Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • 15 grammi di cocaina e 5 pen drive con film hard. L’usciere del vaticano resta in carcere muto. Gli inquirenti: “Non erano per lui”

    15 grammi di cocaina e 5 pen drive con film hard. L’usciere del vaticano resta in carcere muto. Gli inquirenti: “Non erano per lui”

    Ora è caccia aperta ai reali destinatari del materiale illecito

    Scandalo nella Santa Sede. Un usciere è stato fermato a pochi passi da piazza San Pietro. Portava droga e video hard. Secondo gli inquirenti non erano per lui. Ora è caccia aperta ai reali destinatari del materiale illecito.

    Si legge sulla nuova web-app di Repubblica:

    Quando lo hanno arrestato, carico di cocaina e con cinque pennette usb piene zeppe di filmati e foto pedopornografiche, Ostilio Del Balzo, dipendente del Vaticano, ha fatto scena muta. Usciere di lungo corso per il prestigioso Pontificio consiglio della cultura, i carabinieri lo hanno fermato mentre saliva in auto a Borgo Santo Spirito. A due passi da piazza San Pietro. Ora gli investigatori si chiedono: « A chi erano destinati droga e filmini in cui sono vittime i minori?» I militari hanno scandagliato il suo passato e la sua vita privata. Del Balzo è un incensurato di 47 anni.

    Nessuna macchia sulla fedina penale. Ma gli inquirenti sono convinti che il materiale non era il suo:

    Il primo settembre era stato arrestato proprio al termine del suo orario di lavoro. Uscito dal palazzo, considerato territorio Vaticano, quindi inaccessibile alle forze dell’ordine italiane, si è diretto verso la sua Ford Focus. Qui i carabinieri lo hanno bloccato. Gli hanno messo sottosopra l’automobile e hanno trovato droga e filmini. « Una pochette viola con strisce bianche nel cui interno rinvenivano una busta con trenta involucri termosaldati di cocaina per un peso complessivo di quindici grammi e cinque mini pen drive aventi tutte lo stesso contenuto » , si legge nel verbale dei carabinieri della stazione San Pietro.

    Dopodiché Del Balzo si è chiuso nel mutismo più assoluto. Da tre mesi è al carcere a Regina Coeli e non dice nulla.

    Leggi l’intero articolo sulla nuova webapp di Repubblica

  • Vaticano, usciere arrestato con droga e materiale pedopornografico. Gli inquirenti: “Non erano per lui”

    Vaticano, usciere arrestato con droga e materiale pedopornografico. Gli inquirenti: “Non erano per lui”

    A riportare la notizia è La Repubblica. L’uomo non ha rivelato a chi fossero destinati droga e video. Secondo il gip: “Potrebbe godere anche di appoggi che lo spingono a trovare ospitalità in ambienti protetti”

    Un usciere del Vaticano è stato arrestato mentre aveva con sécocaina e cinque chiavette usb piene di video e foto pedopornografici. Ma, come ha scritto il giudice pe rle indagini preliminari, “il materiale è chiaramente detenuto a fini di cessione a terzi“. Allora, si sono chiesti gli investigatori, “a chi erano destinati droga e filmini in cui sono vittime minori?” Ostilio Del Balzo, così si chiama l’uomo arrestato, non ha voluto rivelarlo. Neanche dopo tre mesi di carcere a Regina Coeli. Ora Del Balzo si trova agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico, per evitare rischi di fuga, ma rischia una condanna superiore ai cinque anni di detenzione.

    A riportare la notizia è La Repubblica, che spiega che l’uomo è un 47enne incensurato, impiegato presso il Pontificio consiglio della cultura. Lavorando in territorio Vaticano, inaccessibile per le forze dell’ordine italiane, Del Balzo è stato arrestato il primo settembre scorso dai carabinieri mentre saliva in auto, a Borgo Santo Spirito. I militari hanno controllato la vettura e lì hanno trovato “una pochette viola con strisce bianche nel cui interno rinvenivano una busta con trenta involucri termosaldati di cocainaper un peso complessivo di quindici grammi e conque mini pen drive aventi tutte lo stesso contenuto” scrive il quotidiano riportando le parole del verbale dei carabinieri.

    L’uomo ora attende il processo, probabilmente con il rito immediato, in cui dovrà rispondere dell’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacienti e detenzione di materiale pedopornografico aggravata dall’ingente quantità. Dato il suo incarico, gli inquirenti sospettano che droga e video fossero destinati a qualcuno del Vaticano, che potrebbe coprire l’uomo. Per questo il gip Daniela Caramico D’Auria gli ha negato la libertà: “Si tratta di una persona che lavora in ambito extraterritoriale sotto la giurisdizione dello stato Vaticano – sottolinea – e che potrebbe godere anche di appoggi che lo spingono a trovare ospitalità in ambienti protetti”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/12/17/vaticano-usciere-arrestato-con-droga-e-materiale-pedopornografico-gli-inquirenti-non-erano-per-lui/4044550/

  • Prete accusato di abusi sessuali su 12enne: la Procura dispone una consulenza informatica

    Prete accusato di abusi sessuali su 12enne: la Procura dispone una consulenza informatica

    La Procura leccese si affida ad un consulente informatico per analizzare i telefonini sequestrati al sacerdote ed alla ragazzina, presunta vittima di abusi sessuali.

    Ieri mattina, il pm Stefania Mininni ha conferito l’incarico. Si tratta di un “accertamento tecnico non ripetibile”, per evitare un’eventuale modifica o distruzione dei dati, che dovrà essere effettuato entro il termine di 40 giorni. Erano presenti tutte le parti interessate. Anche i difensori del prete hanno nominato un consulente tecnico di parte.

    Verranno dunque analizzate le memorie di telefonini e computer ed i supporti informatici, già posti sotto sequestro nei mesi scorsi. Anzitutto quelli del sacerdote, al fine d’individuare eventuali riscontri a quanto denunciato dalla vittima, attraverso i propri familiari. Dunque, il consulente verificherà l’eventuale presenza di fotografie, video, registrazioni audio “compromettenti”. Non solo, anche presunte tracce di conversazioni e contatti tra il sacerdote e la 12enne. Verrà anche analizzato il telefonino della madre della ragazzina per verificare, anche in questo caso, la sussistenza dell’accusa di “favoreggiamento”.

    La richiesta d’incidente probatorio

    Invece, nei giorni scorsi, la Procura ha notificato agli indagati la richiesta d’incidente probatorio per ascoltare la 12enne, presunta vittima di abusi sessuali per mano del sacerdote.

    Il gip dovrà poi analizzare l’istanza ed eventualmente fissare la data. In quella sede, la 12enne verrebbe sentita nell’ambito di un “ascolto protetto”, alla presenza di uno psicologo, al fine di “cristallizzare” le dichiarazioni.

    Nell’atto, a firma del pm Stefania Mininni, compaiono i nomi dei tre indagati: il prete, accusato di violenza sessuale aggravata, con riferimento anche a rapporti “completi” con la ragazzina; la madre di quest’ultima, che risponde dell’ipotesi di reato di “favoreggiamento”, per non aver riferito agli inquirenti dei presunti abusi subiti dalla figlia e per “false informazioni al pubblico ministero”. Non solo, poiché anche la madre, come risulta nella richiesta d’incidente probatorio, è accusata di violenza sessuale. Secondo i denuncianti, le presunte molestie si sarebbero consumate tra le mura domestiche, ma si tratterebbe anche in questo caso, di un’accusa tutta da verificare.

    Infine, risulta indagata la nonna della ragazzina, con l’accusa di false informazioni al pubblico ministero, poiché non avrebbe detto tutta la verità al pm, sulla presunta relazione tra il sacerdote e la madre della ragazza.

    Intanto, per salvaguardarne la serenità, la ragazzina è stata trasferita con provvedimento della Procura dei Minori, in una struttura protetta.

    Le accuse al prete

    Le accuse al prete hanno preso avvio dalla denuncia di una zia (parente del padre) residente in Campania, della 12enne. L’atto è stato depositato nell’agosto scorso e veniva fatto riferimento a palpeggiamenti, avances di natura sessuale ed in alcune occasioni, addirittura a rapporti completi tra le mura della parrocchia frequentata dalla ragazzina. I fatti contestati si sarebbero verificati agli inizi di quest’anno, in un paese dell’hinterland di Lecce. Il sacerdote non è stato mai sospeso dalla Curia che lo ritiene assolutamente estraneo ai gravi addebiti contestatigli. Tra l’altro, ha lasciato la parrocchia in cui, secondo i denuncianti, si sarebbero verificati i fatti, da molto tempo. Egli attualmente svolge il sacerdozio in un’altra chiesa, ma per motivi che non hanno alcun riferimento alle presunte molestie ai danni della ragazzina.

    La ragazza è stata anche sentita, attraverso “l’ascolto protetto”, alla presenza di una psicologa. Per due volte. Anzitutto, subito dopo la denuncia, ma anche in seguito alla visita ginecologica che non avrebbe riscontrato i segni di una violenza sessuale.

    Il ruolo della famiglia

    Dunque, sulla scorta degli accertamenti eseguiti dai Carabinieri del Norm di Lecce, la Procura intende verificare la fondatezza delle accuse. Anche nei confronti della madre. Infatti, sempre nella stessa denuncia depositata dalla zia della presunta vittima, si fa riferimento ai rapporti poco trasparenti intercorsi tra il parrocco e la madre della 12enne. Accuse pesanti, poiché la relazione tra i due, veniva additata come la causa della “rovina” della famiglia. Un contesto familiare degradato caratterizzato da un’accesa conflittualità e segnato anche da difficoltà economiche. I genitori sono da tempo separati e il padre ha una recente condanna penale alle spalle.

    Sullo sfondo di questo complesso contesto, emergerebbe il ruolo del prete. Una figura di “supporto” ad una famiglia segnata da enormi difficoltà e conflittualità, con un continuo “rimpallo” di responsabilità? Il sacerdote, infatti, pur non essendo un “amico di famiglia” in svariate occasioni si sarebbe offerto di dare una mano anche dal punto di vista economico. Oppure, il prete avrebbe approfittato della fiducia incondizionata accordatagli dalla famiglia per molestare la 12enne? Domande a cui daranno una risposta nei prossimi mesi gli inquirenti.

    Il sacerdote è assistito dai legali Stefano De Francesco e Vittorio Vernaleone. La madre e la nonna della minore sono difese dall’avvocato Francesco Cavallo. Invece, il padre della ragazzina, persona offesa, è assistita dal legale Benedetto Scippa.

    http://www.leccenews24.it/cronaca/perizia-informatica-sacerdote-abusi-sessuali-12enne.htm

  • Con un pizzico di ironia, buone feste e buon anno dalla Rete L’ABUSO (video)

    Con un pizzico di ironia, buone feste e buon anno dalla Rete L’ABUSO (video)

    Siamo giunti al termine del 2017, un anno vissuto intensamente durante il quale l’associazione ha raggiunto nuovi traguardi, ultimo tra questi, forse il più importante, l’interrogazione parlamentare depositata grazie alla disponibilità del deputato Matteo Mantero lo scorso 27 novembre.

    Un anno che sul fronte di questa battaglia di civiltà, che non va contro la fede ma contro chi commette questi crimini o li insabbia, abbiamo voluto ricordare con questo video e con un pò d’ironia, i proclami e le incoerenze della Santa Sede.

    La nostra lotta per i diritti umani, la campagna di di denuncia e di sostegno alle vittime naturalmente continuerà anche nel 2018, grazie al vostro aiuto e al vostro sostegno, grazie a tutti i professionisti che da sette anni ci accompagnano in questo tortuoso percorso.

    Da tutti noi, buone feste

  • Pedofilia, la diocesi sospende un parroco di Reggio Calabria per rapporti con minorenni

    Pedofilia, la diocesi sospende un parroco di Reggio Calabria per rapporti con minorenni

    di ALESSIA CANDITO

    REGGIO CALABRIA – Ufficialmente, don Carmelo Parrello era un sacerdote attento alla sua comunità, attivo nel quartiere e con i ragazzi che aveva aggregato attorno alla parrocchia. In realtà – sospettano i magistrati – lontano dalla chiesa e da occhi indiscreti, il religioso avrebbe avuto una doppia vita e con i ragazzi atteggiamenti decisamente meno edificanti. A denunciarlo sarebbe stata una delle vittime, che ha fornito un racconto tanto preciso e dettagliato da indurre i magistrati a muoversi subito.

    Per questo motivo ieri pomeriggio, per ordine del procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni, gli investigatori del compartimento Polizia postale e dell’Ufficio minori della Questura si sono presentati alla porta della chiesa di San Gregorio, nella periferia sud della città, con in mano un decreto di perquisizione locale e personale per don Parrello. Le accuse sono pesanti: detenzione di materiale pedopornografico e rapporti sessuali con minorenni.

    “Al momento – dice Gaetano Paci, che da facente funzioni coordina le attività della procura – considerata la delicatezza delle indagini e il potenziale coinvolgimento di vittime minorenni, non possiamo dire di più. Le indagini sono ancora in fase preliminare”. Per il sacerdote non è stata emessa alcuna misura cautelare, ma per ordine dei magistrati la sua casa, la canonica e qualsiasi ambiente di sua pertinenza sono stati passati al setaccio alla ricerca di elementi che possano confermare o dissipare i sospetti.

    Quale sia stato l’esito delle attività non è dato sapere, alla Curia però tanto è bastato per decidere di prendere immediati provvedimenti. A meno di ventiquattro ore dalla perquisizione, don Parrello è stato “sospeso cautelativamente dal ministero pastorale, in attesa delle conclusioni degli accertamenti giudiziari in atto”. A darne notizia è stato lo stesso arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, che con una nota, pubblicata sul sito web del quotidiano cattolico Avvenire di Calabria ha annunciato l’immediata sospensione del religioso. Pur dicendosi “fiducioso nel lavoro della Magistratura”, l’alto prelato ci ha tenuto a specificare la volontà di porsi “sin da ora in atteggiamento amorevole nei confronti delle presunte vittime, chiedendo perdono per l’eventuale male arrecato”.

    Arrivato nel quartiere da pochi anni, don Parrello si era fatto subito notare dalla comunità. Ma non solo per il suo particolare attivismo. Agli abitanti di San Gregorio non era infatti sfuggita la curiosa abitudine del parroco di allontanarsi spesso la sera, a bordo di una fiammante Mini Cooper e senza abito talare o colletto rigido. Qualcuno al sacerdote ha anche chiesto dove si dirigesse tanto spesso, ma al riguardo ha ottenuto sempre e solo risposte evasive. Serate su cui le indagini adesso potrebbero fare chiarezza.

    E’ il secondo caso in due giorni di parroci sospesi. La Diocesi di Aversa (Caserta) ha sospeso temporaneamente dalla funzione un sacerdote di Succivo, dopo che lo stesso religioso ha sporto denuncia ai carabinieri per estorsione. Denuncia che ha portato all’arresto di due giovani che avrebbero chiesto al parroco la somma di 20mila euro, minacciandolo di divulgare, in caso di diniego, un video in cui comparirebbe il sacerdote mentre compie rapporti sessuali con i due ragazzi, entrambi maggiorenni.

  • Parroco ricattato per video hard: la diocesi di Aversa lo sospende

    Parroco ricattato per video hard: la diocesi di Aversa lo sospende

    SUCCIVO – La Diocesi di Aversa ha deciso di sospendere Don Crescenzo Abbate, parroco di Succivo, a seguito della vicenda che lo ha visto coinvolto. Il sacerdote è finito al centro di un ricatto hard da parte di due giovani di 22 e 24 anni che ora sono stati arrestati dai carabinieri con l’accusa di stalking estorsione.

    “Le notizie relative alla denuncia per tentata estorsione al parroco di Succivo – si legge in una nota della Diocesi – vista anche la particolare natura dell’azione estorsiva, trovano la Diocesi profondamente consapevole della gravità dei fatti”. In attesa che le indagini facciano il loro corso, l’organo ecclesiastico ha disposto la richiesta di “sospensione dall’ufficio di parroco”.

    Intanto emergono nuovi dettagli sull’intera vicenda. I due ragazzi coinvolti nel ricatto sono Mario Donadio e l’ucraino Yevheneik Borysyuk che hanno provato a mettere alle corde il parrocco che ha deciso di denunciare tutto. In un primo momento però Don Crescenzo non ha raccontato tutti i dettagli ai carabinieri, solo quando le richieste si sono fatte stringenti ha deciso di vuotare il sacco.

    Il ragazzo ucraino avrebbe un filmato in cui si vedrebbe il prete. Sono così cominciate le richieste di denaro: “Ci devi dare mille euro al mese altrimenti facciamo i cattivi”, dicevano i due giovani in alcuni messaggi vocali inviati al prete. Il parroco nel corso dei mesi scorsi ha versato una somma di circa mille euro in una modalità sempre uguale. Ora si attendono nuovi sviluppi in una vicenda che ha turbato tutta la comunità.

  • Vaticano: rapporti omosessuali tra chierichetti e abusi dai seminaristi.

    Vaticano: rapporti omosessuali tra chierichetti e abusi dai seminaristi.

    Accertati i fatti di pedofilia e rapporti omosessuali tra chierichetti nel preseminario San Pio X in Vaticano.

    Solo qualche anno fa, Kamil Tadeusz Jarzembowski ex chierichetto della scuola del preseminario del Vaticano San Pio X, denunciava tramite una lettera consegnata al suo padre spirituale, atti di pedofilia su chierichetti minorenni e rapporti omosessualisempre tra chierichetti minorenni.

    Jarzebowski era conscio del fatto che il suo padre spirituale don Marco, nonostante fosse stato messo al corrente di tali episodi, fosse comunque tenuto al segreto. Ma a distanza di qualche anno, Kamil Tadeusz non se la sente più di tenere nascoste simili nefandezze e pertanto affida la pubblicazione della sua lettera al giornalista Gianluigi Nuzzi. [VIDEO]

    Il contenuto della lettera

    La missiva è contenuta nell’ultimo libro di Nuzzi ‘Peccato Originale’ che il giornalista ha pubblicato di recente e che è stata consegnata proprio per mano di Jarzebowski anche a papa Bergoglio.

    Nel documento l’ex chierichetto ed ex alunno del preseminario della Santa Sede, racconta macabri episodi di pedofilia ed abusi sui suoi compagni di preseminario.

    Tra i tanti episodi narrati da Kamil, vi sono quelli in cui un seminarista di nome Antonio avrebbe sottoposto ad abusi sessuali il suo compagno di dormitorio Paolo, anch’egli minorenne come lui. Il seminarista secondo il racconto di Kamil, commetteva tranquillamente tali abusi in sua presenza.

    Il seminarista Antonio era solito attendere il ritiro di tutti gli ospiti della scuola e ad ora tarda si introduceva nell’ala del dormitorio assegnata a Kamil e Paolo. Kamil racconta come in sua presenza Antonio pretendesse da Paolo rapporti orali e di quelle volte nelle quali, volendo proseguire i rapporti, Antonio portava forzatamente Paolo in un’altra stanza.

    La denuncia ai vertici della Santa Sede di Kamil Tadeusz

    Durante recenti interviste rilasciate a ‘Le Iene’ ed a ‘Quarto Grado’ l’ex chierichetto rivela di come allora, stanco di tali nefandezze, decise di rivolgersi ai vertici della Santa Sede nel 2014, senza ottenere però alcun responso. L’unica risposta fu che il padre spirituale di Kamil fu trasferito in altra sede e che poco dopo, Jarzembowski, fu espulso dal preseminario.

    Ma ora Paolo e Kamil sono decisi ad affrontare diversamente ciò che sono stati costretti a subire. [VIDEO] Paolo davanti alle telecamere de ‘Le Iene’ raccontadi come Antonio lo sottoponesse forzatamente agli abusi dall’età di tredici annie di come lo intimorisse per indurlo al silenzio.

    Nuove indagini incastrano la Santa Sede

    Dopo la pubblicazione del libro scandalo di Nuzzi, la Santa Sede decide di avviare nuove indagini sugli episodi narrati da Kamil. Lo scandalo è rimbalzato di nuovo alle cronache: la lettera dell’ex preseminarista è stata pubblicata su un libro ed è stata addirittura consegnata a papa Francesco e Kamil e Paolo hanno deciso di rilasciare interviste sull’accaduto.

    Per la Santa Sede diventa difficile a questo punto negare gli avvenimenti. I vertici vaticani nella giornata del 18 novembre, si sono affrettati a diramare un comunicato stampa, nel quale viene dichiarato che le indagini effettuate finora avrebbero fatto emergere solo i rapporti omosessuali tra studenti della stessa età.

    Per questo motivo, al fine di accertare gli altri abusi dichiarati da Kamil e Paolo, bisognerà attendere l’esito di ulteriori percorsi investigativi da parte delle Autorità Vaticane. Intanto l’allora rettore del San Pio X, monsignor Radice, avrebbe già pubblicamente dichiarato che gli episodi narrati, altro non sarebbero che falsità ed invenzioni. #Vaticano e abusi sessuali#Accertati abusi in Vaticano #Vaticano pedofilia

    http://it.blastingnews.com/cronaca/2017/11/vaticano-rapporti-omosessuali-tra-chierichetti-e-abusi-dai-seminaristi-002175179.html

  • Presunti abusi al preseminario, il Vaticano riapre le indagini / VIDEO

    Presunti abusi al preseminario, il Vaticano riapre le indagini / VIDEO

    Il caso continua a far discutere. Il prete a Colorina sino a pochi giorni fa

    Colorina, 19 novembre 2017 – Presunti abusi al preseminario San Pio X: il Vaticano ha ordinato una nuova indagine per fare piena luce sulle presunte violenze che un giovane sacerdote, nato in provincia di Sondrio e che fino a pochi giorni fa operava a Colorina,avrebbe usato nei confronti di almeno un chierichetto poco più giovane di lui. Il prete oggi 25enne, che dalla nascita e fino ai 12 anni ha vissuto con la famiglia nel Comasco prima di trasferirsi al preseminario, da giorni non si è più visto in Valtellina, forse allontanato dalla Diocesi di Como quando è scoppiato lo scandalo.

    Ieri in una nota della sala stampa il Vaticano ha precisato che «a seguito di alcune segnalazioni, anonime e non, a partire dal 2013 furono compiute, a più riprese, delle indagini sia da parte dei Superiori del preseminario sia da parte del vescovo di Como, atteso che la Comunità degli educatori appartiene alla sua Diocesi. – I fatti denunciati, che risalivano agli anni precedenti e che avrebbero coinvolto alunni coetanei tra loro, alcuni dei quali non più presenti nell’Istituto al momento degli accertamenti, non trovarono adeguata conferma. In considerazione di nuovi elementi recentemente emersi, è in corso una nuova indagine che faccia piena luce su quanto realmente accaduto».

    Dopo il servizio giornalistico del programma televisivo «Le Iene» e la denuncia di un testimone dei presunti abusi raccolta da Gianluigi Nuzzi nel libro «Vaticano Spa» ha indotto il Vaticano a riprendere in mano le indagini. E ad occuparsi del caso negli ultimi giorni è stata anche la «Rete l’abuso», «un gruppo di attivisti, vittime e professionisti volontari – come si definiscono sul loro sito internet – sparsi su tutto territorio italiano, i quali hanno formato non solo una rete di supporto alla quale le vittime possono rivolgersi, ma anche un importante deterrente per evitare che la chiesa «nasconda» i preti pedofili». La onlus «Rete l’abuso», dopo aver reso pubblico sul web il nome del prete accusato di molestie e violenze sessuali, chiede l’intervento di papa Francesco «affinché si faccia chiarezza e giustizia». E la risposta del pontefice non si è fatta attendere.

    http://www.ilgiorno.it/sondrio/cronaca/vaticano-prete-abusi-1.3543841

  • Abusi in Vaticano, ex chierichetto: “Si infilava nel mio letto e facevamo sesso. Oggi è un prete”

    Abusi in Vaticano, ex chierichetto: “Si infilava nel mio letto e facevamo sesso. Oggi è un prete”

    Abusi in Vaticano continuati nel corso degli anni, senza la minima speranza di poter avere giustizia: è sconvolgente il nuovo servizio de ‘Le Iene’ dove alcuni ex giovani seminaristi e chierichetti di Papa Francesco hanno raccontato le violenze sessuali subìte all’interno della sede del preseminario San Pio X, a due passi da piazza San Pietro e dalla residenza privata del Papa.

    Il primo a parlare a ‘Le Iene’ è un giovane ragazzo polacco, Kamil, che ancora adolescente aveva deciso di recarsi in Vaticano ed entrare nel preseminario. Qui, però, trovò l’orrore e fu testimone di anni di ripetute violenze ai danni del suo compagno di stanza, da parte di un giovane seminarista, poco più grande di loro, e che oggi è stato anche ordinato sacerdote. «Avevo paura e quindi restavo impietrito mentre vedevo quello stupro, anche perché lui era il seminarista di cui il rettore si fidava di più» – racconta Kamil – «Poi decisi di dire tutto al nostro padre spirituale, perché è tenuto al segreto. Lui decise di fare indagini per conto proprio e alla fine fu rimosso dal suo incarico e trasferito a 600 km di distanza».

    A questo punto, Gaetano Pecoraro ha deciso di ascoltare Marco (nome di fantasia), la vittima delle molestie raccontate da Kamil, oggi 24enne. «Quella violenza fu il mio primo approccio al sesso, era qualcosa di orribile e sbagliato ma divenne la normalità, addirittura una volta successe dietro l’altare della Basilica di San Pietro» – spiega il ragazzo – «La paura ti pietrifica, alla fine accetti tutto ma ti senti in colpa». Dopo la prima denuncia di Kamil e le successive indagini del padre spirituale, quest’ultimo fu rimosso da monsignor Enrico Radice, il rettore del preseminario. Non solo: Kamil, di punto in bianco, fu cacciato dal seminario e si ritrovò da solo, senza un tetto, in un paese straniero. Monsignor Radice si rifiuta di parlare con ‘Le Iene’: «Tutto in regola, tutto verificato. Le vostre sono solo calunnie, dite falsità».

    https://www.leggo.it/spettacoli/le_iene/le_iene_abusi_vaticano_video_13_novembre_2017-3363827.html

  • Vaticano, le accuse del chierichetto: «Mi ha molestato, ora fa il prete»

    Vaticano, le accuse del chierichetto: «Mi ha molestato, ora fa il prete»

    Gli episodi al preseminario di San Pio X. Il racconto in tv alle «Iene» di Kamil Tadeusz Jarzembowski, ex chierichetto polacco: «Ho visto il mio compagno di stanza abusato da un altro seminarista». L’ex rettore, monsignor Enrico Radice: calunnie e falsità

    «Quante volte hanno abusato di te?» «Mah… Ho perso il conto, negli anni. Non è che sia successo una volta o due o tre o dieci. È successo un numero grandissimo di volte». Tirato in ballo dalle ultime rivelazioni, l’ex «chierichetto del Papa» Marco (nome di fantasia) ha deciso d’uscire allo scoperto. E raccontare la sua storia. L’ha fatto con le «Iene». Che manderanno in onda il servizio, firmato da Gaetano Pecoraro e Riccardo Spagnoli, questa sera. Una confessione sofferta. Qua e là sull’orlo delle lacrime. E marcata da dettagli destinati per la loro crudezza a incendiare la polemica. «Tutte falsità. Calunnie», ribatte secco agli inviati del programma l’ex rettore del preseminario, monsignor Enrico Radice, «Voi inventate tutto! Inventate tutto!».

    Due ex allievi

    Che la storia vada presa con le pinze è fuori discussione. Troppo facile maramaldeggiare su temi come questi dopo anni di dibattiti, polemiche, risse, condanne e risarcimenti nella scia dell’inchiesta avviata dal quotidiano The Boston Globe e raccontata nel film «Il Caso Spotlight» di Tom McCarthy, vincitore nel 2016 di due Oscar. I fatti, per ora, sono questi: da una parte ci sono due ex allievi che, prima nel libro «Peccato originale» di Gianluigi Nuzzi e ora alle Iene, raccontano una catena di molestie sessuali nel preseminario San Pio X, dall’altra varie autorità ecclesiastiche che negano con indignazione che quelle molestie («quando mai!») siano accadute.

    Papa Francesco

    Una spina nei fianchi per papa Francesco. L’ennesima per un pontefice che più volte si è espresso sul tema in modo chiaro e netto. L’ultima poche settimane fa, alla Pontificia Commissione per la Tutela dei minori. Dove prima ha ammesso che spesso «la Chiesa è arrivata tardi» e che «forse l’antica pratica di spostare la gente ha addormentato un po’ le coscienze». Poi ha promesso tolleranza zero: «Chi viene condannato per abusi sessuali sui minori può rivolgersi al Papa per avere la grazia, ma io mai ho firmato una di queste e mai la firmerò». Punto. «Se ci sono le prove la pena è definitiva. La pedofilia è una malattia. Oggi si pente, va avanti, lo perdoniamo, ma dopo due anni ricade». In questo contesto, le ricostruzioni sul gay party con la cocaina interrotto dai gendarmi vaticani, la scabrosa intercettazione tra un prelato e un giovane seminarista birmano o le molestie denunciate intorno ai chierichetti del «San Pio X» sono state le ultime stille di uno sgocciolio di rivelazioni ustionanti. L’ultima, soprattutto.

    La testimonianza

    Kamil Tadeusz Jarzembowski, l’ex chierichetto polacco che per primo, pare, sollevò il tema raccontando delle molestie in una lettera al suo padre spirituale («sapevo che era obbligato a tenere il segreto») ha deciso di metterci la faccia fino in fondo. E di ripetere le accuse, lanciate nel libro di Nuzzi, davanti alle videocamere. «Ho visto il mio compagno di stanza abusato da un altro seminarista che in quel momento era già entrato dentro il percorso specifico che lo portava verso il sacerdozio», ha spiegato a Pecoraro.
    Anche quel molestatore, se è vero il racconto, era poco più che un ragazzo. Aveva però, denuncia Kamil alla «iena» che lo intervista, «una posizione di potere all’interno del seminario e anche della basilica di San Pietro». Insomma, «non era un normale seminarista perché godeva della massima fiducia del rettore. Era lui che sceglieva cosa facevo io, cosa faceva il mio amico e così via». Per capirci, piccoli compiti rituali che avevano però per i chierichetti una estrema importanza: versare l’acqua sulle dita di un celebrante qualunque o d’un cardinale significava una punizione o un premio. E questo dava a quella specie di tutore, nel piccolo mondo dei ragazzini in cotta, un potere vero. Che poteva sfociare, racconta, nel bullismo.

    Il compagno di stanza

    Accanto a Kamil, che già si era esposto con le sue lettere alle gerarchie e che rilancia ora con parole che solo un video può rendere appieno, si aggiunge ora come dicevamo «Marco», il compagno di stanza vittima delle molestie. Il quale, protetto dalle «Iene» con accorgimenti tecnici che ne alterano il viso e la voce, ricorda di aver vissuto un trauma che lo ha segnato.
    Era entrato tra «i chierichetti del Papa», racconta, inseguendo un sogno: «Era tutto molto bello… molto nobile… sembrava una favola». Finché non era finito nelle mire di quel seminarista di poco più anziano: «Durante la notte, quando non c’era più nessun superiore nei corridoi, entrava nella camera, si infilava nel letto, cominciava a toccare le parti intime…». «Quanti anni avevi la prima volta?», chiede Pecoraro. «Tredici». «Avevi mai avuto prima a che fare con il sesso?». «No, è stato il mio primo approccio. Neanche capivo esattamente cosa stesse succedendo. Non avevo coscienza piena di quegli atti…».

    A San Pietro

    Un giorno, racconta in un passaggio incandescente, accadde perfino «dietro l’altare maggiore della Basilica di San Pietro» dove «c’è un corridoio e un piccolo bagno…». Possibile? E lui non si ribellava? «Era come una paralisi. Come se fossi pietrificato. Non riesci a muoverti. Ti senti in colpa. Ti senti responsabile. Pensi che avresti potuto allontanarlo, parlarne. Ma non ce la fai. Non ci riesci e ti senti in colpa…».
    Dice che il padre spirituale sì, lui solo, gli chiese se era vero quanto diceva Kamil. «E tu cosa gli hai detto?». «Ho confermato». «E poi cos’è successo?». «E poi mi ha chiesto, come aveva chiesto a Kamil, se poteva informare i suoi superiori». «E voi?». «Noi abbiamo acconsentito». «E poi?». «Non ci son stati provvedimenti».

    Monsignor Radice

    Vero? Falso? Lo dirà la magistratura, se dovesse decidere d’intervenire. Ma certo, se il presunto autore degli abusi diventato nel frattempo prete (scovato dalle «Iene» e lui pure oscurato per la privacy) sceglie di non dire una parola e così il padre spirituale che ricevette la prima denuncia e fu poi trasferito a seicento chilometri di distanza, è durissima come dicevamo la reazione di monsignor Radice, il superiore che comunicò a Kamil l’esclusione dal preseminario: «Tutte falsità. Se le hanno verificate più di cento vescovi e il Papa in persona e han ritenuto che siano solo calunnie vuol dire che la cosa è caduta». «Scusi, monsignore, lei ha cacciato un ragazzo…». «Non l’ho cacciato…». «Lei si è presentato al ragazzo una mattina…». «Voi inventate tutto. Calunnie». «Ma gli abusi sessuali…». «Non è vero. Le inventate voi queste cose qua».
    Non bastassero le nuove accuse, Gianluigi Nuzzi ieri mattina ha lanciato un tweet che aggiunge mistero a mistero. Dove dice che, per quanto gli risulta, papa Francesco avrebbe incontrato un terzo testimone… C’è da scommettere però, a questo punto, che le rivelazioni non siano destinate a finire qui.

    http://www.corriere.it/cronache/17_novembre_12/accuse-chierichetto-vaticano-molestie-4cc19104-c724-11e7-99d7-14600f2d5761.shtml