Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: violenza sessuale

  • Firenze, 4 anni e 6 mesi a ex prete per violenza sessuale La donna all’epoca aveva 15 anni, tre aborti durante la relazione

    Firenze, 4 anni e 6 mesi a ex prete per violenza sessuale La donna all’epoca aveva 15 anni, tre aborti durante la relazione

    Un ex sacerdote è stato condannato a quattro anni e sei mesi dal Tribunale di Firenze, per violenza sessuale su minore. J.M., indiano, aveva quarant’anni, quando allacciò una relazione, costellata di tre aborti, con una ragazzina, all’epoca, quindicenne. La relazione era rimasta clandestina, fino alla denuncia presentata dalla donna, e si era protratta per alcuni anni, nei quali i due avrebbero continuato a vedersi di nascosto. Secondo quanto raccontato nella denuncia, durante il loro rapporto, lei e’ rimasta incinta tre volte: ad un aborto volontario, sarebbero seguiti due spontanei. La denuncia risale al 2006. Solo allora si interruppe la relazione, per volontà di lei. L’uomo allora si trasferì in un’altra città, lasciò il sacerdozio, ma prese a minacciarla con telefonate e messaggi al cellulare. La parrocchia dove si è svolta la vicenda è nei pressi di Empoli.

    VIOLENTÒ 16ENNE E LA FECE
    ABORTIRE: 4 ANNI A UN PRETE
    Lunedì 21 Marzo 2011 – 17:26

    Prete condannato

    FIRENZE – Ha abusato per anni di una ragazzina, che all’inizio aveva sedici anni, costringendola anche ad abortire. Per questo un ex sacerdote di 50 anni, denunciato poi dalla giovane, è stato oggi condannato dal tribunale di Firenze a 4 anni e 6 mesi di carcere per violenza sessuale su minore. Secondo la denuncia, la storia fra i due sarebbe iniziata una decina di anni fa. Fra lei e il sacerdote, indiano, sarebbe nata una relazione clandestina, interrotta una prima volta quando lei, rimasta incinta e convinta da lui ad abortire, raccontò tutto ai genitori. Per alcuni anni, i due avrebbero continuato a vedersi di nascosto, finchè, nel 2006, lei prima si rivolse alle autorità della chiesa e poi lo lasciò. Da quel momento in poi, lui si trasferì in un’altra città e abbandonò l’abito talare, ma cominciò a minacciarla con telefonate e sms. Così lei, che ha cambiato residenza e si è rifatta una vita, ha deciso di denunciarlo.

    www.leggo.it/articolo.php?id=112841&sez=ITALIA

    Abusi su una minore
    Condannato ex parroco

    Anni di violenze e minacce. L’uomo che in un secondo momento aveva abbandonato l’abito talare, è stato condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione

    Firenze, 21 marzo 2011 – E’ stato condannato dal tribunale di Firenze a quattro anni e sei mesi di reclusione per violenza sessuale su minore. Le indagini sull’ex sacerdote cinquantenne iniziarono quando la ragazza denunciò di aver avuto una relazione con il prete, cominciata con una violenza sessuale e proseguita per anni, durante i quali avrebbe pure abortito.

    Secondo la denuncia, la storia fra i due sarebbe iniziata una decina di anni fa, quando la ragazza aveva sedici anni. Fra lei e il sacerdote, indiano, sarebbe nata una relazione clandestina, interrotta una prima volta quando lei, rimasta incinta e convinta da lui ad abortire, raccontò tutto ai genitori.

    Per alcuni anni, i due avrebbero continuato a vedersi di nascosto, finché, nel 2006, lei prima si rivolse alle autorità della chiesa e poi lo lasciò. Da quel momento in poi l’uomo si trasferì in un’altra città e abbandonò l’abito talare, ma cominciò a minacciarla con telefonate e sms. Da qui la denuncia della ragazza che nel frattempo si era rifatta una vita e aveva cambiato residenza.

    http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/20…si_minore.shtml

    LA SENTENZA
    Ex sacerdote condannato
    per violenza sessuale
    Era accusato di aver avuto una relazione con una giovanissima parrocchiana, iniziata quando lei aveva 15 anni. Dovrà scontare quattro anni e mezzo di reclusione
    di FRANCA SELVATICI

    Ex sacerdote condannato per violenza sessuale

    Un ex sacerdote di 51 anni è stato condannato ieri dal tribunale di Firenze a quattro anni e mezzo di reclusione per violenza sessuale su minore. Era accusato di aver avuto una relazione con una giovanissima parrocchiana, iniziata con una violenza sessuale in confessionale nell’ottobre ’99, quando la ragazzina aveva 15 anni.

    Fra lei e il sacerdote, di origine straniera, nacque una relazione clandestina, interrotta una prima volta quando lei, rimasta incinta e convinta da lui ad abortire, raccontò tutto ai genitori. Per alcuni anni i due ripresero la relazione, vedendosi di nascosto, finchè, nel 2006, lei chiese aiuto all’arcivescovo Ennio Antonelli. Secondo quanto ha poi riferito ai magistrati, dal suo cellulare, lasciato in Curia, sparirono tutti i messaggi dell’amante, e a lei fu consigliato di non sporgere denuncia. Il sacerdote fu trasferito e abbandonò l’abito talare, ma cominciò a tempestarla con telefonate e sms. Spaventata, la ragazza, che ora ha cambiato residenza e si è rifatta una vita, decise di rivolgersi ai carabinieri. Una volta esaminata la sentenza, il suo avvocato, Antonio Voce, si riserva di valutare l’atteggiamento tenuto dalla Curia.

    http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/…suale-13917747/

  • Ex Sacerdote condannato per violenza sessuale Aveva indotto la giovane ad abortire

    Ex Sacerdote condannato per violenza sessuale Aveva indotto la giovane ad abortire

    Lun, 21/03/2011 – 20:44 — Domenico Rosa
    Condannato a 4 anni e 6 mesi di carcere l’ex sacerdote 50enne John Moniz di nazionalità indiana per violenza sessuale su una minorenne. La mise incinta, poi la convinse ad abortire, quando la ragazza aveva appena 16 anni. All’epoca dei fatti l’indiano vestiva ancora la talare. Il rapporto ha inizio con un abuso sessuale, dopo di che per qualche anno i due si sono frequentati clandestinamente all’insaputa dei genitori di lei. Nel corso della storia c’è stata anche una gravidanza con conseguente aborto consigliato proprio dal prete. Ad un certo punto la ragazza decide di troncare la relazione. L’indiano, che nel frattempo ha smesso gli abiti religiosi e cambiato città, non la prende bene, comincia ad importunarla con telefonate e sms. La giovane esasperata decide di denunciare l’ex prelato alle autorità civili e anche a quelle ecclesiastiche.

  • FIRENZE, VIOLENZA SU UNA RAGAZZINA: 4 ANNI A UN PRETE

    FIRENZE, VIOLENZA SU UNA RAGAZZINA: 4 ANNI A UN PRETE

    FIRENZE – Quattro anni e sei mesi. E’ una condanna pesante, anzi pesantissima, quella che il Tribunale di Firenze ha inflitto a un ex sacerdote cinquantenne, di origine indiana, accusato di violenza sessuale su una minorenne. Una brutta storia quella che, molti anni orsono, ebbe come teatro una parrocchia dell’hinterland fiorentino. Le indagini, delicatissime, considerata la giovane età della vittima, e la «professione» dell’indiziato, presero avvio quando la giovane denunciò di aver avuto una relazione con il sacerdote. Tutto iniziò con una violenza sessuale, ed andò avanti per anni, durante i quali la ragazza avrebbe pure affrontato il trauma di un aborto per una gravidanza indesiderata. Secondo la denuncia, la storia fra i due sarebbe iniziata una decina di anni fa, quando la ragazza aveva sedici anni e frequentava, come catechista, la parrocchia. Fra lei e il sacerdote sarebbe nata una relazione clandestina, interrotta una prima volta quando lei, rimasta incinta e convinta da lui ad abortire, raccontò tutto ai genitori. Per alcuni anni, i due avrebbero continuato a vedersi di nascosto, finché, nel 2006, lei prima si rivolse alle autorità ecclesiastiche e poi interruppe la relazione. Decisione a cui l’uomo reagì male: telefonate minacciose e sms di insulti. Per lui poco dopo è scattata una denuncia.

    John Moniz

    www.leggo.it/articolo.php?id=112882

  • Mons. Angelo Mustazza patteggia

    Mons. Angelo Mustazza patteggia

    Mons. Angelo Mustazza, sacerdote trapanese accusato di atti di libidine e induzione alla prostituzione nei confronti di alcune minorenni, è stato condannato a un anno e dieci mesi di reclusione con il patteggiamento.

    È stato lo stesso difensore dell’imputato a chiedere il patteggiamento davanti al Gup, con il consenso del Pm Giusi Mione. Mons. Mustazza, ex insegnante di religione e parroco delle Chiese di Sant’Andrea e Misericordia ad Erice, era stato arrestato sei mesi fa dai carabinieri sulla base delle testimonianze di alcune ragazzine.

    Il sacerdote avrebbe pagato cifre oscillanti intorno alle 50 mila lire per potere «toccare» le giovani.foggia

    http://edicola.unionesarda.it/Articolo.asp…Articolo=220768

    SICILIA – I TESORI DI MONSIGNORE
    di GIUSEPPE PIPITONE [ 18/01/2011]

    Ma al di la’ delle voci, che possono o meno trovare conferma, c’e’ un altro fatto che ancora oggi meriterebbe piu’ di un approfondimento. Padre Angelo Mustazza fino al 1998 era parroco a Valderice, la stessa cittadina che ospita l’Auxilium. Su Mustazza i fedeli erano sempre stati d’accordo, un prete per bene. Ma improvvisamente il presule si trovo’ al centro di voci su una brutta storia di pedofilia e sfruttamento della prostituzione. Alcune ragazzine, anche di dodici anni, appartenenti alle famiglie meno abbienti della zona, raccontarono come il prete le conducesse spesso in sacrestia abusando ripetutamente di loro. Poi, per lavarsi la coscienza, le pagava con poche lire.

    Mustazza dovette arrendersi di fronte all’evidenza dei fatti, patteggiando una condanna per violenza carnale su ultraminorenni e invito alla prostituzione. Secondo le norme del diritto canonico un sacerdote che arriva addirittura alla condanna per reati del genere dovrebbe essere allontanato dal suo territorio, e magari collocato a riposo.

    Per questo appare singolare il fatto che Mustazza, un tempo proprietario di diversi appartamenti a Trapani, oggi sia il parroco della Chiesa di Purgatorio. Per la cronaca, Purgatorio e’ il nome di una frazone che si trova a un tiro di schioppo da Valderice, la cittadina dove Mustazza ha consumato il grave reato pochi anni fa. Ma a Trapani nessuno sembra porsi domande. Da Canepa fino agli affari della Fondazione Auxilium, passando per il caso di padre Mustazza, sono tutte coincidenze. Fatti curiosi, utilizzati ad hoc da chi vuole attaccare la Chiesa trapanese e il suo pastore.

    www.lavocedellevoci.it/inchieste1.php?id=368

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    Nelle mani dei magistrati anche foto scottanti. Ma molti fedeli difendono il prelato: ” e’ vittima di una vendetta ”
    ” Violentava minorenni ” , parroco in cella
    Trapani, monsignor Mustazza arrestato dopo le rivelazioni di alcune ragazzine

    —————————————————————– Nelle mani dei magistrati anche foto scottanti. Ma molti fedeli difendono il prelato: ” + vittima di una vendetta” “Violentava minorenni”, parroco in cella Trapani, monsignor Mustazza arrestato dopo le rivelazioni di alcune ragazzine TRAPANI – Apriva la sacrestia per accogliere adolescenti di tredici, quattordici anni che una ma – itresse del quartiere reclutava tra le famiglie dei disperati. Poi, sprangata la porta, quella stanzetta tappezzata di immagini sacre diventava una alcova. L’alcova del parroco, monsignor Angelo Mustazza, 63 anni, sacerdote popolarissimo nella comunita’ religiosa di Valderice. Sussurri e chiacchiere di paese hanno fatto presto ad alimentare la leggenda del prete pedofilo, schiavo del vizio, pronto a compensare con un paio di banconote le ragazzine trascinate sul divano. Sembrano solo pettegolezzi messi in giro dagli immancabili mangiapreti, capaci di ogni diavoleria pur di sporcare l’immagine del clero siciliano, gia’ squassato da vicende devastanti: l’incriminazione per mafia del sacerdote di Giardinello don Francesco Salvia, l’arresto del carmelitano don Mario Frittitta per favoreggiamento del boss Pietro Aglieri, la richiesta di rinvio a giudizio per stupro e usura del parroco di Mascalucia don Pasqualino Di Stefano. Ma, per i giudici, padre Mustazza aveva davvero un debole per le ragazzine, che riusciva a comprare a prezzi stracciati: bastava scucire da 30 a 50 mila lire e l’incontro era assicurato. Cosi’, almeno, assicurano i magistrati che hanno firmato un ordine di carcerazione per il monsignore, da ieri rinchiuso in una cella del “San Giuliano”. Un evento traumatico per la Chiesa di Trapani, anticipato lunedi’ dal vescovo Francesco Micciche’ durante un incontro con le maestranze della processione di misteri. “E’ accaduto un fatto gravissimo, che mi ha molto colpito”, ha mormorato il prelato che si e’ chiuso poi nel silenzio.

    Ma quando le agenzie hanno cominciato a battere i primi dispacci sull’arresto di don Mustazza, la notizia si e’ subito diffusa a Valderice creando sconcerto fra i parrocchiani, pronti a ricordare le buone abitudini del monsignore che da 35 anni vive nella canonica con la sorella Maria conducendo una vita discreta e irreprensibile, scandita da preghiere e opere di bene, sempre al servizio dei diseredati. Ogni mattina il Rosario, le Confessioni, la Messa. Quindi in sacrestia ad ascoltare le litanie degli sventurati, a dare una parola di speranza all’esercito dei questuanti. Un maledetto equivoco, giurano i fedeli ignorando, forse, il blitz dei carabinieri che hanno sequestrato materiale definito “interessante” in un paio dei 15 ruderi acquistati qualche tempo fa dal parrocco nella borgata di San Francesco. La svolta sarebbe arrivata all’inizio di aprile quando una sedicenne ha denunciato la madre per sfruttamento della prostituzione. A poco a poco, il giro delle testimonianze si e’ allargato, sono state sentite altre ragazze finche’ qualcuna non ha fatto il nome del monsignore. “State attenti a buttare fango sulle persone, sono tutte calunnie – grida Pietro Minaudo, uno dei piu’ strenui difensori di padre Mustazza -: e’ un angelo, gli affiderei anche mia figlia. Ma lui e’ troppo buono e forse per questo oggi si trova nei guai”. Spiega Minaudo, imprenditore: “Questo e’ un porto di mare, qui vengono spesso prostitute, donne bisognose d’aiuto che sono separate o hanno il marito in carcere. Qualche settimana fa s’e’ rifiutato di dare denaro a una ragazza e lei ha giurato di fargliela pagare”.

    Ma dal fronte investigativo non trapelano incertezze. Piuttosto, dicono i carabinieri, ci sono riscontri e testimonianze precise, alludendo forse ad alcune foto compromettenti, una delle quali ritrarrebbe il sacerdote con la mano tesa verso una ragazza seminuda. “E’ falso anche questo”, sbottano i parrocchiani in difesa del prete e spiattellando la loro verita’: “Sono venute in parrocchia due ragazze, a un certo punto una ha tirato dalla borsetta la macchina fotografica e mentre l’altra si spogliava ha fatto il clic. Era una trappola, ma don Angelo non c’e’ caduto”.

    —————————————————————– MONSIGNOR MAGGIOLINI “Piu’ attenzione quando si ammette al sacerdozio” MILANO – Che fra 64 mila tra preti e religiosi ci siano due o tre casi di deviazioni non deve stupire, ma non per questo giustificare quanto accaduto. “Ma in fase di ammissione al sacerdozio meglio un prete in meno in diocesi che un cuore sospeso”. A pronunciare il monito, commentando i fatti di Sicilia, e’ monsignor Alessandro Maggiolini, vescovo di Como, che pur premettendo di parlare con “ritrosia” dell’argomento chiede anche una riflessione a Chiesa e societa’ laica. “Aspettiamo comunque a giudicare sin che non c’e’ condanna”, commenta sul caso. Poi la prima riflessione: “Ci sono 37 mila preti e 27 mila religiosi, non stupiamoci di tre casi, comunque gravi, ma non generalizziamo”. “Teniamo quindi conto – continua il prelato – che probabilmente si sono allentate le remore, le regole di prudenza che venivano insegnate ai maestri dello spirito, come quelle di non toccare mai i bambini”. E qui monsignor Maggiolini arriva a quello che lui definisce il quarto punto: “E’ vero che c’e’ crisi di vocazione ma non bisogna prendere chiunque per paura che la diocesi resti senza preti.

    Se ci si accorge di una tendenza e’ giusto allontanare senza remore”. La societa’ entra in gioco alla fine: “Chiederei che la macchina culturale, le agenzie del consenso non si stupiscano per questi episodi perche’ non puo’ non accadere quando si continua a mettere, vedi per esempio i film, la sessualita’ ovunque, come fosse un bicchier d’acqua. E le remore cadono anche la’ dove non dovrebbero cadere. Dunque la societa’ laica stia attenta e renda conto di queste scelte”.

    —————————————————————– I PRECEDENTI * SEMPRE IN SICILIA Sabato scorso, a Mascalucia, in provincia di Catania, scattano le manette per l’arciprete della parrocchia don Pasqualino Di Stefano, 62 anni: tra le accuse, abusi sessuali e usura * IN PUGLIA Tre settimane prima aveva celebrato i funerali di Nadia Roccia, la ragazza uccisa dalle sue due migliori amiche. Ma il 2 aprile, per don Giorgio Mazzoccato, 61 anni, sacerdote del piccolo Comune di Castelluccio dei Sauri, e’ arrivato l’ordine di arresto per violenza sessuale su dei bambini di Arpinova, dove don Giorgio era stato parroco sino al ’96 * NELLA BASSA MODENESE Nella bassa modenese un sacerdote, don G., venne bersagliato, nel settembre scorso da accuse e sospetti che lo collegavanao a un giro di pedofili. Il prete si difese pubblicamente durante l’omelia nella sua chiesa. * A MASSA Prima una serie di “voci”, poi l’allontanamento dalla parrocchia e infine gli arresti domiciliari e nell’agosto ’97 don Roberto Marianelli, 47 anni, viene confinato in canonica. Contro di lui l’accusa di atti di libidine su alcuni bambini della parrocchia di Capanne, del comune di Montignoso.

    Mignosi Enzo

    Pagina 17
    (29 aprile 1998) – Corriere della Sera

    http://archiviostorico.corriere.it/1998/ap…804291522.shtml

    Arrestato a Trapani il prete pedofilo

    29 aprile 1998 — pagina 23 sezione: CRONACA
    TRAPANI – Monsignor Angelo Mustazza, 63 anni, parroco a Valderice (Trapani) è stato arrestato con l’ accusa di pedofilia. Il prelato avrebbe avuto rapporti sessuali con bambine di 12 anni e con ragazze maggiorenni. Gli incontri a luci rosse sarebbero avvenuti nella sacrestia e nell’ abitazione di monsignor Mustazza, nel centro di Trapani. Per ogni rapporto sessuale il prete avrebbe pagato dalle 50 alle centomila lire. A reclutare le bambine sarebbe stata una donna.

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/ar…e-pedofilo.html

    monsignor Angelo Mustazza, parroco di Valderice, diocesi di Trapani, arrestato nel 1998 con l’accusa di violenza sessuale su minore e prostituzione minorile, per aver abusato in sagrestia di ragazzine dai 12 ai 16 anni. Al termine delle violenze pagava le ragazzine con pochi spiccioli. Ha patteggiato la condanna per violenza sessuale e induzione alla prostituzione minorile. Attualmente dice messa a Custonaci, località Purgatorio, nella parrocchia Maria Santissima del Suffragio, a poca distanza dalla sua ex parrocchia. [209] [210]

  • «Don Mauro non merita clemenza e il ragazzo è pienamente credibile»

    «Don Mauro non merita clemenza e il ragazzo è pienamente credibile»

    Mercoledì 09 Marzo 2011
    Pesanti le motivazioni del collegio d’Appello che ha confermato la condanna a otto anni
    (m.pv.) Poche pagine, tante bordate. A don Mauro Stefanoni, alla sua condotta processuale, a quanto avvenuto prima e dopo i processi di primo e secondo grado, che l’ha portato alla condanna di otto anni per la presunta violenza sessuale ai danni di un ragazzo dell’oratorio di Laglio che, all’epoca dei fatti, era quindicenne. È questa l’estrema sintesi delle 31 pagine contenenti le motivazioni che hanno spinto il collegio d’Appello del tribunale di Milano – composto interamente da donne – a ribadire la sentenza di condanna rimediata dall’ex parroco davanti ai giudici di Como. Una ricostruzione dei fatti che parte da una considerazione perentoria: quella della «piena credibilità delle dichiarazioni accusatorie del minore, che non hanno trovato alcuna smentita nell’ampia acquisizione del materiale probatorio, neppure quella della sbandierata e inesistente patologia dell’imputato» che, secondo la difesa, avrebbe reso impossibile la consumazione di rapporti sessuali. «Plurimi riscontri – proseguono i giudici nelle motivazioni – al racconto della vittima che non può che riferirsi a circostanze ed avvenimenti realmente accaduti», fornendo dunque un «quadro accusatorio univoco e concordante in ogni sua parte».
    «Non merita clemenza»
    La parte più pesante delle 31 pagine redatte dal collegio d’Appello, riguarda però l’attacco diretto a don Mauro Stefanoni e alle sue «doglianze» per il «mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche». «A questo proposito – proseguono i giudici – il comportamento complessivamente tenuto dall’imputato non risulta affatto meritevole di clemenza». E in ogni caso «la capacità criminale di Stefanoni, desumibile dalla stessa gravità delle condotte considerate», sarebbe di per sé «sufficiente a escludere il riconoscimento del beneficio». E non è tutto, perché «emerge nitidamente dalla lettura degli atti, come l’appellante non si sia limitato a quella che è la consentita anche vivace foga difensiva, ma nello sparare contro tutto e tutti sia andato ben oltre passando dalla pur consentita e macroscopica menzogna, sino alla denigrazione dei testi per arrivare alla vera e propria manipolazione dei dati istruttori».
    La discussa perizia
    Molti riferimenti delle motivazioni, puntano il dito contro la presunta patologia di don Mauro Stefanoni che avrebbe impedito – come sostenuto dalla difesa – le pratiche sessuali raccontate dalla vittima. Patologia riconosciuta in primo grado dal perito del giudice, ma su cui il collegio d’Appello ha voluto vederci chiaro, disponendo nuovi esami. Una rinnovazione dibattimentale «che ha dissipato» ogni residuo dubbio, in quanto il «collegio peritale», al proposito, «ha escluso l’esistenza di una patologia» concludendo con «una plateale smentita sulla dedotta impossibilità di attività sessuali».
    I compagni di classe
    Altro elemento cui viene dato molto spazio, è il modo in cui emersero le “confessioni” del minore su quanto sarebbe avvenuto nella casa parrocchiale. Dichiarazioni sentite dai compagni di classe nello spogliatoio, e poi registrate su cassette. Modalità e contesto duramente attaccati dalla difesa in questi anni di udienze. «Una rivelazione che uscì d’impulso, destando l’immediata attenzione dei compagni che sulle prime pensarono persino ad una burla, salvo poi capire che l’amico si riferiva davvero a una esperienza sessuale dirompente e completamente diversa da quelle su cui fino a quel momento si era scherzato».
    La rivelazione della presunta vittima, secondo il collegio, «non ricalcava le comuni vanterie sessuale vere o presunte dei maschi alle loro prime esperienze con l’altro sesso, come sarebbe avvenuto se anch’egli avesse voluto vantarsi con una sbruffonata al pari degli altri, ma era riferita ad un rapporto con un adulto per giunta pure prete». «Un fatto così insolito – è la tesi – che a giudizio della Corte esprime di per sé il crisma della genuinità, anche tenuto conto delle ridotte capacità cognitive del minore e della pregressa limitata esperienza sessuale». E non è meno pesante la posizione dei giudici sul perché la presunta vittima non abbia raccontato quanto avveniva con don Mauro nelle sue confessioni con un prete amico di famiglia.
    «Un fatto del tutto irrilevante – concludono le motivazioni d’Appello – perché semmai ciò prova quanto reticenti ed inveritiere possano essere le cristiane confessioni». Insomma, un quadro probatorio «univoco e concordante in ogni sua parte, tale da rendere a posteriori del tutto credibile» il racconto del ragazzo, rendendo pertanto inevitabile «l’intera conferma della sentenza di primo grado» e la conseguente condanna a otto anni.

    “Nessuna clemenza
    per don Mauro”
    Le motivazioni
    della condanna

    I Giudici della Prima Corte d’Appello di Milano, il 23 novembre scorso hanno confermato gli otto anni di carcere per l’ex parroco di Laglio processato con l’accusa di abusi sessuali verso un ragazzo della parrochia
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    tratta dai dizionari Zanichelli ascolta l’articolo
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    palazzo di giustizia di milano
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    Laglio, 9 marzo 2011 – «Il comportamento tenuto dall’imputato non risulta meritevole di alcuna clemenza». Parole durissime che sono solo la premessa di quanto scritto dai giudici della Prima Corte d’Appello di Milano, che il 23 novembre scorso hanno confermato la condanna a otto anni di carcere per Mauro Stefanoni, 42 anni, ex parroco di Laglio processato con l’accusa di abusi sessuali verso un ragazzo frequentatore della sua parrocchia, che all’epoca aveva 16 anni, tra agosto 2003 e dicembre 2004.

    Stefanoni era stato condannato per violenza sessuale aggravata dall’età della vittima, dall’aver commesso i fatti in qualità di ministro di culto, dall’abuso di autorità, dalla condizione di inferiorità psicofisica del ragazzo. In una trentina di pagine di motivazioni, depositate in questi giorni, i giudici milanesi rigettano con fermezza il ricorso presentato dai legali, aggiungendo considerazioni eloquenti sul comportamento processuale tenuto dall’imputato. «Emerge infatti – si legge nella sentenza – che l’appellante non si è limitato ad una vivace foga difensiva, ma ha sparato contro tutti e tutto, gridando al complotto giudiziale… È andato ben oltre della pur consentita e macroscopica menzogna. È arrivato fino alla denigrazione dei testi, e a una vera e propria manipolazione degli atti istruttori raccolti».

    Il riferimento è anche alla calunnia di cui dovrà rispondere a luglio, nei confronti di un suo parrocchiano chiamato a testimoniare nel processo di primo grado a settembre 2007: sentito in merito a una donazione di videocassette per l’oratorio, una quarantina di titoli in tutto tra cartoni animati e qualche poliziesco, gli fu chiesto dal sacerdote di sottoscrivere una dichiarazione nella quale spiegava di aver regalato quei film a don Mauro, salvo poi ritrovare quell’elenco con l’aggiunta di una pellicola pornografica omosessuale. Ribadendo la credibilità di quel ragazzino, che era stata abbondantemente attaccata dai difensori del sacerdote, i giudici affermano che «il giovane non è meritevole delle numerose censure mosse dall’imputato. E la sua dichiarazione accusatoria non resta scalfita, anche se i particolari dei luoghi delle violenze non sono sempre stati convergenti e precisi. Ma solo su particolari di mero contorno».

    L’ex sacerdote – ora sospeso e con un lavoro impiegatizio fuori dalla Chiesa – ha sempre rigettato le accuse, sostenendo di non poter svolgere gli atti sessuali contestati a causa di un problema anatomico. Tuttavia la perizia disposta dai giudici d’Appello, aveva confermato la presenza della patologia lamentata da Stefanoni, escludendo però che tale problema potesse precludere gli atti ipotizzati. Nel frattempo sono state archiviate tutte le denunce di falsa testimonianza, che i legali di Stefanoni avevano man mano inoltrato a carico dei testimoni del processo di primo grado, che aveva fatto affermazioni di qualsiasi natura accusatoria, a partire dagli inquirenti che avevano indagato su di lui.

    di Paola Pioppi

    http://www.ilgiorno.it/como/cronaca/2011/0…_clemenza.shtml

     

  • Vicenza. Prete ortodosso rapina prostituta dopo l’amplesso, Parroco moldavo arrestato con altri due connazionali

    Vicenza. Prete ortodosso rapina prostituta dopo l’amplesso, Parroco moldavo arrestato con altri due connazionali

    08/03/2011

    Vicenza. La serata proibita di tre moldavi è finita prima in questura, poi per due di loro al S. Pio X. La polizia ha infatti arrestato, con le accuse di rapina, tentata violenza sessuale, minaccia aggravata e porto abusivo di coltello un giardiniere e un prete ortodosso. Il loro parroco è invece stato denunciato a piede libero. In cella sono finiti su ordine del pm Alessandro Severi, Vitalie Musteata, 33 anni, sacerdote della chiesa ortodossa, in Italia con un permesso di soggiorno per motivi religiosi, e Vasile Bulat, 29, residenti in città. Mentre è stato segnalato padre Veniamin Onu, 37 anni, parroco di “Santissima Trinità” di strada Saviabona. I due arrestati, difesi dagli avv. Mario Faggionato e Caterina Evangelisti, saranno interrogati entro le 48 ore, mentre Onu, che è assistito dall’avv. Pino Fucito, si difende con forza: «Le cose non stanno così, la vicenda si chiarirà».
    IL RAPPORTO. «Avevo passato la domenica a Fidenza, a lavorare per la chiesa ortodossa – racconta padre Onu – e quando sono rientrato a Vicenza, a tarda sera, mi sono incontrato con Bulat e Musteata. Mi hanno chiesto la macchina per fare un ultimo giro, io avevo fame e sono andato a mangiare un panino». In realtà, in base a quanto ricostruito dalle volanti in base alle testimonianze, la loro Bmw ha accostato lungo la regionale 11, davanti al Famila di Creazzo. Bulat e Musteata si sono accordati per una prestazione con una lucciola romena di 20 anni, mentre Onu è andato a prendersi un panino da un venditore ambulante con un’altra lucciola. Intanto, la Bmw con gli altri due moldavi e la prostituta si fermava nell’appartata via Piazzon, dove è stato consumato il rapporto sessuale pagato anticipatamente: 50 euro ciascuno.
    «ADESSO BASTA». Dopo mezz’ora, la ragazza ha detto basta ai due uomini: «Il tempo è scaduto». Ma i due non avrebbero voluto sentire ragioni: «Abbiamo pagato resti qua finchè non abbiamo finito». Entrambi avrebbero preso un coltello, e dopo aver preso la romena a sberle, le avrebbero portato via i 100 euro pretendendo la conclusione del rapporto sessuale. Di qui le accuse di rapina e tentata violenza sessuale.
    FUGA E INSEGUIMENTO. La ragazza, però, è scappata a piedi; ha raggiunto la regionale 11, ha fermato un passante e si è fatta portare in viale Verona, in città, davanti all’hotel De la Ville, dove c’erano altre prostitute romene. Il religioso e il giardiniere a quel punto avrebbero recuperato il parroco e l’altra lucciola, e tutti insieme in Bmw sarebbero andati a cercare la giovane lucciola, trovandola in viale Verona.
    LE MINACCE. Secondo i testimoni ascoltati dagli agenti del vicequestore Cecchetto e del sostituto commissario Sulis, i moldavi sarebbero scesi dall’auto, minacciando con i coltelli la ventenne: «Ti taglio la gola, ti ammazzo». Una prostituta ha dato l’allarme al 113, la Bmw è fuggita. I poliziotti, ascoltato il racconto e la descrizione dell’auto, hanno iniziato a cercarla e l’hanno trovata in via Zamenhof. I 3 erano in un bar e sono stati portati in questura, dove le ragazze li hanno riconosciuti. Sono scattate le manette: avevano i 100 euro, non il coltello. Detto che i religiosi ortodossi non fanno voto di castità, padre Onu spiega che non c’è stata minaccia: «Nessun coltello. Finché io non c’ero non so cosa sia successo, ma Vitalie e Vasile sono persone per bene. La nostra parrocchia riunisce centinaia di fedeli, vi pare il caso che ci comportiamo così? No, si chiarirà tutto. Sono arrabbiato perché non si va comunque con le prostitute. Se lo hanno fatto, risponderanno davanti a Dio». © RIPRODUZIONE RISERVATA
    Diego Neri

  • Pedofilia, don Ruggero Conti condannato a 15 anni e 4 mesi

    Pedofilia, don Ruggero Conti condannato a 15 anni e 4 mesi

    ROMA – È stato condannato a 15 anni e 4 mesi di reclusione Don Ruggero Conti accusato di aver abusato tra il 1998 e il maggio del 2008 di sette bambini affidati alle sue cure nell’oratorio e nei campi estivi. Lo ha deciso la VI sezione del Tribunale penale di Roma. Il sacerdote, ex parroco della chiesa della Natività di Maria Santissima a Selva Candida a Roma venne arrestato il 30 giugno del 2008, finì ai domiciliari e poi libero. I reati per i quali è stato condannato vanno dagli atti sessuali con minori alla violenza sessuale e alla induzione alla prostituzione minorile.

    L’ACCUSA – Il pubblico ministero Francesco Scavo aveva chiesto, in una precedente udienza, la condanna dell’imputato a 18 anni di reclusione più il pagamento di una multa pari a 50mila euro per i reati di violenza sessuale, atti sessuali con minori, induzione alla prostituzione minorile, continuati e aggravati. Per il magistrato, il sacerdote deve rispondere di «condotte di una gravità inaudita, insidiose e insistenti».

    LA DIFESA – Nella sua arringa difensiva l’avvocato Patrizio Spinelli, uno dei legali del sacerdote, ha chiesto l’assoluzione del suo cliente affermando che «contro Don Ruggero non ci sono prove certe. È un uomo che nella sua vita ha fatto solo del bene, come da molti ribadito anche in questo processo». «Rileggete con assoluta serenità, al di là dei vostri convincimenti personali, gli atti a vostra disposizione – ha auspicato l’avvocato Spinelli rivolgendosi ai giudici -, e cercate di capire come sono nate e si sono sviluppate le varie denunce contro don Ruggero. Valutate se contro l’imputato ci sia una sola prova certa. E tenete conto di quelle persone che in aula vi hanno raccontato della fede che ha animato questo sacerdote che ha fatto solo del bene al prossimo. La sanzione peggiore per lui non sarebbe tanto la condanna penale quanto non poter più esercitare la funzione perché la Chiesa glielo impedirebbe».

    IL CASO – Don Ruggero fu arrestato il 30 giugno 2008 mentre stava organizzando con l’oratorio il viaggio per partecipare alla Giornata Mondiale della Giovenù di Sidney che si tenne dal 12 al 21 luglio di quell’anno. L’accusa è convinta che il sacerdote, per dieci anni, abbia ripetutamente abusato di giovani affidati alle sue cure nell’oratorio e nei campeggi estivi, approfittando delle situazioni di debolezza o difficoltà familiare in cui versavano le vittime. Dopo l’arresto, le indagini successive portarono alla luce altri casi di abusi che sarebbero avvenuti negli anni Ottanta quando don Conti non era stato ancora ordinato sacerdote e insegnava educazione sessuale a Legnano. Si tratta di episodi ormai prescritti anche se alcune vittime dell’epoca sono state comunque sentite in aula come testi dell’accusa. Il parroco, dal canto suo, ha sempre respinto le accuse, forte anche del sostegno di decine di fedeli che hanno sempre seguito le udienze per manifestargli in ogni momento solidarietà e stima.

    fonte: http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_marzo_3/don-ruggero-190145248060.shtml

  • Tentata violenza sessuale, finalmente testimonia l’ex vescovo La Piana

    Tentata violenza sessuale, finalmente testimonia l’ex vescovo La Piana

    Martedì 25 Gennaio 2011

    Dopo aver più volte rinviato la sua deposizione, finalmente l’ex vescovo della diocesi di Mazara del Vallo, Calogero La Piana, ha dato la sua testimonianza

    nel processo che vede imputato il prete della parrocchia di San Leonardo, a Marsala, Don Vito Caradonna, 36 anni, per tentata violenza sessuale nei confronti di un uomo di 34 anni, P.L.C. La vittima, costituitasi parte civile nel processo, è difesa dall’avvocato Gianfranco Zarzana, mentre Caradonna è difeso dall’avvocato Stefano Pellegrino. I fatti risalgono al febbraio 2005. La tentata violenza sarebbe avvenuta nell’alloggio del prete attiguo alla chiesa di San Leonardo, dove P.L.C. sarebbe stato invitato «per prendere un caffè», nel quale sarebbe stata versata qualche sostanza che lo avrebbe intontito.

    «Fui avvicinato da un uomo che non conoscevo che mi disse di essere stato vittima di un tentativo di violenza sessuale da parte di don Vito Caradonna, ma che era disposto a chiudere la vicenda se indennizzato con una somma di denaro. Ho chiuso la discussione. Non diedi peso a quell’accusa e non feci denuncia. L’ho ritenuta un pretesto per estorcere denaro alla Chiesa». Questo quanto dichiarato da La Piana.
    Rispondendo alle domande del pm Giacomo Brandini e del legale di parte civile, l La Piana ha affermato di avere sporto denuncia alle autorità competenti perché convinto («conoscendo bene don Vito Caradonna») che quell’accusa non avesse fondamento. Poi, convocò il giovane prete, al quale chiese spiegazioni. Don Vito negò tutto e per il vescovo, che più volte citato a testimoniare, in precedenza, aveva sempre disertato l’aula «Borsellino» adducendo «impegni pastorali» o d’altro genere, l’episodio si chiuse li. Del resto, una denuncia penale (poi, sporta da P.L.C.) avrebbe, comunque, sollevato un polverone dal quale la chiesa non avrebbe avuto nulla da guadagnare. A domanda dell’avv. Zarzana, La Piana ha poi detto che il prete non gli riferì mai di richieste di denaro da parte del suo accusatore.

    Un anno fa in udienza fu ascoltato l’ispettore di polizia Cesare Mannino, al quale, a suo temposi rivolse, in qualità di amico, il prete. E ciò per cercare di risolvere la ”querelle” con il suo accusatore che poi fu contattato dal poliziotto. Il tentativo di riconciliazione, però , non andò a buon fine, tanto che, poi, fu presentata una denuncia ai carabinieri.
    Il poliziotto con un certo imbarazzo, rispondendo alle domande del pm e degli avvocati ha cercato di ricostruire i contorni della scabrosa vicenda, che scuote la chiesa marsalese.

  • Parroco di Nardò accusato di violenza sessuale

    Parroco di Nardò accusato di violenza sessuale

    18 gennaio 2011 di Andrea Morrone

    La vittima, un ragazzo di 26 anni di nazionalità marocchina, avrebbe indicato proprio nel sacerdote, già padre spirituale del Seminario diocesano, il presunto autore degli abusi

    C’é stupore e incredulità tra i fedeli e i cittadini di Nardò dopo le accuse di violenza sessuale rivolte a un parroco della diocesi neretina. I fatti, secondo quanto si è appreso, risarebbero allo scorso 15 ottobre, ma sarebbero emersi solo negli ultimi giorni.

    La vittima, un ragazzo di 26 anni di nazionalità marocchina, avrebbe sporto prima una denuncia contro ignoti, e poi avrebbe indicato proprio nel sacerdote, già padre spirituale del Seminario diocesano, il presunto autore delle violenze. Saranno ora le indagini condotte dai carabinieri della locale stazione a far luce su una vicenda che ha suscitato scalpore.

    Era stato il vescovo della diocesi di Nardò-Gallipoli, Domenico Caliandro, a sancire la nomina a parroco del prelato 36enne nello scorso giugno.

    Una nomina comunque già molto chiacchierata, dopo che il precedente parroco era stato trasferito, in qualità di missionario fidei donum, in una diocesi in Albania per un periodo di sei anni.

    Proprio la diocesi di Nardò-Gallipoli, infatti, una delle più importanti della Puglia con una popolazione di oltre 200mila abitanti, 70 parrocchie e 143 preti, era stato al centro di numerosi scandali, con ben quattro sacerdoti coinvolti in presunte storie di molestie e vicende a sfondo sessuale.

    Increduli i frequentatori della parrocchia alla periferia di Nardò, dove il nuova sacerdote è molto amato e seguito dai suoi fedeli. Il fascicolo è stato affidato al sostituto procuratore della repubblica Stefania Mininni, che coordina le indagini per accertare eventuali responsabilità del sacerdote, che dovrà difendersi da questa pesante e infamante accusa.

    www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=14051

    Il Vescovo accoglie dal rev. sac. Giuseppe Alemanno la rinuncia all’ufficio di Parroco della Parrocchia San Gerardo Maiella in Nardò e lo affida in qualità di presbitero fidei donum alla Diocesi di Lezhe (Albania) per il periodo di sei anni.

    Il Vescovo nomina il rev. sac. Quintino De Lorenzis Parroco della Parrocchia San Gerardo Maiella in Nardò, ad novennium, sollevandolo al contempo dall’ufficio di Padre spirituale del Seminario diocesano.

  • MAROCCHINO DENUNCIA GIOVANE PRETE: “HA ABUSATO DI ME”

    MAROCCHINO DENUNCIA GIOVANE PRETE: “HA ABUSATO DI ME”

    [18/01/2011]

    La diocesi di Nardò ancora nella bufera. Uno scandalo a luci rosse ha infatti travolto un giovane parroco del distretto. L’indagine della Procura sulla scorta di una denuncia di un extracomunitario
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    NARDO’ – La diocesi di Nardò ancora nella bufera. Uno scandalo a luci rosse ha infatti travolto un giovane parroco del distretto neretino. Il suo nome, adesso, compare sul registro degli indagati con l’accusa di violenza sessuale, anche se l’inchiesta in un primo momento venne avviata contro ignoti. Una vicenda molto delicata e non ancora del tutto chiara, che è stata sottoposta all’attenzione del pubblico ministero Stefania Mininni.

    Secondo l’accusa, pare che il prelato, 34enne, abbia molestato un cittadino di nazionalità marocchina di 26 anni. L’episodio risale allo scorso 15 ottobre. L’inchiesta penale è partita in seguito alla denuncia della presunta vittima, che dopo qualche tempo presentò una formale querela nella caserma dei carabinieri di Nardò. Nella denuncia, il giovane ha raccontato di aver ricevuto carezze piuttosto invadenti da parte del prete.

    Pare che l’ecclesiastico lo stesse aiutando a cambiarsi i vestiti: è plausibile ritenere che il giovane usufruisse di qualche servizio di carità offerto dalla parrocchia. E proprio in questo frangente, le mani del prete sarebbero scivolate lì dove non dovevano. Almeno, questo è il racconto fatto dal giovane straniero. Sulla vicenda, vista la delicatezza della questione, vige il massimo riserbo. Toccherà infatti alle indagini capire se le accuse siano fondate oppure soltanto frutto di un equivoco.
    Linda Cappello

    www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=25091

    Ancora problemi per la diocesi di Nardò: una denuncia contro un giovane sacerdote

    NARDO’ – Ancora fango contro la diocesi di Nardò Gallipoli.

    Un giovane prete poco più che trentenne non di origine neritina ma appartenente alla diocesi è stato denunciato da un giovanissimo di origine africana, non minorenne. Il sacerdote compare sul registro degli indagati con l’accusa di violenza sessuale anche se l’inchiesta prende le mosse da una denuncia contro ignoti. Sono state le accurate indagini dei carabinieri, successivamente, a risalire all’identità del sacerdote. Si occupa della vicenda il pubblico ministero Stefania Mininni.
    Secondo l’accusa il 15 ottobre un giovane nordafricano residente a Nardò avrebbe ricevuto attenzioni un po’ morbose da parte del sacerdote mentre lo aiutava a cambiarsi d’abito. Staremo a vedere come finirà anche questa storia che, essendo proprio all’inizio, è suscettibile di ulteriori e anche radicali approfondimenti.

    www.portadimare.it/cronaca/2540-anc…ovane-sacerdote