Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: violenza sessuale

  • Violenza su alunna 11enne, chiesto il processo per un prete

    Violenza su alunna 11enne, chiesto il processo per un prete

    La Procura di Trento ha chiesto il rinvio a giudizio di un prete ed insegnante di religione 40enne di un istituto scolastico cattolico trentino per violenza sessuale aggravata su minore. L’uomo, secondo le contestazioni, avrebbe abusato di un’alunna 11enne.

    Lo scrivono i quotidiani locali Corriere del Trentino, l’Adige e il T. I fatti contestati risalgono all’autunno 2023 e la scuola ha successivamente trasferito il 40enne, che insegnava nell’istituto da circa dieci anni.

    La presunta vittima delle attenzioni del religioso è stata ascoltata davanti al giudice in incidente probatorio ed il racconto ha convinto gli inquirenti a chiedere il rinvio a giudizio dell’uomo, che nega ogni addebito.

    https://www.repubblica.it/cronaca/2025/09/18/news/prete_processo_violenza_alunna_11_anni-424854555/

  • San Marino. DOCUMENTI. CASO PEDOFILO STEVEN JAMES. Sintesi della relazione del Segretario Canti (17 settembre 2025)

    San Marino. DOCUMENTI. CASO PEDOFILO STEVEN JAMES. Sintesi della relazione del Segretario Canti (17 settembre 2025)

    Il Segretario ha premesso che il suo intervento vuole essere una ricostruzione tecnica dei fatti, ma anche un atto dovuto come padre e cittadino, condividendo lo smarrimento delle famiglie coinvolte nel caso Steven James Raul, cittadino sammarinese condannato in Italia per violenza sessuale aggravata e continuata su minori.

    1. Solidarietà alle famiglie e chiarimenti alla cittadinanza

    • Il Governo si dichiara vicino alle famiglie colpite e denuncia la campagna mediatica di disinformazione che ha generato confusione.

    • Viene ribadito che la priorità è la tutela dei minori e la massima trasparenza nell’analisi delle falle del sistema.

    2. I fatti principali

    • Il 23 agosto 2025 Steven James Raul è stato arrestato a seguito di una condanna definitiva in Italia (5 anni e 8 mesi, poi ridotti in appello a 4 anni e 6 mesi).

    • I reati riguardano abusi sessuali su quattro minori italiani durante un camp estivo a Carpegna (2021).

    • Altri 22 bambini sammarinesi erano presenti, ma non risultano vittime.

    3. Le procedure giudiziarie ed estradizione

    • San Marino, in base alla Convenzione Europea di Estradizione del 1957, non può estradare i propri cittadini.

    • La richiesta italiana di estradizione è stata respinta dal Giudice d’Appello il 16 luglio 2025.

    • È stata quindi applicata la clausola che consente al condannato di scontare la pena a San Marino.

    • Le autorità sammarinesi hanno ricevuto comunicazioni incomplete e tardive dall’Italia: solo il 18 giugno 2025 è arrivata la documentazione definitiva.

    4. Collaborazione con Interpol e Gendarmeria

    • Interpol San Marino ha subito attivato verifiche e controlli sulla presenza di Raul nel territorio.

    • Le informazioni erano classificate e non potevano essere condivise con altre autorità se non su autorizzazione formale, motivo di ritardi e di mancate comunicazioni al pubblico.

    5. Il caso del lavoro nelle scuole

    • Raul, in attesa di decisioni, ha svolto incarichi precari come cuoco in diversi asili nido di San Marino (aprile – agosto 2025).

    • L’assunzione è avvenuta tramite autocertificazione, in cui dichiarava di non avere procedimenti pendenti.

    • In realtà era già stata emessa la sentenza definitiva italiana (marzo 2025).

    • Il 27 agosto 2025 l’Ufficio del Lavoro ha sporto denuncia per falsa dichiarazione.

    • È stato chiarito che Raul non ha mai avuto contatti diretti con i bambini, operando esclusivamente nelle cucine.

    6. Il casellario giudiziario

    • Non esiste un obbligo convenzionale di scambio automatico delle iscrizioni tra Italia e San Marino.

    • Le comunicazioni periodiche riguardano solo le condanne definitive, non i procedimenti pendenti.

    • La Convenzione di Lanzarote, ratificata da San Marino, rafforza gli impegni di prevenzione contro gli abusi sessuali sui minori, ma non prevede registri speciali né scambio automatico di informazioni sui procedimenti pendenti.

    7. Conclusioni e proposte operative

    Per evitare che casi simili si ripetano, Canti propone:

    1. Istituzione di misure amministrative preventive a tutela della collettività, specie per i casi di estradizione.

    2. Inasprimento delle sanzioni penali e amministrative per chi rilascia autocertificazioni false o incomplete, con obbligo di rinnovo annuale.

    3. Miglioramento dello scambio di informazioni con l’Italia, in attesa della firma dell’Accordo di Associazione UE, anche tramite accordi specifici bilaterali.

    4. Divieto di assumere incarichi nella PA per persone condannate o processate per pedofilia e abusi sessuali.

    In sintesi: la relazione mette in luce gravi carenze nello scambio di informazioni tra Italia e San Marino, la necessità di colmare le lacune legislative e amministrative, e l’impegno del Governo a introdurre nuove norme di prevenzione e tutela dei minori.

    S.e.& o.

    San Marino. DOCUMENTI. CASO PEDOFILO STEVEN JAMES. Sintesi della relazione del Segretario Canti (17 settembre 2025)

  • Ex prete cattolico condannato, denunciato dall’inchiesta Spotlight, muore a 87 anni

    Ex prete cattolico condannato, denunciato dall’inchiesta Spotlight, muore a 87 anni

    PORTLAND, Maine (AP) — È morto James Talbot, ex prete cattolico condannato per aggressione sessuale nei confronti di ragazzi nel Maine e nel Massachusetts, dopo essere stato smascherato dalle indagini del film “Il caso Spotlight”. Aveva 87 anni.

    Talbot, ex gesuita, figurava in una lista fornita dall’ordine religioso dei gesuiti del nord-est, accusato di accuse credibili di abusi sessuali su minore. Talbot è morto il 28 febbraio in un hospice di St. Louis, ha dichiarato Mike Gabriele, portavoce dei Gesuiti USA Est.

    Talbot è stato uno dei soggetti dell’inchiesta del Boston Globe sugli abusi sessuali commessi dai preti, vincitrice del Premio Pulitzer nel 2003 e trasposta nel film “Il caso Spotlight” del 2015. L’inchiesta ha rivelato abusi sessuali diffusi e la loro insabbiatura all’interno della Chiesa cattolica. Jesuits USA East non ha rilasciato dichiarazioni sulla morte di Talbot.

    Nel 2018 si è dichiarato colpevole di violenza sessuale grave e violenza sessuale illecita per aver abusato sessualmente di un bambino di 9 anni in una chiesa del Maine negli anni ’90. È stato condannato a tre anni di carcere.

    Prima della condanna nel Maine, Talbot ha trascorso sei anni in prigione dopo essersi dichiarato colpevole di stupro e aggressione sessuale su due studentesse a Boston. Oltre alle condanne, ha patteggiato con più di una dozzina di vittime.

    https://apnews.com/article/priest-abuse-jesuit-obituary-james-talbot-spotlight-d11d6ba9fca10769f2e3a54c3bb439fc

  • San Marino, la Diocesi sul caso del pedofilo: «Ha frequentato alcune attività ma senza ruoli di responsabilità o animazione»

    San Marino, la Diocesi sul caso del pedofilo: «Ha frequentato alcune attività ma senza ruoli di responsabilità o animazione»

    SAN MARINO. Anche la Diocesi di San Marino-Montefeltro prende la parola sulla vicenda legata al caso di Steven Raul James, condannato in via definitiva in Italia per atti sessuali e violenza sessuale aggravata su quattro bambini di dieci e undici anni.

    «La Diocesi di San Marino-Montefeltro, la Parrocchia di San Marino Città (Murata) e la Comunità dei Salesiani», si legge in una nota firmata da Diocesi di San Marino-Montefeltro, Ufficio Stampa e Comunicazioni Sociali Parrocchia di Murata e Comunità Salesiana, «esprimono il loro sconcerto per le notizie che affollano la cronaca di questi giorni e che, in maniera ingiustificata e inopportuna, vorrebbero coinvolgere il Vescovo e una realtà educativa di riferimento e preziosa per tante famiglie della Repubblica, in una vicenda cui gli stessi sono del tutto estranei»

    «Si è appreso», prosegue la nota «con stupore e amarezza che un giovane, il quale ha frequentato alcune attività dell’Oratorio dei Salesiani – senza mai ricoprire alcun ruolo di responsabilità o di animazione – è oggi destinatario di provvedimenti dell’autorità giudiziaria italiana per aver commesso gravi delitti nei confronti di alcuni minori, al di fuori delle nostre realtà. La Diocesi e la Comunità Salesiana non hanno mai avuto alcuna notizia del procedimento a suo carico, né della condanna, tantomeno sono mai emersi segnali riconducibili ai comportamenti per i quali è stato condannato.

    La Diocesi, peraltro, particolarmente attenta ai temi in questione, da diversi anni ha attivato il “Servizio diocesano Tutela dei minori e delle persone vulnerabili”, istituendo un vero e proprio Centro di Ascolto, ed ha emanato il Vademecum delle “Buone prassi di tutela di prevenzione e tutela dei minori in parrocchia” di cui presidia il concreto rispetto e l’attuazione. Analoghe misure a protezione dei minori sono state assunte dai Salesiani e mai alcuna segnalazione è a essi pervenuta. L’Oratorio Salesiano, fedele al “metodo preventivo” di Don Bosco, basato su ragione, religione e amorevolezza, accoglie da sempre bambini e ragazzi in un contesto educativo sereno e protetto. Lo svolgimento delle attività è affidato ad animatori ed educatori debitamente formati, che hanno sempre vigilato e continuano a vigilare con attenzione sui giovani partecipanti».

    Le vicende personali di un singolo non devono offuscare il valore di una intera comunità educativa che, da sempre, accompagna i ragazzi e sostiene le famiglie con accoglienza, cura e responsabilità».

    «La Comunità Salesiana e la Parrocchia di Murata», conclude la nota, « ribadiscono quindi il loro impegno a custodire con responsabilità i minori loro affidati e la fiducia delle famiglie e ad accompagnare i giovani con lo stile di Don Bosco: accoglienza, cura e speranza».

    https://www.corriereromagna.it/san-marino/san-marino-la-diocesi-sul-caso-del-pedofilo-ha-frequentato-alcune-attivita-ma-senza-ruoli-di-responsabilita-o-animazione-DC1598656

  • In caso di tentato abuso, l’assenza di vittime implica l’assenza di punizione?

    In caso di tentato abuso, l’assenza di vittime implica l’assenza di punizione?

    La polizia di Clintonville, nel Wisconsin, ha arrestato domenica un sacerdote della diocesi di Madison con l’accusa di tentato abuso sessuale su minore.

    Secondo una dichiarazione della polizia, padre Andrew Showers, 37 anni, è stato arrestato la sera del 24 agosto dopo che gli agenti hanno “ricevuto informazioni” secondo cui il sacerdote aveva “preso accordi per recarsi nella città di Clintonville e incontrare una ragazza di 14 anni per avere rapporti sessuali”.

    Padre Showers è stato arrestato con l’accusa di adescamento di minori, utilizzo di un computer per facilitare un reato sessuale su minori e tentata violenza sessuale di secondo grado su minore.

    Secondo una dichiarazione della diocesi, dopo essere stata informata dell’arresto di Showers lunedì, egli è stato sospeso da ogni ministero mentre prosegue l’indagine penale, con la quale la diocesi ha affermato di collaborare pienamente.

    Non sono stati confermati dettagli su come il sacerdote sia arrivato a prendere i presunti “accordi” o su come le forze dell’ordine ne siano venute a conoscenza.

    Se tali dettagli dovessero emergere nel corso dell’azione penale, è probabile che lascerebbero la diocesi di Madison con una situazione complicata da risolvere, poiché perseguire un tentato reato di abuso sessuale su minori è molto complicato nel diritto canonico.

    Mentre la maggior parte dei cattolici potrebbe aspettarsi che un sacerdote trovato ad aver tentato di avere rapporti sessuali con una minorenne venga ridotto allo stato laicale di routine (e come parte necessaria di qualsiasi politica credibile di “tolleranza zero”), la legge della Chiesa sulla questione non è affatto così semplice.

    In effetti, a seconda delle circostanze, anche se fosse dimostrato che Showers si è recato a Clintonville con l’intento espresso e specifico di abusare sessualmente di un minore, potrebbe non essere canonicamente possibile per la diocesi imporre la sua riduzione allo stato laicale.

    Per il momento, la sospensione di Showers dal ministero pubblico per tutta la durata del procedimento legale è una certezza.

    È quasi altrettanto certo che un processo canonico verrà avviato rapidamente e poi sospeso finché le accuse penali civili non saranno concluse o ritirate prima del processo.

    Qualsiasi indagine canonica sui dettagli di un presunto delitto contro un minore genererebbe atti potenzialmente controversi dal punto di vista legale. I casi clericali di abusi sessuali su minori sono, secondo le norme della Sacramentorum sanctitatis tutela , riservati alla giurisdizione esclusiva del Dicastero per la Dottrina della Fede.

    Dal punto di vista canonico, il vescovo che viene a conoscenza di un potenziale reato di abuso su minore deve immediatamente informare il DDF, che si assume la piena responsabilità del caso, anche se in pratica l’autorità di condurre un’indagine e un processo completi (un processo canonico completo o un processo extragiudiziale accelerato) è spesso delegata alla diocesi locale.

    Tuttavia, la prassi è quella di sospendere i procedimenti canonici fino alla conclusione dei processi penali locali, evitando così la questione.

    Un motivo importante è che le forze dell’ordine e i procuratori locali hanno spesso accesso a prove importanti (e alle risorse coercitive per raccoglierle), non disponibili alle autorità ecclesiastiche, ma essenziali per garantire il miglior esito possibile per tutte le parti in causa.

    Nel caso Showers, i dettagli delle accuse potrebbero rivelarsi cruciali per l’eventuale determinazione da parte della DDF se sia stato commesso o possa essere perseguito uno specifico reato canonico di abuso, dal momento che il sacerdote non è stato accusato di aver effettivamente avuto contatti sessuali con un minore.

    Le norme della Sacramentorum sanctitatis tutela consentono di perseguire penalmente alcune azioni “tentate”, che sono di fatto crimini di tentativo dell’impossibile, sia contro la fede che contro il diritto canonico in materia di sacramenti.

    Ad esempio, mentre i crimini canonici dell’ordinazione di una donna, o l’assoluzione da parte di un sacerdote di un complice in un peccato sessuale sono crimini canonici, di fatto nessuno di questi è possibile da commettere. L’ordinazione di una donna al sacerdozio è, secondo la definizione della Chiesa della materia essenziale del sacramento, impossibile, e l’assoluzione di un complice sessuale non può essere validamente conferita al di fuori del pericolo di morte.

    Tuttavia, la SST non riconosce, all’interno delle sue norme, il reato di tentato abuso sessuale su minore, ma solo la commissione effettiva del reato. Il Codice di Diritto Canonico, inoltre, non consente di punire un reato tentato come se fosse il reato stesso:

    “Chiunque, in concorso con un reato, ha fatto qualcosa o ha omesso di fare qualcosa ma poi, involontariamente, non ha portato a termine il reato, non è vincolato dalla pena prescritta per il reato portato a termine, a meno che la legge o un precetto non dispongano diversamente”, spiega il Codice.

    Poiché la legge specifica in questione, la SST, non prevede diversamente, difficilmente la diocesi di Madison potrebbe fare pressione sul DDF affinché autorizzi a perseguire Showers per il reato di abuso su minore, anche se fosse condannato civilmente per le accuse per cui è stato arrestato.

    Sebbene il Codice di Diritto Canonico consenta di imporre “una penitenza o un rimedio penale” a qualcuno per aver tentato di commettere un crimine, anche se il tentativo provoca uno scandalo o un danno pubblico, qualsiasi pena imposta deve comunque essere “di genere minore di quella determinata per il crimine consumato”.

    La legge non prevede alcuna pena specifica nei casi di abuso sessuale clericale su un minore, e tutti i casi devono essere puniti “secondo la gravità del reato, senza escludere la dimissione [dallo stato clericale]”.

    Tuttavia, mentre il DDF impone di routine la pena della laicizzazione nei casi di abuso sessuale clericale su un minore, la laicizzazione è considerata la pena massima prevista dalla legge; in quanto tale, le disposizioni del Codice di diritto canonico sulla punizione dei reati tentati sembrerebbero escludere tale esito per un reato tentato.

    A seconda delle circostanze delle presunte azioni di padre Showers, come potrebbero emergere in tribunale, potrebbe essere esclusa anche l’opzione di processarlo per tentato abuso sessuale su minore.

    Nella dichiarazione della polizia si afferma che l’arresto è stato effettuato dopo aver “ricevuto informazioni” secondo cui il sacerdote aveva “preso accordi per recarsi nella città di Clintonville e incontrare una ragazza di 14 anni per avere rapporti sessuali”.

    Gli osservatori hanno già notato che questo resoconto degli eventi è sufficientemente ampio da comprendere diversi possibili scenari.

    È possibile che Showers (presumibilmente) abbia contattato una ragazza di 14 anni, presumibilmente online, poiché è stato accusato di aver utilizzato un computer a fini di abuso sessuale su minori, e abbia avuto una qualche forma di comunicazione che ha portato a un accordo per incontrarsi.

    In questo caso, il contenuto esatto delle comunicazioni del sacerdote con il minore sarà di fondamentale importanza. La DDF ha la prassi di rifiutare di accettare casi, anche palesi, di cosiddetto adescamento, e insiste sul fatto che l’effettiva commissione di un reato di abuso sessuale online rientri nelle norme della SST, anche se l’intenzione di procedere in tal senso appare evidente.

    Pertanto, affinché Showers possa rispondere delle accuse canoniche di tentato abuso sessuale su minore, l’intenzione di incontrarsi per scopi sessuali dovrebbe essere esplicita, così come la conoscenza da parte di Showers dell’età del bambino.

    È anche possibile, tuttavia, che Showers sia stato arrestato dopo essere stato colto in flagrante in un’operazione online, dalle forze dell’ordine o da altri attori, che si erano spacciati online per un quattordicenne allo scopo di identificare gli aggressori sessuali.

    Se così fosse, il DDF potrebbe concludere che anche il “tentato” abuso sessuale su un minore non è perseguibile, poiché, di fatto, non c’era nessun minore da abusare.

    D’altro canto, il DDF ha consentito il perseguimento e la condanna di alcuni ecclesiastici in alcuni casi per il reato di possesso di materiale pedopornografico, anche quando parte del materiale penalmente osceno è animato o generato da un’intelligenza artificiale. Si può sostenere che, nel caso in cui si scopra che un ecclesiastico ha esplicitamente pianificato di incontrare un minore a scopo sessuale, l’imputabilità e l’intenzione di commettere il reato siano dimostrate, anche se non è stato coinvolto alcun minore.

    Tuttavia, anche se tale argomentazione venisse avanzata e accettata dal DDF, il caso non si tradurrebbe quasi certamente in una condanna alla laicizzazione poiché, ancora una volta, un reato tentato non può essere punito con la stessa severità di un reato commesso.

    Naturalmente, questo non significa che, anche respingendo un potenziale caso che coinvolga padre Showers – che si tratti di un tentativo di incontrare un minore, reale o presunto, per scopi sessuali – il DDF ordinerebbe il suo ritorno al ministero.

    Al contrario, i casi rinviati dal DDF perché non conformi ai criteri specifici e rigorosi per un crimine secondo la legge SST sono solitamente accompagnati da un parere canonico consultivo del dicastero che chiarisce che una conclusione di “nessun crimine” secondo la sua legge non significa che un chierico debba essere reintegrato nel ministero.

    Al contrario, i vescovi diocesani di solito incoraggiano vivamente il chierico a chiedere volontariamente la riduzione allo stato laicale. Il più delle volte, viene loro esplicitamente chiarito che il vescovo lo ritiene permanentemente inadatto al ministero e, in caso di rifiuto, è probabile che si verifichi una situazione di stallo a tempo indeterminato.

    Anche se il vescovo potrebbe tentare di perseguire il sacerdote per un reato diverso previsto dal diritto penale della Chiesa, non riservato alla DDF, non ci sono delitti evidenti codificati nella legge che sembrino suscettibili di comportare una punizione di laicizzazione.

    Sebbene il Codice di diritto canonico criminalizzi una serie di altri potenziali atti sessuali da parte di chierici, tali leggi presumono che il chierico stia cercando una relazione sessuale stabile e/o pubblica con un altro adulto, tentando il matrimonio con una donna o vivendo una relazione sessuale aperta con qualcuno anche dopo essere stato avvertito di desistere.

    Sebbene la legge preveda la possibilità di ridurre allo stato laicale “un chierico che ha offeso in altri modi il sesto comandamento del Decalogo”, senza definire un tipo specifico di reato, tale disposizione è qualificata dalla condizione che “il reato è stato commesso in pubblico” – con la presunzione che il chierico stia tentando di vivere in qualche modo una relazione sessuale pubblica e continuativa – non il tentativo, anche volontario, di incontrare di nascosto un minore per un incontro illegale.

    La legge della Chiesa include una sorta di disposizione generale che consente di punire qualsiasi comportamento non specificamente delineato come crimine nel codice penale universale o altrove, se vi è una “violazione esterna del diritto divino o canonico”, ma “solo quando la speciale gravità della violazione lo richiede e la necessità esige che gli scandali siano prevenuti o riparati”.

    Nel tipo di caso che Showers potrebbe affrontare, la sua diocesi potrebbe trovarsi di fronte a un difficile ostacolo canonico da superare per ottenere potenzialmente la sua riduzione allo stato laicale.

    La pubblicità che circonda il suo arresto e qualsiasi successivo processo e condanna genererebbe certamente la necessità di riparare lo scandalo e, ancora una volta, se si scoprisse che ha esplicitamente cercato rapporti sessuali con una minore, pochi contesterebbero la “particolare gravità” dei crimini di cui è stato accusato civilmente.

    Ma il canone onnicomprensivo limita i procedimenti penali alle “violazioni esterne” del diritto divino o canonico, non ai tentativi di violazione, per quanto sincera e comprovata possa essere l’intenzione di commettere il crimine.

    Sebbene possa sembrare probabile che qualsiasi ecclesiastico che cerchi di avere rapporti sessuali con un minore possa essere ridotto allo stato laicale di routine (e nessuno dubiterebbe della grave peccaminosità del suo tentativo), la realtà è che dopo decenni di riforme canoniche, alcuni casi sembrano ancora esulare dalle situazioni previste dalla legge.

    E anche se sembra improbabile che Showers si dedichi di nuovo al ministero sacerdotale, a meno che non venga scagionato in modo drammatico, se il caso contro di lui andrà avanti, resta da vedere se potrà essere effettivamente punito canonicamente per un tentato crimine.

    https://www.pillarcatholic.com/p/on-attempted-abuse-does-no-victim

  • Rimini: in carcere il sammarinese condannato per violenza su minori. Il legale: “Avevamo chiesto di scontare pena sul Titano”

    Rimini: in carcere il sammarinese condannato per violenza su minori. Il legale: “Avevamo chiesto di scontare pena sul Titano”

    Si trova nel carcere di Rimini Steven Raul James, il 27enne sammarinese arrestato per il reato di violenza sessuale aggravata e continuata su minori. Sul giovane pendeva un ordine di carcerazione dello scorso aprile emesso dalla Procura di Urbino, dopo una condanna in via definitiva a 4 anni e 4 mesi di reclusione per fatti avvenuti nel 2021 in un Football Camp di Carpegna, dove era animatore.

    Vittime della violenza quattro minori di età compresa tra i 10 e gli 11 anni. Il 27enne – che ha militato nel recente passato nel campionato sammarinese di futsal – è stato individuato dalla squadra mobile della Questura di Rimini a Riccione, sabato mattina, mentre assisteva a una partita di calcio tra squadre di giovanissimi. A ‘tradirlo’ è stato l’uso dei social sui quali aveva pubblicato dei contenuti che attestavano la sua presenza oltreconfine. Il giovane, spiega il suo avvocato Stefano Pagliai, che segue il caso da dopo la sentenza definitiva, voleva scontare la condanna a San Marino ai sensi della Convenzione europea del 1983 sul trasferimento delle persone condannate.

    Le pratiche, prosegue il legale, erano state avviate già prima della richiesta di estradizione. Ora è in carcere e, conclude l’avvocato, l’obiettivo di un rientro sul Titano rimane. L’autorità giudiziaria, tra le altre cose, ha disposto che, dopo aver pagato il suo debito con la giustizia, sia interdetto per sempre da incarichi in scuole o istituti frequentati prevalentemente da minori, insieme al divieto di avvicinarsi a luoghi frequentati dagli stessi, al divieto di svolgere lavori a contatto con minori e l’obbligo di informare gli organi di polizia su spostamenti e residenza per un anno.

    Mauro Torresi

    https://www.sanmarinortv.sm/news/cronaca-c3/rimini-in-carcere-il-sammarinese-condannato-per-violenza-su-minori-il-legale-avevamo-chiesto-di-scontare-pena-sul-titano-a279397

  • Monsignor Renna e l’invito nella diocesi degli abusi. L’appello della vittima: «La Chiesa scelga da che parte stare»

    Monsignor Renna e l’invito nella diocesi degli abusi. L’appello della vittima: «La Chiesa scelga da che parte stare»

    Parole «forti, determinate e senza ambiguità». Sono quelle che Antonio Messina, vittima riconosciuta di abusi da parte del sacerdote Giuseppe Rugolo, chiede di pronunciare a monsignor Luigi Renna, arcivescovo di Catania. Chiamato a presiedere il Pontificale nella Basilica Cattedrale il prossimo 15 agosto, a Piazza Armerina, in occasione della festa di Maria Santissima delle Vittorie. Insieme a lui ci sarà Rosario Gisana, vescovo di Piazza Armerina, e imputato per falsa testimonianza, con l’accusa di aver protetto Rugolo – oggi dimesso dallo stato clericale dopo la condanna – e di aver costruito un sistema di insabbiamento. Un’ombra pesante che incombe sull’appuntamento liturgico, che Messina – vittima riconosciuta del sacerdote condannato in primo e secondo grado per violenza sessuale su minori – chiede di diradare con una lettera aperta, lunga e dettagliata, diretta a monsignor Renna. Il cuore della richiesta è semplice, ma politicamente e pastoralmente delicato: che l’arcivescovo usi la sua presenza pubblica non come un atto di cortesia istituzionale, ma come un’occasione per dire parole chiare e inequivocabili di condanna verso ogni forma di abuso e di copertura.

    La lettera non risparmia nomi e accuse. Le accuse di insabbiamento rivolte al vescovo di Piazza Armerina Gisana, scrive Messina, trovano riscontro nelle intercettazioni telefoniche e nelle registrazioni agli atti del processo. Non solo: il vescovo, sempre secondo la vittima, avrebbe ridicolizzato e minimizzato le sue denunce, definendo la vicenda «una storia tra omosessuali» e liquidando il dolore con stereotipi e frasi offensive. Un passaggio su cui Messina, oggi, richiama a Renna le sue stesse parole, affidate in passato al quotidiano La Repubblica: «Non ci devono essere dubbi. I vescovi non proteggono nessuno, bisogna denunciare e stare dalla parte delle vittime, la cui sofferenza va presa molto sul serio». Parole che, sottolinea la vittima, dovrebbero ora tradursi in coerenza e azione concreta. Non un gesto simbolico, ma un atto pubblico e inequivocabile che allinei la prassi alla dottrina, l’azione alla predicazione.

    Il rischio, scrive Messina, è che il 15 agosto si trasformi, anche involontariamente, in un segnale di sostegno verso chi è accusato di proteggere i colpevoli. Per questo chiede all’arcivescovo di pronunciare parole chiare di condanna oppure di declinare l’invito, per non compromettere la propria posizione in una vicenda che «macchia la diocesi e offende la dignità dei fedeli». In filigrana, dietro le righe della lettera, emerge una generale e più ampia accusa: quella al silenzio e all’indifferenza come forme di complicità. «Il cambiamento – scrive Messina – è affidato anche a chi nella Chiesa ha un ruolo di guida e non occupa semplicemente un posto di preminenza». Un appello che non è solo una richiesta personale, ma un atto di denuncia pubblica, un banco di prova per la credibilità di un’istituzione che, di fronte agli scandali, è chiamata a scegliere da che parte stare: «Mi aiuti a fare sì che non si perpetri ancora l’abuso – si congeda Messina nella lettera – che si attua anche con il silenzio, l’indifferenza e la commissione. Preghi per me, per la mia famiglia e per quelle vittime che non hanno voce».

    Monsignor Renna e l’invito nella diocesi degli abusi. L’appello della vittima: «La Chiesa scelga da che parte stare»

  • Sacerdote accusato di abusi sessuali su un minore, arrestato dai carabinieri in provincia di Cosenza

    Sacerdote accusato di abusi sessuali su un minore, arrestato dai carabinieri in provincia di Cosenza

    REGGIO CALABRIA – Il prete è stato arrestato in provincia di Cosenza dai carabinieri di Reggio Calabria. I militari hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria ed il religioso è gravemente indiziato di violenza sessuale aggravata nei confronti di un minore, in riferimento a circostanze risalenti al biennio 2015 – 2016 e andate avanti sino al 2020 (dopo il raggiungimento della maggiore età da parte del giovane).

    L’indagine si è sviluppata attraverso un’articolata attività investigativa, basata su riscontri testimoniali, acquisizioni documentali e attività tecniche. Gli accertamenti hanno consentito di far emergere un quadro complesso e delicato, ricostruendo una vicenda che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe avuto origine all’interno di una comunità parrocchiale reggina.
    Prima solo attenzioni, poi gli episodi di violenza sessuale

    La vittima, all’epoca dei primi episodi un ragazzo di 16 anni, frequentava le attività pastorali e aggregative della parrocchia, organizzate proprio dal sacerdote arrestato. L’uomo, approfittando del proprio ruolo e della condizione di disagio familiare vissuta dal giovane, avrebbe instaurato una relazione ambigua, inizialmente alimentata da adulazioni e attenzioni, poi degenerata in episodi di violenza sessuale vera e propria, consumati in luoghi appartati della struttura ecclesiastica.
    La ‘benedizione alla vittima’ e il ‘perdono’

    Secondo quanto ricostruito dai militari di Reggio Calabria, il sacerdote si sarebbe servito della propria posizione per manipolare emotivamente il ragazzo, facendolo sentire legato spiritualmente e moralmente alla figura del proprio “padre guida”. Un rapporto in cui – secondo le indagini – si sovrapponevano momenti di liturgia, di confidenza, e di abuso. In alcuni casi, dopo aver consumato gli atti sessuali, il religioso avrebbe persino impartito una benedizione alla vittima, chiedendo “perdono” per l’accaduto.

    Nel corso delle attività investigative è emerso come il ragazzo, pur vivendo con disagio e sofferenza quanto subito, faticasse a ribellarsi, paralizzato da un sentimento di soggezione e dal timore di perdere il legame con la comunità parrocchiale. Una condizione di subordinazione che il sacerdote – figura di grande carisma e autorevolezza nel contesto ecclesiastico – avrebbe saputo alimentare con strategia e consapevolezza, fino a rendere il giovane incapace di opporsi.
    Il trasferimento in provincia di Cosenza

    L’inchiesta ha consentito inoltre di documentare che, anche dopo il trasferimento del sacerdote in una parrocchia della provincia di Cosenza, questi avrebbe continuato a svolgere attività a stretto contatto con minori. Il sacerdote è stato tradotto presso la casa circondariale competente, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
    Le precisazioni della Diocesi di Cosenza – Bisignano

    In merito all’arresto del sacerdote la Diocesi di Cosenza – Bisignano ha diffuso delle precisazioni che riguardano sia il religioso che l’accaduto in sè. “I fatti a cui si riferiscono le notizie sono accaduti alcuni anni fa nel territorio di Reggio Calabria e il soggetto interessato è un religioso e non un sacerdote diocesano, pertanto sottoposto alla giurisdizione del suo Superiore provinciale” si legge nella nota diffusa.

    La Diocesi ha inoltre precisato che l’ordine di appartenenza del religioso “ha seguito l’iter previsto in questi casi a livello canonico e successivamente lo aveva trasferito in un convento del nostro territorio dove è stato raggiunto, in seguito alle indagini delle autorità civili preposte, da provvedimento dell’Autorità giudiziaria e di conseguenza sottoposto a provvedimento restrittivo per presunta violenza”.

    “L’Arcivescovo, il presbiterio e l’intera comunità diocesana – si legge in conclusione – esprimono grande dolore, attenzione e vicinanza per la vittima della vicenda, per l’Ordine di appartenenza e confida nel lavoro attento ed oculato della Magistratura”. Luigi Grisi

    https://www.quicosenza.it/news/calabria/sacerdote-accusato-di-abusi-sessuali-su-un-minore-arrestato-dai-carabinieri-in-provincia-di-cosenza

  • REGGIO CALABRIA – ABUSI SU UN MINORE NELLA PARROCCHIA: SACERDOTE ARRESTATO DAI CARABINIERI. I FATTI RICOSTRUITI IN UNA LUNGA INDAGINE TRA TESTIMONIANZE E RISCONTRI DOCUMENTALI

    REGGIO CALABRIA – ABUSI SU UN MINORE NELLA PARROCCHIA: SACERDOTE ARRESTATO DAI CARABINIERI. I FATTI RICOSTRUITI IN UNA LUNGA INDAGINE TRA TESTIMONIANZE E RISCONTRI DOCUMENTALI

    È stato arrestato in provincia di Cosenza dai Carabinieri della Compagnia di Reggio Calabria un sacerdote, raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria. Il religioso è gravemente indiziato – fatte salve le diverse valutazioni nelle fasi processuali successive – del reato di violenza sessuale aggravata nei confronti di un minore, in riferimento a circostanze risalenti al biennio 2015 – 2016 e protrattesi sino al 2020 (dopo il raggiungimento della maggiore età da parte del giovane).

    L’indagine, avviata dai militari dell’Arma e coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria diretta dal Procuratore f.f. dott. Giuseppe Lombardo, si è sviluppata attraverso un’articolata attività investigativa, basata su riscontri testimoniali, acquisizioni documentali e attività tecniche. Gli accertamenti hanno consentito di far emergere un quadro complesso e delicato, ricostruendo una vicenda che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe avuto origine all’interno di una comunità parrocchiale reggina.

    La vittima, all’epoca dei primi episodi un ragazzo di 16 anni, frequentava le attività pastorali e aggregative della parrocchia, organizzate proprio dal sacerdote arrestato. L’uomo, approfittando del proprio ruolo e della condizione di disagio familiare vissuta dal giovane, avrebbe instaurato una relazione ambigua, inizialmente alimentata da adulazioni e attenzioni, poi degenerata in episodi di violenza sessuale vera e propria, consumati in luoghi appartati della struttura ecclesiastica.

    Secondo quanto ricostruito dai militari della Compagnia di Reggio Calabria, il sacerdote si sarebbe servito della propria posizione per manipolare emotivamente il ragazzo, facendolo sentire legato spiritualmente e moralmente alla figura del proprio “padre guida”. Un rapporto in cui – secondo le indagini – si sovrapponevano momenti di liturgia, di confidenza, e di abuso. In alcuni casi, dopo aver consumato gli atti sessuali, il religioso avrebbe persino impartito una benedizione alla vittima, chiedendo “perdono” per l’accaduto.

    Nel corso delle attività investigative è emerso come il ragazzo, pur vivendo con disagio e sofferenza quanto subito, faticasse a ribellarsi, paralizzato da un sentimento di soggezione e dal timore di perdere il legame con la comunità parrocchiale. Una condizione di subordinazione che il sacerdote – figura di grande carisma e autorevolezza nel contesto ecclesiastico – avrebbe saputo alimentare con strategia e consapevolezza, fino a rendere il giovane incapace di opporsi.

    L’inchiesta ha consentito inoltre di documentare che, anche dopo il trasferimento del sacerdote in una parrocchia della provincia di Cosenza, questi avrebbe continuato a svolgere attività a stretto contatto con minori.

    Il sacerdote è stato tradotto presso la casa circondariale competente, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

    Si precisa che il procedimento penale si trova nella fase delle indagini preliminari e come previsto per legge, l’uomo è da considerarsi innocente fino a sentenza definitiva. Luigi Grisi

    REGGIO CALABRIA. ARRESTO SACERDOTE

  • Giudizio canonico su Rugolo, Cantaro, “Messina non è parte processuale, non può avere un ruolo”

    Giudizio canonico su Rugolo, Cantaro, “Messina non è parte processuale, non può avere un ruolo”

    L’avvocato Gabriele Cantaro contesta l’analisi del suo collega, Alessandro Camedda in merito alla posizione di Antonio Messina sul procedimento canonico a carico di Giuseppe Rugolo condannato, in primo grado, dal Tribunale ecclesiastico alla riduzione allo stato laicale. Sul conto del sacerdote, pende anche una condanna penale a 3 anni di reclusione emessa dalla Corte di Appello di Caltanissetta per violenza sessuale su minore.

    La posizione dell’avvocato Cantaro

    Se per l’avvocato Camedda, consulente dell’archeologo ennese, dalla cui denuncia partì l’inchiesta della Procura di Enna, Messina ha avuto un ruolo nel procedimento canonico, l’avvocato Cantaro è di tutt’altro avviso. Cantaro, nella sua controreplica, precisa di esprimersi a titolo personale e non come legale della Curia di Piazza Armerina.

    “Nulla di quanto dice l’avvocato rotale consulente del sig. Antonio Messina può smentire quanto ho affermato, né le precisazioni relative alla competenza dei Dicasteri, mai messa in dubbio, né l’attribuibilità al sig. Messina Antonio delle iniziative giudiziarie in sede penale avanti all’Autorità Giudiziaria Statale” precisa l’avvocato Cantaro in merito al ruolo assunto da Messina sul procedimento della giustizia ordinaria.

    Il ruolo di Messina

    L’avvocato, nella sua analisi, mette al centro il vescovo di Piazza Armerina nel processo canonico, contrariamente a quanto affermato da Camedda e da Messina, per cui Gisana e la Diocesi sono stati estromessi.

    “Il mio intervento – argomenta l’avvocato Gabriele Cantaro – contesta la comunicazione dell’asserita esclusione della Diocesi e del suo Vescovo dal processo canonico – affermazione infondata e perciò gravissima e diffamatoria – artatamente proposta come conseguente alla rispettiva posizione nei procedimenti pendenti avanti alla Giustizia Ordinaria”.

    ” Rilevo inoltre che “avere un ruolo” in un processo – quello canonico nella questione che ci occupa – significa essere parte processuale, cosa che né il sig. Messina Antonio né il suo consulente rotale possono affermare di essere o di essere stati in tale procedimento”.

    L’altra contestazione

    Lo stesso legale muove un’altra contestazione all’avvocato Camedda. “L’uso del termine commissari venuti dal nord in luogo di quelli corretti di “Delegato ed Assessori” reiterato dall’avv. Camedda mantiene una intollerabile ambiguità che non può più essere considerata “casuale” ma che appare, ancora una volta, tesa a rendere verosimile qualcosa che è, invece, assolutamente infondato. Ogni altro argomento, introdotto dalle “controrepliche” esula dall’oggetto del mio intervento”.

    I commenti sui social

    “Non meritano repliche, invece, le scomposte dichiarazioni che qualcuno ha voluto diffondere sui social; l’uso della mistificazione e dell’insulto danno la cifra e lo spessore morale di chi li usa, non di chi li riceve” conclude l’avvocato Cantaro.

    Giudizio canonico su Rugolo, Cantaro, “Messina non è parte processuale, non può avere un ruolo”