Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: violenza sessuale

  • La Curia attacca i magistrati e se la prende con la bambina. Il prete è innocente. Parola del vescovo e dei suoi parrocchiani.

    La Curia attacca i magistrati e se la prende con la bambina. Il prete è innocente. Parola del vescovo e dei suoi parrocchiani.

    La colpa è tutta della bimba. Il vescovo chiama a testimoni gli adulatori del prete: “Chi lo conosce sa che è innocente” (come se un pedofilo violentasse davanti ai suoi adulatori). Copione già visto.

    Ha taciuto per giorni, atteso il no del Gip alla scarcerazione o ai domiciliari, poi dopo che l’indagato ha scelto il silenzio all’ultimo interrogatorio, a parlare è la diocesi di Albenga Imperia, quella alla quale appartiene don Luciano Massaferro, 44 anni, inquisito e detenuto con l’accusa di violenza su una bambina di undici anni,

    Dopo le dichiarazioni di prassi di inizio inchiesta arriva un attacco diretto a lla Procura della Repubblica “rea” per l’arresto di don Luciano Massaferro e sotto accusa per l’indagine che, secondo la Curia (che ha scelto come portavoce l’ufficio comunicazioni sociali e la pagina settimanale diocesana locale pubblicata su Avvenire) avrebbe avuto solo una tesi punitiva, senza ascoltare testimoni pro indagato.

    All’attacco alla Procura segue quello ai media per le cronache sul caso, ma questo aspetto (seppur importante) non è nuovo nello stile del quotidiano cattolico.

    Nell’articolo si parla anche della presunta vittima: «siamo stati bombardati da più parti, come un carosello pubblicitario, con la testimonianza di una minore, che sembrerebbe provenire da un contesto familiare noto e difficile, nel quale spesso, a detta di parecchi esperti della psichiatria infantile, ci si potrebbe convincere che sia vera una pura fantasia».

    Intanto sul fronte giudiziario, la prossima settimana (il 14 gennaio) il Riesame di Genova dovrà pronunciarsi sul ricorso contro la carcerazione, presentata dal nuovo legale del sacerdote, Mauro Ronco, presidente dell’Ordine forense torinese e consulente anche per il Vaticano per le vicende giudiziarie e no che hanno colpito sacerdoti accusati di pedofilia.

    LA PAGINA DELLA DIOCESI INGAUNA

    In un articolo nella pagina curata dall’ufficio diocesano delle Comunicazioni Sociali si fa riferimento alla detenzione in carcere di don Luciano: «In questa triste pagina, tre elementi oggettivi restano fissati, ad oggi, nel cuore e nella mente. Prima di tutto l’arresto di un sacerdote, che sembra essere condannato di un reato infamante, prima ancora che le indagini siano terminate e che un rinvio a giudizio e un processo penale siano stati celebrati sul suo conto».

    «Ciò nonostante – secondo quanto scrive il quotidiano – sulle locandine delle edicole, sui quotidiani nazionali e locali, sui siti internet e social network più diffusi sono corsi, in questi giorni, titoli strillati a mò di sentenze con rito accelerato, tanto da suscitare seria preoccupazione e immediate prese di posizione».

    Nell’articolo si parla anche della presunta vittima: «Siamo stati bombardati da più parti, come un carosello pubblicitario, con la testimonianza di una minore, che sembrerebbe provenire da un contesto familiare noto e difficile, nel quale spesso, a detta di parecchi esperti della psichiatria infantile, ci si potrebbe convincere che sia vera una pura fantasia».

    Poi, l’affondo contro la Procura, «che ha predisposto il fascicolo delle indagini senza aver ascoltato ad oggi neppure una volta chi del sacerdote potesse conoscere, giorno dopo giorno, non solo la sua crescita spirituale ma anche le ragioni della sua vocazione».

    Secondo quanto scritto sull’Avvenire, l’unica vera notizia, «forse antipatica e fastidiosa per qualcuno», sarebbe il fatto che «un’intera comunità cristiana, fatta non solo di sacerdoti e suore ma anche di laici impegnati e ai margini, è uscita fuori forte e determinata nella solidarietà, pronta e disponibile a discernere sempre il bene dal male e che, fino a prova contraria, stando agli elementi emersi, non solo non può condannare il sacerdote ma pure prega con carità cristiana per lui e per il disagio della minore».

    Alassio: prete arrestato, l’accusa deposita atti al Riesame

    Saranno depositati al tribunale del riesame di Genova anche dall’accusa i documenti raccolti in questa settimana su don Luciano Massaferro, il parroco arrestato per violenza sessuale su una ragazzina di undici anni. Solo la prossima settimana tuttavia i giudici genovesi decideranno in merito al ricorso presentato dalla difesa che ha chiesto la scarcerazione del sacerdote per prove insufficienti affinché possa restare ancora detenuto in carcere a Chiavari.

    Il parroco attende fiducioso il verdetto del riesame anche alla luce dell’ingresso nella squadra dei difensori di don Luciano Massaferro. Ad affiancare Alessandro Chirivì c’è ora il collega Mauro Ronco, presidente (anche se in scadenza) dell’Ordine degli Avvocati di Torino. Un incarico che il parroco ha accolto con grande soddisfazione: ieri dopo l’udienza davanti ai pm Alessandra Coccoli e Giovanni Battista Ferro (nella foto), si è lasciato andare a un sorriso liberatorio dopo una settimana di detenzione nella casa circondariale chiavarese.

    www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=67397

    Alassio: faccia a faccia tra don Luciano e la ragazzina

    Don Luciano Massaferro e la ragazzina che lo accusa, potrebbero presto trovarsi faccia a faccia, uno di fronte all’altro. Non è più soltanto un’idea, presa in considerazione dalla Procura. Presto, infatti, i magistrati Giovanni Battista Ferro (nella foto) e Alessandra Coccoli potrebbero chiedere al giudice delle indagini preliminari che disponga un confronto fra il sacerdote e l’undicenne, le cui posizioni sono distanti anni luce. La ragazzina lo accusa. Il prete si difende, negando gli episodi che lo hanno portato in carcere con l’accusa di violenza sessuale. Intanto è stata fissata per la prossima settimana, a Genova l’udienza del tribunale del Riesame. Nell’occasione i giudici dovranno decidere se accogliere o meno la richiesta di annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal giudice delle indagini preliminari Emilio Fois, che ha portato in carcere don Luciano Massaferro, ora detenuto (in una cella che divide con altre sette persone) a Chiavari.

    r.c.

    Sabato 09 Gennaio 2010 ore 07:01

    www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=67407

    Alassio: prete arrestato, giovedì la decisione del Riesame

    E’ atteso per giovedì prossimo a Genova il verdetto dei giudici del Tribunale del Riesame che dovranno discutere dell’istanza di scarcerazione presentata dai difensori di don Luciano Massaferro, il sacerdote alassino accusato di violenza sessuale su una ragazzina di undici anni, sua parrocchiana. I sostituti Coccoli e Ferro stanno preparando le rispettive «memorie» sulla base delle quali i giudici del Riesame prenderanno le loro decisioni.
    Allo stato attuale però, secondo quanto risulta ai difensori, anche alla luce dei tre interrogatori del parroco alassino, gli elementi d’accusa sarebbero gli stessi di sempre, e sostanzialmente soltanto il racconto della ragazzina raccolto dalla psicologa del Gaslini e acquisito agli atti dell’inchiesta. Elementi che, come ha sottolineato il professor Ronco, per la difesa non sarebbero sufficienti, senza riscontri obiettivi, a sostenere un’accusa così grave, e certamente a mantenere in carcere don Massaferro.

    Domenica 10 Gennaio 2010 ore 08:13

    www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=67453

  • Cesena: l’abuso sessuale costa 4 anni e mezzo al prete violentatore

    Cesena: l’abuso sessuale costa 4 anni e mezzo al prete violentatore

    gennaio 2010 – 20.01 (Ultima Modifica: 08 gennaio 2010)

    GAMBETTOLA – Condanna pesante a 4 anni e 6 mesi, quella che il giudice per l’udienza preliminare Luisa Del Bianco ha inflitto al prete boliviano di 28 anni che nel maggio scorso fu arrestato con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di un giovane di 22 anni, di origini siciliane. Il giudice ha accolto in pieno le tesi dell’accusa: la vittima fu violentata al termine di una veglia di preghiera, invitato in canonica con la scusa di un lavoro.

    Quindi si sarebbe consumata la violenza. Qui il prete, vicario della parroco di Gambettola, ha tentato un primo approccio sessuale che, dopo il diniego del giovane, si è trasformato in un abuso sessuale, sfruttando lo stato di choc del 22enne, secondo l’accusa. Per l’episodio il pm Fabio Di Vizio ha chiesto quattro anni di carcere, ma il giudice ha deciso per quattro anni e mezzo. Il processo si è celebrato con rito abbreviato ed è terminato nella sera di venerdì. Il giudice ha deciso anche per una provvisionale di 106mila euro, un maxi-risarcimento civile che dovrà essere pagato dal prete. L’avvocato della difesa, Alberto Bricchi, ha già anticipato che la sentenza del tribunale di Forlì sarà appellata.

    Notevole anche il risvolto giuridico del processo. A spiegarlo è l’avvocato della parte civile Chiodoni, secondo cui il giudice, con un’apposita ordinanza, avrebbe riconosciuto il diritto della vittima a rivalersi anche sulla diocesi di Cesena per i danni morali. Si tratterebbe di una novità nel campo giuridico italiano per questo tipo di reati. Tuttavia, si è trattato di un diritto riconosciuto in astratto, considerato che nella forma semplificata del processo con rito abbreviato non è possibile inserire responsabili civili aggiuntivi.

    www.romagnaoggi.it/forli/2010/1/8/148189/

    ABUSI SESSUALI IN CHIESA
    FORLÌ, CONDANNATO PRETE

    Don Alvaro Coca Tejada, boliviano di 27 anni, ex cappellano della parrocchia di Gambettola, è stato condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione dal Tribunale di Forlì, che lo ha riconosciuto colpevole di aver abusato sessualmente la sera del 9 maggio 2009 di un giovane di 22 anni attirato, in occasione di una festa in parrocchia, prima nello studio del sacerdote e poi nella sua camera da letto. È stato ritenuto decisivo il referto del pronto soccorso dell’ospedale Bufalini di Cesena: quel ragazzo aveva subito un abuso sessuale. In Tribunale, con rito abbreviato, il giudice Luisa Del Bianco ha accolto le richieste del pm Fabio di Vizio. L’ex cappellano, subito sospeso ‘a divinis’ dal vescovo, è stato condannato anche a pagare 106.000 euro alla parte civile: la vittima e l’associazione Papa Giovanni XXIII. Don Alvaro venne arrestato in canonica dalla polizia, mentre dormiva nella propria stanza, all’alba del 10 maggio. La ragione addotta per avvicinare il ragazzo era stata l’intenzione di parlare di un impegno estivo nei campi vacanza organizzati dalla parrocchia. Don Alvaro resterà nel carcere della Rocca di Forlì, da dove non è mai uscito dal giorno dell’arresto. L’avvocato della difesa, il cesenate Alberto Bricchi, attenderà le motivazioni della sentenza poi presenterà sicuramente ricorso in appello.

    Resto del Carlino, Il (Cesena)
    “Stupro, don Alvaro condannato a 54 mesi”

    Data: 09/01/2010
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    Cronaca Locale
    VALLE DEL RUBICONE pag. 14
    Stupro, don Alvaro condannato a 54 mesi
    Violentò un giovane, decisivo il referto medico
    IL REFERTO del pronto soccorso, è quello il documento decisivo. Quella la prova risultata fatale a don Alvaro Coca Tejada, 27 anni, originario della Bolivia, ex cappellano a Gambettola, condannato ieri sera in tribunale a Forlì a 4 anni e mezzo di reclusione per violenza sessuale ai danni di un ragazzo di 22 anni effettuata in parrocchia. Verdetto con rito abbreviato che ha contemplato una doppia riduzione di un terzo della pena: sia per la scelta del processo breve’ incardinato allo stato degli atti senza ricorrere al dibattimeno pubblico, sia per le attenuanti generiche riconosciute all’imputato. Alla fine il giudice Del Bianco ha accolto le richieste del pm Fabio Di Vizio. Alla parte civile, ovvero l’associazione Papa Giovanni XXIII e la stessa vittima ( tutelate da Annalisa Chiodoni) andranno 106mila euro di risarcimento danni. Ora l’avvocato Alberto Bricchi che difende il giovane prete (che resta in carcere. Fu subito sospeso a divinis’ dal vescovo) attende le motivazioni del verdetto per ricorrere in appello. NON si lascia andare a commenti, l’avvocato Bricchi. Ma il suo pensiero l’aveva già espresso nell’arringa difensiva, nell’aula a porte chiuse: don Alvaro per lui andava assolto perché non può essere presa per buona la sola voce di un ragazzo di vent’anni. I fatti sono della sera del 9 maggio 2009. Gambettola: durante una festa in parrocchia a un certo punto si vede un giovane scendere di corsa dalle scale, sconvolto. Più tardi dirà ai parenti d’essere stato stuprato da don Alvaro. Il referto del pronto soccorso è chiaro: sul corpo del ragazzo ci sono segni di un rapporto sessuale. All’alba del 10 maggio il sacerdote che da quel giorno non è più uscito dal carcere viene arrestato con l’accusa di violenza sessuale. TRE sono le perizie mediche che l’avvocato difensore ha prodotto per annullare quel referto dell’ospedale. Sostengono che la presenza delle ragadi principio su cui s’è basato il verbale medico per dare certa la violenza subita non è da sola indicativa di un eventuale stupro. Ma le parole del giovane (che soffrirebbe di alcuni disturbi psicofisici) sono state ritenute fin dall’inizio chiare. E così è stato anche ieri. Maurizio Burnacci

    Resto del Carlino, Il (Cesena)
    “«Io ne sono convinto: don Alvaro è innocente»”

    Data: 10/01/2010
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    Cronaca Locale
    CESENA PRIMO PIANO pag. 3
    «Io ne sono convinto: don Alvaro è innocente»
    L’avvocato Bricchi critica la condanna
    IN CARCERE Don Alvaro Coca Tejada è detenuto a Forlì
    DON ALVARO Coca Tejada, il sacerdote di origini boliviane che il primo aprile compirà 30 anni, ha pagato caro il suo poco ortodosso approccio con un giovane, il 9 maggio 2009, dopo una festa nella parrocchia di Gambettola, dove prestava servizio pastorale. Per il reato di violenza sessuale infatti è stato condannato nel tribunale di Forlì a quattro anni e mezzo di reclusione. Una condanna che sarebbe stata maggiore se non avesse affrontato il giudizio col rito abbreviato che riconosce automaticamente uno sconto di un terzo della pena. E’ A DIR POCO infuriato Alberto Bricchi, l’avvocato difensore: «Sono scandalizzato da questa sentenza. E sono convinto che don Alvaro sia innocente. Perchè una cosa è la condotta sconveniente, soprattutto per un prete, un’altra è la violenza sessuale, un reato gravissimo che ritengo sia stato ingiustamente addebitato a don Alvaro. Ho cercato di dimostrare con perizie mediche e delineando le personalità dei protagonisti che il mio assistito è innocente. Ma il giudice s’è fidato ciecamente della versione della vittima piangente, di fronte ai medici del pronto soccorso, di essere stato violentato. Ma l’attendibilità di questa versione credo dovrebbe essere verificata più a fondo. Lo stesso dovrebbe essere della versione del mio assistito, che ha ammesso il rapporto omosessuale, ma ha sostenuto come il giovane siciliano era consenziente. Io credo che il giudice abbia preso un abbaglio e, appena depositerà la sentenza (s’è presa 15 giorni per farlo), ricorrerò in appello». L’AVVOCATO Bricchi è critico e formale, ma non sa trattenere il disappunto e, se non lo dice in maniera esplicita, lo fa capire: se si fosse trattato di una persona comune’ e non di un sacerdote, forse non ci sarebbe stato l’arresto e la conseguente condanna. Don Alvaro intanto, da quel giorno passa le sue giornate in carcere a Forlì; sta male, è depresso e dimagrito. LA SENTENZA dell’altro ieri ha riaperto la ferita inferta a tutta la diocesi e in particolare alla parrocchia dove don Alvaro era cappellano, con in testa il parroco don Claudio Turci. Il vescovo Antonio Lanfranchi è addolorato e affida al suo ufficio stampa, Francesco Zanotti, questa dichiarazione: «Per noi è un dolore che si rinnova, un grandissimo dolore che segna tutta la comunità cristiana diocesana, che si sente essa stessa vittima di quanto accaduto. Dopo questa prima sentenza il procedimento giudiziario proseguirà, ma al di là di questo, il fatto addebitato a don Tejada rimane gravemente offensivo della dignità umana, del tutto contrario al vangelo e alla responsabilità di ogni sacerdote. Resta, ovviamente, il decreto di sospensione a divinis (don Alvaro per ora rimane sacerdote, ma non può officiare i sacramenti). Preghiamo affidando a Gesù Buon Pastore questo momento di sofferenza». Serafino Drudi ”çV

    Resto del Carlino, Il (Cesena)
    “«Non siamo parte civile per don Alvaro»”

    Data: 12/01/2010
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    Cronaca Locale
    VALLE DEL RUBICONE pag. 9
    «Non siamo parte civile per don Alvaro»
    RETTIFICA L’ASSOCIAZIONE PAPA GIOVANNI XXIII
    PER LA VICENDA giudiziaria che ha visto coinvolto don Alvaro Coca Tejada, 29enne cappellano di Gambettola, condannato a 4 anni e mezzo per violenza sessuale per un episodio accaduto nella canonica di Gambettola il 9 maggio dell’anno scorso, registriamo un intervento dell’associazione Giovanni XXIII, che ha emesso una nota di rettifica. In quest’ultima vi si legge tra l’altro: «Riguardo alla notizia della condanna per violenza sessuale a carico di don Alvaro, vorremmo precisare che l’Associazione papa Giovanni XXIII non è assolutamente parte in causa di questo procedimento, nè si è costituita parte civile». Ci scusiamo con la comunità fondata da don Oreste Benzi e col suo attuale responsabile, Giovanni Ramonda per averla indebitamente chiamata in causa, anche se solo come “parte civile”.

  • Doppia difesa per Don Luciano

    Doppia difesa per Don Luciano

    Savona. Si ricorre ad un esperto di fama nazionale come Mauro Ronco – presidente dell’ordine degli avvocati di Torino ed esperto in casi di pedofilia – per rinforzare la difesa di Don Luciano, il parroco alassino accusato di violenza sessuale nei confronti di un’undicenne, sua parrocchiana.

    Non si tratta però di una sostituzione, o di un cambio di rotta nella strategia difensiva: nel “team” legale in difesa di don Luciano, rimane anche l’avvocato Alessandro Chirivì, che, dall’inizio di questa brutta storia, ha seguito passo dopo passo la vicenda giudiziaria. L’avvocato Ronco ha anzi condiviso le misure prese dal giovane avvocato che lo affiancherà in questa storia e si è definito “convinto della necessità di discutere in sede di Riesame le misure cautelari”.

    Il duro interrogatorio di martedì non ha dunque significato una “rottura” col passato nella strategia difensiva. La presenza di un così noto avvocato, esperto in casi analoghi a quello che vede coinvolto Don Luciano, mostra però chiaramente di come la “partita” sia diventata dura per il parroco alassino.

    Molto si è detto del pc al vaglio degli inquirenti. Non si tratta però di un pc personale del parroco, ma di quello a disposizione di tutti gli educatori dell’oratorio. La difesa, ha nominato come consulente di parte l’ingegner Alessandro Mastelli.

    Inchiesta “Don Lu”: i periti al lavoro su tre pc, alle 16 nuovo interrogatorio
    Savona. Tutto nei tre pc sequestrati nelle due parrocchie e nell’abitazione di Don Luciano Massaferro. Dall’analisi dei computer gli inquirenti sono convinti di trovare nuovi elementi di prova a carico del prete alassino, arrestato per abusi sessuali su una bambina di 11 anni. La Procura ha reso noto che i periti nominati sono già al lavoro per scandagliare da cima a fondo tutti i contenuti dei tre pc. Una di questi, però, era quello usanto da tutti i parrocchiani. La difesa avrà come consulente di parte l’Ing. Alessandro Mastelli.

    Per oggi pomeriggio, alle 16, Don Lu verrà di nuovo interrogato presso il Tribunale di Savona dal pm Giovanni Battista Ferro e dal procuratore capo Gian Antonio Granero. Per la settimana prossima è invece prevista la pronuncia del Tribunale del Riesame in merito alla scarcerazione chiesta dal difensore e amico di Don Lu, l’avvocato Alessandro Chirivì. Per la difesa di Don Luciano è stato chiamato anche l’avvocato Mauro Ronco, presidente dell’ordine degli avvocati di Torino, e considerato tra i maggiori esperti dei casi di pedofilia.

  • Il don arrestato per pedofilia: il mistero del Pc “nascosto”

    Il don arrestato per pedofilia: il mistero del Pc “nascosto”

    Era stato affidato ad alcuni educatori dell’Azione Cattolica della parrocchia di San Vincenzo e San Giovanni, il computer di don Luciano Massaferro, il sacerdote di 44 anni arrestato la scorsa settimana con l’accusa di violenza sessuale ai danni di una bambina di 11 anni. Lo hanno ritrovato l’altro ieri gli uomini della squadra Mobile a conclusione di una serie di perquisizioni disposte dalla Procura ed effettuate ad Alassio in contemporanea all’interrogatorio fiume dell’indagato. E si spiegano, così, anche le lunghe attese del pomeriggio.

    Ieri, in questura a Savona sono poi sfilate decine di persone – educatori, parrocchiani, ma anche semplici conoscenti – per essere ascoltati dal sostituto procuratore, Giovanni Battista Ferro. Il ritrovamento del vecchio Pc (ieri è stato affidato l’incarico peritale per un supplemento di indagine) ha rappresentato la prima, clamorosa novità dell’inchiesta dopo l’arresto e soprattutto ha messo fuori gioco il sacerdote, che sinora aveva sempre negato di aver avuto un computer precedentemente a quello trovato in casa sua.

    Gli inquirenti hanno voluto capire dai diretti interessati (gli educatori) i particolari di quella consegna e soprattutto dei rapporti che avevano con don Luciano. Ovvio che di fronte a quella bugia gli investigatori ora sospettano sul possibile contenuto dell’hard disk, ma soprattutto vogliono vederci chiaro.

    Sempre ieri pomeriggio, infine, al sesto piano del palazzo di giustizia sono arrivati i genitori della presunta vittima delle attenzioni morbose di don Luciano, che hanno ribadito la loro intenzione di non costituirsi parte civile nell’eventuale procedimento ai danni del sacerdote.

  • Don Luciano sotto torchio. I pm: no comment

    Don Luciano sotto torchio. I pm: no comment

    Quattro ore di interrogatorio e due secchi `no comment´ da parte del procuratore capo Francantonio Granero e del vice Giovanni Battista sulle possibili ammissioni di Luciano Massaferro, il parroco arrestato la settimana scorsa con l’accusa di violenza sessuale su una chierichetta di 11 anni.

    Nessuna conferma, inoltre, che al sacerdote siano stati contestati altri eventuali episodi. Dopo l’interrogatorio di giovedì scorso davanti al gip Emilio Fois ieri sera il sacerdote da martedì scorso in carcere a Chiavari è tornato in Tribunale: non più al quinto, ma al sesto piano, dove affiancato dal suo avvocato Alessandro Chirivì ha risposto alle domande dei magistrati.

    Sui contenuti del lungo interrogatorio anche il legale del sacerdote ha preferito non fare alcun commento. Nei prossimi giorni, sempre a palazzo di giustizia, potrebbero sfilare anche educatori e parrocchiani, persone vicine al sacerdote arrestato per trovare conferma del racconto della ragazzina che vive con la madre ed è sostenuta da suo nonno.

    E sempre ieri sera il vicariato di Alassio con sacerdoti, suore, frati francescani e salesiani si è raccolto con i fedeli di Alassio e delle cittadine limitrofe nella chiesa di Sant’Ambrogio per l’anno sacerdotale voluto dal Pontefice. Ma la preghiera si è rivolta soprattutto a don Luciano Massaferro. «Preghiamo per tutti i sacerdoti e in particolare per don Luciano – ha detto monsignor Angelo De Canis, in apertura della preghiera – lo ricordiamo con affetto al Signore perché gli dia forza e sostegno in questo momento e perché si riveli davvero in tutta la sua pienezza la verità». Alla celebrazione erano presenti anche le associazioni cattoliche diocesane, l’Azione Cattolica con il suo presidente Angelo Ricci, l’Acr con il presidente Viviana Zampieri, il gruppo giovani dei salesiani di Alassio, gli educatori di San Giovanni e San Vincenzo. Presente anche l’assessore comunale ai servizi sociali Loretta Zavaroni. Anche il vescovo della diocesi di Albenga e Imperia, mons. Mario Oliveri ha voluto condividere – ha proseguito monsignor Angelo De Canis – la preghiera in questo momento difficile per il vicariato di Alassio. «Affetto, condivisione e comune preghiera – si legge nel messaggio episcopale – perché la fede e l’unità prendano il sopravvento sull’indifferenza e le divisioni».

  • Savona: prete arrestato, interrogatorio fiume in Procura

    Savona: prete arrestato, interrogatorio fiume in Procura

    “No comment”, hanno tagliato corto il procuratore capo Granero e il sostituto Ferro su possibili ammissioni del prete e “no comment” anche su altri eventuali nuovi episodi che gli sono stati contestati al termine del lungo faccia a faccia al quale ha assistito, ovviamente, anche il suo avvocato difensore Alessandro Chirivì.
    E’ stato un interrogatorio fiume quello sostenuto questo pomeriggio da don Luciano Massaferro arrestato per violenza sessuale su una ragazzina di undici anni.

    L’interrogatorio si è tenuto non più davanti al gip Emilio Fois come la settimana scorsa, ma davanti al pm Giovanni Battista Ferro. Un interrogatorio nel corso del quale il prete ha negato ogni addebito e ha respinto con forza le accuse che martedì scorso lo hanno portato in carcere per presunte violenze sessuali (almeno tre gli episodi che sono stati contestati sinora) subite da una ragazzina di undici anni, una chierichetta che frequentava la parrocchia di san Vincenzo e San Giovanni ad Alassio.

    E’ molto provato don Massaferro soprattutto da quando sabato scorso il gip Fois gli ha negato la libertà ed è per questo motivo che il suo avvocato Alessandro Chirivì ha deciso di ricorrere al tribunale del riesame.
    Ad accusarlo sono i racconti della ragazzina quindi le testimonianze raccolte dagli inquirenti dai suoi familiari. Tre gli episodi che si sarebbero verificati tra aprile e maggio poi raccontati dalla bambina alla psicologa. Ma in difesa del parroco ci sono i parrocchiani che continuano a sostenere la sua innocenza anche su Facebook. (Leggi qui la denuncia pubblica di una madre sul social network).

    g.d.g.

    Lunedì 04 Gennaio 2010 ore 20:31

    04 gennaio 2010
    Savona, Don Luciano: quattro ore di confronto con gli inquirenti
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    don luacino

    Savona. Quattro ore di interrogatorio condotto dal Procuratore Capo della Repubblica Francantonio Granero e dal pubblico ministero Giovanni Battista Ferro. Dalle 16 alle 20,15 circa. Questo il tempo per cui Don Luciano Massaferro, il parroco accusato di violenza sessuale su una ragazzina di 11 anni, è rimasto a rispondere alle domande degli inquirenti al sesto piano di Palazzo di Giustizia.

    Nessuna dichiarazione al termine dell’interrogatorio da parte del legale del sacerdote, l’avvocato Alessandro Chirivì, che ha raggiunto velocemente la sua auto senza fare ulteriori commenti. Il difensore di Don Luciano aveva però rilasciato una dichiarazione entrando in Tribunale: “Il mio assistito è pronto a rispondere a tutte le domande che gli verranno poste e chiarirà ancora una volta la sua posizione”.

    Secondo quanto trapelato da Palazzo di Giustizia non ci sarebbero comunque nuovi elementi sull’indagine. Insomma nessuna nuova denuncia e nessuna intercettazione ambientale. Gli elementi in mano agli inquirenti restano sempre quelli che hanno portato il Procuratore capo e il pm Alessandra Coccoli a richiedere l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, convalidata poi dal gip Emilio Fois.

    Con tutta probabilità quindi non ci saranno altri colpi di scena nella vicenda di “Don Lu” almeno fino alla prossima settimana, quando si attende la decisione del Tribunale del riesame a proposito della richiesta di scarcerazione presentata questa mattina dall’avvocato Chirivì.

  • Savona: e-mail di un lettore sul caso Massaferro

    Savona: e-mail di un lettore sul caso Massaferro

    Riceviamo e pubblichiamo l’e-mail di un lettore sul caso di Don Luciano Massaferro:

    “Gent.mo Direttore buonasera.

    Ho letto adesso il Vostro articolo sulla “serata di preghiera straordinaria” per i Sacerdoti e – ma guarda un po’ che caso – per don Luciano Massaferro. Che bella solidarietà…..

    Pregare per quella bambina, perchè superi indenne certi traumi no, eh…. pregare per il Magistrato che sta indagando su un caso così delicato, perchè venga fuori la verità senza ombra di dubbio no, eh….Sono lontano dalla Chiesa ormai da molto tempo; e credo che queste cose allontanino sempre più gente, non solo dalla Chiesa, ma dalla fede stessa. E’ come se passasse l’equazione “Dio permette queste cose da parte dei Suoi Sacerdoti = Dio è di fatto complice.” Oppure “I Vescovi non prendono provvedimenti = sono tutti così”. Sarebbe ingiusto e fuorviante. Ma a volte viene da pensarlo.

    Non dico che non sia giusto manifestare la propria incredulità di fronte a certe accuse; personalmente sono convinto che una persona sia innocente sino a sentenza definitiva, e ci mancherebbe altro. Ma se anche fossi assolutamente certo dell’innocenza di quella persona sono altrettanto convinto che non ne prenderei le difese (a meno di non avere prove certe), perchè il Magistrato deve fare serenamente e fino in fondo il proprio lavoro.

    Soprattutto facciamo in modo che non si scambino i ruoli tra chi è vittima di un reato e chi lo compie… chi difende pubblicamente con tanta “convizione di innocenza” don Luciano Massaferro forse – fortunatamente – non è mai stato a contatto con una vittima di un tale reato, non ha mai veramente avuto un “contatto ravvicinato” con le famiglie di chi ha subito tali traumi.
    Se questi signori soltanto avessero provato a stare a contatto con le vittime di violenza sessuale, molto probabilmente si sarebbero astenuti da quelle pubbliche esternazioni almeno sino alla sentenza. Per la serenità di tutti. Potevano dimostrare la propria solidarietà a quel Sacerdote ad esempio scrivendogli in privato, andando a trovarlo in carcere; scrivere sui giornali – in questi casi – serve solo a far rumore e polvere.

    Se poi don Luciano Massaferro sarà ritenuto innocente dal Giudice, sarò il primo – se lui lo vorrà – a stargli vicino ed a dimostrargli fattivamente la mia solidarietà per aver subito un’ingiusta calunnia. Anche se non sono “uomo di Chiesa”.
    Per il momento mi auguro – ed auguro a tutte le parti in causa – che la verità arrivi in fretta, per tutti.

    Mi consenta di aggiungere che la Vostra informazione è sempre stata imparziale e lo è stata anche in questa occasione, malgrado l’estrema difficoltà intrinseca a queste vicende. Siete davvero degli ottimi professionisti.

    Mi perdoni lo “sfogo”, è solo la piccola opinione di un uomo qualunque; piuttosto mi permetta di complimentarmi ancora con Lei ed i Suoi collaboratori per l’ottimo – e difficile – lavoro che state facendo per un servizio di informazione efficiente e corretto.

    Distinti saluti

    Moreno Masante
    Sanremo

    Lunedì 04 Gennaio 2010 ore 17:05

  • Alassio: prete arrestato, ad accusarlo sono cinque persone

    Alassio: prete arrestato, ad accusarlo sono cinque persone

    Alassio: prete arrestato, ad accusarlo sono cinque persone

    I “non ricordo”, gli addebiti negati durante l’interrogatorio davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Savona Emilio Fois della settimana scorsa, avrebbero aggravato di fatto la posizione di don Luciano Massaferro, il sacerdote arrestato con l’accusa di violenza sessuale su una minorenne.

    Da qui è poi arrivata la conferma, successiva alla testimonianza resa dall’indagato al giudice, dell’ordinanza di custodia cautelare eseguita martedì scorso dalla polizia. Ad accusare il parroco di San Vincenzo e San Giovanni, difeso dall’avvocato Alessandro Chirivì, sono, oltre alla testimonianza della presunta vittima, una bambina di undici anni, anche quelle di quattro adulti, ovvero i famigliari della bambina.

    Nell’ordinanza, tra l’altro, si fa riferimento al fatto che non è pensabile che la bambina non sia in grado di distinguere tra realtà e immaginazione. Da qui si deduce che i racconti fatti anche alla psicologa dell’ospedale Giannina Gaslini di Genova fatti durante gli incontri siano da riternersi veritieri.

    Lunedì 04 Gennaio 2010 ore 12:06

  • Don Luciano, scontro tra difesa e accusa

    Don Luciano, scontro tra difesa e accusa

    Ancora una settimana in carcere, ancora sette giorni da trascorrere dietro le sbarre del penitenziario di Chiavari in attesa della decisione del tribunale del Riesame di Genova sulla richiesta di arresti domiciliari. Don Luciano Massaferro, «don Lu» per gli amici e i parrocchiani, continua a professare la sua innocenza rispetto alle pesantissime accuse di violenza sessuale nei confronti di una ragazzina di 11 anni, di Alassio, che nel corso di alcune sedute con lo psicologo del Gaslini ha rivelato di aver subito attenzioni sessuali dal sacerdote.

    «Invenzioni» continua a ripetere la difesa dell’uomo, ma l’accusa non è dello stesso avviso ed anzi ritiene gravissimi i comportamenti messi in atto dal prete alassino. Al punto che il pm Alessandra Coccoli ne ha richiesto la custodia cautelare in carcere e il giudice delle indagini preliminari Emilio Fois l’ha concessa e soprattutto ha ritenuto la necessità di ribadire lo stato di carcerazione per don Luciano anche dopo l’interrogatorio di garanzia svoltosi con l’assistenza dell’avvocato Alessandro Chirivì.

    Gli inquirenti sono totalmente convinti di essere in possesso di elementi univoci in grado di provare la colpevolezza del prete. Ed a rendere ancora più pesante il quadro indiziario ci sarebbero le contraddizioni dell’arrestato al momento del confronto con il pm, contraddizioni che concernerebbero anche e soprattutto il ricordo e la descrizione dei posti dove sarebbero avvenuti gli atti sessuali.

    Indubbiamente Don Luciano resta innocente fino approva contraria e fino ad una sentenza di tribunale, ma la denuncia presentata dai medici genovesi sembra lasciare poco spazio all’immaginazione anche se la bimba risulta non essere particolarmente seguita dalla famiglia. Gli attestati di solidarietà e vicinanza che continuano ad arrivare sulla bacheca di Facebook, il sociale forum di internet, del prete alassino indubbiamente regalano una visione completamente differente ed opposta sulla rettitudine morale di don Lu che è visto come «il Pastore in grado di guidare il gregge» senza dubbi ed incertezze.

    Parrocchiani e cittadini alassini si dicono pronti a qualsiasi manifestazione a tutela del loro prete, ma gli atti in possesso degli investigatori non sembrano regalare un quadro altrettanto specchiato. «Non ci sono elementi. Ho fatto vedere gli atti a don Luciano e rimaniamo esterrefatti delle accuse» ripete all’infinito l’avvocato Chirivì che non ha ancora ricevuto notifica della custodia cautelare. «Nessuna novità rispetto a ieri» ripete, ma l’arresto e la detenzione in carcere resta tema caldissimo nei discorsi della città del Muretto.

    Intanto ieri la vita parrocchiale è continuata regolarmente con don Alessandro e don Giovanni chiamati a dire messa in sostituzione del parroco.

    E nel corso delle omelie domenicali si sono ripetute le preghiere in favore di don Luciano improntate alla speranza e alla convinzione di un rapido ritorno a casa e soprattutto di una soluzione positiva della vicenda.

    Ovviamente nei prossimi giorni l’avvocato Alessandro Chirivì, amico di don Luciano, tornerà nel carcere del Levante per incontrare il parroco e permettergli di superare più facilmente questo momento, ma anche per studiare e decidere la linea difensiva da seguire. Per i giudici del Riesame è infatti pronto un memoriale da parte della difesa.

  • Resta in carcere il parroco accusato di violenze su bambina di 11 anni

    Resta in carcere il parroco accusato di violenze su bambina di 11 anni

    02/01/2010 14:13

    Don Luciano Massaferro resta in carcere. Per il parroco di Alassio, arrestato con l’accusa di violenza sessuale su minore, è stata respinta l’istanza della richiesta di scarcerazione. Il sacerdote, pertanto, resta nel carcere di Chiavari dove continua a ricevere attestati di solidarietà da parte di parrocchiani e preti della sua diocesi. Il suo legale difensore, Alessandro Chirivì, presenterà istanza di remissione in libertà ai giudici del tribunale del riesame di Genova.

    http://www.primocanale.it/news.php?id=61256

    Appello al Tribunale, memoriale di don Luciano

    IL NO DEL GIP

    E’ stata respinta la richiesta di scarcerazione per don Luciano Massaferro, il parroco di Alassio arrestato martedì scorso con l’accusa di violenza sessuale su minore. Il giudice per le indagini preliminari Emilio Fois ha depositato la propria decisione dopo l’interrogatorio di garanzia del primo gennaio nel corso del quale il prete aveva respinto le accuse, spiegando i suoi rapporti con i ragazzi degli oratori delle due chiese che regge ad Alassio e anche quelli con la bambina undicenne vittima della violenza sulla quale pende anche una perizia psicologica del Gaslini che ha confermato l’attendibilità del racconto della giovanissima quando si era rivolta ai genitori, lamentando gli atteggiamenti del sacerdote.

    Don Luciano rimane quindi recluso a Chiavari. Il suo legale difensore, Alessandro Chirivì ricorrerà ora al tribunale del riesame di Genova. «Continuo a sostenere l’innocenza del mio assistito in merito alle accuse che ci sono state contestate – dice l’avvocato -. Il parroco ha negato ogni addebito e soprattutto i racconti che la presunta vittima, una sua chierichetta, ha raccontato durante le sedute psicologiche all’ospedale Gaslini». Sull’innocenza del sacerdote alassino si sono già espressi il vescovo Mario Oliveri e i sacerdoti che hanno riservato alla solidarietà per don Luciano le loro omelie di inizio anno.