Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Ex seminarista denuncia: “Vittima di abusi da parte di due sacerdoti”. E chiede maxi risarcimento

    Ex seminarista denuncia: “Vittima di abusi da parte di due sacerdoti”. E chiede maxi risarcimento

    L’ombra della pedofilia si allunga sulla Curia salentina. A distanza di anni. Un ex seminarista trascina in tribunale due preti per presunti abusi sessuali consumati in un seminario anni e anni fa. La presunta vittima ora ha 51 anni. E ha deciso di citare a giudizio i due preti che, da tempo, non prestano più la propria opera in Salento.

    La svolta in questa storia ha una data ben precisa: ottobre 2019 quando l’ex seminarista registra i dialoghi con i due preti che, nelle conversazioni, confesserebbero gli abusi consumati anni e anni prima. Ora quel materiale raccolto e cristallizzato in una consulenza non risulterebbe più utile per aprire un fascicolo d’indagine. Troppo datati i fatti che verrebbero dichiarati prescritti dagli inquirenti. E allora l’uomo si è rivolto alla giustizia civile per ottenere un risarcimento di 1 milione di euro (300.000 euro per la perdita di qualsiasi prospettiva lavorativa e altri 700.000 per il danno psico-fisico). Per anni, la presunta vittima è stata un insegnante di religione nei licei. Ha divulgato la parola di Dio in classe dopo aver accarezzato il sogno e l’ambizione di indossare l’abito talare.

    Ora non insegna neppure: un’esperienza chiusa con largo anticipo e con traumi che si porta ancora dentro. “Nel lontano 1988 – riporta nell’atto di citazione depositato nelle scorse ore dal suo avvocato Vito Nicola Ciullo e che verrà notificato ai convenuti in queste ore – entro nel seminario. Sperimento la quotidianità della formazione sacerdotale con momenti di studio, di preghiera e di condivisione di esperienze di vita con gli altri seminaristi”. La fede e l’impegno si alimentano in modo sempre più crescente. E il ragazzo decide di avviare un processo di avvicinamento agli studi ecclesiastici e al sacerdozio. In quegli anni, il seminarista incontra nel suo percorso un collega anche lui votato al sacerdozio. “Da subito – ricostruisce o – con lui stabilisco un rapporto di solida amicizia: insieme condividiamo momenti di preghiera, di formazione e di ricreazione”.

    Quel legame di amicizia si trasforma in qualcosa di penalmente e moralmente rilevante: violenze sessuali sul suo corpo. “In quei luoghi sacri, oltre al latino, al greco e alle consuetudini formative – racconta l’ex seminarista – ho scoperto ben altro nelle stanze della Diocesi di Ugento, senza alcuna vigilanza dei prelati”. Il seminarista – racconta – avrebbe subìto altri abusi da un secondo prete che “ha conquistato la mia fiducia e, con la scusa della preparazione alla preghiera e al ritiro spirituale, in un crescendo di attenzioni e di minacce, mi ha costretto a subire continue violenze sessuale. Nel 1998, alle soglie del sacerdozio, il seminarista sarebbe stato estromesso, senza alcun preavviso, dalla Diocesi. Conclusi gli studi teologici, l’uomo è diventato un insegnante di religione girovagando per diverse città d’Italia.

    I traumi, però, non lo hanno mai abbandonato dopo l’esperienza in seminario: stati d’ansia continui, malesseri fisici nella quotidianità, frequenti flashback di quel periodo fino ad ammalarsi: depressione, ansia, sensi di colpa, problemi alimentari, difficoltà a fidarsi degli altri e un senso di isolamento sociale che gli hanno impedito persino di farsi una famiglia. L’insegnate, o meglio l’ex insegnate, ha dovuto così intraprendere un lungo percorso di consulti medici conclusi sempre con la stessa diagnosi: “disturbo d’ansia con umore depresso, acufeni e problemi cardiaci dovuti all’ansia”. Amarezza, delusioni, e soprattutto un senso di sfiducia nei confronti dei suoi confidenti spirituali hanno ulteriormente minato l’equilibrio dell’ex seminarista che, dopo ripetute assenze per malattia, ha maturato la sofferta decisione di rinunciare all’insegnamento.

    Con delle motivazioni riportate nell’atto di citazione: “Non intendevo ulteriormente assumere posizioni di ipocrisia durante l’insegnamento agli scolari dei principi di fede smarriti a causa del clero ugentino”. Così, ora si è rivolto alla giustizia civile “per la sofferenza interiore, il dolore, il turbamento e l’alterazione della vita di relazione, fortemente compromessa a causa della perdita di fiducia nel prossimo, dopo gli abusi vissuti che mi hanno impedito la possibilità di crearmi una famiglia”.

    La prima udienza, davanti al giudice civile, è fissata per il 23 marzo 2026. In aula verranno raccolte le deposizioni di altri sette seminaristi citati da Schiavano che chiede anche di disporre una consulenza medica per accertare le lesioni fisiche e psichiche causate dai presunti abusi.

    https://bari.repubblica.it/cronaca/2025/12/09/news/ex_seminarista_denuncia_vittima_di_abusi_da_parte_di_due_sacerdoti_e_chiede_maxi_risarcimento-425030453/

  • Don Michele Barone, va in carcere il prete-esorcista casertano dopo la condanna per violenza sessuale

    Don Michele Barone, va in carcere il prete-esorcista casertano dopo la condanna per violenza sessuale

    Problemi psichici curati con un esorcismo che, vista la condanna definitiva, andò ben oltre la pratica per contrastare il demonio. Da due giorni è in carcere per scontare una condanna definitiva a tredici anni e mezzo di reclusione don Michele Barone, il prete sospeso a divinis, che nel 2018 fu arrestato con l’accusa di violenza sessuale aggravata e maltrattamenti in famiglia.
    Il sacerdote curava con l’esorcismo una ragazzina di 14 anni con problemi psichici. I fatti si verificarono a Casapesenna, in provincia di Caserta. Una vicenda giudiziaria complessa, che è giunta a conclusione in settimana con il pronunciamento della sesta sezione penale della Cassazione.

    Taormina: rispetto la sentenza ma non la condivido

    «La Corte Suprema ha stabilito che l’esorcismo è reato. Rispetto la sentenza ma non la posso condividere» ha commentato l’avvocato Carlo Taormina, che difendeva l’ex sacerdote casertano, che tra i suoi fedeli e amici aveva molti vip, tra cui Luciano Moggi e la moglie, Fabio Capello, Claudia Koll e Sara Tommasi.
    Con don Barone, sono stati condannati in via definitiva a tre anni di reclusione anche i genitori della ragazzina che, nel corso delle sedute di esorcismo, avrebbe subito abusi, violenze e lesioni.

    Pena superiore alla condanna di primo grado

    In primo grado, la pena inflitta dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere fu di dodici anni, poiché i giudici non ritennero che le prove fossero sufficienti per l’accusa di abusi sessuali commessi anche nei confronti di due vittime adulte.
    A denunciare i fatti fu la sorella maggiore della vittima, che si accorse che quelle sedute esorcistiche fossero ben altra cosa e non avrebbero salvato la 14enne che i genitori ritenevano posseduta dal demonio.
    Dopo i fatti, don Barone fu sospeso a divinis dal vescovo di Aversa e rimosso da Papa Francesco, mentre l’Associazione Internazionale Esorcisti precisò che il sacerdote casertano praticava esorcismi senza alcun mandato e senza alcuna autorizzazione.
    «Il sacerdote in questione – scrisse l’associazione esorcisti – non è mai stato istituito esorcista da alcun Ordinario (Vescovo diocesano) a norma del can. 1172 del Codice di Diritto Canonico né ad alcun titolo è mai stato membro dell’Associazione Internazionale Esorcisti».

    «Legge contro l’esorcismo ma il Vaticano lo contempla»

    «A via Della Conciliazione – ha sottolineato l’avvocato Taormina – c‘è un palazzo intero in cui il Vaticano ancora oggi insegna le pratiche dell’esorcismo. Non è solo una questione tra diritto canonico e diritto penale italiano, ma una vicenda ben più ampia».
    Secondo il legale, c’è chi accetta l’intervento dell’esorcista «come si accetta che un chirurgo possa operare per curarci, ma mettendo a rischio la nostra vita. I giudici del merito hanno ritenuto vietati tutti i trattamenti esorcistici, configurando violenze e maltrattamenti a carico di genitori di una minore che, dopo aver tentato di far guarire la figlia minore con la medicina ufficiale, si erano rivolti ad un sacerdote abilitato all’esercizio degli esorcismi e accreditato dal vescovo della Diocesi e dall’esorcista ufficiale». Dopo il sigillo della Cassazione, don Michele Barone è stato arrestato e trasferito in carcere, prima a Santa Maria Capua Vetere in appoggio, poi a Vallo della Lucania, dove sconterà il residuo della pesante pena inflitta.

    https://napoli.corriere.it/notizie/cronaca/25_dicembre_06/don-michele-barone-va-in-carcere-il-prete-esorcista-casertano-dopo-la-condanna-per-violenza-sessuale-e-maltrattamenti-88c1a413-e4a3-4b34-b7f6-660b0b65dxlk.shtml

  • «Molestato in seminario»  Ex docente di religione  chiede i danni alla curia

    «Molestato in seminario» Ex docente di religione chiede i danni alla curia

    Chiede un risarcimento del danno alla Curia per presunti abusi subiti in ambito ecclesiastico all’incirca 30 anni fa. E lo fa con un atto di citazione depositato dinanzi al giudice civile che sta per essere notificato ai due prelati che sono accusati delle molestie raccontate e all’arcivescovo attuale, che ovviamente non ha nulla a che vedere con le contestazioni ma a cui viene attribuito un ruolo solo formale in quanto responsabile della Curia.

    Si tratta di un salentino che, difeso dall’avvocato Nicola Ciullo, ha deciso di procedere: non lo ha fatto in sede penale, perché il reato ipotizzato sarebbe comunque prescritto. Non ha ritenuto di attivare le vie del diritto canonico, a quanto si apprende per timore di non ottenere una risposta.

    Le tesi che afferma, naturalmente, sono tutte da verificare. E saranno analizzate in sede civile nell’ottica del presunto “danno”. A quanto si apprende, l’uomo, che è anche un ex docente di religione, si riferisce a fatti accaduti molto tempo addietro, quando si trovava in seminario. E che sarebbero da attribuire a due sacerdoti che ora non prestano più la pro pria opera in Salento. La dio cesi è di fatto estranea, dunque, ma viene comunque tirata in ballo per una sorta di responsabilità oggettiva. Come istituzione. Naturalmente potrà difendersi nelle sedi opportune.

    Il racconto è sintetizzato in un atto di citazione che è stato formalmente portato al Tribunale civile di Lecce. E in una lettera aperta, anonima, in cui vengono riportate varie norme e sentenze passate. In particolare quelle sulle ipotesi di responsabilità della curia, in caso di abusi sessuali commessi da preti, per cui il Tribunale di Lecce si è già espresso in passato (si parla di un caso simile, ma non dello stesso).

    «Anche la giurisdizione statale, oramai all’unanimità – si legge in una lettera aperta – affronta la questione degli abu si e molestie del clero, individuando il vescovo (o Ordinario della Diocesi) quale soggetto civilmente responsabile, secondo responsabilità extra contrattuale previste dal codice civile (artt. 2047-2054) con particolare riferimento all’art. 2049 c.c. (basta fare un breve giro sul web per rintracciare sentenze o ordinanze in merito, anche sulla Diocesi di Lecce: Trib. Lecce, sez. I pen., ord. 8 ottobre 2012, Pres. Sernia )», è riportato.

    I fatti, come si diceva, sono molto datati. Ma la presunta vittima sostiene di avere elementi a sufficienza per dimostrarli. La decisione di agire per le vie legali, a quanto si apprende, sarebbe maturata qualche anno fa, in epoca Covid, periodo in cui i presunti incubi del passato sarebbero riemersi.

    A corollario delle accuse di molestie, ci sono anche racconti di presunte minacce su bite e di un posto da docente revocato, naturalmente non ad opera della diocesi che risulta estranea nel merito alle contestazioni, per lo meno nella composizione attuale. Sempre, tutti da verificare. Quanto basta, a parere del ricorrente, per andare avanti e chiedere al giudice civile un ristoro dei danni subiti, ma più che altro una sentenza che registri i fatti così come si sono verificati, qualora dovessero essere riscontrati.

    Va specificato che in sede ci vile il procedimento si fonda su presupposti differenti dal penale e che non esiste il concetto dell’affermazione di responsabilità “al di là di ogni ragionevole dubbio”. E quindi anche la verifica dei fatti segue un percorso del tutto differente, volto ad accertare l’esistenza di conseguenze per chi lamenta il danno subito, oltre che la veridicità di quanto è stato narrato nell’atto di cita zione.

    Quotidiano di Puglia

  • Tribunale di Siracusa: don Salvatore Cunsolo assolto perché il fatto non sussiste

    Tribunale di Siracusa: don Salvatore Cunsolo assolto perché il fatto non sussiste

    In data 2 dicembre 2025, il Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Siracusa, dott. Andrea Migneco, ha pronunciato sentenza di assoluzione nei confronti di don Salvatore Cunsolo, disponendo ai sensi dell’art. 530, comma 2, c.p.p. l’assoluzione “perché il fatto non sussiste”.

    Le accuse

    Don Salvatore Cunsolo era stato tratto a giudizio a seguito di richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siracusa, che gli contestava il reato di atti sessuali su minorenne, aggravati dall’abuso del ministero di culto e della funzione di guida spirituale.

    Secondo l’imputazione, i fatti si sarebbero consumati nel territorio di Francofonte tra il 2010 e il 2017, quando l’imputato svolgeva il suo ministero sacerdotale presso la chiesa madre di Sant’Antonio Abate. La richiesta di rinvio a giudizio ipotizzava una pluralità di episodi nei confronti di Giovani Castiglia, giovane che è stato espulso da numerose strutture religiose, all’epoca minorenne.

    Si trattava, dunque, di contestazioni di estrema gravità, che hanno inciso profondamente sulla vita personale e sul ministero di don Cunsolo, il quale ha sempre respinto con fermezza tale ricostruzione dei fatti. Nel corso degli anni, tuttavia, sono emersi elementi relativi alla figura del denunciante che ne hanno delineato un profilo problematico e caratterizzato da marcate contraddizioni. Il portale di informazione Silere non possum ha reso pubbliche alcune vicende che lo riguardano e ha diffuso anche registrazioni audio nelle quali il giovane si rivolge a sacerdoti con toni apertamente minacciosi e aggressivi.

    La decisione del GUP: “il fatto non sussiste”

    All’esito dell’udienza preliminare, dopo l’esame degli atti d’indagine, delle dichiarazioni raccolte e della documentazione prodotta dalle parti, il Giudice ha ritenuto di non disporre il rinvio a giudizio, ma di pronunciare sentenza di assoluzione. È significativo rilevare che, in modo del tutto sorprendente, la stessa Pubblica Accusa, che inizialmente aveva richiesto il rinvio a giudizio, all’esito del dibattimento ha riconosciuto l’infondatezza delle affermazioni del Castiglia e ha domandato al Tribunale l’assoluzione dell’imputato.

    Nel dispositivo letto in udienza, il GUP ha espressamente dichiarato di assolvere Salvatore Cunsolo dal reato ascrittogli “perché il fatto non sussiste”. La formula adottata – tra le più favorevoli previste dal codice di procedura penale – afferma che il fatto contestato non ha trovato riscontro sul piano oggettivo: il Tribunale ha quindi escluso l’esistenza stessa della condotta così come descritta nell’imputazione.

    Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni, come previsto dall’art. 544, comma 3, c.p.p.

    Don Salvatore Cunsolo

    Avvocato Antino Lizio

  • Abusi su un’allieva 16enne e materiale pedopornografico: condannato il professore di religione

    Abusi su un’allieva 16enne e materiale pedopornografico: condannato il professore di religione

    Il Tribunale di Brescia ha condannato a 4 anni e 4 mesi di reclusione un professore di religione 40enne, che esercita anche la professione di avvocato penalista, accusato di atti sessuali con una sua allieva 16enne e di produzione e detenzione di materiale pedopornografico. La sentenza è stata emessa oggi, martedì 25 novembre, al termine del processo abbreviato, rito che prevede uno sconto di pena in caso di condanna.

    Le indagini
    L’inchiesta era iniziata nell’anno scolastico 2023/2024, quando la psicologa della ragazza, dopo alcuni colloqui con la sedicenne, aveva deciso di rivolgersi direttamente alla Procura, preoccupata per quanto emerso durante le sedute. Da quella segnalazione era partita l’indagine della Squadra Mobile di Brescia, che aveva rapidamente portato a una serie di approfondimenti.

    Nel corso delle perquisizioni, gli agenti avevano sequestrato i telefoni cellulari e il computer del professore, trovando messaggi scambiati con l’alunna e diversi file multimediali che ritraevano la minorenne. L’analisi forense del materiale informatico aveva, inoltre, portato alla scoperta di decine di migliaia di contenuti sessualmente espliciti, riconducibili a persone di età differenti, tra cui anche soggetti minorenni.

    Riguardo ai file pedopornografici trovati nei suoi dispositivi, il professore aveva rilasciato una dichiarazione spontanea in aula, affermando che quel materiale sarebbe finito nelle chat Telegram a sua insaputa, spiegando di essere iscritto a gruppi “genericamente hard” senza conoscerne davvero i contenuti. Infatti, durante il procedimento il docente ha respinto ogni accusa, dichiarando di non aver mai indotto l’alunna a compiere atti sessuali e ribadendo la propria totale estraneità alla produzione di materiale illecito.

    Nonostante ciò, secondo quanto emerso dalle indagini, i magistrati hanno ritenuto fondati gli elementi raccolti dagli investigatori e il Tribunale di Brescia ha condannato a 4 anni e 4 mesi di reclusione il professore di religione.

    https://www.fanpage.it/milano/abusi-su-unallieva-16enne-e-materiale-pedopornografico-professore-di-religione-condannato-a-brescia/

  • Abusi dal prof di religione: confermata in appello la condanna a 12 anni per Frateschi

    Abusi dal prof di religione: confermata in appello la condanna a 12 anni per Frateschi

    La condanna in primo grado era arrivata a luglio 2024: 12 anni di reclusione per l’ex professore di religione Alessandro Frateschi, riconosciuto colpevole di violenza sessuale aggravata e tentata violenza su cinque studenti minorenni. L’uomo era stato arrestato un anno prima, in seguito alle denunce delle vittime e a un’indagine che aveva trovato riscontro ai racconti dei ragazzi.

    Approfittando del suo ruolo di insegnante di religione in un liceo di Latina, il docente aveva instaurato un rapporto confidenziale con alcuni dei suoi alunni e aveva poi con loro avviato un rapporto telematico attraverso chat e social, con comunicazioni però a sfondo sessuale. Quando gli studenti avevano compreso la natura delle attenzioni morbose dell’insegnante, hanno bloccato con lui ogni contatto e hanno poi denunciato il caso prima agli insegnanti e poi alle autorità competenti attraverso le loro famiglie. Il quadro emerso poi dalle indagini è stato sconcertante, con tentativi di approccio anche fisico con i giovani coinvolti.

    Nel processo di primo grado, celebrato con rito abbreviato, la condanna è stata anche superiore alla pena richiesta dal pubblico ministero, a 9 anni e 4 mesi di carcere. La giudice Laura Morselli, nelle motivazioni della sentenza, aveva evidenziato che il docente manipolava le sue vittime scegliendole fra i ragazzi più fragili e aveva sottolineato come l’imputato avesse sempre cercato di dare una lettura diversa dei fatti che gli venivano addebitati, senza mai mostrare alcun pentimento nei confronti delle vittime.

    Ora arriva anche la conferma della Corte d’appello di Roma, a cui l’ex prof ed ex diacono aveva fatto ricorso impugnando la sentenza del tribunale di Latina. Nella giornata di oggi, 26 novembre, i giudici hanno confermato dunque i 12 anni di reclusione. Nel processo tutte le vittime si sono costituite parte civile, insieme a loro anche la Garante regionale per l’infanzia Monica Sansoni.

    https://www.latinatoday.it/cronaca/alessandro-frateschi-prof-religione-condanna-appello-aubusi-studenti.html

  • Il Papa «dimissiona» il vescovo di Cadice accusato di abusi sessuali su un ex seminarista negli anni ’90 in Spagna

    Il Papa «dimissiona» il vescovo di Cadice accusato di abusi sessuali su un ex seminarista negli anni ’90 in Spagna

    di Ester Palma – Il Pontefice ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Cadice e Ceuta presentata da monsignor Rafael Zornoza Boy, 76 anni

    Il Papa ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Cadice e Ceuta presentata da monsignor Rafael Zornoza Boy. Il vescovo è al centro, in Spagna, di una bufera per accuse di abusi sessuali. In particolare, Rafael Zornoza, 76 anni, è accusato di presunte violenze sessuali continuate nei confronti di un ex seminarista tra il 1994 e il 2000, quando era sacerdote a Getafe (Madrid) e dirigeva il seminario maggiore della diocesi. Secondo il sito dell’«Associazione sopravvissuti agli abusi del clero», la denuncia è stata presentata l’estate scorsa, a 25-30 anni dai fatti, dall’ex seminarista alla Congregazione per la Dottrina della Fede e riportata dal quotidiano El País. Zornoza è accusato di abusi protrattisi quando la vittima aveva tra i 14 e i 21 anni.

    L’incontro di Leone coi vescovi spagnoli
    Leone XIV aveva discusso del caso, su cui era già stata aperta un’indagine dal tribunale vaticano, direttamente con i vescovi spagnoli lunedì scorso. Il presidente della Conferenza episcopale spagnola, monsignor Luis Arguello, ha commentato: «L’avvio dell’inchiesta da parte della Santa Sede conferisce credibilità alle accuse. La Chiesa cerca la verità per affrontare il dolore di tutte le parti coinvolte, sia della potenziale vittima che del vescovo, che potrebbe essere stato accusato ingiustamente». La diocesi ha assicurato «piena fiducia nella giustizia e la volontà di collaborare pienamente, ribadendo il rispetto alla presunzione di innocenza che assiste tutte le persone».

    «Il vescovo colpito da un cancro aggressivo»
    È la prima inchiesta contro un vescovo in Spagna. Peraltro il lavoro del vescovo in una diocesi «di frontiera» come quella di Ceuta si era contraddistinto per l’impegno sulla carità soprattutto verso i migranti. Originario di Madrid, Zornoza ha studiato nel Seminario di Madrid-Alcalá e ha ottenuto la Licenza in Teologia Biblica presso la Pontificia Università di Comillas. Ordinato sacerdote, è stato parroco arciprete di San Agustín. A Getafe fu segretario del primo vescovo e rettore del Seminario sin dalla sua fondazione nel 1991 fino al 2009. È stato eletto ausiliare di Getafe nel 2005. Nei giorni scorsi la diocesi aveva emesso una nota in cui si diceva che Zornoza aveva «sospeso temporaneamente la sua agenda per chiarire i fatti e sottoporsi ai trattamenti per un cancro aggressivo da cui è affetto».

    https://roma.corriere.it/notizie/speciali/roma/cronaca/25_novembre_22/papa-dimissioni-vescovo-cadice-spagna-abusi-sessuali-db8c35ba-9411-4673-8b1b-ed187d31cxlk.shtml

  • Vescovi spagnoli segnalano 101 casi di abusi sessuali nella Chiesa

    Vescovi spagnoli segnalano 101 casi di abusi sessuali nella Chiesa

    La Conferenza Episcopale Spagnola (Cee) ha reso noto che sono stati presentati 101 casi di abusi sessuali su minori e persone vulnerabili all’interno della Chiesa, in base al rapporto annuale della Commissione consulente del Piano di riparazione Integrale delle vittime (Priva), avviato nel 2023. Di questi, 58 sono stati risolti, mentre per i restanti “è stata sollecitata l’informazione necessaria per stabilire la forma di risarcimento”, informa la Cee in una nota.

    “Abbiamo accettato il quadro generale proposto dal Ministero della Giustizia e stiamo negoziando per regolare come affrontare i casi delle vittime che non vogliono rivolgersi alla Chiesa”, ha spiegato in conferenza stampa il segretario generale della Cee, Francisco Cesar Garcia Magan, ripreso dai media iberici, fra cui El Pais.

    Fino ad oggi i vescovi iberici avevano rifiutato di collaborare al fondo di risarcimento proposto dal governo. Tuttavia ora sembrano aprirsi a una nuova fase di dialogo, sebbene Garcia Magan non abbia chiarito se la Chiesa accetterà un fondo comune con lo Stato per risarcire le vittime. Associazioni di vittime si sono riunite questa settimana con il ministro di Giustizia, Felix Bolanos, per sollecitare un intervento urgente per garantire il diritto delle vittime ad essere risarcite. Secondo il rapporto del Difensore civico, responsabile della Commissione d’inchiesta a suo tempo approvata dal Parlamento, dal 1940 oltre 200.000 minori sono stati vittime di abusi sessuali da parte del clero cattolico in Spagna. Una cifra che la Chiesa riduce nel suo rapporto a 1.057 casi registrati.

    In merito alle accuse di abusi rivelate la scorsa settimana da El Pais, che coinvolgono l’arcivescovo di Cadice e Ceuta, Rafael Zornoza, di 76 anni, investigato dal Vaticano, il segretario dei vescovi Garcia Magan ha ribadito il rispetto della presunzione di innocenza. “Mi rimetto a quanto detto dal presidente della Cee, Luis Arguello, e dal Santo Padre: da un lato, il rispetto della presunzione di innocenza, alla quale tutti hanno diritto, e dall’altra il diritto delle vittime a presentare i propri casi davanti alle istanze opportune”. Il segretario della Cee ha ricordato che “si sta realizzando un’indagine nel Tribunale della Rota, formato da persone altamente qualificate” e si aspetta la decisione.

    https://www.laregione.ch/estero/estero/1885303/vittime-casi-cee-chiesa-abusi-vescovi

  • Sacerdote di Zara condannato per abusi sessuali su minori! Ecco a quanto ammonta la pena detentiva ricevuta

    Sacerdote di Zara condannato per abusi sessuali su minori! Ecco a quanto ammonta la pena detentiva ricevuta

    Il Tribunale municipale di Zara, presieduto dal giudice Mitra Meštrović, ha emesso una sentenza non definitiva nei confronti del sacerdote quarantenne ed ex parroco di Perušić Benkovački Darko Marušić di Zemunik Donji, accusato di diversi reati penali nell’ambito della pornografia minorile e dello sfruttamento sessuale dei minori.

    Il tribunale ha dichiarato Marušić colpevole del reato di introduzione di minori alla pornografia, del reato di sfruttamento di minori a fini di pornografia e di tentato abuso sessuale su minore di età inferiore ai quindici anni. È stato condannato a una pena detentiva unica di tre anni e dieci mesi.

    Come confermato dal portavoce del tribunale di Zara, Davor Dubravica, la custodia cautelare di Marušić è stata prorogata dopo la pronuncia del verdetto a causa del rischio di recidiva. È in custodia cautelare dal 20 dicembre dello scorso anno, dopo che il tribunale della contea di Zara ha disposto misure di detenzione sulla base di una segnalazione di molestie sessuali su una minorenne.

    La Procura della Repubblica di Zara ha depositato l’atto di accusa il 6 febbraio, a seguito di un’indagine penale e di una perquisizione dei locali parrocchiali, nonché del sequestro di apparecchiature informatiche e dispositivi mobili. Il processo si è svolto a porte chiuse per tutelare la minorenne vittima, ma il verdetto è pubblico, il che consente di rendere pubblica l’identità dell’imputato.

    Il caso sconvolse l’opinione pubblica al momento dell’arresto, avvenuto subito prima del funerale che Marušić avrebbe dovuto celebrare, spingendo l’arcidiocesi di Zara a inviare d’urgenza un altro sacerdote in parrocchia. Successivamente, l’arcidiocesi decise di sollevarlo da tutti gli incarichi.

    Il verdetto non è definitivo e la difesa ha diritto di appello. Marušić rimane in custodia cautelare fino a nuovo avviso.

    Anche l’arcidiocesi di Zara si è pronunciata sul caso e potete leggere cosa hanno detto.Qui.

    Zadarski svećenik osuđen zbog spolne zlouporabe djeteta! Evo koliku je kaznu zatvora dobio

  • Prete di Neuchatêl sarà giudicato in Italia per atti sessuali su minori

    Prete di Neuchatêl sarà giudicato in Italia per atti sessuali su minori

    Un prete di origine italiana residente nell’Unità pastorale delle Montagne di Neuchâtel è stato sospeso due anni fa da Monsignor Charles Morerod, vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo (LGF). Accusato di abusi sessuali nel 2023, il sacerdote è stato rinviato a giudizio da un tribunale italiano e il suo processo inizierà nel febbraio 2026, secondo quanto riportato dal media Arcinfo il 7 novembre 2025.

    L’indagine è durata più di due anni. Ma, secondo il media di Neuchâtel, si è conclusa pochi giorni fa con la decisione del procuratore di Urbino, nella regione delle Marche, in Italia, di rinviare a giudizio un prete di Neuchâtel di origine italiana. L’udienza preliminare è prevista per il 19 febbraio 2026. Il procuratore parla di palpeggiamenti sulle cosce e sui glutei e di un controllo sulla ragazza sotto forma di una presenza costante e invadente, in grado di generare nella minore un senso di colpa e sottomissione.

    L’avvocato del prete nega le accuse

    In un’intervista concessa al quotidiano italiano Il Resto del Carlino, l’avvocato del sacerdote precisa che il suo cliente è stato interrogato a settembre dalla procuratrice Maria Moccheggiani e che ha spiegato «in modo analitico ogni fase del caso», secondo quanto appreso da Arcinfo.

    Secondo il difensore, le accuse sono cambiate più volte nel corso delle indagini. «Si è partiti da un’ipotesi di stupro commesso con violenza e ricatto, per arrivare oggi a semplici palpeggiamenti che avrebbero messo a disagio la ragazza», spiega l’avvocato.

    Secondo l’avvocato, il prete si è sempre «comportato in modo corretto e paterno». Spiega che può essere successo che il suo cliente abbia dato «una pacca sulla spalla a questa ragazza, ma questo non significa che abbia commesso uno stupro». Per quanto riguarda i regali che l’imputato avrebbe offerto alla vittima in cambio dei suoi favori, l’avvocato giustifica l’acquisto di un telefono alla ragazza come rimborso per l’aiuto che lei forniva nella cura della madre anziana del sacerdote, che non era assolutamente autonoma e indipendente.

    Sospeso in Svizzera dal vescovo per malversazioni

    Proveniente da una famiglia italiana ma nato in Svizzera, quest’uomo sulla sessantina è diventato sacerdote e ha esercitato il suo ministero in diverse parrocchie del Canton Vaud e poi del Canton Friburgo. Sospeso una prima volta per alcuni mesi da monsignor Morerod per malversazioni finanziarie, il sacerdote era partito per l’Italia nel 2019 per prendersi cura dei suoi genitori anziani e malati e svolgere compiti parrocchiali in una diocesi delle Marche.

    È in questo contesto che nel 2020 sarebbero stati commessi abusi sessuali sulla quattordicenne, figlia dell’assistente sanitaria che si prendeva cura dell’anziana madre del sacerdote. All’epoca tutti vivevano nella casa dei genitori del sacerdote. Una situazione che è cessata quando la madre della vittima ha sospettato che ci fossero dei problemi.

    Il sacerdote denunciato dall’arcivescovo di Urbino

    Dopo essersi confidata inizialmente con un’amica, la vittima ha infine denunciato il suo aggressore al servizio di ascolto per la segnalazione di abusi sessuali dell’arcidiocesi di Urbino. Il caso è finito in tribunale nel 2023, in seguito alla denuncia del sacerdote da parte dell’arcivescovo. Quest’ultimo ha immediatamente segnalato il caso a monsignor Charles Morerod, che ha sospeso il sacerdote nel settembre 2023 e ha segnalato il caso al procuratore generale di Neuchâtel Pierre Aubert.

    Da parte della diocesi di LGF, la portavoce Laure-Christine Grandjean spiega di «non essere a conoscenza della conclusione del procedimento penale», ma afferma che «la sospensione dal ministero rimane» e che le decisioni saranno prese «una volta noto l’esito dell’indagine». (cath.ch/arcinfo/bh/traduzioneeadattamentoredazionecatt)

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