Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: tribunale

  • Arese – ieri in onda sulle Iene il servizio sugli scandali della parrocchia e la condanna per pedofilia di don Marco Redaelli – censurato il sito delle Iene, il filmato del servizio sui salesiani è sparito

    Arese – ieri in onda sulle Iene il servizio sugli scandali della parrocchia e la condanna per pedofilia di don Marco Redaelli – censurato il sito delle Iene, il filmato del servizio sui salesiani è sparito

    Arese – ieri in onda sulle Iene il servizio sugli scandali della parrocchia e la condanna per pedofilia di don Marco Redaelli – censurato il sito delle Iene, il filmato del servizio sui salesiani è sparito

    Parrocchia di Arese

    Censurato il sito delle Iene, ci sono tutti i video della puntata di ieri meno quello sui preti di Arese?????, anche su facebook ci si chiede come mai.

    Ora il video del servizio delle Iene è disponibile sul loro sito

    Dopo la denuncia a Don Marco Redaelli, per avere pesantemente molestato una bimba di soli 7 anni, la parola d’ordine tra i potenti salesiani aresini, è stata massacriamo il papà, facciamogli terra bruciata intorno, dobbiamo difendere il nostro confratello.

    E così è stato, tutti in paese a parlar male del padre, la voce è arrivata anche a me che vivo ad Arese ma, che dalla parrocchia ci sto più alla larga possibile.

    Arese è una città tenuta sotto ricatto dai potentissimi e ricchissimi salesiani. Persino le sorti delle elezioni dipendono da cosa diranno i preti la domenica durante la Messa.

    Don Marco Redaelli condannato in primo grado per pedofilia, con sospensione della pena, don Mario Moriggi ex parroco di Arese e don Franco Fontana , presidente del VIS , il volontariato internazionale dello sviluppo, inviato ad Arese dai suoi superiori per cercare di capire cosa stava succedendo, vengono rinviati a giudizio per falsa testimonianza e favoreggiamento, oltre a coprire il loro confratello avevano accusato il papà della bimba di essersi inventato tutto per estorcere soldi. settegiorni.it

    Durante le indagini vengono alla luce oscene telefonate a luci rosse tra il parroco di Arese , don Mario Moriggi e una suora, pare che in paese lo sapessero in tanti, ma di questo tutti zitti e muti. Forte dell’impunità ,che Arese gli ha sempre garantito, Don Mario Moriggi denuncia il settimanale Settegiorni per avere pubblicato le sue telefonate hard, ma il tribunale dà ragione al giornale, unico ad avere pubblicato tutti i fatti .

    L’unico prete che non ci sta e vuole scoprire la verità viene isolato ed allontanato ed è costretto a vivere lontano, le Iene ieri lo hanno intervistato e rilascia una inquietante dichiarazione che lascia chiaramente intendere che quello denunciato, probabilmente, non è l’unico caso di abuso.

    E io aggiungo: don Marco andava spessissimo in Brasile ad aiutare i bambini poveri.

    Da cittadina aresina ringrazio ancora una volta il coraggioso papà della bimba che per amore della figlia e della verità è stato costretto a lasciare la città dove viveva e a subire le pressioni e le malevolenze di un paese sotto ricatto.

    Lo ringrazio anche a nome di tutti quelli che, in tutti questi anni hanno subito , ma non hanno avuto la forza di denunciare

    Qui i miei post su tutta la vicenda: 2 Febbraio 2009, 22 aprile 2009, 29 maggio 2009,
    18 settembre 2009,17 maggio 2010, 1 ottobre 2010, le motivazioni della sentenza 6 dicembre 2010

    Molestie in chiesa: un altro indagato

    Dopo don Mario Moriggi, parroco di Arese fino al 2009, compare adesso il nome di don Franco Fontana, indagato per falsa testimonianza e favoreggiamento sul caso di don Marco Redaelli

    Arese, 30 ottobre 2010 – Un altro religioso. Ancora una volta salesiano. E non uno qualunque: è un personaggio molto noto negli ambienti ecclesiastici il secondo indagato per falsa testimonianza e favoreggiamento sul caso di don Marco Redaelli, condannato in primo grado per molestie sessuali su una bambina di 7 anni. Dopo don Mario Moriggi, parroco di Arese fino al 2009, compare adesso il nome di don Franco Fontana che, in seguito alla denuncia del padre della piccola, era stato inviato ad Arese come ispettore per far luce sulle eventuali responsabilità di don Marco. Fontana è un esponente di spicco dell’Ordine, oggi vicepresidente del Volontariato internazionale per lo sviluppo (Vis) a Roma.

    Spariscono invece i sospetti sull’attuale parroco don Riccardo Respini, su cui nei mesi scorsi in paese erano corse voci incontrollate su un suo possibile coinvolgimento nella delicata vicenda. Resta, però, un pesante dato di fatto: sono tre i salesiani trascinati, anche se a diverso titolo, in una vicenda che continua a spaccare la comunità aresina. Una città da sempre legata agli eredi di Don Bosco, e che ancora accetta a fatica lo scandalo. «Non potete chiederci di condannare don Marco se in cuor nostro lo riteniamo innocente», ripeteva ieri don Ivano Mora, vicedirettore del Centro salesiano di Arese.

    Padre Redaelli 76 anni e una vita passata nelle missioni, è stato condannato a 2 anni e 6 mesi di reclusione con la condizionale: il racconto della piccola, che oggi ha 10 anni, è stato infatti riconosciuto veritiero e coerente dai giudici della quinta sezione penale di Milano. “Non possiamo fare altro che rimetterci alla magistratura”, ha aggiunto don Ivano. Un’ombra di imbarazzo scende quando si nominano i nuovi coinvolti: don Mario e don Franco.

    Secondo i giudici, don Mario «ha negato dal banco dei testimoni, in modo ritenuto falso, di aver affermato a suo tempo che “c’erano state lamentele per l’atteggiamento troppo esuberante e intrusivo verso i bambini di don Marco”». Nel 2009, il parroco lasciò l’incarico dopo che furono pubblicate le intercettazioni di alcune sue conversazioni «hard» con una maestra di Ferrara. Non è stato possibile, invece, parlare con don Fontana: “È in ritiro spirituale”, dicono laconici dal suo ufficio stampa.

    di Agnese Pini

    http://www.ilgiorno.it/rho/cronaca/2010/10/29/407330-molestie_chiesa.shtml

  • Firenze, 4 anni e 6 mesi a ex prete per violenza sessuale La donna all’epoca aveva 15 anni, tre aborti durante la relazione

    Firenze, 4 anni e 6 mesi a ex prete per violenza sessuale La donna all’epoca aveva 15 anni, tre aborti durante la relazione

    Un ex sacerdote è stato condannato a quattro anni e sei mesi dal Tribunale di Firenze, per violenza sessuale su minore. J.M., indiano, aveva quarant’anni, quando allacciò una relazione, costellata di tre aborti, con una ragazzina, all’epoca, quindicenne. La relazione era rimasta clandestina, fino alla denuncia presentata dalla donna, e si era protratta per alcuni anni, nei quali i due avrebbero continuato a vedersi di nascosto. Secondo quanto raccontato nella denuncia, durante il loro rapporto, lei e’ rimasta incinta tre volte: ad un aborto volontario, sarebbero seguiti due spontanei. La denuncia risale al 2006. Solo allora si interruppe la relazione, per volontà di lei. L’uomo allora si trasferì in un’altra città, lasciò il sacerdozio, ma prese a minacciarla con telefonate e messaggi al cellulare. La parrocchia dove si è svolta la vicenda è nei pressi di Empoli.

    VIOLENTÒ 16ENNE E LA FECE
    ABORTIRE: 4 ANNI A UN PRETE
    Lunedì 21 Marzo 2011 – 17:26

    Prete condannato

    FIRENZE – Ha abusato per anni di una ragazzina, che all’inizio aveva sedici anni, costringendola anche ad abortire. Per questo un ex sacerdote di 50 anni, denunciato poi dalla giovane, è stato oggi condannato dal tribunale di Firenze a 4 anni e 6 mesi di carcere per violenza sessuale su minore. Secondo la denuncia, la storia fra i due sarebbe iniziata una decina di anni fa. Fra lei e il sacerdote, indiano, sarebbe nata una relazione clandestina, interrotta una prima volta quando lei, rimasta incinta e convinta da lui ad abortire, raccontò tutto ai genitori. Per alcuni anni, i due avrebbero continuato a vedersi di nascosto, finchè, nel 2006, lei prima si rivolse alle autorità della chiesa e poi lo lasciò. Da quel momento in poi, lui si trasferì in un’altra città e abbandonò l’abito talare, ma cominciò a minacciarla con telefonate e sms. Così lei, che ha cambiato residenza e si è rifatta una vita, ha deciso di denunciarlo.

    www.leggo.it/articolo.php?id=112841&sez=ITALIA

    Abusi su una minore
    Condannato ex parroco

    Anni di violenze e minacce. L’uomo che in un secondo momento aveva abbandonato l’abito talare, è stato condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione

    Firenze, 21 marzo 2011 – E’ stato condannato dal tribunale di Firenze a quattro anni e sei mesi di reclusione per violenza sessuale su minore. Le indagini sull’ex sacerdote cinquantenne iniziarono quando la ragazza denunciò di aver avuto una relazione con il prete, cominciata con una violenza sessuale e proseguita per anni, durante i quali avrebbe pure abortito.

    Secondo la denuncia, la storia fra i due sarebbe iniziata una decina di anni fa, quando la ragazza aveva sedici anni. Fra lei e il sacerdote, indiano, sarebbe nata una relazione clandestina, interrotta una prima volta quando lei, rimasta incinta e convinta da lui ad abortire, raccontò tutto ai genitori.

    Per alcuni anni, i due avrebbero continuato a vedersi di nascosto, finché, nel 2006, lei prima si rivolse alle autorità della chiesa e poi lo lasciò. Da quel momento in poi l’uomo si trasferì in un’altra città e abbandonò l’abito talare, ma cominciò a minacciarla con telefonate e sms. Da qui la denuncia della ragazza che nel frattempo si era rifatta una vita e aveva cambiato residenza.

    http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/20…si_minore.shtml

    LA SENTENZA
    Ex sacerdote condannato
    per violenza sessuale
    Era accusato di aver avuto una relazione con una giovanissima parrocchiana, iniziata quando lei aveva 15 anni. Dovrà scontare quattro anni e mezzo di reclusione
    di FRANCA SELVATICI

    Ex sacerdote condannato per violenza sessuale

    Un ex sacerdote di 51 anni è stato condannato ieri dal tribunale di Firenze a quattro anni e mezzo di reclusione per violenza sessuale su minore. Era accusato di aver avuto una relazione con una giovanissima parrocchiana, iniziata con una violenza sessuale in confessionale nell’ottobre ’99, quando la ragazzina aveva 15 anni.

    Fra lei e il sacerdote, di origine straniera, nacque una relazione clandestina, interrotta una prima volta quando lei, rimasta incinta e convinta da lui ad abortire, raccontò tutto ai genitori. Per alcuni anni i due ripresero la relazione, vedendosi di nascosto, finchè, nel 2006, lei chiese aiuto all’arcivescovo Ennio Antonelli. Secondo quanto ha poi riferito ai magistrati, dal suo cellulare, lasciato in Curia, sparirono tutti i messaggi dell’amante, e a lei fu consigliato di non sporgere denuncia. Il sacerdote fu trasferito e abbandonò l’abito talare, ma cominciò a tempestarla con telefonate e sms. Spaventata, la ragazza, che ora ha cambiato residenza e si è rifatta una vita, decise di rivolgersi ai carabinieri. Una volta esaminata la sentenza, il suo avvocato, Antonio Voce, si riserva di valutare l’atteggiamento tenuto dalla Curia.

    http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/…suale-13917747/

  • FIRENZE, VIOLENZA SU UNA RAGAZZINA: 4 ANNI A UN PRETE

    FIRENZE, VIOLENZA SU UNA RAGAZZINA: 4 ANNI A UN PRETE

    FIRENZE – Quattro anni e sei mesi. E’ una condanna pesante, anzi pesantissima, quella che il Tribunale di Firenze ha inflitto a un ex sacerdote cinquantenne, di origine indiana, accusato di violenza sessuale su una minorenne. Una brutta storia quella che, molti anni orsono, ebbe come teatro una parrocchia dell’hinterland fiorentino. Le indagini, delicatissime, considerata la giovane età della vittima, e la «professione» dell’indiziato, presero avvio quando la giovane denunciò di aver avuto una relazione con il sacerdote. Tutto iniziò con una violenza sessuale, ed andò avanti per anni, durante i quali la ragazza avrebbe pure affrontato il trauma di un aborto per una gravidanza indesiderata. Secondo la denuncia, la storia fra i due sarebbe iniziata una decina di anni fa, quando la ragazza aveva sedici anni e frequentava, come catechista, la parrocchia. Fra lei e il sacerdote sarebbe nata una relazione clandestina, interrotta una prima volta quando lei, rimasta incinta e convinta da lui ad abortire, raccontò tutto ai genitori. Per alcuni anni, i due avrebbero continuato a vedersi di nascosto, finché, nel 2006, lei prima si rivolse alle autorità ecclesiastiche e poi interruppe la relazione. Decisione a cui l’uomo reagì male: telefonate minacciose e sms di insulti. Per lui poco dopo è scattata una denuncia.

    John Moniz

    www.leggo.it/articolo.php?id=112882

  • «Don Mauro non merita clemenza e il ragazzo è pienamente credibile»

    «Don Mauro non merita clemenza e il ragazzo è pienamente credibile»

    Mercoledì 09 Marzo 2011
    Pesanti le motivazioni del collegio d’Appello che ha confermato la condanna a otto anni
    (m.pv.) Poche pagine, tante bordate. A don Mauro Stefanoni, alla sua condotta processuale, a quanto avvenuto prima e dopo i processi di primo e secondo grado, che l’ha portato alla condanna di otto anni per la presunta violenza sessuale ai danni di un ragazzo dell’oratorio di Laglio che, all’epoca dei fatti, era quindicenne. È questa l’estrema sintesi delle 31 pagine contenenti le motivazioni che hanno spinto il collegio d’Appello del tribunale di Milano – composto interamente da donne – a ribadire la sentenza di condanna rimediata dall’ex parroco davanti ai giudici di Como. Una ricostruzione dei fatti che parte da una considerazione perentoria: quella della «piena credibilità delle dichiarazioni accusatorie del minore, che non hanno trovato alcuna smentita nell’ampia acquisizione del materiale probatorio, neppure quella della sbandierata e inesistente patologia dell’imputato» che, secondo la difesa, avrebbe reso impossibile la consumazione di rapporti sessuali. «Plurimi riscontri – proseguono i giudici nelle motivazioni – al racconto della vittima che non può che riferirsi a circostanze ed avvenimenti realmente accaduti», fornendo dunque un «quadro accusatorio univoco e concordante in ogni sua parte».
    «Non merita clemenza»
    La parte più pesante delle 31 pagine redatte dal collegio d’Appello, riguarda però l’attacco diretto a don Mauro Stefanoni e alle sue «doglianze» per il «mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche». «A questo proposito – proseguono i giudici – il comportamento complessivamente tenuto dall’imputato non risulta affatto meritevole di clemenza». E in ogni caso «la capacità criminale di Stefanoni, desumibile dalla stessa gravità delle condotte considerate», sarebbe di per sé «sufficiente a escludere il riconoscimento del beneficio». E non è tutto, perché «emerge nitidamente dalla lettura degli atti, come l’appellante non si sia limitato a quella che è la consentita anche vivace foga difensiva, ma nello sparare contro tutto e tutti sia andato ben oltre passando dalla pur consentita e macroscopica menzogna, sino alla denigrazione dei testi per arrivare alla vera e propria manipolazione dei dati istruttori».
    La discussa perizia
    Molti riferimenti delle motivazioni, puntano il dito contro la presunta patologia di don Mauro Stefanoni che avrebbe impedito – come sostenuto dalla difesa – le pratiche sessuali raccontate dalla vittima. Patologia riconosciuta in primo grado dal perito del giudice, ma su cui il collegio d’Appello ha voluto vederci chiaro, disponendo nuovi esami. Una rinnovazione dibattimentale «che ha dissipato» ogni residuo dubbio, in quanto il «collegio peritale», al proposito, «ha escluso l’esistenza di una patologia» concludendo con «una plateale smentita sulla dedotta impossibilità di attività sessuali».
    I compagni di classe
    Altro elemento cui viene dato molto spazio, è il modo in cui emersero le “confessioni” del minore su quanto sarebbe avvenuto nella casa parrocchiale. Dichiarazioni sentite dai compagni di classe nello spogliatoio, e poi registrate su cassette. Modalità e contesto duramente attaccati dalla difesa in questi anni di udienze. «Una rivelazione che uscì d’impulso, destando l’immediata attenzione dei compagni che sulle prime pensarono persino ad una burla, salvo poi capire che l’amico si riferiva davvero a una esperienza sessuale dirompente e completamente diversa da quelle su cui fino a quel momento si era scherzato».
    La rivelazione della presunta vittima, secondo il collegio, «non ricalcava le comuni vanterie sessuale vere o presunte dei maschi alle loro prime esperienze con l’altro sesso, come sarebbe avvenuto se anch’egli avesse voluto vantarsi con una sbruffonata al pari degli altri, ma era riferita ad un rapporto con un adulto per giunta pure prete». «Un fatto così insolito – è la tesi – che a giudizio della Corte esprime di per sé il crisma della genuinità, anche tenuto conto delle ridotte capacità cognitive del minore e della pregressa limitata esperienza sessuale». E non è meno pesante la posizione dei giudici sul perché la presunta vittima non abbia raccontato quanto avveniva con don Mauro nelle sue confessioni con un prete amico di famiglia.
    «Un fatto del tutto irrilevante – concludono le motivazioni d’Appello – perché semmai ciò prova quanto reticenti ed inveritiere possano essere le cristiane confessioni». Insomma, un quadro probatorio «univoco e concordante in ogni sua parte, tale da rendere a posteriori del tutto credibile» il racconto del ragazzo, rendendo pertanto inevitabile «l’intera conferma della sentenza di primo grado» e la conseguente condanna a otto anni.

    “Nessuna clemenza
    per don Mauro”
    Le motivazioni
    della condanna

    I Giudici della Prima Corte d’Appello di Milano, il 23 novembre scorso hanno confermato gli otto anni di carcere per l’ex parroco di Laglio processato con l’accusa di abusi sessuali verso un ragazzo della parrochia
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    tratta dai dizionari Zanichelli ascolta l’articolo
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    palazzo di giustizia di milano
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    Laglio, 9 marzo 2011 – «Il comportamento tenuto dall’imputato non risulta meritevole di alcuna clemenza». Parole durissime che sono solo la premessa di quanto scritto dai giudici della Prima Corte d’Appello di Milano, che il 23 novembre scorso hanno confermato la condanna a otto anni di carcere per Mauro Stefanoni, 42 anni, ex parroco di Laglio processato con l’accusa di abusi sessuali verso un ragazzo frequentatore della sua parrocchia, che all’epoca aveva 16 anni, tra agosto 2003 e dicembre 2004.

    Stefanoni era stato condannato per violenza sessuale aggravata dall’età della vittima, dall’aver commesso i fatti in qualità di ministro di culto, dall’abuso di autorità, dalla condizione di inferiorità psicofisica del ragazzo. In una trentina di pagine di motivazioni, depositate in questi giorni, i giudici milanesi rigettano con fermezza il ricorso presentato dai legali, aggiungendo considerazioni eloquenti sul comportamento processuale tenuto dall’imputato. «Emerge infatti – si legge nella sentenza – che l’appellante non si è limitato ad una vivace foga difensiva, ma ha sparato contro tutti e tutto, gridando al complotto giudiziale… È andato ben oltre della pur consentita e macroscopica menzogna. È arrivato fino alla denigrazione dei testi, e a una vera e propria manipolazione degli atti istruttori raccolti».

    Il riferimento è anche alla calunnia di cui dovrà rispondere a luglio, nei confronti di un suo parrocchiano chiamato a testimoniare nel processo di primo grado a settembre 2007: sentito in merito a una donazione di videocassette per l’oratorio, una quarantina di titoli in tutto tra cartoni animati e qualche poliziesco, gli fu chiesto dal sacerdote di sottoscrivere una dichiarazione nella quale spiegava di aver regalato quei film a don Mauro, salvo poi ritrovare quell’elenco con l’aggiunta di una pellicola pornografica omosessuale. Ribadendo la credibilità di quel ragazzino, che era stata abbondantemente attaccata dai difensori del sacerdote, i giudici affermano che «il giovane non è meritevole delle numerose censure mosse dall’imputato. E la sua dichiarazione accusatoria non resta scalfita, anche se i particolari dei luoghi delle violenze non sono sempre stati convergenti e precisi. Ma solo su particolari di mero contorno».

    L’ex sacerdote – ora sospeso e con un lavoro impiegatizio fuori dalla Chiesa – ha sempre rigettato le accuse, sostenendo di non poter svolgere gli atti sessuali contestati a causa di un problema anatomico. Tuttavia la perizia disposta dai giudici d’Appello, aveva confermato la presenza della patologia lamentata da Stefanoni, escludendo però che tale problema potesse precludere gli atti ipotizzati. Nel frattempo sono state archiviate tutte le denunce di falsa testimonianza, che i legali di Stefanoni avevano man mano inoltrato a carico dei testimoni del processo di primo grado, che aveva fatto affermazioni di qualsiasi natura accusatoria, a partire dagli inquirenti che avevano indagato su di lui.

    di Paola Pioppi

    http://www.ilgiorno.it/como/cronaca/2011/0…_clemenza.shtml

     

  • La procura di Terni, in base alle indagini avviate nel 2005, sostiene che tra il 1998 e il 2007 don Gelmini avrebbe costretto gli allora ospiti della Comunità a subire molestie di tipo sessuale

    La procura di Terni, in base alle indagini avviate nel 2005, sostiene che tra il 1998 e il 2007 don Gelmini avrebbe costretto gli allora ospiti della Comunità a subire molestie di tipo sessuale

    La procura di Terni, in base alle indagini avviate nel 2005, sostiene che tra il 1998 e il 2007 don Gelmini avrebbe costretto gli allora ospiti della Comunità a subire molestie di tipo sessuale

    Terni, 28 marzo 2011 – La prima udienza del processo a carico di don Pierino Gelmini, il fondatore della Comunità Incontro accusato di avere molestato sessualmente 12 giovani all’epoca dei presunti fatti ospiti della struttura di recupero di Molino Silla di Amelia, è destinata a slittare. L’udienza è prevista per domani mattina davanti al tribunale di Terni.

    I legali del sacerdote ottantaseienne hanno infatti presentato nei giorni scorsi una richiesta di rinvio dell’inizio del procedimento a causa delle due condizioni di salute che non gli permetterebbero di essere presente in aula e assistere al dibattimento.

    Don Pierino è ancora convalescente dopo il ricovero in ospedale avvenuto nel gennaio scorso in seguito a uno scompenso cardiaco. Il fondatore della Comunità Incontro era stato rinviato a giudizio il 18 giugno 2010 dal gup Pierluigi Panariello, che aveva accolto la richiesta del pm Barbara Mazzullo.

    La procura di Terni, in base alle indagini avviate nel 2005, sostiene che tra il 1998 e il 2007 don Gelmini avrebbe costretto gli allora ospiti della Comunità a subire molestie di tipo sessuale.

    http://www.lanazione.it/umbria/cronaca/201…o_gelmini.shtml

  • Pedofilia, don Ruggero Conti condannato a 15 anni e 4 mesi

    Pedofilia, don Ruggero Conti condannato a 15 anni e 4 mesi

    ROMA – È stato condannato a 15 anni e 4 mesi di reclusione Don Ruggero Conti accusato di aver abusato tra il 1998 e il maggio del 2008 di sette bambini affidati alle sue cure nell’oratorio e nei campi estivi. Lo ha deciso la VI sezione del Tribunale penale di Roma. Il sacerdote, ex parroco della chiesa della Natività di Maria Santissima a Selva Candida a Roma venne arrestato il 30 giugno del 2008, finì ai domiciliari e poi libero. I reati per i quali è stato condannato vanno dagli atti sessuali con minori alla violenza sessuale e alla induzione alla prostituzione minorile.

    L’ACCUSA – Il pubblico ministero Francesco Scavo aveva chiesto, in una precedente udienza, la condanna dell’imputato a 18 anni di reclusione più il pagamento di una multa pari a 50mila euro per i reati di violenza sessuale, atti sessuali con minori, induzione alla prostituzione minorile, continuati e aggravati. Per il magistrato, il sacerdote deve rispondere di «condotte di una gravità inaudita, insidiose e insistenti».

    LA DIFESA – Nella sua arringa difensiva l’avvocato Patrizio Spinelli, uno dei legali del sacerdote, ha chiesto l’assoluzione del suo cliente affermando che «contro Don Ruggero non ci sono prove certe. È un uomo che nella sua vita ha fatto solo del bene, come da molti ribadito anche in questo processo». «Rileggete con assoluta serenità, al di là dei vostri convincimenti personali, gli atti a vostra disposizione – ha auspicato l’avvocato Spinelli rivolgendosi ai giudici -, e cercate di capire come sono nate e si sono sviluppate le varie denunce contro don Ruggero. Valutate se contro l’imputato ci sia una sola prova certa. E tenete conto di quelle persone che in aula vi hanno raccontato della fede che ha animato questo sacerdote che ha fatto solo del bene al prossimo. La sanzione peggiore per lui non sarebbe tanto la condanna penale quanto non poter più esercitare la funzione perché la Chiesa glielo impedirebbe».

    IL CASO – Don Ruggero fu arrestato il 30 giugno 2008 mentre stava organizzando con l’oratorio il viaggio per partecipare alla Giornata Mondiale della Giovenù di Sidney che si tenne dal 12 al 21 luglio di quell’anno. L’accusa è convinta che il sacerdote, per dieci anni, abbia ripetutamente abusato di giovani affidati alle sue cure nell’oratorio e nei campeggi estivi, approfittando delle situazioni di debolezza o difficoltà familiare in cui versavano le vittime. Dopo l’arresto, le indagini successive portarono alla luce altri casi di abusi che sarebbero avvenuti negli anni Ottanta quando don Conti non era stato ancora ordinato sacerdote e insegnava educazione sessuale a Legnano. Si tratta di episodi ormai prescritti anche se alcune vittime dell’epoca sono state comunque sentite in aula come testi dell’accusa. Il parroco, dal canto suo, ha sempre respinto le accuse, forte anche del sostegno di decine di fedeli che hanno sempre seguito le udienze per manifestargli in ogni momento solidarietà e stima.

    fonte: http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_marzo_3/don-ruggero-190145248060.shtml

  • Don Lu condannato a 7 anni e otto mesi

    Don Lu condannato a 7 anni e otto mesi

    Sette anni e otto mesi di reclusione, 190 mila euro di risarcimento alla vittima e alla madre, interdizione perpetua dai pubblici uffici e quindi interdizione perpetua a fini educativi. È la condanna inflitta questo pomeriggio dal tribunale di Savona, dopo circa due ore di camera di Consiglio, a don Luciano Massaferro, 46 anni, parroco di San Giovanni e San Vincenzo di Alassio, accusato di molestie sessuali nei confronti di una chierichetta di 12 anni.

    Massaferro aveva cercato in queste settimane di ricostruirsi una sorta di normalità, riprendendo gli studi, celebrando messa e cercando di vivere nel modo più simile possibile a come accadeva prima dell’arresto avvenuto nel dicembre del 2009. Una ricerca della normalità che è passata anche attraverso il semi isolamento che si era imposto di concerto con gli avvocati.

    «La verità verrà a galla»
    «La verità e la giustizia presto verranno a galla». Sono le uniche parole espresse da don Luciano Massaferro, il prete condannato oggi a sette anni e otto mesi di reclusione dai giudici del tribunale di Savona per molestie su una sua chierichetta. Il prete ha atteso la lettura della sentenza nella sua abitazione di Alassio dove si trova agli arresti domiciliari e dove resterà almeno fino al giudizio d’appello al quale presenteranno ricorso i suoi avvocati Mauro Ronco e Alessandro Chirivì. Stupore dei legali di Massaferro alla lettura della sentenza: «Ci sembra una sentenza ingiusta perché non sussistono prove certe a carico del nostro assistito e per questo motivo ricorreremo in appello credendo che i giudici di un altro ufficio possano valutare più serenamente la posizione del nostro assistito».

    Stupiti anche i numerosi parrocchiani che oggi durante il rosario e la messa delle 17 celebrata da don Mauro Marchiano hanno pregato per lui. «È una sentenza davvero ingiusta – dice Rocchina Seripanni, una fedele di San Vincenzo – Io conosco don Luciano e non credo che abbia commesso quelle cose di cui ho letto sui giornali».

    Le tappe della vicenda giudiziaria
    Don Luciano Massaferro, parroco della chiesa di San Vincenzo, è stato dieci mesi in carcere e quattro agli arresti domiciliari. Il caso è scoppiato in maniera dirompente il 29 dicembre 2009, quando gli agenti della squadra mobile lo arrestarono. Ad accusarlo le parole di una chierichetta di 12 anni, che aveva raccontato prima alla famiglia, poi agli inquirenti, di avere ricevuto “attenzioni” poco evangeliche da parte del sacerdote mentre lo assisteva durante il giro delle benedizioni delle abitazioni.

    Un’accusa da cui Massaferro si è sempre proclamato estraneo, e che ha diviso l’opinione pubblica. La maggioranza dei parrocchiani e degli amici alassini ha sempre difeso don Massaferro, credendo senza riserve nella sua innocenza ed organizzando veglie, fiaccolate, manifestazioni ed uno spazio sulla rete telematica per sostenere la causa del sacerdote. Lo striscione con la scritta “Don Lù siamo con te” che ha aperto tutti i cortei campeggia ancora sulla facciata della chiesa, e il sito internet è sempre visitatissimo e zeppo di nuovi messaggi.

    http://www.savonanews.it/2011/02/17/leggi-…a-condanna.html

    CRONACA | giovedì 17 febbraio, 18:25
    Alassio: don Lu, i fedeli increduli dopo la condanna
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    Piove sul sagrato della chiesa di San Vincenzo dove don Luciano Massaferro è stato per tanti anni parroco. Alle 16,55 arriva don Mauro Marchiano sarà lui a celebrare la messa delle 17 dopo il rosario. Viene a sapere dal cronista che don Lu è stato condannato. “No, questa è una brutta notizia, abbiamo pregato tanto per lui”. Don Mauro stringe con la mano destra ancora più forte l’ombrellone, alza gli occhi al cielo, accenna una smorfia quasi a lasciare intendere che il suo cuore ora piange e si infila in canonica pronto a celebrare la messa più triste della sua vita. Alle 17,48 la messa è finita, ma non tutti vanno col cuore in pace. Suor Giacomina delle suore salesiane si ferma sul sagrato e chiede notizie: “Come è andata? Lo hanno condannato? No, che brutta cosa. Avevo pregato tanto per lui. Io voglio bene ai preti”. Poco più in là c’è Rocchina Seripanni, una fedele habitué della San Vincenzo: “Don Luciano è una brava persona, non credo che abbia commesso quelle cose che ho letto sui giornali. Adesso sarà a pezzi, avrà l’anima in pena. Bisogna capirlo”.

    http://www.ivg.it/2011/02/condanna-don-lu-…esso-difficile/

    Articolo n° 139335 del 17 febbraio 2011 delle ore 18:30
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    Condanna Don Lu, il pm Ferro: “Soddisfazione per la bambina”. Il procuratore: “Delicatezza in un processo difficile”

    Savona. Il silenzio rotto dal coraggio delle indagini, una cortina di segreti spezzata a suon di perizie e investigazioni. L’aria che si respira in Procura, dopo la sentenza che condanna in primo grado don Luciano Massaferro, è ancora carica di tensione ma l’idea che passa è quella di un esito processuale che rende merito all’attività inquirente. La vittima degli abusi, la bambina di 12 anni che seguiva il sacerdote come chierichetta durante le benedizioni, è tornata ad avere voce: al centro della delicatissima vicenda attraverso i certificati medici del Gaslini e i dati raccolti, verificati e incrociati nel microcosmo alassino dagli agenti della polizia. La forza di questo carico documentale ha dato senso alle sue parole, per lungo tempo inascoltate.

    Il sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro, subito dopo la sentenza, è salomonico: “Soddisfazione per la bambina”. Il procuratore Capo Francantonio Granero non vuole entrare nel merito della pronuncia, ma dichiara: “Esprimo apprezzamento per il lavoro dei colleghi che hanno sostenuto la tesi accusatorio in un dibattimento così complesso”. In trincea per la pressione mediatica? “Nessuna pressione – afferma Granero – Ma l’ufficio avvertiva piuttosto la delicatezza e la responsabilità di affrontare un processo così difficile”.

    Per Mauro Vannucci, avvocato di parte civile, “l’atteggiamento processuale dell’imputato ha dato forte indicazioni al collegio. Il suo modo elusivo non l’ha aiutato. Ben tre pareri medici hanno confermato che la perizia psichiatrica era attendibile e che la bambina diceva la verità”.

    Il parroco della chiesa alassina di San Vincenzo, nel turbine della grave accusa dal 29 dicembre 2009, si è sempre proclamato estraneo e ha raccolto le testimonianze di solidarietà di numerosi parrocchiani, che si sono anche organizzati per chiederne la liberazione dopo l’ingresso in carcere. Ma il collegio giudicante oggi dopo due ore di camera di consiglio ha comminato una pena ancora più severa di quella richiesta dai pm Ferro e Coccoli. Sette anni e otto mesi di reclusione, interdizione perpetua dai pubblici uffici e quindi interdizione perpetua a fini educativi. Una condanna con il massimo delle aggravanti previste dal codice, anche per il particolare ruolo pastorale del quarantaseienne Massaferro. In aggiunta, il risarcimento di 180 mila euro per la bambina e 10 mila per la madre della stessa, del quale anche la diocesi potrebbe rispondere.

    I cosiddetti fedelissimi e i parrocchiani di Don Lu non si danno per vinti (“In appello! Siamo tutti con te”), mentre il legale difensore Alessandro Chirivì commenta: “Attendiamo di conoscere le motivazioni di questa sentenza che ci sembra infondata. Prepariamo ricorso in appello”.

  • Molestie a bambine Chiesti 4 anni e 6 mesi di condanna per sacerdote

    Molestie a bambine Chiesti 4 anni e 6 mesi di condanna per sacerdote

    FOGGIA – La Procura chiede la condanna a 4 anni e 6 mesi di reclusione di don Nicolangelo Rossi, 79 anni, originario di Pesco Sannita (in provincia di Benevento), l’ex vice parroco del «Sacro Cuore» accusato di atti sessuali su quattro bambine che sarebbero state molestate dall’anziano sacerdote, nell’estate 2006, mentre si confessavano nella chiesa al rione Candelaro.

    Il pm Vincenzo Maria Bafundi ha parlato per oltre un’ora ieri mattina nella lunga udienza celebratasi a porte chiuse davanti al gup Antonio Diella, in quanto la difesa ha optato per il processo abbreviato condizionato alla trascrizione di un colloquio registrato tra i genitori di una delle presunte vittime ed un altro sacerdote, all’insaputa di quest’ultimo. L’udienza, iniziata poco dopo le 9, è proseguita sino alle 13.30 con requisitoria del pm e arringhe degli avvocati di parte civile Michele Sodrio, Michele Vaira, Sergio Cangelli, Antonio Bove e Antonio Leonardo, che tutelano gli interessi delle 4 minorenni e dei loro genitori e che hanno chiesto la condanna del prete e risarcimento per circa oltre 500mila euro complessivi (degli interventi delle parti civili riferiamo a parte, ndr).

    L’udienza è stata rinviata a marzo per dar spazio alla difesa, con gli avv. Franco e Donatella Ventarola che solleciteranno l’assoluzione del sacerdote: come si può credere – sarà uno degli argomenti difensivi – che quattro ragazzine siano state molestate durante la confessione in una chiesa molto affollata in quell’estate del 2006 perchè la Parrocchia aveva organizzato i giochi estivi, e nessuno se ne sia reso conto? Don Rossi, che da tempo non vive più a Foggia, anche ieri non era presente in aula.

    Il sacerdote si dice innocente: per questa vicenda fu arrestato nel maggio 2007 dagli agenti della sezione reati contro la persona della squadra mobile, posto ai domiciliari dove rimase per quattro mesi quando il gip lo rimise in libertà. Il pm, considerata l’età e lo stato d’incensuratezza del sacerdote, ha chiesto al gup di concedere all’imputato le attenuanti generiche equivalenti all’aggravante di aver abusato della suo funzione di ministro del culto e del fatto che le minorenni gli erano state affidate.

    Parlando per oltre un’ora il pm Bafundi, che coordinò le indagini della polizia e nell’aprile di un anno fa chiese il rinvio a giudizio del sacerdote, ha ripercorso le tappe dell’inchiesta e si è soffermato sul racconto delle quattro vittime, ribadito nel giugno 2007 nel corso dell’incidente probatorio svoltosi davanti a tutte le parti processuali interessate: in quella circostanza le minorenni ribadirono d’essere state toccate mentre si confessavano al «Sacro cuore» con don Nicolangelo. Dichiarazioni convergenti quelle delle vittime – ha ricordato il pm – e che escludono la possibilità che si siano accordate per calunniare il sacerdote, nei confronti del quale peraltro non avevano motivi di rancore. Bisogna credere alle bambine – ha detto il pm chiedendo la condanna del sacerdote – perchè i loro sono racconti spontanei, convergenti e riscontrati dalle indagini della squadra mobile. Quali riscontri? Le reazioni immediate delle ragazzine subito dopo essere state molestate nel confessionale, confermate da alcuni testi. E che le minorenni non abbiano inventato nulla, lo dimostra anche – nell’ottica accusatoria – la consulenza psicologica alla quale furono sottoposte durante le indagini preliminari proprio su ordine della Procura, con gli psicologi che hanno confermato l’attendibilità delle vittime.
    15 Febbraio 2011

    www.lagazzettadelmezzogiorno.it/not…1&IDCategoria=1

    Durissimo attacco delle parte civili: «Don Nicola non merita attenuanti»
    Ha parlato anche di «congiura del silenzio» l’avv. Michele Sodrio, legale di parte civile per una delle quattro bambine che sarebbero state molestate da don Nicolangelo Rossi, nel chiedere ieri mattina la condanna del sacerdote e un risarcimento di 250mila euro: 200mila euro per la bambina, 50mila per i genitori. A dire del legale altri sapevano nella chiesa del «Sacro cuore» dei comportamenti dell’imputato, prim’ancora che le denunce delle bambine e l’indagine di Procura e squadra mobile portasse all’arresto del sacerdote. Per l’avv. Sodrio, contrariamente a quanto sostenuto dal pm, don Nicolangelo Rossi non merita la concessione delle attenuanti generiche «perchè i fatti sono gravissimi: parliamo di bambine molestate da un sacerdote al quale erano state affidate per confessarsi».

    La parte civile concorda invece col pm nel rimarcare l’attendibilità delle vittime: dichiarazioni convergenti, spontanee, ribadite nell’incidente probatorio. Nel motivare la richiesta di danni così alta, l’avv. Sodrio ha parlato dei danni psicologici subiti dalla bambina tuttora turbata, tanto da avere difficoltà a dormire. L’avv. Michele Vaira, il legale della bambina la cui denuncia diede il via all’inchiesta giudiziaria, ha anticipato che l’eventuale risarcimento (non ha quantificato i danni) verrà devoluto in beneficenza, come annunciato sin dal primo momento dai genitori della bambina che per primi presentarono denuncia in Procura. In arringa l’avv. Vaira, per chiedere la condanna di don Nicolangelo Rossi, si è soffermato a lungo su quanto dichiarato da un altro sacerdote della parrocchia del «Sacro cuore».

    A pubblico ministero e difensori che lo interrogarono nel corso delle indagini, il testimone escluse di aver mai sentito voci imbarazzanti sul conto del vice parroco; ma quando parlò con i genitori della bambina molestata (registrarono il colloquio all’insaputa del prete, registrazione entrata negli atti processuali) il testimone – ha rimarcato l’avv. Vaira – disse bel altro, confermò di aver sentito voci su don Nicolangelo; d’aver informato i superiori; e che li avrebbe subito avvertiti di quella denuncia. Per l’avv. Vaira il sacerdote («è il nostro miglior teste d’accusa») diceva la verità quando parlava con i genitori della vittima: se così non fosse, perchè mai avrebbe dovuto confermare ai genitori della bambina che circolavano voci imbarazzanti sul collega?

    Il legale nei prossimi giorni depositerà anche una memoria difensiva per ribadire la richiesta di condanna del prete e chiedere che non gli vengano concesse le attenuanti generiche: «ha negato l’evidenza delle prove, non ha mai chiesto scusa, non merita attenuanti» dice l’avv. Vaira alla «Gazzetta». Sia Sodrio che Vaira ribadiscono che, in caso di condanna del sacerdote, avvieranno subito una causa civile contro l’Opera don Bosco dei salesiani di Roma e la parrocchia Sacro Cuore per chiedere loro il risarcimento danni, quali «datori» di lavoro del prete.
    15 Febbraio 2011

    www.lagazzettadelmezzogiorno.it/not…DNotizia=404419

    Le tappe. Dalla denuncia al processo
    9 agosto 2006 I genitori di una bambina presentano un esposto in Procura, denunciando che la figlia è stata molestata da un prete mentre la confessava nella chiesa del «Sacro Cuore».

    11 maggio 2007 Don Nicolangelo Rossi, ex vice parroco della chiesa foggiana, arrestato a Taranto dalla squadra mobile foggiana su ordinanza del gip che lo manda ai domiciliari per atti sessuali su minorenni in un istituto salesiano della Campania: il prete respinge le accuse.

    17 giugno 2007 Incidente probatorio in Tribunale per interrogare le 4 presunte vittime: confermano d’essere state toccate dall’indagato.

    24 settembre 2007 Il gip rimette in libertà don Nicolangelo Rossi, imponendogli l’obbligo di dimora a Vico Equense.

    Giugno 2008 Revocato anche l’obbligo di dimora.

    6 aprile 2010 Dopo quasi quattro anni di indagini e una consulenza psicologica per verificare l’attendibilità delle presunte vittime, il pm Vincenzo Maria Bafundi chiede il rinvio a giudizio di don Rossi per atti sessuali su 4 minorenni.

    19 maggio 2010 Inizia l’udienza preliminare davanti al gup Antonio Diella, subito rinviata. Si costituiscono parte civile contro il sacerdote le 4 bambine e i loro genitori.

    30 giugno 2010 La difesa di don Rossi annuncia che chiederà il processo abbreviato davanti allo stesso gup.

    21 luglio 2010 Le parti civili chiedono di poter citare nel giudizio in corso, ai solo fini della responsabilità civile, Opera don Bosco e parrocchia Sacro cuore quali «datori di lavoro» dell’imputato; la difesa si oppone.

    22 settembre 2010 Il gup accoglie la richiesta delle parti civili di citare salesiani e parrocchia.

    7 febbraio 2011 Opera don Bosco e Sacro Cuore estromesse dal processo su richiesta del loro legale: non poterono partecipare all’incidente probatorio quando si formò la prova. Per la parte civile è importante comunque la decisione del gip di poterle citarle in giudizio: preannunciano l’avvio di una causa civile contro Salesiani e sacro Cuore.

    14 febbario 2011 Il pm chiede 4 anni e 6 mesi per don Rossi; richiesta di condanna ribadita anche dai legali delle 4 bambine che sarebbero state molestate.
    15 Febbraio 2011

    http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/not…DNotizia=404420

  • Gli scheletri nell’armadio della diocesi di Savona e dei vescovi savonesi

    Gli scheletri nell’armadio della diocesi di Savona e dei vescovi savonesi

    Vi proponiamo alcuni minuti degli audio che il clero savonese non avrebbe mai voluto fossero ascoltati. Esistono più di 400 minuti di registrazioni ambientali con vari prelati, abbiamo selezionato una delle storie, quella di cui abbiamo anche la confessione del pedofilo, oltre all’ammissione del vescovo che ne era perfettamente al corrente già nel 2008, registrazioni precedenti al 2008 dimostrano che già il vicario generale e gli ultimi quattro vescovi erano perfettamente al corrente degli abusi, la testimonianza anche dei due colleghi di Giraudo, parroco e vice che affermano che negli anni 80, furono informati dai vescovi della situazione di Giraudo.

    Ancora la testimonianza di un altro sacerdote che denuncia l’omertà dei vescovi. Ma adesso ascoltate, vi chiarirà le idee soprattutto sulle ultime dichiarazioni del vescovo di Savona. http://www.youtube.com/watch?v=ZJz8mP… Questo documento sarà consegnato personalmente al vescovo Lupi giovedì mattina presso il Vescovado di Savona, corredato di un fascicolo contenete un video messaggio, documentazione e la petizione di firme raccolta per chiedere al vescovo Lupi di dimettersi.

    Lo stesso materiale verrà inviato alla Santa Sede presso la Città del Vaticano alla quale chiederemo che venga esaminato ed utilizzato per sottoporre a Processo Canonico gli ultimi quattro vescovi savonesi, in quanto crediamo ci siano delle gravi responsabilità oggettive e soggettive dalle quali però, il clero savonese non sembra volersi assumere responsabilità alcuna.

    Nella Denunzia-Querela che presenteremo al Tribunale Canonico, chiederemo l’immediata rimozione di Vittorio Lupi dalla carica di vescovo. Chiederemo in oltre che vengano risarcite le vittime note, quelle che a causa della mancata denuncia di Lupi nel 2008 non potranno più essere risarcite. Chiederemo anche di valutare la mancata applicazione da parte dei vescovi delle recenti direttive disposte dal Papa e dalla Santa Sede. In queste ore un nostro esperto in Codice Canonico, sta terminando la corretta stesura dell’esposto che sarà inviato alle varie autorità Vaticane competenti chiedendo che intervengano.

  • Riccione – Molestie a minori, prete scagionato

    Riccione – Molestie a minori, prete scagionato

    Notizia del 01/02/2011 – 17:00

    Il tribunale di Rimini ha archiviato le accuse nei confronti del sacerdote indagato nell’agosto scorso

    RICCIONE – Alla fine i due ragazzini non sono stati creduti, e le accuse di molestie a carico del prete sono state archiviate dal tribunale di Rimini. Da subito la polizia ha proceduto con i piedi di piombo per valutare l’attendibilità delle dichiarazioni dei due ragazzini, evidentemente rivelatesi infondate. Probabilmente i due minorenni hanno agito per nascondere una malefatta.

    La vicenda era emersa lo scorso agosto a Riccione quando due minorenni avevano confessato ai propri genitori di essere stati abbordati da un religioso straniero che avrebbe proposto loro un incontro a luci rosse. Non solo, il prete si sarebbe sbilanciato con i due giovani indicando anche quale avrebbe potuto essere l’alcova in cui potersi appartare indisturbati: un casolare abbandonato. I due minorenni, impauriti, erano scappati immediatamente a casa e i familiari avevano allertato le forze dell’ordine. A quel punto era partita l’indagine che aveva portato ad individuare il sacerdote, alla conclusione il caso è stato archiviato.