Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Bergoglio sapeva da tempo di don Nicola Corradi e dei precedenti in Italia

    Bergoglio sapeva da tempo di don Nicola Corradi e dei precedenti in Italia

    Diventa un caso internazionale l’arresto di don Nicola Corradi, il prete italiano già accusato di abusi avvenuti negli anni 80 nei confronti dei bambini sordi dell’Istituto Provolo di Verona, coinvolto nel 2009 in una Commissione di Inchiesta conclusa in Italia nel 2011 e oggi arrestato in Argentina presso l’omonimo istituto per sordi Antonio Provolo dove trovò rifugio lasciata l’Italia.

    Gli abusi per i quali oggi Corradi è stato arrestato in Argentina sarebbero avvenuti nei confronti di almeno 22 vittime, tra il 2007 e il 2009 quando Bergoglio era arcivescovo a Buenos Aires.

    Non possiamo dimostrare che Bergoglio fosse informato su Corradi quando era arcivescovo di Buonos Aires, ma possiamo di certo dichiarare che Bergoglio nel 2014 fu informato anche di Corradi e che la chiesa ne era al corrente, almeno dal 2009.

    Nel maggio del 2014 la Rete L’ABUSO inviò in un video messaggio a papa Francesco, un “j’accuse” di 8 minuti nel quale alcuni rappresentanti delle vittime italiane di preti pedofili, mettendoci la faccia, denunciavano pubblicamente la loro situazione lamentando il muro di omertà che anche ai tempi di papa Francesco continua a esserci.

    Nel video messaggio che inviammo con un testo allegato alla Segreteria di Stato del Vaticano, compaiono 17 vittime italiane, tra cui alcuni ex alunni dell’Istituto Sordi Provolo di Verona e al minuto 2,50 di quel video indirizzato a Bergoglio, scorre l’elenco dei preti e dei fratelli laici coinvolti nello scandalo di Verona. Tra questi anche don Nicola Corradi che già nel 2014 localizzavamo come residente in Argentina presso il Provolo. Insieme a lui altri due sacerdoti italiani accusati a Verona.

    Pubblicammo quella lista anche in un articolo intitolato “L’impunità dei preti pedofili sull’asse Italia – Argentina” denunciando il fatto che alcuni di loro fossero stati trasferiti nelle strutture argentine del Provolo. La cosa interessante è che quella lista è stata prodotta a seguito della commissione di inchiesta sugli abusi al Provolo di Verona, voluta proprio dal Vaticano che si concluse nel 2011. In quella occasione il Vaticano dovette ammettere che gli abusi erano avvenuti. (Testimonianze anche nel docu film di Silvia Luzi e Luca Bellino “La preda. Il silenzio nel nome di Dio“)

    Prima potevamo dichiarare che Bergoglio già nel maggio del 2014 era al corrente di quella lista ricevuta con il video messaggio, adesso possiamo dichiarare che il Vaticano, almeno nel 2011 era informato grazie all’esito della commissione di inchiesta e che quella documentazione era nella disponibilità di papa Francesco dal giorno della sua elezione, nel 2013.

    Nei giorni scorsi il vescovo di Verona Giuseppe Zenti, che già nel 2009 ammetteva gli abusi e rassicurava che “nessuno degli accusati è più a contatto con i giovani”, si è detto disposto a collaborare con le autorità argentine suscitando le critiche delle vittime del Provolo le quali da anni chiedono legittimamente al Vaticano il carteggio integrale di quella commissione d’inchiesta della quale per il momento hanno ricevuto tramite la diocesi solo un breve resoconto.

    Ma in Argentina qualcuno chiede conto all’Italia e al Vaticano. Il senatore Julio Jobos, presidente della Commissione Esteri di Buenos Aires ha sollecitato chiarimenti dal ministero per sapere in quali circostanze è arrivato dall’Italia don Corradi.

    Anche la stampa locale e le associazioni come la Rete dei sopravvissuti all’abuso ecclesiastico guidata da Julieta Añazco (che partecipò al j’accuse video del 2014) accusano i vertici della chiesa argentina senza risparmiare lo stesso Bergoglio.

    In una lunga intervista si legge “Se Grassi era protetto dall’arcivescovo di Buenos Aires Jorge Bergoglio, Corbacho e Corradi (i quali, oltre ad essere due, erano già stati messi in carcere) sono protetti dai loro superiori diretti fino all’influente Arcivescovado di La Plata. E non bisogna perdere di vista neanche per un secondo che quel Jorge Bergoglio oggi è, né più né meno, Papa Francesco.”

    Da parte del Vaticano per ora solo un imbarazzante silenzio sulla vicenda, mentre le autorità ecclesiastiche argentine dichiarano di non essere mai state informate sui precedenti di Corradi in Italia.

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO

  • Prete pedofilo, blitz in Argentina

    Prete pedofilo, blitz in Argentina

    Video, foto, riviste, materiale pedopornografico e 550mila pesos (circa 32 mila euro) in contanti. Questo, scrive Laura Tedesco a pagina 11 del Corriere di Verona, è ciò che hanno trovato gli inquirenti nel blitz all’interno della camera del sacerdote veronese, Nicola Bruno Corradi, alloggiato all’Istituto Provolo per sordomuti di Mendoza. Il prete, già conosciuto per lo scandalo avvenuto alla sede dell’istituto di Verona è ora indagato per reati a sfondo sessuale contro minori.

    Ammontano a 12 le denunce presentante contro don Corradi alla procura di Lujan. Il procuratore Fabricio Sidoti commenta: «Siamo tornati a sequestrare materiale e documentazione, adesso abbiamo nelle mani altre prove utili per accertare i fatti». In Sudamerica, intanto, è polemica contro l’Italia, rea di non aver perseguito il parroco a seguito delle numerose denunce a sfondo sessuale a suo carico ed averlo semplicemente trasferito a Mendoza, in Argentina.

    http://www.vvox.it/2016/12/07/prete-pedofilo-blitz-in-argentina/

  • La polizia australiana ha interrogato cardinale Pell in Vaticano

    La polizia australiana ha interrogato cardinale Pell in Vaticano

    Roma, 26 ott. (askanews) – Il cardinale australiano George Pell, prefetto della Segreteria vaticana per l’Economia, ha accettato di essere interrogato dalla polizia australiana in Vaticano sulle accuse di abusi sessuali su minori.

    Da mesi la polizia dello stato australiano di Victoria indaga sugli abusi su minori che Pell avrebbe compiuto all’epoca in cui era semplice prete a Ballarat e vescovo a Melbourne, accusa che il porporato respinge completamente.

    Distinte le accuse di avere insabbiato le accuse di abusi compiuti da altri sacerdoti a Ballarat quando Pell era all’inizio della sua carriera episcopale. Sia per queste accuse che per quelle più recenti, il collaboratore di Papa Francesco ha deciso di non avvalersi della immunità diplomatica vaticana e rispondere alla giustizia civile, comparendo, a febbraio scorso, davanti alla Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse (Commissione reale sulle Risposte istituzionali agli Abusi sessuali sui Minori), in collegamento video da Roma, e, ora, come riferisce la polizia di Victoria ripresa dalla stampa australiana, ricevendo gli agenti in Vaticano, e assicurando la sua cooperazione fino alla conclusione delle indagini.

    (segue)

    http://www.askanews.it/cronaca/la-polizia-australiana-ha-interrogato-cardinale-pell-in-vaticano_711926303.htm

  • Pedofilia, polizia australiana  in Vaticano per ascoltare  il cardinale George Pell (VIDEO)

    Pedofilia, polizia australiana in Vaticano per ascoltare il cardinale George Pell (VIDEO)

    La polizia australiana è stata a Roma nei giorni passati per interrogare il cardinale George Pell, prefetto vaticano per l’Economia che rischia l’incriminazione formale nel suo Paese, l’Australia, per abusi sessuali su minori in seguito a due denunce

    La polizia australiana è stata a Roma nei giorni passati per interrogare il cardinale George Pell, prefetto vaticano per l’Economia che rischia l’incriminazione formale nel suo Paese, l’Australia, per abusi sessuali su minori in seguito a due denunce presentate da ex studenti che riguardano fatti accaduti, secondo il loro resoconto, dagli anni ‘70 agli anni ‘80, quando l’attuale porporato occupava posti di rilievo nelle diocesi di Melbourne e Ballarat, sua città natale. Gli investigatori hanno confermato di essere volati a Roma la scorsa settimana per ascoltare Pell, il quale avrebbe respinto di nuovo le accuse mosse nei suoi confronti.

    Quadro sconcertante

    Pell era già stato ascoltato a marzo in videoconferenza dalla «Royal Commission» governativa australiana, una sorta di commissione d’inchiesta dell’esecutivo che lo aveva chiamato a rispondere ad accuse mosse che lo braccano da anni e che lui ha sempre negato con sdegno: in sostanza, di avere coperto sacerdoti responsabili di abusi, permettendo che fossero trasferiti da una parrocchia all’altra, e di aver insabbiato gli scandali per evitare risarcimenti. Un quadro sconcertante: agli atti ci sono 53 denunce per abusi su minori commessi soprattutto negli Anni Settanta, 281 sacerdoti coinvolti, la congregazione dei «Christian Brothers» costretta a pagare 37,5 milioni di dollari di risarcimenti.

    http://www.corriere.it/cronache/16_ottobre_26/pedofilia-polizia-australiana-vaticano-ascoltare-cardinale-george-pell-b8118af8-9b2a-11e6-92af-45665cb81731.shtml

  • VI° Anniversario della Giornata della Memoria delle Vittime dei reati di pedofilia commessi da religiosi

    VI° Anniversario della Giornata della Memoria delle Vittime dei reati di pedofilia commessi da religiosi

    Da anni seguiamo la vicenda degli ex alunni dell’Istituto Provolo di Verona, una ferita aperta che a distanza di decenni dalle molestie subite, di 9 anni dal tentativo di dialogo con la curia e di 7 anni dalle pubbliche denunce dei fatti ancora non trova risposte. Solo la tenacia delle vittime, per troppo tempo inascoltate e addirittura offese, ha consentito all’opinione pubblica di conoscere una vicenda che la Chiesa e la quasi totalità degli esponenti del mondo politico avrebbero voluto tenere nascosta e sottrarre alla memoria. Per questo, anche quest’anno, in occasione della “Giornata della Memoria delle Vittime dei reati di pedofilia commessi da religiosi”, ringraziamo l’Associazione Sordi “Antonio Provolo” – Onlus per la grande battaglia di conoscenza e verità che da anni combatte. Siamo stati, siamo e saremo al vostro fianco.

    Di seguito, il comunicato dell’associazione.


    COMUNICATO DELLE VITTIME DI ABUSI DA PARTE DEI RELIGIOSI DELL’ISTITUTO ANTONIO PROVOLO DI VERONA

    OGGI, SI CELEBRA IL SESTO ANNIVERSARIO DELLA GIORNATA DELLA MEMORIA, PER TENERE VIVO IL RICORDO DEGLI ABUSI CLERICALI PERPETRATI SU BAMBINI SORDOMUTI E DELLA PEDOFILIA CLERICALE IN GENERALE.

    QUANTO E’ ACCADUTO ALL’ISTITUTO ANTONIO PROVOLO DI VERONA E’ ORMAI FATTO BEN NOTO A TUTTI MA VOGLIAMO AGGIORNARVI SUGLI ULTIMI ACCADIMENTI.

    IL VESCOVO DI VERONA, MONSIGNOR GIUSEPPE ZENTI, DA NOI DENUNCIATO PER DIFFAMAZIONE, HA PUBBLICAMENTE FATTO LE PROPRIE SCUSE ALL’ASSOCIAZIONE SORDI PROVOLO E AL PRESIDENTE, GIORGIO DALLA BERNARDINA, NEL 2010.
    A DICEMBRE 2010, DIETRO RICHIESTA DEL VATICANO, LA CURIA DI VERONA E’ STATA COSTRETTA A CHIEDERE DI POTER AUDIRE LE VITTIME DEGLI ABUSI.

    E’ STATO CONCORDATO CHE CIO’ AVVENISSE NELLA SEDE DEL TRIBUNALE ECCLESIASTICO DI VERONA MA ABBIAMO PRETESO CHE NON CI FOSSE LA PRESENZA DI ALCUN SACERDOTE E CHE LE DOMANDE ALLE VITTIME FOSSERO POSTE DAL DOTT. MARIO SANNITE, EX PRESIDENTE DEL TRIBUNALE PENALE DI VERONA, CON LA PRESENZA DEL CANCELLIERE DEL TRIBUNALE, DI NOSTRI MEDIATORI ALLA COMUNICAZIONE, DEL NOSTRO AVVOCATO E CON REGISTRAZIONE VIDEO: TALI NOSTRE RICHIESTE SONO STATE TOTALMENTE ESAUDITE.

    A FINE FEBBRAIO 2011 SONO FINITE LE AUDIZIONI, ALLE QUALI HANNO VOLUTO PARTECIPARE CINQUE PERSONE CHE IN PRECEDENZA NON AVEVANO DICHIARATO NULLA, E HANNO RACCONTATO PER LA PRIMA VOLTA GLI ABUSI SESSUALI E LE VIOLENZE FISICHE SUBITI.

    DURANTE L’AUDIZIONE DI BISOLI GIANNI IL QUALE HA DENUNCIATO ABUSI SESSUALI DA PARTE DEL VESCOVO GIUSEPPE CARRARO, E’ STATO CHIESTO ALLO STESSO SE FOSSE STATO DISPOSTO A FARE UN SOPRALLUOGO NELL’APPARTAMENTO VESCOVILE. NONOSTANTE BISOLI ABBIA DATO LA PROPRIA DISPONIBILITA’, DETTO SOPRALLUOGO NON E’ STATO FATTO.

    IL 24 MAGGIO 2011 ALLA TRASMISSIONE DI CANALE 5 “MATRIX” IL DOTT. SANNITE, INTERPELLATO DAL GIORNALISTA, HA DICHIARATO CHE “ALMENO TRE TRA SACERDOTI E LAICI HANNO AMMESSO GLI ABUSI”.

    A TUTT’OGGI, NONOSTANTE NOSTRE REITERATE RICHIESTE RIVOLTE A DON MAZZONI, PRESIDENTE DEL TRIBUNALE ECCLESIASTICO DI VERONA, NON CI SONO STATE DATE, COME ERA STATO CONCORDATO, NE’ LE REGISTRAZIONI VIDEO NE’ I VERBALI DELLE AUDIZIONI SOTTOSCRITTI DAGLI ABUSATI, TRINCERANDOSI DIETRO LA MOTIVAZIONE CHE ATTENDEVANO UNA DECISIONE DEL VATICANO, IL QUALE, A DETTA DI DON MAZZONI, AVREBBE RICHIESTO ULTERIORI AUDIZIONI DEI PRETI COINVOLTI, AUDIZIONI CHE SAREBBERO TERMINATE IL 31 LUGLIO 2011.

    IL 18 LUGLIO 2011 E’ STATA INVIATA UNA LETTERA AL PAPA, AL CARDINALE BERTONE, AL CARDINALE BAGNASCO E AL VESCOVO DI VERONA CON LA QUALE SI CHIEDEVA DI SCONSACRARE LE TRE CHIESE DELL’ISTITUTO PROVOLO DOVE SONO STATI PERPETRATI GLI ABUSI (MASTURBAZIONI, SODOMIZZAZIONI, RAPPORTI ORALI, …) A DANNO DEI PICCOLI SORDOMUTI.

    IL VATICANO, DOPO IL LAVORO DELLA COMMISSIONE DI INDAGINE, HA AMMESSO GLI ABUSI.

    IL VATICANO ASSERISCE LA NON COMPLETA ATTENDIBILITÀ DI BISOLI GIANNI BASANDOSI SULLA DATA DI UNA PAGELLA CHE AVREBBE ATTESTATO LE DIMISSIONI DALL’ISTITUTO PER SORDOMUTI PROVOLO NEL 1963. BISOLI HA TROVATO TRA LE SUE CARTE L’ORIGINALE DELLA PAGELLA CHE È DATATA UN ANNO DOPO (SULLA COPIA PRESENTATA AL DOTT. SANNITE LA DATA APPARE CONTRAFFATTA) QUINDI IL TEMPO DI PERMANENZA DI BISOLI ALL’ISTITUTO È ASSOLUTAMENTE COMPATIBILE CON QUANTO DENUNCIATO.

    UN’ALTRA VITTIMA DI ABUSI ACCUSA L’EX VESCOVO GIUSEPPE CARRARO, MENTRE UN TERZO ABUSATO, CHE AVEVA CONFESSATO AD UN AMICO DI ESSERE STATO SODOMIZZATO DAL VESCOVO STESSO,SI E’ TOLTO LA VITA, IMPICCANDOSI NEL GENNAIO DEL 1991.

    LE PENE COMMINATE DAL VATICANO AI PRETI RITENUTI RESPONSABILI, SONO STATE ESTREMAMENTE LIEVI, TENUTO CONTO CHE HANNO ROVINATO LA VITA A BAMBINI CHE POI HANNO AVUTO ENORMI PROBLEMI DA ADULTI.

    LA CEI, SOLLECITATA PIU’ VOLTE, NON HA ANCORA PARLATO DEL FATTO DI PROMUOVERE UNA COMMISSIONE D’INDAGINE INDIPENDENTE AL FINE DI APPURARE L’ENTITA’ DELLE VIOLENZE SESSUALI COMMESSE IN STRUTTURE E/O DA MEMBRI DEL CLERO ANCHE IN PASSATO.

    LA STESSA RICHIESTA E’ STATA RIVOLTA AL PAPA CON LETTERA 31 DICEMBRE 2013.
    L’ONU, NEL FEBBRAIO 2014, HA FATTO UNA DURISSIMA REPRIMENDA NEI CONFRONTI DEL VATICANO, ACCUSANDOLO DI AVER FATTO POCO O NULLA PER PREVENIRE O FAR CESSARE GLI EPISODI DI PEDOFILIA CLERICALE, PARAGONANDO DETTI ABUSI AL DELITTO DI TORTURA.

    IN OTTOBRE 2015 ABBIAMO AVUTO , IN VATICANO, UN COLLOQUIO DI CIRCA 10 MINUTI CON PAPA FRANCESCO, DURANTE IL QUALE, TRA LE ALTRE COSE, GLI ABBIAMO PROPOSTO DI ISTITUIRE UNA COMMISSIONE DI INCHIESTA INDIPENDENTE E L’APERTURA DEGLI ARCHIVI INERENTEMENTE AI CASI DI PEDOFILIA. CI E’ STATO RISPOSTO CON LETTERA A FIRMA MONS. BECCIU, DOVE VENIVAMO INFORMATI CHE SAREBBE STATA INTERESSATA LA CEI.

    STIAMO ASPETTANDO RISPOSTA.

    AD OGGI I PRETI RESPONSABILI DEGLI ABUSI VIVONO TRANQUILLAMENTE ANCORA NELL’ISTITUTO ANTONIO PROVOLO DI VERONA E IN ARGENTINA.
    COME ABBIAMO SEMPRE DETTO, CONTINUEREMO A CHIEDERE GIUSTIZIA AFFINCHE’ CHI HA COMMESSO DETTI CRIMINI, CHE HANNO ROVINATO LA VITA DI TANTE PERSONE SORDE, VENGANO INCHIODATI ALLE PROPRIE RESPONSABILITA’.

    SIRMIONE (BS), 01 OTTOBRE 2016
    info@associazionesordiprovolo.it

    RELIGIOSI E LAICI ANCORA IN VITA:
    – OTTO PRETI
    – DUE LAICI
    – UN EX PRETE
    – UN EX LAICO

    VI° Anniversario della Giornata della Memoria delle Vittime dei reati di pedofilia commessi da religiosi

  • Nuove ombre sulla morte di Luisa Bonello, l’attivista della Rete L’ABUSO

    Nuove ombre sulla morte di Luisa Bonello, l’attivista della Rete L’ABUSO

    A due anni dalla morte, Luisa Bonello sembra ancora parecchio ingombrante per molti.

    Un suicidio al quale poche persone hanno creduto, tanti dubbi che con il passare del tempo sembrano consolidarsi sempre di più.

    Non per non ammettere che Luisa possa essersi suicidata; ma razionalmente abbiamo grosse difficoltà a crederlo per via di una serie di situazioni, dichiarazioni e fatti che dopo la sua morte sono emersi, e a questo punto che cosa pensare? Che Luisa fosse una favolosa veggente? O l’improbabile regista di una sceneggiatura scritta ad hoc?

    Molte le anomalie prima della sua morte, la più ricorrente in quell’ultimo periodo il fatto che il suo cellulare, in molte occasioni, si scaricasse inspiegabilmente. Aveva un iPhone, pensando ad un difetto della batteria lo sostituì, comprò un Samsung ma anche quello si scaricava continuamente.

    Forse qualcuno era riuscito ad inserirvi uno di quei software che trasformano il telefono in un microfono ambientale?

    Questo potrebbe spiegare perché spesso conversazioni confidenziali erano inspiegabilmente note a persone a lei molto vicine.

    Ma restando con i piedi ben saldi per terra ci sono altre cose che oggettivamente non riusciamo a spiegare, per esempio il tentativo di incendio della sua auto, che il presunto piromane fallì dando fuoco a un’auto uguale a quella di Luisa.

    E quel suo secondo viaggio a Roma del 27 aprile 2014, di cui siamo venuti a conoscenza solo quando Luisa era già li. Disse che era andata per parlare con alcuni prelati e con le forze dell’ordine; ma quali forze dell’ordine e perché andare fino a Roma per parlare con loro?

    A questo proposito, pochi giorni fa, il 13 settembre 2016, abbiamo ricevuto prima una telefonata, poi una e-mail da parte di un avvocato di Milano per conto di un suo cliente che già all’epoca dei fatti risiedeva a Roma. Ci viene richiesto di rimuovere dal sito della Rete L’Abuso un articolo sulla morte di Luisa in cui viene citato il suo cliente (un funzionario del governo) e altre persone coinvolte nella vicenda.

    Un’altra coincidenza, o la conferma che Luisa andò davvero a Roma per parlare con qualcuno?

    Perché solo adesso, a un anno e mezzo di distanza dalla pubblicazione di quell’articolo e alla vigilia dell’inizio del processo Bonello quell’articolo, e solo quello, diventa così ingombrante?

    Ci facciamo delle domande anche su quei due viaggi a Torino nelle due ultime settimane di vita di Luisa, che disse di aver incontrato un noto psicologo cattolico, il quale l’avrebbe contattata per scrivere un libro. Un  escamotage spesso utilizzato quando si vuole carpire quello che una persona sa, senza destare troppi sospetti.

    Poi, nella notte tra il 18 e il 19 settembre 2014 Luisa, dopo essere stata al telefono con il cugino, l’ex marito e l’amica Ketty, i quali riferiscono che era serena, e in procinto di sistemare le ultime cose prima di partire per la Romania, avrebbe messo giù il telefono e si sarebbe sparata.

    Altra stranezza, prima del gesto estremo un ultimo SMS all’ex marito, che lei da sempre chiamava “topi”. Ma in quell’ultimo messaggio, stranamente lo chiamava Mauro.

    Poi quel colpo di pistola, che nessuno nel palazzo ha sentito sebbene fosse notte fonda, esploso mentre Luisa era seduta sul letto.

    Secondo le leggi della fisica, la pistola sarebbe dovuta cadere in mezzo alle sue gambe prima che il corpo senza vita si adagiasse sul letto, con  la testa appoggiata con precisione e compostezza sul cuscino. Secondo alcuni esperti interpellati è molto improbabile che un’arma così potente possa esserle rimasta in mano, quindi è strano che sia stata ritrovata appoggiata sul suo petto.

    E ancora, perché una donna avrebbe dovuto suicidarsi in un modo così violento, devastando il proprio volto con un colpo di pistola, quando avrebbe potuto farlo con una flebo di sedativi e cloruro di potassio?

    Era un medico, le conoscenze certo non le mancavano.

    Di questo strano suicidio si occupò anche la trasmissione Chi l’ha visto, ma poi anche loro abbandonarono il caso.

    Dopo il dissequestro dell’appartamento di Luisa abbiamo avuto modo di vedere la sua camera da letto, dove tutto è rimasto come quella notte. A nostro avviso ci sarebbero delle anomalie; ma non essendo esperti di balistica aspettiamo il responso dei periti, sperando che il caso Bonello non resti uno di quei tanti casi savonesi sui quali mai nessuno è riuscito a fare piena luce.

    Nel breve video che pubblichiamo di seguito la deflagrazione e il rinculo di una CZ SP1 Shadow 9×21 identica a quella di Luisa Bonello.

    Francesco Zanardi

  • Due anni dalla morte di Luisa Bonello: tutte le ombre di un suicidio mai accettato

    Due anni dalla morte di Luisa Bonello: tutte le ombre di un suicidio mai accettato

    Dalla posizione del corpo e del sangue a tanti altri piccoli particolari, molti ancora i punti oscuri secondo gli amici della donna che, due anni dopo, non si sono ancora arresi.

    Savona. Il corpo riverso sul letto, la pistola ancora in mano, il testamento sul comodino. Così era stata trovata all’alba del 19 settembre 2014 Luisa Bonello, il medico che si è tolto la vita nella propria abitazione nel quartiere Valloria dopo un lungo periodo  di depressione. O almeno, questo recita la versione “ufficiale” perché, dopo due anni, sono in molti tra gli amici della donna a nutrire ancora grossi dubbi su quella ricostruzione.

    Secondo chi la conosceva su quel “suicidio” aleggiano molte ombre, legate sia alla scena “del crimine” che alle attività della donna (la Bonello, infatti, al fianco di Francesco Zanardi di Rete L’Abuso, da tempo portava avanti una battaglia contro la pedofilia e la corruzione nella Chiesa). E a due anni di distanza da quella tragica mattina, molte delle domande a suo tempo poste dagli scettici restano senza risposta. Eccole.

    1) LA POSIZIONE DEL SANGUE.Secondo la ricostruzione balistica Luisa Bonello si è uccisa con un colpo di pistola sparato in bocca, quindi dal basso verso l’alto. Il proiettile è uscito dalla parte sinistra del cranio, “bucando” una tenda-zanzariera a baldacchino che era appesa sopra il letto, a poche decine di centimetri da dove si suppone fosse la sua testa, e finendo per impattare contro il soffitto.

    Il corpo di Luisa Bonello è stato ritrovato sdraiato sulla parte sinistra del letto matrimoniale. Alla sua destra, a terra, c’era una consistente pozza di sangue e materiale cerebrale, che si trovava quindi dalla parte opposta rispetto al foro d’uscita del proiettile. Una “incongruenza” per la quale esisterebbe una spiegazione: i liquidi organici sarebbero usciti (guardando il corpo) dal lato destro del cranio, quindi sarebbero “scivolati” sotto la nuca della donna fino a cadere sul pavimento dal bordo del letto a sinistra del corpo. Una tesi compatibile con l’inclinazione del materasso (appesantito dal corpo della Bonello), ma che lascia perplessi di fronte allaquantità di materia cerebrale, e addirittura ad un ciuffo di capelli, presenti a terra. Resti organici che sarebbero dovuto passare sotto la nuca della donna per poter cadere sul pavimento della camera.

    Al contrario, sulla tenda bucata dal proiettile e sul soffitto non è stato trovato praticamente nulla: sulla zanzariera c’erano solo due piccole gocce di sangue ed un frammento d’osso. Considerando che sono gli effetti di una sorta di “esplosione” del cranio, con tutta probabilità, si sarebbero dovuti trovare disseminati resti un po’ ovunque, come si vede nel video seguente che mostra l’impatto di un proiettile contro vari oggetti.

    2) LA POSIZIONE DEL CORPO. Luisa Bonello è stata ritrovata perfettamente sdraiata, con la testa sul cuscino. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, quindi, la donna si sarebbe sparata mentre era seduta nel punto “giusto” per ricadere poi con la testa sul cuscino. Una posizione probabilmente cercata dalla donna con l’intento di essere ritrovata poi il più possibile “composta”. A renderla improbabile però, secondo chi la conosceva, è il fatto che quella posizione (seduta con le gambe tese sul letto, e senza nulla dietro la schiena) sarebbe stata scomoda da mantenereper una persona con il peso di Luisa e con i suoi problemi alle gambe: ben più pratico per lei sarebbe stato sedersi sul ciglio del letto (quindi con i piedi a terra) oppure, in alternativa, con la schiena appoggiata al muro dietro al letto o almeno ad un cuscino.

    3) LA POSIZIONE DEL BRACCIO. Parlando del modo in cui è stato ritrovato del corpo, merita un cenno a parte la posizione del braccio destro, quello con cui Luisa si è sparata: era appoggiato sul petto, con la canna della pistola verso la bocca, quasi a “suggerire” il colpo appena inferto. Una posizione che ha da subito generato dubbi: Bonello si è uccisa con una CZ75 SP01 Shadow, calibro 9×21, ed il rinculo dell’arma avrebbe dovuto “proiettare” la mano lontana dal corpo tanto più che la distruzione dell’emisfero sinistro del cervello, da parte del proiettile, ha leso i centri nervosi legati al movimento volontario. Secondo logica, dunque, il colpo avrebbe dovuto far allargare il braccio alla donna, anziché rinchiuderlo, ed anzi avrebbe potuto persino far cadere l’arma a terra, non trattenuta dalle dita della donna.

    Anche in questo caso esiste una possibile spiegazione a conferma della tesi del suicidio. Il colpo avrebbe effettivamente fatto aprire il braccio, ma l’arma non sarebbe caduta dalla mano della Bonello; a seguito dello sparo, poi, il busto della donna è caduto sul letto, e a quel punto il braccio si sarebbe trovato in aria, puntato verso il soffitto. Sarebbe quindi stata la forza di gravità, una volta esaurito il rinculo, a far ricadere il braccio contro il petto, nella posa “alla James Bond” che continua a non convincere gli scettici.

    4) LA MODALITA’ SCELTA. Un semplice dato statistico, che però cozza con il punto 2, ossia l’attenzione riposta da Luisa Bonello nello sdraiarsi sul letto in modo tale da essere ritrovata in posizione composta. La “vanità” anche nella morte è un dato abbastanza tipico nei suicidi femminili, insieme all’impulsività: le donne spesso cedono a un gesto non premeditato, oppure scelgono inconsciamente modalità suicidiarie tali da deturparne il meno possibile l’aspetto fisico. Per questo il suicidio con armi da fuoco, ben più diffuso tra i maschi, è poco utilizzato dalle femmine: dal 1993 al 2009 (dati Istat) la percentuale si è aggirata tra l’1,6% ed il 3,9%.

    Sempre secondo l’Istat (dati 2009) la modalità più utilizzata per togliersi la vita dalle donne è la “Precipitazione” dall’alto (35,1%) seguita da “Impiccagione e Soffocamento” (33,4%) e “Avvelenamento” (12,1%). Soprattutto quest’ultima modalità sarebbe stata semplice per Bonello, che a causa della propria depressione aveva in casa robuste scorte di psicofarmaci con i quali allestire facilmente un cocktail letale. Bonello invece, nonostante fosse un medico (in grado quindi di miscelare nel modo giusto quei farmaci) ha scelto una via decisamente più violenta, ben consapevole del fatto che l’avrebbe lasciata sfigurata.

    5) NESSUNO HA SENTITO. Un dato che da subito ha destato stupore, anche tra i giornalisti presenti sulla scena del crimine quella mattina, è il fatto che nessun vicino abbia riferito di aver udito il colpo di pistola, che si presume sia stato esploso durante la notte. L’unico essere vivente ad aver avvertito qualcosa, quel giorno, potrebbe essere un cane che poco dopo l’una ha improvvisamente iniziato ad abbaiare. Un “silenzio assordante”, visto il rumore generato da una CZ75 SP01 Shadow (alcuni esempi nel video qui sopra), oltretutto tenendo conto che il fatto non è accaduto in centro città di giorno, ma in piena notte e in una via relativamente isolata. E la pistola di Bonello non era provvista di silenziatore (che peraltro in Italia è illegale: gli unici autorizzati ad usarli sono i corpi armati dello Stato).

    6) IL MESSAGGINO. “Mauro perdonami”. Due semplici parole inviate via sms da Luisa Bonello all’ex marito Mauro Acquarone all’una di notte: è stato lui, quando lo ha letto alle 7 del mattino, ad intuire la tragedia. Un particolare però non ha mai convinto chi era vicino alla donna: per quanto la relazione tra i due fosse cessata da tempo, i rapporti erano rimasti amichevoli tanto che lei continuava a chiamarlo non con il nome di battesimo, ma con l’affettuoso nomignolo “Topi”. Un vezzeggiativo che usava sempre, ma,evidentemente, non quella notte.

    7) IL TESTAMENTO. Accanto al corpo della donna, sul comodino, è stato ritrovato un testamento con le sue ultime volontà. Nessuno ha mai messo in dubbio (almeno ufficialmente) che la scrittura fosse effettivamente quella di Luisa Bonello; tuttavia non si capiscono le ragioni di quello scritto che, al di là di alcune generiche accuse lanciate ai rappresentanti della Chiesa savonese, non modifica nella sostanza quanto già deciso dal testamento redatto a suo tempo. E allora perché scriverne uno nuovo, per di più in un momento così emotivamente complesso?

    8) LE VALIGIE E IL TATUAGGIO. Luisa Bonello, la notte della sua morte, erain procinto di partire per la Romania. In casa c’erano già le valigie fatte. Prima di spararsi ha telefonato al cugino, all’ex marito e ad un’amica. E solo pochi giorni prima il medico si era fatto fare il suo primo tatuaggio. Piccoli gesti che, però, dipingono il ritratto di una donna con dei progetti e con un’idea di futuro, non di una depressa sul punto di farla finita.

    DUE ANNI DOPO, COSA RESTA? Tanti piccoli punti interrogativi: nessuno da solo è decisivo, ma tutti insieme contribuiscono a disegnare un quadro perlomeno nebuloso, almeno secondo gli amici di Luisa Bonello. Loro, due anni dopo, ancora non si arrendono, e pubblicano un nuovo video per riportare l’attenzione sul caso. “Non per non ammettere che Luisa possa essersi suicidata – spiega Francesco Zanardi, di Rete L’Abuso – ma razionalmente abbiamo grosse difficoltà a crederlo per via di una serie di situazioni, dichiarazioni e fatti che dopo la sua morte sono emersi. E a questo punto cosa pensare? Che Luisa fosse una favolosa veggente? O l’improbabile regista di una sceneggiatura scritta ad hoc?”.

    Zanardi ricorda il tentativo di incendio dell’auto di Bonello, avvenuto poco prima della morte, e i viaggi a Roma della donna intenzionata a discutere con esponenti del Vaticano e delle Forze dell’Ordine quanto accadeva, a suo dire, nella Chiesa savonese. “E pochi giorni fa, il 13 settembre – racconta – abbiamo ricevuto prima una telefonata, poi una email da parte di un avvocato di Milano per conto di un suo cliente che già all’epoca dei fatti risiedeva a Roma: ci ha chiesto di rimuovere dal sito un articolo sulla morte di Luisa in cui viene citato il suo cliente (un funzionario del governo). Un’altra coincidenza, o la conferma che Luisa andò davvero a Roma per parlare con qualcuno?”. Domande senza risposta: e chissà se l’avranno mai.

    di

    http://www.ivg.it/2016/09/due-anni-dalla-morte-luisa-bonello-tutte-le-ombre-un-suicidio-mai-accettato/

  • Caso Giada Vitale, ecco il testo integrale dell’agghiacciante lettera a cui Papa Francesco non ha mai risposto

    Caso Giada Vitale, ecco il testo integrale dell’agghiacciante lettera a cui Papa Francesco non ha mai risposto

    Di Francesca Lagatta

    “Non avrei mai pensato di scrivere o di cercare di avere un contatto epistolare con una personalità grande come la Sua: il capo di tutti i cristiani del mondo, l’ultimo successore di Pietro sulla Terra”. Comincia così, l’accorata lettera inviata a Papa Francesco nel 2013 da Giada Vitale, la ragazza di Portocannone con cui don Marino Genova, ex parroco della cittadina molisana, ha intrattenuto una relazione per quattro anni. Gli incontri sarebbero cominciati quando la giovane non aveva ancora compiuto 14 anni, vicenda che, tre anni più tardi, all’assunzione quotidiana di psicofarmaci per mettere a tacere la voce stridula della coscienza, che, a volte, non sa riconoscere la linea sottile che divide le vittime dai carnefici (la storia raccontata qui).

    L’intera vicenda ha scatenato profonda indignazione tra gli internauti, che, dalle loro bacheche facebook, hanno fortemente condannato il comportamento del sacerdote, reo confesso, ma non troppo, che ha addirittura ottenuto l’assoluzione dal Tribunale di Larino per i rapporti intrattenuti con l’adolescente dopo il compimento del 14esimo anno di età e il “perdono” del Vaticano, che, dopo una sospensione “a divinis” durata due anni, lo ha riabilitato alle sue funzioni sacerdotali. Malgrado le buone intenzioni di ripulire la Chiesa dagli scandali, come dichiara Papa Bergoglio ad ogni occasione.

    Ed è proprio Francesco, il gesuita venuto «dall’altra parte del mondo», che delude più di tutti. Più della finta morale cristiana e di una giustizia che è giusta a modo suo. Il Pontefice, infatti, non risponderà mai a Giada, nonostante la lettera struggente e un video messaggio, prodotto e diffuso in rete dall’associazione presieduta da Francesco Zanardi, la Rete l’Abuso onlus, il più importante osservatorio italiano dei crimini commessi in ambito clericale. Ma probabilmente Papa Francesco non naviga in internet. E forse non legge nemmeno i giornali. Di sicuro, non ha mai preso provvedimenti nei confronti di don Marino Genova, che tuttora dice messa, nel pieno delle sue funzioni, come se niente fosse accaduto.

    Ecco il testo integrale della missiva:

    “Non avrei mai pensato di scrivere o di cercare di avere un contatto epistolare con una personalità grande come la Sua: il capo di tutti i cristiani del mondo, l’ultimo successore di Pietro sulla Terra.

    Mi chiamo Giada, ho festeggiato, si fa per dire, da pochi giorni il mio 18° compleanno. Poteva e doveva essere una festa come per tutti i ragazzi che raggiungono questo ambito traguardo che li consegna a una successiva tappa di vita che i grandi chiamano maggiore età. Per me è stato un grande dolore per l’assenza di mio padre che è mancato quando avevo poco più di 3 anni; un vuoto che ho sentito durante tutta la mia crescita anche se ho avuto una mamma e una nonna che mi hanno dato tutto l’amore, la premura, l’appoggio per farmi crescere senza sentire mancanze affettive e di nessun altro genere.

    Senza badare a sacrifici, la mia nonna mi ha regalato un pianoforte che per me è diventato un motivo di gioia e di orgoglio che solo un oggetto molto prezioso sa dare. Ho frequentato la scuola elementare senza incontrare difficoltà e, superata la scuola media mi sono inscritta al Liceo Artistico e contemporaneamente ho cominciato a frequentare il Conservatorio, perché si erano evidenziate in me attitudini naturali per la musica.

    Prima vivevo felice, pensavo che non mi mancasse niente… ma all’improvviso sul mio orizzonte esistenziale, mentre frequento la terza media, si staglia una figura che dominerà gli anni della mia adolescenza nelle sembianze di un prete; niente di più sicuro e importante nella vita di una tredicenne che, con le sue esperienze musicali acquisite, viene chiamata a far parte del coro parrocchiale, per diventare in poco tempo la maestra e la responsabile.

    Mi è sembrato di toccare il cielo e la mia gratitudine per il parroco è diventata una forma di rispetto che induceva me e la mia famiglia ad avere gentili premure nei suoi confronti come per un padre, un padre che il Signore mi aveva negato, forse per disegni che non riuscivo a comprendere e che mi veniva restituito, come per miracolo. 

    E di colpo il padre si trasforma, e assume le sembianze di un mostro che fagocita la mia mente, il mio cuore, la mia innocenza. Inizio ad avere problemi a scuola, non riesco a studiare; la sera mi trattiene a casa sua fino a tarda ora, la mattina non mi sveglio per andare a scuola. Lascio gli studi a causa di questa situazione che mi fa soffrire tanto; prendo psicofarmaci.

    Sono ancora innocente e vergine, e il parroco don Marino mi dice: «ti voglio mettere incinta, voglio un bambino». Divento improvvisamente una sua preda, non ho scampo, mi trovo le sue mani dappertutto che profanano i segreti del mio essere ancora una bambina.

    Ho 13 anni, ma non ho conoscenze sulla sessualità. Le mie due donne di casa non me ne avevano mai parlato. Io vivevo in un paese dove tutto è all’insegna del pudore: il sesso è ancora tabù.

    E la mia tragedia comincia: quest’uomo mi usa, mi violenta, mi soggioga con una sdolcinata strisciante modalità che non mi permette di ribellarmi; attiva in me certe forze che dovevano rimanere ancora latenti per qualche tempo, per farsi dono d’amore all’occasione e con la persona giusta, nei tempi e nelle modalità giuste.

    Subisco per anni; la mia vita diventa un film pornografico nelle mani di quest’uomo che ha l’età di mio padre, se fosse vissuto. Sprofondo nell’abisso, cominciano le mie nevrastenie, i miei scontenti, mi sento impura, mi vergogno, lo odio, ma in certi momenti mi sembra di amarlo. Ed è questa la violenza più grande che mi è stata fatta; il rapporto mi coinvolge sempre più in una forma anche di dipendenza che non mi permette di capire il baratro in cui sto precipitando. Esige rapporti sempre più sofisticati e umilianti per me, ma non so ribellarmi. 

    Sì, potevo urlare la mia vergogna, e forse me ne sarei liberata, ma non lo feci, e subii “il suo sporco” prima e dopo la messa, prima di amministrare i sacramenti più importanti: matrimonio, adorazione, messa di guarigione, riti pasquali, natalizi, battesimi e non escludo i funerali, quando si limitava a cose più leggere.

    Con i suoi modi subdoli, che volevano essere accattivanti, mi ha abituata alla menzogna con la persona più cara che ho, con la mia mamma, e con tutte le persone con cui mi rapportavo, coristi, amici, lasciandomi sempre più nella condizione di sentirmi una diversa, sporca, una persona che dopo nottate vissute in abusi sessuali, la mattina doveva mettersi una specie di maschera per sentirsi pressoché normale.

    Ma la maschera si è fatta sempre più pesante, come fosse diventata di ferro, nello scorrere penoso dei giorni e degli anni.

    E decido di strapparmela, rivelando la mia tragedia ad un’amica che mi ha consigliato di andare dal Vescovo, il quale ci ha ricevuti immediatamente e mi ha fatto parlare. Ho parlato senza veli, rivelando i particolari più scabrosi in un atteggiamento catartico che un po’ mi ha fatto bene, anche nel vedere  che il Vescovo si interessava alla mia storia. Ho denunciato questo alla Chiesa, e lui ha immediatamente provveduto una settimana dopo a rimuovere il “reverendissimo” don Marino Genova dalle sue funzioni di parroco.

    Subito ha dovuto fare le valige e il paese dove io abito: Portocannone (CB), è stato attraversato come da un terremoto. Ognuno diceva la sua, i giornali parlavano ma nessuno sapeva perché l’illustre prete era sparito. E la Curia Vescovile immediatamente si è trincerata nel silenzio e ha fatto quadrato intorno al mostro.

    Per ripagarmi del male ricevuto, il Vescovo ha promesso di seguirmi come un “padre” per aiutarmi a crescere e a cancellare le violenze subite, riservandosi anche di farmi seguire da un equipe di tecnici: psichiatri e psicologi. Ho preso contatto con alcuni di loro e ho dovuto ripetere fino allo sfinimento le violenze, le modalità, i particolari più scabrosi, momenti di grave imbarazzo che sono valsi a rovinare completamente più che aiutarmi, la mia personalità già in uno stato di estrema fragilità, anche per l’uso di psicofarmaci a cui sono stata sottoposta.

    Ma, appena compiuti i 18 anni, dopo pochi giorni, il Vescovo ha ritrattato tutte le sue promesse di aiuti spirituali e materiali, lasciandomi sola, abbandonata, e senza più nessun appoggio.

    Dimenticavo di dire che all’inizio della mia rivelazione, il Vescovo Gianfranco De Luca, per tamponare lo scandalo, ha promesso a mia madre un lavoro come donna di pulizia per un onere di 400 euro facendolo apparire come gesto di solidarietà dato che mi madre ha solo il reddito della pensione di mio padre che ammonta a 400 euro. 

    Ora il Vescovo, in concomitanza con il mio 18° compleanno, ha dichiarato che non può più prendersi cura di me perché troppo costoso e che con i soldi che guadagna mia madre posso fare tutte le cure che voglio.

    Santità, mi dica Lei come posso affrontare un futuro nelle condizioni in cui sono, chi mi darà una mano, chi mi ripagherà della mia adolescenza tradita e stravolta; chi potrà sopperire a tutto quello che ho perso, alla mia voglia di cedere e di lasciarmi morire o di lasciarmi travolgere dagli eventi, senza più lottare.

    So che la persona che mi ha fatto tanto male è ospite di un Istituto gestito dal Vaticano. È al sicuro, libero di muoversi, in un certo senso protetto.

    Le chiedo: ma ora a me chi ci pensa? Chi mi darà una mano per risalire dal baratro in cui sono caduta?

    Spero di avere un riscontro a questa mia, confidando nella Sua clemenza, nella Sua comprensione, nella Sua capacità di saper accogliere e trovare un’apertura per aiutare chi soffre. E che il colpevole della mia tragedia, con tutti quelli che hanno concorso a nascondere per ingannare l’opinione pubblica, vengano puniti, perché ciò che è accaduto a me non accada a nessun’altra.

    Con deferenza GIADA VITALE   Ps. LA LOCALITÀ DOVE RISIEDE IL DON MARINO GENOVA È… [omissis]”.   

    Francesca Lagatta

    ufficiostampa@retelabuso.org

  • Pedofilia: arrestato il responsabile di un centro ricreativo, già condannato con don Lesmo

    Pedofilia: arrestato il responsabile di un centro ricreativo, già condannato con don Lesmo

    Già condannato a quattro anni e sei mesi di carcere al termine del processo che aveva portato alla condanna di don Alberto Paolo Lesmo, parroco di una chiesa a Baggio, ora Guido Milani è stato arrestato dalla polizia per il medesimo reato.

    Milani, ex presidente del centro ricreativo “Cooperativa ragazzi e cinema” a Lecco e di un centro estivo a Bellaria (RImini), era stato condannato perché colpevole di aver avuto decine di rapporti sessuali con un ragazzino in cambio di denaro o, qualche volta, cocaina. Una volta l’atto sessuale sarebbe avvenuto sotto costrizione.

    Il sacerdote –  condannato ad un anno e dieci mesi e sospeso dalla Diocesi milanese – non conosceva Milani. Entrambi sono entrati in contatto con la loro vittima attraverso una chat. L’inchiesta era scattata dalla segnalazione di un ospedale nel quale il ragazzo che si prostituiva venne visitato nel 2011 per un tentato suicidio.

    Dopo aver letto sui media del processo a carico di Milani, un’altra vittima – che aveva frequentato la cooperativa ‘Ragazzi e cinema’ – ha presentato denuncia raccontando di alcune molestie subite durante la realizzazione di un video. Gli inquirenti milanesi hanno acquisito le dichiarazioni del giovane, il quale, tra l’altro, avrebbe parlato anche di altri episodi su cui si sta indagando.  Venerdì mattina gli è stato consegnato l’avviso di custodia cautelare tramite arresti domiciliari dagli agenti della polizia.

    http://www.milanotoday.it/cronaca/pedofilia-guido-milani-don-lesmo.html

  • Con un prete abusava di minori: in manette il presidente di una coop

    Con un prete abusava di minori: in manette il presidente di una coop

    Guido Milani, ex presidente di un centro ricreativo a Lecco, la Cooperativa ragazzi e cinema, e già condannato a 4 anni e mezzo di carcere in un’inchiesta milanese che ha portato alla condanna per prostituzione minorile anche di don Alberto Paolo Lesmo, ex parroco della chiesa di Santa Marcellina ed ex decano di Milano-Baggio, è stato arrestato dalla polizia. Nei confronti di Milani, infatti, sono stati denunciati nuovi episodi e, in particolare, un adolescente ha raccontato a fine luglio, nell’ambito di una nuova tranche dell’indagine del pm Giovanni Polizzi (don Lesmo non è coinvolto in questo filone), di aver subito abusi sessuali da parte dell’uomo quando frequentava la Cooperativa ragazzi e cinema. E così, evidenziando il pericolo di reiterazione del reato, il gup Gennaro Mastrangelo ha emesso una misura cautelare di arresti domiciliari per Milani. Lo stesso giudice, lo scorso 12 luglio, aveva condannato l’educatore e don Lesmo per i rapporti a pagamento avuti con un adolescente tossicodipendente.

    L’uomo dava cocaina e soldi per rapporti con minori

    Poco più di un mese fa, il giudice aveva condannato Milani perché avrebbe avuto una ventina di rapporti sessuali con un ragazzo in cambio di denaro, “circa 200 euro”, o di “3 grammi” di cocaina alla volta. E in un’occasione l’uomo, che lavorava anche in una colonia estiva in Romagna (è stato arrestato ieri in provincia di Rimini), avrebbe anche costretto il ragazzino “a subire un atto sessuale”. Con lo stesso ragazzo, che si prostituiva contattando i suoi clienti in una chat e che usava i soldi ricevuti per comprare cocaina, avrebbe avuto rapporti anche don Lesmo (non conosceva Milani) condannato a 1 anno e 10 mesi. Il procedimento a carico di don Lesmo era venuto a galla lo scorso 25 marzo, il Venerdì Santo, con la comunicazione ufficiale della sospensione del religioso, 48 anni, da parte della Curia di Milano e dell’arcivescovo Angelo Scola. L’inchiesta era scattata dalla segnalazione di un ospedale nel quale il ragazzo venne visitato nel 2011, anche perché aveva tentato il suicidio. Dopo aver letto sui media del processo a carico di Milani, un altro adolescente, che aveva frequentato la cooperativa Ragazzi e cinema, lo scorso 19 luglio, ha presentato denuncia raccontando delle molestie che avrebbe subito da parte dell’educatore quando l’uomo l’aveva coinvolto nella realizzazione di alcuni video. Nell’ordinanza, il gup ha messo in luce, tra le altre cose, la “predilezione” di Milani per i “rapporti sessuali a pagamento” con adolescenti e segnala il pericolo di reiterazione.

    Con un prete abusava di minori: in manette il presidente di una coop