Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • In Venezuela, i sacerdoti condannati per abusi sono tornati al ministero

    In Venezuela, i sacerdoti condannati per abusi sono tornati al ministero

    CARACAS, Venezuela — Il bambino di sei anni si è recato in chiesa con notizie entusiasmanti da condividere.

    Aveva riflettuto sulla questione, ha detto al sacerdote Luis Alberto Mosquera, e aveva deciso di voler essere un cattolico praticante.

    Secondo il ragazzo, il sacerdote ha risposto: “Se vuoi fare il chierichetto, devi superare una prova”. Anni dopo, la testimonianza del ragazzo su quel pomeriggio nella casa parrocchiale si sarebbe rivelata cruciale: un tribunale concluse che Mosquera lo aveva abusato sessualmente.

    Mosquera è stato condannato nel 2006 a più di sette anni di carcere per abusi sessuali su un bambino, ma non ha terminato la sua pena. I suoi avvocati temevano per la sua sicurezza in prigione e hanno chiesto la libertà vigilata. Un giudice ha acconsentito; Mosquera è stato rilasciato dopo due anni ed è tornato nella chiesa nello stato di Lara, dove è ancora sacerdote. Una foto pubblicata sulla sua pagina Facebook nel 2016 e ripostata nel 2017, lo mostra circondato da bambini.

    Il caso del religioso 63enne è tra i 10 che coinvolgono accuse di abusi sessuali su minori esaminati dal Washington Post negli ultimi due anni. Questo giornale ha intervistato leader cattolici, agenti di polizia, funzionari giudiziari e vittime e ha esaminato documenti giudiziari e di polizia. Nella metà dei casi, dal 2001 al 2022, sono stati trovati sacerdoti condannati per abusi che sono stati rilasciati anticipatamente o non hanno scontato la pena detentiva. In almeno tre casi, i sacerdoti sono stati autorizzati a tornare al ministero.

    Gli intervistati notano che esiste un modello che suggerisce una collusione tra un sistema giudiziario corrotto e la Chiesa per proteggere i colpevoli piuttosto che le vittime. L’elemento comune a tutti i 10 casi: i bambini coinvolti provenivano da ambienti poveri e vulnerabili.

    Le accuse di abusi da parte dei sacerdoti hanno scosso negli ultimi anni la Chiesa in America Latina. Gli attentati denunciati in Messico, Argentina, Cile, Colombia e Perù hanno portato a condanne e dimissioni ai massimi livelli dell’istituto.

    Ma il Venezuela è riuscito a sfuggire all’onda. Gli analisti affermano che uno dei motivi è che l’attenzione si è concentrata solo sulle turbolenze politiche nel paese socialista in bancarotta. Un sistema giudiziario rotto è un altro. L’influenza della Chiesa e la sua relativa stabilità è una terza.

    “Tanto è stato rimandato a causa di sconvolgimenti sociali e politici”, ha detto in un’intervista David Smilde, un sociologo dell’Università di Tulane la cui vasta ricerca sul paese si è concentrata in parte sulla religione. “Una delle istituzioni che i venezuelani rispettano di più è la Chiesa cattolica. Questo limita quanto puoi agire.

    Hugo Chávez, fondatore dell’attuale Stato socialista in Venezuela, ha pubblicamente criticato la Chiesa. Ma il suo successore, il presidente Nicolás Maduro, è stato molto meno esplicito sulle trasgressioni dei sacerdoti e la Chiesa è diventata un intermediario tra il governo e l’opposizione.

    “Il nostro rapporto con la Chiesa è stato di mediazione e sostegno politico”, ha affermato Julio Borges, un politico dell’opposizione.

    Per i membri del clero che hanno abusato di minori, lo status della Chiesa sembra aver fornito protezione. Un sacerdote di Zulia, ad esempio, non ha trascorso del tempo in carcere nonostante fosse stato condannato per abusi sessuali aggravati su una ragazza di 12 anni. Un sacerdote nello stato di Falcón si è dichiarato colpevole di aver commesso un atto carnale nei confronti di una ragazza di 14 anni, ma gli sono stati concessi gli arresti domiciliari a condizione che stesse lontano dalla vittima. È tornato alla Chiesa, dove continua il suo ministero oggi.

    Per le vittime di questi casi, la vita è ancora una lotta. Di solito hanno poco supporto quando cercano di andare avanti.

    Sfidare il silenzio e l’impunità della Chiesa

    Mosquera lavora nella cittadina di Humocaro Alto, a circa 300 miglia a ovest di Caracas. È stato assegnato ad almeno due diverse parrocchie dal 1996, quando un ragazzo di 12 anni lo ha accusato di aver tentato di violentarlo sotto la minaccia delle armi, secondo i registri della polizia. Mosquera è stato infine assolto dall’accusa di tentato stupro.

    A gennaio, Mosquera ha confermato al Washington Post di rimanere un sacerdote lavoratore, ma ha rifiutato di rispondere a qualsiasi ulteriore domanda.

    Il suo ruolo attuale non sorprende l’avvocato che ha rappresentato il bambino di sei anni e ha contribuito a far condannare Mosquera. “La Chiesa ha davvero protetto il sacerdote. Gli hanno dato tutto il supporto”, ha detto l’avvocato Jorge Mendoza. Ha aggiunto che gli hanno fatto pressioni affinché si tirasse indietro: “L’arcivescovo di Barquisimeto mi ha detto che mi avrebbero scomunicato se avessi continuato a difendere il bambino”.

    L’arcivescovo è morto l’anno scorso. Il Rev. Oswaldo Araque, vicario generale di Barquisimeto, ha detto al Post che l’arcidiocesi è “attenta” nel recepire e agire sulle accuse contro i sacerdoti. Alla domanda sulla colpevolezza della Chiesa nel riportare al ministero un pedofilo condannato, ha detto che avrebbe indagato se fossero stati forniti dettagli. “Anche lo Stato è responsabile!”, ha detto. “Lo hanno lasciato andare”.

    Anche altri casi esaminati dal Washington Post si sono conclusi con, se non altro, un tempo minimo dietro le sbarre. In uno, un sacerdote nello stato di Mérida ha scambiato messaggi di testo con una ragazza di 13 anni, l’ha portata in una stanza d’albergo e l’ha baciata, secondo un tribunale. La ragazza ha testimoniato che ha cercato di sollevare la sua maglietta. I suoi avvocati hanno sostenuto che voleva partire con lui e che nessun atto sessuale è stato consumato. Nel 2006 è stato dichiarato non colpevole di atti osceni aggravati.

    Data la poca fiducia che hanno nelle forze di sicurezza o nei tribunali venezuelani che rispondono in modo rapido ed efficace alle denunce di abusi, alcune vittime hanno attirato l’attenzione sulla questione trasmettendo le denunce sui social network.

    Nel 2018, una richiesta di aiuto su Twitter ha contribuito a esporre un caso nello stato di Anzoátegui. “Prete pedofilo”, diceva il tweet, che poi ha nominato la parrocchia e ha implorato: “Aiutaci, Santità”. Il sacerdote Enrique Castro Azócar è stato arrestato l’anno successivo e accusato di abusi sessuali su due minori.

    La ricerca di giustizia è stata estenuante per il padre delle vittime. “Le nostre vite sono cambiate per sempre a causa di questo” , ha detto al Post Robing Damián Salazar, un falegname . “Sono stato molestato e minacciato, ho combattuto per i miei figli”.

    Castro si è dichiarato colpevole di due capi di imputazione per abusi sessuali su un bambino ed è stato condannato a cinque anni. Ma invece di andare in prigione, gli è stato concesso un tipo di libertà condizionale noto in Venezuela come misura sostitutiva della libertà. È stato rilasciato a condizione che stesse lontano dalle vittime, fosse curato da uno psicologo e si presentasse in tribunale ogni 30 giorni.

    I sostenitori delle vittime sostengono che la sentenza ha violato una sentenza del 2017 della Corte Suprema di Giustizia, la più alta corte del Venezuela, secondo cui le persone condannate per tali crimini non possono beneficiare di alternative all’incarcerazione. “Cose come queste riflettono lo stato di indifesa e impunità che prevale nel Paese”, ha affermato l’avvocato Carlos Trapani, capo dell’organizzazione per i diritti dei bambini Cecodap.

  • Cassazione: torna in carcere sacerdote accusato di abusi

    Cassazione: torna in carcere sacerdote accusato di abusi

    (ANSA) – PALERMO, 24 MAR – È tornato in carcere don Sergio Librizzi, per molti anni al vertice della Caritas diocesana di Trapani.

    La Corte di Cassazione ha infatti confermato la sentenza di condanna a sei anni inflitta dalla Corte di Appello.

    Il sacerdote era stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale e corruzione. In qualità di componente della Commissione per il riconoscimento dello status di richiedente asilo era accusato di avere ottenuto prestazioni sessuali dai migranti in cambio di favori nella pratica per il permesso di soggiorno. Librizzi era stato arrestato nel giugno del 2014 e in primo grado condannato a nove anni, pena confermata dalla Corte di Appello di Palermo. La Cassazione aveva però annullato la sentenza con rinvio e alla fine del 2020, dopo il secondo processo di appello, era stato condannato a sei anni due mesi e 20 giorni, modificando il reato in induzione alla corruzione. Il prete ha già scontato quattro anni, dovrà scontare il residuo della pena nel carcere di Termini Imerese. (ANSA).

    https://www.ansa.it/sicilia/notizie/2022/03/24/cassazione-torna-in-carcere-sacerdote-accusato-di-abusi_2cabba69-f0e7-4987-b166-d36263d5d7f8.html

  • Marsala: violenza sessuale su un ragazzino, Padre Genna condannato anche in appello

    Marsala: violenza sessuale su un ragazzino, Padre Genna condannato anche in appello

    Nessuno sconto, in appello, per padre Nicolò Genna, due anni fa condannato dal Tribunale di Marsala (presidente Saladino) ad un anno e 10 mesi di reclusione, pena sospesa, per violenza sessuale su minore originario del Gambia. Con offerta, non accolta dal ragazzo, di denaro o posto di lavoro in cambio di rapporti intimi.

    Il prete, per circa 40 anni parroco della chiesa di contrada Addolorata, avrebbe adescato il ragazzo africano, ospite di un centro di accoglienza di contrada Bosco, nella periferia nord di Marsala, mentre questi camminava sul ciglio della strada lungo la statale 115 nel tratto tra Marsala e Trapani.

    Con la scusa di un passaggio, lo avrebbe fatto salire in auto e poi con un “gesto repentino”, si legge nel capo d’accusa, gli avrebbe palpeggiato i genitali (coperti dai pantaloni). Il giovane, però, non avrebbe gradito e dopo avere raccontato quanto gli era accaduto alla responsabile del centro di accoglienza di cui era ospite ha sporto denuncia. Il fatto è datato 14 agosto 2017. Il prete è stato, inoltre, condannato a varie interdizioni, tra le quali quella perpetua dai pubblici uffici.

    Il Tribunale condizionò la sospensione condizionale della pena detentiva al pagamento di un risarcimento danni di 5 mila euro in favore della vittima, costituitasi parte civile con l’assistenza dell’avvocato Giacomo Lombardo. Adesso, per il prete anche la condanna a risarcire l’Erario per le spese sostenute dallo Stato per la parte civile.

    Per padre Genna, difeso dagli avvocati Stefano Pellegrino e Cettina Coppola, in primo grado il pm Niccolò Volpe aveva invocato 2 anni e 4 mesi di carcere, pur qualificando il fatto “di minore gravità”. Questo, comunque, per l’anziano prete, non è il primo guaio giudiziario. Nell’estate 2016, infatti, fu indagato dalla Procura di Palermo per “detenzione di materiale pedopornografico”. Nell’ambito di quell’indagine furono disposte delle perquisizioni in canonica e altri locali della chiesa dell’Addolorata.

    L’inchiesta nacque dalla denuncia di un uomo che avrebbe visto il parroco “estrarre dalla sua cassetta di sicurezza delle foto che ritraevano dei giovani nordafricani”. In quell’occasione, il prete presentò le sue dimissioni al vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero. Per questo procedimento, la Procura di Palermo, competente per materia, ha poi chiesto l’archiviazione.

    https://www.tp24.it/2021/04/09/giudiziaria/marsala-violenza-sessuale-su-un-ragazzino-padre-genna-condannato-anche-in-appello-nbsp/162432

  • Violenza sessuale su minore. Ecco perchè è stato condannato padre Genna a Marsala

    Violenza sessuale su minore. Ecco perchè è stato condannato padre Genna a Marsala

    Era appena uscito da un supermercato, quando un’auto si è avvicinata. L’uomo all’interno, un prete, gli offre un passaggio. Poi, fatta poca strada, il prete comincia a palpeggiarlo, a toccarlo, e gli propone di fare del sesso.

    Passa da lì un’auto dei Carabinieri, il ragazzo, un gambiano minorenne, attira la loro attenzione e racconta tutto. Il ragazzo, che chiameremo con un nome di fantasia Asad, è la vittima della violenza sessuale da parte di padre Nicolò Genna, ex parroco della chiesa di contrada Addolorata a Marsala.

    Padre Genna, 76 anni, è stato condannato dal Tribunale di Marsala ad un anno e 10 mesi, al pagamento di un risarcimento, ad una serie interdizioni. Una vicenda che ha scioccato la comunità della contrada, e di Marsala, per quello che è emerso. Un episodio che ha scioccato prima di tutto la vittima, Asad, ragazzo del Gambia, che dopo tante peripezie è arrivato in Italia, che gode dello status di rifugiato, e proprio qui, dove si sentiva al sicuro, ha subito – come è emerso nel processo – uno dei più gravi shock.

    Il suo racconto è stato confermato nella fase delle indagini e poi in aula, durante il processo. Un racconto ritenuto credibile e fonte di prova dal giudice.
    Le motivazioni della sentenza di condanna del prete di Marsala riassumono cosa è accaduto quella mattina del 14 agosto 2017.

    Asad all’epoca era ancora minorenne, aveva 17 anni. Si trovava ospita nella comunità Trilly, in contrada Bosco. Quella mattina Asad era andato al supermercato – non molto lontano dalla comunità in cui alloggiava – quando all’uscita è stato fermato da un uomo in abito talare nero con collarino bianco, che a bordo di un’auto gli aveva detto di avvicinarsi. L’uomo era padre Genna, che in quel momento gli aveva offerto, in maniera generica, un lavoro invitandolo a salire sulla propria auto per portarlo a visitare il luogo di lavoro “non molto lontano da lì”.

    Asad è incuriosito, sale in auto: “Mi sono fidato perchè mi era sembrato un uomo di religione”. Il ragazzo sale, dice al prete di fermarsi un attimo alla comunità per posare le buste della spesa e poi andare. Ripartiti, padre Genna e Asad, fanno poca strada. Il prete – è il racconto della vittima confermato dal giudice di primo grado – dopo aver accostato l’auto a margine della carreggiata, rivolta in direzione Trapani, aveva iniziato a toccargli la gamba per poi passare a toccargli la “parte intima”, sia pure al di fuori dei pantaloni e solo per brevi istanti. Asad reagisce, lo ferma subito infastidito. A tale reazione – sempre secondo il racconto del giovane – il prete gli offre dei soldi per avere un rapporto sessuale con lui.

    E’ imbarazzato il ragazzo, e si scusa per le parole che è costretto ad usare, in udienza, quando racconta questi attimi: “l’uomo mi ha invitato a scopare, nel senso che lui voleva essere scopato da me”. Secondo il racconto del ragazzo, confermato durante il processo, padre Genna gli avrebbe richiesto “una prestazione sessuale e nello specifico la volontà di essere sodomizzato”. Asad si è opposto a questa richiesta: “io sono musulmano e noi non facciamo queste cose”.

    Da lì il ragazzo ha chiesto al prete di riaccompagnarlo in comunità, perché aveva intenzione di denunciare l’accaduto e fare in modo che altri non avessero a che fare con lui. Ne era nata un’accesa discussione durante la quale ad un certo punto passa una pattuglia dei Carabinieri. Vedendo la pattuglia il ragazzo aveva cercato di attirare la loro attenzione. I militari dell’arma si sono fermati e hanno raccolto la testimonianza di quanto accaduto.
    Lì sono cominciati i guai per padre Genna. Perché come è stato confermato in fase processuale la sua versione dei fatti non è stata riscontrata ed è apparsa al giudice poco credibile.
    Il giudice scrive infatti che il giovane ha “riferito con estrema chiarezza i momenti in cui si è articolata la condotta oggetto dell’odierna contestazione, reiterando in termini sempre perfettamente corrispondenti il proprio racconto”. Un racconto, quello reso in tribunale, conforme a quanto dichiarato da Asad ai Carabinieri.

    Tra l’altro, scrive il giudice nelle motivazioni della sentenza, “ben lungi dal mostrare di voler aggravare la posizione processuale dell’odierno imputato, la persona offesa ha circoscritto in maniera netta e precisa le proprie accuse, in particolare limitandole ad un fugace toccamento della gamba e delle parti intime, al di fuori dei pantaloni, non riferendo di alcun altro atto sessuale compiuto successivamente al suo rifiuto, ma solo della ricevuta proposta sessuale”. Insomma per il giudice il racconto di Asad è credibile perchè avrebbe potuto ingigantire la sua versione dei fatti, visto che era la sua parola contro quella del prete, e non l’ha fatto. Il racconto di quella mattinata è stato confermato anche dalla assistente sociale coordinatrice della comunità Trilly, in cui alloggiava il giovane gambiano, Tiziana Morana. L’assistente sociale che seguiva i minori stranieri nel percorso di integrazione ha confermato in fase di indagine che il giovane aveva riferito, a lei e agli altri operatori della comunità, quello che era accaduto. La donna ha aggiunto che il racconto del ragazzo era apparso credibile, visto che il giovane non aveva mai dato problemi in comunità nei nove mesi che aveva trascorso lì. Un racconto che è apparso corrispondente a quello reso ai Carabinieri e in tribunale. Morana ha anche detto che per tutto il periodo di permanenza, circa un anno e mezzo, all’interno della comunità il giovane si era mostrato sempre rispettoso del piano educativo, nonché “collaborante e osservante delle regole comportamentali”.

    Diversa invece la versione di padre Genna. Il sacerdote in pensione ha raccontato, invece, di esser stato avvicinato da un ragazzo “alto e giovane, mai avrei immaginato essere minorenne, mi ha chiesto un passaggio”. “Il ragazzo è salito e ha inserito la sicura. Tale gesto mi ha immediatamente messo in allarme ma non ho avuto neppure la possibilità di chiedere spiegazioni che il ragazzo mi ha chiesto dei soldi. Al mio rifiuto ha cominciato a minacciarmi dicendo che se non gli avessi dato i soldi mi avrebbe denunciato e dichiarato falsamente di essere stato aggredito e abusato dal sottoscritto. Non ho mai sfiorato il ragazzo”.

    La versione dell’ex parroco per il giudice però è inverosimile, generica, manca di dettagli rilevanti, come l’importo che il giovane gli avrebbe chiesto. E viene smentita da alcune considerazioni. Come, tra tutte, il grosso rischio corso dal giovane extracomunitario nel non essere creduto denunciando una persona, come un parroco, che gode certamente di una certa considerazione sociale.
    Un racconto del parroco smentito nel corso di un processo su una storia che ha scioccato la comunità cristiana di Marsala. Una vicenda che ha segnato soprattutto la vita del giovane Asad, scappato da fame e miseria, arrivato in Italia, a Marsala, per la libertà. Trattato come ultimo, come carne, e non uomo, da chi gli uomini li dovrebbe “salvare”.

    https://www.tp24.it/2019/12/07/cronaca/violenza-sessuale-minore-ecco-perche-stato-condannato-padre-genna-marsala/142669

  • Violenza sessuale a Marsala All’ex pastore evangelico 7 anni

    Violenza sessuale a Marsala All’ex pastore evangelico 7 anni

    MARSALA (TRAPANI) – Aumentando la pena da quattro a sette anni di carcere, la terza sezione della Corte d’appello di Palermo ha confermato la condanna per abusi sessuali su ragazze minorenni che il 21 dicembre 2017 il Gup di Marsala Francesco Parrinello ha inflitto, con rito abbreviato, a Salvatore Lipari, 69 anni, di Trapani, ex pastore della Chiesa evangelica pentecostale di Marsala. Gli abusi sarebbero stati commessi su alcune giovani che frequentavano il luogo di culto. L’1 febbraio 2017, Lipari fu posto agli arresti domiciliari, dov’è tutt’ora, dai carabinieri della sezione di pg della Procura di Marsala, che hanno svolto le indagini.

    Alla base del procedimento, le denunce di alcuni genitori che avevano parlato con le figlie. “Siete possedute da spiriti maligni”, avrebbe detto Lipari alle giovani. E con questa scusa, ne avrebbe abusato sessualmente per anni: dal 2009 al 2015. A conferma delle ipotesi d’accusa ci sono anche alcune intercettazioni telefoniche. In secondo grado, confermate anche le decisioni del Gup di relative al risarcimento danni alle parti civili: Lipari dovrà versare 30 mila euro ai familiari e 7.500 alle vittime. In primo grado, il pm Niccolò Volpe aveva chiesto 8 anni di carcere, ma il Gup aveva escluso alcune aggravanti, tra le quali la pedofilia e l’aver approfittato della “minorata difesa” delle vittime. (ANSA).

    https://livesicilia.it/2019/11/28/violenza-sessuale-a-marsala-allex-pastore-evangelico-7-anni_1102934/

  • “Avete il diavolo tra le gambe”, e abusa di minorenni. 7 anni di carcere all’ex religioso

    “Avete il diavolo tra le gambe”, e abusa di minorenni. 7 anni di carcere all’ex religioso

    7 anni di reclusione, pena quindi aumentata di tre anni. Questo ha deciso la terza sezione della Corte d’appello di Palermo confermando la condanna per abusi sessuali su ragazze minorenni che il 21 dicembre 2017 il Gup di Marsala Francesco Parrinello aveva sentenziato nei confronti dell’ex pastore della Chiesa evangelica pentecostale di Marsala Salvatore Lipari, 67 anni, di Trapani accusato di abusi sessuali nei confronti di alcune ragazze minorenni che frequentavano il luogo di culto. Fulcro del procedimento sono state le denunce di alcuni genitori con le quali le ragazzine si erano confidate. “Siete possedute da spiriti maligni – diceva alle giovani – ma con le mie mani io vi libererò. Avete il diavolo tra le gambe”. E con questa scusa, avrebbe abusato per anni delle sue vittime: dal 2009 al 2015. Per “liberarle” le avrebbe palpeggiate facendo credere loro che quelle “pratiche” fossero “necessarie” per scacciare il “maligno”. Abusando, tra l’altro, secondo gli investigatori, “del suo ruolo di guida religiosa nell’ambito della comunità evangelica”, il cui tempio è a Marsala. A conferma delle ipotesi d’accusa ci sarebbero anche alcune intercettazioni telefoniche.

    Dal primo febbraio 2017, Lipari si trova agli arresti domiciliari. In secondo grado, sono state anche confermate le decisioni del Gup di relative al risarcimento danni alle parti civili: Lipari dovrà versare 30 mila euro ai familiari e 7.500 alle vittime. In primo grado, il pm Niccolò Volpe aveva chiesto 8 anni di carcere, ma il Gup aveva escluso alcune aggravanti, tra le quali la pedofilia e l’aver approfittato della “minorata difesa” delle vittime.

    https://www.fanpage.it/attualita/avete-il-diavolo-tra-le-gambe-e-abusa-di-minorenni-7-anni-di-carcere-allex-religioso/

  • Marsala supplemento d’indagini nel processo a padre Genna

    Marsala supplemento d’indagini nel processo a padre Genna

    E’ stato rinviato al prossimo 4 Aprile dal giudice Marcello Saladino, presidente del collegio giudicante, il processo che vede imputato padre Nicolò Genna.

    Nella scorsa udienza il pm Niccolò Volpe aveva richiesto per l’anziano sacerdote la condanna a due anni e quattro mesi di reclusione, pur qualificando il fatto “di minore gravità”, per per violenza sessuale. La sentenza era attesa per oggi, ma il Tribunale ha deciso di optare per un ulteriore supplemento d’ indagini. Secondo l’accusa, padre Genna avrebbe tentato di abusare sessualmente di un minore originario del Gambia. Con offerta (non accolta) di denaro o posto di lavoro in cambio di rapporti intimi. Il prete avrebbe adescato il ragazzo africano, ospite di un centro di accoglienza di contrada Bosco, mentre questi camminava sul ciglio della strada lungo la statale 115 nel tratto tra Marsala e Trapani. Con la scusa di un passaggio, lo avrebbe fatto salire in auto e poi con un “gesto repentino”, si legge nel capo d’accusa, gli avrebbe palpeggiato i genitali (coperti dai pantaloni). Il giovane, però, non avrebbe gradito e lo ha denunciato. Il fatto risale al 14 agosto 2017.

    A difendere padre Genna sono gli avvocati Cettina Coppola e Stefano Pellegrino. Nel corso del processo, l’avvocato Coppola aveva fatto rilevare che nella “c.n.r.” redatta dai carabinieri è scritto che fu il prete a chiedere l’intervento di una pattuglia dell’Arma che stava transitando sulla via Trapani. Facendo ampi gesti con le braccia e gridando: “Aiuto, aiuto”. Ma il legale di parte civile, l’avvocato Giacomo Lombardo, sottolineò che non fu il prete a chiamare i carabinieri, ad esempio telefonando, ma che i militari stavano passando “per caso” sulla SS115. Ora si attende il risultato di questo supplemento d’ indagini.

    https://www.itacanotizie.it/udienza-2/

  • La suora, il prete, la ragazza

    La suora, il prete, la ragazza

    Milano Un triangolo: la suora, il sacerdote, la ragazza. A uscirne stritolata, fu la ragazza: Eva Sacconago si impiccò, il 21 giugno del 2011, dopo avere mandato al prete un ultimo sms: «Pinguino mio, ti voglio salutare. Ti voglio bene, non essere troppo triste perché ti guardo ogni volta che cerchi una stella».

    Ieri, gli sms – insieme ai diari e a decine di lettere – sono entrati nel processo alla suora: Mariarosa Farè, ovvero «suor Mary», la religiosa che coinvolse Eva in una storia di sesso quando era poco più che una bambina, e che la violentò ripetutamente dopo essere stata piantata per il prete. In primo grado la donna è stata condannata a tre anni e mezzo. In appello, i giudici hanno chiesto a uno psichiatra, Franco Martelli, di analizzare gli scritti lasciati dalla vittima: per capirne il grado di sudditanza, di depressione, di fragilità; per cercare, insomma, di fare luce sulle dinamiche che inghiottirono Eva.

    Ai giudici serve per valutare quanto la ragazza fosse padrona delle sue azioni quando andava volontariamente a letto con la suora, o se una condizione di «inferiorità psichica» rendesse comunque quei rapporti atti di violenza. Ieri, interrogato in aula, sul punto Mantelli è netto: Eva era bisognosa di affetto, fino ad una «ricerca ossessiva di supporto», ma non aveva patologie o disturbi tale da farle perdere la bussola. Ma di certo c’è che nella sua perizia, lo psichiatra tratteggia un quadro sconfortante della vita di parrocchia, un luogo in teoria sicuro dove Eva cercava conforto, e dove invece una suora prima ed un prete poi la portarono nel loro letto.

    I messaggi di suor Mary alla ragazza sono crudi, espliciti: «aprimi e bagnami della tua tenerezza». Le lettere di Eva al prete, don Alessandro, sono invece di grande dolcezza, ma non lasciano molti dubbi sul «rito del venerdì», quando la ragazza e il sacerdote cenavano e dormivano insieme: «mi sono accorta che quando dormi da me la mia giornata inizia meglio».

    Stretta tra la gelosia della suora e la ritrosia del prete, preoccupato delle voci che giravano in parrocchia, Eva annuncia il suo suicidio: «la cosa che mi resta da fare non è la cosa migliore». Per lo psichiatra, anche il legame col sacerdote fu una causa indiretta del suicidio. Per questo la Procura generale voleva che l’uomo, che non è mai stato indagato, venisse interrogato in aula. Ma i giudici hanno deciso di no.

    Luca Fazzo – Il Giornale
    https://www.tp24.it/notizie-inchieste-eventi-a-trapani/suora-prete-ragazza/131325

  • Marsala, il processo a Padre Genna per violenza sessuale. Il teste: “Fu lui a chiedere…”

    Marsala, il processo a Padre Genna per violenza sessuale. Il teste: “Fu lui a chiedere…”

    Colpo di scena nel processo che in Tribunale vede imputato, per tentata violenza sessuale su minore, padre Nicolò Genna, 76 anni, storico ex parroco della chiesa di contrada Addolorata.

    L’avvocato difensore Cettina Coppola, infatti, ha chiesto l’acquisizione della cnr (comunicazione notizia di reato) dei carabinieri che intervennero al momento della presunta tentata violenza.

    “In questa Cnr – ha spiegato il legale – è scritto che l’attenzione dei militari furono le urla del parroco che chiedeva aiuto”. E in aula, uno dei due carabinieri ha confermato: “E’ stato il prete a invocare il nostro intervento. Chiedeva aiuto. Furono le sue urla ad attirare la nostra attenzione”. Il fatto è datato 14 agosto 2017. Teatro dei fatti: la statale 115 per Trapani. Secondo l’accusa, il prete, dopo aver fatto salire in auto un ragazzo del Gambia (A.F.), con un “gesto repentino” gli avrebbe palpeggiato i genitali (coperti dai pantaloni). Subito dopo, gli avrebbe detto che poteva dargli denaro o fargli avere un posto di lavoro in cambio di prestazioni sessuali. Il giovane, però, non ha gradito e ha denunciato il fatto. Quanto affermato, però, in aula, dal carabiniere costituisce un colpo a sorpresa favorevole all’imputato. Ascoltata anche la donna che gestiva il centro di contrada Bosco, Tiziana Morana, che ha confermato che, al rientro nella struttura, il ragazzo le ha raccontato che il prete voleva abusare sessualmente di lui. Nel processo, il giovane gambiano si è costituito parte civile con l’assistenza legale dell’avvocato Giacomo Lombardo.

    https://www.tp24.it/2018/12/07/cronaca/marsala-processo-padre-genna-violenza-sessuale-teste-chiedere/127867
  • Anziano prete pedofilo a Marsala, rinviato a giudizio il parroco accusato di violenza su minore

    Anziano prete pedofilo a Marsala, rinviato a giudizio il parroco accusato di violenza su minore

    Un anziano prete di Marsala, padre Nicolò Genna, 76 anni, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di violenza sessuale su un minore originario del Gambia, nonché per avergli offerto denaro o un posto di lavoro in cambio di rapporti intimi.

    Il processo inizierà il 2 ottobre davanti al Tribunale di Marsala. A chiedere il rinvio a giudizio del prelato è stata la Procura distrettuale di Palermo, che ha competenza “funzionale” per alcune particolari ipotesi di violenza sessuale e istigazione alla prostituzione.

    Secondo l’accusa, padre Genna avrebbe adescato un ragazzo africano minorenne ospite di un centro di accoglienza mentre il giovane camminava sul ciglio della strada. Con la scusa di un passaggio, lo avrebbe fatto salire in auto e poi con un “gesto repentino” gli avrebbe palpeggiato i genitali, coperti dai pantaloni. Subito dopo, gli avrebbe detto che poteva dargli denaro o fargli avere un posto di lavoro in cambio di altre prestazioni sessuali.

    Il giovane, però, ha denunciato il fatto, che sarebbe accaduto in una zona di periferia di Marsala il 14 agosto 2017. Padre Genna, per circa 40 anni, fino all’estate 2016, quando fu indagato per possesso di materiale pedo-pornografico, è stato parroco della chiesa di contrada Addolorata, alla periferia nord di Marsala. Per il procedimento avviato due anni fa la Procura di Palermo ha chiesto l’archiviazione, ma ancora si attende la decisione del Gip.

    Anziano prete pedofilo a Marsala, rinviato a giudizio il parroco accusato di violenza su minore