Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: video

  • Questa sera a TERRA. Il settimanale di approfondimento di Rete4

    Questa sera a TERRA. Il settimanale di approfondimento di Rete4

    Questa sera a TERRA, il settimanale di Rete 4 condotto da Toni Capuozzo, si parlerà del caso di don Francesco Zappella, il parroco missionario di Borghetto S. Spirito accusato di molestie sessuali. Nel servizio a cura di Mimmo Lombezzi l’intervista esclusiva alla vittima, il giovane 29enne uruguayano che la Onlus Rete L’ABUSO è riuscita a portare Italia per deporre davanti all’autorità giudiziaria.

    Il passato del parroco http://www.video.mediaset.it/video/terra/puntate/il-passato-del-parroco_560859.html

  • L’inferno del giovane uruguaiano: “Abusato da 3 preti, uno è ligure”

    L’inferno del giovane uruguaiano: “Abusato da 3 preti, uno è ligure”

    Si racconta a viso scoperto in un video realizzato dalle telecamere di XIXTV. Ecco l’incredibile storia di un ragazzo abusato fin da bambino da un sacerdote ancora in libertà.

    “Mi ha abusato in Uruguay, e anche qui in Italia“. Una storia raccontata a fatica, dove il giovane, che oggi ha 29 anni, ripercorre la sua infanzia e la sua adolescenza segnate da momenti e persone che mai potrà dimenticare.

    Troppi sono gli abusi, gli inganni, i gesti, gli sguardi di quei preti pedofili che gli hanno rovinato l’esistenza.

    Nato in Brasile, abbandonato dalla madre e dal padre, a soli sei mesi è stato affidato a unistituto cattolico in Uruguay fino all’età di otto anni. Era considerato orfano a tutti gli effetti: senza genitori, senza documenti, senza nessuno che potesse difenderlo. Così sono iniziate le lunghe notti in parrocchia, dove veniva invitato da quel prete missionario italiano a dormire. Eppure, anche se lui ancora non poteva capire, racconta di un prete che li toccava i genitali gemendo. Il racconto, sofferto e rabbioso, continua: “A 14 anni sono venuto in Italia per studiare e prendere il diploma da infermiere. Nuovamente vengo accolto dal quel prete italiano a Savona in una parrocchia dove mi garantisce i soldi per studiare, per i vestiti e tutto il resto. Ma in cambio vuole farsi massaggiare, diceva che ne aveva bisogno”. Il prete che gli fa da tutor è don Francesco Zappella, attualmente parroco a Borghetto Santo Spirito e in passato missionario proprio in Uruguay, per cui la onlus Rete L’Abuso ha chiesto ufficialmente a monsignor Guglielmo Borghetti, vescovo coadiutore della Diocesi di Albenga, la rimozione e l’apertura di un processo canonico.

    Inizia così una sorta di terrorismo psicologico: “Non voleva che avessi la ragazza, diceva di amarmi come un padre ama il proprio figlio, mi abbracciava, voleva fare sesso, mi toglieva i vestiti e mi toccava”. Il sacerdote in questione, che giustificava i suoi gesti dicendo di amare come un padre, ogni volta riusciva a convincere il povero giovane, arrivando addirittura a minacciarlo di toglierli il denaro, se si fosse rifiutato di contraccambiare il suo amore. “Quando diceva di amarmi io ci credevo – racconta nel video- mi aiutava, mi difendeva, però poi voleva i miei baci. Compra la gente con i soldi per tenersela vicino e la ricatta. Chissà quanti ragazzi in questi anni hanno subito quello che ho subito io. Era l’inferno“. A un certo punto del racconto, il giovane arriva addirittura a confessare che: “Quando mi sono reso conto di quello che il prete mi faceva ho pensato di suicidarmi. Non capivo, perché da una parte diceva di amarmi come un padre e dall’altra faceva certe cose”.

    Un prete considerato da tutti “lindo e buono”, che dice messa, che aiuta, che e’ amico, “ma una volta rientrato in parrocchia si trasforma, ride di fronte ai ragazzini e li vede come un premio e ne approfittava”. La gente viene ingannata, nessuno sa, però chi lo ha conosciuto come me, non ha il coraggio di affrontarlo perché lui può tutto, può pagare l’avvocato e tutto il resto”. Il giovane ha trovato il coraggio e ha deposto in Uruguay e ha avuto la possibilità di deporre anche in Italia a Savona. La versione del prete: “Solo calunnie, sono sereno”. Interpellato dal Secolo XIX, don Zappella (accusato insieme con due sacerdoti che vivono in Uruguay, padre Gabriel Tojos e padre Sebastian Silvera) si è detto “sereno”, perché “sono tutte calunnie” e anche perché “il vescovo ha rifiutato le mie “dimissioni”, resto a disposizione della giustizia”.

    Oggi, il giovane è diventato padre, e il dolore, le umiliazioni, le sofferenze, i brutti ricordi, lasciano spazio alla rabbia e a una paura:”che mio figlio o qualcuno vicino a me possa incrociarlo”. Lui da sempre diceva agli atri preti missionari quanto gli veniva fatto ma “si coprivano tutti, era una mafia“.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/linferno-giovane-uruguaiano-abusato-3-preti-ligure-1169023.html

  • Dall’Uruguay a Savona per testimoniare: «Abusato da 3 preti, uno è ligure»

    Dall’Uruguay a Savona per testimoniare: «Abusato da 3 preti, uno è ligure»

    Genova – «Sono nato in Brasile. All’età di 6 mesi mia madre mi ha portato con sé in Uruguay, la sua terra. Mio padre non poteva tenerci con sé perché era sposato. Aveva già una famiglia. Dall’età di sei mesi fino a otto anni sono cresciuto in un istituto cattolico. Poi, in altre missioni. E sono stato abusato da tre sacerdoti»: è una sintesi della lunga intervista registrata dal sito del Secolo XIX con il giovane sudamericano che sostiene di essere stato abusato ripetutamente, insieme con altri ragazzini, da parte di tre missionari. Di cui uno ligure: don Francesco Zappella, attualmente parroco a Borghetto Santo Spirito e in passato missionario proprio in Uruguay, per cui la onlus Rete L’Abuso ha chiesto ufficialmente a monsignor Guglielmo Borghetti, vescovo coadiutore della Diocesi di Albenga, la rimozione e l’apertura di un processo canonico.

    Il Secolo XIX aveva già raccolto la testimonianza del giovane a distanza, quando si era saputo che nel presunto caso di pedofilia era coinvolto un sacerdote ligure. Il 29enne ha deposto in Uruguay, e poi, proprio grazie al sostegno della Rete L’Abuso, ha affrontato il viaggio aereo per deporre in Italia, aSavona.

    Prima della sua deposizione, prima del suo rientro in America Latina, ha accettato di raccontare nei dettagli la sua vicenda personale. Racconta della fiducia che aveva nei sacerdoti, e in particolare in quel prete italiano che gli era stato assegnato come tutor. Provvedeva lui ad aiutarlo a studiare. Ma, in cambio, esigeva di essere “massaggiato”: e questi massaggi si traducevano poi in pratiche sessuali.

    Il giovane non si capacita di come un missionario possa fare cose come queste: «La mia vita sarebbe stata diversa, se non lo avessi incontrato?». Oggi il giovane è padre, e si dichiara spaventato all’idea che i suoi bambini, e altri bambini, possano dover affrontare quanto dice di avere subìto. Racconta di avere ricevuto regali, come altri ragazzini ai quali poi veniva chiesto di fare sesso. Racconta di ingenti quantità di denaro, che il prete avrebbe usato per quegli acquisti, dopo avere ricevuto donazioni da parte di fedeli devoti. Dice anche di avere provato a denunciare, quando si è reso conto che quello che credeva un padre non si comportava come un padre.

    Questa è una breve sintesi della sua lunga dichiarazione. Una dichiarazione di parte: al vaglio della Procura. Se sarà ritenuta attendibile, il sacerdote sarà invitato a chiarire, e nel caso a smentire, le accuse che il ragazzo gli muove. La vicenda è venuta alla luce grazie all’associazione La Rete L’Abuso, fondata da Francesco Zanardi, vittima a suo tempo di abusi da parte di un altro sacerdote ligure.

    La versione del prete: «Solo calunnie, sono sereno»
    Interpellato in giornata dal Secolo XIX, don Zappella (accusato insieme con due sacerdoti che vivono in Uruguay, padre Gabriel Tojos e padre Sebastian Silvera) si è detto «sereno», perché «sono tutte calunnie» e anche perché «il vescovo ha rifiutato le mie “dimissioni”, resto a disposizione della giustizia».

    Se i fatti denunciati fossero veri, si tratterebbe di una storia molto grave: la pedofilia sarebbe stata praticata per anni, su numerose vittime. Non solo: i soldi inviati dalle famiglie liguri a sostegno della missione, sarebbero stati utilizzati in buona parte per fare regali, costosi, ai ragazzini abusati, per tenerli legati al presunto pedofilo. Ci sarebbero donazioni utilizzate non per aiutare bambini in difficoltà, ma per comprarli. Nell’intervista video, la presunta vittima sostiene che il sacerdote italiano abbia una doppia vita: da una parte quella del pastore devoto, fragile, generoso, dall’altra quella del pedofilo, che utilizza la veste di “uomo di Dio” per abusare: «Io lo dicevo, lo raccontavo… – afferma – ma loro, i preti, si coprivano l’uno con l’altro: era una mafia». Ma adesso «non deve succedere più, non deve succedere ad altri bambini».

    http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2015/09/07/ARyzWlqF-testimoniare_uruguay_abusato.shtml

  • Mark Ruffalo e i preti pedofili di “Spotlight”: “Spero che la Chiesa ripari le ferite”

    Mark Ruffalo e i preti pedofili di “Spotlight”: “Spero che la Chiesa ripari le ferite”

    Il film di Thomas McCarthy racconta l’inchiesta premio Pulitzer su un arcivescovo di Boston accusato di aver coperto casi di abusi. Nel cast anche Stanley Tucci, Michael Keaton, Rahcel McAdams.

    VENEZIA – Spotlight è un solido film di impianto classico che racconta una storia vera, l’inchiesta del gruppo investigativo del Boston Globe sull’insabbiamento, da parte delle gerarchie della Chiesa cattolica, di molti casi di preti pedofili. DopoEverest, che ha aperto Venezia 72 con la sua carica di divi, anche il film del poliedrico Tom McCarthy (regista de L’ospite inatteso ma anche sceneggiatore del cartoon Up e interprete di commedie come Vi presento i nostri) assicura a Venezia 72 un film corale ricco di personaggi forti, ma al Lido arrivano soltanto Mark Ruffalo e Stanley Tucci del cast formato anche da Michael Keaton, Rachel McAdams, Liev Schreiber e John Slattery.

    Fuori concorso il film di Tom McCarthy destinato a far scalpore perché affronta il tema della pedofilia nella Chiesa. Un team di giornalisti del Boston Globe conduce un’inchiesta che porta a una scioccante verità: la complicità della Chiesa in una vasta gamma di casi di abusi su minori. Basato su fatti realmente accaduti. Nel cast Michael Keaton, Mark Ruffalo, Rachel McAdams, Stanley Tucci.

    “Spero che il Papa e tutti i cardinali vedano questo film ma nonostante abbia grandi speranze in Papa Francesco rimango pessimista  –  ha detto il regista –  io sono stato educato dalla mia famiglia nella religione cattolica e ho molto rispetto e ammirazione per quel che fanno certi sacerdoti, questo film non è un attacco alla Chiesa cattolica ma è una storia che andava raccontata. Soltanto il tempo ci darà se quello che è stato fatto è sufficiente”.

    Parla il regista di “Spotlight”, il film che racconta il lavoro del gruppo investigativo del Boston Globe che  rivelarono trent’anni di insabbiamenti da parte della Chiesa cattolica di abusi di preti sui ragazzini. Al Lido con il regista gli interpreti Mark Ruffalo (“Hulk”) e Stanley Tucci (“Il diavolo veste Prada”). Video di Alberto Mascia

    Più ottimista Stanley Tucci (che nel film interpreta un avvocato delle vittime): “Se qualcuno riuscirà a fermare gli abusi sarà lui, Papa Francesco. È straordinario e ha fatto per questo problema quello che nessun altro ha fatto in tutti i secoli precedenti”. Più diretto Ruffalo: “Non voglio abbattere il sistema ma vorrei soltanto dire la verità. Spero che il Papa e il Vaticano utilizzino questo film, questa storia sobria e semplice, come opportunità per cominciare a curare le ferite che la Chiesa ha provocato. Non solo per le vittime ma anche per tutti quelli che, dopo aver scoperto questa vicenda, si sentono confusi”.

    Protagonisti assoluti del film sono i giornalisti del gruppo premio Pulitzer che sotto il nome di Spotlight portava avanti inchieste all’interno del Globe e che grazie a questo lavoro nel 2002 rivelò a tutta la città di Boston quello che per trent’anni era accaduto nell’omertà generale riuscendo a raccogliere prove contro 70 preti e dimostrando che esisteva una pratica diffusa per cui quando il Vescovo Law veniva a sapere di denunce fatte dalle famiglie dei ragazzini abusati (il cui profilo era sempre lo stesso: famiglie povere, padri assenti, disagio), patteggiava con i familiari un rimborso, spostava di parrocchia il religioso, per poi rimetterlo poco tempo dopo al suo posto.

    Il film verso il finale ha un tono nostalgico e le immagini delle rotative che stampano l’edizione memorabile del Globe sembrano essere il ritratto di un mondo che non esiste più. “Il giornalismo negli Stati Uniti ma anche altrove è stato decimato  –  ha detto McCarthy – Fortunatamente il gruppo Spotlight del Globe esiste ancora, forse ora è troppo tardi per poter in qualche modo correre ai ripari, ma io spero che questo film riesca a far capire l’importanza del giornalismo investigativo a livello locale, nazionale e internazionale”. Gli fa eco Ruffalo: “I media hanno perso molta credibilità dopo la guerra in Iraq ma ci sono giornali che ancora continuano a fare il lavoro. Sia i giornali che le tv di news 24 ore stanno perdendo lettori e abbonati perché hanno perso credibilità ma ci sono ancora bravi giornalisti investigativi e speriamo che questa tradizione non venga perduta”. “Non so se il pubblico si renda conto quanto la libertà individuale sia condizionata dalla libertà della stampa – conclude il regista – forse questo film può aiutare a prenderne consapevolezza”.

    http://www.repubblica.it/speciali/cinema/venezia/edizione2015/2015/09/03/news/ruffalo_spero_che_il_papa_usi_questo_film_per_curare_le_ferite_che_la_chiesa_ha_causato_-122141040/

  • Vaticano, veleni e sospetti dietro la frenata del processo per pedofilia e pedopornografia a Wesolowski

    Vaticano, veleni e sospetti dietro la frenata del processo per pedofilia e pedopornografia a Wesolowski

    Alla vigilia della prima udienza, l’ex nunzio è stato ricoverato in ospedale. Dalla Santa Sede parlavano di terapia intensiva, ma in realtà l’ex arcivescovo era arrivato in stato confusionale (pare per un mix di alcol e farmaci) e dimesso dopo tre giorni. Secondo quanto risulta a ilfattoquotidiano.it, Papa Francesco è molto irritato per lo stop. E c’è chi tra i corridoi di San Pietro parla della lobby polacca come mandante dei rinvii.

    Il “mistero Wesolowski” si infittisce. Chi c’è dietro la brusca frenata del processo penale vaticano che vede per la prima volta un ex nunzio ed ex arcivescovo alla sbarra per pedofilia epedopornografia? Ilfattoquotidiano.it ha raccolto tutte le indiscrezioni sulla situazione attuale di Jozef Wesolowski. L’ex nunzio è stato ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma, il “Vaticano III” secondo la celebre espressione di Karol Wojtyla, nel pomeriggio del 10 luglio 2015, vigilia dell’apertura del processo penale in cui era imputato con ben cinque capi di accusa: detenzione di materiale pedopornografico; pedofilia, in un caso in concorso con il suo assistente ed amante, l’ex diacono Francisco Occi Reyes; ricettazione di materiale pedopornografico; lesionigravi alle sue vittime adolescenti; condotta che offende la religione e la morale cristiana per aver visitato siti pornografici.

    Al Gemelli, raccontano a ilfattoquotidiano.it, Wesolowski è arrivato in stato confusionale a seguito dell’assunzione di farmaci e alcol ed è stato tenuto in osservazione per un banale calo pressorio. Non è mai stato in terapia intensiva, come invece dichiarato dalVaticano, né in rianimazione, né in codice rosso. Dopo appena tre giorni di ricovero, il 13 luglio 2015 l’ex nunzio avrebbe lasciato l’ospedale e sarebbe tornato in Vaticano nella stanza numero 5 del Collegio dei Penitenzieri, di fronte Casa Santa Marta, la residenza di Papa Francesco. La Santa Sede continua a smentire e a sostenere che Wesolowski sarebbe ancora ricoverato in terapia intensiva.

    Si racconta di un Papa Francesco abbastanza irritato, al rientro dal viaggio in America Latina, per la brusca frenata al primo processo penale vaticano per pedofilia e pedopornografia.Quest’ultimo reato introdotto proprio daBergoglio subito dopo la sua elezione. L’ipotesi più accreditata nei sacri palazzi è che la “lobby polacca” voglia evitare il processo penale vaticano nel quale l’ex nunzio, già ridotto allo stato laicale nel processo canonico di primo grado, rischia una condanna fino a 10 anni. Wesolowski, infatti, è stato ordinato prete dall’allora cardinale arcivescovo di Cracovia Wojtyla il 21 maggio 1972, e poi arcivescovo da san Giovanni Paolo II nella Basilica Vaticana il 6 gennaio 2000.

    Il processo contro l’ex nunzio si potrebbe chiudere rapidamente perché il pm vaticano, Gian Piero Milano, che è coadiuvato daAlessandro Diddi e Roberto Zannotti, ha raccolto tantissime testimonianze delle vittime di Wesolowski. A esse si aggiungono gli oltre 100mila file con foto e video a sfondo sessuale, a cui si aggiungono più di 45mila immagini hard cancellate che sono stati trovati nel pc dell’ex arcivescovo dalla perizia informatica. Il Papa era stato chiaro: “Sulla pedofilia tolleranza zero”, “non ci saranno figli di papà”. E, infatti, aveva voluto che Wesolowski fosse arrestato. Ora Bergoglio vuole che il processo riparta al più presto e non è disposto a tollerare nessun sabotaggio.

    Twiter: @FrancescoGrana

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/17/vaticano-veleni-e-sospetti-dietro-la-frenata-del-processo-per-pedofilia-e-pedopornografia-a-wesolowski/1883015/

  • Condannato pedofilo, a pagare il risarcimento sarà parrocchia di Milazzo

    Condannato pedofilo, a pagare il risarcimento sarà parrocchia di Milazzo

    A molestare i bambini sarebbe stato l’animatore di un “grest” ma a pagare 30 mila euro di risarcimento sarà la Parrocchia San Marco di Milazzo: nonostante le denunce di alcuni genitori non lo aveva allontanato dalla chiesa. A deciderlo – con rito abbreviato – il Tribunale di Barcellona che ha condannato il milazzese Luca Saporita, 24 anni a 9 anni di reclusione. Saporita, come riporta stamattina la Gazzetta del Sud, è stato riconosciuto colpevole di reati a sfondo sessuale nei confronti alcuni bambini che frequentavano l’oratorio. Ad essere condannata, quale responsabile civile, anche la parrocchia che aveva organizzato le attività ludiche estive che dovrà pagare una provvisionale di 10 mila euro per ognuna delle tre vittime di pedofilia e, complessivamente i danni quantificabili in separata sede. Secondo il quotidiano sui cinque casi denunciati da altrettanti bambini, l’imputato dichiarato tra l’altro capace di intendere e di volere da una perizia psichiatrica ordinata dal Tribunale, è stato assol- to solo per due episodi.

    La vicenda è emersa grazie ad una mamma che ha controllato la chat di Facebook del figlio minore. Leggendo i messaggi ha scoperto del tentativo di adescamento dell’animatore del “Grest” parrocchiale della frazione San Marco.

    L’animatore non avrebbe esitato a mostrarsi persino nudo in video attraverso “skype” alla madre del bambino che ha scoperto tutto e permesso agli agenti della polizia del Commissariato di Milazzo di monitorare dialoghi e immagini. Dei sospetti – secondo quando accertato durante il processo e riportato dalla Gazzetta del Sud – il genitori avrebbe informato la parrocchia, il giovane tuttavia continuò a partecipare come animatore al grest.

    Condannato pedofilo, a pagare il risarcimento sarà parrocchia di Milazzo

  • Pedopornografia, arresti in tutta Italia da parte della Postale. Coinvolti anche un sacerdote e un maestro delle elementari

    Pedopornografia, arresti in tutta Italia da parte della Postale. Coinvolti anche un sacerdote e un maestro delle elementari

    Scacco matto alla pedopornografia da parte della Polizia Postale e delle Telecomunicazioni di Roma. Nel deepweb un traffico di foto e filmati. Coinvolte nell’indagine più di 100 persone, anche un sacerdote e un maestro delle elementari.

    “La maggior parte dei video e delle immagini trovati sono particolarmente efferati e scabrosi, raffiguranti bambini in tenera età abusati, umiliati e talvolta seviziati”, riferiscono gli stessi investigatori.

    Aygor

    L’indagine, di portata internazionale, è iniziata nel 2013 dalla collaborazione tra il Bundeskriminalamt, l’ufficio federale della Polizia criminale tedesca e il compartimento di polizia postale e delle comunicazioni di Roma, coordinata dal servizio polizia postale e dal pool ‘reati sessuali’ della Procura di Roma e il coinvolgimento dello Scip (Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia della Direzione Centrale della Polizia Criminale) della Criminalpol. L’Operazione Aygor della Polizia di Stato ha portato all’ arrestato di 17 persone e di altre 92 denunciate, su tutto il territorio nazionale. Come dichiarato più volte, la Polizia Postale per compiere questo tipo di operazioni si avvale di agenti sotto copertura. Nella rete ardita dagli investigatori sono caduti uomini tra i 25 e i 75 anni, pensionati, disoccupati, professionisti, impiegati, operai, artisti ed anche un sacerdote ed uno psicologo. Inoltre anche un maestro delle elementari di 56 anni residente a Trepuzzi, paese sito nella provincia di Lecce. Nella sola abitazione dell’uomo sono stati trovati 950 dvd e cd, contenenti foto e filmati di bambini.

    Il Deepweb

    Le indagini sembrano essere state assai complicate. Per avere un’idea di cosa sia il deepweb ne diamo una breve spiegazione: Come è (oramai) noto il web profondo, la rete nascosta ai normali motori di ricerca è accessibile attraverso vari protocolli. Quella più conosciuta utilizza le estensioni .onion, raggiungibili solo attraverso la configurazione della rete Tor (The Onion Router), scaricandone il Bundle; poi troviamo la rete I2P, i cui siti hanno estensione .i2p e che ha servizi di siti web nascosti, bittorrent anonimi, email, proxy di connessione a internet e molti altri servizi; Freenet, che comprende l’archiviazione di file di grandi dimensioni e forum decentrati e utilizza un hosting statico;  l’ Anonet, una rete decentralizzata della darknet (parte del deepweb), i cui servizi “sono appoggiati sulla rete IPv4 (ICANN) – specifica un esperto della rete nascosta, che vuole mantenere l’anonimato -, ma inseriscono una sovrastruttura di controllo per anonimizzare le comunicazioni. Nel fare questo, praticamente, creano tutti dei “mondi” paralleli” . In questi luoghi oscuri di internet, tutte le connessioni sono criptate e vige, quindi, l’anonimato.  Le varie estensioni dei siti danno l’idea della vastità del deepweb, che a detta di una ricerca condotta nel 2000 da Bright Planet,  “il Web è costituito da oltre 550 miliardi di documenti mentre Google ne indicizza solo 2 miliardi, ossia meno dell’uno per cento”. Tutto ciò rende chiaro quanto siano complicate le indagini che vengono effettuate in questi meandri oscuri della rete e quanto, i pedofili stessi, abbiano livelli altissimi di conoscenza della navigazione in internet e di utilizzo di esso. Ricordiamo, inoltre, che internet e web non hanno la stessa spiegazione, ovvero, il web sono i documenti, ovvero le pagine, i siti, che si aprono normalmente, internet, invece è tutto, quindi server, email, chat, siti, etc.

    Tutto questo ricercare l’anonimato da parte dei pedofili, sembra marcare la grande paranoia che hanno di essere scoperti, non solo per perpetrare il reato, ma (ipotiziamo), per le regole adottate dai galeotti nei penitenziari. I pederasti sono una delle categorie più odiate e,  una volta in carcere, non solo rischiano di subire, da parte degli altri detenuti, lo stesso tipo di tortura che loro stessi hanno inflitto ai bambini, ma rischiano la morte. L’articolo 41bis dell’Ordinamento Penitenziario, difatti, prevede un’apposita sezione per gli individui accusati di pedofilia.

    La tecnica dei pedofili

    La tecnica usata dai pedofili, era quella del file sharing, ovvero la condivisione attraverso una rete di computer dei files contenenti immagini e video. Durante le perquisizioni ne sono stati ritrovati decine di migliaia, tutti sui computer e sugli altri dispositivi sequestrati, quali smartphone, tablet e hard disk esterni, protetti “da un sistema sofisticato di crittografia”. Ora le indagini sul materiale saranno affidate agli analisti forensi.

  • Pedofilia, tribunale vaticano rinvia a giudizio monsignor Wesolowski

    Pedofilia, tribunale vaticano rinvia a giudizio monsignor Wesolowski

    L’ex nunzio apostolico ed ex arcivescovo polacco a settembre scorso era finito ai domiciliari per presunti abusi su minori e possesso di materiale pedopornografico

    Rinviato a giudizio l’ex nunzio polacco Jozef Wesolowski per pedofilia e pedopornografia. Lo ha deciso il Tribunale vaticano accogliendo la richiesta del Promotore di giustizia. La prima udienza del processo è fissata per l’11 luglio 2015. L’ex diplomatico nella Repubblica Dominicana dal 22 settembre 2014 è agli arresti domiciliari in Vaticano per volontà di Papa Francesco. A Wesolowski vengono contestati sia reati commessi durante il suo soggiorno a Roma, dall’agosto 2013 sino al momento del suo arresto, sia nel periodo trascorso nella Repubblica Dominicana, nei cinque anni in cui ha ricoperto l’ufficio di Nunzio apostolico, ovvero dal gennaio 2008 all’agosto 2013, quando si è dimesso per le gravi accuse.

    Per quanto riguarda il periodo trascorso a Roma dall’ex nunzio, già ridotto allo stato laicale in primo grado nel processo canonico, il provvedimento del Tribunale vaticano contesta il reato didetenzione di materiale pedopornografico, introdotto dalla nuova legge del 2013 voluta da Papa Francesco. La perizia informatica sul pc di Wesolowski, infatti, aveva scoperto un archivio segreto con “oltre 100mila file con foto e video a sfondo sessuale e oltre 45mila immagini cancellate”. Per il periodo precedente, invece, il quadro di accusa si basa sul materiale probatorio trasmesso dall’Autorità giudiziaria di Santo Domingo sugli abusi sessuali su minori. Numerose sono le testimonianze delle vittime dell’ex diplomatico.

    Il portavoce vaticano,padre Federico Lombardi, ha spiegato che “l’insieme delle gravi accuse dovrà passare al vaglio dell’organo giudicante, che potrà disporre, per il definitivo accertamento dei fatti, sia di perizie tecniche sugli apparati informatici utilizzati dall’imputato, sia eventualmente di forme di cooperazione giudiziale internazionale per la valutazione delle prove testimoniali provenienti dalle competenti Autorità di Santo Domingo. Una procedura delicata e articolata, sulla quale è intendimento di tutte le parti coinvolte in giudizio effettuare i più attenti riscontri e approfondimenti”.

    Nello stesso tempo il Papa ha rimosso i vertici della diocesi di Saint Paul and Minneapolis negli Usa, entrambi accusati di aver coperto gli abusi del loro clero sui minori. Bergoglio, infatti, ha sollevato dall’incarico sia l’arcivescovo John Clayton Nienstedt, sia il vescovo ausiliare Lee Anthony Piché  e ha nominato come amministratore apostolico Bernard Anthony Hebda, arcivescovo coadiutore di Newark. Un provvedimento durissimo quello di Francesco che recentemente ha deciso l’istituzione di una nuova sezione giudiziaria all’intero della Congregazione per la dottrina della fede per processare i vescovi che vengono denunciati per abuso d’ufficio episcopale per la pedofilia dei loro preti. Gli ex vertici della diocesi di Saint Paul and Minneapolis potrebbero essere i primi presuli a essere giudicati da questo nuovo tribunale.

    Twitter: @FrancescoGrana

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/15/pedofilia-tribunale-vaticano-rinvia-a-giudizio-monsignor-wesolowski/1779099/

  • “Gay e pedofilia”: il sillogismo come arma fascio-cattolica

    “Gay e pedofilia”: il sillogismo come arma fascio-cattolica

    -M.S.- L’ultima dimostrazione compare visitando un sito (www.catenaumana.it) che raccoglie notizie, vere o infondate che siano, in grado di attirare l’attenzione del lettore, bandiere del più becero populismo, capaci di fomentare l’odio verso immigrati, salvificare i Marò sempre e comunque, gettare fango sulla “casta”, indiscriminatamente.

    In questo sito, che si propone apparentemente di raccontare verità sconosciute (tra cui bufale sapientemente ingigantite), compare anche una sezione il cui titolo è raccapricciante, “Gay e pedofili”, che raccoglie, appunto, tutte le notizie riguardanti l’omosessualità e gli abusi sui bambini. Senza distinzione alcuna.

    Non è certo una novità: tanti sono coloro che brandiscono tale presunto legame come arma, chiaramente negli ambienti ultracattolici e fascisti. Tanto più che, tra i più fieri sostenitori dell’esistenza di tale collegamento, in realtà inesistente, vi fu il cardinale Tarcisio Bertone, il quale, in passato asserì candidamente come “Numerosi psichiatri e psicologi abbiano dimostrato che non esiste relazione tra celibato e pedofilia, ma molti altri  hanno dimostrato che esiste un legame tra omosessualità e pedofilia”.

    A prescindere dall’assenza di qualsivoglia fondamento scientifico, qualcuno, in quei giorni, si impegnò anche a spiegare e confermare il legame paventato da Bertone. “L’omosessualità si esprime negando volutamente l’ordine naturale”, era l’assioma di base, assieme alla “soppressione della pulsione omosessuale” (se sei gay, puoi redimerti). Scriveva il sito “Il cammino dei tre sentieri”: “Il dato naturale, una volta superato, diventa difficile poterlo recuperare successivamente (…) perché mai dovrebbe valere il dato di natura per la pedofilia se poi viene volutamente superato per l’omosessualità?”

    E ancora: “Ammettendo l’omosessualità, si è già riconosciuta che ogni pulsione sessuale, anche contro-natura, deve essere soddisfatta, innalzando a criterio supremo il principio del piacere e non della ragione e della responsabilità”. Per concludere con la perla: “Tanto è vero questo che è altrettanto attestato che nel mondo omosessuale è pressoché assente la fedeltà.”

    Un sillogismo che farebbe impallidire Aristotele, che pure non disdegnava le relazioni omosessuali, ritenendole naturali e, di contro, condannava apertamente lademagogia, riconoscendone la pericolosità.

    Un pensiero che ci spinge a tornare al sito di cui sopra, che sfrutta il populismo per creare il mostro e, conseguentemente, il paladino salvatore, il conservatore eroico che combatterà contro la decadenza morale. Un uomo che, oggi, abituati alle classificazioni, riconosceremmo nei principi, condivisi o meno che siano, dell’estrema destra.

    Proprio in quest’ottica, non sorprenderà scoprire come, cliccando sul collegamento “Chi siamo”, compaia tutt’altro che un testo esplicativo. Piuttosto, un video: un intervento di Giorgio Almirante.

    http://www.articolotre.com/2015/06/gay-e-pedofilia-il-sillogismo-come-arma-fascio-cattolica/

  • Pedofilia, la grave timidezza della Chiesa in Italia

    Pedofilia, la grave timidezza della Chiesa in Italia

    Papa Francesco ha istituito una sorta di ministero per combattere gli abusi. Ma sono ancora tanti che faticano a collaborare con le autorità civili

    Negli Stati e nei casi in cui i reati di abuso sui minori siano caduti in prescrizione e non è quindi possibile un’azione giudiziaria contro un religioso responsabile di simili atti «non è accettabile che le autorità ecclesiastiche sostengano che, se le autorità civili sono state informate ma non possono agire, la Chiesa non è obbligata a rispondere. Se lo stato è incapace di agire, la Chiesa deve investigare e risolvere il caso di abuso attraverso le sue proprie norme e procedure, rimuovendo i colpevoli e prendendosi cura delle vittime quando l’abuso è stato commesso».

    Sono parole estremamente chiare quelle pronunciate lo scorso febbraio dal cardinale Sean Patrick O’ Malley, presidente della Pontificia commissione per la protezione dell’infanzia creata su impulso di papa Francesco. Nel frattempo l’organismo è stato dotato dei necessari Statuti normativi così da entrare in una fase definitivamente operativa; in poche parole, in Vaticano c’è ora un dicastero per combattere la piaga della pedofilia in primo luogo nel clero e poi per difendere i minori in generale.

    Un bel passo avanti, certo, rispetto a un passato fatto di negazioni, insabbiamenti, fughe. E, d’altro canto è stato lo stesso O’ Malley a invocare un principio importantissimo: ovvero quello di mettere a punto «sanzioni» per «le autorità ecclesiastiche» che avessero fallito nel compito di proteggere l’infanzia. Insomma: basta protezioni dai vertici, fine dei segreti e dell’occultamento dei fatti. L’organismo vaticano, del resto, è nato coinvolgendo non solo le vittime degli abusi ma anche le conferenze episcopali sparse per il mondo. Tutto bene dunque? Non esattamente.

    Molti Paesi non sono pronti a recepire in modo automatico una politica di trasparenza su un tema tanto delicato, e – guarda caso – l’Italia rientra in questa sfera. Nei giorni e nelle settimane scorse, diverse indagini dal nord al centro Italia hanno portato alla luce l’ennesima rete di pedofili. In particolare, un prete è stato incastrato ad Alassio, in Liguria; un altro caso invece è emerso a Fiumicino, vicino a Roma. E ancora, un terzo episodio recentissimo riguarda un sacerdote di 73 anni di una parrocchia di Brindisi, in Puglia, una vicenda pure quest’ultima conclusasi con l’intervento delle forze dell’ordine. Un altro prete prete attivo nel quartiere dei Parioli a Roma e in precedenza operativo in Argentina (dove avrebbe commesso i reati), è finito sotto inchiesta – contro di lui è intervenuta l’Interpol – qualche mese fa per violenze, sesso di gruppo, corruzione di minorenni.

    Abusi commessi su chierichetti, su ragazzi che frequentano la parrocchia o adescati per strada, nelle zone della prostituzione minorile, video e fotografie pornografiche, scambio di materiale pedopornografico sul web, violenze filmate e messe in rete. Il catalogo dei reati e delle perversioni conosce ormai dei punti fermi e col passare del tempo si moltiplicano anche in Italia i casi e gli arresti di sacerdoti e religiosi. Se ormai da diversi anni pure nel nostro Paese è crollato il muro dell’omertà grazie alle denunce delle vittime, nelle 225 diocesi che compongono la galassia della Chiesa italiana, si continua a far finta di niente.

    Raramente un ordine religioso, un vescovo, per non dire della conferenza episcopale guidata dal cardinale presidente Angelo Bagnasco e dal Segretario, considerato più vicino a Bergoglio, monsignor Nunzio Galantino, hanno diffuso note di denuncia, prese di distanza, o anche semplicemente di informazione rivolte ai fedeli e all’opinione pubblica. Più raramente ancora si registra qualche parola in favore delle vittime. Si preferisce il silenzio.

    Una delle poche eccezioni ha toccato don Mauro Inzoli, ex pezzo grosso di Comunione e liberazione, “condannato” a una vita di riservatezza e preghiera dal Vaticano il cui provvedimento è stato reso noto dalla diocesi di Crema a cui faceva riferimento il sacerdote (detto don Mercedes). Tuttavia don Inzoli venne poi fotografato in mezzo ad autorità politiche di rango, seduto nelle prime file di un convegno – dedicato neanche a dirlo alla difesa della famiglia tradizionale – svoltosi a Milano. Altri casi, ancora, si sono accumulati negli anni passati, qualcuno finito nel dimenticatoio mediatico, qualcun altro conclusosi con una condanna esemplare come nel caso di don Ruggero Conti, parroco di Selva Candida, vicino Roma, al quale la Cassazione solo un paio di mesi fa, ha dato in via definitiva 14 anni e due mesi; una pena di particolare gravità.

    Dietro queste vicende segnate da omertà, da confessioni indicibili di adulti ex vittime che trovano il coraggio di parlare, di genitori che intuiscono qualcosa, di vescovi che si voltano dall’altra parte, c’è però un nodo istituzionale che riguarda in modo specifico la conferenza episcopale italiana. Quest’ultima negli ultimi anni, ottemperando a fatica alle richieste della Santa Sede, ha cercato di adottare linee guida antipedofilia in sintonia con gli standard richiesti dal Vaticano già prima che venisse creato il nuovo dicastero per la tutela dei minori. Ma nel redigere il documento la Cei ha sempre cercato di negare o attutire un principio fondamentale stabilito nelle norme quadro affermate dal Vaticano: quello della collaborazione con le autorità civili; concetto limitato in tutti i modi nei testi preparati dai vescovi italiani nei quali invece ampio spazio era dedicato alla tutela dell’indagato. Un garantismo che assomiglia un po’ troppo a una difesa della propria corporazione.

    Da ultimo, sui recenti casi di sacerdoti italiani arrestati e coinvolti in indagini relative ad abusi, don Fortunato di Noto, il prete da anni impegnato a combattere la pedofilia (fondatore di Meter), ha affermato: «Chi si macchia di questi reati non può fare il prete. Non possiamo giocare con i termini, sono fatti gravissimi, ancora più se a commetterli sono sacerdoti. Se un padre che abusa del figlio perde la patria potestà, è chiaro che un prete non può continuare a svolgere il suo ministero. Un prete non può permettersi questo scivolone». «È vero – ha aggiunto – che la legge permette percorsi di riabilitazione, va tutto bene. Ma un pedofilo non deve più fare il prete».

    http://www.linkiesta.it/vaticano-lotta-contro-pedofilia