Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: violenza sessuale

  • Pedocriminalità: “i silenzi” delle diocesi di Digione e Rabat denunciati da un collettivo

    Pedocriminalità: “i silenzi” delle diocesi di Digione e Rabat denunciati da un collettivo

    Un gruppo di vittime di un sacerdote incarcerato per  violenza sessuale  aggravata ha denunciato il “silenzio”  delle diocesi di Digione e Rabat , dove il sacerdote ha officiato, sul loro “atteggiamento e risposta” a questa “violenza” , in una lettera aperta pubblicata lunedì. Sedici persone sono state identificate dal  gruppo  “La parole reçue” dopo l’incriminazione e l’incarcerazione, a fine maggio, di un sacerdote della diocesi di Digione per violenza sessuale aggravata su minore, che ha ammesso altri tre atti simili.

    Il padre officiava in numerose parrocchie nei dintorni di Digione, ma fu “esfiltrato” , secondo le parole del collettivo, nel 2017 a Rabat a seguito di una prima denuncia, poi archiviata. Tuttavia, tornò in Francia nel 2024, dopo nuove accuse questa volta in Marocco. Nel novembre dello stesso anno, al padre fu vietato “qualsiasi ministero presso i minori” , secondo la diocesi di Digione, dopo la denuncia che portò alla sua incarcerazione lo scorso maggio. La denuncia proviene da un giovane per fatti risalenti al 2010. Aveva 12 anni all’epoca dei fatti.

    Da allora, secondo il gruppo, sono state presentate altre tre denunce, che la procura di Digione non ha confermato, citando “la riservatezza delle indagini “. Il numero delle vittime potrebbe essere molto più alto, avverte il gruppo, che sta quindi cercando di rintracciare i giovani che potrebbero essere stati in contatto con il sacerdote, a Rabat e Digione.

    “Nessuna segnalazione” riguardante il sacerdote

    Ma queste diocesi hanno mostrato “silenzio “, ha scritto il gruppo in una lettera aperta pubblicata lunedì, di cui l’AFP ha ottenuto una copia. Nella lettera, indirizzata in particolare agli arcivescovi di Digione, Antoine Hérouard, e di Rabat, Cristobal Lopez Romero, il gruppo chiede “un elenco di tutti gli accompagnamenti” forniti dal padre “in presenza di giovani” . L’associazione pone anche una serie di domande circa “l’atteggiamento e la risposta delle autorità ecclesiastiche al comportamento ripetuto di questo sacerdote ” .

    Intervistato dall’AFP, l’arcivescovo di Rabat ha assicurato di non aver ricevuto “alcuna segnalazione” riguardante il sacerdote. “Sono stato io a constatare comportamenti che consideravo inappropriati e pericolosi per un sacerdote, e li ho segnalati a lui e al suo vescovo” a Digione. Tuttavia, la giustizia non è intervenuta perché questi “comportamenti non costituivano atti criminali ” . “Ho cercato il modo di aiutare padre Yves a prendere coscienza delle sue azioni “, il che “consisteva in un cambiamento di umore, supporto psicologico e guida spirituale “, ha aggiunto monsignor Romero.

    A Digione, monsignor Hérouard si è rifiutato di “rendere pubbliche” le due indagini in corso: l’inchiesta penale e l’inchiesta canonica. “I documenti sono stati inoltrati “, ha aggiunto, assicurando di aver adottato “le restrizioni necessarie” dopo la denuncia contro il sacerdote. “La mia porta è aperta per accogliere potenziali vittime “, ha aggiunto.

    https://www.lefigaro.fr/faits-divers/pedocriminalite-les-silences-des-dioceses-de-dijon-et-rabat-denonces-par-un-collectif-20250929

  • Preti pedofili e “Tolleranza ZERO” – Più di 10 anni dopo, i risultati raccontati dalle cifre

    Preti pedofili e “Tolleranza ZERO” – Più di 10 anni dopo, i risultati raccontati dalle cifre

    Per tutto il pontificato di Francesco lo slogan della “Tolleranza zero” ha nutrito speranze in tutti, soprattutto nelle vittime sopravvissute, da anni alla ricerca del riconoscimento di quanto subito e di un risarcimento umano, restituito da una chiesa impegnata non solo a riparare il danno, ma a prevenirlo.

    Più di dieci anni dopo possiamo fare il punto e capire quanto effettivamente le cose siano cambiate, se effettivamente, la situazione sia rassicurante come riportano i media, così rassicurati a loro volta che oggi si fa persino fatica a reperire notizie in materia.

    In 15 anni sono migliaia i dati che grazie a vittime coraggiose uscite dall’ombra sono giunti all’associazione, anche solo in forma di testimonianza, tuttavia ognuno di quei dati va ricordato rappresenta una vita alla quale corrisponde anche la personale storia di violenza sessuale, i vari dettagli e così via. Materiale accessibile solo agli operatori, che ad un certo punto abbiamo pensato data la vastità e l’importanza unica, soprattutto in Italia dove oltre il nostro, non esiste un dato governativo, a riflettere sull’importanza che poteva avere come valore sociale nonché come strumento di tutela per l’intera società. Per questo è nato iCODIS, una interfaccia filtrata nei dati sensibili che potesse essere consultata da tutti.

    Ebbene iCODIS, oggi alla versione 4.2, è in grado di restituire una serie davvero notevole di dati censendo in tempo reale non solo la situazione nelle regioni e province italiane, ma addirittura quella delle Regioni ecclesiastiche e delle loro province, meglio conosciute come Diocesi.

    Per una maggiore chiarezza abbiamo diviso i dati in due distinte sezioni, la prima espone i dati censiti dalla Rete L’ABUSO sulla base delle regioni italiane, la seconda invece, su una mappatura dell’Italia che ha confini territoriali differenti dai nostri.

    Nel primo caso, “Database degli abusi sessuali nel clero italiano” troverete nella Home page l’annuario dei casi che inizia a censire dal 1960, ma è molto scarno per carenza di dati fino al 2000, dove invece registrerà proprio in quell’anno già 14 casi, poco più di 1 al mese toccando l’apice nel 2016 con ben 38 casi, più di 3 al mese. Appena sotto il pannello che documenta le fonti dei casi che la Conferenza episcopale italiana ha dichiarato a partire dall’anno 2000. Subito dopo i vari database disponibili nel portale ed in fine iCODIS Live Search, un potente motore di ricerca direttamente all’interno del database.

    Nella stessa sezione, ma in una seconda pagina l’approfondimento dell’Annuario storico proposto in Home page, questa volta compreso di dettagli e statistiche.

    Immediatamente dopo i “Dati regionali divisi per province”, pannelli rappresentanti le regioni e i casi in ogni singola provincia italiana comprendenti quante bambine, bambini e persone vulnerabili sono vittime degli offender di quella regione, se questi sono stati abusati da sacerdoti, suore, catechisti, scout ecc. Trovate anche la situazione penale riferita a quegli offender, quelli ancora anonimi, quelli denunciati, quelli indagati, condannati in 1°, 2° o 3° grado, chi condannato in sede civile o in sede canonica ecc. Trovate anche qui un motore di ricerca, questa volta però interno alla sola area geografica.

    Nell’ultima pagina di questa sezione “I dati generali di sopravvissuti e offender”  il dettaglio non solo espresso con un chiaro grafico interattivo, ma anche dettagliato sempre per regione e categoria di offender, con una tabella numerica sia per gli offender, sia per le loro vittime.

    Passando alla seconda sezione “Le omissioni nelle Diocesi CEI” dove ricordiamo che il dato utilizzato è quello fornito dalla Conferenza Episcopale Italiana che, per quanto poco attendibile, ci sentiamo di garantire come reale, in quanto discorda da quello censito da Rete L’ABUSO di una sessantina di casi su 1106 da noi censiti, 1049 dichiarati invece da CEI.

    Per correttezza ricordiamo che il dato fornito da CEI è incredibilmente fumoso, privo di date dei crimini, luoghi dove sono avvenuti, dove la chiesa ha ricollocato l’offender e quali cure abbia affrontato prima del ricollocamento, la loro identità e quante vittime abbiano prodotto ecc. Per quanto riguarda la parte di dati raccolti da CEI tramite gli sportelli diocesani, è addirittura ignoto quali siano gli sportelli di provenienza del dato e in quali diocesi. Ma non scoraggiatevi, come vedrete siamo comunque riusciti ad esporre ugualmente la situazione.

    Nella Home di questa sezione il primo pannello fotografa ampiamente quanto poi più avanti dettagliato, per nulla in linea con slogan durati più di dieci anni che dicono “Tolleranza ZERO”, a meno che non abbiamo compreso totalmente al contrario quello slogan, che dietro se portava non solo l’apertura degli archivi diocesani, ma la trasparenza della chiesa, anch’essa messa in forte dubbio dai dati CEI, come detto prima, privi persino di indicazione geografica.

    Ecco il primo pannello che nel rendiconto sintetico dice; che su 1049 preti dichiarati da CEI, forse a causa della poca trasparenza, tuttavia risulta di quei casi che la chiesa italiana non ne ha denunciato neppure 1 all’autorità giudiziaria italiana. Che invece quella canonica ne ha processati presso i suoi tribunali solo 74, nessuna traccia dei restanti 975.

    Riguardo le vittime invece – sempre in virtù della trasparenza – non vi è praticamente traccia, tranne quelle poche indicate negli unici tre report della CEI, anche in questo caso però manca riferimento geografico, il supporto medico e non fornito e via dicendo. Per poter quindi fare un paragone tra il dato della RETE e quello della CEI che è privo di sopravvissuti ma che nel numero di offender in abito talare è in linea con il nostro, abbiamo utilizzato a parità di offender, quello dei sopravvissuti censito dall’associazione. Parliamo anche in questo caso di un dato in grave difetto che oggi conta sole 4619 vittime sopravvissute, diciamo sole perché il dato è in pesante discordanza con il numero di vittime censite nelle commissioni d’inchiesta governative fatte negli altri stati. Tuttavia riusciamo a farci un’idea piuttosto precisa.

    Risulta che su 4619 sopravvissuti da noi censiti, solo 2 abbiano ottenuto la giustizia promessa/attesa dai tribunali canonici, solamente una è stata risarcita spontaneamente dalla chiesa, mentre le altre poche che hanno ancora potuto recuperare un indennizzo prima della prescrizione maturata nel tempo intercorso in attesa dell’esito canonico, lo hanno ottenuto tutte grazie ai tribunali italiani.

    Proseguendo nella pagina seguono i pannelli che rappresentano altri dati interessanti e tristemente significativi, ad esempio quanti sportelli diocesani siano realmente attivi su 226 diocesi totali, quante siano le strutture terapeutiche sparse sul territorio per le vittime, quante invece per gli offender. Come fatto nell’altra sezione, questa volta indicando però la regione ecclesiastica e la diocesi di appartenenza, anziché la provincia, il dato dei casi censiti in ogni diocesi italiana, il numero di vittime in quella diocesi pochi altri dati.

    Passando al pannello successivo la storica mappa delle “Diocesi insicure” con tutti i casi sul territorio, questa volta però aggiornata in tempo reale direttamente dal database.

    Le due sessioni successive raccolgono invece una “Gli “omissori” di denuncia dei casi italiani” ovvero, l’elenco dei vescovi e cardinali che hanno rinunciato ad esercitare la loro “facoltà morale” di denunciare in tutela dei minori a loro affidati, gli offender alla magistratura. Naturalmente troverete anche quei vescovi pizzicati direttamente con le braccia infilate nella marmellata nel tentativo di coprire.

    Nella seconda le “Comunità di recupero per sacerdoti” con l’elenco di tutte le strutture scoperte nel tempo sul suolo italiano, adibite alla cura dei preti pedofili o in difficoltà.

    L’ultima sessione “Casi denunciati alla DDF” censisce quanti sopravvissuti insoddisfatti dal processo diocesano si siano successivamente appellati alla DDF, ma noi ne censiamo solamente 14 di cui 13 non anno mai ricevuto neppure una risposta, l’unica nota invece risulta inconcludente.

    Concludendo va ricordato che rimangono ancora in mano alla DDF i 613 casi di cui ci informò nel 2022 il cardinale Zuppi, che con apparente umiltà condì con la frase “Ci prenderemo le botte che dobbiamo prenderci e anche le nostre responsabilità”.

    Chissà se almeno quei 613 casi poi spariti in un battibaleno dalla memoria di CEI e media , hanno avuto una sorte migliore di quelli da noi censiti.

    Riguardo alle botte invece questa la sappiamo!

    Quelle le abbiamo prese ancora una volta noi vittime mentre grazie a Dio, la chiesa non si è fatta un solo graffio.

    Riguardo la responsabilità assunta dalla CEI, ogniuno tragga a questo punto le proprie conclusioni.

    Resta ancora un ultimo dubbio.

    Ma quando Papa Francesco diceva “Tolleranza zero”, a cosa si stava riferendo?

  • Capua / Ercolano – Sacerdote abusa di disabile: condannato

    Capua / Ercolano – Sacerdote abusa di disabile: condannato

    Capua / Ercolano – “Andiamo a fare l’amore poi ti do il regalo”, è una delle frasi che spesso il parroco ripeteva alla vittima prima di appartarsi con lui. In altre occasioni spiegava al giovane casertano di non avere rapporti con donne altrimenti avrebbe combinato guai. E per rafforzare la sua malsana teoria lo convinceva gli diceva: “vieni che ti calmo io”.

    Per 5 anni, dal 2014 al 2019 ha abusato sessualmente di un ragazzo disabile all’interno di un istituto. La vittima è di Capua (difeso dall’avvocato Paola Santantonio), il suo “carnefice” è un sacerdote originario della provincia di Como ma da tempo residente ad Ercolano, in provincia di Napoli. Secondo la Procura della Repubblica Don Roberto Gerolamo Filippini attuava violenza sessuale continuata commessa nel centro Don Orione di Ercolano.

    Nel dettaglio, avrebbe abusato dello stato di inferiorità psichica di un ragazzo di Capua per violentarlo. A determinare la svolta nelle indagini l’incidente probatorio in cui la vittima, ha confermato le violenze sessuali inflitte da Filippini.

    I giudici del Tribunale di Napoli, esattamente il collegio della nona sezione, a conclusione di una lunga istruttoria dibattimento di primo grado, hanno riconosciuto il prete colpevole condannandolo alla pena di anni 8 e mesi 7 di reclusione. Risarcimento del danno a favore della vittima e pagamento delle spese processuali. E’ stato interdetto anche dai pubblici uffici. L’imputato è difeso dagli avvocato Licia Gianfaldone e Mario Acquaruolo.

    Capua / Ercolano – Sacerdote abusa di disabile: condannato

  • Le vittime di abusi sui minori protestano contro la mancanza di progressi nella legge volta a rendere imprescrittibile la violenza sessuale sui minori.

    Le vittime di abusi sui minori protestano contro la mancanza di progressi nella legge volta a rendere imprescrittibile la violenza sessuale sui minori.

    Le vittime di abusi sui minori, rappresentate dal Brave Movement (Siamo coraggiosi, movimenti per porre fine alla violenza sessuale sui minori), si sono radunate martedì, con tre dei loro rappresentanti, davanti al Congresso per chiedere al governo di “smettere di paralizzare” la legge sulla non applicabilità dei termini di prescrizione per i reati sessuali contro i minori .

    Le richieste di Miguel Hurtado, il primo whistleblower nel caso Montserrat , accompagnate da Matthew McVarish (membro del Comitato di Lanzarote, che monitora l’attuazione dell’omonimo Trattato sugli abusi sessuali sui minori) e Mie Kohiyama (membro del Comitato statale francese delle vittime di abusi sessuali sui minori), sono state approvate dal Parlamento europeo lo scorso giugno. Il voto è stato favorevole alla proposta di riforma della Direttiva europea 2011/93, che prevede l’inapplicabilità penale e civile nei casi di violenza sessuale su minori. Il testo è stato approvato dalla quasi maggioranza della delegazione spagnola; solo VOX e Se Acaba la Fiesta si sono astenuti. Il testo definitivo della legge dipenderà dall’esito dei negoziati trilaterali tra il Parlamento europeo, il Consiglio europeo (composto dagli Stati membri) e la Commissione europea, che inizieranno questo autunno.

    In Spagna, il 12 novembre, il Congresso ha approvato una modifica legislativa per garantire che i reati sessuali gravi contro i minori non siano soggetti a prescrizione. L’iniziativa è stata approvata con 305 voti favorevoli. Sulla base di questa considerazione, è stata avanzata una proposta per studiare una riforma del Codice Penale (articoli 131.3, 132.1 e 133.2) per garantire che i reati di pedofilia punibili con una pena detentiva superiore a cinque anni non siano soggetti a prescrizione. Questa norma è già in vigore in Paesi come Belgio, Paesi Bassi, Svizzera e Svezia. A più di 10 mesi di distanza, l’iniziativa è ancora ferma. La fase di modifica è già stata prorogata 26 volte.

    “La regola maggioritaria in Europa è la non applicabilità della prescrizione ai reati di pedofilia. Quindici Stati membri dell’UE l’hanno già approvata. Perché in Spagna ci vuole così tanto tempo per modificare una legge così basilare?”, si chiede Miguel Hurtado, vittima di abusi sessuali da parte di un predatore che ha abusato di almeno 12 minori nell’arco di 30 anni. “Non è mai stato processato per i suoi crimini perché quando ho avuto la forza di denunciare il reato, la prescrizione era già scaduta. La mia storia è molto simile a quella di molte vittime, motivo per cui il Parlamento catalano, ascoltando la nostra richiesta, ha promosso una legge che rende inapplicabili le prescrizioni ai reati di pedofilia [febbraio 2024]”.

    Matthew McVarish, scozzese e primo sopravvissuto ad abusi sessuali su minori a diventare membro del Consiglio d’Europa, spiega: “Non c’è nulla di fortunato nell’essere vittima di abusi sessuali su minori, ma avendo lavorato con sopravvissuti nell’Unione Europea, mi rendo conto di essere stato fortunato ad aver subito abusi in Scozia, perché non abbiamo limiti di tempo per perseguire i molestatori sessuali pericolosi. Se mio zio avesse abusato di me in altri paesi europei come la Spagna, lavorerei ancora con i bambini. L’accesso alla giustizia è un diritto fondamentale che non dovrebbe dipendere da una lotteria di codici postali, a seconda del paese in cui vive la vittima. Come può la Spagna giustificare il blocco di questa legge ripetutamente?”

    Mie Kohiyama, che ha sottolineato come la Spagna sia diventata un esempio nella lotta contro la violenza, “in particolare quella esercitata contro le donne”, afferma che lo sarebbe ancora di più se questa legge venisse sbloccata, perché garantirebbe l’accesso alla giustizia alle vittime che, a causa del tipo di abuso subito, impiegano molti anni per assimilarlo, accettarlo , parlare e denunciarlo.

    Hurtado sostiene che il blocco provenga dall’ufficio del Congresso (l’organo di governo e rappresentanza collegiale della Camera) e dal PSOE e dal Sumar. “Tutti i partiti ci hanno promesso che avrebbero studiato la legge, ma purtroppo, nell’ultimo anno, il PSOE e il Sumar, dall’ufficio del Congresso, hanno paralizzato l’iter legislativo, prorogando fino a 26 volte il termine per gli emendamenti all’intero disegno di legge. È profondamente frustrante perché la maggior parte dei partiti politici ci dice di essere a favore della legge. PSOE, PP, Sumar, Podemos, BNG, Junts, Esquerra e Bildu ce lo hanno confermato. L’unico che ha ancora dubbi è il PNV, ma ci ha detto di essere disposto a studiarla con calma. Con 310 voti a favore, non siamo in grado di far avanzare la legge a causa dell’ostruzionismo e dell’ostruzionismo politico del PSOE e del Sumar”, ha lamentato Hurtado.

    Alla domanda sui motivi per cui non è stato ancora raggiunto un accordo, Hurtado ha risposto: “Mi vergogno a dirlo, ma uno degli argomenti usati dal PSOE è che non hanno la fiducia necessaria per negoziare con il PP. Anche con questa legge, che riguarda i diritti civili, i ponti sono così rotti. Il grado di iperpolarizzazione politica e la mancanza di dialogo sono tali che PP e PSOE sono incapaci di raggiungere un accordo. Quello che il PSOE ci sta dicendo è che solo se il PNV prenderà posizione a favore della legge, in modo che con i voti del blocco degli investitori la legge venga approvata, la sbloccheranno”.

    Paco Aranda, portavoce del PSOE per la Giustizia, ha spiegato a questo giornale che la realtà “è un po’ diversa” e che il suo partito ha sempre dimostrato il suo fermo impegno su questo tema in ogni votazione svoltasi (Parlamento catalano, Parlamento europeo e esame al Congresso). “Non stiamo bloccando nessuna legge. La commissione proroga i termini per gli emendamenti a tutte le leggi, il che è una prassi comune, soprattutto in questa legislatura dove l’aritmetica parlamentare è quella che è. In questo caso, inoltre, si tratta di una legge organica, che richiede la maggioranza assoluta e che coinvolge tutti i gruppi. Questo può aiutare a spiegare perché a volte le leggi possano essere ritardate nella ricerca di un accordo”. E aggiunge: “Durante il governo di Pedro Sánchez, la Spagna è stata pioniera nella lotta contro l’impunità per questo tipo di crimini. Infatti, la Legge Organica 8/2021, sulla protezione integrale dell’infanzia e dell’adolescenza, approvata nel 2021 , ha già stabilito che per i reati contro la libertà sessuale in cui la vittima è minorenne, la prescrizione non inizierà a decorrere fino al compimento dei 35 anni. Il governo sta lavorando per raggiungere ampi accordi affinché questa legge venga approvata con un sostegno simile a quello della LOPIVI (Legge spagnola del 1998).

    Hurtado afferma di avere un impegno “etico e morale” nei confronti delle vittime di pedofilia. “Se alla fine, purtroppo, la legge non dovesse essere approvata in questa sessione legislativa e dovessimo aspettare la prossima, che le vittime di pedofilia ne sappiano il motivo”. La legge penale non è retroattiva, quindi gli attivisti presenti al Congresso questo martedì affermano che gli anni di ritardo nella sua approvazione “sono anni di impunità che continueremo a garantire ai pedofili”.

    La relazione del Difensore civico ha rilevato che la Spagna è uno dei Paesi al mondo con il più alto numero di vittime di pedofilia nella Chiesa (circa 440.000). Nonostante abbia commissionato la relazione, il Congresso non ha approvato alcuna misura volta a garantire il risarcimento alle vittime.

    La Legge Organica sulla Protezione Integrale dell’Infanzia e dell’Adolescenza dalla Violenza (LOPIVI), entrata in vigore nel giugno 2021, sospende l’inizio della prescrizione fino al compimento dei 35 anni da parte della vittima. In pratica, ciò significa che nella maggior parte dei casi i reati di pedofilia si estinguono quando la vittima ha un’età compresa tra i 40 e i 45 anni, sebbene in una minoranza di casi particolarmente gravi la vittima possa presentare denuncia fino al compimento dei 55 anni.

    Hurtado ci ricorda che le vittime non denunciano i casi quando vogliono. “Denunciamo i casi quando possiamo perché la paura, il trauma, la vergogna e il senso di colpa ci paralizzano per anni. Le vittime impiegano decenni per denunciare e la legge non si adatta alla loro tempestività, motivo per cui in molti paesi questa legge viene definita la legge del diritto al tempo”. Hurtado cita, ad esempio, uno studio scientifico commissionato dalla Commissione d’inchiesta statale tedesca sugli abusi istituzionali, basato su un campione di 1.000 vittime. Le sue conclusioni mostrano che l’età media alla quale le vittime hanno denunciato i casi era di 52 anni.

    https://elpais.com/sociedad/2025-09-23/las-victimas-de-pederastia-protestan-por-la-falta-de-avances-en-la-ley-para-hacer-imprescriptible-la-violencia-sexual-en-la-infancia.html

  • Violenza sessuale su 17 ragazzini: ex parroco di Belcastro condannato a 11 anni e sei mesi in Cassazione

    Violenza sessuale su 17 ragazzini: ex parroco di Belcastro condannato a 11 anni e sei mesi in Cassazione

    La terza sezione della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso difensivo presentato da don Roberto Mastro, ex parroco di Belcastro condannato in via definitiva a 11 anni e sei mesi di carcere per violenza sessuale.
    Diventa così definitiva la condanna per il sacerdote accusato di aver molestato 17 minori della sua ex parrocchia.

    L’inchiesta

    L’inchiesta si è aperta nel 2010 in seguito alle denunce presentate dai genitori dei ragazzini. Don Roberto Mastro era entrato in parrocchia nel 2007 e aveva fondato un gruppo scout raccogliendo molte adesioni. Dopo le prime segnalazioni se ne aggiunsero parecchie altre. A condurre le indagini furono i carabinieri, i quali ascoltarono decine di testimoni compresi i minori che l’autorità giudiziaria volle sentire con la formula dell’incidente probatorio e con la presenza di periti che giudicarono attendibili le dichiarazioni dei ragazzi. Hanno parlato di abusi ricevuti dal don Roberto fino all’11 dicembre 2010, prima che il sacerdote lasciasse nottetempo il paese.

    In primo grado Mastro è stato condannato a 13 anni e sei mesi dal Tribunale collegiale di Catanzaro. La pena venne riformulata in appello a 11 anni e sei mesi. E su questa condanna è stato posto il sigillo della Cassazione che porterà il prelato in carcere.
    Le parti civili sono state difese dagli avvocati Vincenzo Ranieri, Antonello Talerico, Paolo Carnuccio, Maria Rotundo, Concetta Stanizzi, Giovanni Scarpino.

    https://www.lacnews24.it/cronaca/violenza-sessuale-su-17-ragazzini-ex-parroco-di-belcastro-condannato-a-11-anni-e-sei-mesi-in-cassazione-xf7xqr15

  • Abusi sessuali e vacanze in hotel di lusso: frate francescano sotto accusa

    Abusi sessuali e vacanze in hotel di lusso: frate francescano sotto accusa

    PALERMO – “Sono stata vittima di una manipolazione per ottenere ciò che voleva”, ripete con fermezza una delle presunte vittime di abusi sessuali. “Rapporto consenziente”, replica la difesa. Sotto processo c’è frate Bernardino, 66 anni, della fraternità dei minori rinnovati, originario della Colombia, ma residente a Palermo. È imputato per violenza sessuale nei confronti di cinque vittime, di cui solo una maggiorenne. Aleksander Iwaszczonek

    Il racconto della vittima

    Ed è quest’ultima a salire sul banco dei testimoni. All’epoca dei fatti contestati la giovane aveva 24 anni. Racconta ogni passaggio con lucidità. Nel gabbiotto riservato agli imputati detenuti c’è fra’ Bernardino. Mentre ascolta si porta le mani alla testa, la muove in segno di dissenso per ciò che ascolta.

    “Abusi sessuali in hotel”

    La giovane racconta che all’inizio era “un confidente, un punto di riferimento”. Presto il rapporto fra i due sarebbe sfociato in qualcosa di intimo. Le prima avvisaglie si sarebbero registrate “a Ischia, durante un viaggio, una settimana in un hotel di lusso”. In vacanza andarono il frate e due ragazze di cui una minorenne. Era un viaggio “di piacere, per rilassarci” così disse alle ragazze e alle loro famiglie. Ai superiori del suo ordine, invece, frate Bernardino mai riferì della presenza femminile. Ufficialmente erano viaggi di “raccoglimento e preghiera”.

    Ed invece le giornate trascorrevano fra bagni in piscina e gite in barca. “Ha pagato lui”, racconta la testimone rispondendo alle domande dei pubblici ministeri Maria Bambino e Mario Calabrese. In albergo, era il 2015, il frate avrebbe chiesto alle ragazze di “spogliarci e cambiarci davanti a lui. Ci disse che era un modo per esprimere la libertà del nostro corpo. Provavamo vergogna, ma l’abbiamo fatto velocemente per imbarazzo”.

    Gli espisodi contestati

    L’intimità sarebbe cresciuta nei mesi successivi. I viaggi si sono ripetuti con destinazione Roma, Venezia e Milano. La vittima, che frequentava il gruppo dei giovani della confraternita, racconta dei “baci in bocca in sacrestia prima della messa” e di quella volte in cui “provò a mettere le mani nelle mie parti intime” in albergo, mentre l’amica sedicenne dormiva.

    Un’altra volta “mi ha fatto sedere sulle sue ginocchia, mi ha infilato la mano sotto i vestiti ed è sceso fino al pube”. Riferisce anche delle “foto delle parti intime” che ha inviato via WhatsApp al francescano che usava, di nascosto, un tablet: “Me le chiedeva lui oppure gliele inviavo io”. È la stessa ragazza a dire che era “consenziente, mi fidavo di lui”.

    Ad un certo punto accennò alcune cose a un sacerdote di un’altra chiesa nel corso di una confessione ed iniziò un percorso religioso: “Mi ha chiesto perdono e ho elaborato il perdono. Volevo ricostruire il rapporto religioso” tanto da chiedergli di celebrare il suo matrimonio. Le cose cambiarono quando ricevette le confidenze dell’amica sedicenne. Allora capì che “mi faceva credere che ero l’unica con cui faceva queste cose”.

    La difesa dell’imputato

    “Ero consenziente, non mi ha obbligato ma faceva parte di una manipolazione”, aggiunge rispondendo alle domande degli avvocati della difesa Pasquale Contorno e Claudia Corrao, i quali puntano a dimostrare che non ci alcuna costruzione, ma una relazione voluta da entrambe le parti. La vicende del processo però, a giudicare dalla testimonianza, nulla c’entrano con la fine del rapporto con l’imputato. La causa fu la mancata condivisione della scelta di frate Bernardo che avrebbe voluto spostare la ragazza in un altro gruppo di preghiera.

    All’imputato vengono contestati anche dei comportamenti illeciti nei confronti di alcuni minorenni. Si parla di abbracci sconfinati in toccamenti. La ragazza aggiunge in aula una nuova accusa. Racconta, senza riuscire a collocarlo temporalmente, che l’imputato una volta sollevò il vestitino di una bambina di appena un anno. L’avrebbe toccata pronunciando la frase: “Tanto quando sarà grande non se lo ricorderà”.

    Le parti offese, i genitori e le associazioni “Cotulevi” e “Insieme a Marianna” si sono costituire parte civile con l’assistenza degli avvocati Federica Prestidonato, Marcello Drago e Girolama Manzella. Parte civile anche la diocesi di Monreale e i frati minori rinnovati assistiti dall’avvocata Giulia Galati.

    In aula ha testimoniato un superiore della confraternita che ha ripercorso le frasi dell’istruttoria canonica avviata nei confronti del frate colombiano quando nel 2014 la vicenda venne a galla. L’accusa si abusi sessuali è gravissima, ma lo sono anche gli altri comportamenti tenuti dall’imputato. L’utilizzo dei cellulari è vietato, tranne in alcuni casi e dietro autorizzazione. Di sicuro il credo della povertà francescana vieta di possedere soldi e di spenderli in un albergo di lusso.

    Abusi sessuali e vacanze in hotel di lusso: frate francescano sotto accusa

  • COMUNICATO: Provincia Teatina d’Italia detta del “Bambin Gesù”

    COMUNICATO: Provincia Teatina d’Italia detta del “Bambin Gesù”

    Ci vediamo costretti a pubblicare la notizia giuntaci nei giorni scorsi del provvedimento a carico del nostro confratello Aleksander Iwaszczonek:

    Alla notizia della indagine penale, prima, e del rinvio a giudizio, poi, di Aleksander Iwaszczonek, sacerdote teatino della Provincia d’Italia “Bambin Gesù” , per i reati di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale nei confronti di un giovane napoletano, (all’epoca dei fatti, ventitreenne), aspirante al sacerdozio, la reazione della Provincia, che ora rappresento, è stata quella di confidare e affidarsi alla giustizia civile per l’accertamento dei fatti, non avendo, del resto, alcuno strumento effettivo per lo svolgimento di una efficace indagine interna.

    Dal momento che per la legge italiana fondamentale l’imputato non è considerato colpevole se non è stato accertato il contrario con sentenza definitiva, si era deciso di trattare il confratello Aleksander Iwaszczonek come persona presunta innocente, finché la sua colpevolezza non fosse stata legalmente e definitivamente provata attraverso un processo.

    Ora, però, che la sedicente vittima ha deciso, con la diffusione alla stampa della notizia di reato, di “trasferire” il giudizio “a porte chiuse” dalla sede giudiziaria competente alla pubblica piazza, dove a giudicare e a condannare è invece l’opinione pubblica, (oggi, come mai, fortemente prevenuta e pregiudizialmente avversa agli uomini di chiesa, a prescindere da quale vita essi effettivamente conducano), si ritiene assolutamente necessario, nel rispetto della dignità di tutti i soggetti coinvolti in questa storia (e per la incolumità personale dello stesso confratello Aleksander Iwaszczonek, che potrebbe subire, a causa dell’illecita diffusione in rete della propria immagine, aggressioni non solo verbali, ma anche fisiche da persone evidentemente malintenzionate), SOSPENDERE DA QUALSIASI INCARICO PADRE ALEKSANDER IWASZCZONEK, IN ATTESA CHE IL TRIBUNALE DI NAPOLI SI PRONUNCI SUL CASO.

    In fede

    P. Adam Marek Kowalczykowski C.R.
    Preposito Provinciale della Provincia Teatina d’Italia “Bambin Gesù”

    COMUNICATO_ Provincia Teatina d’Italia detta del “Bambin Gesù” – Teatinos

    COMUNICATO: Provincia Teatina d’Italia detta del “Bambin Gesù”

  • Nuove accuse di molestie contro un prete già indagato per violenza sessuale

    Nuove accuse di molestie contro un prete già indagato per violenza sessuale

    Si allarga l’inchiesta della Procura di Trento contro un sacerdote ed insegnante di religione accusato di violenza sessuale nei confronti di una studentessa undicenne all’epoca dei fatti.

    Ora spunta infatti un nuovo caso di presunte molestie, che sarebbero avvenute nello stesso istituto religioso del capoluogo trentino, dal quale il prete 40enne nel frattempo è stato allontanato.

    Lo riportano i quotidiani L’Adige, Corriere del Trentino e Il T. Il secondo caso riguarderebbe sempre un’alluna, poco più grande della prima, e i fatti si sarebbero verificati durante le attività pomeridiane della scuola.

    Il sacerdote, sentito dagli inquirenti, ha respinto le accuse che sarebbero scaturite dal fatto di essere una persona espansiva.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2025/09/19/nuove-accuse-di-molestie-contro-un-prete-in-trentino_79b5171a-76bb-49f7-90d8-ef84908d38d4.html

  • “Il prete accusato di abusi sessuali riceve una promozione e viene eletto ai vertici del suo ordine”

    “Il prete accusato di abusi sessuali riceve una promozione e viene eletto ai vertici del suo ordine”

    di Irene Fassini – Si è appena tenuta l’udienza del processo penale a carico di un giovane sacerdote dei Teatini. La presunta vittima è un ragazzo all’epoca 20enne. In Italia i preti abusanti sono più di 1.200, ma c’è un sommerso enorme, tra insabbiamenti e nessuna conseguenza né penale né canonica. Abbiamo raccolto numeri e testimonianze. “Il prete aveva diverse perversioni. Mi chiedeva di dormire nella cuccia insieme al suo alano”, ci viene detto in un’altra vicenda

    La pandemia. L’isolamento forzato. Gli studi interrotti. E la difficoltà ad accettare la propria sessualità in un contesto familiare poco accogliente. A un certo punto, Mirco ha pensato che la sua omosessualità fosse una malattia e voleva guarire. Mirco è il nome di fantasia di un ragazzo che ha 22 anni quando decide di aggrapparsi alla Chiesa. Deluso dalla tradizione moderna, inizia a partecipare alle messe che seguono il rito antico, in latino, in una basilica del centro storico di una città del Sud. Dietro all’altare c’è padre A., quasi 40 anni, appartenente all’ordine dei Teatini. Da novembre del 2022 fino a Natale, Mirco è in chiesa tutte le domeniche. Non sa ancora quello che lo aspetta. Tutto inizia con l’invito a partecipare alla messa, poi arrivano gli inviti alle cene con la comunità e alla fine la proposta di restare “a tempo indeterminato” nel convento di Napoli. Giorno e notte.

    Gli abusi

    All’epoca Mirco è fragile, ha paura di tutto ed è dilaniato dal senso di colpa. I Teatini diventano la sua famiglia, ma è proprio tra le mura del monastero che subisce abusi fisici e psicologici. Con un consenso che, come sostiene Mirco, spesso gli veniva estorto e dipendeva dalla sua condizione di sottomissione. Mirco – che non aveva mai avuto relazioni prima di allora – faticava a capire cosa fosse giusto e cosa sbagliato. Dopo diversi mesi entra in crisi e arriva a pensare al suicidio. Ci metterà del tempo per confidarsi con il suo psicologo e denunciare. Con l’udienza di ieri, davanti al tribunale di Napoli, è iniziata la fase dibattimentale del procedimento penale di primo grado a carico di A. Le accuse sono di violenza sessuale tramite l’abuso della debolezza della vittima.

    Non è un caso isolato. L’Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero ha contato dagli anni Duemila a oggi 1.236 casi di abuso e 840 situazioni insabbiate. Non sono dati esaustivi, ma in Italia non esiste un monitoraggio ufficiale. In alcune regioni, come la Lombardia e in particolare a Milano, il sommerso supera di gran lunga il numero di condanne definitive. Spesso i procedimenti che si svolgono davanti ai tribunali ecclesiastici regionali non portano a delle condanne e nel frattempo i sacerdoti accusati vengono promossi oppure trasferiti.

    Lo spostamento di sede e la promozione

    È quello che è successo a padre A. In attesa della conclusione delle indagini, i vertici dell’ordine hanno deciso di spostarlo in un’altra sede nel Nord Italia, dove ha continuato a celebrare l’eucarestia, la messa e la penitenza, “con l’obbligo di adottare particolare prudenza con giovani e bambini”. Nella nuova sede, gli è stato concesso di continuare gli studi religiosi e le lezioni online con i novizi.

    A luglio del 2025 sarebbe arrivata persino una sorta di promozione. Il governo provinciale dell’ordine dei chierici regolari Teatini d’Italia ha eletto padre A. tra le figure al vertice per il triennio 2025-2028. L’ordine dei Teatini è stato fondato nel 1524, subito dopo la riforma protestante. Tra i valori fondanti c’è il tentativo di vivere come gli apostoli e la rinuncia a beni e rendite, dedicandosi solo alla carità e alla misericordia di Dio.

    Padre A. è arrivato in Italia dalla Polonia e ha iniziato a esercitare in una parrocchia del centro. Laureato in liturgia, ha proseguito gli studi post-universitari. Con una profonda ammirazione per Benedetto XVI, è stato ordinato sacerdote da uno degli arcivescovi più vicini a Ratzinger. Avrebbe anche ricevuto in dono il suo zucchetto. Un privilegio unico

    Le accuse di abuso fisico e psicologico

    Padre A. è la prima persona che Mirco incontra durante le celebrazioni della messa, mentre fa i conti con le sue insicurezze e il bisogno di approvazione. Durante gli 8 mesi di iniziazione alla vita relgiosa, padre A. è il riferimento per tutti i giovani novizi. Il loro rapporto si fonda su un’alternanza tra rassicurazioni e umiliazioni. A. sembra consapevole del potere che esercita sul ragazzo.

    Mirco è quasi plagiato da questa figura, spesso idealizzata. Dopo alcuni mesi arrivano gli appuntamenti nella camera del prete, dove Mirco sostiene avvenissero gli abusi sessuali. A novembre del 2022, il ragazzo decide di lasciare la comunità, inizia un percorso con uno psicologo e trova il coraggio di denunciare.

    Il processo, in fase di dibattimento, va avanti dall’autunno del 2024. Il 17 settembre, l’ultima udienza. “Tra le accuse ci sono la violenza sessuale, abusando delle condizioni di fragilità del ragazzo, e i maltrattamenti psicologici avvenuti durante il periodo di formazione”, riferisce a MilanoToday Dossier l’avvocato Massimo Calò, difensore della vittima, che si è costituita parte civile.

    Padre A. e il suo avvocato, raggiunti da MilanoToday Dossier, non rilasciano dichiarazioni in merito, trattandosi di un processo in corso, ma presumibilmente continueranno a sostenere che ci fosse il consenso da parte della vittima. “È una vicenda ancora aperta e ci sono tante cose che non combaciano”, dichiara a MilanoToday Dossier padre Adam Marek Kowalczykowski, il nuovo capo della Provincia dei Teatini, attualmente rettore della chiesa di San Giuseppe dei Teatini a Palermo, che sostiene di non conoscere nei dettagli la storia, essendo subentrato in un secondo momento.

    “Nella comunità teatina padre A. è indicato da sempre, per la sua onestà, la sua integrità e la sua rettitudine, come persona al di sopra di ogni sospetto. Non comprendiamo le ragioni che hanno spinto la sedicente vittima alla denuncia penale. Allo stato, vista la pendenza di un giudizio penale, riteniamo opportuno non rilasciare alcuna dichiarazione particolare: i processi si fanno nelle aule di giustizia non nella pubbliche piazze o sui giornali, lasciando all’opinione pubblica il compito di giudicare gli imputati”, replica l’ordine dei Teatini a MilanoToday Dossier.

     Dalla Polonia a Milano in fuga dal prete pedofilo

    “Capisco cosa prova Mirco”, dice a MilanoToday Dossier Giorgio Babicz, che è dovuto scappare a Milano per ricostruirsi una vita dopo le molestie sessuali di un prete, che gli aveva fatto da padre. La sua storia inizia a Lublino in Polonia, in una famiglia che definisce disfunzionale: madre anaffettiva, padre alcolista e violento. Le sue fragilità erano simili a quelle di Mirco. Anche in  questo caso, la chiesa diventa un riferimento. E quando il sacerdote italiano che frequentava la sua famiglia in Polonia gli offre l’opportunità di raggiungerlo in Italia, non ci mette molto ad accettare. “Avevo 13 anni e abitavo nella casa canonica di un piccolo paese”.

    Non parlavo ancora l’italiano e non capivo cosa stesse succedendo”, ricorda. “Il prete era pedofilo e aveva diverse perversioni. Mi chiedeva di dormire nella cuccia insieme al suo alano”. Ogni volta che Giorgio rifiutava, il sacerdote lo minacciava di rimandarlo in Polonia. “Sono passati 20 anni, ma sono ancora in cura da uno psicologo”, dice. “Quegli episodi hanno sempre avuto ripercussioni pesanti sulla mia vita sentimentale”, sottolinea. Il prete è stato denunciato, ma anche in questo caso ha ricevuto soltanto un ordine di trasferimento.

    I fratelli Lucchina

    “A Milano è abbastanza famosa la storia dei fratelli Lucchina”, racconta Francesco Zanardi, presidente dell’Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero a MilanoToday Dossier. Entrambi sacerdoti, entrambi accusati di abusi sessuali. “Don Alberto Lucchina avrebbe abusato di una bambina negli anni Novanta quando era sacerdote nel Varesotto. È stato condannato 3 anni fa dal Tribunale ecclesiastico della Lombardia a 5 anni di esercizio del sacerdozio in una Casa di riposo per anziani, interrompendo qualunque attività con minorenni”, prosegue Zanardi. Eppure è stato trasferito dalla parrocchia del quartiere Isola – dove esercitava – all’ex seminario di Seveso solamente alcuni mesi dopo. “Nonostante il provvedimento, era rimasto a contatto con dei minori”. Per il fratello invece, c’è stata l’archiviazione del processo per violenza sessuale nei confronti di una donna disabile. I fatti risalgono al 2016, ma la denuncia è arrivata solo qualche anno dopo. I pubblici ministeri hanno chiesto l’archiviazione perché non c’erano più i termini temporali per procedere.

    I ritardi di denunce e processi

    “È un problema ricorrente”, afferma Zanardi. Il percorso di rielaborazione da parte di una vittima è lungo e complesso. Può innescarsi una rimozione del trauma che cancella per anni le violenze subite. “Quando le vittime acquisiscono consapevolezza e sono pronte a denunciare ormai è troppo tardi”.

    Peraltro è ben diverso un procedimento che prende il via da una denuncia fatta alla magistratura italiana rispetto al processo canonico davanti al tribunale ecclesiastico. Cambiano sia le procedure sia i potenziali esiti. “Nel processo canonico, l’offesa è a Dio e la vittima non viene nemmeno sentita”, spiega Zanardi. In circa 20 anni, sono emersi oltre mille episodi di violenze sessuali e pedofilia che hanno coinvolto il clero. “In altri paesi d’Europa sono molti meno. Perché vengono aperte commissioni d’inchiesta e tavoli di discussione. In Italia, invece, non si fa nulla”.

    “Tra l’altro non si conosce la portata del sommerso che presumibilmente gonfia i numeri che rileviamo noi come associazione”, precisa Zanardi. In poco più di due decenni, l’associazione ha registrato solamente 28 condanne definitive in Lombardia e oltre 100 episodi insabbiati.

    “Non ci sono interventi da parte della politica né da parte della magistratura”, prosegue Zanardi. “In Spagna, paese cattolico quanto l’Italia, la Procura generale della Repubblica ha richiesto recentemente tutti i dati delle aggressioni sessuali nei confronti di minori all’interno di istituzioni religiose. La Procura è arrivata dove non ha agito la Politica, che è stata di fatto costretta ad aprire una commissione d’inchiesta”.

    di Irene Fassini (MilanoToday, 18 settembre 2025) Alexander Iwasvczonek

    https://www.milanotoday.it/dossier/sociale/prete-abusi-sessuali-promozione.html

  • Prete accusato di violenza sessuale su un’alunna 11enne: «Sono una persona molto espansiva»

    Prete accusato di violenza sessuale su un’alunna 11enne: «Sono una persona molto espansiva»

    La procura di Trento ha chiesto il rinvio a giudizio per un sacerdote e insegnante di religione di 40 anni, accusato di violenza sessuale aggravata su una studentessa di 11 anni. I fatti risalirebbero al periodo tra ottobre e novembre 2023 e sarebbero avvenuti anche nell’aula comune di un noto istituto scolastico cattolico di Trento frequentato dalla bambina, che avrebbe subito almeno tre episodi di abusi.

    L’emersione del caso e l’indagine

    La vicenda è emersa quando la bambina ha trovato il coraggio di raccontare quanto accaduto ai propri genitori, che hanno subito informato la direzione della scuola. La scuola ha avviato le procedure interne e ha allertato le autorità: i carabinieri hanno aperto un’indagine coordinata dal pubblico ministero Giorgio Bocciarelli.

    L’insegnante, che lavorava nell’istituto da circa dieci anni, è stato immediatamente allontanato e trasferito a Roma, dove è stato assegnato ad altri incarichi.

    Il racconto della bambina e l’incidente probatorio

    La 11enne è stata ascoltata in un’udienza protetta con la formula dell’incidente probatorio davanti alla psicologa e psicoterapeuta Fulvia Pietrapertosa, nominata perito dal giudice Marco Tamburrino, e dai consulenti di parte.

    Il suo racconto è stato ritenuto attendibile dalla Procura, che contesta al sacerdote tre episodi di abusi.

    La versione del sacerdote

    Interrogato dal pubblico ministero, il religioso ha respinto ogni addebito, dichiarando di essere «una persona molto espansiva» e di non aver mai avuto «secondi fini» nei suoi approcci con le studentesse. «Se ho abbracciato quella studentessa non è stato certo con finalità sessuali, non è da me», ha aggiunto.

    Il sacerdote dovrà ora comparire davanti al giudice per valutare la richiesta di rinvio a giudizio all’inizio del prossimo anno. Gli inquirenti stanno anche verificando se possano esserci stati episodi simili coinvolgendo altre studentesse.

    Contesto e precedenti nella regione

    La notizia arriva pochi giorni dopo le polemiche che hanno scosso il Trentino-Alto Adige per la nomina, poi revocata, di don Giorgio Carli in Val Pusteria, sacerdote al centro di un lungo iter giudiziario vent’anni fa per accuse di abusi. Nel 2009 fu prosciolto per prescrizione dalla Cassazione, ma nel 2013 il Tribunale civile condannò in solido la diocesi di Bolzano-Bressanone e la parrocchia San Pio X di Bolzano a un risarcimento complessivo di 700.000 euro, oltre agli interessi legali.

    https://www.leggo.it/italia/cronache/prete_pedofilo_abusi_studentessa_11_anni_trento_oggi_18_9_2025-9075767.html