Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Arrestato pastore evangelico  Drogava e violentava minorenni

    Arrestato pastore evangelico Drogava e violentava minorenni

    CATANIA- Violentava e narcotizzava le vittima. Questa la pesante accusa a carico di un pastore evangelico di Belpasso. I Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Paterno’ su delega di questa Procura Distrettuale della Repubblica Militari  hanno eseguito ordinanza di misura cautelare in carcere, emessa dal Gip su conforme richiesta di questa A.G., nei confronti di C.A. di anni 38, già pastore presso la Chiesa Cristiana Evangelica del movimento “Nuova Pentecoste” di Belpasso, per i reati di violenza sessuale con le aggravanti di aver agito con abuso della qualità di Ministro di culto nonché con l’uso di sostanze narcotiche o stupefacenti, atte a vincere la resistenza della persona offesa.

    Lo stesso dovrà rispondere anche del reato di possesso di segni distintivi contraffatti, in quanto deteneva nella propria abitazione due palette con scritto “Ministero della difesa”.

    Secondo la ricostruzione degli inquirenti nell’agosto 2016, nei pressi del campo sportivo di Belpasso, nel corso di un “turno di guardia” alle tende predisposte dal movimento “Nuova Pentecoste” per pubblicizzare l’attività evangelica, l’indagato avrebbe abusato sessualmente di un minore dopo aver somministrato allo stesso una bevanda contenente verosimilmente sostanza stupefacente che cagionava alla vittima uno stato di stordimento. Prima di porre in essere tale condotta l’indagato avrebbe altresì sollecitato l’eccitazione erotica del giovane facendogli vedere alcuni filmati pornografici a mezzo di un notebook, per poi consumare con il medesimo atti sessuali consistiti in masturbazione e sesso orale. Analoghi fatti si sarebbero verificati anche nel 2015.

    Con analoghe modalità l’indagato avrebbe abusato anche di altri minori.

    Di tali fatti veniva a conoscenza il movimento nazionale “Nuova Pentecoste”, il cui responsabile ha adottato misure disciplinari a carico dell’indagato rimuovendolo, in via definitiva, da qualsiasi incarico e incombenza pastorale per “comportamenti incompatibili alle regole di condotta ministeriale e ai principi di vita morale cristiana”.

    In occasione della perquisizione domiciliare, i militari hanno rivenuto e sequestrato il cellulare e il pc, dal cui esame è emersa la presenza di link e foto di natura pornografica e di un video contenente immagini utili alle indagini.

    L’indagato è stato associato presso la casa circondariale di Catania Piazza Lanza.

    http://catania.livesicilia.it/2017/02/15/arrestato-pastore-evangelico-drogava-e-violentava-i-minori_406012/

  • GIADA VITALE TORNA IN TV SUGLI ABUSI DI DON MARINO: “CHIEDO GIUSTIZIA”

    GIADA VITALE TORNA IN TV SUGLI ABUSI DI DON MARINO: “CHIEDO GIUSTIZIA”

    Portocannone. La ragazza di Portocannone coinvolta nel caso degli abusi da parte don Marino Genova, il quale ora si trova nel monastero di Santa Scolastica, a Subiaco alle porte di Roma, è tornata a raccontare nuovamente la sua storia in tv. In collegamento dallo studio del suo legale, Giuseppe D’Urbano, a Guglionesi, nel corso della trasmissione Pomeriggio 5 condotta da Barbara D’Urso. La 21enne ha ripercorso la vicenda e ha lanciato due appelli. Il primo rivolto al Santo Padre: «Ho scritto diverse volte al Papa, ma non ho mai ricevuto risposta. Lui chiede scusa per i preti pedofili ma perché non li caccia a calci nel sedere?». Il secondo è rivolto alla giustizia italiana: «Io il mio fascicolo è stato diviso in due tronconi e per la legge italiana dopo i 14 anni ero consenziente archiviando così tre anni di soprusi. Io chiedo che venga riaperto perché sono stata abusata per 4 anni non per due mesi». In diretta trasmesso anche uno sms di Don Marino che confessa gli abusi commessi.

    Giada Vitale, la ventunenne molisana coinvolta nel caso di abusi sessuali da parte dell’ex parroco di Portocannone don Marino Genova, è tornata a raccontare la sua storia in televisione. Ospite della trasmissione “Pomeriggio 5”, condotta da Barbara D’Urso, la giovane era in collegamento video dallo studio del suo legale difensore Giuseppe D’Urbano.
    La ragazza di Portocannone, incalzata dalla conduttrice, ha iniziato a raccontare sin dall’inizio la sua storia partendo da quell’aprile del 2009 quando «ero di ritorno da una ripetizione pomeridiana – all’epoca la Vitale frequentava la terza media e si stava preparando per gli esami – tornando a casa incontrai don Marino vicino alla chiesa. Aprì la porta, intrecciò le sue mani con le mie facendomi entrare in chiesa e poi conducendomi all’interno della sacrestia. Chiuse la porta e…iniziò tutto».

    Il racconto è proseguito elencando altri aneddoti ed episodi: «Mi ero operata al ginocchio e lui venne due volte a casa a trovarmi e per due volte si infilò nel mio letto, ero totalmente plagiata da lui. Controllava la mia mente». La conduttrice a questo punto chiede se avesse provato a confidarsi alla madre: «Si l’ho fatto ma mamma, in un primo momento non mi ha creduto, pensava che il mio stare male fosse dovuto alla scomparsa di mia nonna». Abusi che, stando al racconto, continuarono per quattro anni nei quali «ho cercato – ha spiegato Giada – di allontanarmi da lui: ho abbandonato il coro e anche la scuola e gli amici ma lui riusciva, con i suoi modi dolci e subdoli, sempre a tenermi vicino. Oggi, però, mi ritrovo senza diploma e senza amici: mi ha rovinato la vita per sempre».
    All’epoca Giada riuscì a trovare la forza di raccontare la sua storia a una corista la quale ricevette un sms di conferma, sulla questione degli abusi subiti da Giada, proprio da Don Marino: «Ciao xxxx, quello che ho fatto è imperdonabile la colpa è solo mia e non ci sono scusanti perché lei è minorenne e poi perché io sono sacerdote. Vi chiedo perdono, perché ho fatto del male a lei, che invece di proteggere e aiutare a crescere l’ho rovinata e ho fatto del male a te perché ho sconvolto la tua vita ma soprattutto la tua anima e il tuo spirito. Ma una cosa è certa: stavo male ogni volta che stavamo insieme perché mi rendevo conto di tutto e dell’incoerenza nella mia vita e pregavo per lei perché potesse incontrare un bravo giovane e per me chiedevo al Signore e alla Mamma celeste la forza di superare questa situazione e imploravo ogni giorno la sua misericordia. Da quando il Signore mi ha dato la grazia di essere più forte e non cedere alla tentazione ho continuato a pregare invocando il suo perdono per noi due. Ed ora chiedo perdono a te per il male che ti ho fatto. Come posso mancarti di rispetto se ti ritengo una persona eccezionale e che il Signore ti ha scelto per aiutare la ragazza in questo momento difficile e far prendere ancora coscienza a me del male che le ho fatto? Ti sono e ti sarò sempre grato per aver trovato la forza di parlarmi e per preghiera che hai fatto in questo tempo per me. Ti benedico e prego per te».

    La D’Urso ha inoltre ricordato di come Giada abbia scritto più volte al Santo Padre affinché prendesse a cuore la sua storia. Lettere che però non hanno mai ricevuto risposta. «Ho scritto diverse lettere al Papa, una glielo ho consegnata anche di persona – ha raccontato la Vitale – ma non ho mai ricevuta risposta. Il Papa, pubblicamente, chiede sempre e solo scusa per gli atti di pedofilia commessi da preti ma in concreto non fa nulla. Ma perché, invece, non li caccia dalla chiesa a calci nel sedere?». All’appello si è associata anche la D’Urso che ha aggiunto: «non è tollerabile che un prete che confessa di aver abusato di una ragazza possa continuare a celebrare le proprie funzioni religiose come nulla fosse successo». Funzioni che non è chiaro se abbia ripreso a svolgere, se dopo una sospensione di due anni abbia ripreso a celebrare messa. Dallo studio della trasmissione è partito un servizio che ha condotto l’ inviata della trasmissione fino al monastero di Santa Scolastica. L’inviata ha incontrato un confratello dell’ex parroco di Portocannone, al quale chiede se lo conosce e cosa faccia durante il giorno. «Certo, lo conosco – ha spiegato – durante il giorno volge alcuni lavoretti e rimane chiuso nella sua stanza». A questo punto, la giornalista ha chiesto di incontralo per potergli parlare e chiedere se abbia ripreso a celebrare messa, ma don Marino non c’è. « In questo momento non c’è: è fuori con l’Abate a fare alcuni commissioni» ha concluso il confratello.

    Alessandro Corroppoli

    http://www.primonumero.it/attualita/news/1487189211_portocannone-giada-vitale-torna-in-tv-sugli-abusi-di-don-marino-chiedo-giustizia.html

  • Abusi e violenze all’Istituto Provolo, le vittime a Papa Francesco in un video: “Adesso basta”

    Abusi e violenze all’Istituto Provolo, le vittime a Papa Francesco in un video: “Adesso basta”

    E’ il 1950. L’Italia si rialzava a fatica dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale e il divario tra il ricco nord e il povero sud era quasi impercettibile. Nel nord-est, la parte dello stivale che di lì a poco sarebbe diventata l’area più industrializzata, i bambini sentono ancora i morsi della fame e andare avanti è dura. Ma a Verona i bambini sordi e muti potevano contare sull’aiuto della Chiesa misericordiosa. Don Antonio Provolo, morto giovanissimo nel 1842, ha fondato un istituto dove i ragazzini vengono allevati, cresciuti, educati ed aperti alla società e al mondo del lavoro grazie ai volontari della “Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti”, che dipende direttamente dalla Santa Sede e di cui fanno parte anche tanti preti.

    Tra quelle mura, all’interno delle quali le stanze erano più simili a una cella che a una casa d’accoglienza, si trovano bambini di ogni età, come tanti ne erano passati. Ma quelli che vi entrano a partire dai primi anni ’50 troveranno la forza solo 30 anni più tardi di raccontare violenze e abusi che avrebbero subito. L’occasione sono le parole dell’allora Papa Ratzinger che dal pulpito più famoso condannava, solo teoricamente, gli episodi di pedofilia negli ambiti clericali.

    E’ il 2008, l’Istituto Provolo ha cambiato pelle ed è gestito esclusivamente da laici, ma un folto gruppo di presunte vittime, tutto tra i 50 e i 70 anni a parte il più giovane di 41 anni, lo mette sotto accusa sottoscrivendo un’accorata lettera corredata da un video alla più nota redazione di inchiesta del Belpaese: L’Espresso. Il contenuto è agghiacciante. Decine di persone riferiscono di volontari e sacerdoti ossessionati dal sesso e dai bambini, di violazioni fisiche e psicologiche, di palpeggiamenti, di rapporti sodomitici, rapporti sotto la doccia, nelle stanze del dormitorio e persino nei confessionali. Bambini obbligati a fare qualunque cosa pur di soddisfare le voglie perverse di quegli uomini travestiti da benefattori. Ma anche bambini costretti alle peggiori offese e punizioni corporali. Quello che chiedono le presunte vittime è la rimozione dei preti e dei volontari fino ad allora tutti in attività. Di rivolgersi alla magistratura non se ne parla, se reati ci sono stati sono tutti caduti in prescrizione. Invocare giustizia alla curia di Verona neanche a parlarne. Il vescovo Giuseppe Zenti minaccia querele se non si dimostrerà che i fatti corrispondano al vero, anche perché, sostiene, la denuncia sarebbe partita unicamente dalle affermazioni di una sessantina di persone che sono in contrasto con quanto riferito da altre decine di ospiti. Il prelato, inoltre, grida al complotto ritenendo la vicenda un’intera montatura organizzata dal rappresentante dell’associazione denunciante, Giorgio Dalla Bernardina, che avrebbe teso una trappola alla Curia di Verona al fine di ricattarla.

    Chiaramente le vittime non si inibiscono e continuano la loro battaglia in solitaria e, dopo qualche tempo, riescono a mettersi in contatto con Rete L’Abuso, la più vasta congregazione a difesa delle vittime di pedofilia e dei crimini commessi in ambito clericale. Francesco Zanardi, vittima dell’ex prete Nello Giraudo e coraggioso presidente dell’associazione, l’uomo che da solo ha portato alla luce e seguito i casi più gravi dal dopoguerra ad oggi, l’attivista più odiato dai parroci con l’anima macchiata, ha riunito in un video gli ex ospiti del Provolo e altri compagni di sventura. Insieme chiedono intervento e spiegazioni a Papa Francesco, che non può non sapere considerate le ammissioni confermate dal Vaticano e insieme urlano: “Adesso basta”.

  • Anche un sacerdote di Civita Castellana coinvolto nello scandalo dell’Istituto Provolo

    Anche un sacerdote di Civita Castellana coinvolto nello scandalo dell’Istituto Provolo

    NewTuscia – CIVITA CASTELLANA – Si sarebbe trasferito a Civita Castellana circa venti anni fa, uno degli ecclesiastici coinvolti nell’inchiesta sull’istituto religioso Provolo di Verona. In tutto, sarebbero ben sessantasette bambini sordomuti ad aver subito violenza sessuale fino agli anni ’80.

    Il sacerdote è stato accusato di violenza sessuale da parte dei suoi ex alunni: a svelare i fatti, la trasmissione della 7 “Piazza pulita”. Il nome del prete in questione non viene svelato, ma sappiamo che è presidente della Federazione Italiana Assistenza Sacerdoti: durante la trasmissione infatti, il sacerdote accusato di violenza viene contattato da un finto prete, che gli chiede aiuto in un presunto caso di abuso su un minore. A questo punto il sacerdote, sminuendo il fatto e chiamandolo “incidente” e “difficoltà”, comincia a dare dei consigli su come uscire dalla situazione.

    In Italia in reato in questione è ormai prescritto, ma gli allievi del Provolo hanno chiesto giustizia al Vaticano.
    Alcune testimonianze delle vittime dell’Istituto Provolo di Verona sono visibili al link: http://www.la7.it/piazzapulita/video/pedofilia-le-vittime-dellistituto-provolo-raccontano-gli-abusi-03-02-2017-203495

    Anche un sacerdote di Civita Castellana coinvolto nello scandalo dell’Istituto Provolo

     

  • Noi accusiamo lei cardinale Sepe. Ci quereli o si dimetta – Lettera aperta

    Noi accusiamo lei cardinale Sepe. Ci quereli o si dimetta – Lettera aperta

    Quanto sta accadendo a Napoli riguardo al caso del nostro assistito Diego Esposito, malgrado il sottoscritto presiedendo una associazione di vittime sia abituato a sentirne e vederne di tutti i colori, mi ha lasciato particolarmente scosso soprattutto nel vedere quanto i vertici della chiesa napoletana diretta dal cardinale Sepe siano in totale contraddizione con quelle che sono le linee teoriche di tolleranza zero e sostegno alle vittime proposte dalla santa Sede.

    In una nota stampa a firma di p. Luigi Ortaglio diramata ieri (6-2-2017) dalla Diocesi di Napoli, si legge già nel titolo e a caratteri cubitali il nome e il cognome del nostro assistito, violandone gravemente la privacy nonché le disposizioni di legge vigenti relative alla tutela dell’identità delle vittime di abusi sessuali. Un gesto che ha messo in difficoltà notevole il nostro assistito e i suoi familiari, soprattutto i figli minori.

    Diego Esposito, un uomo che fino ad oggi non si è voluto sottrarre a questa battaglia di civiltà, ma che desiderava come è sempre avvenuto, che il suo vero nome non fosse reso noto. (Circostanza di cui se ne sta occupando per la parte penale l’avvocato Gianfranco Iannone (Napoli) il quale nelle prossime ore depositerà per nostro mandato formale querela).

    Nel comunicato stampa della Diocesi si legge che “il sacerdote don Silverio Mura, ascoltato dal Vicario Generale già nel 2010 “fin da subito negò decisamente la veridicità di quanto affermato da Diego Esposito”.

    Questa prima affermazione solleva una serie più che legittima di domande.

    -Dato che il sacerdote si dichiara innocente e che quindi sarebbe stato diffamato e calunniato dalla vittima e dalla Rete L’ABUSO , che per tutti questi hanno pubblicato la sua foto e il suo nome (vedi ricerca Google), perché non ha denunciato questi gravi fatti a danno della sua onorabilità alle autorità civili ?

    -La stessa cosa vale per la Diocesi di Napoli e per il Cardinale Sepe, anch’essi danneggiati dalla nostra campagna mediatica di denuncia.

    -Perché nel video registrato di nascosto dalla vittima, dove don Silverio viene accusato direttamente da chi subì quelle molestie, il sacerdote non si difende negando le accuse, anzi invita la vittima a pregare con lui e a non rivolgersi ai medici?

    Nel comunicato si legge ancora di un periodo sabbatico chiesto dal sacerdote, ma sfuggono i motivi e soprattutto manca la data.

    Di certo sappiamo che malgrado Diego Esposito avesse denunciato don Silverio per la prima volta alla Diocesi nel 2010, questa si è limitata rimuovere il sacerdote solamente dalla parrocchia, ma malgrado le pesanti accuse gli ha comunque permesso di continuare ad insegnare religione in mezzo ad adolescenti come se nulla fosse.

    Nel 2012 infatti don Silverio presta ancora servizio presso l’Istituto Alberghiero C. Russo di Cicciano, dove risulta nell’organico e dal quale fu rimosso solo dopo la pubblica denuncia della Rete L’ABUSO.  Ma l’anno successivo prestò ancora servizio, questa volta presso un’altra scuola media del napoletano, l’istituto Serao di Volla.

    Inoltre diversamente da quanto afferma p. Ortagli il nostro assistito si sottopose alla perizia psichiatrica il 26 aprile del 2016. Era accompagnato dal suo medico, il dott. Alfonso Rossi.

    Quest’ultimo fu costretto a sottrarre il suo assistito da un successivo incontro a causa del clima intollerabile che il medico stesso definì fuori da qualunque parametro civile e pesantemente traumatico per la vittima, la quale ebbe un conseguente crollo psicologico e fu costretta all’ennesimo ricovero ospedaliero.

    Lo stesso padre Ortagli che oggi nega nel comunicato della diocesi la consistenza delle accuse rivolte a don Silverio, confermò in un audio registrato dalla vittima, che il sacerdote era affidato ad una delle comunità che si occupano dei sacerdoti con problemi di questo tipo. Successivamente venne segnalato in quella di Città di Castello (PG).

    Non possiamo ancora non notare che secondo quanto scrive p. Ortagli il procedimento canonico si è concluso nel 2016 – data e mese ignoti – ma la domanda è perché se il processo era stato archiviato nel 2016 nessuno lo ha mai comunicato a Diego?

    E perché prima monsignor Angelo Becciu nel febbraio 2016, poi monsignor Gennaro Acampa nel gennaio 2017 dichiarano che il caso è ancora aperto?

    In qualità di legale rappresentante della Rete L’ABUSO, in quanto vittima che ha subito sulla propria pelle non solo le violenze sessuali di un sacerdote, ma anche l’ostracismo del clero dopo aver denunciato mio carnefice, provo vergogna per l’ atteggiamento della diocesi di Napoli nei confronti di Diego Esposito.

    Insieme alla vittima Diego Esposito esigiamo serietà e coerenza dopo quel comunicato e chiediamo di essere immediatamente querelati dalla curia di Napoli in quanto, stando alle dichiarazioni di Ortagli, mentiremmo sui fatti.

    Malgrado sul caso di Diego Esposito sia maturata la prescrizione ricordiamo alla curia di Napoli che Silverio Mura, al fine di difendere la sua onorabilità ha il diritto di chiedere all’Autorità Giudiziaria la rinuncia alla prescrizione, dando il via ad una indagine e dimostrare così la sua innocenza.

    Rendiamo in fine noto che l’avvocato della rete L’ABUSO, Carlo Grezio (Napoli) che si occupa della parte civile, depositerà nei prossimi giorni una richiesta danni di 1 milione di € più l’indennizzo ai familiari, per i danni subiti dal nostro assistito, Diego Esposito.

    L’Ufficio Legale della Rete L’ABUSO si riserva altre eventuali azioni nei confronti della diocesi di Napoli.

  • Sacerdoti e abusi su minori: la Spotlight italiana

    Sacerdoti e abusi su minori: la Spotlight italiana

    Dalle inchieste di Repubblica e dal libro di Emiliano Fittipaldi, “Lussuria”, emergono quasi 200 casi di preti che dopo le denunce hanno continuato a perpetrare reati

    a cura di Cristina Nadotti
    montaggio Alberto Mascia

    http://video.repubblica.it/vaticano/sacerdoti-e-abusi-su-minori-la-spotlight-italiana/267154/267541

  • Australia, 1880 preti accusati di pedofilia. Il rapporto shock della Royal Commission

    Australia, 1880 preti accusati di pedofilia. Il rapporto shock della Royal Commission

    Secondo l’inchiesta della Royal Commission, in Australia il 7% dei preti cattolici australiani è stato accusato di abusi nell’arco di sessant’anni (tra il 1950 e il 2010), ma senza che la Chiesa abbia realmente cercato di affrontare ed estirpare il fenomeno.

    I casi di pedofilia accertati dalla Commissione dopo quattro anni di indagini e audizioni, sono stati circa 4.440 solo tra il 1980 e il 2010, ha riferito nel corso di un’udienza, l’avvocato che assiste la Commissione, Gail Furness, che ha guidato l’inchiesta. E circa 1.880 sacerdoti (il 7% dei preti australiani appunto) risultano coinvolti, ma i reati contro i minori sono stati ignorati o peggio, ad essere stati puniti sono stati gli abusati.

    Come è avvenuto anche negli Stati Uniti i vertici della Chiesa cattolica insomma invece di denunciare alle autorità i sacerdoti hanno preferito trasferirli di scuola in scuola, di parrocchia in parrocchia “senza che nulla sul loro passato fosse rivelato. Il segreto e gli occultamenti hanno prevalso”. L’età media delle vittime è stata di 10 anni e mezzo per le bambine e poco più di 11 anni e mezzo per i bambini.

    Dati agghiaccianti. I dati sono stati resi noti questa notte nella prima delle tre udienze finali dedicate alla Chiesa cattolica dalla Commissione Reale sulla risposta delle istituzioni agli abusi sessuali sui minori. La seconda inizierà intorno alla mezzanotte di oggi ora italiana. Si tratta dell’inchiesta più approfondita sulla pedofilia nella storia d’Australia, che ha indagato su tutte le confessioni religiose, enti di beneficenza, governi locali, scuole, organizzazioni comunitarie, gruppi di boy scout e club sportivi, e anche sugli appartenenti alla polizia.

    Le agghiaccianti statistiche riguardanti il clero cattolico sono state presentate dalla Furness, che ha rivelato come la Santa Sede abbia rifiutato di consegnare documenti riguardanti sacerdoti australiani accusati di abusi. “La Commissione sperava di acquisire una conoscenza dell’azione intrapresa in ciascun caso”, ha detto Furness. “Ma la Santa sede ha risposto che non era possibile né appropriato fornire le informazioni richieste”.

    Lo scopo delle udienze, ha dichiarato il legale della Commissione, è di rispondere alla domanda che rimane nella mente di tante vittime: come hanno potuto gli abusi essere commessi in tale scala? E perché sono stati coperti così a lungo? Le risposte delle diocesi cattoliche e degli ordini religiosi in tutto il paese sono state “tristemente simili”, ha detto.

    Le vittime ignorate o peggio. “Le vittime sono state ignorate o peggio, punite. Le denunce non sono state investigate. Preti e religiosi sono stati trasferiti e le parrocchie o comunità dove sono stati trasferiti non sapevano nulla del loro passato. I documenti non sono stati conservati o sono stati distrutti. Hanno prevalso la segretezza e gli insabbiamenti”.

    In alcune diocesi fino al 15% dei sacerdoti sono stati accusati di abusi fra il 1950 e il 2015. E fra gli ordini religiosi il peggiore è stato l’ordine di San Giovanni di Dio, dove si ritiene si sia macchiato di abusi uno sconcertante 40% degli appartenenti. Una proporzione arrivata al 32% tra i Fratelli Cristiani e 20% dei Fratelli Maristi, entrambi ordini che gestiscono scuole.
    L’Ente formato dalla Chiesa cattolica per coordinare la risposta della Chiesa alla crisi, “Il Consiglio per la Verità, la Giustizia e la Guarigione”, ha ammesso che i dati “senza dubbio minano l’immagine e la credibilità del sacerdozio”. “I numeri sono scioccanti, sono tragici e indifendibili”, ha detto trattenendo le lacrime il Ceo del Consiglio stesso, Francis Sullivan, che ha parlato di “un massiccio fallimento” della Chiesa e di una corruzione del Vangelo. “Come cattolici, chiniamo il capo per la vergogna”, ha detto.

    Il fascicolo su Pell al Procuratore di Victoria. L’inchiesta della Royal Commission getta un’ombra sul cardinale George Pell, che è uno degli esponenti più importanti della Curia di Papa Francesco, come prefetto della Segreteria per l’Economia. Pell infatti è stato fino al 2014 arcivescovo di Sydney e primate d’Australia e quindi il prelato più alto in grado del continente. Ed in particolare dal 1996 al 2001 è stato arcivescovo di Melbourne dove si è registrato il maggior numero di abusi , e dove il presule però rivendica di aver istituito la prima risposta in favore delle vittime (la cosiddetta “Melbourne response”). Uno schema di compensazione che è stata criticata per aver imposto un tetto molto basso ai risarcimenti alle vittime, una specie di transazione standardizzata, bloccando al tempo stesso ogni ricorso alla giustizia civile e penale. Nel febbraio dell’anno scorso, per tre giorni, il cardinale Pell era stato interrogato in video- conferenza con l’Australia in un albergo di Roma.

    Ma poco tempo dopo Pell è stato anche denunciato per presunti abusi subiti da parte sua, da due suoi ex alunni della scuola primaria. Ieri – in concomitanza con la riunione della Royal Commission – la polizia di Victoria ha confermato (lo hanno riportato tra gli altri l’Australian e il Sidney Morning Post) di aver concluso l’istruttoria su di lui per questi due casi e inviato il fascicolo di indagine al Procuratore per le sue decisioni. È lo sviluppo più significativo delle accuse personali contro il Cardinale da quando tre detective della ”Sano Taskforce” (gruppo speciale di indagini sugli abusi su minori) sono volati a Roma per interrogarlo a metà di ottobre dello scorso anno. Pell, che ora rischia l’incriminazione formale nel suo Paese, ha sempre negato con forza ogni addebito.

    Le dichiarazioni del suo successore Fisher. Con riferimento all’inerzia della Chiesa cattolica denunciata dalla Royal Commission, che concluderà i suoi lavori a fine anno, “quello che è stato rivelato è straziante”, ha commentato ieri l’attuale arcivescovo di Sydney ,Anthony Fisher, successore di Pell, in un messaggio pubblicato sul sito della diocesi.
    “Mi sono sentito personalmente scosso e umiliato da queste informazioni, come lo sono stato da altre rivelazioni importanti della Commissione Reale fino ad oggi”. “Per mia vergogna e tristezza – aggiunge -, sembrerebbe che in tutta l’Australia ben 384 preti cattolici diocesani, 188 sacerdoti religiosi, 597 fratelli religiosi e 96 sorelle religiose hanno avuto accuse di abusi sessuali su minori fatte contro di loro sin dal 1950. Accuse sono state fatte anche contro 543 laici lavoratori della chiesa e altri 72 il cui status religioso è sconosciuto”.

    Il caso australiano e il Vaticano. L’inchiesta della Royal Commission ha già provocato sconquasso in Vaticano, vista la posizione importantissima ricoperta da Pell chiamato proprio da Papa Francesco in un ruolo chiave: la riforma delle finanze vaticane.

    Dopo l’audizione di Roma del febbraio dell’ scorso anno, uno dei membri della Commissione pontificia contro la pedofilia, guidata dal cardinale di Boston Sean O’ Malley, Peter Saunders , si è “autosospeso” in polemica con Pell. E le nuove direttive sulla responsabilità diretta dei vescovi per contrastare il fenomeno, prevedono che l’inerzia sia causa forzata di dimissioni.

    Il Papa in persona il 31 luglio 2016 ,sul volo di ritorno dal viaggio in Polonia ha parlato invece delle accuse personali contro il Cardinale (quelle della polizia di Victoria) e ha affermato :”Dobbiamo aspettare la giustizia e non fare prima un giudizio mediatico, perché questo non aiuta. Il giudizio delle chiacchiere, e poi? Non si sa come risulterà. Stare attenti a quello che deciderà la giustizia”. E poi ha aggiunto: “ Una volta che la giustizia ha parlato, parlerò io”.

    http://www.huffingtonpost.it/2017/02/06/australia-preti-pedofili-commissione_n_14632452.html?utm_hp_ref=italy&ncid=fcbklnkithpmg00000001

  • Australia, il 7% dei preti cattolici avrebbe molestato 4mila bambini

    Australia, il 7% dei preti cattolici avrebbe molestato 4mila bambini

    Sono più di 4500 i minori che avrebbero subito abusi sessuali da parte di preti cattolici in Australia tra il 1980 e il 2015. Lo rivela un rapporto della Commissione federale d’inchiesta istituita 4 anni fa per indagare il fenomeno dagli anni ‘50 ad oggi. Le cifre sono inquietanti: sotto accusa il 7% dei sacerdoti ma in alcune chiese si raggiungono punte del 40%.

    Le vittime

    Ad essere prese di mira soprattutto le bambine di 10 anni e mezzo e i maschi di 11 anni e mezzo. «Le storie delle vittime sono tutte uguali e questo è molto deprimente» ha detto alla Bbc Gail Furnell, il capo degli avvocati che assistono la commissione nel suo lavoro. «I bambini sono stati ignorati o peggio ancora puniti per aver raccontato i fatti. Nessuno ha indato sulle loro accuse. I preti o altre figure religiose sono stati spostati in altre parrocchie senza che si sapesse nulla del loro passato» ha aggiunto Furness.

    Le cifre

    Sotto inchiesta ci sarebbero 1000 istituzioni della Chiesa cattolica australiana ma la commissione sta indagando anche su organizzazioni non religiose. In cima alla triste classifica St. John of God Brothers dove il 40,4 dei religiosi è sotto accusa, seguita dai Christians Brothers con il 22% e dai Salesiani di Don Bosco con il 21,9%.

    L’inchiesta

    È l’inchiesta più approfondita sulla pedofilia nella storia d’Australia, che ha indagato su chiese, enti di beneficenza, governi locali, scuole, organizzazioni comunitarie, gruppi di boy scout e club sportivi, e sulla polizia. Non sono solo le comunità cattoliche ad essere nel mirino. Il 60% delle denunce di abusi riguarda organizzazioni religiose di cui circa due terzi sono cattoliche.

    Le scuse

    La Chiesa cattolica australiana parla di «un fallimento gigantesco» nel compito di proteggere i bambini. «Questi numeri sono tragici, scioccanti e indifendibili. Come cattolici ci vergogniamo» dice con le lacrime agli occhi Francis Sullivan il capo del Consiglio per la verità, la giustizia e la cura che si occupa di rispondere al rapporto. Nelle prossime settimane è prevista l’audizione di alcuni sacerdoti. Il rapporto finale sarà presentato alla fine dell’anno.

    Il Vaticano

    Il Vaticano segue con attenzione il caso. Il cardinale George Pell, oggi ministro per l’economia di Papa Francesco, lo scorso marzo ha deposto davanti alla commissione che lo accusa, in sostanza, di avere coperto, negli anni ‘70 e ‘80, sacerdoti responsabili di abusi, permettendo che fossero trasferiti da una parrocchia all’altra, e di aver insabbiato gli scandali. Il cardinale aveva parlato con i commissari in collegamento video dall’Hotel Quirinale di Roma, una Bibbia per prestare giuramento: «Non sono qui per difendere l’indifendibile. La Chiesa ha commesso errori enormi ma sta lavorando per rimediare». «In quel tempo, se un prete negava questi comportamenti, io ero fortemente incline a credergli» è stata la sua difesa.

    http://www.corriere.it/esteri/17_febbraio_06/australia-7percento-preti-cattolici-avrebbe-abusato-4mila-bambini-aa09bea8-ec42-11e6-b0dc-72bd53481b5d.shtml

  • Gli insabbiatori – VIDEO LA7

    Gli insabbiatori – VIDEO LA7

    La seconda parte dell’inchiesta di Luca Bertazzoni e Antonino Monteleone racconta come funziona il meccanismo di copertura degli insabbiatori.

    Nel video don Giuseppe Pernigotti, rintracciato grazie all’indagine della Rete L’ABUSO raccolta nel libro inchiesta di Emanuela Provera e Federico Tulli, Giustizia Divina

  • «Obbliga i vescovi a denunciare i preti pedofili». L’appello delle vittime a papa Francesco

    «Obbliga i vescovi a denunciare i preti pedofili». L’appello delle vittime a papa Francesco

    Papa Francesco faccia seguire i fatti alle parole e crei le condizioni affinché i preti pedofili vengano incriminati e processati. La richiesta giunge direttamente dalle vittime dell’Istituto per sordomuti Provolo di Verona, che insieme ad altre vittime italiane denunciano in un video l’atteggiamento contraddittorio del papa in merito agli abusi da parte del clero italiano. La Conferenza episcopale italiana, infatti, nelle sue linee guida anti pedofilia non ha inserito l’obbligo di denunciare i pedofili alla magistratura e in 15 anni su oltre 150 sacerdoti inquisiti nemmeno uno è stato segnalato dai suoi superiori. Perché – chiedono le vittime – il papa non obbliga i vescovi italiani a denunciare?

    «Papa Francesco, siamo qui, ancora una volta. Ora basta!» avvertono le vittime esprimendo il loro sdegno nel vedere gli stessi sacerdoti che in passato abusarono di loro, violentare ancora oggi dopo essere stati trasferiti in Argentina, gli unici provvedimenti adottati, denunciano, sono stati gli allontanamenti da Verona dei casi più problematici. La vicenda più recente riguarda don Nicola Corradi, allontanato in tutta fretta anni fa dopo le molteplici denunce degli ex allievi dell’Istituto Provolo di Verona, nascosto nell’omonimo istituto per bambini sordi Inchiesta per pedofilia a Lujan de Cuyo in Argentina e riapparso da alcune settimane in carcere a Corradilla, con l’accusa di aver abusato numerosi minori a lui affidati.

    Eppure sono tanti i documenti e le testimonianze raccolti dalla Rete L’Abuso, che ha prodotto il video con la collaborazione dell’associazione Sordi Provolo onlus, e dai libri-inchiesta pubblicati tra il 2010 e il 2014 da Federico Tulli per L’Asino d’oro edizioni. E non sono pochi i preti che malgrado denunce o condanne continuano come a esercitare il ministero sacerdotale. Don Giampiero Bracchi che aveva già patteggiato una condanna a 2 anni nel 2008 e che nel 2014 patteggia una seconda volta. Don Tiziano Miani arrestato nel 2003 e fatto fuggire negli Stati Uniti dove nel 2010 sarà nuovamente accusato e processato. Don Pascal Manca, già denunciato nel 2012, trasferito in un’altra parrocchia e arrestato nel maggio del 2015. Don Calcedonio Di Maggio, condannato ben 3 volte e mai “spretato”.

    https://left.it/2017/02/03/obbliga-i-vescovi-a-denunciare-i-preti-pedofili-lappello-delle-vittime-a-papa-francesco/