Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Gli spergiuri del Papa Emerito – Sia in Germania che in Italia

    Gli spergiuri del Papa Emerito – Sia in Germania che in Italia

    Nelle settimane scorse un’inchiesta di Die Zeit aveva criticato l’operato di Benedetto XVI, ai tempi in cui era arcivescovo di Monaco e Frisinga. Secondo il giornale ci sono prove del fatto che abbia coperto un prete pedofilo.

    Dal Vaticano immediata la smentita del suo segretario, mons. Georg Gaenswein: «L’affermazione che egli fosse a conoscenza degli antefatti», ovvero accuse di abusi sessuali, «al momento dell’ammissione del padre Peter Hullermann è falsa. Di tali fatti precedenti non aveva alcuna conoscenza».

    Per i media italiani, tranne pochissimi, la notizia è quella che il Papa Emerito respinge le accuse, nei fatti neppure avanzate da vittime o associazioni, ma da una Commissione d’inchiesta condotta dallo studio legale Westpfahl Spilker Wastl.

    Par davvero strano nessuno ricordi la recentissima storia del Papa Emerito (poi dimesso), che nel 2004 (prima di diventare papa) fu trascinato in tribunale da un avvocato di Houston (Texsas) per intralcio alla giustizia. Nel 2005, diventato Papa, uscì da quel processo, reclamando in quanto capo di Stato, l’immunità.

    Pare strano pure, che nessuno ricordi il suo coinvolgimento in casi italiani, come quello di don Nello Giraudo a Savona, quello di don Pietro Tosi a Ferrara (dal cui stupro nacque Erik Zattoni) oppure quello dell’Istituto cattolico per bambini sordi Provolo di Verona, fu proprio il suo papato a volere la commissione di inchiesta nel 2010, che però finì nel nulla insieme al caso di don Nicola Corradi, poi condannato in Argentina a 42 anni di carcere per altri stupri, sempre su bambini sordi dell’Istituto Provolo, questa volta quello sudamericano, al quale Ratzinger lo lasciò a capo.

    Giornalisticamente oggi, limitare al fatto che il Papa emerito ha respinto le accuse di Monaco dimenticando la sola cronaca scritta ieri, da chi oggi pare avere un buco nero nella mente, trovo sia davvero di cattivo gusto ed offensivo per il pubblico, quasi preso per stupido da chi invece dovrebbe illuminarlo.

    Zanardi

  • Gli ipocriti

    Gli ipocriti

    Il Parlamento italiano avvierà un’indagine pubblica sulla pedofilia. Lo ha dichiarato il primo ministro Mario Draghi in seguito all’ondata di indignazione manifestata dall’opinione pubblica per lo shock provocato da un documentario intitolato Non dirlo a nessuno in cui si dà voce alle vittime di stupri che coinvolgono il clero italiano e si punta il dito contro la pratica di spostare preti pedofili da una parrocchia all’altra. Il video, trasmesso su Youtube, in pochi giorni ha avuto oltre 20 milioni di visualizzazioni. Draghi ha annunciato la convocazione di una Commissione parlamentare ad hoc dopo una riunione del suo gabinetto, vice primi ministri compresi, con i presidenti dei due rami del Parlamento, Casellati e Fico.

    Come riporta l’agenzia Nova, la commissione «si occuperà di tutti, ovviamente senza escludere il clero, ma anche di coloro che appartengono alla comunità artistica o al corpo docente e sono in contatto con minori», ha specificato il premier. L’ambito operativo della commissione, più in dettaglio, sarà presto reso noto. L’obiettivo non è quello di «stigmatizzare qualcuno, ha sottolineato Draghi. «Si tratta di un fenomeno che purtroppo, statisticamente, si manifesta in diversi ambienti, da sradicare senza sconti per nessuno». Uno scopo collaterale ma altrettanto importante è quello di stanare i casi di insabbiamento. «Non ci saranno più concessioni al silenzio, non si può tacere su simili questioni. Sono fondamentali per la normalità della vita sociale», ha aggiunto il presidente del Consigli. Il capo dell’esecutivo ha assicurato che in Commissione saranno chiamati anche esponenti dell’opposizione.

    Ecco, avete appena letto una fake news, o meglio, una notizia fantascientifica. Per ritornare nella realtà dovete sostituire “Italia” con “Polonia”, “Mario Draghi” con “Mateusz Morawiecki” e “clero italiano” con “clero polacco”. Già perché questo è accaduto davvero diversi mesi fa nella Polonia ultra-cattolica, terra del papa santo Giovanni Paolo II – che notoriamente non fu un paladino della lotta contro la pedofilia all’interno della sua Chiesa.

    E che dire di quanto accaduto in Francia con la pubblicazione del rapporto Ciase all’inizio di ottobre? La storia è nota ma vale la pena sintetizzarla. Dopo la scoperta di una settantina di casi avvenuti nell’ultimo decennio, e lo scandalo del vescovo di Lione, Barbarin, accusato di aver protetto un prete pedofilo seriale, la Chiesa francese ha commissionato un’indagine indipendente. In 3 anni di inchiesta è stata accertata l’esistenza di circa 3mila preti pedofili ed è stata fatta una stima di circa 210mila vittime.

    Lo scandalo che ne è seguito è arrivato a mettere finalmente in discussione anche il sacramento della confessione. Già perché, come denunciamo da anni su Left è nell’ambito della confessione (ovvero in un rito dall’inizio e dalla fine indefiniti) che avvengono gran parte degli stupri e delle violenze nel clero. La segretezza che grava sul rito è lo scudo dietro cui le gerarchie ecclesiastiche hanno protetto, nel mondo, migliaia di sacerdoti pedofili. E continuano a farlo.

    A parte questo, il fatto cruciale è che in Italia, invece, nonostante siano almeno 300 i sacerdoti denunciati negli ultimi 20 anni (stando agli archivi d’agenzia e al database di Rete L’Abuso) e intere diocesi siano state coinvolte in presunti insabbiamenti – come quella di Verona (caso dei sordomuti dell’istituto Provolo), Milano (don Galli), Enna (don Rugolo) solo per citarne alcune – non c’è traccia dell’intenzione da parte delle autorità civili, men che meno di quelle ecclesiastiche, di mettere un punto e avviare un’indagine conoscitiva su scala nazionale quanto meno per mappare il fenomeno criminale della pedofilia di matrice clericale.

    Sarebbe un segnale importantissimo, sarebbe un efficace deterrente, sarebbe il primo vero mattoncino su cui costruire la prevenzione degli abusi. Lo dimostrano i risultati delle inchieste che dal Duemila in poi sono state realizzate in mezzo mondo: Stati Uniti, Irlanda, Germania, Regno Unito, Australia, Belgio, Olanda, Rep. Dominicana, Cile, Argentina, Brasile.

    Da noi niente. Come se il problema non esistesse. O come se i bambini non esistessero?
    «Troppi sacerdoti (negli Usa, ndr), tra il 4 e il 6% nell’arco di 50 anni (1950-2000), hanno agito contro il Vangelo e contro le leggi. Dal momento che i vescovi americani hanno preso sul serio la lotta contro questo male, dal 2002, non ci sono quasi più accuse di nuovi casi… Mi preme dire che l’Italia non ha ancora vissuto un tale momento di verità riguardo l’abuso sessuale e lo sfruttamento del potere riguardo il passato». Questo non lo diciamo noi di Left… L’ha detto il 21 agosto 2018 padre Hans Zollner, psicologo membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori e presidente del Centre for child protection della Pontificia università gregoriana. In pratica Zollner ha detto che sarebbe sciocco pensare che in altri Paesi come l’Italia non sia accaduto lo stesso ma non si fa nulla. Sono passati oltre tre anni da quella sua dichiarazione inquietante senza che chi di dovere l’abbia raccolta e trasformata in un’inchiesta concreta.

    Attualmente il clero italiano è composto da circa 52mila persone. Il 4-6% sono 2-3mila individui. In Francia a fronte di circa 3mila pedofili sono state individuate 210mila vittime. Non sono elementi sufficienti per preoccuparsi? Noi riteniamo di sì e andiamo anche oltre la “semplice” preoccupazione. Nella giornata mondiale per i diritti umani indetta dalle Nazioni unite che ricorre il 10 dicembre siamo infatti qui a pretendere – nuovamente – dal “nostro” Stato laico l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla pedofilia di matrice clericale. Ora e subito.

    Come ha dimenticato di far notare Lucetta Scaraffia in un articolo sulla Stampa dell’11 novembre – in cui lei si chiede come mai nel nostro Paese non sia stata avviata alcuna inchiesta sugli abusi del clero e perché i giornali a parte il suo non indaghino (!) – è questa una battaglia che purtroppo a livello mediatico solo il nostro settimanale sta portando avanti da anni con convinzione e dati alla mano. Senza guardare in faccia nessuno.

    Left infatti tra le altre cose ha contribuito all’indagine conoscitiva che nel gennaio del 2019 ha portato il governo italiano di fronte al Comitato Onu per i diritti dell’infanzia con l’accusa di fare poco o nulla per garantire l’incolumità ai bambini che frequentano chiese, parrocchie, oratori, scuole religiose etc, e per sollecitare il Vaticano e la Chiesa italiana a una maggiore responsabilità.

    Già, Scaraffia, c’eravamo noi a Ginevra, all’incontro che lei cita nel suo articolo, con le nostre inchieste a rappresentare le istanze delle vittime a fianco di Francesco Zanardi, il presidente di Rete L’Abuso. «Persona certo meritevole ma così coinvolto personalmente – lui stesso, da bambino ha subito gli abusi di un prete – da indurre molti a mettere in dubbio le sue informazioni» scrive Scaraffia.

    Davvero si pensa che Zanardi non sia credibile in quanto vittima? Evidenziamo questo perché pensiamo che l’assenza di fiducia nei confronti di chi denuncia di aver subito uno stupro sia una delle matrici “culturali” del problema da risolvere. Questa “idea” come emerge nella nostra storia di copertina ricade con violenza sia sui minori che sulle donne. E chi sostiene di averne a cuore l’incolumità non può non prenderne atto.

    Quanto ai doveri delle nostre istituzioni, l’inchiesta parlamentare sarebbe un segno concreto di adesione convinta alla Convenzione Onu del 1948, convenzione che porta con sé quella sui diritti dell’infanzia del 1989 (anche questa ratificata dall’Italia). In questa c’è scritto che ogni bambino deve poter crescere in un ambiente sano e ricevere affetto e che ha il diritto di essere protetto da qualsiasi abuso o sfruttamento.

    La “sicurezza” che tanto sta a cuore ai partiti di governo non riguarda forse anche i minori? La Lega sempre in prima linea sui “fatti” di Bibbiano perché non alza mai la voce quando c’è di mezzo un prete o un monsignore? Un bimbo di otto anni non ha forse diritto di giocare nel campetto dell’oratorio o di partecipare a un campo scout senza correre il rischio di essere violentato dall’“educatore” in tonaca o dal laico devoto che “insegna” religione?

    Come mai i diritti umani dei bambini troppo spesso finiscono nel dimenticatoio? Ad alcune di queste domande vogliamo provare a rispondere avvalendoci del contributo dello psichiatra e psicoterapeuta Andrea Masini, direttore della rivista di psichiatria Il sogno della farfalla. Nell’attesa che governo e Parlamento rispondano al quesito nostro e di tantissime vittime: perché in Italia non è mai stata avviata un’inchiesta sulla pedofilia nel clero? Cosa aspettate?

    https://left.it/2021/12/09/gli-ipocriti/

  • In Italia mancano ancora le indagini sugli abusi della chiesa

    In Italia mancano ancora le indagini sugli abusi della chiesa

    Pauline Valkenet 3 novembre 2021, 08:52 – Colpisce la dichiarazione del sacerdote e teologo tedesco Hans Zollner, all’inizio di ottobre. Il tedesco, che consiglia papa Francesco sulla dolorosa e spinosa questione degli abusi sessuali all’interno della Chiesa, è sembrato sollecitare la Conferenza episcopale italiana ad avviare un’indagine approfondita su tali abusi in Italia. Perché Zollner ha dichiarato al quotidiano italiano La Repubblica poco dopo la pubblicazione in Francia di un corposo servizio al riguardo: “Le chiese cattoliche di altri Paesi dovrebbero ora avere lo stesso coraggio della chiesa francese. Spero che anche l’Italia si attivi. L’unico modo è quello della verità e dell’onestà”.

    Il rapporto francese è opera di una commissione d’inchiesta indipendente, nominata dalla Conferenza episcopale francese nel 2018. I ricercatori hanno cercato negli archivi dei tribunali, della polizia e delle chiese e hanno interrogato i testimoni. Hanno concluso che circa 216.000 bambini e giovani all’interno della Chiesa cattolica romana sono stati abusati sessualmente dal clero dal 1950. Quattro vittime su cinque erano ragazzi. I ricercatori hanno anche stimato il numero dei colpevoli: circa tremila.

    Hans Zollner potrebbe aver fatto riferimento all’Italia in particolare perché è così plausibile che gli abusi sessuali si siano verificati qui almeno altrettanto spesso. Dopotutto, quasi l’80 per cento degli italiani si definisce cattolico; è la religione predominante. Anche la sede mondiale della Chiesa è in mezzo a loro.

    Ovunque, anche nel borgo più schizzinoso, ci sono chiese cattoliche. I pastori nelle loro lunghe vesti nere fanno parte della scena di strada italiana tanto quanto le vespe e gli espresso bar. Eppure gli abusi sessuali sui bambini all’interno della Chiesa italiana non sono stati ancora scrutinati, figuriamoci in un ampio rapporto riassunto in parole e cifre come è avvenuto ora in Francia. In precedenza, erano già state condotte ricerche sull’entità degli abusi da parte di sacerdoti negli Stati Uniti, in Australia, Irlanda, Paesi Bassi e Germania, tra gli altri.

    Nessun effetto Le vittime di abusi in Italia reagiscono con scetticismo alla dichiarazione di Zollner. “Me ne scrollo di dosso”, dice Francesco Zanardi, soffiando il fumo dalla sigaretta.

    Zanardi (51) è il presidente dell’Associazione italiana vittime di abusi ecclesiastici Rete l’Abuso. Da ragazzo è stato abusato e violentato da un prete per molti anni. Tutto è iniziato nel 1981, quando aveva tredici anni. Nel 2010 Zanardi fonda l’associazione. Sono 1.300 le vittime registrate da Rete l’Abuso. Durante una videochiamata dalla sua casa di Savona, nel nord dell’Italia, Zanardi dice: “Perché penso che le parole di Zollner non avranno effetto? Perché nel 2019, come rappresentante delle vittime di abusi a Roma, ho fatto visita al Papa e gli ho chiesto chiarezza e chiarimenti.

    Devi conoscere e capire un problema prima di poterlo risolvere. Ne avevo già discusso con altri alti funzionari del Vaticano. Dissero tutti: “Hai ragione, dobbiamo fare qualcosa”. Ma ciò che conta sono le azioni. E non ce ne sono. “Lo scandalo degli abusi all’interno della Chiesa cattolica va avanti da oltre vent’anni; Paese dopo Paese, la sconvolgente verità sta emergendo. Ma non in Italia. Non ci sono statistiche. Il fenomeno non è oggetto di indagine. Non esiste un fondo per il risarcimento delle vittime. Il governo, la chiesa, il parlamento… non hanno mai fatto nulla in quella direzione».

    Mappa piena di puntine rossi Rete l’Abuso ha raccolto gli unici dati sugli abusi all’interno della chiesa italiana. Il sito web contiene una mappa interattiva piena di spille rosse con informazioni sui sacerdoti condannati. Cioè 160. Se clicchi sul sud Italia, ad esempio, leggerai: ‘Don N. R., condannato a Foggia a due anni e due mesi di reclusione nel 2007 per maltrattamento di bambine in confessionale’. E al nord: “A Lombardore, Don P. M. ha fatto una sega ai ragazzi. Nel 2010 gli sono stati chiesti quattro anni e due mesi”.

    Rete l’Abuso ha raccolto anche i dati degli ecclesiastici in attesa di giudizio o che sono stati denunciati: si tratta anche di circa 160.

    Basandosi sui numeri francesi, l’allegro presidente dell’associazione osa fare una stima approssimativa della reale portata di questo crimine in Italia negli ultimi sette decenni. “La matematica non è un’opinione”, dice e accende un’altra sigaretta.

    “In Francia ci sono 22mila sacerdoti, di cui 3000 perpetratori. Ciascuno di essi ha causato in media 72 vittime. In Italia ci sono 57.000 sacerdoti, quasi il triplo. 8000 sacerdoti che hanno abusato ciascuno di 72 bambini: ciò significa circa mezzo milione di vittime. E poi siamo ancora nella parte bassa, perché il rapporto francese conta solo le vittime che sono ancora vive. Ma quanti non sono morti per droga, alcol o suicidio? Non lo sappiamo”. L’attività era scaduta L’italiano medio non avrà idea di questa potenziale dimensione. L’abuso sessuale all’interno della loro chiesa non è mai stato oggetto di dibattito pubblico. L’unico caso di rilievo che ha ricevuto molta attenzione mediatica è stato quello della scuola cattolica per bambini sordomuti Antonio Provolo di Verona. Nel 2008, 67 ex studenti hanno accusato di abusi i 25 sacerdoti che li avevano istruiti. Non ci sono state azioni legali perché i casi erano prescritti.

    Da allora, i media hanno regolarmente riportato altri casi di abusi in chiesa. Uno dei più recenti, ad esempio, è quello di don Giuseppe R. Il chierico è stato arrestato in Sicilia ad aprile dopo che un uomo di 28 anni lo aveva denunciato; aveva 16 anni quando sarebbero iniziati gli abusi di R.. Il vescovo locale aveva offerto alla vittima del silenzio denaro e aveva cercato altri modi per tenere la faccenda nascosta; R. era stato trasferito in una diocesi del nord Italia.

    Ma il 7 ottobre è iniziata la causa contro di lui. I giornali e le agenzie di stampa online ne parlano, e il ben visto programma The Hyenas ha mandato in onda un lungo servizio sulla televisione nazionale, completo di un vescovo che schiva le domande difficili del giornalista.

    Tre libri sulla pedofilia Tuttavia, il giornalista Federico Tulli (55) ritiene che il modo in cui il giornalismo italiano tratta gli abusi sessuali all’interno della chiesa sia forse la ragione principale del fatto che in Italia non è stata condotta alcuna indagine.

    Tulli lavora per il settimanale Sinistra e ha scritto tre libri sulla pedofilia all’interno della chiesa. Nella luminosa redazione, a due passi dall’imponente Cattedrale di San Giovanni in Laterano a Roma, il pensieroso Tulli analizza: “I giornali contengono solo brevi storie di singoli delitti, come quello di Don R.. Questo dà al lettore la l’impressione che si tratti di casi isolati. I giornali non dipingono mai un quadro completo degli abusi in tutto il paese nel corso degli anni. Non spiegano come i preti pedofili siano stati sistematicamente trasferiti in altre parrocchie.

    Perché il Corriere della Sera non ci dedica mai due pagine intere? L’hai rivisto in ottobre: ​​sono comparsi documenti sul rapporto francese, ma non hanno menzionato anche gli altri Paesi in cui sono stati rilevati abusi su larga scala da parte di sacerdoti». Il risultato, secondo Tulli, è che non c’è una massa critica di italiani che reagisce, che avvia un dibattito pubblico, che fa pressione sulla chiesa e sulla politica.

    Gli articoli sui giornali sui casi di abuso finiscono spesso con un paragrafo sulla risposta del Papa: “Francesco ha espresso rammarico per questo” o “Il Papa esprime la sua tristezza per questo caso”.

    Federico Tulli ritiene che gli autori diano l’impressione che l’amministratore delegato sia attivamente coinvolto nella questione e stia sicuramente lavorando a una soluzione. In altre parole, i lettori non devono preoccuparsene. Tulli: “Poiché molti giornalisti fanno male il loro lavoro, gli italiani hanno una visione distorta o parziale degli abusi sessuali all’interno della loro chiesa”. sottomissione psicologica Come mai i giornalisti qui sono così acritici quando si tratta di questo problema? Tulli: “Penso che molti colleghi non sappiano esattamente cosa sia la pedofilia e quanto sia dannoso per un bambino subire abusi sessuali. E c’è la sottomissione psicologica: la maggior parte dei giornalisti sono essi stessi cattolici. Quasi tutti sono cresciuti in una parrocchia. Sono sposati in chiesa, loro e le loro famiglie frequentano i sacerdoti. Molti dei miei colleghi non vogliono vedere che ci sono dei mostri lì dentro”.

    L’attenzione dei media stranieri

    Nel 2017 Matteo Mantero, allora deputato del Movimento Cinque Stelle, è stato il primo parlamentare a porre interrogazioni parlamentari sulla questione. Voleva sapere dal governo come intendesse prevenire gli abusi sessuali sui minori da parte dei sacerdoti e se intendesse risarcire le vittime.

    Le domande di Mantero non hanno mai avuto risposta. La cosa non stupisce Federico Tulli: “Ho chiesto ogni tanto a ministri e portavoce vaticani in conferenze stampa quando ci sarà un’inchiesta in Italia. La loro breve risposta è stata sempre: ‘Questo non è necessario qui’”.

    Tuttavia, alla fine porterà a un’indagine approfondita sugli abusi della chiesa? “Sì”, risponde deciso il giornalista Tulli. “Sono fiducioso che tutta l’attenzione dei media stranieri per gli abusi creerà prima o poi una breccia nella nostra società, che si sta spostando sempre più verso una società laica, anche a causa della globalizzazione. Il numero dei battesimi e dei matrimoni nella chiesa sta diminuendo, i giovani si allontanano sempre più da essa. Potrebbe esserci una situazione in cui gli italiani chiederanno che la chiesa si assuma la responsabilità di questo”.

    Ma il presidente di Rete l’Abuso risponde negativamente: “La Chiesa è troppo potente. Non sperimenterò una simile indagine nella mia vita”.

    https://www.trouw.nl/verdieping/in-italie-blijft-onderzoek-naar-misbruik-in-de-kerk-nog-altijd-achterwege~b821d2eca/

  • Minori vittime di preti pedofili: 298 i procedimenti aperti in Italia, in 144 accertata la colpevolezza

    Minori vittime di preti pedofili: 298 i procedimenti aperti in Italia, in 144 accertata la colpevolezza

    Manca un mese per l’inizio dei lavori del Sinodo dei Vescovi, voluto da Papa Francesco, ed è  uscito il documento preparatorio della XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi.

    Si legge nel testo del documento: “Non possiamo nasconderci che la Chiesa stessa deve affrontare la mancanza di fede e la corruzione anche al suo interno. In particolare non possiamo dimenticare la sofferenza vissuta da minori e persone vulnerabili a causa di abusi sessuali, di potere e di coscienza commessi da un numero notevole di chierici e persone consacrate”.

    Nel 2002, grazie al quotidiano “The Boston Globe”,è emerso lo scandalo che ha travolto l’arcidiocesi di Boston, città simbolo del cattolicesimo americano, con l’accusa di pedofilia nei confronti di 78 preti, oltre al Cardinale Bernard Law che li ha protetti. Il caso è diventato un film nel 2015 “Il caso Spotlight”. Meritatamente il Globe conquistò il Premio Pulizer di pubblico servizio nel 2003 e aprì a numerose indagini sui casi di pedofilia all’interno della Chiesa cattolica.

    In Italia negli ultimi quindici anni tra condanne passate in giudicato e procedimenti ancora aperti il numero è 298. Di questi 144 sono quelli che hanno già confessato o sono stati già giudicati colpevoli nei tribunali.

    A denunciarlo è Francesco Zanardi, fondatore e presidente della Rete Abuso che, attraverso un blog seguitissimo, denuncia gli abusi compiuti dai sacerdoti.

    Su oltre 50.000 prelati italiani, il numero dei pedofili varierebbe tra i 1000 ai 4000.

    Spesso i reati subiti dai minori, vengono denunciati a grande distanza di tempo dalla loro consumazione, e per questo, secondo la legge Italiana, cadono in prescrizione.

    Ciò significa che i Tribunali possono riconoscere colpevoli i preti pedofili; le violenze possono essere provate in sede processuale, così come possono essere provati i danni psichici causati dai continui abusi.

    Tuttavia i rei non sconteranno nemmeno un giorno della loro pena, proprio per l’istituto della prescrizione che estingue il reato: in pratica l’illecito non può più essere punito perchè è trascorso un certo periodo di tempo, previsto dalla legge, per cui lo Stato esaurisce la propria pretesa a perseguirlo.

    Uno su tutti il caso messo in luce da Fanpage nel 2017, sugli abusi cui sono stati sottoposti alcuni bambini sordi ex allievi dell’Istituto Provolo di Verona, una struttura religiosa per sordomuti.

    Nel 2009 tutti gli abusati, ormai adulti, hanno sporto denuncia  per violenze e molestie sessuali perpetrate dai preti quando erano bambini.

    La magistratura italiana ha considerato tutti i reati come prescritti e non ha mai aperto un’inchiesta, mentre oggi, oramai adulti, “quei bambini” raccontano delle brutali violenze cui venivano sottoposti all’età di 6 anni, quando la loro disabilità impediva anche di raccontare. “Non ho mai urlato” dice un ragazzo, “essendo sordo non riuscivo neanche a parlare” . E’ grazie ad apparecchi acustici di ultima generazione che oggi possono raccontare.

    Ingestibile lo sgomento che si prova ascoltando la confessione di uno degli autori delle brutali molestie, che intervistato ammette: “abusavamo dei bambini sordi, eravamo almeno in dieci”.

    E’ ormai risaputo, scientificamente accertato che un bambino abusato  dovrà affrontare conseguenze devastanti, uno shock psicologico tremendo tanto più perchè incapace di comprendere ciò che sta accadendo. Dall’altra parte, nelle confessioni del carnefice, non un minimo di  rammarico, di ravvedimento, di assunzione di responsabilità per le atrocità commesse.

    E’ questo uno di quei casi in cui viene spontaneo chiedersi… esiste davvero la giustizia?

    https://picchionews.it/varie/minori-vittime-di-preti-pedofili-298-i-procedimenti-aperti-in-italia-in-144-accertata-la-colpevolezza

  • Condannato a 42 anni di carcere per aver stuprato bimbi sordi in Italia e Argentina – Morto prete grazie a Papa Francesco

    Condannato a 42 anni di carcere per aver stuprato bimbi sordi in Italia e Argentina – Morto prete grazie a Papa Francesco

    È morto mercoledì in Argentina, don Nicola Corradi, il prete che dall’Istituto per sordi Antonio Provolo di Verona che già nel 1970, riconoscendo le sue tendenze pedofile lo spostava in Argentina, prima a La Plata, poi a Mendoza, dove a più di 85 anni è stato condannato da una giustizia che i crimini li prende sul serio.

    42 anni per abusi sessuali ai danni di bambini sordi del solo istituto mendocino, per La Plata oramai prescritti.

    Questo criminale italiano già presente in Argentina dai tempi in cui Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires, neppure da papa ha mai affrontato la cosa facendo giustizia, malgrado gli appelli delle vittime e neppure dopo l’accertata condanna e che dopo la morte, in Italia raccoglie anche il silenzio dei media. Sia mai che i giornali parlino male del papa…

    Di fatto, don Nicola Corradi, muore prete.

    Tolleranza 0, o credibilità 0 ?

    Caro Bergoglio, qui non vale la stampa amica, ma la testimonianza e la scontentezza delle vittime, puntualmente disilluse dai fatti.

    in Italia come in Canada e in tutto il globo….

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2019/11/25/esclusivo-caso-provolo-lettura-della-sentenza-di-condanna-nicola-corradi-a-42-anni-horacio-corbacho-45-armando-gomez-a-18/

  • I querelanti nel secondo processo per abusi sessuali al Provolo chiedono ‘fine ai ritardi’

    I querelanti nel secondo processo per abusi sessuali al Provolo chiedono ‘fine ai ritardi’

    Vittime e parenti hanno chiesto la “fine dei ritardi” nel processo a due suore e altre sette donne accusate di complicità negli abusi sessuali su bambini sordi presso l’Istituto Antonio Próvolo per bambini sordi e non udenti nella provincia di Mendoza, che è stato rinviato la scorsa settimana a causa di un caso di coronavirus.

    Il secondo processo in questo caso, che ha scosso la Chiesa cattolica nella patria di Papa Francesco e che ha già visto due sacerdoti condannati a 40 anni di reclusione nel 2019, è stato rinviato lunedì scorso di due settimane quando gli avvocati della difesa lo hanno affermato uno di loro è isolato a causa del Covid-19.

    “Gli avvocati difensori delle suore fanno i loro brutti scherzi da 18 mesi ormai. Non hanno altro modo per ritardare il processo perché non hanno nulla a loro favore. Se è un caso di Covid, va bene, aspetteremo fino a maggio. , ma poi non facciamo un caso di Covid e poi un altro “, ha avvertito Ariel Lizarraga, il padre di Daiana, il primo a denunciare gli abusi al centro di Mendoza, parlando ad AFP.

    Le suore accusate sono Kosaka Kumiko, giapponese agli arresti domiciliari, e Asunción Martínez, nata in Paraguay. Sul banco degli imputati anche il legale rappresentante dell’Istituto Próvolo, uno psicologo, un cuoco e quattro direttori nel periodo tra il 2004 e il 2016 quando si sono verificati gli abusi e gli stupri di bambini di età compresa tra i quattro ei 17 anni.

    “Comprendiamo il contesto della pandemia, ma è tempo di porre fine ai ritardi. Abbiamo bisogno che questo processo inizi e venga risolto in modo da poter continuare la nostra vita, ripristinando i loro diritti alle vittime”, aggiunge Érica Labeguerie, sorella di Claudia, un’altra delle vittime che oggi ha 27 anni e madre di un ragazzo.

    Il processo, con circa 100 testimoni che dovrebbero testimoniare, “è molto importante perché segnerà la chiusura per una grande quantità di dolore e rivittimizzazione”.

    “Le suore erano quelle incaricate di ospitare le ragazze, trasmettendo un grande terrore e una parte essenziale di tutto ciò che accadeva nell’istituto”, afferma Erica Labeguerie.

    L’imputato dovrà rispondere in tribunale per non aver denunciato gli abusi. Kumiko è anche accusato di aver accarezzato alcune delle 14 vittime che hanno testimoniato nel tribunale di Cámara Gesell.

    Danno permanente

    “So che vinceremo questa prova ma per mia figlia il danno è permanente, irreparabile. L’accompagnamento della famiglia è un piccolo anestetico per questo dolore. Il trauma subito, le atrocità inflitte loro non saranno mai dimenticati”, ha avvertito Lizarraga.

    Il padre di Daiana sostiene che l’imputato “sapeva tutto quello che stava succedendo. Se li avessero denunciati, gli stupri sarebbero cessati”.

    “Stiamo parlando di bambini e adolescenti che sanguinavano e urlavano di dolore. C’è davvero da aspettarsi una condanna con una condanna severa”, aggiunge l’avvocato Sergio Salinas in rappresentanza di nove vittime.

    Carlos Varela Álvarez, che difende le due suore della congregazione di Hermanas de la Huerta, deplora ciò che considera i suoi clienti condannati in anticipo dall’opinione pubblica.

    Le prove sono state “manipolate e distorte”, ha assicurato AFP, insistendo sul fatto che sta difendendo “le persone che si dichiarano innocenti di fronte a un’opinione pubblica che le ha condannate in anticipo e un sistema giudiziario preparato per questo”.

    Antecedenti

    Questo nuovo processo si sta svolgendo dopo che, nel novembre 2019, il tribunale ha condannato il sacerdote argentino di 61 anni Horacio Corbacho e il sacerdote italiano di 85 anni Nicola Corradi a 45 e 42 anni di reclusione rispettivamente per abusi sessuali e stupri di bambini presso il Istituto Próvolo. Le condanne sono state confermate.

    Condannati anche il giardiniere Armando Gómez e l’ex chierichetto Jorge Bordón rispettivamente a 18 e 10 anni dopo essersi dichiarati colpevoli in un processo abbreviato nel 2018.

    Corradi è arrivato in Argentina nel 1970 dall’Istituto Próvolo di Verona, Italia, dove ha avuto origine l’ordine per l’insegnamento dei sordomuti e dove sono già stati denunciati gli abusi, prendendo in carico la sede dell’istituto a La Plata e poi dal 1998 a Mendoza dove è stato incarcerato il 26 novembre 2016.

    Denunciati abusi anche presso l’Istituto Próvolo di La Plata dove le accuse sono indagate senza essere ancora processate nella capitale provinciale di Buenos Aires.

    “La Chiesa cattolica sta coprendo. Non solo non fornisce prove, ma le nasconde. Il Vaticano continua a dimostrare di voler continuare a coprire”, afferma Salinas.

    https://batimes.com.ar/news/argentina/plaintiffs-in-second-provolo-abuse-trial-demand-end-to-delays.phtml

  • Pedofilia: caso Provolo, prescritta la causa a Buenos Aires

    Pedofilia: caso Provolo, prescritta la causa a Buenos Aires

    (ANSA) – CITTA DEL VATICANO, 08 NOV – La Corte di Cassazione di Buenos Aires ha dichiarato prescritto il caso di due sacerdoti e un insegnante di informatica che erano indagati per abusi sessuali nei confronti di bambini con problemi di udito presso l’Istituto Provolo di La Plata. Gli indagati erano i sacerdoti Nicola Corradi, detenuto a Mendoza per analoghi crimini commessi nel Provolo di quella provincia; Eliseo Primati, che si trova in un istituto per cure mentali in Italia e di cui era stata richiesta l’estradizione; e José Brítez, professore di informatica presso lo stesso istituto, che ha la sua casa madre in Italia, a Verona.

        Secondo le indagini del pubblico ministero, i tre uomini hanno abusato di almeno 5 bambini sordi che erano ospiti dalla struttura; i bambini venivano anche picchiati e sottoposti ad una specie di schiavitù.
    Il provvedimento – riferisce la stampa argentina – è stato deliberato dalla Terza Sezione della Corte di Cassazione penale, affermando che “in questo caso non opera l’esclusione della prescrizione”.
    Nella sentenza, che porta la firma dei giudici Víctor Violini e Ricardo Borinsky, i magistrati hanno fatto riferimento alla Corte interamericana dei diritti dell’uomo che assicura che nei reati comuni, “come avviene in questo caso, lo statuto della prescrizione è una garanzia che deve essere debitamente osservata” e si ricorda che gli eventi per i quali era scattata l’indagine si erano verificati tra il 1982 e il 1991. (ANSA).

    https://www.ansa.it/veneto/notizie/2020/11/08/pedofilia-caso-provolo-prescritta-la-causa-a-buenos-aires_4963e6d4-51b1-4991-ab21-58aac2aefd93.html

  • Santa impunità: sacerdoti violentatori del Provolo de la Plata, salvati dalla prescrizione

    Santa impunità: sacerdoti violentatori del Provolo de la Plata, salvati dalla prescrizione

    I giudici Violini e Borinsky della Camera di Cassazione si sono arresi all’atrio della Chiesa cattolica e hanno affermato che Nicola Corradi, Eliseo Pirmati e Jorge Brítez non dovrebbero essere perseguiti nonostante le prove schiaccianti, le testimonianze dei superstiti e le indagini della procura Cecilia Corfield.

    Nel pomeriggio di questo venerdì il Potere Giudiziario della provincia di Buenos Aires ha dato un duro schiaffo ai sopravvissuti agli abusi, alle torture e ad altri tormenti praticati dalla banda dell’Istituto per bambini sordi Antonio Provolo de La Plata, composta dal i sacerdoti Nicola Corradi ed Eliseo Pirmati insieme a dipendenti come Jorge Brítez.

    Secondo i giudici, le innumerevoli prove e le testimonianze dirette di sopravvissute agli abusi e alle torture che Corradi, Pirmati, Brítez e altri membri del Provolo hanno commesso negli anni ’80 e ’90, non bastano a stravolgere la sacrosanta (e sempre malleabile) prescrizione “Di crimini.

    I giudici della Camera di Cassazione non si sono fatti cambiare idea nemmeno dalle storiche condanne di Corradi (42 anni di carcere) e del sacerdote Horacio Corbacho (45 anni di condanna), avvenute a Mendoza un anno fa.

    E tanto meno l’inchiesta della procura Cecilia Corfield, che dopo aver ascoltato le vittime, aver fatto irruzione nel Provolo platense e verificato che stessero dicendo la verità , vedendo l’insabbiamento dell’arcidiocesi di La Plata contro i suoi criminali e dimostrando che i crimini sono ancora in vigore, ha chiesto nell’ottobre 2019 l’elevazione a processo per Corradi, Pirmati e Brítez (nella prima fase di una causa che coinvolge molti più colpevoli).

    Come se fossero veri avvocati di Monsignor Héctor Aguer e Víctor Fernández (perché no, lo stesso Papa Francesco), i giudici Víctor Violini e Mariano Borinsky hanno firmato una sentenza in cui hanno deciso di accogliere la richiesta di difesa del professor Brítez, il l’unico degli imputati che è detenuto a La Plata. Vale la pena ricordare che Corradi (oggi 85 anni) sta scontando la sua pena a Mendoza e Pirmati è stato inviato a Verona (Italia) dall’arcivescovado di La Plata alla fine del 2017, quando si sapeva che sarebbe stato raggiunto dal caso giudiziario.

    Nella loro sentenza, scandalosa sotto ogni punto di vista, giovedì Violini e Borinsky hanno affermato che poiché gli abusi e le torture citati sono avvenuti tra il 1982 e il 1993, non è possibile processare gli accusati perché i crimini sono anteriori alla promulgazione. della legge sull’imprescrittività dei reati sessuali. “L’applicazione retroattiva della legge penale nei confronti degli imputati viola i principi di legalità e giusto processo”, si sono schermati i giudici in chiaro allineamento con la Curia e la sua “pecora smarrita”.

    Ciò significa che per i giudici non è che i crimini non esistessero lontano da esso, ma che non possono essere giudicati da una formalità legale. Così? Quindi il professor Brítez può essere rilasciato, il sacerdote Corradi può sentirsi soddisfatto dal suo luogo di detenzione domiciliare e Pirmati, che è stato oggetto di una richiesta di estradizione dal pm Corfield, può continuare a godersi le sue giornate (e notti) a Verona senza chiedere scusa a chiunque.

    Corradi è stato negli anni ’70, ’80 e ’90 il boss del Provolo platense, governando la vita e i desideri di decine di giovani sordi che vivevano da “alunni” nell’istituto. Il sacerdote italiano era stato trasferito dall’altra parte dell’Oceano Atlantico quando gli abusi commessi per decenni a Verona erano divenuti palesi (molte delle sue vittime erano già adulte e avevano cominciato a parlare).

    Per molti anni, a causa della prevalente impunità (l’arcidiocesi di La Plata era a conoscenza di questi crimini e non li ha mai denunciati), le vittime della banda sacerdotale del Provolo de La Plata hanno tenuto segrete le loro orribili esperienze. E ‘quanto ha raccontato a questo giornale Daniel Sgardelis di Salta , ormai adulto, uno degli ex studenti di Provolo che ha deciso di diventare attore dopo che sono venute alla luce le testimonianze aberranti delle vittime di Mendoza.

    Le storie dei bambini del Provolo de Luján de Cuyo sono state il fedele “specchio” in cui Sgardelis e altri sopravvissuti si sono visti riflessi e hanno deciso di infrangere i loro subdoli segreti e denunciare gli stessi criminali di cui si parlava a Mendoza e in Italia .

    Alla domanda sulla sentenza della Corte d’Appello di La Plata, la superstite Platense Julieta Añazco (pioniera in Argentina degli abusi anti ecclesiastici e fondatrice dell’organizzazione Church No Abuses), ha detto a Left Journal ripudiando “Assolutamente questo arbitrario sentenza, poiché i giudici non applicano la Legge 27.206 sul rispetto dei tempi delle vittime. Non possiamo credere che questa istanza sia stata raggiunta ”.

    Riguardo alle conseguenze di sentenze come questa sulle vittime, Añazco ha affermato che “i giudici sanno che è così che fanno smettere di parlare e comparire in tribunale possibili querelanti, vittime e sopravvissuti. Anche le persone che hanno già denunciato i sacerdoti per abusi sessuali, di fronte a queste sentenze, spesso rinunciano a continuare. Non possiamo permetterlo, chiediamo giustizia, verità e riparazione ”.

    Inutile dire che la ricerca della “prescrizione” giudiziaria dei reati di abusi sessuali e altre torture praticati da preti, suore e laici legati alla Chiesa cattolica è una delle strategie di difesa più utilizzate dalla curia. Non potendo negare l’esistenza dei crimini, a meno che non possano essere processati e condannati.

    Non sorprende che la notizia della sentenza dei giudici Violini e Borinsky sia giunta in Vaticano senza indugio. Lì hanno celebrato questa nuova pietra miliare nella lunga storia di impunità accumulata dalla Chiesa cattolica. Jorge Bergoglio, lui stesso un insabbiamento per diversi stupratori e torturatori, sicuramente oggi ha gridato “alleluia”. E il suo amico personale, l’arcivescovo di La Plata, Víctor “Tucho” Fernández, per non parlare.


    https://www.laizquierdadiario.com/Santa-impunidad-curas-violadores-del-Provolo-de-La-Plata-salvados-por-prescripcion

  • Sesso con minorenne in parrocchia:donna nei guai

    Sesso con minorenne in parrocchia:donna nei guai

    Faceva sesso con un minorenne che aveva vent’anni meno di lei. Così una catechista veronese, che svolgeva attività di volontariato e impartiva lezioni a titolo gratuito, ha patteggiato 8 mesi di reclusione. La denuncia è partita dalla madre del ragazzino (all’epoca 15enne) che aveva scoperto messaggi a luci rosse inequivocabili sul cellulare del figlio.

    La relazione sarebbe durata per oltre un anno, nel 2017. La pena complessiva per l’imputata (per sentenze precedenti) alla fine è stata di due anni di reclusione: inoltre la donna dovrà rispettare la misura interdittiva di astenersi dall’incontrare minorenni (per eventuali situazioni lavorative).

    Nei capi d’imputazione della procura, come riporta il Corriere di Verona, si leggono le motivazioni della condanna: “Per aver compiuto atti sessuali, tra cui un rapporto completo nei locali della parrocchia e uno orale all’interno della propria abitazione,con il minore, a lei affidato per ragione di istruzione, nel corso di lezioni di doposcuola che gli impartiva a titolo gratuito”.

    Ma non è finita qui: è ipotizzato anche il reato di prostituzione minorile. Nei messaggi salvati sul cellulare si parlava anche di denaro che la catechista avrebbe dovuto dare al ragazzino per i rapporti sessuali concessi. La donna, inoltre, avrebbe effettuato numerose ricariche telefoniche per il 15enne.

    https://www.tgverona.it/pages/896305//cronaca/sesso_con_minorenne_in_parrocchia_donna_nei_guai.html?fbclid=IwAR32shdh5_eDakgWYCYvLX7iJlc2_6rMY9pwJ2pUV0g8gM1iK6q4f9VuBLw

  • Le distorsioni cognitive nei child abusers

    Le distorsioni cognitive nei child abusers

    Recentemente ci siamo imbattute in un video di un’inchiesta svolta da Fanpage relativa ai casi di abuso su minori sordomuti avvenuti all’Istituto Provolo di Verona.

    Guardando il video ciò che più ci ha stupito non è stata tanto la denuncia delle vittime circa le atrocità subite, bensì la tendenza che gli abusatori mostravano nel minimizzare e giustificare l’accaduto. L’abusatore durante l’intera intervista non ha mai parlato di abusi, ma si riferiva ad essi come “scherzi di mano” perché “maschio con maschio è uno scherzo, un vizio, mentre con una donna è più grave”, inoltre era normale perché “a quel tempo (inizio anni ‘60) lo facevano tutti”. Un’altra cosa che ci ha stupito è la tendenza a screditare e colpevolizzare le stesse vittime, infatti l’intervistato ci tiene a sottolineare che “i sordomuti sono tutti corrotti e l’unico scherzo che ho fatto è stato con un ragazzo che veniva nella mia camera e mi mostrava di sua iniziativa il suo membro… è stato lui!”.

    Queste affermazioni a prima vista insensate per la maggior parte delle persone possono essere comprese se lette alla luce di un modello che spieghi i processi cognitivi che intervengono nella razionalizzazione di un comportamento. In letteratura sono molti gli studiosi che si sono interrogati sul meccanismo che interviene nella giustificazione e minimizzazione degli abusi sessuali e la maggioranza concorda nell’affermare che le distorsioni cognitive hanno un ruolo fondamentale nella razionalizzazione dell’abuso (Pomilla, 2018).

    I primi ad utilizzare il termine distorsioni cognitive in reati di natura sessuale furono Abel e coll. (1984; 1989) i quali utilizzarono il termine “cognitive” per riferirsi ai processi interni, comprese le giustificazioni, le percezioni e i giudizi utilizzati dal molestatore sessuale per razionalizzare il suo comportamento di molestia nei confronti di minori (Abel, Gore, Holland, Camp, Becker, Rathner, 1989). Gli autori riferendosi alla teoria dell’apprendimento sociale di Bandura spiegano come in alcuni casi il “normale” percorso di sviluppo venga disatteso facendo sì che i soggetti mantengano, da adulti, ideali e pratiche sessuali inappropriate che solitamente si estinguono. Per Abel e coll. (1984; 1989) la distorsione cognitiva permette di affrontare la discrepanza tra i propri comportamenti sessuali inappropriati e le norme socialmente condivise sviluppando un insieme di credenze pro-offesa sessuale che riducano la discrepanza rendendo accettabili le loro azioni e i loro pensieri.

    In un loro studio Abel, Becker e Cunningham-Rathner (1984) e Navathe Ward & Gannon (2008) hanno indicato le seguenti distorsioni cognitive:

    • la mancanza di resistenza fisica equivale al consenso;
    • gli adulti devono educare i bambini, (anche) attraverso contatti sessuali con loro;
    • i bambini non rivelano/denunciano i coinvolgimenti sessuali perché segretamente ne godono;
    • le generazioni future arriveranno ad accettare la validità dei rapporti sessuali adulto-bambino;
    • i toccamenti sessuali non sono dannosi per il bambino;
    • i bambini sono naturalmente curiosi delle attività sessuali;
    • le relazioni adulto-bambino sono valorizzate (anche) dalla sessualità.

    Nonostante ad Abel e colleghi venga riconosciuto il merito di aver proposto un modello teorico che spiegasse tali comportamenti altri autori hanno mosso critiche circa i meccanismi responsabili dello sviluppo delle distorsioni cognitive.

    A tal proposito Ward (2000) ha concettualizzato il modello delle teorie implicite, che permettono di comprendere i processi cognitivi attraverso cui i molestatori leggono e interpretano le informazioni del loro mondo sociale. Purtroppo il tema delle loro interpretazioni è essenzialmente orientato all’essere offensivo e poiché le teorie implicite si basano su esperienze soggettive e non hanno basi empiriche, sono relativamente radicate e resistenti al cambiamento (Ward e Keenan, 1999).

    Ward e Keenan (1999) hanno revisionato una serie di studi da cui sono emerse cinque principali teorie implicite che si possono riscontrare nei child abuser:

    1. Child as a sexual being (bambini come esseri sessuali): ovvero la credenza che i bambini amano e ricercano le relazioni sessuali con gli adulti e non vengono danneggiati da questo tipo di contatto sessuale;
    2. Entitlement (diritto): secondo cui l’abusatore si sente superiore e più importante degli altri, di conseguenza si sente in diritto di fare sesso con chi vuole, quando vuole;
    3. Dangerous world (mondo pericoloso): per cui il sex offender crede che il mondo sia un posto pericoloso e ostile, le persone adulte sono essenzialmente inaffidabili, al contrario dei bambini;
    4. Uncontrollability (incontrollabilità): ovvero la credenza che il mondo, comprese le emozioni, i pensieri e gli eventi, sia incontrollabile e che quindi il comportamento accada al di fuori del controllo del soggetto;
    5. Nature of harm (natura del danno): si basa sulla credenza che il danno sia inserito all’interno di un continuum di gravità e che quindi l’attività sessuale sia innocua e non causi dolore, neanche ad un bambino.

    Marziano e colleghi (2006) hanno effettuato uno studio per indentificare queste cinque teorie implicite in un campione composto da 22 maschi adulti, condannati per reati sessuali contro i bambini. I soggetti sono stati sottoposti ad un’intervista, nella prima parte venivano chieste informazioni demografiche, mentre nella seconda veniva effettuata un’intervista semi-strutturata. Ai soggetti venivano poste domande aperte relative al reato commesso e alle loro condizioni di vita prima di esso. A queste venivano poi aggiunte delle domande ricavate dai temi principali emersi nelle cinque teorie implicite, nello specifico veniva chiesto loro le credenze riguardo alla conoscenza sessuale della vittima; come hanno percepito la relazione di abuso; la loro percezione delle relazioni adulte; la loro percezione del danno commesso; e il livello di controllo che hanno esercitato durante il loro reato. Le domande sono state riferite a tre punti temporali specifici, la fase pre-reato, il momento del reato e la fase post-reato. Successivamente le risposte e le affermazioni emerse durante l’intervista sono state codificate in “unità di significato”, ovvero un’idea in grado di resistere da sola in grado di comunicare un significato nel contesto dello studio. Infine, ogni singola unità di significato è stata attribuita alla categoria della teoria implicita corrispondente.

    Dai risultati di questo studio emerge che le distorsioni cognitive evidenziate all’interno del campione possono essere categorizzate all’interno delle cinque teorie implicite descritte da Ward e Keenan (1999). La categoria maggiormente legata alle distorsioni cognitive presentate dai soggetti è quella dei “bambini come esseri sessuali”. Nello specifico questa teoria implicita è più frequente negli abusatori di bambini maschi, questo potrebbe riflettere un framework di credenze e desideri che vede i bambini in grado di godere e desiderare il sesso con gli adulti.

    Successivamente al modello delle teorie implicite sono stati aggiunti i concetti di credenze e valori per spiegare le condizioni che conducono il soggetto a commettere la violenza e a trovare un significato e delle giustificazioni all’azione commessa. Quindi credenze, valori ed azioni sono interconnesse tra loro e riflettono il contesto culturale, sociale e personale dell’individuo.

    Howitt e Sheldon (2007) propongono una sintesi dei modelli esposti in precedenza, facendo riferimento ai concetti di distorsioni cognitive, credenze e valori connesse al reato e alla fase che precede e segue quest’ultimo. Ne risulta la seguente classificazione:

    • distorsioni cognitive quali set di credenze utilizzate per superare le inibizioni e gestire il senso di colpa: riferendosi alle distorsioni cognitive introdotte (Abel e coll.), fanno parte di questa categoria le distorsioni che portano all’azione e rappresentano una forma di negazione verso se stessi del possibile danno;
    • distorsioni cognitive quali set di razionalizzazioni utilizzate per creare scuse o giustificazioni quando gli aggressori vengono interrogati per rispondere delle proprie azioni (da agenti di polizia, psicologi, etc.): questo tipo di distorsioni invece vengono utilizzate dall’aggressore dopo il reato per giustificare a terzi la propria condotta;
    • distorsioni cognitive rivolte non alla rappresentazione degli altri e/o della propria condotta, bensì alle proprie esperienze di vita: in questa categoria rientrano le esperienze di vita, spesso avverse, che condizionano lo sviluppo del soggetto.

    All’interno di questo articolo abbiamo visto come vi sono una serie di distorsioni cognitive che caratterizzano la pedofilia e che permettono di spiegare la condotta criminosa, la conservazione dell’immagine di sé da parte dell’autore, la minimizzazione della responsabilità penale e delle conseguenze per la vittima (Abel et al., 1984; Abel et al., 1989; Ward, Hudson et al., 1997). Comprendere i meccanismi utilizzati per superare le inibizioni o gestire il senso di colpa è un passo fondamentale all’interno del trattamento di questi soggetti, in quanto permette di lavorare sui processi che potrebbero portare a recidiva, date le rilevanti conseguenze psicologiche che queste condotte hanno sulle vittime.

    https://www.stateofmind.it/2020/05/distorsioni-cognitive-abuso/