Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Le vittime: il silenzio dell’abuso (parte 4)

    Le vittime: il silenzio dell’abuso (parte 4)

    Il rapporto annuale della campagna “Indifesa” di Terre des Hommes sui reati contro i minori ha rilevato che, nel 2016 in Italia, ogni giorno più di due bambini subiscono una violenza sessuale.Oltre 950 minori ogni anno. Un numero che sale del 6 per cento (rispetto all’anno precedente) raggiungendo i 5000 minori se si considerano anche le vittime di crimini non a sfondo esclusivamente sessuale. Le bambine costituiscono quasi il 60 per cento delle vittime. Percentuale che cresce ancora di più nella fase preadolescenziale. Raddoppia anche il numero degli omicidi volontari: da 13 a 21 minori, di cui il 62 per cento sono bambine e ragazze adolescenti.

    Nella serie di articoli riguardanti il legame fra pedofilia e alcuni esponenti della Santa Sede non si può non prendere in considerazione la voce di chi ha subito, di chi ha sopportato i disturbi degli altri sulla propria pelle. Di chi ha inciso nel proprio avvenire gli errori altrui, di chi ha imparato a guardare le persone in maniera disincantata, quando ancora l’incanto avrebbe dovuto essere vita. Sono i bambini fragili e sopravvissuti che si approcciano alla vita con un dolore troppo forte da sopportare perfino per un adulto, sono le piccole-grandi esistenze che trovano, a modo loro, la strada da percorrere, sono la prospettiva stravolta fuori dall’ordinario. Abuso significa anche sottrazione della libertà personale. Chiunque subisca una violenza fisica o sessuale ne riporta i segni a livello mentale e coscienziale, perché ad essere intaccata non è la mera fisicità, ma la dignità per prima. L’abuso implica una passività forzata, dunque un paradosso che condizionerà il modo di vivere delle vittime, mettendone a repentaglio non solo la formazione della personalità, ma la stessa costruzione dell’identità. Dalle parole di Marco, un ragazzo che racconta gli abusi subiti da bambino, durante il terzo convegno sulla pedofilia: «l’abuso lascia sempre il segno nella vita di un bambino. Condiziona le sue relazioni, la sua personalità, i suoi interessi, i suoi sogni».

    Sopravvivere a quel dolore significa abituarsi al sospiro lento del respiro sospeso, all’insofferenza verso gli altri e verso se stessi, alla paura di gettare la maschera e lasciarsi vedere. Il nascondimento diventa la regola, l’estraneazione da se stessi la prassi. Lo smarrimento è totale così come il senso di colpa. La realtà è confusa e altalenante, instabile e sporca. Ambigua. Qual è il potere dei grandi? Cosa possono fare e cosa no?

    Un bambino non sa nominare e definire ciò che subisce: si limita a subirlo, appunto. Per questo l’elaborazione dell’accaduto è molto più complessa e lunga, rispetto ad un abuso avvenuto in età adulta. Non si può dare un nome a ciò che ancora non si conosce, tanto meno capirne razionalmente le implicazioni. Si vivono e basta. Se ne possono avvertire soltanto le sensazioni, ciò che resta dell’atto sul corpo e nella coscienza. L’abuso stravolge i tempi della crescita: li anticipa da una parte e li rallenta dell’altra, perché realizza una totale discrepanza fra il vissuto e il subìto, che solo con il passare degli anni diminuisce, senza mai annullarsi. Vivere è per definizione partecipazione attiva, perché è decisione. Nella violenza invece è qualcun altro a decidere e lo fa senza chiedere il permesso, in maniera subdola e latente. Nella maggior parte dei casi il bambino si fida del pedofilo: spesso lo conosce o non riconosce la malizia delle sue attenzioni. La vergogna e il senso di colpa sono stati d’animo ancora più accentuati nei bimbi rispetto alle donne che subiscono abusi, poiché non possiedono gli strumenti né per comprendere né per raccontare. Aspettano, anche inconsciamente, che qualcuno se ne accorga e parli al posto loro, affronti lo smarrimento insieme a loro. E nell’attesa del sollevamento da quel peso aumenta la rabbia verso chi non ha saputo proteggerli, aggiungendo il dramma alla tragedia.

    Le testimonianze dirette

    Il vantaggio dei preti pedofili è proprio quello di conquistare l’anima della vittima, già molto tempo prima dell’abuso. Curano le anime per mestiere. I genitori e i tutori dei più piccoli non si scandalizzano per la carezza o per il bacio di un ministro di Dio. Sono tranquilli nel mandare i propri figli a catechismo o alle gite parrocchiali.

    Dal libro di Angela Camuso, La preda, le confessioni di una vittima, don Ruggero Conti «era affabile, accogliente, rassicurante e seducente. Certa gente nutriva verso di lui un sentimento di adorazione. Trasmetteva agli altri un entusiasmo trascinatore e i parrocchiani ritenevano che i propri figli si sarebbero divertiti un mondo a giocare all’oratorio e ogni tanto dire una preghiera». E ancora: «era diventato per i ragazzi un punto fermo di riferimento, quasi un genitore, o un fratello al di fuori della famiglia». Nonostante le denunce e i racconti dettagliati degli abusi e delle dinamiche di avvicinamento forniti da Vasco, protagonista del libro, don Ruggero Conti durante l’udienza del 27 aprile 2010 dichiara spontaneamente: «io qui dichiaro la mia innocenza, la totale estraneità rispetto ai reati di cui sono imputato, anche se questi si stringono intorno a me in una morsa dolorosissima. Vorrei quasi essere colpevole per poter chiedere perdono, per accettare così più serenamente la pena e il giudizio degli altri». È stato condannato in I grado a 15 anni e quattro mesi di reclusione per violenza sessuale nei confronti di minori e di minori di quattordici anni e per il reato di prostituzione minorile. Con l’aggravante di aver commesso delitti contro persone a lui affidate per ragioni di educazione culturale e religiosa, di istruzione, di vigilanza e custodia. Alla notizia della condanna, Vasco racconta ad Angela Camuso: «sapere che Ruggero finirà in una cella per un bel po’ mi basta. Soffrirà come deve soffrire: lontano da tutti, deve sentirsi da solo contro tutti. Deve provare l’abbandono, che non è niente di più e niente di meno di quello che provavo io, per causa sua».

    Nel 2015 un ragazzo uruguaiano di 29 anni racconta in un video realizzato dalle telecamere diXIX TV di essere stato abusato da tre preti, fra questi un ligure. Il ragazzo, nato in Brasile, a soli sei mesi viene abbandonato dalla madre e dal padre e affidato a un istituto cattolico in Uruguay fino all’età di otto anni. Già durante questo primo periodo veniva invitato dal prete missionario italiano, don Francesco Zappella, a dormire insieme a lui. Pur non comprendendo da subito ciò che stava vivendo, il ragazzo inizia a raccontare di un prete che gli toccava i genitali gemendo. A quattordici anni arriva in Italia per prendere il diploma da infermiere e «nuovamente vengo accolto dal quel prete italiano a Savona in una parrocchia dove mi garantisce i soldi per studiare, per i vestiti e tutto il resto. Ma in cambio vuole farsi massaggiare, diceva che ne aveva bisogno». In questo secondo periodo il parroco «non voleva che avessi la ragazza, diceva di amarmi come un padre ama il proprio figlio, mi abbracciava, voleva fare sesso, mi toglieva i vestiti e mi toccava. Chissà quanti ragazzi in questi anni hanno subito quello che ho subito io. Era l’inferno».

    Don Francesco Zappella era già noto alle autorità giudiziarie per i suoi trascorsi. Infatti viene ammesso al seminario di Albenga pochi mesi dopo una condanna, del 9 maggio 1991, a 14 mesi di reclusione per atti di libidine violenta su due ragazzini al di sotto dei quattordici anni. A settembre 2015 il parroco a Borghetto Santo Spirito, insieme a due sacerdoti sudamericani, padre Gabriel Tojos e padre Sebastian Silvera, viene segnalato alle autorità dell’Uruguay dall’onlus ligure “Rete L’abuso” per le presunte violenze ai danni del ventinovenne, avvenute nel 2005. Il gip, nonostante i precedenti, richiede l’archiviazione del caso, perché essendo ormai trascorsi 10 anni i reati erano caduti in prescrizione, tanto che Zappella dichiara: «solo calunnie, sono sereno. Lo stesso vescovo ha rifiutato le mie dimissioni».

    Laura M. adesso vive in un piccolo paese del nord Italia e racconta: «avevo 11 anni quando ho sentito per la prima volta su di me il sesso di un uomo. Era il mio parroco, e ogni scusa era buona per restare solo con me e attirarmi in casa sua, sopra la sacrestia. Io resistevo, ma ero debole, indifesa, non capivo quanto fossero gravi quelle molestie e non avevo il coraggio di ribellarmi a un adulto del quale mi fidavo ciecamente. Lo scandalo scoppiò quell’estate, un ragazzino più piccolo raccontò a casa quel che gli stava capitando e scoprimmo così che la cosa andava avanti da anni, che alcune famiglie avevano cambiato parrocchia senza però mai pensare a proteggere i figli degli altri. Quel prete lo trasferirono per due anni al Tribunale ecclesiastico, poi gli affidarono un’altra parrocchia, poi ancora un’altra, neppure troppo lontana. Andai dal padre spirituale del collegio, mi disse di non parlare e che potevo continuare a volere bene al mio parroco. Per anni e anni non ho potuto avvicinare un uomo, non sopportavo neppure l’idea. Ho cambiato città, mi sono allontanata, a trent’anni mi sono fidanzata, ma ancora non riesco a pensare a dei figli. E vorrei far qualcosa per non lasciare più che la vita di un bambino sia compromessa per un sistema malato».

    Alexander J. Probst ha deciso di parlare dopo quasi 50 anni di ciò che avveniva nel coro dei“Passeri del Duomo”. Entra a farne parte del 1968 quando era un bambino e subisce quasi un centinaio di violenze fra quelle fisiche e sessuali, tutte raccontate nel suo libro Von der Kirche missbraucht: Meine traumatische Kindheit im Internat der Regensburger Domspatzen und der furchtbare Skandal (Abusato dalla chiesa. La mia infanzia traumatica nel collegio dei Domspatzen di Ratisbona e il terrificante scandalo), uscito a marzo 2017. Racconta che le violenze fisiche erano una prassi, ma gli anni più duri iniziarono con il ginnasio, quando un insegnante costringeva lui e altri bambini a far parte di un gruppo segreto. Durante gli incontri l’uomo beveva birra e alcol, fumava e guardava pornografia. Entrava nei dormitori dei ragazzi durante la notte per infilarsi nei loro letti. “Prima erano carezze, palpate, abbracci, poi violenze”. Questo avveniva quasi ogni sera, finché, verso la fine dell’anno scolastico, ha avuto il coraggio di confidare tutto al padre che lo ha immediatamente tolto dalla scuola.

    Le vittime: il silenzio dell’abuso (parte 4)

  • SESSO CON MINORE, DON MARINO SULL’ALTARE “FA SCANDALO” SU CANALE 5

    SESSO CON MINORE, DON MARINO SULL’ALTARE “FA SCANDALO” SU CANALE 5

    La Trasmissione Entra Nel Monastero. L’ex parroco di Portocannone, Marino Genova, sospeso ’ a divinis’ dalla Chiesa, è stato ripreso dalla telecamere di Pomeriggio Cinque, contenitore pomeridiano di Canale Cinque condotto da Barbara D’Urso, ieri domenica 8 ottobre, sull’altare del monastero di Subiaco in provincia di Roma. «A noi fa impressione – dichiara la conduttrice napoletana – che un prete che ha avuto una relazione con una ragazzina possa continuare a celebrare la messa». Ma secondo i ’fratelli’ di Marino Genova e del Priore del Monastero «non stava celebrando messa, ma solo leggendo il vangelo» e «concelebrando la messa insieme ad un altro prete», attività che Marino Genova può svolgere perché la sospensione della Chiesa prevede la impossibilità di somministrare i sacramenti ma non di partecipare alle celebrazioni eucaristiche.

    Solo qualche giorno addietro, il 3 ottobre, è arrivata la sentenza di primo grado da parte del Tribunale di Larino che ha visto condannare l’ex parroco di Portocannone Marino Genova a sei anni di reclusione per atti sessuali ai danni di Giada Vitale, all’epoca dei fatti minorenne. Ora questo ulteriore tassello che va ad aggiungersi a una storia iniziata otto anni addietro. Gli inviati di “Pomeriggio Cinque” hanno filmato Genova all’interno del monastero, sull’altare, mentre è intento a leggere il Vangelo. 

    Ovviamente sconcertata Giada, che attacca: «Come avete visto dalle immagini video, i provvedimenti non vengono applicati. Il Vescovo ha fatto un comunicato in cui dice che è stato sospeso ’a divinis’». In realtà, a differenza di quello che la trasmissione ha inteso sottolineare, don marino Genova non ha violato il provvedimento della sospensione “a divinis”, che prevede che non sia lui a celebrare l’Eucarestia e a somministrarla ai fedeli ma non gli impedisce di officiare accanto al sacerdote. 

    Difeso e protetto dai sacerdoti che abitano nel monastero di Subiaco, Marino Genova non rilascia dichiarazioni. Non così il Priore del monastero che afferma che don Marino «non ha celebrato messa ma ha solo letto alcuni passi del vangelo» e che «concelebra messa». Il Vescovo Monsignor Gianfranco De Luca nel suo comunicato, immediatamente dopo la sentenza di primo grado, aveva confermato la sospensione ’a divinis’ nei confronti dell’ex parroco di Portocannone la quale, sarebbe durata sino alle decisione definitiva del Tribunale civile. Sospensione che prevede la non celebrazione del rito della santa Messa e la somministrare dei sacramenti. Viceversa concede la possibilità di lettura del Vangelo e di concelebrare messa insieme ad un altro prete.

    AC
    http://www.primonumero.it/attualita/news/1507564648_la-trasmissione-entra-nel-monastero-sesso-con-minore-don-marino-sull-altare-fa-scandalo-su-canale-5.html
  • Australia, da marzo cinquanta testimoni al processo a Pell per abusi

    Australia, da marzo cinquanta testimoni al processo a Pell per abusi

    Le audizioni dureranno una settimana, a quel punto il tribunale di Melbourne deciderà se il porporato deve essere processato

    A partire dal prossimo cinque marzo, e per quattro settimane, una cinquantina di testimoni compariranno in aula a Melbourne per sostanziare l’accusa di abusi sessuali su minori indirizzata al cardinale George Pell, prefetto della Segreteria vaticana per l’Economia dall’estate scorsa in congedo, per volontà di Papa Francesco, per difendersi in tribunale in Australia . A quel punto la corte di Melbourne deciderà se il porporato dovrà essere giudicato.

    L’ex arcivescovo di Sidney, 76 anni, ha deciso di essere presente alla seconda udienza preliminare che si è svolta oggi (notte in Italia), pur non essendo tenuto a comparire, dopo la prima udienza di luglio scorso. Il porporato, scortato da un cordone di poliziotti, è stato accolto da una consistente folla di contestatori, giornalisti fotografi e cameramen. Presenti anche alcuni sostenitori del cardinale: «Sappiamo che è un uomo integro», ha detto Carmen Zahra, citata dall’agenzia France Presse.

    George Pell contesta ogni accusa e si dichiara innocente. Il tribunale non ha fornito dettagli sui capi di accusa, relativi, comunque, a «delitti di aggressioni sessuali antiche» che sarebbero avvenuti negli anni Settanta nella città di Ballarat, stato australiano di Victoria, quando Pell era semplice sacerdote. Ad accusare il porporato, sin da subito, «numerose persone» hanno depositato denuncia.

    Per ragioni legali i dettagli di questa ultima udienza non possono essere riferiti dalla stampa ma la giudice Blinda Wallington ha annunciato che tutti i testimoni sono stati ammessi tranne cinque, il che significa che una cinquantina di persone possono essere ascoltate, tra i quali adulti che all’epoca dei fatti contestati erano bambini che cantavano nel coro della cattedrale. L’avvocato di Pell, Robert Richter, ha detto che è «impossibile» che la cattedrale di Melbourne possa essere stata teatro di simili reati.

    La vicenda è distinta dall’inchiesta condotta per quattro anni dalla Royal commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse, che ha visto Pell comparire in video-collegamento da Roma per rispondere a febbraio del 2016 , questa volta, ad accuse di insabbiamento di abusi compiuti da altri sacerdoti.

    http://www.lastampa.it/2017/10/06/vaticaninsider/ita/news/da-marzo-cinquanta-testimoni-al-processo-a-pell-in-australia-per-abusi-iyEtLSa5NeKfeFhsw5kPGM/pagina.html

  • Chiesa & Pedofilia. Le vittime diffidano Papa Francesco. (Video con sottotitoli in inglese)

    Chiesa & Pedofilia. Le vittime diffidano Papa Francesco. (Video con sottotitoli in inglese)

    Papa Francesco ha da tempo lanciato la più grande campagna mediatica di “tolleranza zero” contro la pedofilia nel clero, una campagna che punta tutta sui tribunali canonici, le varie commissioni e via dicendo, dando l’impressione di fare grandi cose.

    Proclami a senso unico, senza il contraddittorio delle vittime che dall’altra parte testano con mano la tanta “tolleranza” per preti orchi e lo “zero” per le vittime e per la prevenzione.

    Ma cosa ne pensano le vittime?

    Cercheremo di spiegare proprio con un contraddittorio che faccia riflettere, i trucchi, i trabocchetti e l’inutilità per le vittime dei provvedimenti presi da Bergoglio diventati il perno di una campagna mediatica falsa e omissiva fatta sulla pelle delle vittime e delle loro famiglie che scoprono l’inganno solo dopo essersi ritrovati con un figlio abusato.

  • Dettagli Abusi su minori in nome di Dio da più di 25 anni: ad Aci Bonaccorsi la comunità che plagiava le giovani. IL VIDEO

    Dettagli Abusi su minori in nome di Dio da più di 25 anni: ad Aci Bonaccorsi la comunità che plagiava le giovani. IL VIDEO

    CATANIA – Violentava minori avvalendosi della funzione religiosa e della complicità di altre tre persone, tutte donne. Per questo, dopo lunghe indagini, gli orchi sono stati arrestati.

    I riflettori sono stati accesi sulla congregazione laica, “Associazione Cattolica Cultura ed ambiente”, che si trova ad Aci Bonaccorsi in provincia di Catania. A finire nel mirino delle forze dell’ordine, come accennato, quattro personeritenute responsabili di associazione a delinquere finalizzata alla violenza sessuale aggravata ai danni di minori.

    Si tratta di:

    • Pietro Alfio Capuana, 73 anni (portato in carcere);
    • Fabiola Raciti, 55 anni (agli arresti domiciliari); addette alla cura giovani
    • Rosaria Giuffrida, 57 anni (agli arresti domiciliari); addette alla cura giovani
    • Katia Concetta Scarpignato, 48 anni (agli arresti domiciliari).

    Ad aprire il vaso di pandora è stata la denuncia presentata dalla madre di una 15enne che, dopo avere controllato il cellulare della figlia, ha scoperto una conversazione nella quale la minorenne si confrontava con un’altra amica riguardo alle violenze che aveva subito.

    Immediata è scattata l‘“Operazione 12 apostoli”, che il Compartimento di Polizia Postale e delle Comunicazioni di Catania ha eseguito, su coordinamento della Procura Distrettuale di Catania, durante la quale sono state ascoltate le testimonianze di sei persone: 3 di queste oggi sono ancora minorenni, le altre sono già donne mature.

    Proprio questa disparità nell’età anagrafica delle abusate, ha fatto dedurre agli inquirenti che gli abusi si sono perpetrati per 25 anni. Sempre con lo stesso metodo, con la stesso triviale appetito sessuale da soddisfare.

    In sostanza le piccole malcapitate venivano forzate psicologicamente sia da Capuana, sia da Raciti, Giuffrida e Scarpignato proprio per concedersi al 73enne.

    Le tre donne finite in manette accompagnavano le bambine a casa di Capuana, dove le vittime di abusi dovevano lavare il corpo dell’uomo ed anche il suo appartamento e poi soddisfare tutte le sue esigenze sessuali che spesso richiedevano il coinvolgimento di più bambine.

    Ma non è finita qui, le vittime erano costrette a sottoscrivere delle lettere in cui dichiaravano il loro amore per Capuana, affermando di essere felici delle violenze sessuali subite.

    Alle giovani non era consentito manifestare i loro dubbi. “Se non ti concedi vuol dire che non credi in Dio” – dicevano alle loro vittime le donne e Capuana. “È un momento di amore puro e incondizionato”. Queste le subdole parole con cui l’associazione è riuscita per lunghi anni ad ottenere il losco obiettivo.

    http://www.newsicilia.it/cronaca/abusi-minori-in-dio-25-anni-ad-aci-bonaccorsi-comunita-plagiava-giovani/255775

  • ‘Dietro l’altare’, la docu-inchiesta sui casi di pedofilia nella Chiesa su laF (VIDEO)

    ‘Dietro l’altare’, la docu-inchiesta sui casi di pedofilia nella Chiesa su laF (VIDEO)

    Gli abusi dei preti pedofili sono una delle pagine più buie della storia della Chiesa. Quello sui bambini del coro di Ratisbona è solo l’ultimo tra gli scandali emersi arrivati a toccare anche alti prelati, come il cardinale George Pell, a processo in Australia dal 26 luglio. A raccontare il quadro a livello interazionale è il documentario Dietro l’altare, realizzato dallo storico britannico John Dickie e trasmesso mercoledì 26 luglio 2017 in prima tv mondiale su laF (Sky 139) alle 21.10. Un viaggio che, oltre all’Italia (con un approfondimento dedicato al caso di don Inzoli), tocca Francia, Stati Uniti (ad Altoona-Johnstown, in Pennsylvania, per un’inchiesta su centinaia di bambini vittime di abusi sessuali) per terminare nel paese del Papa, l’Argentina, con le prime ed esclusive interviste alle vittime di padre Corradi, arrestato con l’accusa di aver abusato sessualmente di alcuni studenti sordomuti dell’istituto Provolo di Mendoza. L’inchiesta dimostra come, per la Chiesa, il problema della pedofilia abbia radici molto profonde e sia molto lontano dalla sua soluzione. Scritto da Lucio Mollica, Vania Del Borgo e John Dickie, è diretto dal regista messicano Jesus Garces Lambert e si avvale nella versione italiana del contributo introduttivo di Emiliano Fittipaldi, giornalista autore di inchieste e pubblicazioni su ipocrisie e peccati della Chiesa.

     
    https://video.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/dietro-l-altare-la-docu-inchiesta-sui-casi-di-pedofilia-nella-chiesa-su-laf/281560/282155

  • Il cardinale Pell si rilassa nei lussuosi hotel di Singapore

    Il cardinale Pell si rilassa nei lussuosi hotel di Singapore

    Prima dell’inizio del processo, Pell passa qualche giorno di vacanza con un amico

    di Alessandro Bovo

    Il cardinale australiano George Pell, prima di affrontare il processo per abusi sessuali su minori a Melbourne previsto per il prossimo martedì 18 luglio, ha deciso di passare qualche giorno a Singapore.

    Rilassandosi tra hotel di lusso e gelati in centro. L’accusa «assolutamente falsa», secondo il tesoriere del Vaticano, riguarda l’abuso di alcuni minori a cui avrebbe toccato i genitali, tra il 1976 e il 2001. Prima di essere cardinale, Pell aveva ricoperto il ruolo di sacerdote a Ballart (dal 1976 al 1980) e l’incarico di arcivescovo a Melbourne (dal 1996 al 2001). In seguito, aveva ottenuto la nomina papale di “ministro dell’Economia” di Città del Vaticano.

    «Sono innocente, le accuse sono false e considero l’idea stessa di abuso sessuale un crimine orribile» aveva affermato già il 29 giugno nel corso di una conferenza stampa a Roma, quando papa Francesco aveva deciso di rimuoverlo temporaneamente dall’incarico di tesoriere per dargli la possibilità di difendersi a Melbourne, in Australia.

    La passeggiata di Pell “in borghese” tra le vie di Singapore

    In un video pubblicato da Canale 9, un’emittente televisiva australiana, si vede il cardinale incriminato assieme a un amico mentre passeggia per Singapore, fermandosi a prendere un gelato. Questa è la prima uscita non ufficiale di Pell , che era sempre stato dentro le mura vaticane, fino al momento del viaggio che lo avrebbe riportato in Australia. O meglio, a Singapore.

    Nel video il cardinale di 76 anni si presenta rilassato, certo che al processo verrà scagionato da ogni accusa.

    http://www.skynews.com.au/news/top-stories/2017/07/08/cardinal-george-pell-seen-in-singapore.html

    Il cardinale ha sempre respinto le accuse«Le notizie di queste accuse mi rafforzano la mia risoluzione e le procedure giudiziarie ora mi offrono un’opportunità per cancellare il mio nome e poi tornare al mio lavoro a Roma» ha detto il religioso più anziano dell’Australia. Non ha mai accettato le accuse, inveendo contro i media che avrebbero avviato una campagna diffamatoria contro di lui: «Queste materie sono oggetto di indagine da due anni, ci sono state fughe di notizie ai media, c’è stata una character assassination senza tregua. Guardo al giorno in cui mi potrò difendere davanti alla corte».

    Pell ha saltato ben tre udienze in tribunale, per un problema cardiaco che lo aveva costretto a rimanere in Italia in quanto non poteva affrontare un lungo viaggio in aereo. L’udienza dopo un’indagine della Polizia durata due anni
    Le indagini della Polizia australiana sulla questione erano già iniziate due anni fa, quando un uomo prese il coraggio di denunciare il cardinale per un abuso all’età di 12 anni, quando Pell era arcivescovo a Sidney. Da questa prima accusa il cardinale venne assolto. Nel nuovo processo, invece, il problema è più grave: nei 25 anni presi in considerazione prima di arrivare a Roma, Pell avrebbe toccato e palpato le parti intime di numerosi minori e ci sarebbe una testimonianza di un uomo che lo avrebbe visto completamente nudo, circondato dei giovani ragazzi.

    http://www.prideonline.it/2017/07/16/cardinale-pell-si-rilassa-nei-lussuosi-hotel-singapore/

  • FENOMENO SETTARIO- ABUSI SESSUALI SU MINORI IN CONTESTI RELIGIOSI- ORGANIZZAZIONE GEOVISTA

    FENOMENO SETTARIO- ABUSI SESSUALI SU MINORI IN CONTESTI RELIGIOSI- ORGANIZZAZIONE GEOVISTA

    Interrogazione parlamentare. Atto n. 3-03845 (con carattere d’urgenza)

    Pubblicato il 29 giugno 2017, nella seduta n. 849

    BLUNDO , GIARRUSSO , PUGLIA , GIROTTO , ENDRIZZI , BULGARELLI – Al Ministro dell’interno. –

    Premesso che con raccomandazione n. 1412/1999 il Parlamento e il Consiglio europeo, pur ribadendo l’impegno per la libertà di coscienza e di religione, invitavano i Governi degli Stati membri a istituire o sostenere, tra l’altro, centri indipendenti nazionali o regionali d’informazione sui gruppi di natura religiosa, esoterica e spirituale e a favorire la creazione di organizzazioni non governative per le vittime o le famiglie delle vittime di gruppi religiosi esoterici o spirituali. Nell’ottica di garantire una speciale attenzione e forme efficaci di assistenza alle persone più vulnerabili o mentalmente manipolabili da questi gruppi, in modo particolare i minori, lo stesso Parlamento europeo raccomandava al Comitato dei Ministri di prevedere azioni specifiche volte a istituire un osservatorio europeo sui gruppi di natura religiosa, esoterica o spirituale per rendere più facile lo scambio di informazioni tra i centri nazionali;

    considerato che:

    risulta agli interroganti che a nessuno dei precetti della raccomandazione sia stata finora data attuazione nel nostro Paese, nonostante siano stati presentati, nella XVII Legislatura e in quelle precedenti, numerosi atti di sindacato ispettivo, ancora senza riscontro, coi quali si sollecitavano le istituzioni italiane ad attivarsi per la loro immediata realizzazione;

    a parere degli interroganti, il silenzio delle istituzioni è ancora più ingiustificato a fronte della proliferazione negli ultimi anni di gruppi religiosi, esoterici, spirituali e pseudo-terapici, anche a causa dell’esponenziale diffusione della rete web e delle nuove tecnologie internet. Molti di questi gruppi utilizzano raffinate tecniche di condizionamento mentale su persone che attraversano una fase particolarmente difficile della propria vita, offrendo loro un percorso di supporto spirituale o psicologico che col tempo si trasforma in un vero e proprio calvario, e diventano in molti casi vittime di abusi emotivi, fisici, economici e sessuali. Tale problematica è stata studiata in Italia già nel 1998 nel noto rapporto della Direzione centrale della polizia di prevenzione, titolato “Sette religiose e nuovi movimenti magici in Italia”, oltre che nelle ripetute segnalazioni delle relazioni semestrali dei servizi di intelligence nazionali. Gli elementi raccolti hanno portato alla costituzione nel 2006 della squadra anti sette (SAS), specialità della Polizia che tuttavia svolge funzioni meramente repressive;

    attualmente risulterebbe difficile quantificare con esattezza il fenomeno. Già in data 7 gennaio 2015 “l’Espresso” on line accendeva i riflettori su alcune vittime di tali movimenti, mettendo in risalto il trend espansivo del fenomeno, ma anche la disarmante carenza di dati. Nell’articolo si evidenziava, prendendo proprio spunto dal citato rapporto del 1998, la presenza di 76 movimenti religiosi per un totale di 78.500 affiliati. Il numero, col tempo, risulterebbe cresciuto a dismisura, tenuto inoltre conto che l’indagine si occupò prevalentemente di alcune tipologie di gruppi, costituenti, pertanto, una minima parte di quelli attualmente presenti sul territorio nazionale. Analogo argomento è stato trattato in un dossier pubblicato sul giornale on line “Linkiesta” nel gennaio 2016;

    tra i casi di abusi più eclatanti compaiono, sulla base degli elementi informativi acquisiti dagli interroganti, quelli che hanno riguardato l’organizzazione dei testimoni di Geova, dove negli ultimi anni si sarebbero verificati molteplici abusi sessuali su minori, insabbiati e mai denunciati alle procure competenti dalla stessa congregazione. Di tali allarmanti vicende riferivano, tra gli altri, in maniera diffusa il quotidiano on line “Corriere della sera”, in un video-inchiesta del 23 maggio 2016, la trasmissione televisiva “Le Iene” nel marzo 2016, “Il Giornale” il 23 maggio 2016, la “Gazzetta del Mezzogiorno” del 15 febbraio 2017; tali notizie di stampa riportano interviste e testimonianze dirette di vittime che hanno presentato anche alcuni esposti in varie Procure della Repubblica;

    inoltre, commissioni governative indipendenti, quali quella australiana, attivate per far luce sugli abusi sessuali infantili in seno a realtà istituzionali e religiose, rilevavano la gravità e sistematicità di quanto emerso anche dalle citate fonti di stampa italiane. Nel caso dell’organizzazione geovista, nessuno dei 1.060 casi di abusi su minori registrati dalla chiesa dei testimoni di Geova d’Australia è risultato essere stato segnalato alle autorità competenti, gli abusatori sono stati frequentemente coperti o reintegrati nella confessione sulla base del semplice pentimento e le vittime di reato sottoposte, per contro, a processi di vittimizzazione secondaria e ostracizzate dall’organizzazione. Le politiche interne dei testimoni di Geova, analoghe in tutto il mondo, sono inoltre risultate, all’analisi della commissione suddetta, gravemente fallimentari in tema di tutela dei bambini e prevenzione dell’abuso minorile;

    considerato infine che, a parere degli interroganti:

    attualmente è presente un vuoto normativo non trascurabile in merito alle criticità evidenziate. A seguito, infatti, della dichiarazione di incostituzionalità, con sentenza della Consulta n. 96 del 1981, del cosiddetto reato di plagio previsto ex articolo 603 del codice penale, in Italia non è più esistita un’effettiva tutela giuridica dell’integrità fisica e psichica degli individui. Da allora sedicenti “santoni” e “guru” continuano ad agire indisturbati, mentre numerose proposte e disegni di legge giacciono in attesa di essere esaminate dalle Commissioni e Aule parlamentari;

    complessivamente risulta essere nullo anche l’impegno delle istituzioni nella definizione di politiche sociali e culturali di prevenzione in materia di settarismo abusante o criminale,

    si chiede di sapere:

    se il Ministro in indirizzo non consideri opportuno procedere ad un’analisi complessiva del fenomeno, ai fini di aggiornare il rapporto pubblicato nel 1998 che risulta essere ormai obsoleto, nonché approfondire le motivazioni che sottendono all’attuale scarsissima tutela giuridica dell’abuso sessuale infantile in contesti religiosi;

    se, viste le proposte e i disegni di legge depositati in Parlamento, non ritenga altresì urgente adottare misure di carattere normativo volte a garantire un’efficace tutela giuridica dell’integrità fisica e psichica dei minori e in generale dei soggetti coinvolti, ovvero inseriti in contesti coercitivi;

    quali siano le motivazioni che hanno concretamente impedito allo Stato italiano di recepire gli inviti contenuti nella raccomandazione n. 1412/1999 del Parlamento e del Consiglio europeo;

    se non ritenga necessario adottare tempestivamente un piano nazionale di informazione e prevenzione in materia di settarismo abusante o criminale.

    http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=17&id=1028693

  • Il silenzio della chiesa sui casi di pedofilia in Messico

    Il silenzio della chiesa sui casi di pedofilia in Messico

    Nella regione montuosa nel nord dello stato di Oaxaca, in Messico, il prete Gerardo Silvestre Hernández per anni ha abusato sessualmente di decine di bambini indigeni. “Ci obbligava ad avere rapporti con lui. Ci faceva ubriacare,
    così non ce ne rendevamo conto”, racconta una delle vittime.

    Nonostante le prove presentate da altri sacerdoti e le testimonianze di alcuni minori, le autorità ecclesiastiche messicane e la Santa sede non sono intervenute. Intanto la procura ha aperto un’indagine e il 22 febbraio 2017 Gerardo Silvestre Hernández è stato condannato a sedici anni e sei mesi di prigione per abusi sessuali e corruzione di minorenni. È la prima sentenza di questo tipo contro un sacerdote della chiesa cattolica in Messico.

    Il documentario – diretto da Santiago Mohar Volkow e basato sulle indagini del reporter e scrittore messicano Diego Enrique Osorno per l’Agencia Bengala –racconta gli abusi del prete sui bambini zapotechi, il ruolo della chiesa e le ritorsioni subite dai sacerdoti che hanno denunciato i fatti.

    https://www.internazionale.it/video/2017/05/31/chiesa-pedofilia-messico

  • Chiesa e pedofilia/ Video, Carmelo Abbate torna con altri scoop sui presunti scandali dei preti (Pomeriggio 5)

    Chiesa e pedofilia/ Video, Carmelo Abbate torna con altri scoop sui presunti scandali dei preti (Pomeriggio 5)

    Chiesa e pedofilia, video: Carmelo Abbate torna a Pomeriggio 5 con un altra storia-scoop sui presunti abusi di preti ai minori e ai migranti, tratta da “Il regno dei casti”. Oggi 15 maggio

    CHIESA E PEDOFILIA, “IL REGNO DEI CASTI”: CARMELO ABBATE TORNA CON ALTRI SCOOP SUGLI SCANDALI DELLA CHIESA (POMERIGGIO 5) – Torna in diretta a Pomeriggio 5 il giornalista e saggista Carmelo Abbate, con un nuovo capitolo del suo romanzo contro i presunti scandali e abusi pedofilia interni alla Chiesa: «Dopo le 17 a pomeriggio5 vi farò ascoltare una registrazione inedita su un’altra pagina nascosta de ilregnodeicasti», ha scritto poco fa sul suo account Instagram. Si torna dunque da Barbara D’Urso ad inizio settimana a parlare di Chiesa, sesso, preti e presunti legami tra il mondo della Pedofilia e alcuni sacerdoti. Dopo il precedente romanzo “Golgotà” dove era raccontata la storia di Don Sergio, prete legato ad un giro di abusi pedofili ma ancora in servizio in Nord Italia, ora sono raccontati altre sconcertanti scoperte fatte da Richard Sipe (l’uomo che con i suoi studi ha permesso di scoperchiare il vaso di Pandora che ha dato vita al caso Spotlight con le problematiche sessuali all’interno di alcune aree della Chiesa) e Carmelo Abbate. «Sacerdoti di ogni nazionalità che si dividono tra le stanze di via della Conciliazione e la movida della Roma by night. Esperienze di escort e chat. Seminaristi e suore che vivono di nascosto la propria sessualità, sia etero che omosessuale. Festini hard, scambismo, orge», recita la stessa introduzione del nuovo saggio contro gli scandali nella Chiesa. All’interno del libro verranno raccolti con gli ultimi sviluppi tutti gli elementi di quella particolare inchiesta “Sex anche the Vatican”, entrata nei documenti che Benedetto XVI ha consegnato a Francesco come “pratiche urgenti”.

    Oggi a Pomeriggio 5 verrà svelata un’altra storia contenuta all’interno del nuovo saggio, e si potranno allora capire con quali ambiti e con quali preti questa volta se la prenderà Carmelo Abbate in un attacco frontale contro i presunti abusi all’interno della Chiesa Cattolica, come recitano le parole dello stesso Sipe, «Ho fiducia in Francesco, ma temo che gli scandali sessuali e i connessi problemi irrisolti della Chiesa porteranno, nel lungo periodo, alla sua distruzione». Qui troviamo il video della scorsa ospitata dalla D’Urso dove Abbate aveva fatto sentire un file audio di una intervista con un prete accusato di avere avuto rapporti sessuali con migranti che avrebbe dovuto ospitare e anche con minori sia in Africa che in Medioriente.