Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia, bimbi sordomuti abusati da preti: così i religiosi “orchi” venivano protetti

    Pedofilia, bimbi sordomuti abusati da preti: così i religiosi “orchi” venivano protetti

    «Un prete italiano dichiarato latitante. Oltre venti arrestati tra sacerdoti, chierici, suore, educatori e guardiani. E centinaia di vittime: bambini sordi o sordomuti, spesso orfani e poverissimi, che denunciano anni di violenze e abusi sessuali nei collegi argentini dell’istituto religioso italiano Antonio Provolo. Una congregazione che ha il quartier generale a Verona, dove si è rifugiato il prete italiano ora ricercato dai giudici argentini, che ne hanno chiesto l’estradizione per una lunga serie di abusi raccapriccianti su minorenni invalidi».

    “L’Espresso”, nel numero in edicola da domenica 9 giugno, pubblica un’inchiesta giornalistica internazionale sul più grave scandalo di pedofilia nella Chiesa cattolica italiana ed argentina. Gli atti giudiziari su decine di casi di pedofilia emersi a Buenos Aires a partire dal 2016, quando furono arrestati i primi religiosi dell’istituto Provolo, riguardano i collegi di La Plata e Mendoza, fondati e diretti da sacerdoti italiani ora inquisiti. Nelle ordinanze d’arresto, finora inedite, i giudici argentini scrivono che i piccoli sordomuti senza famiglia venivano sottoposti a violenze e maltrattamenti che «in nulla si differenziano dalla tortura» e «riduzione in schiavitù».

    Gli abusi sui bambini, secondo le testimonianze delle vittime, sono «iniziati più di 50 anni fa e proseguiti fino al 2015 almeno». Secondo l’inchiesta, realizzata da L’Espresso in collaborazione con i cronisti argentini della testata investigativa Perfil, «per decenni i vertici dell’istituto Provolo, sia in Italia che in Argentina, si limitavano a trasferire i sacerdoti sospettati di pedofilia, senza punirli né denunciarli alla giustizia. Per questo gli abusi sui bambini hanno potuto ripetersi in altre scuole e collegi, dagli anni ’70 fino agli arresti di questi mesi, spesso con gli stessi protagonisti. Che dall’Italia hanno contagiato l’Argentina. Le violenze nei collegi di La Plata e Mendoza – scrive il settimanale – iniziano in coincidenza con l’arrivo di religiosi italiani trasferiti da Verona per ‘immoralità sessualè, ma rimasti sacerdoti e mandati a dirigere i centri argentini per minorenni sordomuti».

    In Italia lo scandalo degli abusi sui bambini nei centri veronesi dell’istituto Provolo era stato scoperchiato nel gennaio 2009 da un’inchiesta giornalistica dell’Espresso, firmata da Paolo Tessadri, che aveva pubblicato le prime testimonianze, scritte e firmate, di 15 vittime. «La successiva istruttoria ecclesiastica, condotta dalla Congregazione per la dottrina delle fede, è stata chiusa però nel 2011 con risultati quasi totalmente assolutori: gli atti, finora inediti, documentano che è stato giudicato colpevole un solo sacerdote, su un totale di 26 accusati, mentre decine di vittime non sono state mai ascoltate – rileva l’Espresso – Tra i religiosi scagionati da quell’inchiesta religiosa compaiono anche preti italiani ora agli arresti in Argentina.

    Le carte inoltre mostrano che per cancellare ogni accusa su uno storico vescovo veronese, morto nel 1980 e dichiarato beato nel 2015, è stato utilizzato un documento-chiave che oggi risulta ‘falsificatò». «Papa Francesco Bergoglio – conclude il settimanale – non è in alcun modo coinvolto nello scandalo e non è mai citato nelle indagini italiane e argentine. Anzi, nel 2017 ha sanzionato e commissariato la congregazione del Provolo».

    https://www.ilmessaggero.it/italia/pedofilia_verona_vaticano_preti_bambini_istituto_provolo-4543411.html?fbclid=IwAR1rGG4uykOnogi9N4YCM6SLreLZPwW3wfo4STWg-yTCnVmlJNY11AZOBuE

  • Abusi sessuali su bambini sordomuti, gli orrori dell’Istituto religioso italiano in Argentina

    Abusi sessuali su bambini sordomuti, gli orrori dell’Istituto religioso italiano in Argentina

    L’Istituto Antonio Provolo, che ha delle sedi in Argentina, è al centro di un gravissimo scandalo di pedofilia rivelato da L’Espresso

    Nell’Espresso in edicola questa domenica viene denunciato quello che viene definito “il più grave scandalo di pedofilia della Chiesa Cattolica italiana e argentina”: un prete italiano, infatti, si è rifugiato a Verona, presso il quartier generale della congregazione dell’Istituto Antonio Provolo, in quanto ricercato dalle autorità giudiziarie argentine per essere stato complice, insieme a una ventina di altri colpevoli tra preti, suore, chierici, educatori e guardiani, di una serie di raccapriccianti abusi sessuali ai danni di bambini sordomuti, spesso orfani e poverissimi, avvenuti in Argentina nel collegi dell’Istituto.
    Gli atti giudiziari su decine di casi di pedofilia emersi a Buenos Aires a partire dal 2016, quando furono arrestati i primi religiosi dell’istituto Provolo, riguardano i collegi di La Plata e Mendoza, fondati e diretti da sacerdoti italiani ora inquisiti. Nelle ordinanze d’arresto, finora inedite, i giudici argentini scrivono che i piccoli sordomuti senza famiglia venivano sottoposti a violenze e maltrattamenti che “in nulla si differenziano dalla tortura” e “riduzione in schiavitù”. Gli abusi sui bambini, secondo le testimonianze delle vittime, sono “iniziati più di 50 anni fa e proseguiti fino al 2015 almeno”.
    Secondo l’inchiesta, realizzata da L’Espresso in collaborazione con i cronisti argentini della testata investigativa Perfil, “per decenni i vertici dell’istituto Provolo, sia in Italia che in Argentina, si limitavano a trasferire i sacerdoti sospettati di pedofilia, senza punirli né denunciarli alla giustizia. Per questo gli abusi sui bambini hanno potuto ripetersi in altre scuole e collegi, dagli anni ’70 fino agli arresti di questi mesi, spesso con gli stessi protagonisti. Che dall’Italia hanno contagiato l’Argentina. Le violenze nei collegi di La Plata e Mendoza – scrive il settimanale – iniziano in coincidenza con l’arrivo di religiosi italiani trasferiti da Verona per ‘immoralità sessuale’, ma rimasti sacerdoti e mandati a dirigere i centri argentini per minorenni sordomuti”.
    In Italia lo scandalo degli abusi sui bambini nei centri veronesi dell’istituto Provolo era stato scoperchiato nel gennaio 2009 da un’inchiesta giornalistica dell’Espresso, firmata da Paolo Tessadri, che aveva pubblicato le prime testimonianze, scritte e firmate, di 15 vittime.
    “La successiva istruttoria ecclesiastica, condotta dalla Congregazione per la dottrina delle fede, è stata chiusa però nel 2011 con risultati quasi totalmente assolutori: gli atti, finora inediti, documentano che è stato giudicato colpevole un solo sacerdote, su un totale di 26 accusati, mentre decine di vittime non sono state mai ascoltate – rileva l’Espresso – Tra i religiosi scagionati da quell’inchiesta religiosa compaiono anche preti italiani ora agli arresti in Argentina. Le carte inoltre mostrano che per cancellare ogni accusa su uno storico vescovo veronese, morto nel 1980 e dichiarato beato nel 2015, è stato utilizzato un documento-chiave che oggi risulta ‘falsificato’”.
    “Papa Francesco Bergoglio – conclude il settimanale – non è in alcun modo coinvolto nello scandalo e non è mai citato nelle indagini italiane e argentine. Anzi, nel 2017 ha sanzionato e commissariato la congregazione del Provolo”.

    https://www.globalist.it/world/2019/06/07/abusi-sessuali-su-bambini-sordomuti-gli-orrori-dell-istituto-religioso-italiano-in-argentina-2042576.html?fbclid=IwAR3XrjKrEPQbRfETCm0KWFoGnF-GmcGwdg2y9uiV1M0LvaBHgKSmCV_Itgc

  • Bimbi sordi abusati da preti pedofili: si riscoperchia lo scandalo insabbiato in Italia

    Bimbi sordi abusati da preti pedofili: si riscoperchia lo scandalo insabbiato in Italia

    Un prete italiano dichiarato latitante. Oltre venti religiosi arrestati. In Argentina le indagini travolgono un istituto religioso di Verona. Dove un’istruttoria ecclesiastica ha ignorato le denunce di decine di vittime rivelate dall’Espresso. Ecco la nuova inchiesta giornalistica internazionale in edicola da domenica 9 giugno

    Un prete italiano dichiarato latitante. Oltre venti arrestati tra sacerdoti, chierici, suore, educatori e guardiani. E centinaia di vittime: bambini sordi, spesso orfani e poverissimi, che denunciano anni di violenze e abusi sessuali nei collegi argentini dell’istituto religioso italiano Antonio Provolo. Una congregazione che ha il quartier generale a Verona, dove si è rifugiato il prete italiano ora ricercato dai giudici argentini, che ne hanno chiesto l’estradizione per una lunga serie di abusi raccapriccianti su minorenni invalidi.
    L’Espresso, nel numero in edicola da domenica 9 giugno e online su Espresso+ , pubblica un’inchiesta giornalistica internazionale sul più grave scandalo di pedofilia nella Chiesa cattolica italiana e argentina. Gli atti giudiziari su decine di casi di pedofilia emersi a Buenos Aires a partire dal 2016, quando furono arrestati i primi religiosi dell’istituto Provolo, riguardano i collegi di La Plata e Mendoza, fondati e diretti da sacerdoti italiani ora inquisiti. Nelle ordinanze d’arresto, finora inedite, i giudici argentini scrivono che i piccoli sordomuti senza famiglia venivano sottoposti a violenze e maltrattamenti che «in nulla si differenziano dalla tortura» e «riduzione in schiavitù». Gli abusi sui bambini, secondo le testimonianze delle vittime, sono «iniziati più di 50 anni fa e proseguiti fino al 2015 almeno».
    L’inchiesta, realizzata da L’Espresso in collaborazione con i cronisti argentini della testata investigativa Perfil, documenta che per decenni i vertici dell’istituto Provolo, sia in Italia che in Argentina, si limitavano a trasferire i sacerdoti sospettati di pedofilia, senza punirli né denunciarli alla giustizia. Per questo gli abusi sui bambini hanno potuto ripetersi in altre scuole e collegi, dagli anni ’70 fino agli arresti di questi mesi, spesso con gli stessi protagonisti. Che dall’Italia hanno contagiato l’Argentina. Le violenze nei collegi di La Plata e Mendoza iniziano in coincidenza con l’arrivo di religiosi italiani trasferiti da Verona per «immoralità sessuale», ma rimasti sacerdoti e mandati a dirigere i centri argentini per minorenni sordi.
    In Italia lo scandalo degli abusi sui bambini nei centri veronesi dell’istituto Provolo era stato scoperchiato nel gennaio 2009 da un’inchiesta giornalistica dell’Espresso, firmata da Paolo Tessadri, che aveva pubblicato le prime testimonianze, scritte e firmate, di 15 vittime.
    La successiva istruttoria ecclesiastica, condotta dalla Congregazione per la dottrina delle fede, è stata chiusa però nel 2011 con risultati quasi totalmente assolutori: gli atti, finora inediti, documentano che è stato giudicato colpevole un solo sacerdote, su un totale di 26 accusati, mentre decine di vittime non sono state mai ascoltate. Tra i religiosi scagionati da quell’inchiesta religiosa compaiono anche preti italiani ora agli arresti in Argentina. Le carte inoltre mostrano che per cancellare ogni accusa su uno storico vescovo veronese, morto nel 1980 e dichiarato beato nel 2015, è stato utilizzato un documento-chiave che oggi risulta «falsificato». Mentre l’attuale vescovo Giuseppe Zenti, aperto sostenitore dei cattolici ultra-integralisti e della Lega, è stato interrogato in gran segreto nel 2017 sul caso Provolo dal procuratore di Verona e ha ammesso di aver dovuto patteggiare una condanna per aver diffamato l’associazione delle vittime.
    Papa Francesco Bergoglio non è in alcun modo coinvolto nello scandalo e non è mai citato nelle indagini italiane e argentine. Anzi, nel 2017 ha sanzionato e commissariato la congregazione del Provolo.
    http://espresso.repubblica.it/attualita/2019/06/07/news/bimbi-sordomuti-abusati-da-preti-pedofili-in-argentina-esplode-lo-scandalo-insabbiato-in-italia-1.335817?ref=HEF_RULLO&fbclid=IwAR2EhfNJbMzTKOo1_aIWCPx9NX_0FBjRay67uVymjInPv6kbmetrfnkuAn4
  • Esistenza devastata da un orco, ora cerca altre vittime del prete pedofilo

    Esistenza devastata da un orco, ora cerca altre vittime del prete pedofilo

    DI FRANCESCA  LAGATTA

    Il protagonista di questa storia si chiama Roberto ma è un nome di fantasia, perché la sua storia è un racconto di paura e dolore che lo scorrere del tempo non è riuscito ad alleviare. Dai 12 ai 15 anni, Roberto è stato abusato ripetutamente da un orco in abiti talari che all’epoca dei fatti, accaduti nella città di Verona, non è riuscito a denunciare perché intrappolato nella sindrome di Stoccolma, una forma di dipendenza psicologica che sviluppano in genere le vittime di violenza. Successivamente è entrato nel tunnel della depressione dal quale non è più uscito. Il sesso per lui è diventato qualcosa di sporco, tanto da averlo indotto a manifestare delle fobie sociali, come ipocondria ed ossessioni compulsive con rituali di lavaggi di tutto il corpo e delle mani fino a rovinare la pelle. Il suo disagio è testimoniato da una fitta documentazione medica, che non esita a mostrarci. Ma oggi, che è un uomo adulto e ha preso coscienza di ciò che accadde, ha finalmente trovato la forza di chiedere aiuto. Nei giorni scorsi è rivolto a LaC News24 per cercare eventuali altre vittime calabresi del prete, il quale ha frequentato per anni la costa tirrenica cosentina, in particolare Praia a Mare, dove ha esercitato il suo sacerdozio. La pedofilia, ci dicono gli studiosi, è la conseguenza di un impulso irrefrenabile nei confronti di bambini e adolescenti o comunque in soggetti non consenzienti, che implica sofferenza e umiliazione e raramente può essere represso. In altre parole, la pedofilia è una condizione dalla quale non si guarisce.

    Quel flash che gli ha fatto riaffiorare i ricordi

    «La mia vita è finita a 15 anni, il resto è sopravvivenza», dice Roberto. Quelle attenzioni violente e perverse hanno lasciato all’uomo problemi relazionali e sessuali che gli hanno rovinato l’esistenza. Ma la sua mente, come accade a volte a chi subisce gravi traumi, aveva rimosso ogni cosa. Poi però finisce dallo psicologo per risalire all’origine dei suoi disturbi, un‘introspezione lo riporta indietro nel tempo e quei dolorosissimi ricordi, seppelliti in un angolo buio della memoria, riaffiorano prepotentemente. D’improvviso tutto è più chiaro e Roberto decide finalmente di affrontare i fantasmi del passato. Per prima cosa denuncia l’accaduto alle autorità giudiziarie, ma è passato troppo tempo e il reato penale è già prescritto. Parallelamente, intenta un’altra causa, stavolta civile, che, a differenza di quella penale non ha limiti temporali. Contemporaneamente si imbatte in Rete l’Abuso, l’osservatorio italiano di carattere internazionale sui crimini commessi in ambito clericale, trovando nel presidente Francesco Zanardi un aiuto psicologico che gli dà la forza di continuare a lottare.

    L’appello: «Se siete rimasti vittime di abusi, segnalatelo»

    Il sito di Rete l’Abuso rende subito noti i dettagli della storia di Roberto, sottolineando come il pedofilo si stesse godendo la vecchiaia, senza aver fatto mai un giorno di carcere, dopo essersi ritirato a vita privata. Ma, per uno strano scherzo del destino, soltanto qualche settimana più tardi il sacerdote muore a seguito degli acciacchi sopraggiunti per l’età avanzata. Un ulteriore tormento per la vittima, che però non ha frenato la sua ritrovata voglia di giustizia. «Non mi importa che l’abbia fatta franca con la giustizia – dice alla nostra redazione -, ma ho la necessità di fare pace con me stesso, di sapere a quante altre persone ha fatto del male, voglio conoscere quanti hanno subito le mie stesse violenze e convincermi una volta per tutte che non sono stato io a provocare le sue voglie malate, che non è mai stata colpa mia».

    Il servizio sacerdotale a Praia a Mare

    Come impone la prassi clericale, il prete in questione ha girovagato in lungo e in largo nelle parrocchie di tutta Italia, stabilendosi solo temporaneamente nei luoghi a cui era stato destinato. Tra i tanti c’è anche Praia a Mare. «Fu negli anni ’70, non posso dire di quale chiesa si tratta né gli anni precisi, perché il prete essendo ormai morto non può più difendersi e se svelassi pubblicamente la sua identità io cadrei nel torto, ma posso dire che ha esercitato le sue funzioni anche lì e io voglio sapere se all’epoca qualche ragazzino è rimasto vittima della stessa persona». Mentre racconta quei fatti Roberto urla, piange, si dispera, per lui è come se fossero accaduti ieri. Trova a stento la forza di rivolgere un appello ai cittadini praiesi: «Vi supplico, se qualcuno conosce una storia simile alla mia e può collegarla a uno dei sacerdoti di quegli anni, la segnali a info@retelabuso.org». Poi continua. «In tenera età, quando frequentavo il catechismo per la preparazione alla cresima, in occasione delle numerose confessioni settimanali, ho subito delle molestie sessuali e violenze ripetute da questo prete all’interno del confessionale e non solo, anche altrove, al di fuori della parrocchia, ad esempio nella sua camera da letto».

    Lo strano casi dei volantini

    Agli inizi di aprile scorso, qualcuno di notte ha affisso dei volantini nei pressi di una parrocchia di Verona. Nel testo della lettera si chiede di fare luce su una storia di pedofilia che, secondo il documento, coinvolgerebbe un prete. L’episodio non è passato inosservato al nostro testimone, che parla di caso analogo, lasciando intendere che i fatti da lui denunciati si siano svolti proprio lì. «Secondo me si tratta dello stesso prete, perché da quel che ne so ha prestato servizio anche in quella chiesa. Non credo sia un caso che l’abbiano affissi proprio di fronte a quella parrocchia».

    Il caso di Padre Dino

    La città dell’isola Dino, purtroppo, in passato ha già dovuto fare i conti con la presenza di un prete scomodo. A maggio del 2015, Padre Dino, all’anagrafe Placido Greco, che per molti anni fu insegnante di religione alle scuole medie, sacerdote della chiesa Sacro Cuore e rettore del santuario della Madonna della Grotta, è stato arrestato nell’ambito di una operazione con la quale la magistratura ha messo fine a un vasto giro di prostituzione minorile.

    Dagli atti si è scoperto che il suo alter ego era Gabriele Doni, il nome con cui firmava i suoi numerosi romanzi pornografici, oppure Santo Gabriele, come il protettore dei bambini. Due personalità, le sue, impossibilitate a coesistere per sempre in un solo corpo senza che nessuno se ne accorgesse. Il suo computer, hanno detto gli inquirenti, al momento dell’arresto conteneva circa 1700 immagini pedopornografiche che ritraevano ragazzini, rigorosamente di età compresa tra i 13 e i 17 anni, in atteggiamenti inequivocabili con lo sciagurato uomo di chiesa.

    Per Praia a Mare fu uno shock. L’uomo era stato uno dei parroci più amati e apprezzati dai fedeli, un po’ per il suo modo di fare scherzoso e un po’ sopra le righe, un po’ per quella sua capacità innata di attirare a sé i soprattutto i giovani, circostanze che però nella maggior parte della popolazione non avevano destato alcun sospetto. In realtà, nei giorni successivi all’operazione giudiziaria, si scoprì che tra i motivi che lo costrinsero una quindicina d’anni prima a lasciare il centro balneare del Tirreno cosentino, potrebbero esserci anche le gravissime accuse mosse nei suoi confronti, che fino a quel momento erano rimaste riservate.

    https://m.lacnews24.it/85233/cronaca/praia-a-mare-vittima-di-prete-pedofilo-cerca-altri-casi.html
  • Da Verona all’Argentina. Vite e accuse parallele dei due preti indagati

    Da Verona all’Argentina. Vite e accuse parallele dei due preti indagati

    Fratel Nicola come fratel Eliseo. E lo scandalo si allarga

    La ricostruzione
    di Laura Tedesco

    VERONA – «Da casita de Dios a casa degli orrori», uno scandalo che si allarga e si ripete. Da Verona all’Argentina. Don Nicola Corradi colpito da un primo mandato d’arresto a fine 2016 e adesso anche da un secondo, don Eliseo Pirmati raggiunto da un ordine di carcerazione internazionale, con annessa richiesta di estradizione, tre notti fa, tra martedì e mercoledì. Indagati nell’ambito di due inchieste-fotocopia condotte dalle procure sudamericane di Mendoza e La Plata, don Nicola e don Eliseo devono difendersi dagli stessi, pesantissimi, reati: atti e abusi sessuali su minore, stupro, corruzione di minore.

    Due sacerdoti legati a doppio filo dalle origini (sono entrambi veronesi), dall’età (ultraottantenne), dall’appartenenza allo stesso istituto religioso (quello del Provolo, che ospita bambini e ragazzi sordomuti e ha la sede madre a Verona). Ma, soprattutto, due religiosi accomunati da un destino giudiziario che, oggi in Argentina come una decina d’anni fa a Verona, sembra sfociare per entrambi negli stessi esiti.

    Due «sentenze» contrapposte, quelle a cui sono giunte le indagini in Italia e in Sudamerica: un nulla di fatto in terra scaligera (dove i fatti risultavano «non più perseguibili penalmente» per l’eccessivo tempo trascorso tra i presunti abusi e le denunce delle vittime), e invece il pugno di ferro in atto oltreoceano. Rimasti invischiati nello scandalo delle presunte violenze commesse ai danni di allievi sordomuti nella sede madre del Provolo, a Verona, alla fine don Nicola e don Eliseo vennero infatti scagionati entrambi grazie alla prescrizione dalla magistratura scaligera.

    Tutto ciò mentre, per don Corradi e don Pirmati, i vertici dell’Istituto decidevano di inviarli in «missione» in Argentina. Ed è lì che, stando ai pm d’oltreoceano, i due sacerdoti veronesi ci sarebbero «ricascati», perpetrando ulteriori violenze su giovani sordomuti, spesso minorenni, iscritti alle succursali del Provolo nelle città di Lujàn (Mendoza) e La Plata. Prima di essere assegnato nel 1996 a Mendoza, dove un documento della sede di Verona nel 2001 lo qualifica come vice direttore e primo consigliere, don Corradi aveva insegnato all’Istituto Provolo di La Plata, Buenos Aires.

    E anche in quella città, dopo l’arresto di don Nicola a fine 2016 per le presunte violenze di cui si sarebbe macchiato a Lujàn, sono cominciate ad arrivare a suo carico denunce di abusi risalenti agli anni ‘90 e sfociate,adesso, nella seconda richiesta di arresto contro il religioso veronese, tuttora ai domiciliari a Mendoza per ragioni di salute in attesa del processo.

    Secondo la stampa argentina, don Corradi e don Pirmati sarebbero stati «trasferiti dai superiori religiosi in Sudamerica per coprire gli abusi commessi in Italia». Gianni Bisoli è uno dei 67 ex studenti della sede veronese del Provolo che nel 2009 denunciarono «le violenze perpetrate nei nostri confronti» da alcuni dei sacerdoti che operavano all’interno dell’istituto per sordomuti delle fine degli anni ‘50 fino al 1984: tra le righe degli esposti che non si è mai stancato di inviare «per chiedere giustizia», Bisoli ha più volte accusato di abusi sia don Corradi che don Pirmati. «Le violenze sono state perpetrate dai due religiosi sia al Provolo di Verona che a Villa Cervi (San Zeno di Montagna), per questo sono stati entrambi citati nella lettera che abbiamo inviato al Papa il 20 ottobre 2014 – ha rivelato ieri l’avvocato Marco Lodi Rizzini, referente dell’associazione sordi Provolo onlus -. Fratel Pirmati è stato poi stato trasferito in Argentina, a La Plata, ma ogni anno tornava per un mese o 2 al Provolo di Verona durante le vacanze estive».

    Ora don Eliseo si troverebbe per ragioni di età e di salute in una casa di cura a Verona: «Uno studente abusato, dopo una vita tormentata e piena di dubbi e lancinanti ricordi, si è suicidato» accusa Lodi Rizzini. E il «buco nero» si allarga. Sempre di più.

    (Corriere di Verona, 26 aprile 2019)

  • Abusi al Provolo, dopo don Pirmati chiesti altri due arresti

    Abusi al Provolo, dopo don Pirmati chiesti altri due arresti

    Pedofilia sui sordomuti in Sudamerica: nuovo ordine di cattura per don Corradi, ai domiciliari dal 2016

    VERONA – E gli arresti salgono a tre. «Gli abusi esistevano, abbiamo le prove»: poche parole, quelle usate ieri in Argentina dal giudice di sorveglianza di La Plata Jorge Moya Panisello e dal pubblico ministero Cecilia Corfield, per annunciare due nuovi ordini di carcerazione per le presunte violenze commesse su bambini e ragazzi che frequentavano la succursale sudamericana di La Plata dell’Istituto per sordomuti Provolo (la cui casa madre è a Verona).

    E così, dopo il mandato di cattura internazionale con annessa richiesta di estradizione scattato la notte tra martedì e mercoledì a carico del religioso veronese ultraottantenne don Eliseo Pirmati (ospitato al momento in una casa di cura a Verona per ragioni di salute), da oltreoceano è rimbalzata ieri la notizia di altre due richieste di arresto per le presunte violenze avvenute al Provolo di La Plata.

    Una riguarda proprio quel don Nicola Corradi, anch’egli veronese, già sottoposto agli arresti domiciliari a Mendoza da fine 2016 nell’ambito di un’inchiesta fotocopia per i presunti abusi avvenuti anche nella succursale del Provolo a Lujàn (vicino Mendoza): lasciata la sede madre di Verona (dov’era a suo tempo stato coinvolto in un’indagine sfociata nella prescrizione), i vertici dell’Istituto lo avevano infatti mandato in missione prima a La Plata (dove ha operato anche don Eliseo per poi far di recente rientro in terra scaligera) e poi a Mendoza, dove don Nicola è ora atteso dall’inizio del processo. Insieme ai due preti veronesi, a La Plata è stato chiesto l’arresto anche per un impiegato laico che si sarebbe macchiato degli stessi abusi.

    Al Provolo di La Plata, secondo gli inquirenti, le violenze sui giovanissimi sordomuti si verificavano «quasi sempre di sabato» e Corradi, si legge nelle carte dell’accusa,«è stata la più alta autorità dell’Istituto da 1970 al 1997 ed è accusato di abusi sessuali aggravati dall’essere prete»: otto, al momento, gli episodi che gli contesta la procura di La Plata, mentre l’impiegato laico risponde di «abusi sessuali aggravati dal suo status di tutore o educatore, cinque violenze sessuali e corruzione di minori».

    Quanto a don Pirmati, infine, è sospettato di «almeno tre episodi di abusi sessuali aggravati dalla sua condizione di sacerdote, atti osceni e corruzione di minori, aggravata dal fatto che le vittime hanno meno di 13 anni».

  • Nuove accuse sui presunti casi di pedofilia avvenuti al Provolo in Argentina

    Nuove accuse sui presunti casi di pedofilia avvenuti al Provolo in Argentina

    L’indagine sui presunti casi di pedofilia avvenuti nell’Istituto Provolo in Argentina si allarga e tocca ancora una volta la provincia di Verona. La Procura di La Plata ha emanato un ordine di carcerazione internazionale per don Eliseo José Primati, 83enne attualmente ricoverano a Verona per motivi di salute. Insieme a don Eliseo José Primati, la Procura ha accusato anche il veronese don Nicola Corradi, il quale si trova agli arresti domiciliari nella città argentina di Mendoza, già accusato di stupro, abusi sessuali e corruzione di minori ai danni di alunni sordomuti dell’istituto Provolo di Lujan de Cuyo.
    Queste nuove accuse si riferiscono ad altri presunti abusi che, secondo gli investigatori, si sarebbero verificati tra il 1982 e il 2002 all’istituto Provolo di La Plata, vicino a Buenos Aires, come riportato dai quotidiani argentini come il Clarìn. Per don Corradi si tratta di nuovi addebiti, rispetto a quelli di cui già deve rispondere nella provincia di Mendoza, mentre è la prima volta che la magistratura coinvolge anche don Primati in questa grande indagine e per l’83enne chiederà pure l’estradizione.

    La Procura argentina ha raccolto le testimonianze degli studenti sordomuti che erano mandati al Provolo o che venivano accolti perché orfani. E le accuse sono aggravate proprio dal fatto che le vittime, oltre ad essere minorenni, avevano anche delle disabilità che non permettevano loro di difendersi dagli abusi che vengono contestati ai religiosi che operavano all’interno degli istituti.

    http://www.veronasera.it/cronaca/nuove-accuse-pedofilia-provolo-argentina-25-aprile-2019.html
  • Pedofilia, l’Argentina chiede l’estradizione di un prete del Provolo di Verona

    Pedofilia, l’Argentina chiede l’estradizione di un prete del Provolo di Verona

    Lo scandalo si allarga: accuse di abusi e stupro a un anziano sacerdote ora in Veneto

    VERONA«Obbligati a subire anni di violenze e sopraffazioni». Bambini e ragazzi sordomuti «costretti a sopportare abusi e vessazioni senza potersi opporre né difendere». A distanza di due anni e mezzo dall’arresto del sacerdote veronese Nicola Corradi (tuttora ristretto ai domiciliari a Mendoza in attesa del processo), in Argentina lo scandalo per le presunte violenze commesse nelle succursali sudamericane dell’Istituto Provolo per sordomuti (la cui sede è a Verona) si estende a un secondo religioso. Nelle scorse ore, infatti, dalla procura di La Plata è scattato un ordine di carcerazione internazionale per don Eliseo Josè Primati. Quest’ultimo, al momento, si troverebbe in una casa di cura della provincia di Verona e, in comune con don Corradi, ha l’età (entrambi 83enni) e soprattutto le pesantissime accuse che gli contesta la magistratura d’oltreoceano: abusi e atti sessuali, stupro, corruzione di minori ai danni di alunni sordomuti dell’Istituto Provolo di La Plata, dove don Primati ha operato per anni prima di rientrare in tempi recenti nella casa madre del Provolo in terra scaligera. Adesso, invece, don Eliseo sarebbe ricoverato presso una struttura di cura veronese per motivi d’età e di salute: i gravissimi crimini di cui, secondo l’accusa, si sarebbe reso responsabile a La Plata, hanno comunque indotto la magistratura argentina a chiederne oltre all’arresto anche l’estradizione dall’Italia. Un caso che rischia di diventare internazionale.
    La testimonianza

    «Quel prete mi ha violentato. Per colpa di don Eliseo ho vissuto anni di abusi e vergogna, costretto per lungo tempo a sopportare senza poter reagire». Daniel Sgardelis ha 43 anni, è nato e vive a Tartagal, Salta, in Argentina. Ma la sua infanzia e l’adolescenza li ha trascorsi nella città sudamericana di La Plata,a studiare e vivere all’Antonio Provolo Institute. «La mia vita è stata rovinata da tutto questo, era come un buco nero. Ho sofferto troppo e mi sono quasi ucciso. State facendo giustizia per gli abusi commessi dai preti dell’Istituto Provolo sui ragazzi sordomuti nella sede di Lujan de Cuyo, a Mendoza (dove esercitava don Corradi, ndr), ma ora vogliamo la verità anche per i crimini avvenuti nella sede di La Plata. Conosco persone che si sono suicidate per tutto quello che è successo». Ed è stato così che, a partire dalle denunce di Sgardelis e di «decine di altri ex allievi», il procuratore di La Plata Cecilia Cordfield, specializzata in reati a sfondo sessuale, ha deciso di aprire in Argentina una seconda inchiesta sulle presunte violenze commesse ai danni di bambini e adolescenti sordomuti da personale religioso e civile delle sedi locali del Provolo. Erano quasi due anni che, nel riserbo più totale, gli inquirenti di La Plata indagavano, raccoglievano denunce e testimonianze, cercavano riscontri. Una seconda inchiesta che, negli ultimi giorni, è giunta alla svolta: il procuratore Corfield ha chiesto la carcerazione di don Primati e il «giudice delle garanzie» (l’equivalente argentino del nostro gip, giudice per le indagini preliminari) Silver Jorge Moya Panisello ha firmato l’ordine di arresto internazionale due notti fa, tra martedì e mercoledì. Stando alla procura di La Plata, al momento ammonterebbero a undici le vittime di abusi sessuali nella locale sede del Provolo che chiamano in causa don Eliseo. Violenze che, stando all’accusa, l’anziano religioso avrebbe commesso tra il 1982 e il 2002, prima di far ritorno in Italia.

    L’associazione Rete L’Abuso

    «Ci è voluto tempo, ma finalmente – reagisce Francesco Zanardi, presidente dell’associazione Rete L’Abuso org – gli inquirenti argentini con questo mandato d’arresto per don Primati attestano la totale veridicità delle nostre denunce. Con un ampio dossier che raccoglieva numerose e documentate segnalazioni, puntavamo il dito proprio all’indirizzo di don Eliseo». E non è tutto: «Dal nostro pool di legali argentini, ci giunge notizia che – rivela Zanardi – questa nuova inchiesta di La Plata potrebbe estendersi ad altri soggetti e riservare ulteriori sviluppi. Finalmente le vittime, dopo anni e anni di porte sbattute in faccia, stanno ricevendo la giustizia che tanto invocavano». Altri colpi di scena all’orizzonte?

    https://corrieredelveneto.corriere.it/verona/cronaca/19_aprile_25/pedofilia-pm-argentini-chiedonol-estradizione-un-prete-provolo-2369f50a-672b-11e9-9051-8227cfae5472.shtml

  • «Anche tu, come me, sei stato vittima di abusi del prete? Scrivici»

    «Anche tu, come me, sei stato vittima di abusi del prete? Scrivici»

    È il messaggio presente su alcuni volantini comparsi nella zona di Ponte Crencano, a Verona. La notizia è stata riportata dall’associazione Rete L’Abuso, che suppone si tratti di un nuovo caso collegato a quello già denunciato da un suo assistito

    Forse affissi nella notte tra notte tra domenica e lunedì, o forse in quella precedente, sono comparsi nella zona di Ponte Crencano, a Verona, alcuni volantini di denuncia di alcuni presunti abusi sessuali da parte di un religioso.

    Se sei stato anche tu, come me in passato, vittima di abusi sessuali da parte di un prete (di questa parrocchia) ora anziano che non c’è più. Aiutaci a fare chiarezza, dai info su questa brutta storia a info@retelabuso.org

    Questo il messaggio riportato su fogli appesi nei pressi della parrocchia di S. Maria Ausiliatrice, dagli impianti sportivi dove gioca il Cadore ai giardini comunali, dalle Poste di via Mameli alle scuole medie Cesare Battisti. A divulgare la notizia è stata l’Associazione Rete L’ABUSO, la quale però sottolinea di non sapere niente di questa vicenda e neppure chi sia stato ad appendere i volantini nel quartiere.
    L’Associazione dei sopravvissuti all’abuso sessuale del clero, suppone si tratti di una vicenda collegata ai presunti fatti denunciati da un proprio assistito all’autorità civile nel 2017 e alla chiesa nel 2018, con al centro in prete veronese della parrocchia. La presunta vittima, mantenendo l’anonimato, ha raccontato quanto avrebbe subito sul sito della Rete L’ABUSO.

    Alla tenera età di 12 anni, nel frequentare il catechismo e in preparazione alla cresima, in occasione delle numerose confessioni settimanali, ho subito delle molestie sessuali e violenze ripetute da questo prete all’interno del confessionale e non solo ma anche altrove al di fuori della parrocchia, costretto psicologicamente, intrappolato in quella comunemente chiamata “sindrome di Stoccolma”.

    Intrappolato quindi dal mio carceriere, ho vissuto due anni in questo incubo.

    Trovata la forza di liberarmi all’età di 15anni, forse data da una maturata voglia di ribellarmi da questi soprusi, successivamente sono caduto in una forte depressione dalla quale non sono più uscito, ho vissuto il periodo della pubertà rinchiuso in me stesso assieme a tutto il periodo adolescenziale portando problemi di carattere relazionale e vivendo una sessualità in maniera rovinosa con paure e fobie riguardanti la sfera sessuale. Per me il sesso era sporco e contaminante, sentendomi perennemente sporco.

    La mia mente per salvarmi, ha rimosso gli abusi sessuali ma al contempo ha creato paure e fobie sociali, ipocondria ed ossessioni compulsive con rituali di lavaggi di tutto il corpo e delle mani fino a rovinare la pelle e queste non mi hanno più abbandonato limitandomi così nel tempo sempre più la vita, al punto di non riuscire più a lavorare precludendomi la dignità personale. 

    Per l’associazione dunque «è verosimile pensare che un’altra presunta vittima, probabilmente dopo aver letto il racconto del nostro assistito, a suo modo si sia fatto avanti» e chiede dunque che l’autore di questo gesto si faccia avanti. Sarà ovviamente poi compito della giustizia ordinaria, fare luce sull’intera faccenda.

    https://www.veronasera.it/cronaca/vittima-abusi-prete-volantini-verona-9-aprile-2019.html

  • «Sei stato una vittima di abusi  da parte del prete? Segnalacelo»

    «Sei stato una vittima di abusi da parte del prete? Segnalacelo»

    «Se sei stato anche tu, come me in passato, vittima di abusi sessuali da parte di un prete (di questa parrocchia) ora anziano che non c’è più. Aiutaci a fare chiarezza, dai info su questa brutta storia a info@laretelabuso.org». Alcuni volantini con queste frasi, da qualche giorno, campeggiano in zona Ponte Crencano. Ce n’erano forse altri, ma sono stati rimossi. Questi si trovano ancora davanti alla chiesa, ai giardini comunali di fronte alla chiesa, in via Prati, negli altri giardini comunali di via Locchi. E poi davanti alla sede della Società sportiva US Cadore, davanti alla posta di via Mameli, alla fermata del bus in via Tommaseo e davanti scuole medie Cesare Battisti dove c’è l’attraversamento pedonale.

    Ogni giorno, emergono nuovi casi legati alla pedofilia dei preti. Ma questo messaggio, lasciato da quello che ora sarà certamente diventato un uomo, è un pugno allo stomaco, perchè i preti, come gli insegnanti sono quelle figure cui affidiamo i nostri figli, credendo che siano nelle mani giuste di persone che dovrebbero farli crescere in personalità e cultura. L’Associazione dei sopravvissuti all’abuso sessuale del clero ha già pubblicato sul loro sito la storia di un altro giovane, i cui abusi sarebbero fatti risalire allo stesso prete. Ma questo, secondo i volontari della Rete, è un altro caso, che loro non conoscono. Nel frattempo, il prete che si denuncia essere stato abusatore è deceduto.

    Era ospite della sua congregazione a Genova ed è deceduto il 12 febbraio scorso, quindis epolto al Verona di Roma. Toccante la testimonianza riportata dal sito della Rete, di un altro caso veronese. «A 12 anni, nel frequentare il catechismo e in preparazione alla cresima, in occasione delle numerose confessioni settimanali, ho subito delle molestie sessuali e violenze ripetute da questo prete all’interno del confessionale e non solo ma anche altrove al di fuori della parrocchia, costretto psicologicamente, intrappolato in quella comunemente chiamata “sindrome di Stoccolma”. Intrappolato quindi dal mio carceriere, ho vissuto due anni in questo incubo.

    Trovata la forza di liberarmi all’età di 15 anni, forse data da una maturata voglia di ribellarmi da questi soprusi, successivamente sono caduto in una forte depressione dalla quale non sono più uscito, ho vissuto il periodo della pubertà rinchiuso in me stesso assieme a tutto il periodo adolescenziale portando problemi di carattere relazionale e vivendo una sessualità in maniera rovinosa con paure e fobie riguardanti la sfera sessuale. Per me il sesso era sporco e contaminante, sentendomi perennemente sporco. La mia mente per salvarmi, ha rimosso gli abusi sessuali, ma al contempo ha creato paure e fobie sociali, ipocondria ed ossessioni compulsive con rituali di lavaggi di tutto il corpo e delle mani fino a rovinare la pelle e queste non mi hanno più abbandonato limitandomi così nel tempo sempre più la vita, al punto di non riuscire più a lavorare precludendomi la dignità personale». •

    Alessandra Vaccari
    http://www.larena.it/territori/citt%C3%A0/sei-stato-una-vittima-di-abusi-da-parte-del-prete-segnalacelo-1.7253510?fbclid=IwAR2_nXSBDwfODBkBycSP0AekwNtzBwwYXAdR5j_Jfy3RGUBUutUXBKfnw94