Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: tribunale

  • ENNA; Dopo mons. Gisana anche mons. Murgano chiede il rito abbreviato nel processo per falsa testimonianza a loro carico

    ENNA; Dopo mons. Gisana anche mons. Murgano chiede il rito abbreviato nel processo per falsa testimonianza a loro carico

    Dopo il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana anche il vicario giudiziale e parroco della chiesa Madre , Vincenzo Murgano entrambi a processo per falsa testimonianza ha fatto richiesta, in sede pre dibattimentale, di essere processato con rito abbreviato.

    Il processo inizierà il prossimo 12 marzo. giudice del Tribunale di Enna Eugenia Maria Floresta, al termine dell’udienza predibattimentale che si è tenuta al tribunale di Enna, ha deciso di ammettere come parte civile solo Antonio Messina, il giovane archeologo che con la sua denuncia ha dato vita all’inchiesta che ha portato alla condanna per violenza sessuale su minori del sacerdote Giuseppe Rugolo.

    Escluse le richieste di costituzione presentate dai genitori di Messina e dalle associazioni Cotulevi e Rete l’Abuso, mentre l’avvocatura dello Stato non si è costituita parte civile. Ammessa invece la produzione documentale presentata dall’avvocata Eleanna Parasiliti Molica , che rappresenta Messina, che comprende la sentenza di appello, con la condanna di Giuseppe Rugolo a 3 anni di reclusione ed il ricorso per Cassazione presentato dalla procura generale di Caltanissetta che chiede di fatto di rivedere la pena ritenuta esigua.

    Il processo, su richiesta della difesa degli imputati – gli avvocati avvocati Gabriele Cantaro e Pierfrancesco Bruno per il vescovo e gli avvocati Paolo Di Natale e Francesco Petralia per monsignor Murgano – si celebrerà dunque con il rito abbreviato

  • Madre sottoponeva il figlio a riti satanici, sospesa la responsabilità genitoriale

    Madre sottoponeva il figlio a riti satanici, sospesa la responsabilità genitoriale

    E’ stata sospesa la responsabilità genitoriale di una madre che avrebbe cercato di indottrinare il figlio con riti legati a superstizioni. La vicenda, raccontata stamattina sul quotidiano locale Alto Adige, è accaduta nelle scorse settimane nei dintorni di Bolzano.

    La donna, rimasta vedova, avrebbe smesso di mandare a scuola il figlio, minacciando di morte le insegnanti. Avrebbe costretto il piccolo a dormire in pieno giorno e niente pediatra. Da mangiare gli avrebbe dato solo dei biscotti, si legge sul quotidiano.

    La madre avrebbe convinto il bambino che i dolori fisici come il mal di pancia dovuto alla malsana alimentazione fossero in realtà dovuti a maledizioni sciamaniche che lo avevano colpito.

    Le torture psicologiche si sarebbero protratte per mesi fino a quando i carabinieri, con in mano un decreto del Tribunale dei minorenni, hanno fatto irruzione in casa della donna e portato via il bambino, poi inserito in una comunità.

    https://www.adnkronos.com/cronaca/sottoponeva-il-figlio-a-riti-satanici-sospesa-la-responsabilita-genitoriale_17MfRTMIYSyyDUPBkg98Yj

  • Abusi sulla vicina undicenne per cinque anni. La famiglia sapeva e taceva in cambio della spesa

    Abusi sulla vicina undicenne per cinque anni. La famiglia sapeva e taceva in cambio della spesa

    ORISTANO – Non è solo una storia di violenza sessuale, è una storia di fame e di degrado. Il tribunale di Oristano ha chiuso l’istruttoria su una vicenda che ha coinvolto una bambina, all’epoca dei fatti di appena 11 anni, e un suo vicino di casa sessantenne. La richiesta avanzata oggi dalla Pubblica Accusa è di dieci anni di carcere.

    Il baratto In un’udienza a porte chiuse, la Pm Silvia Mascia ha ricostruito cinque anni di abusi. L’imputato, vicino di casa della vittima, ha iniziato con regali e approcci che nulla avevano a che fare con l’affetto, per poi passare agli atti concreti. Ma il dettaglio che pesa più della violenza stessa è il contesto. Dalle indagini dei militari è emerso che i familiari della giovane, e persino gli altri vicini, erano al corrente di ciò che accadeva. Hanno tollerato la situazione per anni a causa di una condizione sociale disagiata. Il silenzio veniva comprato con un po’ di cibo e qualche vasetto di yogurt che l’uomo donava loro.

    La denuncia in codice La catena si è spezzata tre anni fa, e non per intervento della famiglia. La ragazzina ha trovato il coraggio di entrare in una farmacia di Piazza Roma e ha chiesto una “mascherina 1522”. È il codice convenzionale per segnalare la violenza domestica senza dover dare spiegazioni ad alta voce. La farmacista ha capito immediatamente la gravità della situazione e ha chiamato la Polizia.

    Il processo Davanti al giudice è finita anche la madre della minorenne, accusata di calunnia. La donna ha scelto di chiudere subito la sua posizione, patteggiando una pena di un anno e due mesi. L’uomo accusato degli abusi ha tentato una mossa risarcitoria proponendo la cifra di 800 euro alla famiglia della giovane. Una somma che gli avvocati di parte civile hanno respinto, intenzionati a chiedere un importo ben diverso nell’udienza fissata per il prossimo 24 aprile.

    https://www.algheronotizie.com/contenuto/0/11/652549/abusi-sulla-vicina-undicenne-per-cinque-anni-la-famiglia-sapeva-e-taceva-in-cambio-della-spesa

  • Visita del vescovo nelle scuole, la protesta di Antonio Messina: lettera al Provveditore e al ministro Valditara

    Visita del vescovo nelle scuole, la protesta di Antonio Messina: lettera al Provveditore e al ministro Valditara

    Enna. Una comunicazione formale indirizzata all’Ufficio scolastico territoriale di Caltanissetta ed Enna e al Ministero dell’Istruzione e del Merito apre un nuovo fronte sul caso della visita pastorale del vescovo di Piazza Armerina, monsignor Rosario Gisana, prevista in questi giorni anche in alcune scuole di Aidone.

    A scrivere è Antonio Messina, vittima di abusi da parte dell’ex sacerdote Giuseppe Rugolo, nella diocesi di Piazza Armerina, che il 15 gennaio scorso ha trasmesso una nota ufficiale al dirigente dell’Ufficio V – Ambito territoriale di Caltanissetta ed Enna e alla dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo “Falcone-Cascino”. Nel documento Messina manifesta la propria contrarietà alla presenza del vescovo nelle scuole dell’obbligo, definendo l’iniziativa «inopportuna sotto il profilo educativo e istituzionale».

    «La scuola è un’istituzione dello Stato e ha il dovere di tutelare i minori e trasmettere valori di legalità e responsabilità», scrive Messina, spiegando che la presenza del vescovo «rischia di veicolare un messaggio distorto agli studenti, soprattutto alla luce di quanto emerso in sede giudiziaria».

    La posizione espressa richiama quanto accertato nel procedimento penale a carico del sacerdote Giuseppe Rugolo. In particolare, viene citata la sentenza del Tribunale penale di Enna del 5 marzo 2024, che individua profili di responsabilità omissiva dell’ordinario diocesano in relazione alla tutela dei minori. «Non si tratta di fede o di appartenenza religiosa – precisa Messina – ma di atti giudiziari che pongono un problema di coerenza istituzionale».

    Nella comunicazione viene inoltre ricordato che monsignor Gisana risulta imputato per il reato di falsa testimonianza, contestato in relazione alle dichiarazioni rese durante lo stesso procedimento, conclusosi con la condanna in appello di Rugolo. «Nel pieno rispetto della presunzione di innocenza – sottolinea Messina – ritengo comunque necessario interrogarsi sull’opportunità di offrire una tribuna istituzionale a chi è coinvolto in procedimenti di questo tipo».

    Il documento pone l’accento sul ruolo della scuola come presidio di legalità e tutela dei minori e segnala come, secondo quanto riferito, negli istituti coinvolti non risultino promossi momenti di informazione o prevenzione sul tema degli abusi. «Non risultano iniziative che diano spazio alle vittime o che affrontino apertamente il tema della protezione dei minori», si legge nella nota.

    Nella parte finale Messina chiede di conoscere le motivazioni che hanno portato le istituzioni scolastiche a consentire la visita pastorale e indica l’opportunità di informare il Ministero dell’Istruzione e del Merito. «Ho ritenuto doveroso rivolgermi anche al ministro Valditara – afferma – perché qui è in gioco il ruolo della scuola pubblica e la credibilità delle istituzioni».

    Il richiamo conclusivo riguarda il significato simbolico dell’Istituto comprensivo “Falcone-Cascino”, intitolato a Giovanni Falcone. «Quel nome richiama un impegno preciso per la legalità e la verità – scrive Messina – valori che dovrebbero guidare ogni scelta educativa».

    Secondo quanto riferito, alla comunicazione inviata il 15 gennaio non sarebbe pervenuta alcuna risposta da parte degli uffici competenti. La vicenda risulta ora all’attenzione del Ministero dell’Istruzione e del Merito.

    https://quotidianodigela.it/visita-del-vescovo-nelle-scuole-la-protesta-di-antonio-messina-lettera-al-provveditore-e-al-ministro-valditara

  • Condannato per pedofilia in Gallura, la difesa di don Manca annuncia il ricorso

    Condannato per pedofilia in Gallura, la difesa di don Manca annuncia il ricorso

    La difesa di don Valerio Manca annuncia che il sacerdote della diocesi di Tempio-Ampurias intende ricorrere ai gradi successivi di giudizio dopo la condanna inflitta dal Tribunale ecclesiastico di Cagliari, che lo ha ridotto allo stato laicale per presunti abusi risalenti a oltre trent’anni fa ai danni di Marco Contini, oggi noto come padre Paolo. L’avvocato Roberto Perghem, difensore del religioso, ha espresso forte disappunto per la decisione, definendola “non proporzionata né supportata da elementi concreti”.

    Secondo il legale, la sanzione comminata rappresenta la pena più severa prevista dall’ordinamento canonico, normalmente riservata a casi di abusi sessuali gravi, reiterati e documentati, spesso su più minori. La difesa sostiene che nel corso del procedimento non sia stata fornita alcuna prova di atti sessuali e che lo stesso denunciante avrebbe più volte negato rapporti di natura sessuale. Nonostante ciò, il Tribunale ha applicato la massima pena canonica.

    Nel comunicato dell’avvocato si evidenzia inoltre che don Manca ha svolto il proprio ministero per oltre 50 anni senza segnalazioni o contestazioni disciplinari. La difesa sottolinea il rispetto per il processo e le istituzioni ecclesiastiche e accenna a presunte pressioni mediatiche che avrebbero influenzato il clima attorno al caso. Non esclusa la possibilità di rivolgersi alle autorità italiane ed europee per tutelare i diritti del sacerdote, in attesa del riesame in appello secondo i principi del diritto canonico e della verità dei fatti.

    https://www.galluraoggi.it/gallura/pedofilia-gallura-difesa-don-manca-annuncia-ricorso-16-gennaio-2026/

  • Abusi in convento a Oristano a fine anni ’80, condannato perde i voti da prete

    Abusi in convento a Oristano a fine anni ’80, condannato perde i voti da prete

    l tribunale ecclesiastico interdiocesano della Sardegna ha dimesso dallo stato presbiteriale il prete che a cavallo della fine degli anni Ottanta diresse il Collegio serafico francescano di Oristano.

    La sentenza è stata emessa ieri a tarda sera.

    Ad annunciarlo è stato Padre Paolo Contini, al secolo Marco Contini, che su Facebook ha spiegato: “sono state riconosciute vere le denunce e gli abusi. Il prete della diocesi di Tempio-Ampurias don Valerio Manca (da frate noto come padre Emanuele) è stato dimesso dallo stato clericale, cioè non è più sacerdote della Chiesa cattolica”.

    Il collegio giudicante, riunito nella Pontificia università Santa Croce a Roma, ha accolto le tesi del appresentante dell’accusa che aveva chiesto la pena massima per l’ormai ex prete, ovvero la perdita dei voti e la cacciata da qualsiasi ordine ecclesiastico.

    A scoperchiare la serie di abusi sessuali all’interno del collegio era stata una delle vittime, proprio padre Paolo Contini che a distanza di decenni da quei fatti, il 13 maggio 2023 (giorno della festa della Madonna di Fatima) denunciò, con gli avvisi dati ai suoi parrocchiani, la sua esperienza da seminarista adolescente nel collegio. Padre Paolo portò il caso davanti al tribunale ecclesiastico dopo che l’autore degli abusi, trentasei anni dopo, gli chiese perdono attraverso una lettera che divenne una delle prove nel processo nel quale don Paolo è stato affiancato dall’avvocato Alessandro Camedda.

    Sul fronte penale il reato sarebbe prescritto ma, a quanto apprende l’ANSA, il procedimento non sarebbe ancora stato archiviato dalla procura di Oristano, che stava attendendo la decisione del collegio del tribunale ecclesiastico.

    E’ di ieri l’appello della Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza Carla Puligheddu al vescovo di Cagliari e segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Baturi: “La situazione degli abusi sui minori nella nostra Isola, anche in ambito ecclesiastico, è allarmante: la Chiesa deve intervenire”, ha scritto la Garante ricordando che sono 37 i casi di abusi censiti in Sardegna dalla Rete L’Abuso nell’ultimo quinquennio: 11 a Cagliari, 11 a Sassari, 8 a Oristano e 7 a Nuoro, 196 le vittime sopravvissute, di cui 171 minorenni al momento dell’abuso. Valerio Manca

    https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/01/15/abusi-in-convento-a-oristano-a-fine-anni-80-condannato-perde-i-voti-da-prete_5e3573f6-9609-460d-9fed-7ccef5ddac95.html

  • Giustizia per don Paolo Contini – La pronuncia del tribunale canonico

    Giustizia per don Paolo Contini – La pronuncia del tribunale canonico

    Sembra essere arrivato ad una svolta nella vicenda di don Paolo Contini, anche il Tribunale ecclesiastico sardo che, il 14 gennaio 2026 arriva a pronunciarsi su Valerio Manca il sacerdote accusato da don Paolo e altri quattro ragazzi, di molestie sessuali, che nel caso di don Paolo avvennero quando era ancora un seminarista.

    Il tribunale ecclesiastico risponde con la pronuncia e “Consta del delitto contro il sesto comandamento del decalogo  con minore ex can. 1395 § 2 CIC 1983 (cf. Art 6, 1° SST) ai danni di Marco Contini (noto come padre Paolo) e per tale delitto sia inflitta la pena della dimissione dallo stato clericale can. 1336 § 5.”

    Sentenza che l’imputato può ancora impugnare in sede canonica ma che difficilmente potrà cambiarne l’esito.

    Valerio Manca

  • La condanna di Rugolo, i giudici: “Devianza sessuale mascherata da missione pastorale”

    La condanna di Rugolo, i giudici: “Devianza sessuale mascherata da missione pastorale”

    Sono state rese note le motivazioni della sentenza dei giudici della Corte d’Appello di Caltanissetta che hanno condannato Giuseppe Rugolo a 3 anni di reclusione per violenza sessuale ai danni di minore.

    Il profilo di Rugolo per i giudici

    Secondo quanto indicato nel dispositivo, l’imputato, dimesso dallo stato crericale, avrebbe avuto “evidenti anomalie comportamentali”, “contrassegnate da una vera e propria devianza sessuale mascherata da missione pastorale”. I giudici sostengono che Rugolo avrebbe approfittato del suo ruolo per compiere “atti fisici a chiara connotazione sessuale sempre compiuti senza il consenso dell’altra persona”, inoltre “chi si sottraeva a queste perverse dinamiche o non entrava nelle grazie di Rugolo finiva per essere progressivamente screditato o isolato”.

    Gli accessi ai siti porno e l’attendibilità di Messina

     I giudici, peraltro, evidenziano nella sentenza “la mole di accessi ai siti porno, pari a circa 8500 rilevati nei dispositivi informatici dell’imputato”. La Corte d’Appello ha ritenuto attendibili le testimonianze fornite dalle vittime, tra cui quelle di Antonio Messina, l’archeologo ennese, difeso dall’avvocato Eleanna Parasiliti Molica, dalla cui denuncia per le violenze subite prima del compimento della maggiore età, è partita l’inchiesta della Procura di Enna.

    La Curia esce dal processo

    Esce invece da processo la Curia di Piazza Armerina che era stata ritenuta responsabile civile in primo grado. Per i giudici, il difensore della Curia “ha rilevato l’erronea assimilazione di tale organo con l’ente di fatto” ed ha “chiesto che venisse dichiarata la carenza di legittimazione passiva della Curia”, per cui la Corte d’Appello ritiene “l’eccezione giuridicamente fondata”. Inoltre, “la Curia non è altro che un mero organo amministrativo della Diocesi che rimane unica titolare di un patrimonio la cui sola gestione viene demandata agli uffici della Curia che operano esclusivamente in nome e per conto della Diocesi” ed infine “ne consegue l’estromissione della Curia dal presente processo”.

    La posizione del vescovo

    Nella sentenza, non è mai citato il vescovo di Piazza Armerina che, invece, era stato tirato in ballo dal Tribunale di Enna, secondo cui “ometteva con ogni evidenza qualsivoglia seria iniziativa a tutela dei minori”. Nessuna responsabilità sarebbe, dunque, emersa a carico del vescovo, che, però, è finito sotto processo per falsa testimonianza insieme a monsignor Murgano.

    La condanna di Rugolo, i giudici: “Devianza sessuale mascherata da missione pastorale”

  • Ex sacerdote condannato per i giudici ‘aveva un approccio predatorio’

    Ex sacerdote condannato per i giudici ‘aveva un approccio predatorio’

    Atti fisici a chiara connotazione sessuale, dissimulati sotto il pretesto di scherzi camerateschi, palpeggiamenti e altro insieme a strategie di manipolazione psicologica che Giuseppe Rugolo, l’ex sacerdote condannato in secondo grado a tre anni di carcere per violenza sessuale a danno di minori, attuava con alcuni ragazzi.

    Le motivazioni della sentenza di secondo grado dell’ex sacerdote che i giudici della corte d’appello di Caltanissetta hanno depositato, confermano la linea del giudizio di primo grado emesso dal tribunale di Enna e l’attendibilità della vittima che ha denunciato il prelato.

    Con riferimento alla diocesi di Piazza Armerina i giudici scrivono che non vi è stato un proscioglimento nel merito piuttosto la Curia, che in primo grado era stata ritenuta responsabile civile, in appello viene esclusa dal processo perchè ritenuta solo una sorta di ufficio interno alla diocesi.

    Sulla ricostruzione dei fatti, anche in relazione all’operato del vescovo Rosario Gisana, mai citato in sentenza di appello, a processo al tribunale di Enna per falsa testimonianza insieme al vicario giudiziale e parroco della chiesa Madre di Enna, Vincenzo Murgano, la corte di appello ha integralmente richiamato la motivazione della sentenza di primo grado.

    I giudici di Caltanissetta confermano, infatti, quanto già evidenziato dal tribunale di Enna sugli anomali comportamentali di Rugolo contrassegnati da una vera e propria devianza sessuale mascherata da “missione pastorale”. “L’istruzione dibattimentale di primo grado ha accertato l’approccio invadente e predatorio dell’imputato che era solito relazionarsi con modalità del tutto inappropriate ed inconciliabili con la funzione educativa e di guida spirituale” scrivono i giudici riferendosi proprio a quegli atti fisici a chiara connotazione sessuale insieme a strategie di manipolazione psicologica che Rugolo attuava con alcuni minorenni. La mole degli accessi a siti porno, oltre 19 mila in soli 9 mesi, serve a confermare l’idea della personalità deviata di Rugolo già confermata dalle prove testimoniali. La corte ha respinto tutti i motivi di appello della difesa dell’imputato e del responsabile civile della chiesa di San Giovanni demolendo la tesi difensiva secondo cui i rapporti sessuali intrattenuti con le vittime fossero in realtà tutti di natura consensuale.

    Dopo 180 giorni la corte d’appello di Caltanissetta ha depositato le motivazioni della sentenza di condanna a tre anni di carcere per Giuseppe Rugolo, l’ex sacerdote che di fatto confermano la linea del giudizio di primo grado emesso dal tribunale di Enna e l’attendibilità di Antonio Messina, la vittima che ha denunciato il prelato. Con riferimento alla diocesi di Piazza Armerina i giudici scrivono che non vi è stato un proscioglimento nel merito piuttosto la curia, che in primo grado era stata ritenuta responsabile civile, in appello viene esclusa dal processo perchè ritenuta solo una sorta di ufficio interno alla diocesi. Sulla ricostruzione dei fatti, anche in relazione all’operato del vescovo Rosario Gisana, mai citato in sentenza di appello, a processo al tribunale di Enna per falsa testimonianza insieme al vicario giudiziale e parroco della chiesa Madre di Enna, Vincenzo Murgano, la corte di appello ha integralmente richiamato la motivazione della sentenza di primo grado. I giudici di Caltanissetta confermano dunque, quanto già evidenziato dal tribunale di Enna circa gli anomali comportamentali di Rugolo contrassegnati da una vera e propria devianza sessuale mascherata da “missione pastorale”.

    “L’istruzione dibattimentale di primo grado ha accertato l’approccio invadente e predatorio dell’imputato che era solito relazionarsi con modalità del tutto inappropriate ed inconciliabili con la funzione educativa e di guida spirituale” scrivono i giudici riferendosi ad atti fisici a chiara connotazione sessuale, dissimulati sotto il pretesto di scherzi camerateschi, palpeggiamenti, pacche sui genitali, baci allusivi docce fatte insieme, dall’altro si sono espresse con il subdolo ricorso a strategie di manipolazione psicologica che Rugolo attuava con alcuni minorenni. La mole degli accessi a siti porno, oltre 19 mila in soli 9 mesi, serve a confermare l’idea della personalità deviata di Rugolo già confermata dalle prove testimoniali. La corte ha respinto tutti i motivi di appello della difesa dell’imputato e del responsabile civile della chiesa di San Giovanni demolendo la tesi difensiva secondo cui i rapporti sessuali intrattenuti con le vittime fossero in realtà tutti di natura consensuale.

    https://www.ansa.it/sicilia/notizie/2026/01/12/ex-sacerdote-condannato-per-i-giudici-aveva-un-approccio-predatorio_b0d861f3-ccb9-4127-8a7a-7594892c87fb.html

  • Abusi al seminario francescano: indagine su altri quattro casi. Padre Paolo Contini critica la Chiesa: “Troppi silenzi”

    Abusi al seminario francescano: indagine su altri quattro casi. Padre Paolo Contini critica la Chiesa: “Troppi silenzi”

    È annunciata per mercoledì prossimo la sentenza del tribunale ecclesiastico sugli abusi sessuali denunciati da padre Paolo Contini, già frate francescano e ora sacerdote che guida la comunità religiosa di Abbasanta, Ghilarza e Norbello. Lo ha reso noto lo stesso padre Paolo Contini sui social parlando della conclusione di un processo che definisce “lunghissimo e dolorosissimo”. Accusato di questi abusi è un altro religioso all’epoca dei fatti responsabile del Collegio serafico dei frati francescani conventuali di Oristano.

    Il messaggio di padre Paolo Contini

    “Appena ho avuto le prove ho denunciato, ma non pensavo di trovare così tanta difficoltà!”, scrive padre Paolo Contini. “La Chiesa da anni, attraverso i Pontefici e non solo, dichiara di voler mettere in campo una TOLLERANZA ZERO nella lotta alla pedofilia. Se devo essere sincero, nella mia esperienza ho trovato ancora troppi silenzi e una ingiustificata paura nel guardare e valutare questo male assoluto. C’è una strana considerazione delle vittime, viste come persone che danneggiano il buon nome della Chiesa. Dall’altra, invece, c’è una inammissibile tutela degli abusatori a cui si vorrebbe ascrivere non un reato, ma una semplice debolezza o al massimo comportamenti inadeguati“.

    Padre Paolo Contini, infine, rivolge un ringraziamento a quanti in questi anni lo hanno sostenuto: “Carissime amiche e carissimi amici di questa pagina, in questi anni voi mi avete supportato con decisione. Avete sempre denunciato il male senza giustificazioni. Ora vi chiedo di accompagnarmi anche in questo ultimo miglio! Manca poco ad una sentenza che non solo metterà fine ad un processo, ma che potrà davvero indicare la volontà di una Chiesa che vuole voltare pagina e cambiare passo. Grazie della vostra vicinanza”.

    Altri casi di abusi

    Nel corso degli interrogatori di quattro testimoni, chiamati a deporre dall’accusa, sarebbe emerso che anche loro, all’epoca subirono abusi sessuali. Da qui l’apertura di nuovi procedimenti a carico dell’imputato. Un particolare che apre un altro doloroso capitolo in una vicenda così delicata, destinata, quindi, ad avere anche un seguito sino a poco tempo fa inatteso.

    Cosa succederà dopo la sentenza

    Se la richiesta dell’accusa dovesse essere accolta il francescano accusato degli abusi sessuali subirebbe una sorta di espulsione, tornerebbe, infatti, allo stato laico. C’è poi anche l’eventualità che si apra un procedimento in un Tribunale civile. Valerio Manca

    https://www.linkoristano.it/2026/01/11/abusi-al-seminario-francescano-indagine-su-altri-quattro-casi-padre-paolo-contini-critica-la-chiesa-troppi-silenzi/