Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Rete l’abuso, ‘il Vaticano in aiuto a Gisana’

    Rete l’abuso, ‘il Vaticano in aiuto a Gisana’

    ENNA, 2 ottobre ANSA – “Il prossimo giovedì 8 ottobre, al tribunale di Enna, all’indomani della fine del VII forum paneuropeo delle confraternite che si conclude ad Enna il 7 ottobre, il vescovo della diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana insieme al suo vicario giudiziale, Vincenzo Murgano, parroco della chiesa madre di Enna, verranno processati, rito abbreviato, con l’accusa di falsa testimonianza”.

    Lo scrive in una nota il presidente nazionale di Rete l’abuso, Francesco Zanardi, che raduna i sopravvissuti agli abusi clericali. Il reato sarebbe stato commesso nel corso del processo al sacerdote ennese Giuseppe Rugolo condannato in via definitiva per violenza sessuale su minori.

    Gisana e Murgano, secondo l’accusa avanzata dalla procura di Enna avrebbero mentito in aula su tutta una serie di fatti di cui erano a conoscenza .

    “ Un chiaro messaggio al tribunale e un dejà vu – aggiunge Zanardi – Alla vigilia della requisitoria del pm nel processo Rugolo ad intervenire fu, addirittura Papa Francesco che il 6 novembre 2023, elogiò pubblicamente il vescovo di Piazza Armerina.

    Oggi in soccorso di Gisana & company arriva il gotha del Vaticano. Malgrado il processo in corso, il vescovo continua a presiedere eventi e manifestazioni ufficiali anche a fianco di istituzioni, indisturbato e una certa stampa ha fatto filtrare una notizia , per altro vecchia di mesi, secondo la quale il vescovo Gisana, al termine dei lavori del consiglio permanente svoltosi a Roma, sotto la guida di Matteo Zuppi, sarebbe stato nominato quale componente della commissione episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi.

    In barba alla giustizia chiesta dalle vittime di abusi”.

    YUR/FK

  • Abusi su gio­vani: la con­danna vati­cana, ma il prete è morto

    “Il Tribunale Penale Speciale istituiti dalla competente autorità della Chiesa” hanno raggiunto la “certezza morale” riguardo alle colpe di padre Carlo Miguel Buela. Ma padre Buela nel frattempo è morto, anche perché ci sono voluti sedici anni prima di arrivare alle condanne.

    “E nel frattempo il sacerdote, nonostante le accuse era stato ospitato in una chiesa di Genova negli anni in cui cardinale era Angelo Bagnasco”, come racconta Francesco Zanardi, portavoce di Rete l’Abuso che da anni si batte per denunciare violenze subite da minori. (altro…)

  • ENNA in festa! – A processo l’8 prossimo il Vescovo Gisana che apre oggi il VII Forum paneuropeo delle confraternite

    Il prossimo giovedì 8 ottobre, al tribunale di Enna, il vescovo della diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana insieme al suo vicario giudiziale, Vincenzo Murgano, parroco della chiesa madre di Enna, verranno processati, rito abbreviato, con l’accusa di falsa testimonianza.

    Il reato si sarebbe consumato nel corso del processo al sacerdote ennese Giuseppe Rugolo condannato in via definitiva per violenza sessuale su minori. Gisana e Murgano, infatti, secondo l’accusa avanzata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Enna avrebbero mentito in aula su tutta una serie di fatti di cui erano a conoscenza.

    Eppure oggi sarà proprio il vescovo Rosario Gisana ad aprire il VII Forum paneuropeo delle confraternite trasformando per 5 giorni, da oggi fino al 7 ottobre  e proprio alla vigilia del processo, Enna in capitale europea delle confraternite.

    Previsto l’arrivo in città di oltre 2000 confrati provenienti da almeno 7 paesi europei. Un chiaro messaggio al tribunale e un dejà vu. Alla vigilia della requisitoria del pm nel processo Rugolo ad intervenire fu, addirittura Papa Francesco che il 6 novembre 2023, elogiò pubblicamente il vescovo di Piazza Armerina, Le parole esatte : «Bravo, questo Vescovo, bravo. È stato perseguitato, calunniato e lui fermo, sempre, giusto, uomo giusto», ricordando anche di aver fatto una sosta a Piazza Armerina in passato proprio per manifestargli vicinanza.  Oggi in soccorso di Gisana & company arriva il gota del Vaticano.

    Dal cardinale Angelo Bagnasco, dal cui appello all’Europa nel 2019 è nato il Forum, il cardinale Enrico Feroci e il cardinale Angelo De Donatis, penitenziere maggiore della Santa Sede, Michele Pennisi, arcivescovo emerito diocesi di Monreale,  Antonino Raspanti presidente Cesi e vescovo della diocesi di Acireale. Attesi i videomessaggi del cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, del cardinale Kevin J. Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, e dell’arcivescovo Rino Fisichella. Tra i volti noti l’attrice Claudia Koll, presente a Enna, e Antonio Banderas, confratello della confraternita Lágrimas y Favores di Malaga, in videocollegamento.

    E mentre ci si prepara ad affrontare il processo che ha messo in ginocchio una intera diocesi, per lo meno dal punto di vista etico e morale, al quale è stato ammesso una sola parte civile, quella di Antonio Messina, l’archeologo dalla cui denuncia è scaturito il processo al sacerdote Rugolo, il clero ennese e la città sembrano ignorare le pesanti accuse nei confronti di Gisana e Murgano mosse dalla procura di Enna.

    Malgrado il processo in corso Gisana continua a presiedere eventi e manifestazioni ufficiali anche a fianco di istituzioni,  indisturbato e una certa stampa ha fatto filtrare una notizia , per altro vecchia di mesi, secondo la quale il vescovo Gisana, al termine dei lavori del consiglio permanente svoltosi a Roma sotto la guida di Matteo Zuppi, sarebbe stato nominato quale componente della Commissione episcopale per la Dottrina della Fede, l’annuncio e la catechesi.

    In barba alla giustizia chiesta dalle vittime di abusi

  • Sedici anni per certificare gli abusi di un prete argentino. Leone XIV salva l’opera religiosa e cancella il fondatore

    Sedici anni per certificare gli abusi di un prete argentino. Leone XIV salva l’opera religiosa e cancella il fondatore

    Ci sono voluti almeno sedici anni, la morte dell’accusato e ben due processi canonici perché il Vaticano mettesse definitivamente nero su bianco la responsabilità di padre Carlos Miguel Buela, fondatore argentino dell’Istituto del Verbo Incarnato, una delle realtà religiose più ramificate del cattolicesimo conservatore, oggi presente in decine di Paesi. Ma la storia degli abusi e dei crimini di Buela era nota ai vertici della Chiesa da molto tempo. Già nel 2009 Benedetto XVI era stato informato personalmente delle accuse contro il sacerdote argentino. L’anno successivo, un decreto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata riferiva di denunce ritenute verosimili su «comportamenti moralmente inappropriati» nei confronti di giovani dell’Istituto. L’indagine aveva accertato una pluralità di fatti, la loro gravità era resa ancora più pesante dalla concentrazione di potere nelle mani di questo prete perchè era fondatore, superiore generale e direttore spirituale.

  • Abusò di seminaristi, Vaticano riconosce la responsabilità fondatore Verbo Incarnato

    Abusò di seminaristi, Vaticano riconosce la responsabilità fondatore Verbo Incarnato

    (ANSA) – CITTÀ DEL VATICANO , 29 SET – “Delegati Pontifici per l’Istituto del Verbo Incarnato e per le Serve del Signore e della Vergine di Matará hanno convocato i Superiori e le Superiore provinciali di entrambi gli Istituti per partecipare a un incontro che si è svolto a Roma il 14 settembre 2026.

    Erano presenti anche alcuni responsabili del Dicastero per (altro…)

  • L’Istituto del Verbo Incarnato ha rilasciato una dichiarazione in merito alle accuse di abusi contro il suo fondatore e ha risposto al Vaticano.

    L’Istituto del Verbo Incarnato ha rilasciato una dichiarazione in merito alle accuse di abusi contro il suo fondatore e ha risposto al Vaticano.

    Noi, i Superiori Maggiori dell’Istituto del Verbo Incarnato , interpretando il sentimento comune dei membri dell’Istituto, professiamo e abbracciamo pienamente la dottrina morale della Chiesa e, di conseguenza, condanniamo e respingiamo inequivocabilmente ogni forma di abuso (sessuale, di coscienza o di qualsiasi altra natura ), manipolazione, violenza, molestia o condotta sessuale disordinata, specialmente quando perpetrata da chi detiene l’autorità nei confronti di persone affidate alle loro cure o che si trovano in una situazione di particolare vulnerabilità. Respingiamo inoltre ogni falsificazione, strumentalizzazione o interpretazione distorta dell’amicizia, dell’affetto e dei rapporti personali. La vera amicizia non può essere fondata sullo sfruttamento dell’altro o sulla ricerca disordinata dell’interesse personale, ma deve essere fondata sulla carità cristiana, che, come insegna san Paolo, è il «vincolo della perfezione» (Col 3,14). Ogni rapporto di amicizia, fiducia, accompagnamento o paternità spirituale deve sempre rispettare la dignità della persona, la castità, la prudenza e i limiti propri di ogni stato e relazione. Ripudiamo pertanto ogni disordine sessuale e ogni condotta che violi la dignità e l’integrità della persona, e siamo pienamente disposti a collaborare con la Chiesa nell’affrontare qualsiasi condotta che costituisca effettivamente abuso, sempre in conformità alla verità, alla giustizia, alla legge e alle procedure stabilite dalla Chiesa. Affermiamo lo stesso riguardo alla cura e al sostegno delle vittime di abuso.
    Non esprimiamo giudizi sulla colpevolezza o innocenza del Fondatore

    Non siamo pienamente a conoscenza delle accuse mosse contro il Fondatore, né ne conosciamo tutti i dettagli, e non siamo stati, né siamo, giudici degli atti a lui attribuiti. Pertanto, non affermiamo la colpevolezza di Padre Carlos Buela in relazione agli atti di cui è stato accusato, ma non intendiamo nemmeno dichiararne l’innocenza. Allo stesso modo, non spetta a noi stabilire se gli atti attribuiti costituiscano offese canoniche.

    Affermiamo che il procedimento giudiziario penale non ha potuto giungere a conclusione e che la presunzione di innocenza resta legalmente in vigore.

    Poiché il procedimento penale non si è concluso a causa del decesso dell’imputato, non spetta all’Istituto dichiarare il fondatore colpevole né considerare legalmente concluso un processo non giunto a conclusione. Pertanto, ci atteniamo alle conseguenze legali inerenti a un processo penale incompleto e respingiamo l’idea che il fondatore possa essere considerato legalmente condannato sulla base di un processo non concluso. Inoltre, riteniamo che la diffusione di accuse o conclusioni di colpevolezza riguardanti una persona deceduta debba essere soggetta ai requisiti di legge e, in particolare, al rispetto della sua buona reputazione.

    In effetti, il Dicastero per i Testi Legislativi, con lettera del 29 gennaio 2026 (Prot. n. 18838/2026), ha risposto a una richiesta di informazioni riguardante lo stesso caso, affermando che, vista la morte dell’imputato prima della conclusione del processo, la presunzione di innocenza permane, come evidenziato e spiegato dal nuovo canone 1321 del Codice di Diritto Canonico. Ha inoltre rilevato che non è lecito rendere pubblica una sentenza non ancora pronunciata , proprio perché, fino a quando la sentenza non è definitiva, permane la presunzione di innocenza. Si veda anche la risposta del Dicastero per i Testi Legislativi, n. 18316/2024 del 5 settembre 2024, in merito alla buona reputazione del defunto. Inoltre, il canone 1614 stabilisce che «la sentenza deve essere pubblicata il prima possibile, indicando le modalità con cui può essere impugnata; e non ha alcun effetto prima della sua pubblicazione, anche se la parte dispositiva è stata notificata alle parti, con il permesso del giudice». In questo caso, all’imputato non è stata nemmeno notificata la parte dispositiva. Risulta tuttavia dagli atti che il procedimento è stato archiviato dal giudice con decreto, senza che fosse stata notificata alcuna parte dispositiva e senza che la sentenza fosse mai stata redatta.

    In quest’ottica, il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica (Prot. n. 57824/25 CA, Decreto del 29 maggio 2026) ha sospeso, ritenendola illegittima, l’esecuzione del mandato conferito dal Pontificio Delegato per l’Istituto “Servi del Signore e della Vergine di Matará”, il quale ha disposto la pubblicazione sul sito web dell’Istituto di una nota datata 12 gennaio 2025, nella quale si afferma: “Al Pontificio Delegato è affidato in modo particolare il rinnovamento dei programmi di formazione, la riforma della legge propria dell’Istituto, nonché una comunicazione trasparente a tutti i membri circa i crimini commessi dal Fondatore di entrambi gli Istituti, Padre Carlos Buela”. Pertanto, riteniamo illegittimo comunicare ai membri di entrambi gli Istituti la colpevolezza del Fondatore come fatto giuridicamente accertato, e riteniamo altresì illegittimo presentare come concluso o definitivo l’esito di un processo penale che non è giunto a conclusione.

    Papa Francesco stesso scrisse una lettera autografa il 16 agosto 2023 a un membro dell’Istituto, affermando: “Erano molto preoccupati di conoscere la ‘sentenza’ definitiva… ma non c’era nessuna sentenza. (Questo è il clericalismo)”. Il Papa espresse esplicitamente il suo desiderio che, con la morte del Fondatore, il caso venisse chiuso e archiviato, e che la questione non venisse più discussa.

    Riconosciamo e accettiamo le decisioni della Santa Sede

    Accettiamo e rispettiamo, in spirito di fede, fedeltà e obbedienza religiosa, le disposizioni che la Santa Sede legittimamente adotta riguardo al Fondatore , alla sua memoria e alle conseguenze che queste possono avere per la vita dell’Istituto, nonché gli obblighi specifici che possono esserci legittimamente imposti, anche se personalmente non condividiamo alcuni giudizi o valutazioni che li accompagnano. Siamo pronti ad adempierli nella misura in cui ciò sia compatibile con gli obblighi e i limiti inerenti alla virtù e al voto di obbedienza.

    Non riconosciamo il Fondatore come santo, né l’Istituto ha mai avanzato una simile pretesa.

    Per noi, i “santi ”, che veneriamo con dulia, sono soltanto coloro che sono stati dichiarati tali dalla legittima autorità della Chiesa. Il fatto che i membri dell’Istituto abbiano ed esprimano sentimenti personali riguardo al Fondatore, siano essi favorevoli o sfavorevoli, rientra nella sfera della coscienza e della libertà personale di ciascun religioso, e l’Istituto non intende né può ergersi a giudice della coscienza dei suoi membri (cfr. Can. 630, §5).

    Vogliamo difendere, promuovere e vivere il carisma ricevuto tramite il Fondatore

    Per quanto riguarda l’opera del Fondatore, il bene da lui compiuto, e soprattutto il patrimonio spirituale, dottrinale, apostolico e formativo che è stato ricevuto e riconosciuto dalla Chiesa —ovvero tutto ciò che riguarda la mente e i propositi del Fondatore (can. 578) in quanto tale — noi dobbiamo e desideriamo difenderlo, promuoverlo e viverlo. Non riteniamo che si possa stabilire una relazione tra la possibile colpevolezza personale del Fondatore in certi eventi e l’autenticità del carisma dell’Istituto. È necessario distinguere tra la persona del Fondatore, le sue possibili mancanze personali, e il carisma fondatore stesso , che la Chiesa ha già discernuto, approvato e ricevuto come dono per tutta la Chiesa.

    Pertanto, riteniamo che qualsiasi giudizio sulla realtà attuale dell’Istituto o sulla fedeltà con cui vive il suo carisma debba essere formulato separatamente, secondo criteri propri e attraverso un esame obiettivo dei suoi frutti, della sua vita e della sua missione nella Chiesa.

    El Instituto del Verbo Encarnado se pronunció sobre la acusación de abuso de su fundador y le contestó al Vaticano

  • I vescovi svizzeri incontrano le associazioni di vittime di abusi sessuali

    I vescovi svizzeri incontrano le associazioni di vittime di abusi sessuali

    Il 21 settembre 2026, la Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS) ha incontrato rappresentanti delle tre organizzazioni di persone interessate da abusi delle tre regioni linguistiche. La CVS ha deciso un nuovo stanziamento di 300.000 franchi a favore del fondo di indennizzo.

    I vescovi e gli abati territoriali della Svizzera hanno incontrato rappresentanti di IGM!kU, del gruppo SAPEC e di GAVA, in occasione della 353ª Assemblea ordinaria della CVS, presso il monastero di Fischingen, nel Canton Turgovia. Si tratta delle tre organizzazioni di persone interessate da abusi provenienti dalle tre regioni linguistiche.

    I colloqui hanno riguardato le misure attuate dopo la pubblicazione, nel 2023, dello studio pilota dell’Università di Zurigo, riferisce la CVS in un comunicato del 24 settembre. I presenti hanno esaminato le aspettative delle organizzazioni in materia di prevenzione, gestione dei casi e accompagnamento. È stata inoltre auspicata una collaborazione più stretta e duratura tra queste organizzazioni e la Conferenza episcopale.

    Per garantire la liquidità del fondo di indennizzo delle vittime nel 2026, l’istituzione ha deciso di effettuare un undicesimo stanziamento, per un importo di 300.000 franchi.

    Quale valore aggiunto per il Consiglio delle donne?

    Si è inoltre svolto un incontro tra i membri della CVS e quelli del Consiglio delle donne. Il punto di partenza era la domanda guida elaborata dal Consiglio della CVS nell’ambito di un processo sinodale: «Qual è il valore aggiunto del Consiglio delle donne per la CVS?»

    Le partecipanti hanno preso parte a una conversazione nello spirito del percorso sinodale. L’ascolto comune della Parola di Dio, l’ascolto reciproco e il discernimento spirituale condiviso hanno costituito il cuore di questo percorso.

    Gli scambi hanno portato a constatazioni e prese di posizione condivise in sessione plenaria. I presenti hanno sottolineato la volontà comune di approfondire le proprie relazioni, rafforzare la fiducia reciproca e dedicare maggior tempo gli uni agli altri.

    «Lo sguardo autonomo del Consiglio delle donne è stato presentato come un particolare valore aggiunto, nella misura in cui apre nuove prospettive e può contribuire a osare insieme, nello spirito del Vangelo, passi coraggiosi verso il futuro», afferma la CVS.

    L’importanza delle nuove comunità linguistiche

    I membri della CVS hanno inoltre incontrato Isabel Vasquez, direttrice nazionale di migratio, per discutere degli sviluppi attuali e delle sfide future della pastorale migratoria in Svizzera.

    Le discussioni si sono concentrate sull’attuazione del concetto globale «Verso una pastorale interculturale». È stata sottolineata la crescente importanza delle nuove comunità linguistiche e culturali, così come la possibilità di valorizzare maggiormente la diversità della Chiesa come risorsa per il suo sviluppo pastorale e sinodale.

    La discussione ha riguardato la collaborazione tra le diocesi, le missioni linguistiche, le Chiese cattoliche orientali e migratio, nonché le questioni relative alla missio canonica e alla responsabilità pastorale.

    All’ordine del giorno vi erano anche i temi della prevenzione, dello sviluppo della qualità e dell’accompagnamento delle operatrici e degli operatori pastorali. Sono stati inoltre affrontati la sostenibilità e il finanziamento a lungo termine della pastorale migratoria, così come una maggiore visibilità delle tematiche ad essa collegate nella comunicazione ecclesiale.

    La CVS ha ribadito l’importanza di una pastorale migratoria coordinata, capace di riunire persone di lingue, culture e tradizioni diverse attorno a una missione ecclesiale comune.

    È stato sottolineato che la diversità culturale della Chiesa non costituisce soltanto una sfida pastorale, ma rappresenta anche un’opportunità per il futuro della Chiesa in Svizzera.

    Nuovo regolamento per il Centro di pastorale liturgica pastorale romando

    Alla fine del 2026, l’associazione responsabile del Centro romando di pastorale liturgica (CRPL) sarà sciolta. Le sue competenze e attività saranno assunte dal CRPL in quanto servizio della CVS. Il nuovo regolamento definisce il quadro giuridico, le competenze, nonché l’organizzazione e il funzionamento di questo Servizio.

    Con l’integrazione del CRPL nelle strutture della CVS, a partire dal 1° gennaio 2027, l’inquadramento istituzionale del Centro liturgico francofono sarà armonizzato con quello dell’Istituto liturgico della Svizzera tedesca. Quest’ultimo opera già da molti anni come Servizio della CVS, sotto la responsabilità regionale linguistica della Deutschschweizerische Ordinarienkonferenz (DOK).

    Riunire le diversità linguistiche e culturali

    I membri della CVS e della presidenza della Conferenza centrale cattolica romana della Svizzera (RKZ) si sono riuniti con la Commissione per la sinodalità in occasione della terza Giornata della sinodalità.

    Le discussioni hanno riguardato principalmente le esperienze maturate in materia di sinodalità nelle diocesi. È stato inoltre presentato il progetto nazionale «Cattolico multilingue», che mira a riunire le diversità linguistiche e culturali della Chiesa cattolica in Svizzera come risorsa comune, nonché a sviluppare prospettive concrete per promuovere la comunione, la partecipazione e la missione.

    I partecipanti hanno approvato l’attuazione del progetto, la cui prima fase inizierà nell’ottobre 2026 con scambi sinodali decentrati.

    Un rapporto specifico dedicato alla Giornata della sinodalità sarà pubblicato il 25 settembre 2026.

    (cath.ch/com/rz/traduzione e adattamento redazionecatt)

    Nomine

    I membri della CVS hanno proceduto alle seguenti nomine:

    • Marianne Pohl-Henzen, della diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo, è stata nominata delegata della CVS nel Consiglio di fondazione di Azione Quaresimale per un secondo mandato, dal 1° marzo 2026 (con effetto retroattivo) al 14 giugno 2030.
    • Patrizia Cattaneo Beretta, della diocesi di Lugano, è stata nominata difensora del vincolo matrimoniale presso il Tribunale ecclesiastico interdiocesano svizzero (ISKG

    https://catt.ch/newsi/i-vescovi-svizzeri-incontrano-le-associazioni-di-vittime-di-abusi-sessuali-2026-09-24

  • Caso Provolo II: 20 anni di carcere per la suora Kumiko Kosaka, ma rimarrà libera

    Caso Provolo II: 20 anni di carcere per la suora Kumiko Kosaka, ma rimarrà libera

    A seguito della ripresa del processo Próvolo II presso la Seconda Corte Penale Collegiale, i giudici Gabriel Bragagnolo, Federico Martínez e Juan Manuel Pina hanno condannato suor Kumiko Kosaka a 20 anni di reclusione . Non è stata trattenuta in custodia cautelare in attesa della sentenza definitiva (la difesa presenterà ricorso), ma le è stato vietato di lasciare la provincia e il suo passaporto è stato confiscato. Le è stato inoltre interdetto l’esercizio della professione a contatto con minori per 10 anni.

    Lei è una delle protagoniste degli abusi sessuali subiti da minori non udenti all’interno della struttura situata nel dipartimento di Luján de Cuyo.

    La decisione dei giudici è giunta dopo una pausa successiva all’udienza di mercoledì. Durante tale sessione, la Procura, rappresentata da Alejandro Iturbide , e i querelanti, guidati dagli avvocati Sergio Salinas e Lucas Lecour, hanno raggiunto un accordo unanime per richiedere una condanna a 22 anni di reclusione e l’ immediata reclusione della suora giapponese.

    Da parte sua, il team di difesa legale di Kosaka , composto dagli avvocati Carlos Varela Álvarez ed Enoc Ortiz , si era formalmente opposto all’entità della pena richiesta dall’accusa, chiedendo il rigetto della richiesta.

    Tuttavia, dopo aver analizzato le argomentazioni presentate durante l’udienza, svoltasi a porte chiuse poiché riguardava reati contro l’integrità sessuale e un’azione penale privata, il giudice ha infine accolto la richiesta di condanna, ma infliggendo una pena di 20 anni anziché 22.

    Un mese fa, la Corte Suprema di Giustizia di Mendoza aveva condannato Kumiko Kosaka per reati sessuali contro studenti sordi dell’Istituto Próvolo di Luján de Cuyo, in una sentenza che ribaltava l’assoluzione di cui era stata vincitrice nell’ottobre del 2023.

    La suora giapponese è stata condannata come complice in due casi di abusi commessi da padre Horacio Corbacho, condannato nel 2019 a 45 anni di carcere, e come autrice di tre capi d’accusa per abusi sessuali semplici, consistenti in palpeggiamenti inappropriati ai danni di ex studentesse dell’istituto. È stata assolta da un’accusa di abuso sessuale semplice e da un’accusa di intralcio alla giustizia.

    La Corte ha rinviato il caso a un tribunale di primo grado per la determinazione della pena , che è avvenuta durante le udienze tenutesi mercoledì e giovedì di questa settimana.

    Nella sua sentenza di quasi 300 pagine, la Corte ha sostenuto che il tribunale di primo grado che aveva assolto Kosaka nel 2023 aveva valutato le prove in modo frammentario anziché esaustivo, giungendo così a un verdetto inappropriato. Diversi episodi per i quali è stata condannata sono direttamente collegati ad abusi per i quali Corbacho ha ricevuto condanne definitive, confermate sia dal Tribunale provinciale di Mendoza che dalla Corte suprema argentina.

    La stessa sentenza ha confermato l’assoluzione delle altre otto donne processate insieme a Kosaka , tra cui suor Asunción Martínez, l’ex rappresentante legale dell’Istituto Próvolo Graciela Pascual, un’ex direttrice e l’ex cuoca dell’istituto. La Corte ha stabilito che non era stato provato che non avessero denunciato gli episodi.

    Il caso Próvolo è venuto alla luce nel novembre 2016 e ha portato a uno dei più gravi casi di abusi sessuali nella storia della Chiesa in Argentina. Nel primo mega-processo , nel 2019, sono stati condannati i sacerdoti Corbacho (45 anni) e Nicola Corradi (42 anni), l’ex giardiniere Armando Gómez (18 anni) e l’ex chierichetto Jorge Bordón (10 anni, nel 2018). Corradi è morto nel 2021.

    https://www.elsol.com.ar/policiales/caso-provolo-ii-20-anos-de-prision-para-la-monja-kumiko-kosaka-que-quedara-libre/

  • POLONIA: Sempre più numerose le accuse di abusi sessuali da parte del clero

    POLONIA: Sempre più numerose le accuse di abusi sessuali da parte del clero

    Un tribunale polacco ha ordinato alla diocesi cattolica di Kielce di versare 550.000 zloty (circa 128.250 euro) a una donna che da bambina aveva subito abusi sessuali da parte di un sacerdote. Il tribunale ha inoltre stabilito che il sacerdote dovrà riconoscere pubblicamente la propria responsabilità e chiedere scusa alla vittima. Si tratta di una decisione destinata a lasciare un segno, mentre emergono sempre più accuse di abusi sessuali e pedofilia da parte del clero cattolico.

    Il caso

    Iwona Dudzik-Osińska ha reso pubblico il proprio nome e la propria storia, affrontando la secolare omertà che circonda la Chiesa cattolica polacca, istituzione che gode ancora di enorme prestigio e rispetto nel Paese, ma sui cui crimini ci sono sempre meno tolleranza e reticenza. Secondo quanto raccontato, il primo abuso subito dalla donna avvenne nel 1981, quando aveva 12 anni, a Kielce. Il sacerdote, oggi settantaseienne, ha continuato ad abusare di lei per tre anni. Nel 2007 la donna denunciò i fatti alla procura, ma le venne comunicato che i reati erano ormai prescritti. Nel 2019, dopo la diffusione di un importante documentario sugli abusi nella Chiesa cattolica polacca, raccontò quanto accaduto anche al vescovo di Kielce, Jan Piotrowski. Il vescovo, secondo la donna, si mostrò comprensivo ma disse di non poter utilizzare fondi della diocesi per finanziare la terapia psicologica a cui si sottoponeva a causa del trauma subito. Nel frattempo il sacerdote in questione, noto semplicemente come padre Jan, era stato sospeso dalla diocesi di Sosnowiec, dove lavorava dagli anni Novanta, vietandogli qualsiasi contatto con minori. Nel 2023 il tribunale ecclesiastico lo ha infine rimosso dall’esercizio pubblico del ministero sacerdotale. Non è stato però dimesso dallo stato clericale: rimane quindi sacerdote.

    Una giustizia a metà, quella del tribunale ecclesiastico, che ha spinto la donna ad avviare una causa civile contro la Chiesa cattolica polacca. Nel luglio 2026 il tribunale distrettuale di Kielce le ha dato ragione, condannando la Chiesa a un risarcimento di 550mila zloty, ordinando al sacerdote di riconoscere pubblicamente a mezzo stampa, presso un quotidiano locale, la propria responsabilità negli abusi.

    Rossa d’amore per Dio

    Sosnowiec è una citta di provincia situata nella Slesia, sorta attorno alle attività minerarie, storicamente connotata da una forte comunità ebraica e cresciuta attorno alle acciaierie e agli impianti metallurgici, conta oggi poco più di 180mila abitanti. Si tratta di un’area a forte spopolamento, con saldo migratorio negativo, gelosa della propria identità: “rossa d’amore per Dio e per la patria”, come ebbe a dire il vescovo della città, Adam Śmigielski, il 14 giugno 1999, accogliendo papa Giovanni Paolo II a Sosnowiec. Un monumento a Karol Wojtila campeggia in piazza Gwiezdna ricordando che qui la Chiesa cattolica polacca ha uno dei suoi capisaldi. 

    Nell’ottobre 2024 la diocesi locale è stata investita dagli scandali: nello stesso mese, due sacerdoti sono stati accusati di reati sessuali ai danni di minori. L’anno precedente, il vescovo di Sosnowiec, Grzegorz Kaszak, si era dimesso in seguito allo scandalo riguardante una festa a sfondo sessuale, durante la quale erano state assunte droghe, organizzata da un sacerdote del posto con due uomini nel suo appartamento all’interno di una struttura della Chiesa. Le autorità ecclesiastiche hanno così deciso di istituire una commissione per “individuare le cause, l’analisi delle ragioni, della portata e delle conseguenze degli scandali verificatisi nella diocesi di Sosnowiec”.

    Dopo due anni di lavoro, nel febbraio 2026 la commissione ha presentato i risultati della sua indagine. Il presidente della commissione, Tomasz Krzyżak, ha dichiarato che sono state identificate 29 persone (di cui 23 sono membri del clero mentre gli altri sono un catechista, un seminarista, un organista e un responsabile della comunità giovanile) accusate o sospettate di abusi sessuali su minori. Tra le cinquanta vittime identificate, circa due terzi erano ragazze e il 96% aveva meno di 15 anni. La commissione ha anche sottolineato come i vescovi, succedutisi alla guida della diocesi dal 1992 ad oggi, fossero al corrente degli abusi. Ma non abbiano fatto niente.

    Aumentano le denunce

    Negli ultimi anni sono aumentate le denunce contro sacerdoti. Il Vaticano ha preso provvedimenti nei confronti di diversi vescovi polacchi: nel 2024, per esempio, ha annunciato le dimissioni del vescovo di Łowicz, Andrzej Dziuba, citando la sua negligenza nella gestione di casi di abuso di minori. Nel 2018 un tribunale di Poznań aveva ordinato a una congregazione cattolica di pagare 1 milione di zloty più un assegno mensile a vita a una donna abusata da bambina; nel 2022 la diocesi di Toruń era stata condannata a pagare 600.000 zloty a un uomo abusato quando era chierichetto; nel 2025 la diocesi di Bielsko-Żywiec era stata condannata a pagare 400.000 zloty a un’altra vittima.

    Cala la fiducia nella Chiesa

    La fiducia dei polacchi nella Chiesa è calata dal 47% al 35% nell’ultimo anno proprio a causa della perdita di moralità, dell’opacità e delle omertà relative ai casi di pedofilia, e delle visioni politiche reazionarie che ne hanno caratterizzato l’operato negli ultimi anni. La Chiesa cattolica, accusata di aver tradito la democrazia polacca, si trova ad affrontare una profonda crisi, soprattutto nel rapporto con i più giovani: il rifiuto di frequentare l’ora di religione a scuola è in aumento, come anche le apostasie, segno di un dissenso profondo e generalizzato da parte delle generazioni più giovani che trova, a Sosnowiec, una delle sue ragion d’essere.

    POLONIA: Sempre più numerose le accuse di abusi sessuali da parte del clero

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  • EX PROF. DI RELIGIONE ACCUSATO DI PEDOFILIA: IL 23 SETTEMBRE L’UDIENZA PRELIMINARE

    EX PROF. DI RELIGIONE ACCUSATO DI PEDOFILIA: IL 23 SETTEMBRE L’UDIENZA PRELIMINARE

    Tornerà in tribunale a Padova e comparirà davanti al giudice Francesco Saviane 36enne trevigiano ex professore di religione accusato di pedofilia. || Comparirà davanti al giudice dell’udienza preliminare il 23 settembre Francesco Saviane.

    L’ex professore di religione dell’Istituto Barbarigo è atteso in Tribunale a Padova, per lui l’accusa di violenza sessuale nei confronti di sette minori aggravata dal fatto di aver agito nei luoghi di formazione o nelle loro vicinanze, i ragazzi e le ragazze sarebbero stati avvicinati a scuola o durante attività extrascolastiche.

    Saviane ha chiesto e ottenuto di essere giudicato con il rito abbreviato un percorso che prevede il processo già in sede di udienza preliminare saltando la fase del dibattimento e basandosi sulle prove raccolte solo durante la fase di indagine preliminare dal pubblico ministero.

    Il giudice aveva disposto nei mesi scorsi per il 36enne la scarcerazione dagli arresti domiciliari che stava scontando nel suo paese d’origine nel trevigiano, con l’obbligo però di non tornare a Padova città dove erano avvenuti gli episodi di abusi che gli vengono contenstati.

    (Servizio di Valentina Visentin)  https://antennatre.medianordest.it