Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Prostituzione minorile. Un video girato durante gli incontri

    Prostituzione minorile. Un video girato durante gli incontri

    di Marco Lillo e Ferruccio Sansa Da Il Fatto Quotidiano del 13 maggio 2013

    La Procura di Savona ha aperto un’indagine per accertare se esista davvero la lobby gay in Vaticano. Nel fascicolo sono confluite registrazioni nelle quali si parla di possibili casi di corruzione, ma soprattutto di orge in appartamenti romani e persino all’interno delle mura vaticane che avrebbero coinvolto ragazzi, alcuni forse minori, e un altissimo prelato.

    La riservatezzasulle indagini, seguite personalmente dal procuratore capo, è massima. Il fascicolo è stato aperto due mesi fa e contiene una dozzinadi registrazioni di colloqui telefonici. Le conversazioni sono state raccolte da Francesco Zanardi, blogger e attivista della rete L’abuso, un movimento che si batte con toni molto accesi contro le molestie compiute da sacerdoti.

    A parlare nelle conversazioni registrate è il manager di una multinazionale che sostiene di aver avuto accesso al sistema informatico vaticano, di avere fatto affari con alcuni personaggi vicini alla Segreteria di Stato e di aver frequentato altissimi prelati e, soprattutto, di aver assistito personalmente o di avere visto video di incontri a luci rosse, alcuni dei quali sarebbero avvenuti all’interno della Santa Sede.

    LA STORIA COMINCIA oltre un anno fa quando Zanardi viene contattato dal manager. L’uomo ha lavorato per una società basata a Londra che fattura 600 mila sterline nel Regno Unito e ha aperto una branch in Italia. Si dice stufo di questo giro immorale e fornisce elementi che dovrebbero dimostrare le sue frequentazioni Oltretevere: numeri telefonici di personaggi importanti e indirizzi.
    Sostiene di poter provare il suo ingresso in Vaticano tramite il localizzatore del cellulare nelle ore serali.
    Mentre il manager racconta, Zanardi registra scrupolosamente. “In questi anni – racconta l’uomo – per ragioni di lavoro ho avuto occasione di avere accesso ad ambienti vaticani e anche ai personal computer riservati di alti prelati”. Un rapporto di fiducia che, sostiene il manager, sarebbe presto sconfinato nella sfera intima di sacerdoti e consulenti importanti della Curia. L’uomo mostra numeri di telefono che, secondo il racconto, sarebbero stati utilizzati per concordare incontri a sfondo sessuale e per scambiare sms con i ragazzi. Oltre alla verifica dell’attendibilità del manager, è questo il punto più delicato: il manager sostiene che alcuni ragazzi contattati per gli incontri non erano maggiorenni e fornisce anche numeri di telefono di uomini di spettacolo che si sarebbero rivolti a lui per incontri, anche con minori.
    I racconti ovviamente devono essere verificati con grande cautela. Riguardano avvenimenti che si sarebbero verificati anche all’interno di uno Stato straniero, la Città del Vaticano. Gli investigatori non escludono il rischio di un mitomane o di un complotto.
    Questo è il racconto, ripetuto più volte al telefono e di persona: “Visto che avevo dimostrato di essere una persona di fiducia e riservata, e che avevo conosciuto molti esponenti della Curia e loro amici manager, mi fu affidato il compito di reclutare uomini e ragazzi da accompagnare in Vaticano per serate a sfondo sessuale cui doveva partecipare un alto prelato che spesso si reca a Roma per la sua missione. La maggior parte aveva intorno ai vent’anni, ma alcuni almeno all’inizio mi risulta che fossero minorenni”. Zanardi chiede prove. Gli viene concessa l’occasione di parlare telefonicamente con un ragazzo che gli fornisce il proprio nome, nonché riferimenti per consultare la sua bacheca facebook: “Disse – racconta Zanardi – di essere un giovane in difficoltà, che per cercare di sopravvivere svolgeva il lavoro di posteggiatore abusivo nelle strade di Roma.
    Mi confermò di essere stato reclutato per partecipare agli incontri sessuali. Confermò anche che una sera alla settimana il manager lo passava a prendere per andare in Vaticano agli incontri con prelati”. I racconti del manager e del giovane sono dettagliati ma impossibili da verificare e descrivono vere e proprie orge: “All’inizio della serata si mangiava, si scherzava tutti insieme. Poi si passava in un’altra stanza dove l’alto prelato si spogliava e si faceva circondare da sei o sette ragazzi che avevano rapporti sessuali con lui”. Stando al racconto del manager, la situazione sarebbe sfuggita di mano: “Tra i ragazzi c’era qualcuno che portava con sé il telefonino: scattò fotografie e girò filmati in cui l’alto prelato compariva mentre aveva un rapporto sessuale durante un’orgia”. Il profilo della ricattabilità è un altro dei motivi dell’interesse degli investigatori. Il manager non ha mai mostrato il video a Zanardi né ai giornalisti del Fatto con i quali è entrato in contatto. Sostiene di aver depositato due copie del filmato presso notai, uno a Roma, l’altro in Svizzera: “Temo per la mia vita”, racconta e aggiunge: “Voglio denunciare tutto perché sono disgustato e pentito”.
    IL MANAGERha promesso più volte di fornire una copia del materiale ma non lo ha mai fatto. Di qui il dubbio che possa trattarsi di un ricatto.

    È un momento di grandissima fibrillazione per la Curia Romana. Anche il Papa, secondo le indiscrezioni di un sito cileno, per la prima volta nella storia, ha parlato di lobby gay e corruzione. Stasera va in onda su La7 lo speciale sul Vaticano di Servizio Pubbl i co nel quale si parla anche di sesso. La Segreteria di Stato è stata già toccata dallo scandalo Vatileaks nel quale fu pubblicata (in esclusiva sul Fatto ) una lettera di monsignor Carlo Maria Viganò nella quale l’ex segretario del Governatorato accennava a comportamenti omosessuali con tono di rimprovero che confinava con la minaccia.
    Le notizie riferite dal manager, se vere, potrebbero avere effetti dirompenti sugli equilibri vaticani.
    Addirittura toccando personaggi che qualcuno indica come possibili papabili. Per ora di certo in questa storia ci sono solo le registrazioni depositate alla Procura di Savona che sta valutando la sua competenza. Non ci sono indagati, ma i magistrati sono intenzionati a verificare se le informazioni contenute nei colloqui sono vere. E non è poco.

  • Il genocidio dei nativi canadesi. Kevin Annet per Rete L’ABUSO – VIDEO (ITA)

    Il genocidio dei nativi canadesi. Kevin Annet per Rete L’ABUSO – VIDEO (ITA)

    *Chiusi a forza nelle scuole cristiane. Abusati. Uccisi. è la sorte toccata agli aborigeni dello Stato. Ora il governo riconosce il genocidio. E risarcisce* Per ogni anno passato nella scuola ognuno riceverà 13 mila dollari per la perdita della lingua, della cultura e della vita di famiglia. Chi dichiarerà di avere subito violenze sessuali, fisiche e psicologiche dovrà affrontare un processo supplementare e potrà ricevere fra i 5 mila e i 275 mila dollari in più.

    A questo risarcimento avranno diritto gli allievi delle scuole residenziali cristiane di Stato del Canada, nelle quali, a partire dal Federal Indian Act del 1874 che le ha istituite, oltre 150 mila bambini indiani sono stati rinchiusi d’autorità per ‘venire civilizzati’ dopo essere stati strappati alle famiglie. Il fine era quello di “uccidere l’indiano che è dentro l’indiano”.

    Non meno di 50 mila di quei bambini sono stati uccisi per davvero, torturati e abusati dal personale insegnante o dai religiosi, preti e suore, che li ‘accudivano’ e di cui hanno anche fatto sparire i cadaveri. La legge del 1874 definiva gli indiani, cioè gli aborigeni, “individui selvaggi, privi della conoscenza di Dio e di qualsiasi stabile e chiaro credo religioso”, definizione che ha permesso l’incredibile strage degli innocenti durata fino al 1997.

    Da quell’anno il governo canadese ha chiuso le scuole. è iniziata una trattativa con l’Atlantic Policy Congress of First Nation Chiefs (Apc) che si è conclusa ora con l’accordo per un risarcimento di 1,9 miliardi di dollari ai circa 80 mila superstiti rinchiusi in quei lager di Stato dal 1920 al 1997. Il primo ministro Stephen Harper in Parlamento ha chiesto ufficialmente perdono, stando in piedi, al delegato dell’Apc, rimasto seduto, Phil Fontaine: nome francese, ma inequivocabile copricapo di piume.

    Nel suo discorso Harper ha tra l’altro detto: “è stato un errore separare i bambini da culture ricche e vibranti. Ciò ha creato un vuoto in molte vite e in tante comunità. Chiediamo perdono”. “La vostra domanda di perdono è accolta”, ha risposto Fontaine. “Il risarcimento ammette una verità che è più profonda dei soldi”, ha commentato Paul Viola, un altro rappresentante dell’Apc: “Nelle scuole cristiane si veniva chiusi in tenera età, così da non conoscere i propri genitori, e si imparava solo la violenza fisica e gli abusi sessuali”.

    Il 62enne Paul Fredda, ‘uomo della medicina’ della tribù Passamaquoddy, ha potuto raccontare di quando lui e suo fratello furono deportati nella scuola di Shubenacadie, dove con altri bambini vennero abusati sessualmente da preti cattolici e dove hanno assistito, tra l’altro, all’agonia di un bambino picchiato, legato a un albero per due notti e lasciato morire. E’ stata l’Apc a prendere a suo tempo con altri gruppi l’iniziativa di citare in tribunale il governo canadese e le chiese anglicana, battista, metodista, presbiteriana, cattolica e unitaria canadese, le chiese cioè che hanno gestito il centinaio di mattatoi per bambini chiamati scuole residenziali perchè gli ‘scolari’ erano costretti risiedervi. Il governo ha dovuto così istituire l’ente investigativo pubblico chiamato Commissione per la verità del genocidio in Canada, che a sua volta ha proseguito i lavori di altri due tribunali, la Commissione d’inchiesta sui crimini contro il popolo aborigeno e il Tribunale sulle scuole residenziali canadesi.

    Ne è uscita una galleria di orrori con 15 tipi di violenze fisiche compresa l’inoculazione di virus e bacilli di malattie mortali. Il segretario della prima Commissione, reverendo Kevin Annet, non ha esitato a parlare di “crimini contro l’umanità” e a scrivere nella relazione finale: “A differenza del popolo tedesco dopo la Seconda guerra mondiale, noi canadesi dobbiamo ancora venire a conoscenza e fare ammenda del genocidio che abbiamo perpetrato contro le popolazioni da noi sottomesse: uomini, donne e bambini indigeni deliberatamente sterminati dal nostro Stato e dalla nostra Chiesa convinti della propria supremazia razziale”.

    dall’Espresso – Di Giuseppe Nicotri

  • Prete indagato per violenza sessuale, nuovo video sequestrato

    Prete indagato per violenza sessuale, nuovo video sequestrato

    Prete indagato per violenza sessuale, nuovo video sequestrato
    Ultimo aggiornamento Sabato, 20 Aprile 2013 17:58

    Tribunale Lanciano Il sostituto procuratore di Lanciano, Rosaria Vecchi, ha disposto il sequestro del quarto video mandato in onda da AbruzzoLive.Tv in cui un testimone racconta la gestione di don Andrea Facchini, 38 anni, dell’associazione religiosa Legio Sacrorum Cordium, da lui fondata. Il religioso è indagato per una presunta violenza sessuale ad un giovane associato e per abusi, attraverso mezzi di coercizione, nello svolgimento della professione di sacerdote. Nell’ultimo video messo in rete lo scorso 16 aprile – del quale è stato disposto il sequestro – un ex adepto, in forma anonima, racconterebbe, tra l’altro, che don Andrea faceva profezie di morte e di malattie per i suoi associati.

  • Rimesso in libertà don Gaetano Incardona

    Rimesso in libertà don Gaetano Incardona

    L’arciprete, che deve rispondere di abusi sessuali su una ragazza, non potrà risiedere ad Augusta. Nuove accuse da un’altra donna

    VITTORIA. Il gip del tribunale di Siracusa Michele Consiglio ha disposto la revoca della misura degli arresti domiciliari per don Gaetano Incardona, l’arciprete della chiesa Madre di Augusta di 74 anni, originario di Buccheri da ma oltre quarant’anni residente ad Augusta, colpito da una misura restrittiva eseguita il 28 febbraio scorso dai carabinieri del Nucleo operativo con l’accusa di abusi sessuali nei confronti di una studentessa universitaria di 21 anni.

    Il giudice, accogliendo un’istanza di scarcerazione presentata dai difensori del sacerdote, gli avvocati Ettore Randazzo e Pucci Piccione, ha imposto all’indagato unicamente il divieto di soggiorno nel comune di Augusta. Sull’istanza, accompagnata dall’imposizione dell’obbligo di legge, ha espresso un parere favorevole il pubblico ministero Antonio Nicastro che coordina le indagini tuttora in corso.

    Il magistrato inquirente ha sottoposto padre Gaetano Incardona a un secondo interrogatorio, dopo il primo condotto subito dopo l’esecuzione della misura cautelare, nel corso del quale il sacerdote ha ribadito la propria estraneità alla vicenda giudiziaria.
    Chi si aspettava un’ammissione di responsabilità, di fronte alle intercettazioni ambientali ed alla ripresa effettuata con una videocamera nascosta dalla vittima d’intesa con i carabinieri, è andato deluso.

    Don Gateano Incardona ha negato tutte le accuse sostenendo di non avere nutrito alcuna intenzione di molestare la ragazza e non di averlo fatto in precedenza ai danni di altre donne. Al termine dell’interrogatorio la difesa ha presentato al gip l’istanza di remissione in libertà sostenendo che non sussiste né il pericolo di inquinamento delle prove né di fuga o di reiterazione del reato.

    Il rappresentante della pubblica accusa si è dichiarato favorevole a condizione che al sacerdote venisse imposto il divieto di soggiornare ad Augusta. Le indagini sul caso, che presenta ancora adesso alcuni lati poco chiari, intanto proseguono. Al vaglio degli investigatori vi sono le dichiarazioni di un’altra donna che, dopo avere appreso dell’arresto del sacerdote, si è recata dai carabinieri per denunciare un’analoga vicenda che l’avrebbe trovata vittima.

    Nel fascicolo principale vi è tuttavia al momento il nominativo di una sola parte offesa, la studentessa che, dopo avere denunciato ai carabinieri di avere subito molestie durante l’atto della confessione all’interno della sagrestia della chiesa, si è ripresentata allo stesso sacerdote, ma questa volta munita di telecamera nascosta fornitale dai carabinieri, registrando in audio ed in video le presunte perverse attenzioni sessuali esercitate per la seconda volta.

    Sul conto dell’arciprete pesa anche la denuncia per atti non consoni alla figura rivestita all’interno della comunità ecclesiastica di Augusta sporta in commissariato nel novembre dello scorso anno dai genitori di un ragazzino di 12 anni schiaffeggiato dal sacerdote fuori dalla chiesa per avere disturbato, assieme ad altri minorenni, le funzioni religiose.

    http://siracusa.gds.it/2013/04/04/rimesso-in-liberta-don-gaetano-incardona-251734_177840/

  • Perchè il Vescovo Lupi non ha sospeso come promesso il sacerdote accusato di abusi?

    Perchè il Vescovo Lupi non ha sospeso come promesso il sacerdote accusato di abusi?

     Abbiamo verificato, sulla  base di alcune segnalazioni, che Don Pietro Pinetto, sta continuando ad occupare il suo posto presso la Parrocchia di Celle Ligure, San Michele. Anzi, lo abbiamo visto e ripreso mentre officiava la Santa messa e somministrava la Santa Comunione ai fedeli presenti.
    Quindi in barba a tutte le strombazzate mediatiche della Diocesi e del suo Vescovo, nonostante le denunce di numerosi ex seminaristi che hanno chiaramente dichiarato le molestie, reiterate e insistenti, di questo Sacerdote, nonostante la annunciata decisione del Vescovo di iniziare un processo canonico a Carico del soggetto, abbiamo avuto la riprova chiara e lampante che Don Pietro Pinetto è ancora al suo posto, indifferente ad ogni denuncia delle sue vittime e soprattutto alle promesse del Vescovo.

    Ora ci sorge spontanea una domanda: quello che ha affermato il Vescovo a proposito del procedimento canonico aperto nei confronti di Don Pinetto è una realtà oppure siamo sempre nel campo delle nebulose chimere di cui la Diocesi di Savona e Noli è  esperta propagatrice ? Inoltre tenere in attività un Sacerdote, oggetto di possibili denunce varie, giudiziarie e morali per reati connessi a molestie, e quindi tenerlo a contatto con ragazzini, con tutti i rischi che conosciamo, non potrebbe essere un pericolo di elevata portata?
    Visto che per la Giustizia Canonica i fatti che sono stati addebitati a Don Pinetto, non sono caduti in prescrizione, perché la Diocesi non provvedere a sospendere almeno dalla somministrazione dei Sacramenti questo soggetto. Notiamo una enorme difformità di atteggiamento della Diocesi che in un altra occasione, non esitò a sospendere con grande celerità Don Carlo Rebagliati, nonostante le accuse mosse a Don Carlo fossero molto meno gravi.
    Al recente incontro pubblico avvenuto presso la Ubik il 20 marzo u.s. le vittime avevano chiesto seri provvedimenti per verificare, almeno in questa occasione, la buona volontà del Vescovo e prendere atto dei fatti della sincerità delle sue intenzioni, prima di perdonarlo.
    Da questo comprendiamo che le scusa fatte alle vittime il 18 marzo al Santuario non erano rivolte a loro, ma al contrario erano solo ed unicamente un gesto ipocrita  del tutto dovuto e solo  di facciata.
    Inoltre sappiamo che nei giorni scorsi il Vescovo ha incontrato una vittima, alla quale ha comunicato che era la prima vittima a segnalare le molestie del Sacerdote, mentre come si apprende dal video allegato, c’erano già state delle segnalazioni nel 2010, ben tre anni fa.
  • VITTORIA. Il gip del tribunale di Siracusa Michele Consiglio ha disposto la revoca della misura degli arresti domiciliari per don Gaetano Incardona

    VITTORIA. Il gip del tribunale di Siracusa Michele Consiglio ha disposto la revoca della misura degli arresti domiciliari per don Gaetano Incardona

    di DANIELA FRANZO’

    VITTORIA. Il gip del tribunale di Siracusa Michele Consiglio ha disposto la revoca della misura degli arresti domiciliari per don Gaetano Incardona, l’arciprete della chiesa Madre di Augusta di 74 anni, originario di Buccheri da ma oltre quarant’anni residente ad Augusta, colpito da una misura restrittiva eseguita il 28 febbraio scorso dai carabinieri del Nucleo operativo con l’accusa di abusi sessuali nei confronti di una studentessa universitaria di 21 anni.

    Il giudice, accogliendo un’istanza di scarcerazione presentata dai difensori del sacerdote, gli avvocati Ettore Randazzo e Pucci Piccione, ha imposto all’indagato unicamente il divieto di soggiorno nel comune di Augusta. Sull’istanza, accompagnata dall’imposizione dell’obbligo di legge, ha espresso un parere favorevole il pubblico ministero Antonio Nicastro che coordina le indagini tuttora in corso.

    Il magistrato inquirente ha sottoposto padre Gaetano Incardona a un secondo interrogatorio, dopo il primo condotto subito dopo l’esecuzione della misura cautelare, nel corso del quale il sacerdote ha ribadito la propria estraneità alla vicenda giudiziaria.
    Chi si aspettava un’ammissione di responsabilità, di fronte alle intercettazioni ambientali ed alla ripresa effettuata con una videocamera nascosta dalla vittima d’intesa con i carabinieri, è andato deluso.

    Don Gateano Incardona ha negato tutte le accuse sostenendo di non avere nutrito alcuna intenzione di molestare la ragazza e non di averlo fatto in precedenza ai danni di altre donne. Al termine dell’interrogatorio la difesa ha presentato al gip l’istanza di remissione in libertà sostenendo che non sussiste né il pericolo di inquinamento delle prove né di fuga o di reiterazione del reato.

    Il rappresentante della pubblica accusa si è dichiarato favorevole a condizione che al sacerdote venisse imposto il divieto di soggiornare ad Augusta. Le indagini sul caso, che presenta ancora adesso alcuni lati poco chiari, intanto proseguono. Al vaglio degli investigatori vi sono le dichiarazioni di un’altra donna che, dopo avere appreso dell’arresto del sacerdote, si è recata dai carabinieri per denunciare un’analoga vicenda che l’avrebbe trovata vittima.

    Nel fascicolo principale vi è tuttavia al momento il nominativo di una sola parte offesa, la studentessa che, dopo avere denunciato ai carabinieri di avere subito molestie durante l’atto della confessione all’interno della sagrestia della chiesa, si è ripresentata allo stesso sacerdote, ma questa volta munita di telecamera nascosta fornitale dai carabinieri, registrando in audio ed in video le presunte perverse attenzioni sessuali esercitate per la seconda volta.

    Sul conto dell’arciprete pesa anche la denuncia per atti non consoni alla figura rivestita all’interno della comunità ecclesiastica di Augusta sporta in commissariato nel novembre dello scorso anno dai genitori di un ragazzino di 12 anni schiaffeggiato dal sacerdote fuori dalla chiesa per avere disturbato, assieme ad altri minorenni, le funzioni religiose.

    http://www.gds.it/gds/edizioni-locali/siracusa/dettaglio/articolo/gdsid/251734/

  • Perquisizioni dei carabinieri in canonica

    Perquisizioni dei carabinieri in canonica

    La Procura di Ravenna sta analizzando il materiale repertato dai Carabinieri mercoledì scorso in una canonica ravennate ed in un seminario diocesano
    Redazione 29 marzo 2013

    La Procura di Ravenna sta analizzando il materiale repertato dai Carabinieri mercoledì scorso in una canonica ravennate ed in un seminario diocesano. L’iniziativa è stata presumibilmente disposta nell’ambito di un fascicolo per ora senza ipotesi di reato aperto dal pubblico ministero Angela Scorza a pochi giorni dall’invio di alcune lettere a giornali locali, alcune delle quali anonime, che sollevavano dubbi in merito all’operato di un anziano sacerdote della Diocesi romagnola.

    Un procedimento che segue parallelamente quello nel quale lo stesso prete è parte lesa per una estorsione che la mattina del 5 marzo ha portato all’arresto di un 36enne lavapiatti camerunese bloccato con 5mila euro al termine di un’operazione condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo e dell’aliquota operativa all’uscita della stessa canonica perquisita mercoledì.

    Secondo quanto finora emerso, dietro a tutto ci sarebbe la richiesta di danaro al don (oltre 20mila euro) formulata dal 36enne per non divulgare un video dal contenuto presumibilmente scabroso. Circostanza questa negata sia dal prete che dal camerunense, i quali hanno invece parlato di soldi necessari per un’operazione a una familiare del 36enne. Al momento dei video nessuna traccia: gli inquirenti dubitano che possano esistere davvero.

    Il prete, ascoltato il 14 marzo scorso a sommarie informazioni, aveva detto di avere distrutto un paio di cd senza averli visti (in denuncia aveva però riferito di averli visti e distrutti). Aveva poi precisato di avere fatto spogliare il 36enne ma solo per ragioni legate a un presunto problema personale del camerunense. Quest’ultimo, in attesa che il Tribunale della Libertà si pronunci sull’istanza avanzata dal suo avvocato, Igor Gallonetto, si trova ancora in carcere.

    Se è in attesa anche dei risultati dell’accertamento tecnico irripetibile disposto su alcuni reperti sequestrati a casa del fratello dell’arrestato – tra cui alcuni dvd, una cassetta vhs e un registratore – e per i quali l’incarico è stato affidato martedì scorso a un esperto. Sulle due vicende parallele, si sono espressi sia il cardinale Ersilio Tonini che il vescovo Lorenzo Ghizzoni: il primo ha chiesto che venga fatta luce nel rispetto delle persone; l’altro ha garantito che si occuperà delle questioni in prima persona.

    http://www.ravennatoday.it/cronaca/ravenna-estorsione-sacerdote-luci-rosse-perquisizioni-carabinieri.html

  • I recenti scandali sessuali nella diocesi di Ravenna

    I recenti scandali sessuali nella diocesi di Ravenna

    Perquisito il seminario arcivescovile
    Caso don Ravagna: carabinieri nella sede di piazza Duomo e nella canonica della parrocchia di San Biagio

    28/03/2013 19:02

    RAVENNA – Due perquisizioni. Una nella canonica della parrocchia di San Biagio, alle porte del centro, l’altra all’interno del seminario arcivescovile, di fronte al duomo di Ravenna. I carabinieri sono entrati a metà della mattinata di ieri, prima nello stabile accanto alla pieve di via Chiesa, dove hanno sede uffici parrocchiali e alcuni alloggi, poi al seminario. A nessuno, durante quelle ore, è stato concesso di accedere fino a pochi minuti prima delle 13, quando, concluse le ispezioni, dalla sede di piazza Duomo sono usciti gli uomini dell’Arma seguiti dal legale della curia Enrico Maria Saviotti e dal parroco emerito di San Biagio nonché rettore del seminario don Giansandro Ravagna.

    Su quali siano i documenti o le riscontranze oggetto delle ricerche degli inquirenti vige il più stretto riserbo. Ma tutto fa pensare che la procura abbia aperto un fascicolo, legittimando le due azioni. Procedura che, va specificato, non è detto contenga alcuna ipotesi di reato. In gergo si parla di ‘modello 45’, un fascicolo aperto per i fatti che non costituiscono notizie di reato e che pertanto non richiedono persone indagate.
    Massima discrezione anche da parte della Curia. E’ ormai la mezza quando don Sandro – come amichevolmente lo chiamano i parrocchiani di San Biagio che per oltre 50 anni l’hanno conosciuto come sacerdote – esce dal seminario, preceduto dagli investigatori e scortato da Saviotti. Entra subito nel monvolume del legale parcheggiato all’ingresso, lato passeggero, sguardo fisso in avanti. “Per il momento non abbiamo nulla da dichiarare – spiega Saviotti portiera aperta -. Attendiamo. E’ un momento difficile a causa di questa situazione spiacevole che auspichiamo si concluda al più presto”. L’avvocato non si spinge oltre per chiarire la natura dell’ispezione.

    Sulla base però di alcuni fatti recenti che hanno coinvolto l’ambiente ecclesiastico le ipotesi che sorgono spontanee sono essenzialmente due. Va notato infatti che la perquisizione di ieri cade a poca distanza dalla divulgazione di una circostanziata lettera anonima (pubblicata da questo giornale) nella quale una madre ha denunciato presunte molestie che diversi anni fa un prete avrebbe dedicato al figlio – all’epoca di otto anni e ora 30enne – in una parrocchia della Diocesi. Abusi, continua la donna, che sarebbero stati rivolti anche ad altri ragazzini nel corso degli anni. In questo senso la presenza di padre Ravagna, in quanto rettore del seminario, può essere stata d’obbligo nel corso dell’ispezione avvenuta ieri in piazza Duomo.

    L’altra ipotesi invece tira in ballo il caso che vede l’81enne parroco emerito di San Biagio vittima dell’estorsione che la mattina del 5 marzo scorso ha portato all’arresto del 36enne lavapiatti camerunense Paul Ndejemene. Lo straniero è finito in manette non appena uscito dalla canonica di via Chiesa con 5mila euro consegnati dal don, frutto di una presunta estorsione a luci rosse. Finora tuttavia, dei presunti filmati a contenuto scabroso che ritrarrebbero il religioso assieme allo straniero non è emersa alcuna traccia. Anzi, sarebbe stato don Sandro stesso – come da lui riferito nella querela – ad averli distrutti non appena ottenuti dal camerunense. La perquisizione di ieri, in questo contesto, potrebbe rimandare a un’ulteriore ricerca di quei misteriosi video scomparsi.
    Federico Spadoni
    lospado@gmail.com

  • Preti e pedofilia, polemiche e “porte chiuse” a Savona Notizie e video ultima ora dalla Liguria

    Preti e pedofilia, polemiche e “porte chiuse” a Savona Notizie e video ultima ora dalla Liguria

    Continua l’inchiesta di Tgn sui casi di pedofilia denunciati all’interno della Curia di Savona: molte porte chiuse e poche risposte, mentre è tornato da Roma Francesco Zanardi, una delle vittime dei presunti abusi, che ha raccolto 20mila firme per chiedere che mons. Calcagno non partecipi al Conclave per l’elezione del Papa.
  • SLOVENIA, PARROCO ABUSÒ DI 16 BAMBINE: CHIESA CONDANNATA

    SLOVENIA, PARROCO ABUSÒ DI 16 BAMBINE: CHIESA CONDANNATA

    Sabato 09 Marzo 2013 – 17:36

    LUBIANA – Condanna per la Chiesa cattolica slovena, che dovrà pagare un risarcimento di 80 mila euro alla vittima di un prete pedofilo, morto all’improvviso sei anni fa prima della conclusione del processo in cui era imputato per sedici casi di abusi di bambine sotto i quindici anni d’età alle quali insegnava l’educazione religiosa. Secondo i media di Lubiana si tratta del primo caso in Slovenia nel quale la Chiesa cattolica come organizzazione è stata giudicata oggettivamente responsabile dei reati di un sacerdote pedofilo poichè «era suo dipendente e nel momento in cui commise i reati agiva da parroco». Il processo per pedofilia contro Karl Jost, parroco del villaggio Arce, vicino a Celje, fu interrotto nel 2007 per la morte dell’imputato. Una delle vittime, oggi donna 28-enne, presentò però una richiesta di risarcimento di 140 mila euro alla Chiesa cattolica slovena, oggi accordato in seconda istanza a 80 mila euro. Se la sentenza diventasse definitiva, dopo il terzo e ultimo grado processuale, segnerebbe un importante precedente per altri simili casi.