Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: violenza sessuale

  • Il prete accusato di pedofilia Si sfalda il fronte innocentista

    Il prete accusato di pedofilia Si sfalda il fronte innocentista

    Il prete accusato di pedofilia
    Si sfalda il fronte innocentista
    21 gennaio 2010
    | Giovanni Ciolina

    Don Luciano durante la celebrazione di una messa

    Spegnere i riflettori della ribalta e soprattutto abbassare i toni della discussione. Alassio non intende disinteressarsi alla vicenda che ha portato in carcere don Luciano Massaferro con l’infamante accusa di violenza sessuale su una parrocchiana di 11 anni. Ma, come ha puntualizzato Carlo Annibale, fondatore della pagina “don Luciano Libero”, che ha raccolto su Facebook quasi 400 sostenitori e che ieri ne ha deciso la chiusura, «in questa fase è giusto che la magistratura faccia il suo corso e per rispetto di don Lu, della ragazzina e degli inquirenti, ritengo se ne debba parlare un po’ meno».

    Una linea che ha trovato d’accordo anche il sindaco, Marco Melgrati, che, dopo alcune dichiarazioni pepate, ieri, ha invitato a «farla finita, a lasciare sbollire le polemiche e attendere la verità dell’inchiesta». Una linea non adottata da altri sostenitori del gruppo appassionato di Internet che nell’arco di un pomeriggio ha ridato fiato al “gruppo di preghiera che crede nell’innocenza del prete”.

    Sfaccettature di uno stesso problema che continua a fare registrare novità sotto il profilo dell’inchiesta. Dai computer posti sotto sequestro, per esempio, sono arrivate ulteriori conferme sulle dichiarazioni contraddittorie fornite da don Lu.

    Proprio di fronte a questi nuovi sviluppi e all’ordinanza del tribunale del Riesame (che ha negato la scarcerazione del parroco), il muro dell’integralismo innocentista per don Luciano ha incominciato a conoscere qualche crepa, lasciando spazi a dubbi e sicuramente al lavoro degli inquirenti.

    Soprattutto attorno alla bambina e alla sua famiglia, Alassio sembra aver eretto una campana d’isolamento: dimenticati gli attacchi dei giorni scorsi, istituzioni e semplici cittadini sembrano essersi eretti a suoi paladini.

  • Don Luciano, autorizzata la visita del Vescovo

    Don Luciano, autorizzata la visita del Vescovo

    Il vescovo di Albenga mons. Mario Oliveri è stato autorizzato a visitare nel carcere di Chiavari, dov’è recluso, il parroco di Alassio (Savona) don Luciano Massaferro, arrestato il 29 dicembre scorso con l’accusa di violenza sessuale su una chierichetta di undici anni. Lo annuncia il presidente dell’Udc Rocco Buttiglione che aveva fatto una richiesta in questo senso. «Ci auguriamo – afferma – che lo sblocco di questa situazione porti a un rasserenamento del clima, in modo che le indagini da parte della Procura di Savona possano ora procedere con serietà e celerità fino all’accertamento della verità».

    «Ci auguriamo anche – aggiunge Buttiglione – che vista la delicatezza della situazione venga assicurata a tutti i soggetti coinvolti, in primis la bambina e il sacerdote, un’adeguata tutela della loro dignità, con l’utilizzo di tutti gli strumenti di sostegno necessari».

  • Alassio: don Luciano, sedici pagine di ordinanza del Riesame

    Alassio: don Luciano, sedici pagine di ordinanza del Riesame

    Sono sedici le pagine dell’ordinanza scritta dai giudici del Tribunale del Riesame (tutte donne) con le quali è stato motivato il rigetto dell’istanza di scarcerazione presentata dai legali Chirivì e Ronco per don Luciano Massaferro, il parroco di Alassio accusato di violenza sessuale. Nell’ordinanza viene sottolineata soprattutto l’attendibilità dei racconti della ragazzina che dice di essere stata molestata dal parroco di San Vincenzo e di San Giovanni. Ma nella sentenza dei giudici ci sono anche le contraddizioni formulate dal sacerdote in sede di interrogatorio davanti ai magistrati savonesi. Ad esempio sul misterioso quarto computer portatile di cui gli inquirenti ne conoscerebbero l’esistenza ma che non è mai stato trovato, quindi la baracca dell’orto sulle alture di Alassio dove la ragazzina dice di essere stata col sacerdote o ancora l’incontro in cui la mamma e il nonno della bambina avrebbero affrontato il parroco. L’inchiesta, al di là della decisione del Riesame, non si è mai fermata. Gli inquirenti attendono i risultati delle perizie effettuate anche sul cellulare del prete sequestrato il giorno stesso del clamoroso arresto.

    r.c.

    Martedì 19 Gennaio 2010 ore 10:44

  • Don Luciano resta in carcere E’ accusato di violenza sessuale

    Don Luciano resta in carcere E’ accusato di violenza sessuale

    Il tribunale del riesame respinge l’istanza di scarcerazione presentata dai legali del sacerdote di Alassio rinchiuso nela prigione di Chiavari dal 29 dicembre scorso. Le proteste del mondo cattolico locale
    Resta in carcere don Luciano. Il tribunale del riesame di Genova ha respinto la richiesta di remissione in libertà del parroco di Alassio don Luciano Massaferro, arrestato il 29 dicembre con l’accusa di violenza sessuale su una chierichetta di undici anni.

    Don Massaferro resta quindi rinchiuso nel carcere di Chiavari dove stamani ha assistito con altri detenuti ad una messa celebrata dal cappellano don Franco Brioni.

    L’arresto di don Massaferro (don Lu, come chiamato dai suoi parrocchiani delle chiese di San Vincenzo e di San Giovanni Battista di Alassio), ha suscitato le proteste del mondo cattolico locale, ampiamente riprese dal quotidiano l’Avvenire. I difensori del sacerdote sottolineano che l’accusa si basa unicamente sulla testimonianza della bambina che giura di aver subito molestie dal sacerdote in più occasioni. Accuse che i periti hanno giudicato attenbili.
    (18 gennaio 2010)

     

  • Don Luciano, si scava nei rapporti con altre bimbe

    Don Luciano, si scava nei rapporti con altre bimbe

    Gli uomini della squadra mobile di Savona e del commissariato di Alassio stanno ascoltando i compagni del catechismo e della parrocchia per verificare la veridicità delle loro testimonianze su altri due presunti casi di violenza sessuale

    In attesa dell’incidente probatorio e di conoscere il contenuto del quarto computer sequestrato a don Luciano Massaferro (o meglio in casa di un’amica alla quale lo aveva regalato), il parroco delle chiese di San Vincenzo e San Giovanni di Alassio, l’inchiesta sulla presunta violenza sessuale messa in atto nei confronti di una parrocchiana di undici anni prosegue. Nell’ombra, nel silenzio del riserbo, gli uomini della squadra mobile di Savona e del commissariato alassino proseguono gli interrogatori di amici della ragazzina, di giovani che frequentano il catechismo e di semplici parrocchiani con l’intenzione di allargare il quadro indiziario di altri due episodi di violenza per i quali, al momento, non esiste alcuna contestazione concreta.

    Indubbiamente gli elementi raccolti nella prima fase dell’inchiesta debbo essere approfonditi come ha puntualizzato lo stesso tribunale del Riesame, nell’ordinanza con la quale si rigettava al richiesta di scarcerazione del sacerdote alassino.

    Nessuna ulteriore valanga di fango, quindi, addosso a don Lu, ma solo la necessità da parte dei sostituti procuratori della repubblica Giovanni Battista Ferro ed Alessandra Coccoli, di approfondire un filone dell’inchiesta madre.

    Per il momento si tratta di sospetti, di confessioni fatte tra minori e dal minorenni riportate agli investigatori che stanno cercando riscontri ed eventualmente denunce. Nulla di più, quindi, che una notizia di reato recepita, ma non ancora trasformatasi in capo di imputazione al prete assistito dagli avvocati Mauro Ronco e Alessandro Chirivì. «Fesserie, invenzioni» è la reazione di chi crede nell’innocenza di don Luciano e non ritiene veritiere neppure le presunte attenzioni morbose alla parrocchiana che hanno fatto scattare l’ordinanza.

    C’è però il grave indizio di reiterazione del reato ed inquinamento delle prove riscontrati dal giudici del riesame che influenzano la valutazione su don Luciano.

    Ovviamente l’attività di indagine è coperta dal massimo riserbo, anche e soprattutto a tutela dei giovani minorenni coinvolti, loro malgrado, in questa spiacevole vicenda.

    Don Luciano, comunque resta in carcere ad attendere novità e soprattutto sviluppi positivi della vicenda. Nella cella singola della sezione protetta del penitenziario di valle Armea a Sanremo, il sacerdote prega e legge il vangelo. Le sue condizioni psico-fisiche non sarebbero ottimali, al punto da spingere gli inquirenti a richiedere una sorveglianza continua per evitare gesti spiacevoli. Il prete resta sempre in attesa, anche della visita dell’anziano padre che dal 29 dicembre non ha più avuto occasione di incontrare.

    In carcere finora, don Lu ha incontrato i suoi avvocati, il cappellano di Chiavari, don Francesco Brioni, e monsignor Mario Oliveri, ordinario della diocesi d Albenga e Imperia.

    Il primo appuntamento concreto in agenda sotto il profilo giudiziario è l’incidente probatorio a cui verrà sottoposta l’undicenne che avrebbe subito le attenzioni morbose del prete. Il gip non ha ancora fissato la data dell’esame,ma questa potrebbe essere la settimana decisiva.

    L’interrogatorio rappresenta un passo ufficiale dell’inchiesta, ritenuto irripetibile, traslabile in udienza. Lavoro dei magistrati che, a meno di colpi di scena, potrebbe approdare poi alla notifica della conclusione delle indagini e al processo davanti al giudice delle udienze preliminari.

    A meno di novità, come detto, che potrebbero scaturire dal computer sotto perizia e da presunti altri due casi di violenza su minore.

  • Processo a Don Vito Caradonna per tentata violenza sessuale. Oggi parla l’imputato

    Processo a Don Vito Caradonna per tentata violenza sessuale. Oggi parla l’imputato

    Verrà ascoltato oggi in udienza Don Vito Caradonna, 35 anni, il giovane prete accusato di tentata violenza sessuale. Caradonna è parroco della chiesa di contrada San Leonardo, nonché ex vice alla Chiesa Madre, e cappellano del carcere di piazza Castello.
    In Tribunale (presidente Renato Zichittella), il processo che vede imputato il religioso è iniziato nel maggio del 2008. A difendere Caradonna è l’avvocato Rosa Tumbarello, mentre ad assistere la presunta vittima, costituitasi parte civile, è l’avvocato Gianfranco Zarzana.
    Nell’ultima udienza, in aula, è stato ascoltato l’ispettore di polizia Cesare Mannino, al quale, a suo tempo (i fatti sarebbero accaduti il 10 febbraio 2005), si rivolse, in qualità di amico, il prete. E ciò per cercare di risolvere la ”querelle” con il suo accusatore (il 33enne P.L.C.), che poi fu contattato dal poliziotto. Il tentativo di riconciliazione, perMCj02372690000_5B1_5D.gifò, non andò a buon fine, tanto che, poi, fu presentata una denuncia ai carabinieri.
    Il poliziotto, nell’ultima udienza con un certo imbarazzo, rispondendo alle domande del pm, degli avvocati e del presidente Zichittella, ha cercato di ricostruire i contorni della scabrosa vicenda, che scuote la chiesa marsalese.
    La violenza sessuale, secondo il racconto della presunta vittima, sarebbe avvenuta nella casa del prete, dove P.L.C. fu invitato «per prendere un caffè», nel quale, sempre secondo il racconto di chi ha sporto la denuncia, sarebbe stata versata qualche sostanza che lo avrebbe intontito. E’ questo uno dei punti più delicati e controversi dell’intera vicenda. Oggi verrà ascoltato l’imputato.

  • Don Luciano, udienza del Riesame: centrali racconto vittima e mistero pc

    Don Luciano, udienza del Riesame: centrali racconto vittima e mistero pc

    14 gennaio 2010 delle ore 13:20

    Genova. Si è conclusa da poco l’udienza presso il tribunale del Riesame che doveva decidere sulla scarcerazione di don Luciano Massaferro, il parroco di Alassio arrestato per violenza sessuale su una chierichetta di 11 anni.
    Due ore di discussione incentrate su personalità e racconto della vittima dei presunti abusi.

    In particolare, l’accusa basa le sue tesi sulla veridicità delle accuse della bambina, sulla sua attendibilità confermata dalla dottoressa Moretuzzo e si mostra convinta dell’esistenza di un quarto computer “sospetto” del sacerdote che, però, non si trova. Un pc che, invece, secondo i difensori di don Luciano, Alessandro Chirivì e Mauro Ronco, non esiste affatto. Pare inoltre che, per ciò che concerne gli altri 3 computer sequestrati al sacerdote, non vi sia nulla di anomalo (sono 97mila i file ritenuti “innocui” anche dai periti dell’accusa)

    I giudici si sono riservati di decidere in merito all’istanza dei difensori, decisione che potrebbe essere sciolta tra domani e martedì. All’udienza di stamane erano presenti i pubblici ministeri Alessandra Coccoli e Giovanni Battista Ferro.

  • Il prete accusato di pedofilia «L’ho visto nudo in canonica»

    Il prete accusato di pedofilia «L’ho visto nudo in canonica»

    14 gennaio 2010
    | Gianluigi Cancelli

    E alla vigilia dell’atteso appuntamento giudiziario, spuntano nuovi particolari sul terzo episodio del quale è accusato il parroco di San Vincenzo ad Alassio

    Proprio alla vigilia dell’udienza davanti ai giudici del Tribunale del riesame di Genova, fissata per questa mattina alle nove e mezza, spunta un nuovo episodio di accusa nei confronti di don Luciano Massaferro, il parroco alassino di 44 anni arrestato la mattina del 29 dicembre scorso dalla polizia con l’accusa di violenza sessuale su una bambina di dodici anni.

    Si tratta di un incontro che, secondo la tesi accusatoria sostenuta dalla procura di Savona basata su quanto la vittima aveva raccontato prima alla madre e poi alla psicologa dell’ospedale Gaslini che aveva subito segnalato l’accaduto al tribunale dei minori di Genova, sarebbe avvenuto all’interno della canonica che si trova proprio attaccata alla parrocchia di San Vincenzo.

    Un episodio che, almeno secondo quanto raccontato dalla bambina, sarebbe stato più grave rispetto a quelli precedenti. In sostanza il sacerdote si sarebbe in parte spogliato di fronte alla dodicenne che nel suo racconto alla psicologa dell’ospedale Gaslini avrebbe fornito una serie di dettagli precisi nella descrizione del luogo dove era avvenuto questo incontro. Non solo. La bambina avrebbe fornito anche alcuni particolari sulla successione di quanto accaduto e addirittura una descrizione delle parti intime del sacerdote. «È vero che tra gli episodi per i quali è stato firmato l’ordine di custodia cautelare in carcere nei confronti di don Luciano Massaferro vi è anche questo episodio che sarebbe avvenuto nella canonica attigua alla parrocchia – si limita a commentare l’avvocato della diocesi di Albenga e Imperia Alessandro Chirivì, che insieme all’avvocato Mauro Ronco (presidente del consiglio dell’Ordine forense di Torino) difende il parroco alassino – ma non mi risulta che la bambina abbia fornito dettagli particolari riguardanti il corpo del sacerdote. Vorrei comunque sottolineare come anche in questo caso si tratti soltanto del racconto di una bambina di dodici anni, da cinque seguita dagli psicologi del Gaslini. Come per gli altri due presunti episodi che hanno portato al suo arresto non vi sono prove di quanto sarebbe accaduto, ma soltanto il racconto della bimba. Mi sembra un po’ poco per arrivare ad arrestare e soprattutto a tenere per tutto questo tempo in carcere una persona che sino a prova contraria deve esser considerata innocente».

    Una tesi che i difensori di don Luciano Massaferro avevano già provato a sostenere di fronte al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Savona, Emilio Fois, senza per la verità ottenere alcun risultato. Tesi che questa mattina riproporranno davanti ai giudici del Tribunale del riesame di Genova. Un appuntamento che per la sorte del sacerdote alassino sembra essere, almeno dal punto giudiziario, decisivo. «Ho incontrato don Luciano questo pomeriggio (ieri pomeriggio per chi legge, n.d.r. in carcere a Chiavari – spiega ancora l’avvocato Chirivì – e devo dire di averlo trovato molto provato. Nonostante le lettere, e sono quasi un centinaio, che ha ricevuto dai suoi parrocchiani che sono certi della sua innocenza, ha il morale basso. Ma non potrebbe essere diversamente, perché parliamo di una persona che è in carcere da quindici giorni sapendo di essere innocente».

    Oltre al racconto della bambina vittima dei presunti episodi, a dire il vero, la tesi accusatoria punta anche sul fatto che il sacerdote alassino continui a negare con decisione l’esistenza di un quarto computer che avrebbe utilizzato nei mesi passati e della cui esistenza gli investigatori sono certi. Computer che però sino ad oggi non è stato ancora trovato.

  • «Il computer c’è e l’ho usato io»

    «Il computer c’è e l’ho usato io»

    13 gennaio 2010
    GIOVANNI CIOLINA

    Il perito informatico conferma la sua versione: don Luciano mi fece trasferire dei files su un altro pc

    «Quel computer l’ho visto e ci ho lavorato per trasferire alcuni file su un altro apparecchio». La testimonianza del perito informatico divenuto test chiave, per la procura è la conferma dell’esistenza del quarto computer, quello sparito, ed al centro delle ricerche da parte degli uomini della squadra mobile di Savona.

    Il sacerdote ha sempre negato di aver avuto altro pc all’infuori di quelli sequestrati (tre in totale), ma la procura di Savona ritiene contraddittoria la versione di don Lu e la storia del computer è considerata una delle prove per sostenere le accuse di violenza sessuale al prete di Alassio arrestato il 29 dicembre scorso su ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip Fois.

    La ricerca dell’apparecchiatura elettronica prosegue anche se il compito degli inquirenti si annuncia difficile se non addirittura proibitivo. Solo un’eventuale collaborazione del sacerdote potrebbe servire a sciogliere la matassa. Il procuratore Francantonio Granero e i sostituti Alessandra Coccoli e Giovanni Battista Ferro sono convinti che quell’hard disk contenga elementi probatori importanti. Un teorema che troverebbe sostegno anche nella richiesta di trasferire dal vecchio al nuovo pc solo una parte di files e quindi, secondo gli investigatori, quelli non compromettenti. Ma si tratta di supposizioni. Il tecnico incaricato della perizia sui computer sequestrati, invece, al momento non avrebbe segnalato anomalie alla procura.

    Al momento a sostenere l’accusa di violenza sessuale c’è la segnalazione della psicologa del Gaslini che ha avuto in cura l’undicenne che avrebbe subito le morbose attenzioni del prete e che era stata inviata all’ospedale specializzati per bambini dal medico di famiglia venuto a conoscenza dei problemi avuti dalla sua paziente.

    Una bimba con problemi caratteriali «ed alle prese con un disagio indipendente da don Luciano» spiega il professor Mauro Ronco che domani sosterrà al tribunale del Riesame di Genova la tesi della completa estraneità dai fatti di don Luciano, chiedendo quindi la sua scarcerazione.

    «Attendiamo con ansia l’esito del Riesame» ribadisce il legale torinese che assiste il parroco di San Vincenzo e San Giovanni insieme ad Alessandro Chirivì.

    E il luminare del foro torinese legge «a nostro favore» l’ipotesi contenuta nella memoria della procura inviata al tribunale di Genova sullo stato iniziale della bambina vittima delle presunte molestie. «Non c’è alcun indizio accusatorio – aggiunge Mauro Ronco . Non riesco a trovare altra visione dei fatti differente alla mia». Riesame in discesa, quindi? «Assolutamente no. Ogni cosa ha gli astri in cielo e non si può mai dire, ma…» ribadisce l’avvocato Ronco accennando un sorriso.

    Si annuncia quindi battaglia all’ultimo respiro tra accusa e difesa, entrambe convinte delle proprie ragioni e che domani mattina al Riesame faranno valere le proprie ragioni. Da una parte l’accusa sostiene di avere elementi fondati per la richiesta di custodia cautelare in carcere del prete basato sulle dichiarazioni della presunta vittima (spiegate alla psicologa e ribadite nel corso di un interrogatorio protetto) e di alcune testimonianze, oltre alle contraddizioni in cui sarebbe caduto il sacerdote nei vari interrogatori a cui si è sottoposto in questi 14 giorni di detenzione.

    La difesa invece fin dal primo momento si è sempre dichiarata convinta dell’innocenza di don Lu, puntualizzando l’aridità del quadro indiziario e soprattutto considerando inattendibile la bambina. Una tesi alla quale si è allineata la curia e la maggior parte della comunità parrocchiana alassina che conosce don Luciano da tempo.

  • Gambettola, condannato il prete accusato di violenza

    Gambettola, condannato il prete accusato di violenza

    Gambettola, 11 gennaio 2010 – Il referto del pronto soccorso, è quello il documento decisivo. Quella la prova risultata fatale a don Alvaro Coca Tejada, 27 anni, originario della Bolivia, ex cappellano a Gambettola, condannato in tribunale a Forlì a 4 anni e mezzo di reclusione per violenza sessuale ai danni di un ragazzo di 22 anni effettuata in parrocchia.

    Verdetto con rito abbreviato che ha contemplato una doppia riduzione di un terzo della pena: sia per la scelta del ‘processo breve’ incardinato allo stato degli atti senza ricorrere al dibattimeno pubblico, sia per le attenuanti generiche riconosciute all’imputato. Alla fine il giudice Del Bianco ha accolto le richieste del pm Fabio Di Vizio. Alla parte civile, ovvero l’associazione Papa Giovanni XXIII e la stessa vittima ( tutelate da Annalisa Chiodoni) andranno 106mila euro di risarcimento danni. Ora l’avvocato Alberto Bricchi — che difende il giovane prete (che resta in carcere. Fu subito sospeso ‘a divinis’ dal vescovo)— attende le motivazioni del verdetto per ricorrere in appello.

    Non si lascia andare a commenti, l’avvocato Bricchi. Ma il suo pensiero l’aveva già espresso nell’arringa difensiva, nell’aula a porte chiuse: don Alvaro per lui andava assolto perché non può essere presa per buona la sola voce di un ragazzo di vent’anni. I fatti sono della sera del 9 maggio 2009. Gambettola: durante una festa in parrocchia a un certo punto si vede un giovane scendere di corsa dalle scale, sconvolto. Più tardi dirà ai parenti d’essere stato stuprato da don Alvaro. Il referto del pronto soccorso è chiaro: sul corpo del ragazzo ci sono segni di un rapporto sessuale. All’alba del 10 maggio il sacerdote — che da quel giorno non è più uscito dal carcere — viene arrestato con l’accusa di violenza sessuale.

    Tre sono le perizie mediche che l’avvocato difensore ha prodotto per annullare quel referto dell’ospedale. Sostengono che la presenza delle ragadi — principio su cui s’è basato il verbale medico per dare certa la violenza subita — non è da sola indicativa di un eventuale stupro. Ma le parole del giovane (che soffrirebbe di alcuni disturbi psicofisici) sono state ritenute fin dall’inizio chiare.

    https://www.ilrestodelcarlino.it/cesena/cronaca/2010/01/11/279014-gambettola_condannato.shtml