Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: violenza sessuale

  • Il vicario difende il prete pedofilo  cacciato dal papa: ira del nuovo parroco

    Il vicario difende il prete pedofilo cacciato dal papa: ira del nuovo parroco

    COMO – A togliere il prefisso «don» all’ex parroco reo confesso di violenze sessuali su cinque ragazzine ci ha pensato papa Francesco. La risposta della Diocesi di Como è stata, nell’ordine, il silenzio del vescovo e una «difesa» del prete pedofilo da parte del vicario episcopale. Troppo, per l’attuale guida della parrocchia, don Roberto Pandolfi, che è uscito allo scoperto attaccando duramente i vertici della Chiesa lariana e chiedendo le dimissioni del braccio destro di monsignor Diego Coletti. Marco Mangiacasale, ex parroco di San Giuliano ed ex economo della diocesi di Como, è stato condannato in primo e secondo grado a 3 anni e mezzo per violenza sessuale su cinque ragazzine minorenni. Attualmente è agli arresti domiciliari in casa della sorella. Prima ancora del terzo grado della giustizia ordinaria, il Papa ha preso una decisione irrevocabile e ha «spretato» l’ex sacerdote.

    Le famiglie delle vittime hanno chiesto a più riprese una parola chiara del vescovo. Nessuna risposta. In compenso, il direttore del Settimanale della Diocesi monsignor Angelo Riva ha pubblicato sul sito ufficiale della curia lariana un intervento in difesa di Mangiacasale. «Non è un pedofilo, non è malato, non è socialmente pericoloso – è uno dei passaggi del testo -. È un peccatore che ha commesso dei crimini per i quali è stato giudicato. È deprecabile che una certa immagine “mostruosa” dell’imputato abbia finito per diventare di pubblica opinione ben al di là della sua reale consistenza».

    Don Roberto PandolfiLa replica dell’attuale parroco di San Giuliano don Roberto Pandolfi, il prete esorcista che ha smascherato gli abusi di Mangiacasale, da sempre vicino alle famiglie delle vittime, è un chiaro atto di accusa contro i vertici della diocesi. «Non so a quale parte della Chiesa di Como si riferisca monsignor Riva – scrive il sacerdote in un intervento pubblicato sul sito della parrocchia -. Forse a quella che frequenta lui, quella dei passi felpati nei sacri palazzi; forse a quella di coloro che pensano che bisogna coprire, nascondere, tacere, che ritengono che lo scandalo non sono gli abusi sessuali di un sacerdote su cinque ragazzine ma l’averli portati alla luce».

    Don Roberto porta invece l’attenzione su un’altra realtà. «C’è un’altra Chiesa di Como. Non sta nelle alte sfere, prega e soffre per Mangiacasale, sa benissimo che un prete fa del bene e fa del male, ma sa chiamare le cose con il suo nome. C’è una Chiesa di Como che si mette in riverente ascolto del Papa. Questa Chiesa è fatta di persone normali, di mamme, papà e nonni che hanno a cuore i loro figli, i loro nipoti, i loro preti e le loro parrocchie. Questa Chiesa rifugge inorridita davanti alle acrobazie dialettiche dei teologi moralisti ed è ben capace di distinguere il bene dal male, senza bisogno di dotte lezioni. C’è una Chiesa di Como che non ha paura della verità».

    E su questa affermazione, il parroco di San Giuliano arriva a chiedere le dimissioni del vicario. Una richiesta che sottintende una condanna altrettanto dura al vescovo di Como. «Aggiungo, da povero prete “badilante”, un consiglio – scrive il sacerdote -. Quando la propria presenza crea disagio e imbarazzo la persona intelligente si tira da parte. Le dimissioni le può dare anche un vicario episcopale, tanto più se occupa quel posto da oltre dieci anni».

    http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/14_febbraio_16/vicario-difende-prete-pedofilo-cacciato-papa-ira-nuovo-parroco-d40b5f76-96f6-11e3-bd07-09f12e62f947.shtml

  • Forteto, continua il processo con testimonianze shock

    Forteto, continua il processo con testimonianze shock

    In aula F.B, 35 anni, nato nella comunità di Vicchio dove ha vissuto fino ai 18 anni: “Quando cominciai a ribellarmi mi dissero che mi avrebbero ricoverato e fatto passare per pazzo”

    “Quando cominciai a pensare col mio cervello e a ribellarmi, a raccontare all’esterno ciò che mi succedeva in cooperativa e tentai di uscire dalla comunità, mi dissero che se non la smettevo subito mi avrebbero ricoverato, dato le medicine e fatto passare per pazzo”. Continuano le testimonianze shock al processo in corso al tribunale di Firenze per gli abusi e i maltrattamenti che sarebbero stati compiuti nella comunità de Il Forteto, a Vicchio (Firenze), che si occupa anche di recupero di minori. A ripercorrere di fronte ai giudici la propria esperienza di vita nella comunità mugellana guidata da Rodolfo Fiesoli – il “profeta” finito sotto accusa per maltrattamenti e violenza sessuale – è stato nella giornata odierna uno dei cinque ragazzi che al Forteto non sono arrivati in affidamento, né perché attratti da una prospettiva di vita comunitaria e agricola. “Noi purtroppo ci siamo nati e nelle intenzioni di Fiesoli avremmo dovuto rappresentare la nuova generazione”.

    “In questa realtà mi ci sono ritrovato, non ho scelto: io sono un prodotto del Forteto” ha ripetuto più volte in aula stamani F.B., 35 anni, oggi carabiniere alla caserma “Cavour” di Torino, alle spalle numerose missioni all’estero, rispondendo alle domande del titolare dell’inchiesta, il pm Ornella Galeotti. F. B. se n’è andato dalla comunità nel 1998, poco dopo esser diventato maggiorenne. Sua madre lasciò la cattedra di docente universitaria per seguire il “profeta” e vive tuttora al Forteto, mentre il padre se ne andò dopo 4 anni puntando una pistola in faccia a Fiesoli e accusandolo di abusi e vessazioni sugli ospiti della comunità. “Ho vissuto con la mia madre naturale fino ai 5 anni, poi sono stato affidato a un’altra donna” racconta commuovendosi. In 5 ore di deposizione, la sua voce si romperà ogni volta che citerà la figura materna. “Mi hanno fatto credere che mio padre se n’era andato perché picchiava la mamma – racconta il militare – così hanno fatto in modo che non lo volessi più incontrare”. In realtà F. B. incontrerà suo padre altre due volte, in 20 anni: “la seconda volta mi chiese se volevo andarmene con lui, ma non ce la feci”. Uscito dal cerchio magico di Fiesoli, il testimone tornerà più volte a Vicchio “solo per andare a trovare mia madre”.
    “Facevo pipì a letto, la notte, per una patologia congenita – racconta F. B. alla corte – e per questo sono stato sin da piccolo sottoposto ai ‘processi’ e ai ‘chiarimenti’ da parte di Rodolfo Fiesoli. ‘Hai fatto fantasie erotiche’ mi diceva, poi gli altri mi interrogavano finché non confessavo ciò che loro volevano dicessi”. I chiarimenti portavano sempre alla medesima conclusione: presunte deviazioni sessuali che venivano punite con nottate intere “passate nei corridoi di fronte alla camere, dove il buio era totale”, oppure “di giorno, in piedi di fronte alla madia che si trovava in sala mensa: quello era un segno di punizione chiaro a tutti, cosicché chi passava per andare a pranzo mi apostrofava dicendomene di tutti i colori”. Per ben 30 volte F.B. sarebbe stato rinchiuso per ore nella chiesetta della cooperativa, “dove mi dicevano che c’erano i morti sepolti… dove potevo piangere e urlare ma nessuno mi avrebbe potuto sentire” o addirittura “nella cella frigorifera”. “Mi dicevano che mi avrebbero messo nel grande forno dove sottoponevano i bambini a punizioni corporali”. Lo scopo: “volevano spingerci all’omosessualità”.

    F. B. non si scompone quando passa in rassegna “gli schiaffi e le botte date coi mestoli, gli approcci e i baci in bocca del ‘profeta’ a noi ragazzini”. Vacilla ma non cede alle lacrime neppure quando parla dei lavori che era costretto a svolgere nell’azienda agricola del Forteto sin da quando era un bambino: “iniziavo alle 5.30, sveglia e colazione. Dopo dovevo andare all’ovile, dove mi occupavo delle pecore, o al caseificio dove lavoravo le ricotte (gli altri mi prendevano in giro per questo e mi chiamavano pecoraio, così quando la maestra ci faceva fare i temini io scrivevo che mi occupavo dei cavalli). Facevo tutto quello che dovevo, poi mi mettevo una tuta sopra gli indumenti da lavoro e correvo a scuola. Ho frequentato le lezioni fino ai 14 anni”. Seguiranno altri sei anni d’inferno prima dell’agognata libertà: una divisa dell’Arma dei carabinieri. La stessa che indossava il nonno materno.

    http://firenze.repubblica.it/cronaca/2014/02/10/news/forteto_continua_il_processo_con_testimonianze_shock-78239084/

  • Como. Abusi su bimbo di 10 anni. Diacono Antonio Rombo a processo, Insegnante di religione 35enne risarcisce vittima e tenta patteggiamento. Diocesi omertosa

    Como. Abusi su bimbo di 10 anni. Diacono Antonio Rombo a processo, Insegnante di religione 35enne risarcisce vittima e tenta patteggiamento. Diocesi omertosa

    Diocesi omertosa: “andato via per esigenze personali”

    L’uomo era insegnante di religione. I fatti nella primavera del 2013

    Prestava servizio come diacono all’interno di un oratorio della Brianza Comasca. In più era anche insegnante di religione per i bambini delle scuole medie. Secondo la Procura della Repubblica lariana, è però responsabile di due episodi di molestie e palpeggiamenti ai danni di un bambino di appena 10 anni. Una vicenda per cui gli è stata contestata la violenza sessuale. Una brutta storia, quella emersa solo in queste ore dopo che per mesi era rimasta sotto silenzio.
    Un fascicolo di indagine che è arrivato al suo sbocco processuale in Tribunale senza che nessuno ne sapesse niente. Con tanto di parte civile già risarcita e un tentativo di patteggiamento che tuttavia non sarebbe stato accolto.
    L’epilogo in questi giorni, con la richiesta di rinvio a giudizio da parte del pubblico ministero che ha curato il fascicolo e che è stata accolta dal giudice dell’udienza preliminare. L’appuntamento è adesso di fronte al collegio di Como che ha fissato la data della prima udienza il 2 ottobre 2014.

    La storia risale alla scorsa primavera.
    Nel mirino delle indagini – scattate da una denuncia presentata dalla famiglia della vittima – due distinti episodi in cui il diacono, nonché insegnante di religione, di 35 anni avrebbe molestato un bambino di appena 10 anni amico di famiglia.
    Atti che sarebbero andati in scena nella casa dell’uomo.
    A far esplodere la vicenda, il racconto della vittima alla madre, poi girato alle forze dell’ordine.
    Da qui la segnalazione alla Procura di Como e il fascicolo aperto per violenza sessuale.
    Che qualcosa non andasse per il verso giusto, chi frequentava l’oratorio dove il diacono operava l’aveva capito da tempo. Anche perché il 35enne, la scorsa estate, era praticamente scomparso nel nulla nonostante fosse già stato fissato un campo estivo con l’oratorio stesso a cui all’improvviso aveva deciso di non partecipare.
    Anche sul fronte scolastico i genitori non avevano più avuto notizie dell’insegnante di religione che in quelle ore, probabilmente, era già indagato dalla Procura della Repubblica di Como per i due episodi contestati.
    In questi mesi le indagini sono proseguite sotto il riserbo più assoluto, tanto che anche le voci di paese alla fine piano piano si erano spente.

    Ma nelle scorse ore la questione è riemersa con maggiore chiarezza, perché come detto è già stata fissata una udienza di fronte al collegio di Como. Processo per violenza sessuale che scatterà a ottobre di quest’anno.
    Una decisione presa dal giudice dell’udienza preliminare accogliendo la richiesta del pubblico ministero titolare del fascicolo. Non si conosce il perché di questa conclusione.

    Di certo c’è solo il fatto che la difesa sfiderà un’aula di Tribunale senza scegliere riti alternativi come il patteggiamento oppure il rito abbreviato, che avrebbero portato a sconti di pena.
    L’imputato, da quanto è stato possibile appurare, non avrebbe più alcun incarico da tempo in seno alle parrocchie.

    M.Pv.

    www.corrieredicomo.it/index.php?opt…14:prima-pagina

  • Don Gelmini, una perizia potrebbe far sospendere il processo

    Don Gelmini, una perizia potrebbe far sospendere il processo

    Terni – Don Pierino Gelmini dovrà essere sottoposto a una perizia medica per stabilire se è capace di intendere e volere e quindi imputabile: è quanto ha deciso oggi il tribunale di Terni alla ripresa del processo nei confronti del fondatore della Comunità incontro, accusato di violenza sessuale ai danni di una decina di ospiti della comunità di Molino Silla di Amelia (accuse che il sacerdote ha sempre respinto).

    La perizia è stata chiesta dal pm Barbara Mazzullo dopo che la difesa di don Pierino, sostenuta dall’avvocato Manlio Morcella, ha presentato una consulenza di parte, redatta dal professor Francesco Bruno e dal dottor Alvaro Paolacci, in cui si evidenzia «l’attuale e persistente incapacità di intendere e volere» di don Pierino, oggi 89enne, alla luce del peggioramento del suo stato di salute. L’incarico al medico legale che dovrà redigere la perizia, il dottor Michele Moretti, sarà affidato il prossimo 25 marzo.

    Nell’udienza di oggi le parti civili (alcune delle quali si sono opposte al nuovo rinvio del processo) hanno anche richiesto la citazione, come responsabile civile, dell’Associazione Comunità Incontro Onlus. Su questa istanza i giudici si sono riservati la decisione. Recentemente la Corte costituzionale si era pronunciata negativamente in merito alla sospensione del processo decisa nel maggio 2012 dal tribunale sulla base di impedimenti dell’imputato connessi a patologie esclusivamente fisiche e non psichiche, come viene richiesto invece ora dalla difesa.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2014/02/06/AQHAariB-sospendere_processo_potrebbe.shtml

  • Prostituzione: don Usai non è in aula Lo ferma un incidente, pm va all’attacco

    Prostituzione: don Usai non è in aula Lo ferma un incidente, pm va all’attacco

    Il sacerdote è accusato di favoreggiamento della prostituzione e violenza sessuale. Il processo è in corso davanti al Tribunale di Oristano.

    In apertura di udienza l’avvocato Anna Maria Uras, difensore dell’imputato, ha annunciato che stamattina don Usai ha avuto un incidente a causa del quale è stato accompagnato al Pronto soccorso dell’ospedale di Oristano e per questo ha chiesto il rinvio dell’udienza. L’accusa, rappresentata dal pm Andrea Padalino Morichini ha chiesto al Tribunale di disporre accertamenti sulle condizioni del sacerdote e ha anche contrattaccato annunciando di avere le prove che don Usai, come la Procura sospettava da tempo, ha contattato una testimone chiave andando a trovarla a casa sua e chiedendole di non testimoniare al processo perché altrimenti rischiava di tornare in carcere.

    L’episodio, ha spiegato il procuratore della Repubblica, è stato filmato con l’Ipad dal marito della testimone.

    http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2014/01/30/prostituzione_don_usai_non_in_aula_lo_ferma_un_incidente_pm_va_all_attacco-6-352160.html#foto1

  • PORTOCANNONE: «Lettera falsa e anonima, il Papa sa tutto»

    PORTOCANNONE: «Lettera falsa e anonima, il Papa sa tutto»

    PORTOCANNONE «Il danno causato alla vittima di don Marino non è quantificabile in misura economica, poiché l’adolescenza rubata di una ragazza particolarmente fragile e segnata da lutti, l’interruzi…

    PORTOCANNONE «Il danno causato alla vittima di don Marino non è quantificabile in misura economica, poiché l’adolescenza rubata di una ragazza particolarmente fragile e segnata da lutti, l’interruzione degli studi e le conseguenze nell’animo non hanno un prezzo». A parlare all’indomani della lettera firmata dalla comunità parrocchiale di Portocannone ed inviata al Papa, sul presunto caso di violenza sessuale dell’ex parroco del paese nei confronti di una minore, è Sergio Cavaliere, l’avvocato della Rete nazionale dell’Abuso che difende la giovane, oggi diciottenne. «Non ci meraviglia che ci sia chi affonda il coltello nelle ferite sanguinanti» ha proseguito il legale che però sottolinea: «Papa Francesco è ben al corrente della situazione. In ben tre distinte occasioni è stato informato dalla vittima: in due occasioni la ragazza si è recata in Vaticano per consegnare la documentazione ed in un’altra l’ha fatto pubblicamente, direttamente nelle mani di Papa Francesco. E da papa Francesco la giovane e dalla Rete l’Abuso, con cui ci siamo assunti l’onere di occuparci del caso, si aspettano fatti conseguenti e non commiserazione». Cavaliere poi punta il dito contro la missiva il cui contenuto è, a suo avviso «falso ed anonimo», ribattendo punto per punto alle accuse della comunità parrocchiale portocannonese a suo avviso non bene identificata nel documento. A contestare la lettera anche il tutore dei minori della Regione Molise Erminia Gatti. «Sulla vicenda si è superato ogni limite – dichiara – La lettera aperta dei parrocchiani è eticamente inaccettabile. I processi mediatici non si possono tollerare, men che meno quando si tratta di vicende umane così delicate come il presunto abuso ai danni di una minore da parte di un uomo di Chiesa». La Gatti richiama tutti ad uno spirito di correttezza. «É necessario attendere con fiducia e pacatezza – ha proseguito – che la giustizia faccia il suo corso, come correttamente ha detto anche Mons.De Luca, che è l’unico atteggiamento possibile. Mi auguro che documenti orribili come la lettera aperta non trovino più spazio mediatico».

    A.S.

    http://www.iltempo.it/molise/2014/01/25/lettera-falsa-e-anonima-il-papa-sa-tutto-1.1212278

  • Nardò (LE). Risarcimento del danno, diocesi responsabili dei crimini dei preti

    Nardò (LE). Risarcimento del danno, diocesi responsabili dei crimini dei preti

    Abusi sessuali in canonica, prete condannato a tre anni e mezzo

    – Avrebbe abusato di un ragazzo marocchino di 29 anni all’interno della propria parrocchia e don Quintino De Lorenzis, 37enne originario di Casarano, ex parroco della parrocchia di San Gerardo Majella di Nardò, è stato condannato in primo grado a tre anni e mezzo di reclusione dai giudici della prima sezione penale (Presidente Stefano Sernia, a latere Silvia Minerva e Maddalena Torelli).

    Un verdetto per certi veri inatteso perché alcune ore prima il pubblico ministero Antonio Negro aveva invece chiesto l’assoluzione con formula piena per De Lorenzis perché non si erano raccolte le necessarie prove che potessero configurare il reato di violenza sessuale. Il prete, nel frattempo, sospeso dalla Curia e rimosso dal suo incarico, è stato interdetto in perpetuo dal proprio incarico e dovrà anche risarcire la parte civile in solido con il vescovo con 20 mila euro.“Siccome tutti quanti si sono schierati a favore del parroco e non della vittima”, ha dichiarato il legale di parte civile Salvatore Centonze, “mi spetterei almeno dalle Istituzioni che arrivassero delle accorate scuse nei confronti del ragazzo”.

    Sul fronte “opposto”, l’avvocato dell’imputato Giuseppe Bonsegna, ha già annunciato di voler appellare la sentenza in attesa che vengano depositate le motivazioni attese entro i prossimi 90 giorni. i giudici hanno abnche rimandato gli atti al pubblico ministero per valutare la posizione di un sacrestano le cui dichiarazioni rese in aula sono state ritenute evidentemente inattendibili.

    La presunta vittima denunciò di aver subito gli abusi nella sacrestia nell’ottobre di due anni fa. Ai rappresentati della Chiesa, il giovane si era rivolto appena giunto nel salento da clandestino ma nella canonica il prete si sarebbe trasformato nel suo molestatore. De Lorenzis avrebbe avvicinato il giovane mentre il 29enne si spogliava e avrebbe incominciato a toccarlo e subito dopo la chiusura delle indagini a firma del sostituto procuratore Stefania Mininni, l’allora gup Nicola Lariccia dispose il rinvio a giudizio del parroco.

    Nel corso dell’istruttoria dibattimentale, poi, sono stati ascoltatoi diversi testimoni e nell’ultima udienza sono state anache ascoltate alcune registrazioni di telefonate grazie ad una consulenza effettuata dall’ingegnere informatico Luigina Quarta intercorse tra il giovane marocchino e il sacerdote in cui il prelato chiedeva al 29enne informazioni sulle sue abitudini sessuali e a raggiungerlo in canonica a tarda ora.

    FRANCESCO OLIVA

    www.corrieresalentino.it/2014/01/ab…e-anni-e-mezzo/

  • Abusi sessuali a Nardò 3 anni e mezzo al parroco La Curia risarcirà la vittima

    Abusi sessuali a Nardò 3 anni e mezzo al parroco La Curia risarcirà la vittima

    di LINDA CAPPELLO
    NARDO’ – La Procura chiede l’assoluzione ma il Tribunale lo condanna. Tre anni e mezzo di carcere sono stati inflitti ieri a don Quintino De Lorenzis (nella foto), 38 anni, originario di Alliste, ex parroco della chiesa San Gerardo Majella di Nardò. Secondo l’accusa, il prelato avrebbe molestato sessualmente un giovane cittadino marocchino che si era rivolto a lui per avere dei vestiti puliti. L’episodio risale al 15 ottobre 2010, e in seguito all’avvio dell’inchiesta don Quintino lasciò la parrocchia

    NARDO’ – Condanna a tre anni e mezzo di carcere per il sacerdote accusato di aver palpeggiato un giovane immigrato. E per le molestie in canonica dovrà pagare anche la Curia, trascinata in aula come responsabile civile delle attività svolte dal prete.È questo l’epilogo del processo a don Quintino De Lorenzis, 38 anni, originario di Alliste, ex parroco della chiesa di San Gerardo Majella. Una sentenza che fa rumore, anche perché, secondo il pubblico ministero di udienza Antonio Negro, don Quintino era innocente e per questo aveva invocato l’assoluzione con formula piena, «perché il fatto non sussiste». I giudici della seconda sezione penale, però, sono stati di diverso avviso. Il collegio ha disposto anche una provvisionale di 20mila euro in favore della vittima, che dovrà essere risarcita in solido dal parroco e dalla Curia vescovile di Nardò.

    L’accusa di violenza sessuale, formulata dal pm Stefania Mininni, si basa su un singolo episodio, che risale al 15 ottobre del 2010. In quel periodo, il giovane straniero (un 27enne marocchino in attesa del permesso di soggiorno) risiedeva a Nardò, paese della fidanzata, e si trovava in grosse difficoltà economiche non riuscendo a trovare lavoro. Per questo pensò di rivolgersi al parroco di una chiesa nelle vicinanze. E il 14 ottobre si recò in parrocchia e in quell’occasione il sacerdote gli offrì il suo aiuto, chiedendogli di passare il giorno seguente per ritirare alcuni capi d’abbigliamento.

    E infatti, a distanza di 24 ore, il giovane si presentò all’appuntamento. L’incontro avvenne in sacrestia, e pare che in chiesa non ci fosse nessun altro. Nella denuncia il marocchino racconta che, mentre lo aiutava a cambiarsi i vestiti per indossare quelli nuovi, il parroco lo avrebbe palpeggiato nelle parti intime.

    La notizia completa sull’edizione della Gazzetta in edicola o scaricabile qui

  • «Abusi su allievo», prete si autosospende

    «Abusi su allievo», prete si autosospende

    PAVIA. Un passo indietro, in attesa di un verdetto finale da parte dei giudici. Don Gabriele Corsani, 45 anni, sacerdote salesiano ex economo del collegio Don Bosco di Pavia, condannato in primo grado a tre anni e quattro mesi per violenza sessuale su un giovane allievo, ha deciso di autosospendersi da prete. A confermarlo è lo stesso sacerdote, che da Sesto San Giovanni, dove fino a poco tempo fa ha esercitato il suo ministero, anche dopo l’inchiesta e il processo di Rimini, fa sapere di essersi preso «una pausa di riflessione» e di non esercitare più «il ministero presbiterale per evitare un coinvolgimento pregiudiziale nei confronti della congregazione salesiana e della Chiesa».

    La decisione del sacerdote arriva mentre è in corso l’appello a Milano contro la condanna inflitta a luglio dell’anno scorso dal giudice di Rimini Stefania Di Rienzo, che ha ritenuto il religioso responsabile di violenza sessuale su un allievo all’epoca 19enne (il ragazzo, che è rappresentato dall’avvocato Monica Gnesi di Monza, è stato di recente risarcito). Un verdetto impugnato qualche mese fa dall’avvocato difensore Girolamo De Rada, che punta a «una rilettura della vicenda», e quindi non definitivo.

    I fatti al centro della sentenza del tribunale di Rimini, che i giudici di secondo grado devono riesaminare, risalgono al 2007, anche se l’inchiesta della procura di Rimini era partita nel 2011. Soltanto allora infatti un 24enne ex allievo di don Corsani aveva presentato denuncia, raccontando quello che sarebbe successo in un albergo di Rimini dove un gruppo di allievi di un istituto tecnico di ispirazione cattolica del milanese si trovava per un seminario. Secondo l’accusa e secondo i giudici di primo grado, in quell’occasione il sacerdote aveva attirato in una stanza dell’albergo il giovane allievo, proponendogli di dormire insieme.

    Ci sarebbero state molestie, prima che il ragazzo riuscisse a fuggire. Una ricostruzione che il giudice di Rimini aveva ritenuto attendibile, ma su cui ora è atteso un pronunciamento della Corte di appello. «Confido nell’operato della magistratura e della giustizia», si limita a dire il sacerdote, che non vuole però entrare nel merito della sua vicenda giudiziaria. In attesa che il caso possa chiudersi davanti ai giudici, ha deciso di chiedere quindi una pausa dall’esercizio del suo ministero. In altre parole don Gabriele Corsani non farà il prete, pur continuando a restare sacerdote, fino a che la sua posizione non sarà del tutto chiarita. Oltre all’appello sulla condanna, resta anche da capire come si evolverà un’altra indagine della procura di Pavia, a cui il giudice di Rimini aveva trasmesso gli atti per il caso di un altro allievo, che aveva parlato di presunte molestie avvenute all’interno del collegio Don Bosco di Pavia che lo aveva ospitato nel 2008.

    http://laprovinciapavese.gelocal.it/cronaca/2014/01/21/news/abusi-su-allievo-prete-si-autosospende-1.8506693

  • Il prete che stuprò una 14enne lascia lettera-testamento: “Perdonatemi”

    Il prete che stuprò una 14enne lascia lettera-testamento: “Perdonatemi”

    Era finito al centro di uno scandalo per la violenza sessuale, nel 1980, su una quattordicenne che era rimasta incinta. Il prete autore dello stupro, don Pietro Tosi, morto mercoledì, a 87 anni, nella casa di riposo di Cesta (Ferrara), aveva poi espresso il suo rimorso in una lettera al vescovo, Luigi Negri. “Ho sofferto e pianto – dice nella missiva, resa nota solo ora -, ho un macigno sul cuore. Chiedo perdono e ringrazio chi vorrà concedermelo”.

    “Ho sofferto e pianto, ho un macigno sul cuore troppo pesante. E solo il senso di essere sacerdote mi consente di sopportarlo. Chiedo perdono per i danni che ho causato e ringrazio chi vorrà concedermelo. Anche se so che sarà difficile” riporta il testo della lettera.

    Nonostante la violenza risalga al 1980, lo scandalo è esploso solo recentemente dopo che il bambino nato da quello sturpo, Erik Zattoni, ha rivelato la sua storia alla trasmissione “Le Iene”. Il ragazzo non era presente al funerale, a cui hanno preso parte invece i parenti di don Tosi e molti fedeli della parrocchia di Cornacervina.

    http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/emilia-romagna/2014/notizia/il-prete-che-stupro-una-14enne-lascia-lettera-testamento-perdonatemi-_2021561.shtml