Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: violenza sessuale

  • “Ho chiesto aiuto al cardinale, ma lui ha coperto il frate che mi aveva stuprata”

    “Ho chiesto aiuto al cardinale, ma lui ha coperto il frate che mi aveva stuprata”

    Dario Ferri 29 giugno 2011

    L’arcivescovo di Vienna Schönborn denunciato per aver nascosto due casi di abusi sessuali da parte di religiosi della sua diocesi

    Pope Benedict XVI (L) and and Cardinal Christoph Schoenborn during a mass at the in Vienna, Austria, 07 September 2007. The German-born pontiff arrived for a three-day visit to Austria earlier in the day. EPA/ROBERT JAEGER +++(c) dpa – Bildfunk+++

    Il cardinale di Vienna Christoph Schönborn è stato denunciato insieme a due altri religiosi della Chiesa cattolica austriaca in merito ad alcuni abusi sessuali che il porporato avrebbe coperto. L’avvocato della vittima, Werner Schostal , lo ha annunciato alla stampa, spiegando come l’arcivescovo di Vienna avrebbe impedito di far intervenire la magistratura per punire un prete ed un frate francescano che avevano violentato ripetutamente una donna.

    MOLESTIE COPERTE – Nel 1994 un’austriaca che oggi ha 45 anni avrebbe confidato a Christoph Schönborn, all’epoca vescovo ausiliario, di essere stata molestata da un frate francescano tirolese durante le giornate mondiali della gioventù svoltesi dieci anni prima a Roma, quando aveva 17 anni. L’incontro col Papa si sarebbe dunque trasformato in un incubo per la donna, stuprata nell’abitazione del religioso, che ha poi subito ulteriori abusi sessuali negli anni successivi. I casi di violenza sono stati confessati anche dal frate molestatore alla diocesi di Innsbruck, che lo ha sospeso dal suo ruolo di consulente spirituale nelle scuole. La Commissione Klasnic, istituita dalla Chiesa austriaca e dal governo per indagare sugli abusi dei religiosi austriaci, ha riconosciuto la donna come vittima di una violenza sessuale, offrendole un percorso terapeutico per mitigare il trauma degli abusi subiti. Christoph Schönborn non avrebbe però, secondo quanto denunciato dalla donna, denunciato il frate tirolese responsabile delle violenze, coprendolo in modo da impedire l’avvio di un’inchiesta della magistratura.

    NUOVO ABUSO – La donna ha inoltre denunciato il responsabile di Missio Austriaca, un’istituzione religiosa, direttamente dipendente dal Vaticano, responsabile dell’evangelizzazione dei popoli. Il direttore, Leo Maasburg, avrebbe abusato della donna negli anni novanta, dopo che lo stesso cardinale Schönborn le ha consigliato di contattarlo per denunciare la violenza subita in precedenza dal frate francescano. Sia il cardinale di Vienna che il responsabile di Missio Austria hanno respinto le accuse, sulle quali ora indagherà la magistratura. Anche la commissione Klasnic ha avviato un’indagine sull’abuso compiuto da Maasburg, noto in Austria e nel mondo cattolico per essere stato a lungo un accompagnatore di Madre Teresa di Calcutta.

    http://www.giornalettismo.com/archives/131…aveva-stuprata/

  • La Cassazione: per Don Baresi un appello bis, ma parziale

    La Cassazione: per Don Baresi un appello bis, ma parziale

    IL PROCESSO. Accolto in parte il ricorso della difesa: nuova discussione ma solo sui fatti dopo il dicembre 2004. Gli abusi ci sono stati e anche la diffusione di files hard ma i giudici devono approfondire un determinato periodo
    24/06/2011

    L’ingresso del palazzo romano dove ha sede la Corte di Cassazione

    Un nuovo processo d’appello per don Marco Baresi, l’ex vicerettore del Seminario diocesano condannato in secondo grado a 7 anni e 6 mesi per violenza sessuale su un ragazzino e per diffusione di materiale pedopornografico. Lo ha disposto la Cassazione che l’altro giorno, dopo una infinta camera di consiglio, ha parzialmente accolto il ricorso delle difese, annullando la sentenza con rinvio a una diversa sezione della corte d’appello, ma solamente per i fatti contestati successivi a dicembre 2004. Un «successo» a metà per la difesa, gli avvocati Stefano Lojacono e Luigi Frattini, che sostengono l’assoluta innocenza del sacerdote: l’annullamento solo per un aspetto è, in sostanza, conferma degli abusi (almeno fino al dicembre 2004) e della diffusione di files pedopornografici.
    PER I GIUDICI della Cassazione alcuni aspetti vanno rivisti e proprio su questi si concentreranno i giudici della corte d’appello di Brescia, senza entrare nel merito dei fatti contestati prima del dicembre 2004.
    Don Baresi, che sta ancora scontando gli arresti domiciliari nella comunità delle Suore operaie di Botticino, ha saputo ieri mattina della decisione dei giudici romani e l’ha accolta con serenità.
    Nel primo processo d’appello, il 16 giugno dello scorso anno, il sacerdote era stato condannato a 7 anni e mezzo. I giudici avevano confermato completamente, senza alcuno sconto, la condanna di primo grado del 20 maggio 2009.
    LA VICENDA era iniziata il 27 novembre 2007 creando non poco scalpore: don Marco Baresi era stato prelevato dal Seminario di via Bollani, dove era vicerettore, e portato in isolamento nel carcere di Canton Mombello. Sull’ordinanza di custodia cautelare un’accusa da brivido: violenza sessuale su minore e diffusione di materiale pedopornografico. In cella don Baresi era rimasto solo per una notte, il giorno successivo all’arresto il gip Silvia Milesi aveva accolto la richiesta dei difensori e concesso gli arresti domiciliari. Il sacerdote era tornato a casa dei genitori e aveva atteso il processo con il sostegno dei familiari, ma soprattutto di un gruppo di giovani che aveva creato in Rete il sito «FreeDon» per dimostrare l’innocenza del sacerdote e chiedere la sua assoluzione. Anche ieri il gruppo ha ribadito «Chi condanna don Marco, condanna un innocente».
    A inchiodare don Marco c’erano le accuse di un ragazzo che due anni prima dell’arresto, in cura da una psicologa, si era confidato raccontando di aver avuto rapporti sessuali con il sacerdote quando frequentava le medie al Seminario e non aveva ancora compiuto 14 anni. Dalla scuola del Seminario il ragazzino era stato allontanato per una serie di problemi, ma in precedenza non aveva raccontato nulla. La psicologa, ricevuta la confidenza, aveva subito avvisato i genitori del ragazzino che si erano rivolti alla polizia. La credibilità del ragazzino era stata valutata da esperti, le accuse avevano retto e il 27 novembre 2007 erano scattate le manette. Dopo l’arresto l’abitazione del sacerdote in Seminario era stata perquisita dagli investigatori della Mobile.
    IL COMPUTER aveva riservato una serie di sorprese. Nell’hard disk del portatile, senza alcuna password d’accesso, in uso al sacerdote – ma utilizzabile anche da altre persone come è stato sostenuto nel corso dei processi dall’imputato e dai difensori – l’esperto aveva trovato traccia di ben seicento files dal contenuto pedopornografico. I files erano stati cancellati, ma in modo non perfetto, nei giorni immediatamente precedenti all’arresto.
    NEL PROCESSO d’appello la difesa aveva sostenuto che il giorno in cui vennero scaricati 180 files (l’ordine era partito dal computer alle 12.30 del 28 aprile 2007) don Baresi non era al Seminario, ma era ospite a pranzo. A don Marco non è mancato il sostegno della Diocesi. Il giorno della condanna in appello il vescovo monsignor Luciano Monari si era detto fiducioso che don Marco potesse dimostrare la sua innocenza.
    Wilma Petenzi

    http://www.bresciaoggi.it/stories/Home/264…is_ma_parziale/

  • Don Seppia curato nell’ospedale della Curia Il sacerdote era malato di Hiv

    Don Seppia curato nell’ospedale della Curia Il sacerdote era malato di Hiv

    Genova, dagli interrogatori emergono dettagli scioccanti sull’ex parroco di Sestri

    11:12 – L’Hiv curata nell’ospedale della Curia, al Galliera di Genova, fin dal 2003. E’ questo il particolare shock che emerge dall’interrogatorio tra don Riccardo Seppia e il pm Stefano Puppo. E’ quanto riporta oggi un articolo de Il Secolo XIX.

    Don Riccardo era dunque in cura al Galliera da anni, ma contemporaneamente non ha smesso di ricoprire la carica di parroco nella chiesa di S.Spirito a Sestri. Non che la malattia possa essere una discriminante in quanto tale, tuttavia resta da chiedersi se la dirigenza dell’ospedale della diocesi non abbia avuto qualche dubbio sull’origine dell’infezione contratta da don Seppia e sulla sua condotta di vita. Un particolare da non sottovalutare, perché il presidente della struttura ospedaliera è proprio il cardinale Bagnasco.

    Nel filone delle indagini che vedono don Riccardo Seppia accusato di prostituzione minorile, tentata violenza sessuale, offerta plurima di stupefacenti a minorenni e detenzione di materiale pedopornografico, gli investigatori hanno sequestrato le cartelle cliniche del sacerdote perché i capi d’accusa potrebbero estendersi anche al tentato omicidio. Questo, nel caso in cui don Riccardo avesse avuto rapporti sessuali non protetti con partner ignari del suo stato di salute.

  • Don Mauro in Cassazione il 5 ottobre

    Don Mauro in Cassazione il 5 ottobre

    Martedì 14 Giugno 2011
    Fissata la data
    La vicenda di don Mauro Stefanoni, l’ex parroco di Laglio condannato in primo e in secondo grado a otto anni di reclusione con l’accusa di violenza sessuale su un ragazzo minorenne che frequentava il suo oratorio, si concluderà il prossimo 5 ottobre a Roma. È stata infatti fissata la data di fronte ai giudici della Corte di Cassazione (terza sezione penale, ore 10), l’ultimo grado di giudizio cui i legali del prete si sono rivolti per tentare di sovvertire l’esito dei processi tenuti a Como e a Milano. Nelle pagine del ricorso, gli avvocati di don Mauro furono molto critici con i giudici meneghini sostenendo, da parte dei magistrati, «un attacco diretto e gratuito contro la Chiesa cristiana», una religione «che il collegio milanese ha chiaramente mostrato di non apprezzare». E questo, «solo per giungere ad una conferma della condanna dell’imputato», il che «denota l’assoluta mancanza di serenità e obiettività nel giudizio».

    Mauro Peverelli

  • Don Seppia, le accuse del parroco “Ho parlato, la Curia mi emargina”

    Don Seppia, le accuse del parroco “Ho parlato, la Curia mi emargina”

    Il calvario di don Casassa nei verbali dei carabinieri. “Ho notato che il vescovo Bagnasco era molto freddo nei miei confronti, ha tentato di allontanarmi da Recco”
    di GIUSEPPE FILETTO e MARCO PREVE

    Don Seppia, le accuse del parroco “Ho parlato, la Curia mi emargina” Don Riccardo Seppia

    Proibito celebrare messa per don Pier Carlo Casassa, il parroco di Recco che ha denunciato gli strani comportamenti di don Riccardo Seppia, quando questo era suo curato in San Giovanni Battista, nella cittadina del levante. Don Piero lamenta di essere stato allontanato da tutte le chiese della zona. “Da quando ho dichiarato alcuni trascorsi di don Seppia, i parroci non vogliono che mi rechi in chiesa, e se ci vado, lo faccio di nascosto”, si legge in uno dei passaggi di interrogatorio, rilasciato il 3 giugno scorso.

    C’è di più nel verbale “di sommarie informazioni testimoniali”. Il primo giugno don Pier Carlo e Bernardina Masia (Dina, la sua ex perpetua) sono stati chiamati da monsignor Luigi Palletti, vescovo vicario di Genova. “Ci ha detto di recarci dall’arcivescovo Angelo Bagnasco, alle 16… Ci recavamo presso la Curia… In questa circostanza ho notato che il Vescovo era molto freddo nei miei confronti e ha tentato di allontanarmi da Recco…”. A don Casassa è stato offerto un appartamento a Genova. Lui, però, ha preso tempo.

    Don Piero è stato sentito (per la seconda volta) dai carabinieri del Nas di Milano, delegati dal pm Stefano Puppo sulla delicata indagine riguardante don Riccardo, il parroco di via Ludovico Calda in carcere dal 13 maggio scorso, accusato di tentata violenza sessuale (un abbraccio troppo affettuoso ad un chierichetto), tentata induzione alla prostituzione minorile e offerta di cocaina. In cella a Marassi pure il suo amico ed amante: l’ex seminarista Emanuele Alfano.
    L’interrogatorio, a casa di Dina, dovrebbe far luce sul passato di don Seppia, ricostruendo i suoi primi anni di sacerdozio (dall’ottobre 1985) a Recco.

    Anzi, dalla sua frequenza al seminario vescovile del Chiappeto, tanto che i carabinieri del Ministero della Salute sarebbero intenzionati ad interrogare i suoi ex compagni di stanza, coloro che potrebbero conservare qualche segreto. Il timore degli investigatori, però, è che chi parla, sia messo in un angolo.

    Ufficialmente, la Curia dice di offrire massima collaborazione all’indagine. Di fatto, però, intorno a don Casassa è stato alzato un muro di riprovazione. “Il 16 maggio 2011 veniva da me don Pasquale Revello, attuale parroco di San Giovanni Battista di Recco, e mi diceva di non andare a celebrare messa… Quello di Bogliasco, don Silvio Grilli, minacciava Dina (Bernardina Masia) di non andare in chiesa e di rimanere chiusi in casa perché era una vergogna…”. Dina, l’ex perpetua, da quando il parroco è in pensione ed è rimasto senza la casa assegnata dalla Curia, lo ospita nella sua abitazione di piazza Mameli.

    Don Grilli, il direttore del Cittadino (l’ex Settimanale Cattolico della Curia) avrebbe anche detto che “i genitori di don Seppia ed i carabinieri potrebbero denunciare” don Casassa e Dina “perché non avete denunciato i fatti prima”. Cioè nell’85, quando don Riccardo, da giovane vice parroco, avrebbe avuto comportamenti equivoci nei confronti dei ragazzini che frequentavano la chiesa di Recco. Sul verbale di don Casassa si legge: “Ricordo che in confessionale alcuni di loro mi hanno riferito delle cose… delle quali non posso parlare per la riservatezza del sacramento della confessione… Ricordo che dopo una gita al mare con i bambini, effettuata dal Seppia, molti di loro mi manifestarono la volontà di non volere più andare in gita con don Riccardo… Di questi comportamenti ne parlai con l’allora cardinale Siri”.

    Le dichiarazioni spontanee del parroco di Recco (forse) hanno poca rilevanza penale, però sono imbarazzanti per la Chiesa di Genova. “In data 19 maggio 2011 presso il santuario di Nostra Signora della Guardia, don Antonio Servetto (parroco della chiesa di San Rocco di Recco) mi rimproverava, dicendo che mi ero inventato tutto – dichiara don Casassa -. Il 20 maggio, chiedevo a don Pietro Lupo, rettore del Santuario di Nostra Signora del Suffragio in Recco, se potevo concelebrare ed ha risposto negativamente perché ho la donna in casa. Domenica, 22 maggio, sono andato nella Chiesa dei Frati Francescani, lì padre Ilario mi ha detto che siamo su tutti i giornali, mi ha lasciato celebrare, dicendomi però di allontanarmi per tre mesi, perché potevano arrivare ordini dall’alto…”.

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/0…rgina-17482534/

  • “Ho paura, il prete che mi ha violentato sa dove vivo”

    “Ho paura, il prete che mi ha violentato sa dove vivo”

    8 giugno 2011

    Una vittima della pedofilia riceve le lettere dal sacerdote che l’aveva molestato

    Un ragazzo che ha subito abusi sessuali da parte di un prete, Jan Beguk, si rivolge con fiducia alla diocesi di Friburgo in Brisgovia per chiedere un risarcimento danni delle violenze subite. La diocesi dice di sì, ma dopo poche settimane il prete che aveva molestato Jan gli scrive per chiedere scusa, scatenando il terrore nella sua antica vittima, che ora ha paura di ritrovarselo davanti alla porta di casa.

    PRETE PEDOFILO – Karl W. è stato a lungo sacerdote, ed ora vive in una casa di riposo. Nel 1990 la diocesi aveva cambiato la sua parrocchia di lavoro, perché aveva molestato un bambino. Dopo sei anni però il prete pedofilo aveva colpito ancora, e i suoi crimini sono stati scoperti. Otto minorenni, tra i quali cinque molto piccoli, sono stati violentati da Karl W., che è stato condannato per i suoi crimini, anche se non è andato a prigione. La diocesi di Friburgo ha deciso di mandarlo in pensione in anticipo, consigliandogli una terapia psicologica per sconfiggere i suoi impulsi pedofili. Nel dicembre del 2010, dopo che è esploso lo scandalo dei preti abusatori in Germania, la Diocesi decide di pubblicare le violenze di Karl W., offrendo aiuto alle vittime del sacerdote.

    DANNI PERMANENTI – Jan Beguk, il nome di fantasia con il quale Die Zeit racconta questa storia, legge la notizia e decide di rivolgersi alla Diocesi. Da quando è stato violentato dal prete soffre di profondi disturbi psicologici. Per curarsi ha bisogno di una lunga terapia, e non sempre ha i soldi per poterla pagare. La sua psicoterapeuta, Anke Lufner, decide insieme al suo paziente di chiedere alla Diocesi di Friburgo di assistere finanziariamente il ciclo di cure. La Diocesi acconsente, ma qualcosa va storto.

    LETTERA DEL MOLESTATORE – Dopo che il conto del terapeuta è stato saldato per la prima volta dalla Diocesi, Jan Beguk riceve una lettera del prete che l’aveva molestato. Prima il sacerdote si era rivolto alla sua psicoterapeuta, poi non avendo trovato risposta si è rivolto direttamente alla sua antica vittima. Nella missiva il prete pedofilo si scusa per quanto ha fatto, dicendogli che non riesce più a dormire la notte per le sue colpe. Jan Beguk e la sua terapeuta sono sconvolti, perché ora il paziente vive nel terrore di ritrovare il suo carnefice davanti alla porta di casa. Alla Diocesi non danno risposte su quanto successo, mentre il Forum delle vittime della violenza sessuale incolpa il vescovo di Friburgo, che non ha mai fatto niente negli anni passati per denunciare le violenze dei sacerdoti e ora continua in una gestione poco trasparente della vicenda.
    Publy

    http://www.giornalettismo.com/archives/128…o-sa-dove-vivo/

  • Pedofilia, don Seppia resta in carcere il gip: “Può reiterare il reato”

    Pedofilia, don Seppia resta in carcere il gip: “Può reiterare il reato”

    Tentata violenza sessuale su minore, tentata induzione alla prostituzione minorile, offerta di stupefacenti a minori. Per questi tre reati il gip di Genova Annalisa Giacalone ha disposto la custodia cautelare in carcere per don Riccardo Seppia, il parroco genovese arrestato il 13 maggio su disposizione del gip di Milano Maria Vicidomini che lo accusava di violenza sessuale su minore e cessione di stupefacenti.

    Il gip genovese ha accolto la richiesta del pm Stefano Puppo, che ha indagato il sacerdote anche per detenzione di materiale pedopornografico e cessione di stupefacenti ad adulti. Il gip, nella sua ordinanza che consta di 33 pagine, ha valutato che don Seppia possa reiterare il reato, mentre ha escluso il pericolo di fuga ed il pericolo di inquinamento delle prove.

    Il sacerdote resta rinchiuso nel carcere di Sanremo e nei prossimi giorni dovrà sostenere un nuovo interrogatorio di garanzia dopo quello di fronte allo stesso gip Giacalone che lo aveva interrogato in rogatoria. In quella occasione don Seppia si era avvalso della facoltà di non rispondere.

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/0…55/?ref=HREC2-5

  • PEDOFILIA: DON SEPPIA TENTO’ DI ADESCARE ALTRI 3 CHIERICHETTI

    PEDOFILIA: DON SEPPIA TENTO’ DI ADESCARE ALTRI 3 CHIERICHETTI

    31 MAG 2011

    (AGI) – Genova, 31 mag. – “Durante la confessione, eravamo seduti l’uno di fronte all’altro. Non eravamo nel confessionale ne’ c’era la sua scrivania a dividerci. Ricordo che mi mise una mano sul ginocchio e prese a dondolarsi avanti a indietro, strusciando la mano. Mi disse che mi pensava molto”. E ancora: “Qualche volta, scherzando, mi toccava per farmi il solletico” e “Don Riccardo ha dimostrato un interesse specifico per me.

    Voleva incontrami da solo. Mi ha chiesto incontri personali. E, una volta, un mio amico lo ha visto in ufficio mentre guardava immagini pornografiche in internet”. Sono queste alcune delle testimonianze rese da tre chierichetti ai carabinieri del Nas di Milano nell’ambito dell’inchiesta su presunti abusi sessuali e cessione di stupefacente da parte del parroco della chiesa dello Spirito Santo di Sestri Ponente, don Riccardo Seppia. I chierichetti, secondo quanto emerge dalle annotazioni dei militari, gravitavano nella chiesa di don Seppia. Avevano tutti eta’ compresa tra i 14 ed i 16 anni. Don Seppia, secondo quanto risulta dagli atti d’inchiesta – attraverso una fitta corrispondenza sms li coinvolgeva inizialmente nelle attivita’ della chiesa, passando quasi immediatamente ad inviare loro messaggi tesi a creare un rapporto personale diretto. Quindi li invitava a trascorrere del tempo da soli con lui. Questi tre ragazzini si affiancavano al chierichetto che don Seppia avrebbe tentato di violentare, episodio per cui il sacerdote e’ attualmente detenuto. (AGI) Ge1/Mav (Segue)

    Genova, 31 mag. – Ecco il racconto del ragazzino: “Si dondolava lateralmente alle mie spalle da una parte e dall’altra – riferisce agli inquirenti – con un contatto fisico tra la sua pancia e la mia schiena. In quell’occasione mi sono molto arrabbiato”. Il giovane nega tuttavia che vi sia mai stato un bacio tra lui e il sacerdote, fatto che invece don Seppia riferisce chiaramente in un sms al suo confidente e complice, l’ex seminarista Emanuele Alfano. “Non ha mai provato a baciarmi – dice il ragazzo nell’interrogatorio del 14 maggio scorso – o a fare qualcosa del genere se non in una circostanza in cui mi diede una pacca sul sedere” e “nella circostanza in cui siamo rimasti soli in sacrestia non ha fatto nulla del genere perche’ mi sarei divincolato e me ne sarei andato”.

    Nell’interrogatorio del 17 maggio, racconta ancora il ragazzo: “Tutto e’ iniziato quando don Seppia mi ha chiesto il cellulare per aiutare i chierichetti piu’ giovani. Ha iniziato a mandarmi sms e a farmi telefonate anche in tarda serata che mi davano fastidio”. Don Seppia si firmava “Don”. Diceva al ragazzo di essergli “vicino”, di pensarlo “molto”. Gli chiedeva di andare a trovarlo a casa, di dire alla madre di andare a scuola e invece di andare da lui. “Mi chiedeva come mai un ragazzino carino come me non avesse la fidanzata – riferisce ai Nas – Poi mi e’ stato detto che il Don e’ omosessuale. Non lo sapevo, con lui ero impreparato”. I quattro chierichetti compaiono nel fitto scambio di telefonate e messaggi con Alfano. In queste conversazioni scompare ogni forma di censura. Don Seppia e Alfano scambiano commenti, cercano strategie per avvicinare i ragazzini. “Invitalo a mangiare una pizza, vedrai che ci sta” scrive il sacerdote all’ex seminarista.

    “Magari, non mi considera proprio” replica Alfano. Domani intanto il gip di Genova Annalisa Giacalone depositera’ la nuova ordinanza con cui dovrebbe disporre la custodia cautelare del sacerdote, accusato di tentata violenza sessuale, induzione alla prostituzione minorile, offerta di stupefacenti a minori e detenzione di materiale pedopornografico. Venedi’ l’avvocato difensore Paolo Bonanni discutera’ il Riesame al tribunale di Milano. “Don Seppia non ha mai consumato rapporti sessuali con minorenni – dice Bonanni – Le cessioni di droga sono solo verso adulti. In quanto all’induzione alla prostituzione minorile, non esiste alcuna prova per dimostrare che lo abbia fatto”.
    (AGI) Ge1/Mav

    www.agi.it/genova/notizie/201105311…_3_chierichetti

  • In arrivo nuova ordinanza per don Seppia, contestata induzione prostituzione minori

    In arrivo nuova ordinanza per don Seppia, contestata induzione prostituzione minori

    Genova, 30 mag. – (Adnkronos) – Nuova ordinanza di custodia cautelare in arrivo per don Seppia, il parroco genovese arrestato per tentata violenza sessuale su minore e cessione di stupefacente. L’ordinanza che ha portato in carcere il sacerdote era stata emessa dal gip di Milano con una dichiarazione di incompetenza territoriale. Il gip genovese ha a disposizione ancora due giorni per emettere un’ordinanza di custodia cautelare sostitutiva.

    Nella richiesta del nuovo provvedimento il pm Stefano Puppo contesterebbe anche il reato di induzione alla prostituzione minorile e don Seppia dovrebbe sostenere un nuovo interrogatorio di garanzia. L’episodio di tentata violenza sessuale sul chierichetto sedicenne, anche in base alle dichiarazioni del ragazzo, dovrebbe essere stato ridimensionato. L’induzione alla prostituzione riguarda un diciassettenne albanese a cui don Seppia avrebbe offerto denaro in cambio di rapporti sessuali.

    Nell’inchiesta sono state arrestate dai carabinieri del Nas di Milano altre due persone, un finanziere e uno spacciatore. Entrambi avrebbero fornito cocaina al sacerdote. Intanto la curia genovese sta raccogliendo il materiale che riguarda il sacerdote per trasmetterlo eventualmente alla Congregazione della dottrina per la fede.

    www.adnkronos.com/IGN/Regioni/Ligur…2075657896.html

    Potrebbe essere scomunicato
    Nuove accuse per don Riccardo Seppia
    30 maggio 2011

    Genova – Stefano Puppo, pubblico ministero del tribunale del capoluogo ligure, ha depositato una nuova richiesta di custodia cautelare in carcere per don Riccardo Seppia, l’ex parroco di Sestri Ponente arrestato lo scorso 14 di maggio.

    Nei confronti del sacerdote, sinora le accuse erano di abusi su minore e cessione di droga. Ora la nuova richiesta del magistrato ipotizzerebbe i reati di offerta plurima di stupefacenti a minorenni e maggiorenni e induzione alla prostituzione; inoltre, l’originario reato di abusi su minore verrebbe derubricato in tentata violenza sessuale su minore.

    Secondo questa nuova ricostruzione del castello accusatorio, don Seppia sarebbe accusato di vicende meno gravi, ma di un numero di reati maggiore; inoltre, il sacerdote resta indagato per cessione di stupefacenti e detenzione di materiale pedopornografico, reati per i quali non è prevista la misura della custodia in carcere.

    Entro mercoledì, Annalisa Giacalone, giudice per le indagini preliminari, dovrà decidere se accogliere la nuova richiesta: se dovesse farlo, don Seppia sarà sottoposto a un nuovo interrogatorio di garanzia; la nuova richiesta del Pm genovese è scaturita dopo la trasmissione degli atti da Milano, la cui Procura si era dichiarata «incompetente».

    Don Seppia nel mirino della Curia
    Al di là di tutte queste accuse, don Seppia rischia anche il processo “canonico”: secondo quanto appreso, l’ufficio competente della Curia vescovile del capoluogo ligure starebbe raccogliendo le prove per quella che si chiama “indagine previa”, che saranno poi convogliate allo speciale ufficio interno alla Congregazione della Dottrina della Fede, che prenderà una decisione in merito.

    Se l’Ordinario, una sorta di giudice istruttore, decreterà che il processo debba essere avviato,, trasmetterà gli atti al “promotore di giustizia”, una sorta di pubblico ministero, che dovrà formulare l’accusa.

    Le pene ecclesiastiche sono di due tipi: le cosiddette “pene medicinali”, o censure, e le pene espiatorie; quella più grave resta comunque la scomunica, ovvero l’espulsione dalla compagine ecclesiastica.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2011/05…_riccardo.shtml

    PEDOFILIA: NUOVA RICHIESTA DI CUSTODIA CAUTELARE PER DON SEPPIA

    15:17 30 MAG 2011

    (AGI) – Genova, 30 mag. – Tentata violenza sessuale, offerta di stupefacenti a minori, induzione alla prostituzione minorile.
    Per questi tre reati il pubblico ministero della procura di Genova Stefano Puppo ha chiesto stamani una nuova ordinanza di custodia cautelare a carico di don Riccardo Seppia, 51 anni, il parroco della chiesa dello Spirito Santo di Sestri Ponente arrestato venerdi’ 13 maggio per un’ipotesi di pedofilia e cessione di stupefacenti su disposizione del gip di Milano. Il sacerdote e’ inoltre indagato per detenzione di materiale pedopornografico. I primi tre reati prevedono, tutti, la custodia cautelare. Se il gip di Genova chiamato a decidere, Annalisa Giacalone, dovesse accogliere le richieste del pm don Seppia restera’ rinchiuso nel carcere di Sanremo, dove e’ attualmente rinchiuso. Don Seppia sosterra’ inoltre un nuovo interrogatorio di garanzia non avendo ancora risposto di induzione alla prostituzione minorile. Il nuovo capo di imputazione e’ stato messo a punto dal pm Puppo al termine di due settimane di febbrili indagini svolte con i carabinieri del Nas di Milano da cui il quadro probatorio a carico del sacerdote e’ risultato cambiato ed in parte ridimensionato. Non ci sono riscontri della consumata violenza sessuale su un chierichetto, che ha riferito agli inquirenti solo di approcci sessuali. Le offerte di droga del sacerdote a minorenni non hanno trovato riscontro. Solo in un caso la droga e’ stata ceduta, ma all’ex seminarista Emanuele Alfano, pure in carcere in nell’ambito della stessa indagine, maggiorenne all’epoca dei fatti. L’induzione alla prostituzione minorile e’ riferita alle richieste da parte di don seppia ad un 17enne albanese di consumare rapporti sessuali con lui in cambio di soldi e droga.
    Nel complesso sono sette i tentativi documentati dagli inquirenti di cedere droga a minorenni da parte di don Seppia mentre sono tre i tentativi di trascinare in casa propria il minorenne albanese. (AGI) ge1

    http://www.agi.it/genova/notizie/201105301…_per_don_seppia

  • Genova Il sacerdote cercava rapporti non protetti sui siti gay.

    Genova Il sacerdote cercava rapporti non protetti sui siti gay.

    Don Riccardo Seppia (Ansa)

    MILANO – Cinque ore di interrogatorio per ammettere di aver fatto conoscere a don Riccardo Seppia ragazzi minorenni, per confessare di aver avuto rapporti sessuali con un quattordicenne che chiedeva l’elemosina sul sagrato della chiesa, Emanuele Alfano, l’ex seminarista ventiquattrenne arrestato giovedì scorso per induzione alla prostituzione minorile, non solo ha risposto alle domande del pm Stefano Puppo ma ha chiesto di dire di più. «Voglio parlare – ha detto – delle cose terribili che succedono in seminario, dove sono stato un anno prima di andarmene perché non ce la facevo più».

    Non ha potuto, i suoi avvocati difensori lo hanno fermato e lo stesso pm è andato oltre senza approfondire perché quello che succedeva, secondo Alfano, in seminario non è materia dell’inchiesta. Il gip ha convalidato l’arresto di Alfano, che resta in carcere per il rischio di reiterazione del reato e inquinamento delle prove. Il presidente della Cei Angelo Bagnasco ieri ha definito la pedofilia nel clero «un’infame emergenza non ancora superata». «Anche un solo caso – ha detto – sarebbe già troppo, quando i casi si ripetono lo strazio è indicibile e l’umiliazione totale» e ha parlato di «danni incalcolabili alle vittime e alle famiglie». L’umiliazione totale è destinata a aumentare via via che dall’indagine della Procura di Genova emerge la vita segreta di don Riccardo Seppia, il parroco arrestato per abusi su minore e cessione di cocaina, e quella dell’ex seminarista. Un ragazzo egiziano, Mohamed, racconta di orge: «Abbiamo fatto sesso in tre, io, don Seppia e il mio amico E.» ha detto agli inquirenti. Poi si è chiuso nel silenzio quando è stato indagato per favoreggiamento della prostituzione minorile, per aver portato l’amico diciassettenne dal prete. Quanto all’ex seminarista ha confessato di aver approfittato di un giovane mendicante: «Ho avvicinato un ragazzo di quattordici anni che chiedeva l’elemosina sul sagrato della chiesa, non quella del Santo Spirito, quella sulla piazza maggiore. L’ho convinto a venire con me e l’ho portato in un appartamento».

    Per don Seppia è in arrivo una nuova imputazione, induzione alla prostituzione minorile, mentre si alleggerisce l’accusa di violenza sessuale che sarà riformulata come tentata violenza. Il chierichetto oggetto delle sue attenzioni ha ridimensionato l’accaduto: «Mi ha afferrato alle spalle e si è strofinato contro di me – ha detto – ma non mi ha baciato perché io mi sono scostato». «Io i bambini li accarezzo e li bacio sulla guancia per affetto» ha detto don Seppia al pubblico ministero. Non ci sono accuse legate alla sieropositività del sacerdote. Chattando su un sito per incontri, gayromeo, dove era iscritto con il nome «Porko da usare», don Seppia avvicina un maggiorenne genovese: «Dove sei?» si informa, il ragazzo frequenta la stazione ferroviaria, il prete gli chiede: «Fai di tutto?», poi: «Lo fai anche senza preservativo?». Al «sì» prende accordi per l’incontro: «Va bene ottanta, allora». Interrogato dal pm don Seppia ha risposto che aveva rapporti non protetti solo con sieropositivi. Un altro fronte di indagine si apre su un episodio di diciassette anni fa, quando don Riccardo era parroco a Quinto. Un medico denunciò ai carabinieri telefonate oscene ai suoi due figli. Messa l’utenza sotto controllo si scoprì che le telefonate partivano dalla parrocchia. Dopo poco don Riccardo fu trasferito. Perché quella denuncia – che la Procura sta cercando negli archivi, con l’intenzione di ascoltare il medico – non ebbe alcun seguito? Ieri don Seppia è stato trasferito nel carcere di Sanremo, nella sezione per «predatori sessuali».

    Erika Dellacasa
    24 maggio 2011(ultima modifica: 25 maggio 2011)

    www.corriere.it/cronache/11_maggio_…8c5a7b9b0.shtml