‘Il diavolo con viso da donna’ respinge le accuse: ecco la testimonianza di Suor Kumiko.
Il caso Provolo tiene banco da qualche anno sia in Italia che in Argentina. Una sconvolgente vicenda di #abusi sessuali nei confronti di minorenni sordomuti. Nei giorni scorsi infatti, dopo una lunga latitanza, gli investigatori della Polizia Federale Argentina hanno arrestato Suor Kosaka Kumiko. Sulla religiosa giapponese di 42 anni, pesano diversi capi di imputazione; favoreggiamento, corruzione di minori non udenti, possesso di materiale pedo pornografico, tra i quali un gran numero di inquietanti fotografie e riprese video.
Una indagine complessa che era partita in contemporanea sia a Verona, sede dell’#Istituto Provolo, che a Buenos Aires e Mendoza, in Argentina.
Inchiesta che coinvolgeva anche i sacerdoti Nicola Corradi e Horacio Corbacho, e gli amministrativi Jorge Bordon, José Luis Ojeda e Armando Gómez. Tutti consegnati alla giustizia per aver partecipato ad almeno 27 casi abusi sessuali sui minori che si sarebbero consumati all’interno dell’Istituto Antonio Provolo di Lujan, centro abitato vicino alla capitale sudamericana.
‘Non so nulla degli abusi’
Accompagnata dall’avvocato difensore Carlos Varela Alvarez, l’imputata Kosaka Kumiko si era avvalsa dalla facoltà di non rispondere. Solo in secondo momento la suora ha deciso di raccontare alcuni fatti ininfluenti rispetto alle pesanti accuse formulate. Secondo fonti del Tribunale argentino, ha iniziato a descrivere quei lontani tempi del 1977, e che aveva lavorato al Provolo dal 2004 al 2012.
Nessuna parola che potesse compromettere lei e gli altri è uscita dalla bocca dell’imputata. Nonostante ciò, e mentre il suo legale chiedeva gli arresti domiciliari, il pubblico ministero Gustavo Stroppiana firmava lo stato di fermo e la conseguente carcerazione preventiva nella Casa Circondariale femminile di Cacheuta.
Nel frattempo, un altro avvocato, Sergio Salinas portavoce dell’ONG Xumek che assiste le famiglie delle vittime avrebbe depositato un importante documento che descrive alcune ammissioni da parte della direzione dell’Istituto in questione. E dove apparirebbero i nomi della suora incarcerata, di almeno uno degli amministrativi e di un importante prete.
La supertestimone
Come in ogni indagine, il buon olfatto degli investigatori trova sempre un fiancheggiatore e magari anche un punto debole nella lunga catena di omertà. La donna in questione sarebbe un’altra suora, Asunción Martínez, ex compagna della Kumiko all’Istituto Provolo. La suora paraguaiana avrebbe confessato al pm Stroppiana, di aver parlato più volte con la profuga nel corso della latitanza, e consegnato inoltre, validissimi numeri telefonici.
Testimonianza che arricchisce il filone d’inchiesta e che in aggiunta alle raccapriccianti descrizioni fornite delle giovanissime vittime possano essere utili per inchiodare la cosiddetta ‘monaca degli abusi’ e dei preti pedofili.
Dopo un mese di fuga, è arrivata a Mendoza ed è stata ascoltata in tribunale. I testimoni la indicano come coautore di crimini efferati.
La suora giapponese Kosaka Kumiko , è stata denunciata come coautore negli abusi sessuali aberranti sui bambini sordi dell’istituto Provolo di Lujan de Cuyo, Mendoza dove è arrivata questa mattina dopo aver trascorso un mese come latitante.
Appena arrivata è stata portata al quartier generale della polizia federale e poi in tribunale. Lì, ha dovuto spiegare il motivo per cui i testimoni la indicano come complice degli stupri, abusi, pestaggi e punizioni nella scuola religiosa per i bambini.
Secondo quanto siamo riusciti a sapere, Kumico avrebbe dichiarato di non aver nulla a che fare con i gravi reati di cui è imputata.
La religiosa non ha espressamente dichiarato la sua innocenza ma lo ha dato a intendere ogni volta che la difesa ha risposto alle domande. L’imputata non ha interagito dichiarazioni nella deposizione.
L’audizione di Kumiko è durata diverse ore, poi, il procuratore Flavio D’amore, sostituto del pubblico ministero nel caso, Gustavo Stroppiana, ha proceduto all’imputazione della religiosa.
La suora è stata accusata di “commissione per omissione del reato di abuso sessuale con rapporti sessuali, idealmente concorso con abusi sessuali gravemente scandalosi, aggravata dall’essere autice, guardiano, responsabile, oltre al fatto che questi sino stati commessi contro persone al disotto dei 18 anni di età approfittando dellasituazione esistente di coesistenza con gli stessi “ , confermano fonti giudiziarie.
La religiosa sarà detenuta presso la sede del carcere di Agua de las Avispas, nei pressi di prigione Almafuerte in Cacheuta.
Una delle vittime di molestie dice che Kumiko era colei che “metteva i pannolini ai ragazzi abusati, perché in molti casi non riuscivano nemmeno a sedersi per via del sanguinamento provocato dagli abusi.”
Sulla religiosa ha pesato l’ordine del mandato internazionale emesso dal procuratore Gustavo Stroppiana. Martedì, attraverso una funzionaria del tribunale di Buenos Aires, era stato segalato il suo arrivo, intorno a mezzogiorno quando era stata identificata e accompagnata dal suo avvocato.
Kumiko è accusata di essere coinvolta nei crimini di abuso sessuale e corruzione di minori, lo stesso capo d’accusa per il quale sono già in carcere due sacerdoti e tre funzionari amministrativi.
Presentato ieri il libro “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” nella libreria di viale Libia
Chi lo ha letto, giura che “Lussuria” scritto da Emiliano Fittipaldi, il giornalista prima incriminato e poi assolto dal Vaticano, a confronto sembri un fumetto per ragazzi, tante sono scottanti le rivelazioni contenute nell’opera di Federico Tulli. Eppure, la stampa nazionale continua a far finta di non conoscerne l’esistenza. Silenzio tombale.
Ma ieri, la firma storica di Left, la rivista settimanale di sinistra, lo ha presentato a Roma, a pochi passi dal Vaticano. Ed è proprio nella città-Stato che la pubblicazione ha creato il maggior imbarazzo. Il contenuto non solo fa riferimento ai preti pedofili, di cui ormai tutti parlano, ma mette in discussione la figura di Bergoglio, che, contrariamente a quanto predica dal famoso davanzale di Piazza San Pietro, sarebbe complice delle ignobili coperture perpetrate dalla Chiesa nei confronti dei carnefici di bambini.
Pubblicare “Chiesa e pedofilia, il caso italiano”non è stato affatto semplice. C’è voluta la coraggiosa casa editrice “L’Asino d’oro” e l’altrettanto impavida libreria Feltrinelli di viale Libia 186 per presentarlo al pubblico. Per fortuna, l’autore era in ottima compagnia. L’organizzazione è stata affidata a a Uaar cioè Unione degli Atei degli Agnostici e dei Razionalisti, che ha inviato uno dei suoi componenti, Francesco Troccoli, a moderare il convegno.
Alla chiamata ha risposto anche Francesco Zanardi, l’uomo che per primo in Italia ha squarciato la sacralità dei segreti inconfessabili che per secoli sono stati custoditi entro le mura della Santa Sede. Il savonese, presidente dal 2009 dell’associazione Rete L’Abuso Onlus, l’unico osservatorio nazionale dei reati commessi in ambito clericale, è intervenuto durante il dibattito per portare la sua personale testimonianza.
L’occasione si è dunque prestata per raccontare anche l’ormai nota vicenda dell’istituto religioso per sordomuti Provolo di Verona (clicca qui per leggere la storia), venuta alla luce proprio grazie a Zanardi, a cui una trentina di presunte vittime hanno confessato in un video le terribili violenze psicologiche e sessuali subite per oltre un trentennio da parte di numerosi volontari, tra cui anche alcuni parroci (clicca qui per guardare il video di Rete L’Abuso). Grazie alle sue denunce, oggi la magistratura sta indagando a tutto spiano sulla vicenda.
CHI E’ FEDERICO TULLI (dal suo blog) – Collabora da sempre con Left, dove per sei anni ha curato la rubrica scientifica. Si occupa di salute, bioetica, diritti civili, laicità dello Stato e svolge inchieste su temi inerenti la tratta di esseri umani, i fondi alla ricerca scientifica, la sanità pubblica e privata, la pedofilia nel clero cattolico e nella società, i rapporti Stato-Chiesa di Roma. Da giugno 2015 collabora con il settimanale uruguayano Brecha, diretto da Daniel Gatti, e con la rivista Critica liberale. Da maggio 2015 collabora con il settimanale Riforma e con Latinoamerica la rivista fondata e diretta da Gianni Minà. Da ottobre 2014 scrive su MicroMega online e cura un blog occupandosi di Chiesa e pedofilia. Da maggio 2012 è collaboratore di Globalist. A marzo 2012 ha fondato il magazine online di cultura e scienza Babylon Post, di cui è curatore. Da gennaio 2012 è condirettore della testata online Cronache Laich. Da settembre 2008 a febbraio 2012 è stato redattore del quotidiano Terra curando le pagine di cultura, scienza e salute. A dicembre 2010 ha creato un blog-rassegna stampa sui casi di pedofilia nel clero cattolico ora trasferito sulla pagina Facebook Chiesa e pedofilia, il caso italiano. Dall’aprile del 2006 ha scritto articoli e inchieste per i seguenti periodici: Sette del Corriere della Sera, Imprese agricole, Macchine agricole, Ilaria cooperazione, Impianti solari. Da marzo 2006 a settembre 2008 ha lavorato all’agenzia stampa Il Velino. Qui ha creato ed è stato il responsabile del servizio agroalimentare firmandone la rubrica di approfondimento e pubblicando una lunga inchiesta raccolta ne “Il libro bianco del tabacco”. Nel 2010, per L’Asino d’oro edizioni, ha pubblicato il libro “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro”. Nel 2012 è uscito “I Laic” (Tempesta editore), redatto con i colleghi di Cronache Laiche. Nel 2014, di nuovo per L’Asino d’oro edizioni ha pubblicato il secondo saggio sulla pedofilia clericale dal titolo: “Chiesa e pedofilia, il caso italiano”.
«Legati e violentati al Provolo». A Mendoza la procura iscrive altri tre nomi sul registro degli indagati:si aggiungono ai 5 arrestati (tra cui il veronese don Nicola Corradi) e alla suora latitante.
«Incatenati e violentati all’Istituto Provolo». A Mendoza la procura argentina iscrive altre tre persone sul registro degli indagati: devono rispondere di abusi sessuali ai danni di bambini e ragazzi sordomuti e i loro nomi vanno ad aggiungersi a quelli dei 5 già arrestati a ottobre 2015 (tra cui spicca il prete veronese don Nicola Corradi) e della suora latitante.
Al momento don Nicola ( foto) è agli arresti domiciliari per ragioni di età (ha 82 anni) e salute, mentre in carcere risultano tuttora detenuti
un altro religioso, Horacio Corbacho, e tre amministrativi, Jorge Bordon, José Luis Ojeda e Armando Gomez. Colpita da mandato d’arresto internazionale invece è la suora giapponese Kosaka Kumiko, accusata di complicità negli abusi sessuali perpetrati sugli ospiti sordomuti dell’istituto.
Quanto ai tre nuovi indagati, a farli incriminare è stata l’agghiacciante testimonianza di una delle vittime, una giovane di 23 anni ma che all’epoca delle violenze ne aveva soltanto 13. Nella sua denuncia, ha riferito di essere stata accompagnata in una soffitta e incatenata prima di essere abusata. Un dettaglio che coincide con altri emersi durante le indagini, anche se la 23enne ha dichiarato di essere stata violentata in una stanza diversa da quella in cui gli investigatori avevano trovato tracce delle catene. Inquietante anche il nome che veniva usato dagli aguzzini per descrivere la stanza degli abusi: la casetta di Dio. Oltre alle testimonianze delle vittime, a complicare il quadro accusatorio a carico dei presunti colpevoli di abuso, ci sarebbe anche altro materiale trovato nei computer oppure conservato in cd o chiavette elettroniche. Ci sarebbero anche fotografie e video a contenuto pedopornografico. Intanto il segretario di Culto della Nazione Santiago de Estrada ha parlato del caso Provolo davanti al Senato argentino. «È molto poco ciò che possiamo fare», si è lamentato. Nella riunione della Commissione delle Relazioni Esterne, presieduta dal senatore nazionale Julio Cobos, De Estrada ha criticato soprattutto la mancanza di informazioni sul caso e la lentezza con cui prosegue l’indagine giudiziaria: «C’è un segreto istruttorio, non sappiamo con certezza chi sono le vittime. Ci dicono che stanno prendendo le testimonianze e che per questo si sta ritardando tanto il processo. Stiamo in sospeso, ci piacerebbe sapere di più». I colpi di scena, comunque, non mancano di certo.E altri se ne annunciano a breve.
In una delle sue ultime, numerose, video prediche caricate sul suo sito internet, padre Carlos Buela parla di educazione sessuale. Non ci sarebbe nulla di strano se don Carlos nel 2010 non fosse stato ritenuto “colpevole” di abusi sessuali nei confronti di giovani seminaristi (non si parla di pedofilia) dalla Santa Sede che lo aveva rimosso dai suoi incarichi e trasferito oltre oceano, e se in questo momento non si trovasse a 11 mila chilometri di distanza, ospite di un rifugio blindato a Genova, in via Venezia, in un appartamento del complesso della chiesa di San Teodoro.
Il caso viene sollevato da Francesco Zanardi della “Rete L’abuso” che da anni si batte per denunciare le coperture di cui hanno goduto molti sacerdoti accusati o condannati per pedofilia e altri reati di natura sessuale.
“Troviamo perlomeno imbarazzante – dice Zanardi -che sia proprio la diocesi del presidente dei vescovi, il cardinale Angelo Bagnasco, ad ospitare un sacerdote riconosciuto colpevole dallo stesso Vaticano. Ed inoltre ci chiediamo cosa accadrebbe se un domani la magistratura argentina decidesse di aprire un’inchiesta. Don Buela tornerebbe subito nel suo paese?”.
Carlos Buela è stato fino a pochi anni fa uno dei preti più importanti dell’America Latina. Giovane sacerdote, seguace di Sant’Ignazio di Loyola, nel 1984 fonda l’Istituto (detto anche Famiglia) del Verbo Incarnato. La sua prima sede è a San Rafael nella provincia di Mendoza, ma nei decenni successivi Il Verbo Incarnato aprirà 26 filiali nei cinque continenti. Nella seconda metà degli anni 2000 scoppia lo scandalo.
Una ventina di seminaristi, alcuni dei quali nel frattempo sono tornati allo stato laicale, hanno denunciato abusi sessuali commessi nei loro confronti da don Carlos. Sulla stampa argentina sono anche usciti articoli in cui una presunta vittima raccontava di aver subito le attenzioni del sacerdote quando era minore ma su questo episodio non ci sono conferme e neppure, che si sappia, indagini penali.
Ma esiste un importane atto ufficiale del 2010 che inchioda alle sue responsabilità nei confronti dei seminaristi don Buela. Si tratta del decreto firmato dal cardinale Gianfranco Gardin, segretario della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica. Le tre pagine riportano le accuse dei seminaristi e la difesa di don Buela (che ipotizza un complotto con l’Istituto da parte dei vescovi argentini). La Congregazione ritiene “le denunce verosimili di comportamenti moralmente inappropriati di padre Buela con giovani dell’Istituto…dichiarazioni ritenute veritiere da Organismi della Santa Sede”. Quindi “accertata la loro gravità aumentata dalla qualifica di Fondatore, Superiore Generale e Direttore Spirituale” il Dicastero dispone “la rimozione di padre Buela dall’ufficio di Superiore” e gli ordina di risiedere fino a nuovo ordine nell’abbazia francese “La pierre qui vire” in Borgogna.
Non si sa perché, alla fine del 2016, don Carlos venga trasferito a Genova nell’appartamento dove si trova la sede locale dell’Istituto del Verbo Incarnato. Un religioso sudamericano apre la porta e spiega che don Carlos “non può parlare con la stampa, rivolgetevi ai nostri superiori”. Sembra quindi che padre Buela possa di nuovo avere rapporti con il suo ordine.
Di sicuro non fa mancare le prediche video via web o attraverso la pagina Facebook. Ma al momento non sembrerebbe intenzionato a rientrare in Argentina.
Arriva da Genova una nuova denuncia alla Chiesa di Papa Francesco da parte della Rete l’Abuso, l’associazione che riunisce le vittime di abusi da parte di sacerdoti.
A finire nel mirino è don Carlos Buela, argentino e fondatore della congregazione del Verbo Incarnato: Buela è stato condannato dal tribunale vaticano per abusi a seminaristi, ma “per la Chiesa la sanzione è stata il trasferimento in Italia, a Genova, per trascorrere un periodo di isolamento, e per noi non basta – spiega Francesco Zanardi, di Savona, fondatore della Rete – E’ di fatto un modo per allontanarlo e sottrarlo alla giustizia.
Se in Argentina le vittime presentassero denunce penali, sarebbe complicato per i magistrati perseguirlo essendo lui in Italia”. E’ poco opportuno, dicono, mettere migliaia di chilometri tra l’autore di un reato e il tribunale che potrebbe indagarlo (e le vittime che terrebbero alta l’attenzione sul caso): “Eppure succede spesso, il Vaticano può farlo grazie a trattati internazionali che glielo permettono”.
Cosa ne pensa don Buela? Alla parrocchia di San Teodoro di Genova confermano che il parroco è qui, “ma preferisce non parlare”. Video di Giulia Destefanis e Marco Preve
Minori abusati in Argentina, mandato di cattura internazionale per una suora
Un «nascondiglio segreto» dove le vittime venivano incatenate e seviziate. In Argentina l’hanno subito definita «stanza degli orrori». E così l’inchiesta sugli abusi, denunciati da almeno una sessantina di sordomuti che frequentavano la sede argentina del Provolo, approda a una delle due pagine più inquietanti. Mentre scatta il mandato di cattura internazionale per una suora.
Un «nascondiglio segreto» dove le vittime venivano violentate e da cui non sarebbero mai potute fuggire. In Argentina l’hanno subito definita «stanza degli orrori». E così l’inchiesta sugli abusi, denunciati da almeno una sessantina di sordomuti che frequentavano la sede argentina del Provolo a Lujàn, approda a una delle due pagine più inquietanti.
Tutto è partito dall’interrogatorio di una ragazza: al magistrato che indaga sul prete veronese don Nicola Corradi e su altre quattro persone tra religiosi e dipendenti dell’Istituto, quell’ex alunna (che ora ha 18 anni) stava raccontando delle violenze perpetrate su di lei al Provolo quando, a un certo punto, ha fatto riferimento a una «stanza segreta» dove sia lei che altre vittime sarebbero state costrette a soggiacere alle più turpi nefandezze da parte degli arrestati. Dentro quella specie di «nascondiglio», ha continuato la giovane nel corso della sua sconvolgente testimonianza resa davanti al pubblico ministero Gustavo Stroppiana, quei «cinque bruti ci tenevano prigionieri legandoci con delle catene attaccate al muro e così ci impedivano di fuggire mentre ci costringevano a piegarci alle loro volontà».
Sconvolto da tanti particolari e dettagli di cui finora la procura non aveva mai avuto notizia, nelle scorse ore il magistrato ha chiesto e ottenuto di poter effettuare una perquisizione urgente all’interno dell’Istituto, che da qualche settimana è chiuso su decisione del governo argentino proprio alla luce degli agghiaccianti crimini di cui sarebbe stata teatro la sede argentina del Provolo, crimini che via via stanno venendo alla luce grazie alle denunce di decine e decine di vittime. Scortato da telecamere e fotografi, il pm si è dunque recato di persona presso l’Istituto per trovare conferma o meno sull’esistenza della «stanza degli orrori». E, purtroppo, la ragazza nulla aveva aggiunto alla più cruda e terribile verità: uscendo dal Provolo, infatti, lo stesso magistrato ha comunicato ai giornalisti di aver «visto il nascondiglio segreto dove avvenivano le violenze».
Trovarlo, però, non è stato agevole: «Arrivarci è difficile: dopo cinque rampe di scale che non sono continuative ma ad ostacoli – ha riferito il pm Stroppiana –, l’abbiamo finalmente individuato. Siamo giunti fino alla soffitta, un percorso impervio. Devi salire al primo piano, camminare alcuni metri, salire ancora a un altro piano, fino a giungere alla soffitta. Lì è tutto molto tetro e oscuro, proprio come ci aveva detto la ragazza. La stanza si apre attraverso una botola nascosta. Dentro, poi, al posto delle catene descritte dalla giovane abbiamo trovato il buco alla parete dove, a prima vista, dovevano trovarsi proprio le catene». L’ipotesi è che qualcuno, dopo che è scoppiata l’inchiesta scandalo, abbia provveduto a rimuoverle e così adesso, per appurarlo, è tutto sotto sequestro e in mano alla locale polizia scientifica per i rilievi.
Intanto, l’avvocato Silvio Salinas che assiste gli ex alunni e i loro familiari in qualità di parte civile ha aggiunto che, a detta della ragazza, in quella stanza dell’orrore sarebbero entrate anche alcune suore e avrebbero assistito alle violenze senza nemmeno cercare di intervenire. A supporto di questa tesi va registrato il mandato di cattura internazionale per la suora giapponese Kosaka Kumiko, che avrebbe nascosto gli abusi denunciata dalla ragazza ora maggiorenne.La testimone ha riferito che ad averla portata per la prima volta in quel nascondiglio sarebbe stato Horacio Corbacho, il prete di 56 anni tuttora detenuto insieme ai coindagati (tranne Corradi a cui sono stati concessi i domiciliari in ragione dei suoi 82 anni) nel carcere di Boulogne Sur Mer, ma che lì dentro avrebbero abusato di lei anche gli altri quattro arrestati.
Non è ancora finita: nel film dell’orrore, infatti, va aggiunto che per voce della procura è giunta conferma che dalla «stanza segreta» sono spuntati anche centinaia di dvd e video dai contenuti pedopornografici, tutti camuffati con insospettabili copertine come quella sul disneyano «Re Leone». Trovate inoltre «quasi 300 chiavi dentro due grandi insalatiere» oltre a sette computer e a «una grande quantità di bottiglie di bevande alcoliche come Fernet, birra e vino». Alcolici che, hanno subito tenuto a precisare gli investigatori, non erano certo quelli che si utilizzano nelle messe. Tutt’altro.
Pare che più le indagini vanno avanti e più orribili diventano i dettagli sugli abusi sessuali patiti dai bambini dell’istituto Provolo in Argentina. Un caso che ha ridestato l’attenzione anche sui casi avvenuti a Verona, sempre nella struttura per bambini sordomuti e sempre con lo stesso protagonista: don Nicola Corradi.
Oltre che sui responsabili degli abusi, la magistratura argentina starebbe indagando anche su chi era a conoscenza dei fatti e non li ha denunciati. In questo caso l’accusa sarebbe di favoreggiamento, come riportato dalla Rete L’Abuso Onlus, associazione delle vittime dei preti pedofili. Complice degli abusi sessuali sarebbe una suora dell’istituto argentino, Kosaka Kumiko, che pare essere scappata in Paraguay. Su di le pende un mandato di cattura internazionale perché a una bambina, ferita a causa di una violenza sessuale, avrebbe fatto indossare un pannolino assorbente, per fermare la perdita di sangue.
Dalle testimonianze delle vittime emergono poi altri dettagli sconcertanti. In una stanza chiusa a chiave, gli inquirenti hanno trovato un buco nel muro. In quel buco sarebbero state fissate le catene a cui venivano legati i bambini prima di essere abusati. E in un’altra stanza, sempre chiusa a chiave, sono stati trovati dvd che potrebbero contenere le registrazioni video delle violenze.
Forte accelerata nelle indagini partite nel novembre scorso in Argentina, dopo l’arresto di don Nicola Corradi il prete italiano nascosto oltreoceano dopo le denunce di abusi sessuali su piccoli allievi sordi dell’istituto Provolo di Verona commessi quasi fino agli anni 80.
La magistratura argentina sembra voler seguire i passi di quella italiana aprendo anche un fascicolo per favoreggiamento nei confronti degli insegnanti e responsabili delle strutture Provolo argentine, per gli inquirenti c’erano chiare evidenze di ciò che stava succedendo e nessuno ha avvisato le autorità.
Nel frattempo è stato spiccato un mandato di cattura internazionale per complicità in abuso sessuale aggravato nei confronti di una suora dell’istituto, Kosaka KumiKo (nella foto) che sembrerebbe essersi rifugiata in Paraguay dove l’Istituto veronese ha un’altra succursale. Secondo l’accusa la monaca sarebbe stata parte attiva nelle violenze – racconta una delle vittime oggi 17enne – la suora “ha posto un pannolino assorbente alla bimba per fermare l’emorragia che gli aveva provocato la violenza subita da Horacio Corbacho. Inoltre avrebbe obbligato la piccola ad assistere alle lezioni in piedi, poiché non si poteva sedere per i dolori che le provocavano le ferite inflitte”.
Ma l’orrore continua, pochi giorni fa, a seguito del racconto di un’altra vittima gli investigatori hanno deciso di verificarne le dichiarazioni procedendo alla perquisizione di alcune stanze dell’istituto di Mendoza, quello diretto proprio da don Nicola Corradi, facendo così una scoperta agghiacciante.
Al quinto piano hanno trovato una stanza chiusa con un lucchetto, nel muro un buco nel quale secondo il racconto della vittima, erano fissate delle catene alle quali veniva poi ammanettata e abusata. All’interno di quella stanza un’altra porta, anche questa ben chiusa con un lucchetto. Al suo interno sono stati trovati decine di DVD con copertine apparentemente innocue che saranno comunque visionati dagli inquirenti, in oltre sono state rinvenute bottiglie di alcolici.
Si aggraverebbe anche la posizione degli istituti, soprattutto quello italiano che non solo non ha fermato don Nicola Corradi quando era in Italia, ma che a capo di quello di Mendoza gli ha addirittura permesso di creare all’interno della struttura per bambini sordi un vero e proprio “harem” per pedofili.
Aumenta anche il numero delle vittime e il periodo in cui sono stati commessi gli abusi, molte di loro sono ancora adolescenti. In precedenza si parlava di circa 60 allievi, oggi in aumento grazie all’affiancamento di un team di psicologi messi a disposizione dalla procura che stanno cercando di aiutare gli inquirenti nel delicato lavoro. E’ anche stato aperto uno sportello diretto con l’Autorità Giudiziaria al quale le vittime possono rivolgersi e denunciare.
È giallo anche sulla scomparsa di padre Spinelli, anche lui accusato in Italia e poi trasferito. Di lui non si hanno più notizie dai primi di dicembre quando sparisce letteralmente. La dichiarazione ufficiale è che sia morto, ma nessuno sa dire dove sia sepolto o che fine abbia fatto il suo cadavere.
Una vicenda che sta facendo emergere aspetti inquietanti di fronte ai quali la Casa Madre veronese si è chiusa a riccio costringendo pochi giorni fa Francesco Zanardi, (portavoce della Rete L’ABUSO) che accompagnava Gianni Bisoli presso l’istituto veronese nell’intento di ritirare il suo foglio di congedo – quello che nella copia autentica consegnata alla Commissione d’Inchiesta sembrerebbe contraffatto – a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine per poter parlare con qualcuno dell’istituto.
Dai risvolti torbidi anche il misterioso furto avvenuto presso l’Istituto di Chievo dove viene conservata parte della documentazione, probabilmente molta di quella indicata anche nelle varie denunce depositate, accaduto il primo marzo quando Leonardo L. si introduce nell’istituto.
Dai filmati che possediamo integralmente, immediatamente consegnati all’Autorità Giudiziaria, si vede parlare l’uomo con il linguaggio dei segni, è visibilmente in video chiamata con qualcuno che lo segue dall’esterno col quale dialoga e fa vedere quanto è all’interno della struttura. Entra nell’istituto apparentemente senza forzare porte o finestre, non è per nulla spaventato e dopo 47 minuti, questa è la durata del video, esce tranquillamente e sosta davanti all’ingresso.
I dialoghi sono stati tradotti integralmente e l’uomo fa anche alcuni nomi di cui abbiamo trovato riscontro, gira in uffici nei quali si vedono ammassati decine di faldoni di documenti, foto, supporti video, i più VHS, tutto materiale potenzialmente rilevante, soprattutto alla luce di quanto sta evolvendosi in Argentina.
Un furto dalle tempistiche e dinamiche sospette e una riflessione che difficilmente non possiamo non fare, chi può essere così folle da introdursi furtivamente in una proprietà privata, filmarsi e poi pubblicare i video su Facebook?
Sul versante argentino sembra che la situazione si evolva di ora in ora facendo emergere uno scandalo internazionale senza precedenti.
L’Ufficio di Presidenza della Rete L’ABUSO Onlus
DI SEGUITO LA CONFERENZA STAMPA TENUTA A VERONA LO SCORSO 27 MARZO.
Abusi sui sordomuti al Provolo: l’inchiesta sulle violenze che 67 ex alunni della sede veronese denunciano di aver subìto per anni da alcuni dei religiosi che operavano nella struttura, adesso si tinge di giallo. La settimana scorsa, infatti, i responsabili dell’Istituto per sordomuti di Verona hanno depositato all’ex Mastino una querela per furto. E intanto su Facebook compare una misteriosa rivendicazione con tanto di video (vedi foto) del furto.
La settimana scorsa, infatti, i responsabili dell’Istituto per sordomuti di Verona hanno depositato all’ex Mastino una querela per furto. Alla magistratura scaligera, con tale denuncia, si chiede di indagare sui responsabili di una misteriosa «sparizione» dall’interno della sede di documenti inerenti proprio la vicenda degli abusi.
A questo punto la procura scaligera, che da gennaio ha riaperto l’inchiesta sulle presunte violenze sulla scorta degli esposti presentati dall’associazione Rete L’Abuso, ha immediatamente deciso di intervenire ordinando l’acquisizione di documenti utili alle indagini e l’audizione di persone informate sui fatti.
Tra le carte che sarebbero state «rubate» dalla sede del Provolo, potrebbe esserci anche l’originale della pagella che un ex alunno, Gianni Bisoli di Sirmione,denuncia che sarebbe stata falsificata modificandone le date. Non è finita qui: agli atti della magistratura di Verona, infatti, è finita anche l’inquietante rivendicazione del furto messo a segno al Provolo postata (dove ha catalizzato già centinaia di visualizzazioni) da tale Leonardo L. su Facebook con tanto di foto e video con le scene della sua incursione in «diretta». Tutto materiale che, in queste ore,viene passato con attenzione al vaglio dagli inquirenti.
All’inizio di questa settimana, per la precisione lunedì, inoltre, sia Bisoli che Francesco Zanardi, presidente di Rete L’Abuso, si sono recati insieme alla sede dell’Istituto Provolo per ritirare l’originale di quella presunta pagella contraffatta: «Erano le 16 quando ci siamo presentati agli uffici di Stradone Provolo, dove abbiamo suonato il campanello raccontano -. Qualcuno viene alla porta, osserva dallo spioncino e vedendo noi, richiude senza neppure domandare cosa vogliamo. Questo accade per due volte di seguito, inutili i nostri tentativi per poter parlare con qualcuno dell’Istituto e dopo 15 minuti di attesa ci siamo trovati costretti a chiedere l’intervento dei carabinieri».
A quel punto, prosegue la loro esposizione su quanto avvenuto lunedì al Provolo, «giungendo sul posto e presentandosi all’entrata dell’Istituto, ai carabinieri è immediatamente stato aperto e un sacerdote ci ha garantito che l’intera documentazione richiesta da Bisoli gli sarà consegnata previa sua richiesta scritta. Così l’indomani, martedì, la richiesta scritta viene prontamente inviata al Provolo e ora siamo appunto in attesa che ci consegnino le carte che stiamo aspettando e che da anni non riusciamo a visionare nonostante sia nostro diritto poterlo fare». E se quella tanto sospirata pagella fosse stata rubata nel corso del furto appena denunciato dai responsabili del Provolo?
«In effetti due giorni fa, mercoledì, abbiamo appreso che l’Istituto per Sordomuti Provolo, in seguito al ricevimento della raccomandata inviata da Bisoli, ha denunciato di avere subito un furto – conferma Zanardi – Intuiamo che possa mancare della documentazione, se così fosse, saremmo curiosi di conoscere se a mancare sia proprio la documentazione richiesta dall’ex alunno».