Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Violenze sui bimbi sordi dell’Istituto Provolo: condannati due preti in Argentina, uno è italiano

    Violenze sui bimbi sordi dell’Istituto Provolo: condannati due preti in Argentina, uno è italiano

    Il prete italiano don Nicola Corradi, il collega argentino Horacio Corbacho e l’ex giardiniere dell’istituto Provolo di Lujan de Cuyo sono stati condannati rispettivamente a 42, 45 e 18 anni di carcere per gli abusi sessuali commessi sui bambini sordi ospiti della struttura dell’Istituto Provolo di Lujàn de Cuyo, nella diocesi di Mendoza.

    Era attesa per stamattina la sentenza della Seconda Corte penale del Tribunale di Mendoza (Argentina) che vede imputati il prete italiano don Nicola Corradi, 85 anni, il collega argentino Horacio Corbacho, 62 anni, oltre all’ex giardiniere dell’istituto Provolo di Lujan de Cuyo, Armando Gomez. Corradi è stato condannato a 42 anni di reclusione, l’altro sacerdote a 45 anni mentre l’inserviente a 18 anni. I giudici hanno inoltre ordinato la cura psicologica gratuita a carico dello Stato per tutte le vittime e l’agevolazione per il loro reinserimento nella società.

    Sui tre imputati pendevano 28 accuse per abusi sessuali e corruzione di minori. Le vittime erano ospiti di una struttura per sordi a Lujàn de Cuyo, nella diocesi di Mendoza. Gli abusi sarebbero stati commessi tra il 2000 e il 2009 su bambini di età compresa tra i 10 e i 12 anni. Come riportato dal sito argentino Mdz, il procuratore Alejandro Iturbide il 12 novembre scorso aveva chiesto per i due parroci la pena di 45 anni di reclusione, mentre per Gomez un condanna a 22 anni e 6 mesi. I giudici hanno quindi emesso sentenze lievemente più attenuate rispetto alle richieste dell’accusa.

    Il caso di don Corradi dall’Argentina potrebbe prossimamente arrivare anche in Italia grazie alla onlus Rete L’Abuso, la quale due anni fa aveva presentato tre fascicoli sul caso argentino alla Procura della Repubblica di Verona. Secondo l’associazione, infatti, furono abusati anche alcuni minori affidati all’istituto Provolo di Verona, sede centrale e responsabile giuridico della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti.

    Nel novembre 2016 un ex allievo dell’Istituto Provolo di Verona, oggi sessantatreenne, raccontò alcuni episodi di pedofilia che si sarebbero verificati tra le mura della scuola. “Sono stato sodomizzato e costretto ad avere rapporti sessuali da almeno quindici preti e fratelli. Sono senza udito da quando avevo 8 anni e sono entrato al Provolo l’anno successivo. Praticamente dalle prime settimane a quando, a 15 anni, uscii da quell’inferno, sono stato abusato in ogni modo”.

    Della vicenda si era occupata anche Fanpage.it con un’inchiesta giornalistica: Don Eligio Piccoli, sacerdote in servizio all’Istituto Provolo di Verona, ammise davanti ai microfoni della nostra testata di aver abusato sessualmente di molti minori sordomuti ospiti della struttura.

    https://www.fanpage.it/attualita/violenze-sui-bimbi-sordi-dellistituto-provolo-condannati-due-preti-in-argentina-uno-e-italiano/

  • Pedofilia, prete italiano a processo in Argentina per abusi su 20 bimbi sordomuti: «Il Papa era stato informato»

    Pedofilia, prete italiano a processo in Argentina per abusi su 20 bimbi sordomuti: «Il Papa era stato informato»

    di Franca Giansoldati – Città del Vaticano – Tra i vari penosi dossier sulla pedofilia che preoccupano molto il Papa c’è sicuramente quello dell’Istituto Provolo di Verona, una istituzione nata in Italia e diffusa in diversi paesi per curare  i bambini sordomuti. In questi giorni è arrivata la notizia che in Argentina verrà processato per reati legati ad abusi su minori un prete italiano che lavorava in una struttura situata nella provincia di Mendoza. Il processo partirà il 5 agosto e vede imputati due preti, entrambi accusati di avere abusato i bambini sordomuti.

    L’avvocato delle vittime ha riferito che «il prete italiano Nicola Corradi, il sacerdote Horacio Corbacho e un terzo uomo che ha lavorato all’istituto Provolo andranno sotto processo con l’accusa di avere abusato più di venti bambini». L’indagine, nei confronti degli insegnanti dell’istituto italiano, con sedi in Veneto e anche all’estero, come in Argentina, era cominciata nel 2016.

    Nei giorni scorsi la rete italiana delle vittime della pedofila, Rete L’Abuso, annunciato che due anni fa era stato riaperto il caso anche presso la Procura della Repubblica di Verona.

    L’8 maggio 2014 la Rete L’Abuso e l’Associazione sordi Provolo avevano anche mosso pesanti accuse anche contro Papa Francesco sostenendo che quando era arcivescovo a Buenos Aires poteva essere stato a conoscenza dei fatti criminosi legati a don Nicola Corradi.

    Il 20 ottobre dello stesso anno, l’Associazione sordi Provolo ottenne udienza con il Papa e in quella occasione, consegnò di persona una lettera al Papa contenente la lista di preti accusati. Tra quei nomi c’era anche quello di don Corradi. La rete L’Abuso si chiede come mai il Papa “omise qualunque intervento, sia per  lui, che per gli altri nominativi. Due anni dopo infatti, quando la giustizia argentina arresterà don Nicola Corradi, lo troverà ancora al posto di direttore dell’istituto di Mendoza”.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_abusi_prete_bambini_sordomuti_papa_francesco_argentina_vaticano-4557345.html

  • Caso Provolo; l’Argentina chiede 45 anni per don Corradi. Si avvicina il processo anche in Italia?

    Caso Provolo; l’Argentina chiede 45 anni per don Corradi. Si avvicina il processo anche in Italia?

    ARGENTINA – Questa mattina, il procuratore capo dell’Unità per i crimini contro l’integrità sessuale, Alejandro Iturbide , ha concluso il suo appello conclusivo nel processo per abusi sessuali avvenuti per anni presso l’ Istituto Antonio Próvolo di Luján de Cuyo, chiedendo la pena di 45 anni di prigione per i sacerdoti Nicola Corradi (83) e Horacio Corbacho (59) , e 22 anni e 6 mesi per l’ex giardiniere dell’istituzione Armando Gómez .

    Nel gennaio 2017, poco dopo l’arresto di don Corradi avvenuto il 28-11-2016, la Rete L’ABUSO ha presentato ben tre fascicoli sul caso argentino, presso la procura della repubblica di Verona, la quale aveva aperto un fascicolo e espletato una serie di indagini, volte ad accertare le accuse che avanzavamo nei confronti dell’Istituto Antonio Provolo di Verona, sede centrale (e responsabile giuridico) di tutti i distaccamenti sparsi nel mondo, della Congregazione di Maria per l’istruzione dei sordi, una congregazione di Diritto Pontificio, che dipende direttamente dal Vaticano.

    Come ci aspettavamo e come avevamo chiesto di accertare già nel primo dei tre fascicoli depositati, la procura (vedi documento a lato) archiviò la sola posizione del vescovo di Verona Giuseppe Zenti, attribuendone però la responsabilità alla Congregazione di Maria Per l’educazione dei sordi, ravvisando che questa era al corrente delle tendenze pedofile del prete, già nel gennaio del 1970.

    Purtroppo in tutti questi anni, gli ex allievi dell’istituto non hanno mai depositato una sola denuncia alla procura, trovandosi così oggi prescritti.

    La cosa invece potrebbe essere diversa per quelle depositate nel 2017 dalla Rete L’ABUSO, in quanto i reati accertati in Argentina sono recenti e non ancora prescritti.

    Nei tre fascicoli che la Rete ha depositato a Verona, si accusavano le gerarchie di aver violato il 2 comma dell’articolo 40 del codice penale che recita “non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di evitare, equivale a cagionarlo”.

    Ovvero, la Compagnia di Maria per l’educazione dei sordi, sarebbe responsabile non tanto della condotta di don Corradi, ma del fatto, che pur sapendo delle sue tendenze pedofile, questa non si sia mossa per evitare che il Corradi  ne commettesse altre.

    Per il momento, non ci resta che attendere la sentenza Argentina, che data la richiesta a 45 anni di carcere avanzata dalla procura, parrebbe ormai inevitabile la condanna e l’apertura di un procedimento anche in Italia.

    Nella giornata di domani, l’ufficio di presidenza della Rete L’ABUSO, in conferenza con l’avvocato Carlos Lombardi – procuratore in Argentina dell’associazione – farà il punto della situazione e deciderà come muoversi, non escludendo anche azioni dall’Argentina verso l’Italia.

    Redazione Web

  • Molestato quando aveva 13 anni porta il prete in tribunale

    Molestato quando aveva 13 anni porta il prete in tribunale

    Abusato per un anno e mezzo quando aveva poco meno di 13 anni da un prete. Una situazione che lui, che con nome di fantasia chiameremo Carlo, per qualche anno ha rimosso, reagendo con una chiusura in sè stesso, con depressioni e isolamento. Comportamenti che poi sono sfociati in una patologia maniaco ossessiva, certificata da psichiatri che negli anni lo hanno seguito, sia al centro di salute mentale che con perizie che oggi sono depositate in tribunale a Verona, dove il 4 dicembre si tiene la prima udienza civile in cui sono citati in giudizio la Procura generalizia dei Figli di santa Maria Immacolata, la parrocchia di ponte Crencano e la diocesi di Verona, che in questo caso ha affidato la parrocchia di santa Maria Ausiliatrice alla congregazione.

    «Mi sento sempre sporco, sento ancora il bagnato della saliva della lingua del prete che mi baciava ovunque», dice Carlo, che al primo incontro nello studio degli avvocati Stefano Perusi e Giulia Tamanini, anzichè porgere la mano allunga un dito e nell’altra mano ha un noto prodotto disinfettante che subito si passa sulle mani. «Io quelle cose che il prete mi faceva le avevo raccontate ai miei genitori, ma non mi avevano creduto. Non le ho raccontate subito. All’inizio non capivo bene cosa stessimo facendo. Mi sembrava di essere il suo chierichetto preferito. Mi portava in giro, al cinema. Ma poi mi metteva le mani addosso. Veniva a casa nostra a portare l’eucarestia a mia nonna, era tutto gentile e i miei credevano che io scambiassi la sua gentilezza con altro». Ma gli approcci sessuali continuavano e Carlo, ha finito per avere la sindrome di Stoccolma, che gli faceva “amare“ il suo carnefice. Provava per lui un sentimento positivo, una totale sottomissione volontaria, aveva instaurato in questo modo una sorta di alleanza e solidarietà con il suo carnefice.

    «Lui mi dava anche delle mance. Mi diceva che aveva mostrato alcune mie foto ai suoi parenti e che loro volevano darmi le mance. Io non so se avesse delle mie foto, non ci avevo pensato. Ogni momento era buono per baciarmi. In confessionale, apriva la grata che divide chi si confessa, si apriva la camicia, mi metteva la testa sul suo petto. Mi ricordo lo schifo per quel corpo villoso». Ma è stata la terapia con degli psicologi a far emergere tutto quello che aveva costretto Carlo a diventare quello che poi è diventato, con un’invalidità riconosciuta dell’80%. Negli anni, l’uomo che adesso è quasi quarantenne, si è appoggiato ad associazioni che si occupano di abusi su minori. «Il 4 dicembre è fissata la prima udienza civile», spiegano i suoi avvocati, che hanno messo insieme una serie di indizi. Nel frattempo il prete che Carlo accusa è deceduto. «So di non essere stato l’unico caso. Molti anni fa mi dissero che anche un altro ragazzino veronese aveva raccontato di aver vissuto la mia stessa esperienza, e infatti il prete venne mandato via da Verona».

    Alessandra Vaccari
    https://www.larena.it/territori/citt%C3%A0/molestato-quando-aveva-13-anni-porta-il-prete-in-tribunale-1.7766970?fbclid=IwAR38PifsUo1XXbufdrnsxChBzwXLJ2tHvBKuCEVQqULJf-cqgGp5DEQ1Nu8
  • PROVOLO;  L’istanza preventiva della Rete L’ABUSO al Governo italiano sull’estradizione di Pirmati

    PROVOLO; L’istanza preventiva della Rete L’ABUSO al Governo italiano sull’estradizione di Pirmati

    Il 13 luglio scorso, dopo che l’Espresso diede la notizia che Eliseo Pirmati – oggetto di una richiesta di estradizione del Governo argentino – girava in ottime condizioni di salute e del tutto indisturbato per Verona – gli avvocati della Rete L’ABUSO che nei primi mesi del 2017, attraverso tre denunce alla Procura della Repubblica di Verona, erano riusciti a far aprire un fascicolo – hanno ritenuto di dover formalizzare alle autorità italiane e parallelamente informare quelle argentine, quanto era emerso dal settimanale l’Espresso. (Istanza Pirmati )

    Un atto dovuto, in quanto le Istituzioni non acquisiscono questo tipo di notizie dai giornali e, soprattutto, perché la richiesta di estradizione argentina, non era ancora stata notificata all’Italia, quindi tecnicamente il Governo italiano non era informato e, di conseguenza, non aveva motivi di agire. Il rischio, alla notizia dell’imminente richiesta di estradizione, era che data l’età del Pirmati, appellandosi a problemi di salute , questa potesse essere negata.

    Al fine di scongiurare questa possibilità, visto che l’Espresso era anche riuscito a filmare il Pirmati, che nei video appariva in forma ed in prefetto stato di salute, si è ritenuto di vitale importanza, inviare l’informativa sia all’Italia che all’Argentina.

    Il Ministero della Giustizia–Dipartimento per gli Affari di Giustizia, Direzione Generale della Giustizia Penale–Ufficio II- Cooperazione Giudiziaria Internazionale, ha accolto l’istanza pochi giorni dopo, il 18 luglio.

    Pochi giorni fa, il Governo argentito ha formalmente notificato la richiesta alle autorità italiane.

    L’Ufficio di Presidenza

  • Próvolo: richiesta di estradizione e tre nuovi testimoni

    Próvolo: richiesta di estradizione e tre nuovi testimoni

    Il ministero degli Esteri argentino ha inviato la richiesta di arresto per un prete italiano. Com’è stato il processo di selezione delle vittime a La Plata? Quali suggerimenti non sono ancora stati esaminati?

    Di Julián Maradeo

    “ Scoprirai cose brutte e molte sono vere “, Robert Frainer, ex superiore del Itituto Provolo, ha avvertito Gustavo Ariel Chamorro, all’epoca direttore del quartier generale di Plata. Aveva ragione.

    Dopo il lungo ritardo nella traduzione dell’esortazione, il Ministero degli Esteri argentino ha finalmente inviato in Italia la richiesta di estradizione del sacerdote Eliseo Pirmatti (82), che ha lasciato il Paese nel 2017 dopo che le accuse di abuso contro i non udenti sono state rese pubbliche. Oltre due decenni.

    Pirmatti compare nell’elenco che il commissario apostolico Alberto Bochatey ha consegnato a Cecilia Corfield, capo del 15 ° procuratore di La Plata. In esso c’è anche Giovanni Granuzzo, che, sebbene molti lo considerassero morto, è vivo a Verona. Granuzzo, nominato dalle vittime italiane come uno dei suoi aggressori sessuali, era, insieme a Corradi e Luiggi Spinelli, nel fascicolo distribuito dai sopravvissuti al Provolo di Verona.

    Per quanto riguarda la causa di Planse , Cordfield ha spiegato a Scope che sono comparsi tre nuovi testimoni che prenderanno testimonianza nei prossimi giorni . Finora ha ascoltato otto testimoni e tre imputati. Gli imputati sono l’ex precettore José Brítez e i sacerdoti Nicola Corradi ed Eliseo Primatti.

    D’altra parte, la richiesta di prescrizione presentata dagli avvocati di Brítez è stata respinta con un voto diviso dalla Corte penale d’appello, motivo per cui l’ascesa al processo orale è più vicina. In linea con le dichiarazioni in processi con caratteristiche identiche avvenute in altre province, i magistrati Carlos Arguero e Fernando Mateos hanno sottolineato i trattati internazionali che stabiliscono che i crimini contro l’integrità sessuale di bambini e adolescenti non prescrivono. Da parte sua, Ricardo Szelagowsky ha votato in dissenso, sostenendo che l’articolo 18 della Costituzione nazionale stabilisce “l’irretroattività del diritto penale”.

    Daniel Sgardellis, che attualmente risiede a Salta ed era nel Próvolo de La Plata tra il 1981 e il 1995, è uno dei sopravvissuti che hanno denunciato Brítez, detenuto a Posadas, Misiones, alla fine di aprile di quest’anno. Sgardellis è stato il primo a testimoniare all’inizio del 2017, quando il file è stato istruito dall’ex procuratore Fernando Cartasegna.

    Dalle testimonianze raccolte in quella prima fase, è stata creata una rete di reclutamento di minori, le cui strategie sono state modificate in base all’età. La metodologia comprendeva l’applicazione di un “gioco di ruolo” da parte degli autori, alcuni dei quali si sono comportati come “buoni” e altri erano “cattivi” nel modo appropriato per “infrangere la volontà dello studente”.

    I più piccoli, li hanno catturati nel bagno e hanno usato alcuni studenti più grandi per presentarli al mezzo da tentare e quindi sapere chi potrebbe essere più vulnerabile agli abusi. D’altra parte, coloro che erano resistenti hanno subito abusi di estrema violenza. Un altro modo per raggiungere i ragazzi era la chat di notte, con la quale veniva chiesto loro del loro umore o delle loro famiglie, presumibilmente per sondare la loro vulnerabilità. Tuttavia, tra gli eletti preferivano quei bambini i cui genitori non conoscevano il linguaggio dei segni, quindi erano praticamente in isolamento.

    Pinamar

    Da quando gli abusi che sacerdoti, suore e laici hanno inflitto ai non udenti sono esplosi pubblicamente a Luján de Cuyo, Mendoza e La Plata, si sapeva che molti dei preti accusati erano stati inviati per lo stesso motivo da Verona, Italia; che hanno scelto quei bambini i cui genitori non erano sordi in modo da non poter dire cosa soffrivano; che la suora giapponese Kumiko Kosaka li ha selezionati per primi per notare chi ha resistito e chi potrebbe ribellarsi; che Nicola Corradi è stato accusato di vendere lotterie di trote per trattenere i soldi e che un procuratore di Mendoza aveva ignorato una denuncia nel 2008, tra molte altre rivelazioni

    Tuttavia, se si presta attenzione e le testimonianze delle cause che si sviluppano in entrambe le province si intersecano, la trama continua a diventare complessa.

    Un riferimento alla colonia di vacanze che il Próvolo ha in Valeria del Mar, la festa di Pinamar, appare in uno dei file in elaborazione a La Plata. Situato a Pedro de Mendoza N ° 2287, quella casa oggi, sulla scia dello scandalo internazionale, rimane chiusa e in uno stato di abbandono.

    Nel caso di La Plata, colui che ne parlò fu il già citato Gustavo Chamorro, che, nella sua testimonianza, fece notare che il prete italiano Corradi portò i bambini, negando la possibilità di essere accompagnati dai loro genitori, alla casa di Valeria del Mar. Questo è accaduto anche a Mendoza, dove una delle madri ha detto che, durante un viaggio in quella delegazione costiera, nel 2015, una delle studentesse ha riferito di aver visto come uno degli insegnanti ha portato un ragazzo a Horacio Corbacho, oggi arrestato e processato per corruzione aggravata di minori nella provincia di Cuyana.

    Ma la storia più difficile è stata raccolta dal procuratore Corfield. Fu quando rese testimonianza al sopravvissuto Lisandro Borrelli, che era nel Próvolo tra il 1989 e il 1993. Nel quartier generale della capitale di Buenos Aires, fu legato per ore a un binario che si trovava nel seminterrato della cucina e, a volte, lo tenevano anche rinchiuso nella gabbia per conigli. Un’estate è stato trasferito nella casa di Próvolo a Valeria del Mar, dove è stato costretto a prendersi cura di pulirlo e legato ad un albero per punirlo. Un fatto che sembra aneddotico, ma potrebbe non esserlo: quando lo portarono in spiaggia, i sacerdoti gli proibirono di identificarli come tali.

    Un altro elemento che appare nelle testimonianze di diversi testimoni, ma, a causa della mancanza di risorse, non è stato approfondito, è che gli imputati hanno fatto riferimento al quartier generale del Próvolo ad Asunción, in Paraguay. Lì è diretto dal ramo femminile.

    Tradotto con Google

    https://www.ambito.com/provolo-pedido-extradicion-y-tres-testigos-nuevos-n5051271

  • Caso Provolo, l’Argentina chiede l’estradizione di Pirmati

    Caso Provolo, l’Argentina chiede l’estradizione di Pirmati

    Emergono novità dall’Argentina sul caso Provolo. Nelle scorse settimane, ad inizio agosto, la magistratura locale aveva ripreso il processo per gli abusi sui bambini sordomuti dell’Istituto Provolo, che ha sede a Verona.

    Tra i tre imputati, c’era anche il sacerdote veronese Nicola Corradi, 83 anni, accusato assieme ad Horacio Corbacho e all’impiegato Armando Gómez, di aver abusato di minori tra il 2005 e il 2015. E lunedì il presidente della Corte Suprema di Giustizia di Buenos Aires ha inviato al Ministero degli Esteri del governo il mandato di arresto e la richiesta di estradizione per un altro prete, che ora vive e gira per Verona.

    E’ Eliseo Pirmati, anche lui accusato di aver abusato di bambini sordomuti nella decade tra il 1980 e il 1990 nell’Istituto Provolo a La Plata. L’indagine era cominciata a fine 2016, si apprende da fonti argentine, quando emerse che i sacerdoti Nicola Corradi e Horacio Corbacho avevano lavorato insieme nella sede dell’Istituto a La Plata.

    A completare il quadro poi la testimonianza di una delle presunte vittime di Pirmati, che riferì di essere arrivato al Provolo all’età di 10 anni, nel 1989, per poi rimanerci fino al 1993, quando fu «ridotto alla schivitù e abusato sessualmente.»

    Caso Provolo, l’Argentina chiede l’estradizione di Pirmati

  • Preti pedofili, in Argentina comincia il processo per gli abusi sui bimbi sordi

    Preti pedofili, in Argentina comincia il processo per gli abusi sui bimbi sordi

    La magistratura argentina sarà la prima nel mondo a fornire una verità giudiziaria su caso Provolo, travolto da da oltre dieci anni da uno dei più gravi scandali nella Chiesa cattolica, denunciato  per la prima volta dall’Espresso e rimasto fino ad ora totalmente impunito

    DI ANDREA TORNAGO

    Si è aperto in Argentina, a Mendoza, il primo processo nei confronti dei religiosi dell’Istituto Provolo per l’educazione dei sordomuti – con sede a Verona ma presente in vari paesi nel mondo – travolto da ormai più di dieci anni da uno dei più gravi scandali internazionali di pedofilia nella Chiesa cattolica, denunciato nel 2009 per la prima volta dall’Espresso e rimasto fino ad ora totalmente impunito.  Il dibattimento verrà tradotto integralmente e in simultanea nella lingua dei segni.  Davanti al giudice Carlos Díaz, in un processo celebrato a porte chiuse per via della crudezza delle testimonianze e della minore età delle vittime, i tre imputati si sono rifiutati di rispondere alle domande e hanno chiesto che i minori tornino in aula per testimoniare sui fatti contestati, istanza rigettata per evitare di rinnovare inutilmente la sofferenza alle vittime: verranno utilizzate le testimonianze acquisite nel corso delle audizioni protette. Il sacerdote veronese Nicola Corradi, 83 anni, l’argentino Horacio Corbacho, 59, e l’impiegato Armando Gómez, 57, sono accusati di abusi sessuali aggravati nei confronti di minori, avvenuti tra il 2005 e il 2015. L’inchiesta di Mendoza però è più ampia e riguarda in totale 14 indagati, tra cui una suora e undici civili, e ha già portato a una condanna a dieci anni con rito abbreviato per il religioso Jorge Luis Bordón, accusato in parte degli stessi fatti oggetto del processo di Mendoza.

    La magistratura argentina sarà dunque la prima nel mondo a fornire una verità giudiziaria su caso Provolo, i cui raccapriccianti abusi ricostruiti dalle testimonianze delle vittime iniziarono a Verona negli anni ’60, e proseguirono nelle sedi sudamericane dell’istituto, in cui i sacerdoti venivano di volta in volta trasferiti. Questo sistema alla “Spotlight” trova riscontro anche nelle carte giudiziarie italiane. Le «tendenze pedofile» di Nicola Corradi, secondo la Procura di Verona che nel gennaio del 2018 ha archiviato le indagini per favoreggiamento dei sacerdoti arrestati in Argentina, erano note all’interno delle congregazione del Provolo già dal «gennaio del 1970», data in cui il prete «si trasferì (o fu fatto trasferire?)» – si legge nella richiesta di archiviazione firmata dal pm veronese Valeria Ardito – e in cui «avrebbe dovuto effettuarsi un oculato controllo sulla sede presso la quale il sacerdote sarebbe stato destinato».

    Ma le autorità ecclesiastiche non fecero nulla. Nemmeno quando, in occasione della denuncia collettiva davanti alle telecamere dell’Espresso nel 2009,  una delle vittime degli abusi fece proprio il nome di don Corradi: nell’inchiesta ecclesiastica che seguì, conclusa nel 2011, la posizione di Corradi non fu nemmeno esaminata. Poco dopo, nel novembre del 2016, Corradi viene arrestato in Argentina per le violenze denunciate a Mendoza.

    La causa di Mendoza è solo la prima. Le indagini si sono presto estese anche all’altra sede argentina del Provolo nella città La Plata, capoluogo della provincia di Buenos Aires. Anche in quell’inchiesta, Nicola Corradi è accusato di violenze sessuali sui minori sordomuti commesse in anni precedenti, insieme al religioso veronese Eliseo Pirmati, tornato a vivere nel 2017 nella sede centrale del Provolo a Verona e su cui pende una richiesta di estradizione in Argentina, e al guardiano José Britez. A La Plata, i pm argentini contestano agli indagati  in alcuni casi anche la «riduzione in schiavitù» dei bimbi e l’esercizio di una violenza che «in nulla si differenzia dalla tortura». Non mancano le frizioni con le gerarchie cattoliche locali e con il Vaticano, da cui dipende direttamente la congregazione di cui fa parte il Provolo: «Nessuna collaborazione da parte della Chiesa cattolica – ha denunciato il pm argentino Gustavo Stroppiana -, il vescovo Alberto Bochatey, commissario designato da Papa Francesco nel caso Provolo, non ha mai chiesto di parlare con me né ha fornito informazioni utili all’indagine».

    http://espresso.repubblica.it/attualita/2019/08/07/news/preti-pedofili-in-argentina-comincia-il-processo-per-gli-abusi-sui-bimbi-sordi-1.337586
     

  • Abusi su minori sordomuti: a processo un prete veronese

    Abusi su minori sordomuti: a processo un prete veronese

    Iniziato il processo per abusi sessuali su minori sordomuti in un Istituto a Mendoza (Argentina). Coinvolto anche Nicola Corradi, un prete veronese.

    Conclusa a Mendoza la prima udienza del processo che vede coinvolti due religiosi accusati di abusi su bambini sordomuti. Uno di loro è Nicola Corradi, un prete veronese di 83 anni. Si è rifiutato, insieme agli altri indagati, di rispondere alle domande.

    Abusi su minori, processo per un prete veronese

    Iniziarono nel 2016 le prime indagini nei confronti di tre uomini, Nicola Corradi di 83 anni e Horacio Corbacho di 59, entrambi preti, e l’impiegato 57enne Armando Gómez. Il capo d’accusa è di aver compiuto violenze sessuali su bambini sordomuti, aggravato dal fatto che avrebbero dovuto essere preposti alla loro protezione.

    Il caso coinvolge circa venti bambini di una scuola nella provincia di Mendoza (Argentina). L’Istituto del paese di Papa Francesco è stato chiuso dopo la denuncia delle vittime. Negli anni Ottanta, il prete nostro connazionale che è ora a processo era già stato denunciato sempre per casi di pedofilia presso l’Istituto Antonio Provolo di Verona.

    Il processo è iniziato ieri, 5 agosto. I tre imputati hanno scelto di non rispondere ad alcuna domanda.

    I loro legali hanno tentato di dilatare i tempi del processo chiedendo che gli interessati potessero tornare in aula per testimoniare di nuovo. Richiesta che è stata obiettata sia dal pubblico ministero che dagli avvocati difensori.

    Il tribunale dovrà esprimersi nel corso della seconda udienza. Al momento Corbacho e Gómez sono in carcere preventivo, mentre il veronese Corradi è agli arresti domiciliari a causa della sua età avanzata.

  • ‘Sono demoniaci’: parlano le vittime sorde dei preti pedofili argentini

    ‘Sono demoniaci’: parlano le vittime sorde dei preti pedofili argentini

    La testimonianza delle vittime scuote il processo contro i sacerdoti cattolici di Mendoza accusati di abuso sessuale.

    Ezequiel Villalonga ha trascorso gran parte della sua vita presso l’Istituto Provolo di Mendoza, una scuola cattolica per bambini non udenti. Ma ora il diciottenne, che è sordo e muto, ha perso ogni fiducia nella Chiesa.

    Lui e i suoi compagni di classe affermano di essere vittime dei preti pedofili che gestivano l’istituzione, parte di uno scandalo radicale che ha scosso l’Argentina, la patria di papa Francesco.

    “Penso che tutto nella Chiesa sia falso. Tutto ciò che ci hanno fatto leggere, recitare, come (hanno detto) le persone dovrebbero vivere”, ha detto in lingua dei segni, poco prima dell’inizio del processo dei sacerdoti lunedì.

    “Penso che mentano e che siano demoniaci”, ha aggiunto.

    Ezequiel imparò la lingua dei segni solo da adulto, perché nonostante la missione specializzata dell’Istituto, la scuola situata ai piedi delle Ande non gli insegnò come parlare.

    Aveva solo sette mesi quando sua madre si rese conto che era sordo. Quando Ezequiel aveva quattro anni, lo mandò al Provolo, che fu fondato nel 1995, 621 miglia (1.000 chilometri) a ovest di Buenos Aires.

    Fino a quando Ezequiel aveva 16 anni, quando finalmente lo scandalo scoppiò, trascorse le sue giornate all’interno del massiccio edificio con un tetto verde. Una volta dentro i suoi muri di mattoni rossi, gli era permesso di tornare a casa solo nei fine settimana.

    “La vita lì è stata terribile. Non abbiamo imparato nulla, non potevamo parlarci perché non conoscevamo la lingua dei segni”, ha detto.

    “Scrivevamo senza sapere cosa dicesse, e quando chiedevamo ad altri compagni di classe, nessuno capiva nulla”, ha aggiunto, parlando al quartier generale della ONG Xumek (che significa “sole” nella lingua indigena di Huarpe), che gli ha fornito con un avvocato.

    Le sue testimonianze, e quelle di altre 20 vittime, sono al centro di un processo per i sacerdoti Nicola Corradi, 83 anni, e Horacio Corbacho, 59 anni, nonché l’ex giardiniere della scuola Armando Gomez, 49 anni.

    “Voglio che vadano tutti in prigione. Corbacho, Corradi e Gomez, in modo che possiamo risolverlo”, ha detto Ezequiel.

    Corradi arrivò in Argentina nel 1970 dall’Istituto Provolo originale di Verona – che è stato anche scosso da uno scandalo della pedofilia negli ultimi anni – per gestire il Provolo a La Plata.

    Nel 1998, si trasferì a soli 42 miglia a nord di Mendoza, dove lavorò come capo dell’Istituto fino al suo arresto nel novembre 2016.

    L’ex chierichetto Jorge Bordon, che ora ha 50 anni, è stato condannato l’anno scorso a 10 anni di prigione come parte dell’affare, dopo aver ammesso di aver abusato di cinque vittime. Quindici altri sono anche accusati e saranno giudicati nel corso di altre due prove.

    “Come hanno potuto?” 

    Paola Gonzalez si è interrotta ricordando il momento in cui ha appreso che sua figlia Milagros, che ora ha 16 anni, era stata maltrattata mentre frequentava l’Istituto.

    Prima dello scandalo, la scuola libera era stata considerata piuttosto prestigiosa.

    “Avresti dovuto vedere il suo corpicino quando entrò (nel Provolo). Era così piccola”, ha detto Gonzalez, seduto nella sua casa a Mendoza.

    “Non capisco, non riesco a immaginare un tale male. Come hanno potuto fare così tanto male a una creatura così fragile?” chiese lei.

    Quando le prime testimonianze delle vittime furono rese pubbliche, Gonzalez chiese a sua figlia se fosse stata maltrattata al Provolo.

    “Era seduta proprio lì”, ha detto la donna delle pulizie, indicando il punto in cui sua figlia “ha mimato che le avevano sbottonato (vestiti) e tirato giù i pantaloni.”

    “Poi ha guardato di nuovo in basso”, ha ricordato Gonzalez, che afferma di aver trasformato il suo “dolore in combattimento”.

    “È una grande vittoria che ci sia una prova”, ha aggiunto.

    “Non ci sono abbastanza parole per entrare in empatia con l’orrore che hanno vissuto e che li ha feriti così tanto”, ha detto mons. Alberto Bochatey, vescovo ausiliare di La Plata.

    “Dobbiamo chiedere perdono e cercare di guarire il meglio che possiamo, senza odio.”

    Nel luglio 2017, Papa Francesco ha nominato Bochatey Commissario Apostolico per esaminare la Compagnia di Maria, il gruppo che gestisce gli istituti di Provolo.

    “Quando sono stato nominato, la prima cosa che ho fatto è stato cercare di avvicinare le vittime e chiedere loro perdono, e mi hanno mandato a fare i bagagli”, ha detto Bochatey.

    “Fino ad oggi, non sono stato in grado di farlo”, ha detto, aggiungendo che è “molto felice che il processo sia iniziato.”

    – AFP

    https://www.batimes.com.ar/news/argentina/theyre-demonic-the-deaf-victims-of-argentinas-pedophile-priests-speak-out.phtml