segnalato ai superiori della Segreteria di Stato le informazioni giunte dalla nunziatura, sottolineandone la gravità. Ma, mentre lanciava l’allarme, anche lui comprendeva di non trovarsi di fronte ad accuse provate. L’allora cardinale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, affrontò la questione direttamente con Benedetto XVI. In quel contesto, in assenza di vittime minorenni, e trattandosi di un porporato ormai dimesso dall’incarico, venne deciso di non aprire un formale processo canonico per investigare su McCarrick. Una scelta che oggi suona come un grave errore.

    Twitter: @FrancescoGrana

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/11/10/vaticano-il-rapporto-su-mccarrick-gia-nel-2000-era-accusato-di-abusi-su-minori-wojtyla-decise-personalmente-di-promuoverlo/5998395/?fbclid=IwAR1W7MMzLzA5hLalh5L_LGThaqx8HayAzIGuCidGzuBi3cn3aEmWQMqEuTg