Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • SAVONA, PEDOFILIA: non solo vescovi omertosi, anche assessori – scout.

    SAVONA, PEDOFILIA: non solo vescovi omertosi, anche assessori – scout.

    Abbondanza, ricorda all’assessore Sorgini durante il suo discorso in materia di Diritti dei minori, che era proprio lei una delle responsabili del campo scout dove nel 2005 il cognato, don Giraudo, abusò della vittima per la quale patteggiò 1 e 6 mesi.

    Sarà per questo motivo che la politica savonese si diede latitante di fronte al dramma dei cittadini ?

    Leggi memoria integrale dell’avvocato Marco Russo, legale del Giraudo

    Di seguito l’estratto dell’articolo pubblicato sul sito di informazione NININ. (Articolo completo)

    “Ricorda che se si parla tanto di Diritti dei minori, la battaglia contro la pedofilia, piaga profonda nel savonese, non è considerata una priorità, se non dalla Procura che invece continua ad indagare e far emergere i casi di abusi commessi, a partire da quelli con responsabili i prelati. Abbondanza guarda l’ass. Sorgini seduta in prima fila, mentre affonda sulla grave e intollerabile ipocrisia e responsabilità di coloro che sapendo chi sono i pedofili, come nel caso di Don Nello Giarudo (cognato della Sorgini), hanno taciuto e li hanno così protetti, permettendogli, ad esempio, di continuare la loro “caccia” ai bambini nei campi scout. La Sorgini è pietrificata, forse le tornano in mente quei passaggi della Memoria difensiva di Don Nello Giraudo in cui veniva indicata proprio lei tra i principali responsabili del campo scout dove Don Giraudo – come accertato dalla procura di Savona – compiva i suoi abusi”.

    Il video dell’intervento di Christian Abbondanza, il quale si rivolge all’assessore Isabella Sorgini, presente al congresso ARCI.

  • INTERVISTA VIDEO: La delusione di Luisa Bonello, il medico di Savona che ha consegnato in Vaticano i documenti sui preti pedofili.

    INTERVISTA VIDEO: La delusione di Luisa Bonello, il medico di Savona che ha consegnato in Vaticano i documenti sui preti pedofili.

    Un racconto triste quello di Luisa Bonello, il medico di Savona che da cattolica praticante, ha chiesto giustizia, ha chiesto una chiesa pulita, ha chiesto quello che il Vaticano propaganda a gran voce, FUORI I PEDOFILI DALLA CHIESA.
    Prima il suo vescovo, poi il cardinale Bagnasco e infine anche il Vaticano la hanno “usata”. Qui la sua testimonianza e la sua profonda delusione.

  • Dove è nascosto don Silverio Mura, il sacerdote della diocesi di Nola denunciato per presunti abusi ?

    Dove è nascosto don Silverio Mura, il sacerdote della diocesi di Nola denunciato per presunti abusi ?

    Una storia allucinante quella subita dalla vittima di don Silverio, un prete che come in molti casi era l’amico di tutta la famiglia.

    Quando la sua vittima, oramai grande decise di sposarsi, la famiglia si rivolse a lui, l’orco che aveva abusato di loro figlio, ma non lo sapevano.

    Il figlio non aveva mai trovato il coraggio di parlare con loro. Non lo riuscii a fare neanche con la moglie, almeno fino a oggi.

    Il parroco, dopo la denuncia della Rete L’ABUSO è sparito, aiutateci a ritrovarlo.

    TUTTA LA STORIA;

    Malgrado le denunce da parte della vittima al Vescovo di Nola e al Card. Crescienzio Sepe, alle autorità civili, ai mezzi di informazione, don Silverio Mura non solo resta in servizio, ma cosa più grave continua tranquillamente ad insegnare nelle scuole, a contatto con minori.
    Un’altra storia di “ordinaria pedofilia” Che giunge a Rete L’ABUSO dalla provincia di Napoli, scegliamo di raccontarla perché particolarmente documentata (con tanto di video tra vittima e abusatore) e in grado di far comprendere quale è il dramma delle vittime di preti pedofili. E’ in grado anche, di lanciare un messaggio chiaro di civiltà e sensibilizzazione per chi lo vuole cogliere, a contrasto di questa inciviltà.
    Tutto comincia nel 1987 in una scuola del napoletano, la vittima un bambino di 11 anni che viene adescato a scuola da don S. M. il quale lo invita a casa, fuori dall’orario scolastico. Preso il ragazzino si rende conto di non essere il solo al quale don S. M. dedica le sue morbose attenzioni, sono almeno in 7.

    Passano anni prima che l’incubo finisca, finalmente il ragazzino riesce a tagliare il cordone ombelicale creatosi col carnefice, come da cliché passano ancora anni prima che maturi il dramma e comprenda che le sue crisi per le quali è in cura derivano da quello che ha subito da bambino. Quando realizza è già sposato e padre di famiglia. Ha tre figli e inorridisce all’idea che quel prete pedocriminale, amico di famiglia che non solo lo ha sposato, ma che ha anche battezzato i suoi tre figli, sia ancora in circolazione e a contatto con minori. L’uomo è credente, di istinto si rivolge alle autorità ecclesiastiche scrive al Cardinale Crescenzio Sepe, riceve la notifica di lettura della mail, ma nessuna risposta. Un altro dramma dell’uomo è che non ha mai trovato la forza di raccontare alla moglie quello che aveva subito da quel prete, non può nemmeno spiegare a cosa sono dovute le sue frequenti crisi. Matura la situazione e sotto il consiglio dello psicologo racconta tutto alla moglie e ai genitori, i quali trovano fortunatamente la forza e l’amore per aiutarlo. Scrive nuovamente alla Diocesi, lo fa anche la moglie, ma nessuna risposta. Di sua iniziativa lo psicologo dell’uomo, comprendendo che buona parte del dramma è dovuta anche al fatto che il sacerdote sia un pericolo per i bambini, scrive al Vescovo Lucio Lemmo, in un passaggio della sua lettera scrive ” Non mi pongo come il perito legale di XXXXX, ma il suo curante. Ho segnalato questo drammatico caso alla Chiesa perché ho ritenuto soprattutto utile per le strategie terapeutiche, oltre che un mio obbligo di cittadino morale e cattolico”. La Diocesi non risponde direttamente ma invia a casa dell’uomo due giovani che si presentano con una busta contenente 300€, a nome della Caritas, sottolineando, che non vi saranno altri aiuti.

    L’uomo non ha mai chiesto soldi, la sua unica preoccupazione sono i minori a rischio. Deluso dalla chiesa e impotente si reca alla Stazione dei Carabinieri di Napoli Ponticelli il 22/06/2010 e sporge regolare denuncia, ma i fatti sono prescritti, non ci sarà un’indagine nulla, quella denuncia finirà su uno scaffale.

    Il presunto pedofilo, malgrado le denunce e le segnalazioni è tutt’ora a piede libero, ex parroco della parrocchia Santissima Annunziata di Pollena Trocchia (diocesi di Napoli), insegnante di religione nell’istituto alberghiero “C. Russo” di Cicciano (diocesi di Nola) nell’anno scolastico 2012 – 2013 http://www.ipsar.net/orario_provvisorio_2013/Docenti/Docente47.html

    Non si chiede di riparare un danno irreparabile, si chiede solo che questo non continui, che venga fermato, che il prete non stia più a contatto con minori, perché “non impedire un fatto che si ha il dovere di impedire,equivale a cagionarlo” . (Sentenza del Giudice del Tribunale di Savona Fiorenza Giorgi maggio 2012 contro Mons. Dante Lafranconi) .
    Per questo ci appelliamo al dovere civico di chi fa informazione e successivamente a quello dei genitori perche si chieda conto alla Diocesi, alla Chiesa e al Cardinale Sepe, della sicurezza dei propri figli.

     

     

  • Le Iene: Pablo Trincia e il prete condannato per molestie su minori

    Le Iene: Pablo Trincia e il prete condannato per molestie su minori

    Pablo Trincia ci racconta la storia di Don Paolo, un parroco condannato per molestie che continua ad insegnare catechismo ai bambini. Guarda il video del servizio delle Iene su melty.it.

    Le Iene hanno portato all’attenzione la vicenda di un prete, Don Paolo, condannato ad un anno e mezzo di carcere per molestie su minori che, dopo 10 anni, insegna ancora catechismo a bambini e ragazzi della sua parrocchia. Come anticipato da melty.it, nella puntata delle Iene del 5 febbraio, Pablo Trincia ha cercato di fare chiarezza sulle motivazioni che hanno portato il parroco di nuovo a contatto con minorenni. La storia di Don Paolo inizia nel 2005, quando era parroco in un piccolo paesino umbro e venne accusato da quattro ragazze di molestie sessuali nei loro confronti. Pablo Trincia ha incontrato una di queste giovani, all’epoca quattordicenne, che ha ripercorso insieme a lui la vicenda. La ragazza ha raccontato di come si fidasse di Don Paolo: lo considerava un punto di riferimento, ma si rese conto che in certe situazioni l’affetto del parroco era esagerato: quando l’abbracciava per salutarla le palpava il seno.

  • Fiaccolata per Don Massaferro, il prete pedofilo di Alassio condannato in terzo grado.

    Fiaccolata per Don Massaferro, il prete pedofilo di Alassio condannato in terzo grado.

    Vergogne che sarebbe meglio non fossero mai accadute, ma purtroppo accadono. Un’intera comunità schierata contro la vittima, una bambina di 12 anni. Sarebbe lei la tentatrice del povero parroco.

    Ricordare per non dimenticare…… Il video della fiaccolata organizzata per dimostrare affetto nei confronti di Don Luciano Massaferro, il parroco alassino in carcere da dicembre con l’accusa di pedofilia

  • Suor Maria Angela Farè abusò di una bimba. “La vittima si è impiccata: era disperata”

    Suor Maria Angela Farè abusò di una bimba. “La vittima si è impiccata: era disperata”

    VARESE – I fatti sono venuti a galla molti anni dopo, quando la vittima si è tolta la vita a causa del peso che portava dentro.  

    La congregazione religiosa delle Figlie di Maria Ausiliatrice è citata come responsabile civile nel processo a Busto Arsizio (Varese) a una suoraaccusata di abusi sessuali nei confronti di una ragazza, minorenne quando sarebbero avvenuti gli episodi, che poi si è suicidata all’età di 26 anni.

    Potrebbe trovarsi quindi a dover risarcire i danni morali ai genitori della giovane, che si sono costituiti parte civile. È quanto ha stabilito il gip di Busto Arsizio Luca Labianca, nel corso dell’udienza preliminare. La suora, Maria Angela Farè, 53 anni, è accusata di violenza sessuale aggravata e atti persecutori.  Gli abusi iniziarono in una parrocchia di Busto Arsizio tra il 1997 e il 1998, quando la vittima aveva solo 12 anni, e sarebbero poi proseguiti per diversi anni.

    Episodi che sono venuti alla luce nel giugno 2011, quando la ragazza si è suicidata e sono stati ritrovati diari, video e lettere scritte dalla suora, che nel frattempo era stata trasferita e operava in una scuola di formazione del Milanese.  «Chiederemo che la congregazione paghi i danni morali – ha spiegato il legale dei genitori della ragazza, Tiberio Massironi – perchè secondo noi è mancata la vigilanza sul comportamento della suora».

    La parte civile aveva chiamato in causa la congregazione alla quale apparteneva la religiosa, chiedendo che fosse coinvolta nel processo come responsabile civile.

    http://www.leggo.it/NEWS/ITALIA/suor_maria_angela_far_amp_egrave_abus_amp_ograve_bimba/notizie/404572.shtml

  • «Indaghiamo su ragazzine, preti e politici»

    «Indaghiamo su ragazzine, preti e politici»

    Navigare sul web a caccia delle lolite dei Parioli o dei tanti profittatori di minorenni non è facile. Se il «cattivo» è appunto un pedofilo ecco che il livello di preparazione psicologica deve essere molto alta, oltre a quella tecnica. E quando ci si trova a dare la caccia a chi ha abusato di bambini o mette in vendita e acquista materiale pedopornografico è necessario avere una preparazione che non tutti sono in grado di raggiungere. E in pochi sono in grado anche di sopportare per troppo tempo. Ma c’è chi ci protegge, chi ogni giorno lavora per difendere i più deboli, i bambini, e per punire chi ruba la loro innocenza o addirittura gli rovina la vita per sempre. «Non è facile, ma qualcuno lo deve fare. Molti colleghi si rifiutano, non se la sentono, oppure dopo un po’ di tempo chiedono il trasferimento». È un investigatore delle forze dell’ordine a raccontare, sotto forma anomina, come combatte ogni giorno i crimini su internet, come riesce con i suoi colleghi a individuare chi violenta e sfrutta i minori e a volte li riprende durante rapporti sessuali.

    «Le difficoltà maggiori le riscontriamo quando indaghiamo su abusi su minori, preti o politici – spiega l’investigatore – per i bambini è difficile scoprire gli orchi perché aprono e chiudono i siti alla velocità della luce: internet è la realtà più veloce che c’è adesso. Per preti e politici, invece, a volte subiamo “pressioni” dall’alto per sbrigarci, per aprire e chiudere subito la questione. Ma non è così semplice. Quando si va a indagare sul web esistono dei tempi e non sempre è possibile dare risultati nei tempi richiesti». Lo 007 del web, poi, spiega quali sono i fenomeni più perversi con i quali fa i conti tutti i giorni, oltre alla pedopornografia che è un capitolo a parte. «Sul web adesso stanno spopolando video amatoriali di uomini e donne che fanno sesso con gli animali poiché la gente non si “soddisfa” più con film pornografici. Cercano di più su internet». E il mercato lo sa.

    Per quanto riguarda invece i siti che pubblicano immagini e video pedopornografici, l’investigatore racconta sia l’aspetto umano, di chi lavora per dare la caccia ai «cattivi», sia quello tecnico. «Alcuni colleghi smettono di lavorare in questo settore e sono costretti a sottoporsi a volte a cure mediche per superare certi choc. Ma, comunque, alcune immagini ti restano in testa per tutta la vita». E poi: «Quando il pedofilo ha trovato la sua vittima, immediatamente chiude il sito o il blog e a quel punto è quasi impossibile rintracciarlo. Se invece, come il caso delle baby squillo, che è solo la punta di un iceberg, ci sono denunce specifiche, allora si può incastrare il criminale. Ma questo se accade con provider italiani. Ma spesso non è così. Cioè i siti sono aperti all’estero e a questo punto dipende dal Paese dove si trova il provider». Ed ecco l’aspetto legale del lavoro dello 007 informatico. «Noi possiamo anche individuare il pedofilo, ma se facciamo richiesta di rogatoria ad alcuni Stati, come quelli dell’Est Europa, non ci danno neanche una risposta negativa. E a quel punto ci bloccano le indagini. L’extraterritorialità è infatti uno degli scogli che andrebbe superato». Non mancano poi i consigli per i genitori. «Prima di parlare di tecnologia è indispensabile dire che il ruolo del genitore deve essere quello di controllare, senza farsi scoprire, quali siti visita il figlio. Un ragazzino di 13 anni oggi è però molto più abile del papà o la mamma, e quindi se non vuole far vedere cosa guarda i genitori non lo scopriranno mai. Quindi l’unico sistema è, semmai, usare programmi, anche gratuiti, che bloccano la possibilità di visitare siti, ad esempio, pornografici. Ma se poi i minori hanno in mano uno smartphone è quasi una spreco di tempo. Da lì possono fare quello che vogliono». Poi c’è il lavoro dell’investigatore per scovare i pedofili. «Prima di tutto è necessario ottenere la fiducia dell’utente che è a caccia di bambini o bambine. Se poi vogliono un incontro con una ragazzina, bisogna individuare una collega che abbia le sembianze di una minore e che sia disposta a fare da esca. Non basta quindi solo una squadra che lavora dietro un computer, ma anche di uomini e donne che scendono in campo per incastrare definitivamente il criminale».

    Augusto Parboni

    http://www.iltempo.it/cronache/2013/11/18/indaghiamo-su-ragazzine-preti-e-politici-1.1190702

  • FUORI DAL OMBRA

    FUORI DAL OMBRA

    Il progetto consiste in una serie di foto di sopravvissuti e le loro testimonianze. Durante l’incontro di Roma, nell’Ottobre del 2010, la fotografa italiana SIlvia Amodio ha iniziato il suo progetto “Fuori dall’ombra”. Durante l’incontro di Roma, sono stati fotografati oltre 30 sopravvissuti e una parte di queste foto e testimonianze é stata raccolta in un video. Silvia continua a seguirci in tutti i nostri incontri ed a raccogliere foto e testimonianze da aggiungere al video.

  • Caso Erik Zattoni, anche Ratzinger doveva sapere

    Caso Erik Zattoni, anche Ratzinger doveva sapere

    Le dinamiche sembrano ripetersi, forse stiamo riuscendo a svelare anche all’opinione pubblica un’altra grande menzogna della chiesa, la seconda.

    La prima, quando le gerarchie vaticane, limitandosi ai vescovi, difronte alle denunce delle poche vittime offrivano il loro cordoglio, affermavano increduli di non sapere, dicendo alla vittima che era la prima volta che qualcuno denunciava quel prete. Promettevano provvedimenti, che però nessuno ha mai visto, i preti venivano sistematicamente “spostati”, ovvero si permetteva loro di continuare ad abusare di minori innocenti, solo che lo facevano in un’altra parrocchia, spesso vicino alla precedente.

    La seconda, è che non solo le diocesi sapevano ma anche le più alte gerarchie vaticane sapevano, persino il Papa. Il primo caso documentato in Italia è quello di Savona, anche quello documentato da LE IENE nel marzo di quest’anno.(GUARDA IL VIDEO)

    Nella foto, la lettera che dimostra che il Cardinale Domenico Calcagno nel 2003 Vescovo di Savona-Noli, aveva avvisato il Cardinale Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, poi, diventato Papa Benedetto XVI. Si scoprì successivamente che la vicenda di don Nello Giraudo era ben nota alle gerarchie vaticane dal 1980, l’anno in cui prese i voti. Lo sapevano da subito, ma malgrado le denunce arrivate immediatamente alla curia, nessuno mai è intervenuto per 30 lunghissimi anni, malgrado le decine di vittime.

    Anche a Ferrara, come a Savona e in molte altre località italiane, sta emergendo che le segnalazioni non si fermavano al vescovo, ma arrivavano anche ai cardinali e alle più alte gerarchie, come da manuale.

    Si perchè un manuale esiste, si chiama Crimen Sollicitazionis, una direttiva vaticana interna del 1922, applicata successivamente in tutto il mondo nel 1962, attualmente in vigore in Italia. Sono state apportate delle modifiche nel 2012 ma sostanzialmente il documento resta invariato.

    Redazione

    Da ESTENSE.COM quotidiano on-line di informazione ferrarese

    Caso Erik Zattoni, anche Ratzinger doveva sapere

    Erano stati informati della vicenda anche monsignor Negri e il predecessore Rabitti.

    Anche papa Ratzinger avrebbe dovuto sapere. Così come sapeva il predecessore di monsignor Luigi Negri, l’allora vescovo di Ferrara, Paolo Rabitti. Lo stesso Negri, nonostante affermi diessersi “responsabilmente e debitamente informato a seguito dell’incursione subita da “Le iene””, in realtà era stato già informato il 13 aprile tramite lettera della Congregazione della dottrina per la fede, a firma dell’arcivescovo Luis F. Ladaria. Informati, insomma, di quella storia emersa ora grazie al racconto del figlio di una madre stuprata a 14 anni e messa incinta dal prete del paese.

    E’ una storia sbagliata, di quelle, per dirla con le parole di De Andrè, “da dimenticare”. Ma Erik Zattoni e sua madre, violentata nel 1980 da un prete all’epoca 54enne, non ce l’hanno proprio fatta a dimenticare. Erik cerca giustizia per lei, per se stesso, per quel padre vestito di nero che ha riconosciuto la paternità solo dopo essere stato messo con le spalle al muro dal test del dna. Una storia che Erik ha svelato alle telecamere de Le Iene decidendo di renderla pubblica, raccontandola anche alla Rete Nazionale L’Abuso, una onlus nata dall’idea di un gruppo di vittime di preti pedofili che hanno formato una rete di supporto alla quale le stesse vittime possono rivolgersi.

    Il caso di Erik e di sua madre ha ovviamente preso posto sulla home page della onlus, con tanto di documentazione che rivelerebbe come la chiesa e le sue alte sfere fossero a conoscenza di quanto avvenuto.  Quando negli anni ’80 accadde tutto questo, infatti, Ratzinger era prefetto e avrebbe dovuto sapere della vicenda (e in ogni caso Erik gli scrisse, senza ottenere risposta), in quanto i vescovi sono obbligati a informare la Congregazione della dottrina per la fede, come ha effettivamente fatto il precedente arcivescovo di Ferrara, Paolo Rabitti, con una lettera datata 26 novembre 2012. Lo si evince dalla missiva che la stessa congregazione invia a monsignor Negri con data 13 aprile, in cui, riscontrando la lettera di Rabitti, si invita il vescovo ad “ammonire formalmente il chierico […] e ad accompagnare lo stesso nell’intrapreso cammino penitenziale”, ma anche “a sollecitare il reo, nei limiti del possibile, ad assumersi, sia pur tardivamente, le proprie responsabilità di padre nei confronti del sig. Erik Zattoni, quantomeno sotto l’aspetto affettivo e morale” e “a comunicare quanto sopra al denunciante, prodigando al medesimo le dovute attenzioni pastorali e caritative”.

    E’ una storia sbagliata, certo, sulla quale il silenzio che si è abbattuto come un macigno ha pesato per troppo tempo sulla vita di una famiglia normale.

    http://www.estense.com/?p=335670

  • LE IMMAGINI CHOC DI UN PRETE PEDOFILO

    LE IMMAGINI CHOC DI UN PRETE PEDOFILO

    Tra alcune settimane , il processo al prete pedofilo Eric Dejaeger si terrà a Nunavut ( territorio nel nord del Canada ) . Il sacerdote è sospettato di atti di libidine multipla e stupro di bambini a partire dal 1970.
    Una troupe televisiva ha visitato il villaggio di Igoolik , dove ha fatto più di 40 vittime. Ha acquisito il filmati di repertorio terribilmente scioccantidove si vede il sacerdote giocare coi bambini sulle ginocchia, in mutande, baciandoli sulla bocca, senza che nessuno interviene, nemmeno l’autore del video.

    “Ero così spaventata che ho obbedito ”
    “Ho dovuto toccare perchè lui mi ha sempre minacciato con un coltello . Non potevo dirlo a nessuno ed ho dovuto procurargli altri bambini. Ero così spaventata che ho taciuto e ho obbedito ” dice una vittima . Per oltre 30 anni il prete ha imposto la sua legge nella comunità Inuit , dove era una figura molto rispettata . “E ‘stata la prima volta che abbiamo visto un uomo bianco , che è più di un prete “, dice un abitante.

    La Chiesa era a conoscenza delle azioni del prete , ma fu tenuto nel silenzio . Per la prima volta , i Padri Oblati nelle Fiandre riconoscono i fatti. Per anni , la congregazione alla quale apparteneva il sacerdote l’ha coperto ed ha fatto in modo che potesse fuggire dal paese . Cardinal Danneels anche lui accusato per complicità nella relazione perchè era a conoscenza del caso dal 2001, arcivescovo emerito di Malines -Bruxelles aveva ignorato una lettera in cui venivano denunciati gli abusi.

    Articolo originale in francese:

    DANS QUATRE SEMAINES, LE PROCÈS DU PRÊTRE PÉDOPHILE ERIC DEJAEGER SE TIENDRA DANS LE NUNAVUT (TERRITOIRE DES INUITS À L’EXTRÊME NORD DU CANADA). CET HOMME, ORIGINAIRE DE ROULERS, EST SUSPECTÉ DE MULTIPLES ATTOUCHEMENTS ET VIOLS SUR DES ENFANTS INUITS À PARTIR DES ANNÉES ’70.

    UNE ÉQUIPE DE TÉLÉVISION DE VTM S’EST RENDUE DANS LE VILLAGE D’IGOOLIK, OÙ IL AURAIT FAIT PLUS DE 40 VICTIMES. ELLE S’EST PROCURÉ DES IMAGES D’ARCHIVES TERRIBLEMENT CHOQUANTES. ON Y VOIT LE PRÊTRE EN TRAIN DE TRIPOTER DES ENFANTS ET EN TRAIN DE LES EMBRASSER SUR LA BOUCHE, SANS QUE PERSONNE N’INTERVIENNE, PAS MÊME L’AUTEUR DE LA VIDÉO.

    “J’AVAIS TELLEMENT PEUR QUE J’OBÉISSAIS”
    “JE DEVAIS LE TOUCHER ET APRÈS, IL ME MENAÇAIT TOUJOURS AVEC UN COUTEAU. JE NE POUVAIS RIEN DIRE À PERSONNE. ET JE DEVAIS ALLER CHERCHER D’AUTRES ENFANTS POUR LUI. J’AVAIS TELLEMENT PEUR QUE JE ME TAISAIS ET J’OBÉISSAIS”, TÉMOIGNE UNE VICTIME. PENDANT PLUS DE TRENTE ANS, L’INDIVIDU A IMPOSÉ SA LOI DANS CETTE COMMUNAUTÉ INUIT, OÙ IL ÉTAIT UNE FIGURE TRÈS RESPECTÉE. “C’ÉTAIT LA PREMIÈRE FOIS QU’ON VOYAIT UN BLANC, QUI PLUS EST UN PRÊTRE”, EXPLIQUE-T-ON LÀ-BAS.

    L’EGLISE ÉTAIT AU COURANT DES AGISSEMENTS DU PRÊTRE, MAIS S’EST MURÉE DANS LE SILENCE. POUR LA PREMIÈRE FOIS, LES PÈRES OBLATS EN FLANDRE RECONNAISSENT LES FAITS. PENDANT DES ANNÉES, LA CONGRÉGATION À LAQUELLE APPARTENAIT LE PRÊTRE L’A COUVERT ET A FAIT EN SORTE QU’IL PUISSE FUIR LE CANADA. LE CARDINAL DANNEELS EN PREND AUSSI POUR SON GRADE DANS LE REPORTAGE. AU COURANT DE L’AFFAIRE DEPUIS 2001, L’ARCHEVÊQUE ÉMÉRITE DE MALINES-BRUXELLES AURAIT ENTRE AUTRES IGNORÉ UNE LETTRE D’ACCUSATION.

    LE REPORTAGE DE TELEFACTS EST À SUIVRE CE MARDI À PARTIR DE 21H40 SUR LA CHAÎNE NÉERLANDOPHONE VTM